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Architettura nella città occulta. Córdoba conventuale, una approssimazione del patrimonio urbano

Jiménez Jiménez, Ana María

Abstract

Monasteri, abbazie e conventi sono alcuni dei temi di Architettura Patrimoniale più suggestivi della storia. L’importanza patrimoniale del sistema che configura i conventi, femminili e maschili, si pone come manifesto nel corso dei secoli, dalle prime fondazioni a quelle attuali. Non solo ebbero una grande importanza nella Chiesa e nella spiritualità cristiana, ma furono anche elementi decisivi per la loro influenza sulla vita politica e sociale del Paese, così come sull’arte e la cultura. La conoscenza dei conventi, le loro caratteristiche tipologiche e morfologiche, il loro modo d’uso, il supporto sociale, il ruolo urbano che hanno avuto nella creazione della città attuale ci daranno le chiavi per la rivalutazione patrimoniale e urbana futura. La città di Córdoba conta una grande ricchezza patrimoniale e, all’interno di questa eredità storica riconosciuta, viene evidenziato il ruolo dei conventi. Così si è voluto identificare il gruppo di conventi come Sistema Conventuale Cordovese, visto che fino ad ora si è notata l’assenza di una riflessione globale sui conventi di Córdoba. Saranno studiati da una nuova prospettiva, non come elementi individuali e isolati, ma come parti fondamentali del nostro tessuto urbano. Si è limitato il campo di studio a quei conventi situati nel centro storico della città, dentro la zona delimitata dalle mura della Villa e della Ajerquía, fatta eccezione per quelli che si trovano in prossimità della muraglia. Attualmente alcuni di essi hanno assunto altri usi diversi da quello di accogliere una comunità religiosa.

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2207 VI congresso AISU - VisibileInvisibile: percepire la città tra descrizioni e omissioni VII. Ritratti di città: città restituite e città interpretate Ana María Jiménez Jiménez Architettura nella città occulta. Córdoba conventuale, una approssimazione del patrimonio urbano Introduzione Monasteri, abbazie e conventi sono alcuni dei temi di Architettura Patrimoniale più suggestivi della storia. L’importanza patrimoniale del sistema che configura i conventi, femminili e maschili, si pone come manifesto nel corso dei secoli, dalle prime fondazioni a quelle attuali. Non solo ebbero una grande importanza nella Chiesa e nella spiritualità cristiana, ma furono anche elementi decisivi per la loro influenza sulla vita politica e sociale del Paese, così come sull’arte e la cultura. La conoscenza dei conventi, le loro caratteristiche tipologiche e morfologiche, il loro modo d’uso, il supporto sociale, il ruolo urbano che hanno avuto nella creazione della città attuale ci daranno le chiavi per la rivalutazione patrimoniale e urbana futura. La città di Córdoba conta una grande ricchezza patrimoniale e, all’interno di questa eredità storica riconosciuta, viene evidenziato il ruolo dei conventi. Così si è voluto identificare il gruppo di conventi come Sistema Conventuale Cordovese, visto che fino ad ora si è notata l’assenza di una riflessione globale sui conventi di Córdoba. Saranno studiati da una nuova prospettiva, non come elementi individuali e isolati, ma come parti fondamentali del nostro tessuto urbano. Si è limitato il campo di studio a quei conventi situati nel centro storico della città, dentro la zona delimitata dalle mura della Villa e della 2208 Ajerquía, fatta eccezione per quelli che si trovano in prossimità della muraglia. Attualmente alcuni di essi hanno assunto altri usi diversi da quello di accogliere una comunità religiosa. Quadro generale di riferimento. Il convento e la vita monacale Il desiderio di vivere in un convento non appartiene soltanto al Cristianesimo, interessa molte religioni: l’Islam, il Buddismo, la Chiesa greca e quella latina. In tutta l’umanità l’idea monacale ha costituito per molti una scelta come programma di vita. Un desiderio di abbandonare il mondo, nell’incontro con Dio, la vita in solitudine all’interno di una comunità o l’evangelizzazione, l’accettazione di alcune regole monastiche a cui obbedire tutta la