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Opere di Galileo Galilei divise in quattro tomi : tomo primo

Galilei, Galileo (1564-1642)

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Dt rn) ZI po | e (WI ITTORA [Att TI LL Le Vv Zuochi sculp. O PER È, GALILEO GALILEI DIVISE IN QUATTRO TOMI, In quefta nuova Edizione accrefciute ._. di molte cofe inedite. TOMO PRIMO, e ERI re i AG SS IN PADOVA, MDCCXLIV. Nella Stamperia del Seminario. Appreffo Gio: Manfré, Con Licenza de Superiori, e Privilegi. 3% AVGH ETC EGG E. ves] L Nome di Galileo e il merito dell Opere fue è tanto noto mella Repubblica delle lettere, che ridicolo ed inet- to farebbe chiunque vole(fe intraprederne il panegirico . Parlano e parleranno di lui, finchè tra le nazioni regnerà alcun gufo per le fcienze, i foi moltifimi - e maravigliofi ritrovamenti. IL Compaffo di Proporzio- me, il Canocchiale, il Binocalo, il Microfcopio , î Satelliti di Giove con le Efemeridi de’ lor periodi , le Macchie Solari e le leegi dei lo- ro moti, Saturno Circondato, i Monti e la Titubazione della Luna, le Faft di Venere , il modo di trovar le Longitudini , il Termome- tro, e probabilmente l’idea del Barometro data al (uo difcepolo Tor- ricelli, l’ufo del pendolo per mifurar il tempo, la Cicloide colla mi- fura della fua areas le Forze centrali, due frienze nuove della Mec- canica e del Moto, il Metodo degli Indivifibili, ed altre non poche grandi (coperte, parte da lui evidentemente dichiarate, parte accenna te: î fuoî difcepoli, la Filofofia riformata, il buon gufto introdotto nelle fcienze, quefti fono gli encomj e è fregi immortali dell’ incom- parabile Galileo . Egli > come atteffa il celebre Fontenelle, fe trova alla tefta d'ogni bella invenzione, e fcoperta fatta in natura . chi leggerà le opere e le memorie da lui lafciate, troveravvi i fomi di tutte le moderne dattrine , e vedra che i Filofofi venuti dopo altro non anno fatto che lavorare fu i fondamenti da lui gettati, e ffen- dere le fue conquiffe, fenza le quali forfe non avrebbero meffo pie- de fuori degli angufti confini (egnati dagli antichi, E chi non con- fefferà, il merito del primo in ogni genere non poter effere uguaglia- to, non che fuperato ? I’ Edizione pertanto dell’ Eccellenti opere di queffo grande Italiano, le quali erano divennte già rare pel grande ufo che ne fanno comunemente tutti i dotti, noi abbiamo per pubbli co vantaggio intraprefa. E perchè ella non è una femplice copia dell’ ultima di Firenze, renderemo qui conto a chiunque è per fervirfene, delle mutazioni e miglioramenti che fatti fî fono. Le mutazioni nor confiffono che nella diffribuzione dell’ opere da noi fatta fecondo il buon ordine, e fecondo la coerenza delle materie, come veder fi può nell’ Indice generale qui anneffo di tutti è Trattati. A riguardo della citazione di alcune opere nel Vocabolario della Crufca , fi fegna nel margine il numero delle pagine dell’ edizion Fiorentina, e fi marca n0 î luoghi, nei quali fi è fatta qualche trafpofizione , I migliora. a 2 261° menti vencono delle giunte di molte cofe non più inferite nell ope re del Galileo. Al primo tomo fi è aggiunto il Trattato del modo di mifurar colla vifta, replicato da noi per le dimoftrazioni che man cano in quello. pubblicato già dall’ Autore infieme col compalflo. Quefto Trattato unito a quello della Sfera fi conferva manoftritto nell inf gue Libreria de RR. PP. Somafchi di S. Maria della Salute in Ven nezia. Nel fecondo Tomo fi è poffa la Sfera, e dopo la Sfera feguo- no ventidue Lettere aggiunte di muovo . Le venti prime cavate dall ifteffa libreria fi videro già ffampate in diverfe Raccolte ‘ufcite in Venezia; le altre due col Frammento ivi anneffo fono tratte da’ ma- nofcritti trovati in Firenze preffo gli Eredi di Galileo , 0 piuttoffo del Viviani, che avea raccolte tutte le fcritture del (uo Maeftro per farne una compita Edizione . In quefti (fel Manofcritti fomofi tro-. vati è Penfieri varj , così da noi chiamati, 0 Frammenti pofti nel fine del terzo Tomo. Il Tomo Quarto contiene il Dialogo , cui ci fu permeffo ffampare infieme coll’ altre opere . Quefto fî darà anche a parte. Avevamo ancora alquante lettere di Galileo ben lunghe ve nuteci pur di Firenze dalla ffefla mano ; le quali però tengonfi indietro, sì perchè avendole fcritte l’ Autore innanzi di compor il Dialogo , tuito quello che. avea creduto effervi di buono e degno del pubblico, in quello raccolfe, sè anche per altri riguardi. Quanto all’ Opere ffampate polfamo atteffare di aver ufata tutta l’attenzio nec diligenza poffibile, perchè ufciffero fenza errori. chi defidera notizie intorno l’ifforia dell’ opere e della vita di Galileo, legga la feguente Prefazion Generale, e la Vita premelfe nell'edizion di Fh renze . | IA e ASA A ZEANI PELA A EC i ETA DL è TINI Dei Trattati, che fi contengono, in. quefti Quattro Tomi. T'OMO- PRIMO. Refazione univerfale . n inc Paco a Vita di Galileo Galilei. tr Le Operazioni del Compaffo Geometrico; e militare di Galileo. Annotazioni di Mattia Bernaggeri fopra il Trattato cn Lei ro delle proporzioni del. Galileo. 36 Ufus © Fabrica circini cujufdam proportionis Opera © ftudio di thaffaris Capra. Difefa di Galileo contro alle Calunie ed. impofture di Baldi far Capra Milanefe . 134 Difcorfo «intorno valle; cofe, che nino in fu l Begua , 0 che in quella fi muovono, di Galileo... . 188 Nore fopra il Difcorfo delle cofe che dina full acqua . 237 Lettera di Tolomeo Nozzolini a Monfi, ignor Ir Arcivefco» vo di Firenze. 254. Lettera di Galileo al Sig, Tolomeo Nozzolini. {ai 258 Difcorfo Apologetico di Lodovico delle Colombe intorno al Diftor- fo del Galileo circa le cofe che fanno fu l'acqua. . |. 266 Confi iderazioni di-M. Vincenzio di Grazia fopra il Difcarfo di Ga- lileo intorno alle cofe che ftanno full’ acqua. 207 Rifpofta del P. Ab. D. Benedetto Caftelli alle oppofi zioni del. Sig. Lodovico delle Colombe, e del Sig. Vincenzio di Grazia contro al Trattato del Galileo delle cofe che ftanno full'acqua, 0 che în quella fi muovono. 356 Confiderazioni intorno al Difcorfo Apologetico di Lodovico delle Co- lombe.. 358 Con fiderazioni appartenenti al libro del Sig. Vicenzio di Grazia. 497 Della Scienza Meccanica, opera del Sig. Galileo con un fram- men- mento fopra la Forza della Percofla. 553 Note fopra le Meccaniche . 576 La Bilancetta di Galileo Galilei. 581 Annotazioni di Domenico Mantovani fopra la Bilancia di Gali- leo. i 8 O/fervazioni del P. Ab. D. Benedetto Caftelli intorno alla Bilon cetta di Galileo. 586 O/fervazioni di Vicenzio Viviani intorno alla Bilancetta di Gali- leo . 588 Trattato del modo di mifurar colla vifta di Galileo. 592 TOMO SEC'ON DO: Idereus Nuncius. Facc. I Note fopra 11 Nuncio fidereo. 27 Gontinuazione del Nunzio Sidereo. 40 Iftoria e dimoftrazioni intorno alle macchie folari, e loro ac- cidenti, comprefe in tre Lettere feritte al Sig. Marco Velfe. ri da Galileo Galilei. 85 Note fopra le Macchie folari . 159 De Maculis Solaribus tres Epiftole Apellis poft tabulam latentis. 165 Capitoli eftratti da alcune lettere comprovanti Galileo effere frato — 3 primo offervatore delle Macchie Solari. 197 De tribus Cometis an. 1618. Difputatio Aftronomica babita in Col- legio Romano S. J. ab uno ex Patribus ejufdem Societaris. 201 Difcorfo delle Comete di Mario Guiduci. 209 Il Saggiatore di Galileo Galilei. a I Note fopra 11 Saggiatore. 361 Lettera al P. Tarquinio Galluzi di Mario Guiduci, nella quale fi Î giuftifica dall'impurazioni dategli da Lottario Sarfi nella Libra Aftronomica e Filofofica. 369 i Lettera di Galileo al Sereniffimo Principe Leopoldo di Tofca:. na in propofito di quanto difcorre Fortunio Liceti del Car dor Lunare nel cap. 50. del fuo Liteosforo. 382 No- Te n C g; LA RESSE 1I2e. Note fopra la lettera di Galileo al Principe Leopoldo o 399 Lettera di Galileo al P. Criftoforo Griemberger della Compagnia . di Gesù in materia della montuofità della Luna, ‘©—409 Note Sopra ta lettera al P. Griemberger.. 424 Lettera di Galileo a Monfignor Dini fopra lufo del Canoc. chiale, e de Pianeti Medicei,. 426 Rifpofta di Galileo ad un Problema propoftogli dall’ Iluftriffi- mo Sig; Pietro Bardi de’ Conti di Vernio, orde avvenga, che d acqua a chi v'entra appaja prima prerto, e poi calda gi dell’ aria. temperata i 43% Note fopra quefta Rifpofta. 433 Lettere di Galileo Galilei in propofito di trovare le longitudi- ni per via de’ Pianeti Medicei, coll’ aggiunta d’altre lettere fcritte al Galileo intorno alla medefima materia. 435 Lettere di diverfi. appartenenti dl (A:rartago i di ritrovare Te longiru: dint di Galileo Galilei. Su 485 Operazioni Aftronomiche di Galileo. fa 507 Trattato della. Sfera, 0 Solatogratia di Galileo Matematico -di Padova. 3 SIDIO Lettere di Galileo a Paolo Gualdo, al P. Fulgenzio Micanzio, al P. Paolo Sarpi; a Curzio Picchena ec. 542 TOMO TT E RoZ!0.b Ialoghi delle Scienze Nuove, o fia Difcorfi e dimoftrazio- ni intorno a due nuove fcienze attenenti alla Mecca- nica, ed ai Movimenti Locali di Galileo Galilei. Facc. 1 Giornata prima, i ce e Giornata feconda. O I RC Giornata Terza De motu Locali; i w ale ev A De motu naturaliter accelerato; i — Giornata Quarta De motu ProjeStorum . REST Appendix , in qua continentur Theoremata ; corumque. De. monftrationes circa centrum Gravitatis. 172 Prin Principio della Quinta ‘Giornata 00 sil a en 186 Giornata ‘Sefta. della Forza della Percoffa. © 00 i. © 196 A” delle: Refiflenze: principiatro da Vicenzo Viviane per iMlu 3efirare D ii di AIA ip complusò dal iP DI: “Guido Gratta rod Is) DS Nore 3, l'io del Moro cedeva del Galileo, Da Pi Ab. da Guido: Grandi. TT 1) ib £100688 Lettere: di. Galileo . circa le materie ‘trattate nei Dialoghi delle ‘fcienze: nuovei » |. a nupia Ag2 Lettere di Galileo, e del Pr. Caftelli del ir di mifuràte» le :igocciole d’ Acqua cadenti fopra una data fupetficie. | 35% Lettere: di Galileo ‘a: Po Picchena; nelle quali tratta della ciGalamitàs o nin 65 Lettera di Galileo fopta ib Fiuhlk Biftiezio ; i I ai 11358 Lettere di Galileo; deleP. Caftelli }vevdel Nozzolini in reo ‘ Hito della ffima d'un Cavallo, — »* Rin di dita i Feznndenti di Galileo. si | BA: It1012 "gol. Parere ‘di Galileo intorno all’ iola! del Contado? DOTATA Poftille di Galileo al libro intitolato: Efercitazioni Filifchi di «Antonio Rocco. — 44 Corifiderazione di Galileo fopra il "GRA de Dadivios! «di ssd Problemi Var) di Galileo, 438 Penfieri Varj di, Geluto gt dA I OMOT 442 TOMO QUARTO RI sez ‘ Contenente. il. Dialogo... | ps to NOndanna di Galileo . ip sto Goate Fl Differtazione del P. Calmeto. +... ..- Face. I Giornata Prima. ne aa DSi pe 23 Giornata Seconda. | aa cid a divi ei OI Giornata Terza. , bici IT pi DI ; : I ribnF@28 Giornata ni Quarta sui ao E senatori it n e e n e — ‘ e ste x ta fa i imc 4 ngn commi L = o i n Ra Coming sa DES F ca 3 ca (70) teo Hi art TT i i IU “| [TUUTTLTALI PID 4 pu 2A sai aaa 7 pi PREFAZIONE UO Noi VERS Aa = L divino altiffimo Creatore, volendo formare quefta ! maravigliofa fabbrica dell Univerfo , con infinita provvidenza, e con mirabile magiftero avendo crea- = te, e difpofte le cofe tutte in numero, pelo, e .|{ mifura; fece l’uomo a fe medefimo fomigliante , e per proprio naturale inftinto defiderofiffimo di fape- re: Quindi 2 isfogare. queft’ innata generofa bra- ma, affiffandofi gli umani intelletti in quefta pro- Rari digiofa, e ftupenda macchina del Mondo, ed ifcor= NESS gendo per ogni parte imprefi indubitati fegnali dell’ onnipotente mano dell’ Architetto fupremo ; trovarono tofto ampia materia per la fpeculazione ; laonde fenza pofarfi giammai , fempre contemplando.,. e ammirando l’ pese della fapienza infi- nita, da quefta lodevole maraviglia , € da quefta. aggia continua contem- plazione , ebbe il fuo principio, ed il fuo nafcimento quell’ infegnatrice fo- vrana , che noi appelliamo Filofofia naturale. Si vide allora tutto 1° Uni. verfo altro non effere che un gran libro , libro mirabile della natura aper to a tutti, e fegnato ‘di. tanti caratteri , e di tante cifre d’ onnipotenza 9 quante fono le creature , e gli oggetti, che lo compongono ; i quali tutti in bella, ed ordinata suifa dinotano la magnificenza , e lav:grandezza del Facitore. Concioffiachè i Cieli narrano la gloria di Dio; ele opere delle fue mani annunzia il firmamento, il giorno al giorno ragiona , e la notte anfegna alla notte , e per tutto penetra ; e rifplende quella chiariffima sfa- villante luce , che il tutto muove, e per 6gni dove fono improntati 1 fe- mi di quelle verità , che lo informano ; che tutte fono verace ritratto ,, ed ' d' om, I, A illus RA TN ta AN ana 3 h AMT anzasat Se î PREFAZIONE illuftre fomiglianza di quel primo ineffabil vero , origine, e forgente di tutte le verità , e che di tutte è | archetipo , e l’ efemplare fovrano , nél cui profondo s’ interna Legato con amore in un volume Ciò che per Vl unverfo fi fquaderna . Ma per giugnere alla conofcenza della Filofofia, comecchè ella non iftà fritta in altro libro, fe non in quefto vaftiffimo, e maravigliofo della. natura , fa di meftieri apparare diligentemente a conofcere , ed a rilevare. 1 caratteri di quel primo idioma, in cui, dettante l'eterna fapienza, furono efpreffe 1’ opere immenfe della fua mano creatrice , che tutte furono egual: | mente grandi , e prodigiofe , e magnifiche , e di cui è permeffo talora il poterne da noi mortali difcoprire, ed intendere alcuna parte , folamente da coloro , che con favio accorgimento fanno fare acquifto di quell’ aurea, ed eccellente linsua nella quale fono elleno fcritte, e che fola le smanifefta 3 e le difcuopre . Quefta altra non è fe non la Geometria , unica , e fedele! interprete della verità ; ella fquarcia il velame, che le naturali cofe am-. manta di tenebre ; ella agli occhi noftri le diftingue ; e le fpiega ; ella le. rende chiare, e percettibili a i noftri fenfi ; ella ci dimoftra , che i carat- teri di quefto mifteriofo linguaggio , altro non fono che triangoli , cerchi ; ed altre figure geometriche, fenza i quali mezzi egli è impoffibile 1’ intenderne umanamente PE Con quefta gli arcani della natura, e le cagioni più fegrete.. delle cofe fi disvelano; con queta non folamente quelle cofe , che remote. fono dall’ opinione del volgo , ma quelle appena credibili dagli Uomini fcienziati, avvengachè vi contraftino ‘a tutta lor poffa l’ immaginazioni del- la loro fantafia , effer vere , ed evidenti fi convince e fi dimoftra . Impet@ ciocchè come mai fenza l’ ajuto della Geometria averebbero potuto gli uma ni intelletti giugnere a concepire generazioni , e nature di linee, che pros lungandofi , e paffando per ifpazio infinito, quantunque fempre più fi va: dano accoftando, non poffono giugnere ad unirfi giammai. Figure difegualt. racchiufe da circuito , o vogliamo dire, ambito eguale , di cui talvolta la minore da ambito maggiore è racchiufa. L’ infinito ricercato “in vano nell@. multiplicazione de’ numeri, e ritrovato pofcia nell’ unità. Solidi di lunghe: za infinita , eguali a folidi finiti, e determinati. Inftrumenti , che col lo ro ravvolgimento follevano i corpi fluidi nell’ atto ifteffo del loro difcette dere , il che appunto è la vera cagione della loro immaginabil falita, Dif vifori, e moltiplici così potenti , ed efficaci , che poffono a forza di mol tiplicazione dell’ affoluto niente formare un tutto, e dividendo qualfivogli gran tutto , ridurlo pofcia a niente . Quefte , ed altre moltiffime verità 4. le quali a prima vifta apparifcono a ‘chicchefia fotto fembianza di cofe fal' fe, impoflibili , ed affurde , non altronde fi poffono apprendere , fuori cli allora quando con aperto, ed indubitato raziocinio ; ciò addivenire dim ftri la Geometria. E quefte non che fervano all’inveftigamento' delle e gioni delle cofe , e alla grand’ opera della intelligenza della Filofofia nat” rale ; ma fervirono eziandio agli antichi Savj della Gentilità per difporrei » e pre UNIVERSALE. | ii e preparate le loro menti. ad apprendere i loro facri: mifteri ,, petciocchè quelle verità alla cognizione di effi appartenenti, che fembravano malage- voli, e difficili ad intenderfi , diventarono loro piane , e credibili, anzi manifefte ,; e certe , per mezzo delle ragioni matematiche , e perciò tutta la Teologia de’ Pittagorici, di Filolao., e di Platone adombrava con fomi- slianti immagini la loro fcienza delle cofe fucrej; onde è, che Alcinoo non dubitò d’ affermare, la confiderazione delle proprietà matematiche effere come un preludio, ed un preparamento alla contemplazione delle divine . E di vero che per giugnere là, dove chiave di fenfo non differra ; in ‘ac- concia guifa ferve la Geometria . Imperciocchè avvezzando ella la. mente noftra ; e condizionandola ad ammettere , e riconofcere innumerabili , in- cognite, nè per altra via penetrabili verità , e innalzandola alla contempla- zione delle maraviglie del Cielo, e della natura, 1’ eccita ad ammirare in un medefimo tempo la grandezza del fupremo Autore di effe, e rendendo- la più docile, la prepara in qualche maniera, avvengachè imperfetta , a quella fiacca conofcenza, che dal noftro intendimento , ravvolto nel fango viliffimo della materia , fi puote avere in quefta vita mortale dell’ eterne impercettibili verità ; dimodochè , con quefta ficura guida fi fcorge , che agli occhi deboli, e fofchi dell’ infermo noftro intelletto , puote apparire , e tralucere qualche raggio del fommo ; e vero fole, colla fida ftorta del quale fcoprendo il diritto fentiero , che al Ciel conduce , poffiamo. confef fare con iftupore, in una bontade, e provvidenza infinita , | onnipotenza del Creatore del tutto , che dal profondo abiffo delle. proprietà matemati- che ci folleva a rimirar più d’ appreffo I’ immenfità di fua divina incom- prenfibile fapienza ; E quinci appar, ch’ ognî minor natura E corto ricettacolo a quel bene , Che non ha fine, e fe in fe mifura. La cognizione degli afcofi fegreti della natura, e quella , che per mezzo de’ naturali principj fi può avere di Dio, fono i principali altifimi pre- m)., che. a’ fuoi fedeli amatori promette la Geometria, ‘e chi vorrà con effa alcun poco addomefticarfi , conofcerà ben prefto quarta fia la faldezza delle fue vere promeffe : poichè comprenderà’, come ne avvertì un gran Savio , che quella vana prefunzione , che prima aveva , d° intendere , ‘è di faper tutto , non d’ altronde procedeva , ‘che da non aver giammai niente intefo , nè faputo , e dopo avere fperimentato una fola volta ad intendere perfettamente una fola cofa, e guftaro veramente come è fatto il fapere , conofcerà , che dell’ ‘altre infinite conclufioni niuna affatto ne intende, e s' accorgerà d’ aver pellegrinato per orridi balzi, e per ifcofcefi dirupi ; e felvasgi, lungi dal diritto cammino , a detta di favolesgiatori, e di men. zogneri , che falfamente promettendo d’ infegnarglielo , il tenevano mifera- mente traviato , fenza che egli poteffe pervenire al bramato fine del fuo viaggio , e fare una volta il fofpirato acquifto dell’ intelligenza del vero ; onde fi darà pofcia con allegro animo allo ftudio delle matematiche difci= A_ 2 pline 1% PRESE AZIONE pline ; mercè delle quali fuperati quei pregiudizi , che dianzi gli ingoma bravano il verace fentiero , facile , e fpedito perverrà , quando che fia, a comprendere quelle naturali verità , che in quefta breve, e fugace vita, fr. poffono , per quefto mezzo , unicamente conofcere , e concepire; e che fo- no il dilettofo faporito frutto , che fi ritrae da quefta nobile , utile, fubli« miffima difciplina . Di quefta felice ed avventurofa fchiera fu Galileo Ga«.. lilei , il quale volendo darfi tutto alla contemplazione della Filofofia natue rale ; dalle cui rare bellezze fi fentiva maravigliofamente prefo , ed alletta«. to; ravvolgendofi tuttora per Ì’ animo quante fono le difficoltà», che s'ope pongono al confeguimento di quefto nobile defiderio, e generofo ; conobbe col fuo vaftiffimo ingegno, che la via per fuperarle, e per vincerle altra. non è che la Geometria , che mena dritto altrui per ogni calle : per la qual cofa ad effa intieramente con forte cuore fi diede , e col valevole poffente: ajuto di quella , tanto avanti pervenne , che nell’ NO mare delle fciene ze, non folamente correndo. a feconda dell’ altrui corfo; arrivò avventuro=. famente al fuo fine, ma ardito , e franco a più alta meta, e più lontana: | volgendofi , pafsò più innanzi, e qual valorofo nocchiero difpregiatore ma+ snanimo de’ pericoli , e de’ travagli, che volendo paffare il termine pre* fcritto alle navigazioni dall’ infingarda , e sbisortita marineria , e più ole tre il fuo corfo avanzare, abbandona i vecchi provvedimenti, e di novelli fa fornifce ; così il Galileo, volendo colla nave dell’ ingegno fuo alzar le vele per correre miglior acqua, fi provvide della Geometria; e colla fcor« ta di effa per nuove, e non conofciute vie fempre. avanzandofi , giunfe 2 così alto fublime fegno , dove altri non erano giunti ciammai; e facendo bello il Cielo di nuova luce, e di nuove ftelle ammirabile novello difco+ pritore adornandolo, e volandocon felice , e robufto volo fopra gli altrui | voli , e facendo del vero giudice, il sguardo ; gloriofo ritrovatore di nuove fcienze , difcoprì ne Cieli ,- e nella natura novità ftupende ;) e recondite pellegrine verità , all’ antichità tutta ftate nafcofe , ed occulte, chè P- hand no renduto , e il renderanno fempre la maraviglia di tutti gl ingegni ; lor. ftupore dell’ Univerfo . Quindi è che l° Opere del Galileo, nelle quali gli ammirabili fuoi ritrovamenti fono con maeftrevole artifizio {piegati , fono. ftate fempre avidamente richiefte ,. quali ricche miniere, da cui ? oro più fino della più fcelta filofofia , e delle più alte difcipline in abbondevol. co4 pia fi ritrae. Imperciocchè nell’ inveftigamento di effe, non. effendo egli. ftato in quella fervile fchiavitù di feguitare ciecamente. |’ opinione: d’ alcu. no, ma avendo per fe ftefflo belle, e chiare verità difcoperte ,, è ftato qual ardentiffima feintillante face a tutti coloro, che dopo di lui del vero; € libero filofofare hanno avuto vaghezza ; di maniera che additando la falla cia di molte vecchie , e molto accreditate dottrine, e le fue nove felice® mente producendo , tanto nome s° acquiftò , che ben diffe il celebre Lioe. nardo di Capua , baftar folo il Galileo ad ofcurare , e fommergere affatto la gloria di tutta quanta l’ antichità. Quel’ Opere di tanta eccellenza 5 così ardentemente dagli uomini feienziati ricercate, ho ftabilito di dare rà. di Mi UUNCI VITE RAS CASL'IE: v di nuovo alla luce delle. ftampe , rendendole di gran Îunga più copiofe, che elleno fieno ftate giammai ; avendole arricchite di ‘molti preziofi fcritti del. Galileo, che fino ;a. quelto tempo non fono ftati impreffi., e di molte note , ed illuftrazioni d’ eccellenti Scrittori , all’ opere di quefto fapientiffi- mo Autore appartenenti , che più adorne le rendono, e in chiara novella luce le fofpingono . Ed acciocchè niente fi tralafci , che quanto per me fi puote., renda quefta nuova edizione intera , e compita, in fronte di. efla ho riputato di dover riporre la raccolta di tutte quelle notizie, che ho creduto poter fervire. in qualche. maniera a rendere o più gradite; o più intelligibili quefte maravigliofe Opere:;.nè ho «altresì tralafciato: quelle an- cora , che appartengono ad altri trattati, e ad altri ritrovamenti di quefto ‘illuftre Scrittore, .i quali in quefti prefenti volumi, che ora efcono alla lu- ce, non fono ftati ripofti., o perchè pervenuti non fono fino alla noftra età, ovvero perchè avendone alcuni. linferiti dopo il Galileo in altri fuoi libri, farebbe ftato,, quafi un ripetere .l’ ifteffe cofe con poco , anzi ‘con niun vantaggio del leggitore , o per altre. siufte cagioni., che lungo fareb- be, e fuori di tempo , il. volerle ora annoverare. Nella qual cofa , ho fti. mato-.di dovere, incontrate il sradimento. benigno de’ lettori; che fono cer» to, che volentieri. vedranno quì regiftrate quelle notizie , che poffono fer- vire, all’ intelligenza di quefte utilifiilme, e celebratiflime Opere, 0 alla per- fetta contezza di quello , che. fi appartiene ad un così illuftre , e così glo« riofo Scrittore, i I. i Ebbe in-penfiero il {Galileo negli ‘ultimi anni: della fua vita, vessendo. I’ alto concetto; ehe da per tutto»fi faceva de’ -fuoi feriti; e la loro rari» tà, di darli alle ftampe tutti infieme , ma' comecchè voleva farlo per mag- gior comodo + degli ftudiofi , in due diverfi idiomi Latino 4; e Tofcano di E voleva in var) Dialoghi da aggiugnerfi a. quelli delle nuove fcienze già pub- blicati., riporvi tutto-.il rimanente delle: fue fpeculazioni ; effendo egli. ora- mai pervenuto all’ ultima vecchiezza ; e divenuto; cieco ; ‘ed ‘aggravato da continue molefte infermità. ;.e perciò, non potefido per fe medefimo a que- fto fuo nobile, ed agli amatori delle ‘belle fcienze giovevoliffimo défiderio foddisfare } ebbe di meftieri per mandarlo ad effetto , di procacciarfi. di al- cuno.; che fupplir poteffe a quello ; che la grave età, e le malattie a lui toglievano di poter fare .. Prefe, per tanto nella propria Cafa Marco Am- brogetti ,» acciocchè, le fue opere fcritte ;in.«Tofcano, nella «Latina lingua trafportaffe ;. ficcome. egli. fece \d’ alcune 5 lésquali ancora! nell? ifteffo idioma per proprio lodevole .efercizio, furono tradotte ; dal. Senatore Filippo Pan- dolfini , fcolare.:del:;Galileo ,..e nellei Matematiche» efercitatiffimo ; e per produrre .il rimanente delle fue. fublimi -fpeculazioni ; le quali per fe mede- fimo non poteva più. confegnare alla fede delle carte; rolfe per compagno , e per foftenitore di. quelle gravi fatiche , il: celebre Evangelifta Torricelli , coll’ ajuto ; del quale diede principio a diftendere la-quinta: Giornata , che egli voleva aggiugnere all’ altre ‘quattro de’ difcorfi ; e delle ‘dimoftrazioni matematiche », ‘appartenenti alla meccanica», ed a'i- movimenti locali. Ma in vi PARSESFCARNZIICO:INAE in mezzo a così bella imprefa: fopravvenendo la morte al Galileo, troncò tofto:, e recife 1’ alte fperanze ; ve l’ avida efpettazione , colla quale ftavano i coltivatori delle fcienze , di vedere ‘alla luce tutte infieme , intere , e pere fette, così rare, e profonde Opere , e pellegrine. Perisò di riftorare una così lacrimevole , e dannofa perdita Vincenzio Viviani , ultimo fcolare del Galileo, e d’ altiffimo intendimento.; ficcome le opere fue ne fanno ampia fede , il quale effendo affezionatiffimo alla memoria del fino eccellente ‘mae- ftro ; fi pofe con attenta cura a raccogliere tuttocid,, che egli fparfamente aveva lafciato ,, e che fervir doveva per terminare il reftante di quegli ol. tremirabili ritrovamenti, che nell'animo fuo aveva divifato , fe morte ine portuna nol fraftornava, di dare alle ftampe. E per fupplire con larga ufùè ra a ciò, che ad effo Vivianivfembrava , che vi fuffe di manchevole , e er illuftrar fempre più quello ancora, che già era ftato ad un’ intera per? tezibné condotto: , fi diede con tutto lo fpirito ad iftudiare fopra gli fcritti del fuo diletto ‘Precettore., intorno a i quali molte, e fceltè ,, ‘e pregiate cofe egli ritrovò, appartenenti fpezialmente alla refiftenza de’ corpi duri all’ effere fpezzati , alle cofe che ftanno full’ acqua , o che in effa fi muovono; — ed alle meccaniche (‘e fono appunto quelle , di cui ha fatto diftinta nota , ed onorata menzione il dottiffimo Padre Abate Grandi lume fplendentiffimo: del noftro. fecolo , nella fua Rifpofta Apologetica ) e-deftinò «tutto: quefto per illuftramento dell’: Opere! del Galileo, che: egli. voleva ‘per “mezzo: delle ftampe a pubblico benefizio dare tutte infieme unite alla luce. Ma nè pus re quefto faggio penfiero. del Viviani fu mandato ad ‘effetto ; concioffiachè egli da varie ; e continue occupazioni , eda altre graviffime ftndiofe appli=! cazioni diftratto:, non potendogli* dar compimento:, come egli bramava y la* fciò agli ftudiofi.un vivo defiderio di vedere una volta ciò che ‘effi: per tana to tempo avevano indarno: afpettato:, e ne avevano negli animi loro forma= to un così giufto ; e così'alto fentimento. Quefte pregiate: feritture ora fo« no quelle, che in gram parte compongono quefti volumi , le quali effendo ftate dal Viviani lafciate all’ Abate Jacopo: Panzanini fuo Nipote, Lettore delle Matematiche nello Studio di Firenze } ed erede non meno delle fu# | ftanze , che della virtù del Zio, da effo mi fono ftate con'gentil tratto! di generofità cortefemente :concedute.,. a cui ‘altre ne ho aggiunte ,, che da vae | r} luoghi ho potuto rintracciare , e tutte quivi infieme ripofte , acciocchè | pure una volta ‘quei bene avveduti fpiriti , coltivatori delle fcienze. infegna= te, e promoffe dal Galileo ,: abbiano impreffe tutte quell’ opere di eflo: 3 che imprimere ; e dare alla luce: fi poffono Ma per difcendere oramai a i ragionare ‘partitamente di' ciò, che’ al Galileo., ced agli feritti fuoi fi appar? tiene ; la prima opera, che egli per ‘mezzo delle ftampe rendeffe pubblica 3. fu quella dell’ Operazioni del Compaffo! di Proporzione:, ‘che egli aveva in ventato l’ anno 1596. e gli ufi ammirabili del quale effendo allora Letto? re delle Matematiche nel fimofo Studio di Padova'} aveva ‘a molti fuo?? fcolari dimoftrato. ‘Appena fu ufcito! fuori ‘quefto utilifimo ‘ritrovamento’ del fuo pellegrino fecondiflimo ingegno , ‘che tofto incomiriciò «a levatfi cons | tro È UNDVERSALE. VII tro di Jui- 1’ impetuofo:, le fieto: vento dell” invidia; cheva # ber principit vo- lentier contrafta, la quale rficcome il fumocalla fiamma; allorchè incomincia, s'.unifce , così ella/laligloria nafcente .di'quefto srand’ uomo ‘accompagnan= do ;.e ad: effa velenofamente infidiando.y gli fufeitò ‘contro alcuni, che del- le fue ricche fpoglie volendofi ingiuftamente ‘abbellite:; ftamparono } e «pre- tefero di {pacciare per’ loro queft’ ifteffatropera , folamente in piccioliffima parte cambiata da quella del fio:vero ritrovatore ;vonde egli fu coftretto a difendere fe medefimo ; e-lavverità , e fare a tutti conofcere il imanifefto -furto ; che (delle fue lodevoli fatiche eragli: ftato fatto ydando fuori la Di- fefa contro alle calunnie di Baldaffar Capra , che di effo era ftato #1'ruifur. patore. Ma appena quefto ancora ‘è baftato per porre in chiaro la verità , poichè dopo che il Galileo ne diede un rifcontro così indubitato, e così certo , pubblicando ciò , che dall’ incorrotto giudizio de’ faviffimi Riforma. tori dello Studio di Padova, per obbligo di rigorofa giuftizia, era ftato fta- bilito , e facendo vedere ‘in quefta difefa la fua dottrina viepiù fchiarita , ed ampliata.) non è mancato” chi abbia pubblicato quel? opéra tacendo il nome del fuo autore , ed'infino' chi abbia ‘tentato ‘appreffo , avvengachè in: felicemente , di volerla ad altri attribuire , quafi che cid, che feguì fra il Galileo , ed il Capra per cagione di quefto libro , fi poreffe feppellire nel. le cieche tenebre dell’ obblivione ye non foffe ‘a ‘tutti noto , e manifefto . Vuole l’ Autore del Leffico-Matematico , ftampato in linsua Tedefca in Li- pe l’anno 1716. , che il primo inventore del ‘Compaffo di Proporzione fof e Giufto Birgio , e che tali ftrumenti faceffe intorno all’ anno 1603 , il che dice , che apparifce dal trattato terzo degli frumenti di Levino Ulfio, che dipoi l’ anno 1605. ne faceffe ancora Filippo ©rchero', e finalmente 1 an- no 1607. il Galileo ; onde conclude vana efferè ftata la contefa , che nac- die fra effo, ed il Capra. Dalle quali parole fi raccoglie , che 1)’ Autore el Leffico-Matematico ‘non ha ben confiderato la Difefa del (Galileo con- tro alle calunnie del Capra , poichè , fe l’aveffe con attenta cura efamina- ta, in effa averebbe trovato in autentica forma, che il Galileo dell’ anno 1596. aveva già moftrato a molti quefto inftrumento , e l’ ufo di effo fpie- gato a 1 fuoi fcolari , fra quali effendovene {tari molti di nazione Tedefe ca, da quefti erano ftati portati in Germania , da’ quali gli averanno age- volmente potuti ricavare e il Birgio , e l’ Orchero, e dipoi molti anni do» po , a quei che non erano ben confapevoli di ciò; che era avvenuto in I. talia per cagione di tali ftrumenti , farfi riputare di effi; per primi, e ve» ri diapricthia Intorno al tempo , che pubblicò colle ftampe il Compaflo di Proporzio= ne , udì novella il Galileo, che da un ‘Olandefe lavoratore. di vetri foffe ftato donato al Conte Maurizio di Naffau un occhiale, col quale le ‘cofe lontane fi vedevano così perfettamente , come fe foffero ftate molto vicine; nè più oltre avendo intefo ,: fi pofe a confiderare come ciò poteffe addive. Nire , e colla dottrina delle refrazioni, ritrovò , che l’ artifizio per fabbri. care un fomigliante inftrumento non altrimenti poteva effere.; che a Sa o vili PREFAZIONE dofi. d’ vin vetro concavo, e di'uno conveffo, ficcome egli racconta nel Nunzio Sidereo , e nel Saggiatore:y ve avendolo in tal maniera ; quafi ima provvifamente formato, ‘e vedendo», che gli dava il ricercato effetto ; ap« plicò poi. l'animo a fabbricarne unocdi maggiore perfezione , di cui fece lis bero dono al Doge di Venezia, che fi moftrò oltremodo grato di così nuo= vo., €.preziofo regalo i quindi fempre. più raffinandolo } e perfezionandolo $ e paffando dal risuardare -le diftanze «in terra , all’ offervazione delle cofe celefti ;idiede fplendido icominciamento, a far :conofcere la rarità ; ed il pres gio di quefto. fuo' maravigliofo: ritrovamento. ‘Si fparfe tofto da per tutto la fama «di così ftupenda novità e .tofto ancora: fi fentirono moffe , ed in | voce; ved in ifcritto molte oppofizioni!, le quali tutte, ‘quafi lievi , e des boli nuvole dall’ evidenza del fatto diffipate , e colla forza di effo i più o- ftinati impugnatori ricreduti ; e convinti, per ifcemare in qualche guifa la gloria srandiffima., che fiera acquiftata il. Galileo , alcuni fi riftrinfero a dire, non doverne. ‘egli in così alta maniera effer riputato ,. poichè gli an- tichi ancora di fomiglianteartifizio per riguardare il Cielo fi erano ferviti. Nel che prefero, efli. certamente \abbaglio ,, nè fu ben fondata la loro oppo« | fizione ; perciocchè gli antichi Aftronomi non ebbero giammai veruna con- tezza di tale iftrumento ,, il quale è di tanta utilità, che fe avuta. 