Opere di Galileo Galilei divise in quattro tomi : tomo primo
Full text
Dt
rn)
ZI
po
|
e
(WI
ITTORA
[Att
TI
LL
Le
Vv
Zuochi
sculp.
O
PER
È,
GALILEO
GALILEI
DIVISE
IN
QUATTRO
TOMI,
In
quefta
nuova
Edizione
accrefciute
._.
di
molte
cofe
inedite.
TOMO
PRIMO,
e
ERI
re
i
AG
SS
IN
PADOVA,
MDCCXLIV.
Nella
Stamperia
del
Seminario.
Appreffo
Gio:
Manfré,
Con
Licenza
de
Superiori,
e
Privilegi.
3%
AVGH
ETC
EGG
E.
ves]
L
Nome
di
Galileo
e
il
merito
dell
Opere
fue
è
tanto
noto
mella
Repubblica
delle
lettere,
che
ridicolo
ed
inet-
to
farebbe
chiunque
vole(fe
intraprederne
il
panegirico
.
Parlano
e
parleranno
di
lui,
finchè
tra
le
nazioni
regnerà
alcun
gufo
per
le
fcienze,
i
foi
moltifimi
-
e
maravigliofi
ritrovamenti.
IL
Compaffo
di
Proporzio-
me,
il
Canocchiale,
il
Binocalo,
il
Microfcopio
,
î
Satelliti
di
Giove
con
le
Efemeridi
de’
lor
periodi
,
le
Macchie
Solari
e
le
leegi
dei
lo-
ro
moti,
Saturno
Circondato,
i
Monti
e
la
Titubazione
della
Luna,
le
Faft
di
Venere
,
il
modo
di
trovar
le
Longitudini
,
il
Termome-
tro,
e
probabilmente
l’idea
del
Barometro
data
al
(uo
difcepolo
Tor-
ricelli,
l’ufo
del
pendolo
per
mifurar
il
tempo,
la
Cicloide
colla
mi-
fura
della
fua
areas
le
Forze
centrali,
due
frienze
nuove
della
Mec-
canica
e
del
Moto,
il
Metodo
degli
Indivifibili,
ed
altre
non
poche
grandi
(coperte,
parte
da
lui
evidentemente
dichiarate,
parte
accenna
te:
î
fuoî
difcepoli,
la
Filofofia
riformata,
il
buon
gufto
introdotto
nelle
fcienze,
quefti
fono
gli
encomj
e
è
fregi
immortali
dell’
incom-
parabile
Galileo
.
Egli
>
come
atteffa
il
celebre
Fontenelle,
fe
trova
alla
tefta
d'ogni
bella
invenzione,
e
fcoperta
fatta
in
natura
.
chi
leggerà
le
opere
e
le
memorie
da
lui
lafciate,
troveravvi
i
fomi
di
tutte
le
moderne
dattrine
,
e
vedra
che
i
Filofofi
venuti
dopo
altro
non
anno
fatto
che
lavorare
fu
i
fondamenti
da
lui
gettati,
e
ffen-
dere
le
fue
conquiffe,
fenza
le
quali
forfe
non
avrebbero
meffo
pie-
de
fuori
degli
angufti
confini
(egnati
dagli
antichi,
E
chi
non
con-
fefferà,
il
merito
del
primo
in
ogni
genere
non
poter
effere
uguaglia-
to,
non
che
fuperato
?
I’
Edizione
pertanto
dell’
Eccellenti
opere
di
queffo
grande
Italiano,
le
quali
erano
divennte
già
rare
pel
grande
ufo
che
ne
fanno
comunemente
tutti
i
dotti,
noi
abbiamo
per
pubbli
co
vantaggio
intraprefa.
E
perchè
ella
non
è
una
femplice
copia
dell’
ultima
di
Firenze,
renderemo
qui
conto
a
chiunque
è
per
fervirfene,
delle
mutazioni
e
miglioramenti
che
fatti
fî
fono.
Le
mutazioni
nor
confiffono
che
nella
diffribuzione
dell’
opere
da
noi
fatta
fecondo
il
buon
ordine,
e
fecondo
la
coerenza
delle
materie,
come
veder
fi
può
nell’
Indice
generale
qui
anneffo
di
tutti
è
Trattati.
A
riguardo
della
citazione
di
alcune
opere
nel
Vocabolario
della
Crufca
,
fi
fegna
nel
margine
il
numero
delle
pagine
dell’
edizion
Fiorentina,
e
fi
marca
n0
î
luoghi,
nei
quali
fi
è
fatta
qualche
trafpofizione
,
I
migliora.
a
2
261°
menti
vencono
delle
giunte
di
molte
cofe
non
più
inferite
nell
ope
re
del
Galileo.
Al
primo
tomo
fi
è
aggiunto
il
Trattato
del
modo
di
mifurar
colla
vifta,
replicato
da
noi
per
le
dimoftrazioni
che
man
cano
in
quello.
pubblicato
già
dall’
Autore
infieme
col
compalflo.
Quefto
Trattato
unito
a
quello
della
Sfera
fi
conferva
manoftritto
nell
inf
gue
Libreria
de
RR.
PP.
Somafchi
di
S.
Maria
della
Salute
in
Ven
nezia.
Nel
fecondo
Tomo
fi
è
poffa
la
Sfera,
e
dopo
la
Sfera
feguo-
no
ventidue
Lettere
aggiunte
di
muovo
.
Le
venti
prime
cavate
dall
ifteffa
libreria
fi
videro
già
ffampate
in
diverfe
Raccolte
‘ufcite
in
Venezia;
le
altre
due
col
Frammento
ivi
anneffo
fono
tratte
da’
ma-
nofcritti
trovati
in
Firenze
preffo
gli
Eredi
di
Galileo
,
0
piuttoffo
del
Viviani,
che
avea
raccolte
tutte
le
fcritture
del
(uo
Maeftro
per
farne
una
compita
Edizione
.
In
quefti
(fel
Manofcritti
fomofi
tro-.
vati
è
Penfieri
varj
,
così
da
noi
chiamati,
0
Frammenti
pofti
nel
fine
del
terzo
Tomo.
Il
Tomo
Quarto
contiene
il
Dialogo
,
cui
ci
fu
permeffo
ffampare
infieme
coll’
altre
opere
.
Quefto
fî
darà
anche
a
parte.
Avevamo
ancora
alquante
lettere
di
Galileo
ben
lunghe
ve
nuteci
pur
di
Firenze
dalla
ffefla
mano
;
le
quali
però
tengonfi
indietro,
sì
perchè
avendole
fcritte
l’
Autore
innanzi
di
compor
il
Dialogo
,
tuito
quello
che.
avea
creduto
effervi
di
buono
e
degno
del
pubblico,
in
quello
raccolfe,
sè
anche
per
altri
riguardi.
Quanto
all’
Opere
ffampate
polfamo
atteffare
di
aver
ufata
tutta
l’attenzio
nec
diligenza
poffibile,
perchè
ufciffero
fenza
errori.
chi
defidera
notizie
intorno
l’ifforia
dell’
opere
e
della
vita
di
Galileo,
legga
la
feguente
Prefazion
Generale,
e
la
Vita
premelfe
nell'edizion
di
Fh
renze
.
|
IA
e
ASA
A
ZEANI
PELA
A
EC
i
ETA
DL
è
TINI
Dei
Trattati,
che
fi
contengono,
in.
quefti
Quattro
Tomi.
T'OMO-
PRIMO.
Refazione
univerfale
.
n
inc
Paco
a
Vita
di
Galileo
Galilei.
tr
Le
Operazioni
del
Compaffo
Geometrico;
e
militare
di
Galileo.
Annotazioni
di
Mattia
Bernaggeri
fopra
il
Trattato
cn
Lei
ro
delle
proporzioni
del.
Galileo.
36
Ufus
©
Fabrica
circini
cujufdam
proportionis
Opera
©
ftudio
di
thaffaris
Capra.
Difefa
di
Galileo
contro
alle
Calunie
ed.
impofture
di
Baldi
far
Capra
Milanefe
.
134
Difcorfo
«intorno
valle;
cofe,
che
nino
in
fu
l
Begua
,
0
che
in
quella
fi
muovono,
di
Galileo...
.
188
Nore
fopra
il
Difcorfo
delle
cofe
che
dina
full
acqua
.
237
Lettera
di
Tolomeo
Nozzolini
a
Monfi,
ignor
Ir
Arcivefco»
vo
di
Firenze.
254.
Lettera
di
Galileo
al
Sig,
Tolomeo
Nozzolini.
{ai
258
Difcorfo
Apologetico
di
Lodovico
delle
Colombe
intorno
al
Diftor-
fo
del
Galileo
circa
le
cofe
che
fanno
fu
l'acqua.
.
|.
266
Confi
iderazioni
di-M.
Vincenzio
di
Grazia
fopra
il
Difcarfo
di
Ga-
lileo
intorno
alle
cofe
che
ftanno
full’
acqua.
207
Rifpofta
del
P.
Ab.
D.
Benedetto
Caftelli
alle
oppofi
zioni
del.
Sig.
Lodovico
delle
Colombe,
e
del
Sig.
Vincenzio
di
Grazia
contro
al
Trattato
del
Galileo
delle
cofe
che
ftanno
full'acqua,
0
che
în
quella
fi
muovono.
356
Confiderazioni
intorno
al
Difcorfo
Apologetico
di
Lodovico
delle
Co-
lombe..
358
Con
fiderazioni
appartenenti
al
libro
del
Sig.
Vicenzio
di
Grazia.
497
Della
Scienza
Meccanica,
opera
del
Sig.
Galileo
con
un
fram-
men-
mento
fopra
la
Forza
della
Percofla.
553
Note
fopra
le
Meccaniche
.
576
La
Bilancetta
di
Galileo
Galilei.
581
Annotazioni
di
Domenico
Mantovani
fopra
la
Bilancia
di
Gali-
leo.
i
8
O/fervazioni
del
P.
Ab.
D.
Benedetto
Caftelli
intorno
alla
Bilon
cetta
di
Galileo.
586
O/fervazioni
di
Vicenzio
Viviani
intorno
alla
Bilancetta
di
Gali-
leo
.
588
Trattato
del
modo
di
mifurar
colla
vifta
di
Galileo.
592
TOMO
SEC'ON
DO:
Idereus
Nuncius.
Facc.
I
Note
fopra
11
Nuncio
fidereo.
27
Gontinuazione
del
Nunzio
Sidereo.
40
Iftoria
e
dimoftrazioni
intorno
alle
macchie
folari,
e
loro
ac-
cidenti,
comprefe
in
tre
Lettere
feritte
al
Sig.
Marco
Velfe.
ri
da
Galileo
Galilei.
85
Note
fopra
le
Macchie
folari
.
159
De
Maculis
Solaribus
tres
Epiftole
Apellis
poft
tabulam
latentis.
165
Capitoli
eftratti
da
alcune
lettere
comprovanti
Galileo
effere
frato
—
3
primo
offervatore
delle
Macchie
Solari.
197
De
tribus
Cometis
an.
1618.
Difputatio
Aftronomica
babita
in
Col-
legio
Romano
S.
J.
ab
uno
ex
Patribus
ejufdem
Societaris.
201
Difcorfo
delle
Comete
di
Mario
Guiduci.
209
Il
Saggiatore
di
Galileo
Galilei.
a
I
Note
fopra
11
Saggiatore.
361
Lettera
al
P.
Tarquinio
Galluzi
di
Mario
Guiduci,
nella
quale
fi
Î
giuftifica
dall'impurazioni
dategli
da
Lottario
Sarfi
nella
Libra
Aftronomica
e
Filofofica.
369
i
Lettera
di
Galileo
al
Sereniffimo
Principe
Leopoldo
di
Tofca:.
na
in
propofito
di
quanto
difcorre
Fortunio
Liceti
del
Car
dor
Lunare
nel
cap.
50.
del
fuo
Liteosforo.
382
No-
Te
n
C
g;
LA
RESSE
1I2e.
Note
fopra
la
lettera
di
Galileo
al
Principe
Leopoldo
o
399
Lettera
di
Galileo
al
P.
Criftoforo
Griemberger
della
Compagnia
.
di
Gesù
in
materia
della
montuofità
della
Luna,
‘©—409
Note
Sopra
ta
lettera
al
P.
Griemberger..
424
Lettera
di
Galileo
a
Monfignor
Dini
fopra
lufo
del
Canoc.
chiale,
e
de
Pianeti
Medicei,.
426
Rifpofta
di
Galileo
ad
un
Problema
propoftogli
dall’
Iluftriffi-
mo
Sig;
Pietro
Bardi
de’
Conti
di
Vernio,
orde
avvenga,
che
d
acqua
a
chi
v'entra
appaja
prima
prerto,
e
poi
calda
gi
dell’
aria.
temperata
i
43%
Note
fopra
quefta
Rifpofta.
433
Lettere
di
Galileo
Galilei
in
propofito
di
trovare
le
longitudi-
ni
per
via
de’
Pianeti
Medicei,
coll’
aggiunta
d’altre
lettere
fcritte
al
Galileo
intorno
alla
medefima
materia.
435
Lettere
di
diverfi.
appartenenti
dl
(A:rartago
i
di
ritrovare
Te
longiru:
dint
di
Galileo
Galilei.
Su
485
Operazioni
Aftronomiche
di
Galileo.
fa
507
Trattato
della.
Sfera,
0
Solatogratia
di
Galileo
Matematico
-di
Padova.
3
SIDIO
Lettere
di
Galileo
a
Paolo
Gualdo,
al
P.
Fulgenzio
Micanzio,
al
P.
Paolo
Sarpi;
a
Curzio
Picchena
ec.
542
TOMO
TT
E
RoZ!0.b
Ialoghi
delle
Scienze
Nuove,
o
fia
Difcorfi
e
dimoftrazio-
ni
intorno
a
due
nuove
fcienze
attenenti
alla
Mecca-
nica,
ed
ai
Movimenti
Locali
di
Galileo
Galilei.
Facc.
1
Giornata
prima,
i
ce
e
Giornata
feconda.
O
I
RC
Giornata
Terza
De
motu
Locali;
i
w
ale
ev
A
De
motu
naturaliter
accelerato;
i
—
Giornata
Quarta
De
motu
ProjeStorum
.
REST
Appendix
,
in
qua
continentur
Theoremata
;
corumque.
De.
monftrationes
circa
centrum
Gravitatis.
172
Prin
Principio
della
Quinta
‘Giornata
00
sil
a
en
186
Giornata
‘Sefta.
della
Forza
della
Percoffa.
©
00
i.
©
196
A”
delle:
Refiflenze:
principiatro
da
Vicenzo
Viviane
per
iMlu
3efirare
D
ii
di
AIA
ip
complusò
dal
iP
DI:
“Guido
Gratta
rod
Is)
DS
Nore
3,
l'io
del
Moro
cedeva
del
Galileo,
Da
Pi
Ab.
da
Guido:
Grandi.
TT
1)
ib
£100688
Lettere:
di.
Galileo
.
circa
le
materie
‘trattate
nei
Dialoghi
delle
‘fcienze:
nuovei
»
|.
a
nupia
Ag2
Lettere
di
Galileo,
e
del
Pr.
Caftelli
del
ir
di
mifuràte»
le
:igocciole
d’
Acqua
cadenti
fopra
una
data
fupetficie.
|
35%
Lettere:
di
Galileo
‘a:
Po
Picchena;
nelle
quali
tratta
della
ciGalamitàs
o
nin
65
Lettera
di
Galileo
fopta
ib
Fiuhlk
Biftiezio
;
i
I
ai
11358
Lettere
di
Galileo;
deleP.
Caftelli
}vevdel
Nozzolini
in
reo
‘
Hito
della
ffima
d'un
Cavallo,
—
»*
Rin
di
dita
i
Feznndenti
di
Galileo.
si
|
BA:
It1012
"gol.
Parere
‘di
Galileo
intorno
all’
iola!
del
Contado?
DOTATA
Poftille
di
Galileo
al
libro
intitolato:
Efercitazioni
Filifchi
di
«Antonio
Rocco.
—
44
Corifiderazione
di
Galileo
fopra
il
"GRA
de
Dadivios!
«di
ssd
Problemi
Var)
di
Galileo,
438
Penfieri
Varj
di,
Geluto
gt
dA
I
OMOT
442
TOMO
QUARTO
RI
sez
‘
Contenente.
il.
Dialogo...
|
ps
to
NOndanna
di
Galileo
.
ip
sto
Goate
Fl
Differtazione
del
P.
Calmeto.
+...
..-
Face.
I
Giornata
Prima.
ne
aa
DSi
pe
23
Giornata
Seconda.
|
aa
cid
a
divi
ei
OI
Giornata
Terza.
,
bici
IT
pi
DI
;
:
I
ribnF@28
Giornata
ni
Quarta
sui
ao
E
senatori
it
n
e
e
n
e
—
‘
e
ste
x
ta
fa
i
imc
4
ngn
commi
L
=
o
i
n
Ra
Coming
sa
DES
F
ca
3
ca
(70)
teo
Hi
art
TT
i
i
IU
“|
[TUUTTLTALI
PID
4
pu
2A
sai
aaa
7
pi
PREFAZIONE
UO
Noi
VERS
Aa
=
L
divino
altiffimo
Creatore,
volendo
formare
quefta
!
maravigliofa
fabbrica
dell
Univerfo
,
con
infinita
provvidenza,
e
con
mirabile
magiftero
avendo
crea-
=
te,
e
difpofte
le
cofe
tutte
in
numero,
pelo,
e
.|{
mifura;
fece
l’uomo
a
fe
medefimo
fomigliante
,
e
per
proprio
naturale
inftinto
defiderofiffimo
di
fape-
re:
Quindi
2
isfogare.
queft’
innata
generofa
bra-
ma,
affiffandofi
gli
umani
intelletti
in
quefta
pro-
Rari
digiofa,
e
ftupenda
macchina
del
Mondo,
ed
ifcor=
NESS
gendo
per
ogni
parte
imprefi
indubitati
fegnali
dell’
onnipotente
mano
dell’
Architetto
fupremo
;
trovarono
tofto
ampia
materia
per
la
fpeculazione
;
laonde
fenza
pofarfi
giammai
,
fempre
contemplando.,.
e
ammirando
l’
pese
della
fapienza
infi-
nita,
da
quefta
lodevole
maraviglia
,
€
da
quefta.
aggia
continua
contem-
plazione
,
ebbe
il
fuo
principio,
ed
il
fuo
nafcimento
quell’
infegnatrice
fo-
vrana
,
che noi
appelliamo
Filofofia
naturale.
Si
vide
allora
tutto
1°
Uni.
verfo
altro
non
effere
che
un
gran
libro
,
libro
mirabile
della
natura
aper
to
a
tutti,
e
fegnato
‘di.
tanti
caratteri
,
e
di
tante
cifre
d’
onnipotenza
9
quante
fono
le
creature
,
e
gli
oggetti,
che
lo
compongono
;
i
quali
tutti
in
bella,
ed
ordinata
suifa
dinotano
la
magnificenza
,
e
lav:grandezza
del
Facitore.
Concioffiachè
i
Cieli
narrano
la
gloria
di
Dio;
ele
opere
delle
fue
mani
annunzia
il
firmamento,
il
giorno
al
giorno
ragiona
,
e
la
notte
anfegna
alla
notte
,
e
per
tutto
penetra
;
e
rifplende
quella
chiariffima
sfa-
villante
luce
,
che
il
tutto
muove,
e
per
6gni
dove
fono
improntati
1
fe-
mi
di
quelle
verità
,
che
lo
informano
;
che
tutte
fono
verace
ritratto
,,
ed
'
d'
om,
I,
A
illus
RA
TN
ta
AN
ana
3
h
AMT
anzasat
Se
î
PREFAZIONE
illuftre
fomiglianza
di
quel
primo
ineffabil
vero
,
origine,
e
forgente
di
tutte
le
verità
,
e
che
di
tutte
è
|
archetipo
,
e
l’
efemplare
fovrano
,
nél
cui
profondo
s’
interna
Legato
con
amore
in
un
volume
Ciò
che
per
Vl
unverfo
fi
fquaderna
.
Ma
per
giugnere
alla
conofcenza
della
Filofofia,
comecchè
ella
non
iftà
fritta
in
altro
libro,
fe
non
in
quefto
vaftiffimo,
e
maravigliofo
della.
natura
,
fa
di
meftieri
apparare
diligentemente
a
conofcere
,
ed
a
rilevare.
1
caratteri
di
quel
primo
idioma,
in
cui,
dettante
l'eterna
fapienza,
furono
efpreffe
1’
opere
immenfe
della
fua
mano
creatrice
,
che
tutte
furono
egual:
|
mente
grandi
,
e
prodigiofe
,
e
magnifiche
,
e
di
cui
è
permeffo
talora
il
poterne
da
noi
mortali
difcoprire,
ed
intendere
alcuna
parte
,
folamente
da
coloro
,
che
con
favio
accorgimento
fanno
fare
acquifto
di
quell’
aurea,
ed
eccellente
linsua
nella
quale
fono
elleno
fcritte,
e
che
fola
le
smanifefta
3
e
le
difcuopre
.
Quefta
altra
non
è
fe
non
la
Geometria
,
unica
,
e
fedele!
interprete
della
verità
;
ella
fquarcia
il
velame,
che
le
naturali
cofe
am-.
manta
di
tenebre
;
ella
agli
occhi
noftri
le
diftingue
;
e
le
fpiega
;
ella
le.
rende
chiare,
e
percettibili
a
i
noftri
fenfi
;
ella
ci
dimoftra
,
che
i
carat-
teri
di
quefto
mifteriofo
linguaggio
,
altro
non
fono
che
triangoli
,
cerchi
;
ed
altre
figure
geometriche,
fenza
i
quali
mezzi
egli
è
impoffibile
1’
intenderne
umanamente
PE
Con
quefta
gli
arcani
della
natura,
e
le
cagioni
più
fegrete..
delle
cofe
fi
disvelano;
con
queta
non
folamente
quelle
cofe
,
che
remote.
fono
dall’
opinione
del
volgo
,
ma
quelle
appena
credibili
dagli
Uomini
fcienziati,
avvengachè
vi
contraftino
‘a
tutta
lor
poffa
l’
immaginazioni
del-
la
loro
fantafia
,
effer
vere
,
ed
evidenti
fi
convince
e
fi
dimoftra
.
Impet@
ciocchè
come
mai
fenza
l’
ajuto
della
Geometria
averebbero
potuto
gli
uma
ni
intelletti
giugnere
a
concepire
generazioni
,
e
nature
di
linee,
che
pros
lungandofi
,
e
paffando
per
ifpazio
infinito,
quantunque
fempre
più
fi
va:
dano
accoftando,
non
poffono
giugnere
ad
unirfi
giammai.
Figure
difegualt.
racchiufe
da
circuito
,
o
vogliamo
dire,
ambito
eguale
,
di
cui
talvolta
la
minore
da
ambito
maggiore
è
racchiufa.
L’
infinito
ricercato
“in
vano
nell@.
multiplicazione
de’
numeri,
e
ritrovato
pofcia
nell’
unità.
Solidi
di
lunghe:
za
infinita
,
eguali
a
folidi
finiti,
e
determinati.
Inftrumenti
,
che
col
lo
ro
ravvolgimento
follevano
i
corpi
fluidi
nell’
atto
ifteffo
del
loro
difcette
dere
,
il
che
appunto
è
la
vera
cagione
della
loro
immaginabil
falita,
Dif
vifori,
e
moltiplici
così
potenti
,
ed
efficaci
,
che
poffono
a
forza
di
mol
tiplicazione
dell’
affoluto
niente
formare
un
tutto,
e
dividendo
qualfivogli
gran
tutto
,
ridurlo
pofcia
a
niente
.
Quefte
,
ed
altre
moltiffime
verità
4.
le
quali
a
prima
vifta
apparifcono
a
‘chicchefia
fotto
fembianza
di
cofe
fal'
fe,
impoflibili
,
ed
affurde
,
non
altronde
fi
poffono
apprendere
,
fuori
cli
allora
quando
con
aperto,
ed
indubitato
raziocinio
;
ciò
addivenire
dim
ftri
la
Geometria.
E
quefte
non
che
fervano
all’inveftigamento'
delle
e
gioni
delle
cofe
,
e
alla
grand’
opera
della
intelligenza
della
Filofofia
nat”
rale
;
ma
fervirono
eziandio
agli
antichi
Savj
della
Gentilità
per
difporrei
»
e
pre
UNIVERSALE.
|
ii
e
preparate
le
loro
menti.
ad
apprendere
i
loro
facri:
mifteri
,,
petciocchè
quelle
verità
alla
cognizione
di
effi
appartenenti,
che
fembravano
malage-
voli,
e
difficili
ad
intenderfi
,
diventarono
loro
piane
,
e
credibili,
anzi
manifefte
,;
e
certe
,
per
mezzo
delle
ragioni
matematiche
,
e
perciò
tutta
la
Teologia
de’
Pittagorici,
di
Filolao.,
e
di
Platone
adombrava
con
fomi-
slianti
immagini
la
loro
fcienza
delle
cofe
fucrej;
onde
è,
che
Alcinoo
non
dubitò
d’
affermare,
la
confiderazione
delle
proprietà
matematiche
effere
come
un
preludio,
ed
un
preparamento
alla
contemplazione
delle
divine
.
E
di
vero
che
per
giugnere
là,
dove
chiave
di
fenfo
non
differra
;
in
‘ac-
concia
guifa
ferve
la
Geometria
.
Imperciocchè
avvezzando
ella
la.
mente
noftra
;
e
condizionandola
ad
ammettere
,
e
riconofcere
innumerabili
,
in-
cognite,
nè
per
altra
via
penetrabili
verità
,
e
innalzandola
alla
contempla-
zione
delle
maraviglie
del
Cielo,
e
della
natura,
1’
eccita
ad
ammirare
in
un
medefimo
tempo
la
grandezza
del
fupremo
Autore
di
effe,
e
rendendo-
la
più
docile,
la
prepara
in
qualche
maniera,
avvengachè
imperfetta
,
a
quella
fiacca
conofcenza,
che
dal
noftro
intendimento
,
ravvolto
nel
fango
viliffimo
della
materia
,
fi
puote
avere
in
quefta
vita
mortale
dell’
eterne
impercettibili
verità
;
dimodochè
,
con
quefta
ficura
guida
fi
fcorge
,
che
agli
occhi
deboli,
e
fofchi
dell’
infermo
noftro
intelletto
,
puote
apparire
,
e
tralucere
qualche
raggio
del
fommo
;
e
vero
fole,
colla
fida
ftorta
del
quale
fcoprendo
il
diritto
fentiero
,
che
al
Ciel
conduce
,
poffiamo.
confef
fare
con
iftupore,
in
una
bontade,
e
provvidenza
infinita
,
|
onnipotenza
del
Creatore
del
tutto
,
che
dal
profondo
abiffo
delle.
proprietà
matemati-
che
ci
folleva
a
rimirar
più
d’
appreffo
I’
immenfità
di
fua
divina
incom-
prenfibile
fapienza
;
E
quinci
appar,
ch’
ognî
minor
natura
E
corto
ricettacolo
a
quel
bene
,
Che
non
ha
fine,
e
fe
in
fe
mifura.
La
cognizione
degli
afcofi
fegreti
della
natura,
e
quella
,
che
per
mezzo
de’
naturali
principj
fi
può
avere
di
Dio,
fono
i
principali
altifimi
pre-
m).,
che.
a’
fuoi
fedeli
amatori
promette
la
Geometria,
‘e
chi
vorrà
con
effa
alcun
poco
addomefticarfi
,
conofcerà
ben
prefto
quarta
fia
la
faldezza
delle
fue
vere
promeffe
:
poichè
comprenderà’,
come
ne
avvertì
un
gran
Savio
,
che
quella
vana
prefunzione
,
che
prima
aveva
,
d°
intendere
,
‘è
di
faper
tutto
,
non
d’
altronde
procedeva
,
‘che
da
non
aver
giammai
niente
intefo
,
nè
faputo
,
e
dopo
avere
fperimentato
una
fola
volta
ad
intendere
perfettamente
una
fola
cofa,
e
guftaro
veramente
come
è
fatto
il
fapere
,
conofcerà
,
che
dell’
‘altre
infinite
conclufioni
niuna
affatto
ne
intende,
e
s'
accorgerà
d’
aver
pellegrinato
per
orridi
balzi,
e
per
ifcofcefi
dirupi
;
e
felvasgi,
lungi
dal
diritto
cammino
,
a
detta
di
favolesgiatori,
e
di
men.
zogneri
,
che
falfamente
promettendo
d’
infegnarglielo
,
il
tenevano
mifera-
mente
traviato
,
fenza
che
egli
poteffe
pervenire
al
bramato
fine
del
fuo
viaggio
,
e
fare
una
volta
il
fofpirato
acquifto
dell’
intelligenza
del
vero
;
onde
fi
darà
pofcia
con
allegro
animo
allo
ftudio
delle
matematiche
difci=
A_
2
pline
1%
PRESE
AZIONE
pline
;
mercè
delle
quali
fuperati
quei
pregiudizi
,
che
dianzi
gli
ingoma
bravano
il
verace
fentiero
,
facile
,
e
fpedito
perverrà
,
quando
che
fia,
a
comprendere
quelle
naturali
verità
,
che
in
quefta
breve,
e
fugace
vita,
fr.
poffono
,
per
quefto
mezzo
,
unicamente
conofcere
,
e
concepire;
e
che
fo-
no
il
dilettofo
faporito
frutto
,
che
fi
ritrae
da
quefta
nobile
,
utile,
fubli«
miffima
difciplina
.
Di
quefta
felice
ed
avventurofa
fchiera
fu
Galileo
Ga«..
lilei
,
il
quale
volendo
darfi
tutto
alla
contemplazione
della
Filofofia
natue
rale
;
dalle
cui
rare
bellezze
fi
fentiva
maravigliofamente
prefo
,
ed
alletta«.
to;
ravvolgendofi
tuttora
per
Ì’
animo
quante
fono
le
difficoltà»,
che
s'ope
pongono
al
confeguimento
di
quefto
nobile
defiderio,
e
generofo
;
conobbe
col
fuo
vaftiffimo
ingegno,
che
la
via
per
fuperarle,
e
per
vincerle
altra.
non
è
che
la
Geometria
,
che
mena
dritto
altrui
per
ogni
calle
:
per
la
qual
cofa
ad
effa
intieramente
con
forte
cuore
fi
diede
,
e
col
valevole
poffente:
ajuto
di
quella
,
tanto
avanti
pervenne
,
che
nell’
NO
mare
delle
fciene
ze,
non
folamente
correndo.
a
feconda
dell’
altrui
corfo;
arrivò
avventuro=.
famente
al
fuo
fine,
ma
ardito
,
e
franco
a
più
alta
meta,
e
più
lontana:
|
volgendofi
,
pafsò
più
innanzi,
e
qual
valorofo
nocchiero
difpregiatore
ma+
snanimo
de’
pericoli
,
e
de’
travagli,
che
volendo
paffare
il
termine
pre*
fcritto
alle
navigazioni
dall’
infingarda
,
e
sbisortita
marineria
,
e
più
ole
tre
il
fuo
corfo
avanzare,
abbandona
i
vecchi
provvedimenti,
e
di
novelli
fa
fornifce
;
così
il
Galileo,
volendo
colla
nave
dell’
ingegno
fuo
alzar
le
vele
per
correre
miglior
acqua,
fi
provvide
della
Geometria;
e
colla
fcor«
ta
di
effa
per
nuove,
e
non
conofciute
vie
fempre.
avanzandofi
,
giunfe
2
così
alto
fublime
fegno
,
dove
altri
non
erano
giunti
ciammai;
e
facendo
bello
il
Cielo
di
nuova
luce,
e
di
nuove
ftelle
ammirabile
novello
difco+
pritore
adornandolo,
e
volandocon
felice
,
e
robufto
volo
fopra
gli
altrui
|
voli
,
e
facendo
del
vero
giudice,
il
sguardo
;
gloriofo
ritrovatore
di
nuove
fcienze
,
difcoprì
ne
Cieli
,-
e
nella
natura
novità
ftupende
;)
e
recondite
pellegrine
verità
,
all’
antichità
tutta
ftate
nafcofe
,
ed
occulte,
chè
P-
hand
no
renduto
,
e
il
renderanno
fempre
la
maraviglia
di
tutti
gl
ingegni
;
lor.
ftupore
dell’
Univerfo
.
Quindi
è
che
l°
Opere
del
Galileo,
nelle
quali
gli
ammirabili
fuoi
ritrovamenti
fono
con
maeftrevole
artifizio
{piegati
,
fono.
ftate
fempre
avidamente
richiefte
,.
quali
ricche
miniere,
da
cui
?
oro
più
fino
della
più
fcelta
filofofia
,
e
delle
più
alte
difcipline
in
abbondevol.
co4
pia
fi
ritrae.
Imperciocchè
nell’
inveftigamento
di
effe,
non.
effendo
egli.
ftato
in
quella
fervile
fchiavitù
di
feguitare
ciecamente.
|’
opinione:
d’
alcu.
no,
ma
avendo
per
fe
ftefflo
belle,
e
chiare
verità
difcoperte
,,
è
ftato
qual
ardentiffima
feintillante
face
a
tutti
coloro,
che
dopo
di
lui
del
vero;
€
libero
filofofare
hanno
avuto
vaghezza
;
di
maniera
che
additando
la
falla
cia
di
molte
vecchie
,
e
molto
accreditate
dottrine,
e
le
fue
nove
felice®
mente
producendo
,
tanto
nome
s°
acquiftò
,
che
ben
diffe
il
celebre
Lioe.
nardo
di
Capua
,
baftar
folo
il
Galileo
ad
ofcurare
,
e
fommergere
affatto
la
gloria
di
tutta
quanta
l’
antichità.
Quel’
Opere
di
tanta
eccellenza
5
così
ardentemente
dagli
uomini
feienziati
ricercate,
ho
ftabilito
di
dare
rà.
di
Mi
UUNCI
VITE
RAS
CASL'IE:
v
di
nuovo
alla
luce
delle.
ftampe
,
rendendole
di
gran
Îunga
più
copiofe,
che
elleno
fieno
ftate
giammai
;
avendole
arricchite
di
‘molti
preziofi
fcritti
del.
Galileo,
che
fino
;a.
quelto
tempo
non
fono
ftati
impreffi.,
e
di
molte
note
,
ed
illuftrazioni
d’
eccellenti
Scrittori
,
all’
opere
di
quefto
fapientiffi-
mo
Autore
appartenenti
,
che
più
adorne
le
rendono,
e
in
chiara
novella
luce
le
fofpingono
.
Ed
acciocchè
niente
fi
tralafci
,
che
quanto
per
me
fi
puote.,
renda
quefta
nuova
edizione
intera
,
e
compita,
in
fronte
di.
efla
ho
riputato
di
dover
riporre
la
raccolta
di
tutte
quelle
notizie,
che
ho
creduto
poter
fervire.
in
qualche.
maniera
a
rendere
o
più
gradite;
o
più
intelligibili
quefte
maravigliofe
Opere:;.nè
ho
«altresì
tralafciato:
quelle
an-
cora
,
che
appartengono
ad
altri
trattati,
e
ad
altri
ritrovamenti
di
quefto
‘illuftre
Scrittore,
.i
quali
in
quefti
prefenti
volumi,
che
ora
efcono
alla
lu-
ce,
non
fono
ftati
ripofti.,
o
perchè
pervenuti
non
fono
fino
alla
noftra
età,
ovvero
perchè
avendone
alcuni.
linferiti
dopo
il
Galileo
in
altri
fuoi
libri,
farebbe
ftato,,
quafi
un
ripetere
.l’
ifteffe
cofe
con
poco
,
anzi
‘con
niun
vantaggio
del
leggitore
,
o
per
altre.
siufte
cagioni.,
che
lungo
fareb-
be,
e
fuori
di
tempo
,
il.
volerle
ora
annoverare.
Nella
qual
cofa
,
ho
fti.
mato-.di
dovere,
incontrate
il
sradimento.
benigno
de’
lettori;
che
fono
cer»
to,
che
volentieri.
vedranno
quì
regiftrate
quelle
notizie
,
che
poffono
fer-
vire,
all’
intelligenza
di
quefte
utilifiilme,
e
celebratiflime
Opere,
0
alla
per-
fetta
contezza
di
quello
,
che.
fi
appartiene
ad
un
così
illuftre
,
e
così
glo«
riofo
Scrittore,
i
I.
i
Ebbe
in-penfiero
il
{Galileo
negli
‘ultimi
anni:
della
fua
vita,
vessendo.
I’
alto
concetto;
ehe
da
per
tutto»fi
faceva
de’
-fuoi
feriti;
e
la
loro
rari»
tà,
di
darli
alle
ftampe
tutti
infieme
,
ma'
comecchè
voleva
farlo
per
mag-
gior
comodo
+
degli
ftudiofi
,
in
due
diverfi
idiomi
Latino
4;
e
Tofcano
di
E
voleva
in
var)
Dialoghi
da
aggiugnerfi
a.
quelli
delle
nuove
fcienze
già
pub-
blicati.,
riporvi
tutto-.il
rimanente
delle:
fue
fpeculazioni
;
effendo
egli.
ora-
mai
pervenuto
all’
ultima
vecchiezza
;
e
divenuto;
cieco
;
‘ed
‘aggravato
da
continue
molefte
infermità.
;.e
perciò,
non
potefido
per
fe
medefimo
a
que-
fto
fuo
nobile,
ed
agli
amatori
delle
‘belle
fcienze
giovevoliffimo
défiderio
foddisfare
}
ebbe
di
meftieri
per
mandarlo
ad
effetto
,
di
procacciarfi.
di
al-
cuno.;
che
fupplir
poteffe
a
quello
;
che
la
grave
età,
e
le
malattie
a
lui
toglievano
di
poter
fare
..
Prefe,
per
tanto
nella
propria
Cafa
Marco
Am-
brogetti
,»
acciocchè,
le
fue
opere
fcritte
;in.«Tofcano,
nella
«Latina
lingua
trafportaffe
;.
ficcome.
egli.
fece
\d’
alcune
5
lésquali
ancora!
nell?
ifteffo
idioma
per
proprio
lodevole
.efercizio,
furono
tradotte
;
dal.
Senatore
Filippo
Pan-
dolfini
,
fcolare.:del:;Galileo
,..e
nellei
Matematiche»
efercitatiffimo
;
e
per
produrre
.il
rimanente
delle
fue.
fublimi
-fpeculazioni
;
le
quali
per
fe
mede-
fimo
non
poteva
più.
confegnare
alla
fede
delle
carte;
rolfe
per
compagno
,
e
per
foftenitore
di.
quelle
gravi
fatiche
,
il:
celebre
Evangelifta
Torricelli
,
coll’
ajuto
;
del
quale
diede
principio
a
diftendere
la-quinta:
Giornata
,
che
egli
voleva
aggiugnere
all’
altre
‘quattro
de’
difcorfi
;
e
delle
‘dimoftrazioni
matematiche
»,
‘appartenenti
alla
meccanica»,
ed
a'i-
movimenti
locali.
Ma
in
vi
PARSESFCARNZIICO:INAE
in
mezzo
a
così
bella
imprefa:
fopravvenendo
la
morte
al
Galileo,
troncò
tofto:,
e
recife
1’
alte
fperanze
;
ve
l’
avida
efpettazione
,
colla
quale
ftavano
i
coltivatori
delle
fcienze
,
di
vedere
‘alla
luce
tutte
infieme
,
intere
,
e
pere
fette,
così
rare,
e
profonde
Opere
,
e
pellegrine.
Perisò
di
riftorare
una
così
lacrimevole
,
e
dannofa
perdita
Vincenzio
Viviani
,
ultimo
fcolare
del
Galileo,
e
d’
altiffimo
intendimento.;
ficcome
le
opere
fue
ne
fanno
ampia
fede
,
il
quale
effendo
affezionatiffimo
alla
memoria
del
fino
eccellente
‘mae-
ftro
;
fi
pofe
con
attenta
cura
a
raccogliere
tuttocid,,
che
egli
fparfamente
aveva
lafciato
,,
e
che
fervir
doveva
per
terminare
il
reftante
di
quegli
ol.
tremirabili
ritrovamenti,
che
nell'animo
fuo
aveva
divifato
,
fe
morte
ine
portuna
nol
fraftornava,
di
dare
alle
ftampe.
E
per
fupplire
con
larga
ufùè
ra
a
ciò,
che
ad
effo
Vivianivfembrava
,
che
vi
fuffe
di
manchevole
,
e
er
illuftrar
fempre
più
quello
ancora,
che
già
era
ftato
ad
un’
intera
per?
tezibné
condotto:
,
fi
diede
con
tutto
lo
fpirito
ad
iftudiare
fopra
gli
fcritti
del
fuo
diletto
‘Precettore.,
intorno
a
i
quali
molte,
e
fceltè
,,
‘e
pregiate
cofe
egli
ritrovò,
appartenenti
fpezialmente
alla
refiftenza
de’
corpi
duri
all’
effere
fpezzati
,
alle
cofe
che
ftanno
full’
acqua
,
o
che
in
effa
fi
muovono;
—
ed
alle
meccaniche
(‘e
fono
appunto
quelle
,
di
cui
ha
fatto
diftinta
nota
,
ed
onorata
menzione
il
dottiffimo
Padre
Abate
Grandi
lume
fplendentiffimo:
del
noftro.
fecolo
,
nella
fua
Rifpofta
Apologetica
)
e-deftinò
«tutto:
quefto
per
illuftramento
dell’:
Opere!
del
Galileo,
che:
egli.
voleva
‘per
“mezzo:
delle
ftampe
a
pubblico
benefizio
dare
tutte
infieme
unite
alla
luce.
Ma
nè
pus
re
quefto
faggio
penfiero.
del
Viviani
fu
mandato
ad
‘effetto
;
concioffiachè
egli
da
varie
;
e
continue
occupazioni
,
eda
altre
graviffime
ftndiofe
appli=!
cazioni
diftratto:,
non
potendogli*
dar
compimento:,
come
egli
bramava
y
la*
fciò
agli
ftudiofi.un
vivo
defiderio
di
vedere
una
volta
ciò
che
‘effi:
per
tana
to
tempo
avevano
indarno:
afpettato:,
e
ne
avevano
negli
animi
loro
forma=
to
un
così
giufto
;
e
così'alto
fentimento.
Quefte
pregiate:
feritture
ora
fo«
no
quelle,
che
in
gram
parte
compongono
quefti
volumi
,
le
quali
effendo
ftate
dal
Viviani
lafciate
all’
Abate
Jacopo:
Panzanini
fuo
Nipote,
Lettore
delle
Matematiche
nello
Studio
di
Firenze
}
ed
erede
non
meno
delle
fu#
|
ftanze
,
che
della
virtù
del
Zio,
da
effo
mi
fono
ftate
con'gentil
tratto!
di
generofità
cortefemente
:concedute.,.
a
cui
‘altre
ne
ho
aggiunte
,,
che
da
vae
|
r}
luoghi
ho
potuto
rintracciare
,
e
tutte
quivi
infieme
ripofte
,
acciocchè
|
pure
una
volta
‘quei
bene
avveduti
fpiriti
,
coltivatori
delle
fcienze.
infegna=
te,
e
promoffe
dal
Galileo
,:
abbiano
impreffe
tutte
quell’
opere
di
eflo:
3
che
imprimere
;
e
dare
alla
luce:
fi
poffono
Ma
per
difcendere
oramai
a
i
ragionare
‘partitamente
di'
ciò,
che’
al
Galileo.,
ced
agli
feritti
fuoi
fi
appar?
tiene
;
la
prima
opera,
che
egli
per
‘mezzo
delle
ftampe
rendeffe
pubblica
3.
fu
quella
dell’
Operazioni
del
Compaffo!
di
Proporzione:,
‘che
egli
aveva
in
ventato
l’
anno
1596.
e
gli
ufi
ammirabili
del
quale
effendo
allora
Letto?
re
delle
Matematiche
nel
fimofo
Studio
di
Padova'}
aveva
‘a
molti
fuo??
fcolari
dimoftrato.
‘Appena
fu
ufcito!
fuori
‘quefto
utilifimo
‘ritrovamento’
del
fuo
pellegrino
fecondiflimo
ingegno
,
‘che
tofto
incomiriciò
«a
levatfi
cons
|
tro
È
UNDVERSALE.
VII
tro
di
Jui-
1’
impetuofo:,
le
fieto:
vento
dell”
invidia;
cheva
#
ber
principit
vo-
lentier
contrafta,
la
quale
rficcome
il
fumocalla
fiamma;
allorchè
incomincia,
s'.unifce
,
così
ella/laligloria
nafcente
.di'quefto
srand’
uomo
‘accompagnan=
do
;.e
ad:
effa
velenofamente
infidiando.y
gli
fufeitò
‘contro
alcuni,
che
del-
le
fue
ricche
fpoglie
volendofi
ingiuftamente
‘abbellite:;
ftamparono
}
e
«pre-
tefero
di
{pacciare
per’
loro
queft’
ifteffatropera
,
folamente
in
piccioliffima
parte
cambiata
da
quella
del
fio:vero
ritrovatore
;vonde
egli
fu
coftretto
a
difendere
fe
medefimo
;
e-lavverità
,
e
fare
a
tutti
conofcere
il
imanifefto
-furto
;
che
(delle
fue
lodevoli
fatiche
eragli:
ftato
fatto
ydando
fuori
la
Di-
fefa
contro
alle
calunnie
di
Baldaffar
Capra
,
che
di
effo
era
ftato
#1'ruifur.
patore.
Ma
appena
quefto
ancora
‘è
baftato
per
porre
in
chiaro
la
verità
,
poichè
dopo
che
il
Galileo
ne
diede
un
rifcontro
così
indubitato,
e
così
certo
,
pubblicando
ciò
,
che
dall’
incorrotto
giudizio
de’
faviffimi
Riforma.
tori
dello
Studio
di
Padova,
per
obbligo
di
rigorofa
giuftizia,
era
ftato
fta-
bilito
,
e
facendo
vedere
‘in
quefta
difefa
la
fua
dottrina
viepiù
fchiarita
,
ed
ampliata.)
non
è
mancato”
chi
abbia
pubblicato
quel?
opéra
tacendo
il
nome
del
fuo
autore
,
ed'infino'
chi
abbia
‘tentato
‘appreffo
,
avvengachè
in:
felicemente
,
di
volerla
ad
altri
attribuire
,
quafi
che
cid,
che
feguì
fra
il
Galileo
,
ed
il
Capra
per
cagione
di
quefto
libro
,
fi
poreffe
feppellire
nel.
le
cieche
tenebre
dell’
obblivione
ye
non
foffe
‘a
‘tutti
noto
,
e
manifefto
.
Vuole
l’
Autore
del
Leffico-Matematico
,
ftampato
in
linsua
Tedefca
in
Li-
pe
l’anno
1716.
,
che
il
primo
inventore
del
‘Compaffo
di
Proporzione
fof
e
Giufto
Birgio
,
e
che
tali
ftrumenti
faceffe
intorno
all’
anno
1603
,
il
che
dice
,
che
apparifce
dal
trattato
terzo
degli
frumenti
di
Levino
Ulfio,
che
dipoi
l’
anno
1605.
ne
faceffe
ancora
Filippo
©rchero',
e
finalmente
1
an-
no
1607.
il
Galileo
;
onde
conclude
vana
efferè
ftata
la
contefa
,
che
nac-
die
fra
effo,
ed
il
Capra.
Dalle
quali
parole
fi
raccoglie
,
che
1)’
Autore
el
Leffico-Matematico
‘non
ha
ben
confiderato
la
Difefa
del
(Galileo
con-
tro
alle
calunnie
del
Capra
,
poichè
,
fe
l’aveffe
con
attenta
cura
efamina-
ta,
in
effa
averebbe
trovato
in
autentica
forma,
che
il
Galileo
dell’
anno
1596.
aveva
già
moftrato
a
molti
quefto
inftrumento
,
e
l’
ufo
di
effo
fpie-
gato
a
1
fuoi
fcolari
,
fra
quali
effendovene
{tari
molti
di
nazione
Tedefe
ca,
da
quefti
erano
ftati
portati
in
Germania
,
da’
quali
gli
averanno
age-
volmente
potuti
ricavare
e
il
Birgio
,
e
l’
Orchero,
e
dipoi
molti
anni
do»
po
,
a
quei
che
non
erano
ben
confapevoli
di
ciò;
che
era
avvenuto
in
I.
talia
per
cagione
di
tali
ftrumenti
,
farfi
riputare
di
effi;
per
primi,
e
ve»
ri
diapricthia
Intorno
al
tempo
,
che
pubblicò
colle
ftampe
il
Compaflo
di
Proporzio=
ne
,
udì
novella
il
Galileo,
che
da
un
‘Olandefe
lavoratore.
di
vetri
foffe
ftato
donato
al
Conte
Maurizio
di
Naffau
un
occhiale,
col
quale
le
‘cofe
lontane
fi
vedevano
così
perfettamente
,
come
fe
foffero
ftate
molto
vicine;
nè
più
oltre
avendo
intefo
,:
fi
pofe
a
confiderare
come
ciò
poteffe
addive.
Nire
,
e
colla
dottrina
delle
refrazioni,
ritrovò
,
che
l’
artifizio
per
fabbri.
care
un
fomigliante
inftrumento
non
altrimenti
poteva
effere.;
che
a
Sa
o
vili
PREFAZIONE
dofi.
d’
vin
vetro
concavo,
e
di'uno
conveffo,
ficcome
egli
racconta
nel
Nunzio
Sidereo
,
e
nel
Saggiatore:y
ve
avendolo
in
tal
maniera
;
quafi
ima
provvifamente
formato,
‘e
vedendo»,
che
gli
dava
il
ricercato
effetto
;
ap«
plicò
poi.
l'animo
a
fabbricarne
unocdi
maggiore
perfezione
,
di
cui
fece
lis
bero
dono
al
Doge
di
Venezia,
che
fi
moftrò
oltremodo
grato
di
così
nuo=
vo.,
€.preziofo
regalo
i
quindi
fempre.
più
raffinandolo
}
e
perfezionandolo
$
e
paffando
dal
risuardare
-le
diftanze
«in
terra
,
all’
offervazione
delle
cofe
celefti
;idiede
fplendido
icominciamento,
a
far
:conofcere
la
rarità
;
ed
il
pres
gio
di
quefto.
fuo'
maravigliofo:
ritrovamento.
‘Si
fparfe
tofto
da
per
tutto
la
fama
«di
così
ftupenda
novità
e
.tofto
ancora:
fi
fentirono
moffe
,
ed in
|
voce;
ved
in
ifcritto
molte
oppofizioni!,
le
quali
tutte,
‘quafi
lievi
,
e
des
boli
nuvole
dall’
evidenza
del
fatto
diffipate
,
e
colla
forza
di
effo
i
più
o-
ftinati
impugnatori
ricreduti
;
e
convinti,
per
ifcemare
in
qualche
guifa
la
gloria
srandiffima.,
che
fiera
acquiftata
il.
Galileo
,
alcuni
fi
riftrinfero
a
dire,
non
doverne.
‘egli
in
così
alta
maniera
effer
riputato
,.
poichè
gli
an-
tichi
ancora
di
fomiglianteartifizio
per
riguardare
il
Cielo
fi
erano
ferviti.
Nel
che
prefero,
efli.
certamente
\abbaglio
,,
nè
fu
ben
fondata
la
loro
oppo«
|
fizione
;
perciocchè
gli
antichi
Aftronomi
non
ebbero
giammai
veruna
con-
tezza
di
tale
iftrumento
,,
il
quale
è
di
tanta
utilità,
che
fe
avuta.
1
avef=
fer
in
qualche
:tempo:,
non
è
da
credere,
che
1’
aveffero
tenuto
occulto
;
e
che
fe
ne
foffe
affitto
fpenta
la
ricordanza.j
e
folo
da
effi
il
radio
aftro-
nomico;
fu.;
come,
dicono
alcuni.
,
‘adoperato;
e
così
vogliono
,
che
fuffe
|
detto
id’
un
antico
aftronomo
Deferipfit.
radio
totum
qui
gentibus
Orbem
,
e
di
|
tutti
i
Greci
diligentiffimi
offervatori
del
fitema
dell’
Univerfo
222:
008
n
==
=
=
Corlique
‘meatus
Defcribent
radio,
©
furgentia
frdera
dicent.
3
E
tale
fenza
alcun
fallo:debbe
effere
quello
ancora,
di
cui
parla
il
Pafchio
nel
fuo
libro
dell’
invenzioni
nuove.
antiche,
dove
riferendo
ciò
che
diffe
Gio:
Battifta.
Cifati
fcrivendo
della
«Cometa
;
che
apparve.
l’
anno
1618,
dis.
cevin
quefta
suifa
:\\Fuzffe
ufum'Tubi
Optici
antiquis
etiam
Aftronomis
familia=
rem
iteftatur
liber
vetufteffimus
in
Bibliotheca
Monafterit
Scheyrenfis
ante
400:
|
annos
feriptus
y:quo
in
libro
inter
cetera
fchemata
,
etiam.
Aftronomus
per
Tubum
Opticum
in
Coelum
intentus
fidera
contemplans
vifitur
.
fopra
la
quale
atteltazio=
|
ne
affidato
forfe
Piero
Borelli
;
anch’
egli
nel
fuo
libro
del
‘vero
ritrovato:
re
del
‘cannocchiale
il
medefimo
affermò.
Di
quefto
ifteffo
Manoftritto
ras
sionando
ancora
il
dottiffimo
Padre.
Mabillon
nell’
Itinerario
Germanico.
afferifce
egli
pure,
d’
aver
veduto
un
cannocchiale
in
mano
ad
un
ritratto
di
Tolomeo
riguardante
le
ftelle
5
ini
un
Codice
della
libreria
del.
Monafte«
ro
Scheirenfe
,
che
egli
dice
effere
ftato
ivi
delineato
da
un
Corrado:
Mo
naco
,
che
viveva
avanti
l’
anno
1261,
e
di
quel
Codice
era
ftato
lo
ferit*
tore.
Ma
per
vero
dire
nè
ciò
che
riferifcono
il
Pafchio:;
ed
il
Borelli}
nè
quello
che
natra
il
Mabillon:ha,
veruna;
ben,
fondata.
tagione:,
e.
non
fa
forza,
che
ivi
fia
rapprefentato.
quell’;iftrumento,
come
fono
ora
i
cannoe
chiali,
nè
perciò
è
da
credere,
che
Corrado
di
tale.
artifizio
fi
foffefervia
5
to,
UNIVERSALE.
ix
to,
effendo
notiffimo
il
radio
aftronomico
ftato
già
pofto
in
ufo,
effere
ftato
in
tal
forma,
che
colle*linee
,
che
vi
fono
di
traverfo,,
può
rappre-
fentare
la
figura
d’
un
cannocchiale
;
onde
agevol
cofa
fi
è
}
a
chi
con
di-
ligenza
non
fi
ponge
a
farne
lefame,
da
tale
apparente
fomiglianza
il
re
ftare
ingannati,
in
riguardando
l’
antiche
pitture.
Ma
checchè
fi
fia
di
ciò,
che
troppo
lunga
imprefa,
e
di
niun
frutto
riufcirebbe
il
volere
rifponde-
re
all’
obiezioni,
che
furono
fatte
intorno
a
ciò
‘al
Galileo
,
egli
è
certo
,
che
non
folamente
fu
egli
il
ritrovatore
del
cannocchiale,
ma
ad
una
tale
fquifitiffima
perfezione
il
conduffe
,
che
da
altri
non
fi
poteva
aver
fomi-
liante.
Rende
di
ciò
pieniffima
teftimonianza
il
Conte
Danielle
Antonini
fcolare
del
Galileo,
e
di
chiariffimo
grido
nelle
Matematiche
,
quale
ef
fendo
a
Bruxelles
gli
fcrive
molte
lettere
,
nelle
quali
gli
avvifa
non
ritro-
varfi
in
Olanda
occhiali
,
che
moftrino
con
chiarezza
gli
oggetti,
ed
aven-
done
veduti
alcuni
fabbricati
da
quel
primo
lavoratore
di
vetri,
che
a
ca-
fo
tale
inftrumento
ritrovò
;
gli
aveva
veduti
molto
imperfetti,
a
tale
che
effendofi
pofto
1’
Antonini
a
lavorarne
uno,
giufta
le
regole
;
che
aveva
veduto
praticare
dal
Galileo,
gli
era
riufcito
talmente,
che
era
di
gran
lunga
migliore
di
tutti
gli
altri,
che
in
quelle
parti
fi
vedevano
;
avven-
gachè
non
aggiugneffe
alla
fquifitezza
di
quelli
,
che
per
fe
medefimo
con
maeftrevole
artifizio
fabbricava
il
Galileo...
Nè
ciò
folamente
addivenne
,
quando
da
principio
fu
fatto
tale
utiliffima
fcoperta
,
ma
dopo
ancora
per
lungo
corfo
di
anni
feguitò
,
come
dalle
lettere
di
Lorenzo
Reali,
e
di
Martino
Ortenfio
fi
ricava,
nelle
quali
confeffano
ingenuamente
,
che
fino
nell’
anno
1637
non
fi
trovavano
in
Olanda
Occhiali,
che
foffero
baftevoli
a
dimoftrare
il
difco
di
Giové
terminato
,
e
diftinto
;
ed
in
una
lettera
del
detto
anno
dell’
Ortenfio
ad
Elia
Deodati
fi
legge
:
Ego
perfeftionem
inventi
ejus
attonitus
legi,
©
miratus
fum
,
neque
Telefcoptum
tam
perfettum
ufque
ba-
Clenus
vifum
,
neque
avditum
fuit
,
quale
Galileus
promittit.
Di
maniera
che
a
lui
tutti
da
tutte
le
parti
dell’
Europa
ricorrevano
per
effere
fatti
parteci»
pi
di
così
nobile
lavoro,
e
poter
con
effo
tante
nuove
maraviglie
contem=
plare
5
il
che
quanto
gloriofo
riufciva
al
Galileo
;
che
in
quefta
guifa
fi
fa-
ceva
conofcere
,
non
che
ritrovatore
del
cannocchiale;
ma
sì
ancora
di
ef
fo.
l’unico
,
che
il
fapefse
all’
intera
perfezione
condurre
,
gli
riufciva
altre-
sì
per
le
frequenti
richiefte
,
che
dagli
ftudiofi
delle
fcienze,
e
da
i
gran
Principi,
e
Signori
di
continuo
glien’
erano
fatte,
d’
una
penofa
occupa.
zione.
Fino
dell’
anno
1630
Filippo
Re
di
Spagna
fece
richiedere
il
Gali
leo
,
non
potendolo
avere
d’
altronde
,
di
tale
ftrumento,
e
nell’anno
1636
fece
1
iftelso
Uladislao
Re
di
Pollonia.,
la
lettera
del
quale
comecchè
arre.
ca
al
Galileo
grandiffimo
onore
,
ho
voluto
riporre
in
quefto
luogo
nella
for-
ma
appunto
,
che
ella
fu
feritta
,
e
che
originale
fi
conferva
fra
le
lettere
fcritte
al
Galileo
,
che
in
copia
grandiffima
,
e
con
fingolar
cura
,
€
diligen=
za
il
virtuofiffimo
Viviani
pofe
infieme
,
e
raccolfe
,
e
che
ora
apprefso
Î'A-
bate
Panzanini
fi
ritrovano.
