"Fatte per intendersi": Laura Battiferri e Lucia Bertani
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“FATTE PER INTENDERSI”: LAURA BATTIFERRI E LUCIA BERTANI “MADE TO UNDERSTAND EACH OTHER”: LAURA BATTIFERRI AND LUCIA BERTANI Daniele CERRATO Universidad de Sevilla/Ateneum - Szkoła Wyższa w Gdańsku La Bertani e la Battiferri, entrambe buone e operose spose, amanti della pace domestica, schive di ogni vanità mondana. Queste due donne che si scambiarono versi erano fatte per intendersi. Date l’una e l’altra alla pratica della religione, la Battiferri scrisse numerose poesie e tradusse, fra l’altro, i sette salmi penitenziali di Davide; la Bertani meno feconda, si teneva modestamente onorata di provvedere di tela la guardaropa del Cardinale di Ferrara, Ippolito II! (Bertoni, 1925: 379) 1. LA CRITICA MISOGINA DI GIULIO BERTONI Questo il giudizio perentorio, e non privo di accenti misogini, con cui Giulio Bertoni liquidava le poetesse cinquecentesche Laura Battiferri e Lucia Bertani sul Giornale storico della letteratura italiana. Le parole di Bertoni e i suoi riferimenti al rifiuto della mondanità, alla devozione familiare e alla pratica religiosa delle due poetesse sembrano risentire delle istanze portate avanti dal regime fascista in Italia 1 , che aveva tra i suoi 1 L’articolo di Bertoni viene pubblicato nel 1925 in una fase in cui il fascismo ha già mostrato chiaramente la sua anima violenta e reazionaria, basti pensare che un anno prima si era consumato il delitto Matteotti, di cui lo stesso Benito Mussolini si era assunto la responsabilità politica. Alla fine degli anni venti, Bertoni inizierà una collaborazione con L’Enciclopedia Italiana diretta da Giovanni Gentile occupandosi della sezione linguistica, per poi entrar a far parte nel 1932 della Reale Accademia d’Italia, la massima autorità culturale del fascismo. In seguito si occuperà di varie opere legate alla difesa dell’italianità linguistica tra cui un Vocabolario della lingua italiana, voluto espressamente da Mussolini, che però non riuscirà a portare a termine.
obiettivi, neanche troppo velati, quello di relegare le donne tra le mura domestiche, escludendole dalla vita pubblica ed esaltando il loro ruolo di mogli e madri. Il particolare momento storico che sta vivendo l’Italia del primo dopoguerra e la vicinanza di Bertoni al regime 2 , non possono in ogni caso giustificare i toni sprezzanti e del tutto arbitrari utilizzati dal linguista modenese, in particolare nei confronti di Lucia Bertani, a proposito della quale, prima di definirla ‘guardarobiera di Ippolito II’, sempre nello stesso articolo, aveva sentenziato “non mi pare che Lucia Bertani come poetessa meriti davvero di essere tolta dall’ombra discreta che l’avvolge” (Bertoni, 1925: 379), salvo poi riportare un sonetto della scrittrice diretto a Benedetto Varchi senza lasciarsi sfuggire l’occasione per etichettarlo come “molto mediocre” ed “infelice” (Bertoni, 1925: 379). Certamente, come si cercherà di dimostrare all’interno di questo articolo, Laura Battiferri e Lucia Bertani possono definirsi “fatte per intendersi”, non nell’accezione screditante che suggerisce Bertoni, ma perché si tratta di due autrici che condivisero la stessa sensibilità poetica e riuscirono a crearsi un proprio spazio all’interno di un universo culturale maschile, in cui le donne difficilmente ebbero la possibilità di affermarsi e far circolare i loro testi. L’articolo di Bertoni è esemplificativo di quella parte della critica letteraria che, attraverso i secoli, non si è limitata a cercare di escludere le scrittrici dal canone, ma attraverso studi poco filologici e molto aneddotici ha cercato di sminuire, denigrare e ridicolizzare la loro opera e la loro persona 3 . 