1 avef= fer in qualche :tempo:, non è da credere, che 1’ aveffero tenuto occulto ; e che fe ne foffe affitto fpenta la ricordanza.j e folo da effi il radio aftro- nomico; fu.; come, dicono alcuni. , ‘adoperato; e così vogliono , che fuffe | detto id’ un antico aftronomo Deferipfit. radio totum qui gentibus Orbem , e di | tutti i Greci diligentiffimi offervatori del fitema dell’ Univerfo 222: 008 n == = = Corlique ‘meatus Defcribent radio, © furgentia frdera dicent. 3 E tale fenza alcun fallo:debbe effere quello ancora, di cui parla il Pafchio nel fuo libro dell’ invenzioni nuove. antiche, dove riferendo ciò che diffe Gio: Battifta. Cifati fcrivendo della «Cometa ; che apparve. l’ anno 1618, dis. cevin quefta suifa :\\Fuzffe ufum'Tubi Optici antiquis etiam Aftronomis familia= rem iteftatur liber vetufteffimus in Bibliotheca Monafterit Scheyrenfis ante 400: | annos feriptus y:quo in libro inter cetera fchemata , etiam. Aftronomus per Tubum Opticum in Coelum intentus fidera contemplans vifitur . fopra la quale atteltazio= | ne affidato forfe Piero Borelli ; anch’ egli nel fuo libro del ‘vero ritrovato: re del ‘cannocchiale il medefimo affermò. Di quefto ifteffo Manoftritto ras sionando ancora il dottiffimo Padre. Mabillon nell’ Itinerario Germanico. afferifce egli pure, d’ aver veduto un cannocchiale in mano ad un ritratto di Tolomeo riguardante le ftelle 5 ini un Codice della libreria del. Monafte« ro Scheirenfe , che egli dice effere ftato ivi delineato da un Corrado: Mo naco , che viveva avanti l’ anno 1261, e di quel Codice era ftato lo ferit* tore. Ma per vero dire nè ciò che riferifcono il Pafchio:; ed il Borelli} nè quello che natra il Mabillon:ha, veruna; ben, fondata. tagione:, e. non fa forza, che ivi fia rapprefentato. quell’;iftrumento, come fono ora i cannoe chiali, nè perciò è da credere, che Corrado di tale. artifizio fi foffefervia 5 to, UNIVERSALE. ix to, effendo notiffimo il radio aftronomico ftato già pofto in ufo, effere ftato in tal forma, che colle*linee , che vi fono di traverfo,, può rappre- fentare la figura d’ un cannocchiale ; onde agevol cofa fi è } a chi con di- ligenza non fi ponge a farne lefame, da tale apparente fomiglianza il re ftare ingannati, in riguardando l’ antiche pitture. Ma checchè fi fia di ciò, che troppo lunga imprefa, e di niun frutto riufcirebbe il volere rifponde- re all’ obiezioni, che furono fatte intorno a ciò ‘al Galileo , egli è certo , che non folamente fu egli il ritrovatore del cannocchiale, ma ad una tale fquifitiffima perfezione il conduffe , che da altri non fi poteva aver fomi- liante. Rende di ciò pieniffima teftimonianza il Conte Danielle Antonini fcolare del Galileo, e di chiariffimo grido nelle Matematiche , quale ef fendo a Bruxelles gli fcrive molte lettere , nelle quali gli avvifa non ritro- varfi in Olanda occhiali , che moftrino con chiarezza gli oggetti, ed aven- done veduti alcuni fabbricati da quel primo lavoratore di vetri, che a ca- fo tale inftrumento ritrovò ; gli aveva veduti molto imperfetti, a tale che effendofi pofto 1’ Antonini a lavorarne uno, giufta le regole ; che aveva veduto praticare dal Galileo, gli era riufcito talmente, che era di gran lunga migliore di tutti gli altri, che in quelle parti fi vedevano ; avven- gachè non aggiugneffe alla fquifitezza di quelli , che per fe medefimo con maeftrevole artifizio fabbricava il Galileo... Nè ciò folamente addivenne , quando da principio fu fatto tale utiliffima fcoperta , ma dopo ancora per lungo corfo di anni feguitò , come dalle lettere di Lorenzo Reali, e di Martino Ortenfio fi ricava, nelle quali confeffano ingenuamente , che fino nell’ anno 1637 non fi trovavano in Olanda Occhiali, che foffero baftevoli a dimoftrare il difco di Giové terminato , e diftinto ; ed in una lettera del detto anno dell’ Ortenfio ad Elia Deodati fi legge : Ego perfeftionem inventi ejus attonitus legi, © miratus fum , neque Telefcoptum tam perfettum ufque ba- Clenus vifum , neque avditum fuit , quale Galileus promittit. Di maniera che a lui tutti da tutte le parti dell’ Europa ricorrevano per effere fatti parteci» pi di così nobile lavoro, e poter con effo tante nuove maraviglie contem= plare 5 il che quanto gloriofo riufciva al Galileo ; che in quefta guifa fi fa- ceva conofcere , non che ritrovatore del cannocchiale; ma sì ancora di ef fo. l’unico , che il fapefse all’ intera perfezione condurre , gli riufciva altre- sì per le frequenti richiefte , che dagli ftudiofi delle fcienze, e da i gran Principi, e Signori di continuo glien’ erano fatte, d’ una penofa occupa. zione. Fino dell’ anno 1630 Filippo Re di Spagna fece richiedere il Gali leo , non potendolo avere d’ altronde , di tale ftrumento, e nell’anno 1636 fece 1 iftelso Uladislao Re di Pollonia., la lettera del quale comecchè arre. ca al Galileo grandiffimo onore , ho voluto riporre in quefto luogo nella for- ma appunto , che ella fu feritta , e che originale fi conferva fra le lettere fcritte al Galileo , che in copia grandiffima , e con fingolar cura , € diligen= za il virtuofiffimo Viviani pofe infieme , e raccolfe , e che ora apprefso Î'A- bate Panzanini fi ritrovano. Mobile Noftro Affezionatiffimo. A ragione fi conqui. fiano D affezione de’ Principi quelli , che godono il privilegio di virtù. Ella che TORET B per x P_R/E®F:A:ZI ONE per Singolarità di fcienze $ è refa chiara al Mondo ; fra molti che P ammirano + trova annot ftima , che corrifponde al fuo valore. E perchè vive anco in noi la volontà di favorirla con piena dimoftrazione della grazia noftra in ogni fua occota enza 3 Mofft da quefto la richiediamo a compiacerfi di due ; otre paja di vetti. delle fue profpettive , poichè quelli , de’ quali ci foddisfece già oggimar venti ami ni fono , e ci pervennero in Mofcovia, accidentalmente per le contingenze de’ viage gi ci fono mancati. Defideriamo , che fiano di quei proprit , de quali ella iffeffà. Si vale | ‘perchè quelli faranno da not ftimati ,, apprezzando noi forfe fopra ogni altro , il fuo chiaro valore. Vagliafi nel.vimanente del noftro favore nelle cofe fues che lo troverà fempre. E Dio la contente. Vilna 19. di Aprile 1636. | Uladislaus Rex In quefto fupremo grado di perfezione fi mantenne fempre il Galileo , fi«. no a che impedito da gli altri fuot ftudj , e per la fua vecchiezza tralafciato. fomigliante lavoro , fi ritrovò. Francefco Fontana , che con molta lode inco*. minciò a fabbricare i cannocchiali, e dipoi il gran Geometra Evangelifta Tor. ricelli applicando 1’ animo a tale importante opera , e difcoprendo quale deb«. ba effere la vera figura , che debbono avere i vetri, faciobchè rendano il bra@. mato effetto , ed avendo la maniera certa di darla loro fempre 1° iftefsa ritro*. vato , condufse quefto utile inftrumento a quella maggiore eccellenza , a cui. egli giugner poteva. Di così fine armi provveduto il Galileo, tentò la ma i gnanima imprefa di porfi a riguardare il Cielo , e fubito nuove ; e fingolari } e ftupende maraviglie vi difcoperfe , delle quali non tardò punto a darne avà. vifo al Mondo per mezzo del fuo Nunzio: Sidereo, che pubblicò alle ftame| pe l’anno 1610. Allora fi feppe il corpo ‘Lunare effere di fuperficie ine@ guale ; e piena di cavità j‘e di montagne , nella guifa appunto, ‘che ci ap. arifce la terra ; che la via Lattea, e le Nebulofe , ficcome al dir di Tulé to divisò Democrito ;, «altro non erano , che ftelle fiffe , che per la loro grandiffima diftanza , e per la loro apparente piccolezza , non potevano dalla nuda vifta effere inenminte conofciute ; e che vi erano duce pel Cielo altre moltiffime ftelle fiffe , incognite all’ antichità tutta. Da quefte. offervazioni , avendo preparato altro migliore ftrumento , con effo effendo affato a rimirar Giove, allora fu che fi feppe effer egli corteggiato di quattro ftelle minori} che fe gli ravvolgono intorno con moti regolati , @ diftinti , le quali confacrando alle glorie della Real Cafa del fuo Sovrano}. Pianeti Medicei gli o fcoprimento così nobile , e così grande , ché. fino a quello de’ fatelli eat Me — iti di Saturno ; altri invano ha tentato ‘con uno fo? migliante di voler fregiare il proprio nome, ed emulare quefto belliffimo del Galileo. Così Giovanni Jarde , ed il Malaperzio pretefero con infelic@ efito , d’ aver trovato nuove ftelle, che il primo chiamò Sidena Borbonia%. I altro Sidera Auftriaca , lune, e 1° altre delle quali altro non erano, ché le macchie folari da effi per iftelle vanamente riputate. Così il Reéita per fando d’aver ifcoperto il primo alcune ftelle, Sidera UrbanoFaviana le nomi? nò , che poi fu veduto , che erano cinque fiffe ‘nella coftellazione dell’ A* quario , ficcome appunto fette fiffe: nell Orfa maggiore erano. quelle ,, ché | »i ‘ pre- \ UENGI VERSA ILE. xi pretefe ‘di aver difcoperto ; al dir di Pier Borelli, Zaccaria. Giovannide , alle quali il nome delle fette Provincie unite aveva egli attribuito. E così finalmente Francefco Fontana veggendo nell’offervar Venere certi punti lu cidi, e roffeggianti , che forfe erano ne’ vetri del cannocchiale da lui ade» perato , gli chiamò. Comutes Veneris ,, e per primiero ritrovatore di quefte ftelle , che.mai non erano ftate in natura , baldanzofamente fil pubblicò. . Quindi feguirando il Galileo Ja così gloriofa; e così bene incominciata car- riera, non contento delle fue prime nobiliffime fatiche ,, pafsò ad offervar Venere, quale difcoperfe mutar figura come la Luna, e che.tanto ella, che Marte facevano fenfibiliffima variazione di grandezza ne’ loro ‘diametri apparenti ; e rivolto pofcia a Saturno gli apparve quefto tricorporeo , cioè a dire il corpo:del Pianeta di figura ellitica, e avente allato due ftelle , difpofte. in linea retta parallele all’ equinoziale. Intorno al qual Pianeta ; benchè non paffaffe più oltre. colle fue offervazioni il Galileo j:e non dif copriffe quelle novità, che mercè della maggior perfezione de’ cannocchiali, fono ftate difcoperre da’ più moderni Aftronomi , non'lafcia d’ effere ftato egli in quefto ifteffo ammirabile , poichè non fi potendo acquietare alle of- fervazioni da lui fatte, e tornando a farne delle nuove , allorchè egli tro- vò Saturno non più accompagnato da quelle due ftelle, ma folo, e perfer- tamente rotondo, e terminato , prediffe , .che fi farebbero in effo vedute dell’ altre mutazioni ; il che gli arrecò grandiffima lode , come fi vede dal. la lettera, che l’anno r640 ferifse al Galileo il fuo grande fcolare il:P. Abate. D. Benedetto Caftelli., nella. quale gli dava notizia , che effendofi pofto a riguardar Saturno ; l aveva ritrovato di figura rotonda, e colle due ftelle, che l’accompagnavano feparate dal corpo del Pianeta. \Rifpofe il Galileo a quefta lettera del. P. Abate Caftelli ; \e nella rifpofta gli palesò , che nell’ ultime offervazioni da lui fatte in Saturno, l'aveva veduto. ac- GARA da due ftelle non più rotonde’, ma di figura piuttofto lunga , che egli per meglio fpiegarfi ; chiama due mitre, che lo riducevano in for- ma di uliva, e che taleta la palla di mezzo, ‘cioè a dire, il corpo del Pianeta , affai diftinta , maffimamente da due macchie ofcuriffime , pofte nel mezzo dell’attaccature delle mitre; E quindi dicendo, che da indiin poi farebbe ftata opera «d'’ altri il far fomiglianti offervazioni , poichè egli dalla cecità ne era’ affatto impedito ; promette , che regiftrando di tempo in tem- po le mutazioni, che fuccedevano, fi farebbero alla fine ritrovati ficura. mente i loro periodi, e fi farebbero tolte via quelle difficoltà , che ingom. bravano la fua menté, ed erano cagione , che egli non pronunziava nien- te di certo in un così notabile avvenimento. Quefte dubbiezze , che ave. va il Galileo intorno a Saturno, e il non appagarfi delle fue prime fco- perte ; ed il prevedere , e annunziare, che in quefto altiffimo Pianeta fa. rebbero fucceduti altri cambiamenti., e il confortare a nuove offervazioni per giugnere una volta a ftabilire di rali mutazioni ‘il vero periodo , fa ve dere quanta foffe 1’ acutezza ‘del fuo' profondo ‘difcernimento , che il fece S'Uugnere ad immaginari in qualche manieta, ciò che la debolezza de” ves B: 2 tri, xii PREFAZIONE tri, benchè # migliori, che allora fi poteffero avere ; gli toglieva di poter. offervare. Ed in fatti confermarono pofcia le fcoperte de’ novelli Aftrono« mi la predizione de’ cangiamenti di Saturno , che fatta aveva il Galileo 3 quando il chiariffimo Criftiano Ugenio fece palefe } che quelle , che al Ga. lileo erano apparfe due ftelle, era un anello, che circonda per ogni parte. Saturno , il quale a gran fatica. è da noi percettibile, ed allora fi vide che le variazioni, che avea confiderate il Galileo, ed il Padre Abate Ca ftelli, altro non erano, che la diverfità degli afpetti, che riceve nella fua. sfera l'anello; i quali egli acquifta per via di lenti progreffi da una faccia. all’ altra, comparendo talvolta con un ampio cerchio aperto , ed un’ altra. fenza apparenza di effo.;; dimodochè in una parte della sfera egli apparifce' con' una elliffe più ampia , che dà un grande fpazio fra effo , e Saturno x in ‘un’ altra. parte poi con una elliffe minore ;, indi tuttavia minore , e tar lora come>una femplice ; e fottil linea retta, ed altre volte non è punto. vifibile. Appatifce 1 anello: in ‘una parte della sfera con un’ elliffe. più ame. pia , guado il Pianeta è a gradi ventie mezzo di Gemini , e di Sagitta= rio ; ed allora non è vifibile, e Saturno apparifce tondo, quando egli è in gradi venti, e mezzo di Vergine, e di Pefci} e così dimoftra P Uge- nio. Ma Guglielmo Derham perfpicaciffimo Aftronomo , dice apparira ° che in quel cafo una ftretta, e piccola linea; che attraverfa la metà de difco, che &di colore differente dal refto della faccia del Pianeta ; e così dice egli, che lo vide con un occhiale di 34 piedi di lunghezza alla fine del mefe d° Ottobre , ed: al ‘principio di Novembre P anno P7E4- 5° ficcome un poco prima di quefto tempo ; cioè a dire a° 26 di Settembre dell anno medefimo , afferma , che difcoperfe 1’ angufte eftremità dell’’anello.;. che us fcivano fuori da ciafcheduno de’ lati di Saturno. | MW Nel tempo medefimo:, che ritrovò: il Galileo il cannocchiale , penfandoz. che la facultà di effo altra non era, che di appreffare , ed ingrandire im apparenza quegli oggetti., che fono da noi per lungo fpazio remoti , e per quefto mezzo ajurare la noftra vifta , che è debole ,, e fiacca per vedere if tanta diftanza , pensò ancora al modo di renderla valevole a difcernere le pic coliffime cofe , le qual: benchè pofte in poca lontananza dall’ occhio gli fono! tuttavia interamente invifibili , ed inventò il Microfcopio «d’ un conveffo , & d’ un concavo , ed infieme. di uno ;\0 più conveffi , che egli Occhialino pef vedere le cofe minime ebbe in coftume di appellare , ed'applicandolo alla dili@ ente offervazione delle parti minime ; ed alla ftruttura degli infetti, fece ves Se nella prodigiofa piccolezza di effi, non meno che nelle cofe grandifi me , la grandezza di Dio, e le miracolofe operazioni della natura, la qua le come bene afferma Plinio, nufquam magis quam in minimis tota eft. Dell invenzione di quefto inftrumento è avvenuto appunto ; come-degli altri fuof nobiliffimi «ritrovamenti, che effendo ftato il Galileo liberaliffimo in comà. municarli al mondo per comune benefizio , ha dato largo campo a coloro che non avendo del proprio ; e volendo put comparire ricchi, e adorni & ogni più pregevole facoltà ;; tolgono ingiuriofamente P altrui; e fpaccian® pot per U fe O IE TIE ENEA IE * Î UNIVERSALE: iù per parti del proprio intendimento ciò, che efli nè avevano penfato giani= mai, nè avevano forfe talento nè pur di penfare. Perciò molti di quefti tali fono ftati in varj tempi, che fi fono fatti arditi di pubblicarfi per ri- trovatori del Microfcopio > il.che quanto falfamente abbiano fatto , mani- feltamente il dimoftra, che non folamente nel tempo, che il ritrovò il Galileo, ma nè pure molti anni dopo , e fino all’ anno 1646 , non vi fu chi ardiffe di pubblicare per fua fomigliante invenzione , quando di già il Galileo pel corfo di lungo tempo l’ aveva a molti Signori, ed amici co- municato , e in varie guife fe n° era fatto conofcere per lo vero ritrova- tore. L’anno 1612 ne mandò uno in dono a Sigifmondo Re di Pollonia, ficcome nota il Viviani negli Elogi riportati in fine del fuo libro de Jocis folidis , contuttochè ivi prenda abbaglio nel nome di quel Re , chiamando- lo non Sigifmondo ,.ma Cafimiro. Dipoi nel 1624 ne mandò a donare un altro al Principe D. Federigo Cefi ie dell’ Accademia famofa de’ Lincei, del quale con lettera fegnata ne’ 23 di Settembre gli ferive in que- fta guifa. Invio a Voftra Eccellenza un Occhialino per vedere da vicino le cofe mi- mme , del quale fpero che ella fia per prenderfi gufto , e trattenimento non pic» colo , che così accade a me. Ho tardato a mandarlo ,, perchè non l ho prima ri dotto a perfezione, avendo avuto difficultà în trovare il modo di lavorare i cri Stalli perfettamente. I’ oggetto $° attacca ful cerchio mobile > che è nella bafe , e Si va movendo per vederlo tutto , attefoche quello ; che fi vede in un occhiata , è piccola parte 5 e perchè la diffanza fra la lente. , e D afpetto vuol effere puntua- li[fima nel guardare gli oggetti , che hanno rilievo, bifogna potere avvicinare , € difcoftare il vetro , fecondo che fi guarda quefta ; o quella parte ; e perciò il camoscino fi è fatto mobile nel fuo piede, o guida , che dir lavogliamo. Dee Si ancora ufarlo nell’ aria molto ferena , e lucida, e meglio è al fole medefimo,ri- cercandofi che V oggetto fia illuminato affai. Io ha contemplato moltiffimi anima- lucci con infinita ammirazione, tra 1 quali la Pulce è orribiliffima , la Zanzara, e la Tignola fono bellifime, e con gran contento ho veduto come facciano le Mofche cd altri animalueci a camminare attaccati agli fpecchi, ed anco di fotto in fu. Ma V. E. averà campo larghi[fimo di offervare mille, e mille particolari , de’ quali la prego a darmi avvifo delle cofe più curiofe. In fomma ci è da contemplare infinitamente la gran- dezza della natura, e quanto fottilmente ella lavora, e con quanta indicibile diligenza . Altro parimente ne mandò il Galileo al nobile , ed erudito Bartolommeo Imperiali, il quale dopo aver ricevuto così pregiato dono , ed aver confi. derato i fuoi effetti in una fua lettera de’ 3. Settembre 1624. così fcrive al Galileo. Non bo parole abbaftanza per ringraziarla dell’ occhialino , che fi è compiaciuta mandarmi , il quale è in tutta perfezione ; ed ha dell’ ammirabi= le, ficcome fono tutti i fuoi ritrovamenti , e di quefti è veriffimo quel che accenna , perchè 10 fcorgo cofe in alcuni animalucci , che fanno inarcar le ci glia , e danno largo campo di filofofare nuovamente . Di cofa sè rara ho ambi» zione d’ efsere. ffato favorito io il primo in Genova , e me lo tengo cariffimo 5 fono molti che ne defiderano ye lo lodano infino alle ftelle ; ed îo non ho poco che fare în dar Soddisfazione ‘a tanti . Ed il fomigliante fece E arlis xiv PREFAZIONE Marfili nobilifimo Cavaliere Bolognefe, autore di una nuova offervazione intorno ‘al declinare della Meridiana , a cui fcrivendo il Galileo una let: tera ne 17 Dicembre dell’ anno 1624, fra le altre cofe gli dice ancora © Gli averei mandato un occhialino per vedere le cofe minime da vicino , ma P orefice ; che fa il cannone, non l ha ancora finito. Di quefta notevole ine venzione del Galileo ‘ne fa ancora memoria Niccolò Aggiunti Lettore, - delle Matematiche nello Studio di Pifa, nell’ orazione, che egli fece quane do diede principio a quella lettura, e che fu dipoi ftampata in Roma l'an. no 1627. dove ragionando de’ tanti ,, e così fublimi ritrovamenti fatti dal Galileo, dopo aver parlato del cannocchiale , così del Microfcopio favella ?. Sed majoris ne ego tantum Telefcopii laudes commemarabo , ©* e)ufdem Galilet Microfcopium tacitus preteribo ? Nonne hujus etiam lepida , arguta ,. atque wet zilis voluptas et ? In pufillis, ac minutulis animalculorum. corpufeulis , acutife Sfima nature falertia quam maximè elucebat $ verum ifthec ante effugiebant no ftram imbecillam aciem oculorum , qui ad bafce tenwiffimi operis fabertimas fube tilitates infpiciendas fatifcebant gx dudum vero Telefcopioli uft ita fenfum: vifus. exacuimus , ut quarumcumque' beftiolarum articulos omnes, © membratim: minta ma queque oculis ufurpemus , © Iynceolo hoc ocellulo in infettis vagimpenmibus yi terreque inteftinis , hamatos , vel bifurculatos unguiculos ,, hirfutula crufcula °° forficulata roftella , difcolores , verficolorefque alvo procurfus, reticulata’ lumi= na , totam denique fpeciem cunttanter vimamur , ommemque: configurationem per=t. attente, acriterque confiderantes , incredibili perfundimur voluptate > que’ fane admirabilis , fubtilis , © divini propemodum ingenti plena eft ,, ut fola perpe= zuum ‘uberrima orationis argumentum mereatur. Dalle quali cofe io porto fer= ma' opinione , che manifeftamente apparifca con quanta verità fia ftato. af ferito, che il Galileo del Microfcopio .ftato fia il ritrovatore , e ‘quanto» ingiuriofamente altri abbiano tentato di volerlo fpogliare della gloria , che per una tale pellegrina fpeculazione a buona ragione era dovuta a lui. folo . ca 1 Profeguiva frattanto il Galileo le fue belle offervazioni celefti, e proce curando fempre di render migliore il fio occhiale , fempre a nuovi impore S tantiffimi difcroprimenti fi preparava, e felicemente gli fortà P intento i. e DAI I poichè egli fù, che il primo di tutti dimoftrò le macchie folari ,, ed avvi+, sò il fuo fentimento intorno al luogo”, all’ effenza ,, ed: al moto: di effe è. e diede di più l'importante notizia P aver per mezzo di quelle offervato:,, che. il corpo folare fi rivolge in fe fteffo , avvenimento ,. che giunfe nuoviffimo' a tutti gli aftronomi , a cui egli colla fublimità della fua mente riferiva le casioni fifiche di nuove, e mirabili confeguenze. Nell ifteffo tempo: mar. nifeltò con maggiore efattezza î tempi periodici de” movimenti de” Pianett. Medicei ; quali dipoi perfezionò in tal guifa colle fue puntuali, e fquifite. offervazioni, che ne fabbricò le tavole, ne calculò l’effemeridi, nelle quali. prediffe le loro coftituzioni , le congiunzioni , l' eccliffi , I’ occultazioni, & gli ‘altri particolari accidenti., fino allora da lui folo offervati, e conofciu*. ti. Nè ftancandofi mai , nè mai tralafciando le fue belle. fatiche , mifurò,. con UNGVERSALE. xy con ragioni geometriche 1° altezzà de’ monti da lui difcoperti nella faccia della Luna ; il che con tale evidenza, e con sì nobil chiarezza dimoftrò , che fece ben vedere a chiunque ha fior di fenno, e non fi pone per un. vano capriccio , € per una fciocca prefanzione ad impugnare quelle dottri- ne, che non ha nè vedute nè intefe giammai , che il difcoprimento , e la mifura dell’ ‘altezza de’ monti Lunari fatta dal Galileo non è una favola di vecchierelle, ma è un ingesnofo ritrovamento , altrettanto nuovo in aftronomia , quanto egli era vero, ed eterno nella natura . Nè quivi po- fando il fuo fottiliffimo ‘intendimento , nell’ ultima lettera delle macchie folari diede il primo avvifo di quel tenue lume , e fecondario, che fi fcor- ge nel difco lunare, allora che quefto Pianeta fi va a congiugnere col So- le, che egli in una fola parola candor, Lunare lo nominò, € che dipoi nella fua belliffima lettera al Principe Cardinal Leopoldo «di Tofcana , egli difefe gagliardamente contro ‘all’ accufe di Fortunio Liceti, e fece chiaro altro non effere , che la refleffione nel corpo Lunare di quel lume, che allora ricevè la Terra dal Sole, il quale è tanto maggiore di quello , che dipoi rende la Luna alla Terra nell’ allontanarfi dalla ‘congiunzione col So- le, quanto la parte della Terra illuminante la Luna , è maggiore di quel. la della Luna , che il lume del Sole riflerte pofcia alla Terra. Dipoi non mai pago de fuoi così fublimi ftudj, nuovamente fi pofe a contemplare la Luna, la quale fempre aveva ritrovata feconda di fingolari avvenimenti ;, e nella Lettera al Conte Alfonfo Antonini avertì quella fua mirabile titu» bazione , cioè a dire quel moto di librazione ,. che ella ha in Jlatitudine , e in longitudine, che il Galileo manifeftamente raccolfe dall’ offervare, che alcune macchie vicine all’ eftremità, o vogliamo dire al margine del difco Lunare, mutavano notabilmente diftanza dall’ orlo «del difco medefimo. Convenne al Galileo intermettere per alcun tempo le fue tante ,.e così varie offervazioni, e le fue mirabili fpeculazioni fopra le cofe del Cielo, e intender } animo ad altri ftudj ; e quefto fu per far palefe la fua dottrina intorno alle cofe, che ftanno full’ acqua, o che in effa fi muovono . Era nata difputa fra il Galileo, ed alcuni Filofofi Peripatetici , i quali "voleva- no, che il chiaccio foffe acqua condenfata, e che il galleggiare, o l’ anda- re a fondo, che in effa fanno 1 corpi, dependeffe dalla loro figura, ed il Galileo ‘affermava il ghiaccio effer piuttofto acqua rarefatta, e che il galleg- siare, o l’ andare a fondo de’ folidi non dependeva in alcun modo dalla loro figura, ma bensì dalla maggiore, o minor gravità in rifpetto dell’ ac- qua. Quefta differenza di pareri diede forte motivo al Galileo di pubblica- re il Difcorto delle gallessianti, nel quale maravigliofamente ARTO, ed illuftrando la dottrina d’ Archimede fopra tal materia, di no iliffime fpeculazioni, e di alte, ed infieme chiare dimoftrazioni l’ arricchì. Fece. palefe in quefto trattato quanto vanamente adoperino coloro , che tutto ciò che non efce dalle fcuole rigettano come fallo, e non buono , e con dimoftrativa progreffione riducendo le cagioni di: rali effetti a. princip) più intrinfechi , ed immediati, rinnuovò , e riftabili l’ antica dottrina die 11010= xvi PREFAZIONE Filofofij da i Peripatetici infegnamenti abbattuta , e difcoprì le caufe di alcuni accidenti ammirandi , e quafi diffi , incredibili , che VruREno lu me , ed utilità fingolare, all’ importantiffime fcienze idroftatiche hanno po {cia arrecato . Imperocchè non folamente riftabill il Galileo in quefto ra gionamento delle galleggianti la dottrina. d’ Archimede , ma quella ancora degli Stoici, che tali opinioni abbracciavano , come fi ricava da Seneca nelle Quiftioni naturali, che ciò , che dipgi apertamente dimoftrò il Gali« leo, va in qualche guifa adombrando , allora che rende la ragione , come poteffe avvenire ; che in uno ftagno, che era in Siria, i mattoni, ed altri corpi, avvengachè gravi, non vi fi fommergeffero : Hujus re, dice egli, palam cauffa ef, quameumque vis vem expende, © contra aquam flatue , dum modo utriufgue par fit modus» fi aqua gravior et , leviorem rem, quam ipfa eft, feret, © tanto fupra fe extollet, quanto erit levior $ graviora defcen dent. At fi aque, © ejus rei, quam contra penfabis, par pondus erit, nec pef= fum ibit, nec extabit ; fed equabitur aque gs © natabit quidem, fed pene mera fa, nec rulla eminens parte . Hoc eft cur quedam tigna fupra aquam , pene tota efferantur, quedam ad medium fubmerfa fint , quedam ad equilibrium aque defcendant . Namque cum utriufgue pondus par eft , neutraque res alteri cedit , graviora defcendunt , leviora geftantur . Grave autem, © leve eft ; non eftimatione noftra, fed comparatione ejus quo vebi debet. Infegnò il Galileo, che la vera, intrinfeca, e propria cagione de’ diverfi movimenti, e della quiete de? diverfi folidi nell’acqua dipende dalla gravità de’ mobili, e del mezzo, in cui effi fi muovono, dimodochè un corpo più gra ve in ifpecie dell’acqua va in fondo , uno meno grave in ifpecie gallega gia, ed uno che fia d° egual gravità ‘alla mole dell’ acqua , che gli contra fta, in qualunque parte di effa fta fermo. Con quefta dottrina {piega il Galileo L cagione , perchè i Pefci in qualfivoglia acqua , ora fi trattenga= no a fondo , ora ftieno a galla, e talora fi mantengano fermi in qualune que parte di effa ; imperocchè avendo la maeftra natura provveduto il lo- ro corpo d’ una vefcicchetta , che per un angufto canale rifponde alla boe ca , la quale comunemente fi chiama il nuotatojo , per mezzo di quefta mandano fuori a voglia loro parte dell’ aria, che ivi fi contiene, o ve nendo col nuoto a galla ; altra ne attragono, e con tal’ arte fi rendono ora più, ora meno gravi dell’ acqua , e talvolta in quella , fecondo che piace loro , s equilibrano 3 Nelle quali operazioni non vi ha parte neffuna la maggiore , o minor profondità dell acqua, in cui nuota il Pefce , nè effere egli a galla, 0 in fondo, o nella regione media, come non ha molto ; che volle moftrare un Autore moderno ; perciocchè il Pefce in qualunque altezza d’ acqua, e in qualunque parte di effa ha la facultà &' equilibrarfi, e d’ andare a fondo, o di falire a fior d’ acqua, come più 3 piace. Il che ingegnofamente dimoftrò il Borelli nel fuo libro del moto degli Animali , nel quale fece chiaro , che i Pefci per iftare in equilibrio nell’ acqua, non hanno di meftieri di foftenere. il FORA pefo , non gra vitandovi dentro , nè efercitando ivi alcuna forza di compreflione , poichè il UT NIIOVI ER SIA LIE. vil al nuotatbjo; che: hanno! lneb ventre ripieno di aria,» compenfa il pefo della «carne loro} e degli offi; e: cosìiquefta mole compofta delle: parti folide del Pefce; e dell’aria racchiufa , fi‘ rende egualmente: grave «alla mole dell acqua eguale ad effa. Nè migliore: provvedimento poteva fornir loro la na» tura. ,. poichè fi vede , che-quei Pefci, che fono manchevoli del nuotato;o ftanno fempre in fondo, ed. il Borelli riferifce., ‘che. aveva veduto! fra le molte; e ‘critiofe efperienze ;. cheallora fi facevano» nella famofiffima; Acca- ‘demia del ‘'Gimento +, che un. Pefce , <a cui «nel vacno del. Torricelli ‘era Atata tagliata la vefcica ripiena di aria; per un-mefe intero , che ;dopo- era «campato ; pofto in. una Pefchiera, non. aveva più potuto alzarfi nell’acqua:, ‘ma fempre a. guifa delle ferpi sera ftrafcinato nel.fondo. E perchè per fo= pravvegnente cagione facilmente fi muta la gravità , e denfità dell acqua , ed in tal guifa la mole, di effa può divenire più ; o men grave in ifpecie della mole del Pefce, e pertùrbarfi I equilibrio, a tutte quefte varietà ot- ‘ .timamente fupplifce; il Pefce coll’ artificio meccanico del fuo nuotatojo , il quale in vigore de i mufcali,, da cui è fafciato , puote! così comodamente comprimere, quanto è baftevole ,..perchè fi faccia la fua mole egualmente grave alla mole dell’ acqua; ch’ entrerebbe nel luogo fuo., ‘acciocchè egli a in: tal.cafo.in qualunque regione dell’ acqua equilibrarfi ; e volendo alire più in alto, ha facultà di slargare i mufcoli dell’ addome, onde !' a- ria. efercitando. la fua forza .elaftica, occupi fpandendofi maggiore fpazio, ed egli {i renda.men grave.in ifpecie dell’ acqua je volendo fcendere più in fondo; contrae i medefimi.mufcoli; e riftringe il nuotatojo; di maniera che iene ad. occupare fpazio minore; ed. a farfi in confeguenza più grave. Nè a produrre fomigliante effetto nei Pefci ; ficcome nè meno» nel. far «galleg: ‘giare, o andare in fondo i folidi di qualunque forta , vi ha veruna parte ìa maggiore, 0 minor. profondità dell’ acqua ad effi fottopofta , come. falfa- mente hanno ‘alcuni voluto; imperciocchè maeftrevolmente moftra. il. Gali- deo, che ficcome il momento; col quale ‘il folido più grave in ifpecie dell’ acqua, contrafta col momento di qualunque: mole di acqua, è capace a ri- tenerlo. fenza ‘che egli fi follevi. giammai; così è chiaro ; che molto meno potrà da effa effere alzato, onde infondendofi acqua quanto fi voglia, refte- rà fempre in fondo ;, è con tanta difficoltà ad effere follevato ; quanto il pefo affoluto di effo fupera il pefo affoluto d’ una mole d’ acqua ‘a fe eguale i poichè la quantità. dell’ acqua, che fi aggiugne ,, avvengachè foffe grandiffima ; non accrefce la preffione delle parti. circonfufe. al. folido im. merfo ; imperocchè egli non contrafta fe non. con quelle parti dell’ acqua , che. al moto del folido ancor effe fi muovono; di maniera, che avendo di- moftrato, che il tutto depende dagli fcambievoli eccefti della gravità de’ fo. idi, e dell’ acqua, e che 1 ecceflo della gravità dell’ acqua fopra la gravi. tà del folido., che in effla fi pone, è la vera cagione del fuo galleggiare; ha fatto vedere come poffa una piccola quantità d’ acqua follevare un foli= o di molto maggior pelo ,, che;ella non è , avendo dimoftrato , che è ba- Itevole, che tali differenze fi trovino tra le gravità in ifpecie dell’ acqua., Tom.