Mobile
Noftro
Affezionatiffimo.
A
ragione
fi
conqui.
fiano
D
affezione
de’
Principi
quelli
,
che
godono
il
privilegio
di
virtù.
Ella
che
TORET
B
per
x
P_R/E®F:A:ZI
ONE
per
Singolarità
di
fcienze
$
è
refa
chiara
al
Mondo
;
fra
molti
che
P
ammirano
+
trova
annot
ftima
,
che
corrifponde
al
fuo
valore.
E
perchè
vive
anco
in
noi
la
volontà
di
favorirla
con
piena
dimoftrazione
della
grazia
noftra
in
ogni
fua
occota
enza
3
Mofft
da
quefto
la
richiediamo
a
compiacerfi
di
due
;
otre
paja
di
vetti.
delle
fue
profpettive
,
poichè
quelli
,
de’
quali
ci
foddisfece
già
oggimar
venti
ami
ni
fono
,
e
ci
pervennero
in
Mofcovia,
accidentalmente
per
le
contingenze
de’
viage
gi
ci
fono
mancati.
Defideriamo
,
che
fiano
di
quei
proprit
,
de
quali
ella
iffeffà.
Si
vale
|
‘perchè
quelli
faranno
da
not
ftimati
,,
apprezzando
noi
forfe
fopra
ogni
altro
,
il
fuo
chiaro
valore.
Vagliafi
nel.vimanente
del
noftro
favore
nelle
cofe
fues
che
lo
troverà
fempre.
E
Dio
la
contente.
Vilna
19.
di
Aprile
1636.
|
Uladislaus
Rex
In
quefto
fupremo
grado
di
perfezione
fi
mantenne
fempre
il
Galileo
,
fi«.
no
a
che
impedito
da
gli
altri
fuot
ftudj
,
e
per
la
fua
vecchiezza
tralafciato.
fomigliante
lavoro
,
fi
ritrovò.
Francefco
Fontana
,
che
con
molta
lode
inco*.
minciò
a
fabbricare
i
cannocchiali,
e
dipoi
il
gran
Geometra
Evangelifta
Tor.
ricelli
applicando
1’
animo
a
tale
importante
opera
,
e
difcoprendo
quale
deb«.
ba
effere
la
vera
figura
,
che
debbono
avere
i
vetri,
faciobchè
rendano
il
bra@.
mato
effetto
,
ed
avendo
la
maniera
certa
di
darla
loro
fempre
1°
iftefsa
ritro*.
vato
,
condufse
quefto
utile
inftrumento
a
quella
maggiore
eccellenza
,
a
cui.
egli
giugner
poteva.
Di
così
fine
armi
provveduto
il
Galileo,
tentò
la
ma
i
gnanima
imprefa
di
porfi
a
riguardare
il
Cielo
,
e
fubito
nuove
;
e
fingolari
}
e
ftupende
maraviglie
vi
difcoperfe
,
delle
quali
non
tardò
punto
a
darne
avà.
vifo
al
Mondo
per
mezzo
del
fuo
Nunzio:
Sidereo,
che
pubblicò
alle
ftame|
pe
l’anno
1610.
Allora
fi
feppe
il
corpo
‘Lunare
effere
di
fuperficie
ine@
guale
;
e
piena
di
cavità
j‘e
di
montagne
,
nella
guifa
appunto,
‘che
ci
ap.
arifce
la
terra
;
che
la
via
Lattea,
e
le
Nebulofe
,
ficcome
al
dir
di
Tulé
to
divisò
Democrito
;,
«altro
non
erano
,
che
ftelle
fiffe
,
che
per
la
loro
grandiffima
diftanza
,
e
per
la
loro
apparente
piccolezza
,
non
potevano
dalla
nuda
vifta
effere
inenminte
conofciute
;
e
che
vi
erano
duce
pel
Cielo
altre
moltiffime
ftelle
fiffe
,
incognite
all’
antichità
tutta.
Da
quefte.
offervazioni
,
avendo
preparato
altro
migliore
ftrumento
,
con
effo
effendo
affato
a
rimirar
Giove,
allora
fu
che
fi
feppe
effer
egli
corteggiato
di
quattro
ftelle
minori}
che
fe
gli
ravvolgono
intorno
con
moti
regolati
,
@
diftinti
,
le
quali
confacrando
alle
glorie
della
Real
Cafa
del
fuo
Sovrano}.
Pianeti
Medicei
gli
o
fcoprimento
così
nobile
,
e
così
grande
,
ché.
fino
a
quello
de’
fatelli
eat
Me
—
iti
di
Saturno
;
altri
invano
ha
tentato
‘con
uno
fo?
migliante
di
voler
fregiare
il
proprio
nome,
ed
emulare
quefto
belliffimo
del
Galileo.
Così
Giovanni
Jarde
,
ed
il
Malaperzio
pretefero
con
infelic@
efito
,
d’
aver
trovato
nuove
ftelle,
che
il
primo
chiamò
Sidena
Borbonia%.
I
altro
Sidera
Auftriaca
,
lune,
e
1°
altre
delle
quali
altro
non
erano,
ché
le
macchie
folari
da
effi
per
iftelle
vanamente
riputate.
Così
il
Reéita
per
fando
d’aver
ifcoperto
il
primo
alcune
ftelle,
Sidera
UrbanoFaviana
le
nomi?
nò
,
che
poi
fu
veduto
,
che
erano
cinque
fiffe
‘nella
coftellazione
dell’
A*
quario
,
ficcome
appunto
fette
fiffe:
nell
Orfa
maggiore
erano.
quelle
,,
ché
|
»i
‘
pre-
\
UENGI
VERSA
ILE.
xi
pretefe
‘di
aver
difcoperto
;
al
dir
di
Pier
Borelli,
Zaccaria.
Giovannide
,
alle
quali
il
nome
delle
fette
Provincie
unite
aveva
egli
attribuito.
E
così
finalmente
Francefco
Fontana
veggendo
nell’offervar
Venere
certi
punti
lu
cidi,
e
roffeggianti
,
che
forfe
erano
ne’
vetri
del
cannocchiale
da
lui
ade»
perato
,
gli
chiamò.
Comutes
Veneris
,,
e
per
primiero
ritrovatore
di
quefte
ftelle
,
che.mai
non
erano
ftate
in
natura
,
baldanzofamente
fil
pubblicò.
.
Quindi
feguirando
il
Galileo
Ja
così
gloriofa;
e
così
bene
incominciata
car-
riera,
non
contento
delle
fue
prime
nobiliffime
fatiche
,,
pafsò
ad
offervar
Venere,
quale
difcoperfe
mutar
figura
come
la
Luna,
e
che.tanto
ella,
che
Marte
facevano
fenfibiliffima
variazione
di
grandezza
ne’
loro
‘diametri
apparenti
;
e
rivolto
pofcia
a
Saturno
gli
apparve
quefto
tricorporeo
,
cioè
a
dire
il
corpo:del
Pianeta
di
figura
ellitica,
e
avente
allato
due
ftelle
,
difpofte.
in
linea
retta
parallele
all’
equinoziale.
Intorno
al
qual
Pianeta
;
benchè
non
paffaffe
più
oltre.
colle
fue
offervazioni
il
Galileo
j:e
non
dif
copriffe
quelle
novità,
che
mercè
della
maggior
perfezione
de’
cannocchiali,
fono
ftate
difcoperre
da’
più
moderni
Aftronomi
,
non'lafcia
d’
effere
ftato
egli
in
quefto
ifteffo
ammirabile
,
poichè
non
fi
potendo
acquietare
alle
of-
fervazioni
da
lui
fatte,
e
tornando
a
farne
delle
nuove
,
allorchè
egli
tro-
vò
Saturno
non
più
accompagnato
da
quelle
due
ftelle,
ma
folo,
e
perfer-
tamente
rotondo,
e
terminato
,
prediffe
,
.che
fi
farebbero
in
effo
vedute
dell’
altre
mutazioni
;
il
che
gli
arrecò
grandiffima
lode
,
come
fi
vede
dal.
la
lettera,
che
l’anno
r640
ferifse
al
Galileo
il
fuo
grande
fcolare
il:P.
Abate.
D.
Benedetto
Caftelli.,
nella.
quale
gli
dava
notizia
,
che
effendofi
pofto
a
riguardar
Saturno
;
l
aveva
ritrovato
di
figura
rotonda,
e
colle
due
ftelle,
che
l’accompagnavano
feparate
dal
corpo
del
Pianeta.
\Rifpofe
il
Galileo
a
quefta
lettera
del.
P.
Abate
Caftelli
;
\e
nella
rifpofta
gli
palesò
,
che
nell’
ultime
offervazioni
da
lui
fatte
in
Saturno,
l'aveva
veduto.
ac-
GARA
da
due
ftelle
non
più
rotonde’,
ma
di
figura
piuttofto
lunga
,
che
egli
per
meglio
fpiegarfi
;
chiama
due
mitre,
che
lo
riducevano
in
for-
ma
di
uliva,
e
che
taleta
la
palla
di
mezzo,
‘cioè
a
dire,
il
corpo
del
Pianeta
,
affai
diftinta
,
maffimamente
da
due
macchie
ofcuriffime
,
pofte
nel
mezzo
dell’attaccature
delle
mitre;
E
quindi
dicendo,
che
da
indiin
poi
farebbe
ftata
opera
«d'’
altri
il
far
fomiglianti
offervazioni
,
poichè
egli
dalla
cecità
ne
era’
affatto
impedito
;
promette
,
che
regiftrando
di
tempo
in
tem-
po
le
mutazioni,
che
fuccedevano,
fi
farebbero
alla
fine
ritrovati
ficura.
mente
i
loro
periodi,
e
fi
farebbero
tolte
via
quelle
difficoltà
,
che
ingom.
bravano
la
fua
menté,
ed
erano
cagione
,
che
egli
non
pronunziava
nien-
te
di
certo
in
un
così
notabile
avvenimento.
Quefte
dubbiezze
,
che
ave.
va
il
Galileo
intorno
a
Saturno,
e
il
non
appagarfi
delle
fue
prime
fco-
perte
;
ed
il
prevedere
,
e
annunziare,
che
in
quefto
altiffimo
Pianeta
fa.
rebbero
fucceduti
altri
cambiamenti.,
e
il
confortare
a
nuove
offervazioni
per
giugnere
una
volta
a
ftabilire
di
rali
mutazioni
‘il
vero
periodo
,
fa
ve
dere
quanta
foffe
1’
acutezza
‘del
fuo'
profondo
‘difcernimento
,
che
il
fece
S'Uugnere
ad
immaginari
in
qualche
manieta,
ciò
che
la
debolezza
de”
ves
B:
2
tri,
xii
PREFAZIONE
tri,
benchè
#
migliori,
che
allora
fi
poteffero
avere
;
gli
toglieva
di
poter.
offervare.
Ed
in
fatti
confermarono
pofcia
le
fcoperte
de’
novelli
Aftrono«
mi
la
predizione
de’
cangiamenti
di
Saturno
,
che
fatta
aveva
il
Galileo
3
quando
il
chiariffimo
Criftiano
Ugenio
fece
palefe
}
che
quelle
,
che
al
Ga.
lileo
erano
apparfe
due
ftelle,
era
un
anello,
che
circonda
per
ogni
parte.
Saturno
,
il
quale
a
gran
fatica.
è
da
noi
percettibile,
ed
allora
fi
vide
che
le
variazioni,
che
avea
confiderate
il
Galileo,
ed
il
Padre
Abate
Ca
ftelli,
altro
non
erano,
che
la
diverfità
degli
afpetti,
che
riceve
nella
fua.
sfera
l'anello;
i
quali
egli
acquifta
per
via
di
lenti
progreffi
da
una
faccia.
all’
altra,
comparendo
talvolta
con
un
ampio
cerchio
aperto
,
ed
un’
altra.
fenza
apparenza
di
effo.;;
dimodochè
in
una
parte
della
sfera
egli
apparifce'
con'
una
elliffe
più
ampia
,
che
dà
un
grande
fpazio
fra
effo
,
e
Saturno
x
in
‘un’
altra.
parte
poi
con
una
elliffe
minore
;,
indi
tuttavia
minore
,
e
tar
lora
come>una
femplice
;
e
fottil
linea
retta,
ed
altre
volte
non
è
punto.
vifibile.
Appatifce
1
anello:
in
‘una
parte
della
sfera
con
un’
elliffe.
più
ame.
pia
,
guado
il
Pianeta
è
a
gradi
ventie
mezzo
di
Gemini
,
e
di
Sagitta=
rio
;
ed
allora
non
è
vifibile,
e
Saturno
apparifce
tondo,
quando
egli
è
in
gradi
venti,
e
mezzo
di
Vergine,
e
di
Pefci}
e
così
dimoftra
P
Uge-
nio.
Ma
Guglielmo
Derham
perfpicaciffimo
Aftronomo
,
dice
apparira
°
che
in
quel
cafo
una
ftretta,
e
piccola
linea;
che
attraverfa
la
metà
de
difco,
che
&di
colore
differente
dal
refto
della
faccia
del
Pianeta
;
e
così
dice
egli,
che
lo
vide
con
un
occhiale
di
34
piedi
di
lunghezza
alla
fine
del
mefe
d°
Ottobre
,
ed:
al
‘principio
di
Novembre
P
anno
P7E4-
5°
ficcome
un
poco
prima
di
quefto
tempo
;
cioè
a
dire
a°
26
di
Settembre
dell
anno
medefimo
,
afferma
,
che
difcoperfe
1’
angufte
eftremità
dell’’anello.;.
che
us
fcivano
fuori
da
ciafcheduno
de’
lati
di
Saturno.
|
MW
Nel
tempo
medefimo:,
che
ritrovò:
il
Galileo
il
cannocchiale
,
penfandoz.
che
la
facultà
di
effo
altra
non
era,
che
di
appreffare
,
ed
ingrandire
im
apparenza
quegli
oggetti.,
che
fono
da
noi
per
lungo
fpazio
remoti
,
e
per
quefto
mezzo
ajurare
la
noftra
vifta
,
che
è
debole
,,
e
fiacca
per
vedere
if
tanta
diftanza
,
pensò
ancora
al
modo
di
renderla
valevole
a
difcernere
le
pic
coliffime
cofe
,
le
qual:
benchè
pofte
in
poca
lontananza
dall’
occhio
gli
fono!
tuttavia
interamente
invifibili
,
ed
inventò
il
Microfcopio
«d’
un
conveffo
,
&
d’
un
concavo
,
ed
infieme.
di
uno
;\0
più
conveffi
,
che
egli
Occhialino
pef
vedere
le
cofe
minime
ebbe
in
coftume
di
appellare
,
ed'applicandolo
alla
dili@
ente
offervazione
delle
parti
minime
;
ed
alla
ftruttura
degli
infetti,
fece
ves
Se
nella
prodigiofa
piccolezza
di
effi,
non
meno
che
nelle
cofe
grandifi
me
,
la
grandezza
di
Dio,
e
le
miracolofe
operazioni
della
natura,
la
qua
le
come
bene
afferma
Plinio,
nufquam
magis
quam
in
minimis
tota
eft.
Dell
invenzione
di
quefto
inftrumento
è
avvenuto
appunto
;
come-degli
altri
fuof
nobiliffimi
«ritrovamenti,
che
effendo
ftato
il
Galileo
liberaliffimo
in
comà.
municarli
al
mondo
per
comune
benefizio
,
ha
dato
largo
campo
a
coloro
che
non
avendo
del
proprio
;
e
volendo
put
comparire
ricchi,
e
adorni
&
ogni
più
pregevole
facoltà
;;
tolgono
ingiuriofamente
P
altrui;
e
fpaccian®
pot
per
U
fe
O
IE
TIE
ENEA
IE
*
Î
UNIVERSALE:
iù
per
parti
del
proprio
intendimento
ciò,
che
efli
nè
avevano
penfato
giani=
mai,
nè
avevano
forfe
talento
nè
pur
di
penfare.
Perciò
molti
di
quefti
tali
fono
ftati
in
varj
tempi,
che
fi
fono
fatti
arditi
di
pubblicarfi
per
ri-
trovatori
del
Microfcopio
>
il.che
quanto
falfamente
abbiano
fatto
,
mani-
feltamente
il
dimoftra,
che
non
folamente
nel
tempo,
che
il
ritrovò
il
Galileo,
ma
nè
pure
molti
anni
dopo
,
e
fino
all’
anno
1646
,
non
vi
fu
chi
ardiffe
di
pubblicare
per
fua
fomigliante
invenzione
,
quando
di
già
il
Galileo
pel
corfo
di
lungo
tempo
l’
aveva
a
molti
Signori,
ed
amici
co-
municato
,
e
in
varie
guife
fe
n°
era
fatto
conofcere
per
lo
vero
ritrova-
tore.
L’anno
1612
ne
mandò
uno
in
dono
a
Sigifmondo
Re
di
Pollonia,
ficcome
nota
il
Viviani
negli
Elogi
riportati
in
fine
del
fuo
libro
de
Jocis
folidis
,
contuttochè
ivi
prenda
abbaglio
nel
nome
di
quel
Re
,
chiamando-
lo
non
Sigifmondo
,.ma
Cafimiro.
Dipoi
nel
1624
ne
mandò
a
donare
un
altro
al
Principe
D.
Federigo
Cefi
ie
dell’
Accademia
famofa
de’
Lincei,
del
quale
con
lettera
fegnata
ne’
23
di
Settembre
gli
ferive
in
que-
fta
guifa.
Invio
a
Voftra
Eccellenza
un
Occhialino
per
vedere
da
vicino
le
cofe
mi-
mme
,
del
quale
fpero
che
ella
fia
per
prenderfi
gufto
,
e
trattenimento
non
pic»
colo
,
che
così
accade
a
me.
Ho
tardato
a
mandarlo
,,
perchè
non
l
ho
prima
ri
dotto
a
perfezione,
avendo
avuto
difficultà
în
trovare
il
modo
di
lavorare
i
cri
Stalli
perfettamente.
I’
oggetto
$°
attacca
ful
cerchio
mobile
>
che
è
nella
bafe
,
e
Si
va
movendo
per
vederlo
tutto
,
attefoche
quello
;
che
fi
vede
in
un
occhiata
,
è
piccola
parte
5
e
perchè
la
diffanza
fra
la
lente.
,
e
D
afpetto
vuol
effere
puntua-
li[fima
nel
guardare
gli
oggetti
,
che
hanno
rilievo,
bifogna
potere
avvicinare
,
€
difcoftare
il
vetro
,
fecondo
che
fi
guarda
quefta
;
o
quella
parte
;
e
perciò
il
camoscino
fi
è
fatto
mobile
nel
fuo
piede,
o
guida
,
che
dir
lavogliamo.
Dee
Si
ancora
ufarlo
nell’
aria
molto
ferena
,
e
lucida,
e
meglio
è
al
fole
medefimo,ri-
cercandofi
che
V
oggetto
fia
illuminato
affai.
Io
ha
contemplato
moltiffimi
anima-
lucci
con
infinita
ammirazione,
tra
1
quali
la
Pulce
è
orribiliffima
,
la
Zanzara,
e
la
Tignola
fono
bellifime,
e
con
gran
contento
ho
veduto
come
facciano
le
Mofche
cd
altri
animalueci
a
camminare
attaccati
agli
fpecchi,
ed
anco
di
fotto
in
fu.
Ma
V.
E.
averà
campo
larghi[fimo
di
offervare
mille,
e
mille
particolari
,
de’
quali
la
prego
a
darmi
avvifo
delle
cofe
più
curiofe.
In
fomma
ci
è
da
contemplare
infinitamente
la
gran-
dezza
della
natura,
e
quanto
fottilmente
ella
lavora,
e
con
quanta
indicibile
diligenza
.
Altro
parimente
ne
mandò
il
Galileo
al
nobile
,
ed
erudito
Bartolommeo
Imperiali,
il
quale
dopo
aver
ricevuto
così
pregiato
dono
,
ed
aver
confi.
derato
i
fuoi
effetti
in
una
fua
lettera
de’
3.
Settembre
1624.
così
fcrive
al
Galileo.
Non
bo
parole
abbaftanza
per
ringraziarla
dell’
occhialino
,
che
fi
è
compiaciuta
mandarmi
,
il
quale
è
in
tutta
perfezione
;
ed
ha
dell’
ammirabi=
le,
ficcome
fono
tutti
i
fuoi
ritrovamenti
,
e
di
quefti
è
veriffimo
quel
che
accenna
,
perchè
10
fcorgo
cofe
in
alcuni
animalucci
,
che
fanno
inarcar
le
ci
glia
,
e
danno
largo
campo
di
filofofare
nuovamente
.
Di
cofa
sè
rara
ho
ambi»
zione
d’
efsere.
ffato
favorito
io
il
primo
in
Genova
,
e
me
lo
tengo
cariffimo
5
fono
molti
che
ne
defiderano
ye
lo
lodano
infino
alle
ftelle
;
ed
îo
non
ho
poco
che
fare
în
dar
Soddisfazione
‘a
tanti
.
Ed
il
fomigliante
fece
E
arlis
xiv
PREFAZIONE
Marfili
nobilifimo
Cavaliere
Bolognefe,
autore
di
una
nuova
offervazione
intorno
‘al
declinare
della
Meridiana
,
a
cui
fcrivendo
il
Galileo
una
let:
tera
ne
17
Dicembre
dell’
anno
1624,
fra
le
altre
cofe
gli
dice
ancora
©
Gli
averei
mandato
un
occhialino
per
vedere
le
cofe
minime
da
vicino
,
ma
P
orefice
;
che
fa
il
cannone,
non
l
ha
ancora
finito.
Di
quefta
notevole
ine
venzione
del
Galileo
‘ne
fa
ancora
memoria
Niccolò
Aggiunti
Lettore,
-
delle
Matematiche
nello
Studio
di
Pifa,
nell’
orazione,
che
egli
fece
quane
do
diede
principio
a
quella
lettura,
e
che
fu
dipoi
ftampata
in
Roma
l'an.
no
1627.
dove
ragionando
de’
tanti
,,
e
così
fublimi
ritrovamenti
fatti
dal
Galileo,
dopo
aver
parlato
del
cannocchiale
,
così
del
Microfcopio
favella
?.
Sed
majoris
ne
ego
tantum
Telefcopii
laudes
commemarabo
,
©*
e)ufdem
Galilet
Microfcopium
tacitus
preteribo
?
Nonne
hujus
etiam
lepida
,
arguta
,.
atque
wet
zilis
voluptas
et
?
In
pufillis,
ac
minutulis
animalculorum.
corpufeulis
,
acutife
Sfima
nature
falertia
quam
maximè
elucebat
$
verum
ifthec
ante
effugiebant
no
ftram
imbecillam
aciem
oculorum
,
qui
ad
bafce
tenwiffimi
operis
fabertimas
fube
tilitates
infpiciendas
fatifcebant
gx
dudum
vero
Telefcopioli
uft
ita
fenfum:
vifus.
exacuimus
,
ut
quarumcumque'
beftiolarum
articulos
omnes,
©
membratim:
minta
ma
queque
oculis
ufurpemus
,
©
Iynceolo
hoc
ocellulo
in
infettis
vagimpenmibus
yi
terreque
inteftinis
,
hamatos
,
vel
bifurculatos
unguiculos
,,
hirfutula
crufcula
°°
forficulata
roftella
,
difcolores
,
verficolorefque
alvo
procurfus,
reticulata’
lumi=
na
,
totam
denique
fpeciem
cunttanter
vimamur
,
ommemque:
configurationem
per=t.
attente,
acriterque
confiderantes
,
incredibili
perfundimur
voluptate
>
que’
fane
admirabilis
,
fubtilis
,
©
divini
propemodum
ingenti
plena
eft
,,
ut
fola
perpe=
zuum
‘uberrima
orationis
argumentum
mereatur.
Dalle
quali
cofe
io
porto
fer=
ma'
opinione
,
che
manifeftamente
apparifca
con
quanta
verità
fia
ftato.
af
ferito,
che
il
Galileo
del
Microfcopio
.ftato
fia
il
ritrovatore
,
e
‘quanto»
ingiuriofamente
altri
abbiano
tentato
di
volerlo
fpogliare
della
gloria
,
che
per
una
tale
pellegrina
fpeculazione
a
buona
ragione
era
dovuta
a
lui.
folo
.
ca
1
Profeguiva
frattanto
il
Galileo
le
fue
belle
offervazioni
celefti,
e
proce
curando
fempre
di
render
migliore
il
fio
occhiale
,
fempre
a
nuovi
impore
S
tantiffimi
difcroprimenti
fi
preparava,
e
felicemente
gli
fortà
P
intento
i.
e
DAI
I
poichè
egli
fù,
che
il
primo
di
tutti
dimoftrò
le
macchie
folari
,,
ed
avvi+,
sò
il
fuo
fentimento
intorno
al
luogo”,
all’
effenza
,,
ed:
al
moto:
di
effe
è.
e
diede
di
più
l'importante
notizia
P
aver
per
mezzo
di
quelle
offervato:,,
che.
il
corpo
folare
fi
rivolge
in
fe
fteffo
,
avvenimento
,.
che
giunfe
nuoviffimo'
a
tutti
gli
aftronomi
,
a
cui
egli
colla
fublimità
della
fua
mente
riferiva
le
casioni
fifiche
di
nuove,
e
mirabili
confeguenze.
Nell
ifteffo
tempo:
mar.
nifeltò
con
maggiore
efattezza
î
tempi
periodici
de”
movimenti
de”
Pianett.
Medicei
;
quali
dipoi
perfezionò
in
tal
guifa
colle
fue
puntuali,
e
fquifite.
offervazioni,
che
ne
fabbricò
le
tavole,
ne
calculò
l’effemeridi,
nelle
quali.
prediffe
le
loro
coftituzioni
,
le
congiunzioni
,
l'
eccliffi
,
I’
occultazioni,
&
gli
‘altri
particolari
accidenti.,
fino
allora
da
lui
folo
offervati,
e
conofciu*.
ti.
Nè
ftancandofi
mai
,
nè
mai
tralafciando
le
fue
belle.
fatiche
,
mifurò,.
con
UNGVERSALE.
xy
con
ragioni
geometriche
1°
altezzà
de’
monti
da
lui
difcoperti
nella
faccia
della
Luna
;
il
che
con
tale
evidenza,
e
con
sì
nobil
chiarezza
dimoftrò
,
che
fece
ben
vedere
a
chiunque
ha
fior
di
fenno,
e
non
fi
pone
per
un.
vano
capriccio
,
€
per
una
fciocca
prefanzione
ad
impugnare
quelle
dottri-
ne,
che
non
ha
nè
vedute
nè
intefe
giammai
,
che
il
difcoprimento
,
e
la
mifura
dell’
‘altezza
de’
monti
Lunari
fatta
dal
Galileo
non
è
una
favola
di
vecchierelle,
ma
è
un
ingesnofo
ritrovamento
,
altrettanto
nuovo
in
aftronomia
,
quanto
egli
era
vero,
ed
eterno
nella
natura
.
Nè
quivi
po-
fando
il
fuo
fottiliffimo
‘intendimento
,
nell’
ultima
lettera
delle
macchie
folari
diede
il
primo
avvifo
di
quel
tenue
lume
,
e
fecondario,
che
fi
fcor-
ge
nel
difco
lunare,
allora
che
quefto
Pianeta
fi
va
a
congiugnere
col
So-
le,
che
egli
in
una
fola
parola
candor,
Lunare
lo
nominò,
€
che
dipoi
nella
fua
belliffima
lettera
al
Principe
Cardinal
Leopoldo
«di
Tofcana
,
egli
difefe
gagliardamente
contro
‘all’
accufe
di
Fortunio
Liceti,
e
fece
chiaro
altro
non
effere
,
che
la
refleffione
nel
corpo
Lunare
di
quel
lume,
che
allora
ricevè
la
Terra
dal
Sole,
il
quale
è
tanto
maggiore
di
quello
,
che
dipoi
rende
la
Luna
alla
Terra
nell’
allontanarfi
dalla
‘congiunzione
col
So-
le,
quanto
la
parte
della
Terra
illuminante
la
Luna
,
è
maggiore
di
quel.
la
della
Luna
,
che
il
lume
del
Sole
riflerte
pofcia
alla
Terra.
Dipoi
non
mai
pago
de
fuoi
così
fublimi
ftudj,
nuovamente
fi
pofe
a
contemplare
la
Luna,
la
quale
fempre
aveva
ritrovata
feconda
di
fingolari
avvenimenti
;,
e
nella
Lettera
al
Conte
Alfonfo
Antonini
avertì
quella
fua
mirabile
titu»
bazione
,
cioè
a
dire
quel
moto
di
librazione
,.
che
ella
ha
in
Jlatitudine
,
e
in
longitudine,
che
il
Galileo
manifeftamente
raccolfe
dall’
offervare,
che
alcune
macchie
vicine
all’
eftremità,
o
vogliamo
dire
al
margine
del
difco
Lunare,
mutavano
notabilmente
diftanza
dall’
orlo
«del
difco
medefimo.
Convenne
al
Galileo
intermettere
per
alcun
tempo
le
fue
tante
,.e
così
varie
offervazioni,
e
le
fue
mirabili
fpeculazioni
fopra
le
cofe
del
Cielo,
e
intender
}
animo
ad
altri
ftudj
;
e
quefto
fu
per
far
palefe
la
fua
dottrina
intorno
alle
cofe,
che
ftanno
full’
acqua,
o
che
in
effa
fi
muovono
.
Era
nata
difputa
fra
il
Galileo,
ed
alcuni
Filofofi
Peripatetici
,
i
quali
"voleva-
no,
che
il
chiaccio
foffe
acqua
condenfata,
e
che
il
galleggiare,
o
l’
anda-
re
a
fondo,
che
in
effa
fanno
1
corpi,
dependeffe
dalla
loro
figura,
ed
il
Galileo
‘affermava
il
ghiaccio
effer
piuttofto
acqua
rarefatta,
e
che
il
galleg-
siare,
o
l’
andare
a
fondo
de’
folidi
non
dependeva
in
alcun
modo
dalla
loro
figura,
ma
bensì
dalla
maggiore,
o
minor
gravità
in
rifpetto
dell’
ac-
qua.
Quefta
differenza
di
pareri
diede
forte
motivo
al
Galileo
di
pubblica-
re
il
Difcorto
delle
gallessianti,
nel
quale
maravigliofamente
ARTO,
ed
illuftrando
la
dottrina
d’
Archimede
fopra
tal
materia,
di
no
iliffime
fpeculazioni,
e
di
alte,
ed
infieme
chiare
dimoftrazioni
l’
arricchì.
Fece.
palefe
in
quefto
trattato
quanto
vanamente
adoperino
coloro
,
che
tutto
ciò
che
non
efce
dalle
fcuole
rigettano
come
fallo,
e
non
buono
,
e
con
dimoftrativa
progreffione
riducendo
le
cagioni
di:
rali
effetti
a.
princip)
più
intrinfechi
,
ed
immediati,
rinnuovò
,
e
riftabili
l’
antica
dottrina
die
11010=
xvi
PREFAZIONE
Filofofij
da
i
Peripatetici
infegnamenti
abbattuta
,
e
difcoprì
le
caufe
di
alcuni
accidenti
ammirandi
,
e
quafi
diffi
,
incredibili
,
che
VruREno
lu
me
,
ed
utilità
fingolare,
all’
importantiffime
fcienze
idroftatiche
hanno
po
{cia
arrecato
.
Imperocchè
non
folamente
riftabill
il
Galileo
in
quefto
ra
gionamento
delle
galleggianti
la
dottrina.
d’
Archimede
,
ma
quella
ancora
degli
Stoici,
che
tali
opinioni
abbracciavano
,
come
fi
ricava
da
Seneca
nelle
Quiftioni
naturali,
che
ciò
,
che
dipgi
apertamente
dimoftrò
il
Gali«
leo,
va
in
qualche
guifa
adombrando
,
allora
che
rende
la
ragione
,
come
poteffe
avvenire
;
che
in
uno
ftagno,
che
era
in
Siria,
i
mattoni,
ed
altri
corpi,
avvengachè
gravi,
non
vi
fi
fommergeffero
:
Hujus
re,
dice
egli,
palam
cauffa
ef,
quameumque
vis
vem
expende,
©
contra
aquam
flatue
,
dum
modo
utriufgue
par
fit
modus»
fi
aqua
gravior
et
,
leviorem
rem,
quam
ipfa
eft,
feret,
©
tanto
fupra
fe
extollet,
quanto
erit
levior
$
graviora
defcen
dent.
At
fi
aque,
©
ejus
rei,
quam
contra
penfabis,
par
pondus
erit,
nec
pef=
fum
ibit,
nec
extabit
;
fed
equabitur
aque
gs
©
natabit
quidem,
fed
pene
mera
fa,
nec
rulla
eminens
parte
.
Hoc
eft
cur
quedam
tigna
fupra
aquam
,
pene
tota
efferantur,
quedam
ad
medium
fubmerfa
fint
,
quedam
ad
equilibrium
aque
defcendant
.
Namque
cum
utriufgue
pondus
par
eft
,
neutraque
res
alteri
cedit
,
graviora
defcendunt
,
leviora
geftantur
.
Grave
autem,
©
leve
eft
;
non
eftimatione
noftra,
fed
comparatione
ejus
quo
vebi
debet.
Infegnò
il
Galileo,
che
la
vera,
intrinfeca,
e
propria
cagione
de’
diverfi
movimenti,
e
della
quiete
de?
diverfi
folidi
nell’acqua
dipende
dalla
gravità
de’
mobili,
e
del
mezzo,
in
cui
effi
fi
muovono,
dimodochè
un
corpo
più
gra
ve
in
ifpecie
dell’acqua
va
in
fondo
,
uno
meno
grave
in
ifpecie
gallega
gia,
ed
uno
che
fia
d°
egual
gravità
‘alla
mole
dell’
acqua
,
che
gli
contra
fta,
in
qualunque
parte
di
effa
fta
fermo.
Con
quefta
dottrina
{piega
il
Galileo
L
cagione
,
perchè
i
Pefci
in
qualfivoglia
acqua
,
ora
fi
trattenga=
no
a
fondo
,
ora
ftieno
a
galla,
e
talora
fi
mantengano
fermi
in
qualune
que
parte
di
effa
;
imperocchè
avendo
la
maeftra
natura
provveduto
il
lo-
ro
corpo
d’
una
vefcicchetta
,
che
per
un
angufto
canale
rifponde
alla
boe
ca
,
la
quale
comunemente
fi
chiama
il
nuotatojo
,
per
mezzo
di
quefta
mandano
fuori
a
voglia
loro
parte
dell’
aria,
che
ivi
fi
contiene,
o
ve
nendo
col
nuoto
a
galla
;
altra
ne
attragono,
e
con
tal’
arte
fi
rendono
ora
più,
ora
meno
gravi
dell’
acqua
,
e
talvolta
in
quella
,
fecondo
che
piace
loro
,
s
equilibrano
3
Nelle
quali
operazioni
non
vi
ha
parte
neffuna
la
maggiore
,
o
minor
profondità
dell
acqua,
in
cui
nuota
il
Pefce
,
nè
effere
egli
a
galla,
0
in
fondo,
o
nella
regione
media,
come
non
ha
molto
;
che
volle
moftrare
un
Autore
moderno
;
perciocchè
il
Pefce
in
qualunque
altezza
d’
acqua,
e
in
qualunque
parte
di
effa
ha
la
facultà
&'
equilibrarfi,
e
d’
andare
a
fondo,
o
di
falire
a
fior
d’
acqua,
come
più
3
piace.
Il
che
ingegnofamente
dimoftrò
il
Borelli
nel
fuo
libro
del
moto
degli
Animali
,
nel
quale
fece
chiaro
,
che
i
Pefci
per
iftare
in
equilibrio
nell’
acqua,
non
hanno
di
meftieri
di
foftenere.
il
FORA
pefo
,
non
gra
vitandovi
dentro
,
nè
efercitando
ivi
alcuna
forza
di
compreflione
,
poichè
il
UT
NIIOVI
ER
SIA
LIE.
vil
al
nuotatbjo;
che:
hanno!
lneb
ventre
ripieno
di
aria,»
compenfa
il
pefo
della
«carne
loro}
e
degli
offi;
e:
cosìiquefta
mole
compofta
delle:
parti
folide
del
Pefce;
e
dell’aria
racchiufa
,
fi‘
rende
egualmente:
grave
«alla
mole
dell
acqua
eguale
ad
effa.
Nè
migliore:
provvedimento
poteva
fornir
loro
la
na»
tura.
,.
poichè
fi
vede
,
che-quei
Pefci,
che
fono
manchevoli
del
nuotato;o
ftanno
fempre
in
fondo,
ed.
il
Borelli
riferifce.,
‘che.
aveva
veduto!
fra
le
molte;
e
‘critiofe
efperienze
;.
cheallora
fi
facevano»
nella
famofiffima;
Acca-
‘demia
del
‘'Gimento
+,
che
un.
Pefce
,
<a
cui
«nel
vacno
del.
Torricelli
‘era
Atata
tagliata
la
vefcica
ripiena
di
aria;
per
un-mefe
intero
,
che
;dopo-
era
«campato
;
pofto
in.
una
Pefchiera,
non.
aveva
più
potuto
alzarfi
nell’acqua:,
‘ma
fempre
a.
guifa
delle
ferpi
sera
ftrafcinato
nel.fondo.
E
perchè
per
fo=
pravvegnente
cagione
facilmente
fi
muta
la
gravità
,
e
denfità
dell
acqua
,
ed
in
tal
guifa
la
mole,
di
effa
può
divenire
più
;
o
men
grave
in
ifpecie
della
mole
del
Pefce,
e
pertùrbarfi
I
equilibrio,
a
tutte
quefte
varietà
ot-
‘
.timamente
fupplifce;
il
Pefce
coll’
artificio
meccanico
del
fuo
nuotatojo
,
il
quale
in
vigore
de
i
mufcali,,
da
cui
è
fafciato
,
puote!
così
comodamente
comprimere,
quanto
è
baftevole
,..perchè
fi
faccia
la
fua
mole
egualmente
grave
alla
mole
dell’
acqua;
ch’
entrerebbe
nel
luogo
fuo.,
‘acciocchè
egli
a
in:
tal.cafo.in
qualunque
regione
dell’
acqua
equilibrarfi
;
e
volendo
alire
più
in
alto,
ha
facultà
di
slargare
i
mufcoli
dell’
addome,
onde
!'
a-
ria.
efercitando.
la
fua
forza
.elaftica,
occupi
fpandendofi
maggiore
fpazio,
ed
egli
{i
renda.men
grave.in
ifpecie
dell’
acqua
je
volendo
fcendere
più
in
fondo;
contrae
i
medefimi.mufcoli;
e
riftringe
il
nuotatojo;
di
maniera
che
iene
ad.
occupare
fpazio
minore;
ed.
a
farfi
in
confeguenza
più
grave.
Nè
a
produrre
fomigliante
effetto
nei
Pefci
;
ficcome
nè
meno»
nel.
far
«galleg:
‘giare,
o
andare
in
fondo i
folidi
di
qualunque
forta
,
vi
ha
veruna
parte
ìa
maggiore,
0
minor.
profondità
dell’
acqua
ad
effi
fottopofta
,
come.
falfa-
mente
hanno
‘alcuni
voluto;
imperciocchè
maeftrevolmente
moftra.
il.
Gali-
deo,
che
ficcome
il
momento;
col
quale
‘il
folido
più
grave
in
ifpecie
dell’
acqua,
contrafta
col
momento
di
qualunque:
mole
di
acqua,
è
capace
a
ri-
tenerlo.
fenza
‘che
egli
fi
follevi.
giammai;
così
è
chiaro
;
che
molto
meno
potrà
da
effa
effere
alzato,
onde
infondendofi
acqua
quanto
fi
voglia,
refte-
rà
fempre
in
fondo
;,
è
con
tanta
difficoltà
ad
effere
follevato
;
quanto
il
pefo
affoluto
di
effo
fupera
il
pefo
affoluto
d’
una
mole
d’
acqua
‘a
fe
eguale
i
poichè
la
quantità.
dell’
acqua,
che
fi
aggiugne
,,
avvengachè
foffe
grandiffima
;
non
accrefce
la
preffione
delle
parti.
circonfufe.
al.
folido
im.
merfo
;
imperocchè
egli
non
contrafta
fe
non.
con
quelle
parti
dell’
acqua
,
che.
al
moto
del
folido
ancor
effe
fi
muovono;
di
maniera,
che
avendo
di-
moftrato,
che
il
tutto
depende
dagli
fcambievoli
eccefti
della
gravità
de’
fo.
idi,
e
dell’
acqua,
e
che
1
ecceflo
della
gravità
dell’
acqua
fopra
la
gravi.
tà
del
folido.,
che
in
effla
fi
pone,
è
la
vera
cagione
del
fuo
galleggiare;
ha
fatto
vedere
come
poffa
una
piccola
quantità
d’
acqua
follevare
un
foli=
o
di
molto
maggior
pelo
,,
che;ella
non
è
,
avendo
dimoftrato
,
che
è
ba-
Itevole,
che
tali
differenze
fi
trovino
tra
le
gravità
in
ifpecie
dell’
acqua.,
Tom.-I,
SE"
CL
e
del
svi
PREFAZIONE
e
del
folido
s
fieno
poi
le
gravità
affolute,,
quali
effere
fi
vogliono,
in
suifa,
che
un
folido,
purchè
egli
fia
men
grave
in
ifpecie
dell’
acqua
»,.
benchè
di
pefo
affoluto
foffe
mille
libbre,
potrà
da
dieci
libbre
d’
acqua
effer
follevato,
e
per
lo
contrario
un
altro
folido
più.
grave
in
ifpecie
‘dell’
acqua
,
avvengachè
di
pefo
affoluto,
non
foffe
più
d’
una
fola
libbra.,
non
potrà
dall’
acqua
tutta
nel
Mare
effer
innalzato
,
e
foftenuto.
Dalle
quali
‘cofe
apertamente
fi
puote
ravvifare
,
quanto
foffe
1
abbaglio
di
Plinio
,
che
idal
confiderare
,
come
la
nave
,
che.
portato
avea
la
Piramide
fatta
dall’
Imperador
‘Claudio
condurre
a
Roma
,
non
aveva
pefcato
meno
nel
Teve:
re,
che
nel
Nilo,
‘afferma,
che
apparve
da
quefta
efperienza
non
effervi.
ftata
minor
quantità
d'
acqua
nell’
un
fiume
,
che
nell’
altro.
Dal
raccone
to
di
quefto
naturale
Iftorico
agevolmente
ingannato
vil
Barattieri
nel
fuo.
Trattato
d’
acque
non
dubitò
d’
afferire
,
che
il
corpo
d’
acqua
maggiore
|
in
altezza
è
più
forte
nel
foftenere
,
il
che
dice
egli
effere
ftato
provato.
quando
fi
conduffero
d’
Egitto
a
Roma
le
Piramidi,
le
quali
perchè
tro
varono
il
Tevere
di
maggior
corpo
d’
acqua
del
Nilo,
meno
pefcarono
le
barche
dentro,
e
fopra
l’
acque
del
primo
,
che
fopra
quelle
del
fecondo
in
prova
di
che
fegue
a
dire
,
che
È
navi,
che
efcono
da'i
fiumi,
ed
ene
trano
nel
Mare
,
s'
alzano
fuori
dell’
acque
affai
più
nelle
falfe.,
che
nelle
dolci,
perchè
colà
trovano
la
profondità
maggiore.
L’
errore
del:quale
da.
ciò,
che
ha
dimoftrato
il
Galileo
,
e
da
quello
;
che
poco
dianzi
fi
è
det«.
to
,
fi
fa
manifefto
,
poichè
non
vi
ha
dubbio,
che
non
già
per
la
vana.
cagione
di
aver
ritrovato
maggior
corpo
d’
acqua,
come
falfamente
fi
va
fupponendo
‘queft’
Autore,
ma
intanto
dovettero
pefcar
meno
le
barche
nel.
Tevere
,
che
nel
Nilo,
quanto
che.
l’
acque
di
quello
per
nuova
cagione,
come
talvolta
avviene
,
fi
dovevano
effere
rendute
più
gravi
in
ifpecie
dell’
acque
di
quefto
,
e
per
tal
motivo
le
navi
s°
alzano
più
nell’
acque
falfe
4.
che
nelle
dolci,
effendo
manifeftiffimo
a
chicchefia
1°
acqua
del
Mare
effer.
re
di
gravità
a
quella
de’
Fiumi
di
gran
lunga
foperiore.
Intorno
a
que:
fto
difcorfo
delle
Galleggianti
molti
ftudj
aveva
fatto
,
e
molte
cofe
aveva.
preparato
il
Viviani,
per
fervirfene
in
quelle
note,
che
egli
voleva
ripor:.
re
nell’
edizione
,
che,
come
già
ho
narrato
,
aveva
in
animo
di
pubbli:
care
dell’
Opere
tutte
del
Galileo
;
nè
voglio
tralafciare
quì
di
riferire
cad
fua
ingegnofa
fpeculazione
fopra
tal
materia
,
che
fra
quefti
fuoi
ftud
{ql
trova
accennata
,
comecchè
confacevole
al
propofito
di
cui
finora
ho
favele
Jato
;
e
che
per
avventura
fe
non
trovaffe
luogo
‘in
quefti
fogli,
refterebbe
fepolta
nelle
cieche
tenebre
dell’
obblivione.
Avverte
il
Viviani,
fecondo.
Ja
propofizione
del
Galileo,
che
è
veriffimo
,
che
qualunque
folido,
o
quar.
lunque
mole
,
che
dir
vogliamo
,
meffa
nell'acqua,
perde
tanto
di
pelo
3.
quanto
è
la
gravità
dell’acqua
,
che
occupa
la
buca
Eta
dalla
mole
medee
ma
;
e
che
è
altresì
vero,
che
una
mole,
che
galleggi
nell’
acqua,
in
effa
non
pefa
niente.
Quindi
paffa
il
Viviani
a
dedurre
con
nuova
,
e
grazio
‘maniera
la
belliffima
conclufione
già
propofta
da
Archimede
,
che
una
mo
le,
che
galleggi
nell’
acqua
,
pefa
tanto
in
aria,
quanto
pefa
l’acqua
»
che
UNIVERSALE.
XIX
che
riempie
la
cavità
fatta
da
effa
allorchè
in
quella
s’
immerge
+
Conciof-
fiachè
avendo.
quella
mole
pofta
in
acqua
perduto
della
fua
gravità
,
tanto
appunto
quanto
pela
l’
Le
che
lo
fpazio
riempie
della
cavità
fatta
da
quella
,
per
lo
contrario
il
pefo.
dell’
acqua,
che
riempie
la
cavità,
è
il
pefo:
perduto
dalla
medefima
mole
j
ma
perchè
il
pefo
perduto
fi.
è
il
pefo
della.
mole
pefata
in
aria
,
perciocchè
ella
è
galleggiante
}
di
quì
ne
avvie-
ne,
che
il-pefo
dell’
acqua
,
che
riempie
la
cavità
è
il
pefò
della
mole
gallesgiante
pefato
in
aria
.
E
per
venire
chiaramente
in
cognizione
,
con
modo
ancora
meccanico
della
verità
di
quefta
propofizione;
fi
pigli
qualune
que
vafo
forato
nella
fua
fponda
con
un
fol
buco,
come
per
cagione
d’
ea
fempio,
farebbe
una
pentola
forata
nel
fuo
corpo:,
la
quale
pofata
poi
fta-
bilmente
vi
s°
infonda
acqua.in
tanta
copia;
che
avanzi
fopra
il
foro,
e
fi
lafci
ufcir
per
effo
quanta
mai
ufcir
ne
puote,
e
quando:
farà
‘ridotta
in
iftato,
che
più
non
fe
ne
verfi,
fi
pofi
allora
lesgiermente
fopra
1°
acqua
di
effa
un
fo
ta
n
per
effo
traboccata,
fi
troverà,
che
il
fuo
pefo
farà
l
ifteffo,
che
quello
della
mole
galleggiante.
Il
medefimo
ancora
fi
farà
in
.altra
guifa
,
fe
fi
piglierà
pure
un
fomigliante
vafo
forato
,
e
s’
attaccherà
alla
cima
dî
qualunque
foftegno
,
il
quale
in
qualunque
altro
luogo
di
fe
fteffo,
fuori
dell’
eftremità,
abbia
un
appiccagnolo
,
e
nell’
altra
parte
oppofta
abbia
un
recipiente;
nel
quale
metter
fi
pofla
rena,
o
altra
cofa
pefante
,
che
equi»
ponderi
il
pefo
del
vafo
forato
ripieno
d’
acqua;
in
quefto
pofando
una
mole
galleggiante,
ufcirà
pel
foro
l’acqua
fcaricata
dalla
cavità
della
mole,
e
tal
vafo
refterà
pure
in
equilibrio
coll’
altro
attaccato
nell’
eftremità
op-
pofta.
del
foftegno
;
dal
che
fi
raccoglie,
che
tanto
pefa
l’
acqua
ufeita
fuori,
quanto
la
mole,
che
fi
è
pofta
nell’
acqua.
Fatta
manifelta
tal
ve-
rità,
da
effa
fi
viene
in
cognizione,
di
che
valore
fia
il
difcorfo
,
che
ap-
parentemente
ha
affai
del
verifimile
,
che
alcuni
propongono
;
che
iii
il
globo
terreftre
il
fio»
centro
di
gravità:,
al'quale
tendono’,
e
cofpirano
tutte
le
parti,
fe
rimuoveremo
,
o
muteremo»
di
luogo
alcuna
di
effe
;
tal
centro
ancora
fi
muoverà;
e
fi
muterà;
come
per
efempio,
quando
i
Va-
fcelli,
che
partono
dall’
Indie
fon
giunti
vicino
alla
Spagna‘,
‘allora
effen=
dofi
fatta
gran
variazione
di
luogo
di
quelle
macchine
pefanti
,
per
|
confe-
uenza
nel
muoverfi
continuamente
fi
farà
il
detto
centro
variato.
Non
vi
in
dubbio,
che
fe
fi
voleffe
aver
riguardo
alla
premeffa
di
tal
ragionamen-
to;
nè
paffar
più
oltre,
egli
vero
apparirebbe,
e
fondato;
ma
fe
fi
votran-
no
confiderare
le
cofe
poco
dianzi.
riferite
}
fi
troverà
tofto
effer
egli
di
niun
valore;
poichè
egli
è
vero,
che
nel
cafo'
propofto
venendo
i
Vafcelli
dall’
Indie
in
Hpagna,
fi
è
moffo
un
gran
pefo,
ma
è
eziandio
veriffimo;
che
in
luogo
di
quello
,
ve.
n°
è
fucceduto
fempre
altrettanto
.
E
per
dar
i
ciò
una
qualche
anologia
meccanica,
fe
fi
piglierà
una
leva,
agli
eftremi
della
quale
daro
pofati
due
pefii,
che
s'equilibrino
fra
di
loro,
e
che
fieno
foftenuti
da
qualunque
foftegno
fra
efli
pofto,
è
sc
ed
aperto’,
che'fe
2
uno
olido,
ed
avverrà,
che
ranto,
quanto
s°
immerge
quella
mole’,
tanta
quantità
appunto
efcirà
d’
acqua
per
lo
foro
,
onde
fe
fi
farà
»raccol.
de)
XxX
PREFAZIONE
uno
de’
pefi
fi
avvicinerà,
o
alloritanerà
dal
foftegno,
Î
altro
neceffariamene
|
te
s'
‘abbafferà,
o
alzerà
dal
pofto
dell’
equilibrio
j
ma
fe
uno
di
tali
pefi;
che
fra
loro-s°
equilibrano
;
dirà
un
vafo
pieno
d’
acqua,
e
con
una
mole
galleggiante
,
la
quale
movendofi
per
1°
acqua
fi
venga
ad
accoftare,
o
ad
allontanare
dal
foftegno
;
allora
nella
leva
non
fi
farà
mutazione
alcuna
di
luogo”,
il
che
è
manifefto
;
e
indubitato
fegnale
,.
che
nel.
movimento
del
pefo
della
mole
galleggiante;
fempre
vi
fuccede
altrettanto
pefo
d’
acqua
+
E
in
queftaguifa
ancora
fi
viene
in
maggior.
certezza
della
conclufione
propofta
‘dal
Viviani
,
che
tanto
pefa
la
mole
galleggiante,
quanto
l'acqua;
che
la
‘cavità
da
quella
fatta
riempie.
Quando
ufci
al
pubblico
il
Difcorfo:
fopra
le
cofe;
che
ftanno
full’
acqua
,
o
che
in
effa
fi
muovono
del
Galix.
leo.;
tofto
gli
fi
follevarono
contro
i
Peripatetici
;
i
quali
diedero
fuori.
molte
rifpofte
;
e
Scritture
in
difefa
della
loro
dottrina
,
e
contro
a
quel.
la;
che!
pubblicata
aveva
il
Galileo
;
a
cui
ampiamente
rifpofe
il
P.
Abate.
D.
Benedetto
Caftelli,
allora
Lettore
delle.
Matematiche.
nello
Studio.
dî.
Pifa;
e
diede
alle
ftampe
quel
che
aveva
feritto.
contro
a
Lodovico
delle
|
Colombe
,
ed
a
Vincenzio
di
Grazia,
tralafciando
di
dar
fuori
Paltra
Scrit+.
tura
,
che
pure
avea
compofta:
contro
a
Giorgio
Gorefio
,
che
manofcritta.
fi
ritrova
preffo
l’
Abate
Panzanini
.
It
Viviani
nella:
Vita
del
Galileo
A
che
egli
feriffe
in
una
lettera
al
Principe
Cardinale
Leopoldo
di
Tofcana
y.
fa
menzione
di
quei
Peripatetici,
che
(5°
oppofero.
al
Difcorfo
del
Galileo
&
a
i
quali.fi,
vuole
aggiugnerè.
Antonio
Santucci
;
che
per
la
frivolezza
dele
le
fue
ragioni
non
è
per
niun
contovagli
alert:
differente
,
il
Trattato.
del
quale
:manoferitto
,
dedicato
alla
G.
D.
Vittoria
di
gloriofa
memoria,
{5
conferva
nella
Real
Libreria.
Oltre
a
tutti
quefti
oppofitori
,
moffe
alcuna
difficoltà
Tolomeo
Nozzolini:;
intorno
a
ciò,
che
operi
P
aria
nel
far
gal-
leggiare
,
alla
qual
giuidiciofa
‘oppofizione
rifpofe
larsamente
il.
Galileo
com
una
fua
lettera,
e
1
vina;
ie
l’altra
di
quefte
Scritture
fi
fono.
aggiunte.
in
quefta
edizione
dopo
vil
Diftorfo
delle
Gallegianti
.
a
Apparve
nel
Cielo
}'anno
1618
una
Cometa.
grandiffima
,
che.
diede.
tofto
agl’
ingegni
fpeculativi
ampia
materia.
di.
ragionare,
ed
effendo
per
ogni
parte
conofciuto
il
valore
del
Galileo,
e
quanto
cegli
foffe
fagace
3
ed
efperto
oflervatore
delle
cofe
celefti
;.
molti:
a
lui
ricorrevano:
per
avere.
fopra,
queta
nuova
apparenza
il
faviffimo»
fuo
fentimento
;
ficcome:
appunto
fecu)
in
Francia,
dove
avendo
voluto
quel
magnanimo
Re
dar
ordine,
che.
foffe
offervata
la
Cometa
;
gli
fu
rifpofto
,
che
per
avere
fquifite
offerva@
zioni,
e
ficure.,
facea-di
meftieri
chiedere
al
Gran
Duca
di
Tofcana;
ché
le
faceffe
fare
al
Galileo;
che
‘era
P
unico,
che
foffle
valevole
ad
intra
prendere
imprefa
così
fublime..
Egli
però
ftando
nel
tempo,
che
apparve.
quefta
nuova
luce
nel
Cielo,
aggravato
da
una
molefta
infermità,
non
potè
fopra.
di
‘effa
far
giammai
veruna
offervazione
,
nè
altro
fece
,
fe
non
che
con
quei
virtuofi
amici
;
che
il
vifitavano,
tenne
ragionamento
fopra
ques
fte
apparenze,
che
talvolta
comparifcono,
in
Cielo,
e
la
fua
opinione
intot*
no
al
loro
moto,
ed
al
luogo
dove
effe.fi
ritrovino
,
palesò
»
Fu
prefent&
a
tali
UNIVERSALE.
KxE-
*
tali
difcorf
Mario
Guiducci,
come
amico’,
e
fcolare
del
Galileo
affezio=.
natiffimo,
il
quale
effendo
oltremodo
perito
delle
fcienze
aftronomiche,
una
dottiffima
,
e
belliffima
lezione.
fopra
le
Comete
recitò
pubblicamente.
nell’
Accademia
Fiorentina
in
due
diftinte.
Adunanze,
nella
quale.
fra
moltiffime
cofe,
che
egli
fopra
tal
materia
riferì,
vi
pofe
quelle
ancora
,
che
ne’
pri-.
vati
ragionamenti
col
Galileo,
aveva
udito.
Vi
fu
alcuno
,
che
di
quefta
lezione
fi
tenne
offefo
,
quafi
che
ella
diftruggeffe
l’
opinione
;
che
delle
Comete
avevano
avuto
i
Peripatetici
,
e
faceffe
vedere
effer
vana.
1’
incor-
ruttibilità
de’
Cieli,
da
effi
così
gelofamente
foftenuta
,
onde.
fotto
finto
nome
ufeì
fuori
un
libro
con
titolo
di
Libra
Affronomica
,
e
Filofofica
;
in
cui
ed
il
Guiducci,
ed
il
Galilei
furono
con
afpre,
e
fcortefi
parole
ram.
pognati,
e
vilipefi,
e
la
loro
dottrina
impugnata
con
argumenti
non
meno
frivoli,
che
pungenti.
Non
fu
di
piccola
utilità
quefto
libro
,
poichè
pofe
in
iftretto
obbligo
il
Galileo
di
difendere
fua.
ragione
,
e
la
verità,
onde
egli
diede
alla
luce
il
Saggiatore,
opera
finsolarifima
,
e
della
più
nobile
,.
e
fublime
filofofia,
maravigliofamente
adorna
,.
e
fregiata
.
In
quefta
le
fue
fpeculazioni
intorno
al
moto,
ed
al
luogo,
ed
all’
altre
proprietà
delle
Co-
mete
fece
palefi,
e
moftrando
apertamente
non
poter
efter
quefte
fotto
la
Luna,
la
fentenza
d’
antichi
rinnomati
filofofi
,
che
molto
fopra
il
Cielo
Lunare
fi
alzaffero,
con
nuove,
e
fondate
ragioni
riftabilì.
La
qual
fenten-
za,
che
le
Comete
veniffero
talvolta
in
tanta
altezza,
che
foffero
fuperiori
a
molti
de?
Pianeti,
non
che
foffe
in
vigore
in
quei
tempi
felici;
ne’
quali
la
filofofia
era
tenuta
in
pregio,
e
coltivata,
ma
fu
ancora
in
quei
fecoli
barbari,
ne?
quali,
effendo
eftinta
ogni
luce
di
buona
difciplina;
giacevano
gli
uomini
involti
nelle
cieche
tenebre
dell’
ignoranza,
e
la
buona
filofofia
folitaria,
e
raminga
fe
ne
ftava
affatto
‘abbandonata.