2 Mario Soldati nel suo libro Vino al Vino (Milano: Mondadori, 1ª ed. 1969) riferendosi a Bertoni, quando questi negli anni venti dirigeva la cattedra di Filologia romanza presso l’Università di Torino, osservava come fosse “a quel tempo già fascistoide e poi genuflesso fascista” (Soldati, 1969: 344). 3 Un atteggiamento paternalistico e di superiorità, che sfocia in varie occasioni in aperto disprezzo, caratterizza, ad esempio, buona parte dei giudizi che Benedetto Croce esprime sulle scrittrici. Ne “La casa di una poetessa” contenuta in Storie e leggende napoletane (Milano: Laterza, 1919), Croce definisce Laura Terracina “Perpetua cpida ricercatrice e aspettatrice al varco di qualcuno da lodare”. Per un’analisi sulle strategie di violenza ed esclusione delle scrittrici da parte della critica letteraria si veda Arriaga Florez, M. (2010). Escritoras Italianas: Violencia y Exclusión Por Parte de la
Non è casuale che per trattare delle due poetesse, Bertoni enumeri una serie di caratteristiche che hanno a che vedere con l’ambito familiare 4 dal momento che il suo obiettivo è quello di evitare un’analisi di tipo letterario. Infatti anche quando sentenzia che Lucia Bertani meriti l’oblio, lo fa senza illustrare le ragioni che lo portano a queste conclusioni ed esprime solamente giudizi sommari sull’unico sonetto che dice di conoscere, dimostrando, inoltre, di ignorare il resto della sua opera. 2. LAURA BATTIFERRI E LUCIA BERTANI E I CIRCOLI LETTERARI In questa sede non interessa stabilire se e quanto Laura Battiferri e Lucia Bertani furono “buone e operose spose” 5 e “schive di ogni vanità mondana” 6 ma piuttosto soffermarsi sulle Crítica. En J. Luis Arráez Llobregat (Ed.), No te di mis ojos, me los arrebataste. Ensayo sobre la discriminación, misoginia y violencia contra las mujeres desde la literatura. (pp. 243-265). Alicante: Centro de Estudios Sobre la Mujer de la Universidad de Alicante. 4 In questo senso si deve leggere anche l’accostamento di Lucia Bertani alla tela e al guardaroba di Ippolito II d’Este. Già nel Trecento la poetessa marchigiana Ortensia da Guglielmo nel suo testo “Io vorrei pur drizzar queste mie piume” che rispondeva al sonetto di Francesco Petrarca “La gola, il sonno e le oziose piume” denunciava Il tentativo di confinare le donne all’ambito privato (“all’ago, al fuso”) escludendole da quello civile della gloria poetica (“pi che al lauro al mirto”). 5 Laura Battiferri sposò in giovane età Vittorio Sereni e rimasta vedova, si risposò nel 1550 con lo scultore Bartolomeo Ammannati. Su Lucia Bertani si hanno meno notizie e sebbene i vari studiosi che se ne sono occupati non sempre coincidano sui suoi dati biografici, la maggior parte sempre concordare sul fatto che sposò il modenese Gurone Bertani. Lodovico Castelvetro, che fu in corrispondenza con Lucia Bertani, scrivendo la biografia di Alessandro Melani, poeta e membro dell’Accademia di Modena, sostenne che questi scrisse varie lettere e sonetti firmandoli con il nome di Lucia di cui fu amante. È difficile trovare conferme alle affermazioni di Castelvetro ed è possibile che si tratti di un tentativo di screditare la scrittrice dopo che i loro rapporti si erano deteriorati. 6 Sulla ‘mondanità’ di Battiferri e Bertani occorre aprire una breve parentesi per dimostrare come Bertoni nel suo superficiale giudizio, ignori o trascuri alcuni eventi significativi che dimostrano come entrambe le scrittrici non disdegnarono la vita sociale. Battiferri oltre ad essere organizzatrice di salotti