-I, SE" CL e del svi PREFAZIONE e del folido s fieno poi le gravità affolute,, quali effere fi vogliono, in suifa, che un folido, purchè egli fia men grave in ifpecie dell’ acqua »,. benchè di pefo affoluto foffe mille libbre, potrà da dieci libbre d’ acqua effer follevato, e per lo contrario un altro folido più. grave in ifpecie ‘dell’ acqua , avvengachè di pefo affoluto, non foffe più d’ una fola libbra., non potrà dall’ acqua tutta nel Mare effer innalzato , e foftenuto. Dalle quali ‘cofe apertamente fi puote ravvifare , quanto foffe 1 abbaglio di Plinio , che idal confiderare , come la nave , che. portato avea la Piramide fatta dall’ Imperador ‘Claudio condurre a Roma , non aveva pefcato meno nel Teve: re, che nel Nilo, ‘afferma, che apparve da quefta efperienza non effervi. ftata minor quantità d' acqua nell’ un fiume , che nell’ altro. Dal raccone to di quefto naturale Iftorico agevolmente ingannato vil Barattieri nel fuo. Trattato d’ acque non dubitò d’ afferire , che il corpo d’ acqua maggiore | in altezza è più forte nel foftenere , il che dice egli effere ftato provato. quando fi conduffero d’ Egitto a Roma le Piramidi, le quali perchè tro varono il Tevere di maggior corpo d’ acqua del Nilo, meno pefcarono le barche dentro, e fopra l’ acque del primo , che fopra quelle del fecondo in prova di che fegue a dire , che È navi, che efcono da'i fiumi, ed ene trano nel Mare , s' alzano fuori dell’ acque affai più nelle falfe., che nelle dolci, perchè colà trovano la profondità maggiore. L’ errore del:quale da. ciò, che ha dimoftrato il Galileo , e da quello ; che poco dianzi fi è det«. to , fi fa manifefto , poichè non vi ha dubbio, che non già per la vana. cagione di aver ritrovato maggior corpo d’ acqua, come falfamente fi va fupponendo ‘queft’ Autore, ma intanto dovettero pefcar meno le barche nel. Tevere , che nel Nilo, quanto che. l’ acque di quello per nuova cagione, come talvolta avviene , fi dovevano effere rendute più gravi in ifpecie dell’ acque di quefto , e per tal motivo le navi s° alzano più nell’ acque falfe 4. che nelle dolci, effendo manifeftiffimo a chicchefia 1° acqua del Mare effer. re di gravità a quella de’ Fiumi di gran lunga foperiore. Intorno a que: fto difcorfo delle Galleggianti molti ftudj aveva fatto , e molte cofe aveva. preparato il Viviani, per fervirfene in quelle note, che egli voleva ripor:. re nell’ edizione , che, come già ho narrato , aveva in animo di pubbli: care dell’ Opere tutte del Galileo ; nè voglio tralafciare quì di riferire cad fua ingegnofa fpeculazione fopra tal materia , che fra quefti fuoi ftud {ql trova accennata , comecchè confacevole al propofito di cui finora ho favele Jato ; e che per avventura fe non trovaffe luogo ‘in quefti fogli, refterebbe fepolta nelle cieche tenebre dell’ obblivione. Avverte il Viviani, fecondo. Ja propofizione del Galileo, che è veriffimo , che qualunque folido, o quar. lunque mole , che dir vogliamo , meffa nell'acqua, perde tanto di pelo 3. quanto è la gravità dell’acqua , che occupa la buca Eta dalla mole medee ma ; e che è altresì vero, che una mole, che galleggi nell’ acqua, in effa non pefa niente. Quindi paffa il Viviani a dedurre con nuova , e grazio ‘maniera la belliffima conclufione già propofta da Archimede , che una mo le, che galleggi nell’ acqua , pefa tanto in aria, quanto pefa l’acqua » che UNIVERSALE. XIX che riempie la cavità fatta da effa allorchè in quella s’ immerge + Conciof- fiachè avendo. quella mole pofta in acqua perduto della fua gravità , tanto appunto quanto pela l’ Le che lo fpazio riempie della cavità fatta da quella , per lo contrario il pefo. dell’ acqua, che riempie la cavità, è il pefo: perduto dalla medefima mole j ma perchè il pefo perduto fi. è il pefo della. mole pefata in aria , perciocchè ella è galleggiante } di quì ne avvie- ne, che il-pefo dell’ acqua , che riempie la cavità è il pefò della mole gallesgiante pefato in aria . E per venire chiaramente in cognizione , con modo ancora meccanico della verità di quefta propofizione; fi pigli qualune que vafo forato nella fua fponda con un fol buco, come per cagione d’ ea fempio, farebbe una pentola forata nel fuo corpo:, la quale pofata poi fta- bilmente vi s° infonda acqua.in tanta copia; che avanzi fopra il foro, e fi lafci ufcir per effo quanta mai ufcir ne puote, e quando: farà ‘ridotta in iftato, che più non fe ne verfi, fi pofi allora lesgiermente fopra 1° acqua di effa un fo ta n per effo traboccata, fi troverà, che il fuo pefo farà l ifteffo, che quello della mole galleggiante. Il medefimo ancora fi farà in .altra guifa , fe fi piglierà pure un fomigliante vafo forato , e s’ attaccherà alla cima dî qualunque foftegno , il quale in qualunque altro luogo di fe fteffo, fuori dell’ eftremità, abbia un appiccagnolo , e nell’ altra parte oppofta abbia un recipiente; nel quale metter fi pofla rena, o altra cofa pefante , che equi» ponderi il pefo del vafo forato ripieno d’ acqua; in quefto pofando una mole galleggiante, ufcirà pel foro l’acqua fcaricata dalla cavità della mole, e tal vafo refterà pure in equilibrio coll’ altro attaccato nell’ eftremità op- pofta. del foftegno ; dal che fi raccoglie, che tanto pefa l’ acqua ufeita fuori, quanto la mole, che fi è pofta nell’ acqua. Fatta manifelta tal ve- rità, da effa fi viene in cognizione, di che valore fia il difcorfo , che ap- parentemente ha affai del verifimile , che alcuni propongono ; che iii il globo terreftre il fio» centro di gravità:, al'quale tendono’, e cofpirano tutte le parti, fe rimuoveremo , o muteremo» di luogo alcuna di effe ; tal centro ancora fi muoverà; e fi muterà; come per efempio, quando i Va- fcelli, che partono dall’ Indie fon giunti vicino alla Spagna‘, ‘allora effen= dofi fatta gran variazione di luogo di quelle macchine pefanti , per | confe- uenza nel muoverfi continuamente fi farà il detto centro variato. Non vi in dubbio, che fe fi voleffe aver riguardo alla premeffa di tal ragionamen- to; nè paffar più oltre, egli vero apparirebbe, e fondato; ma fe fi votran- no confiderare le cofe poco dianzi. riferite } fi troverà tofto effer egli di niun valore; poichè egli è vero, che nel cafo' propofto venendo i Vafcelli dall’ Indie in Hpagna, fi è moffo un gran pefo, ma è eziandio veriffimo; che in luogo di quello , ve. n° è fucceduto fempre altrettanto . E per dar i ciò una qualche anologia meccanica, fe fi piglierà una leva, agli eftremi della quale daro pofati due pefii, che s'equilibrino fra di loro, e che fieno foftenuti da qualunque foftegno fra efli pofto, è sc ed aperto’, che'fe 2 uno olido, ed avverrà, che ranto, quanto s° immerge quella mole’, tanta quantità appunto efcirà d’ acqua per lo foro , onde fe fi farà »raccol. de) XxX PREFAZIONE uno de’ pefi fi avvicinerà, o alloritanerà dal foftegno, Î altro neceffariamene | te s' ‘abbafferà, o alzerà dal pofto dell’ equilibrio j ma fe uno di tali pefi; che fra loro-s° equilibrano ; dirà un vafo pieno d’ acqua, e con una mole galleggiante , la quale movendofi per 1° acqua fi venga ad accoftare, o ad allontanare dal foftegno ; allora nella leva non fi farà mutazione alcuna di luogo”, il che è manifefto ; e indubitato fegnale ,. che nel. movimento del pefo della mole galleggiante; fempre vi fuccede altrettanto pefo d’ acqua + E in queftaguifa ancora fi viene in maggior. certezza della conclufione propofta ‘dal Viviani , che tanto pefa la mole galleggiante, quanto l'acqua; che la ‘cavità da quella fatta riempie. Quando ufci al pubblico il Difcorfo: fopra le cofe; che ftanno full’ acqua , o che in effa fi muovono del Galix. leo.; tofto gli fi follevarono contro i Peripatetici ; i quali diedero fuori. molte rifpofte ; e Scritture in difefa della loro dottrina , e contro a quel. la; che! pubblicata aveva il Galileo ; a cui ampiamente rifpofe il P. Abate. D. Benedetto Caftelli, allora Lettore delle. Matematiche. nello Studio. dî. Pifa; e diede alle ftampe quel che aveva feritto. contro a Lodovico delle | Colombe , ed a Vincenzio di Grazia, tralafciando di dar fuori Paltra Scrit+. tura , che pure avea compofta: contro a Giorgio Gorefio , che manofcritta. fi ritrova preffo l’ Abate Panzanini . It Viviani nella: Vita del Galileo A che egli feriffe in una lettera al Principe Cardinale Leopoldo di Tofcana y. fa menzione di quei Peripatetici, che (5° oppofero. al Difcorfo del Galileo & a i quali.fi, vuole aggiugnerè. Antonio Santucci ; che per la frivolezza dele le fue ragioni non è per niun contovagli alert: differente , il Trattato. del quale :manoferitto , dedicato alla G. D. Vittoria di gloriofa memoria, {5 conferva nella Real Libreria. Oltre a tutti quefti oppofitori , moffe alcuna difficoltà Tolomeo Nozzolini:; intorno a ciò, che operi P aria nel far gal- leggiare , alla qual giuidiciofa ‘oppofizione rifpofe larsamente il. Galileo com una fua lettera, e 1 vina; ie l’altra di quefte Scritture fi fono. aggiunte. in quefta edizione dopo vil Diftorfo delle Gallegianti . a Apparve nel Cielo }'anno 1618 una Cometa. grandiffima , che. diede. tofto agl’ ingegni fpeculativi ampia materia. di. ragionare, ed effendo per ogni parte conofciuto il valore del Galileo, e quanto cegli foffe fagace 3 ed efperto oflervatore delle cofe celefti ;. molti: a lui ricorrevano: per avere. fopra, queta nuova apparenza il faviffimo» fuo fentimento ; ficcome: appunto fecu) in Francia, dove avendo voluto quel magnanimo Re dar ordine, che. foffe offervata la Cometa ; gli fu rifpofto , che per avere fquifite offerva@ zioni, e ficure., facea-di meftieri chiedere al Gran Duca di Tofcana; ché le faceffe fare al Galileo; che ‘era P unico, che foffle valevole ad intra prendere imprefa così fublime.. Egli però ftando nel tempo, che apparve. quefta nuova luce nel Cielo, aggravato da una molefta infermità, non potè fopra. di ‘effa far giammai veruna offervazione , nè altro fece , fe non che con quei virtuofi amici ; che il vifitavano, tenne ragionamento fopra ques fte apparenze, che talvolta comparifcono, in Cielo, e la fua opinione intot* no al loro moto, ed al luogo dove effe.fi ritrovino , palesò » Fu prefent& a tali UNIVERSALE. KxE- * tali difcorf Mario Guiducci, come amico’, e fcolare del Galileo affezio=. natiffimo, il quale effendo oltremodo perito delle fcienze aftronomiche, una dottiffima , e belliffima lezione. fopra le Comete recitò pubblicamente. nell’ Accademia Fiorentina in due diftinte. Adunanze, nella quale. fra moltiffime cofe, che egli fopra tal materia riferì, vi pofe quelle ancora , che ne’ pri-. vati ragionamenti col Galileo, aveva udito. Vi fu alcuno , che di quefta lezione fi tenne offefo , quafi che ella diftruggeffe l’ opinione ; che delle Comete avevano avuto i Peripatetici , e faceffe vedere effer vana. 1’ incor- ruttibilità de’ Cieli, da effi così gelofamente foftenuta , onde. fotto finto nome ufeì fuori un libro con titolo di Libra Affronomica , e Filofofica ; in cui ed il Guiducci, ed il Galilei furono con afpre, e fcortefi parole ram. pognati, e vilipefi, e la loro dottrina impugnata con argumenti non meno frivoli, che pungenti. Non fu di piccola utilità quefto libro , poichè pofe in iftretto obbligo il Galileo di difendere fua. ragione , e la verità, onde egli diede alla luce il Saggiatore, opera finsolarifima , e della più nobile ,. e fublime filofofia, maravigliofamente adorna ,. e fregiata . In quefta le fue fpeculazioni intorno al moto, ed al luogo, ed all’ altre proprietà delle Co- mete fece palefi, e moftrando apertamente non poter efter quefte fotto la Luna, la fentenza d’ antichi rinnomati filofofi , che molto fopra il Cielo Lunare fi alzaffero, con nuove, e fondate ragioni riftabilì. La qual fenten- za, che le Comete veniffero talvolta in tanta altezza, che foffero fuperiori a molti de? Pianeti, non che foffe in vigore in quei tempi felici; ne’ quali la filofofia era tenuta in pregio, e coltivata, ma fu ancora in quei fecoli barbari, ne? quali, effendo eftinta ogni luce di buona difciplina; giacevano gli uomini involti nelle cieche tenebre dell’ ignoranza, e la buona filofofia folitaria, e raminga fe ne ftava affatto ‘abbandonata. In prova di che bello fi è il fentire ciò, che narra nella fua Iftoria Fiorentina Matteo. Villani , ragionando di quel fuoco, che apparve l’ anno 1352. Diffono alquanti ifperti, che quello infocamento de” vapori, o Cometa ; 0 Afub che fi fofe , che ella fu nel Cielo in fomma altezza ; in quello di Marte. Dalle quali parole ben fi comprende, che ancora in quegli ofcuri tempi, alle filofofiche, e fenfate offervazioni poco acconci; pur fi credeva, falire, ed alzarfi le Comete, fino fopra il Cielo di Marte. Lunga; e malagevole imprefa farebbe, fe io. voleffi far. parole partitamente fopra le cofe., che contenute fono nel gra perciocchè egli è tutto ripieno de’ più alti filofofici concetti, ed è di meftie. ri, che il Lettore per fe medefimo attentamente rivolgendolo ; il. pregio ne conofca; ene ftimi; non voglio già tralafciare di riferire, acciocchè fi renda giuftizia alla verità, e fi dia la ragione d’ un luogo, che quì fi è variato da quello, che finora fi è veduto nell’ altre ftampe: del Saggiatore, che avendo in effo detto, che non gli era incognito , che per /’ incatenata parentela , la quale tutte le arti PD una coll’ altra tengono; non folo fi permette ‘al Filofofo di tramezzar talora ne fuoi trattati alcune poetiche delizie , come fece Platone, e come fanno oggi molti; ma fi concede ancora al Poeta il feminare alle volte ne' Juor poemi alcune fcientifiche fpeculazioni $ come tra i noftri antichi fece Da nella % xxii PREFAZIONE nella fua Commedia 3 lo Stigliani, a cui da Monfig. Cefarini era ftata data la cura della correzione della ftampa, che fi faceva in Roma di queft' Ope= ra, di fuo capriccio arditamente alle parole, che di Dante dice il Galileo, vi aggiunfe, e come tra i moderni ha fatto il Cavaliere Stigliani nel fuo Mondo nuovo ; di che effendofi pofcia giuftamente lamentato il ‘Galileo, fu cagione, come ben racconta 1° Autor del Veratro contro lo Stigliani, che egli fcrivene do contro al Cavalier Marino , laddove parla del Galileo, come ritrovatore del cannocchiale; per una vana, e debol vendetta, tentò di voler far crede= re, effere tato il Galileo da altri in tale invenzione prevenuto. Nella pres fente edizione s° è reftituito quefto luogo alla fua vera lettura, effendofi tolte quelle parole, che altri per foverchia baldanza di proprio fenno vi aveva age giunte. i Fino nel tempo, che il Galileo ancora nel fiore dell’ età fua dava opera. agli ftudj della Geometria , e diligentemente ciò che è rimafo degli feritti del grande Archimede contemplava, veggendo quanto maeftrevolmente quet? infigne geometra aveva faputo. difcoprire il furto, che era ftato fatto nella Corona d’ oro del Re di Siracufa,. pensò allora alla fabbrica, ed all’ ufo della. fua Bilancetta, mercè della quale fi prende conofcenza della gravità in ifpe- cie di diverfe materie, e della lega, e della meftura de’ metalli, con modo: ficuro; ed efatriffimo . L’ ufo di quefta ingegnofiffima Bilancetta non fu fatto pubblico per mezzo delle ftampe dal Galileo , ma bensì moftrato, @ fpiegato molte volte a i fuoi fcolari, e a tutti coloro, che di faperlo. eb+ bero vashezza, il che è fervito di bel motivo a prender animo a quegli ; che d’ alcuna delle fue molte operazioni hanno avuto talento di pubblicare fi per inventori. Fu dipoi data alle ftampe quefta Bilancetta: nell edizio@ ne, che dell’ Opere del Galileo fu fatta in Bologna, e ad effa vi furono: aggiunte alcune offervazioni di Gio: Batifta Mantovani. In quefta prefente edizione vi fi è ‘pofto in oltre, ciò che per renderne l' ufo. più facile, € più fpedito, intorno ad effa hanno fcritto il Caftelli , ed il Viviani. Ib primo de’ quali dopo aver propofto d’inveftigare la notizia della mefcolanè za de’ metalli, per mezzo d’ alcuni pefi , che notino' nella. bilancia tutte le differenze, avvengachè minime, propone , come modo nuovo, e anche più curiofo, di confeguire l° ifteffo effetto. colla ftadera ‘ordinaria col roma no, notando coll’ ajuto. di effo: ogni piccoliffima differenza , che fra i due metalli infieme mefcolati, e confufi fi ritrovi. L° adoperare il romano: per ravvifare quanto fia il mefcolamento , che fia ftato fatto fra due diverfi metalli, ftimo che fia penfiero fovvenuto: alla mente fecondiffima di fempre nuove, e bizzarre fpeculazioni ‘del Padre Abate Caftelli ; ma | ufarli per conofcere le minime differenze di pefo di checchefia , certamente degli ‘an. tichi è ftato ancora il coftume ; in prova di che mi piace di riportar qui due antichi intagli, poffeduti dall’ eruditiffimo: Senator Filippo: Buonarroti3 d’ ogni più recondita. fcientifica rarità finiffimo difcernitore ; de” quali int uno, che è in diafpro, vi fi vede la Bilancetta col. romano, come ancof oggi fi coftuma nelle ftadere comunali, nell’ altro in niccolo, vi è per ro4 mano UNIVERSALE. xxili ‘mano; una piccola tefta d’un Mercurio, e nell’uno, ‘e nell’ ‘altro da i contraffegni, che vi fono ripofti, fi fcorge effere ftate fin negli antichi tempi quefte Bilancette adattate, per ifcernere, e faggiare le mi- nime differenze, che paffavano fra le monete... Da i primi anni della fua giovanezza applicò 1’ animo il Galileo alle fcienze meccaniche, ilche egli - fece manifefto, nel breve, ma chiaro , e fugofo trat tato, che ne compofe. Per illuftrare quefta nobile ; ‘ed utiliffima fcienza , così altamente promoffa dal Galileo, molte cofe aveva pofte infieme il Vivia- ni, che fervir dovevano alla riftampa, che come già fi è detto, egli meditava di fare di tutte lO. pere del fuo Maeftro, le quali tutte, ficcome altre ancora fopra altri ml dl Galileo, piuttofto ac- cennate, che diftefe pienamente, lafciò 11 Viviani in varie ‘piccole carte, ‘onde difficil cofa fi è, che pof=. fano giammai darfi fuora, e fervire alla pubblica uti- lità. Volendo pertanto in qualche parte a queto _— _._. danno provvedere , giacchè l’ opportuna congiuntura ilifichiede , non vo- glio tralafciare di riferire alcuna di quelle cofe , che per render più frut- tuofa la fcienza meccanica promoffa dal Galileo, aveva preparato il Vi- viani. Nota egli alcune minuzie «legniffime d’ effer confiderate fopra i mo- menti de’ piani inclinati, diftingaendo il momento sravitativo fopra il pia» no, il momento defcenfivo per effo , ed il momento totale nel perpendico- lo ; il primo, ed il fecondo prefi infieme , moftra effere eguali in potenza al terzo : il fecondo al terzo effere come il feno retto dell’ elevazione del piano dall’ orizonte al feno tutto, ed il primo al terzo , come il feno del complimento della detta elevazione al feno tutto . Dal che ne raccoglie , che fe due piani fono egualmente lontani dall’ angolo femiretto , 1l mo- mento «defcenfivo per uno de’ piani, è eguale al gravitativo per l' altro . Fa dipoi manifefto , che fe una caffetta piena d’ acqua farà fofpefa da un palco orizontale con quattro fili eguali , e perpendicolari all’ orizonte , fa- cendola vibrare a guifa di ‘pendolo , non fi potrà 1 acqua verfare , dimo- ftrandofi , che in tutto quel movimento la fua fuperficie riman fempre pa» rallela ‘all’ orizonte. Di quì paffa a dire, che pendendo un grave da un filo, la forza, che fa ad effo filo tirandolo , quando fta perpendicolare all’ orizonte , alla forza, che egli fa tirandolo, fe fi pone il filo obbliquo , rimovendolo dal perpendicolo , fta come il momento totale al momento defcenfivo , che aan nel piano inclinato, fecondo 1’ obbliquità del me defimo filo . Il che però non fi trova effer vero , fe non quando il filo obbliquamente pofto fi tien fermo, ma non già quando vibrandofi fi muo- ve, imperciocchè allora la forza centrifuga fa ftirare viepiù il filo, benchè fia obbliquo., di quando pende femplicemente. nella. fua quiete nel a i x ICOLO è :RXIN PREFAZIONE dicolo. Si vede però , che il Viviani aveva anch’ .egli, e per avventufa prima d’ ogni. altro , penfato a quefte forze, che tengono .tefo il filo in varie pofiture $ anzi apparifce , che. egli aveva penfato a far muovere , e vibrare varie forte di figure, mifurando le refiftenze ; che incontrano le ordinate di effe nel mezzo per cui fi vibraffero , effendo pendule, e dimo. ftra con qual progreflione crefcano. gl’ impedimenti del moto nell’ ordinate. della parabola , indi d’ un rettangolo , pofcia d’ un triangolo fofpefo colla bafe all’ insù , ela punta all’ ingiù., e finalmente d’ una iperbola fra gli afintoti , di. cui dimoftra , che ciafcuna ordinata viciniffima.} o lontaniffima. in infinito dalla fofpenfione , incontra nel mezzo per cui va vibrando , e« guale impedimento , ficchè ritrova: per tutto eguale la refiftenza ì Le quali propofizioni comecchè fono diftefamente dimoftrate dal Viviani nell’ ipotefis. che-egli fa dell’ effer gl’ impedimenti procedenti dalle velocità folamente proporzionali alle velocità: medefime , ,avvengachè fia per avventurà ipotefi da altri più ricevuta, che le refiftenze de’ mezzi crefcano in dupla ragion delle dette velocità y contuttociò non. voglio tralafciare. di riportarle tutte intere nella maniera appunto , che. negli fcritti del Viviani lho ritrovate, ftimandoleconvenevoli ,. e proprie di quefto luogo, ed atte ad illuftra» re la dottrina del Galileo ; e la memoria di quel profondo ingegno ; che penfate l'aveva. ; iso Too vo : Suppongo che gl impedimenti de’ mobili procedenti dalle velocità fole, cre. fcano colla proporzione delle medefime velocità $ e che 1 procedente dalle fole guane tità, crefcano colla proporzione de luoghi , che occupano nel medefimo mezzo le medefime quantità » ia (2,0 Propofizione I. G/ impedimenti dell’ applicate AC, DE nela la parabola pendula ABC, fono fra: loro come i cubi delle medefime applicate . Poichè quelli hanno proporzion compofta delle linee AG, DE; e delle velocità loro , cioè de’ f(emidiametri F Ba BG, cioè ob parabolam , de’ quadrati AC} DE, ma ancora i cubé AC, DE, hanno fd loro. la medefima proporzione compofta © dell medefime proporzioni , dunque 3° “Cds 1h che 60, i , Propofizione JCL. Se il rettangolo AD farà volubile intorno AB, e pendulo , gl impedimenti 7 odell’ applicate CD, EF 3 ec faranno fra loro come -P applicate DA, FG ei in quae UNIVERSALE: ‘29 in qualunque triangolo BDH, che abbia la ci. Ar aa > na în B:, e | altezza quanto BD, ec. Poichè È i © ampedimento, che prova la linea CD nel fuo mos to pel mezzo dell’ aria , procede e dalla largheg- za della medefima CD, e dalla velocità del fuo medefimio moto, perchè ftando ferma la fua veloci tà, l impedimento crefce , fecondo che crefce la lunghezza della linea , 0 D amplitudine della fu perficie, e ftando ferma la medefima lunghezza , o fuperficie, Vl impedimento crefce fecondo la ve C D JH locità del moto; ficchè VP impedimento di CD all i impedimento dell’EF ha proporzione compofta dela ta larghezza CD alla EF, cioè della DH alla fteffa D H ob equalitatem, ec.'e della velocità della ‘CD alla velocità dell EF, cioè della linea DB alla BF, cioè della DH alla FG, ma la DH alla FG ha proporzione compofta delle medefime linee, onde D impedimento di CD all’’impedimento di EF fta come DH ad FG. Il che, cc. i basis Propofizione TIL I’ impedimento delle linee DE, FG del triangolo ABC volubile, e pendu lo intorno AB, fono fra loro come le applicate LM, HI nella parabola O MP, che abbia per bafe P altezza. del trian A BO golo, e per V altezza qualunque linea. Rss . Poichè fe l impedimento di DE all D la 2 impedimento FG ha proporzione compoè M E fta della DE alla FG cioè della EC, alla CG., cioè HP a PL, e della Ke velocità di DE alla velocità di FG, GP cioè del femidiametro EB al femidiaa metro GB , cioè della HO, ad OLy a ancora il rettangolo OHP al rettangolo Or ba proporzione compojta del le medefime linee 3 adunque ! impedimento DE all’impedimento FG fta come 2l rettanzolo O HP al rettangolo OLP, cioò ob parabolam , come la lmea HI ad L M. Il che, ec. Corollario . priigio 5 impedi delle linee Di ani fì vede, che la maffima vefiftenza, © impedimento maffimo Ì di tal Di , 9 quella della linea di mezzo FG , che corrifponde all’ affe della parabola ; e dell’ altre D egualmente diftanti fono anéora impedite eguale i te d i v. PA | men e e è D Pros ai xxvi \ PREFAZIONE Propofizione TV.» GL’ impedimenti dell’ applicate AB. F.G, eo. nel triangolo ACB fono fré loro come. ©. applicate BD, GH, ec. nel trilineo CBD refiduo del paralello: | | grammo CD, detratta la femiparabola CDE; CU Ii al.di cui vertice fia il punto C, come del. triana E golo , e diametro la CE parallela ad AB, bafe L'altezza del detto triangolo, ec. Poichè V impedimento di AB a quello di FG ha la proporzione compofta di AB ad FG, cioè di BC a CG., e della velocità di AB alla và locità di F._G, cioè del femidiametro BC di ka, femidiametro CG, ma ancora il quadrato BG di uf A «al quadrato CG, cioè il quadrato DE al quer E H D drato EI, cioè al quadrato HI; ha proporzioni I compofta delle medefime linee 5 adunque Pimp dimento, che trova in aria la linea AB all’ impedimento della FG fta come il quadrato DE al quadrato HL, cioè, come la linea EC, alla CLob paraboa lam; cioè la linea DB alla GH ob aqualitatem, Dunque, ec. il che, ec. n Corollatio, Ma ti. MI Adunque i detti impedimenti dell’ applicate nel triangolo ABC , fono fra “1 so , come 1 quadrati delle medefime applicate. Propofizione V. I SALA ciù Se D'Iperbola EGD farà pendula, e i A I 1 Cc Ba, lubile ra al: fuo Li AG; e D'altit 1 — afintoto fia CD; dico che gl impedimenti. «dell applicate EF, GH,\e di tutte le dl tre, ec. fono fra loro eguali, cioè che Mt fuperficie ACDGE , ec. che fia infint@ mente lunga dalla parte AE, e dall alti D quanto piace , trova per tutto eguali impedimento dal mezzo, mentre ella va ;| brando. I impedimento di EF all impedi | mento di GH ha proporzion compofta 0 EF a GH,.e della velocità di EF alli velocità di GH, cioè della. linea C Falli — CH, UNDVERSALE. xxvii CH, ma il paralellogrammo ancora EC al GC ha proporzion compolta delle medefime linee 3 adunque Vl impedimento EF al GH fta come il paralellogram» mo EC allo HL, ma quefti fono eguali. Dunque , ec. Il che, ec. i Oltre a quefte pon > che fervir dovevano al Viviani per aggiu- gnere al Trattato delle Meccaniche del Galileo , altre ancora ne aveva e- gli notate, delle quali non debbo tralafciare di darne notizia , comecchè ciò a miaraviglia al propofto fine conduce. Avverte , che fe dentro una corda farà infilato un pefo , che poffa fcorrere per effa , tenendo un. capo della corda filo , e I° altro abbaffandolo nel perpendicolo , il pefo fcorrerà fem- pre per una linea retta. Che dato un pefo da foftenerfi con più leve da- te, fopra foftegni dati di pofizione , fi poffono ritrovare le potenze da ap- plicarfi agli eftremi congiunti in un punto, € ad effo applicato il pefo ; fic« chè tutte le. dette potenze reggano il dato pefo, e fiano tra di loro in qual. fivoglia proporzione affegnata. Che il pefo d’ un grave pofto in diverfe lon- tananze del centro della terra , fcemi colla medefima proporzione , che fce-. mano le diftanze ; ipotefi , la quale non ha gran tempo; che fu abbraccia» ta dal Padre Tommafo Ceva, e che diede occafione alla Neoftatica del Pa- dre Saccherio , e che nell’ andare della fuperficie della terra all’ ingiù, fi cre- de vera ancora dall’ infione Geometra Ifacco Nevvtton , avvengachè;- nel. l’ andare dalla fuperficie della terra all’ insù , creda egli, che la gravità fce- mi in proporzione reciproca de’ quadrati delle diftanze > Anzi che feguiti a crefcere in ragione delle diftanze medefime. Moftra in oltre il Viviani, che un pefo , che fi muove fopra i.curri, fa doppio fpazio di quello , che paf- fano nel tempo ifteffo 1 medefimi curri, e che quefti effendo due, ed e- ine , fi mantengono ancora in pari diftanza fra di loro, ma fe fono di- eguali , quando il pefo fi muove verfo il curro minore, il maggiore fe gli accofta., e per lo contrario quando il pefo fi muove. verfo il maggiore , e- gli fi difcofta, e s’ allontana. La ragione di ciò fi è, perchè il pefo ha il fuo moto progreflivo compofto dal moto del curro fopra il piano , e del moto di fe medefimo fopra il curro, e l'uno e 1’ altro moto è fatto per eguali fpazi, e nel medefimo tempo, e pel medefimo verfo, il che in que- fta cuifa rende il Viviani manifefto: Imperciocchè immaginati due contatti B, D prefi nella circonferenza del curro B C D E, quando BC fi farà diftefo ful piano in BF, l'arco DE fi farà diftefo per altrettanto fpazio ful piano inferiore del pelo in DG ; onde quando € toccherà F, il pun- to E toccherì G, ma Ced E fono diametralmente oppofti , adunque men- tre C farà in F, E farà in | one isp sab agi sa08 | H, dove la perpendicolare F 77 7 H fega il piano di fotto al EG IO , pefo , ma. G H_ è DIA di bd a E BF. Adunque il pefo fa dop- pio