In
prova
di
che
bello
fi
è
il
fentire
ciò,
che
narra
nella
fua
Iftoria
Fiorentina
Matteo.
Villani
,
ragionando
di
quel
fuoco,
che
apparve
l’
anno
1352.
Diffono
alquanti
ifperti,
che
quello
infocamento
de”
vapori,
o
Cometa
;
0
Afub
che
fi
fofe
,
che
ella
fu
nel
Cielo
in
fomma
altezza
;
in
quello
di
Marte.
Dalle
quali
parole
ben
fi
comprende,
che
ancora
in
quegli
ofcuri
tempi,
alle
filofofiche,
e
fenfate
offervazioni
poco
acconci;
pur
fi
credeva,
falire,
ed
alzarfi
le
Comete,
fino
fopra
il
Cielo
di
Marte.
Lunga;
e
malagevole
imprefa
farebbe,
fe
io.
voleffi
far.
parole
partitamente
fopra
le
cofe.,
che
contenute
fono
nel
gra
perciocchè
egli
è
tutto
ripieno
de’
più
alti
filofofici
concetti,
ed
è
di
meftie.
ri,
che
il
Lettore
per
fe
medefimo
attentamente
rivolgendolo
;
il.
pregio
ne
conofca;
ene
ftimi;
non
voglio
già
tralafciare
di
riferire,
acciocchè
fi
renda
giuftizia
alla
verità,
e
fi
dia
la
ragione
d’
un
luogo,
che
quì
fi
è
variato
da
quello,
che
finora
fi
è
veduto
nell’
altre
ftampe:
del
Saggiatore,
che
avendo
in
effo
detto,
che
non
gli
era
incognito
,
che
per
/’
incatenata
parentela
,
la
quale
tutte
le
arti
PD
una
coll’
altra
tengono;
non
folo
fi
permette
‘al
Filofofo
di
tramezzar
talora
ne
fuoi
trattati
alcune
poetiche
delizie
,
come
fece
Platone,
e
come
fanno
oggi
molti;
ma
fi
concede
ancora
al
Poeta
il
feminare
alle
volte
ne'
Juor
poemi
alcune
fcientifiche
fpeculazioni
$
come
tra
i
noftri
antichi
fece
Da
nella
%
xxii
PREFAZIONE
nella
fua
Commedia
3
lo
Stigliani,
a
cui
da
Monfig.
Cefarini
era
ftata
data
la
cura
della
correzione
della
ftampa,
che
fi
faceva
in
Roma
di
queft'
Ope=
ra,
di
fuo
capriccio
arditamente
alle
parole,
che
di
Dante
dice
il
Galileo,
vi
aggiunfe,
e
come
tra
i
moderni
ha
fatto
il
Cavaliere
Stigliani
nel
fuo
Mondo
nuovo
;
di
che
effendofi
pofcia
giuftamente
lamentato
il
‘Galileo,
fu
cagione,
come
ben
racconta
1°
Autor
del
Veratro
contro
lo
Stigliani,
che
egli
fcrivene
do
contro
al
Cavalier
Marino
,
laddove
parla
del
Galileo,
come
ritrovatore
del
cannocchiale;
per
una
vana,
e
debol
vendetta,
tentò
di
voler
far
crede=
re,
effere
tato
il
Galileo
da
altri
in
tale
invenzione
prevenuto.
Nella
pres
fente
edizione
s°
è
reftituito
quefto
luogo
alla
fua
vera
lettura,
effendofi
tolte
quelle
parole,
che
altri
per
foverchia
baldanza
di
proprio
fenno
vi
aveva
age
giunte.
i
Fino
nel
tempo,
che
il
Galileo
ancora
nel
fiore
dell’
età
fua
dava
opera.
agli
ftudj
della
Geometria
,
e
diligentemente
ciò
che
è
rimafo
degli
feritti
del
grande
Archimede
contemplava,
veggendo
quanto
maeftrevolmente
quet?
infigne
geometra
aveva
faputo.
difcoprire
il
furto,
che
era
ftato
fatto
nella
Corona
d’
oro
del
Re
di
Siracufa,.
pensò
allora
alla
fabbrica,
ed
all’
ufo
della.
fua
Bilancetta,
mercè
della
quale
fi
prende
conofcenza
della
gravità
in
ifpe-
cie
di
diverfe
materie,
e
della
lega,
e
della
meftura
de’
metalli,
con
modo:
ficuro;
ed
efatriffimo
.
L’
ufo
di
quefta
ingegnofiffima
Bilancetta
non
fu
fatto
pubblico
per
mezzo
delle
ftampe
dal
Galileo
,
ma
bensì
moftrato,
@
fpiegato
molte
volte
a
i
fuoi
fcolari,
e
a
tutti
coloro,
che
di
faperlo.
eb+
bero
vashezza,
il
che
è
fervito
di
bel
motivo
a
prender
animo
a
quegli
;
che
d’
alcuna
delle
fue
molte
operazioni
hanno
avuto
talento
di
pubblicare
fi
per
inventori.
Fu
dipoi
data
alle
ftampe
quefta
Bilancetta:
nell
edizio@
ne,
che
dell’
Opere
del
Galileo
fu
fatta
in
Bologna,
e
ad
effa
vi
furono:
aggiunte
alcune
offervazioni
di
Gio:
Batifta
Mantovani.
In
quefta
prefente
edizione
vi
fi
è
‘pofto
in
oltre,
ciò
che
per
renderne
l'
ufo.
più
facile,
€
più
fpedito,
intorno
ad
effa
hanno
fcritto
il
Caftelli
,
ed
il
Viviani.
Ib
primo
de’
quali
dopo
aver
propofto
d’inveftigare
la
notizia
della
mefcolanè
za
de’
metalli,
per
mezzo
d’
alcuni
pefi
,
che
notino'
nella.
bilancia
tutte
le
differenze,
avvengachè
minime,
propone
,
come
modo
nuovo,
e
anche
più
curiofo,
di
confeguire
l°
ifteffo
effetto.
colla
ftadera
‘ordinaria
col
roma
no,
notando
coll’
ajuto.
di
effo:
ogni
piccoliffima
differenza
,
che
fra
i
due
metalli
infieme
mefcolati,
e
confufi
fi
ritrovi.
L°
adoperare
il
romano:
per
ravvifare
quanto
fia
il
mefcolamento
,
che
fia
ftato
fatto
fra
due
diverfi
metalli,
ftimo
che
fia
penfiero
fovvenuto:
alla
mente
fecondiffima
di
fempre
nuove,
e
bizzarre
fpeculazioni
‘del
Padre
Abate
Caftelli
;
ma
|
ufarli
per
conofcere
le
minime
differenze
di
pefo
di
checchefia
,
certamente
degli
‘an.
tichi
è
ftato
ancora
il
coftume
;
in
prova
di
che
mi
piace
di
riportar
qui
due
antichi
intagli,
poffeduti
dall’
eruditiffimo:
Senator
Filippo:
Buonarroti3
d’
ogni
più
recondita.
fcientifica
rarità
finiffimo
difcernitore
;
de”
quali
int
uno,
che
è
in
diafpro,
vi
fi
vede
la
Bilancetta
col.
romano,
come
ancof
oggi
fi
coftuma
nelle
ftadere
comunali,
nell’
altro
in
niccolo,
vi
è
per
ro4
mano
UNIVERSALE.
xxili
‘mano;
una
piccola
tefta
d’un
Mercurio,
e
nell’uno,
‘e
nell’
‘altro
da
i
contraffegni,
che
vi
fono
ripofti,
fi
fcorge
effere
ftate
fin
negli
antichi
tempi
quefte
Bilancette
adattate,
per
ifcernere,
e
faggiare
le
mi-
nime
differenze,
che
paffavano
fra
le
monete...
Da
i
primi
anni
della
fua
giovanezza
applicò
1’
animo
il
Galileo
alle
fcienze
meccaniche,
ilche
egli
-
fece
manifefto,
nel
breve,
ma
chiaro
,
e
fugofo
trat
tato,
che
ne
compofe.
Per
illuftrare
quefta
nobile
;
‘ed
utiliffima
fcienza
,
così
altamente
promoffa
dal
Galileo,
molte
cofe
aveva
pofte
infieme
il
Vivia-
ni,
che
fervir
dovevano
alla
riftampa,
che
come
già
fi
è
detto,
egli
meditava
di
fare
di
tutte
lO.
pere
del
fuo
Maeftro,
le
quali
tutte,
ficcome
altre
ancora
fopra
altri
ml
dl
Galileo,
piuttofto
ac-
cennate,
che
diftefe
pienamente,
lafciò
11
Viviani
in
varie
‘piccole
carte,
‘onde
difficil
cofa
fi
è,
che
pof=.
fano
giammai
darfi
fuora,
e
fervire
alla
pubblica
uti-
lità.
Volendo
pertanto
in
qualche
parte
a
queto
_—
_._.
danno
provvedere
,
giacchè
l’
opportuna
congiuntura
ilifichiede
,
non
vo-
glio
tralafciare
di
riferire
alcuna
di
quelle
cofe
,
che
per
render
più
frut-
tuofa
la
fcienza
meccanica
promoffa
dal
Galileo,
aveva
preparato
il
Vi-
viani.
Nota
egli
alcune
minuzie
«legniffime
d’
effer
confiderate
fopra
i
mo-
menti
de’
piani
inclinati,
diftingaendo
il
momento
sravitativo
fopra
il
pia»
no,
il
momento
defcenfivo
per
effo
,
ed
il
momento
totale
nel
perpendico-
lo
;
il
primo,
ed
il
fecondo
prefi
infieme
,
moftra
effere
eguali
in
potenza
al
terzo
:
il
fecondo
al
terzo
effere
come
il
feno
retto
dell’
elevazione
del
piano
dall’
orizonte
al
feno
tutto,
ed
il
primo
al
terzo
,
come
il
feno
del
complimento
della
detta
elevazione
al
feno
tutto
.
Dal
che
ne
raccoglie
,
che
fe
due
piani
fono
egualmente
lontani
dall’
angolo
femiretto
,
1l
mo-
mento
«defcenfivo
per
uno
de’
piani,
è
eguale
al
gravitativo
per
l'
altro
.
Fa
dipoi
manifefto
,
che
fe
una
caffetta
piena
d’
acqua
farà
fofpefa
da
un
palco
orizontale
con
quattro
fili
eguali
,
e
perpendicolari
all’
orizonte
,
fa-
cendola
vibrare
a
guifa
di
‘pendolo
,
non
fi
potrà
1
acqua
verfare
,
dimo-
ftrandofi
,
che
in
tutto
quel
movimento
la
fua
fuperficie
riman
fempre
pa»
rallela
‘all’
orizonte.
Di
quì
paffa
a
dire,
che
pendendo
un
grave
da
un
filo,
la
forza,
che
fa
ad
effo
filo
tirandolo
,
quando
fta
perpendicolare
all’
orizonte
,
alla
forza,
che
egli
fa
tirandolo,
fe
fi
pone
il
filo
obbliquo
,
rimovendolo
dal
perpendicolo
,
fta
come
il
momento
totale
al
momento
defcenfivo
,
che
aan
nel
piano
inclinato,
fecondo
1’
obbliquità
del
me
defimo
filo
.
Il
che
però
non
fi
trova
effer
vero
,
fe
non
quando
il
filo
obbliquamente
pofto
fi
tien
fermo,
ma
non
già
quando
vibrandofi
fi
muo-
ve,
imperciocchè
allora
la
forza
centrifuga
fa
ftirare
viepiù
il
filo,
benchè
fia
obbliquo.,
di
quando
pende
femplicemente.
nella.
fua
quiete
nel
a
i
x
ICOLO
è
:RXIN
PREFAZIONE
dicolo.
Si
vede
però
,
che
il
Viviani
aveva
anch’
.egli,
e
per
avventufa
prima
d’
ogni.
altro
,
penfato
a
quefte
forze,
che
tengono
.tefo
il
filo
in
varie
pofiture
$
anzi
apparifce
,
che.
egli
aveva
penfato
a
far
muovere
,
e
vibrare
varie
forte
di
figure,
mifurando
le
refiftenze
;
che
incontrano
le
ordinate
di
effe
nel
mezzo
per
cui
fi
vibraffero
,
effendo
pendule,
e
dimo.
ftra
con
qual
progreflione
crefcano.
gl’
impedimenti
del
moto
nell’
ordinate.
della
parabola
,
indi
d’
un
rettangolo
,
pofcia
d’
un
triangolo
fofpefo
colla
bafe
all’
insù
,
ela
punta
all’
ingiù.,
e
finalmente
d’
una
iperbola
fra
gli
afintoti
,
di.
cui
dimoftra
,
che
ciafcuna
ordinata
viciniffima.}
o
lontaniffima.
in
infinito
dalla
fofpenfione
,
incontra
nel
mezzo
per
cui
va
vibrando
,
e«
guale
impedimento
,
ficchè
ritrova:
per
tutto
eguale
la
refiftenza
ì
Le
quali
propofizioni
comecchè
fono
diftefamente
dimoftrate
dal
Viviani
nell’
ipotefis.
che-egli
fa
dell’
effer
gl’
impedimenti
procedenti
dalle
velocità
folamente
proporzionali
alle
velocità:
medefime
,
,avvengachè
fia
per
avventurà
ipotefi
da
altri
più
ricevuta,
che
le
refiftenze
de’
mezzi
crefcano
in
dupla
ragion
delle
dette
velocità
y
contuttociò
non.
voglio
tralafciare.
di
riportarle
tutte
intere
nella
maniera
appunto
,
che.
negli
fcritti
del
Viviani
lho
ritrovate,
ftimandoleconvenevoli
,.
e
proprie
di
quefto
luogo,
ed
atte
ad
illuftra»
re
la
dottrina
del
Galileo
;
e
la
memoria
di
quel
profondo
ingegno
;
che
penfate
l'aveva.
;
iso
Too
vo
:
Suppongo
che
gl
impedimenti
de’
mobili
procedenti
dalle
velocità
fole,
cre.
fcano
colla
proporzione
delle
medefime
velocità
$
e
che
1
procedente
dalle
fole
guane
tità,
crefcano
colla
proporzione
de
luoghi
,
che
occupano
nel
medefimo
mezzo
le
medefime
quantità
»
ia
(2,0
Propofizione
I.
G/
impedimenti
dell’
applicate
AC,
DE
nela
la
parabola
pendula
ABC,
fono
fra:
loro
come
i
cubi
delle
medefime
applicate
.
Poichè
quelli
hanno
proporzion
compofta
delle
linee
AG,
DE;
e
delle
velocità
loro
,
cioè
de’
f(emidiametri
F
Ba
BG,
cioè
ob
parabolam
,
de’
quadrati
AC}
DE,
ma
ancora
i
cubé
AC,
DE,
hanno
fd
loro.
la
medefima
proporzione
compofta
©
dell
medefime
proporzioni
,
dunque
3°
“Cds
1h
che
60,
i
,
Propofizione
JCL.
Se
il
rettangolo
AD
farà
volubile
intorno
AB,
e
pendulo
,
gl
impedimenti
7
odell’
applicate
CD,
EF
3
ec
faranno
fra
loro
come
-P
applicate
DA,
FG
ei
in
quae
UNIVERSALE:
‘29
in
qualunque
triangolo
BDH,
che
abbia
la
ci.
Ar
aa
>
na
în
B:,
e
|
altezza
quanto
BD,
ec.
Poichè
È
i
©
ampedimento,
che
prova
la
linea
CD
nel
fuo
mos
to
pel
mezzo
dell’
aria
,
procede
e
dalla
largheg-
za
della
medefima
CD,
e
dalla
velocità
del
fuo
medefimio
moto,
perchè
ftando
ferma
la
fua
veloci
tà,
l
impedimento
crefce
,
fecondo
che
crefce
la
lunghezza
della
linea
,
0
D
amplitudine
della
fu
perficie,
e
ftando
ferma
la
medefima
lunghezza
,
o
fuperficie,
Vl
impedimento
crefce
fecondo
la
ve
C
D
JH
locità
del
moto;
ficchè
VP
impedimento
di
CD
all
i
impedimento
dell’EF
ha
proporzione
compofta
dela
ta
larghezza
CD
alla
EF,
cioè
della
DH
alla
fteffa
D
H
ob
equalitatem,
ec.'e
della
velocità
della
‘CD
alla
velocità
dell
EF,
cioè
della
linea
DB
alla
BF,
cioè
della
DH
alla
FG,
ma
la
DH
alla
FG
ha
proporzione
compofta
delle
medefime
linee,
onde
D
impedimento
di
CD
all’’impedimento
di
EF
fta
come
DH
ad
FG.
Il
che,
cc.
i
basis
Propofizione
TIL
I’
impedimento
delle
linee
DE,
FG
del
triangolo
ABC
volubile,
e
pendu
lo
intorno
AB,
fono
fra
loro
come
le
applicate
LM,
HI
nella
parabola
O
MP,
che
abbia
per
bafe
P
altezza.
del
trian
A
BO
golo,
e
per
V
altezza
qualunque
linea.
Rss
.
Poichè
fe
l
impedimento
di
DE
all
D
la
2
impedimento
FG
ha
proporzione
compoè
M
E
fta
della
DE
alla
FG
cioè
della
EC,
alla
CG.,
cioè
HP
a
PL,
e
della
Ke
velocità
di
DE
alla
velocità
di
FG,
GP
cioè
del
femidiametro
EB
al
femidiaa
metro
GB
,
cioè
della
HO,
ad
OLy
a
ancora
il
rettangolo
OHP
al
rettangolo
Or
ba
proporzione
compojta
del
le
medefime
linee
3
adunque
!
impedimento
DE
all’impedimento
FG
fta
come
2l
rettanzolo
O
HP
al
rettangolo
OLP,
cioò
ob
parabolam
,
come
la
lmea
HI
ad
L
M.
Il
che,
ec.
Corollario
.
priigio
5
impedi
delle
linee
Di
ani
fì
vede,
che
la
maffima
vefiftenza,
©
impedimento
maffimo
Ì
di
tal
Di
,
9
quella
della
linea
di
mezzo
FG
,
che
corrifponde
all’
affe
della
parabola
;
e
dell’
altre
D
egualmente
diftanti
fono
anéora
impedite
eguale
i
te
d
i
v.
PA
|
men
e
e
è
D
Pros
ai
xxvi
\
PREFAZIONE
Propofizione
TV.»
GL’
impedimenti
dell’
applicate
AB.
F.G,
eo.
nel
triangolo
ACB
fono
fré
loro
come.
©.
applicate
BD,
GH,
ec.
nel
trilineo
CBD
refiduo
del
paralello:
|
|
grammo
CD,
detratta
la
femiparabola
CDE;
CU
Ii
al.di
cui
vertice
fia
il
punto
C,
come
del.
triana
E
golo
,
e
diametro
la
CE
parallela
ad
AB,
bafe
L'altezza
del
detto
triangolo,
ec.
Poichè
V
impedimento
di
AB
a
quello
di
FG
ha
la
proporzione
compofta
di
AB
ad
FG,
cioè
di
BC
a
CG.,
e
della
velocità
di
AB
alla
và
locità
di
F._G,
cioè
del
femidiametro
BC
di
ka,
femidiametro
CG,
ma
ancora
il
quadrato
BG
di
uf
A
«al
quadrato
CG,
cioè
il
quadrato
DE
al
quer
E
H
D
drato
EI,
cioè
al
quadrato
HI;
ha
proporzioni
I
compofta
delle
medefime
linee
5
adunque
Pimp
dimento,
che
trova
in
aria
la
linea
AB
all’
impedimento
della
FG
fta
come
il
quadrato
DE
al
quadrato
HL,
cioè,
come
la
linea
EC,
alla
CLob
paraboa
lam;
cioè
la
linea
DB
alla
GH
ob
aqualitatem,
Dunque,
ec.
il
che,
ec.
n
Corollatio,
Ma
ti.
MI
Adunque
i
detti
impedimenti
dell’
applicate
nel
triangolo
ABC
,
fono
fra
“1
so
,
come
1
quadrati
delle
medefime
applicate.
Propofizione
V.
I
SALA
ciù
Se
D'Iperbola
EGD
farà
pendula,
e
i
A
I
1
Cc
Ba,
lubile
ra
al:
fuo
Li
AG;
e
D'altit
1
—
afintoto
fia
CD;
dico
che
gl
impedimenti.
«dell
applicate
EF,
GH,\e
di
tutte
le
dl
tre,
ec.
fono
fra
loro
eguali,
cioè
che
Mt
fuperficie
ACDGE
,
ec.
che
fia
infint@
mente
lunga
dalla
parte
AE,
e
dall
alti
D
quanto
piace
,
trova
per
tutto
eguali
impedimento
dal
mezzo,
mentre
ella
va ;|
brando.
I
impedimento
di
EF
all
impedi
|
mento
di
GH
ha
proporzion
compofta
0
EF
a
GH,.e
della
velocità
di
EF
alli
velocità
di
GH,
cioè
della.
linea
C
Falli
—
CH,
UNDVERSALE.
xxvii
CH,
ma
il
paralellogrammo
ancora
EC
al
GC
ha
proporzion
compolta
delle
medefime
linee
3
adunque
Vl
impedimento
EF
al
GH
fta
come
il
paralellogram»
mo
EC
allo
HL,
ma
quefti
fono
eguali.
Dunque
,
ec.
Il
che,
ec.
i
Oltre
a
quefte
pon
>
che
fervir
dovevano
al
Viviani
per
aggiu-
gnere
al
Trattato
delle
Meccaniche
del
Galileo
,
altre
ancora
ne
aveva
e-
gli
notate,
delle
quali
non
debbo
tralafciare
di
darne
notizia
,
comecchè
ciò
a
miaraviglia
al
propofto
fine
conduce.
Avverte
,
che
fe
dentro
una
corda
farà
infilato
un
pefo
,
che
poffa
fcorrere
per
effa
,
tenendo
un.
capo
della
corda
filo
,
e
I°
altro
abbaffandolo
nel
perpendicolo
,
il
pefo
fcorrerà
fem-
pre
per
una
linea
retta.
Che
dato
un
pefo
da
foftenerfi
con
più
leve
da-
te,
fopra
foftegni
dati
di
pofizione
,
fi
poffono
ritrovare
le
potenze
da
ap-
plicarfi
agli
eftremi
congiunti
in
un
punto,
€
ad
effo
applicato
il
pefo
;
fic«
chè
tutte
le.
dette
potenze
reggano
il
dato
pefo,
e
fiano
tra
di
loro
in
qual.
fivoglia
proporzione
affegnata.
Che
il
pefo
d’
un
grave
pofto
in
diverfe
lon-
tananze
del
centro
della
terra
,
fcemi
colla
medefima
proporzione
,
che
fce-.
mano
le
diftanze
;
ipotefi
,
la
quale
non
ha
gran
tempo;
che
fu
abbraccia»
ta
dal
Padre
Tommafo
Ceva,
e
che
diede
occafione
alla
Neoftatica
del
Pa-
dre
Saccherio
,
e
che
nell’
andare
della
fuperficie
della
terra
all’
ingiù,
fi
cre-
de
vera
ancora
dall’
infione
Geometra
Ifacco
Nevvtton
,
avvengachè;-
nel.
l’
andare
dalla
fuperficie
della
terra
all’
insù
,
creda
egli,
che
la
gravità
fce-
mi
in
proporzione
reciproca
de’
quadrati
delle
diftanze
>
Anzi
che
feguiti
a
crefcere
in
ragione
delle
diftanze
medefime.
Moftra
in
oltre
il
Viviani,
che
un
pefo
,
che
fi
muove
fopra
i.curri,
fa
doppio
fpazio
di
quello
,
che
paf-
fano
nel
tempo
ifteffo
1
medefimi
curri,
e
che
quefti
effendo
due,
ed
e-
ine
,
fi
mantengono
ancora
in
pari
diftanza
fra
di
loro,
ma
fe
fono
di-
eguali
,
quando
il
pefo
fi
muove
verfo
il
curro
minore,
il
maggiore
fe
gli
accofta.,
e
per
lo
contrario
quando
il
pefo
fi
muove.
verfo
il
maggiore
,
e-
gli
fi
difcofta,
e
s’
allontana.
La
ragione
di
ciò
fi
è,
perchè
il
pefo
ha
il
fuo
moto
progreflivo
compofto
dal
moto
del
curro
fopra
il
piano
,
e
del
moto
di
fe
medefimo
fopra
il
curro,
e
l'uno
e
1’
altro
moto
è
fatto
per
eguali
fpazi,
e
nel
medefimo
tempo,
e
pel
medefimo
verfo,
il
che
in
que-
fta
cuifa
rende
il
Viviani
manifefto:
Imperciocchè
immaginati
due
contatti
B,
D
prefi
nella
circonferenza
del
curro
B
C
D
E,
quando
BC
fi
farà
diftefo
ful
piano
in
BF,
l'arco
DE
fi
farà
diftefo
per
altrettanto
fpazio
ful
piano
inferiore
del
pelo
in
DG
;
onde
quando
€
toccherà
F,
il
pun-
to
E
toccherì
G,
ma
Ced
E
fono
diametralmente
oppofti
,
adunque
men-
tre
C
farà
in
F,
E
farà
in
|
one
isp
sab
agi
sa08
|
H,
dove
la
perpendicolare
F
77
7
H
fega
il
piano
di
fotto
al
EG
IO
,
pefo
,
ma.
G
H_
è
DIA
di
bd
a
E
BF.
Adunque
il
pefo
fa
dop-
pio
fpazio
de’
curri
il
che
&c.
Ma
per
avventura
puote
apparire
più
femplicemente
fpiegato
queft’
effetto
,
fe
fi
vorrà
confiderare,
prima
il
curro
mobile
intorno
al
fuo
centro
sù:
“a
D
2
XXVII
PREFAZIONE
fia
fiffo,,
nel
qual
cafo
il
pelo
movendofi
;
mifura
la
‘circonferenza
del
cure.
ro,
ma
intendendo
poi
il
chrro
mobile
nel
medefimo
tempo
anche
col
fuo.
centro
A,
la
circonferenza
BC
DE
fi
ftende
fopra
il
piano
fusgetto
5.
dal
che
ne
fesue
;
che
in
un
folo
rivolgimento
del
curro
,
il
pefo
ha
pala
‘fato
due
mifure
della
circonferenza
del
curro
medefimo
,
cioè
doppio
{pae
zio
di
effo.
dii
A
Non
vi
ha
dubbio
,
che
nobiliffimi,
e
degni
di
fingolare
ammirazione
fono
i
ritrovamenti
tutti
de’
matematici
,
comecchè
tutti
di
fplendide
,
nè
per
altro
mezzo
conofciute
verità
,
ci
rendono
partecipi
;
tuttavia
mi
fem:
bra,
che
più
degli
altri
fieno
pregievoli
,
allorchè
s°
aggirano
intorno
all
offervazioni,
e
‘agli
ufi
di
quelle
lessi
della
natura,
che
effendo
fate
affaf
tardi
difcoperte,
e
trafportate
dalla
fcienza
delle
cofe
fifiche
alle
ragioni
max
tematiche
,
di
nuove
cofe,
ed
utiliffime
l
hanno
adornata
,
e
arricchita
+
Fra
quefte
novelle,
e
giovevoli
parti
della
Matematica
fi
è
la
dottrina
dell”
acque
correnti,
che
in
bella
cadi
fu:dal
Galileo
coltivata
,
ed
accrefciuta;
anzi
che
effendo:
ella
ftata
dal
Caftelli,
dal
Michelini,
dal
Torricelli
,
&
dal
Viviani
,
fcolari
tutti
del
Galileo,
‘al
più
alto
fegno
innalzata
,
fi
puo?
te
a
buona
ragione
affermare,
‘che
da
lui
abbia
avuto’
1
fuoi
principj,
e@
il
fuo
nafcimento
,
e
che
da
quefto
feme:
grand’
arbore
pofcia
divenuta
,
2
lui
fe
ne
debba
la
gloria.
Scriffe
ilGalileo
in
quefta.
materia
dell’
acque
5
‘oltre
il.
Trattato:
delle
Galleggianti
,
di
cui
fi
è
baftevolmente
ragionato
;
il
Difcorfo
fopra
il
Fiume
Bifenzio
;
coll’
occafione
,
che
nata
era
difcot-
dia
intorno
a
1
lavori,
che
fi
dovevano:
fare
in
quefto:
fiume
fra
due
Per
riti
;
‘onde
richiefto
il
Galileo:
del
fuo:
fentimento:>
icon
nobil'chiarezza
+
dote
fua
propria;
e
particolare
;
e
con
profonda
dottrina»,
vil
palesd
i;
ve
le
controverfie
,
che
erano
inforte
;
decife;;
e
tolfe
via.
Vi
fono
ftati
alcuni;
che
hanno
voluto
‘porre
in
dubbio:
fe
quefto.
Difcorfofopra
il
fiume
Bi
ferizio
fia
veramente
‘opera:
del
Galileo;
nè:mi
poffo
immaginare
con
quel
ragione
a
così
dubitare
fi
fieno
mofi
,
poichè
non
folamente
ancor
‘ossi
fi
vede.
ordine
pubblico,
che
egli
ebbe
;
di
dover
dire
il
fuo
parere
foprd
tal
materia
,
el’
avvifo
,
che
ghsre
fu'rdato’
da
‘chi
allora
alla
direzione
di
tali.
faccende
foprintendeva
;
ma
in
oltre
dopo
aver
compilato
quefto
Dif
corfo
;
ficcome
degli
altri
parti
del
fuo
mirabile
intelletto.
era
ufato
‘di
fa:
re,
il
mandò
in
diverfe
parti
a
var)
amici
fuoî
;.
fopra
di
che
jin
confer?
mazione
di
quanto
io
dico
,
Dr
mettere
viepiù
in
chiaro
il
vero
,
piacemi
;
ora
di
riportare
ciò,
che
gli
fcriffero:
Cefare
Marfili
,
e
il
Padre:
Abate
C®
ftelli
;
il
primo
con
lettera
degli
8.
Aprile
1631.
dice
in
quefta
guifa.
Ho
veduto
con
iftraordinario
mio
gufto
&
difcorfo
intorno
al
fiume
Bifenzio:,
quale
por
tendo
applicarfi
a
1
bifogni
del
noftro
Reno
j
me
ne
farò
onore
,
nominandola
però
per
?
Autore.
L'altro:
con
lettera
de’
31.
Maggio
parimente
dell’
anno
1635*
in
fomigliante
forma
fi
efprime
:
Sono
fato
fuori.
di
Roma
a
Caftel
Gandolfo
+
«i
&lritorno
mio
ho
ritrovato
la
fua
lettera
;
infieme
col
Difcorfo
di
Bifenzio
,
quale
—
‘micò
fato
cariffimo
.
bo
bifogno
di
frudiarlo
bene
,
come
farò
fubito,
che
Monf
i
gnore
Ciampoli
,
che
me
l'
ha
levato
di
mano
a
forza
,
me
lo
reftituirà
x
intant@
—
Ri
la.
UNIVERSALE.
xxix
la
ringrazio
dell’
onore,
che
mi
fa
in
quella
ferittura
,
che
veramente
eccede
ogni
mio
merito.
Dalle
quali
cofe
ben.
fi.
fcorge:;
che
non
vi
è
dubbio
alcuno
,
che
quefto.
Difcorfo
intorno
al
fiume
Bifenzio:
non
fia
del
Galileo,
effen.
docene
tanti,e
così
ficuri
rifcontri.
Nè
qui
voglio
tralafciar
di
dar
notizia
al
pubblico
;
che
per
illuftrare
fempre
più
que
importantiffima.
dottrina
dell’
acque
correnti,
fi
darà
ben
prefto
alle
ftampe
la
Raccolta
di-
molti
di
quegli
Autori
,
che
fopra
tal
materia
‘hanno
fritto,
nella:
quale
oltre
a
quello
;
che
vi
è
del
Galileo,
e
degli
altri
fuoi
Difcepoli
;
vi
s°
aggiugne-
rà
ancora
ciò,
che
intorno
ad
effa
hanno
ritrovato
altri
più
moderni
ce-
lebratiffimi
Scrittori,
la
qual
Raccolta,
ftimo
che
farà
gradita
dagli
ama-
tori
degli
ftudj
matematici
,
che
averanno.
gufto
di
vedere
unito
infieme
ciò
;
che
a
tale
fcienza
s'
appartiene,
e
fervirà
ancora.
per
far
conofcere
quanto
fia
vana
l’
opinione
di
coloro,
che
fi
fanno
a
credere
,
che
per
la
direzione
dell’
acque.
non.
altro
vi
abbifogni.,
che
la
pura
pratica
;
fe
effi
vorranno
confiderare
con
quanta
profondità
di
‘dottrina
,
con
quale
eviden=
za
d’
efperienze,
con
quanta
forza
di
dimoftrazioni
,
tanti
prodi
uomini
,
e
fcienziati
,
abbiano
giudicato
effer
di
meftieri,
il
trattare
fomiglianti
diffi-
cili,
ed
importanti
materie
;
e
con
quanta
fatica
;-
e.
con
quanto
ftudio-ne
abbiano
ftabilite
le
regole;
e
dimoftrate
le
proprietà;
le
quali
cofe
tutte
farebbero
vane
,
e
di
niun
pregio
;
ed
effi,
farebbero
meritevoli
di
biafimo,
e
di
riprenfione
,
fe
per
mezzo
della
pratica.
fi
poreffe.
giugnere.
fpeditamen:
te
a.
quel
fine
,.a
cui
effi
conducono
per
un
cammino
così
afpro
;
ve
diffi»
cile.;;
e
stravagliofo»
Si.
trovava.
il
Galileo
con
lunghi,
e
faticofi
ftudj
d’
aver
confeguito
«le
dimoftrazioni
intorno
a
due
nuove
fcienze
appartenenti
alle
meccaniche;
ed
a
i
movimenti
locali;
circa
calle
quali
aveva.
fino
da-i
primi
anni;
della
fua
gioventù
dato
principio
a
fpecularvi
con
attenta
cura
;
concioffiachè
fino
dall’
anno:
1590;
che.
egli
lasprima
volta
era
Lettore
nella.
celebratiffima
Uni-
verfità
di
Pifa.,
avendo-il.
primo.
di
tutti
efaminato
le
leggi
;
che
offerva
il
«moto-naturale.,
(ed-il
violentoi,
e
fopra
di
effo
fatti.vary
efperimenti,
que-
fti
pubblicamente;
fece
vedere
;.e.\quindi.
avendole
geometricamente:
dimoftra-
te,
incominciò
le
fue
dimoftrazioni
a
conferire.
col,
Marchefe
Guido:
Ubal-
do
‘dal:Monte
,
che
della
loro
eccellenza
effendo
giuftiffimo:
coniofcitore.
,
gli
fece
animo
,
e
il
confortò
,
el
accefe
a
feguire
coftantemente
così
nuo-
vo
e
profondo
ftudio,,
il
che
effendo.
ftato
fatto
dal
Galileo
nel
lungo
corfo
di
molti
anni,
e
trovandofi
di
avere
interamente
confeguito
quanto
era
bifognevole
per
quefte
novelle
fcienze
;
il
tutto
idivifo
e
diftinto
con
bell’
ordine
«in
quattro
Dialoghi
;
confesnò
al
Conte
di
Noailles.
della
fua
infigne:
virtà
parzialiffimo
ammiratore
,
1.
quali
poi
a
lui
dedicati;
fi
vide.
ro
imprefli
in.
Leida
l’anno
1637
infieme
coll’
Appendice
del
centro
di
pae
vità
di
alcuni
folidi.
Non
fi
puote
appieno
ridir
con
parole
,.
quanta
offe
l'ammirazione
con
cui
quelta.
fegnalatiffima
Opera
fu»ricevuta
,
veggendo
in
effa
i
giufti
ftimatori
della.
virtù,
il
verace
ritratto
della
gran
mente
del
Galileo,
che
prodotta
l’
aveva.
Non
andarono
tuttavia
efenti.
dall’
obbiea
!
zio»
xxvili
PREFAZIONE
fia
filo,
nel
qual
cafo
il
pefo
movendofi
;
mifura
la
‘circonferenza
‘del
cura
ro,.ma
intendendo
poi
il
curro
mobile
nel
medefimo
tempo
anche
col
fuo
centro
Aj
la
circonferenza
BC
DE
fi
ftende
fopra
il
piano
fusgetto
j
dal'‘che
ine
fegue
;
che
in
un
folo
rivolgimento
del
curro
,
il
pefo
ha
ali
‘fato
due
mifure
della
circonferenza
del
curro
medefimo
,
cioè
doppio
fpa«
zio
di
effo.
i
Non
vi
ha
dubbio
;
che
nobiliffimi.,
e
degni
di
fingolare
ammirazione
fono
i
ritrovamenti
tutti
de’
matematici
,
comecchè
tutti
di
fplendide
,
nè
per
altro
mezzo
conofciute
verità
,
ci
rendono
partecipi
;
tuttavia
mi
feme
bra,
‘che
più
degli
‘altri
fieno
pregievoli
,
allorchè
s°
aggirano
intorno
all’
offervazioni
,
e
‘agli
ufi
di
quelle
leggi
della
natura
,
che
effendo
frate
affat
tardi
difcoperte;
e
trafportate
dalla
fcienza
delle
cofe
fifiche
alle
ragioni
ma.
tematiche
,
di
nuove
cofe;
ed
utiliffime
1’
hanno
adornata
,
e
arricchita
-
Fra
quefte
novelle
,
e
giovevoli
parti
della
Matematica
fi
è
la
dottrina
dell”
acque
correnti,
che
in
bella
guifa
fu-dal
Galileo
coltivata
,
ed
accrefciuta,
anzi
che
effendo
ella
ftata
dal
Caftelli,
dal
Michelini,
dal
Torricelli
,
@
dal
Viviani
;
fcolari
tutti
del
Galileo
,
‘al
più
alto
fegno
innalzata
,
fi
puo:
te
a
buona
ragione
affermare,
‘che
da
‘lui
abbia
avuto
i
fuoi
principj
,
ed
il
fuo
nafcimento
,
e
che
da
quefto
feme:
grand’
arbore
pofcia
divenuta
,
2
lui
fe
ne
debba
la
gloria.
Scriffe
il
Galileo
in
quefta.
materia
dell’
acque
4
oltre:
il
Trattato:
delle.
Galleggianti
,
di
cui
fi
è
baftevolmente
ragionato
;
il
Difcorfo
fopra
il
Fiume
Bifenzio
;
coll’
occafione:,
che
nata
era
difcor-
dia
intorno
a
1
lavori,
che
fi
dovevano:
fare
in
quefto
fiume
fra
due
Pes
riti
;
ronde
richiefto
il
Galileo
‘del
fuo:
fentimento)
icon
nobil
chiarezza
,
dote
fua
propria;
e
particolare
je
con
profonda
dottrina
}vilpalesd
i;
ve
le
controverfie
,
che
erano
inforte;
decife:}
e
tolfe
via.
Vi
fono
ftati
alcuni;
che
‘hanno
voluto
porre
in
‘dubbio
fe
quelto
Difcorfofopra
il
fiume
Bi:
fenzio
fia
veramente
‘opera
del
Galileo;
nè:mi
poffo
immaginare
con
qual
ragione
a
‘così
dubitare
fi
fieno
moffi
;
poichè
non
folamente
ancor
‘oggi
fi
vede.
l'ordine
pubblico
;
che
egli
ebbe
;
di
dover
dire
il
fuo
parere
foprd
tal
materia
;
el’
avvifo
,
che
gliene
fu
dato
da
chi
allora
alla
direzione
di
tali
faccende
foprintendeva
;
ma
in
oltre
dopo
aver
compilato
quefto
Dif
corfo
,
ficcome
degli
altri
parti
del
fuo
mirabile
intelletto
era
ufato
di
fa
re,
il
mandò.
in
diverfe
parti
a
varj
amici
fuot
;.
fopra
di
che
;
in
confer
mazione
di
quanto
io
dico
,
i
mettere
viepiù
in
chiaro
il
vero
,
piacemi
ora
di
riportare
ciò,
che
gli
criffero
Cefare
Marfili,
e
il
Padre
Abate
Ca
ftelli
;
il
primo
con
lettera
degli
8.
Aprile
1631.
dice
in
quefta
guifa.
Ho
veduto
con
iftraordindrio
mio
gufto
&
difcorfo
intorno
al
fiume
Bifenzio
,
quale
po
tendo
applicarft
a
1
bifogni
del
noftro
Reno
j
me
ne
farò
onore
,
nominandola
però
per
P.
Autore.
L'altro:
con
lettera
de’
31.
Maggio
parimente
dell’
anno
1623
in
fomigliante
forma
fi.
efprime
:
Sono
ffato
fuori
di
Roma
a
Caftel
Gandolfo
è
«el
ritorno
mio
ho
ritrovato
la
fua
lettera
;
infieme
col
Difcorfo
di
Bifenzio
;
quale
‘micò
ftato
cariffimo
.
bo
bifogno
di
frudiarlo
bene
;
come
farò
fubito,
che
Monff:
guore
Ciampoli
,
che
me
È
ha
levato
di
mano
a
forza,
me
lo
veftituirà
3
intanto
i
la
UNIVERSALE.
xxix
la
ringrazio
dell’
onore,
che
mi
fa
in
quella
ferittura
,
che
veramente
eccede
ogni
mio
merito.
Dalle,
quali
cofe
ben.
fi.
fcorge:;
che
non
vi
è
dubbio
alcuno
,
che
quefto
Difcorfo
intorno
al
fiume
Bifenzio
:
non
fia
del
Galileo;
effen-
docene
tanti,e
così
ficuri
rifcontri.
Nè
qui
voglio
tralafciar.
di
dar
notizia
al
pubblico,
che
per
illuftrare
fempre
più
que
importantiffima»
dottrina
dell’
acque
correnti,
fi
darà
ben
prefto
alle
ftampe
la
Raccolta
di
molti
di
quegli
Autori
,
che
fopra.
tal
materia
‘hanno
fcritto
,
nella
quale
oltre
a
quello
,,
che
vi
è
del
Galileo
,
e
degli
altri
fuoi
Difcepoli
;
vi
s°
aggiugne=
rà
ancora
ciò
,
che
intorno
ad
effa
hanno
ritrovato
altri
più
moderni
ce-
lebratiffimi
Scrittori;
la
qual
Raccolta
,
ftimo
che
farà
gradita
dagli
ama-
tori
degli
ftudj
matematici,
che
averanno.
gufto
di
vedere
unito
infieme
ciò
;
che
a
tale
fcienza
s'
appartiene,
e
fervirà
ancora.
per
far
‘conofcere
pn
fia
vana
l’
opinione
di
coloro,
che
fi
fanno
a
credere
,
che
per
la
irezione
dell’
acque.
non.
altro
vi
abbifogni.,
che
la
pura
pratica
;
fe
effi
vorranno
confiderare
con
quanta
profondità
di
‘dottrina
,
con
:quale
eviden-
za
d’
efperienze,
con
quanta
forza
di
dimoftrazioni
,
tanti
prodi
uomini
,
e
fcienziati
,
abbiano
giudicato
‘effer
di
meftieri
il
trattare
fomiglianti
diffi.
cili
,
ed
importanti
materie
,
e
con
quanta
fatica
,-
e.
con
quanto
ftudio-ne
abbiano
ftabilite
le
regole;
e
dimoftrate
le
proprietà;
le
quali
cofe
tutte
farebbero
vane,
e
di
niun
pregio
;
ed
effi
farebbero
meritevoli
di
biafimo,
e
di
riprenfione
,
fe
per
mezzo
della
pratica:
fi
poreffe
giugnere
fpeditamen:
te
a
quel
fine,
a
cui
effi
conducono
per
un
cammino
così
afpro:;
‘e
diffi«
cile...
e
.travagliofo»
Si
trovava;
il
Galileo
con
lunghi,
è
faticofi
ftudj
d’
aver
confeguito
le
dimoftrazioni
intorno
a
due
nuove
fcienze
appartenenti
alle
meccaniche;
ed
a
i
movimenti
locali;
circa
alle
quali
aveva
fino
dai
primi
anni:
della
fua
Gioventù
dato
principio
a
fpecularvi
con
attenta
cura
;
concioffiachè
fino
dall’
anno:
1590:;.
che.
egli
laprima
volta
era
Lettore.
nella
celebratiffima
Uni
verfità
di
Pifa.,
avendo-il
primo.di
tutti
efaminato
le
leggi}.
che
offerva
il
«moto
naturale,
‘edi
violento:,
e
fopra
di
effo
fatti
var)
efperimenti;
que-
fti
pubblicamente:
fece
‘vedere
;.
e
\quindi
avendole
geometricamente:
dimoftra-
te,
incominciò
le
fue
dimoftrazioni
a
conferire;
col,
Marchefe
Guido:
Ubal-
do
‘dal:Monte
,
che
della
loro
eccellenza
effendo
giuftiffimo:
conofcitore
,
gli
fece
animo
,
e
il
confortò
,
el
accefe
a
fesuire
coftantemente
così
nuo-
vo
e
profondo
ftudio.,
il
che
effendo
ftato
fatto
dal
Galileo
nel
lungo
corfo
di
molti
anni,
e
trovandofi
di
avere
interamente
confeguito
quanto
era
bifognevole
per
quefte
novelle
fcienze
,
il
tutto
divifo
,
e
diftinto
con
bell’
ordine
in
quattro
Dialoghi;
confegnò
al
Conte
di
Noailles.
della
fua
infigne
virtà.
parzialiffimo
ammiratore
,
1
quali
poi
a
lui
dedicati,
fi
vide.
ro
imprefli
in
Leida
l’anno
1637
infieme
coll’
Appendice
del
centro
di
E59
vità
di
alcuni
folidi.
Non
fi
puote
appieno
ridir
con
parole
,.
quanta
foffe
l'ammirazione
con
cui
quefta.
fegnalatiffima
Opera
fu-ricevuta
,
veggendo
In
effa
i
giufti
ftimatori
della.
virtù,
il
verace
ritratto
della
gran
mente
del
Galileo
,
che
prodotta:
1’
aveva.
Non
andarono
tuttavia
-efenti.
dall’
obbie.
zios
XXX
PREFAZI
ONE
zioni
quefti
Dialoghi
,
poichè
varie
in
diverfi
tempi
ne
fono
ftate
fatte,
le
quali
non
hanno
avuto
altra
forza,
nè
ad
altro
fono
fervite,
che
a
far
sì}
che
quivi
come
oro,
che
nel
fuoco
affina,
più
rifplendenti
fieno
elleno
divenu»
te,
e
più
preziofe.
Molte
cofe
contro.
alla
dottrina
del
moto
oppofe
il
Car
tefio
;.
ma
di
leggieri
momento.
;
e
con
frettolofa
penna
,
e
fenza
efamina-
re
fquifitamente
ciò
che
in
effa
fi
contiene,
fra
le
quali
la
principale
fi
è
nell’
Epiftola
91
della
parte
feconda
,
nella
quale
egli
taccia
il
Galileo
di
non
aver
bene
confiderata
tutta
quefta
fcienza
infieme,,
ma
che
folamente
abbia
avuto
in
wvifta
le
ragioni
di
alcuni
effetti
particolari
,,
e
tralafciate
le
prime
caufe.
della
natura,
e
così
dice
egli
,
/ine
fuudamento
edificaffe
.
Il
che
afferma,
perchè
aveva
veduto
nel
Dialogo
del
Moto
,
che
il
Galileo
fupponeva..
per
principio
i
gradi.
della
velocità
del
medefimo
mobile,
fopra
diverfì
piani
inclinati
;
allora
effere
eguali
,
quando
abbiano
la.
medefima
e-
levazione
fopra
il
piano
orizontale.
Nel
che
averebbe
avuto
ragione
il.
Car.
tefio
,,
quando.
il»
principio
fuppofto.
dal
Galileo:
come
noto,
foffe
fato
ri»
trovato:
fallo,
nel
qual
cafo.
(afebh
ftato:
fenza
fallo
un
edificare
fenza
fon»
damento
:
ma
non
è
già
in
verun
conto
da
ammetterfi
ciò,
che
egli
con
troppo
amara
riprenfione
francamente
pronunziò.;
quando
il
principio
ado»
perato.
fi
trova
effer
vero
,
come
appunto.
feguì
al
Galileo,
il
quale-appref=
fo
dimoftrò
ciò,
che
prima
‘aveva
fuppofto:,
facendo
vedere:
,.
che:
#
gradi
di
velocità
di
un
mobile
defcendente
con
moto
naturale:
dalla
medefima:
fublimità
per:
piani
in
qualfivoglia
modo.
inclinati
ball
arrivo
all’
Orizonte:
fon
fempre
eguali
ris
moffi
gl
impedimenti
e
La
dimoftrazione
di
quefto
Teorema
fu
quella
%
che
Ca
gli
mandò,
fubito
,
che
I’
ebbe
inveftigata
,.
al
Padre»
Abate
Caftelli
}.
e
che
fu
dipoi
inferita.
nel
terzo.
Dialogo:
nell’
imprefiione
dell?
Opere:
del
Galileo
fatta
in
Bologna.
Quefta
medefima,
proprietà:
la
confermò:
ancora
il
Torri»
celli
in
varj
modi
nel
fuo
Trattato.
del
Moto»,.
allorchè:non
‘ancora
aveva.
avuto
notizia
di
quella
del
Galileo;
se
la.
medefima
pafftone:
volle:
autenti».
care
Criftiano.
Ugenio.
nella;
fua
Opera
trattante
del
moto:
de’
pendoli:;,
e
1°
ifteffa
pure
è
ftata
da
altri
Geometri
ancora
confermata
,,
e-ftabilita..
Vi
fu
chi
fi
oppofe
alla
proporzione.trovata
dal
Galileo:
de’
momenti
de’gra»
vi
fopra
1
piani
inclinati
,.
prerendendo:,
che
foffe
falfa
la
dimoftrazione.
;
e:
che
detti
momenti
non
poteffero:
ftare
fra;
«di
loro\come-i
feni
retti
degli
angoli
dell’elevazione
de?
piani.
fopra
1’
orizontale.
Fu
difcoperta
la
falfità
di.
tale
oppofizione
,
€.
molti
furono.
quelli
,,
che:
vera
dimoftrarono:
effere
Ja
propofizione
del
Galileo,
ma
per
avventura
farebbe
ftata:
rifpofta
più:
pres
cifa
il
dimoftrare
,,
che
non
è
il’
medefimo
tenere:
il
grave
fopra
il
piano
inclinato
,
e
con
una
corda.
parallela
al
detto.
piano-,.
nella
guifa,
che
fail
Galileo
;
ed
il
foftenere
il
grave
con
un..altro:
piano
tangente
per
la:
parte
di
fotto,
come
vuole
1’
oppofitore,
e
quefta
differenza
fi
puote
agevolmen»
te
dimoftrare,,
ficcome
fi
trova
d’
aver:
fatto.
un
chiariffimo»,.
ed
infigne
geo»
metra.
Il
Cartefio
avendo
fatto,
come:
poco»
dianzi
ho»avvertito:,
cin
cenfura
al
Galileo
,
nella
fudderta-
lettera
nom
dubitòd’
afferire,,
che:
di
ni
na
cofa
meglio
,
che
della
mufica
aveffe
feritto
3)
ma:
ben
prefto
pentito»
di
que-
UNIVERSALE.
xxxi
ueftà-
piccola
loc.
'3
che
gli
attribuifce
e
voleridola
«in
biafinao
rivoltare
,
dle
;
che
tali
cofe
erano
baffe;
e
volgari
ve
a'lui;
ed
al
Merfenno
,
al
quale
è
quella
lettera
indirizzata
,
molto:
ben
note.
Debole
fi
è
certamen-
ze
quefta
taccia
e
non
degna
del
‘gran
talento
del
Cartefio,
e
ficcome
dell
siltre
fatte
da
‘effo
‘al
Galileo
,,
per
la
fua
frivolezza
da
non
farne
nè
pur
conto:,
comecchè
effendo
generale
;
e
non
difcendendo
a
far
conoftere
in
che
confifta
la
baffezza
della
dottrina
,
che
egli
vuole
impugnare
come
volgare,
non
ad
altro
ferve
,
che
a
far
manifefto
11:mal
temperato
animo
del
Cartefio,
che
la
fama
grandiffima
della
‘virtù
del
Galileo
mal
poteva
foftenere,
e
per
quanto
era
in
lui,
tentava
d’
ofcurare.
Altre
obbiezioni
vi
fono
ftate
mol.
to
più
forti,
contro
a
ciò
}
che
della
mufica
feriffe
il
Galileo
,
alle
quali
tuttavia
ampiamente
fi
foddisfà
;
e
fi
rifponde
,
e
la
faldezza
di
quefta
dot.
trina
fi
fa
più
chiara;
e
palefe.
Il
Prior
Orazio
Rucellai
ne’
fuoi
maravi-
gliofi
Dialoghi;
nel
fecondo
di
quegli
,
che
ragionano
fopra
il
Timeo
di
Platone
intorno
‘alla
“mufica
,
riporta
una
molto
falda,
e
gagliarda
oppofi-
zione
‘in
quefta
guifa;
riferifce
egli
ciò
che
dice
il
Galileo
nel
Dialogo
pri-
mo
della
prima»
giornata
,
che
la
forma
degl
intervalli
mufici
fi
è
Ta
pro-
porzione
de’
numeri
delle
vibrazioni,
e
percoffe
dell’
onde
dell’
aria
,
che
vanno
a
ferire
il
timpano
dell’
orecchio
,
il
quale
effo
ancora
fotto
le
me-
defime
mifure
di
tempi
vien
fatto
tremare
;
dal
che
ne
deduce
}
che
più
grate
fono
quelle
confonanze;
di
cuivle
vibrazioni
più
prefto
fi
riumifcono,
e
fono
commenfurabili
,
laddove
crudifiime
farebbero
le
diffonanze
;
quan-
do
i
‘tempi
delle
vibrazioni
foffero
incommenfurabili
+
Il
che
egli
pofcia
fa
vedere
con
alcuni
fili
di
diverfe
lunghezze,
le
vibrazioni
de’
quali
rifpon-
dano-a
quelle
degl’
intervalli
mufici
ji
quali
quando
fono
confonianti
,
fo-
no
tali
gl
intrecciamenti
de’
fili;
che
in
determinati
tempi,
e
dopo
deter-
minati
numeri
di
vibrazioni
tuttii
fili
fieno
‘tre
,
0
fieno
quattro
s’
accor-
dano
‘a
giugnere
nel
tempo
iftefioal-rermine
delle
loro
vibrazioni,
€
lì
ri.
cominciano
un
‘altro:
fimile
periodo‘;
ma
quando
le
vibrazioni
di
due
,,
0
di
più
fili
(fieno
incommenfurabili
3
ficchè
mai
non
ritornino
a
terminare
concordemente
fotto
determinati
numeri,
0
fe
‘pur
non
effendo'
incommen-
furabili
vi’
ritornino
dopo
lungo
tempo
,
€
dopo
gran
numero
di
vibrazio-
ni,
‘allora
ficcome
la
vifta
fi
confonde
nell’
ordine
difcorde
d’
uno
fregola-
to
intrecciamento
;
così
l’
udito
con
noia
;
e
con
diffonanza
riceve
le
per-
coffe
mal
temperate
de’
tremori
dell’aria,
che
fenza
mifura
;
e
fenza
‘reso.
la
vanno
a
colpire
fopra
il
timpano
dell’
orecchio.
Contro
a
quefta
dottri-
ina:
del
Galileo
,
dice
il
Rucellai
5
che
alcuni
pratici
molto
intendenti
della
mufica
;eziandio
della
teorica
;
oppongono:
in
tal
modo.
Dicono
effi
,
che
a
-fili
in
quelle
mifure
affegnate
,
che
s°
affermano
per
commenfurabili
;
tor-
‘nino
di
ranto
intanto
ad.
unirfi
}
‘perchè
fi
muovono
in
un
ifteffo.
momen-
to
di
tempo
,
ma
fe
foffero
:moffi
in
momenti
diverfi
farebbero
incommen-
furabili.
Ora
applicando
ciò
alle
corde
,
anche
quefte
movendofi
in
diverfi
tempi
,
le
vibrazioni
loro
verrebbero
ad
effere
incommenfurabili
,
e
nondi.
meno
mentre
fien
tefecin
confonanza,
ancorchè
non
fi
tocchino
tutte
infie-
me,
rxxil
PREFAZIONE
me,
ma
una
appreffo
1’
altra,
tuttavia
fi
trovano
fempte
reftar
confonani
ti
;
e
pure
non
fi
toccarida
nello.
fteffo
tempo
le
vibrazioni
,
non
vengone
giammai
ad
unirfi,
e
però
fono
incommenfurabili
:
adunque
non
fi
può
fera
mare
per
affioma
ficuro
j
che
la
cagione
delle
confonanze
venga
dalle:
vix
brazioni
commenfurabili.
Oltre
a
ciò
dove
il
Galileo
afferma;
che
fe
le
via
brazioni
foffero
molto
lunghe
a
tornare
ad
unirfi.,,
ancorchè
foffero
come
menfurabili
,
farebbero
tuttavia
diffonanti
j
vogliono
quefti
oppofitori
,
che
ciò
non
riefca
vero:
imperciocchè
ci
fono
delle.
confonanze
;
che
hanno
maggiori
vibrazioni
,
che
alcune
diffonanze
non
‘hanno
s
€
perciò
non
effea
re
la
regola
data
dal
Galileo
certa
,
ed
infallibile
.
Quefti
pratici
,
che
ing
fomigliante
guifa
,
come
riferifce
il
Rucellai
;
oppofero
al
Galileo;
non
al
tri
furono
,
fe
io
non
fallo
;
che
Francefco
Nigetti,
uomo
della
mufica
ina
tendentiffimo
,
che
la
fua
obbiezione
in
tal
maniera
produceva.
Se
prendia=
mo
;
diceva
egli,
la
proporzione
della
fefta
minore,
che
è
di
otto
a
cin«
que
;
certo
è,
che
mentre
la
corda
grave
darà
cinque.
vibrazioni
,
1°
acu
ta
ne
darà
otto
,
ficchè
fra
l'una,
e
l’altra
corda
l’
orecchio
fentirà
tre
dici
vibrazioni.
Pigliando
poi
la
proporzione
di
fette
a
cinque
,
forma
del
la
più
afpra
diffonanza
,
che
ritrovar
fi
poffa
,
nondimeno
quefta
averà
me«
.
no
vibrazioni
della
felta
minore
,
e
pure
fi
riunirà
più
prefto
,
e
tuttavia
farà
diffonante
:
ficchè
non
è
vero,
che
le
confonanze
confiftano
nella
com-
menfurabilità
,
o
nel
riunirfi
più
prefto.