vita. Si può dire che le regole monacali siano il culmine degli sforzi pedagogici del Medioevo1. Nessun convento può sussistere senza regole che lo governano. Le grandi comunità religiose hanno tentato sempre di raggiungere la perfezione funzionale. A una vita perfetta deve corrispondere una architettura perfetta, il binomio forma e funzione porta a coniugare la massima idealità con il più stretto funzionalismo. L’architettura conventuale si trova strettamente legata alle regole monastiche di ogni comunità2. Sotto questo spirito della regola, il convento può essere definito (o è ciò a cui aspirerebbe ogni convento) come il recinto perfetto nel quale la giornata dei monaci si può svolgere secondo quanto prescrivono le regole. «Se fosse possibile, si dovrebbe edificare il monastero in modo tale da contenere dentro le proprie mura tutto il necessario; cioè: acqua, mulino, orto, laboratori dove si possano esercitare i vari mestieri» (regula sancti Benedicti, cap. LXVI)3. Un altro aspetto che va segnalato è il conflitto che necessariamente doveva esistere tra il voto di povertà, da una parte, e il desiderio di un’architettura monumentale del monastero che implicava la necessità dell’arte, dall’altra. Molti conventi non sarebbero giunti ai nostri giorni se non avesse prevalso la volontà di una configurazione artistica. 2209 La riconquista cristiana di Córdoba. Processo di costituzione dei conventi nella città Nel 1236 il principe Abu-I-Hasan consegnò le chiavi della città di Córdoba a Fernando III il Santo, ponendo fine a cinque secoli di dominazione musulmana4. Dopo la riconquista, in epoca cristiana, la struttura interna della città si conformò diversamente. La rete parrocchiale della città si eresse nella prima metà del XIII secolo secondo l’organizzazione municipale data da Fernando III alla città e basata sulla sua suddivisione in parrocchie. Córdoba in epoca islamica era suddivisa in due zone (Villa e Ajerquía, nomi già cristiani) che furono oggetto di una intensa urbanizzazione accompagnata dal ripopolamento e dalla rivalorizzazione della città. Córdoba risultava già divisa, nel 1241, in quattordici parrocchie, sette nella Villa e altre sette nella Ajerquía: Santa María, San Juan, Omnium Sanctorum, San Nicolás, San Miguel, San Salvador, Santo Domingo, San Nicolás della Ajerquía, San Pedro, San Andrés, Santa Marina, San Lorenzo, Santa María Magdalena e Santiago. Ad esse si aggiunse nel XIV secolo, quella di San Bartolomé, situata nell’antica zona Giudaica. Questa organizzazione fu molto importante, perché le parrocchie, trascendendo il loro mero significato ecclesiastico, si convertirono in autentiche celle spaziali e in strumento di gestione del tessuto urbano. Con il passare del tempo i territori parrocchiali del Basso Medioevo acquisirono le loro caratteristiche e si convertirono nei quartieri tradizionali di Córdoba, essendo questi uno dei grandi lasciti dell’epoca alla città attuale. Per questo, la fisionomia e l’aspetto della città cambiarono notevolmente nel XIII secolo. Questo cambiamento fu caratterizzato da un movimento religioso essenzialmente urbano, nel quale, gli ordini religiosi, in special modo quello dei mendicanti, ebbero un ruolo importante. Gli ordini dei domenicani e dei francescani, fondati agli inizi del XIII secolo, ebbero nei primi anni una rapida espansione5. Saranno i primi ordini che si insedieranno a Córdoba per espressa volontà di Fernando III, apportando una certa aria di freschezza e di rinnovamento religioso. Essi, infatti, uscirono dall’isolamento e si stabilirono in città, alla ricerca di 2210 uomini da indottrinare. Le loro chiese furono di più grandi dimensioni per accogliere al loro interno i propri fedeli. Questo accadde agli ordini religiosi maschili, mentre invece quelli femminili vissero in clausura. Si percepiva l’influenza di Innocenzo III sulla Chiesa locale. Córdoba non conoscerà l’ordine benedettino né quello cistercense nel suo ramo maschile6. I conventi francescani si ubicarono, in epoca islamica, spesso in edifici di notevole valore già esistenti, come nel caso del convento di Santa Clara che occupò quella che era una antica moschea, o dei conventi di Santa Cruz, di Santa