fpazio de’ curri il che &c. Ma per avventura puote apparire più femplicemente fpiegato queft’ effetto , fe fi vorrà confiderare, prima il curro mobile intorno al fuo centro sù: “a D 2 XXVII PREFAZIONE fia fiffo,, nel qual cafo il pelo movendofi ; mifura la ‘circonferenza del cure. ro, ma intendendo poi il chrro mobile nel medefimo tempo anche col fuo. centro A, la circonferenza BC DE fi ftende fopra il piano fusgetto 5. dal che ne fesue ; che in un folo rivolgimento del curro , il pefo ha pala ‘fato due mifure della circonferenza del curro medefimo , cioè doppio {pae zio di effo. dii A Non vi ha dubbio , che nobiliffimi, e degni di fingolare ammirazione fono i ritrovamenti tutti de’ matematici , comecchè tutti di fplendide , nè per altro mezzo conofciute verità , ci rendono partecipi ; tuttavia mi fem: bra, che più degli altri fieno pregievoli , allorchè s° aggirano intorno all offervazioni, e ‘agli ufi di quelle lessi della natura, che effendo fate affaf tardi difcoperte, e trafportate dalla fcienza delle cofe fifiche alle ragioni max tematiche , di nuove cofe, ed utiliffime l hanno adornata , e arricchita + Fra quefte novelle, e giovevoli parti della Matematica fi è la dottrina dell” acque correnti, che in bella cadi fu:dal Galileo coltivata , ed accrefciuta; anzi che effendo: ella ftata dal Caftelli, dal Michelini, dal Torricelli , & dal Viviani , fcolari tutti del Galileo, ‘al più alto fegno innalzata , fi puo? te a buona ragione affermare, ‘che da lui abbia avuto’ 1 fuoi principj, e@ il fuo nafcimento , e che da quefto feme: grand’ arbore pofcia divenuta , 2 lui fe ne debba la gloria. Scriffe ilGalileo in quefta. materia dell’ acque 5 ‘oltre il. Trattato: delle Galleggianti , di cui fi è baftevolmente ragionato ; il Difcorfo fopra il Fiume Bifenzio ; coll’ occafione , che nata era difcot- dia intorno a 1 lavori, che fi dovevano: fare in quefto: fiume fra due Per riti ; ‘onde richiefto il Galileo: del fuo: fentimento:> icon nobil'chiarezza + dote fua propria; e particolare ; e con profonda dottrina», vil palesd i; ve le controverfie , che erano inforte ; decife;; e tolfe via. Vi fono ftati alcuni; che hanno voluto ‘porre in dubbio: fe quefto. Difcorfofopra il fiume Bi ferizio fia veramente ‘opera: del Galileo; nè:mi poffo immaginare con quel ragione a così dubitare fi fieno mofi , poichè non folamente ancor ‘ossi fi vede. ordine pubblico, che egli ebbe ; di dover dire il fuo parere foprd tal materia , el’ avvifo , che ghsre fu'rdato’ da ‘chi allora alla direzione di tali. faccende foprintendeva ; ma in oltre dopo aver compilato quefto Dif corfo ; ficcome degli altri parti del fuo mirabile intelletto. era ufato ‘di fa: re, il mandò in diverfe parti a var) amici fuoî ;. fopra di che jin confer? mazione di quanto io dico , Dr mettere viepiù in chiaro il vero , piacemi ; ora di riportare ciò, che gli fcriffero: Cefare Marfili , e il Padre: Abate C® ftelli ; il primo con lettera degli 8. Aprile 1631. dice in quefta guifa. Ho veduto con iftraordinario mio gufto & difcorfo intorno al fiume Bifenzio:, quale por tendo applicarfi a 1 bifogni del noftro Reno j me ne farò onore , nominandola però per ? Autore. L'altro: con lettera de’ 31. Maggio parimente dell’ anno 1635* in fomigliante forma fi efprime : Sono fato fuori. di Roma a Caftel Gandolfo + «i &lritorno mio ho ritrovato la fua lettera ; infieme col Difcorfo di Bifenzio , quale — ‘micò fato cariffimo . bo bifogno di frudiarlo bene , come farò fubito, che Monf i gnore Ciampoli , che me l' ha levato di mano a forza , me lo reftituirà x intant@ — Ri la. UNIVERSALE. xxix la ringrazio dell’ onore, che mi fa in quella ferittura , che veramente eccede ogni mio merito. Dalle quali cofe ben. fi. fcorge:; che non vi è dubbio alcuno , che quefto. Difcorfo intorno al fiume Bifenzio: non fia del Galileo, effen. docene tanti,e così ficuri rifcontri. Nè qui voglio tralafciar di dar notizia al pubblico ; che per illuftrare fempre più que importantiffima. dottrina dell’ acque correnti, fi darà ben prefto alle ftampe la Raccolta di- molti di quegli Autori , che fopra tal materia ‘hanno fritto, nella: quale oltre a quello ; che vi è del Galileo, e degli altri fuoi Difcepoli ; vi s° aggiugne- rà ancora ciò, che intorno ad effa hanno ritrovato altri più moderni ce- lebratiffimi Scrittori, la qual Raccolta, ftimo che farà gradita dagli ama- tori degli ftudj matematici , che averanno. gufto di vedere unito infieme ciò ; che a tale fcienza s' appartiene, e fervirà ancora. per far conofcere quanto fia vana l’ opinione di coloro, che fi fanno a credere , che per la direzione dell’ acque. non. altro vi abbifogni., che la pura pratica ; fe effi vorranno confiderare con quanta profondità di ‘dottrina , con quale eviden= za d’ efperienze, con quanta forza di dimoftrazioni , tanti prodi uomini , e fcienziati , abbiano giudicato effer di meftieri, il trattare fomiglianti diffi- cili, ed importanti materie ; e con quanta fatica ;- e. con quanto ftudio-ne abbiano ftabilite le regole; e dimoftrate le proprietà; le quali cofe tutte farebbero vane , e di niun pregio ; ed effi, farebbero meritevoli di biafimo, e di riprenfione , fe per mezzo della pratica. fi poreffe. giugnere. fpeditamen: te a. quel fine ,.a cui effi conducono per un cammino così afpro ; ve diffi» cile.;; e stravagliofo» Si. trovava. il Galileo con lunghi, e faticofi ftudj d’ aver confeguito «le dimoftrazioni intorno a due nuove fcienze appartenenti alle meccaniche; ed a i movimenti locali; circa calle quali aveva. fino da-i primi anni; della fua gioventù dato principio a fpecularvi con attenta cura ; concioffiachè fino dall’ anno: 1590; che. egli lasprima volta era Lettore nella. celebratiffima Uni- verfità di Pifa., avendo-il. primo. di tutti efaminato le leggi ; che offerva il «moto-naturale., (ed-il violentoi, e fopra di effo fatti.vary efperimenti, que- fti pubblicamente; fece vedere ;.e.\quindi. avendole geometricamente: dimoftra- te, incominciò le fue dimoftrazioni a conferire. col, Marchefe Guido: Ubal- do ‘dal:Monte , che della loro eccellenza effendo giuftiffimo: coniofcitore. , gli fece animo , e il confortò , el accefe a feguire coftantemente così nuo- vo e profondo ftudio,, il che effendo. ftato fatto dal Galileo nel lungo corfo di molti anni, e trovandofi di avere interamente confeguito quanto era bifognevole per quefte novelle fcienze ; il tutto idivifo e diftinto con bell’ ordine «in quattro Dialoghi ; confesnò al Conte di Noailles. della fua infigne: virtà parzialiffimo ammiratore , 1. quali poi a lui dedicati; fi vide. ro imprefli in. Leida l’anno 1637 infieme coll’ Appendice del centro di pae vità di alcuni folidi. Non fi puote appieno ridir con parole ,. quanta offe l'ammirazione con cui quelta. fegnalatiffima Opera fu»ricevuta , veggendo in effa i giufti ftimatori della. virtù, il verace ritratto della gran mente del Galileo, che prodotta l’ aveva. Non andarono tuttavia efenti. dall’ obbiea ! zio» xxvili PREFAZIONE fia filo, nel qual cafo il pefo movendofi ; mifura la ‘circonferenza ‘del cura ro,.ma intendendo poi il curro mobile nel medefimo tempo anche col fuo centro Aj la circonferenza BC DE fi ftende fopra il piano fusgetto j dal'‘che ine fegue ; che in un folo rivolgimento del curro , il pefo ha ali ‘fato due mifure della circonferenza del curro medefimo , cioè doppio fpa« zio di effo. i Non vi ha dubbio ; che nobiliffimi., e degni di fingolare ammirazione fono i ritrovamenti tutti de’ matematici , comecchè tutti di fplendide , nè per altro mezzo conofciute verità , ci rendono partecipi ; tuttavia mi feme bra, ‘che più degli ‘altri fieno pregievoli , allorchè s° aggirano intorno all’ offervazioni , e ‘agli ufi di quelle leggi della natura , che effendo frate affat tardi difcoperte; e trafportate dalla fcienza delle cofe fifiche alle ragioni ma. tematiche , di nuove cofe; ed utiliffime 1’ hanno adornata , e arricchita - Fra quefte novelle , e giovevoli parti della Matematica fi è la dottrina dell” acque correnti, che in bella guifa fu-dal Galileo coltivata , ed accrefciuta, anzi che effendo ella ftata dal Caftelli, dal Michelini, dal Torricelli , @ dal Viviani ; fcolari tutti del Galileo , ‘al più alto fegno innalzata , fi puo: te a buona ragione affermare, ‘che da ‘lui abbia avuto i fuoi principj , ed il fuo nafcimento , e che da quefto feme: grand’ arbore pofcia divenuta , 2 lui fe ne debba la gloria. Scriffe il Galileo in quefta. materia dell’ acque 4 oltre: il Trattato: delle. Galleggianti , di cui fi è baftevolmente ragionato ; il Difcorfo fopra il Fiume Bifenzio ; coll’ occafione:, che nata era difcor- dia intorno a 1 lavori, che fi dovevano: fare in quefto fiume fra due Pes riti ; ronde richiefto il Galileo ‘del fuo: fentimento) icon nobil chiarezza , dote fua propria; e particolare je con profonda dottrina }vilpalesd i; ve le controverfie , che erano inforte; decife:} e tolfe via. Vi fono ftati alcuni; che ‘hanno voluto porre in ‘dubbio fe quelto Difcorfofopra il fiume Bi: fenzio fia veramente ‘opera del Galileo; nè:mi poffo immaginare con qual ragione a ‘così dubitare fi fieno moffi ; poichè non folamente ancor ‘oggi fi vede. l'ordine pubblico ; che egli ebbe ; di dover dire il fuo parere foprd tal materia ; el’ avvifo , che gliene fu dato da chi allora alla direzione di tali faccende foprintendeva ; ma in oltre dopo aver compilato quefto Dif corfo , ficcome degli altri parti del fuo mirabile intelletto era ufato di fa re, il mandò. in diverfe parti a varj amici fuot ;. fopra di che ; in confer mazione di quanto io dico , i mettere viepiù in chiaro il vero , piacemi ora di riportare ciò, che gli criffero Cefare Marfili, e il Padre Abate Ca ftelli ; il primo con lettera degli 8. Aprile 1631. dice in quefta guifa. Ho veduto con iftraordindrio mio gufto & difcorfo intorno al fiume Bifenzio , quale po tendo applicarft a 1 bifogni del noftro Reno j me ne farò onore , nominandola però per P. Autore. L'altro: con lettera de’ 31. Maggio parimente dell’ anno 1623 in fomigliante forma fi. efprime : Sono ffato fuori di Roma a Caftel Gandolfo è «el ritorno mio ho ritrovato la fua lettera ; infieme col Difcorfo di Bifenzio ; quale ‘micò ftato cariffimo . bo bifogno di frudiarlo bene ; come farò fubito, che Monff: guore Ciampoli , che me È ha levato di mano a forza, me lo veftituirà 3 intanto i la UNIVERSALE. xxix la ringrazio dell’ onore, che mi fa in quella ferittura , che veramente eccede ogni mio merito. Dalle, quali cofe ben. fi. fcorge:; che non vi è dubbio alcuno , che quefto Difcorfo intorno al fiume Bifenzio : non fia del Galileo; effen- docene tanti,e così ficuri rifcontri. Nè qui voglio tralafciar. di dar notizia al pubblico, che per illuftrare fempre più que importantiffima» dottrina dell’ acque correnti, fi darà ben prefto alle ftampe la Raccolta di molti di quegli Autori , che fopra. tal materia ‘hanno fcritto , nella quale oltre a quello ,, che vi è del Galileo , e degli altri fuoi Difcepoli ; vi s° aggiugne= rà ancora ciò , che intorno ad effa hanno ritrovato altri più moderni ce- lebratiffimi Scrittori; la qual Raccolta , ftimo che farà gradita dagli ama- tori degli ftudj matematici, che averanno. gufto di vedere unito infieme ciò ; che a tale fcienza s' appartiene, e fervirà ancora. per far ‘conofcere pn fia vana l’ opinione di coloro, che fi fanno a credere , che per la irezione dell’ acque. non. altro vi abbifogni., che la pura pratica ; fe effi vorranno confiderare con quanta profondità di ‘dottrina , con :quale eviden- za d’ efperienze, con quanta forza di dimoftrazioni , tanti prodi uomini , e fcienziati , abbiano giudicato ‘effer di meftieri il trattare fomiglianti diffi. cili , ed importanti materie , e con quanta fatica ,- e. con quanto ftudio-ne abbiano ftabilite le regole; e dimoftrate le proprietà; le quali cofe tutte farebbero vane, e di niun pregio ; ed effi farebbero meritevoli di biafimo, e di riprenfione , fe per mezzo della pratica: fi poreffe giugnere fpeditamen: te a quel fine, a cui effi conducono per un cammino così afpro:; ‘e diffi« cile... e .travagliofo» Si trovava; il Galileo con lunghi, è faticofi ftudj d’ aver confeguito le dimoftrazioni intorno a due nuove fcienze appartenenti alle meccaniche; ed a i movimenti locali; circa alle quali aveva fino dai primi anni: della fua Gioventù dato principio a fpecularvi con attenta cura ; concioffiachè fino dall’ anno: 1590:;. che. egli laprima volta era Lettore. nella celebratiffima Uni verfità di Pifa., avendo-il primo.di tutti efaminato le leggi}. che offerva il «moto naturale, ‘edi violento:, e fopra di effo fatti var) efperimenti; que- fti pubblicamente: fece ‘vedere ;. e \quindi avendole geometricamente: dimoftra- te, incominciò le fue dimoftrazioni a conferire; col, Marchefe Guido: Ubal- do ‘dal:Monte , che della loro eccellenza effendo giuftiffimo: conofcitore , gli fece animo , e il confortò , el accefe a fesuire coftantemente così nuo- vo e profondo ftudio., il che effendo ftato fatto dal Galileo nel lungo corfo di molti anni, e trovandofi di avere interamente confeguito quanto era bifognevole per quefte novelle fcienze , il tutto divifo , e diftinto con bell’ ordine in quattro Dialoghi; confegnò al Conte di Noailles. della fua infigne virtà. parzialiffimo ammiratore , 1 quali poi a lui dedicati, fi vide. ro imprefli in Leida l’anno 1637 infieme coll’ Appendice del centro di E59 vità di alcuni folidi. Non fi puote appieno ridir con parole ,. quanta foffe l'ammirazione con cui quefta. fegnalatiffima Opera fu-ricevuta , veggendo In effa i giufti ftimatori della. virtù, il verace ritratto della gran mente del Galileo , che prodotta: 1’ aveva. Non andarono tuttavia -efenti. dall’ obbie. zios XXX PREFAZI ONE zioni quefti Dialoghi , poichè varie in diverfi tempi ne fono ftate fatte, le quali non hanno avuto altra forza, nè ad altro fono fervite, che a far sì} che quivi come oro, che nel fuoco affina, più rifplendenti fieno elleno divenu» te, e più preziofe. Molte cofe contro. alla dottrina del moto oppofe il Car tefio ;. ma di leggieri momento. ; e con frettolofa penna , e fenza efamina- re fquifitamente ciò che in effa fi contiene, fra le quali la principale fi è nell’ Epiftola 91 della parte feconda , nella quale egli taccia il Galileo di non aver bene confiderata tutta quefta fcienza infieme,, ma che folamente abbia avuto in wvifta le ragioni di alcuni effetti particolari ,, e tralafciate le prime caufe. della natura, e così dice egli , /ine fuudamento edificaffe . Il che afferma, perchè aveva veduto nel Dialogo del Moto , che il Galileo fupponeva.. per principio i gradi. della velocità del medefimo mobile, fopra diverfì piani inclinati ; allora effere eguali , quando abbiano la. medefima e- levazione fopra il piano orizontale. Nel che averebbe avuto ragione il. Car. tefio ,, quando. il» principio fuppofto. dal Galileo: come noto, foffe fato ri» trovato: fallo, nel qual cafo. (afebh ftato: fenza fallo un edificare fenza fon» damento : ma non è già in verun conto da ammetterfi ciò, che egli con troppo amara riprenfione francamente pronunziò.; quando il principio ado» perato. fi trova effer vero , come appunto. feguì al Galileo, il quale-appref= fo dimoftrò ciò, che prima ‘aveva fuppofto:, facendo vedere: ,. che: # gradi di velocità di un mobile defcendente con moto naturale: dalla medefima: fublimità per: piani in qualfivoglia modo. inclinati ball arrivo all’ Orizonte: fon fempre eguali ris moffi gl impedimenti e La dimoftrazione di quefto Teorema fu quella % che Ca gli mandò, fubito , che I’ ebbe inveftigata ,. al Padre» Abate Caftelli }. e che fu dipoi inferita. nel terzo. Dialogo: nell’ imprefiione dell? Opere: del Galileo fatta in Bologna. Quefta medefima, proprietà: la confermò: ancora il Torri» celli in varj modi nel fuo Trattato. del Moto»,. allorchè:non ‘ancora aveva. avuto notizia di quella del Galileo; se la. medefima pafftone: volle: autenti». care Criftiano. Ugenio. nella; fua Opera trattante del moto: de’ pendoli:;, e 1° ifteffa pure è ftata da altri Geometri ancora confermata ,, e-ftabilita.. Vi fu chi fi oppofe alla proporzione.trovata dal Galileo: de’ momenti de’gra» vi fopra 1 piani inclinati ,. prerendendo:, che foffe falfa la dimoftrazione. ; e: che detti momenti non poteffero: ftare fra; «di loro\come-i feni retti degli angoli dell’elevazione de? piani. fopra 1’ orizontale. Fu difcoperta la falfità di. tale oppofizione , €. molti furono. quelli ,, che: vera dimoftrarono: effere Ja propofizione del Galileo, ma per avventura farebbe ftata: rifpofta più: pres cifa il dimoftrare ,, che non è il’ medefimo tenere: il grave fopra il piano inclinato , e con una corda. parallela al detto. piano-,. nella guifa, che fail Galileo ; ed il foftenere il grave con un..altro: piano tangente per la: parte di fotto, come vuole 1’ oppofitore, e quefta differenza fi puote agevolmen» te dimoftrare,, ficcome fi trova d’ aver: fatto. un chiariffimo»,. ed infigne geo» metra. Il Cartefio avendo fatto, come: poco» dianzi ho»avvertito:, cin cenfura al Galileo , nella fudderta- lettera nom dubitòd’ afferire,, che: di ni na cofa meglio , che della mufica aveffe feritto 3) ma: ben prefto pentito» di que- UNIVERSALE. xxxi ueftà- piccola loc. '3 che gli attribuifce e voleridola «in biafinao rivoltare , dle ; che tali cofe erano baffe; e volgari ve a'lui; ed al Merfenno , al quale è quella lettera indirizzata , molto: ben note. Debole fi è certamen- ze quefta taccia e non degna del ‘gran talento del Cartefio, e ficcome dell siltre fatte da ‘effo ‘al Galileo ,, per la fua frivolezza da non farne nè pur conto:, comecchè effendo generale ; e non difcendendo a far conoftere in che confifta la baffezza della dottrina , che egli vuole impugnare come volgare, non ad altro ferve , che a far manifefto 11:mal temperato animo del Cartefio, che la fama grandiffima della ‘virtù del Galileo mal poteva foftenere, e per quanto era in lui, tentava d’ ofcurare. Altre obbiezioni vi fono ftate mol. to più forti, contro a ciò } che della mufica feriffe il Galileo , alle quali tuttavia ampiamente fi foddisfà ; e fi rifponde , e la faldezza di quefta dot. trina fi fa più chiara; e palefe. Il Prior Orazio Rucellai ne’ fuoi maravi- gliofi Dialoghi; nel fecondo di quegli , che ragionano fopra il Timeo di Platone intorno ‘alla “mufica , riporta una molto falda, e gagliarda oppofi- zione ‘in quefta guifa; riferifce egli ciò che dice il Galileo nel Dialogo pri- mo della prima» giornata , che la forma degl intervalli mufici fi è Ta pro- porzione de’ numeri delle vibrazioni, e percoffe dell’ onde dell’ aria , che vanno a ferire il timpano dell’ orecchio , il quale effo ancora fotto le me- defime mifure di tempi vien fatto tremare ; dal che ne deduce } che più grate fono quelle confonanze; di cuivle vibrazioni più prefto fi riumifcono, e fono commenfurabili , laddove crudifiime farebbero le diffonanze ; quan- do i ‘tempi delle vibrazioni foffero incommenfurabili + Il che egli pofcia fa vedere con alcuni fili di diverfe lunghezze, le vibrazioni de’ quali rifpon- dano-a quelle degl’ intervalli mufici ji quali quando fono confonianti , fo- no tali gl intrecciamenti de’ fili; che in determinati tempi, e dopo deter- minati numeri di vibrazioni tuttii fili fieno ‘tre , 0 fieno quattro s’ accor- dano ‘a giugnere nel tempo iftefioal-rermine delle loro vibrazioni, € lì ri. cominciano un ‘altro: fimile periodo‘; ma quando le vibrazioni di due ,, 0 di più fili (fieno incommenfurabili 3 ficchè mai non ritornino a terminare concordemente fotto determinati numeri, 0 fe ‘pur non effendo' incommen- furabili vi’ ritornino dopo lungo tempo , € dopo gran numero di vibrazio- ni, ‘allora ficcome la vifta fi confonde nell’ ordine difcorde d’ uno fregola- to intrecciamento ; così l’ udito con noia ; e con diffonanza riceve le per- coffe mal temperate de’ tremori dell’aria, che fenza mifura ; e fenza ‘reso. la vanno a colpire fopra il timpano dell’ orecchio. Contro a quefta dottri- ina: del Galileo , dice il Rucellai 5 che alcuni pratici molto intendenti della mufica ;eziandio della teorica ; oppongono: in tal modo. Dicono effi , che a -fili in quelle mifure affegnate , che s° affermano per commenfurabili ; tor- ‘nino di ranto intanto ad. unirfi } ‘perchè fi muovono in un ifteffo. momen- to di tempo , ma fe foffero :moffi in momenti diverfi farebbero incommen- furabili. Ora applicando ciò alle corde , anche quefte movendofi in diverfi tempi , le vibrazioni loro verrebbero ad effere incommenfurabili , e nondi. meno mentre fien tefecin confonanza, ancorchè non fi tocchino tutte infie- me, rxxil PREFAZIONE me, ma una appreffo 1’ altra, tuttavia fi trovano fempte reftar confonani ti ; e pure non fi toccarida nello. fteffo tempo le vibrazioni , non vengone giammai ad unirfi, e però fono incommenfurabili : adunque non fi può fera mare per affioma ficuro j che la cagione delle confonanze venga dalle: vix brazioni commenfurabili. Oltre a ciò dove il Galileo afferma; che fe le via brazioni foffero molto lunghe a tornare ad unirfi.,, ancorchè foffero come menfurabili , farebbero tuttavia diffonanti j vogliono quefti oppofitori , che ciò non riefca vero: imperciocchè ci fono delle. confonanze ; che hanno maggiori vibrazioni , che alcune diffonanze non ‘hanno s € perciò non effea re la regola data dal Galileo certa , ed infallibile . Quefti pratici , che ing fomigliante guifa , come riferifce il Rucellai ; oppofero al Galileo; non al tri furono , fe io non fallo ; che Francefco Nigetti, uomo della mufica ina tendentiffimo , che la fua obbiezione in tal maniera produceva. Se prendia= mo ; diceva egli, la proporzione della fefta minore, che è di otto a cin« que ; certo è, che mentre la corda grave darà cinque. vibrazioni , 1° acu ta ne darà otto , ficchè fra l'una, e l’altra corda l’ orecchio fentirà tre dici vibrazioni. Pigliando poi la proporzione di fette a cinque , forma del la più afpra diffonanza , che ritrovar fi poffa , nondimeno quefta averà me« . no vibrazioni della felta minore , e pure fi riunirà più prefto , e tuttavia farà diffonante : ficchè non è vero, che le confonanze confiftano nella com- menfurabilità , o nel riunirfi più prefto. Per rifpondere a quefta oppofizio« ne, con lungo ragionamento moftra il Rucellai , non poterfì dirirtamente inferire , contro una ragione teorica , cheella non fia vera, perciocchè nel la pratica non fi vede riufeire , onde egli dice, che fi fcorge nelle dimox ftrazioni più infallibili geometriche , o dell’ ottica , o dell’ altre fcienze , le quali non poffono errare , che fovente alla pratica non riefcono, e ciò non per difetto della dimoftrazione , ma o di noi medefimi , o di ciò che vi {i adopera , che non s’ aggiufta per l’ appunto alle regole. Ma perchè quefta rifpofta del Rucellai puote fembrare forfe ad alcuno foverchiamente genera le, benchè ella fia e convenevole,, e vera , penfo, che più particolar mente rifpondere fi poffa , e foddisfare all’ oppofizione , dicendo , che nel= la mufica pratica, e particolarmente nella moderna , gli accordi non fono reali, e geometrici, ma partecipati, e non di giuftiffima mifura , talchè nella divifion dell’ ottava ; per cagion d’ efempio , la quinta, e la quarta, ‘che la riempiono , non fono le due proporzioni fefquialtera , e fefquiterza, «che riempiono la dupla, forma di effa ottava, ma la quinta è un poco mex no, e come i pratici dicono ,, è un poco fpuntata , € ‘quefto puntamento accrefce un: poco la quarta , e così le proporzioni delle ‘confonanze non fo» ‘no in pratica giuftamente le Pittagoriche ; laonde in fatti fi vede , che ac« cordando gli ftrumenti colle quinte giufte cavare dal Monocordo , riefcono effi male accordati, e diffonanti. E di vero egli è certo , che nell’ opera« zioni de’ fentimenti , le quali fi debbon fare per via di moto , Vi fl ricer ca tempo, per ricevere I’ impreffioni degli oggetti : e perciò anche ne’ fiuoni ‘dovendofi ricever ful timpano dell’ orecchio l’ impreffioni: delle vibrazioni delle n e e 4 UNIVERSALE. xxxili delle corde con tempo, il moto del timpano viene a rendere , in certo modo , alterato il movimento ed il‘tempo delle vibrazioni ; onde qualche convenevol correzione vi fi richiede. Dal che fi deduce, che le regole pre- fcritte dalla teorica , che le cofe confidera rimoffi tutti gl’ impedimenti ma- teriali, fi debbono applicare alla pratica con accuratezza, e con fenno, € che non dee. recar maraviglia ; fe alcune quivi non tornano con intera e- fattezza ; perchè 4 #ifponder la materia è forda. Per la qual cofa ‘apparifce , che allora quando il Nigetti dice , che nella fefta minore vi è più nume- ro di vibrazioni; che nella proporzione di fette a cinque , forma d’ una afpriffima diffonanza , ciò addiviene , perchè gli accordi non fono giufti , ma partecipati , che vuol dire , che non è altrimenti vero geometricamen» te , che quelle vibrazioni fieno di quel numero , che difegna la pratica , colpa degl’ impedimenti materiali ; che fi frappongono j che fe noi potefli- mo avere le mifure cotanto efatte in così minime differenze , come le ha la natura , fi perverrebbe bentofto alla perfezione , la quale farebbe confo- nante , e di giocondiflima ‘ armonia : ma la più efatta fquifitezza de? calco- li, che da noi fi fanno, non ha tante, e così fottili partizioni, e fuddi- vifioni , e perciò è imperfezione nella natura , e quella ; che fembra a noi imperfezione , alla naturà è intera perfezione , e compita. All Sr fatta dal Nigetti al Galileo, perchè la ragione d’ otto a cinque forma del. la fefta minore fia confonanza , e non quella di fette a cinque, dove pu- re le vibrazioni più fpeffo s° unifcono , altre rifpofte , oltre a quella da me addotta ; potrebbero darli , ma per non allungarmi di foverchio, vaglia per tutte. quella d* alcuni fottiliffimi intendenti della teorica della mufica , i quali dicono; che la ragione fi è, perchè il complemento di quefto inter- vallo otto a cinque , per andare all’ ottava , che farebbe cinque a quattro, è una terza maggiore per fe fteffa ‘confonante ; laddove il complemento all’ ottava dell’ intervallo fette a cinque , che farebbe dieci a fette, non è al trimenti confonanza véruna; e come dice il Fontenelle nell’ Itoria dell Accademia reale delle fcienze del 1701 ; riferendo 1’ opinione del Sauveur, che avendo. ogni operazione naturale i fuoi limiti, ancora !’ aggradimento dell’ anima circa il concorfo div più vibrazioni , fi‘ termina nella proporzio- ne naturale de’ numeri dall’ uno al fei , in cui fi comprende la forma dell’ ottava, uno a due, della quinta , due a tre ; della quarta, tre a quattro; della terza maggiore , quattro a cinque ; e della terza minore , cinque a fei ; oltre a i compofti di una , 0 due ottave con ciafcuno de fopraddetti intervalli , come uno a tre, che comprende un’ ottava colla quinta ; uno a quattro ; che è di due ottave; uno a cinque , che è di due ottave , € della terza maggiore ; uno a fei di due ottave , e della terza minore ; due a cinque, che efprime un ottava colla terza maggiore . E gli altri interval. li non fembrano confonanti , fe non per accidente ; in quanto fono la dif ferenza di qualche intervallo confonante, e dell’ ottava , che facilmente vien fupplita dall’ anima; e fottintefa, per la fua facilità , e femplicità ; ed in giò il mentovato ‘Autore così s efprime': Un accord qui de lui-meme ne plaw. Tom. I, E trott NXXIV PREFAZIONE iroit point , plairà , $° il acheve D ottave d' un autre accord agreable ; ce dernier accord entend’ plusieurs fois avec plaifîr , aura conduit D’ ame a imaginer ce qui y manquoit , pour aller jufqu è P ottave , © comme V ottave lut plait , l accord qui en e/t le complement , fe ferà lè A une idee agreable. Ainft P accord de 8 a s tire tout fon agrement de ce qu’ il remplit L’ ottave de 5 a 4. Altre difficultà fono ftate fatte a quefti Dialoghi delle nuove fcienze , poichè vi fu chi pretefe d'aver trovato un paralogifmo nella dimoftrazione del moto de’ gra- vi, fecondo la ‘proporzione de’ numeri impari dall’ unità ; a cui con tre lettere dottamente rifpofe il Gaffendo ; il quale 1’ opinione del Galileo die fefe ancora nella lettera, che egli fcriffe a Pietro del Pozzo de motu impreffo, a motore translato. Altri trovarono difficultà in ammettere ciò che moftra di credere il Galileo, che la corda lente , e la linea del moto de’ projetti , fieno linee paraboliche , e quefti fono quelli , che la linea da effi detta ca» tenaria, e la velaria vogliono dimoftrare effere altra forta di linee. Ma che il moto de’ projetti fi faccia per linee paraboliche , è ammeffo per certo , e indubitato da uomini dottiffimi , fra quali mi piace di nominare folamente il Conte Ferdinando Herbeftein nella fua Ciclodiatomia , venuta alla luce 1’ an- no 1716 , che ben fa ritratto ,, ficcome il fanno l’altre fue dottiffime Opere, della dottrina ; e della profondità dell’ ingegno di quefto grandiffimo geome- tra ; ed il fomigliante tenne , e dimoftrò il Borelli nel libro de morsbus naty- ralibus a gravitate pendentibus , in cui fa vedere , che la natura molte cofe o- pera per mezzo di linee paraboliche , e che fino il fumo nel voto per una fo- migliante linea fi muove. Più fingolari.,, e meritevoli di maggior biafimo fono l’ oppofizioni a queft’ Opere del Galileo, fatte da coloro, che gli hans no attribuito cofe ,. che ‘egli per verità non ha derto., e nè pure ha pen» fato giammai. Fra quelli debbe effere annoverato l'Autore della Prefazione all Opera de’ Principj) Matematici della Filofofia naturale del Cav. Nevvts ton ftampata in Amfterdam , nel 1714, il quale dopo aver detto : Docuit Galileus lapidis projetti , © in parabola moti deffexionem a curfu reftilineo oriri a gravitate lapidis in terram , ab occulta fcilicet qualitate 3 non dubitò poco dopo d’ aggiugnere : Qus vero nom fubfannabit bonum illum Galleum , qui mas guo molimine mathematico , qualitates occultas e Philofophia feliciter exclufas des muo revocare fubftinuerit. I quali fcherni , e le derifioni ,\e le beffe, di cui egli fenza ragione alcuna vuol che fia meritevole il Galileo , ricadono certamente, e con intera giuftizia lepre di lui 5 il quale o non avendo per avventura letto, o non avendo intefo i Dialoghi delle fcienze nuove, con temerario , e villano ardire tenta d’ attribuirli cofa , che egli non ha det= to giammal , e con una falfità manifefta pretende di volere ofcurar la glo= ria d’ un filofofo così riputato , e così grande ; altronde poi richiamando nella filofofica fcena le già sbandite, e del tutto fcreditate attrazioni mutue di qualfivoglia forta di corpiccitoli, per affegnare occulte cagioni, non mat da -veruno chiaramente fpiegate , nè intefe , degli effetti notiffimi , e mani. feti, che in natura veggiamo. Non molto diffomigliante a quefta imputa» zione fi è quella, che gli dà un altro moderno Scrittore in un fuo Trate tato UNIVERSALE. XXXV tato fopra la Laguna di Venezia, nel quale dice, che il Galileo în altrì fuoi Dialoghi , diverfi da quefti delle fcienze nuove , racconta, che vi fof. fero alcuni Filofofi, che penfavano, che la maffa dell’ acqua fofse mofla dall’ ottava sfera, e che in vigore della medefima , in ogni giro di fertan- ta anni, da una parte fi faceffe un tal cangiamento , per cui dopo lungo periodo , quel che è mare fi cangiaffe in terra , ed all’ incontro fi mutafle in mare quanto adeffo è continente. A quefta vana opinione , che 1’ Auto» re di quefto Trattato vuole , che il Galileo riponga nel terzo di quei fuoi Dialoghi » con filofofico avvedimento dice di preftar quella fede , che fi fi. gura ; che le preftaffe il Galileo medefimo 3 nel che certamente non va e. gli ingannato , poichè il Galileo non che preftar fede ad un così ftrano ra- gionamento , nè pure fa mai parola nel terzo Dialogo dell’ acqua moffa dall’ ottava sfera, come gli va quefto Scrittore