Per
rifpondere
a
quefta
oppofizio«
ne,
con
lungo
ragionamento
moftra
il
Rucellai
,
non
poterfì
dirirtamente
inferire
,
contro
una
ragione
teorica
,
cheella
non
fia
vera,
perciocchè
nel
la
pratica
non
fi
vede
riufeire
,
onde
egli
dice,
che
fi
fcorge
nelle
dimox
ftrazioni
più
infallibili
geometriche
,
o
dell’
ottica
,
o
dell’
altre
fcienze
,
le
quali
non
poffono
errare
,
che
fovente
alla
pratica
non
riefcono,
e
ciò
non
per
difetto
della
dimoftrazione
,
ma
o
di
noi
medefimi
,
o
di
ciò
che
vi
{i
adopera
,
che
non
s’
aggiufta
per
l’
appunto
alle
regole.
Ma
perchè
quefta
rifpofta
del
Rucellai
puote
fembrare
forfe
ad
alcuno
foverchiamente
genera
le,
benchè
ella
fia
e
convenevole,,
e
vera
,
penfo,
che
più
particolar
mente
rifpondere
fi
poffa
,
e
foddisfare
all’
oppofizione
,
dicendo
,
che
nel=
la
mufica
pratica,
e
particolarmente
nella
moderna
,
gli
accordi
non
fono
reali,
e
geometrici,
ma
partecipati,
e
non
di
giuftiffima
mifura
,
talchè
nella
divifion
dell’
ottava
;
per
cagion
d’
efempio
,
la
quinta,
e
la
quarta,
‘che
la
riempiono
,
non
fono
le
due
proporzioni
fefquialtera
,
e
fefquiterza,
«che
riempiono
la
dupla,
forma
di
effa
ottava,
ma
la
quinta
è
un
poco
mex
no,
e
come
i
pratici
dicono
,,
è
un
poco
fpuntata
,
€
‘quefto
puntamento
accrefce
un:
poco
la
quarta
,
e
così
le
proporzioni
delle
‘confonanze
non
fo»
‘no
in
pratica
giuftamente
le
Pittagoriche
;
laonde
in
fatti
fi
vede
,
che
ac«
cordando
gli
ftrumenti
colle
quinte
giufte
cavare
dal
Monocordo
,
riefcono
effi
male
accordati,
e
diffonanti.
E
di
vero
egli
è
certo
,
che
nell’
opera«
zioni
de’
fentimenti
,
le
quali
fi
debbon
fare
per
via
di
moto
,
Vi
fl
ricer
ca
tempo,
per
ricevere
I’
impreffioni
degli
oggetti
:
e
perciò
anche
ne’
fiuoni
‘dovendofi
ricever
ful
timpano
dell’
orecchio
l’
impreffioni:
delle
vibrazioni
delle
n
e
e
4
UNIVERSALE.
xxxili
delle
corde
con
tempo,
il
moto
del
timpano
viene
a
rendere
,
in
certo
modo
,
alterato
il
movimento
ed
il‘tempo
delle
vibrazioni
;
onde
qualche
convenevol
correzione
vi
fi
richiede.
Dal
che
fi
deduce,
che
le
regole
pre-
fcritte
dalla
teorica
,
che
le
cofe
confidera
rimoffi
tutti
gl’
impedimenti
ma-
teriali,
fi
debbono
applicare
alla
pratica
con
accuratezza,
e
con
fenno,
€
che
non
dee.
recar
maraviglia
;
fe
alcune
quivi
non
tornano
con
intera
e-
fattezza
;
perchè
4
#ifponder
la
materia
è
forda.
Per
la
qual
cofa
‘apparifce
,
che
allora
quando
il
Nigetti
dice
,
che
nella
fefta
minore
vi
è
più
nume-
ro
di
vibrazioni;
che
nella
proporzione
di
fette
a
cinque
,
forma
d’
una
afpriffima
diffonanza
,
ciò
addiviene
,
perchè
gli
accordi
non
fono
giufti
,
ma
partecipati
,
che
vuol
dire
,
che
non
è
altrimenti
vero
geometricamen»
te
,
che
quelle
vibrazioni
fieno
di
quel
numero
,
che
difegna
la
pratica
,
colpa
degl’
impedimenti
materiali
;
che
fi
frappongono
j
che
fe
noi
potefli-
mo
avere
le
mifure
cotanto
efatte
in
così
minime
differenze
,
come
le
ha
la
natura
,
fi
perverrebbe
bentofto
alla
perfezione
,
la
quale
farebbe
confo-
nante
,
e
di
giocondiflima
‘
armonia
:
ma
la
più
efatta
fquifitezza
de?
calco-
li,
che
da
noi
fi
fanno,
non
ha
tante,
e
così
fottili
partizioni,
e
fuddi-
vifioni
,
e
perciò
è
imperfezione
nella
natura
,
e
quella
;
che
fembra
a
noi
imperfezione
,
alla
naturà
è
intera
perfezione
,
e
compita.
All
Sr
fatta
dal
Nigetti
al
Galileo,
perchè
la
ragione
d’
otto
a
cinque
forma
del.
la
fefta
minore
fia
confonanza
,
e
non
quella
di
fette
a
cinque,
dove
pu-
re
le
vibrazioni
più
fpeffo
s°
unifcono
,
altre
rifpofte
,
oltre
a
quella
da
me
addotta
;
potrebbero
darli
,
ma
per
non
allungarmi
di
foverchio,
vaglia
per
tutte.
quella
d*
alcuni
fottiliffimi
intendenti
della
teorica
della
mufica
,
i
quali
dicono;
che
la
ragione
fi
è,
perchè
il
complemento
di
quefto
inter-
vallo
otto
a
cinque
,
per
andare
all’
ottava
,
che
farebbe
cinque
a
quattro,
è
una
terza
maggiore
per
fe
fteffa
‘confonante
;
laddove
il
complemento
all’
ottava
dell’
intervallo
fette
a
cinque
,
che
farebbe
dieci
a
fette,
non
è
al
trimenti
confonanza
véruna;
e
come
dice
il
Fontenelle
nell’
Itoria
dell
Accademia
reale
delle
fcienze
del
1701
;
riferendo
1’
opinione
del
Sauveur,
che
avendo.
ogni
operazione
naturale
i
fuoi
limiti,
ancora
!’
aggradimento
dell’
anima
circa
il
concorfo
div
più
vibrazioni
,
fi‘
termina
nella
proporzio-
ne
naturale
de’
numeri
dall’
uno
al
fei
,
in
cui
fi
comprende
la
forma
dell’
ottava,
uno
a
due,
della
quinta
,
due
a
tre
;
della
quarta,
tre
a
quattro;
della
terza
maggiore
,
quattro
a
cinque
;
e
della
terza
minore
,
cinque
a
fei
;
oltre
a
i
compofti
di
una
,
0
due
ottave
con
ciafcuno
de
fopraddetti
intervalli
,
come
uno
a
tre,
che
comprende
un’
ottava
colla
quinta
;
uno
a
quattro
;
che
è
di
due
ottave;
uno
a
cinque
,
che
è
di
due
ottave
,
€
della
terza
maggiore
;
uno
a
fei
di
due
ottave
,
e
della
terza
minore
;
due
a
cinque,
che
efprime
un
ottava
colla
terza
maggiore
.
E
gli
altri
interval.
li
non
fembrano
confonanti
,
fe
non
per
accidente
;
in
quanto
fono
la
dif
ferenza
di
qualche
intervallo
confonante,
e
dell’
ottava
,
che
facilmente
vien
fupplita
dall’
anima;
e
fottintefa,
per
la
fua
facilità
,
e
femplicità
;
ed
in
giò
il
mentovato
‘Autore
così
s
efprime':
Un
accord
qui
de
lui-meme
ne
plaw.
Tom.
I,
E
trott
NXXIV
PREFAZIONE
iroit
point
,
plairà
,
$°
il
acheve
D
ottave
d'
un
autre
accord
agreable
;
ce
dernier
accord
entend’
plusieurs
fois
avec
plaifîr
,
aura
conduit
D’
ame
a
imaginer
ce
qui
y
manquoit
,
pour
aller
jufqu
è
P
ottave
,
©
comme
V
ottave
lut
plait
,
l
accord
qui
en
e/t
le
complement
,
fe
ferà
lè
A
une
idee
agreable.
Ainft
P
accord
de
8
a
s
tire
tout
fon
agrement
de
ce
qu’
il
remplit
L’
ottave
de
5
a
4.
Altre
difficultà
fono
ftate
fatte
a
quefti
Dialoghi
delle
nuove
fcienze
,
poichè
vi
fu
chi
pretefe
d'aver
trovato
un
paralogifmo
nella
dimoftrazione
del
moto
de’
gra-
vi,
fecondo
la
‘proporzione
de’
numeri
impari
dall’
unità
;
a
cui
con
tre
lettere
dottamente
rifpofe
il
Gaffendo
;
il
quale
1’
opinione
del
Galileo
die
fefe
ancora
nella
lettera,
che
egli
fcriffe
a
Pietro
del
Pozzo
de
motu
impreffo,
a
motore
translato.
Altri
trovarono
difficultà
in
ammettere
ciò
che
moftra
di
credere
il
Galileo,
che
la
corda
lente
,
e
la
linea
del
moto
de’
projetti
,
fieno
linee
paraboliche
,
e
quefti
fono
quelli
,
che
la
linea
da
effi
detta
ca»
tenaria,
e
la
velaria
vogliono
dimoftrare
effere
altra
forta
di
linee.
Ma
che
il
moto
de’
projetti
fi
faccia
per
linee
paraboliche
,
è
ammeffo
per
certo
,
e
indubitato
da
uomini
dottiffimi
,
fra
quali
mi
piace
di
nominare
folamente
il
Conte
Ferdinando
Herbeftein
nella
fua
Ciclodiatomia
,
venuta
alla
luce
1’
an-
no
1716
,
che
ben
fa
ritratto
,,
ficcome
il
fanno
l’altre
fue
dottiffime
Opere,
della
dottrina
;
e
della
profondità
dell’
ingegno
di
quefto
grandiffimo
geome-
tra
;
ed
il
fomigliante
tenne
,
e
dimoftrò
il
Borelli
nel
libro
de
morsbus
naty-
ralibus
a
gravitate
pendentibus
,
in
cui
fa
vedere
,
che
la
natura
molte
cofe
o-
pera
per
mezzo
di
linee
paraboliche
,
e
che
fino
il
fumo
nel
voto
per
una
fo-
migliante
linea
fi
muove.
Più
fingolari.,,
e
meritevoli
di
maggior
biafimo
fono
l’
oppofizioni
a
queft’
Opere
del
Galileo,
fatte
da
coloro,
che
gli
hans
no
attribuito
cofe
,.
che
‘egli
per
verità
non
ha
derto.,
e
nè
pure
ha
pen»
fato
giammai.
Fra
quelli
debbe
effere
annoverato
l'Autore
della
Prefazione
all
Opera
de’
Principj)
Matematici
della
Filofofia
naturale
del
Cav.
Nevvts
ton
ftampata
in
Amfterdam
,
nel
1714,
il
quale
dopo
aver
detto
:
Docuit
Galileus
lapidis
projetti
,
©
in
parabola
moti
deffexionem
a
curfu
reftilineo
oriri
a
gravitate
lapidis
in
terram
,
ab
occulta
fcilicet
qualitate
3
non
dubitò
poco
dopo
d’
aggiugnere
:
Qus
vero
nom
fubfannabit
bonum
illum
Galleum
,
qui
mas
guo
molimine
mathematico
,
qualitates
occultas
e
Philofophia
feliciter
exclufas
des
muo
revocare
fubftinuerit.
I
quali
fcherni
,
e
le
derifioni
,\e
le
beffe,
di
cui
egli
fenza
ragione
alcuna
vuol
che
fia
meritevole
il
Galileo
,
ricadono
certamente,
e
con
intera
giuftizia
lepre
di
lui
5
il
quale
o
non
avendo
per
avventura
letto,
o
non
avendo
intefo
i
Dialoghi
delle
fcienze
nuove,
con
temerario
,
e
villano
ardire
tenta
d’
attribuirli
cofa
,
che
egli
non
ha
det=
to
giammal
,
e
con
una
falfità
manifefta
pretende
di
volere
ofcurar
la
glo=
ria
d’
un
filofofo
così
riputato
,
e
così
grande
;
altronde
poi
richiamando
nella
filofofica
fcena
le
già
sbandite,
e
del
tutto
fcreditate
attrazioni
mutue
di
qualfivoglia
forta
di
corpiccitoli,
per
affegnare
occulte
cagioni,
non
mat
da
-veruno
chiaramente
fpiegate
,
nè
intefe
,
degli
effetti
notiffimi
,
e
mani.
feti,
che
in
natura
veggiamo.
Non
molto
diffomigliante
a
quefta
imputa»
zione
fi
è
quella,
che
gli
dà
un
altro
moderno
Scrittore
in
un
fuo
Trate
tato
UNIVERSALE.
XXXV
tato
fopra
la
Laguna
di
Venezia,
nel
quale
dice,
che
il
Galileo
în
altrì
fuoi
Dialoghi
,
diverfi
da
quefti
delle
fcienze
nuove
,
racconta,
che
vi
fof.
fero
alcuni
Filofofi,
che
penfavano,
che
la
maffa
dell’
acqua
fofse
mofla
dall’
ottava
sfera,
e
che
in
vigore
della
medefima
,
in
ogni
giro
di
fertan-
ta
anni,
da
una
parte
fi
faceffe
un
tal
cangiamento
,
per
cui
dopo
lungo
periodo
,
quel
che
è
mare
fi
cangiaffe
in
terra
,
ed
all’
incontro
fi
mutafle
in
mare
quanto
adeffo
è
continente.
A
quefta
vana
opinione
,
che
1’
Auto»
re
di
quefto
Trattato
vuole
,
che
il
Galileo
riponga
nel
terzo
di
quei
fuoi
Dialoghi
»
con
filofofico
avvedimento
dice
di
preftar
quella
fede
,
che
fi
fi.
gura
;
che
le
preftaffe
il
Galileo
medefimo
3
nel
che
certamente
non
va
e.
gli
ingannato
,
poichè
il
Galileo
non
che
preftar
fede
ad
un
così
ftrano
ra-
gionamento
,
nè
pure
fa
mai
parola
nel
terzo
Dialogo
dell’
acqua
moffa
dall’
ottava
sfera,
come
gli
va
quefto
Scrittore
attribuendo,
ed
allorchè
nel
quarto
Dialogo
parla
dell’
acqua
imoffa
dal
primo
mobile
,
ciò
fa
ad
altro
propofito
,
nè
mai
produce
così
ftravagante
fentenza.
Dopo
che
furono
dati
alle
ftampe
i
Dialoghi
della
fcienza
meccanica
,
e
de’
movimenti
locali,
intornoa
i
quali
ho
ragionato
finora
,
o
il
Galileo
da
una
parte
con
quale
ardente
brama
foffero
ricevute
le
Opere
fue,
e
dall’
altra
con
quanta
animofità
veniffero
da
alcuni
impugnate
,
pen-
SÒ
,,
come
giù
ho
detto
a
principio
,
di
riftamparle
tutte
infieme
3
€
con
quell’
occafione
dar
fuori
i
rimanente’
delle
fue
fublimi
fpeculazioni
,
le
quali
voleva
diftendere
in
varj
Dialoghi,
da
aggiugnerfì
a
quelli
delle
nuo-
ve
fcienze,
che
già
erano
pubblicati.
Quali
foffero
le
cofe
,
che
dovevano
effere
in
quefti
Dialoghi
contenute
,
ne
dè
un
diftinto
,
e
precifo
raggua-
glio
il
fuo
dottiffimo
fcolare
Vincenzio
Viviani,
nel
Libro
intitolato
,
Rag-
suaglio
dell’
ultime
Opere
del
Galileo
;
nel
quale
fi
vede,
che
dovevano
effere
quefte,
un
buon
numero
di
problemi
,
e
queftioni
fpezzate
,
nuove,
e
con
nuove
dimoftrazioni
ftabilite:
le
poftille,
e
le
note
intorno
a
i
luo-
ghi
più
importanti
de’
libri
d’
alcuni
fuoi
oppofitori,
e
d’
altri
ancora,
ed
in
ifpecie
d’
Ariftotile
ne’
trattati
delle
queftioni
meccaniche,
e
del
moto
degli
Animali;
in
oltre
molte
operazioni
Aftronomiche
perfezionate
dall’
u-
fo
del
cannocchiale,
e
dalla
{quifitezza
della
fabbrica
degli
ftrumenti
,
per
tutte
|
offervazioni
celelti.
Nel
numero
de’
problemi,
e
delle
queftioni
fpezzate
dovea
effer
ripofto
ciò,
che
egli
aveva
fpeculato
intorno
alla
For-
za
della
percoffa,
ed
all’
ufo,
e
utilità
delle
catenuzze
pendenti
da
una
del.
le
loro
eftremità,
le
quali
dice,
che
naturalmente
s'accomodano
alla
curva»
tura
di
linee
proffimamente
paraboliche;
delle
quali
due
cofe
aveva
già
pro-
meflo
di
fcriverne
diftefamente
nel
quarto
Dialogo
della
quarta
Giornata
trattante
de’
proietti.
Quefte
fovrane
fpeculazioni
fono
quelle,
che
in
gran
pis
fono
fervite
ad
accrefcere
la
prefente
edizione,
effendofi
pofte
in
quel.
a
guifa,
che
fi
fono
ritrovate
,
e
che
il
Galileo
aveva
poi
in
animo
,
co-
me
già
fi
è
avvertito
,
di
diftendere,
ed
ampliare
,
e
ridurre
nella
forma
appunto,
che
de’
Dialoghi,
già
egli
“vivente
ftampati,
aveva
fatto
.
Così
fi
è
ripofto
il
principio
della
quinta
Giornata
in
quella
E
egli
comin.
ciò
KXXVI
PREFAZIONE
ciò
a
dettarlo
ad
Evangelifta
Torricelli,
e
pofcia
il
Dialogo
fopra
la
forza
della
percofla,
nel
quale
fi
vuole
avvertire,
che
il
Galileo
l’
intitola
Cons
sreffo
ultimo,
il
che
dovè
egli
fare
allora
che
non
aveva
ftabilito
d’aggiux
gnere
gli
altri,
contenenti
le
note
a
i
libri
de’
fuoi
oppofitori
,,
del
moto
degli
Animali,
e
dell’operazioni
Aftronomiche.
In
quefto
Congreffo
il
Ga
lileo
fra
gli
interlocutori
toglie
Simplicio,
e
in
quella
vece,
vi
pone
Paolo
Aproino
ftato
già
fuo
Scolare
in
Padova,
ed
autore
fino
dell’
anno
1613
d’
uno
eccellente
inftrumento
per
multiplicar
l’
udito.
Di
tal
Dialogo
non
è
pervenuto
a
noi
altro,
che
il
principio,
nel
quale
fi
{piegano
alcune
efpex
rienze
fatte
in
Padova,
allora
che
andava
inveftigando
la
mifura
della
for.
za
della
percoffa,
che
in
ultimo
egli
confiderò
come
infinita
,,
e
quefta,
do
po
riferite
1’
efperienze,
voleva
trattare
matematicamente,
come
una
terza
fcienza,
intorno
alla
quale
egli
medefimo
diceva
d’
aver
confumato
molte
migliaia
d’
ore
fpeculando,
e
d’
avere
alla
perfine
confeguito
cognizioni
re
mote
affatto
dalle
comunali
fentenze,
e
pellegrime,
edammirande.
Da
que-
fto
frammento
di
Dialogo,
e
da
cid,
che
poi
fcriffe
colla
dottrina
del
Ga-
lileo
intorno
allo
fteffo,
argumento
in
tre
dottiffime
Lezioni
il
Torricelli,
agevolmente
fi
comprende,
che
non
ebbe
ben
fondata
ragione
Gio:
Alfon-
fo
Borelli,
quando
nella
fua
dottiffima
Opera
della
Forza
della
PAS
af
fermò,
che
fra
gli
fcritti
del
morto
Galileo,
nè
fra
le
memorie
lafciate
agli
amici
foi,
non
s'era
ritrovata
cofa
veruna,
nè
pur
minima,
che
foffe
va-
levole
a
dimoftrare,
che
egli
aveffe
penfato
a
ciò,
che
nel
fine
della
quar=
ta
Giornata
de’
Dialoghi
del
Moto
promettè
di
voler
fare,
per
render
pa-
lefe,
che
la
forza
della
percofla
foffe
da
lui
ftata
confiderata
come
infinita.
Molte
altre
cofe
aveva
il
Galileo
,
nel
lungo
corfo
delle
fue
graviffime
;
e
belle
fatiche
ritrovate,
e
pofte
infieme
,
le
quali
averebbero
forfe
fervito
per
quefl’
aggiunta
,
che
egli
meditava
;
ma
quefte
non
fi
sà
in
qual
guifa
fi
fon
perdute,
nè
altro
n°
è
rimafo,
che
i
puri
titoli
di
effe,
che
fi
cava»
no
da
una
fua
lettera
fcritta
di
Padova
a
Curzio
Picchena
Segretario
di
Stato
del
Gran
Duca
Cofimo
II.
l’anno
1610,
nella
quale
dando
raggua
glio
;
quali
foffero
I
Opere
,
che
fin
da
quel
tempo
egli
aveva
compofto
,
dopo
aver
notato
alcune
di
quelle
,
che
dipoi
egli
medefimo
pubblicò
,
di-
ce
in
tal
forma:
Ho
anco
diverfi
opufculi
di
foggetti
naturali,
come,
De
fono,
&
voce
3;
de
vifu,
&
coloribus
3
de
maris
eftu
s
de
compofitione
continui,
de
Gnimalium
motibus
,
ed
altri
ancora
.
Fra
quefti
,
che
egli
non
nomina
fpe-
zialmente
,
può
effer
forfe,
che
vi
doveffero
eflere
ancora
il
Trattato
di
Sfera
,
e
quello
di
Fortificazione
,
che
egli
aveva.
dettato
in
Padova
peri
ufo
degli
fcolari
,
ed
aveva
in
animo
di
accrefcere
,
e
ridurre
in
iftato
di
tal
perfezione
,
che
tuttociò
,
che
fi
appartiene
di
fapere
al
Soldato
delle
cofe
fpettanti
alle
matematiche
,
ivi
fi
trovaffe
fquifitamente
comprefo
,
e
defcritto
.
©ltre
a
tutti
quefti
belli,
e
gravi,
e
giovevoli
ftudj,
molte
altre
fue
fpeculazioni
aveva
il
Galileo
;
le
quali
comunicò
privatamente
a
i
fuoi
amici,
e
fcolari.
Tale
era
l’ingenofa.
mifura
delle
‘gocciole.
dell’
n
cas
enti
UINDVERSALG.
©
xxxvii
denti
fopra
una
data
fuperficie
|;
(che
egli
fcriffe:
al
Padre
Abate
Caftelli
.
Tale
fu
il
curiofo
fcioglimento',
che
egli
diede
a
quei,
che
domandavano
onde
avvenga
,
che
un
uovo
racchiufo
fra
le
mani
per
punta
,
e
ftretto
con
gran
forza
non
fi
pofa
fchiacciare,
il
che
fece
vedere
dipoi
ancora
il
P.
Pars
dies
nel
fuo
Trattato
di
ftatica,
o
delle
forze
moventi
.
Così
fece
molte
nobilifime
efperienze
intorno
alla
Calamita
,.
fra
le
quali
fu
quella
;
che
ferivendo
il
Gilberto
,
che
rion
aveva:
potuto
incontrat
‘parte’
di
effa
}
che
armata;
giufta
le
regole
da
lui
prefcritte,
arrivaffe
a
foftenere
il
quadruplo
del
proprio
pefo
,
egli
ne
riduffe.un
pezzo
a
tal
vigore,
che
laddove
di-
farmata
appena
fofteneva
nove
once,
armata
poi
reggeva
più
di
fei
libbre;
e
quefto
è
quello,
che
fu
dipoi
ripofto
nella
Real
Galleria
del
Gran
Duca
di
Tofcana.
Ed
altro
pezzo
poi
ne
riduffe
a
tale,
che
effendo
fei
once
di
pelo,
e
regsendo
difarmato
appena
due
once,
armato
pofcia
ne:
fofteneva
cento
feffanta,
ficchè
veniva
a
regger
ventifei
volte
più
del
proprio
pefo
.
Efperienza
veramente
fingolare,
e
maravigliofa,
benchè
dipoi
fi
fa
ritrova=,
to
effer
la
forza
della
Calamita
molto
maggiore,
trovandofene
di
prefente
appreffo
l’
Altezza
Reale
del
Sereniffimo
Gran
Duca
Noftro
Signore
un
piccolo
pezzo,
che
non
pefa
più,
che
tre
decimi
di
grano,
fornito
di
così
mirabile
gagliardia,
che
ne
tira
centoventiuno,
che
vale
a
dire,
che
egli
foftiene
quattrocentotre
volte,
ed
un
terzo,
più
del
proprio
fuo.
pelo.
Così
avendo
difcoperto
di
quanto
utile
fia
il
metodo
degl
indivifibili
,
ebbe
in
animo
di
feriverne
pofcia
un
intero
Trattato,
alla
quale
imprela
era
forte-
mente
ftimolato
dal
P.
Cavalieri,
di
tal
metodo.
finiffimo
poffeditore
;
onde
con
una
lettera
de’
26
Febbrajo
1626
fra
l
altre
cofe
gli
fcrive:
Si
#icordi
dell
Opera
fua
degl’
indivifibili,
che
determinò
di
comporre,
la
quale
farà
gratiffi-
ma
a
quei,
che
ammirano
le
cofe
fue,
per
cofe
rare
fopra
quelle
di
tutti
gli
al
tri.
Dipoi
ne
21
Marzo
dell’
ifteffo
anno
foggiugne:
Quanto
all’
opera
degl’.
indivifibili
averei
molto
caro
,
che
fi
applicaffe
quanto
prima
,
acciò
poteffi
dare
Spedizione
alla
mia.,
quale
fra
tanto
anderò
limando
,
acciò
fia
di
quell’
efat-
tezza
,
Che
fi
conviene,
per
poter
più
prefto
che
fia
poffibile
compire
in
par-
te
alla
cortefiffima
atteftazione
,
che
con
fue
lettere
fe
degnò
far
di
me.
Nè
mai
fi
ftancò
il
Padre
Cavalieri
di
confortare
,
€
di
follecitare
il
Gallileo
a
quell’
imprefa
,
finchè
egli
da
altre
fue
graviffime
applicazioni
diftratto
4
lafcidò
la
cura
di
quefta
interamente
al
detto
Padre
,
che
con
tanta
lode,
e
con
tanta
gloria
nella
fua
Geometria
degl’
Indivifibili
‘così:
ben
la.
foften-
ne.
Di
tal
forta
fu
ancora
il
belliffimo
ritrovamento
del
Galileo
della
Ci
cloide,
della
qual
linea
non
ne
mifurò
egli
lo
fpazio,
contuttochè
s'imma=
Sinaffe.,
che
Dre
triplo
del
circolo
fuo
genitore,
ma
avendo
tentato
prima
coll’
efperienza
di
pefar
la
figura
di
cartone,
€
avendola
ritrovata
fempre
un
poco
meno
,
che
tripla
,
prefe
motivo
di
dubitare,
che
la
proporzione
foffe
irrazionale
,
onde
ne
abbandonò
l’inveltigamento
;
il
quale
intraprefo
poi
dal
fuo
maravigliofo
difcepolo,
il
Torricelli,
non
che
dimoftraffe
in
più
modi
lo
fpazio
della
cicloide
effer
triplo
del.
circolo
,.
che
la.
genera,
ma
molte
altre
proprietà
di
quefta
linea
felicemente
dimoftrò
,
€
difcoperfe
.
Ri
n
trovò
XXXVII
PREFAZIONE
trovò
in
oltre
il
Galileo
l’
iftromento.
per
mifirare
i
gradi
del
caldo,
e
del
freddo
ne’
liquori,
e
nell’
aria,
come
nota
il
Viviani
;
di
che
ne
tenne
lungo
propofito
,
ponendolo
a
parte
dell’
efperienze
;
che
egli
faceva
,
‘con
Gio:
Francefco
Sagredo
nobilifimo
gentiluomo
Veneziano
;
e
per
la
fua
gran
virtù
così
caro
al
Galileo,
che.
per
uno
sfogo
della
fua
ftima
verfo
i
lui,
ferivendo:al
celebre
P.
Fulsenzio
,
il
chiama
il
fuo
Idolo,
e
l’
in«
troduce.
fempre;
per
uno
degl’
irontoni
de?
fuoi
Dialoghi.
Di
quefta
fpiritofa.
invenzione
mifuratrice
ficura
de’
gradi
‘del.
calore,
e
del
freddo
ne’
liquidi,
ne
fece
partecipi
‘molti
amici
3
curiofi
di
vedere
un
così
nuovo
,
e
mirabile
difcoprimento
;
che
è
fervito:pofcia
a
tanti
importantiffimi
ufi,
e
che
fu
dipoi
mirabilmente
promoffo
da
quei
valenti
naturali
Filofofi,
ed
efperimentatori
,
che
1’
Academia
del
Cimento:
componevano.
Non
mai
fazio
il
Galileo
di
profeguire
con
lieto
;
e
forte
animo
nel
di-
fcoprimento
di
nuove,
e
fempre
utiliffime
verità
,
veggendo
,
che
per
far
giungere
all’
ultimo.
pregio
l’arte
del
navigare,
e
le
deicrizioni
geografiche,
non
altro
vi
mancava,
che
rintracciare
con
ficuro
argomento
,
il
modo
di
potere
in
ogni
tempo
ritrovare
la
longitudine
,
la
quale
congiunta
‘colla
la-
titudine
,
poteffe
determinare
la
fituazione
precifa
nel
globo
della
terra,
di
qualfivoglia
punto
di
mare.,
d’
ifola
,
o
di
continente
;
a
quefta
nobile
im-
prefa
s'applicò
,
e
accorgendofi
,
che
la
difficultà
procedeva
,
che
per
con-
feguire
Je
longitudini
tanto
in
mafe,
che
in
terra,
fi
fervivano
gli
Aftro-
nomi
principalmente
dell’
Ecclifi
della
Luna,
delle
quali
feguendone
appena
una,
o
due
in
ogni
anno,
e
che
molte
volte
ancora,
o
dall’
aria
nuvo-
lofa,
o
dal
ritrovarfi
molto
diftanti
gli
offervatori
,
nel
notare
un
medefi-
mo
iftante
di
tempo
,
nella
lunga
durata
d'un’
Eccliffe
Lunare;
veniva
fo-
vente
impedita
l’offervazione
;
oltre
molte
altre
particolari
cofe,
che
la
ren-
dono
pochiffimo
efatta,
e
da
poterfene
poco
fidare
,
pensò
ad
altro
mezzo
più
ficuro.,
ed
opportuno,
ed
avendo
già
difcoperto
1
Pianeti
Medicei
,
e
con
lunghe
vigilie
,
e
con
fatiche
grandiffime
,
avendone
calcolati
i
perio=
di,
ftabilì
di
fervirfi
di
effi
per
inveftigare
le
longitudini,
potendo
ciò
fare
molto
più
acconciamente,
che
per
mezzo
dell’
Eccliffi
Lunari
;
poichè
lad-
dove
appena
di
quefte
ne
fesue
una
per
ciafchedun
anno,
che
a
noi
fi
di-
fcopra,
dell’
Eccliffi
de’
Pianeti
Medicei
neffuna:
notte
paffa
fenza
che
fe
ne
abbiano
due
;
o
tre
;
‘e
talvolta
quattro;
e
più
ancora,
le
quali
poi
fo-
no
comodiffime
per
fermare
l’
ifteffo
‘iftante.
di
tempo
,
perciocchè
i
moti
loro
fono
così
veloci
,
e
regolati,
che
o
fiano
congiunzioni,
o
feparazioni
;
o
occultazioni,
o
Ecclifi,
tutti
fi
fanno
in
sì
breve
tempo,
che
non
fi
può
errar
giammai
nel
prenderne
nota,
nè
pure
d’un
mezzo
minuto
di
ora.
Avendo
sì
bel
ritrovamento
diligentemente
inveftigato,
che
afficurava
la
correzzione
efatta.
di
tutte.
le
defcrizioni
geografiche
in
terra,
e
la
per-
fezione
intera
dell’
arte
mirabile
del
navigare
;
fino
dell’anno
1615
ne
fe
ce
generofa
offerta
al
Re
di
Spagna,
a
cui
parimente
altra
fua
pregiatiffia
ma
invenzione
offerì
.
Era
quefta
un
iftrumento,
per
mezzo
del
quale
fi
poteva
valerfi
dell’
ufo
dell’
occhiale
navigando
colle
Galere,
fatto
in
guifa
>
|
che
str
NOISE
E
RS
AISTE
XXXIX
che
con
effo
fi
trovavano
gli
oggetti
coll’
ifteffa
preftezza
,
come
coll’
oca
chio
libero,
e
trovati
fi
feguitavano
;
fenza
perderfì
,
ficchè
fi
aveva
tem.
po
di
riconofcerli,
e
di
annoverarli
partitamente,
ed
era
fabbricato
in
gui.
fa,
che
fi
poteva
tenere
in
tal
maniera
occulto
,
che
folamente
chi
lo
do-
veva
adoperare
n°
intendeffe
1
ufo,
e
la
ftruttura.
Di
quefto
bell’
inftru-
mento,
il
quale
comecchè
era
a
foggia
d’
un
morione
»
Che
fi
adattava
al
capo
di
chi
doveva
far
l’offervazioni;
il.
Galileo,
Teftiera,,
o.
Celatone
cb:
be
in
coftume
d’
appellarlo,
trovo,
che
fino
dell’
anno
1618
incominciaro:
no
a
fervirfene
fopra
le
Galere
del
Gran
Duca
,
vedendo
;
che
il
Padre
Abate
Caftelli
quando
era
Lettore
delle
Matematiche
nello
Studio
di.
Pifa;
aveva
prefo
il
carico
di
ammaeftrare
quegli,
che
adoperare
il
doveano.,
dî
che
egli
fcrive
al
Galileo
in
quefta
guifa
:
Per
?
Ordinario
paffato
forifi
a
V.S.
ma
non
avendo
avuto
altra
rifpofta,
penfo
che
la
mia
fia
capitata
male
.
Prima
le
diedi
conto
d'effere
ftato
più
volte
col
Sig.
Giovanni
del
Medici
,
ed
averli
d°
ordine
del
Sig.
Picchena
;
moftrato
il
Celatone
,
vifto,
e
provato
da
Sua
Signoria
con
grandiffimo
piacere
,
e
giudicata
quefta
invenzione
più
impor-
tante
,
che
il
ritrovamento
del
medefimo
occhiale.
La
pregai
ancora
,
che
mt
mandaffe
gli
occhialini
lunghi
un
palmo
;
0
poco
meno
,
acciò
poffa
colla
prima
occafione
andare
a
Livorno
ad
efercitare
alcuni
di
quei
giovani
,
de
quali
di
già
fe
n°
è
fatta
la
fcelta.
Nel
medefimo
anno
ancora
ne
fece
dono
all’
Ar-
ciduca
Leopoldo
d’
Auftria,
trovandofi
in
una
lettera
dell’
Arciduca
fcritta
di
Saverna
gli
11
Luglio
1618;
che
fra
le
altre
cofe
dice
al
Galileo:
In-
tanto
ho
vifto
il
cannoncino
colla
teftiera
,
del
quale
inftrumento
me
ne
informò
alquanto
nel
mio
paffaggio
a
Pifa
il
P.
Don
Benedetto.
Di
quefto
ritrovamen-
to
voleva
fervirfene
il
Galileo
per
render
più
facile
1’
offervazione
in
ma-
re
de’
Pianeti
Medicei,
nello
ftabilire
le
longitudini,
perciò:
ne
fece
offerta
al
Re
di
Spagna,
allora
quando
gli
propofe
quefto
fuo
nuovo
modo
,
con
cui
fi
giungeva
una
volta
alla:
conofcenza
di
cofa
per
tanto
tempo
,
e
con
sì
fervorofa
brama
invano
ricercata
da
tanti.
Ma
checchè
fe
ne
foffe
la
ca-
gione,
non
effendo.
proceduto
fino
al
fuo
termine
quefto
trattato
,
il
Gali-
leo
defiderofo
di
apportare
agli
uomini
quefta
.grandiffima
utilità
,
il
rin-
nuovò
pofcia
l
anno
1636
con
gli
ftati
Generali
delle
Provincie
unite
,
al
che
gran
favore
porfe
il
famofo
Ugo
Grozio
,
ficcome
dalle
fue
lettere
;
e
da
quelle
del.
Voflio
fi
ricava
ampiamente,
dalle
quali
fi
riconofce
in
quan.
.
ta
riputazione,
ein
quale
alta
ftima
aveffero
effi
un
così
nobil.
trovato
,
e
quanto
foffe
loro
a
cuore,
che
tofto
egli
fuffe
efaminato,
e
pofto
alla
pro-
va.
Diedero
fubito.
cominciamento
gli
ftati
Generali
ad
efaminare
il
dono,
che
fatto
loro
aveva
il
Galileo,
ed
a.
quefto
effetto
avendo
deputato
alcuni
periti
della
Geometria,
e
dell’
arte
di
navigare
,
da
quefti
furono
propofte
alcune
difficultà
al
Galileo,
poichè
dubitarono
,
che
non
fi
foffe
potuto
a-
doperare
1’
occhiale
in
mare
,
il
quale
a
cagione
della
fua
continua
agita-
zione,
non
averebbe
lafciato
fare
1’
offervazioni
neceffarie
intorno
a
1
Sa-
telliti
di
Giove
;
quindi
chiedevano
i
cannocchiali
di
tal
perfezione
,
che
poteflero
con
efli
offeryare
minutamente
quefti
Pianeti
;
attefochè
non
ne
ave=
xl
PREFAZIONE
avevano
effi,
che
foffero
baftevoli
a
tale
imprefa
;
colla
qual.
richiefta
fed
cero
effi
vedere,
che
il
Galileo
fi
manteneva
ancora
nel
poffeffo,
d’
effer
egli
quello
,
che
fapeva
far
lavorare
i
cannocchiali
meglio
d’
ogni
altro,
che
allora
ft
ritrovaffe
:
in
prova
di
che,
oltre
a
quello
,
che
in
tal
pro-
pofito
ho
già
detto,
quando
ho
ragionato
dell’
invenzione
del
cannocchia=
le,
voglio
ora.aggiugnere
ciò
che
icriffe
al
Galileo
il
virtuofiffimo
Gaffen-
do
con
una
fua
lettera
del
1634
,
nella
quale
gli
fisnifica
il
vivo
defide
rio
,
che
per
poter
fare
le
celefti
offervazioni
,
così
egli,
come
ancora
il
celebre
Periefchio
,
avevano
d’uno
de’
fuoi
cannocchiali:
Ar
vero
aufim
tum
2lltus
,
tum
meo
etram
nomine
id
exigere
officit
abs
te,
ut
cures
mitti
ad
nos
vitra
telefcopica
optima
,
©
fi.
fperare
quidem
licet,
cujufinodi
funt
illa
tua
+
quando
baffenus
nec
Venettisy
nec
Pariftis
,
nec
Amftelodami
nancifci
illa
potui.
mus,
que
fatisfacerent
abunde
.
Audebo
fane,
quia
nota
mibi
rara
tua
bonitas
elt,
notus
ardor,
quo
bonas
artes,
eorumque
ftudiofos
promovere
curas.
Effice
igitur
vem
dionam
tua
follicitudine
,
ac
fcito
te
fallurum
rem,
non
modo
nobis
perjucundam,
fed
aliis
quoque
g
immo
etiam
tibi,
quantum
fpero,
olim
futuram
pergratam,
cum
obfervationes
innotuerint
,
quas
te
procwrante
peregerimus
,
©
que
confequenter
debebuntur
tibi
,
tum
generalis
inventionis
,
tum
fpecialis
Organi
mobis
comunicati
gratta
+.
Dipoi
oltre
i
cannocchiali
d’
un’
intera
perfezione;
domandavano
i
Deputati
dagli
Stati
Generali
il
modo
per
poter
di
tempo.
in
tempo
calculare
gli
afpetti
delle
medefime
piccole
ftelle
;
e
finalmente
chiedevano
un
mifuratore
del
tempo
così
efatto:,
che:
poteffero.
per
mezzo
di
effo.
numerare
anche
le
menormiffime
parti
del
tempo
fenza
errore,
in
tutti
i
luoghi,
ed
in
tutte
le
ftagioni
dell’anno.
Soddisfece
pienamente
il
Galileo
a
tutte
quelte
difficoltà
,
che
li
furono
propofte:
imperciocchè
difî
fe,
che
credeva
d’
aver
trovato
modo,
che
‘nelle
mediocri
agirazi
oni
dellé
Navi
fi
poteffero
fare
le
offervazioni
;
riducendo
lo
ftato
di
quello,
che
far
le
dovea
in
tanta
quiete,
che
foffe
fimile
alla
bonaccia
del
mare,
e
ne
ad=
dittò
il
modo
conyenevole,
e
proprio.
S'offerfe
dopo
prontifiimo
a
manda=
re
i
vetri
di
tanta
fquifitezza,
che
faceffero
vedere
il:
difco
di
Giove,
e
de’
fatelliti
terminato
,
e
diftinto.
Quindi
paffando
a
ragionare
del
modo
per
mifurare
con
intera
efattezza
il
tempo,
gli
additò
la
Apbuci
,
e
lufo
di
quel
maravigliofo
precifo
mifuratore
}
cioè
a
dire
dell’
Orivolo
col
pendo-
lo,
iftrumento
dalui
il
primo
di
tutti
inventato,
e
fabbricato
con
tale
fqui=
fitezza,,
che
con
effo
fi
mifuravano
fenza
pericolo
,
benchè
di
minimo
errore,
i
minuti
primi
,
e
fecondi.
Fin
da
quando
il
Galileo
nella
fua
prima
gio»
ventù
era
in
Pifa
I*
anno
1582
ritrovò
quefta
femplice
,
e
regolata
ra
del
tempo,
per
mezzo
.
del
pendolo
,
pigliandone
1’
occafione
dall’
offers
vare
nella
Chicfa:
Primiziale
di
quella
Città
il
moto
d’
una
lampana,
e
dipoi
accertatofi
con
replicati
efperimenti
dell’
esuaglianza
di
quelle
vibra
zioni,
gli
fovvenne
allora
di
scita
all’
ufo
della
medicina,
per
la
mifu-
ra
delle
battute:
de’
pela
,
dipoi
riducendola
a
maggior
perfezione
,
fe
ne
fervì
per
diverfe
mulure
di
tempi,
e
di
moti,
e
per
le
celefti
offervazioni.
Confiderò
il
Galileo
nel
moto
de’
pendoli
due
particolari
;.
degniffimi
per
certo
UNIVERSALE.
zli
certo
d’
effer
risuardati
con
ammirazione;
1’
uno
fi
è,
che
le
vibrazioni
fi
fanno
con
tal
neceffità,
fotto
tali
determinati
tempi,
che
è
del
tutto
im-
poffibile
il
fargliele
fare
fotto
altri
diverfi
‘tempi
,
falvo
che
coll’
accorcia-
fe,
o
allungare
la
corda
de’
medefimij
l'altro
fi
è,
che
un
ifteffo
pendolo
fa
le
fue
vibrazioni
colla
medefima
frequenza,
o
pochiflimo,
e
quafi
infen-
fibilmente
diverfa,
fieno
elleno
fatte
per
archi
grandiffimi,
o
per
piccioliffi-
mi
dell’
ifteffa
circonferenza.
Della
qual
proprietà
fino
dell’
anno
1602
ne
avvisò
il
Galileo
con
una
fua
lettera
il
dottiffimo
Marchefe
Guido
Ubaldo
‘del
Monte,
a
cui
di
più
fcriffe,
che
fino
d°
allora
fi
trovava
d’
aver
di.
‘moftrato
la
propofizione,
che
dipoi
inferì
ne”
Dialoghi
delle
fcienze
nuo-
ve,
che
fe
in
un
cerchio
eretto
all’
orizonte
s°
ecciterà
la
perpendicolare
,
‘che
fia
diametro
del
cerchio,
e
dal
punto
del
contatto,
o
fi
vero
dal
ter-
mine
fublime
del
diametro
fi
tireranno
cordée
quante
fi
voglia
,
fopra
le
quali
s°
intendano
fcendere
mobili,
come
fopra
piani
inclinati,
i
tempi
de’
paflaggi
fopra
tali
corde,
e
fopra
il
diametro
fteffo
,
faranno
tutti
eguali
;
il
che
accade
ancora
nelle
eftreme
parti
delle
circonferenze
de
i
due
qua-
dranti
inferiori.
Ma
di
quefto
ultimo
accidente
dice
in
quefta
lettera
al
Marchefe
del
Monte,
che
non
era
giunto
a
ritrovarne
la
dimoftrazione,
il
che
non
per
altro
avveniva,
fe
non
perchè
non
è
vero
in
rigore
geometri-
co,
quanto
quivi
è
affermato
,
ma
folo
fenfibilmente
,
ed
allora
è
vero
in
rigore,
che
la
fcefa
per
gli
archi
grandi,
e
per
1
piccoli
della
circonferen-
za,
fi
fa
in
tempi
eguali,
quando
foffe
un
arco
di
cicloide,
non
giù
di
cer-
chio,
ficcome
ha
dipoi
dimoftrato
nel
libro
del
Moto
de’
pendoli
Criftiano
'Ugenio,
onde
il
movimento
di
effi
è
ftato
quindi
rettificato
,
facendogli
vibrare
non
più
in
cerchio,
ma
in
una
perfetta
cicloide.
Da
quefto
verifi
mo,
e
ftabil
principio
traffe
il
Galileo
la
ftruttura,
e
il
modello
del
fuo
Orivolo
col
pendolo,
il
quale
a
diverfi
ufi
con
grandiffimo
utile
adoperò
;
di
effo
ne
fece
parole
col
Beaugrand
in
una
lettera,
che
gli
fcriffe
?
anno
‘1633
nella
quale
gli
dice,
che
fra
1’
altre
cofe,
che
aveva
preparato
per
ritrovare
le
longitudini,
vi
era
(
fon
quefte
le
fue
parole
)
un
giuffo
O-
vologio
,
la
fabbrica
del
quale
ho
io
facile,
e
femplice,
e
così
giufta,
che
mon
ammetterà
errore
d°
un
folo
minuto
,
non
folamente
în
un
ora,
ma
nè
me
mo
in
un
giorno,
nè
in
un
mefe.
E
pofcia
di
tal
fuo
ritrovamento
ne
inferà
una
minutiffima,
e
diligente
defcrizione
nella
lettera,
che
ne’
5
di
Giugno
dell’
anno
1637
fcriffe
al
celebre
Lorenzo
Realio
,
pre
additargli
il
modo
di
avere
un
efatto
numeratore
del
tempo
per
le
offervazioni
aftronomiche.
Della
quale
invenzione
tanto
ne
reftò
prefo
d'alto
ftupore
Martino
Orten-
fio,
che
ferivendo
al
Galileo
gli
ebbe
a
dire.
Circa
borologium,
quod
no-
biliffima
dominatio
veftra
promittit
,
nobis
vifum
fuit,
non
pofje
dari
meltorem
snventionem
in
toto
Orbe
terrarum,
fi
tam
conftans
fit,
ac
narrat
dommatio
ve
+
fra,
©
ubique
locorum,
tam
in
mart,
quam
n
terra,
tam
byeme
,
quam
cltate
,
expeditum,
ac
certum
prebeat
ufum.
Tale
enim
horologium
in
obferva.
zione
motuum
celeftium
tantum
habet
ufum
,
ut
nulla
humana
inventio
mm
altis
webus
babeat
majorem,
Di
quefto
mirabile
Orivolo
additatoli
dal
Galileo
,
fi
Tom,
I,
”
EF
fere
xl
&
PREFAZIONE
fervì
ancora
il
P.
Abate
Caftelli
nel
fuo
nuovo
modo,
che
esli
propone
di
partire
le
acque
delle
fontane,
di
cui
nella
lettera,
che
fcrive
a
Monfig.
Ferrante
Cefarini,
e
che
di
poi
è
ftata
pofta
nella
feconda
parte
della
|
Mifura
dell’acque
correnti,
dice
in
quefta
guifa
:
Io
metterò
sl
modo
il
pare
tire,
e
mifurare
il
tempo
con
minuzie
tali,
che
fi
potrà
dividere
lo
fpazio
d'un
ora
,
în
quattro
,
e
fei,
e
otto
mila
parti,
fenza
un
minimo
errore
,,
il
qual
moda
mi
fu
infegnato
già
dal
Sig.
Galileo
Galilei
primo
Filofofo
del
Serenifs.
Gran
Duca
di
Tofcana
,
e
mio
Maeftra
,
e
quefto
modo
fervirà
facilmente,
€
mirabilmente
al
bifogno
noftre.
Di
quefto
parla
Giovanni
Pieroni,
ferivendo:
di
Praga
al
Galileo
l
anno
1637
.
Mr
farebbe
di
grandiffimo
vantaggio
fa»
pere
quanto
vada
lungo
il
pendolo
per
mifurare
uno
,,0
alquanti
fecondi
di
tema
po,
e
fe
la
lunghezza
fi
prenda
infino
a
tutto
il
corpo
grave
pendente,
0
ina
Sino
al'
centro:
di
efo.
Di
quefto
ragiona
Elia
Deodati
allorchè
ferivendo
nell’anno
1637
all’
Ugenio,
padre
del
famofo.
Criftiano
Ugenio
,,
gli
manda
una
copia.
della
deferizione
di
queft’
Orivolo
fatta
dal
Galileo,
e
da
lui
già
inviata
al
Realio.
,
nella
quale
occafione
gli
dice
,,
che
prometteva
il
Galileo»
4°
sufegnar
la
fabbrica
dell’
Orologio
da
lui
trovato
,
efattiffimo
mifu=
vatore:
del
tempo:
,
fenza
errore
nè
anche.
d°
un
minuto.
fecondo
d°
ora
in
un
giorno,
nè
in
un
mefe
,
ajuto
mirabile
in
tutte
D
aftronomiche
offervazioni
.
Di
quefto.
Orivolo:
favella
ancora
,
come:
di
cofa.
inventata
dal
Galileo.
Piero:
Borelli.
nel
fuo
libro.
del
vero:
Inventore
del
cannocchiale
ftampato:
all’
Aia
?
anno.
1656.
Io
ho
ftimato
di
dover
ragionare
così
partitamente
dell’
Ori=-
volo.
col
pendolo
fatto.
dal
Galileo.,.
e
far
vedere
fin
da
quando
egli
l’ave=
va
pofto
in
ufo per
mifurare
il
tempo.,
e
la
diligente
defcrizione;
che
eb«
bero
in
Olanda
gli
Stati
Generali
,,
il
Realio
,,
1
Ortenfio:,.
e
I’
Ugenio
4
dell’
Orologio.
da
lui
molto
tempo
prima
fabbricato,
e
da
molti
veduto».
e
realmente,
e
con
fortunato.
efito
pofto
in
ufo,
acciocchè
fi
riconofca
ma-
nifeftamente
;.
che:
allora
quando.
l’
infigne
Criftiano.
Ugenio.
nell’
Opera
del
Moto
de’
pendoli
fi
pubblicò.
per
autore
di
quefto
ritrovamento,
e
volendo.
opporfi
a
coloro.,
che
non
gliene
accordavano.
il
primato,
diffe-,
che
l'an»
no
1658
,
cum
nec
diffo.,
nec
feripto
cujufguam
,
fono:
quefte
le
fue
parole,
de
horologiis:
hujufmodi
mentio
falla
effet
,,
aut
rumor
ullus
omnino:
ferretur:
(
lo»
quor
autem
de
penduli
fimplici
ufu
ad
horolozia
translato
,,
nam
de
cycloidis
ade
ditione
nema.
credo
controverfiam:
movebit.
)
conftruttionem
eorum.
propria
medita=
tione:
me
adinveniffe
)
BE
perficiendam
curaffe
9
che:
erano.
oramaL
più
di
cin=
quant’
anni
,
che
dal
Galileo
era
ftato
immaginato
3
€
pofto
in
opera.
fomi-
gliante
Orivolo
,.
ed
erano.
già
-paffati
ventidue
anni,
che
in
Olanda
ifteffa
ne
era
ftata
mandata
dal
Galileo:
un’
accurata
deferizione
,,
per
fervirfene
per
Y
ufo
delle
longitudini
,.
agli
Stati
Generali,
e
a
i
primi
Miniftri,
e
Matematici,
che
allora
foffero
in
quelle
parti
,.
fra
i
quali
vi
era
Coftan-
tino
Ugenio
Segretario
del
Principe
d’
Oranges,
che
come
fi
vede
dalle
fue
lettere
fcritte
ad
Elia
Diodati
l’anno
1640,
promoveva
a
tutta:
fua
pof=
fa,
che
l’
offerta
del
Galileo
del
fuo
nuovo
,
.e
fingolar
modo
di
ritrovare
le
longitudini
,
da
tanti
invano.
ricercato
,
e
promoffo;
aveffe
il
bramato
effe
to
UNIVERSALE.
xlui
effetto,
e
1’
arte
del
navigare
ne
riceveffe
con
quefto
novello
accrefcimen.
to
la
fua
ultima
perfezione
.
Rifpofe
ancora
il
Galileo
all’altra
difficultà
,
che
era
ftata
sof
s
quanto
al
coftruire
le
ravole
de’
movimenti
de’
Pia.
neti
Medicei,
e
intorno
al
modo
da
lui
tenuto
di
calculare
,
e
fabbricare
Effemeridi,
le
quali
egli
con
lunge,
e
replicate
offervaziohi,
e
con
fati-
che,
come
egli
dicè
,
veramente
atlantiche,
fi
ritrovava
d°
aver
confegnito
;
le
quali
erano
così
adattate
per
lo
ftabilimento
delle
longitùdini,
che
niuna
offervazione
fi
può
rintracciare
più
propria,
ilche
avvedutamente
avverte
Guglielmo
Wifton
nelle
fue
Prelezioni
aftronomiche
,
ed
erano
così
fingo-
lari,
e
di
tanto
pregio,
che
il
Cattefio
ifteffo,
per
altro
non
molto
inte-
fo
a
lodare
il
Galileo
,
ferivendo
al
Merfenno
,
gli
diffe
:
Scribis
de
Gali-
lieo
,
quafi
adhuc
în
vivis
effet:
ego
‘vero
iNlum
jam
dudum
mortuum
putabam
5
fi
fit
verum,
quod
habeat
tabulas
pro
Jovialium
Planetarum
afpeltibus
,
&
ecliplibws
exattifimas
,
certum
eft
illum
pre
ceteris
laudem
meruiffe
in
inven-
zione
longitudinum,
fed
miror
potuiffe
illum
pro
iftis
Planetis
exaffas
conficere,
cum
pro
Luna
haftenus
confici
non
potuerint.
La
grave
età
del
Galileo,
e
l’ef-
fer
egli
divenuto
cieco
,
appunto
nel
tempo,
che
quefte
cofe
fi
trattavano
co
Deputati
degli
Stati
Generali,
togliendogli
il
modo
di
poter
mettere
in
ordine
tutte
le
fue
lunghe
offervazioni
,
le
quali
il
Padre
Abate
Caftelli
con
bella
efpreffione
chiamò
le
delizie
,
€
i
tefori
del
Galileo
,
egli
tutte
le
confegnò
‘al
Padre
Vincenzio
Rinieri
Lettore
delle
Matematiche
nello
Studio
Pifano
,
e
fuo
fcolare
,
e
delle
cofe
‘aftronomiche
intelligentiffimo
,
acciocchè
egli
deffe
loro
quell’
ordine
,
e
quel
compimento
,
che
fi
richie-
deva
,
e
fuppliffe
a
quello
,
a
cui
egli
non
era
più
valevole
di
potere
efe-
guire
.
Adempì
prontamente
il
Padre
Rinieri
quefta
gloriofa
fatica
,
e
ben
prefto
fi
pofe
in
iftato
di
darla
alle
ftampe
,
il
che
fece
fapere
al
Galileo
con
una
Lara
de?
28.
Maggio
1641
nella
quale
gli
dice:
Circa
?
offerva-
zioni
delle
ffelle
Medicee
queft'eftate
penfo
di
fimr
la
fatica
in
rutto,
è
per
tutto,
ficchè
fe
ella
averà
per
bene
,
‘che
fe
n
efcano
D
Effemeridi,
me
ne
potrà
dare
un
cenno.
Ma
ficcome
la
morte
del
Galileo,
che
indi
a
poco
feguì
,
inter-
ruppe
il
corfo
‘a
‘così
belle
operazioni,
€
pofe
fine
al
grand’
affare
delle
lon-
gitudini,
così
effendo
poi
morto
nel
maggior
vigore
degli
anni
fuoi
il
Pa-
dre
Rinieri,
non
che
fi
vedeffero
alla
pubblica
luce
le
Tavole
de’
moti
de’
Pianeti
Medicei,
opera
;
che
era
il
gloriofo
prezzo
di
tante
offervazioni
,
di
tante
fatiche,
e
di
tante
,
e
così
lunghe
vigilie
del
Galileo,
ma
fi
per-
derono
tutti
quegli
feritti
dove
elle
ftavano
regiftrate,
infieme
con
quelle,
che
il
Padre
Rinieri
vi
aveva
aggiunte
.
Di
quefta
così
grave,
e
dannofa
perdita
fi
duole
afpramente
Vincenzio
Viviani
nella
vita,
che
egli
feriffe
del
Galileo,
ed
a
buona
ragione
,
poichè
quefto
fu
il
giufto
motivo
,
che
nel
prendere
le
longitudini,
così
in
mare,
come
in
terra
,
fi
fia
ritardato
di
porre
in
opera
quefta
ftupenda
invenzione
di
fervirfi
della
conofcenza
e
movimenti
de
Compagni
di
Giove,
che
ficcome
quefto
è
l'unico
mez.
zo;
che
vi
è
nella
natura
per
giugnervi
felicemente,
così
la
gloria
di.
effe-
re
ftato
il
primo
ritrovatore
di
così
eminente
invenzione
farà
fempre
do-
;
ì
È
e)
vuta
xliv
PREFAZIONE
vuta
al
noftro'
gran
Galileo
.
A:
porgere
opportuno,
e
valido
rimedio
®
quefta
graviffima
perdita,
s°
accinfe
Domenico
Caffini
famofifimo
Aftrono«
ino,
ed
in
Bologna
|’
anno
1668
diede
alle
ftampe
I’
Effemeridi
de’
Satel«
liti
di
Giove;
intitolandole
Epfemerides
Bononienfes
Mediceorum
Siderum
,
mercè
delle
quali
fono
ftate
dipoi
corrette
con
fomma
avvedutezza
alcune
Carte
Geografiche,
che
ben
rendono
ampiflima
fede
della
perfezione;
e
del
la
ficurezza,
che
fi
può
avere
in
fomigliante
materia
per
quefto
mezzo.
Dopo
di
que’
Effemeridi
date
alla
luce
dal
Caffini
l’anno
1683,
diede
fuori
le
fue
Ignazio
Voffunti,
o
chi
di
effe
fotto
quefto
nome
è
il
vero
Autore,
le
quali
avendole
calculate
fino
all’
anno
1700
le
dedicò
al
Prin
cipe
Francefco
Maria
di
Tofcana
,
chiamandole
Lunu/arum
Jovialium,
few
Planetarum
Mediceoruim
Tabule
,
le
quali
non
pubblicò
già
colle
ftampe,
ma
bensì
fi
confervano
manoferitte,
ed
ivi
afferifce
,
che
non
oftante
che
egli
l
anno
1683
le
inviaffe
al
Principe
Francefco
Maria
,
l’
aveva
però
com.
pite
fino
dall’
anno
1665
.