Isabel de los Ángeles o di Capuchinas che occuparono quelli che furono palazzi islamici medievali, che si adattarono, con il passare del tempo, alle necessità della clausura7. In numerosi casi la comunità si stabilì nelle case donate dalle famiglie benestanti dei fondatori, ciò accadde spesso per i conventi femminili, molti dei quali ebbero origine nei cosiddetti beaterios dove un gruppo di donne consacrava la propria vita alla preghiera. Dopo la conquista cristiana avvenuta nel XIII secolo e durante i secoli successivi XIV e XV si fondarono nella città differenti conventi, maschili e femminili, di ordini religiosi, seguendo modelli e comportamenti diversi ma conformi alle loro rispettive regole e forme di vita. L’ubicazione dei conventi nel centro città non fu arbitraria, si ponevano molte volte nelle vicinanze delle porte e negli assi principali di connessione della città, così come in quartieri che stavano sperimentando una grande crescita e consolidamento urbano, altre volte invece nelle vicinanze del potere politico della città8. In questo senso si possono nominare quei conventi che si stabilirono dentro il recinto urbano, di appartenenza domenicana (San Pablo, San Lorenzo, Santa María de Gracia e Regina Coeli), francescana (San Pedro el Real, Santa Clara, Santa Inés, Santa Cruz e Santa Isabel de los Ángeles), agostina (San Agustín), cistercense (San Clemente, Santo Mártires, Santa María de las Dueñas e Nuestra Señora de la Concepción) e geronimiana (Santa Marta). Esistevano anche gli ordini di redenzione dei prigionieri, trinitari e misericordini, la cui casa era rispettivamente a San Juan (Santísima Trinidad), e fuori della città (Santa Eulalia), e gli ordini che chiedevano 2211 la carità per gli infermi e i bisognosi (Sancti Spiritu, San Antón e San Lázaro), che si dedicavano specialmente a case d’accoglienza e ospedali al di fuori delle mura della città. Di fondazione tardiva, risalente agli inizi del secolo XV, è il monastero di San Jerónimo di Valparaíso, vicino a Medina Azahara9. I conventi nel centro storico lungo la storia L’evoluzione degli ordini religiosi nel centro storico della città non avvenne in maniera uniforme, visto che il dominio dei conventi andò debilitandosi con la trasformazione della città medievale in città borghese. Le disammortizzazioni del secolo XIX e gli interessi urbanistici altereranno intensamente il numero dei conventi nella città10. Effettuando un’analisi cronologica della fondazione dei conventi nella città di Córdoba, dal secolo XIII della riconquista allo stato attuale, si possono contare quaranta conventi nel centro storico della città, più alcuni casi di cui si ha notizia attraverso diversi autori, che però non possono essere ubicati con certezza. Nel XIII secolo si edificarono i conventi di San Pablo, San Pedro el Real e Santa Clara. Nel XIV secolo vennero costruiti il convento della Merced, San Agustín, Santa María de las Dueñas e San Hipólito. Nel XV secolo si edificò Santa Marta, Santa Cruz, Santa Isabel de los Ángeles, Santa Inés, Regina Coeli e Santa María de Gracia. Nel XVI secolo Jesús Crucificado, Encarnación, San Roque, La Victoria, Las Nieves, Espíritu Santo, La Piedad, Jesús María, Santa Ana, Santos Mártires, San Juan de Dios e San Basilio. Nel XVII secolo si edificarono El Santo Ángel (capuchinos), San Rafael (capuchinas), San José, Madre de Dios e San Rafael, San Pedro Alcántara, Trinitarios, Encarnación Agustina, Corpus Christi, Carmen, San Martín, Cister e Concepción. Nel XVIII secolo furono costruiti la Trinidad, San Felipe Neri e Santísimo Sacramento e il convento della Inmaculada (Colodro). I conventi si ubicavano nelle distinte zone parrocchiali della città, è però possibile osservare un maggior numero di conventi nella zona parrocchiale di Santa María, che è, come si denomina di solito, la zona della cattedrale. 