circostanze che portarono al loro incontro letterario e sugli inizi di una corrispondenza che con il tempo si trasformò in una sorellanza poetica. Entrambe ricoprirono un ruolo centrale nella società del proprio tempo, non solo in quanto scrittrici ma anche per la loro capacità di intrecciare relazioni e scambi poetici con altri letterati. Battiferri mantenne rapporti epistolari con alcuni degli umanisti ed artisti più rappresentativi del Cinquecento tra i quali spiccano Agnolo Bronzino, Bernardo Tasso, Benvenuto Cellini, Benedetto Varchi e presso la villa di Maiano diede vita ad uno spazio di creazione, incontri letterari e conversazioni poetiche. Entrò inoltre a far parte delle importanti accademie degli Assorditi di Urbino e degli Intronati di Siena. Anche Bertani fu in contatto con celebri letterati quali Vincenzo Martelli, Annibal Caro, Lodovico Castelvetro 7 , Lodovico Dominichi e Gherardo Spini. letterari nella propria villa di Maiano, scelse di farsi ritrarre da Agnolo Bronzino uno dei poeti più importanti del secolo, Bertani, invece, partecipò ad una dei matrimoni più sfarzosi dell’epoca, quello di Fulvio Rangoni che si celebrò nell’anno 1552 e dove, come riportano le cronache modenesi del tempo per sottolineare l’eccezionalità dell’evento, si spesero oltre 100 ducati solo in pesce e tutta la servit, compresi i cuochi indossavano collane d’oro. Nello stesso anno Lucia Bertani era presente ad un altro grande evento: il battesimo di uno dei figli di Uguccione Rangoni. In questa occasione la poetessa rappresentò la Regina di Boemia che era madrina dell’infante. 7 Annibal Caro e Ludovico Castelvetro furono i protagonisti di una famosa contesa che scaturì da un aspro giudizio di Castelvetro nei confronti di un sonetto di Caro. Lo scontro dialettico finì per degenerare ed un amico di Caro venne ucciso e Castelvetro accusato di essere il mandante fu costretto ad abbandonare la città di Modena. Del tema si occupò anche Benedetto Varchi nel suo dialogo L’Ercolano. Lucia Bertani quando seppe della disputa cercò di mediare tra i due contendenti scrivendo ad Annibal Caro due lettere che si possono consultare in Gamba B. (1832), Lettere di donne italiane del secolo Decimosesto. Raccolte e pubblicate da Bartolommeo Gamba. (pp. 111-116). Venezia: Tipografia di Alvisopoli. Lucia Bertani non riuscì nel suo intento ma Annibal Caro le rispose dimostrandole la sua stima e riconoscenza. La risposta di Caro si può trovare in Puccianti, G. (1869), Lettere di Annibal Caro. (pp.200-204). Milano: Amalia Bettoni.
3. ‘GALEOTTO’ FU LO SPINI: L’INCONTRO LETTERARIO DI DUE POETESSE Fu proprio Gherardo Spini architetto, poeta e membro dell’Accademia fiorentina, a giocare un ruolo importante nell’avvicinamento poetico tra Laura Battiferri e Lucia Bertani, come segnala la stessa Battiferri in una lettera a Benedetto Varchi datata 21 luglio 1561. Molto Mag.co S.or mio osser.mo Mando a V.S un sonetto qual ho fatto per quella Sra. Lucia Bertana che quello Spina mi ha tanto lodata. Se vi parrà ch’io glielo mandi, n’aspetto il suo giudizio, e così s’io debbo dar l’altro a lui, benchè già un’altra volta lo vi mandai e non lo riebbi, forse per non vi piacere, onde vi ho fatto di poi non so che: non so se starà meglio o peggio (Gargiolli, 1879: 45) È probabile che durante uno degli incontri che si svolgevano presso la villa di Maiano, Spini iniziò a parlare di Lucia Bertani a Varchi e Battiferri e chiese a quest’ultima di inviare alla poetessa modenese un sonetto. Battiferri come in altre occasioni scrisse a Varchi chiedendogli un giudizio riguardo al suo testo 8 . Non si hanno notizie sulla possibile risposta di Varchi a Battiferri, ma il componimento a cui si fa riferimento è molto probabilmente quello conservato nel manoscritto 897 (carta 187 r.) della biblioteca Casanatense di Roma, dal momento che in un sonetto successivo Lucia Bertani sembra farvi riferimento. Dunque, o dolci felici alte novelle ho per me sempre hora gioconda e cara lei e oggi il mondo tutto orna e rischiara l’ombre scacciando di virtù ribelle, 8 Una dinamica simile si può riscontrare quando scrive sempre a Varchi in una lettera del 1 marzo 1562 a proposito del suo giudizio su un sonetto che avrebbe dovuto inviare a Laura Terracina, facendogli notare che, non avendolo ancora ricevuto, la poetessa napoletana “la importuna”.