E
finalmente
per
render
fempre
più
agevole
la.
conofcenza
de’
movimenti
di
quefti
Pianeti,
è
ftato
nell’anno
1716
da
Lotario
Zumbach
inventato
‘un
Jovilabio
,
che
la
natura
del
loro:
moto
diftintamente
dimoftra.
if
sd
Di
tutte
quefte
cofe
ho
riputato,
che
foffe
neceffario
render
confapevo«
le
il
Lettore,
affinchè
egli,
e
da
quello
che
quivi
fi
è
detto;.e.da
ciò,
che
ritroverà
nella
Vita
del
Galileo,
e
pofcia
nelle
Note,
foffe
pienamente
avvertito
di
quello,
che
a
quefte
infigni,
ed
eccellenti
Opere
5°
‘appartie»
ne.
Le
quali
fe
non
troverà
difpofte
con
quell’
ordine
di
tempi,
e
di..ma-.
terie,
che
fi
farebbe
ricercato,
e
che
fi
era
divifato
a
principio;
fappia
,
che
ciò
non
d’
altronde
è
proceduto’,
fe
non
perchè
dopo
effere
incomin«
ciata
l’
edizione,
per
la
quale
fi
era
raccolto
tutto
ciò,
che
fi
riputava
tro-
varfi
del
Galileo
,
altre
cofe
non
men
pregievoli
fi
fon
difcoperte
;
che
non
potevano
fenza
grave
pregiudizio
de’
legsitori
reftare
efclufe
:
dal'che.
ne
è
fucceduto,
che
allora
quando
alcuna
cola
fi
è
rintracciata.;
che
foffe
meritevole
d’
effere
quivi
inferita
,
\è
tato
idi
meftieri
il
farlo
in
quella
parte
dove
allora
ne
veniva
il
propofito
;
‘anzi
che
è
fino
abbifognato
al«
cune
cofe
riporre
in
fine
di
tutta
l'
Opera;
affatto
fuori
d’
ordine,
‘comec-
chè
dopo
che
era
ella
quafi
compita,
ci
fon
pervenute.
Tutto
ciò.di
buo-
na
voglia
fi
è
fatto,
avendo
riputato,
che
anzi,
che
riceverne
faftidio,
ben
volentieri
foffrirà
il
Lettore
di
veder
talvolta
pervertito.
1’
ordine
più
ri
orofo,
che
fe
fi
foffe
voluto
fervare
perfettamente,
reftar
privo
d’
alcuno
degli
feritti
del
Galileo
,
1
quali
effendo
tutti
frutto
di
quella
sran
men
te,
per
ogni
parte
ancorchè
menoma
,
vi
fe
ne
fcorge
con
aperti
fegnali
la
fomiglianza.
Affinchè
queft'
Edizione
fia
la
più
copiofa
}
e
la
più
per
fetta,
che
fino
ad
ora
fi
fia
veduta
alle
ftampe,
e
perchè
il
Lettore
refti
pienamente
foddisfatto
,
ritrovando
quivi
tutto
quello,
che
egli
può
defide-
rare
delle
notizie
riguardanti
il
Galileo
3)
e
l°
Opere
fue;
fi
è
pofta
la
Let
tera,
che
fcriffe
Vincenzio
Viviani
al
Principe
Cardinale
Leopoldo
di
To?
fcana,
nella
quale
vi
aveva
racchiufo
tutto
quello
;
che
egli
tiputava
,
che
Et
fers
UNIVERSALE.
xe
fervir
poteffe
per
ajuto
di
chi
fi
foffe
pofto
a
feriverne
diftefamente
la
vi.
ta.
Il
che
ebbe
pofcia
in
animo
di
fare
il
virtuofiffimo
Carlo
Dati
,
e
ne
procurava
per
ogni
parte
diligentemente
i
ragguagli
,
benchè
non
fo
per
qual.
cagione,
non
mandaffe
alla
bramata
efecuzione'
sì
bell’
imprefa
.
Que-
fta
Lettera
del.
Viviani
fi
è
quella,
che
è
ftata
inferita
dall’
Abate
Salvino
Salvini
ne
Fafti
Confolari
dell’
Accademia
Fiorentina,
che
non
è
gran
tem»
po,
che
fono
alla
siae
luce;
coll’
aggiunta
di
molte
notizie
da
effo
con
follecita
cura
raccolte;
quefte
ancora
quivi
fi
fono
riportate
;
nella
forma
appunto,
che
per
fervire
a
i
fuoi
Fafti
Confolari
,-P_
ha
diftefe_il
Salvini,
accuratiffimo
ricercatore
delle
memorie
degli
uomini
illuftri
della
noftra
Pa-
tria.
In
oltre
alla
maggior
parte
dell’
Opere
del
Galileo
vi
fono
ftate
fac.
te
le
Note,
nelle
quali
checchè intorno
ad
effe
è
meritevole
d’
effere
fa-
puto,
è
ftato
in
bella
guifa
ripofto.
Quelle
al
Trattato
delle
refiftenze
de
corpi
duri
all’
effere
fpezzati,
fono
del
Viviani,
infieme
colle
quali
vi
è
aggiunto
quelle
del
virtuofiffimo
Padre
Abate
Don
Guido
Grandi,
di
cui
parimente
fono
1’
altre
fopra
la
Dottrina
del
moto
naturalmente
accelera=
to.
Alla
Bilancetta
fi
è
pofto
tutto
quello
che
intorno
ad
effa
hanno
fpe=
culato
il
Padre
Abate
Don
Benedetto
Caftelli,
e
Vincenzio
Viviani.
E
È
altre
Note,
che
1’
altre
Opere
riguardano,
fono
parto
d’un
fublime
acutif.
fimo
ingegno,
nella
Filofofia,
e
nella
Geometria
e
ercitatiflimo
,
e
preflo
tutti
gli
fcienziaci
d’altiffima
ftima.
Degno
era
per
certo
il
chiariffimo
Galileo,
che
tale,
ed
ogni
altra
maggiore
,
©
più
diligente
cura
fi
ri
onefle
per
il-
Iuftrare,
ed
abbellire
i
parti
nobiliffimi
del
{uo
raro
fecondiffimo
intendi»
mento;
concioffiachè
egli
è
ftato
il
primo,
che
fi
fia
rifcoffo
dalla
dura
fer-
vitù,
nella
quale
erano
gl’
ingegni
fpeculativi,
ed
abbia
trionfato
di
quelle
invecchiate
opinioni
,
fotto
il
giogo
delle
quali
ftavano
miferamente
incate-
nati,
ed
opprefli,
e
colla
guida
della
Geometria
fi
fia
aperta
la
ftrada
alla
contemplazione.
della.
verità;
in
cui
tanto
avanti
ha
proceduto
,
€
tanto
con
i
nuovi
gloriofi
fuoi
voli
fi
è
innalzato
,
e
così
fifo
fi
è
pofto
a
riguarda-
re.in
effla,
C4°
Aquila:
sì
non
fe
le
affife
unquanco.
E
mercè
delle
fue
fubli.
miffime
fpeculazioni,
de’
fuoi
mirabili.
ritrovamenti,
delle
nuove
ftupende
fcienze
da
lui
promoffe,
e
fino
da’
loro
principi
dimoftrate,
e
del fuo
pro-
fondiffimo
fapere
in
ogni
più
recondita
eminente
(ifciplina
,,
vinto;
e
de-
preffo.
profperamente
il
numerofo
ftuolo
de’
fuoi
invidiofi
oppofitori
,
fi
è
acquiftata
una
gloria
così
ftabile,
e
così
ferma,
ficura
,
ed
immortale
,
che
non.
fi
ftancherà
mai
la
fama
di
celebrare
il
gloriofo
.fuo
nome;
nè
il
tem.
po
di&truggitore,
per
quanto
alle
umane
cofe
è
conceduto
;
averà
peligna
giammai
d’
introdurre
obblio
nell’
opere
fatte
da
lui;
ma
fino
a
che
le
buone
arti,
fino
a
che
le
nobili
dottrine,
fino
a
che
le
più
alte
pellegri»
ne
fcienze
faranno
in
pregio,
fempre
fi
udiranno
rifonar
altamente
le
lo-
di,
e
gli
applaufi,
fempre
farà
viva,
€
frefca
nelle
menti
degli
uomini
di
così
grand’
Eroe
la
ricordanza
..
VI
xlvi
mea
BI.CAZII
ED
(rire
£
Cavata
da’
Fafti
Confolari
dell
Accademia
Fiorentina
+
e
L
folo
nome
di
Galileo
Galilei
è
fato
baftante
ad
iNuftrare
1
Mondo
tutto,
non
che
la
noftra
Patria,
e
Vl
Accademia
Fiorentina.
Ora
ficcome
diceva
un
gran
‘Letterato
de
tempi
noftri,
che
a
not
Fiorentini
era
toccata
la
bella
forte,
0
la
Terra,
0
il
Cielo
guardando
,
dî
fovventrci
agevolmente
di
due
grandi
Cittadini
,
che
vi
hanno
fatte
,
con
tanta
gloria
-
i
nuove
fcoperte,
Amerigo
Vefpucci
cioè,
e
il
Galileo
$
così
non
poffo
10
mat
dare
una
occhiata
a’
miei
gloriofi
Anteceffori
nel
Confolato
,
che
al
famofifimo
Galileo
non
mi
venga
con
tenerezza
alla
memoria,
e
l’
ofcurità
mia
a
fronte
di
tanta
luce
non
veggia.
Dentro
alle
mie
tenebre
‘perciò
‘mi
farei
in
parlar
di
lut
affatto
perduto,
fe
altri
non
me
n°
avefe
tratto
fuori,
con
fommi=
niftrarmi
ampia
materia
da
nuovamente
ragionarne
,
dopo
che
tanti
,
e
tanti
cea
lebri
Scrittori
hanno
di
quefto
noftro
infigne
Cittadino
parlato
,
e
che
le
immor:
tali
Opere
fue
fanno
a
tutto
l
Univerfo
chiara
teftimonianza,
effere
Iuî
ftato
più
tofto
divino,
che
umano.
Da
lui,
come
da
fuo
principaliffimo
Padre,
ogni
fua
maggior
gloria
la
Filofofia
riconofce
;
per
lui
il
nome
della
Città
noftra
fin
fo
pra
il
Cielo
fi
fpande;
e
a
lui
finalmente
è
dncor
tenuta
la
Tofcana
favella
,
nella
quale
diftefe
egli
le
fue
pellecrine
filofofiche
fpeculazioni,
e
in
confeguen=
za
molto
a
lui
debbe
la
noftra
Accademia,
che
di
più
lo
mirò
Confolo
,
allato
al
quale
ebbero
la
ventura
di
feder
Configlieri
due
de
fuoi
affezionati
difce«
poli
Mario
Guidueci,
e
Tommafo
Rinuccini
5
effendo
caduta?’
elezione
del
Cen-
fore
in
Vincenzio
Bardueci.
Benchè
la
promozione
del
Galileo
al
Confolato
fe=
guiffe
31
giorno
20.
di
Febbrajo
del
1620.
ab
Inc.
non
prima
del
mefe
di
Maggio
dell’
anno
1622.
potè
egli,
per
alcuna
forfe
delle
cagioni
altrove
ac
cennate,
prendere
11
Magiftrato.
Belliffima
fu
pertanto
V°
Orazione
recitata
da
lui
in
tal
congiuntura,
Siccome
nota
i
moftro
Cancelliere:
Meff.
Ambrogio
Am
brogi
negli
Atti
Accademici,
ove
fi
legge
ancora,
che
vedendo
il
Confolo
di
no
potere
efercitare
D
Ufizio
Suo,
deputò
in
fua
vece
VP
Avvocato
Aleffandro
Sera
tini
per
fua
Lettera,
diftefa
pur
negli
Atti
dall
originale
è
che
nell’
Accade
ni
mia
—
qu
VITA
DEL
GALILEO.
xlvii
mia
fi
conferva,
feritta
da
Bellofguardo
,
Villa
de’
Borgherin,
ove
egli
abi-
tava,
e
che
10,
per
effere
di
sì
grand’
uomo,
mon
voglio
mancare
di
riporta»
ui
è
3
Molto
Ill.
e
Molto
Ecc.
Sis.
mio
Ofs.
Poichè
la
moltiplicità
delle
mie
indifpofizioni
mi
neceffita
a
trattenermi
il
più
del
tempo
alla
Villa,
onde
con
troppo
incomodo
di
quelli
,
che
me-
co
aveffero
a
conferir
loro
affari
,,
potrei
foddisfare
al
carico
,
che
mi
fi
af
petta
mercè
del
Confolato
,
ho
penfato
di
far
capitale
della
cortefia
di
VS.
Molto
Ill.
e
Molto
Ecc.
e
fupplicarla
,
che
in
luogo
mio
voglia
fupplire
per
me
in
tali
negozi
,
efercitando
quella
autorità
,
che
ho
io,
la
quale
in-
teramente
deferifco
nella
perfona
di
VS.
ficuro,
che
ella
molto
meglio
po-
trà
efequire
tutto
ciò,
che
a
tale
offizio
appartiene
:
e
gli
refterò
con
ob-
bligo
particolare
dell’
ajuto
,
e
follevamento
che
da
lei
defidero,
e
fpero:
Con
che
affettuofamente
gli
bacio
le
mani,
e
dal
Sig.
Dio
gli
prego
in»
tera
felicità.
Da
Bellofguardo
li
20.
di
Maggio
1622._
Di
VS.
Molto
Ill.
e
Molto
Ecc.
Ser.
af
Galileo
Galilei.
Ben
dovea
in
quefto
Confolato
tacere
ogni
altra
Lezione
,
ed
ogni
Accademico
e-
fercizio
ammutolire
,
ove
parlava
nel
fuo
Direttore
un
Oracolo
così
grande.
Segui=
tano
pertanto
gli
atti
noftri
a
darci
conto
del
rendimento
dell’
Ufizio
,
nel
quale
fu
letta
dal
Sis.
Galilei,
in
vece
di
fare
Orazione
,
una
Lettera
fcrittali
,
co-
me
egli
diffe
,
da
un
fuo
Amico
Accademico
,
in
rifpofta
di
una
fua
,
per
Ia
quale
gli
metteva
in
confiderazione
con
belliffimi
concetti,
e
gentili
ma-
niere
,
quello
doveva
addurre
in
fua
fcufa
per
effere
ftati
gli
Accademici
nel
tempo
del
fuo
Confolato
oziofi,
come
doveffe
lodare
il
Confolo
fuo
fucceffore
,
e
quali
grazie
rendere:
all’
Accademia
dell’
onore
fattoli.
Il
Se-
natore
Auditore
Buonarroti
mi
ba
cortefemente
comunicate
le
parole
compofte
da
Michelagnolo
Buonarroti
il
giovane
,
per
la
funzione
,
nella
quale
,
fecondo
che
allora
Jr
coftumava,
fu
sà
al
Galileo
nel
rendimento
del
fuo
Confolato
,
la
Tazza
d’
Argento.
E
perchè
le
dette
parole
compofte
da
quel
Letterato
Gentiluomo
vridondano
in
gloria
del
medefimo
Confolo
,
non
fia
difcaro
al
leggitore
d°
udirle.
E'
coftume
della
noftra
Accademia
,
quando
il
vecchio
Confolo
debbe
al
novello
rendere
il
Magiftrato,
donare
a
quello
,
in
teftimonianza
di
fua
be-
ne
efercitata
amminiftrazione
,
una
Tazza
d’
argento
;
e
fcolpitavi
la
figu-
ra
del
fiume
dell’
Arno
,
venire
a
dimoftrare
l’
onore,
che
a
chi
di
quella
ha
tenuto
il
governo:
fi
conviene
,
foftenendo
nella
fua
gloria
il
pregio
della
Fiorentina
Eloquenza
fignificata
per
coral
fiume
;
il
quale
infra
i
me-
defimi
confini
nafce
,
e
fi
termina,
ne’
quali
il
noftro
Idioma,
confiderari=
do
nel
più
largo
modo
,
naturalmente
fi
efercita
.
Dentro
non
poca
confu-
fione
è
ritrovata
al
prefente
l’
Accademia
,
digniffimo
Signor
Confolo
5
in
penfando
,
che
la
gloria
dell’
alte
voftre
fpeculazioni
non
fi
richiedeva
efprimere
con
carattere
sì
angufto
,
e
sì
limitato.
Ma
riguardando
Pre
,
che
xlvili
VITA.
DEL
GALILEO:
che
una
così
fatta
immagine
rapprefentandovi
la
virtù
della
virtù,
poteva;
come
di
altre
è
avvenuto
;
con
gloria
immortale
de’
noftri
Principi
;
per
o-
pera
dell’eminenza
del
voftro
intelletto
,
acquiftarfi
anch'
ella
talora
un
luo«
go
tra
le
più
celebrate.
Stelle,
non:
men
gloriofo
di
quello
,
che
al
canto
d’
Orfeo
quivi
lo
deffe
?
immagine
della
fua
felice
Lira;
quefta
debitamen=
te
vi
porge,
lafciando
a
rendervi
l’
onore,
che
proporzionato
vi
fi
richie
de
,
alla
voftra-ftefsa
virtù
con
la
Fama.
E
veramente
io
non
potrei
mat
con
parole
(piegar
P
onore
,
che
la
Fama
a
s)
dia
vino
ingegno
ha
n
ogni
tempo
,
€
tn
ogni
luogo
arrecato
3
nè
mai
baftevolmente
po
zreî
dar
premio
di
giufta
laude
al
più
inclito
,
e
più
elevato
fpirito
,
che
abbiano
avuto
le
Scienze
negli
ultimi
fecoli
3
1l
quale
effendo
fiato
delle
cofe
Celefti,
e
de«
gli
oggetti
,
che
în
alto
fi
mirano
,
feliciffimo
inveftigatore
,
vide
,
ed
intefe
per-
avventura
egli
folo
molto
più
fenza
paragone
,
di
quello
,
che
aveffero
veduto
,
ed
intefo
tutti
1
più
favi
uomini
Greci
,
e
Latini
,
e
tutti
quanti
infieme
è
Filofofi
de
fecoli
già
trafcorfi.
Perciò,
come
diffi
a
principio
,
volentieri
all’
altrui
ajuto
ri
corro
,
e
maffimamente
di
chi
non
folo
ha
familiarmente
converfato
1
Galileo
,
ma
dalla
fua
propria
bocca
ha
afcoltati
gli
Oracoli
fuoî
,
e
fattofi
nella
profondità
del
fapere
a
Int
fomigliante.
E'
quefti
11
noftro
celebre
Accademico
Vincenzio
Viviani
s
che
effendo
ftato
V
ultimo
(
come
egli
s°
intitola
)
de
fuoi
Difcepoli
.
in
varie
guife
Riverberò
nel
fuo
Maeftro
,
e
Duce
Pas
titevdita
Scese
i
E
illuftrò
lui
col
di
lui
proprio
lume.
Filic.
Canz.
,
Diftefe
egli
ad
iftanza
del
Principe
Leopoldo
poi
Cardinal
de
Medici
,
la
vita
del
Galileo
con
ogni
fincerità
,
ed
efattezza
,
e
in
forma
di
Lettera
,
&
quel
MAZNANI=
mo
Signore,
tanto
benemerito
de’
Letterati
,
la
indirizzò.
Aveva
penfiero
il
Viviani
di
premetterla
alla
edizione
,
che
egli
meditava
di
fare
di
tutte
le
Opere
del
Galia
leo
,
colla
Traduzione
Latina
,
e
ciò
per
renderle
più
comuni
al
mondo
letterato;
€
per
fecondare
ancora
la
mente
del
Galileo,
che
in
parte
s°
accinfe
all’
imprefa
.
Mola
te
di
quefte
Traduzioni
a
tale
effetto
ne
aveva
meffe
infieme
,
e
per
compimento
dî
ciò
che
mancava
,
ne
fu
fatta
una
alle
fue
iftanze
d'
una
buona
parte
della
prima
Giornata
de
Pialoghi
intorno
alle
due
nuove
Scienze,
dall
Abate
Anton
Maria:
Salvini
,
che
originale
appreffo
il
Traduttore
fi
conferva.
Ma
impedito
il
Viviani
dalle
fue
pubbliche
continue
incombenze
,
e
bene
fpeffo
da
indifpofizioni
;
non
potè
mettere
ad
efecuzione
un
così
nobile
penfiero
pieno
di
zelo
,
e
di
pietà
verfo
il
fuo
amatiffimo
Maeftro.
Ora
perchè
quefta
Vita
non
è
ftata
finora
impreffa
;
e
mano»
foritta
fi
legge
per
le
mami
di
pochi
3
ho
Stimato
luogo
affai
opportuno
d’
inferivla.
qui
come
ella
fia
diftefamente
,
tratta
dal)
originale
di
mano
dello
fteffo
Viviani
3
che
fi
conferva
appreffo
P
Abate
Jacopo
Panzanini
Suo
Nipote
di
Sorella,
e
degno»
fucceffore
nella
Lettura
di
Matematica
nello
Studio
Fiorentino
5
effendo
io
ficuriffi=
mo,
che
non
poteva
un
sì
gran
Maeftro
trovare
un
più
degno
fcrittore
delle
fue
goa
Sta,
di
quel
che
per
ogni
titolo
effer
poteffe
il
fuo
gran
Dijcepolo
Vincenzio
Via
viani
.
di
VITA
DEL
GALILEO.
xlix
‘AL
SERENISSIMO
PRINCIPE
O
LEOPOLDO
DI
TOSCANA:
ATMTREREA
CONERO
{1
:9:T_ORL
GOA
Est,
DELLA.
VITA
DEL
SIG.GALILEO
GALILEI
NOBIL
FIORENTINO
3
Accademico
Linceo
|
Primo
Filofofo
,
e
Matematico
Sopraordinario
del
Sereniffimo
Granduca
di
Tofcana.
o
S
ESRE-NISSIUIO:
PRI
Né&GELeha
Ea
SES]
Vendo
V.
A.
S.
rifoluto
di
fare
fcriver
la
Vita
del
gran
Ga»
lileo
di
glor.
mem.
impofemi
,
che
‘per
notizia
di
chi
doù
_J
vrà
efequire
così
eroico
proponimento
,
io
facefli
raccolta
ii
tracciare
io
poteffi
:
onde
per
obbedire
a°
fuoi
cenni
,
re-
"
verente
le
porgo
le
fesuenti
memorie
,
da
me
fpiegate
con
iftorica
purità
,
e
con
intera
fedeltà
regiftrate
;
avendole
e-
ftratte
per
maggior
parte
dalla
viva
voce
del
medefimo
Sig.
Galileo
,
dalla
lettura
delle
fue
Opere
;
dalle»conferenze
,
‘e
difcorfi
già
avuti
co’
fuoi
di-
fcepoli
;
dall’
atteftazioni
de’
fuoi
intrinfeci’,
e
familiari
;
da
pubbliche
,
e
private
fcritture
5
da
più
lettere
de’
fuoi
Amici
j
‘e
finalmente
da
molti
rif
contri,
e
certezze
prive
d’
ogni
eccezione.
ma
tiva
ore
13.
30.
dopo
‘mezzo
giorno
;
e.
fu
quivi
nel
Duomo
battezzato
è
dì
19.
Febbrajo
detto
,
in
Sabato
,
effendo
Compari
il
Sig.
Pompeo
,
€
Meff.:Averardo'
de”
Medici
,
è
il
fopraddetto
giorno
15.
di
Febbrajo
1564.
precedè
di
tre
giorni
quello
,
nel
quale
morì
in
Roma
il
divino
Michela.
gnolo
Buonarroti
.,
che
morì
alli
18.
Febbrajo
1564.
al
Romano.
Il
Padre
fuo
fu
Vincenzio
di
Michelagnolo
Galilei
Gentiluomo
verfatif
fimo
nelle
Matematiche
,
e
principalmente
nella
Mufica
fpeculativa
,
della
quale
ebbe
‘così
eccellente
cognizione
,
che
forfe
tra
i
Teorici
‘moderni
di
maggior
nome,
non
v'è
ftato
fino
al
prefente
fecolo
chi
di
lui
meglio
;,
€
più
eruditamente
abbia
feritto
,
come
ne
fanno
chiariffima
teftimonianza
P
5
Tom.
da
G
ope-
al
di
ciò,
che
in
tal
materia
mi
fovveniffe
,
o
d’
altrove
rina
+
Nacque
dunque
Galileo
Galilei
Nobil
Fiorentino
il
dì
15.
di
Febbrajo
‘
1564.
allo
ftile
Romano
in
Martedì
,
in
Pifa,
a
ore
22.
e
mez.
altrimen-
#,
:
RL
VITA:!DEL
GALILEO.
opere
fue
pubblicate
,
e
princi
almente
il
Dialogo
della
Mufica
antica,
é
moderna
,°
ch'lei
diede
alle
ftampè”
in
Firenze
nel
1581.
Quelti
‘congiunfe
alla
perfezione
della
Teorica,
l’operativa
ancora,
toccando
a
maraviglia
va-
rie
forte
di
‘trumenti.,
e
particolarmente
il
Leuto
,
in
che
fu
celebratiffimo
nell’
età
fua.
Ebbe
della
Sig.
Giulia
Amannati
di
Pefcia
fua'
Conforte,
o-
riunda
dall’
antica
,
e
illuftre
Famiglia
degli
Ammannati
di.
Piftoja,
più
Fi.
gliuoli
,
e
il
maggiore
de
mafchi
fu
il
Sig.
Galileo
0
0
©
_
Cominciò
quefti
ne’
primi
anni
della
fua
fanciullezza
.a
dar.
faggio-della
fecondità
-delfuo.
ingegno»,
poichè
+1
ore-di
fpaffo-folite-
darfi
a
Senciulli
3
fpendevale
per
lo
più
in
fabbricarfi
di
propria
mano
vari
ftrumentî
,
e
mac»
chinette,
con
imitare,
e
porre
in
modello
tutto
ciò
,,
che:
di
curiofo
,
e
d’
ingegnofo
vedeva
,
quantunque
affai
trito
,
e
comune,
e
quanto
gli
paf
fava
per
la
mente,
o
venivagli
domandato
da
altri
fanciulli
fuoi
condifce-
poli,
a’
quali
egli
era
perciò
di
giocondo
trattenimento.
In
difetto
di
qual-
che
parte
neceffaria
ad
alcuno
de’
fuoi.
fanciullefchi
artifizi;
fuppliva
coll’
invenzione
,
fervendofi
di
ftecche
di
Balena
‘in
vece
di
molle
di
ferro
,
0
d’
altro
in
altra
parte,
fecondo
gli
fuggeriva
il
bifogno,
adattando
alla
mac-
china
nuovi
penfieri
,
e
fcherzi
di
moti,
purchè
non
reftaffe
imperfetta
;
e
che
vedeffe
operaila.
PESA
Pafsò
alcuni
anni
della
fua
gioventù
negli
ftudj
d’
Umanità
appreffo
un
Maeftro,
in},
Firenze!
di.
vulzar.
fama
;
noi
potendo,
il
Padre
fuo,
asgravatò:
da,
numerofa:
famiglia,
ei-conftiuiito
in
aflat
fcarfa
fortuna
,
dargli
‘comodi»
tà
di
Maeftri
migliori.,
come
averebbe
voluto
;.
col
tenerlo
fuori
in
quale
che
Seminario
,
o
Collegio
,
fcorgendolo
di
tale
fpirito.,
‘accortezza
,
e
ta-
lento
;
che
ne
fperava
progreffo
non
ordinario
in
qualunque
profeffione
&
P
aveffe
indirizzato
:
ima
il
Giovane
conofcendo
la
temuità
del
fuo
fato
,
e
volendo
pur,
follevarlo
;
fi
\propofe
di
fupplire
alla
povertà
della
fua-
forte
colla
propria.
affiduità
negli
ftudi;
che
perciò
datofi
‘alla
lettura
delli.
Autori
Latini
di,
prima
claffe,
giunfe
per
fe
fteffo,
e-con
tal.mezzo:
a
quell
erudi-
zione
nelle
Lettere
Umane.,
della
quale:
fi
moftiò
poi.
ne’
Circoli‘,
nell
Accademie
:,
ed
in
ogni
privato
congreffo
ricchiffimamente
adornato
,
vas
lendofene
mirabilmente
con
ogni
qualità
di
perfòna,
in
qualunque:
materia;
morale
;
o.
fcientifica
,
feria.,
0
faceta,,
che!
foffe
propofta.
In
quefto
tempo
fi
diede
ancora
ad
apprender
la
Lingua
Greca
,
della
:
quale
fece
acquifto
non.
mediocre
>
confervandola
,
e
fervendofene
poisope
#
portunamente
negli
ftudi
più:gravi...
|,
dee
ot5h
agi:
Udì
i
precetti
della
Logica
da
un
padre
Maeftro
Valombrofano:,
ma
pe
rò
quei
termini
dialettici
,
le
rante
definizioni
,
e
diftinzioni
;
la
moltipli*.
cità
degli
fcritti,,
l'ordine,
e
il
progreffo
della
dottrina,
tutto
riufciva
te
diofo
,
di
poco
frutto
,
e
di
minor
foddisfazione
al
fuo
efquifito
intelletto»
Erano
tra
tanto
1
fuoi
diporti
,
e
trattenimenti.,
coll’
efempio.,
ed
infe*
gnamento
del:
Padre
‘fuo.,.nella.
Mufica
pratica
,
e
nel-toccar
li
tafti
,;
(evil
Leuto
,
mel
qual
pervenne
a
tanta
eccellenza
,
e
perfezione,
che
più
volte
trovofli
a
gareggiare
co’
primi
Profeffori
di
que’
tempi
in
Firenze
,
ed
dt
Pifa
2
}
È
:
VITA
DEL
GALILEO:
li
Pifa,
effendo
in
tale
ftrumento
ricchiffino
d’
invenzione
,
e
fuperando
nella
gentilezza
,
€
grazia
del
toccarlo
il
medefimo
Padre
qual
foavità
di
ma.
niera
confervò
fempre
fino
alli
ultimi
giorni.
.«Trattenevafi
ancora
con
fuo
gran
diletto
,
e
con
mirabil
profitto
nel
di.
fesnare
,
in
che
ebbe
così.
gran
genio
,
e
talento,
ch’
egli
medefimo
poi
fo-
leva
dire
agli
Amici,
che
fe
in
quell’
età
foffe
Stato
in
poteftà
fua
]’
eles-
gerfi
profeffione
,
averebbe
affoluramente
fatto
elezione.
della
Pittura.
Ed
invero
fu
poi
fempre
in
lui
così
naturale
,
e
propria
l’
inclinazione
al.
dife-
,
ed
acquiftovvi
col
rempo
tale
efquifitezza:
di
gufto
,
che
il
giudizio
,
ch’
ei
dava
delle
Pitture,
è
Hive,
veniva
‘preferito
a
quello
de’
primi
Pro:
feffori
,
da’
Profeffori
medefimi,
come
dal
Cigoli
,
dal
Bronzino
,
dal
Paf
fignano
,
e
dall’
Empoli
,
e
da
‘altri
Pittori
de’
fuoi
tempi
amiciffimi
fuoi
,
i
quali
fpontaneamente
lo
ricercavano
del
parer
fuo
nell’
ordinazione.
dell’
Iftorie
;,
nella.
difpofizione:
delle
figure
,.
nelle
profpettive
,
nel
colorito
,
e.
in
ognivaltra
parte
concorrente
‘alla
perfezione
della
Pittura
,
riconofcendo
nel
Sig.
Galileo.
in
.quefta
nobiliffima
Arte
un
gufto
così
perfetto
,
e
gra-
zia
foprannaturale
$
che
invalcun’
altro;
benchè
Profeffore
,
non
feppero
mai
ritrovare.a
gran
fegno:;
onde
il
famofiffimo
Cigoli
,
ftimato
dal
Sig.
Gali-
léo.
il
primo
Pittore
de’
noftri.
fecoli
;
pregiavafi
di
poter
dire
Ì
che
quanto
operava
di
buono,
lo
;riconofceva
in'gran
parte
dagli
ottimi
documenti
del
Sig.
Galileo
,
e
che
‘particolarmente
nella
profpettiva
egli
folo:
gli
era
ftato
il.
Maeftro..
0.
NR
i
Trovandofi
dunque
il
Sig.
Galileo
in
età
di
18.
anni
in
circa
con
que»
fi
virtuofi.
ornamenti
,
e
con
gli
ftudj
ben
fondati
di
Umanità,
lingua
Gre-
ca;
e
Dialettica:,
deliberò
’l-‘padre
fuo.,
‘che
fempre
più
lo
fcorgeva
d’
e.
levatiffimo
‘ingegno,
«di
mandarlo
a
ftudio
a
Pifa
,
febben
con
grande
inco-
modo
della
fua:
Cafa.;;
ma
«con.
ferma
fperanza;
che
un
giorno
P
averebbe
follevata
colla
profeffione
della:
Medicina
,
alla
quale
egli
intendeva
,
ch’
ei
s°
applicaffe
,
come
più
atta,
«e
fpedita
a
poterle,
fomminiftrar
le
comodità
neceffarie
;
e
raccomandarolo
vad'un
parente
Mercante
}
ch’
egli
aveva
in
quella.
Città.,.
quivi
inviollo
,,
dove
‘cominciò
gli
fudi
di
Medicina
;
e
in<
fieme
della
vulgata
Filofofia
Peripatetica.
Ma
il
Sig.
Galileo,
che
dalla
na-
tura
fu
eletto
per
difcoprire.
al
Mondo
parte:
di
quei
fegreti,)
che
già
per
tanti
fecoli
reftavano
fepoltà
in
una
denfiffima.
ofcurità
delle
menti
umane
,
fatte
{chiave
«del
volere
;;
€
delli
afferti
d’
un
folo,
non'
potè
mai
fecondo
1
confieto
degli
altri,
-darfele
im
preda
così
‘alla
cieca;
comecchè
effendo
el
sli
d’
ingegno.
libero-,
e
non
fervile,
non
gli
pareva
di
dover
così
facil.
mente
‘affentire.
a’
foli
detti
,
ed
‘opinioni
degli
Autori,
dove
potevafi
col
difcorfo
,
e
con
fenfate
efperienze
appagar
fe
medefimo+
E
perciò
nelle
dif.
pute
di
«conclufioni
naturali.
fu
fpeffe
volte
contrario
alli
più
rigorofi
difen-
fori
d’
ogni
detto
Ariftotelico
,
acquiftandofi
nome
tra
quelli
;
di
fpirito:
della
contraddizione;
poichè.
non
potevano:
foffrire
,
che
quelle
dottrine
da
loro
imbevute
,
fi
può
dir
,
col.
latte,
aveffero
ad'
effer
con
nuovi
modi
co-
sì
facilmente
rigettate
,
e
convinte;
_
ta
I
i
G
2
Stin
li
‘VITA
DEL'GALILEO.
Stimîando
infamia
11
confeffar
da
vecchi
Per
falfo
quel
che
giovani
apprendero
.
i
Continuò
così
per
tre,
o
quattr®
anni
ne’
foliti
mefi
di
ftudio
‘in
Pifa
la
Medicina
,
e
Filofofia
fecondo
1’
ufato
ftile
de’
Lettori
;
ma
però
intanto:
da
fe
fteffo
diligentiffimamente
vedeva
‘1°
Opere
d°
Ariftotele
,
di
Platone
;
e
degli
altri
Eilofofi
antichi.,
ftudiando.
particolarmente
in
poffedere
i
lor
dogmi
;
ed
opinioni,
per
efaminarle
,,
e
foddisfare
ancora
al
proprio
intel
detto.
a
pi.
it1$f
Raisi
‘In
quefto
mentre,
colla
fagacità
del
fuo
ingegno
inventò
quella
femplice.
e
regolata
mifura
del
tempo
per
mezzo
del
pendolo;
non:
prima
da
alcun
altro
‘avvertita,
pigliando
occafione
d’
offervarla
dal
moto
d’
una
lampada
;
mentre’
era
un
giorno
nel
Duomo
di.
Pifa
,
(e
facendone
efperienze
efatrifà
fime
,
5°
accertò
dell’
esualità
delle
fue
vibrazioni
;
e
per
allora
fovvennegli
d’
adattarla,
all’
ufo
della
Medicina,
per
la
mifura
dell
frequenza
de’
polfi,
con
iftupore:,
e
diletto
de’
Medici
di
que’
tempi,
e
come
‘oggi
ancora
fi
pratica
vulgarmente.,
della
quale
invenzione
fi
valfe
poi
in
varie
efperien«
ze,
e
mifure
di
tempi,
e
moti,
e
fu
il
primo,
che
I’
applicaffe
alle
of
fervazioni
Celefti
,
con
incredibile
acquifto
nell’
Aftronomia.,
e
Geografia
«
Di
quì
s
accorfe
,
che
gli
effetti
in
Natura,
quantunque
apparifcan
mini
mi
,
ed
in
niun
conto
offervabili
;
non
debbon
mai
dal
buon
Filofofo
dif«
prezzarfi
,
ma.
tutti
egualmente
;
e
grandemente
ftimarfì
j
effendo
perciò
fo
lito
dire
,
che
/a
Natura
operava
molto
col
poco
,
e
che
le
fue
operazioni
erano
«tytte
in
part
grado
maravigliofei.
<<
0
Gina
0
‘Tra
tanto
non
aveva
mai
rivolto
1’
occhio
alle
Matematiche;
come
quel«
le,
che
per
effer
quafi
affatto
fmarrite
;
principalmente
in
Italia
(
benchè
dall’
opera;
e
diligenza
del
Comandino
in
gran
parte
reftaurate
)
per
an:
cora
non
avendo
pigliato'
visore;
erano
piuttofto
univerfalmente
in
difprez
zo,
e
non
fapendo
comprendere
queliche
mai
in
Filofofia
fi
poteffe
dedur=
re
da
triangoli
je
cerchi,
fi
tratteneva
fenza
ftimolo
d°
applicarvifi
:
ma
il
gran
talento
;
e
diletto
infieme.,
ch’
egli
aveva;
come
s'
è
detto
-
nella
Pità
tura
,
Profpettiva
,
e
Mufica
;
‘e
il
fentire
‘affermar
frequentemente‘
dal
pa
dre
,
che
tali
Pratiche
avevano
l'
origin
loro
,
e
fondamento!
nella
Geome«
tria,
gli
moffero
defiderio
di,
guftarla
;
e
più
volte
pregò
il
padre,
che
vo«
leffe
introdurvelo
:
ma
quefti,
per
non
diftorlo
dal
principale
ftudio
di
Me-
dicina
,
differiva
di
compiacerlo.,
dicendogli,
che
quando
aveffe
finiti
i
fuoi
Studiin
Pifa;
potevaapplicarvifi
a
fuo
talento.
Non
percidfi
quietava
il
Sig:
Galileo
$
ma
vivendo.
allora
un
tal
Mel.
Oftilio
Ricci
di
Fermo
,
Mate
matico
de’
SS.
Pagsi
di
quell’
Altezza
di
Tofcana
;
e
dipoi
Lettore
delle
Matematiche
nello
Studio
Fiorentino
,
il
quale
,
come
famigliariffimo
dî
fuo
Padre
,
giornalmente
frequentava
Ja
fua
cafa,
a
quefto
fi
'accoftò
,
pres
sandolo
inftantemente:
a
dichiarargli
qualche
PIpaainne
d’
Euclide,
ma
pes
rò
fenza
faputa
del
padre.
Parve.
al
Ricci
di
dover
faziare
quefta
virtuofa!
brama
del
giovane
Galileo,
ma
volle
ben
conferirla
al
Sig.
Vincenzio
,
ca
fottandolo
a
permetter
,
ch’
il
fuo
figliuolo
ricevefle
quefta
foddisfazione
+
SR
silicio
Cedè
VITA
DEL
GALILEO.
Liù
Cedè
il
padre
all’
inftanze
dell'amico
,
‘ma
ben
gli
proibì
il
palefar
quefto
fuo
affenfo
al
figliuolo
,
acciò
con
tal
timore
continuaffe
lo
ftudio
di
Me-
dicina+
Cominciò”
dunque
il
Ricci
ad
introdurre
il
Sis:
Galileo
(.che
già
aveva
compiti
i
22.
anni
)
nelle
folite
efplicazioni
delle.
definizioni
,
aflio-
mi,
e
poftulati
del
primo
libro
degli
Elementi
j
ma
quefti
fentendo
prin-
Cipj
tanto
chiari
,
e
indubitati
,
e
confiderando
le
domande.
d’
Euclide.
così
onefte,
e
concedibili
,
fece
immediatamente
concetto
,
che
fe
la
fabbrica
della.
Geometria
veniva
alzata
fopra
tali
fondamenti,
non
poteva
effere
,
che
fortiffima
,
e
ftabiliffima
;.
ma
‘non
sì
tofto:
guftò
la
maniera
del
dimo-
,
ftrare
,
e
vedde
‘aperta
la;ftrada
di
pervenire
alla
cognizione
del
vero,
che.
fi
pentì
di
non
efferfi
molto
prima
incamminato
per
quella.
Profeguendo:
°l
Ricci
le
fue
Lezioni,
:s°
accorfe
il
padre
,
che
il
Galileo
trafcurava
la
Medicina
,
e
che
più
s’
affezionava
alla
Geometria,
e
temendo
,
ch’
egli-
col
tempo
non
abbandonaffe.
quella
,
che
gli
poteva
arrecare
maggior
utile,”
e
comodità
nelle
angiftie
‘della
fua
fortuna,
lo
riprefe
più
volte
(
fingen.
do
non
faperne
la
cagione
)
ma
fempre
invano
;
poichè
tanto
più
quegli
s°.
invaghiva
della
Matematica,
e
dalla
Medicina
totalmente
fi
diftraeva
;
ond’
il
padre
operò
,
che
’l
Ricci
di
quando
in
quando
tralafciaffe
le
fue
Lezio-
ni,
e
finalmente,
che,
allegando
fcufe
d’
impedimenti,
defifteffe.
affatto
dall’
opera.
Ma
accortofi
di
ciò
il
Sig.
Galileo
;
giacchè
’1
Ricci
non
gli
aveva.
per
ancora
efplicato
il
primo
libro
degli
Elementi
,
volle
far
prova.
fe
per
fe
fteffo
poteva
intenderlo
fino
alla
fine
,
con
defiderio
d’
arrivare
almeno.
alla
47.
tanto
famofa
;
e
vedendo
,
che
gli
fortì
d’
intender
felicemente
fi-.,
rio.
all’
ultima
propofizione
;
fattofi
d’
animo,
fi
propofe
di
volere
fcorrere
qualch’
altro
libro
j
e
così,
ma
furtivamente
dal
padre
,
andava
ftudiando,
con
tener
gl’
Ippocrati
;
e
Galeni
appreffo
1’
Euclide
,
per
poter
con:
efli
prontamente,
occultarlo,.
quando
‘1
padre
gli
foffe
fopraggiunto.
Ma
final-
mente
fentendofi
traportar
dal
diletto,
e
dall’
acquifto
,
che
parevagli
d’a-
ver
confeguito
in
pochi
mefi
di
tale
ftudio
,
nel
ben
difcorrere
;
argumen-
tare
;
e
concludere
,
affai
più
,
che
dalle
Logiche
,
e
Filofofie
di
tutto
’1
tempo
paffato
,
giunto
al
fefto
libro
d’
Euclide;
fi
rifolvè
di
far
fentire
al
padre
il
profitto,
che
per
fe
fteflo
aveva
fatto
nella
Geometria
pregando=
lo
infieme
a
non
voler
deviarlo
donde
fentivafi
traportare
dalla
‘propria
in
clinazione.
Udillo
’1
padre,
e
conofcendo
dalla
di
lui
perfpicacità
nell’
intende.
re,
e
maravigliofa
facilità
nell’inventare
vari
problemi,
ch'
egli
fteffo
gli
propo
neva
,
che
il
giovane
era
nato
per
le
Matematiche,
fi
rifolvè
in.
fine
di
ionici
+
Tralafciando
dunque
il
Sig.
Galileo
lo
ftudio
di
Medicina,
in
breve
teme
po
fcorfe
tutti.
gli
Elementi
d’
Euclide,
e
1°
Opere
de’
Geometri
di
prima
claffe
,
&
arrivando
all’
Equiponderanti
,
e
al
Trattato.
de
is
que
vebuntur
n
'aqua
d’°
Archimede
,
fovvennegli
un
nuovo
modo
efattiffimo
di
potere
fcox
prire
il
furto
di
quell’
Orefice.
nella
Corona
d’
oro
di
Jerone,
e
allora
ferif
fe
la
fabbrica
,,
e
ufo
di
quella
fua:ingegnofiffima
Bilancetta.;
per
la
quale
s'ha
cognizione
della
gravità,
in
fpecie
di
diverfe
materie
,
e
della
miftio-
ne
,
0
lega
de’
metalli;
con
molt
altre
curiofità
appreffo:,
le
quali
benchè
ei
poi
liv
VITA.
DEL
GALILEO.
poi
dal
Sig
Galileo
non
fieno!
ftaté
fatte
pubbliche
colle
ftampe
;
parte
pes
rò
furono
conferite
da
lui
@
quei,
che
fe
gli
facevano
amici
,
e
parte
vane
nò
intorno
in
private
feritture
,
onde
non
è
gran
fatto
,
s'
alcuno
l’
ha
pubblicate
per
fue,
o
fe
n'è
valuto,
mafcherandole
come
di
propria
ine.
venzione.
|
Con
quefti
,
e
altri
fuoi
ingegnofi
trovati,
e
colla
fua
libera
maniera
di
filofofare
,
e
difcorrere
,
cominciò
ad
acquiftar
fama
d’
elevatiffimo
fpirito
5
e
conferendo
alcune.
delle
fue
Dimoftrazioni
Meccaniche,
e
Geometriche
(
nell’
invenzion
delle
quali
aveva
,
come
sè
detto
,
acutezza
,
e
facilità
fopraordinaria
)
col
Sig.
Guidubaldo
de’
Marchefi
dal
Monte
gran
Matema«
tico
di
quei
tempi,
che
a
Pefaro
dimorava
,
acquiftò
feco
per
lettere
ftret
-
tiffima
amicizia,
e
ad
iftanza
di
lui
s'
applicò
alla
contemplazione
del
cen«
tro
di
gravità
de’
folidi
,
per
fupplite
a
quel
che
ne
aveva
già
feritto
il
Comandino
,
e
di
ventiquattro
anni
di
fua
età
,
con
due
foli
di
ftudio
di
Geometria
,
inventò
quello
;
che
in
tal
materia
fi‘vede
feritto
nell’
Appens
dice
impreffa
alla
fine
de’
fuoi
Dialoghi,
delle
due
nuove
fcienze
della
Mec=
canica
,
e
del
Moto
Locale,
con
gran
foddisfazione
,
e
maraviglia
del
me=
defimo
Sig.
Guidubaldo
,
il
quale
per
così
acute
invenzioni.
l’
efaltò
a
fe
gno
appreffo
il
Serenifs.
Granduca
Ferdinando
Primo
,
e
1°
Eccell.
Principe
D.
Gio.
de’
Medici
,
ch’
in
breve
divenne
loro
gratiffimo,
e
familiare;
che
|
perciò
vacandonel.1589.
la
Cattedra
delle
Matematiche
in
Pifa
,
di
pro«
prio
moto
della
medefima
Sereniffima
Altezza
,
ne
fu
provvifto
,
correndo:
egli
1’
anno
vigefimo
fefto
dell’
età
fua.
ti
call
.
In
quefto
tempo
parendogli
d’
apprendere,
che
all’inveftigazione
degli
ef
fetti
naturali
neceffariamente
fi
richiedeffe
una
vera
cognizione
della
natura:
del
moto
,
ftante
quel
Filofofico.,,
e
vulgato
affioma
:
#gnorato
motu
,
ienora«
ur
natura,
tutto
fi
diede
alla
contemplazione
di
quello:
ed
allora
con
grande.
fconcerto
di
tutti
i
Filofofi,
furono
da
effo
convinte
di
falfità
per
mezzo
d’
efperienze
,
e
con
falde
dimoftrazioni
,
e
difcorfi
,
moltiffime
conclufioni
dell’
ifteffo
Ariftotele
intorno
alla
materia.
del
moto
,
fin
a
quel
tempo
fta«
te
tenute
per
chiariffime
,
e
indubitabili
,
come
trall’
altre
,
che
le
velocità
de’
mobili
dell’
ifteffa
materia,
difegualmente
gravi,
movendofi
per
un
i-
fteffo
mezzo
,
non
confervano
altrimenti
la
proporzione
delle
gravità
loro
affolute
,
affegnata
loro
da
Ariftotele
,
anzi
che
fi
muovono
tutti
con
pari
velocità
,
dimoftrando
ciò
con
replicate
efperienze
,
fatte
dall’
altezza
del
Campanile
di
Pifa,
con
l’
intervento
degli
altri
Lettori,
e
Filofofi
sedi
tutta
la
Scolarefca
;
e
che
nè
meno
le
velocità
d’
un
ifteffo
mobile
per
di«
verfi
mezzi
ritengono
la
proporzione
reciproca
delle
refiftenze
,
o
denfità.
de’
medefimi
mezzi
,
inferendolo
da
manifeftiffimi
affurdi;
ch’
in
confeguen=
za
ne
feguirebbero
contro
al
fenfo
medefimo
;
che
tutto
fi
vede
poi
diffus
famente
trattato
da
lui
nelli
faddetti
Dialoghi
delle
nuove
fcienze.
do
Softenne
perciò
quelta
Cattedra
con
tanta
fama,
e
reputazione
appreflo
gl’
intendenti
,
di
mente
ben
affetta
,
e
fincera.,
che
molti
Filofofaftri
fuot
emuli,
fomentati.da
invidia
,
fe
gli
eccitarono
contro,
e
fervendofi
di
ftrué
men
ri
E
SARI
9A
LL
DTI
NE
BEE
REL
LR
DAR
ERA
3:
A
VITA
DEL
GALILEO.
lv
mento
per
atterrarlo
‘del
giudizio
dato
:da
effo
fopra
una
tal
macchina
d’
invenzione
d’
un
‘eminente
Soggetto
,
propofta
per
votar
la.
Darfena
di
Li
vorno
;
alla
quàle
il
Sig.
Galileo
con
fondamenti
meccanici
,
e
con
libertà
filofofica
aveva
fatto:
pronoftico
di
malo
‘evento.
(
come
in
effetto
fesuì
)
feppero
con
maligne
imprefftoni
provocargli
l'odio
di
quel
gran
perfonag-
gio,
ond’
egli
rivolgendo
l’
animo
fuo
alP
offerte
,
che
più
volte
gli
erano
ftate
fatte
della
Cattedra
di
Padova
,
che
per
morte
di
Giufeppe
Moleti
ftetteigran
tempo
‘vacante,
per
configlio.,
e
coll’
indirizzo
del
Sig.
March.
Guidubaldo
,
s°
eleffe
icon
buona
grazia
del
Sereniffimo
Granduca
di
mutar
clima,
avanti
che
i
fuoi
avverfari
aveffero
a
godere
del
fuo
precipizio.
E
così
dopo
tre©anni
di
Lettura
in
Pifa,
ne’
26.
di
Settembre
del
1592.
ot-
tenne
dalla
Sereniffima
Repubblica
di
Venezia
la
Lettura
delle
Matemati-
che
in
Padova
per
fei
anni,
nel:qual
tempo
inventò.
varie
macchine
in
fervizio
della.
medefima
Repubblica
,
con
fuo
grandiffimo
onore;
e
utile
in-
fieme
,
come
dimoftrano
gli
ampliffimi.
Privilegi
ottenuti
da
quella
;
e
a
contemplazione
de’
fuoi
Scolari
fcriffe
vari
Trattati
,
tra’
quali
uno
di
For-
tificazione
,
fecondo
1’
ufo
di
que’
tempi
;
uno
di
Gnomonica;
un
compen-
dio
di
Sfera
;
e
un
Trattato
di
Meccaniche
,
che
va
attorno
manoferitto
,
e
che
poi
nel
1634.
tradotto
in
Lingua
Franzefe
fu
ftampato
in
Parigi
dal
P.
Marino
Merfennio
,.
e
ultimamente
nel
1649.
fu
pubblicato
in
Ravenna
dal
(Cav.
Luca
Danefi
;
trovandofi
di
tutti
quefti
Trattati
,
e
di
molti
al.
tri,
più
copie
fparfe
per
l’Italia,
Germania,
Francia
,
Inghilterra,
e
al
trove
,
SRI
OGUENAE
da’
fuoi
medefimi
difcepoli
,
la
maggior>parte
fenza
?
inferizione
del
fuo
nome
,
come
fatiche
,
delle.
quali
ei
non
faceva
gran
con-
to,
effendo
di
effe
tanto
liberal
donatore
,
quanto
fecondo
compofitore’;
ben
è
vero
,
che
quefta
fua
natural-liberalità
in
comunicare
i
fuoi
RI:
;
le
proprie
invenzioni
,
e
i
fuoi
muovi
penfieri
,
indifferentemente
a
ciafcuno,
gli
fu
fpeffo
contratcambiata
da
altrettanta
ingratitudine.,
e
sfacciataggine
,
nof
effendo
mancati,
o
chi
con
difprezzo
tentaffe
avvilirle,
o
chi
fe
ne
facelle
onore
,
come
di
parti
de’
propri
ingegni.
În
quefti
medefimi
tempi
ritrovò
i
Termometri,
cioè
quegli
Strumenti
di
vetro
con
acqua,
e
aria,
per
diftinguer
le
mutazioni
di
caldo,
e
fred-
do,
la
varietà!
de’
temperamenti
de”
luoghi
,
la
qual
maravigliofa
invenzio-
ne
dal
fublime
‘ingegno
del
Gran
Ferdinando
II.
noftro
Sereniffimo
Padroni
Repnante
è
ftata
modernamente
perfezionata,
e
articchita,
con
NUOVI
effet:
ti
di
molte
vaghe
curiofità,
e
fottigliezze,
le
quali,
coperte
con
ingegnofe
i
,
fon
.da
quelli,
che:
ne
ignorano
le
cagioni
,
ftimate
preltigio-
Ria
rallo
Circa
all’
anno
1597.
inventò
il
fuo
ingegnofiffimo
Compaffo
Geometri.
co,
e
Militare,
cominciando
fin
da
quel
tempo
a
fabricarne
gli
ftrumenti,
e
infegnarne
l’ufo
in
voce,
ed
in
ifcritto
a’
foi
difcèpoli
,
efplicandolo
a
molti
Principi
e
gran
Signori
di
diverfe
Nazioni
,
tra’
quali
furono
P
Illu-
ftrifs.
ed
Eccellentifs.
Gio.
Federigo
Principe
d’
Olfazia,
ed
appreffo
il
Se.
reniffimo
Arciduca
D,
Ferdinando
d’
Auftria
;
dopo
1
Ill.
e
gps
Siga
i È
Ia
Ivi
VITA
DEL
GALILEO
Tio
Langravio
d’
Affia
Conte
di
Nidda
,
ed
il
Sereniffimo
di
Mantova;
e
‘altri
«infiniti
,,
che
lungo
farebbe
il
regiftrargli
quì
tutti.
Profeguendo
il
Sig.
Galileo
le
fue
private,
e
pubbliche
Lezioni
con
ape
plaufo
fempre
maggiore,
li
29.
d'Ottobre
1599.
fu
ricondotto
alla
medefi«
fima
Lettura
per
altri
fei
anni
icon
augumento
di
provvifione.
In
quefto
mentre
apparendo
con
iftrana,
e
portentofa
maraviglia
del
Cie«
lo,
nella
Coftellazione
del
Serpentario
la
nuova
Stella
del
1604.
fu
dal
Sig.
Galileo
‘con
tre
lunghe
;
e
dottiffime
Lezioni
pubblicamente
difcorfo
|
‘fopra
così
alta
materia
,
nelle
quali
intefe
provare,
che
la
nuova
Stella
era.
fuori
della
Regione
Elementare,
e
in
luogo
altiffimo
fopra
tutti
i
Pianeti
|
contro
1’
opinione
della
fcuola
Peripatetica
,
e
principalmente
del
Filofofo
Cremonino
,
che
allora
procurava
di
foftenere
il
contrario,
e
di
mantenere
|
il
Cielo
del
fuo
Ariftotele
inalterabile,
ed
efente
da
qualunque
accidentaria
“mutazione
,
“MI
In:
quefti
medefimi
tempi
fece
ftudio
,
e
offervazione
particolare
fopra
la
virtù
della
Calamita,
e
con
varie
e
replicate
efperienze
trovò
modo
fir
curo
di
armarne
qualunque
pezzo,
che
fofteneffe
di
ferro
ottanta,
e
cento
volte
più
,
che
difarmato
,
alla
qual
perfezione
non
s
era:
mai
pervenuto
da
alcun
altro
a
gran
fegno.
Aveva,
come
s'è
detto,
fol
per
utile,
e
diletto
de’
fuoi
Difcepoli,
ferita
to
vari
Trattati
;
e
inventato
molti
Strumenti
,
tra
quali
uno
era
il
for
praddetto
Compaffo
,
non
però
con
‘penfiero
d’
efporlo
al
pubblico
:
ma
prefentendo,;
che
altri
s°
apparecchiava,
per
appropriarfene
Y
invenzione
feriffe
‘in
fretta
una
general
deferizione
de’
fuoî
ufi
,
riferbandofi
ad
altra
|
occafione
a
darne
fuori
una
più
ampla
dichiarazione
,
infieme
icon
la
fua
fabbrica,
e
nel
Giugno
del
1606.
la
diede
alle
ftampe
in
Padova,
con
tiro*
lo
dell’
Operazioni
del
Compaffo
Geometrico,
e
Militare
,
dedicato
al
See
reniffimo
D.
Cofimo,
allora
Principe
di
Tofcana
,
e
poi
Padre
di
V. Ai
Que
Opera
fu
dopo
tradotta
in
Latino
da
Mattia
Berneggero
Tedefco
3
e
ftampata
in
Argentina
nel
1612.
infieme
con
la
fabbrica
del
Compaffog
e
alcune
annotazioni,
e
riftampatavi
ancora
nel
1635.
fi
come
più
volte
12
Padova,
e
altrove.
-
Gabbo
a
Nel
5.
d’
Agofto
del
1606.
fu
ricondotto:
dalla
medefima
Repubblica
Lets
tor
Matematico.
per
altri
fei
anni
con
nuovo’
augumento
di
provvifio:
ne
,
che
era
poi
maggior,
della
folita
darfi
a
qualunque
de’
fuoi.
antecef@
fori.
Ì
i
si
Nel
1607.
trovandofi
il
Sig.
Galileo
fieramente
offefo
,
e
provocato
da
un
certo
Baldaffar
Capra
Milanefe,
che
s°
era
allora
temerariamente
appro*
priata
l'invenzione
del
fuddetto
Compaffo,
col
tradurlo-in
Latino,
e
ftam*.
parlo
nell’
ifteffla
Città
di
Padova
in
faccia
del
medefimo
Autore,
conti
tolo
di
Ufus,
©
Fabrica
Circini
cujufdam
proportionis
,
fu
quefti
neceffirat0
a
pubblicare
una
fua
difefa
in
volgafe,
per
evidente
dimoftrazione
di
furt?