2212 Secondo Madoz, nel suo resoconto sulla popolazione della diocesi di Córdoba, nell’anno 1769 il numero di conventi maschili era pari a 58 con 2.107 religiosi, che era quasi il doppio del numero di religiose con 1.212 in 42 conventi femminili11. Situazione attuale dei conventi a Córdoba. Una approssimazione del patrimonio urbano Si è realizzata un’analisi dei conventi nel centro storico di Córdoba, basata sui dati che si trovano nel Plan Especial de Protección del Centro Histórico de Córdoba (PEPCH), nel Plan General de Ordenación Urbana (PGOU) 1986, nel Catálogo de Bienes de Interés Cultural (BIC), nel Plan General de Bienes Culturales (PGBC), nelle schede del catasto e nella documentazione storica di diverse fonti bibliografiche. Dei conventi studiati, 15 sono scomparsi dissolvendosi nella trama della città in modo tale che risulta complicato in alcuni casi trovare riferimenti su di essi. Mentre 12 conventi continuano ad accogliere una comunità religiosa, avendo il resto sofferto un processo di disammortizzazione, ex-claustra- zione, cambio d’uso o abbandono. I conventi che continuano ad avere un uso religioso conventuale sono i seguenti: Encarnación, Capuchinos, El Cister, Capuchinas e Santa Ana nella zona della Villa. Il convento di San Pedro Alcántara non ha continuato ad accogliere una comunità primitiva, una parte di esso è però rimasta riservata a convento dove alloggiano le monache francescane della Divina Pastora; così anche il convento di Jesús Crucificado con una residenza per anziani gestita dalle sorelle dei poveri. Nella zona della Ajerquía si trovano: San Agustín, San José, Trinitarios, San Marta, Colodro e Santa María de Gracia. Nel rivedere e comparare tutta la documentazione si osserva che esistono una serie di incongruenze tra i documenti, così come una mancanza di rigore e precisione in alcuni dati. Del totale dei 40 conventi identificati, nella zona della Villa solo tre di essi hanno una dichiarazione dei Beni di Interesse Culturale (BIC)12. Uno di questi è il convento di Santa Clara che possiede la Torre Alminar dichiarata BIC nell’anno 1931, è anche il caso della Encarnación e della Trinidad che hanno entrambe la chiesa dichiarata BIC. Per il resto, chiesa e convento dei Cappuccini, 2213 chiesa e convento del Cister, Circulo de la Amistad (antico convento de las Nieves), Capuchinas, Santa Ana, Corpus Christi e San Pedro Alcántara vengono citati nel Piano Generale dei Beni Culturali come elementi di interesse, eccetto Jesús Crucificado e il convento di San Roque che non vengono menzionati. Nella zona della Ajerquía possiedono dichiarazione BIC i seguenti complessi: San Pablo, chiesa della Regina, San Marta, San Francisco e San Agustín; mentre vengono definiti di interesse culturale e storico: Santa Isabel de los Ángeles, Padres de Gracia e Santa Cruz. L’analisi di questi dati, in parallelo con la cartografia e con le schede catastali di ognuno degli immobili, porta a una serie di riflessioni. In primo luogo, il livello di protezione assegnato ai conventi non conserva, in alcuni casi, una relazione con il loro carattere monumentale e artistico. In secondo luogo, la delimitazione urbanistica è a volte incorretta, dando protezione a elementi che non facevano parte del convento, oppure lasciando senza protezione elementi che dovevano essere considerati a seconda dei casi. Per esempio, se noi prendiamo in considerazione il livello di protezione concesso nel PGOU del 198613, si osserva che 4 conventi nella zona della Villa sono catalogati come protezione A (Monumental 1), 5 possono contare sulla protezione di tipo A solo per la chiesa, e 3 hanno la protezione di tipo B. Altra questione da segnalare, che crea un certo dubbio, è il modello di assegnazione di un unico livello di protezione, il criterio di collocazione delle lettere all’interno del Piano. Si apprezza il fatto che i conventi di Jesús Crucificado e San Roque possono contare in una protezione di tipo A in tutto l’edificio, conventi che come si è detto in precedenza non sono di interesse nel PGBC. Il convento di Santa Clara, invece, ha solo la chiesa che compare con un livello di protezione, lasciando fuori protezione il resto del convento che non si trova nei dati di catalogazione. Il caso di questo convento è particolare, visto che il suo chiostro si trova diviso a metà, appartenendo una metà a una residenza privata. Con questo breve testo ho voluto realizzare un primo approccio al sistema conventuale cordovese e ai suoi conventi, attraverso un ri- 2214 chiamo all’attenzione