vedrò dappresso! e dappresso udrò quelle mai non udite in questa etade amara note soavi, e chiare, ove s’impara quanto le dotte sanno, alme sorelle! Qual potrà lei di horribilmente parte dal divino il mortal danno o sospetto recarmi più si ch’io mi turbi in parte! Qual lui ch’ingordo e tiene da sol diletto darte all’opre et ha nomi per lunga arte nel sempiterno e cieco oblio oblio, ricetto! (Battiferri, 1575- 1600: Ms. 897, 187 r.) Il sonetto viene riportato nel manoscritto con la dicitura Alla S.ra Lucia Bertana rispta. È difficile sapere se si alluda alla risposta ad un precedente sonetto di cui non si hanno testimonianze o semplicemente una risposta alla richiesta (tramite Spini) di Lucia Bertani di poter ricevere un suo sonetto. 4. LA FAMA LETTERARIA E LA SORELLANZA POETICA Il componimento di Battiferri tratta il tema della fama letteraria. Emerge la consapevolezza di appartenere ad un’élite intellettuale (“ove s’impara quanto le dotte sanno”). Questa posizione condivisa la unisce a Lucia Bertani in quanto “alme sorelle” che, contrariamente a quanto sosteneva Bertoni, si discostano dal modello femminile di discrezione attraverso l’efficace ossimoro di “virt ribelle”, superando lo status di domesticità e silenzio e riuscendo a sopravvivere all’oblio attraverso i loro versi (“l’ombre scacciando”). Certo è che dopo solo due mesi da quando Laura Battiferri si era rivolta a Varchi, Lucia Bertani dirige a quest’ultimo una lettera ed un sonetto e, sempre tramite Gherardo Spini, si preoccupa di farglieli avere. Molto Mag.co S.r come maggior fratello oss.mo Quel lungo desiderio, ch’io ebbi sempre di visitare et conoscere V. S. con mie lettere, non l’avendo mai adempito per diverse
cagioni, mentre che mi pareva quasi una mera presuntione, senza il mezzo di alcuna persona, fare un simile effetto, ora mi è concesso di poterlo conseguire mediante il mezzo del gentiliss.o Mr. Gherardo Spina, che da coteste bande viene per sue faccende. Ond’io non ho voluto perdere così accomodata occasione, ma ho significato a lui quel puro affetto ch’io porto alla virtù et valor suo, et a così virtuoso testimonio ho dato un mio sonetto a lei, qual egli si sia, non mi parendo con V. S. necessarie le scuse, che in ciò li potessi adurre; ch’io sono stata ardita, roco augello, presentare i miei canti a così canoro cigno, et questo doverei bene scusare. Ma io mi sono confidata nella sua gentilezza immensa, che tutto accettar debba da me cortesemente, scusando la mia ignoranza, et agradendo il mio buono et sincero animo verso di lei. Ma perché dicendo con più parole quello che meglio di me spiegherà il detto Mr. Gherardo, io porgerei a V.S tedio et a me fastidio, mercé della mia poca sofficienza, a lui mi rapporto; et a lei in queste bande, o dove io possa, mi offero in ogni sua occorrenza, et raccomando con il s.r mio consorte. Di Modona, alli XX di settembre 1561 Di V.S. Mag.ca et virtuosa come sorella amor.ma Lucia Bertana (Gargiolli, 1879: 59-60). Dalla lettera di Lucia Bertani emerge la profonda ammirazione nei confronti di Varchi e Battiferri e contemporaneamente il timore di avvicinarsi a loro senza l’aiuto di un intermediario, come nel suo caso Gherardo Spini. Il testo si caratterizza per la presenza di figure retoriche come la captatio benevolentiae e il chiasmo che sono frequenti nella scrittura femminile nel Medioevo e Rinascimento, basti pensare a Caterina da Siena, alla stessa Laura Battiferri, ma anche ad esempi meno noti come Bartolomea Mattugliani 9 o Ortensia da Guglielmo 10 . 9 Per quanto riguarda Bartolomea Mattugliani e l’epistola in terza rima che diresse al marchese di Viadana Guido Cavalcabò si rimanda a Cerrato D. (2012), Bartolomea Mattugliani: “Tua son mia honestà conservando”. Revista internacional de cultura y literatura, s.p. 10 Per quanto riguarda Ortensia da Guglielmo si veda la nota 4 del presente articolo.