‘così
dereftabile,
e
vergognofo;
difendendofi
infieme
dalle
calunnie,
e
imp®
fture
del
medefimo
Capra,
il
quale
in
una
fua
confiderazione
Aftronomi®
circa
YWITA
DEL
GALILEO
Ivi
circa
la
Stella
nuova:
del
1504.
ftarapata
già
più
di
due
anni
avanti
,
1’
a-
yeva
acerbamente
lacerato
(
moffo
da
invidia
per
l’univerfale
applaufo,
che
avevano
ricevuto
le
fudderte
tre
Lezioni
del
Sig.
Galileo
fatte
fopra
la
nuo.
va
Stella
)
ma
il
Capra
per
mezzo
di
quefte
fue
abominevoli
azioni
ne
ri-
portò
il
dovuto
premio
d’una
perpetua
ignominia,
poichè
dagli
Eccellentif-
fimi
Signori
Riformatori
dello.
Studio
di
Padova,
dopo
efferfi
con
rigorofo
Proceffo
formato
contro
di
quello,
afficurati
appieno
di
tanta
temerità,
fu
rono
fopprefle
tutte
le
copie
ftampate
|
del
Libro
di
detto.
Capra
;
e
proibi-
tane
la
pubblicazione;
ed
all'incontro
conceduto
al
Signor
Galileo
d’
efpor-.
re
alla
luce
la
fua
difefa,
per
ricatto
della
propria
reputazione,
e
oppreffio-
ne
di
quella
del
medefimo
Capra.
Non
fu
già
valevole
tal
difefa
a
repri
mer
l
audacia,
o
la:
troppa
confidenza,
d’
alcuni
altri
d'
altre
Nazioni
;
i
quali
allettati,,
o
traportati
dalla.
novità
,,
e
vaghezza
dell’
invenzione
,
o
dalla
mirabil
copia,
e
facilità
de’
fuoi
ufi,
non
efponeffero
alle
ftampe
,
co-
me
interamente
lor.
proprio
;.
1’
ingegnofo
Compaffo
del
Sig.
Galileo
,
pub-
blicandolo
,
o
con
diverfe
infcrizioni
in
altra
DI
ridotto;
o
con
nuove
linee,
e
ad
altri
ufi
ampliato,
fenza
pur
far
menzione
del
principale
Auto-
re
di
tal’
Inftrumento,
1’
operazioni
del
quale,
dove
non
erano
pervenute
ftampate
,,
fi
trovavano
.già
molto
prima
in
ogni
Provincia
d’
Europa
ma-
nofcritte,
e
divulgate
da
quegli
ftefli
foreftieri
a’
quali
in
Padova
il
mede«
fimo
Sig.
Galileo
le.
aveva
prodigamente
con
altri
fuoi
Scritti
comu
nicate:
ma
1’
ardire
di
quefti,
o
l’ingratitudine.,,
oltre
al
fari.
palefe
dal.
la
fuddetta
difefa,
vien
dannata
dalla
medefima
azione
,
e
autenticata
dal.
la
gloriofa
fama
del
Sis.
Galileo,
che
per
I’
altre
Opere,
e
invenzio=;
ni
d’
affai
maggior
maraviglia
,
fi
è
poi,
faputa
acquiftare
fopra
quelli
,.
che
poc’
altri,
e
affai
deboli
parti
col
proprio
ingegno
hanno
faputo
pro-.
durre.
sa
Intorno
all’
Aprile,
0
al
Maggio
del
1609.
fi
fparfe
voce
in
Venezia,.
dove
allora
trovavafi
il
Sig.
Galileo
;
che
da
un
tale
Olandefe
foffe
ftato
prefentato
al
Sig.
Conte
Maurizio
di
Naffau
um
certo
Occhiale,
colquale
gli
og-
getti
lontani
apparivano,
come
fe
fuffer
vicini,
nè
più
oltre
fu
detto.
Con
que-
fta
fola
relazione,
tornando
fiibito
il
Sig.
Galileo
a
Padova,
fi
pofe
a
fpe-
cularne
la
fabbrica,
la
quale
immediatamente
ritrovò
la
feguente
notte;
poi-
chè
il
giorno
appreffo
componendo
I°
Inftrumento,
nel
modo
che
fe
ΰ
ave-
va
immaginato,
non
oftante
1°
imperfezione
de’
vetri,
che
potè
avere,
ne
vide
1
effetto
defiderato,
e
fubito
ne
diede
conto
a
Venezia
a’
fioi
amici;
e
fabbricandofene
altro
di
maggior
bontà
,
fei,
giorni
dopo
lo
portò
quivi
,
dove
fopra
varie
altezze
della
Città
fece
vedere,
e
offervare
gli
oggetti
in
varie
lontananze
2°
pe
Senatori
di
quella
-
Repubblica
,
con
lor
infinita.
maraviglia,
e
riducendo
lo
ftrumento
continuamente
a
maggior
perfezione,
fi
rifolvè
finalmente,
con
la
folita
prodigalità
nel
comunicare
le
fue
inven-
zioni,
di
far
libero
dono
di
quefta
ancora
al
Sereniffimo
Principe,
e
Doge
Leonardo
Donati,
e
infieme
a
tutto
’l
Senato
Veneto,
prefentando
con
lo.
Strumento
una
Scrittura,
nella
quale
ei
dichiarava
la
fabbrica,
gli
ufi,
e
le
Tom.
I
H
mara
Iviii
.
VITA
DEL
GALILEO’
maravigliofe
confeguenze,
che
in
‘Terra,
e
in
Mare
da
quello
trat
fi'
pote<
vano.
In
gradimento
di
così
nobil
regalo
fu
immediatamente
con
generofa
di
moftrazione
della
Sereniffima
Repubblica
ne’
25.:d°
Agofto
del
1609.
ricon«
|
dotto
il
Sig.
Galileo
,
a
vita
fua
;
alla
\medefima
Lettura
con
più
che
tri
plicato
ftipendio
del
maggiore;
che
foffe
folito
affegnarfi
a’
Lettori
di
Ma
tematica.
i
Confiderando
fra
tanto
il
Sig.
Galileo;
che
la
facultà
del
fuo
nuovo
Stru«
,
;
.
.
4
6
.
è
00
mento.
era
fol
d’
appreffare
,,
e
aggrandire
in.
apparenza
pesi
oggetti,
1:
|
quali
fenz?
altro
artifizio
(
quando
poffibil
foffe
accoftarfi
ì
le,
o
maggior
diftinzione
fi
fcorgerebbero,
pensò
ancora
al
modo
di
perfe
zionar
maggiormente
la
noftra
vifta
con
farle
perfertamente
difcernere
quel
loro
)
con
egua«'
hi
MT
le
minuzie
,
le
quali
benchè
fituate
in
qualunque
breve
diftanza
dall’
oc=
chio,
le
fi
rendono
totalmente
‘invifibili;
e
allora
inventò
i
Microfcopi
d’
un
conveffo,
e
d’
un
concavo;
e
infieme
d’
uno,
0!
di
più
convefli,
appli
candogli
a
ferupolofa
offervazione
de?
minimi
componenti
delle:
materie,
e
della
mirabile
ftruttura
delle
parti,
e
membra
degl’
infetti,
nella
piccolezza
de’
quali
fece
con
‘maraviglia.
vedere
la
grandezza
di
Dio,
e
le
miracolofe
operazioni
della
Natura.
In
tanto
non'perdonando
nè
a
fatiche
,
nè
a
fpe<
fe,
ftudiava
nella
perfezione
del
primo
Strumento?
detto
il
Telefcopio
,
0
volgarmente
1
Occhiale
del
Galileo
,
e
confeguitala
a
gran
fegno
,
;
do
di
rimirare
gli
oggettî
verreni,
fi
rivolfe
a
contemplazioni
più
nobili.
E
prima,
riguardando
il
Corpo
Lunare,
lo
fcoperfe
di
fuperficie
inegua@
le,
ripieno
di
cavità,
e
prominenze
a
guifa
della
‘Terra.
Trovò
,
che
la
via
Lattea,
e
le
Nebulofe,
altro
non
erano;
ch’
una
‘congerie
di
Stelle
fife
fe,
che
per
la
loro
immenfa
diftanza,
o
per
la
lor
piccolezza,
rifpetto
all’
altre,
fi
rendevano
impercettibili
alla
nuda,
e
femplice
vifta..
Vide
fparfe.
per
lo
Cielo
altre
innumerabili
Stelle
fiffe
ftate
incognite
all’
antichità
;
€
rivolsendofi
a
Giove
con
altro
migliore
Strumento
,
ch’
egli
s°
era
nuova+
mente
preparato,
l’
offervò
corteggiato
da
quattro
Stelle
,
che
gli
fi
aggi-
rano
intorno
per
Orbi
determinati,
e
diftinti
,-
con
regolati
periodi
ne’
}
chi
giorni
del
mefe
di
Gennajo
del
1610.
fecondo
lo
ftil
Romano,
e
del
1609.
dall’
Incarn.
continuando
tali
offervazioni
per
tutto
il
Febbrajo
fufa
feguente,
le
quali
tutte
manifeftò
poi
al
Mondo
per
mezzo
del
fuo
Nun
zio
Sidereo,
che
nel
principio
del
Marzo
proffimo
publicò
colle
ftampe
if
afciane
|
of
È
moti,
e
confecrandogli
all’
immoraalità
della
Sereniffima:
Cafa
di
V.
A.
die
|
de
loro
nome
di
Stelle;
o
Pianeti
Medicei
;
e
tutto
quefto
fcoperfe
in
po?
Venezia,
dedicandolo
all’
Auguftiffimo
nome
del
Sereniffilmo
D.
Cofimo
|
Granduca
di
Tofcana,
e
Padre
di
V.
A.
il
quale
in
fegno
di
regia
grati4
tudine,
con
propria
Lettera
de’
10.
di
Luglio
del
1610.
lo
richiamò
di
Pa
dova
al
fuo
fervizio,
con
titolo
di
Primario,
e
Sopra
ordinario
Matemati*
co
dello
Studio
di
Pifa,
fenz?
obbliso
di
leggervi,
o
rifedervi,
e
di
Prima:
rio
Filofofo,
e
Matematico
della
fua
Sereniflima
Altezza,
affegnandogli
ame
pliffimo
‘ftipendio
proporzionato
alla
fomma
generofità
d’
un
tanto
Principe*
Quefte
VITA
DEL
GALILEO
lix
Quefte
inafpettate
novità
pubblicate.
dal
‘fuddetto
Nunzio»
Sidereo
;
che
immediatamente
fu
riftampato
in
Germania.,
e.
in
Francia
;
diedero.gran
materia
di
difcorfi
a
Filofofi;
e
Aftronomi
di
que’
tempi,
molti
de’
quali
ful
principio
ebbero
gran
repugnanza
in
preftargli
fede,
e
molti.
temeraria-
mente
fi
follevarono,
(4)
altri
con
fcritture
private,
e
altri
più
incauti
fin
colle
ftampe,
ftimando
quelle,
vanità,
e
deliri,
o
finti
avvifi
del
Sig.
Ga-
lileo,
o
pur
falfe
‘apparenze
,
e
illufioni
de’
criftalli
;
ma
in
breve
gli
uni,
e
gli
altri
neceffariamente
cedettero
alle
confermazioni
de’
più
favi,
all’
e-
erienze
,
e
al
fenfo
medefimo
.
Non
mancarono
ancora
de’
così-pertinaci
,
e
oftinati,
(6)
e
fra
quefti
de’
coftituiti
in
grado
di
pubblici
Lettori
;ute-
nuti
per
altro
in
grande
ftima,
i
quali
tremendo
di
commetter
facrilegio
con-
tro
la
Deità
del
loro
Ariftotele
,,
non
vollero
cimentarfi
all’
offervazioni
,
nè
per
una
volta
accoftar
1°
occhio
al
Telefcopio,
e
vivendo
in
quefta
lor
beftialifima
oftinazione
;
vollero
,piuttofto
che
al
lor
Maeftro,
ufar
incre»
dulità
alla
Natura
medefima
.:
i
inci
oa
Nel
principio
di
Luglio
di
quefto
medefimo
anno
1610..
trovandofivil
Sig.
Galileo
ancora
in
Padova
;
fcoperfe.
Saturno
Tricorporeo
;
dandone
poi
avvifo
(c)
a°
primi
Matematici
d’Italia,
e
di
Germania,
ed
a’
fuoi
‘Amici
per
via
di
cifre,
e
caratteri
trafpofti,
che
dopo
ordinati
a
richiefta
dell’
Au»
guftiffimo
Imperatore
Ridolfo
Secondo
,
dicevano:
Altiffimum
Planetam
tergeminum
obfervavi
-
"i
Dimorando
pure
nell’
ifteffla.
Gitrà
di
Padova,
e
profeguendo
col
fuo
Te«
lefcopio
1’
offervazioni
del
Cielo;
vide
nella
faccia.
del
Sole
alcuna
delle
|
macchie
,
ma
per
ancora
non
volle
pubblicare
quel’
altra
novità:;
che
po»
teva
tanto
più
concitargli
l’
odio
di
molti
oftinati
Peripatetici:
(
conferendo»
la
folo
(4)
ad
alcuno
de’
fuoi
Amici
di
Padova
,
e
di.Venezia
)
per
pri»
ma
afficurarfene
con
replicate
offervazioni,
e
per
poter
intanto
formar
con-
cetto
della
loro
effenza
,
e
con
qualche
probabiltà.
almeno.
pronunciarne.
la
fua
opinione.
—
|
i
bs
‘
Circa
alla fine
d’
Agofto;
follecitato
il
Sig.
Galileo
dal
fuo
Principe
a
sbrisarfi
di
Padova
,
fe
ne
verine
a
Firenze,
dove
da
quelle
Sereniffime
Altezze
,
da
i
Letrterati
;
«e
dalla.
Nobiltà
Fiorentina
fu
accolto,
e
abbrac-
ciato
con
fegni
affertuofi
d’
ammirazione
,
e
fubito
fi
diede
a
far
vedere
i
nuovi
lumi,
e
le
nuove
maraviglie
del
Cielo,
con
iftupore,
e
diletto;
uni.
verfaliffimo
.
sant
Del
Mefe
poi
di
Novembre
nel
continuare
l'
offervazioni
,
che
fin
nel
Ebsog
—_
Mefe
(a)
Martino
Orchio.
Francefco
Sizzi
y
e
altri.
(b)
Dot.
Cremonina
Lettor
Filofofo
in
Padova.
(c)
A
D.
Benedetto
Caftelli
+
Brefcia
+
A
Lodovico
Gigoli
Pittore;
Al
P.
Clavio
Gefuite,
Al
P..Grembergero
Gefuita.
A
Luca
Valerio,
Roma.
A
—
Monfig.
Pignoria.
Padova.
A
Monfig.
Giuliano
Medici
..
A
Gio.
Keplero.
Praga
ed
altri
.
(d)
A
Monfig.
Gnaldo.
A
Monfign.
Pignoria
.
A
D.
Benedetto
Ca-
Jtelli.
Al
P.
Fra
Paolo
Servita
Teologo
della
Repubblica
di
Venezia
.
Al
Po
Fra
Fulgenzio
Servita.
Al
Sig.
Filippo
Contarini
.
Al
Sig.
Sebaftiano
Veriero..
A
Monfig.
Agucchia
,
i
3
MER
lx
VITA
DEL
GALILEO
Mefe
di
Settembre
aveva
cominciate
intorno
alla
Stella
di
Venere,
(e)
Ia
quale
parevagli
fcorgere
,
ch’
andaffe
crefcendo
in
mole,
l’offervò
finalmene
ite
murar
figure
come
la
Luna,
propalando
queft’
altra
ammirabile.
novità
«tra
gli
Aftronomi,
e
Matematici
d'
Europa
con
tal
Anagramma:
Haec
immatura
‘a
me
jam
fruftra
leguntur
o
1
il
quale
ad
iftanza
pure
del
medefimo
Imperadore,
e
di
molti
curiofi
Fi«
Jofoti.,
fu
refoluto
,
e
deciferato
dal
Sig.
Galileo
nel
vero
fenfo
così:
Cinthide
figuras
aemulatur
mater
Amorum.
|
Intorno
‘alla
fine
di
Marzo
del
1611.
defiderato
il
Sig.
Galileo,
e
afpete
tato.
da
tutta
Roma
,
quivi
fi
conduffe
,
e
nell’
Aprile
fuffeguente
fece
ves
dere
tutti
i
nuovi
fpettacoli
del
Cielo
a
molti
Signori
Prelati,
e
Cardina»
li,
e
particolarmente
nel
Giardino
Quirinale,
prefente:
il
Sig.
Cardinal
Ban
dini,
e
i
Monfignori
Dini,
Corfini,
Cavalcanti,
e
Strozzi,
e
altri
Signo
ri,
dimoftrò
le
macchie
Solari,
e
quefto
fa
fei
mefi
prima
delle
più
anti»
che
offervazioni
fatte
da
un
tal
finto
Apelle,
(f)
il
quale
poi
vanamena
te
pretefe
l’anteriorità
di
quefto
difcroprimento
,
poichè
‘le
fue
prime
offer
vazioni
non.
furono
fatte
prima,
che
del
Mefe
d’
Ottobre
16II.
fuffe.
guente
;
quando
per
altro
è
noto,
che
il
Galileo
1’
aveva
fcoperte
qual
che
mefe
avanti;
ch’
ei
tornaffe
di
Padova,
cioè
un
anno
prima
nel
I6IO.
Avendo
dunque
egli
folo
fcoperto
il
primo
nel
Cielo
tante,
e
così
gran
miaraviglie
ftate
occulte.
all’
antichità
}
era
ben:
dovere,
‘ch'egli.
in
avvenire,
con.
nome
‘di
Linceo
doveffe
chiamarfi
;
onde
allora
fu
quivi
aferitto:
nella
famofiffima
(Accademia
de’
Lincei,
inftituita
già.
dal
Sig.
Federigo:
Cefi
Mara
‘chefe
di
Monticelli
.
»
Sopraggiugnendo
|
Eftate,
fe
ne
venne
a
Firenze,
dove
ne?
vari
cons
grefli
de’
Letterati
,
che
frequentemente
fi
facevano
davanti
al
Sereniffimo
Granduca
Cofimo
;
fa
una
volta
introdotto
difcorfo
fopra
’1
galleggiare
in
acqua
,
ed
il
fommergerfi
de’
Corpi;
e
tenuto
da
alcuni,
che
la
figura
fof.
fe
a
parte
di
quefto
effetto,
ma
dal
Sig.
Galileo
foftenuto
il
contrario
;
ond’
egli
per
commiffione
della
medefima
Altezza»
fcriffe:
quell
erudito:
Dik
fcorfo
fopra
le
cofe
,
che
ftanno
in
aqua,
e
che
in
quella
fr
muovono”,
dedicato
al
fudetto
Sereniffimo,
e
ftampato
in
Firenze:
nell’
Agofto
del.
1612.
Nell’
ingreffo
‘del
qual
Trattato
,
manifetò
i
tempi
de’
periodici
mos
vimenti
de’
Pianeti
Medicei
,
che
proflimamente
aveva
inveltigati
1
Aprile
del
1611.
mentre
era
in
Roma
;
dando
ancora
notizia
delle
novità
delle
macchie
Solari
;
e
poco
dopo
riftampandofi
il
medefimo
Difcorfo,
con
al»
cune
addizioni
,
nella
prima
di
effe
inferì
il
parer
fuo
circa
il
luogo
;
ef«
fenza
,
e
moto
di
dette
macchie
;
avvifando
in
oltre
d’
aver
per
mezzo
di
quelle
offervato
il
primo
un
moto,
e
revoluzione
del
Corpo
Solare
in
fe
fteffo
nel
tempo
di
circa
un
mefe
Lunare
;
accidente
,
benchè
nuovo
in
Aftronomia
,
eterno
nondimeno
in
Natura
;
a
cui
perciò
il
Sig.
Galileo
re
feri»
(e)
Venere
Falcata
(f)
P.
Chriftoforo
Scheiner
Gefuitas
VITA
DEL
GALILEO
dxi
feriva
,
come
a
men
remoto
principio
;
le
cagioni
fifiche
d’
effetti
‘e
con-
eguenze
maravigliofe
.
In
occafione
delle
difpute
,
che
nacquero
in
propofito
del
galleggiare,
fo-
leva
dire
il
Sig.
Galileo
,
non
vi
effer
più
fottile,
nè
più
induftriofa
mae»
ftra
dell’
ignoranza
,
poichè
per
mezzo
di
quella
gli
era
fortito
di
ritrovare
molte
ingegnofe
conclufioni
,
e
con
nuove
,
ed
efatte
efperienze
confermar-
le
per
foddisfare
all’
ignoranza
degli
avverfari,
alle
quali
;
per
appagare
il
‘proprio
intelletto,
non
fi
farebbe
applicato
.
I
Contra
la
dottrina
di
tal
difcorfo
fi
follevò
tutta
la
Turba
Peripatetica,
(g)
e
immediatamente
fi
videro
piene
le
Stamperie
di
gran
numero
d’
op:
pofizioni
,
e
apologie,
alle
quali
fu
poi
nel
1615
abbondantemente
rifpofto
dal
P.
D.
Benedetto
Caftelli
Matematico
allora
di:
Pifa,
e
già
Difcepolo
del
Sig.
Galileo
,
a
fine
di
fottrarre
il
fuo
Maeftro
da
occuparfi
in
così
frivole
controverfie
,
ripiene
di
perverf
malignità
,
non
men,
che
di
craf-
fiffima
ignoranza:
|
i
Stava
bene
il
Sig.
Galileo
tutto
intetito
a’
Celefti
fpettacoli,
quando
pe»
rò
non
veniva
interrotto
da
indifpofizioni,
o
malattie
,
che:
fpeffo
1°
affali-
vano
,
cagionate
da
lunghe
,
e
continue
vigilie,
e
incomodi,
che
pativa
nell’
offervare
;
e
trovandofi
poco
lontano
da
Firenze
nella
Villa
delle
Sele
ve
col
Sis.
Filippo
Salviati
amico
fuo
parzialiffimo,
e
d’
eminentiffimo
in
gegno
;
quivi
fece
fcrupolofiffime
offervazioni
intorno
alle
macchie
Solari
;
ed
avendo
ricevuto
Lettera
dal
Sig.
Marco
Velfero
Duumviro
d’
Augufta,
accompagnata
con
tre
del
fuddetto
Apelle
fopra’l
medefimo
argumento,
ne?
4.
di
Maggio
del
1612.
rifpofe
a
quella
con
varie
confiderazioni
fopra
le
Lettere
del
medefimo
Apelle
,
replicando
ancora
con
altra
de’
14.
Agofto
fuffeguente
,
e
ricevendo
dal
Sig.
Velfero
altre
fpeculazioni,
e
difcorfi
d’
Apelle
;
fcriffe
la
terza
Lettera
del
primo
di
Dicembre
proffimo
,
fempré
confermandofi
con
nuove,
e
più
accurate
ragioni
ne’
fuoi
concetti
:
e
di
quì
nacque
1’
Iftoria,
e
dimoftrazioni
delle
macchie
Solari,
e
loro
acciden»
ti,che
nel
1613.
fu
pubblicata
in
Roma
dall’
Accademia
de”
Lincei
,
infie.
me
con
le
fuddette
Lettere
,
e
difquifizioni
del
finto
Apelle
,
dedicandola
al
medefimo
Sig.
Filippo
Salviati
,
nella
Villa
del
quale
aveva
il
Sig.
Ga-
lileo
offervato
pre
fcritto
fopra
quefte
apparenze
:
vedendofi
in
quefta
Sto-
ria
ciò;
che
di
vero,
o
di
probabile
almeno
è
ftato
detto
finora
fopra
ar
gumento
così
difficile,
e
dubbio.
Ma
non
contento
d’
avere
con
le
fue
peregrine
fpeculazioni,
e
con
tanti
nobili
fcoprimenti
introdotto
raggi
di
chiariffima
luce
negli
umani
intellet-
ti,
illuftrando
,
e
reftaurando
infieme
la
Filofofia;
e
Aftronomia
,
non
pri-
“ma
inveftisò
ne’
Pianeti
Medicei
alcuni
lor
vari
accidenti,
che
pensò
di
valerfene
ancora
per
univerfal
benefizio
degli
uomini,
nella
Nautica,
e
Geo.
pe
s
fciogliendo
perciò
quell’
ammirando
Problema
,
pel
quale
in
tutte
“età
paffate
fi
fono
invano
affaticati
gli
Aftronomi,
e
Matematici
di
magi
310)
(8)
Lodovico
delle
Colombe.
Vincenzio
di
Grazia.
Giorgio
Corefio
Lettore
in
Pifa»
ottor
Tommafo
Palmerini.
Ixii
VITA
DEL
GALILEO
gior
fama
;
ed
è
di
poter
in
ogni
ora
della
notte
3
in
qualunque
luogo
di
Mare
,
o
di
Terra,
graduare
le
Longitudini
.
Scorgeva
bene
,
che
al
con-
feguimento
di
ciò
fi
richiedeva
un’
efatta
cognizione
de’
periodi
,
e
‘moti
di
quelle
Stelle
,,
a
fine
di
fabbricarne
le
Tavole,
e
calcular
1°
Effemeridi
,
per
predire
le
loro
Coftituzioni
,
Congiunzioni
,
Eccliffi,
Occultazioni,
e
altri
particolari
accidenti
da
lui
folo
offervati
,
e
che
quella
non
fi
poteva
ottenere
,
fe
non
dal,tempo
,
con
moltiflime
,
e
puntuali
offervazioni
;
pe«
rò
,
finchè
non
gli
fortì
confeguirla
,,
s°
aftenne
di
proporre
il
fuo.
ammi«
rabil
trovato
;
‘e
quantunque
in
meno
di
quindici
mefi.,
dal
primo
difco=
primento
de’
Pianeti
Medicet
,
arrivaffe
ad
inveftigare
i
lor
movimenti
coù
notabile
aggiuftatezza
nelle
future
predizioni
,
volle
però
,
con
altre
più
efquifite
offervazioni
,
€
più
diftanti
di
tempo
,
correggergli,
ed
smetidani
gl.
Dell’
Anno
dunque
1615.
in
circa
(
trovandofi
il
Sig.
Galileo
d’
aver
confeguito
quanto
in
teorica,
e
in
pratica
fi
richiedeva
per
la
fua
parte
all’
effettuazione
di
‘così
nobile
imprefa
)
conferì
il
tutto
al
Sereniffimo
Granduca
Cofimo
fuo
Signore,
il
quale
molto
ben
conofcendo
la
grandeze
za
del
Problema,
e
la
maffima
utilità,
che
da
quell
ufo
poteva
trarfi,,
vol=
le
egli
fteffo,
per
mezzo
del
proprio
Refidente
in
Madrid,
muoverne
trat«
tato
colla
Maeftà
Cattolica
del
Re
di
Spagna,
il
quale
già
prometteva
grane
diffimi
onoti,
e.
groffiffime
recognizioni
,
a
chi
aveffe
trovato
modo
ficuro
di
navigar
per
la
Longitudine;
con
l’
ifteffa,
o
fimil
facilità,
che
fi
cam.
mina
per
Latitudine;
e
defiderando:
S.
A.
che
tal
invenzione;
come
pro»
porzionata
alla
grandezza
di.
quella
Corona
,
foffe
con
pronta
refoluzione
abbracciata
,
compiacevafi
,
che
il
Sig.
Galileo,
per
facilitàre
i
mezzi
per
condurla
a
buon
fine
,,
conferiffe
a
Sua
Maeftà
un
altro
fuo
nuovo
trovas
to,
pur
di
grandiffimo
ufo,
e
acquifto
nella
Navigazione,
da
S.
A.
ftima-
tiffimo;
e
cuftodito
con
fegretezza,
ed
era
1’
invenzione
d’
un
altro
diffe
rente
Occhiale,
col
quale
potevafi
dalla
cima.
dell’
Albero,
o
del.
Calcefe
d’
una
Galera;
riconofcer
da
lontano
la
qualità,
numero,
e
forze
de”
Vafk
felli
nemici,
affai
prima
dell’
inimico.
are
con.
esual
preftezza,
e
fa-
cilità,
che
con
I°
occhio
libero,
guardandofi
nell’
ifteffo
tempo
con
amen-
due
gli
occhi,
e
potendofi
di
più
aver
notizia
della
lor.
lontananza
dalla
propria
Galera,
e
occultar
lo
ftrumento
,
ficchè
altri.non
ne-apprenda
la
fabbrica.
Ma
come
per
lo
più
accader
fuole
delle
nobili,
e
grandi
impre-
fe,
che
quanto
fono
di
maggiori
confeguenze,
tanto.
maggiori
s’
incontra-
no
le
difficultà
nel
trattarle,
e
concluderle,
dopo
molti
anni
di
negoZia»
to,
non
fu
poffibile
indurre
per
vari
accidenti
i
Miniftri
di
quella
Coro»
na
all’
efperienza
del
cercato
artificio,
non
oftante’,
che
il
Sig.
Galileo
fi
foffe
offerto
di
trasferirfi
perfonalmente
in
Lisbona,
o
Siviglia,
o
dove
foffe
occorfo
,
con
provvedimento
di
quanto
all’
efecuzione
di
tale
imprefa
fi
richiedeffe,
e
con
larga
offerta
d’
inftruire
ancora
i
medefimi Marinari
,
e
quei
,
che
dovevano
in
Nave
operare,
e
di
conferire
liberamente
a
chi
foffe
piaciuto
a
Sua
Maeftà
,
tuttociò
che
fi
appartenefle
alla
propofta
ine
vene
“
VITA
DEL
GALILEO
lxiii
venzione.
Svanì
dunque.
il
trattato
colla
Spagna,
‘reftando
però
a
S.
A.
S.
e
al
Sig.
Galileo
Ì’
intenzione
di
promuoverlo
‘altra
volta
in
congiunture
migliori.
ve
Intanto
le
tre
Comete,
che
apparvero
nel
1618.
e
in
fpecie
quella,
che
fi
vide
nel
Segno
di
Scorpione,
che
fi
più
confpicua,
e
di
più
lunga
du-
rata,
aveva
tenuto
in
continuo
efercizio
i
primi
ingegni
d°
Europa,
tra’
quali
il
Sig.
Galileo
(
contuttochè
per
‘una
lunga
;
e
pericolofa
malattia
,
ch”
ebbe
in
quel
tempo,
poco
poteffe
offervarla;
)
A
richiefta
però
del
Se-
reniffimo
Leopoldo
Arciduca
d’
Auftria
,
che
trovandofi
allora
in
Firenze,
volle
onorario
con
la
propria
Perfona
vifitandolo
fino
al
letto,
vi
fece
in-
torno
particolar
refleffione
,
conferendo
agli
Amici
i
fuoi
fentimenti
fopra
quefta
materia
;
onde
il
Sig.
Mario
Guiducci
uno
de’
fuoi
parzialiffimi
,
compilando
intorno
a
ciò
l’
opinioni
degli
antichi
Filofofi,
e
de’
moderni
Aftronomi,
e
le
probabili
congiettute;
che
fovvennero
al
Sig.
Galileo,
fcrif
fe
quel
dottiffimo
Difcorfo
delle
Comete,
che
fu
impreffo
in
Firenze
nel
1619.
dove
confutando
tra
l’
altre,
come
Filofofo
libero
,
‘alcune
opinioni
del'
Matematico
del
Collegio
Romano,
(4)
poco
avanti
promulgate
in
una
difputa
Aftronomica
fopra
le
dette
Comete,
diede
occafione
con
eflo
a
tut-
te
le
controverfie;
che
nacquero
in
tal
propofito,
e
di
più
a
tutte
le
male
foddisfazioni,
che
il
Sig.
Galileo
da
quell’
ora
fino
agli
ultimi.
giorni
con
eterna
perfecuzione
ricevè
în
ogni
fua
azione,
€
difcorfo
$
poichè
il
fuddet-
to
Matematico,
‘offendendofi
fuor
del
dovere
.,
e
contro.
1
obbliso
di
Filo=
fofo
,
che
le
fue
propofizioni
non
foffero
ammeffe
fenz”
altro
efame
,}
per
infallibili,
e
vere;
o
pure
anco
invidiando
‘alla
novità
de’
concetti
così
aa
tamente
fpiegati
nel
fopraddetto
Difcorfo
delle
Comete
;
indi
a
poco
pub-
blicò
una
certa:
fua
Libra:
Aftronomica,
e
Filofofica
,
mafcherata
con
a
nome
di
Lotario
Sarfi
Sisenfano,
nella
quale
trattando
con
termini
poco
difcreti
il
Sig.
Mario
Guiducci,
e
con
molefte
punture
il
Sig.
Gelileo,
ne-
ceffitò
queflto
a
rifpondere
col
fuo
Saggiatore
fceritto
in
forma
di
Lettera
‘al:
Sig.-D.
Virginio
Cefarini,
ftampato
in
Roma
nel
1623.
dagli
Accademici
Lincei,
e
dedicato
al
Sommo
Pontefice
Urbano
Ottavo;
per
la
qual
Opera
chiaramente
fi
fcorge,
quanto
fi
debba
alle
perfecuzioni
degli
Emulidel
Sig.
Galileo;
che
in
certo
modo
fono
ftati
Autori
di
grandiffimi
acquifti
in
Fi-
lofofia,
deftando
in
quello
concetti
altiflimi,
e
pellegrine
fpeculazioni
,
del-
le
quali
per
altro
faremmo
forfe
reftati
privi.
TR
-
Ben
è
vero
all’
incontro,
che
le
calunnie
,
è
contraddizioni
de’
fuòi
ne.
mici,
e
oppofitori;
che
poi
lo
tennero
quafi
fempre
anguftiato;
lo
rendero-
mo
ancora
affai
ritenuto
nel
perfezionate
,
e
dar
fuori
ΰ
Opere
fue
princi.
pali:
di
più
maravigliofa
dottrina:
;
che
però
non
prima
s
che
dell’
anno
1632.
pubblicò
il
Dialogo
de’
due
maffimi
Siftemi
Tolemaico
,
e
Coperni=
cano,
pel
foggetto
del
quale,
fin
da
principio
che
andò
Lettore
a
Padova»
aveva
di
continuo
offervato
,
e
filofofato
;
indottovi
particolarmente
dal
concetto,
che
pli
fovvenne
per
falvare'
co’
fuppofti
moti
della
Terra,
il
fluf
(h)
Pi
Orazio
Graffi
Savonefe
Gefuita
,
lxivi
VITA
DEL
CALILEO
fiuffo,
e
refluffo
del
Mare,
mentre
era
in
Venezia,
dove
infieme
con
Gio.
Francefco
Sagredo,
Signor
principaliffimo
di
quella
Repubblica
,
d’
acutiffi«
mo
ingegno,
e
con
altri
Nobili
fuoi
aderenti,
trovandofi
frequentemente
a
congreffo,
furono
oltre
alle
nuove
fpeculazioni
promoffe
dal
Sig.
Galileo
intorno
a
gli
effetti,
e
proporzioni
de’
moti
naturali,
feveramente
efamina=
ti,
e
difcuffi
i
gran
Problemi
della
conftituzione
dell’
Univerfo,
e
delle
re«
ciprocazioni
del
Mare;
intorno
al
quale
accidente
egli
poi
nel
1616.
che
fi
trovò
in
Roma,
fcriffe
ad
inftanza
dell’
Eminentiffimo
Cardinale
Orfino
un
affai
lungo
difcorfo
,
che
andava
involta
privatamente
,
diretto
al
me»
defimo
Sig.
Cardinale.
Ma
prefentendo
,
che
della
dottrina
di
quefto
fuo:
Trattato,
fondata
fopra
l’
affunto
del
moto
della
Terra
,
fi
trovava
alcue.
no;
che
fi
faceva
Autore;
fi
rifolvè
d’
inferirla
nella
detta
Opera
del
Six
ftema,
portando
infieme
indeterminatamente
per
l’
una
parte,
e
per
1’
al«
tra
quelle
confiderazioni,
che
avanti,
e
dopo
i
fuoi
nuovi
fcoprimenti
nel
Cielo
,
gli.
erano
fovvenute
in
comprobazione
dell’
opinione
Copernicana
,
e
l'altre
folite
addurfi
in
difefa
della
pofizione
Tolemaica
,
le
quali
tutte
ad
inftanza
di
gran
Perfonaggi
egli
aveva
raccolte,
e
ad
imitazione
di,
Platone
fpiegate
in
Dialogo
,
introducendo
quivi
a
parlare
il
fuddetto
Sig.
Sagredo,
e
il
Sig.
Filippo
Salviati
,
foggetti
di
vivacifiimo
fpirito
,
d’
in
gegno
libero
,
e
fuoi
cariffimi
confidenti.
GS
Ma
effendofi
già
il
Sig,
Galileo
per
1°
altre,
fue
ammirabili
fpeculazioni
,
con
immortal
fama
,
fino
al
Cielo
innalzato,
e
con
tante
novità
acquifta«
tofi
tra
gli
uomini
del
divino
,
permeffe
l’
Eterna
Provvidenza,
ch’
ei
dix
moftraffe.
l’
umanità
fua
con
l
errare,
mentre
nella
difcuffione
de
i
due
Siftemi
,
fi
dimoftrò
forfe
più
aderente
all’
Ipotefi
Copernicana,
già
danna«
ta
da
Santa
Chiefa,
come
repugnanie
alla
Divina
Scrittura.
Fu
perciò
il
Sig.
Galileo
dopo
la
pubblicazione
de’
fuoi
Dialoghi
chia
mato
a
Roma
dalla
Congregazione
del
Santo
Offizio,
dove
giunto
intorno
a’
10.
di
Febbrajo
1632.
46
Incarnatione
,
dalla
fomma
Clemenza
di
quel
Tribunale
,
e
del
Sovrano
Pontefice
Urbano
VIII.
che
per
altro
lo
cono-
fceva
troppo
benemerito
alla
Repubblica
de’
Letterati,
fu
arreftato
nel
deli
ziofo
Palazzo
della
Trinità
de’
Monti,
appreffo
all’
Ambafciador
di
To
fcana
;
e
in
breve
(
effendogli
dimoftrato
il
fuo
errore
),
retrattò
,
come
vero
Cattolico
queta
fua
opinione,
ma
in
pena
gli
fu
proibito
il
fuo
Dia«
loso,
e
dopo
cinque
mefi
licenziato
di
Roma
(
in
tempo,
che
la
Città
di
Firenze
era
infetta
di
Pefte
)
gli
fu
deftinata
per
carcere
con
generofa
pie
tà,
l'abitazione
del
più
caro
Signore
,
e
ftimato
amico,
che
aveffe
nella”
Città
di
Siena
,
che
fu
Monfig.
Arcivefcovo
Piccolomini,
della
qual
gen
tilifima
converfazione
egli
godè
con
tanta
quiete,
e
foddisfazione
dell’
ani«
mo,
che
quivi
‘ripigliando
1
fuoi
ftudj,
trovò
}
e
dimoftrò
gran
parte
delle
conclufioni
Meccaniche
fopra
la
materia
delle
refiftenze
de’
Solidi,
con
altre.
fpeculazioni
,
e
dopo
cinque
mefi
in
circa
,
ceffata
affatto
la
peftilenza
nel-
la
fua
Patria,
verfo
il
principio
di
Dicembre
del
1633.
da
Sua
Santità
gli
fu
permutata
la
ftrettezza
di
quella
Cafa
nella
libertà
della
Campagna
,
da
effa
DIE
di
=
VE
RI
VITA:DEL
GALILEO.‘
xv
effo
tanto
Gradita
,
onde
fe
he
tornd'alla
fua
Villa
di
Bellofsuardo,
e
do-
po
in
quella
d’
Arcetri,
nelle
quali
per
propria
elezione
guftava
prima
d
abitar
più
del
tempo
,
come
fituate
in-‘buon’
aria,
e
affai
comode
alla
Cita
tà
di
Firenze,
e
perciò
facilmente
frequentate
dalle
‘vifite
degli
amici,
e
domeftici
;'
che
fempre-
gli
furono
di
particolar
follievo
,
e
confolazione.
‘Non
fu.già
poflibile,
che
quell
Opera
del
Mondano
Siftema'
non
capitaffe
in
Pacfi
Oltramontani
,°
e
perciò
‘indi’a‘poco
in
Germania
fu
tradotta,
e
pubblicata
rin
Latino
dal
fudetto
Mattia''Berneggero®,
e
da
‘altri
nelle
Lin-
sue!
Francefe.,
Inglefe,.
Tedefca
j
e
appreffo
fu
ftampato
in
Olanda
can
la
verfione
latina
un
tal
difcorfo
,
fcritto
già
in
volgare
dal
Sig.
Galileo,
cir-
ca
anno
1615.
in
forma
di
Lettera,
indrizzata
a
Madama
Sereniffima
Griftina
di
Lorena
nel
tempo
,
in'che
fi
trattava
in
Roma
di
dichiarare
come
erronea
1’
opinione
Copernicana
;
e
‘di
proibire
il
Libro
dell’
ifteffo
Copernico
i
nel
qual
difcorfo
egli
intefe
avvertire
,
quanto
fofle
pericolofo
il
valerfi
de’
luoghi
della
Sacra
Scrittura
per
la
fpiegazione
di
quegli
effetti,
e
conclufioni
naturali,
che
poi
fi
poffano
convincer
di
falfità
con
fenfate:
efperienze
;
0
con
neceffarie
dimoftrazioni
;
per
avvifo
delle
quali
traduzio-
ni,
e
nuove
pubblicazioni
de’
fuoi
fcritti
reftò
il
Sig.
Galileo
grandemente
mortificato
‘;
prevedendo:
1’
impoffibilità
di
mai
più
fopprimergli
,
con
molti.
altri,
ch?
egli
diceva
trovarfi
già
fparfi
per
1
Italia
è
e
fuori
,
manoferitti
,
atcenenti»
pure
all’
iftefla
materia;
e
fatti
da
lut
in
varie
occafioni
nel.
cor.
fo
di
quel'tempo,
in
che
era.
vifluto
nell’
opinione
di
Pitagora,
è
del
Copernico‘,
la
quale
ultimamente
per
l
autorità
della
Romana
cenfira
egli
aveva
cattolicamente
abbandonata
.
Per
così
falutifero
benefizio,
che‘
1
infinita
Providenza
fi
compiacque
di
conferigli;
in'‘rimuoverlo
da'ertor
‘così
grande,
non
volle
‘il
Sig.
Galileo
dimoftrarfele
ingrato:,
con
reftar
di
promovere
I°
altre
invenzioni
d’
altiffi-
me
.confeguenze!,
o‘'col
tacere
le
nuove
Ypeculazioni
,
che
gli
rimanevano
di
pubblicare
,.
anzi
con
‘atti
di
generofità
,
e
di
gratitudine
,
non
fi
fazia-
va
d’
efaltarla
;
propalando
le
di
lei
maraviglie
,
e
grandezze.
Con
tal
gratiffima
refoluzione
nel
1636.
fece
libera
offerta
agl’
Iluftriffi
mi,
e
Potentiffimi
Stati
Generali
delle
Provincie
unite
d’
Olanda
del
fuo
ammirabil'
trovato
per
l’ufo
delle
Longitudini,
col
patrocinio
del
Sio.
Ugo
Grozio.
Ambafciador
Refidente
in
Parigi
per
la
Maeftà
della
Regina
di
Svezia,
e
con
l’ardentiffimo
impiego
del
Sig.
Elia
Deodati
Jurifconfulto
Parigino
,
per
le
cui
mami
pafsò
poi
tutto
*
negoziato
.
Fu
dagli
Stati
avidamente
abbracciata
sì
generofa
offerta,
e
nel
progref=
fo
del
trattato
fu
gradita
con
lor
.umaniffima
Lettera
,
accompagnata
con
faperba
Collana
d’
oro,
della
quale
il
Sig.
Galileo
non.
volle
per
‘allora
adornarfi,
fupplicando
gli
Stati
a
compiacerfi
,,
che
il
lor
regalo
fi
tratte.
neffe
in
altre
mani
,
fin
che
l’intraprefo
negozio
foffe
ridotto
a
fuo
fine,
per
non
dar
materia
a’
maligni
fuoi
emoli
di
fpacciarlo
come
efpilator
de’
rtefori
di
gran
Signori
per
mezzo
di
vane
oblazioni,
e
prefuntuofi
concetti.
Gli
deftinarono
ancora,
in
evento
di
felice
fucceffo
,
groffiffima
recogniziox
Tom.
I,
MERE
ee
nes.
3.
xx
VITA
DEL
GALILEO.
‘re,
e
rimirar
più
d’
appreffo
quelle
eterne
maraviglie
,
‘ch’
ella
con
tanté.
avidità,
‘e
impazienza
aveva
procurato
per
mezzo
di
fragil
artifizio
d'
ave
vicinare
‘agli
occhi
di
noi
mortali.
D'
ineftimabil
pregiudizio
all’
Univerfità
de”
Letterati
,
e
al
Mondo
tu
to
fu
quefta
perdita
irreparabile,
che
ci
privò
non
folo
della
miniera
fecone
diffima
del
difcorfo:
d’
un
tanto
Filofofo.,
che
per
inviolabil
decreto
di
N2-
tura
doveva
mancare
,
ma
più
dell’
oro
puriffimo
delle
fpeculazioni
,
già
©
ftratto
,
feparato
,
e
confervato
nella
fua
ricchiflima
;
e
lucidiffima
mente
3
forfe
fenza
fperanza
di
mai
più
poffederlo
per
opera
d’
alcun’
altro
.
Di
que
fte
rimafero
appreflo
il
Figliuolo
,
e
i
Nipoti,
alcuni
pochi
fragmenti,
pet
introdurfi
nella
contemplazion
della
forza
della
percoffa,
con
la
fuddetta
dia
moftrazion
del
principio
della
fcienza
del
Moto
Accelerato.,
e
1’
altra
della
quinta
,
e
fettima
Definizione
del
quinto
Libro
d°
Euclide.
Il
Corpo
fuo
fu
condotto
dalla
Villa
d’
Arcetri
in
Firenze,
e
per
ca
‘miffione
del
noftro:
Sereniffimo.
Granduca
fatto
feparatamente
cuftodire.
nl
Tempio
di
Santa
Croce,
dov
è
l'antica
Sepoltura
della
Nobil
Famig
D
de’
Galilei
;
con
penfiero
d’
eresgergli
augufto,
e
fontuofo
Depofito
1n
Ino
go
più
confpicuo
di
detta
Chiefa
,
€
così,
non
meno
ch’
in
vita,
gener0”
famente
onorar
dopo
morte
1°
immortal
fama
del
fecondo
Fiorentino:
Ame
‘rigo
,
non
già
difcopritore
di
poca
Terra,
ma
d’
innumerabili
Globi
)
©
‘nuovi
lumi
Celefti
,
dimo@trati
fotto
i
feliciffimi
aufpicj
della
Serenifsima
Cafa
di
Voftra
Altezza.
Fu
il
Sig.
Galileo
di
gioviale
,.
esgiocondo:
afpetto,,
mafsime
in
fua
vee:
chiezza
,
di
corporatura
quadrato,
di
giufta
ftatura
,
di
compleffione
per
nie
«tura
fanguigna
,
flemmatica
,
e
affai
forte
;
ma
per
le
fatiche
,,
e
travagli,
sì
-dell’animo
,
comedel
corpo,
accidentalmente
debilitata
,,
onde
fpeffo
riduce
vafi
in
iftato
di
languidezza.
Fu
efpofto
a
molti
mali
accidenti
,
e
affetti
ip0-
condriaci
,
e
più
volte
affalito
da
gravi,
e
pericolofe
malattie
,
cagionate
gran
parte
da’
continui
difagi
,
e
vigilie
nelle
offervazioni
Celefti,
per
le
qua.
li
bene
fpeffo
impiegava
le
notti
intere.
Fu
travagliato
per
più
di
quarantor
«to
anni
della
fua
età
,
fino
all’
ultimo
della
vita
,
da
acutifsimi
dolori,
e
pur
ture
,
che
acerbamente
lo
moletavano
nelle
mutazioni
de’
tempi
in
diver!
luoghi
della
perfona
,
originate
in
lui
dall’
‘efferfi
ritrovato
infieme
con
du
nobili
amici
fuoi
;
ne
caldi
ardentiffimi
d’
eftate
,
‘in
una
Villa
del
Cont
do
di
Padova
,
dove
poftifi
in
una
ftanza
affai
frefca;
per
fuggir
1’
ore
pù
nojofe
del
giorno
,
(e
quivi
addormentatifi
tutti,
fu
inavvertentemente:
un
fervo
aperta
una
fineftra
,
per
la
quale
folevafi
fol
per
delizia
,
fprigi0”
nare
un
perpetuo
vento
artifiziofo
,
generato
da
moti,
e
cadute
d’
acque?
che
quivi
appreffo
ftorrevano.
Quefto
vento
,
come
frefco
,
e
umido
di
fo-
verchio
,
trovando
1
corpi
loro
affai
alleggeriti
di
veftimenti,
nel
tempo
di
due
ore
,
che
ripofarono
,
introduffe
pian
piano
in
loro
così
mala
qualità.
‘per
le
membra
,
che
fvegliandofi
,
chi
con
torpedine,
e
rigori
per
la
vita:
‘e
chi
con
dolori
intenfifiimi.
nella
tefta,
e
con
altri
accidenti,
tutti
cadd??
,
ro
in
graviffime
infermità
,
per
le
quali
uno
de’
compagni
in
pochi
giot!*
fe
VITA
DEL
GALILEO
lxxi
fe
ne
motì
;
l’
altro
perdè
l’
udito
,
e.
non
viffe
gran
tempo,
e
il
Sig.
Ga
lileo
ne
cavò
la
fuddetta
indifpofizione,
della
quale
mai
non.
potè
liberarfi.
Non
provò
maggior
follievo
nelle
paffioni.
dell’
animo
,
nè
miglior
pre-
fervativo
della
fanità
,
che
nel
godere.
dell’
aria
aperta
;
e
perciò
dal
fuo
ritorno
di
Padova,
abitò
quafi
fempre
lontano
dagli
ftrepiti
della
Città
di
Firenze,
per
le
Ville
d'
amici,
o
in
alcune
Ville
vicine
di
Bellofguardo
,
o
d’
Arcetri,
dove
con
tanto
maggior
foddisfazione
ei
dimorava,
quanto
che
gli
pareva
,
che
la
Città
foffe
incerto
modo
la
prigione:
degl’
ingegni
fpeculativi,
e
che
la
libertà
della
Campagna
foffe
il
libro
della
Natura
fem-
pre
aperto
,
a
chi
con
gli
occhi
dell'intelletto
gultava
di
leggerlo,
e
di
ftudiarlo
:
dicendo
,
che
i
caratteri
,
€
l'alfabeto,
con
che
eta
feritto
,
e-
rano
le
propofizioni.,
le
figure,
e
le
conclufioni
Geometriche
,
per
lo
cui
folo
mezzo
potevafi
penetrare
alcuno
degl’
infiniti
mifter)
dell’
iftefa
Natu-
ra:
era
perciò
provvifto
di
pochifimi
libri,
ma
quelti
de’
migliori
,
e
di
prima
claffe
;
lodava
bensì
il
vedere
quanto
in
Filofofia,
e
Geometria
era
ftato
feritto
di
buono
,
per
delucidare
,
e
fvegliar
Ja
mente
a
fimili,
e
più
alte
fpeculazioni
;
ma
ben
diceva;
che
le
principali
porte
per
introdurfi
nel
ricchiffimo
erario
della
natural
Filofofia
,
erano
1’
offervazioni
,
e
1
efpe-
rienze
,
che
per
mezzo
delle
chiavi
de’
fenfi.,
da’
più
nobili,
e
curiofi
in-
telletti.
fi
potevano
‘aprire.
i
ca
‘
*
Quantunque
gli
piaceffe
la
quiete
,
e
la
folitudine
della
Villa
,
amò
però
fempre
d’°
avere
il
commercio
di
virtuofi,
ed
amici,
da’
quali
era
‘s1ornal.
mente
vifitato
,
e
con
delizie,
e
con
regali
fempre:
onorato.
Con
quefti
piacevagli
trovarfi
fpeffo
a
conviti,
e
con
tutto
foffe
parchiffimo
,,
e
mo-
derato
;
volentieri
fi
rallegrava
5
e
particolarmente
premeva
nell’
efquifitez-
za,
e
varietà
de
vini
d'ogni
paefe
;
de’
quali
era
tenuto
continovamente
provvifto
dall’
ifteffa
Cantina
del
Sereniffimo
Granduca
;
e
d’
altrove:
e
ta»
le
era.il
diletto
,
ch’
egli
aveva
nella
delicatezza
de’
Vini
,
evdell’
Uve:;e
del
modo
di
cuftodire
le
Viti,
ch’
egli
fteffo
di
propria
mano
le
potava”,
e-legava
negli
orti
delle
fue
Ville
;
con
offervazione,
diligenza
,
e
indu»
ftria
più
che
ordinaria,
e
in
ogni
tempo
fi
dilettò
pra
dell’
Aori=
coltura
,
che
gli
ferviva
infieme»
di
paffatempo
,
e
d’
occafione
di
flofobire
intorno
al
nutrirfi,
e
al
vegetar
delle
piante
,
fopra
la
virtù
prolifica
de’
femi.,
e
fopra
l'
altre
ammirabili
operazioni
del
Divino
Artefice.
i
Ebbe
affai
più
in
odio
l'
avarizia,
che
la
prodigalità.
Non
rifpiarmò
a
fpefa
alcuna
‘in
far
varie
prove
,
e
offervazioni
,
per
confeguire
notizie
di
nuove,
e
ammirabili
confeguenze.
Spefe
liberalmente
in
follevare
i
depref=
fr,
in
ricevere
,
e
onorare
i
Foraftieri;
in
fomminiftrare
le
commodità
ne=
ceffarie
a?
Poveri
,
eccellenti
in
qualche
arte
,
o.
profeffione
,
matenentogli
in
Cafa
propria,
fin
che
gli
provvedeffe
di
trattenimento,
e
d’
impiego.
E:
tra
quei,
ch'egli
accolle.,
‘tralaftiando
di
nominar
molti
giovani
Fiam-
minghi.,
Tedefchi;
e
d’
altrove;
Profeffori.
di
Pittura,
€
Scultura
,
od
altro.
nobile
efercizio
,
0
efperti
nelle.Matematiche
;
e
in
ogni
altro
genere:
.
o
}
,
l
i
di
fcienza
;
farò
folo
particolar
menzione:
di
quello
;
che
fu
1
Tra
in
emMo
lxxil
VITA
:DEL
GALILEO
tempo
,
e
in
qualità
forfe
il'primo
ce
che
già
Difcepolo
del
P.
D:
Bes
nedetto
Caftelli,
‘omai
fatto
Maeftro
fu
dal
medefimo
Padre
inviato
,
€
raccomandato
al
Sig.
Galileo
,
affinchè
quefti
guftaffe
d'
avere
appreflo
di
fe
un
Geometra
eminentiffimo
,
e
quegli
allora
in
difgrazia
della
fortuna
4
godeffe
della
compagnia
,
e
protezione
di
un
Galileo.
Parlo
del
Sig.
Evans
selifta
Torricelli
,
giovane
;
e
d’
integerrimi
coftumi.,
edi
dolciflima.
cons
verfazione:,
accolto
in
cafai
accarezzato;
e
provvifionato:
dal
Sig.
Galileo,
con
ifcambievol
diletto
di
dottiffime
conferenze.
Ma
la
congiunzione
in
ter«
ra
di
due
lumi!sì
grandi,
ben?
effer
:quafi
momentanea
doveva
3
mentre
tas
li
fonleCelefti.
Con
quefti
non
viffe
il
Sig.
Galileo
più,
che
tre
mefi;
mo
tì
ben
confolato
di
veder
compatfo
al
mondo,
e
per
fuo
mezzo:
approffi=
mato
2°
benigni
influfi
della
Serenifsima
Cafa
di
V.
A.
così
riguardevol
Soggetto
;
e
il
Padre
Caftelli
confeguì
ancora
l'intento
,.
giacchè.
mancato!
il
Sig.
Galileo;
‘effendo
a
perfuafione
del
Sig.
Senatore
Andrea
Arrighettis:
anch’
effo
difcepolo,
del
Sig.
Galileo
;.
trattenuto
in
Firenze.
il
Sig.
‘Torri
celli
:
fu
quefti
da
V.
A.
S.
(
coll’
ereditario
inftinto,
di
proteggere
,
e
fol-
levare
i
Profeffori
«d’
ogni
fcienza
,
e
per
la
particolare
affezione
,
e
natu=
ral
talento
alle
Matematiche
)
favorito
‘appreffo
il
Sereniffimo
fuo
Fratello:
noftro
Granduca
,
e
da
quefto
onorato
col.
gloriofo
titolo.
di.
fuo.
Filofofo
,i
e
Matematico,
e
con
regia
liberalità
invitato
a
pubblicare
quella
parte
dell’;
Opere
fue
,
che
1
hanno
renduto
immortale
,
e
altra.
prepararne
di
maravia
glia
maggiore
,
che
prevenuto
da
invidiofa
,
e
immatura
morte
,
lafciò
im
perfetta,
ma
poftuma,
e
bramata
fin
d’
oltre
a’
monti
,
fpera
una
volta
la
luce.
e
.
Non
fu
il
Signor
Galileo
ambiziofo
degli
onori
del
voléoi;
ma
di
quel
la
gloria
,
che
dal
vulgo
differenziar:
lo
poteva.
Li
ianadelna
gli
fu
fempre
compagna;
in
lui
mai
non
fi
conobbe
vanagloria
;,.
0
jattanza.
Nelle
fue
avverfità
fu
coftantiffimo.
,
e
foffrì
corassiofamente
le
perfecuzioni
degli.
e-
muli.
Movevafi
facilmente
all’ira.,
ma
più
facilmente
fi
placava.
Fu
‘nelle
converfazioni
univerfalmente
amabiliffimo
;
poichè
difcorrendo
ful
ferio,
era:
ricchiffimo
di.fentenze
,
e
concetti
gravi,
e
ne’
difcorfi
piacevoli
1’
arsuzie»
e
i
fali
non
gli
mancavano.
L'
eloquenza
poi;
el’
efpreffiva.;
che
egli
eb-
be
nell
efplicare
1’
altrui
dottrine;
e
le.
proprie
fpeculazioni.
;;
troppo
fi
mar:
nifefta
ne’
fuoi
fcritti
,
€
componimenti.
per
impareggiabile
jl
e
per
così
dis
te;
fopraimana?!
sla
tibbig
strodoie
4
75)
‘Fu
dalla
Natura
dotato.
d’
efquifita
memoria
;
e
guftando
in
eftremo
la
Poefia
,
aveva
a
mente
,
tra
gli
altri
Autori
Latini,
gran
parte.
di
Vergi-
lio,
Ovidio
,
Orazio
,
e
di
Seneca
:
e
tra
i
Tofcani
quafi
tutto
il
Petrar-
ca,
tutte
le
Rime
del
Berni,
e
poco
meno
;
che
tutto
il
Poema
di
Lodo
vico
Ariofto
;
che
fu-fempre
il
fuo
Autor
favorito
;,
e
celebrato
fovra
gli’
altri
Poeti;
avendogli.
intorno
fatte
particolari
offervazioni
,
e
paralleli
col:
Taffo
,
fopra
moltifiimi
luoghi.