attribuendo, ed allorchè nel quarto Dialogo parla dell’ acqua imoffa dal primo mobile , ciò fa ad altro propofito , nè mai produce così ftravagante fentenza. Dopo che furono dati alle ftampe i Dialoghi della fcienza meccanica , e de’ movimenti locali, intornoa i quali ho ragionato finora , o il Galileo da una parte con quale ardente brama foffero ricevute le Opere fue, e dall’ altra con quanta animofità veniffero da alcuni impugnate , pen- SÒ ,, come giù ho detto a principio , di riftamparle tutte infieme 3 € con quell’ occafione dar fuori i rimanente’ delle fue fublimi fpeculazioni , le quali voleva diftendere in varj Dialoghi, da aggiugnerfì a quelli delle nuo- ve fcienze, che già erano pubblicati. Quali foffero le cofe , che dovevano effere in quefti Dialoghi contenute , ne dè un diftinto , e precifo raggua- glio il fuo dottiffimo fcolare Vincenzio Viviani, nel Libro intitolato , Rag- suaglio dell’ ultime Opere del Galileo ; nel quale fi vede, che dovevano effere quefte, un buon numero di problemi , e queftioni fpezzate , nuove, e con nuove dimoftrazioni ftabilite: le poftille, e le note intorno a i luo- ghi più importanti de’ libri d’ alcuni fuoi oppofitori, e d’ altri ancora, ed in ifpecie d’ Ariftotile ne’ trattati delle queftioni meccaniche, e del moto degli Animali; in oltre molte operazioni Aftronomiche perfezionate dall’ u- fo del cannocchiale, e dalla {quifitezza della fabbrica degli ftrumenti , per tutte | offervazioni celelti. Nel numero de’ problemi, e delle queftioni fpezzate dovea effer ripofto ciò, che egli aveva fpeculato intorno alla For- za della percoffa, ed all’ ufo, e utilità delle catenuzze pendenti da una del. le loro eftremità, le quali dice, che naturalmente s'accomodano alla curva» tura di linee proffimamente paraboliche; delle quali due cofe aveva già pro- meflo di fcriverne diftefamente nel quarto Dialogo della quarta Giornata trattante de’ proietti. Quefte fovrane fpeculazioni fono quelle, che in gran pis fono fervite ad accrefcere la prefente edizione, effendofi pofte in quel. a guifa, che fi fono ritrovate , e che il Galileo aveva poi in animo , co- me già fi è avvertito , di diftendere, ed ampliare , e ridurre nella forma appunto, che de’ Dialoghi, già egli “vivente ftampati, aveva fatto . Così fi è ripofto il principio della quinta Giornata in quella E egli comin. ciò KXXVI PREFAZIONE ciò a dettarlo ad Evangelifta Torricelli, e pofcia il Dialogo fopra la forza della percofla, nel quale fi vuole avvertire, che il Galileo l’ intitola Cons sreffo ultimo, il che dovè egli fare allora che non aveva ftabilito d’aggiux gnere gli altri, contenenti le note a i libri de’ fuoi oppofitori ,, del moto degli Animali, e dell’operazioni Aftronomiche. In quefto Congreffo il Ga lileo fra gli interlocutori toglie Simplicio, e in quella vece, vi pone Paolo Aproino ftato già fuo Scolare in Padova, ed autore fino dell’ anno 1613 d’ uno eccellente inftrumento per multiplicar l’ udito. Di tal Dialogo non è pervenuto a noi altro, che il principio, nel quale fi {piegano alcune efpex rienze fatte in Padova, allora che andava inveftigando la mifura della for. za della percoffa, che in ultimo egli confiderò come infinita ,, e quefta, do po riferite 1’ efperienze, voleva trattare matematicamente, come una terza fcienza, intorno alla quale egli medefimo diceva d’ aver confumato molte migliaia d’ ore fpeculando, e d’ avere alla perfine confeguito cognizioni re mote affatto dalle comunali fentenze, e pellegrime, edammirande. Da que- fto frammento di Dialogo, e da cid, che poi fcriffe colla dottrina del Ga- lileo intorno allo fteffo, argumento in tre dottiffime Lezioni il Torricelli, agevolmente fi comprende, che non ebbe ben fondata ragione Gio: Alfon- fo Borelli, quando nella fua dottiffima Opera della Forza della PAS af fermò, che fra gli fcritti del morto Galileo, nè fra le memorie lafciate agli amici foi, non s'era ritrovata cofa veruna, nè pur minima, che foffe va- levole a dimoftrare, che egli aveffe penfato a ciò, che nel fine della quar= ta Giornata de’ Dialoghi del Moto promettè di voler fare, per render pa- lefe, che la forza della percofla foffe da lui ftata confiderata come infinita. Molte altre cofe aveva il Galileo , nel lungo corfo delle fue graviffime ; e belle fatiche ritrovate, e pofte infieme , le quali averebbero forfe fervito per quefl’ aggiunta , che egli meditava ; ma quefte non fi sà in qual guifa fi fon perdute, nè altro n° è rimafo, che i puri titoli di effe, che fi cava» no da una fua lettera fcritta di Padova a Curzio Picchena Segretario di Stato del Gran Duca Cofimo II. l’anno 1610, nella quale dando raggua glio ; quali foffero I Opere , che fin da quel tempo egli aveva compofto , dopo aver notato alcune di quelle , che dipoi egli medefimo pubblicò , di- ce in tal forma: Ho anco diverfi opufculi di foggetti naturali, come, De fono, & voce 3; de vifu, & coloribus 3 de maris eftu s de compofitione continui, de Gnimalium motibus , ed altri ancora . Fra quefti , che egli non nomina fpe- zialmente , può effer forfe, che vi doveffero eflere ancora il Trattato di Sfera , e quello di Fortificazione , che egli aveva. dettato in Padova peri ufo degli fcolari , ed aveva in animo di accrefcere , e ridurre in iftato di tal perfezione , che tuttociò , che fi appartiene di fapere al Soldato delle cofe fpettanti alle matematiche , ivi fi trovaffe fquifitamente comprefo , e defcritto . ©ltre a tutti quefti belli, e gravi, e giovevoli ftudj, molte altre fue fpeculazioni aveva il Galileo ; le quali comunicò privatamente a i fuoi amici, e fcolari. Tale era l’ingenofa. mifura delle ‘gocciole. dell’ n cas enti UINDVERSALG. © xxxvii denti fopra una data fuperficie |; (che egli fcriffe: al Padre Abate Caftelli . Tale fu il curiofo fcioglimento', che egli diede a quei, che domandavano onde avvenga , che un uovo racchiufo fra le mani per punta , e ftretto con gran forza non fi pofa fchiacciare, il che fece vedere dipoi ancora il P. Pars dies nel fuo Trattato di ftatica, o delle forze moventi . Così fece molte nobilifime efperienze intorno alla Calamita ,. fra le quali fu quella ; che ferivendo il Gilberto , che rion aveva: potuto incontrat ‘parte’ di effa } che armata; giufta le regole da lui prefcritte, arrivaffe a foftenere il quadruplo del proprio pefo , egli ne riduffe.un pezzo a tal vigore, che laddove di- farmata appena fofteneva nove once, armata poi reggeva più di fei libbre; e quefto è quello, che fu dipoi ripofto nella Real Galleria del Gran Duca di Tofcana. Ed altro pezzo poi ne riduffe a tale, che effendo fei once di pelo, e regsendo difarmato appena due once, armato pofcia ne: fofteneva cento feffanta, ficchè veniva a regger ventifei volte più del proprio pefo . Efperienza veramente fingolare, e maravigliofa, benchè dipoi fi fa ritrova=, to effer la forza della Calamita molto maggiore, trovandofene di prefente appreffo l’ Altezza Reale del Sereniffimo Gran Duca Noftro Signore un piccolo pezzo, che non pefa più, che tre decimi di grano, fornito di così mirabile gagliardia, che ne tira centoventiuno, che vale a dire, che egli foftiene quattrocentotre volte, ed un terzo, più del proprio fuo. pelo. Così avendo difcoperto di quanto utile fia il metodo degl indivifibili , ebbe in animo di feriverne pofcia un intero Trattato, alla quale imprela era forte- mente ftimolato dal P. Cavalieri, di tal metodo. finiffimo poffeditore ; onde con una lettera de’ 26 Febbrajo 1626 fra l altre cofe gli fcrive: Si #icordi dell Opera fua degl’ indivifibili, che determinò di comporre, la quale farà gratiffi- ma a quei, che ammirano le cofe fue, per cofe rare fopra quelle di tutti gli al tri. Dipoi ne 21 Marzo dell’ ifteffo anno foggiugne: Quanto all’ opera degl’. indivifibili averei molto caro , che fi applicaffe quanto prima , acciò poteffi dare Spedizione alla mia., quale fra tanto anderò limando , acciò fia di quell’ efat- tezza , Che fi conviene, per poter più prefto che fia poffibile compire in par- te alla cortefiffima atteftazione , che con fue lettere fe degnò far di me. Nè mai fi ftancò il Padre Cavalieri di confortare , € di follecitare il Gallileo a quell’ imprefa , finchè egli da altre fue graviffime applicazioni diftratto 4 lafcidò la cura di quefta interamente al detto Padre , che con tanta lode, e con tanta gloria nella fua Geometria degl’ Indivifibili ‘così: ben la. foften- ne. Di tal forta fu ancora il belliffimo ritrovamento del Galileo della Ci cloide, della qual linea non ne mifurò egli lo fpazio, contuttochè s'imma= Sinaffe., che Dre triplo del circolo fuo genitore, ma avendo tentato prima coll’ efperienza di pefar la figura di cartone, € avendola ritrovata fempre un poco meno , che tripla , prefe motivo di dubitare, che la proporzione foffe irrazionale , onde ne abbandonò l’inveltigamento ; il quale intraprefo poi dal fuo maravigliofo difcepolo, il Torricelli, non che dimoftraffe in più modi lo fpazio della cicloide effer triplo del. circolo ,. che la. genera, ma molte altre proprietà di quefta linea felicemente dimoftrò , € difcoperfe . Ri n trovò XXXVII PREFAZIONE trovò in oltre il Galileo l’ iftromento. per mifirare i gradi del caldo, e del freddo ne’ liquori, e nell’ aria, come nota il Viviani ; di che ne tenne lungo propofito , ponendolo a parte dell’ efperienze ; che egli faceva , ‘con Gio: Francefco Sagredo nobilifimo gentiluomo Veneziano ; e per la fua gran virtù così caro al Galileo, che. per uno sfogo della fua ftima verfo i lui, ferivendo:al celebre P. Fulsenzio , il chiama il fuo Idolo, e l’ in« troduce. fempre; per uno degl’ irontoni de? fuoi Dialoghi. Di quefta fpiritofa. invenzione mifuratrice ficura de’ gradi ‘del. calore, e del freddo ne’ liquidi, ne fece partecipi ‘molti amici 3 curiofi di vedere un così nuovo , e mirabile difcoprimento ; che è fervito:pofcia a tanti importantiffimi ufi, e che fu dipoi mirabilmente promoffo da quei valenti naturali Filofofi, ed efperimentatori , che 1’ Academia del Cimento: componevano. Non mai fazio il Galileo di profeguire con lieto ; e forte animo nel di- fcoprimento di nuove, e fempre utiliffime verità , veggendo , che per far giungere all’ ultimo. pregio l’arte del navigare, e le deicrizioni geografiche, non altro vi mancava, che rintracciare con ficuro argomento , il modo di potere in ogni tempo ritrovare la longitudine , la quale congiunta ‘colla la- titudine , poteffe determinare la fituazione precifa nel globo della terra, di qualfivoglia punto di mare., d’ ifola , o di continente ; a quefta nobile im- prefa s'applicò , e accorgendofi , che la difficultà procedeva , che per con- feguire Je longitudini tanto in mafe, che in terra, fi fervivano gli Aftro- nomi principalmente dell’ Ecclifi della Luna, delle quali feguendone appena una, o due in ogni anno, e che molte volte ancora, o dall’ aria nuvo- lofa, o dal ritrovarfi molto diftanti gli offervatori , nel notare un medefi- mo iftante di tempo , nella lunga durata d'un’ Eccliffe Lunare; veniva fo- vente impedita l’offervazione ; oltre molte altre particolari cofe, che la ren- dono pochiffimo efatta, e da poterfene poco fidare , pensò ad altro mezzo più ficuro., ed opportuno, ed avendo già difcoperto 1 Pianeti Medicei , e con lunghe vigilie , e con fatiche grandiffime , avendone calcolati i perio= di, ftabilì di fervirfi di effi per inveftigare le longitudini, potendo ciò fare molto più acconciamente, che per mezzo dell’ Eccliffi Lunari ; poichè lad- dove appena di quefte ne fesue una per ciafchedun anno, che a noi fi di- fcopra, dell’ Eccliffi de’ Pianeti Medicei neffuna: notte paffa fenza che fe ne abbiano due ; o tre ; ‘e talvolta quattro; e più ancora, le quali poi fo- no comodiffime per fermare l’ ifteffo ‘iftante. di tempo , perciocchè i moti loro fono così veloci , e regolati, che o fiano congiunzioni, o feparazioni ; o occultazioni, o Ecclifi, tutti fi fanno in sì breve tempo, che non fi può errar giammai nel prenderne nota, nè pure d’un mezzo minuto di ora. Avendo sì bel ritrovamento diligentemente inveftigato, che afficurava la correzzione efatta. di tutte. le defcrizioni geografiche in terra, e la per- fezione intera dell’ arte mirabile del navigare ; fino dell’anno 1615 ne fe ce generofa offerta al Re di Spagna, a cui parimente altra fua pregiatiffia ma invenzione offerì . Era quefta un iftrumento, per mezzo del quale fi poteva valerfi dell’ ufo dell’ occhiale navigando colle Galere, fatto in guifa > | che str NOISE E RS AISTE XXXIX che con effo fi trovavano gli oggetti coll’ ifteffa preftezza , come coll’ oca chio libero, e trovati fi feguitavano ; fenza perderfì , ficchè fi aveva tem. po di riconofcerli, e di annoverarli partitamente, ed era fabbricato in gui. fa, che fi poteva tenere in tal maniera occulto , che folamente chi lo do- veva adoperare n° intendeffe 1 ufo, e la ftruttura. Di quefto bell’ inftru- mento, il quale comecchè era a foggia d’ un morione » Che fi adattava al capo di chi doveva far l’offervazioni; il. Galileo, Teftiera,, o. Celatone cb: be in coftume d’ appellarlo, trovo, che fino dell’ anno 1618 incominciaro: no a fervirfene fopra le Galere del Gran Duca , vedendo ; che il Padre Abate Caftelli quando era Lettore delle Matematiche nello Studio di. Pifa; aveva prefo il carico di ammaeftrare quegli, che adoperare il doveano., dî che egli fcrive al Galileo in quefta guifa : Per ? Ordinario paffato forifi a V.S. ma non avendo avuto altra rifpofta, penfo che la mia fia capitata male . Prima le diedi conto d'effere ftato più volte col Sig. Giovanni del Medici , ed averli d° ordine del Sig. Picchena ; moftrato il Celatone , vifto, e provato da Sua Signoria con grandiffimo piacere , e giudicata quefta invenzione più impor- tante , che il ritrovamento del medefimo occhiale. La pregai ancora , che mt mandaffe gli occhialini lunghi un palmo ; 0 poco meno , acciò poffa colla prima occafione andare a Livorno ad efercitare alcuni di quei giovani , de quali di già fe n° è fatta la fcelta. Nel medefimo anno ancora ne fece dono all’ Ar- ciduca Leopoldo d’ Auftria, trovandofi in una lettera dell’ Arciduca fcritta di Saverna gli 11 Luglio 1618; che fra le altre cofe dice al Galileo: In- tanto ho vifto il cannoncino colla teftiera , del quale inftrumento me ne informò alquanto nel mio paffaggio a Pifa il P. Don Benedetto. Di quefto ritrovamen- to voleva fervirfene il Galileo per render più facile 1’ offervazione in ma- re de’ Pianeti Medicei, nello ftabilire le longitudini, perciò: ne fece offerta al Re di Spagna, allora quando gli propofe quefto fuo nuovo modo , con cui fi giungeva una volta alla: conofcenza di cofa per tanto tempo , e con sì fervorofa brama invano ricercata da tanti. Ma checchè fe ne foffe la ca- gione, non effendo. proceduto fino al fuo termine quefto trattato , il Gali- leo defiderofo di apportare agli uomini quefta .grandiffima utilità , il rin- nuovò pofcia l anno 1636 con gli ftati Generali delle Provincie unite , al che gran favore porfe il famofo Ugo Grozio , ficcome dalle fue lettere ; e da quelle del. Voflio fi ricava ampiamente, dalle quali fi riconofce in quan. . ta riputazione, ein quale alta ftima aveffero effi un così nobil. trovato , e quanto foffe loro a cuore, che tofto egli fuffe efaminato, e pofto alla pro- va. Diedero fubito. cominciamento gli ftati Generali ad efaminare il dono, che fatto loro aveva il Galileo, ed a. quefto effetto avendo deputato alcuni periti della Geometria, e dell’ arte di navigare , da quefti furono propofte alcune difficultà al Galileo, poichè dubitarono , che non fi foffe potuto a- doperare 1’ occhiale in mare , il quale a cagione della fua continua agita- zione, non averebbe lafciato fare 1’ offervazioni neceffarie intorno a 1 Sa- telliti di Giove ; quindi chiedevano i cannocchiali di tal perfezione , che poteflero con efli offeryare minutamente quefti Pianeti ; attefochè non ne ave= xl PREFAZIONE avevano effi, che foffero baftevoli a tale imprefa ; colla qual. richiefta fed cero effi vedere, che il Galileo fi manteneva ancora nel poffeffo, d’ effer egli quello , che fapeva far lavorare i cannocchiali meglio d’ ogni altro, che allora ft ritrovaffe : in prova di che, oltre a quello , che in tal pro- pofito ho già detto, quando ho ragionato dell’ invenzione del cannocchia= le, voglio ora.aggiugnere ciò che icriffe al Galileo il virtuofiffimo Gaffen- do con una fua lettera del 1634 , nella quale gli fisnifica il vivo defide rio , che per poter fare le celefti offervazioni , così egli, come ancora il celebre Periefchio , avevano d’uno de’ fuoi cannocchiali: Ar vero aufim tum 2lltus , tum meo etram nomine id exigere officit abs te, ut cures mitti ad nos vitra telefcopica optima , © fi. fperare quidem licet, cujufinodi funt illa tua + quando baffenus nec Venettisy nec Pariftis , nec Amftelodami nancifci illa potui. mus, que fatisfacerent abunde . Audebo fane, quia nota mibi rara tua bonitas elt, notus ardor, quo bonas artes, eorumque ftudiofos promovere curas. Effice igitur vem dionam tua follicitudine , ac fcito te fallurum rem, non modo nobis perjucundam, fed aliis quoque g immo etiam tibi, quantum fpero, olim futuram pergratam, cum obfervationes innotuerint , quas te procwrante peregerimus , © que confequenter debebuntur tibi , tum generalis inventionis , tum fpecialis Organi mobis comunicati gratta +. Dipoi oltre i cannocchiali d’ un’ intera perfezione; domandavano i Deputati dagli Stati Generali il modo per poter di tempo. in tempo calculare gli afpetti delle medefime piccole ftelle ; e finalmente chiedevano un mifuratore del tempo così efatto:, che: poteffero. per mezzo di effo. numerare anche le menormiffime parti del tempo fenza errore, in tutti i luoghi, ed in tutte le ftagioni dell’anno. Soddisfece pienamente il Galileo a tutte quelte difficoltà , che li furono propofte: imperciocchè difî fe, che credeva d’ aver trovato modo, che ‘nelle mediocri agirazi oni dellé Navi fi poteffero fare le offervazioni ; riducendo lo ftato di quello, che far le dovea in tanta quiete, che foffe fimile alla bonaccia del mare, e ne ad= dittò il modo conyenevole, e proprio. S'offerfe dopo prontifiimo a manda= re i vetri di tanta fquifitezza, che faceffero vedere il: difco di Giove, e de’ fatelliti terminato , e diftinto. Quindi paffando a ragionare del modo per mifurare con intera efattezza il tempo, gli additò la Apbuci , e lufo di quel maravigliofo precifo mifuratore } cioè a dire dell’ Orivolo col pendo- lo, iftrumento dalui il primo di tutti inventato, e fabbricato con tale fqui= fitezza,, che con effo fi mifuravano fenza pericolo , benchè di minimo errore, i minuti primi , e fecondi. Fin da quando il Galileo nella fua prima gio» ventù era in Pifa I* anno 1582 ritrovò quefta femplice , e regolata ra del tempo, per mezzo . del pendolo , pigliandone 1’ occafione dall’ offers vare nella Chicfa: Primiziale di quella Città il moto d’ una lampana, e dipoi accertatofi con replicati efperimenti dell’ esuaglianza di quelle vibra zioni, gli fovvenne allora di scita all’ ufo della medicina, per la mifu- ra delle battute: de’ pela , dipoi riducendola a maggior perfezione , fe ne fervì per diverfe mulure di tempi, e di moti, e per le celefti offervazioni. Confiderò il Galileo nel moto de’ pendoli due particolari ;. degniffimi per certo UNIVERSALE. zli certo d’ effer risuardati con ammirazione; 1’ uno fi è, che le vibrazioni fi fanno con tal neceffità, fotto tali determinati tempi, che è del tutto im- poffibile il fargliele fare fotto altri diverfi ‘tempi , falvo che coll’ accorcia- fe, o allungare la corda de’ medefimij l'altro fi è, che un ifteffo pendolo fa le fue vibrazioni colla medefima frequenza, o pochiflimo, e quafi infen- fibilmente diverfa, fieno elleno fatte per archi grandiffimi, o per piccioliffi- mi dell’ ifteffa circonferenza. Della qual proprietà fino dell’ anno 1602 ne avvisò il Galileo con una fua lettera il dottiffimo Marchefe Guido Ubaldo ‘del Monte, a cui di più fcriffe, che fino d° allora fi trovava d’ aver di. ‘moftrato la propofizione, che dipoi inferì ne” Dialoghi delle fcienze nuo- ve, che fe in un cerchio eretto all’ orizonte s° ecciterà la perpendicolare , ‘che fia diametro del cerchio, e dal punto del contatto, o fi vero dal ter- mine fublime del diametro fi tireranno cordée quante fi voglia , fopra le quali s° intendano fcendere mobili, come fopra piani inclinati, i tempi de’ paflaggi fopra tali corde, e fopra il diametro fteffo , faranno tutti eguali ; il che accade ancora nelle eftreme parti delle circonferenze de i due qua- dranti inferiori. Ma di quefto ultimo accidente dice in quefta lettera al Marchefe del Monte, che non era giunto a ritrovarne la dimoftrazione, il che non per altro avveniva, fe non perchè non è vero in rigore geometri- co, quanto quivi è affermato , ma folo fenfibilmente , ed allora è vero in rigore, che la fcefa per gli archi grandi, e per 1 piccoli della circonferen- za, fi fa in tempi eguali, quando foffe un arco di cicloide, non giù di cer- chio, ficcome ha dipoi dimoftrato nel libro del Moto de’ pendoli Criftiano 'Ugenio, onde il movimento di effi è ftato quindi rettificato , facendogli vibrare non più in cerchio, ma in una perfetta cicloide. Da quefto verifi mo, e ftabil principio traffe il Galileo la ftruttura, e il modello del fuo Orivolo col pendolo, il quale a diverfi ufi con grandiffimo utile adoperò ; di effo ne fece parole col Beaugrand in una lettera, che gli fcriffe ? anno ‘1633 nella quale gli dice, che fra 1’ altre cofe, che aveva preparato per ritrovare le longitudini, vi era ( fon quefte le fue parole ) un giuffo O- vologio , la fabbrica del quale ho io facile, e femplice, e così giufta, che mon ammetterà errore d° un folo minuto , non folamente în un ora, ma nè me mo in un giorno, nè in un mefe. E pofcia di tal fuo ritrovamento ne inferà una minutiffima, e diligente defcrizione nella lettera, che ne’ 5 di Giugno dell’ anno 1637 fcriffe al celebre Lorenzo Realio , pre additargli il modo di avere un efatto numeratore del tempo per le offervazioni aftronomiche. Della quale invenzione tanto ne reftò prefo d'alto ftupore Martino Orten- fio, che ferivendo al Galileo gli ebbe a dire. Circa borologium, quod no- biliffima dominatio veftra promittit , nobis vifum fuit, non pofje dari meltorem snventionem in toto Orbe terrarum, fi tam conftans fit, ac narrat dommatio ve + fra, © ubique locorum, tam in mart, quam n terra, tam byeme , quam cltate , expeditum, ac certum prebeat ufum. Tale enim horologium in obferva. zione motuum celeftium tantum habet ufum , ut nulla humana inventio mm altis webus babeat majorem, Di quefto mirabile Orivolo additatoli dal Galileo , fi Tom, I, ” EF fere xl & PREFAZIONE fervì ancora il P. Abate Caftelli nel fuo nuovo modo, che esli propone di partire le acque delle fontane, di cui nella lettera, che fcrive a Monfig. Ferrante Cefarini, e che di poi è ftata pofta nella feconda parte della | Mifura dell’acque correnti, dice in quefta guifa : Io metterò sl modo il pare tire, e mifurare il tempo con minuzie tali, che fi potrà dividere lo fpazio d'un ora , în quattro , e fei, e otto mila parti, fenza un minimo errore ,, il qual moda mi fu infegnato già dal Sig. Galileo Galilei primo Filofofo del Serenifs. Gran Duca di Tofcana , e mio Maeftra , e quefto modo fervirà facilmente, € mirabilmente al bifogno noftre. Di quefto parla Giovanni Pieroni, ferivendo: di Praga al Galileo l anno 1637 . Mr farebbe di grandiffimo vantaggio fa» pere quanto vada lungo il pendolo per mifurare uno ,,0 alquanti fecondi di tema po, e fe la lunghezza fi prenda infino a tutto il corpo grave pendente, 0 ina Sino al' centro: di efo. Di quefto ragiona Elia Deodati allorchè ferivendo nell’anno 1637 all’ Ugenio, padre del famofo. Criftiano Ugenio ,, gli manda una copia. della deferizione di queft’ Orivolo fatta dal Galileo, e da lui già inviata al Realio. , nella quale occafione gli dice ,, che prometteva il Galileo» 4° sufegnar la fabbrica dell’ Orologio da lui trovato , efattiffimo mifu= vatore: del tempo: , fenza errore nè anche. d° un minuto. fecondo d° ora in un giorno, nè in un mefe , ajuto mirabile in tutte D aftronomiche offervazioni . Di quefto. Orivolo: favella ancora , come: di cofa. inventata dal Galileo. Piero: Borelli. nel fuo libro. del vero: Inventore del cannocchiale ftampato: all’ Aia ? anno. 1656. Io ho ftimato di dover ragionare così partitamente dell’ Ori=- volo. col pendolo fatto. dal Galileo.,. e far vedere fin da quando egli l’ave= va pofto in ufo per mifurare il tempo., e la diligente defcrizione; che eb« bero in Olanda gli Stati Generali ,, il Realio ,, 1 Ortenfio:,. e I’ Ugenio 4 dell’ Orologio. da lui molto tempo prima fabbricato, e da molti veduto». e realmente, e con fortunato. efito pofto in ufo, acciocchè fi riconofca ma- nifeftamente ;. che: allora quando. l’ infigne Criftiano. Ugenio. nell’ Opera del Moto de’ pendoli fi pubblicò. per autore di quefto ritrovamento, e volendo. opporfi a coloro., che non gliene accordavano. il primato, diffe-, che l'an» no 1658 , cum nec diffo., nec feripto cujufguam , fono: quefte le fue parole, de horologiis: hujufmodi mentio falla effet ,, aut rumor ullus omnino: ferretur: ( lo» quor autem de penduli fimplici ufu ad horolozia translato ,, nam de cycloidis ade ditione nema. credo controverfiam: movebit. ) conftruttionem eorum. propria medita= tione: me adinveniffe ) BE perficiendam curaffe 9 che: erano. oramaL più di cin= quant’ anni , che dal Galileo era ftato immaginato 3 € pofto in opera. fomi- gliante Orivolo ,. ed erano. già -paffati ventidue anni, che in Olanda ifteffa ne era ftata mandata dal Galileo: un’ accurata deferizione ,, per fervirfene per Y ufo delle longitudini ,. agli Stati Generali, e a i primi Miniftri, e Matematici, che allora foffero in quelle parti ,. fra i quali vi era Coftan- tino Ugenio Segretario del Principe d’ Oranges, che come fi vede dalle fue lettere fcritte ad Elia Diodati l’anno 1640, promoveva a tutta: fua pof= fa, che l’ offerta del Galileo del fuo nuovo , .e fingolar modo di ritrovare le longitudini , da tanti invano. ricercato , e promoffo; aveffe il bramato effe to UNIVERSALE. xlui effetto, e 1’ arte del navigare ne riceveffe con quefto novello accrefcimen. to la fua ultima perfezione . Rifpofe ancora il Galileo all’altra difficultà , che era ftata sof s quanto al coftruire le ravole de’ movimenti de’ Pia. neti Medicei, e intorno al modo da lui tenuto di calculare , e fabbricare Effemeridi, le quali egli con lunge, e replicate offervaziohi, e con fati- che, come egli dicè , veramente atlantiche, fi ritrovava d° aver confegnito ; le quali erano così adattate per lo ftabilimento delle longitùdini, che niuna offervazione fi può rintracciare più propria, ilche avvedutamente avverte Guglielmo Wifton nelle fue Prelezioni aftronomiche , ed erano così fingo- lari, e di tanto pregio, che il Cattefio ifteffo, per altro non molto inte- fo a lodare il Galileo , ferivendo al Merfenno , gli diffe : Scribis de Gali- lieo , quafi adhuc în vivis effet: ego ‘vero iNlum jam dudum mortuum putabam 5 fi fit verum, quod habeat tabulas pro Jovialium Planetarum afpeltibus , & ecliplibws exattifimas , certum eft illum pre ceteris laudem meruiffe in inven- zione longitudinum, fed miror potuiffe illum pro iftis Planetis exaffas conficere, cum pro Luna haftenus confici non potuerint. La grave età del Galileo, e l’ef- fer egli divenuto cieco , appunto nel tempo, che quefte cofe fi trattavano co Deputati degli Stati Generali, togliendogli il modo di poter mettere in ordine tutte le fue lunghe offervazioni , le quali il Padre Abate Caftelli con bella efpreffione chiamò le delizie , € i tefori del Galileo , egli tutte le confegnò ‘al Padre Vincenzio Rinieri Lettore delle Matematiche nello Studio Pifano , e fuo fcolare , e delle cofe ‘aftronomiche intelligentiffimo , acciocchè egli deffe loro quell’ ordine , e quel compimento , che fi richie- deva , e fuppliffe a quello , a cui egli non era più valevole di potere efe- guire . Adempì prontamente il Padre Rinieri quefta gloriofa fatica , e ben prefto fi pofe in iftato di darla alle ftampe , il che fece fapere al Galileo con una Lara de? 28. Maggio 1641 nella quale gli dice: Circa ? offerva- zioni delle ffelle Medicee queft'eftate penfo di fimr la fatica in rutto, è per tutto, ficchè fe ella averà per bene , ‘che fe n efcano D Effemeridi, me ne potrà dare un cenno. Ma ficcome la morte del Galileo, che indi a poco feguì , inter- ruppe il corfo ‘a ‘così belle operazioni, € pofe fine al grand’ affare delle lon- gitudini, così effendo poi morto nel maggior vigore degli anni fuoi il Pa- dre Rinieri, non che fi vedeffero alla pubblica luce le Tavole de’ moti de’ Pianeti Medicei, opera ; che era il gloriofo prezzo di tante offervazioni , di tante fatiche, e di tante , e così lunghe vigilie del Galileo, ma fi per- derono tutti quegli feritti dove elle ftavano regiftrate, infieme con quelle, che il Padre Rinieri vi aveva aggiunte . Di quefta così grave, e dannofa perdita fi duole afpramente Vincenzio Viviani nella vita, che egli feriffe del Galileo, ed a buona ragione , poichè quefto fu il giufto motivo , che nel prendere le longitudini, così in mare, come in terra , fi fia ritardato di porre in opera quefta ftupenda invenzione di fervirfi della conofcenza e movimenti de Compagni di Giove, che ficcome quefto è l'unico mez. zo; che vi è nella natura per giugnervi felicemente, così la gloria di. effe- re ftato il primo ritrovatore di così eminente invenzione farà fempre do- ; ì È e) vuta xliv PREFAZIONE vuta al noftro' gran Galileo . A: porgere opportuno, e valido rimedio ® quefta graviffima perdita, s° accinfe Domenico Caffini famofifimo Aftrono« ino, ed in Bologna |’ anno 1668 diede alle ftampe I’ Effemeridi de’ Satel« liti di Giove; intitolandole Epfemerides Bononienfes Mediceorum Siderum , mercè delle quali fono ftate dipoi corrette con fomma avvedutezza alcune Carte Geografiche, che ben rendono ampiflima fede della perfezione; e del la ficurezza, che fi può avere in fomigliante materia per quefto mezzo. Dopo di que’ Effemeridi date alla luce dal Caffini l’anno 1683, diede fuori le fue Ignazio Voffunti, o chi di effe fotto quefto nome è il vero Autore, le quali avendole calculate fino all’ anno 1700 le dedicò al Prin cipe Francefco Maria di Tofcana , chiamandole Lunu/arum Jovialium, few Planetarum Mediceoruim Tabule , le quali non pubblicò già colle ftampe, ma bensì fi confervano manoferitte, ed ivi afferifce , che non oftante che egli l anno 1683 le inviaffe al Principe Francefco Maria , l’ aveva però com. pite fino dall’ anno 1665 . E finalmente per render fempre più agevole la. conofcenza de’ movimenti di quefti Pianeti, è ftato nell’anno 1716 da Lotario Zumbach inventato ‘un Jovilabio , che la natura del loro: moto diftintamente dimoftra. if sd Di tutte quefte cofe ho riputato, che foffe neceffario render confapevo« le il Lettore, affinchè egli, e da quello che quivi fi è detto;.e.da ciò, che ritroverà nella Vita del Galileo, e pofcia nelle Note, foffe pienamente avvertito di quello, che a quefte infigni, ed eccellenti Opere 5° ‘appartie» ne. Le quali fe non troverà difpofte con quell’ ordine di tempi, e di..ma-. terie, che fi farebbe ricercato, e che fi era divifato a principio; fappia , che ciò non d’ altronde è proceduto’, fe non perchè dopo effere incomin« ciata l’ edizione, per la quale fi era raccolto tutto ciò, che fi riputava tro- varfi del Galileo , altre cofe non men pregievoli fi fon difcoperte ; che non potevano fenza grave pregiudizio de’ legsitori reftare efclufe : dal'che. ne è fucceduto, che allora quando alcuna cola fi è rintracciata.; che foffe meritevole d’ effere quivi inferita , \è tato idi meftieri il farlo in quella parte dove allora ne veniva il propofito ; ‘anzi che è fino abbifognato al« cune cofe riporre in fine di tutta l' Opera; affatto fuori d’ ordine, ‘comec- chè dopo che era ella quafi compita, ci fon pervenute. Tutto ciò.di buo- na voglia fi è fatto, avendo riputato, che anzi, che riceverne faftidio, ben volentieri foffrirà il Lettore di veder talvolta pervertito. 