sulla loro situazione attuale e sulle normative che li proteggono. Pretendo porre in luce il fatto che i conventi e i monasteri costituiscono un sistema urbano importante di grande omogeneità, ma questo non vuole dire che tutti siano uguali, visto che come si è precedentemente detto ognuno dipende strettamente dalla regola dell’ordine di appartenenza. Lo studio particolare di ogni convento, sommato alle visioni globali del sistema conventuale cordovese, induce a riconsiderare la dinamica della conservazione dei suoi immobili, superando la politica delle azioni individuali. Se non si adotteranno misure concrete pianificate, molti di questi conventi perderanno le loro qualità patrimoniali che fanno di essi un insuperabile complesso di edifici, testimonianza di una parte fondamentale della storia urbana di Córdoba. La città, densamente edificata, con i suoi palazzi residenziali e le sue strade rumorose ha perso lo spazio vuoto, libero, chiaro e favorevole della percezione monumentale dei conventi. Essi si sono trasformati in edificazioni diluite dentro la città, in “un palazzo in più”, rischiando di passare inosservati. È necessario, quindi, che i conventi vengano riscoperti attraverso dei criteri urbani. I monasteri, e i monumenti in generale, dal punto di vista architettonico sono elementi con volontà di sopravvivenza, sia da parte dei suoi utenti, sia per la società che se li gode o li sostiene. Sicuramente la realtà architettonica è presente e in maniera evidente, monumentale, poderosa e forse sotto forma di rovina. Non si può neanche ignorare né schivare la difficile realtà economica della gestione del patrimonio architettonico (immobiliare) da parte dei titolari dei conventi e il fastidioso imbroglio di relazioni, burocrazie e tutto ciò che si desidera aggiungere. Con il passare del tempo, ai monumenti si è andato ad aggiungere o togliere alcune delle loro parti, demolendone altre e modificando i loro spazi. In tal modo quelli che sono giunti fino ai nostri tempi, sono, nella maggior parte dei casi, la somma degli interventi, corretti o errati, prodotti durante gli anni. Possiamo aggiungere che questo anche adesso si verifica, soprattutto, quando i monumenti continuano a essere “vivi”. 2215 I monumenti devono essere conservati per la conoscenza e il godimento delle generazioni future, ma anche per il presente, per gli utenti e i cittadini attuali, così che anche oggi questi possano essere conosciuti, goduti e utilizzati. Essi devono essere, tra le altre cose, fonte di conoscenza, ma anche elementi utili per i cittadini attuali. È necessario sviluppare la consapevolezza che la necessità imperiosa di conservazione degli immobili può essere soddisfatta solo attraverso l’attivazione di una iniziativa patrimoniale integrale, coordinata dall’amministrazione dei Beni Culturali, con lo sviluppo di vari programmi del suo Piano Generale. Non possiamo lasciare che queste architetture vengano perse, visto che senza dubbio esistono nuovi usi integrati, nei conventi ed ex conventi, di rinnovazione e incidenza culturale che fanno da complemento a quelli attuali, senza dimenticare le tecniche e i criteri di riabilitazione, consolidamento e protezione di questi edifici monumentali. Note 1 W. Braunfels, Arquitectura monacal en occidente, Barcelona, Barral, 1974. 2 M.T. Pérez Cano, Patrimonio y ciudad: El sistema de los conventos de clausura en el centro histórico de Sevilla: Génesis, diagnóstico y propuesta de intervención para su recuperación urbanística, Sevilla, Fundación Focus Abengoa, Universidad de Sevilla, 1999. 3 W. Braunfels, Arquitectura monacal en occidente, cit. 4 M. Nieto Cumplido, Historia de la Iglesia en Córdoba II, Reconquista y restauración (1146-1326), Córdoba, Monte de Piedad y Caja de Ahorros, 1991. 5 Gli ordini mendicanti e la città: aspetti architettonici, sociali e politici, a cura di J. Raspi Serra, Milano, Guerini Studio, 1990. 6 M. Nieto Cumplido, Historia de la Iglesia, cit. 7 M.Á Jordano Barbudo, Arquitectura medieval cristiana en Córdoba: desde la reconquista al inicio del renacimiento, Córdoba, Universidad de Córdoba, Servicio de Publicaciones, 1996. 8 J. Le Goff, La città medievale, Milano, Giunti, 2011.