Quefta
fatica
gli
fu
domandata
più
volte:
spina
Siazza
duaio
Tuo.
meme
ara
im
Ba
e
credo
IE
il
Sig.
Jacopo.
Mazzoni.)
al
quale
finalmente
la
diede
;
ma
poi
non
potè
tti5à
mal
VITA
DEL
GALILEO.
Ixxili
mai
recuperarla
;
dolendofi
alcuna
volta
con
fentimento,
della
perdica
di
ta-
le
ftudio
,
nel
quale
egli
fteffo
.
diceva
aver?
avuto
qualche
compiacenza
,
e
diletto.
«Parlava.
dell’
‘Ariofto.
con
varie
fentenze
di
ftima,
e
d’
ammirazio=
ne,
e
effendo
ricercato
del
fuo
parere
fopra
i
due
Poemi
dell’
Ariofto
,
€
del
Taffo
;
sfuggiva
prima
le
‘comparazioni
come
odiofe
3
ma
poi
neceffita-
to
a
rifpondere
diceva.,
che
gli
pareva
più
bello
il
Taflo,
ma
che
gli
pia-
ceva;
più
l’
Ariofto
,
foggiungendo
,
che
quegli
diceva
parole
,
e
quefti
co-
fe..E
quando
altri
gli
celebrava
la
chiarezza,
ed
evidenza
nell’
Opere
fue,
rifpondeva
con
modeftia
;
che
fe
tal
parte
in
quelle
fi
ritrovava
;
la
rico.
nofceva.
totalmente
dalle.
replicate
letture
di
quel
Poema
,
fcorgendo
in
effa
una
prerogativa
propria.
del
buono,
cioè
,
che
quante
volte
lo
rileggeva
,
fempre
maggiori
vi
fcopriva.
le
maraviglie
,_e
le
perfezioni
:
confermando
ciò
con
due
Verfi
di
Dante,
ridotti
a
fuo
fenfo
;
Io
mon
lo
leffi
tante
‘volte
ancora
,
Gh°
10
non
trovaffi
in
Iut
nuova
bellezza
.
.
Compofe
yarie
Poefie
in
iftil
grave,
e
in
burlefco,
molto
ftimate
da’.
Profeffori.
Intefe
mirabilmente
la
Teorica
della
Mufica,
e
ne
diede
faggio
nella
pri
ma
giornata
degli
ultimi
Dialoghi
foppradderti.
Oltre
al
diletto
,
ch’
egli
aveva
nella
Pittura,
ebbe
ALORTS
perfetto
gue
fto
nell’
opere
di
Scultura
,
e
Architettura,
e
in
tutte
I
Arti
fubalternate
al.
Difegno
.
pe
Rinnovò
nella
Patria
,
e
fi
può
dir
nell’
Italia
le
Matematiche
,
e
la
ve
ra
Filofofia;
e
quefto
non
folo
con
le-pubbliche
;
e
private
Lezioni
nella
Città
di
Pifà
,
Padova,
Venezia,
Roma,
e
Firenze,
quanto
con
le
con-
tinue
‘conferenze,
che
ne’
congreffi
avanti
di
lui
fi
facevano
,
inftruendo
particolarmente
moltiffimi
curiofi
ingegni,
e
gran
numero
di
Gentiluomini,
con
lori
notabili
acquifti.
E
in
vero
il
Sis.
Galileo
ebbe
dalla
Natura
co-
sì
maravigliofa
abilità
di
erudire
,
che
gli
fteffi
Scolari
(
/
)
facevano
in
breve
tempo
conofcer
la
grandezza
del
lor
Maeftro.
Alle
pubbliche
fue
Lezioni
di
Matematica
interveniva
così
gran
numero
d’
Uditori,
che
vive
ancor”
oggi
in
Padova
la
memoria
autenticata
\da
Sog-
getto
di
fingolariffima
fama,
e
dottrina,
ftato
già
quivi
fcolare
del
Sig.
Ga.
tileo
5
ch’
egli
fu
neceflitato
(
e
tali
fono
le
parole
di
Monfignor.
Vefcovo
Barifone
)
d’
ufcire
della
fcuola
deltinata:
alla
fua
Lettura
,
e
andare
a
leg.
Tom.
I.
K
gere
(1)
Nota
d°
alcuni
Gentiluomini
Fiorentini
,
che
furon
Scolari
,
e
feguaci
del
Sig.
Ga-
©
Hleo.-
Monfig.
Nerli
Arcivefeovo
di
Firenze.
Monfig.
Piccolomini
Arcivefeovo
de
Ste-
ona.
Monfig.
Rinuccini
giù
Arcivefcovo
di
Fermo,
Monfig.
Medici
già
Arcivejcavo
di
«Pifa.
Monfig.
Marzi
Medici
giù
Arcivefcovo
di
Firenze.
Monfig.
Ciampoli
già
Se-
retario
de’
Brevi
di
Urbano
VIII.
Sig.
Senator
Filippo
Pandolfini.
Sig.
Senator
An-
de
Arrighetti.
Sig.
Cav.
Tommafo
Rinuccini.
Sio.
Pier
Francefto
Rinuccini
Re-
Jidente-a
Milano.
Stig.
Mario
Guiducci.
Sig.
Niccolò
Arviohetti.
Sig.
Braccio
Ma-
netti.
Sip.
Canonico
Niccolò
Cinì.
Sig.
Conte
Piero
de
Bardi.
Sig.
Filtppo
Salvia-
«ui.
St.
]
Soldani
.
Sig.
Jacopo
Giraldi.
Sig.
Michelangelo
Buonarroti.
Sigs
Ale[fandro
soa)
:
Ixxiv
VITA
DEL
GALILEO:
gere
nella
Scuola
grande
degli
Artifti
,
capace
di
mille
perfone
;
e
non
ba
ftando
quefta
,
andare
nella
Scuola
grande
de’
Legifti
,
maggiore
il
doppio;
e
che
fpeffe
volte
quefta
ancora
era
pieniffima
,
al
qual
concorfo,
e
ni
{o
niun
altro
Lettore
in
quello
Studio
(ancorchè
di
profeffione
diverfa
dale.
la
fua
,
e
perciò
dall’
univerfale
più
abbracciata
)
è
mai
giunto
a
gran
via.
Accrefcevafi
quefto
srido
dal
talento
PRAENE
,
ch’
egli
ebbe
nell’
efal.
tar
le
facultà
Matematiche
fopra
tutte
1
altre
fcienze
,
dimoftrando
con
afe
fai
ricca,
e
maeftofa
maniera
le
più
belle
,,
e
curiofe
conclufioni
,
che
trat
fi
poffano
dalla
Geometria
,
efplicandole
con
maravigliofa
facilità
;
con
uti
le,
e
diletto
infieme
degli
afcolranti
:
e
per
chiara
confermazione
di
ciò
s
fi
confideri
la
qualità
de’
perfonaggi
,
che
in
Padova
gli
vollero
effer
difce«
poli
;
e
tralafciando
tanti
Principi,
e
gran
Signori
Italiani,
Franzefi,
Fiams
minghi,
Boemi
,
Tranfilvani
,
Inglefi,
e
Scozzefi
,
e
d’
ogni
altra
Nazio:
ne,
fovviemmi
aver’
intefo
,
che
il
gran
Guftavo
Re
di
Svezia
,
che
fu
pot
fulmine
della
guerra
,
nel
viaggio;
che
da
giovane
fece
incognito
per
1’
I
talia,
giunto
a
Padova
vi
fi
fermò
con
la
fua
Comitiva
per
molti
meli
;
trattenutovi
principalmente
dalle
nuove
,
e
peregrine
-fpeculazioni
,
e
curio«
fifimi
Problemi,
che
giornalmente
venivano
promoffi
,
e
rifoluti
dal
Sig.
Galileo
nelle
pubbliche
Lezioni,
ne’
circoli;
e
congreffi
,
con
ammirazio»
ne
de’
circoftanti
,
e
volle
nell’
ifteffa
Cafa
di
lui
(
con
l'
intereffe
d°
efer-
citarfi
infieme
nelle
vaghezze
della
Lingua
Tofcana
)
fentire
Y
efplicazioni
della
Sfera
,
le
Fortificazioni
,
e
la
Profpettiva,
e
l
ufo
d’
alcuni
Strumens
ti
Geometrici
,
e
Militari,
con
‘applicazione:
e
affiduità
di
vero
difcepolo
;
difcoprendogli
in
fine
con
ampliffimo
dono
quella
Regia
Maeftì
;
ch’
egli
s'
era
propofto
d’
occultare
.
I
Fuori
di
Padova
poi
nel
tempo
delle
vacanze
di
Studio
,
e
prima
nell’
Eftate
del
1605.
il
Sereniffimo
D.
Cofimo
,
allora
Principe
di
Tofcana
è
volle
pur
fentire
l’
efplicazioni
del
fuo
Compaffo
,
continuando
poi
il
Sig.
Galileo
per
molti
anni
in
quella
ftagione
ad
inftruire
nelle
Matematiche
il
medefimo
Sereniffimo
,.mentre
già
era
Granduca
,
e
con
l’
Altezza
Sua
gli
altri
Sereniffimi
Principi
D.
Francefco
,
e
Don
Lorenzo.
Tra
i
profeffori
di
Matematica
fuoi
difcepoli
.,,
ne
ufciron
cinque
(
#
)
famofi
Lettori
pubblici
di
Roma
,
Pifa,
e
Bologna.
A
quefti
foleva
dire
3
ch’
eglino
con
maggior
ragione
dovevano
ringraziare
Dio,
e
la
natura,
che
gli
aveva
dotati
d'
un
privilegio
fol
conceduto
a
quei
della
lor
profefsione
ed
era
il
poter
con
ficurezza
giudicar
del
talento
,
e
abilità
di
quegli
uo0-
mini,
i
quali
applicati
alla
Geometria
,
fi
facevano
lor
Uditori
;
poichè
la
Pietra
Lavagna
,
fopra
la
quale
fi
difesnano
le
figure
geometriche
,
era
la
pietra
del
paragone
degl’
Ingegni,
e
quelli
,
che
non
riufcivano
a
tal:
mento
,
fi
potevano
licenziare
,
non
folo
come
inetti
al
filofofare
,
ma
c0
me
inabili
ancora
a
qualunque
maneggio
,
o
efercizio
nella
vita
civile
-
Quan
{m)
D.
Benedetto
Caftelli
in
Pifa,
e
Roma.
Sig.
Niccolò
Aggiunti
in
Pifa.
Sig.
fai:
Perì
in
Pifa.
D.
Vincenzio
Renieri
in
Pifa,
Fra
Bonaventura
Cavalieri
1"
ologna
,
È
VITA
DEL
GALILEO.
Lexv
Quanto
quefte
virtuofe
doti,
ed
eminenti
prerogative
;.
ch’
in.
ecceflo
rifplenderono
nel
Sig
Galileo
,
foffero
in
ogni
tempo
conofciute
;
€
ammi
rate
dal
Mondo
con
evidenti
dimoftrazioni
di
ftima
,
fcorgefi
dagli
amplifa
fimi
onori
di
pareri
richiefti
,
e
regali
fattigli
in
varie
occafioni
da
i
più
infigni
Letterati
d’
Europa
;
da
1
Seremflimi
Duchi
di
Parma
,
Baviera
,
Mantova,
e
Modana
;
dai
Sereniffimi
Arciduchi
d’
Auftria
Ferdinando
,
Leopoldo
,
e
Carlo
;
da
tanti
Illutriffimi,
ed
Eminentiflimi
Prelati,
e
Car-
dinali
;
dalle
Sereniffime
,
e
potentiffime
Repubbliche
di
Venezia,
e
d'O.
landa
;
dagl’
invittiffimi
Re
Uladislao
di
Pollonia
,
e
Guftavo
di
Svezia
,
dalla
Maeftà
Cattolica
del
Re
di
Spagna
,
€
dagli
Auguftiffimi
Imperadori
Ridolfo,
Mattia;
e
Ferdinando,
e
da
tant
altri
Signori
,
Principi,
e
Po-
tentati.
Scorgefi
dalle
Lettere;
con
le
quali
molti
di
quefti
a
lui
ricorfero,
come
ad
Oracolo,
ricercandolo
del
fuo
parere
fopra
le
novità
de’
Celefti
difcoprimenti.,
e
loro
confeguenze
;
fopra
vari
effetti
naturali,
e
fopra
dub-
bi,
e
conclufioni
Filofofiche,
Aftronomiche
,
e.
Geometriche,
fopra
le
qua-
li
;
fe
così
foffe
facile
il
far
raccolta
delle
fue.ingesnofe
rifpofte
,
come
fi
può
dell’
altrui
propofte
,
certo
è
,
che
e’
s°
accumulerebbe
un
teforo
d’
ine-
ftimabil
valore
,
per
la
novità
delle
dottrine,
e
per
la
fodezza
di
quei
con-
cetti
,
di
ch’
ell’
eran
fempre
feconde.
Ra
;
Niun
Letterato
di
qualche
fama
,
niun
Signore,
0
Principe
foreftiero
pal
sò
per
Padova,
o
per
Firenze,
che
non
procuraffe
di
vifitarlo
in
Città,
o
nella
Villa,
dov”
egli
foffe,
ftimando
allora
bene
fpefi
i
lor
lunghi
viag-
gi,
mentre
tornando.
alle
Patrie
loro»
potevan
dire
d’
aver
conofciuto
un
tant’
uomo
,
e
avuto
feco
difcorfo
:
e
a
imitazione
di
quei
Nobili
,
che
fin
dall’
ultime
regioni
d’
Europa
fi
portavano
a
Roma,
fol
per
vedere
il
famo-
fo
Livio,
quando
per
altro
le
grandezze
di
quella
Repubblica
trionfante
non
ve
gli
avrebber
condotti
;
quanti
gran’
Perfonaggi,
e
Signori
da
remote
Fro-
vincie
appofta
intraprefer
per
l
Italia
il
cammino
per
vedere
un
fol
Galileo!
Ma
non
potendo
regiftrar
quì
tutti
i
fegni
di
benevolenza
,
e
di
ftima,
co’
quali
fu.
quefti
fempre
gradito
,
e
ammirato
da’
Grandi
,
ewilogando
tut-
te
le
di
lui
glorie
in
queft’
unica,
e
fingolare
,
fovvenga
all’
A.
V.
che
nel.
li
8.
di
Settembre
del
1638.
aggravato
egli
da
malattia
nella
fua
abitazio-
ne
di
Firenze,
Y
ifteffo
Sereniffimo
(Granduca
di
Tofcana
noftro.
Principe
Dominante
,
infieme
con
V.
A.
S.
appofta
andò
a
vifiterlo
fino
al
Jerro
}
porgendogli
foaviffimi
rinfrefchi;
e
riftorativi
,
con
dimorarvî
fopra
due
o-
re
;
guftando
,
come
fapientiffimo
Principe
,
di
coltivar
le
fue
nobili,
e
ca
riofe
fpeculazioni
;
con
la
conferenza,
e
col
difcorfo
del
fuo
primario
Filo.
fofo.
Efempio
in
vero
di
fingolare
affezione
verfo
un
proprio
Vaffallo
,
pel
quale
mon
men
rifplende
un’
eminente
virtù
in
chi
conferifce
;
ché
in
chi
riceve
onore
sì
gloriofo
.
DR
Di
fimili
vifite
fu
ancor
prima,
e
dopo,
come
sì
PA.
V.
S.
più,
e
più
volte
onorato
dal
medefimo
Sereniffimo
Granduca
,
(
#
)
e
da
lor'
altri
ni
Se.
(n)
Detto
eroico
di
S.
A.
originato
da
quefte
vifite:
Sempre
ch
i0
avrò
un
Gali-
leo;
farò
così.
lxxvi
VITA
DEL
GALILEO
Sereniffimi
Principi
;
che
‘appofta
movendofi
di
Firenze
,
o
dalla
Villa
Ime
periale
,
fi
trasferivano
alla
di
lui
Villa
d’
Arcetri,
per
godere
della
fecon=
diffima
erudizione
di
quel
fupiente
Vecchio
,
o
per
confolarlo
nell’
anguflie
dell'animo
;
e
nella
fua
compaflionevole
cecità
.
-
Dicalo
1
A.
V.
S.
che
più
frequentemente
degli
altri
fi
compiacque
ono:
rarlo
con
la
macftà
della
fua
prefenza
,
in
tempo
;
che
ella
mirabilmente
avanzandofi
nelle
fcienze
Matematiche
,
dilettavafi
comunicar
feco
quei
pene
fieri,
che
nello
ftudio
dell’
Opere
di
lui
le
fovvenivano
;
dando
allora
ma«
teria
al
gran
Galileo
di
far:
quel
giudizio
,
ch*
in
oggi
vivendo
goderebbe
di
vedere
appieno
verificato
,
mentre
egli
a
me
più
volte
con
iftupore
af
fermava,
di
non
aver
mai
incontrato
tra
tanti
fuoi
Uditori
,
chi
più
di
V-
A.
gli
aveffe
dimoftrato
prontezza
d’
ingegno
,
e
maturità
di
difcorfo
,
da
fperarne
maravigliofi
progreffi
,
non
tanto
nelle
Matematiche
,
quanto
nelle
Filofofiche
difcipline
;
e
confeguentemente,
fecondo
la
di
lui
regola
foprad
detta
,
ne’
governi
Politici.
Quefto.
per
ora
è
f
ovvenuto
alla
fterilità
della
mia
memoria
intorno
#
Soggetto
così
fecondo,
e
tanto
ho
potuto
raccoglier
d’
altrove.
in
tempo
af
fai
fcarfo
dell’
antiche
notizie
,
e
privo
della
maggior
parte
degli
amici
più
vecchi
di
quel
grand’
uomo
,
che
mi
potevan
fomminiftrare
maggior
numes
ro
di
virtuofi
detti,
e
memorabili
azioni
,
che
rifplenderono
nel
icorfo
del-
la
fua
vita.
Compiacciafi
nondimeno
1’.
A.
V.
S.
di
gradire
quelta
dovuta
dimoftra»
zione
d’
obbedienza
,
e
d'
offequio
,,
col
quale
io
mi
raffegno
Ì
Di
Cafa
li
29.
Aprile
1654...
Di
V.
A.
S.
Umilifs.
e
Devotifs.
Servo
Obblig.
Vincenzio
Viviani.
Prima
del
Viviani
,
feriffe
la
Vita
del
Galileo,
ma
con
più
brevità
,
Niccolò
Gherardini
Canonico
Fiorentino
,
per
natali
,
e
per
dottrina
affzi
noto
nella
Città
noftra
,
ove
efercitò
anche
la
Carica
di
Vicario
Generale
di
Fiefole,
e
d’
Auditore
del
Nunzio
di
Tofcana
.
Molte
particolarità
ha
tratte
forfe
il
Viviani
da
quefta
Vi
ta,
non
terminata
però
dall’
Autore,
e
che
originale
fe
conferva
dal
Abate
Loa
renzo
Gherardini
Canonico
Fiorentino
,
e
fuo
degno
Nipote.
Afferma
in
principio
’
che
non
prima
del
1633.
conobbe
in
Roma
il
Galileo
,
col
quale
contraffe
buona
4°
micizia,
e
a°
conforti
del
quale
egli
$°
induffe
a
prendere
la
Prioria
di
Santa
Mar
gherita
a
Montici
di
fuo
Padronato
,
per
effere
vicina
all
abitazione
del
Galileo
3
con
cui
famigliarmente
$°
intrattenne
in
quella
deliziofa
Campagna
,
fino
ella
morte
del.medefimo
,
feguita
în
Arcetri
nella
Villa
de
Martellini
,
dè
quali
viveva
dle
lora
Jacopo
d°
Efaù
,
Difcepolo
anch
egli
del
Galileo
,
e
che
per
la
fua
periztà
nelle
|
.'WITA
DEL
GALILEO
dxxvii
‘nelle
Matematiche
difcipline'y;
ff
rendè
non'meno
‘ammirabile
tra
è
Gentiluomimi
di
noftra
Patria»,
che
grato
,
ved
‘accetto
mella
Corte
di
Tofcana
;
ove
egli
fu
Bibho-
recdrio
del
Gardinal
Carlo
Decano
‘del
Sacro
Collegio.
Ma
tornandoval
Vivimi
;
non
contento
egli
d’.
avere
feritio
la
Vita
del'fuo
Maeftro
;
varie
notizie
ne
pubbli»
cò
fempre
perentro
alle
fue
Opere
flampate
,
e
particolarmente
nella
Scienza
uni»
verfale
delle
Proporzioni,
ove
inferifce
alcune
degne
foritture
del
Galileo
non
pri»
ma
venute
alla
luce
3
e
molti
Capitoli
di
Lettere
dello
fteffo
mandate
ad
un
Lette-
vato
Franzefe
,
ove
dè
il
difegno
d'
altre
fatiche
,
che
egli
per
ultimo
meditava
di
ferivere
g
intorno
alle
quali
vi
fi
leoge
ancora
uno
efatto
ragsuaglio
del
Viviani
;
alchetutto
,
per
isfuggir
lunghezza
,
rimetto
il
‘benigno
Lettore.
Finalmente
coll
occafione
‘che
il
Viviani
fi
fabbricò
in
Firenze
una
affai
comoda
Cafa
im
Via
dell’
Amore
3
volle
nella
facciata
di
quella
lafciare
ancora
eterna
teftimonianza
della
fua
riconofcenza
verfo.
il
Galileo,
avendovi'
fatto
collocare
fopra
la
porta
il
Bufto
di
quel
fovrano:
Filofofo
;
ricavato
«dal
naturale
nel
1610.
alla
prefenza
di
Cofimo
Secondo
,
dal
‘celebre
‘Giovanni
Caccini
,
e
da
lui
gettato
in
Bronzo
,,
e
come
fi
vede
;
mefjo
in
mezzo
da
due
Cartelloni\
di
finto
marmo,
ove
in
Latino
ci
diè
egli
conterza
della
Vita
del
Galileo.
E
perchè
vedeva
;
che
il
tempo
non
ave-
rebbe
po
confervati
i
caratteri»;
tutto:
quello
iftorico
racconto
a-forma
d’
Elogj
diftefo
,°
apportò
nella.
fua
ultima
Opera
intitolata
+
De
locis
folidis
Ariftei
Senioris
fecunda
divinatio
;
data
in
luce
nel
1701.
In
quefti
Elogj
però
dice
2
Viviani,
effer
nato
il
noftro
Galileo
nello
Steffo
PACS
mefe,
giorno
;
è
quali
nella
fleffa
ora
,
in
che
finì
la
fua
vita
mortale
in
Roma
il
divino
Michela»
gnolo
Buonarotti
xe
nella
defcritta
Vita
del
Galileo
afferma
,
che
egli
natò
il
dì
15.
di
Febbrajo
1564.
allo.
file
Romano
;
precedè.
di
tre
giorni
il
dì.
della
morte
di
Michelagnolo.
Da
ciò
fercomprende
che
il
Viviani
ebbe
poi
altre
no
tizie
pofteriori
alla
di
lui
diftefa
Vita
del
fuo
Maeftro
,
intitolato
Racconto
I-
ftorico
,
facendovi
alcune
note
marginali
,
come
fi
fono
ftampate
‘;
1
tutto
per
fervizio
di
chi
fi
foffe
accinto
a
feriverne
una
piena
Vita.
IL
quale
affunto
fr
vede
poi
;
che
egli
medefimo
fi
prefe
da
una
fua
Lettera
feritta
nel
1668.
al
famofo
Matematico
Blondello
,
ove
lo
afficura
di
ripigliare
;
alle
fue
inftanze
;
le
fatiche
di
quefta
Vita
,ficcome
offerva.
il:
dottiffimo
Padre
«Don
Guido
Grandi
nella
Sua
Rifpofta
Apologetica
3
ftampata
ultimamente
n
Lucca,
ove
egli
a
car-
ze
83.
riporta
tutta
la
citata
Lettera
del
Viviani
.
I’
Abate
Jacopo
Panzanini
Sfoprammentovato
,
mi
ha
cortefemente
fomminiftrata
la
Fede
del
Battefimo
‘del
Galileo;
cavata
in
autentica
forma
nel
1693.
che
dice
efferft
battezzato
nel
Duo.
mo
di
Pifa.;
cioè
a
dire
,
nel
Tempio
di
S.
Giovanni
,
anneffo
a
quello
;
al
giorno
19.
di
Febbrajo
1
564.
allo
ftile
Pifano
5
onde
beniffimo
avrà
1
Vivian
rifcontrata
la
nafcita
del.
giorno
avanti,
che
tornerebbe
colle
parole
de’
Cartello-
ni,
pofti
nella
fua
Cafa.
Leggefi
nel
noftro
Archivio
Generale
nel
Protocollo
di
Ser
Benedetto
d’
Andrea
Bellavita
di
Pifa
,
‘dall’
anno
1559.
fecondo.
lo
Stile
Pifano
,
al
1563.
4
car.
223.
il
Matrimonio
contratto
‘fotto
di
5.
di
Luglio
1563.
infra
Vincenzio
di
Michelagnolo
di
Giovanni
Galiler
Cittadino
T
torenti=
no
,
e
Giulia
forella
di
Lione
di
Cofimo
di
Ventura
degli
Amannati
di
Pefcia
già
abitante
in
Pifa
per
ami
20.
în
circa»
Sicohè
confiderata
la
Fede
del
Bat
te=
et
—
VITA
DEL
GALILEO.
tefima
ove
è
enunciata
ancora
la
detta
Giulia.
Madre
del
Galileo
,
egli
nacque
diciotto
mefi
,
e
tredici
giorni
dopo
che
il
Padre
fuo
ebbe
dato
D
Anello
3
il
che
fa
‘veder
chiaramente
,
quanto
$
ingannò
VEritreo
,,
cioè
Giovan
Vittorio
de
Rofft
>
Autore
per
avventura
mon
per
tutto
così
accurato
,
4
lafciare
fonitto
il
contrario
de
fuot
legitimi
natali
,
fulla
fede
del
quale
fon
camminati
,
come
fuoe
le
avvenire
,,
altri
Scrittori
.
Se
non
avefle
affermato
il
Viviani
nella
Vita
,
e
ne
Cartellon
fuddettr,,
effe
re
oriunda
la
Madre
del
Galileo
dall’
antichifima,
e
nobiliffima
famiglia
degli
Ammannati
di
Piftoia
,
io
P
avrei
piuttofto
data
,
giacchè
i
pubblici
documenti
la
moftrano
di
Pefcia
,
agli
Ammannati
di
quella
nobil
Terra
,
ed
ora
Città
»
de’
quali
fu
il
famofo
Cardinale
Papienfe.
Che
febbene
in
effo
Cardinale
,
0
fuoi
nipoti
la
fua
famiglia
mancò,
ne
poteva
effer
rimafo
qualche
Ramo
;
0
uf
Villa
Bafilica
,
antico
loro
Domicilio
,
0
in
Pefcia
medefima
,
incognito
affatto
(
tantopià
che
io
trovo
il
noftro
,
di
cut
parlo:
,,
alcuna
volta
fenza
Cafato
)
di
dove
poi
fi
foffe
a
Pifa
trasferito
>
come
fuole
molte
volte
avventre
alle:
fami
glie
reftate
per
mancanza
di
beni
in
povera
ed
umile
fortuna.
Ma
vedendo
10
in
tale
flato
defcritta
ancora
dall’
Ammirato
la
famiglia
degli
Ammannati
Piftoia
,
che
a
fuo
tempo
,
dice:
egli
,,
ridotti
erano
tn
due
fiati
,
e
4
piccolo
avere,
ed
avean
fatto
parentadi
fuor:
della
patria
,
e
abitato:
ancora
negli
att
schiffimi
tempi
in
Pifa
;
non
ha
repugnanza
,
a
credere
)
benchè
io
non:
ne
abe
bia
altra
rifcontro
,
che
la
famiglia
degli
Ammannate
di
Pefcia
,
abitante
Pifa
,
non
poffa
effere
la
medefima
di
quella
di
Piftora".
ati
y
Comunque
ciò
fia,
refpirò
il
Galileo
la
prima
aura
di
vita
nella
Città
di
Pifa,
e
non
in
Firenze
,.
come
altri.
ba
detto,
è
nella
Parrocchia
,
0
come
4
Pifa
dicono
,
nella
Cappella
di
Santo:
Andrea.
Afferma
il
Viviani
,
che
furono
fuoî
Compari
il
Signor
Pompeo
,,
e
Meff..
Averardo
de’
Medici;
ma
nella
Fede
autentica
è
fcritto:
1
primo,
oltre:
al
Medici
predetto,
il
Sig.
Cav.
Fot-
no
del
Sig.
Pompeo
,,
che
fu
Jacopo
Forno
Gentiluomo
Modanefe
,.
che
prefe
la
Croce
dr
Santo
Stefano
P
anno
1362.
Il
cortefe
Lettore
confapevole
;.
che
ae
cora
le
piccole
cofe
de’
grandi
uomini
non
fi
deono
fotto:
Silenzio
paffare,
nè
quele
le
circoftanze
tacere
;.
che
anche
al
‘di
fuore
adornano
una
eccellente
perfona:,,
v0-
lentieri
mi
fouferà
fe
troppo
me
fon
fermato
nelle
accennate
notizie
,,
e
fe
qual=
che
cofa
i0
fono
per
dire
della
famiglia
de’
Galilei
.
Si
diffe
quefta
nell’
antico
de’
Bonaiuti
,
e
fe
ne
riconofee:
lo
fripite
n
Tom
mafo
di
Bonatuto
,
che
nel
1343.
fu
de
12:
Buonomin®
per
lo
Quartiere
di
Santa
Croce,
padre
di
Galileo,
per
cur
la
famiglia
mutò
cognome
,,
e
di
Gio
vanni
,
che
fedè
de
Signorî
nel
1381.
afcendente
comune
di
tutta
la
profap'4
de
Galilei,
la
quale
dall
anno
fopraddetto
fino
al.
1328.
ha
goduto
quindici
vole
te
il
Priorato
,
e
una
volta
il
Gonfalonterato
di
Giuftizia
.
Dal
nominato
Gio
vanni
nacque
Macftro
Galileo
famofo
Medico.
de
fuoi
tempi
,
feduto
due
volte
de
Signori
,
e
nel
1445.
Gonfaloniere
x
Siccome
nel
1438.
fu
001
dotto
a
legger
Medicina
nel
pubblico
Studio
di
Firenze
x
vedeft
nel
pavimete
to
della
Chiefa
di
Santa
Croce
la
fua
intera
figura
di
baffo
rilievo,
fool
pita
in
un
Laftrone
di
marma
bianco,
che
è
i
fecondo
della
navata
di
mez
z2
:
VITA
DEL
GALILEO
Ixxix
%o
all
entrare
di
detta
Chiefa
s
è
în
fine
del
marmo
Ji
leggono
quefte
pas
role
»
Temporibus,
hic.
fuis.
Phylofophye.
Atque.
Medicine,
culmen.
fuit.
&
magifter.
‘Galileus
de
Galileis.
olim.
Bonajutis..
qui.
Etiam.
fummo,
in.
Magiftrau.
miro.
Quodam.
modo.
Rem.
publicam.
dilexit.
Cujus.
fan&e.
memorie.
bene.
ate.
Vite.
pie.
Benedi@us.
filius.
hunc,
tumulum.
Patri.
fibi,
fuifque,
pofteris.
edidit.
Quefto'
Benedetto
feduto
anch’
egli
tre
volte
de’
Signori
,
è
il
diritto
‘afcenden=
ve
a
due
Cavalieri
di
Malta,
a
Monfig.
Filippo;
prima
Canonico
Fiorentino
$
pot
Vefcovo
di
Cortona,
e
‘ad
Ottavio
;
morto
a’
noftri
tempi
fenza
fuceffione
3
da’
quali
fi
vede
nobilmente
veftaurata
,
ed
abbellita
la
Chiefa
Parrocehiale
di
S.
Simone,
intorno
a
‘cui
effi
‘ebbero
le
loro
antiche
sabitazioni
"
Da
Bernardo
altro
Fratello
di
Benedetto
;
che
ancor
egli
fu>de'
Signori
,
ne
difcende
un
al
tro
vamo
“vivente
in\Firenze
.
E
finalmente
per
parlare
degli
‘afcendenti
del
no-
Siro
Confolo
,
egli
“viene
dirittamente
da
Michele:
fratello
“del
fuddetto:
Maeftro
Galileo:
il
‘qual
Michele
feduto
due
volte
‘de’
Signorî
nel
1431.
e
1438.
fu
padre
del
Capitano
Govanni
Caftellano
del
Borgo
a
San
Sepolcro
,
che
generò
Michelagnolo
e
quefti
Vincenzio
;
da
cui
nacque
il
noftro
Galileo,
il
quale
an-
che
nella
fua
prole
lafciò
un
‘vivo
ritratto
di
fua'
gran
mente.
Poichè
,
come
dice
il
Viviani
nel
citato
ragguaglio
delle
ultime
Opere
di
sì
gran
Filofofo
»
Erede
del
Galileo
fu
il
Dottor
Vincenzio
fuo
figlitiolo,
uomo
di'
no
vol-
gar
letteratura
,
d’
ingegno
perfpicace,
e
inventivo
di
Strumenti
Meccani-
ci,
e
in
particolare
Muficali
,
e
fra
gli
altri
d’
un
Liuto
coù
tal
arte
fab-
bricato
,
che
fonandolo
egli
per
eccellenza,
cavava
ad
arbitrio
fuo
dalle
corde
le
‘voci
continuate
,
e
gagliarde,
come
fe
ufciffero
dalle
canne
d’
un
Organo
;
quindi
paffando
a
dire
il
Viviani
d°
averlo
udito
fuonare,
vivente
il
Padre,
in
Cafa
del
medefimo
,
e
d'
effere
ftato
col
Torricelli,
è
con
lut
affi
ftente
;\tra
gli
altri
alla
morte
del
Galileo
,
afferma
d’
avere
anche
vedute
n
fia
mano
le
bozze
fatte
dal
Galileo
per
molte
fatiche
,
che
‘egli
meditava
,
ed
viltre
Opere
finite,
dettate
dal
medefimo,
quando
era
cieco
,
a
quefto
fuo
Ft-
gliuolo
,
del
quale
vive
ancora
in
Firenze
la
Succeffione
.
Compofe
inoltre
quefto
Vincenzio
un
Volume
di
Rime
Tofcane
affa:
leggradre
>
che
ferito
di
fua
mano
l
anno
1637.
fi
conferva
originale
tra
è
Libri
di
mia
Cafa.
—
Anche
il
Galileo
fuo
padre,
ebbe
genio,
come
afferma
la
JuaVita,
alla
Poefia
Tofcana
3
efendo
pur
troppo
vero
,
che'
amore
alla
Poefia
è
carattere
d
tit
gegno
grande
,
e
fempre
Filofofi
,
e
Poett
han
fatto
lega
»
In
conferma
"o
lexx
|
VITA
DEL
GALILEO.
vi
bi
una
Lettera
di
quefto
:
fovramifimo
ingegno
s
Stampata
‘nella.
raccolta
del
Bulifon,
foritta
a
Francefco
Rinuccini
allora
Atciprete
Fiorentino
,
poi
Vefcovo
di
Piftota,
ove
con
buone
ragioni
innalza
P
Ariofto
fopra
11
Taffo
,
confermate
do
ciò
,
che
nella
fua
Vita
fi
legge,
d’
efferfi
lafciata
fcappar
di
mano
una
luta
ga
,
©
diligente
fatica
fatta
fopra'
queft
due
grandi
Poeti
.
Molte
fue.
poftille
però
,
e
note
marginali
ci
fon
rimafe
di
fuo
pugno
appreffo
Ab.
Panzantii
in
un
Ariofto:
frampato
in
Venezia
dal
Valgrifio
è
Nel:
God.
(973»
della
Stroz:
ziana
(
che
così
chiamo
V
infigne
teforo
de'
Manoferitti
di
Carlo
Tommafo
Stroz-
zi
)
fi
trova'acarte
422.
una
Lettera
‘originale
del
Galileo,
feritta
a.
Giovame
batifta
Strozzi,
la
quale
appartenendo
a
due:
noftri®
Confoli)
che
quanto
privi
furono
della
corporal
vifta
,
altrettanto
di
quella.
dell
intelletto
abbondarono
4
mancar
non!
voglio
di
riportare,
Spgitat
“ti
,3
Molt
Tluft.
Sig.
e
Padrone:
Offervandifs.
»
La
belliffima
Seftina
;
ela
gratiffima
Lettera
‘di
V.-S.
mi
fono
fate
di
doppio
contento»,
quefta
recandomi
.teftimonianza
della.
memoria.
che,
tiene
di
me,
e
quella
dell’
opinione
che
ha
V.
S..ch°
io
poffa
guftare
ancora
del-
le
poetiche
bellezze
;
e
in
vero
fe
pari
al
gufto
,
e.
diletto
fuffe
in
me
il
siudizio.,
già
per
mia
fentenza,
averia
la
fua
-Seftina
fopra.
ogni.
altro
poe
ma
di
tal
genere
vittoria
;
esconfeffo
a.V.
S:
aver
veduto
‘quello
,
che
o
per
la
difficoltà
del
componimento:,
o
put,
per
mia.
infaziabile.
ignoranza
non
fperava
di
veder
mai,
cioè
Seftina,
il.
cui
alto
s
Vago
;
€
chiaro.
cone
cetto
;
non
fuffe
dalla
ftrettezza
degli
obblighi:
fuperato
;
ne..la
ringrazio
dunque
infinitamente
,
e
la
prego
a
farmi
fpeffo
di
fimili
favori»,
che.
farà
per
fine
di
quefta
con
baciarli
con
ogni
reverenza
le
mani
,
e
offerirmeli
fervitore
prontiffimo.
N;
S..la
confervi.
i
Di
Padova
li
5.
di
Gennajo
1601,
Di
V.S.M.
I
Obbl..
Servit.
Galileo
Galilei.
—
*
Io
ho
veduto
tre
fuoî
Sonetti,
foritti
di
‘mano
del
Viviani
apprefo
il
nomi
sato
fuo
Nipote
,
1
quali
effendo
parto
di
sì
gran
mente;
‘mi
concederà
la
glo
‘via
‘il
benigno
Lettore,
che
t0
ad
onore
della
Tofcana
Poefiaj
è
in
luogo
co
sì
proprio
gli
efponga
il
primo
alla
pubblica
luce.
"o
Paragona
la
crudeltà
della
fua
Donna
a
quella
di
Nerone.
‘
Mentre
fpiegava
al
fecolo
vetufto
|
Segni
del
furor
fuo
crudeli;
ed;
empi,
VITA
DEL
GALILEO
enni
Tra
gl’
incendi,
e
le
ftragi,
e
i
duri
fcempi,
Seco
dicea
}
Imperadore
ingiufto
:
Il
Regno
mio
d’
alte
ruine
onufto,
Le
gran
moli
deftrutte,
e
gli
arfi
Tempi
Portin
la
mia
grandezza
in
fieri
efempj,
«
Dall’
agghiacciato
Polo
al
lido
adufto..
Tal
queft’
altera,
che
fua
mente
cruda
Cinge
d’
impenetrabile
diafpro
,
E
nel
mio
pianto
accrefce
fua
durezza
;
Armata
di
furor,
di
pietà
ignuda,
Speffo
mi
dice
in
fuon
crudele
,
ed
afpro:
‘Splenda
nel
fuoco
tuo
la
mia
bellezza.
Mentre
ridea
nel
tremulo,
e
vivace
Lume
degli
occhi
leggiadretti
Amore,
Picciola
1n
noi
movea
dallo
fplendore
-
Fiamma,
qual
ufcir
fuol
di
lenta
face.
Or
che.
il
Pianto
l
ingombra,
di
verace
Foco
fent’
iovvenir
1’
incendio
al
core.
O
di
ftrania
virtude
alto
valore,
Dalle
lagrime
trar
fiamma
vorace!
Tal’
arde
il
Sol
mentre
i
poffenti
rat
Frange
per
entro
una
fredda
acqua
pura,
Che
tra
1.
efca
rifplenda,
e
il
chiaro
lume,
Oh
cagion
prima
de’
miei
dolci
guai,
Luci,
cui
rimirar
fu
mia
ventura.
Quefto
‘è
voftro,
e
del
Sol
proprio
coftume.
Scorgi
i
tormenti
miei,
fe
gli
occhi
volti,
Nella
ruvida
fronte
a
1
faffi
imprefli,
Leggi
il
tuo
nome;
e
miei
martirj
fcolti
Nella
fcorza
de’
faggi,
e
de’
ciprefli.
Monftran:
laure
rtremanti
i
fofpir
tolti
Dall’
infiammato
fen;
gli
augelli
fteffi
Narran
pure
il
mio
mal,
fe
tu
gli
afcolti
,
Eco
il
conferma,
e
tu
nol
credi,
Alefli?
Gufta
quell’acque
già
sì
dolci,
e
chiare,
Se
nuovo
‘teftimonio
al
mio
mal
chiedi
,
Com”
or
fon
fatte
dal
mio
pianto
amare.
E
fe
dubiti
ancor,
mira
in
lor
ÈO
È
E
quel
che
neghi
al
gufto
,i
agli
occhi
credi;
Leggendo
il
mio
dolor
nel
tuo
bel
vifo.
vAvendo
Jetta
il
Galileo
la
prima
parte
degli
Enimmi
&
Antonio
Malatefti
,
Tom
Lo
L
nor
leggii
VITA
DEL
GALILEO
non
ifdegnò
d’
abbaffar
la
fua
famofa
penna
con
la
piacevolezza
del
verfo,
come
confeffa
i
medefimo
Malateftt
nel
titolo
d'
un
Sonetto
emmmatico
di
quel
grand
uomo
,
Stampato
in
principio
del
fuo
Libro,
efortandolo
4
far
la
feconda
parte.
Trovafi
ancora
di
fuo
uno
feherzofo
Capitolo,
;Bernefco
in
biafimo
delle
Toghe.
D'
una
fua
fatica
letta
da:lui
nella
noftra
Accademia.
mon
mentovata
nò
dagli
Atti
della
medefima
;
nè
dal
Viviani,
ne
fa
memoria
Filippo
Valoit
figliuolo
del
noftro
Confolo
Baccio,
mel
Libro
de”
Termini
di
mezzo
rilievo,
e6-
flampato
în
Firenze
nel
1604.
ove
acari
12,
parlando
d’
alcuni
noftri
eccel-
lentt
Matematici,
che
hanno
con
molta
lode
,
e
letto:
nelle.
pubbliche
Univerfità
4
e
lafciate
opere
d’'
ingegno
,
così
dice.»
‘Con
la
medefima.
riputazione:
7
Gali-
leo
Galilei,
ancor
egli
de’
noftri
,
legge
ora
iniPadova;
come
affai
gi0-
vane
cominciò
a
farfi
conofcere
in
Pifa
buon:
Lettore!,
e
in'Firenze
nell’
Accademia
grande
tolfe
a
difendere
Antonio
Manetti
ne’
fuoi
tempi
tenue
to
valentuomo
nella
detta
profeffione.;.fopra.il:fito
joe
mifura
+dell'“Infer-
no
di
Dante,
materia,
che
ha
dato
.che
fare
a’
Dotti,
fra
quali
il
Vellu-
tello
fopra
il
medefimo
Poeta
|,.per
correggeresil
Manetti.,
diedè
occafione
al
Galileo
di
falvare
con
buone
ragioni.
il.
noftro
Fiorentino,
e
ribat:
tere
i
motivi
del
nobil
Lucchefe
col.
difegno
in
inano:;;
ei
diftinzione
d'
ogni
debita
mifura
.
Una
fua
Lettera
antorno
“alla:
virtù
di
un:
pezzo
di
Ca
lamita
,
fcritta
a
Curzio
Picchena
Segretario,
del
Granduca,
fi
‘legge
nella
race
colta
del
Bulifon
ftampata
in
Napoli.
Siccome
in
Napoli
fono
ftati
ultimamente
impreffi
è
fuoî
Dialoghi,
colla-Lettera
a
Madama,
la
quale
però
non
è
Ja
pri
ma
volta
,
che
fia
ufcita
alla
luce
delle
Stampe,
come
per
‘errore.
nel
Fronte
Spizio
Ji
legge
5
anche.
an
Firenze
;
per
opera.
&
vomini.
4
alto
“ingegno
Ji
va
ora
preparando
una
nuova
edizione
di
tuite
le
Opere
del
Galileo
im
piùOT
om
’
D
ultimo
de
quali
conterrà
molte
cofe
anedite
deli
medefimo
‘infigne.
Filofofo.
Ut
numero
confiderabile
d’
altre
fue
Lettere
je
di:
fuoi.
Amici
foritte
a
lui
fono
in
mano
dell’
Abate
Jacopo
Panzanini.
Fra
quefte
piacemi
di
riportare
>
Ca-
pitolo
di
una
Lettera,
foritta
di
Padova
li
25.
di
Giugno
1610.
idal
Galileo
4
Belifario
Vinta
primo
Segretario
del
Granduca,
ove
fi
tratta
de’
Pinetti
Medicei
.
In
propofito
de
quali
(‘dice
egli)
"imbipar
di
doveredire
(ai
Vi:
S.
Iluftrifs
giacchè
lei
mi
fcriffe,
che
S.A.
va
rifervata
in
metterli
nella
fua
Anti
CUMEras
0.
40
altri
luoghi
)
che
1’:
andar!
circonfpetto»-èr
atto:
degno!
della
prudenza
d’
ogni
favio
Principe
,;\é
perciò:
laudabiliffimo
}
tuttavia
mi
farà
grazia
fogsiugnerli,
che
quello,
che
ha
fcoperto:i
nuovi
Pianeti,
è
Galileo
Galilei
fuo
fedeliffimo
Vaffallo
.,
al
quale
baftava
«per
‘accertarfi.
della
verità
di
quefto
fatto
1°
offervazione
di
tre
fere
folamente:;;
noù'
che
di
cinque
mefi,
come
ha
fatto
continuamentei,
e
che
lafci
ogni
‘titubazionie
,
0
ombr2
di
dubbio,
perchè
allora
refteranno
quefti
d’
effer.iveril
Pianeti)
‘quando
Sole
non
farà
più
Sole
;
ed
afficuri
S.cA4S.
che,
tutrici
ifomiori)
nafcono
dalla
fola
malignità
,
e
invidia»,
la
‘quale
ficcome-io
‘provo
Lodo
digide
srandiffima,
così
non
creda
,S.
.A..S.
inquefta:
materia
di
‘andarhe
efente
»
e
io
fo
quel,
che
mi
dico
.
Ma
gl’
invidiofi
,
€
ignoranti
taceranno
a
lor
difpetto;
perchè:
ho
trovato
il
‘modo.
di-ferrar:loro
cla
bocca
;aricorchè
affai
kei
su
da
chia
VITA
DEL
GALILEO
Ixxxii
chiarò
argomento
è,
che
Îloro:non
parlano
finceramente
,
il
gracchiar
folo
per
i
cantoni
;
dando
fuora
il
lor
concetto
con
le
parole
vane
,
ma
non
con
la
penna,
e
con
gl
inchioftri'
ftabilî,
e
fermi.
Ma
in
ultimo
l'
efito
,
e
il
frutto
di
quefta
malignità
ha
da
‘elfere
totalmente
contrario
all’
inten-
zione
de
i
loro
autori;
li
quali
avendo
fperato
di
annullare
quefta
grandif
fima
novità
col
gridarla
per
falfa,
per
impoffibile
,,
e.
contraria
a
tutti
gli
ordini
della
Natura,
1’
averanno:
in
ultimo
refa
tanto
più
fublime,
immen-
fa,
e
ammiranda.
Sebbene
per
fe
fteffa
è
veramente
tanto
nobile,
e
degna
di
ftima;
che
neffuna
altra
eroica
grandezza.
fe
gli
avvicina
+
E
di
quanto
ella
fia
ftimata,
e
ambita
da
i
maggior
Re
del
Mondo,
fiane
a
V.
S.
Illu-
ftrifs.
argomento
quello,
che
dà
un
fervitore
molto:
intrinfeco
del
defunto
Re
di
Francia
di
f.
m.
mi
fu
fcritto-li
20.
d’
Aprile
proffimo
paffato
,
il
che
non
terrò.
con
V.
S.
occulto;
giacchè
‘nel
miferabil
cafo:
fono.
paffate,
tutte
le
altre
grandezze
di
quell’
‘invittiffimo
Re.
Le
parole
formali
del
Capitolo
della
Lettera;
fcrittami
da
Parigi;
fono
precifamente
quefte:
—»*
La
feconda
richiefta,
ma
la
più
iftante:,;
che
‘io
poffa
‘mai
fare
a
V.
S:
è
che
ella
fi
rifolva,
fcoprendo
qualche
bello:
Afro
,
di
denominarlo
dal
nome
del
grande
Aftro
della
Francia,
anzi
dal
più
lucido
di
‘tutta
la
Ter:
ra,
e
piuttofto
dal
proprio
nome
di
Arrigo
,
che
dal
gentilizio
di
Borboi
ne,
fe
così
le
pare.
Che
V.
S.
farà
una
cofa
giufta,
dovuta,
e
proporzio-
nata
5
illutrerà
fe,
e
infieme
renderà
fe,
€
cala
fua
ricca,
€
potente
per
fempre
.
Di
quefto
rie
afficuro
V.
S.
fopra
1°
onor
mio,
per
ila
fervità;
che
io
‘le
ho
i
e
il
merito
fuo
particolare.
V.
S.
inveftishi
dunque
con
ogni
preftezza,'
e
‘accuratezza,
per
ifcoprire
di
nuovo
qualche’
cofa
bella
ini
uefto
propofito,
e
per
effere
la
prima,
e'
ce
n°
avvifi
fubito,
mandando
e
Lettere
per
via
delli
Signori
Vanlemens;
e
fi
afficuri,
come
fe
ricevefs
fe
la
voce;
e
certezza
dall’
organo:
principale,
che
refterì
contenta
,
e
fe-
lice
‘in
perpetuo
.
Avendo
refo
il
debito
alla:
Patria,
V.
S.
può
rendere
quefto
meritiffimamente
alla
vera
Virtù,
ed
‘eroico
valore
del
maggiore
,
più
potente,
bellicofo,
prudente,
fortunato,
magnanimo,
e
buon
Prencipe;,
che
fia
comparfo:
al
Mondo:
da
molti
Secoli
in
quà.
Il'quale
avendo
tra
tante
Principeffe
fcelta
una
de’
Medici
per
fua
legittima
Conforte,
e
po+
fpofte:
le
Donne
di
tutte
le
parti
originariamente,
e
nel:
prefente
Regno;
per
crearne
un
degno:
fucceffore
di
fe
‘in
quefto
pontente
Regno
,
all’
‘imi:
tazione
dell’
altro:
Arrigo
II.
fuo
predeceffore
,
.il
quale
lo
provenne
nello
fpofare
fimilmente
un’
altra
de”
Medici,
che
tanto
tempo
ha
regnato
col
Marito;
e
tre
figli
fucceffivamente
Redi
Francia,
V.
S.
verrà
col
nome
d’
Atrigoa
comprendere
i
due
Re
di
Francia
,
che
ne
i
noftri*
tempi
fi
fono
vaccafati
‘nélla
Cafa
de’
Medici,
e
ne
‘hanno
lafciato
Regi
Succeffori,
e
fi
obbligherà
la
Cafa
de’
Medici
maggiormente,
e
compiacerà
alla
Repub:
blica
di
Venezia;
tanto
offervante
amica,
e
benemerita
di
quefta
Corona,
e
Maeftà;
dalla
quale
fcambievolmente
ne
ha
ricevuti
quei
grati,
e
grandi
offizi
}
che
fi
fa
da
poco
‘in
quà,
che
fempre'
fi
continuano
,,
€
continue»
ranno
di
più
in
più:
fi
che
V.
S.
non'manchi
di
trovare;
€
di
avvifarme?
si
2
ne
Ixxxiv
VITA
DEL
GALILEO.
ne
il
primo,
ficura
d’
effere
per
acquiftarfi
un
Monarca
,
e
una
grande
;
€
bellicota
Nazione,
fua
obbligata;
e
protettricè
in
tutte
le
fue
occorrenze
-
Da,
quefto,
e
più
dalla
natura
ifteffa
del
fatto
può
comprendere
V.
Ss,
IL
luftrifs.
la
fua
grandezza,
e
però
nelle
‘occafioni,
che
‘opportunamente
fe
le
prefenteranno
,
la
prego
ad
operare
,
che
S.
A.
S.
non
ritardi
il
volo
alla
Fama,
col
dimoftrarfi
ambigua
in
quello,
che
pur
col.
proprio
fenfo
ha
più
volte
veduto,
e
che
la
Fortuna
ha
riferbato
a
lui
folo,
e
fpogliatone
ogni
altro;
percliè
omai
con
quefti
miei
Occhiali
comincio!
ad
effer
certo,
che
non
fi
troveranno
altri
Pianeti,
avendo
con
diligenza
fatte
moltiffime
offere‘
vazioni,
inquifizioni
,
ec.
i
so)
Aveva
gran
ragione
adunque
i
P.
Abate
D.
Benedetto
Caftelli
fuo
Scolare
a
piangere
la
perdita
di
quefti
occhi
veramente
Lincei
in
un
fuo
Opufcolo
Filo-
fofico,
ffampato
tra
gli
altri
in
Firenze
,
e
mandato
nel
1639.
a
Monfign®
Ciampoli
,
ove
trattando
delle
malattie
,
che
vengono
agli
occhi,
con
quefte
PA
role
ragiona
a
carte
11.
e
di
quefta
tale
infermità
non
poffo
trattare
,
nè
difcorrere,
fe
non
con
fentimento
di
acerbiffimo
dolore
,
avendo
ella
pe“
coffo
a’
giorni
noftri
il
più
nobil’
occhio,
che
abbia
mai
fabbricato
la
na”
tura.
Io
dico
1
‘occhio
del
Signor
Galileo
Galilei
primo
Filofofo
del
St
reniffimo
Gran
Duca
di
Tofcana
,
occhio
tanto
privilegiato
,
e
di
tanto
.
alte
prerogative
dotato,
che
ft
può
dire,
e
con
verità,
che
egli
abbia
vie
fo,
più
egli
folo,
che
tutti
gli
occhi
infieme
degli
uomini
paffati,
ed
ab-
bia
aperti
quelli
de’
faturi,
effendo'
toccato
in
gran
forte
a
lui
folo,
fare
tutti
gli
fcoprimenti
Celefti
ammirandi
a?
fecoli
futuri
i
nella
via
Lattea
»
nelle
Stelle
Nebulofe,
ne’
Pianeti
Medicei,
in
Saturno;-in
Giove,
in
Ma19
te,
in
Venere,
nella
Luna,
e
nel
Sole
fteffo,
e
però
è
degno
d’
effer
©-
ternamente
confervato,
com’
una
preziofa
gemma,
e
tanto
più,
quanto
ch'
egli
è
ftato
miniftro
di
quel
fuo
maravigliofo
intelletto,
eccitando
a
filo-
fofare
così
altamente
delle
cofe,
ond’egli
ha
trapaffato
tutti
gl’ingegni
umani;
i
quali
fin
quì
fi
fono
intrigati
a
penetrare
i
più
reconditi
fegreti
della
Natu-
ra;
perdita
veramente
perniziofiffima,
e
deploranda
con
lagrime
univerfali
di
intti
gli
occhi
umani,
ed
in
patticolare
de
i
legittimi
inveftigatori
della
verità»
Chiunque
ha
cognizione
del
Galileo
,
confefferà
certamente
,
non
effer
quefte
ef:
gerazioni
d°
affetto
d’un
divoto,
e
grato
Difcepolo
al
fuo
Maeftro.3
nè
meno
40°
cuferà
per
foverchie
,
anzi
per
giuftiffime
terrà
quelle
lodi
;
che
alla
fiupenca
invenzione
del
Cannocchiale
,
e
del
Microfcopio
fon
date
da
‘tutti
gli
uom
grandi
,
e
tra
quefti
,
rvrvente
il
Galileo,
da
Niccolò
Aggiunti
pur
fuo
Difoe
polo
in
una
Orazione
fopra
la
Matematiche.
Difcipline
,
detta
da
lui
nello
fi
dio
Pifano
,
e
fiampata
in
Roma
nel
1627.
E
perchè
ella
difficilmente
fi
va,
e
per
V
eleganza
della
Lingua
Latina,
non
può
effere
più
vaga,
permet
tami
il
cortefe
Lettore,
ch'io
poffa
quì
regiftrare
il
fentimento
tutto
dell’
Aggiunti»
Veruntamen
hifce
fuperius
expofitis
(
pace
dixerim
vetuftatis
}
quam
long!”
fime
preftar
,
&
multis
nominibus
antecellit
nuperrimum
illud
catoptrie@
fpeculationis
opus,
quod
geminis
criftalli
orbiculis
altero
concavo
;
conveX9
altero
oblongo
tubulo
infertis
adornatur,
&
vulgo
Telofcopium,
vel
Galia
zi
VITA
DED
GALILEO.
lxxxv
lei
Perfpicillum,
vocitatur.
Quid
enim
‘admirabilius!;
quid
jucundius:,
quid
preftantius
humani
‘unquam
ingenii
acerrima
audacia
conata
vet,
quam
velle
longiffimo
quoque
diffita.
intervallo;
&.
pluribus.
etiam
spaffuum
mil
libus:
diftantia
corpora
tam
clare
si&
diftinéte.
internofcere
exiea
longia-
quitate
,
quam
fi
fub:
ipfis
oculis
prefentia
proponerentur
?
Id:
mehercule
tranfaBis
‘omnibus
avis
non
folum
inufitatum.;
ignotum
;
inauditum
fuit,
fed
furor
vifus
fuiffer,
&
infania
mera
tale
quidpiam
concupifcere,
vel
me-
ditari
:
at
enim
hoc'ipfum
tam
rarum;
tam
incredibile
,
tam
«fingulare
,
magna
quadam
hodierne
tempeftatis
prerogativa
nobis.
contigiffe
oculatis
quoridie
expetimentis
manifeftum
habemus,
&
quifquis
oculis.
admoverit
Telefcopium:,
quafcunque
res
vifas.
(‘quod
monftri
fimile
et
)
centuplo
;
quingentuplo,
millecùplo
majores
fentit
augeri,
quodque.
magis
eft,
illarum
fpecies
ita
minutatim
,
ferupulofeque
diftinguit
;
ut
trigecuplo
,,
vel
etiam
-
quadrigecuplo
viciniores:
appropinquari,
videantur,
quam.
fi.
nudis
oculis,
&
libera
‘acie
{peBarentur
+.
Quaproprer
hoc
iftrumento
non
folum
oculorum
acies’
vegetata,
&c«ad
nature
opera
.intuenda
acrior
fata,
fed
&
Philofophia,
&
-Aftronomia'
veliementer
innovata
:,
>
mendaciis
omnibus
fpoliata:;
&
illu-
ftrioribus
argumentis'
confirmata
eft.