1’ ordine più ri orofo, che fe fi foffe voluto fervare perfettamente, reftar privo d’ alcuno degli feritti del Galileo , 1 quali effendo tutti frutto di quella sran men te, per ogni parte ancorchè menoma , vi fe ne fcorge con aperti fegnali la fomiglianza. Affinchè queft' Edizione fia la più copiofa } e la più per fetta, che fino ad ora fi fia veduta alle ftampe, e perchè il Lettore refti pienamente foddisfatto , ritrovando quivi tutto quello, che egli può defide- rare delle notizie riguardanti il Galileo 3) e l° Opere fue; fi è pofta la Let tera, che fcriffe Vincenzio Viviani al Principe Cardinale Leopoldo di To? fcana, nella quale vi aveva racchiufo tutto quello ; che egli tiputava , che Et fers UNIVERSALE. xe fervir poteffe per ajuto di chi fi foffe pofto a feriverne diftefamente la vi. ta. Il che ebbe pofcia in animo di fare il virtuofiffimo Carlo Dati , e ne procurava per ogni parte diligentemente i ragguagli , benchè non fo per qual. cagione, non mandaffe alla bramata efecuzione' sì bell’ imprefa . Que- fta Lettera del. Viviani fi è quella, che è ftata inferita dall’ Abate Salvino Salvini ne Fafti Confolari dell’ Accademia Fiorentina, che non è gran tem» po, che fono alla siae luce; coll’ aggiunta di molte notizie da effo con follecita cura raccolte; quefte ancora quivi fi fono riportate ; nella forma appunto, che per fervire a i fuoi Fafti Confolari ,-P_ ha diftefe_il Salvini, accuratiffimo ricercatore delle memorie degli uomini illuftri della noftra Pa- tria. In oltre alla maggior parte dell’ Opere del Galileo vi fono ftate fac. te le Note, nelle quali checchè intorno ad effe è meritevole d’ effere fa- puto, è ftato in bella guifa ripofto. Quelle al Trattato delle refiftenze de corpi duri all’ effere fpezzati, fono del Viviani, infieme colle quali vi è aggiunto quelle del virtuofiffimo Padre Abate Don Guido Grandi, di cui parimente fono 1’ altre fopra la Dottrina del moto naturalmente accelera= to. Alla Bilancetta fi è pofto tutto quello che intorno ad effa hanno fpe= culato il Padre Abate Don Benedetto Caftelli, e Vincenzio Viviani. E È altre Note, che 1’ altre Opere riguardano, fono parto d’un fublime acutif. fimo ingegno, nella Filofofia, e nella Geometria e ercitatiflimo , e preflo tutti gli fcienziaci d’altiffima ftima. Degno era per certo il chiariffimo Galileo, che tale, ed ogni altra maggiore , © più diligente cura fi ri onefle per il- Iuftrare, ed abbellire i parti nobiliffimi del {uo raro fecondiffimo intendi» mento; concioffiachè egli è ftato il primo, che fi fia rifcoffo dalla dura fer- vitù, nella quale erano gl’ ingegni fpeculativi, ed abbia trionfato di quelle invecchiate opinioni , fotto il giogo delle quali ftavano miferamente incate- nati, ed opprefli, e colla guida della Geometria fi fia aperta la ftrada alla contemplazione. della. verità; in cui tanto avanti ha proceduto , € tanto con i nuovi gloriofi fuoi voli fi è innalzato , e così fifo fi è pofto a riguarda- re.in effla, C4° Aquila: sì non fe le affife unquanco. E mercè delle fue fubli. miffime fpeculazioni, de’ fuoi mirabili. ritrovamenti, delle nuove ftupende fcienze da lui promoffe, e fino da’ loro principi dimoftrate, e del fuo pro- fondiffimo fapere in ogni più recondita eminente (ifciplina ,, vinto; e de- preffo. profperamente il numerofo ftuolo de’ fuoi invidiofi oppofitori , fi è acquiftata una gloria così ftabile, e così ferma, ficura , ed immortale , che non. fi ftancherà mai la fama di celebrare il gloriofo .fuo nome; nè il tem. po di&truggitore, per quanto alle umane cofe è conceduto ; averà peligna giammai d’ introdurre obblio nell’ opere fatte da lui; ma fino a che le buone arti, fino a che le nobili dottrine, fino a che le più alte pellegri» ne fcienze faranno in pregio, fempre fi udiranno rifonar altamente le lo- di, e gli applaufi, fempre farà viva, € frefca nelle menti degli uomini di così grand’ Eroe la ricordanza .. VI xlvi mea BI.CAZII ED (rire £ Cavata da’ Fafti Confolari dell Accademia Fiorentina + e L folo nome di Galileo Galilei è fato baftante ad iNuftrare 1 Mondo tutto, non che la noftra Patria, e Vl Accademia Fiorentina. Ora ficcome diceva un gran ‘Letterato de tempi noftri, che a not Fiorentini era toccata la bella forte, 0 la Terra, 0 il Cielo guardando , dî fovventrci agevolmente di due grandi Cittadini , che vi hanno fatte , con tanta gloria - i nuove fcoperte, Amerigo Vefpucci cioè, e il Galileo $ così non poffo 10 mat dare una occhiata a’ miei gloriofi Anteceffori nel Confolato , che al famofifimo Galileo non mi venga con tenerezza alla memoria, e l’ ofcurità mia a fronte di tanta luce non veggia. Dentro alle mie tenebre ‘perciò ‘mi farei in parlar di lut affatto perduto, fe altri non me n° avefe tratto fuori, con fommi= niftrarmi ampia materia da nuovamente ragionarne , dopo che tanti , e tanti cea lebri Scrittori hanno di quefto noftro infigne Cittadino parlato , e che le immor: tali Opere fue fanno a tutto l Univerfo chiara teftimonianza, effere Iuî ftato più tofto divino, che umano. Da lui, come da fuo principaliffimo Padre, ogni fua maggior gloria la Filofofia riconofce ; per lui il nome della Città noftra fin fo pra il Cielo fi fpande; e a lui finalmente è dncor tenuta la Tofcana favella , nella quale diftefe egli le fue pellecrine filofofiche fpeculazioni, e in confeguen= za molto a lui debbe la noftra Accademia, che di più lo mirò Confolo , allato al quale ebbero la ventura di feder Configlieri due de fuoi affezionati difce« poli Mario Guidueci, e Tommafo Rinuccini 5 effendo caduta?’ elezione del Cen- fore in Vincenzio Bardueci. Benchè la promozione del Galileo al Confolato fe= guiffe 31 giorno 20. di Febbrajo del 1620. ab Inc. non prima del mefe di Maggio dell’ anno 1622. potè egli, per alcuna forfe delle cagioni altrove ac cennate, prendere 11 Magiftrato. Belliffima fu pertanto V° Orazione recitata da lui in tal congiuntura, Siccome nota i moftro Cancelliere: Meff. Ambrogio Am brogi negli Atti Accademici, ove fi legge ancora, che vedendo il Confolo di no potere efercitare D Ufizio Suo, deputò in fua vece VP Avvocato Aleffandro Sera tini per fua Lettera, diftefa pur negli Atti dall originale è che nell’ Accade ni mia — qu VITA DEL GALILEO. xlvii mia fi conferva, feritta da Bellofguardo , Villa de’ Borgherin, ove egli abi- tava, e che 10, per effere di sì grand’ uomo, mon voglio mancare di riporta» ui è 3 Molto Ill. e Molto Ecc. Sis. mio Ofs. Poichè la moltiplicità delle mie indifpofizioni mi neceffita a trattenermi il più del tempo alla Villa, onde con troppo incomodo di quelli , che me- co aveffero a conferir loro affari ,, potrei foddisfare al carico , che mi fi af petta mercè del Confolato , ho penfato di far capitale della cortefia di VS. Molto Ill. e Molto Ecc. e fupplicarla , che in luogo mio voglia fupplire per me in tali negozi , efercitando quella autorità , che ho io, la quale in- teramente deferifco nella perfona di VS. ficuro, che ella molto meglio po- trà efequire tutto ciò, che a tale offizio appartiene : e gli refterò con ob- bligo particolare dell’ ajuto , e follevamento che da lei defidero, e fpero: Con che affettuofamente gli bacio le mani, e dal Sig. Dio gli prego in» tera felicità. Da Bellofguardo li 20. di Maggio 1622._ Di VS. Molto Ill. e Molto Ecc. Ser. af Galileo Galilei. Ben dovea in quefto Confolato tacere ogni altra Lezione , ed ogni Accademico e- fercizio ammutolire , ove parlava nel fuo Direttore un Oracolo così grande. Segui= tano pertanto gli atti noftri a darci conto del rendimento dell’ Ufizio , nel quale fu letta dal Sis. Galilei, in vece di fare Orazione , una Lettera fcrittali , co- me egli diffe , da un fuo Amico Accademico , in rifpofta di una fua , per Ia quale gli metteva in confiderazione con belliffimi concetti, e gentili ma- niere , quello doveva addurre in fua fcufa per effere ftati gli Accademici nel tempo del fuo Confolato oziofi, come doveffe lodare il Confolo fuo fucceffore , e quali grazie rendere: all’ Accademia dell’ onore fattoli. Il Se- natore Auditore Buonarroti mi ba cortefemente comunicate le parole compofte da Michelagnolo Buonarroti il giovane , per la funzione , nella quale , fecondo che allora Jr coftumava, fu sà al Galileo nel rendimento del fuo Confolato , la Tazza d’ Argento. E perchè le dette parole compofte da quel Letterato Gentiluomo vridondano in gloria del medefimo Confolo , non fia difcaro al leggitore d° udirle. E' coftume della noftra Accademia , quando il vecchio Confolo debbe al novello rendere il Magiftrato, donare a quello , in teftimonianza di fua be- ne efercitata amminiftrazione , una Tazza d’ argento ; e fcolpitavi la figu- ra del fiume dell’ Arno , venire a dimoftrare l’ onore, che a chi di quella ha tenuto il governo: fi conviene , foftenendo nella fua gloria il pregio della Fiorentina Eloquenza fignificata per coral fiume ; il quale infra i me- defimi confini nafce , e fi termina, ne’ quali il noftro Idioma, confiderari= do nel più largo modo , naturalmente fi efercita . Dentro non poca confu- fione è ritrovata al prefente l’ Accademia , digniffimo Signor Confolo 5 in penfando , che la gloria dell’ alte voftre fpeculazioni non fi richiedeva efprimere con carattere sì angufto , e sì limitato. Ma riguardando Pre , che xlvili VITA. DEL GALILEO: che una così fatta immagine rapprefentandovi la virtù della virtù, poteva; come di altre è avvenuto ; con gloria immortale de’ noftri Principi ; per o- pera dell’eminenza del voftro intelletto , acquiftarfi anch' ella talora un luo« go tra le più celebrate. Stelle, non: men gloriofo di quello , che al canto d’ Orfeo quivi lo deffe ? immagine della fua felice Lira; quefta debitamen= te vi porge, lafciando a rendervi l’ onore, che proporzionato vi fi richie de , alla voftra-ftefsa virtù con la Fama. E veramente io non potrei mat con parole (piegar P onore , che la Fama a s) dia vino ingegno ha n ogni tempo , € tn ogni luogo arrecato 3 nè mai baftevolmente po zreî dar premio di giufta laude al più inclito , e più elevato fpirito , che abbiano avuto le Scienze negli ultimi fecoli 3 1l quale effendo fiato delle cofe Celefti, e de« gli oggetti , che în alto fi mirano , feliciffimo inveftigatore , vide , ed intefe per- avventura egli folo molto più fenza paragone , di quello , che aveffero veduto , ed intefo tutti 1 più favi uomini Greci , e Latini , e tutti quanti infieme è Filofofi de fecoli già trafcorfi. Perciò, come diffi a principio , volentieri all’ altrui ajuto ri corro , e maffimamente di chi non folo ha familiarmente converfato 1 Galileo , ma dalla fua propria bocca ha afcoltati gli Oracoli fuoî , e fattofi nella profondità del fapere a Int fomigliante. E' quefti 11 noftro celebre Accademico Vincenzio Viviani s che effendo ftato V ultimo ( come egli s° intitola ) de fuoi Difcepoli . in varie guife Riverberò nel fuo Maeftro , e Duce Pas titevdita Scese i E illuftrò lui col di lui proprio lume. Filic. Canz. , Diftefe egli ad iftanza del Principe Leopoldo poi Cardinal de Medici , la vita del Galileo con ogni fincerità , ed efattezza , e in forma di Lettera , & quel MAZNANI= mo Signore, tanto benemerito de’ Letterati , la indirizzò. Aveva penfiero il Viviani di premetterla alla edizione , che egli meditava di fare di tutte le Opere del Galia leo , colla Traduzione Latina , e ciò per renderle più comuni al mondo letterato; € per fecondare ancora la mente del Galileo, che in parte s° accinfe all’ imprefa . Mola te di quefte Traduzioni a tale effetto ne aveva meffe infieme , e per compimento dî ciò che mancava , ne fu fatta una alle fue iftanze d' una buona parte della prima Giornata de Pialoghi intorno alle due nuove Scienze, dall Abate Anton Maria: Salvini , che originale appreffo il Traduttore fi conferva. Ma impedito il Viviani dalle fue pubbliche continue incombenze , e bene fpeffo da indifpofizioni ; non potè mettere ad efecuzione un così nobile penfiero pieno di zelo , e di pietà verfo il fuo amatiffimo Maeftro. Ora perchè quefta Vita non è ftata finora impreffa ; e mano» foritta fi legge per le mami di pochi 3 ho Stimato luogo affai opportuno d’ inferivla. qui come ella fia diftefamente , tratta dal) originale di mano dello fteffo Viviani 3 che fi conferva appreffo P Abate Jacopo Panzanini Suo Nipote di Sorella, e degno» fucceffore nella Lettura di Matematica nello Studio Fiorentino 5 effendo io ficuriffi= mo, che non poteva un sì gran Maeftro trovare un più degno fcrittore delle fue goa Sta, di quel che per ogni titolo effer poteffe il fuo gran Dijcepolo Vincenzio Via viani . di VITA DEL GALILEO. xlix ‘AL SERENISSIMO PRINCIPE O LEOPOLDO DI TOSCANA: ATMTREREA CONERO {1 :9:T_ORL GOA Est, DELLA. VITA DEL SIG.GALILEO GALILEI NOBIL FIORENTINO 3 Accademico Linceo | Primo Filofofo , e Matematico Sopraordinario del Sereniffimo Granduca di Tofcana. o S ESRE-NISSIUIO: PRI Né&GELeha Ea SES] Vendo V. A. S. rifoluto di fare fcriver la Vita del gran Ga» lileo di glor. mem. impofemi , che ‘per notizia di chi doù _J vrà efequire così eroico proponimento , io facefli raccolta ii tracciare io poteffi : onde per obbedire a° fuoi cenni , re- " verente le porgo le fesuenti memorie , da me fpiegate con iftorica purità , e con intera fedeltà regiftrate ; avendole e- ftratte per maggior parte dalla viva voce del medefimo Sig. Galileo , dalla lettura delle fue Opere ; dalle»conferenze , ‘e difcorfi già avuti co’ fuoi di- fcepoli ; dall’ atteftazioni de’ fuoi intrinfeci’, e familiari ; da pubbliche , e private fcritture 5 da più lettere de’ fuoi Amici j ‘e finalmente da molti rif contri, e certezze prive d’ ogni eccezione. ma tiva ore 13. 30. dopo ‘mezzo giorno ; e. fu quivi nel Duomo battezzato è dì 19. Febbrajo detto , in Sabato , effendo Compari il Sig. Pompeo , € Meff.:Averardo' de” Medici , è il fopraddetto giorno 15. di Febbrajo 1564. precedè di tre giorni quello , nel quale morì in Roma il divino Michela. gnolo Buonarroti ., che morì alli 18. Febbrajo 1564. al Romano. Il Padre fuo fu Vincenzio di Michelagnolo Galilei Gentiluomo verfatif fimo nelle Matematiche , e principalmente nella Mufica fpeculativa , della quale ebbe ‘così eccellente cognizione , che forfe tra i Teorici ‘moderni di maggior nome, non v'è ftato fino al prefente fecolo chi di lui meglio ;, € più eruditamente abbia feritto , come ne fanno chiariffima teftimonianza P 5 Tom. da G ope- al di ciò, che in tal materia mi fovveniffe , o d’ altrove rina + Nacque dunque Galileo Galilei Nobil Fiorentino il dì 15. di Febbrajo ‘ 1564. allo ftile Romano in Martedì , in Pifa, a ore 22. e mez. altrimen- #, : RL VITA:!DEL GALILEO. opere fue pubblicate , e princi almente il Dialogo della Mufica antica, é moderna ,° ch'lei diede alle ftampè” in Firenze nel 1581. Quelti ‘congiunfe alla perfezione della Teorica, l’operativa ancora, toccando a maraviglia va- rie forte di ‘trumenti., e particolarmente il Leuto , in che fu celebratiffimo nell’ età fua. Ebbe della Sig. Giulia Amannati di Pefcia fua' Conforte, o- riunda dall’ antica , e illuftre Famiglia degli Ammannati di. Piftoja, più Fi. gliuoli , e il maggiore de mafchi fu il Sig. Galileo 0 0 © _ Cominciò quefti ne’ primi anni della fua fanciullezza .a dar. faggio-della fecondità -delfuo. ingegno», poichè +1 ore-di fpaffo-folite- darfi a Senciulli 3 fpendevale per lo più in fabbricarfi di propria mano vari ftrumentî , e mac» chinette, con imitare, e porre in modello tutto ciò ,, che: di curiofo , e d’ ingegnofo vedeva , quantunque affai trito , e comune, e quanto gli paf fava per la mente, o venivagli domandato da altri fanciulli fuoi condifce- poli, a’ quali egli era perciò di giocondo trattenimento. In difetto di qual- che parte neceffaria ad alcuno de’ fuoi. fanciullefchi artifizi; fuppliva coll’ invenzione , fervendofi di ftecche di Balena ‘in vece di molle di ferro , 0 d’ altro in altra parte, fecondo gli fuggeriva il bifogno, adattando alla mac- china nuovi penfieri , e fcherzi di moti, purchè non reftaffe imperfetta ; e che vedeffe operaila. PESA Pafsò alcuni anni della fua gioventù negli ftudj d’ Umanità appreffo un Maeftro, in}, Firenze! di. vulzar. fama ; noi potendo, il Padre fuo, asgravatò: da, numerofa: famiglia, ei-conftiuiito in aflat fcarfa fortuna , dargli ‘comodi» tà di Maeftri migliori., come averebbe voluto ;. col tenerlo fuori in quale che Seminario , o Collegio , fcorgendolo di tale fpirito., ‘accortezza , e ta- lento ; che ne fperava progreffo non ordinario in qualunque profeffione & P aveffe indirizzato : ima il Giovane conofcendo la temuità del fuo fato , e volendo pur, follevarlo ; fi \propofe di fupplire alla povertà della fua- forte colla propria. affiduità negli ftudi; che perciò datofi ‘alla lettura delli. Autori Latini di, prima claffe, giunfe per fe fteffo, e-con tal.mezzo: a quell erudi- zione nelle Lettere Umane., della quale: fi moftiò poi. ne’ Circoli‘, nell Accademie :, ed in ogni privato congreffo ricchiffimamente adornato , vas lendofene mirabilmente con ogni qualità di perfòna, in qualunque: materia; morale ; o. fcientifica , feria., 0 faceta,, che! foffe propofta. In quefto tempo fi diede ancora ad apprender la Lingua Greca , della : quale fece acquifto non. mediocre > confervandola , e fervendofene poisope # portunamente negli ftudi più:gravi... |, dee ot5h agi: Udì i precetti della Logica da un padre Maeftro Valombrofano:, ma pe rò quei termini dialettici , le rante definizioni , e diftinzioni ; la moltipli*. cità degli fcritti,, l'ordine, e il progreffo della dottrina, tutto riufciva te diofo , di poco frutto , e di minor foddisfazione al fuo efquifito intelletto» Erano tra tanto 1 fuoi diporti , e trattenimenti., coll’ efempio., ed infe* gnamento del: Padre ‘fuo.,.nella. Mufica pratica , e nel-toccar li tafti ,; (evil Leuto , mel qual pervenne a tanta eccellenza , e perfezione, che più volte trovofli a gareggiare co’ primi Profeffori di que’ tempi in Firenze , ed dt Pifa 2 } È : VITA DEL GALILEO: li Pifa, effendo in tale ftrumento ricchiffino d’ invenzione , e fuperando nella gentilezza , € grazia del toccarlo il medefimo Padre qual foavità di ma. niera confervò fempre fino alli ultimi giorni. .«Trattenevafi ancora con fuo gran diletto , e con mirabil profitto nel di. fesnare , in che ebbe così. gran genio , e talento, ch’ egli medefimo poi fo- leva dire agli Amici, che fe in quell’ età foffe Stato in poteftà fua ]’ eles- gerfi profeffione , averebbe affoluramente fatto elezione. della Pittura. Ed invero fu poi fempre in lui così naturale , e propria l’ inclinazione al. dife- , ed acquiftovvi col rempo tale efquifitezza: di gufto , che il giudizio , ch’ ei dava delle Pitture, è Hive, veniva ‘preferito a quello de’ primi Pro: feffori , da’ Profeffori medefimi, come dal Cigoli , dal Bronzino , dal Paf fignano , e dall’ Empoli , e da ‘altri Pittori de’ fuoi tempi amiciffimi fuoi , i quali fpontaneamente lo ricercavano del parer fuo nell’ ordinazione. dell’ Iftorie ;, nella. difpofizione: delle figure ,. nelle profpettive , nel colorito , e. in ognivaltra parte concorrente ‘alla perfezione della Pittura , riconofcendo nel Sig. Galileo. in .quefta nobiliffima Arte un gufto così perfetto , e gra- zia foprannaturale $ che invalcun’ altro; benchè Profeffore , non feppero mai ritrovare.a gran fegno:; onde il famofiffimo Cigoli , ftimato dal Sig. Gali- léo. il primo Pittore de’ noftri. fecoli ; pregiavafi di poter dire Ì che quanto operava di buono, lo ;riconofceva in'gran parte dagli ottimi documenti del Sig. Galileo , e che ‘particolarmente nella profpettiva egli folo: gli era ftato il. Maeftro.. 0. NR i Trovandofi dunque il Sig. Galileo in età di 18. anni in circa con que» fi virtuofi. ornamenti , e con gli ftudj ben fondati di Umanità, lingua Gre- ca; e Dialettica:, deliberò ’l-‘padre fuo., ‘che fempre più lo fcorgeva d’ e. levatiffimo ‘ingegno, «di mandarlo a ftudio a Pifa , febben con grande inco- modo della fua: Cafa.;; ma «con. ferma fperanza; che un giorno P averebbe follevata colla profeffione della: Medicina , alla quale egli intendeva , ch’ ei s° applicaffe , come più atta, «e fpedita a poterle, fomminiftrar le comodità neceffarie ; e raccomandarolo vad'un parente Mercante } ch’ egli aveva in quella. Città.,. quivi inviollo ,, dove ‘cominciò gli fudi di Medicina ; e in< fieme della vulgata Filofofia Peripatetica. Ma il Sig. Galileo, che dalla na- tura fu eletto per difcoprire. al Mondo parte: di quei fegreti,) che già per tanti fecoli reftavano fepoltà in una denfiffima. ofcurità delle menti umane , fatte {chiave «del volere ;; € delli afferti d’ un folo, non' potè mai fecondo 1 confieto degli altri, -darfele im preda così ‘alla cieca; comecchè effendo el sli d’ ingegno. libero-, e non fervile, non gli pareva di dover così facil. mente ‘affentire. a’ foli detti , ed ‘opinioni degli Autori, dove potevafi col difcorfo , e con fenfate efperienze appagar fe medefimo+ E perciò nelle dif. pute di «conclufioni naturali. fu fpeffe volte contrario alli più rigorofi difen- fori d’ ogni detto Ariftotelico , acquiftandofi nome tra quelli ; di fpirito: della contraddizione; poichè. non potevano: foffrire , che quelle dottrine da loro imbevute , fi può dir , col. latte, aveffero ad' effer con nuovi modi co- sì facilmente rigettate , e convinte; _ ta I i G 2 Stin li ‘VITA DEL'GALILEO. Stimîando infamia 11 confeffar da vecchi Per falfo quel che giovani apprendero . i Continuò così per tre, o quattr® anni ne’ foliti mefi di ftudio ‘in Pifa la Medicina , e Filofofia fecondo 1’ ufato ftile de’ Lettori ; ma però intanto: da fe fteffo diligentiffimamente vedeva ‘1° Opere d° Ariftotele , di Platone ; e degli altri Eilofofi antichi., ftudiando. particolarmente in poffedere i lor dogmi ; ed opinioni, per efaminarle ,, e foddisfare ancora al proprio intel detto. a pi. it1$f Raisi ‘In quefto mentre, colla fagacità del fuo ingegno inventò quella femplice. e regolata mifura del tempo per mezzo del pendolo; non: prima da alcun altro ‘avvertita, pigliando occafione d’ offervarla dal moto d’ una lampada ; mentre’ era un giorno nel Duomo di. Pifa , (e facendone efperienze efatrifà fime , 5° accertò dell’ esualità delle fue vibrazioni ; e per allora fovvennegli d’ adattarla, all’ ufo della Medicina, per la mifura dell frequenza de’ polfi, con iftupore:, e diletto de’ Medici di que’ tempi, e come ‘oggi ancora fi pratica vulgarmente., della quale invenzione fi valfe poi in varie efperien« ze, e mifure di tempi, e moti, e fu il primo, che I’ applicaffe alle of fervazioni Celefti , con incredibile acquifto nell’ Aftronomia., e Geografia « Di quì s accorfe , che gli effetti in Natura, quantunque apparifcan mini mi , ed in niun conto offervabili ; non debbon mai dal buon Filofofo dif« prezzarfi , ma. tutti egualmente ; e grandemente ftimarfì j effendo perciò fo lito dire , che /a Natura operava molto col poco , e che le fue operazioni erano «tytte in part grado maravigliofei. << 0 Gina 0 ‘Tra tanto non aveva mai rivolto 1’ occhio alle Matematiche; come quel« le, che per effer quafi affatto fmarrite ; principalmente in Italia ( benchè dall’ opera; e diligenza del Comandino in gran parte reftaurate ) per an: cora non avendo pigliato' visore; erano piuttofto univerfalmente in difprez zo, e non fapendo comprendere queliche mai in Filofofia fi poteffe dedur= re da triangoli je cerchi, fi tratteneva fenza ftimolo d° applicarvifi : ma il gran talento ; e diletto infieme., ch’ egli aveva; come s' è detto - nella Pità tura , Profpettiva , e Mufica ; ‘e il fentire ‘affermar frequentemente‘ dal pa dre , che tali Pratiche avevano l' origin loro , e fondamento! nella Geome« tria, gli moffero defiderio di, guftarla ; e più volte pregò il padre, che vo« leffe introdurvelo : ma quefti, per non diftorlo dal principale ftudio di Me- dicina , differiva di compiacerlo., dicendogli, che quando aveffe finiti i fuoi Studiin Pifa; potevaapplicarvifi a fuo talento. Non percidfi quietava il Sig: Galileo $ ma vivendo. allora un tal Mel. Oftilio Ricci di Fermo , Mate matico de’ SS. Pagsi di quell’ Altezza di Tofcana ; e dipoi Lettore delle Matematiche nello Studio Fiorentino , il quale , come famigliariffimo dî fuo Padre , giornalmente frequentava Ja fua cafa, a quefto fi 'accoftò , pres sandolo inftantemente: a dichiarargli qualche PIpaainne d’ Euclide, ma pes rò fenza faputa del padre. Parve. al Ricci di dover faziare quefta virtuofa! brama del giovane Galileo, ma volle ben conferirla al Sig. Vincenzio , ca fottandolo a permetter , ch’ il fuo figliuolo ricevefle quefta foddisfazione + SR silicio Cedè VITA DEL GALILEO. Liù Cedè il padre all’ inftanze dell'amico , ‘ma ben gli proibì il palefar quefto fuo affenfo al figliuolo , acciò con tal timore continuaffe lo ftudio di Me- dicina+ Cominciò” dunque il Ricci ad introdurre il Sis: Galileo (.che già aveva compiti i 22. anni ) nelle folite efplicazioni delle. definizioni , aflio- mi, e poftulati del primo libro degli Elementi j ma quefti fentendo prin- Cipj tanto chiari , e indubitati , e confiderando le domande. d’ Euclide. così onefte, e concedibili , fece immediatamente concetto , che fe la fabbrica della. Geometria veniva alzata fopra tali fondamenti, non poteva effere , che fortiffima , e ftabiliffima ;. ma ‘non sì tofto: guftò la maniera del dimo- , ftrare , e vedde ‘aperta la;ftrada di pervenire alla cognizione del vero, che. fi pentì di non efferfi molto prima incamminato per quella. Profeguendo: °l Ricci le fue Lezioni, :s° accorfe il padre , che il Galileo trafcurava la Medicina , e che più s’ affezionava alla Geometria, e temendo , ch’ egli- col tempo non abbandonaffe. quella , che gli poteva arrecare maggior utile,” e comodità nelle angiftie ‘della fua fortuna, lo riprefe più volte ( fingen. do non faperne la cagione ) ma fempre invano ; poichè tanto più quegli s°. invaghiva della Matematica, e dalla Medicina totalmente fi diftraeva ; ond’ il padre operò , che ’l Ricci di quando in quando tralafciaffe le fue Lezio- ni, e finalmente, che, allegando fcufe d’ impedimenti, defifteffe. affatto dall’ opera. Ma accortofi di ciò il Sig. Galileo ; giacchè ’1 Ricci non gli aveva. per ancora efplicato il primo libro degli Elementi , volle far prova. fe per fe fteffo poteva intenderlo fino alla fine , con defiderio d’ arrivare almeno. alla 47. tanto famofa ; e vedendo , che gli fortì d’ intender felicemente fi-., rio. all’ ultima propofizione ; fattofi d’ animo, fi propofe di volere fcorrere qualch’ altro libro j e così, ma furtivamente dal padre , andava ftudiando, con tener gl’ Ippocrati ; e Galeni appreffo 1’ Euclide , per poter con: efli prontamente, occultarlo,. quando ‘1 padre gli foffe fopraggiunto. Ma final- mente fentendofi traportar dal diletto, e dall’ acquifto , che parevagli d’a- ver confeguito in pochi mefi di tale ftudio , nel ben difcorrere ; argumen- tare ; e concludere , affai più , che dalle Logiche , e Filofofie di tutto ’1 tempo paffato , giunto al fefto libro d’ Euclide; fi rifolvè di far fentire al padre il profitto, che per fe fteflo aveva fatto nella Geometria pregando= lo infieme a non voler deviarlo donde fentivafi traportare dalla ‘propria in clinazione. Udillo ’1 padre, e conofcendo dalla di lui perfpicacità nell’ intende. re, e maravigliofa facilità nell’inventare vari problemi, ch' egli fteffo gli propo neva , che il giovane era nato per le Matematiche, fi rifolvè in. fine di ionici + Tralafciando dunque il Sig. Galileo lo ftudio di Medicina, in breve teme po fcorfe tutti. gli Elementi d’ Euclide, e 1° Opere de’ Geometri di prima claffe , & arrivando all’ Equiponderanti , e al Trattato. de is que vebuntur n 'aqua d’° Archimede , fovvennegli un nuovo modo efattiffimo di potere fcox prire il furto di quell’ Orefice. nella Corona d’ oro di Jerone, e allora ferif fe la fabbrica ,, e ufo di quella fua:ingegnofiffima Bilancetta.; per la quale s'ha cognizione della gravità, in fpecie di diverfe materie , e della miftio- ne , 0 lega de’ metalli; con molt altre curiofità appreffo:, le quali benchè ei poi liv VITA. DEL GALILEO. poi dal Sig Galileo non fieno! ftaté fatte pubbliche colle ftampe ; parte pes rò furono conferite da lui @ quei, che fe gli facevano amici , e parte vane nò intorno in private feritture , onde non è gran fatto , s' alcuno l’ ha pubblicate per fue, o fe n'è valuto, mafcherandole come di propria ine. venzione. | Con quefti , e altri fuoi ingegnofi trovati, e colla fua libera maniera di filofofare , e difcorrere , cominciò ad acquiftar fama d’ elevatiffimo fpirito 5 e conferendo alcune. delle fue Dimoftrazioni Meccaniche, e Geometriche ( nell’ invenzion delle quali aveva , come sè detto , acutezza , e facilità fopraordinaria ) col Sig. Guidubaldo de’ Marchefi dal Monte gran Matema« tico di quei tempi, che a Pefaro dimorava , acquiftò feco per lettere ftret - tiffima amicizia, e ad iftanza di lui s' applicò alla contemplazione del cen« tro di gravità de’ folidi , per fupplite a quel che ne aveva già feritto il Comandino , e di ventiquattro anni di fua età , con due foli di ftudio di Geometria , inventò quello ; che in tal materia fi‘vede feritto nell’ Appens dice impreffa alla fine de’ fuoi Dialoghi, delle due nuove fcienze della Mec= canica , e del Moto Locale, con gran foddisfazione , e maraviglia del me= defimo Sig. Guidubaldo , il quale per così acute invenzioni. l’ efaltò a fe gno appreffo il Serenifs. Granduca Ferdinando Primo , e 1° Eccell. Principe D. Gio. de’ Medici , ch’ in breve divenne loro gratiffimo, e familiare; che | perciò vacandonel.1589. la Cattedra delle Matematiche in Pifa , di pro« prio moto della medefima Sereniffima Altezza , ne fu provvifto , correndo: egli 1’ anno vigefimo fefto dell’ età fua. ti call . In quefto tempo parendogli d’ apprendere, che all’inveftigazione degli ef fetti naturali neceffariamente fi richiedeffe una vera cognizione della natura: del moto , ftante quel Filofofico.,, e vulgato affioma : #gnorato motu , ienora« ur natura, tutto fi diede alla contemplazione di quello: ed allora con grande. fconcerto di tutti i Filofofi, furono da effo convinte di falfità per mezzo d’ efperienze , e con falde dimoftrazioni , e difcorfi , moltiffime conclufioni dell’ ifteffo Ariftotele intorno alla materia. del moto , fin a quel tempo fta« te tenute per chiariffime , e indubitabili , come trall’ altre , che le velocità de’ mobili dell’ ifteffa materia, difegualmente gravi, movendofi per un i- fteffo mezzo , non confervano altrimenti la proporzione delle gravità loro affolute , affegnata loro da Ariftotele , anzi che fi muovono tutti con pari velocità , dimoftrando ciò con replicate efperienze , fatte dall’ altezza del Campanile di Pifa, con l’ intervento degli altri Lettori, e Filofofi sedi tutta la Scolarefca ; e che nè meno le velocità d’ un ifteffo mobile per di« verfi mezzi ritengono la proporzione reciproca delle refiftenze , o denfità. de’ medefimi mezzi , inferendolo da manifeftiffimi affurdi; ch’ in confeguen= za ne feguirebbero contro al fenfo medefimo ; che tutto fi vede poi diffus famente trattato da lui nelli faddetti Dialoghi delle nuove fcienze. do Softenne perciò quelta Cattedra con tanta fama, e reputazione appreflo gl’ intendenti , di mente ben affetta , e fincera., che molti Filofofaftri fuot emuli, fomentati.da invidia , fe gli eccitarono contro, e fervendofi di ftrué men ri E SARI 9A LL DTI NE BEE REL LR DAR ERA 3: A VITA DEL GALILEO. lv mento per atterrarlo ‘del giudizio dato :da effo fopra una tal macchina d’ invenzione d’ un ‘eminente Soggetto , propofta per votar la. Darfena di Li vorno ; alla quàle il Sig. Galileo con fondamenti meccanici , e con libertà filofofica