Rispetto a Laura Battiferri, che è già una poeta nota e riconosciuta negli ambienti culturali e che appena un anno prima ha pubblicato Il Primo libro delle opere toscane, Lucia Bertani, nel momento in cui scrive, non è certamente molto conosciuta nel contesto fiorentino che gravita intorno alle figure di Varchi e Battiferri. La sua missiva si presenta, dunque, come il tentativo di creare un vincolo con l’ambiente di Maiano ed ottenere un lasciapassare, con l’aiuto di Gherardo Spini, per entrarne a far parte. Lucia Bertani sembra prefiggersi diversi obiettivi: innanzitutto fare professione di umiltà (“mi sembrava una mera presuntione”, “sono stata ardita”, “roco augello”, “scusando la mia ignoranza”), quindi dimostrare di conoscere le formule retoriche e di cortesia che tradizionalmente vengono utilizzate nel genere epistolare, anche per quanto riguarda la struttura e lo sviluppo della lettera, ed infine quello di celebrare le doti poetiche del suo interlocutore. È abbastanza significativo che l’autrice si spinga a definire Benedetto Varchi, poeta abbastanza mediocre, “canoro cigno”. La poetessa modenese è sicuramente informata, possibilmente anche grazie a Spini, del ruolo che Varchi ha svolto e continua a svolgere nella promozione di alcune delle poetesse cinquecentesche, Tullia d’Aragona prima e Laura Battiferri in quel momento. La scelta di adularlo per questo aspetto minore e di scarsa fortuna della sua produzione letteraria, ha forse come obiettivo andare a toccare il suo lato più debole e sensibile, ed ingraziarselo per ottenerne l’appoggio e i favori. Contemporaneamente Bertani sa che rivolgendosi a lui può arrivare anche a Laura Battiferri, di cui Varchi è consigliere ed interlocutore privilegiato. Il sonetto che accompagna la lettera sembra essere una risposta a quello della poeta urbinate citato anteriormente. A Benedetto Varchi S’egli avvien mai ch’io giunga ove s’infiora e l’una e l’altra riva e l’altre sponde d’Arno pi ricco assai d’honor che d’onde,
Varchi, e possa mirar ov’è Laura hora; s’unque mi mostra un sì bel dì l’aurora e muove i raggi e l’aure a me seconde, o ch’ore felicissime e gioconde, o che lieta e dolcissima dimora! Così mi fosse allor dal ciel concesso Vosco viver mai sempre anime sincere, use a far alla morte illustre inganno. Ed allor ben gusterei sendovi appresso Tutta l’alta Armonia che tra lor fanno l’intelligenze dell’eterne spere. (Bertani, 1575-1600: Ms. 897, 188 r.) Nel secondo verso della prima quartina del suo sonetto Battiferri scriveva “ho per me sempre hora gioconda” e a queste parole sempre ricollegarsi Bertani “ch’ore felicissime e gioconde” quando si augura di potersi unire a Battiferri e Varchi a Firenze e più velatamente entrare a far parte della cerchia culturale della villa di Maiano. Riprendendo il modello petrarchesco il nome di Laura viene pi volte evocato all’interno del sonetto attraverso assonanze e rime (“Laura, l’aurora, l’aure”) e ritorna il tema della fama e gloria poetica attraverso un verso che si apre a una doppia interpretazione (“Così mi fosse allor dal ciel concesso”). Non è noto se Lucia Bertani riuscì a realizzare il desiderio di recarsi a Firenze per incontrare Varchi e Battiferri, è però certo che lo scambio di lettere e versi continuò ancora a lungo e con il tempo crebbe l’affinità poetica tra le due poetesse che divennero sempre pi “fatte l’una per l’altra”, come testimoniano altri sonetti conservatisi o di cui restano i titoli, ed una canzone che Laura Battiferri dedicò a Lucia Bertani intitolata “Come può in un sol petto Amore” 11 . 11 A questo sonetto Varchi rispose con un sonetto intitolato “Sarà quel giorno mai sia mai quell’ora” che si trova nel manoscritto 897 (carta 188) della Biblioteca Casanatense celebrando la poesia di Lucia Bertani acco (“é voi dona gentil cui di Permesso/piu ch’ad altra è permesso il liquor bere/mentr’io