Veteres
\Aftronomi
licet
Atlantem,
&
Olympum
afcenderent;.
ramen
ad
Coelum
pervidendum
caligabant,
&
hallu-
cinabundis
fimiles
cecutiebant.
Nunc
vero
Coelum
ipfum
contemplamur,
&
dedufto
amotoque:(.
ut.
ita
dixerim
)
fipario,
auleove
tragico
;;
admirabiles
ftellarum
verfatiles
fcene
aperiuntur.
Hujus
optici.
organi.
opera
cornicula»
tam
Veneris.
faciem;
Saturnum
auricularum:;
Lunam
montanis
‘afperitatibus
confragofam
fufpicimus,
viamla&eam
Sydereo
.emblemate
vermiculatam.a=
gnofcimus;
propter
hoc
fydereos
habemus
nuncios;
&
de\:totius
etherie
rei
publice
ftatu
certiores
fai
fumus:
hac
adhibita.
ferula.
novus
Florentia
Prometheus
‘maculis
in
Sole
compertis
Phoebeum
jubar
imminuit:
hoc
judi-
ce
Coeelorum
thefauri
referati;
&
quatuor
illis
fyderibus,
ideft
aternum
co-.
rufcantibus
gemmis,
Magni
Cofmi
diadema
irradiatumveft.:
-hoc
interprete
Medicei
Heroes
ad
:congrefflum.
Jovis
admifli.,
-&
fempiterno
avo.
dignati
Divum
immortalium:
conciliis.
intereffe
meruerunt
:
hoc
»
denique
non
tan
tum
Orbi
Terrarum
,
fed
Colo;
&
fyderibus!
ipfis
longe
notiffimus.
Etru»
feus
Atlas
Galileus,
cujus
aftriferis
humeris
ccelefte
Aftronomia.
pondus
,
omnifque
fyderea
compago
aptiffime
fede,
&
valentiffime
fulcitur
;
animis
omnium
mirificam
voluptatemy:oculis
omttium
claritatem,
fuo
nomini
ater-
nam
lucem,
noftreque
.Etrurie
peperit
immortalitatem.
Sed
majoris
ne
ego
tantum
Telefcopii
laudes
commemorabo,
&
ejufdem
Galilei
Microfcopium
tacitus
preteribo?
Nonne
hujus
etiam
lepida,
arguta,
atque
utilis
voluptas
et?
in
pufillis;
‘ac
minutulis
animalculoram
corpufculis
;,
acutifitma
nature
folertia
quam
maxime
elucebat;
verum
ihfthec
‘ante
effugiebant
noftram
1m-
becillam
aciem
oculorum,
qui
adhafce
tenwiffimi
operis
faberrimas
fubtilitates
infpiciendas
fatifcebant;;;
dudum
wero
Telefcopioli.
ufu
ita
fenfum
vifus
exacui.
mus;
ut
quarumeunque
beftiolarum
‘articulos
omnes},
&..
inembratim
mini»
ma
queque
oculis
ufurpemus.
&
lynccolo
hoc
ocellulo;
in
infeftis
vaginie.
pens
Ixxxvi
VITA
DEL
GALILEO’
pennibus
,
terreque
inteftinis
hamatos:,
vel.
bifurculatos.
unguiculos
;
hirfu*
tula
crufcùla
;
forficulatà
roftella;;.
difcolores:,.
verficolorefque:
alvo
procure
fus;
reticulata
lumina;
rotam
‘denique:
fpeciem.)
cunftanter
rimamure
pg
nemque
configurationem
perattente.
,;
acriterque”
confiderantes
5
incredib!
perfundimur
voluprate
;
qua
fane
admirabilis
,
fubtilis,
&
divini
propemo*
dum
ingenii
plena
eft
;
ut.
fola
perpetuum
uberrima.
orationis
argumentillit
mereatur.
anco
|
La
Ma
fe
io
voleffi
ora
viferir
quì,
nonche:
i
paffi,
1
nomi
folamente
degli
Ate
tori
3:
che
in.
ogni
lingua’,
e
in
ogni.
paefe\
hanno
veccellentemente
parlato
10°
Galileo;
‘troppo:
lunga
,
e:difficultofa.
opera
farebbe.
Tutti
a
Filofofi
e
Lettera
ti
più
infigni
ya
lui‘,
come.
avinterprete
di
Natura
,
ev
come
ad
oracolo»
dilifa?
pienza
ricorrevana.
da.
ogni
parte:
del.
Mondo
,
ftimandofi:
fortunati.
di
poter
comm
lui
‘contrarre.
amicizia
,
e:
confultarlo
..
Io
ho
veduto
nel.
Codice
106.
2
fogho
della
Strozziana
una:
Letteravoriginale
,
foritta:
di
Roma
nel
1640.
al
celebre
per:
lo:
ftudio.
dell’
‘antichità
Carlo:
Strozzi
feduto:
noftro
Confolo,,
dal
famofo
Lie
ca
OlftenioCuftode:
della
Vaticana:
ove
trall’
altre:
gli
dice
è
Supplico:
Vi
Si
fe
li
viene
occafione
di
vedere:
quel:
divino.
vecchio:
il
(Sig.
GiGalileiy
È
falutarlo..con
ogni
fvifcerato:
affetto:
per
parte
mia
,,
e
farli
credere,
che.
af*
ch”
io.
fono:
tra
quelli
;,
che
ammirano:
la
fua
profondiffima
.fcienza
,
erfe
3
V.
S.
fi
porgeffe
|
occafione
del'difcorfo
avrei
caro
di
fapere,
che
giudici0'
egli
fa
del
librettino.
di.
Proclo:
Platonico:
de
Motu
,
ftampato.
in.
Parigi
da
Cuneate,
e.
in
Ferrara.
dai
Francefco.
Patricio
.
‘
Mise
quì:
tralafciando
le:
‘molte:
‘Lettere:
feritte:
al.
Galileo:
con:
+ttolî
dé
fomma
ver
nerazione
da:-PietroGaffenda
,
che
tralle:
ftampate:
fi
trovano
,
piene:
tutte
di
quella
Shima
,,
datagli:
giuftamente
dal
mondo’,
‘non
poffo.
far
di
meno
di
riportati
quella:
Lettera
xche:
Ugone:Grozio.
gli
forive
,
e
che:
pur
tralle
ffampate:
di
$
grand”
uomo:
fi:
legge
a
carte266.
V'
original
della
quale
«di
mano:
del
Gro!®
bo
10
letto:
con:
fommo:
piacer
mio
‘appreffo
P
Abate
“Panzanini
.
E'
perchè
avete
done
fatto.
rifcontro:
colla:
ftampata:;:
ho:
fcoperto:
in
‘quella
alcuni.
errori
ze
die
fette,
volentieri
in
quefto.
lhogo
VD
emendo:
colla
manoferitta»
originale:
,
accliifft
da
Elia
Deodati
‘in
‘una
fuadottiffima
Lettera:
al'''Galileo:;
ferittagli.
di
Panigh
il
giorno
22.
di
Settembre
del
1636.
e
=
fit
‘
Sapientiffimo:
Vito:
anno
©
D.
Galileo
Galilei.
Cognationem:
nobis.
effe
cum:
Ceelo:,
ex
tuis
maxime:
Operibus
didic!
è
Vir
fapientiffime
,,
omnem.
humanum:
conatum
fuperantibus',,
quibufque
©”
feftum
‘eft
,
ut
neque
vererum
fcripta
defideremus:;
neque
metuamus5
N°
ulla
pofteritas
de
hoc
feculo:‘triumphet.
Nolo
id
mihi
glorie
fumere
o
me
inter
Difcipulos®
tuos
fuiffe
‘dicam':
maoni
enim'ieftinsenii
ifta
ve!
t
Po,
.
ti
d
.
Dis
ce
A
Si
x
re
en®
preeunte
affequi
i
inter
Admiratoresefi
me
dixero:
femper
«fuiffe
;
nihil
im°
"RR
giat
è
VITA
DEL
GALILEO
idixxvii
tiar.:-felicem..vero:
me
fi
qua)
tuisipartubus
in:
immortalitatis,
lucem.
‘exeunte
tibus
obftetricari
.
poffim..
Qua
caufa
‘eft,
cur.
ubi
ex
Amicorum
optimo
Adeodato
intellexifflem
te,
poft..tot.
exquifiriffima
ftudia
,.
etiam
ad
illam
tam
diu.,
tam
fruftra
quefitam,,
Longitudinis,
deprehenfionem.;
adjeciffe
.vim
erfpicaciffime
mentis.
non
ignarus.
quantum
10.0.
Momentum
«Naviganti:
pe
verfaretur
3;
Batavis.,,
&
Maris
&
Maris,
Domitorum
Domitoribus
precipne
facrandum..hoc
repertum.,-
cunétas.
humani
generis
utilitates,
pot
fe
reli@urum
,
judicarem.
Viam
monftravi
,
quam
ineundam
cenferem,.
cui
fpero
fucceffum.
adfore
disnum
tanti
‘operis
merito,
‘paratus
in
ad
conferre
guicquid
aut.
me®.,
aut.
Amicorumteft.
opis»,
Veneror
tes
qui
ifta
Arare,
tam
INgratos,
expertus
‘animos.,
adverfus.utrumque
inviétus;
&
hec,
&
alia
plurima
,
ac
maxima
fufcipere
pergas.\Ifta
‘vero.
mon
SeneStus
dicenda
eRt.,
fed
vite
perfeltio
è
&
deromnibus;
fottun&
injuriis
gloriofiffima
vifto=
ria:
Hunc
ego
fublimi
quefitum
mente
triumphum
Ducere
maluerim
,
quam
ter
Capitolia
curru..
Scandere
Pompeii,
quam
frangere
colla
Jugurthe.
Valetudinem
tibi
opto
profperrimam
,
quod
‘cum
facio
,
humani
generis
ne-
gotium
gero»
"Tuorum
meritorum
maximotum
non
ingratus
eftimator
—
»
H.
Giotius.
Quefto
medefimo
celebratiffimo
Scrittore
in
una
Lettera
‘mandata
nel
1633.
&
Gerardo
Giovanni
Volfio
,
che
nel:
citato
fuo
Libro
fi
-leoge
\asicarte
148.
rag-
guagliandolo
del
prezsofo
Volume
de’
Dialoghi
del
Galileo
,
Eft
fcriptus
(
dice
egli
)
Italico
fermone,
a
rerum
reconditarum
peritia,
ut
nullum
noftri
Se.
culi
Opus
ei
comparare
audeam.,
antiquotum
multis
preferam.
Fino
la
noftra
Lingua
Tofcana
ha
avutoril
‘bel-pregio
di
effere
ftata
arric-
chita
dal
Galileo
colle
fue
Opere.
immorta
i
y
©itate
tutte
per
tefto
di
Lingua
nel
Vocabolario
dell’
Accademia
della
‘Grufca
,
nella
quale
egli
fu
deferitto
$
medendofi
ancora
tralle
immagini
de’
fuoi
più
iUluftre
Accademici
Quei
,
che
di
nuova
luce
il
Ciel
fe
bello,
D’
Aftri
nuovi
ammirabile
immortale
Difcopritor
novello
:
$
Quei
,
che
volò
fu
gli
altrui
voli,
e
feo
Del
ver
giudice
il
guardo,
e
coi
Pianeti
Commercj
ebbe
fesreti.
Filic
cong
Nel
Diario
di
quefta
Accademia
tenuto
diligentemente
da
Benedetto
Buommattei
Suo
Segretario
,
fi
legge
un
Partito
del
giorno
2.
di
Giugno
1644:
pel
de
"È
S
01744
Mii
Ixxxvili
VITA
DEL
GALILEO.
s°
ordina‘;
per
comando
dell’
Arciconfolo;
il
farfi
D
Orazion
funerale
a
quattro
defunti
Accademici,
primo
dè
quali
è
feritto
il
Galileo
}
în
feguito
di
cm
è
Monfig.
Francefco
Venturi
,
#0
noftro
Senatore
Lorenzo
Francefchi,
e
1
Conte
Piero
de’
Bardi.
Vero
è
,
che
obbligato
il
Buommattei,
in
queff
anno
da
una
pericolofa
malattia
‘a
interrompere
‘il
Diario
;\'e
indi
‘a
poco
mancato
di
«viveres
mancano
gli
Atti
de’
due
feguenti
Arciconfolati
5
onde
fiamo
all’
ofcuro
,
fe
in
effe
Accademia
,
intefa
tutta
allora al
lavoro
del
Vocabolario
è
alcuna
delle
ttta
timate
Orazioni
‘foffe
fatta
pi
IV6NI
i
E
finalmente
non
è
piccola
gloria
dell’
Accademia
‘Fiorentina
V
avere
avuto
il
Galileo
per
Confolo
;
e
nove
de’
fuoî
Difcepoli,
come
dalla
fua
Vita
Si
ri»
fcontra
nella
medefima
Dignità
vifeduti
>
1
quali
;
Siccome:
le
Mufe
Apollo,
010
rano
di
bella
corona
#1
Tofcano
Parnafo;
|
E
quel
Savio
gentil
,
che
tutto
feppe,
gi
DEL
COMPASSO
(|
IGO
MET
RC
Oni
Oer
ite
OT
et
A
ie
AB
A
D'ICRATTE
Pio
ATTI
RA
'
Dedicato
i
al
Sercniffmmo
4
O,
D.
COSIMO
MEDICI
PRINCIPE.DI
TOSCANA.
“=
E
io
volefli,,
Serenifimo
Principe
;
fpiegare
in
que:
i}
fto
luogo
il
numero.
delle
lodi
,
chie
alla
grandeza
za
de
i
proprj
meriti
dell’
A.
V.
e
della
Serenifli»
ma
Cafa
fi
deono
,
così
lungo
difcorfo
far
mi
con-
verrebbe
,
che
il
Proemio
di
lunga
mano
il
fefto
CÒ
di
tutto
il
ragionamento
avanzerebbe
:
onde
io
mi
afterrò
di
tentare
quell’
imprefa,
al
mezzo
della
quale
,
non
che
al
fine
,
condurmi
diffiderei.
Oltrechè
non
per
accrefcere
{plen=
dore
alla
Serenità
Voftra,
che
già
come
nafcente
Sole
per
tut-
to
l'Occidente
rifplende
,
ho
io
abbracciata
l’
occafione
di
dedi-
carli
la
prefente
fatica
,
ma
all’
incontro
acciocché
il
fregio
,
e
l’
ornamento
del
nome
voftro
,
che
in
fronte
,
come
io
nell’
ani
ma,
porterò
fempre
fcritto
,
all’
ofcure
fue
tenebre
grazia
,
e
{plendore
acquifti.
Né
io
come
Oratore,
per
efaltare
la
gloria
di
Voftra
Altezza
Sereniflima
gli
vengo
avanti,
ma
come
devo.
tiflimo
fervo
;.
e
umiliffimo
vaffallo,
gli
porgo
un
debito
tribu-
to
;
il
che
prima
avrei
fatto
,
fe
la
tenerezza
della
fua
età
non
mi
avelle
perfuafo
ad
afpettar
quefti
anni
a
fimili
ftudj
più
ac-
comodati.
Che
poi
quefto
picciol
dono
debba
effer
con
lieta
from
Tom.
1,
i
—
SD
te
te
ricevuto
idall’
Altezza
Voftra
non
debbo
io
‘mettere
in
dub-
bio
;
sì
perché
l’
infinita
fua
umanità
nativa
me
lo
perfuade
,
€
la
proporzione
,
che
ha
quefta
lettura
con
gli
altri
tanti
fuoi
€
fercizj
regi,
me
l’
afferma,
sì
‘ancora
oltre
a
ciò
,
perchè
1
&
fperienza
fteffa
me
l’
accerta
,,
effendofi
ella
per
gran
parte
del
Eftate
paffara
,,
degnata
di
afcoltar
con
tanto
‘benigna
udienza
dalla
mia
viva
voce
I
efplicazione
di
molti
ufi
di
quefto
Strte
mento.
Gradirà
dunque
.l’
Altezza
Voftra
Sereniflima
quefto
MIO
è
dirò
quafi,
fcherzo
Matematico
a
i
fuoi
primi
giovenili
ftudy
nobilmente
conforme,
e
avanzandofi
con
1’
erà
in
quefte
,,
vera
mente
regie
difcipline
,
afpetti
di
tempo
in
tempo
dal
mio
ballo
ingegno
tutti
quei
più
maturi
frutti,
che
dalla
divina
grazia
2
è
ftato,
e
farà
conceduto
di
raccorre.
E
qui
con
ogni
umilt
inchinandomi
,
li
bacio
reverentemente
la
Vefte
,
e
dal
Sig.
Ide
dio
li
prego
fomma
felicità.
"Di
Padova
li
10:
Luglio
1606»
|
,
Di
V.
A.
Seéreniffima
Reni
Umilifs,
ed
Obblig.
Servo
Galileo
Galilei.
AI
AT
DISCRETI
LETTORI.
4
occafione
di
praticar
con
tanti,
e
tanti
Signori
gran.
di
în
queffo
nobilifimo
Studio
di
Padova
per
inftitutr-
li
nelle
Scienze
Matematiche,
mi
ha
con
lunga
efperien-
ZA
plate
conofcere
come
non
fu
del
tutto
indecente
la
Co
Ò
richiefta
di
quel
gran
Difcepolo
x
che
da
Archimede
,
SO]
uo
maeftro
nella
Geometria
y
ricercò
ffrada
più
facile,
ed
aperta,
che
all’
acquiffo
di
quella
lo
conduceffe:
imperocchè
anco
in
quefta
età
pochifimi
fono
a
î
quali
gl
erti,
e
fpinofi
fentieri
,
per
i
quali
paffar
bifogna
prima.
che
all’
acquiffo
de
î
preziofi
frutti
di
quefte
Scienze
pervenir
ft
poffa,
non
rincrefchino,
0
che
(paventati
dalla
lun-
ga
afprezza,
e
più
dal
non
vedere,
o
«Pref
immaginare
,
come
que
fie
ofcure
s
e
fconalciase
Atrade
al
defiderato
termine
condur
gli.
polf-
no,
a
men
che
mezzo
il
cammino
non
ft
atterrino
,
ed
abbandonino
l’imprefa.
E
ciò
ho
io
tanto
più
frequentemente
veduto
accadere
;
pe
fo
com
più
gran
perfonaggi
mi
fono
incontratoz
come
quelli
,
che
efe
fendo
in
tanti
altri
maneggi
occupati
,
e
diffratti,
non
poffono
tn
que-
fli
efercitar
quell’
affidua
pazienza,
che
wi
faria
neceffaria.
Io
dungne
fenfandogli
infieme
col
giovine
Re
di
Siracufa
,
e
defiderando
,:che
non
reftino
per
la
difficoltà
,
e
lunghezza
delle
communi
(trade
privi
di
cognizione
tanto
a
mobili
Signori
meceffarie
è
mi
‘rivolfi
a
tentare
di
am
priv
quela
Via
‘veramente
Regia
;
la
quale
con
l°
ajuto
di
queffo
mio
Compaffo
in
pochiffimi
giorni
infegna
tutto
quello
,
che
dalla
Geome-
tria
,
e.
dall’
Aritmetica
per
ufo
civile,
e
Militare
non
fenza
lunghifr-
mi
ftudj
per
le
vie
ordinarie
,
ft
riceve.
Quello
$
che
io
abbia
con
quefta
mia:
opera
confeguito,
non
lo
dirò
io,
ma
lo
laftierò
giudicare
a
quelli,
che
da
me
fin
qui
l
hanno
apprefa,
o
per
l’
avvenire
Vl
ap-
prenderanno,
e
în
particolare
da
chi
avrà
veduti
gli
Strumenti
dagl
altri:
in
fimili
propofiti
ritrovati
;
benchè
la
più
gran
parte
dell’
in-
venzioni
s
e
le
maggiori
,
che
nel
mio
Strumento
fi
contengono
,
da
altri
fin.
qui
non
fono
ffate,
nè
tentate,
nè
immaginate;
tra
le
quali
è.
molto
principale
queffa
del
poter
qualfivoglia.
perfona
rifolvere
in
un'
ifftante
le
più
difficili
operazioni
di
Aritmetica
;
delle
quali
però
ne
de.
fcrivo
quelle
fole
,
che
alle
Civili,
e
Militari
occorrenze
più
frequen-
temente
accaggiono
»
Duolmi
folamente
,
Benigno
Lettore,
che
quantun-
F,
que
i0
mi
fia
ingegnato
di
fpiegare
le
feguenti
cofe
con
ogni
chiareza
?
za
,
e
facilità
pofibile
,
tuttavia
,
4
chi
le
dovrà
dalla
fcrittura
ca-
vare,
fembreranno
in
qualche
ofeazità
AP
3
perdendo
apprejfo
si
2
A,
/
di
quella
zia
}
che
nel
‘vederle
attualmente
operare
5
è
nell’
apprenderle
dalla
viva
voce,
le
rende
maravigliofe;
ma
queffa
è
una
di
quelle
ma
ferie,
che
non
patifcono
di
effere
con
chiarezza
,
e
facilità
defcritte,
nè
intefe,
fe
prima
dalla
viva
voce
non
fi
afcoltano,
€
nell
atto
Selo
e
fercirar
non
fi
veggono.
E
queffa
faria
ffata
potente
cagione
,
che
mi
averchbe
fatto
affener
dall’
imprimer
quel
opera
,
fe
non
mi
foffe
giunto
all’
orrecchie,
chè
altri
alle
mani
di
cui
,
107
fo
in
qual
Qui
fa,
è
pervenuto
uno
dei
mie
Strumenti
con
la
fna
dichiarazione,
fi
apparecchisvà
,
per
appropriarfelo
;
il’
che
mi
ha
mèfo
‘in
necefità
di
afficurar
col
teftimonto
delle
ffampe
non
‘meno
le
fatiche
mie,
che
la
riputazione
di
chi
fe
l
aveffe
volute
attribuire
;
perchè
quanto
al
far
cauto
me
nom
mancano
le
teffimonianze
di
Principi,
cd
altri
gran
Si.
Quori
s'è
quali
da
otto
anni
in
qua
hanno
queffo.
Strumento
veduto,
e
da
me
apprefone
È
ufo
;
dei
quali
quattro
foli
mi
bafferà
ora
no-
minare
Uno
fu
Vl
IMuftrifimo
,
cd
Eccellentiffimo
Str.
Giov
Friderico
Principe
di
Holfazia
,
ec.
“e
Conte
in
oldenbure“
ec.
che
lanzo
1598.
apprefe
da
me
È
ufo
di
queffo
Strumento,
ma
n0n
ancora
a
‘perfezio»
ne
ridotto,
E
poco
dopo
fut
dell
iffefo
favore
onorato
dal
Serenifi
mo
Arciduca
D.
Ferdinando
d'
Auftria.
L
INuftriimo
,
èd
Etcellena
tiffimo>
Sig.
Filippo
Landgravio
di
Affia
,
e
Conte
di
Nîdda
,
ced
anno
1601
Ù
intefe
zl
medefimo
ufo
qui
in
Padova.
E
il
Serenifs.
di
Mantova
due
annt
fono
volfe
dame
fentirne
|
Efplicazione.
Aggiungefi
,
che
il
tacere
io
la
fabbrica
dello
Strumento;
la
quale
per
la
lunga
,
e
laboriofa
fua
defcrizione,
e
per
altri
rifpetti
al
pres
fente
pretermetto
,
venderà
quefto
trattato
‘del
tutto
inutile,
a
chi
fer
za
lo
Strimento
,
ci
perveniffe
‘nelle
mani.
E
per
tal
caufa
ho
i0
fat
te
ftampare
appreffo
di
me
60.
copie
fole;
per
prefentarne
infieme
con
lo
Strumento
con
la
fomma
dilicenza,
che
ft
ricerca
fabbricato
e
di
vio,
primo
al
Serenifs.
Principe
di
Tofcana
‘mio
Sig.
e
poi.
ad
altri
Signori
»
dat
quali
fo
quela
fatica
efer
defiderata.
Finalmente
«fr
fendo
mia
intenzione
di
efplicare
Val
prefente
operazioni
per
lo
più
an
renenti
‘al
foldato
ho
giudicato
efer
bene:
ftrivere
in
favella
Tofca=
na,
acciocchè
venendo
talora
il
libro
inmano
di
perfone
più
intendenti
della
Milizia
,
che
della-Lingua
latina‘,
poffa
da
loro
‘offer
comodamense
te
intefo,
Vivete
felici.
©
wu
EN
Sin
ab
Direi
EST
NE
DPI
TON
FA
ug
ai
00
PER
AZIONE
DI)
223]
Enendo
alla
dichiarazione
particolare
delle
operazioni
di
quefto.
nuovo
Compaffo
Geometrico
,
e
Militare,
primamente
faremo
principio
da
quella
faccia
di
effo
,
nella
quale
fono
notate
quat-
tro
coppie
di
Linee
con
le
loro
divifioni
j
e
co
i
loro
numeri
:
Il
e
tra
effe
parleremo
prima
delle
più
interiori
denominate
Linee
i
Aritmetiche,
pereffer
le
Joro
divifioni
fatte
in
proporzione
Arit-.
metica
,
cioè
,
con
eguali
eccelfi,
che
procedono
fino
al
nu-
7
mero
250.
dalle
quali
trarremo
diverfi
ufi,
e
primamente
Col
mezzo
di
quelte
Linee
potremo
dividere
una
linea
retta
propoftaci
in
quan:
te
parti
eguali
ne
piacerà,
operando
in
alcuno
degl’
infrafcritti
modi.
Quando
la
propofta
Linea
fia
di
mediocre
grandezza,
ficchè
non
ecceda
#
aper-
tura
dello
Strumento,
piglieremo
con
un
Compaffo
ordinario
1’
intera
quantità
di
quella,
e
quelto
fpazio
applicheremo
traverfalmente
aprendo
lo
Stumento
a
qualunque
nuimero
di
effe
Linee
Aritmetiche
,
purchè
fia
tale
,
che
fopra
le
me-'
defime
Linee
ve
ne
fia
un
minore
sé
da
quello
contenuto
tante
volte
,
quante
fono
le
parti
in
che
fi
ha
da
dividere
la
Linea
propotta
,
ed
aggiuftato
in
tal
guifa
lo
Strumento,
e
prefo
lo
fpazio
traverfale
tra
1
punti
di
quefto
minor
nu-
mero,
quefto.fenz®
alcun
dubbio:dividerà
la
propofta
jinea
‘nelle
parti
ordinateci,
come
per
efempio.
|
i
Dovendo
noi
dividere
la
linea
data
in
cinque
parti
eguali,
pigliamo
due
nu-
meri,
de’
quali
il
maggiore
fia
quintuplo
dell’
altro;
come
fariano.
100.
e
20,
ed.
aperto.lo
Strumento
aggiultiamolo
in
maniera
,
che
la
ditanza
giù
prefa
col.
Compaffo:
fi
adatti
traverfalmente
‘a’
i
punti
fegnati'
100.
100.
e
non
movendo
più
lo
Strumento»prendafi
la
diftanza
‘pur
traverfale
tra
i
punti
delle
medefime
linee
fegnati2zo:
20.
perchè
indubitatamente
quelta
farà
la
quinta
parte
della
linea
pro-
poita
;
e
con.fimile.
ordine
troveremo
ogni
altra
divifione,
avvertendo
di
prende-
re
numeri
grandi;
purchè
non
fi
pafizzo.
perchè
così
facendo,
l'operazione
riefci-
rà
più
facile
,.
ed
efatta.
—
i
L’
iftefo
potremo
confeguire
operando
in
‘un’
altro
modo
;
e
l'ordine
farà
ta-
le.
Volendo
dividere,
per
efempio:;
la
fottopofta
linea
A
B.
v.g.
in
1r.
parti,
prenderò
un:
numero
multiplice»
dell’
altro
undici
volte
,
come
faria
‘110.
e
10.
e'prefa'
col
Compafio
tutta
la
linea
A.
B.
l’‘accomoderò
traverfalmente
aprendo
lo
Strumento
a
i
punti
110.
dipoi
non
fi
potendo
fopra
le
medefime
linee
pren-
dere
la
diftanza
da
i
punti
10.
li
quali
vengono
occupati
dalla
grandezza
del-
la
nocella.;
cin
vece
di
quefta
fi
Ipiglierà
1°
intervallo
‘tra
i
punti
100.
100.
ftringendo
un
poco
il
Compaffo
;
del
quale
fermata
poi
un’
afta_
nel
punto
B.
noterò
coll’
altra
il
fegno
€.
onde
la
rimanente
linea
A
C.
farà
la
undeci-
ma
parte
di
tutta
.l’
A.
B.
fimilmente
‘fermata
1°
afta'
del
Compaffo
in
À.
fe-
gnerd
verfo
l’altra
eftremità
il
punto
E;
lafciando
la
E
B.
eguale
alla
C.
A.
Dipoi
;ftringendo
ancora
un:
poco
il:
Compaffo
;
prenderò
1°
intervallo
traverfale
tra
1
punti
90.
90.
e
quefto
trafporterò
da:
B.
in
D.
e
dall'A.
in
F.
ed
averd
due
linee
CDF
E.
undecime
parti
ancor
effe
dell’
intiera.
E
col
medefimo
ordine
trarisferendo
di
quà
sc
di
là
le
diftanze
‘prefe
trai
puniti
80.
80.
70.
70.
EC.
ì
DELLE
LINEE
i
ec.
troveremo
le
altre
divifioni
;
come
nella
fottopofta
linea
diftintamente
fi
vede.
SCR
T
.
4
{corni
ams
fonera
o
loc]
non]
ct]
BE
E
D.C
A
Ma
quando
ci
fuffe
propolta
una
piccoliffima
linea
da
dividerfi
in
molte
partis
come
farebbe
per
efempio
la
feguente
linea
A
B.
per
dividerla
v.
g.
in
tredici
parti,
potremo
fecondo
quel?
altra
regola
procedere
.
pi
i
Prolunghifi
occultamente
effa
linea
A
B.
fino
in
C.
e
mifurate
in
effa
altre
linee:,
quante
ci
piaceranno,
eguali
alla
AB.
e
fiano
nel
prefente
efempio
altre
fei;
ficchè
(A
C.
fia
fettupla
di
effa
AB.
è
manifefto,
che
di
quelle
parti,
del-
le
quali
la
A
B.
contiene
tredici
,
tutta
la
AC.
ne
conterrà
91.
onde
prefa
con
un
Compaffo
tutta
la
A
C.
ΰ
applicheremo
traverfalmente
aprendo
lo
Strumento,
a
i
punti
91,
gr.
€
ftringendo
poi
il
Compaffo
a
un
punto
meno,
cioè
alli
punti
C
EA
go.
90.
trafporteremo
quefta
diftanza
dal
punto
C.
verfo
A.
perchè
notando
il
termine
verfo
A.
fi
lafcierà
la
novantunefima.
parte
di
tutta
la
C
A.
che
è
la
tredicefima
della
B.
A.
fuori,
pur
verfo
il
termine
A.
e
così
fe
ci.
piacerà
ver=
remo
ftringendo
di
punto
in
punto
il
Compaffo
all’
89.
88.
87.
ec.
e
trafporte-
remo
quetti
intervalli
dal
termine
C.
verfo.
A.
e.
fi
verranno
di
grado
in
grado
ritrovando
,
e
notando
le
altre
particelle
della
linea
propofta
A
_B
Ma
fe
finalmente
‘la,
linea
da
dividerfi'
fuffe
lungi
ima
j
ficchè
eccedeffe'
di
3
molto
la
maggiore
apertura
dello
Strumento,
potremo
in
ogni
modo
prendere
di
ella
la
parte
aflfegnataci
,
la.
quale
fia,
per
efempio
,
la
fettima.
Ora
per
trovar-
la,
avendoci,
prima
immaginati
due
numeri
l’
uno
fettuplo
dell’
altro,
quali
fieno
v.g.
140.
&
20.
coltituifcafi
lo
Strumento
in
qualfivoglia
apertura,
eda
effo
prefa
con
un
Compaffo
la
diftanza
traverfale
tra
li
punti
140.
140.
fi'veda
quante
vol-
te
quefta
è
comprefa
nella.
gran
linea.
propofta,
e
quante
volte
ivi
è
contenuta
;
tante
volte.
l°
intervallo
traverfale.
tra
li
punti
20,
20.
fi
replichi
fopra
la
gran
linea,
e
fi
averà
la
fua
fettima
parte
;
quando
però
l’
intervallo
,.
che
fi
prefe
tra
1
punti
140,
avelle
mifurato
precifamente
la
data
linea
;
ma
fe
non
I°
avefle
mifurata
appunto
,
bifogneria
prendere
dell’
avanzo
la
fettima
parte,
fecondo.
il
modo
di
fopra
dichiarato
,
e
queta
aggiugnere
a
quell’
intervallo
,
che
fu
fopra
la
gran
linea
più
volte
replicato
,
e
È
averà
la
fettima
parte
a.capello.,
fecondo
che.
fi
defiderava
,
|
Come
di
una
Linea
propofta
poffiamo
prendere
qualunque
parti
ci
verranno
ordinate,
Oper.
IL.
LA
prefente
operazione
è
tanto.
più
utile,
e
neceffaria.,
quanto
che
fenza
_4
l'ajuto
deljnoftro
Strumento
faria
difficilifimo
trovar
tali
divifioni;
le
quali
però
con
lo
Strumento
in
uno;
iftante
fi
confeguiranno.
Quando
dunque
ci
‘bifo-
gnaffe
di
una
linea
propofta
prendere
qualunque
parti.
ct
veniffero
.
ordinate
;.
co*
me
per
efempio
delle
197.
parti
dobbiamo
prendere
le
113.
Piglifi.fenz?
altro
con
un
Compaffo.la
lunghezza
della
data
linca,.e
aperto.lo
Strumento:fin
che.
tallun
ghezza
ARITMETICHE
3
Ghetta
fi
accomodi
traverfalmente
alli
punti
fegnati
197.
e
più
non
lo
moven-
o;
prendafi
con
l’ifteffo
Compaffo
la
diftanza
tra
i
punti
113.
113.
che
tanta
fenz?
alcun
dubbio
farà
la
porzione
della
linea
propofta,
che
alli
centotredici
c:n-
tonovantafettefimi
fi
agguaglia
.
|
.
Come
le
medefime
Linee
ci
preffano
due
s
anzi
infinite
fcale
per
trafportar
una
Pianta
in
un’
altra
maggiore
,
0
minore,
fecondo
il
moftro
arbitrio,
Oper.
III
IL
Manifefto
,
che
qualunque
volta
ci
bifognaffe
cavare
da
un
difegno
un’
al
tro
maggiore
,
0
minore,
fecondo
qual
fi
voglia
proporzione
;
fa
di
meftie-
ro,
che
cì
ferviamo
di
due
fcale
efatamenge
divife,
1’
una
delle
quali
ci
ferva
per
mifurare
il
difegno
già
fatto,
e
l'altra
‘per
notare
le
linee
del
difegno»da
far-
fi,
tutte
proporzionate
alle
loro
eorrifpondenti
del
difegno
propofto
;
e
tali
due
fcale
avremo
fempre
dalle
linee
ydelle
quali
ora
parliamo,
e
una
di
effe
farà
la
linea
già
fopra
lo
Strumento
dirittamente
divifa,
e
che
ha
il
fuo
principio
nel
centro
dello
Strumento
,
e
quelta
che
è
una
fcala
ftabile
ci
fervirà
per
mifurare
1
lati
della
propofta
pianta,
P
altra,
che
farà
per
difegnare
la
nuova
Pianta,
dee
efler
mobile
,
cioè
dee
poterfi
crefcere
,
e
diminuire
ad
arbitrio
noftro
;
fecondo
ehe
la
nuova
Pianta
dovrà
effere
,
o
maggiore,
o
minore,
e
tale
fcala
mutabile
farà
quella,
che
dalle
medefime
linee
averemo
traverfalmente,
ftringendo,
o
al-
largando
il
noftro
Strumento.
Ma
per
più
chiara
intelligenza
del
modo
d’
appli-
care
all’
ufo
tali
linee,
ne
metteremo
un’
efempîo
.
Siaci
dunque
propofta
la.
Pianta
A
_B
C
DE.
alla
quale
fe
ne
dee
difegnare
un’
altra
fimile,
ita
fopra
la
linea
FG.
la:quale
fia
omologa;
cioè
rifponda
alla
linca
A
B.
Qui
è
mani-
ico
feto
,
che
bifogna
fervirfi
di
di
due
fcale,
luna
per
mi-
furare
le
linee
della
Pianta
A-B
G-D
E.
e
Paltra
con
la
uale
fi
mifurino
le
linee
del-
a
pianta
da
farli,
e
quefta
dee
effer
dell’
altra
maggiore,
o
minore
,
fecondo
la
propor-
zione
della
linea
F
G.
alla
“A
B.
Piglia
dunque
con
un
Compaffo
la
linea
A
B.
la
uale
applica
rettamente
fopra
|
ta
feala
dello
Strumento,
po-
-
nendo
un’
afta.
del
Compallo
mel
centro
dello
Strùmento/,
e
l’
altra
fopra
il
punto,
do-
ve
cafcherà,
che
fia
per
efem-
pio
al
60.
dipoi
prendî
pur
col
Compaffo
la
inea
FG.
e
pofta
una
delle
fe
afte
nel
punto
60.
apri
To
frumento
fin
tanto,
che
l'altr
alta
cafchi
giulto
traverfalmente
fopra
l’
altro
corrifpondente
punto
60.
nè
più
fi
mu:
terà
tale
coftituzione
dello
Strumento,
ma
tutti
gli
altri
lati
della
Pianta
pro.
pofta
fi
mifureranno
fopra
la
fcala
retta
,'
e
immediatamente
fi
prenderanno
le
Iftanze
corrifpondenti
ad
effi
traverfalmente
per
li
lati
della
nuova
RU
co-
me
verbi
grazia,
vogliamo
ritrovare
la
lunghezza
della
linea
G
H.
rifpondente
alla
BC.
prendi
col
Compaffo
la
diftanza
B.
C.
e
quefta
applica
dal
centro
del.
do
Strumento
rettamente
fopra
la
fcala,
e
fermata
l'altra
alta
nel
air
Sa
È
9
G\
-F
n.
A
DELLE
LINLFE
‘cafca
yiquale
fia
per
efempio
66.
volta
l’altr'afta
all’altro
punto
66.
TERA
te
rifpondente;
fecondo
la
cui
mifura
taglieraila
linea
GH.
che
rifponderà
a
È
hi
in
quell’
ifteffa.
proporzione,
che
la
linea
F
G.
alla
AB.
Ed
avvertali,
Di
quando
fi
voleffe
trafportare
una
Pianta
piccola
in
un’
altra
alfa
maggiore
;
Di-,
fognerà
fervirfi
delle
due
fcale
con
ordine
oppofto
,
cioè
ufare
la
fcala
Ads
la
pianta
da
fari;
e
la
trafverfale
per
mifurare
le
linee
della
Pianta
propolta
,
come
per
efempio:
Abbiamo
la
Pianta
A
B
C
D
E
F.
la
quale
vogliamo
tra-
{portare
in
un’
altra
affai
maggiore
,
cioè
fopra
la
linea
G
H.
che
fia
rifponden-
te
alla
linea
A
_B.
per
‘aggiuftar
le
fcale
prendafi
la
linea
GH,
e
fi
veda
quanti
punti
contiene
nella
fcala
retta,
e
veduto
contenerne
v.
g.
do.
prendafi
la
fua
rifpondente
AB.
e
adattifi
traverfalmente
alli
punti
60.60.
nè
più
fi
muova
lo
Strumento
;
per
trovar
poi
la
linea
HI,
rifpondente
alla
B
C.
piglia
col
Com-
palfo
ella
B
C.
e
va
inveftigando
a
quali
punti
fi
accomodi
fopra
la.
fcala.
tra-
verfale,
e
trovato
accomodarfi
per
efempio
alli
punti.46.
piglia
immediatamente
d’
intervallo
de’
punti
46.
fopra
la
fcala
retta,
e
troverai
la
lunghezza
della
li-
Soi
nea
HI.
rifpondente
alla
B
C.
E
notifi
tanto
per
quefta;
quanto
per
la
precedente
ope:
‘razione,
che
‘non
bafta
aver
trovata
la
lunghezza
H.I.
fe
non
fi
trova
ancora
a.
qual
«punto
fi
dee
dirizzare,
accio-
chè.
coftituifca.
1’.
angolo.
H.
eguale
all'angolo
B.
perd
tro-
vata,
:che
fi'avrà
effa
linea
HI.
fermata
un’
afta
del
Com-
palo
nel
punto
H.
fi
noterà
coll’
altra.
occultamente
una
porzione
di
atco,
fecondo
che
moftra
la
linea
puntata
O
I
N.
dipoi
fi
piglierà
|
interval-
lo
tra
’1
punto
A.
e
’l
punto
C.
e
fi
cercherà
quanti’
punti
fia
fopra
la
fcala
traverfale,
e
trovato
effere
v.
s.
89.
fi
prenderà
rettamente
la
diltanza
89.
col
Compaffo,
del
quale
fermata
un’
afta
in
G..fi
noterà
coll’
altra
1’
interfecazione
dell’
arco
RI
Q.
coll’
arco
primo
O
I
N.
fatta
nel
punto
I.
al
quale
fi
dee
dirizzare
la
linea
HI.
e
farà
fenza
dubbio
l’
angolo
H.
eguale
all’
angolo
B.
e
la
linea
HI.
pro-
porzionale
alla
B
C.
e
con
tale
ordine
fi
troveranno
gli
altri
punti
K
L
M,
ri
fpondenti
all’
angolo
D
E
F.
Regola
del,
Tre
rifoluta
col
mezzo
del
Compaffo-y-e-delle-medefime
Linee
i
0
Aritmetiche,
Oper,
1V.
Ervonci
le
prefenti
lince,
non:
tanto
per
la
refoluzione
di
diverfi
problemi
lix
S
neari,
quanto
per
alcune
regole
di
Aritmetica,
tralle
quali
.porremo
quelta
»
che
rifponde
a
quella,
nella
quale
Euclide
c’
infegna:,
propofti
tre
numeri
trova-
re il
quarto
proporzionale;
perchè
‘altro
non
è
la
regola
Aurea,
che
del
Tre
do-
mandano
i
pratici,
che
trovare
il
quarto
numero
proporzionale
a
i
tre.
propolti
»
Dimoftrando
adunque
il
tutto
coll’
efempio
per
più
chiara
intelligenza
dichiamo:
.Se
80.
ci
dà
120.
che
ci
darà
100?
Hai
dunque,
tre
numeri
polti
in
quelt’
or
dine,
.,80.,
|,420.,
«1900»
.;
€
per
trovare
il
quarto
numero
che
cerchiamo
s
prendi
ARITMETICHE.
$
prendi
fopra
lo
Strumento
rettamente
il
fecondo
numero
de’
propofti
;
cioè
120.
ed
applicalo
trafverfalmente
‘al
primo
,
cioè
all’
80.
dipoi
prendi
trafverfalmente
il
terzo
numero,
cioè
100.
e
mifuralo
rettamente
fopra
«la
fcala
,
e
quello
che
troverai
,
cioè
150.
farà
il
quarto
numero
cercato
;
e
nota
,
che
l’
ilteffo
avver-
ria,
fe
in
vece
di
prendere
il
fecondo
numero
pigliaffi
il
terzo,
e
poi
in.
vece
del
terzo
pigliaffi
il
fecondo
,
cioè,
che
l’iftefflo
ci
darà
il
fecondo
numero
pre-
fo
rettamente.,
ed
applicato
al
primo
trafverfalmente
,
pigliando
dipoi
il
terzo
trafverfalmente
,
e
mifurandolo
rettamente
,
che
ci
darà
il
terzo
rettamente
pre-
fo,
e
trafverfalmente
al
primo
applicato
,
pigliando
poi
il
fecondo
trafverfal-
imente
,
e
rettamente
mifurandolo
,
che
nell’
uno
e
nell’
altro
modo”
tro-
veremo
150.
e
ciò
è
bene
aver’
avvertito
,
perchè
fecondo
le
diverfe
occafio=
hi;
quefto
di
quello,
o
quello
di
quefto
modo
di
operare
ci
tornerà
più
acco-
modato
.
i
‘‘
Poffono
,
circa
l’
operazione
di
quefta
regola
del
Tre,
occorrere
alcuni
cafi,
i
quali
potriano
partorir
qualche
difficoltà
,
fe
non
fi
avvertiffero
,
dimoftrando
ap-
preflo
,
come
in
effi
fi
debba
procedere
.
E
prima,
potria
alcuna
volta
occorre
te
,
che
de’
tre
numeri
propofti,
nè
il
fecondo,
nè
il
terzo
prefo
rettamente,
fi
potelle
applicare
trafverfalmente
al
primo;
come
fe
fi
dicefle,
25.
mi
dì
60.
che
darà
75?
dove
tanto
il
60.
quanto
il
75.
pafla
il
doppio
del
primo,
cioè
di
25.
ficchè
nè
1°
uno,
nè
l’altro
di
effi
fi
può
rettamente
prefo
,
applicare
trafverfal-
mente
ad
effo
25.
onde
perconfeguire
l'intento
noftro,
piglieremo
o
il
fecondo,
o
il
terzo
rettamente,
e
l’applicheremo
al
doppio
del
primo
trafverfalmente,
cioè
a
so.
(
e
quando
non
baftalfe
al
doppio
,
1°
applicheremo
al
triplo,
al
quadruplo
,
ec.
)
dipoi
pigliando
l’
altro
ralazliGicate
,
affermeremo
,
che
quello,
che
ci
moftre-
tà
mifurato
rettamente
,
farà
la
metà
(
ovvero.
la
terza,
o
quarta
parte)
di
quel-
Jo
,
che
cerchiamo.
E
così
nel
propofto
efempio
60.
prefo
rettamente
applicato
al
doppio
di
25.
cioè
a
go.
trafverfalmente,
e
fubito
prefo
il
75.
pur
trafverfal-
mente,
e
quefto
mifurato
rettamente
,
troveremo
,
che
ci
darà
go.
il
cui
doppio,
cioè
180:
è
il
quarto
numero
,
che
fi
cercava.
Potria
in
oltre
occorrere,
che
fe
il
fecondo,
o
il
terzo
de’
numeri
propefti
non
fi
poteffe
applicare
al
primo,
per
effere
effo
primo
troppo
grande,
ficchè
ecce-
deffe
il
numero
fegnato
fopra
le
linee,
cioè
250.
come
fe
diceffimo
280.
mi
dì,
130.
che
mi
darà
195.?
in
tal
cafo
prefo
rettamente
il
130.
fi
butterà
trafverfal-
mente
alla
metà
di
280.
che
è
140.
dipoi
fi
prenderà
trafverfalmente
la
metà
‘del
terzo
numero
,
cioè
di
195.
che
è
97.
e
mezzo,
e
quefto
fpazio
mifurato
rettamente
ci
darà
90.
e
mezzo
,
che
è
quello
che
fi
cercava.
Un
altra
cautela
farà
bene,
che
ponghiamo
per
fervirfene
quando
il
fecondo,
o
terzo
de’
numeri
propofti
fuffero
molto
grandi,
effendo
gli
altri
due
mediocri
‘come
quando
fi
diceffe
,
fe
60.
mi
dà
390.
che
mi
darà
45?
prefo
dunque
45.
rettamente
;
fi
applicherà
trafverfalmente
al
60.
e
non
fi
potendo
pigliare
390.
intero
,
lo
piglieremo
in
pezzi,
fecondo
che
più
ci
piacerà,
come
v.
g.
piglie-
rò
90.
trafverfalmente,
il
quale
mifurato
rettamente
mi
darà
67.
e
mezzo
,
il
che
noterò
da
parte;
piglierò
poi
trafverfalmente
100.
che
mifurato
rettamente
mi
da-
tà
75.
e
perchè
nel
390.
vi
è
una
volta
90.
e
tre
volte
100.
prenderò
tre
volte
il
75.
trovato
,
e
di
più
67..e
mezzo
,
dh
fu
trovato
in
virtù
del
go.
e
tutta
quefta
fomma
fa
292.
e
mezzo,
pel
quarto
numero
che
fi
cerca.
Ultimamente
non
relteremo
di
dire,
come
fi
poffa
operare
la
medefima
regola
in
numeri
piccoliffimi
,
benchè
nello
Strumento
non
fi
fieno
potuti
notare
1
punti
‘dal
15.
in
giù,
mediante
la
nocella
che
unifce,
e
collega
le
afte
dello
Strumen.
to.
Ma
in
quefta
occafione
ci
ferviremo
delle
decine
de’
punti,
come
fe
fuffero
unità,
ficchè
dicendo
per
efempio
fe
ro.
dì
7.
che
darà
13?
Non
potendo
pigliar
7»
per
buttarlo
a
10.
piglieremo
70.
cioè
7.
decine
;
e
lo
butteremo
a
Io.
deci=
vi
40M
de
i
\
N
ns
*
6
DELLE
LINEE
ne.,
cioè
a
100.
e
fubito
pigliando
.13.
decine,
torneremo
:a
mifurar
quefta
di4
ftanza
rettamente,
e
la
troveremo
contenere.
punti
91.
che
fono
‘19.
e
un
decimo,
facendo,
come
fi
è
detto,
che
ogni
decina
vaglia
uno;
E
da
tutti
quefti
avverti:
menti,
quando
fi
averanno
bene
in
pratica,
fi
potrà
facilmente
inveltigare
la
fo=
luzione
di
tutte
le
difficultà,
che
ci
poteffero
in
ogni
cafo
occorrere.
|
.
Regola
del
Tre
inverfa,
rifoluta
col
mezzo
delle
medefime
Linee.
roc
Open
ES
non
diffimile
operazione
fi
rifolveranno
‘i
quefiti
della
regola
del
Tre
in-
‘verfa;
Eccone
un’
efempio.
Quella
vittovaglia
,
che:
bafteria
per
mantener
60.-giorni
100.
Soldati,
a
quanti
bafteria
giorni
752
quefti.
numeri
difpofti
alla
regola,
.itariano
in
puoi
ordine...
60.
100.
|
75.
E
l’opetazione
dello
Strumento
richiede,
che
pigli
rettamente
il’
primo
nume-
ro,
cioè
60..e
1’
applichi
trafverfalmente
al
numero
terzo
,
cioè
75.
e
non
mo:
vendo
lo
Strumento
piglia
trafverfalmente
il
100.
che
è
il
fecondo,
e
mifuralo
rettamente;
e
troverai
go.
qual’
è
il
numero
‘cercato,
dove
fi
dee
parimente
av-
vertire,
che
il
medefimo.
ritroveremo
applicando
il
fecondo
rettamente
al
terzo
trafverfalmente,
e
poi
mifurando.
rettamente
il
primo
trafverfalmente
prefo.
Deefi
oltre
a
ciò
notare,
che
tutti
gli
avvertimenti
pofti!fopra;
circa
la.regola
‘del
Tre,
fi.
deono
ancora
in
quefta
per
appunto
offervare.
Regola
per
trafmutar
le
monete.
Oper:
VI.
ES
mezzo
di
quefte
medefime
Linee
Aritmetiche
poffiamo
trafmutare
ogni
lu
fpezie
di
moneta:
l'una
nell’.
altra
con
maniera
molto
facile,
e
fpedita
,
il
che
fi
confeguirà
coll’
aggiuftar
prima
lo:
Strumento,
pigliando
rettamente
il
prez-
zo
della
moneta;
che
vogliamo
trafmutare:;
ed.
accomodandola
trafverfalmente
al
prezzo
di
quella,
in
cui
fi
ha
da
fare
la
trafmutaziones
come)
accid
più
diftin-
tamente
‘il
tutto
is’
intenda,
dichiaretemo
con
un’efempio.
Vogliamo,
v.
£.
traf-
mutare
fcudi
d°
oro
in
ducati
Veneziani,
e
perchè
il
prezzo,
o
valuta
dello
fcu-
do
d’
oro
è
lire
8.
e
la
valuta
del
Ducato
lire
6.
e
foldi
4.
è
neceffario
(
‘poi-
chè
il
Ducato
non
è
mifurato
precifamente
dalle.
lire,
entrandovi
foldi
quattro
)
rifolvere
l’
una,
e
l’
altra
moneta,
e
valutarla
co’
foldi;
confiderando,
come
il
prezzo
dello
feudo
è
foldi
160.
e
quello
del
ducato
124.
Per
aggiultar
dunque
lo
Strumento
alla
trafmutazione
di
feudi
d’
oro
in
ducati,
piglia
rettamente
la
va-
luta
dello
feudo,
cioè
160.
ed
applicala,
aprendo
lo
Strumento
;
trafverfalmente
al
valore
del
ducato,
cioè
a
124.
nè
più
moverai
lo
Strumento.
Dipoi
‘qualun-
que
fomma
di
fcudi
propolta
trafmuterai
in
ducati,
pigliando
la
detta
fomma
trafverfalmente,
e
mifurandola
rettamente
,
come
per
efempio
,
vogliamo
fapere
quanti
ducati
facciano
186.
fcudi
,
piglia
186.
per
traverfo
}
e
mifuralo
rettamen-
te,
e
troverai
240.
e
tanti
ducati
faranno
i
detti
fcudi.
Regola
degl
interefi
fopra
interelli
3
che
altrimenti
fi
dice
de
meriti
a
capo
i
d’
Anno.
Oper.
VII.
‘AG
fpeditamente
potremo
rifolvere
le
queftioni
di
queta
regola
con
1’
ajuto
delle
medefime
linee.
Aritmetiche
,
e
ciò
con
due
diverfe
maniere
di.
ope-
rare,
come
con
due
feguenti
efempi
faremo
chiaro,
e
«manifefto
|
Cercafi
quanto
fiano
-per
guadagnare
140.
feudi
in
5.
anni
a
ragione
‘di
6;
per
100.
1’
anno
,
la-
fciando
gl’
intereffi
fopra
il
capitale,
e
fopra
gli
altri.intereffì
,
‘acciocchè
conti-
nuamente
guadagnino
.
Per
trovar
dunque
quanto
cerchiamo
4.
piglia
rettamente
i
ARITMETICHE.
7
il
printo
capitale,
cioèr4o
e
quelto
butta
trafverfalmente
al
100.
e
fenza
mover
lo
Strumento
,
piglia
fubito
trafverfalmente
la'
diftanza
tra
li
punti
106.
che
è
il
100.
con
l’interelle
,:
e
torna.
di
nuovo
ad
aprir
lo
Srumento
,
e
quefto
inter-
vallo,
che
ultimamente
piglialti
col
Compaffo,
ributtalo
al
100.
ed
aprendo
un
po-
co
più
il
Compaffo
,
piglia
trafverfalmente
la
diltanza
tra
li
punti
106.
e
di
nuo-
vò
aperto
un
poco
più
lo
Strumento
,
butta
queta
diftanza
pur
ora
trovata
al
100.
ed
aprendo
il
Compalfo,
piglia
il
106.
ed
in
fomma
va
replicando
quefta
medefima
operazione
tante
volte,
quanto
è
il
numero
degli
anni
del
merito,
ed
efferido
nel
prefente
efempio
il
merito
per
anni
cinque,
dei
reiterar
l’
operazio-
ne
cinque
volte
.
Ed
im
ultimo
mifurando
rettamente
l’
intervallo
che
averai
pre-
fo,
troverai
comprender
punti
187.:e
un
terzo
,
e
tanti
fcudi
faranno
diven-
tati
li
140.
polti.
da
principio
col
guadagno
di
fei'per
cento,
nello
fpazio
di
an.
ni
cinque
:
e
nota
,
che
fe
ti
tornaffe
più
comodo
di
fervirti
in
cambio
del
100.
e
106.
del
200.
e:
212.
come
fpelle
volte
occorrerà,
il
medefimo
farà
ritro-
vato
.
i
fin
;
L'altro
modo
di
operare.
nom
richiede
altra
mutazione
nello
Strumento
;
che
un'folo
primo
accomodamento,e
procedefi.
così.
Servendofi
del
medefimo
quefi-
to
pofto
fopra;
per
aggiuftat
lo
Strumento,
piglia
100.
col
fuo
primo
intereffe
,
cioè
106.-rettamente
,
ed
aperto
lo
Strumento
applicalo
trafverfalmente
al
100.
nè
mai
più
moverai
lo
Strumento:
piglia:
poi
trafverfalmente
la
fomma
de
idanari
propofta
;
che
fr
140.
e
mifurala
rettamente
;
e
vederaî
già.
il‘guadagnio
«del
primo
anno
effet
148.
e
due
quinti
,
comprendendo:
però
anche
il
capitale
.
Per
trovar
il
fecondo
anno
,
piglia
trafverfalmente:
quefto
148.
e'due-quinti
,
e
fenz?
altro
mi-
furalo
rettamente
;
e
troverai
157:
e.
um
terzo,
pel
fecondo
anno
.
Piglia.
poi
quelto
medefimo
numero
157.
e
un
terzo
trafverfalmente
toria
a
mifurarlo
retta-
merite.,
e
trovetai
166.
e'tre
quarti,
pel
capitale,
e
guadagno
del
terzo
anno»
Torna
a
pigliar
quefto
166.
e
tre
quarti,
trafverfalmente:,
e
mifuralo.rettamente,
ed'averài
per
lo
quarto
anno
176.
e.tre
quarti.
Finalmente
piglia
quefto
trafverfalmente,
e
torna
a
mifurarlo
rettamente;
ed
averaî
pel»quinto
anno
tra
capitale}
ce
guada-
gno
186.
e
un.
terzo.
E.
così
volendo:
per.
più
anni
andertai
replicando
l
opera-
zione
E
nota;
che
quando
il
primo
capitale:
propofto
fuffe
fomma
tale;
che
ec-
cedefle
il
numero
de
i
punti
250.
fegnati
fopia
le
lineervAritmetiche
deb'opera-
re
a
pezzi,
‘pigliando
la
metà
;il.tetzo
;il'quarto
<il
quinto,
è
altiia
parte
del-
la
fomma
propofta
,
che
in
fine
pigliando
due
,
tre}
quattro
,
o
cinque,
o
più
volte
,
quello
che
trovi,
verrai
in
cognizione
di
quello
,
che
defideri.
DELLE
LINEE
GEOMETRICHE,
Che
feguono
appreffo
,
e
loro
ufi;
E
prima
come
col
mezzo
di
effe
poffiamo
crefcere,
0
diminuire
in
qua
lunque
data
proporzione
tutte
le
figure
fuperficiali
.
Oper.
VIII.
E
Linee,
che
feguono
apprelfo
le
Aritmetiche
di
fopra
dichiarate
fono
dette
Linee
Geometriche
;
per
effer
divife
fecondo
la
Geometrica
proporzione
pro-
cedente
fino
al
50.
dalle
quali
trarremo
diverfe
utilità;
e
prima
ci
ferviranno
per
trovar.il
Jato
d’
una
figura
fuperficiale
,
che
ad
un’
altra
‘propofta
abbia
una
data
proporzione;
come
faria
peri
efempio;;
feridbci
propolto:
il
triarigolo
A
BC.
vo-
gliamo
trovariil
lato:
divun'
altro
5
che
ad'eflo:
abbia
proporzione
fefquialtera-,
sugo
N
2
Piglinfi
[Document text truncated for crawler view.]