aveva fatto: pronoftico di malo ‘evento. ( come in effetto fesuì ) feppero con maligne imprefftoni provocargli l'odio di quel gran perfonag- gio, ond’ egli rivolgendo l’ animo fuo alP offerte , che più volte gli erano ftate fatte della Cattedra di Padova , che per morte di Giufeppe Moleti ftetteigran tempo ‘vacante, per configlio., e coll’ indirizzo del Sig. March. Guidubaldo , s° eleffe icon buona grazia del Sereniffimo Granduca di mutar clima, avanti che i fuoi avverfari aveffero a godere del fuo precipizio. E così dopo tre©anni di Lettura in Pifa, ne’ 26. di Settembre del 1592. ot- tenne dalla Sereniffima Repubblica di Venezia la Lettura delle Matemati- che in Padova per fei anni, nel:qual tempo inventò. varie macchine in fervizio della. medefima Repubblica , con fuo grandiffimo onore; e utile in- fieme , come dimoftrano gli ampliffimi. Privilegi ottenuti da quella ; e a contemplazione de’ fuoi Scolari fcriffe vari Trattati , tra’ quali uno di For- tificazione , fecondo 1’ ufo di que’ tempi ; uno di Gnomonica; un compen- dio di Sfera ; e un Trattato di Meccaniche , che va attorno manoferitto , e che poi nel 1634. tradotto in Lingua Franzefe fu ftampato in Parigi dal P. Marino Merfennio ,. e ultimamente nel 1649. fu pubblicato in Ravenna dal (Cav. Luca Danefi ; trovandofi di tutti quefti Trattati , e di molti al. tri, più copie fparfe per l’Italia, Germania, Francia , Inghilterra, e al trove , SRI OGUENAE da’ fuoi medefimi difcepoli , la maggior>parte fenza ? inferizione del fuo nome , come fatiche , delle. quali ei non faceva gran con- to, effendo di effe tanto liberal donatore , quanto fecondo compofitore’; ben è vero , che quefta fua natural-liberalità in comunicare i fuoi RI: ; le proprie invenzioni , e i fuoi muovi penfieri , indifferentemente a ciafcuno, gli fu fpeffo contratcambiata da altrettanta ingratitudine., e sfacciataggine , nof effendo mancati, o chi con difprezzo tentaffe avvilirle, o chi fe ne facelle onore , come di parti de’ propri ingegni. În quefti medefimi tempi ritrovò i Termometri, cioè quegli Strumenti di vetro con acqua, e aria, per diftinguer le mutazioni di caldo, e fred- do, la varietà! de’ temperamenti de” luoghi , la qual maravigliofa invenzio- ne dal fublime ‘ingegno del Gran Ferdinando II. noftro Sereniffimo Padroni Repnante è ftata modernamente perfezionata, e articchita, con NUOVI effet: ti di molte vaghe curiofità, e fottigliezze, le quali, coperte con ingegnofe i , fon .da quelli, che: ne ignorano le cagioni , ftimate preltigio- Ria rallo Circa all’ anno 1597. inventò il fuo ingegnofiffimo Compaffo Geometri. co, e Militare, cominciando fin da quel tempo a fabricarne gli ftrumenti, e infegnarne l’ufo in voce, ed in ifcritto a’ foi difcèpoli , efplicandolo a molti Principi e gran Signori di diverfe Nazioni , tra’ quali furono P Illu- ftrifs. ed Eccellentifs. Gio. Federigo Principe d’ Olfazia, ed appreffo il Se. reniffimo Arciduca D, Ferdinando d’ Auftria ; dopo 1 Ill. e gps Siga i È Ia Ivi VITA DEL GALILEO Tio Langravio d’ Affia Conte di Nidda , ed il Sereniffimo di Mantova; e ‘altri «infiniti ,, che lungo farebbe il regiftrargli quì tutti. Profeguendo il Sig. Galileo le fue private, e pubbliche Lezioni con ape plaufo fempre maggiore, li 29. d'Ottobre 1599. fu ricondotto alla medefi« fima Lettura per altri fei anni icon augumento di provvifione. In quefto mentre apparendo con iftrana, e portentofa maraviglia del Cie« lo, nella Coftellazione del Serpentario la nuova Stella del 1604. fu dal Sig. Galileo ‘con tre lunghe ; e dottiffime Lezioni pubblicamente difcorfo | ‘fopra così alta materia , nelle quali intefe provare, che la nuova Stella era. fuori della Regione Elementare, e in luogo altiffimo fopra tutti i Pianeti | contro 1’ opinione della fcuola Peripatetica , e principalmente del Filofofo Cremonino , che allora procurava di foftenere il contrario, e di mantenere | il Cielo del fuo Ariftotele inalterabile, ed efente da qualunque accidentaria “mutazione , “MI In: quefti medefimi tempi fece ftudio , e offervazione particolare fopra la virtù della Calamita, e con varie e replicate efperienze trovò modo fir curo di armarne qualunque pezzo, che fofteneffe di ferro ottanta, e cento volte più , che difarmato , alla qual perfezione non s era: mai pervenuto da alcun altro a gran fegno. Aveva, come s'è detto, fol per utile, e diletto de’ fuoi Difcepoli, ferita to vari Trattati ; e inventato molti Strumenti , tra quali uno era il for praddetto Compaffo , non però con ‘penfiero d’ efporlo al pubblico : ma prefentendo,; che altri s° apparecchiava, per appropriarfene Y invenzione feriffe ‘in fretta una general deferizione de’ fuoî ufi , riferbandofi ad altra | occafione a darne fuori una più ampla dichiarazione , infieme icon la fua fabbrica, e nel Giugno del 1606. la diede alle ftampe in Padova, con tiro* lo dell’ Operazioni del Compaffo Geometrico, e Militare , dedicato al See reniffimo D. Cofimo, allora Principe di Tofcana , e poi Padre di V. Ai Que Opera fu dopo tradotta in Latino da Mattia Berneggero Tedefco 3 e ftampata in Argentina nel 1612. infieme con la fabbrica del Compaffog e alcune annotazioni, e riftampatavi ancora nel 1635. fi come più volte 12 Padova, e altrove. - Gabbo a Nel 5. d’ Agofto del 1606. fu ricondotto: dalla medefima Repubblica Lets tor Matematico. per altri fei anni con nuovo’ augumento di provvifio: ne , che era poi maggior, della folita darfi a qualunque de’ fuoi. antecef@ fori. Ì i si Nel 1607. trovandofi il Sig. Galileo fieramente offefo , e provocato da un certo Baldaffar Capra Milanefe, che s° era allora temerariamente appro* priata l'invenzione del fuddetto Compaffo, col tradurlo-in Latino, e ftam*. parlo nell’ ifteffla Città di Padova in faccia del medefimo Autore, conti tolo di Ufus, © Fabrica Circini cujufdam proportionis , fu quefti neceffirat0 a pubblicare una fua difefa in volgafe, per evidente dimoftrazione di furt? ‘così dereftabile, e vergognofo; difendendofi infieme dalle calunnie, e imp® fture del medefimo Capra, il quale in una fua confiderazione Aftronomi® circa YWITA DEL GALILEO Ivi circa la Stella nuova: del 1504. ftarapata già più di due anni avanti , 1’ a- yeva acerbamente lacerato ( moffo da invidia per l’univerfale applaufo, che avevano ricevuto le fudderte tre Lezioni del Sig. Galileo fatte fopra la nuo. va Stella ) ma il Capra per mezzo di quefte fue abominevoli azioni ne ri- portò il dovuto premio d’una perpetua ignominia, poichè dagli Eccellentif- fimi Signori Riformatori dello. Studio di Padova, dopo efferfi con rigorofo Proceffo formato contro di quello, afficurati appieno di tanta temerità, fu rono fopprefle tutte le copie ftampate | del Libro di detto. Capra ; e proibi- tane la pubblicazione; ed all'incontro conceduto al Signor Galileo d’ efpor-. re alla luce la fua difefa, per ricatto della propria reputazione, e oppreffio- ne di quella del medefimo Capra. Non fu già valevole tal difefa a repri mer l audacia, o la: troppa confidenza, d’ alcuni altri d' altre Nazioni ; i quali allettati,, o traportati dalla. novità ,, e vaghezza dell’ invenzione , o dalla mirabil copia, e facilità de’ fuoi ufi, non efponeffero alle ftampe , co- me interamente lor. proprio ;. 1’ ingegnofo Compaffo del Sig. Galileo , pub- blicandolo , o con diverfe infcrizioni in altra DI ridotto; o con nuove linee, e ad altri ufi ampliato, fenza pur far menzione del principale Auto- re di tal’ Inftrumento, 1’ operazioni del quale, dove non erano pervenute ftampate ,, fi trovavano .già molto prima in ogni Provincia d’ Europa ma- nofcritte, e divulgate da quegli ftefli foreftieri a’ quali in Padova il mede« fimo Sig. Galileo le. aveva prodigamente con altri fuoi Scritti comu nicate: ma 1’ ardire di quefti, o l’ingratitudine.,, oltre al fari. palefe dal. la fuddetta difefa, vien dannata dalla medefima azione , e autenticata dal. la gloriofa fama del Sis. Galileo, che per I’ altre Opere, e invenzio=; ni d’ affai maggior maraviglia , fi è poi, faputa acquiftare fopra quelli ,. che poc’ altri, e affai deboli parti col proprio ingegno hanno faputo pro-. durre. sa Intorno all’ Aprile, 0 al Maggio del 1609. fi fparfe voce in Venezia,. dove allora trovavafi il Sig. Galileo ; che da un tale Olandefe foffe ftato prefentato al Sig. Conte Maurizio di Naffau um certo Occhiale, colquale gli og- getti lontani apparivano, come fe fuffer vicini, nè più oltre fu detto. Con que- fta fola relazione, tornando fiibito il Sig. Galileo a Padova, fi pofe a fpe- cularne la fabbrica, la quale immediatamente ritrovò la feguente notte; poi- chè il giorno appreffo componendo I° Inftrumento, nel modo che fe ΰ ave- va immaginato, non oftante 1° imperfezione de’ vetri, che potè avere, ne vide 1 effetto defiderato, e fubito ne diede conto a Venezia a’ fioi amici; e fabbricandofene altro di maggior bontà , fei, giorni dopo lo portò quivi , dove fopra varie altezze della Città fece vedere, e offervare gli oggetti in varie lontananze 2° pe Senatori di quella - Repubblica , con lor infinita. maraviglia, e riducendo lo ftrumento continuamente a maggior perfezione, fi rifolvè finalmente, con la folita prodigalità nel comunicare le fue inven- zioni, di far libero dono di quefta ancora al Sereniffimo Principe, e Doge Leonardo Donati, e infieme a tutto ’l Senato Veneto, prefentando con lo. Strumento una Scrittura, nella quale ei dichiarava la fabbrica, gli ufi, e le Tom. I H mara Iviii . VITA DEL GALILEO’ maravigliofe confeguenze, che in ‘Terra, e in Mare da quello trat fi' pote< vano. In gradimento di così nobil regalo fu immediatamente con generofa di moftrazione della Sereniffima Repubblica ne’ 25.:d° Agofto del 1609. ricon« | dotto il Sig. Galileo , a vita fua ; alla \medefima Lettura con più che tri plicato ftipendio del maggiore; che foffe folito affegnarfi a’ Lettori di Ma tematica. i Confiderando fra tanto il Sig. Galileo; che la facultà del fuo nuovo Stru« , ; . . 4 6 . è 00 mento. era fol d’ appreffare ,, e aggrandire in. apparenza pesi oggetti, 1: | quali fenz? altro artifizio ( quando poffibil foffe accoftarfi ì le, o maggior diftinzione fi fcorgerebbero, pensò ancora al modo di perfe zionar maggiormente la noftra vifta con farle perfertamente difcernere quel loro ) con egua«' hi MT le minuzie , le quali benchè fituate in qualunque breve diftanza dall’ oc= chio, le fi rendono totalmente ‘invifibili; e allora inventò i Microfcopi d’ un conveffo, e d’ un concavo; e infieme d’ uno, 0! di più convefli, appli candogli a ferupolofa offervazione de? minimi componenti delle: materie, e della mirabile ftruttura delle parti, e membra degl’ infetti, nella piccolezza de’ quali fece con ‘maraviglia. vedere la grandezza di Dio, e le miracolofe operazioni della Natura. In tanto non'perdonando nè a fatiche , nè a fpe< fe, ftudiava nella perfezione del primo Strumento? detto il Telefcopio , 0 volgarmente 1 Occhiale del Galileo , e confeguitala a gran fegno , ; do di rimirare gli oggettî verreni, fi rivolfe a contemplazioni più nobili. E prima, riguardando il Corpo Lunare, lo fcoperfe di fuperficie inegua@ le, ripieno di cavità, e prominenze a guifa della ‘Terra. Trovò , che la via Lattea, e le Nebulofe, altro non erano; ch’ una ‘congerie di Stelle fife fe, che per la loro immenfa diftanza, o per la lor piccolezza, rifpetto all’ altre, fi rendevano impercettibili alla nuda, e femplice vifta.. Vide fparfe. per lo Cielo altre innumerabili Stelle fiffe ftate incognite all’ antichità ; € rivolsendofi a Giove con altro migliore Strumento , ch’ egli s° era nuova+ mente preparato, l’ offervò corteggiato da quattro Stelle , che gli fi aggi- rano intorno per Orbi determinati, e diftinti ,- con regolati periodi ne’ } chi giorni del mefe di Gennajo del 1610. fecondo lo ftil Romano, e del 1609. dall’ Incarn. continuando tali offervazioni per tutto il Febbrajo fufa feguente, le quali tutte manifeftò poi al Mondo per mezzo del fuo Nun zio Sidereo, che nel principio del Marzo proffimo publicò colle ftampe if afciane | of È moti, e confecrandogli all’ immoraalità della Sereniffima: Cafa di V. A. die | de loro nome di Stelle; o Pianeti Medicei ; e tutto quefto fcoperfe in po? Venezia, dedicandolo all’ Auguftiffimo nome del Sereniffilmo D. Cofimo | Granduca di Tofcana, e Padre di V. A. il quale in fegno di regia grati4 tudine, con propria Lettera de’ 10. di Luglio del 1610. lo richiamò di Pa dova al fuo fervizio, con titolo di Primario, e Sopra ordinario Matemati* co dello Studio di Pifa, fenz? obbliso di leggervi, o rifedervi, e di Prima: rio Filofofo, e Matematico della fua Sereniflima Altezza, affegnandogli ame pliffimo ‘ftipendio proporzionato alla fomma generofità d’ un tanto Principe* Quefte VITA DEL GALILEO lix Quefte inafpettate novità pubblicate. dal ‘fuddetto Nunzio» Sidereo ; che immediatamente fu riftampato in Germania., e. in Francia ; diedero.gran materia di difcorfi a Filofofi; e Aftronomi di que’ tempi, molti de’ quali ful principio ebbero gran repugnanza in preftargli fede, e molti. temeraria- mente fi follevarono, (4) altri con fcritture private, e altri più incauti fin colle ftampe, ftimando quelle, vanità, e deliri, o finti avvifi del Sig. Ga- lileo, o pur falfe ‘apparenze , e illufioni de’ criftalli ; ma in breve gli uni, e gli altri neceffariamente cedettero alle confermazioni de’ più favi, all’ e- erienze , e al fenfo medefimo . Non mancarono ancora de’ così-pertinaci , e oftinati, (6) e fra quefti de’ coftituiti in grado di pubblici Lettori ;ute- nuti per altro in grande ftima, i quali tremendo di commetter facrilegio con- tro la Deità del loro Ariftotele ,, non vollero cimentarfi all’ offervazioni , nè per una volta accoftar 1° occhio al Telefcopio, e vivendo in quefta lor beftialifima oftinazione ; vollero ,piuttofto che al lor Maeftro, ufar incre» dulità alla Natura medefima .: i inci oa Nel principio di Luglio di quefto medefimo anno 1610.. trovandofivil Sig. Galileo ancora in Padova ; fcoperfe. Saturno Tricorporeo ; dandone poi avvifo (c) a° primi Matematici d’Italia, e di Germania, ed a’ fuoi ‘Amici per via di cifre, e caratteri trafpofti, che dopo ordinati a richiefta dell’ Au» guftiffimo Imperatore Ridolfo Secondo , dicevano: Altiffimum Planetam tergeminum obfervavi - "i Dimorando pure nell’ ifteffla. Gitrà di Padova, e profeguendo col fuo Te« lefcopio 1’ offervazioni del Cielo; vide nella faccia. del Sole alcuna delle | macchie , ma per ancora non volle pubblicare quel’ altra novità:; che po» teva tanto più concitargli l’ odio di molti oftinati Peripatetici: ( conferendo» la folo (4) ad alcuno de’ fuoi Amici di Padova , e di.Venezia ) per pri» ma afficurarfene con replicate offervazioni, e per poter intanto formar con- cetto della loro effenza , e con qualche probabiltà. almeno. pronunciarne. la fua opinione. — | i bs ‘ Circa alla fine d’ Agofto; follecitato il Sig. Galileo dal fuo Principe a sbrisarfi di Padova , fe ne verine a Firenze, dove da quelle Sereniffime Altezze , da i Letrterati ; «e dalla. Nobiltà Fiorentina fu accolto, e abbrac- ciato con fegni affertuofi d’ ammirazione , e fubito fi diede a far vedere i nuovi lumi, e le nuove maraviglie del Cielo, con iftupore, e diletto; uni. verfaliffimo . sant Del Mefe poi di Novembre nel continuare l' offervazioni , che fin nel Ebsog —_ Mefe (a) Martino Orchio. Francefco Sizzi y e altri. (b) Dot. Cremonina Lettor Filofofo in Padova. (c) A D. Benedetto Caftelli + Brefcia + A Lodovico Gigoli Pittore; Al P. Clavio Gefuite, Al P..Grembergero Gefuita. A Luca Valerio, Roma. A — Monfig. Pignoria. Padova. A Monfig. Giuliano Medici .. A Gio. Keplero. Praga ed altri . (d) A Monfig. Gnaldo. A Monfign. Pignoria . A D. Benedetto Ca- Jtelli. Al P. Fra Paolo Servita Teologo della Repubblica di Venezia . Al Po Fra Fulgenzio Servita. Al Sig. Filippo Contarini . Al Sig. Sebaftiano Veriero.. A Monfig. Agucchia , i 3 MER lx VITA DEL GALILEO Mefe di Settembre aveva cominciate intorno alla Stella di Venere, (e) Ia quale parevagli fcorgere , ch’ andaffe crefcendo in mole, l’offervò finalmene ite murar figure come la Luna, propalando queft’ altra ammirabile. novità «tra gli Aftronomi, e Matematici d' Europa con tal Anagramma: Haec immatura ‘a me jam fruftra leguntur o 1 il quale ad iftanza pure del medefimo Imperadore, e di molti curiofi Fi« Jofoti., fu refoluto , e deciferato dal Sig. Galileo nel vero fenfo così: Cinthide figuras aemulatur mater Amorum. | Intorno ‘alla fine di Marzo del 1611. defiderato il Sig. Galileo, e afpete tato. da tutta Roma , quivi fi conduffe , e nell’ Aprile fuffeguente fece ves dere tutti i nuovi fpettacoli del Cielo a molti Signori Prelati, e Cardina» li, e particolarmente nel Giardino Quirinale, prefente: il Sig. Cardinal Ban dini, e i Monfignori Dini, Corfini, Cavalcanti, e Strozzi, e altri Signo ri, dimoftrò le macchie Solari, e quefto fa fei mefi prima delle più anti» che offervazioni fatte da un tal finto Apelle, (f) il quale poi vanamena te pretefe l’anteriorità di quefto difcroprimento , poichè ‘le fue prime offer vazioni non. furono fatte prima, che del Mefe d’ Ottobre 16II. fuffe. guente ; quando per altro è noto, che il Galileo 1’ aveva fcoperte qual che mefe avanti; ch’ ei tornaffe di Padova, cioè un anno prima nel I6IO. Avendo dunque egli folo fcoperto il primo nel Cielo tante, e così gran miaraviglie ftate occulte. all’ antichità } era ben: dovere, ‘ch'egli. in avvenire, con. nome ‘di Linceo doveffe chiamarfi ; onde allora fu quivi aferitto: nella famofiffima (Accademia de’ Lincei, inftituita già. dal Sig. Federigo: Cefi Mara ‘chefe di Monticelli . » Sopraggiugnendo | Eftate, fe ne venne a Firenze, dove ne? vari cons grefli de’ Letterati , che frequentemente fi facevano davanti al Sereniffimo Granduca Cofimo ; fa una volta introdotto difcorfo fopra ’1 galleggiare in acqua , ed il fommergerfi de’ Corpi; e tenuto da alcuni, che la figura fof. fe a parte di quefto effetto, ma dal Sig. Galileo foftenuto il contrario ; ond’ egli per commiffione della medefima Altezza» fcriffe: quell erudito: Dik fcorfo fopra le cofe , che ftanno in aqua, e che in quella fr muovono”, dedicato al fudetto Sereniffimo, e ftampato in Firenze: nell’ Agofto del. 1612. Nell’ ingreffo ‘del qual Trattato , manifetò i tempi de’ periodici mos vimenti de’ Pianeti Medicei , che proflimamente aveva inveltigati 1 Aprile del 1611. mentre era in Roma ; dando ancora notizia delle novità delle macchie Solari ; e poco dopo riftampandofi il medefimo Difcorfo, con al» cune addizioni , nella prima di effe inferì il parer fuo circa il luogo ; ef« fenza , e moto di dette macchie ; avvifando in oltre d’ aver per mezzo di quelle offervato il primo un moto, e revoluzione del Corpo Solare in fe fteffo nel tempo di circa un mefe Lunare ; accidente , benchè nuovo in Aftronomia , eterno nondimeno in Natura ; a cui perciò il Sig. Galileo re feri» (e) Venere Falcata (f) P. Chriftoforo Scheiner Gefuitas VITA DEL GALILEO dxi feriva , come a men remoto principio ; le cagioni fifiche d’ effetti ‘e con- eguenze maravigliofe . In occafione delle difpute , che nacquero in propofito del galleggiare, fo- leva dire il Sig. Galileo , non vi effer più fottile, nè più induftriofa mae» ftra dell’ ignoranza , poichè per mezzo di quella gli era fortito di ritrovare molte ingegnofe conclufioni , e con nuove , ed efatte efperienze confermar- le per foddisfare all’ ignoranza degli avverfari, alle quali ; per appagare il ‘proprio intelletto, non fi farebbe applicato . I Contra la dottrina di tal difcorfo fi follevò tutta la Turba Peripatetica, (g) e immediatamente fi videro piene le Stamperie di gran numero d’ op: pofizioni , e apologie, alle quali fu poi nel 1615 abbondantemente rifpofto dal P. D. Benedetto Caftelli Matematico allora di: Pifa, e già Difcepolo del Sig. Galileo , a fine di fottrarre il fuo Maeftro da occuparfi in così frivole controverfie , ripiene di perverf malignità , non men, che di craf- fiffima ignoranza: | i Stava bene il Sig. Galileo tutto intetito a’ Celefti fpettacoli, quando pe» rò non veniva interrotto da indifpofizioni, o malattie , che: fpeffo 1° affali- vano , cagionate da lunghe , e continue vigilie, e incomodi, che pativa nell’ offervare ; e trovandofi poco lontano da Firenze nella Villa delle Sele ve col Sis. Filippo Salviati amico fuo parzialiffimo, e d’ eminentiffimo in gegno ; quivi fece fcrupolofiffime offervazioni intorno alle macchie Solari ; ed avendo ricevuto Lettera dal Sig. Marco Velfero Duumviro d’ Augufta, accompagnata con tre del fuddetto Apelle fopra’l medefimo argumento, ne? 4. di Maggio del 1612. rifpofe a quella con varie confiderazioni fopra le Lettere del medefimo Apelle , replicando ancora con altra de’ 14. Agofto fuffeguente , e ricevendo dal Sig. Velfero altre fpeculazioni, e difcorfi d’ Apelle ; fcriffe la terza Lettera del primo di Dicembre proffimo , fempré confermandofi con nuove, e più accurate ragioni ne’ fuoi concetti : e di quì nacque 1’ Iftoria, e dimoftrazioni delle macchie Solari, e loro acciden» ti,che nel 1613. fu pubblicata in Roma dall’ Accademia de” Lincei , infie. me con le fuddette Lettere , e difquifizioni del finto Apelle , dedicandola al medefimo Sig. Filippo Salviati , nella Villa del quale aveva il Sig. Ga- lileo offervato pre fcritto fopra quefte apparenze : vedendofi in quefta Sto- ria ciò; che di vero, o di probabile almeno è ftato detto finora fopra ar gumento così difficile, e dubbio. Ma non contento d’ avere con le fue peregrine fpeculazioni, e con tanti nobili fcoprimenti introdotto raggi di chiariffima luce negli umani intellet- ti, illuftrando , e reftaurando infieme la Filofofia; e Aftronomia , non pri- “ma inveftisò ne’ Pianeti Medicei alcuni lor vari accidenti, che pensò di valerfene ancora per univerfal benefizio degli uomini, nella Nautica, e Geo. pe s fciogliendo perciò quell’ ammirando Problema , pel quale in tutte “età paffate fi fono invano affaticati gli Aftronomi, e Matematici di magi 310) (8) Lodovico delle Colombe. Vincenzio di Grazia. Giorgio Corefio Lettore in Pifa» ottor Tommafo Palmerini. Ixii VITA DEL GALILEO gior fama ; ed è di poter in ogni ora della notte 3 in qualunque luogo di Mare , o di Terra, graduare le Longitudini . Scorgeva bene , che al con- feguimento di ciò fi richiedeva un’ efatta cognizione de’ periodi , e ‘moti di quelle Stelle ,, a fine di fabbricarne le Tavole, e calcular 1° Effemeridi , per predire le loro Coftituzioni , Congiunzioni , Eccliffi, Occultazioni, e altri particolari accidenti da lui folo offervati , e che quella non fi poteva ottenere , fe non dal,tempo , con moltiflime , e puntuali offervazioni ; pe« rò , finchè non gli fortì confeguirla ,, s° aftenne di proporre il fuo. ammi« rabil trovato ; ‘e quantunque in meno di quindici mefi., dal primo difco= primento de’ Pianeti Medicet , arrivaffe ad inveftigare i lor movimenti coù notabile aggiuftatezza nelle future predizioni , volle però , con altre più efquifite offervazioni , € più diftanti di tempo , correggergli, ed smetidani gl. Dell’ Anno dunque 1615. in circa ( trovandofi il Sig. Galileo d’ aver confeguito quanto in teorica, e in pratica fi richiedeva per la fua parte all’ effettuazione di ‘così nobile imprefa ) conferì il tutto al Sereniffimo Granduca Cofimo fuo Signore, il quale molto ben conofcendo la grandeze za del Problema, e la maffima utilità, che da quell ufo poteva trarfi,, vol= le egli fteffo, per mezzo del proprio Refidente in Madrid, muoverne trat« tato colla Maeftà Cattolica del Re di Spagna, il quale già prometteva grane diffimi onoti, e. groffiffime recognizioni , a chi aveffe trovato modo ficuro di navigar per la Longitudine; con l’ ifteffa, o fimil facilità, che fi cam. mina per Latitudine; e defiderando: S. A. che tal invenzione; come pro» porzionata alla grandezza di. quella Corona , foffe con pronta refoluzione abbracciata , compiacevafi , che il Sig. Galileo, per facilitàre i mezzi per condurla a buon fine ,, conferiffe a Sua Maeftà un altro fuo nuovo trovas to, pur di grandiffimo ufo, e acquifto nella Navigazione, da S. A. ftima- tiffimo; e cuftodito con fegretezza, ed era 1’ invenzione d’ un altro diffe rente Occhiale, col quale potevafi dalla cima. dell’ Albero, o del. Calcefe d’ una Galera; riconofcer da lontano la qualità, numero, e forze de” Vafk felli nemici, affai prima dell’ inimico. are con. esual preftezza, e fa- cilità, che con I° occhio libero, guardandofi nell’ ifteffo tempo con amen- due gli occhi, e potendofi di più aver notizia della lor. lontananza dalla propria Galera, e occultar lo ftrumento , ficchè altri.non ne-apprenda la fabbrica. Ma come per lo più accader fuole delle nobili, e grandi impre- fe, che quanto fono di maggiori confeguenze, tanto. maggiori s’ incontra- no le difficultà nel trattarle, e concluderle, dopo molti anni di negoZia» to, non fu poffibile indurre per vari accidenti i Miniftri di quella Coro» na all’ efperienza del cercato artificio, non oftante’, che il Sig. Galileo fi foffe offerto di trasferirfi perfonalmente in Lisbona, o Siviglia, o dove foffe occorfo , con provvedimento di quanto all’ efecuzione di tale imprefa fi richiedeffe, e con larga offerta d’ inftruire ancora i medefimi Marinari , e quei , che dovevano in Nave operare, e di conferire liberamente a chi foffe piaciuto a Sua Maeftà , tuttociò che fi appartenefle alla propofta ine vene “ VITA DEL GALILEO lxiii venzione. Svanì dunque. il trattato colla Spagna, ‘reftando però a S. A. S. e al Sig. Galileo Ì’ intenzione di promuoverlo ‘altra volta in congiunture migliori. ve Intanto le tre Comete, che apparvero nel 1618. e in fpecie quella, che fi vide nel Segno di Scorpione, che fi più confpicua, e di più lunga du- rata, aveva tenuto in continuo efercizio i primi ingegni d° Europa, tra’ quali il Sig. Galileo ( contuttochè per ‘una lunga ; e pericolofa malattia , ch” ebbe in quel tempo, poco poteffe offervarla; ) A richiefta però del Se- reniffimo Leopoldo Arciduca d’ Auftria , che trovandofi allora in Firenze, volle onorario con la propria Perfona vifitandolo fino al letto, vi fece in- torno particolar refleffione , conferendo agli Amici i fuoi fentimenti fopra quefta materia ; onde il Sig. Mario Guiducci uno de’ fuoi parzialiffimi , compilando intorno a ciò l’ opinioni degli antichi Filofofi, e de’ moderni Aftronomi, e le probabili congiettute; che fovvennero al Sig. Galileo, fcrif fe quel dottiffimo Difcorfo delle Comete, che fu impreffo in Firenze nel 1619. dove confutando tra l’ altre, come Filofofo libero , ‘alcune opinioni del' Matematico del Collegio Romano, (4) poco avanti promulgate in una difputa Aftronomica fopra le dette Comete, diede occafione con eflo a tut- te le controverfie; che nacquero in tal propofito, e di più a tutte le male foddisfazioni, che il Sig. Galileo da quell’ ora fino agli ultimi. giorni con eterna perfecuzione ricevè în ogni fua azione, € difcorfo $ poichè il fuddet- to Matematico, ‘offendendofi fuor del dovere ., e contro. 1 obbliso di Filo= fofo , che le fue propofizioni non foffero ammeffe fenz” altro efame ,} per infallibili, e vere; o pure anco invidiando ‘alla novità de’ concetti così aa tamente fpiegati nel fopraddetto Difcorfo delle Comete ; indi a poco pub- blicò una certa: fua Libra: Aftronomica, e Filofofica , mafcherata con a nome di Lotario Sarfi Sisenfano, nella quale trattando con termini poco difcreti il Sig. Mario Guiducci, e con molefte punture il Sig. Gelileo, ne- ceffitò queflto a rifpondere col fuo Saggiatore fceritto in forma di Lettera ‘al: Sig.-D. Virginio Cefarini, ftampato in Roma nel 1623. dagli Accademici Lincei, e dedicato al Sommo Pontefice Urbano Ottavo; per la qual Opera chiaramente fi fcorge, quanto fi debba alle perfecuzioni degli Emulidel Sig. Galileo; che in certo modo fono ftati Autori di grandiffimi acquifti in Fi- lofofia, deftando in quello concetti altiflimi, e pellegrine fpeculazioni , del- le quali per altro faremmo forfe reftati privi. TR - Ben è vero all’ incontro, che le calunnie , è contraddizioni de’ fuòi ne. mici, e oppofitori; che poi lo tennero quafi fempre anguftiato; lo rendero- mo ancora affai ritenuto nel perfezionate , e dar fuori ΰ Opere fue princi. pali: di più maravigliofa dottrina: ; che però non prima s che dell’ anno 1632. pubblicò il Dialogo de’ due maffimi Siftemi Tolemaico , e Coperni= cano, pel foggetto del quale, fin da principio che andò Lettore a Padova» aveva di continuo offervato , e filofofato ; indottovi particolarmente dal concetto, che pli fovvenne per falvare' co’ fuppofti moti della Terra, il fluf (h) Pi Orazio Graffi Savonefe Gefuita , lxivi VITA DEL CALILEO fiuffo, e refluffo del Mare, mentre era in Venezia, dove infieme con Gio. Francefco Sagredo, Signor principaliffimo di quella Repubblica , d’ acutiffi« mo ingegno, e con altri Nobili fuoi aderenti, trovandofi frequentemente a congreffo, furono oltre alle nuove fpeculazioni promoffe dal Sig. Galileo intorno a gli effetti, e proporzioni de’ moti naturali, feveramente efamina= ti, e difcuffi i gran Problemi della conftituzione dell’ Univerfo, e delle re« ciprocazioni del Mare; intorno al quale accidente egli poi nel 1616. che fi trovò in Roma, fcriffe ad inftanza dell’ Eminentiffimo Cardinale Orfino un affai lungo difcorfo , che andava involta privatamente , diretto al me» defimo Sig. Cardinale. Ma prefentendo , che della dottrina di quefto fuo: Trattato, fondata fopra l’ affunto del moto della Terra , fi trovava alcue. no; che fi faceva Autore; fi rifolvè d’ inferirla nella detta Opera del Six ftema, portando infieme indeterminatamente per l’ una parte, e per 1’ al« tra quelle confiderazioni, che avanti, e dopo i fuoi nuovi fcoprimenti nel Cielo , gli. erano fovvenute in comprobazione dell’ opinione Copernicana , e l'altre folite addurfi in difefa della pofizione Tolemaica , le quali tutte ad inftanza di gran Perfonaggi egli aveva raccolte, e ad imitazione di, Platone fpiegate in Dialogo , introducendo quivi a parlare il fuddetto Sig. Sagredo, e il Sig. Filippo Salviati , foggetti di vivacifiimo fpirito , d’ in gegno libero , e fuoi cariffimi confidenti. GS Ma effendofi già il Sig, Galileo per 1° altre, fue ammirabili fpeculazioni , con immortal fama , fino al Cielo innalzato, e con tante novità acquifta« tofi tra gli uomini del divino , permeffe l’ Eterna Provvidenza, ch’ ei dix moftraffe. l’ umanità fua con l errare, mentre nella difcuffione de i due Siftemi , fi dimoftrò forfe più aderente all’ Ipotefi Copernicana, già danna« ta da Santa Chiefa, come repugnanie alla Divina Scrittura. Fu perciò il Sig. Galileo dopo la pubblicazione de’ fuoi Dialoghi chia mato a Roma dalla Congregazione del Santo Offizio, dove giunto intorno a’ 10. di Febbrajo 1632. 46 Incarnatione , dalla fomma Clemenza di quel Tribunale , e del Sovrano Pontefice Urbano VIII. che per altro lo cono- fceva troppo benemerito alla Repubblica de’ Letterati, fu arreftato nel deli ziofo Palazzo della Trinità de’ Monti, appreffo all’ Ambafciador di To fcana ; e in breve ( effendogli dimoftrato il fuo errore ), retrattò , come vero Cattolico queta fua opinione, ma in pena gli fu proibito il fuo Dia« loso, e dopo cinque mefi licenziato di Roma ( in tempo, che la Città di Firenze era infetta di Pefte ) gli fu deftinata per carcere con generofa pie tà, l'abitazione del più caro Signore , e ftimato amico, che aveffe nella” Città di Siena , che fu Monfig. Arcivefcovo Piccolomini, della qual gen tilifima converfazione egli godè con tanta quiete, e foddisfazione dell’ ani« mo, che quivi ‘ripigliando 1 fuoi ftudj, trovò } e dimoftrò gran parte delle conclufioni Meccaniche fopra la materia delle refiftenze de’ Solidi, con altre. fpeculazioni , e dopo cinque mefi in circa , ceffata affatto la peftilenza nel- la fua Patria, verfo il principio di Dicembre del 1633. da Sua Santità gli fu permutata la ftrettezza di quella Cafa nella libertà della Campagna , da effa DIE di = VE RI VITA:DEL GALILEO.‘ xv effo tanto Gradita , onde fe he tornd'alla fua Villa di Bellofsuardo, e do- po in quella d’ Arcetri, nelle quali per propria elezione guftava prima d abitar più del tempo , come fituate in-‘buon’ aria, e affai comode alla Cita tà di Firenze, e perciò facilmente frequentate dalle ‘vifite degli amici, e domeftici ;' che fempre- gli furono di particolar follievo , e confolazione. ‘Non fu.già poflibile, che quell Opera del Mondano Siftema' non capitaffe in Pacfi Oltramontani ,° e perciò ‘indi’a‘poco in Germania fu tradotta, e pubblicata rin Latino dal fudetto Mattia''Berneggero®, e da ‘altri nelle Lin- sue! Francefe., Inglefe,. Tedefca j e appreffo fu ftampato in Olanda can la verfione latina un tal difcorfo , fcritto già in volgare dal Sig. Galileo, cir- ca anno 1615. in forma di Lettera, indrizzata a Madama Sereniffima Griftina di Lorena nel tempo , in'che fi trattava in Roma di dichiarare come erronea 1’ opinione Copernicana ; e ‘di proibire il Libro dell’ ifteffo Copernico i nel qual difcorfo egli intefe avvertire , quanto fofle pericolofo il valerfi de’ luoghi della Sacra Scrittura per la fpiegazione di quegli effetti, e conclufioni naturali, che poi fi poffano convincer di falfità con fenfate: efperienze ; 0 con neceffarie dimoftrazioni ; per avvifo delle quali traduzio- ni, e nuove pubblicazioni de’ fuoi fcritti reftò il Sig. Galileo grandemente mortificato ‘; prevedendo: 1’ impoffibilità di mai più fopprimergli , con molti. altri, ch? egli diceva trovarfi già fparfi per 1 Italia è e fuori , manoferitti , atcenenti» pure all’ iftefla materia; e fatti da lut in varie occafioni nel. cor. fo di quel'tempo, in che era. vifluto nell’ opinione di Pitagora, è del Copernico‘, la quale ultimamente per l autorità della Romana cenfira egli aveva cattolicamente abbandonata . Per così falutifero benefizio, che‘ 1 infinita Providenza fi compiacque di conferigli; in'‘rimuoverlo da'ertor ‘così grande, non volle ‘il Sig. Galileo dimoftrarfele ingrato:, con reftar di promovere I° altre invenzioni d’ altiffi- me .confeguenze!, o‘'col tacere le nuove Ypeculazioni , che gli rimanevano di pubblicare ,. anzi con ‘atti di generofità , e di gratitudine , non fi fazia- va d’ efaltarla ; propalando le di lei maraviglie , e grandezze. Con tal gratiffima refoluzione nel 1636. fece libera offerta agl’ Iluftriffi mi, e Potentiffimi Stati Generali delle Provincie unite d’ Olanda del fuo ammirabil' trovato per l’ufo delle Longitudini, col patrocinio del Sio. Ugo Grozio. Ambafciador Refidente in Parigi per la Maeftà della Regina di Svezia, e con l’ardentiffimo impiego del Sig. Elia Deodati Jurifconfulto Parigino , per le cui mami pafsò poi tutto * negoziato . Fu dagli Stati avidamente abbracciata sì generofa offerta, e nel progref= fo del trattato fu gradita con lor .umaniffima Lettera , accompagnata con faperba Collana d’ oro, della quale il Sig. Galileo non. volle per ‘allora adornarfi, fupplicando gli Stati a compiacerfi ,, che il lor regalo fi tratte. neffe in altre mani , fin che l’intraprefo negozio foffe ridotto a fuo fine, per non dar materia a’ maligni fuoi emoli di fpacciarlo come efpilator de’ rtefori di gran Signori per mezzo di vane oblazioni, e prefuntuofi concetti. Gli deftinarono ancora, in evento di felice fucceffo , groffiffima recogniziox Tom. I, MERE ee nes. 3. xx VITA DEL GALILEO. ‘re, e rimirar più d’ appreffo quelle eterne maraviglie , ‘ch’ ella con tanté. avidità, ‘e impazienza aveva procurato per mezzo di fragil artifizio d' ave vicinare ‘agli occhi di noi mortali. D' ineftimabil pregiudizio all’ Univerfità de” Letterati , e al Mondo tu to fu quefta perdita irreparabile, che ci privò non folo della miniera fecone diffima del difcorfo: d’ un tanto Filofofo., che per inviolabil decreto di N2- tura doveva mancare , ma più dell’ oro puriffimo delle fpeculazioni , già © ftratto , feparato , e confervato nella fua ricchiflima ; e lucidiffima mente 3 forfe fenza fperanza di mai più poffederlo per opera d’ alcun’ altro . Di que fte rimafero appreflo il Figliuolo , e i Nipoti, alcuni pochi fragmenti, pet introdurfi nella contemplazion della forza della percoffa, con la fuddetta dia moftrazion del principio della fcienza del Moto Accelerato., e 1’ altra della quinta , e fettima Definizione del quinto Libro d° Euclide. Il Corpo fuo fu condotto dalla Villa d’ Arcetri in Firenze, e per ca ‘miffione del noftro: Sereniffimo. Granduca fatto feparatamente cuftodire. nl Tempio di Santa Croce, dov è l'antica Sepoltura della Nobil Famig D de’ Galilei ; con penfiero d’ eresgergli augufto, e fontuofo Depofito 1n Ino go più confpicuo di detta Chiefa , € così, non meno ch’ in vita, gener0” famente onorar dopo morte 1° immortal fama del fecondo Fiorentino: Ame ‘rigo , non già difcopritore di poca Terra, ma d’ innumerabili Globi ) © ‘nuovi lumi Celefti , dimo@trati fotto i feliciffimi aufpicj della Serenifsima Cafa di Voftra Altezza. Fu il Sig. Galileo di gioviale ,. esgiocondo: afpetto,, mafsime in fua vee: chiezza , di corporatura quadrato, di giufta ftatura , di compleffione per nie «tura fanguigna , flemmatica , e affai forte ; ma per le fatiche ,, e travagli, sì -dell’animo , comedel corpo, accidentalmente debilitata ,, onde fpeffo riduce vafi in iftato di languidezza. Fu efpofto a molti mali accidenti , e affetti ip0- condriaci , e più volte affalito da gravi, e pericolofe malattie , cagionate gran parte da’ continui difagi , e vigilie nelle offervazioni Celefti, per le qua. li bene fpeffo impiegava le notti intere. Fu travagliato per più di quarantor «to anni della fua età , fino all’ ultimo della vita , da acutifsimi dolori, e pur ture , che acerbamente lo moletavano nelle mutazioni de’ tempi in diver! luoghi della perfona , originate in lui dall’ ‘efferfi ritrovato infieme con du nobili amici fuoi ; ne caldi ardentiffimi d’ eftate , ‘in una Villa del Cont do di Padova , dove poftifi in una ftanza affai frefca; per fuggir 1’ ore pù nojofe del giorno , (e quivi addormentatifi tutti, fu inavvertentemente: un fervo aperta una fineftra , per la quale folevafi fol per delizia , fprigi0” nare un perpetuo vento artifiziofo , generato da moti, e cadute d’ acque? che quivi appreffo ftorrevano. Quefto vento , come frefco , e umido di fo- verchio , trovando 1 corpi loro affai alleggeriti di veftimenti, nel tempo di due ore , che ripofarono , introduffe pian piano in loro così mala qualità. ‘per le membra , che fvegliandofi , chi con torpedine, e rigori per la vita: ‘e chi con dolori intenfifiimi. nella tefta, e con altri accidenti, tutti cadd?? , ro in graviffime infermità , per le quali uno de’ compagni in pochi giot!* fe VITA DEL GALILEO lxxi fe ne motì ; l’ altro perdè l’ udito , e. non viffe gran tempo, e il Sig. Ga lileo ne cavò la fuddetta indifpofizione, della quale mai non. potè liberarfi. Non provò maggior follievo nelle paffioni. dell’ animo , nè miglior pre- fervativo della fanità , che nel godere. dell’ aria aperta ; e perciò dal fuo ritorno di Padova, abitò quafi fempre lontano dagli ftrepiti della Città di Firenze, per le Ville d' amici, o in alcune Ville vicine di Bellofguardo , o d’ Arcetri, dove con tanto maggior foddisfazione ei dimorava, quanto che gli pareva , che la Città foffe incerto modo la prigione: degl’ ingegni fpeculativi, e che la libertà della Campagna foffe il libro della Natura fem- pre aperto , a chi con gli occhi dell'intelletto gultava di leggerlo, e di ftudiarlo : dicendo , che i caratteri , € l'alfabeto, con che eta feritto , e- rano le propofizioni., le figure, e le conclufioni Geometriche , per lo cui folo mezzo potevafi penetrare alcuno degl’ infiniti mifter) dell’ iftefa Natu- ra: era perciò provvifto di pochifimi libri, ma quelti de’ migliori , e di prima claffe ; lodava bensì il vedere quanto in Filofofia, e Geometria era ftato feritto di buono , per delucidare , e fvegliar Ja mente a fimili, e più alte fpeculazioni ; ma ben diceva; che le principali porte per introdurfi nel ricchiffimo erario della natural Filofofia , erano 1’ offervazioni , e 1 efpe- rienze , che per mezzo delle chiavi de’ fenfi., da’ più nobili, e curiofi in- telletti. fi potevano ‘aprire. i ca ‘ * Quantunque gli piaceffe la quiete , e la folitudine della Villa , amò però fempre d’° avere il commercio di virtuofi, ed amici, da’ quali era ‘s1ornal. mente vifitato , e con delizie, e con regali fempre: onorato. Con quefti piacevagli trovarfi fpeffo a conviti, e con tutto foffe parchiffimo ,, e mo- derato ; volentieri fi rallegrava 5 e particolarmente premeva nell’ efquifitez- za, e varietà de vini d'ogni paefe ; de’ quali era tenuto continovamente provvifto dall’ ifteffa Cantina del Sereniffimo Granduca ; e d’ altrove: e ta» le era.il diletto , ch’ egli aveva nella delicatezza de’ Vini , evdell’ Uve:;e del modo di cuftodire le Viti, ch’ egli fteffo di propria mano le potava”, e-legava negli orti delle fue Ville ; con offervazione, diligenza , e indu» ftria più che ordinaria, e in ogni tempo fi dilettò pra dell’ Aori= coltura , che gli ferviva infieme» di paffatempo , e d’ occafione di flofobire intorno al nutrirfi, e al vegetar delle piante , fopra la virtù prolifica de’ femi., e fopra l' altre ammirabili operazioni del Divino Artefice. i Ebbe affai più in odio l' avarizia, che la prodigalità. Non rifpiarmò a fpefa alcuna ‘in far varie prove , e offervazioni , per confeguire notizie di nuove, e ammirabili confeguenze. Spefe liberalmente in follevare i depref= fr, in ricevere , e onorare i Foraftieri; in fomminiftrare le commodità ne= ceffarie a? Poveri , eccellenti in qualche arte , o. profeffione , matenentogli in Cafa propria, fin che gli provvedeffe di trattenimento, e d’ impiego. E: tra quei, ch'egli accolle., ‘tralaftiando di nominar molti giovani Fiam- minghi., Tedefchi; e d’ altrove; Profeffori. di Pittura, € Scultura , od altro. nobile efercizio , 0 efperti nelle.Matematiche ; e in ogni altro genere: . o } , l i di fcienza ; farò folo particolar menzione: di quello ; che fu 1 Tra in emMo lxxil VITA :DEL GALILEO tempo , e in qualità forfe il'primo ce che già Difcepolo del P. D: Bes nedetto Caftelli, ‘omai fatto Maeftro fu dal medefimo Padre inviato , € raccomandato al Sig. Galileo , affinchè quefti guftaffe d' avere appreflo di fe un Geometra eminentiffimo , e quegli allora in difgrazia della fortuna 4 godeffe della compagnia , e protezione di un Galileo. Parlo del Sig. Evans selifta Torricelli , giovane ; e d’ integerrimi coftumi., edi dolciflima. cons verfazione:, accolto in cafai accarezzato; e provvifionato: dal Sig. Galileo, con ifcambievol diletto di dottiffime conferenze. Ma la congiunzione in ter« ra di due lumi!sì grandi, ben? effer :quafi momentanea doveva 3 mentre tas li fonleCelefti. Con quefti non viffe il Sig. Galileo più, che tre mefi; mo tì ben confolato di veder compatfo al mondo, e per fuo mezzo: approffi= mato 2° benigni influfi della Serenifsima Cafa di V. A. così riguardevol Soggetto ; e il Padre Caftelli confeguì ancora l'intento ,. giacchè. mancato! il Sig. Galileo; ‘effendo a perfuafione del Sig. Senatore Andrea Arrighettis: anch’ effo difcepolo, del Sig. Galileo ;. trattenuto in Firenze. il Sig. ‘Torri celli : fu quefti da V. A. S. ( coll’ ereditario inftinto, di proteggere , e fol- levare i Profeffori «d’ ogni fcienza , e per la particolare affezione , e natu= ral talento alle Matematiche ) favorito ‘appreffo il Sereniffimo fuo Fratello: noftro Granduca , e da quefto onorato col. gloriofo titolo. di. fuo. Filofofo ,i e Matematico, e con regia liberalità invitato a pubblicare quella parte dell’; Opere fue , che 1 hanno renduto immortale , e altra. prepararne di maravia glia maggiore , che prevenuto da invidiofa , e immatura morte , lafciò im perfetta, ma poftuma, e bramata fin d’ oltre a’ monti , fpera una volta la luce. e . Non fu il Signor Galileo ambiziofo degli onori del voléoi; ma di quel la gloria , che dal vulgo differenziar: lo poteva. Li ianadelna gli fu fempre compagna; in lui mai non fi conobbe vanagloria ;,. 0 jattanza. Nelle fue avverfità fu coftantiffimo. , e foffrì corassiofamente le perfecuzioni degli. e- muli. Movevafi facilmente all’ira., ma più facilmente fi placava. Fu ‘nelle converfazioni univerfalmente amabiliffimo ; poichè difcorrendo ful ferio, era: ricchiffimo di.fentenze , e concetti gravi, e ne’ difcorfi piacevoli 1’ arsuzie» e i fali non gli mancavano. L' eloquenza poi; el’ efpreffiva.; che egli eb- be nell efplicare 1’ altrui dottrine; e le. proprie fpeculazioni. ;; troppo fi mar: nifefta ne’ fuoi fcritti , € componimenti. per impareggiabile jl e per così dis te; fopraimana?! sla tibbig strodoie 4 75) ‘Fu dalla Natura dotato. d’ efquifita memoria ; e guftando in eftremo la Poefia , aveva a mente , tra gli altri Autori Latini, gran parte. di Vergi- lio, Ovidio , Orazio , e di Seneca : e tra i Tofcani quafi tutto il Petrar- ca, tutte le Rime del Berni, e poco meno ; che tutto il Poema di Lodo vico Ariofto ; che fu-fempre il fuo Autor favorito ;, e celebrato fovra gli’ altri Poeti; avendogli. intorno fatte particolari offervazioni , e paralleli col: Taffo , fopra moltifiimi luoghi. Quefta fatica gli fu domandata più volte: spina Siazza duaio Tuo. meme ara im Ba e credo IE il Sig. Jacopo. Mazzoni.) al quale finalmente la diede ; ma poi non potè tti5à mal VITA DEL GALILEO. Ixxili mai recuperarla ; dolendofi alcuna volta con fentimento, della perdica di ta- le ftudio , nel quale egli fteffo . diceva aver? avuto qualche compiacenza , e diletto. «Parlava. dell’ ‘Ariofto. con varie fentenze di ftima, e d’ ammirazio= ne, e effendo ricercato del fuo parere fopra i due Poemi dell’ Ariofto , € del Taffo ; sfuggiva prima le ‘comparazioni come odiofe 3 ma poi neceffita- to a rifpondere diceva., che gli pareva più bello il Taflo, ma che gli pia- ceva; più l’ Ariofto , foggiungendo , che quegli diceva parole , e quefti co- fe..E quando altri gli celebrava la chiarezza, ed evidenza nell’ Opere fue, rifpondeva con modeftia ; che fe tal parte in quelle fi ritrovava ; la rico. nofceva. totalmente dalle. replicate letture di quel Poema , fcorgendo in effa una prerogativa propria. del buono, cioè , che quante volte lo rileggeva , fempre maggiori vi fcopriva. le maraviglie ,_e le perfezioni : confermando ciò con due Verfi di Dante, ridotti a fuo fenfo ; Io mon lo leffi tante ‘volte ancora , Gh° 10 non trovaffi in Iut nuova bellezza . . Compofe yarie Poefie in iftil grave, e in burlefco, molto ftimate da’. Profeffori. Intefe mirabilmente la Teorica della Mufica, e ne diede faggio nella pri ma giornata degli ultimi Dialoghi foppradderti. Oltre al diletto , ch’ egli aveva nella Pittura, ebbe ALORTS perfetto gue fto nell’ opere di Scultura , e Architettura, e in tutte I Arti fubalternate al. Difegno . pe Rinnovò nella Patria , e fi può dir nell’ Italia le Matematiche , e la ve ra Filofofia; e quefto non folo con le-pubbliche ; e private Lezioni nella Città di Pifà , Padova, Venezia, Roma, e Firenze, quanto con le con- tinue ‘conferenze, che ne’ congreffi avanti di lui fi facevano , inftruendo particolarmente moltiffimi curiofi ingegni, e gran numero di Gentiluomini, con lori notabili acquifti. E in vero il Sis. Galileo ebbe dalla Natura co- sì maravigliofa abilità di erudire , che gli fteffi Scolari ( / ) facevano in breve tempo conofcer la grandezza del lor Maeftro. Alle pubbliche fue Lezioni di Matematica interveniva così gran numero d’ Uditori, che vive ancor” oggi in Padova la memoria autenticata \da Sog- getto di fingolariffima fama, e dottrina, ftato già quivi fcolare del Sig. Ga. tileo 5 ch’ egli fu neceflitato ( e tali fono le parole di Monfignor. Vefcovo Barifone ) d’ ufcire della fcuola deltinata: alla fua Lettura , e andare a leg. Tom. I. K gere (1) Nota d° alcuni Gentiluomini Fiorentini , che furon Scolari , e feguaci del Sig. Ga- © Hleo.- Monfig. Nerli Arcivefeovo di Firenze. Monfig. Piccolomini Arcivefeovo de Ste- ona. Monfig. Rinuccini giù Arcivefcovo di Fermo, Monfig. Medici già Arcivejcavo di «Pifa. Monfig. Marzi Medici giù Arcivefcovo di Firenze. Monfig. Ciampoli già Se- retario de’ Brevi di Urbano VIII. Sig. Senator Filippo Pandolfini. Sig. Senator An- de Arrighetti. Sig. Cav. Tommafo Rinuccini. Sio. Pier Francefto Rinuccini Re- Jidente-a Milano. Stig. Mario Guiducci. Sig. Niccolò Arviohetti. Sig. Braccio Ma- netti. Sip. Canonico Niccolò Cinì. Sig. Conte Piero de Bardi. Sig. Filtppo Salvia- «ui. St. ] Soldani . Sig. Jacopo Giraldi. Sig. Michelangelo Buonarroti. Sigs Ale[fandro soa) : Ixxiv VITA DEL GALILEO: gere nella Scuola grande degli Artifti , capace di mille perfone ; e non ba ftando quefta , andare nella Scuola grande de’ Legifti , maggiore il doppio; e che fpeffe volte quefta ancora era pieniffima , al qual concorfo, e ni {o niun altro Lettore in quello Studio (ancorchè di profeffione diverfa dale. la fua , e perciò dall’ univerfale più abbracciata ) è mai giunto a gran via. Accrefcevafi quefto srido dal talento PRAENE , ch’ egli ebbe nell’ efal. tar le facultà Matematiche fopra tutte 1 altre fcienze , dimoftrando con afe fai ricca, e maeftofa maniera le più belle ,, e curiofe conclufioni , che trat fi poffano dalla Geometria , efplicandole con maravigliofa facilità ; con uti le, e diletto infieme degli afcolranti : e per chiara confermazione di ciò s fi confideri la qualità de’ perfonaggi , che in Padova gli vollero effer difce« poli ; e tralafciando tanti Principi, e gran Signori Italiani, Franzefi, Fiams minghi, Boemi , Tranfilvani , Inglefi, e Scozzefi , e d’ ogni altra Nazio: ne, fovviemmi aver’ intefo , che il gran Guftavo Re di Svezia , che fu pot fulmine della guerra , nel viaggio; che da giovane fece incognito per 1’ I talia, giunto a Padova vi fi fermò con la fua Comitiva per molti meli ; trattenutovi principalmente dalle nuove , e peregrine -fpeculazioni , e curio« fifimi Problemi, che giornalmente venivano promoffi , e rifoluti dal Sig. Galileo nelle pubbliche Lezioni, ne’ circoli; e congreffi , con ammirazio» ne de’ circoftanti , e volle nell’ ifteffa Cafa di lui ( con l' intereffe d° efer- citarfi infieme nelle vaghezze della Lingua Tofcana ) fentire Y efplicazioni della Sfera , le Fortificazioni , e la Profpettiva, e l ufo d’ alcuni Strumens ti Geometrici , e Militari, con ‘applicazione: e affiduità di vero difcepolo ; difcoprendogli in fine con ampliffimo dono quella Regia Maeftì ; ch’ egli s' era propofto d’ occultare . I Fuori di Padova poi nel tempo delle vacanze di Studio , e prima nell’ Eftate del 1605. il Sereniffimo D. Cofimo , allora Principe di Tofcana è volle pur fentire l’ efplicazioni del fuo Compaffo , continuando poi il Sig. Galileo per molti anni in quella ftagione ad inftruire nelle Matematiche il medefimo Sereniffimo ,.mentre già era Granduca , e con l’ Altezza Sua gli altri Sereniffimi Principi D. Francefco , e Don Lorenzo. Tra i profeffori di Matematica fuoi difcepoli .,, ne ufciron cinque ( # ) famofi Lettori pubblici di Roma , Pifa, e Bologna. A quefti foleva dire 3 ch’ eglino con maggior ragione dovevano ringraziare Dio, e la natura, che gli aveva dotati d' un privilegio fol conceduto a quei della lor profefsione ed era il poter con ficurezza giudicar del talento , e abilità di quegli uo0- mini, i quali applicati alla Geometria , fi facevano lor Uditori ; poichè la Pietra Lavagna , fopra la quale fi difesnano le figure geometriche , era la pietra del paragone degl’ Ingegni, e quelli , che non riufcivano a tal: mento , fi potevano licenziare , non folo come inetti al filofofare , ma c0 me inabili ancora a qualunque maneggio , o efercizio nella vita civile - Quan {m) D. Benedetto Caftelli in Pifa, e Roma. Sig. Niccolò Aggiunti in Pifa. Sig. fai: Perì in Pifa. D. Vincenzio Renieri in Pifa, Fra Bonaventura Cavalieri 1" ologna , È VITA DEL GALILEO. Lexv Quanto quefte virtuofe doti, ed eminenti prerogative ;. ch’ in. ecceflo rifplenderono nel Sig Galileo , foffero in ogni tempo conofciute ; € ammi rate dal Mondo con evidenti dimoftrazioni di ftima , fcorgefi dagli amplifa fimi onori di pareri richiefti , e regali fattigli in varie occafioni da i più infigni Letterati d’ Europa ; da 1 Seremflimi Duchi di Parma , Baviera , Mantova, e Modana ; dai Sereniffimi Arciduchi d’ Auftria Ferdinando , Leopoldo , e Carlo ; da tanti Illutriffimi, ed Eminentiflimi Prelati, e Car- dinali ; dalle Sereniffime , e potentiffime Repubbliche di Venezia, e d'O. landa ; dagl’ invittiffimi Re Uladislao di Pollonia , e Guftavo di Svezia , dalla Maeftà Cattolica del Re di Spagna , € dagli Auguftiffimi Imperadori Ridolfo, Mattia; e Ferdinando, e da tant altri Signori , Principi, e Po- tentati. Scorgefi dalle Lettere; con le quali molti di quefti a lui ricorfero, come ad Oracolo, ricercandolo del fuo parere fopra le novità de’ Celefti difcoprimenti., e loro confeguenze ; fopra vari effetti naturali, e fopra dub- bi, e conclufioni Filofofiche, Aftronomiche , e. Geometriche, fopra le qua- li ; fe così foffe facile il far raccolta delle fue.ingesnofe rifpofte , come fi può dell’ altrui propofte , certo è , che e’ s° accumulerebbe un teforo d’ ine- ftimabil valore , per la novità delle dottrine, e per la fodezza di quei con- cetti , di ch’ ell’ eran fempre feconde. Ra ; Niun Letterato di qualche fama , niun Signore, 0 Principe foreftiero pal sò per Padova, o per Firenze, che non procuraffe di vifitarlo in Città, o nella Villa, dov” egli foffe, ftimando allora bene fpefi i lor lunghi viag- gi, mentre tornando. alle Patrie loro» potevan dire d’ aver conofciuto un tant’ uomo , e avuto feco difcorfo : e a imitazione di quei Nobili , che fin dall’ ultime regioni d’ Europa fi portavano a Roma, fol per vedere il famo- fo Livio, quando per altro le grandezze di quella Repubblica trionfante non ve gli avrebber condotti ; quanti gran’ Perfonaggi, e Signori da remote Fro- vincie appofta intraprefer per l Italia il cammino per vedere un fol Galileo! Ma non potendo regiftrar quì tutti i fegni di benevolenza , e di ftima, co’ quali fu. quefti fempre gradito , e ammirato da’ Grandi , ewilogando tut- te le di lui glorie in queft’ unica, e fingolare , fovvenga all’ A. V. che nel. li 8. di Settembre del 1638. aggravato egli da malattia nella fua abitazio- ne di Firenze, Y ifteffo Sereniffimo (Granduca di Tofcana noftro. Principe Dominante , infieme con V. A. S. appofta andò a vifiterlo fino al Jerro } porgendogli foaviffimi rinfrefchi; e riftorativi , con dimorarvî fopra due o- re ; guftando , come fapientiffimo Principe , di coltivar le fue nobili, e ca riofe fpeculazioni ; con la conferenza, e col difcorfo del fuo primario Filo. fofo. Efempio in vero di fingolare affezione verfo un proprio Vaffallo , pel quale mon men rifplende un’ eminente virtù in chi conferifce ; ché in chi riceve onore sì gloriofo . DR Di fimili vifite fu ancor prima, e dopo, come sì PA. V. S. più, e più volte onorato dal medefimo Sereniffimo Granduca , ( # ) e da lor' altri ni Se. (n) Detto eroico di S. A. originato da quefte vifite: Sempre ch i0 avrò un Gali- leo; farò così. lxxvi VITA DEL GALILEO Sereniffimi Principi ; che ‘appofta movendofi di Firenze , o dalla Villa Ime periale , fi trasferivano alla di lui Villa d’ Arcetri, per godere della fecon= diffima erudizione di quel fupiente Vecchio , o per confolarlo nell’ anguflie dell'animo ; e nella fua compaflionevole cecità . - Dicalo 1 A. V. S. che più frequentemente degli altri fi compiacque ono: rarlo con la macftà della fua prefenza , in tempo ; che ella mirabilmente avanzandofi nelle fcienze Matematiche , dilettavafi comunicar feco quei pene fieri, che nello ftudio dell’ Opere di lui le fovvenivano ; dando allora ma« teria al gran Galileo di far: quel giudizio , ch* in oggi vivendo goderebbe di vedere appieno verificato , mentre egli a me più volte con iftupore af fermava, di non aver mai incontrato tra tanti fuoi Uditori , chi più di V- A. gli aveffe dimoftrato prontezza d’ ingegno , e maturità di difcorfo , da fperarne maravigliofi progreffi , non tanto nelle Matematiche , quanto nelle Filofofiche difcipline ; e confeguentemente, fecondo la di lui regola foprad detta , ne’ governi Politici. Quefto. per ora è f ovvenuto alla fterilità della mia memoria intorno # Soggetto così fecondo, e tanto ho potuto raccoglier d’ altrove. in tempo af fai fcarfo dell’ antiche notizie , e privo della maggior parte degli amici più vecchi di quel grand’ uomo , che mi potevan fomminiftrare maggior numes ro di virtuofi detti, e memorabili azioni , che rifplenderono nel icorfo del- la fua vita. Compiacciafi nondimeno 1’. A. V. S. di gradire quelta dovuta dimoftra» zione d’ obbedienza , e d' offequio ,, col quale io mi raffegno Ì Di Cafa li 29. Aprile 1654... Di V. A. S. Umilifs. e Devotifs. Servo Obblig. Vincenzio Viviani. Prima del Viviani , feriffe la Vita del Galileo, ma con più brevità , Niccolò Gherardini Canonico Fiorentino , per natali , e per dottrina affzi noto nella Città noftra , ove efercitò anche la Carica di Vicario Generale di Fiefole, e d’ Auditore del Nunzio di Tofcana . Molte particolarità ha tratte forfe il Viviani da quefta Vi ta, non terminata però dall’ Autore, e che originale fe conferva dal Abate Loa renzo Gherardini Canonico Fiorentino , e fuo degno Nipote. Afferma in principio ’ che non prima del 1633. conobbe in Roma il Galileo , col quale contraffe buona 4° micizia, e a° conforti del quale egli $° induffe a prendere la Prioria di Santa Mar gherita a Montici di fuo Padronato , per effere vicina all abitazione del Galileo 3 con cui famigliarmente $° intrattenne in quella deliziofa Campagna , fino ella morte del.medefimo , feguita în Arcetri nella Villa de Martellini , dè quali viveva dle lora Jacopo d° Efaù , Difcepolo anch egli del Galileo , e che per la fua periztà nelle | .'WITA DEL GALILEO dxxvii ‘nelle Matematiche difcipline'y; ff rendè non'meno ‘ammirabile tra è Gentiluomimi di noftra Patria», che grato , ved ‘accetto mella Corte di Tofcana ; ove egli fu Bibho- recdrio del Gardinal Carlo Decano ‘del Sacro Collegio. Ma tornandoval Vivimi ; non contento egli d’. avere feritio la Vita del'fuo Maeftro ; varie notizie ne pubbli» cò fempre perentro alle fue Opere flampate , e particolarmente nella Scienza uni» verfale delle Proporzioni, ove inferifce alcune degne foritture del Galileo non pri» ma venute alla luce 3 e molti Capitoli di Lettere dello fteffo mandate ad un Lette- vato Franzefe , ove dè il difegno d' altre fatiche , che egli per ultimo meditava di ferivere g intorno alle quali vi fi leoge ancora uno efatto ragsuaglio del Viviani ; alchetutto , per isfuggir lunghezza , rimetto il ‘benigno Lettore. Finalmente coll occafione ‘che il Viviani fi fabbricò in Firenze una affai comoda Cafa im Via dell’ Amore 3 volle nella facciata di quella lafciare ancora eterna teftimonianza della fua riconofcenza verfo. il Galileo, avendovi' fatto collocare fopra la porta il Bufto di quel fovrano: Filofofo ; ricavato «dal naturale nel 1610. alla prefenza di Cofimo Secondo , dal ‘celebre ‘Giovanni Caccini , e da lui gettato in Bronzo ,, e come fi vede ; mefjo in mezzo da due Cartelloni\ di finto marmo, ove in Latino ci diè egli conterza della Vita del Galileo. E perchè vedeva ; che il tempo non ave- rebbe po confervati i caratteri»; tutto: quello iftorico racconto a-forma d’ Elogj diftefo ,° apportò nella. fua ultima Opera intitolata + De locis folidis Ariftei Senioris fecunda divinatio ; data in luce nel 1701. In quefti Elogj però dice 2 Viviani, effer nato il noftro Galileo nello Steffo PACS mefe, giorno ; è quali nella fleffa ora , in che finì la fua vita mortale in Roma il divino Michela» gnolo Buonarotti xe nella defcritta Vita del Galileo afferma , che egli natò il dì 15. di Febbrajo 1564. allo. file Romano ; precedè. di tre giorni il dì. della morte di Michelagnolo. Da ciò fercomprende che il Viviani ebbe poi altre no tizie pofteriori alla di lui diftefa Vita del fuo Maeftro , intitolato Racconto I- ftorico , facendovi alcune note marginali , come fi fono ftampate ‘; 1 tutto per fervizio di chi fi foffe accinto a feriverne una piena Vita. IL quale affunto fr vede poi ; che egli medefimo fi prefe da una fua Lettera feritta nel 1668. al famofo Matematico Blondello , ove lo afficura di ripigliare ; alle fue inftanze ; le fatiche di quefta Vita ,ficcome offerva. il: dottiffimo Padre «Don Guido Grandi nella Sua Rifpofta Apologetica 3 ftampata ultimamente n Lucca, ove egli a car- ze 83. riporta tutta la citata Lettera del Viviani . I’ Abate Jacopo Panzanini Sfoprammentovato , mi ha cortefemente fomminiftrata la Fede del Battefimo ‘del Galileo; cavata in autentica forma nel 1693. che dice efferft battezzato nel Duo. mo di Pifa.; cioè a dire , nel Tempio di S. Giovanni , anneffo a quello ; al giorno 19. di Febbrajo 1 564. allo ftile Pifano 5 onde beniffimo avrà 1 Vivian rifcontrata la nafcita del. giorno avanti, che tornerebbe colle parole de’ Cartello- ni, pofti nella fua Cafa. Leggefi nel noftro Archivio Generale nel Protocollo di Ser Benedetto d’ Andrea Bellavita di Pifa , ‘dall’ anno 1559. fecondo. lo Stile Pifano , al 1563. 4 car. 223. il Matrimonio contratto ‘fotto di 5. di Luglio 1563. infra Vincenzio di Michelagnolo di Giovanni Galiler Cittadino T torenti= no , e Giulia forella di Lione di Cofimo di Ventura degli Amannati di Pefcia già abitante in Pifa per ami 20. în circa» Sicohè confiderata la Fede del Bat te= et — VITA DEL GALILEO. tefima ove è enunciata ancora la detta Giulia. Madre del Galileo , egli nacque diciotto mefi , e tredici giorni dopo che il Padre fuo ebbe dato D Anello 3 il che fa ‘veder chiaramente , quanto $ ingannò VEritreo ,, cioè Giovan Vittorio de Rofft > Autore per avventura mon per tutto così accurato , 4 lafciare fonitto il contrario de fuot legitimi natali , fulla fede del quale fon camminati , come fuoe le avvenire ,, altri Scrittori . Se non avefle affermato il Viviani nella Vita , e ne Cartellon fuddettr,, effe re oriunda la Madre del Galileo dall’ antichifima, e nobiliffima famiglia degli Ammannati di Piftoia , io P avrei piuttofto data , giacchè i pubblici documenti la moftrano di Pefcia , agli Ammannati di quella nobil Terra , ed ora Città » de’ quali fu il famofo Cardinale Papienfe. Che febbene in effo Cardinale , 0 fuoi nipoti la fua famiglia mancò, ne poteva effer rimafo qualche Ramo ; 0 uf Villa Bafilica , antico loro Domicilio , 0 in Pefcia medefima , incognito affatto ( tantopià che io trovo il noftro , di cut parlo: ,, alcuna volta fenza Cafato ) di dove poi fi foffe a Pifa trasferito > come fuole molte volte avventre alle: fami glie reftate per mancanza di beni in povera ed umile fortuna. Ma vedendo 10 in tale flato defcritta ancora dall’ Ammirato la famiglia degli Ammannati Piftoia , che a fuo tempo , dice: egli ,, ridotti erano tn due fiati , e 4 piccolo avere, ed avean fatto parentadi fuor: della patria , e abitato: ancora negli att schiffimi tempi in Pifa ; non ha repugnanza , a credere ) benchè io non: ne abe bia altra rifcontro , che la famiglia degli Ammannate di Pefcia , abitante Pifa , non poffa effere la medefima di quella di Piftora". ati y Comunque ciò fia, refpirò il Galileo la prima aura di vita nella Città di Pifa, e non in Firenze ,. come altri. ba detto, è nella Parrocchia , 0 come 4 Pifa dicono , nella Cappella di Santo: Andrea. Afferma il Viviani , che furono fuoî Compari il Signor Pompeo ,, e Meff.. Averardo de’ Medici; ma nella Fede autentica è fcritto: 1 primo, oltre: al Medici predetto, il Sig. Cav. Fot- no del Sig. Pompeo ,, che fu Jacopo Forno Gentiluomo Modanefe ,. che prefe la Croce dr Santo Stefano P anno 1362. Il cortefe Lettore confapevole ;. che ae cora le piccole cofe de’ grandi uomini non fi deono fotto: Silenzio paffare, nè quele le circoftanze tacere ;. che anche al ‘di fuore adornano una eccellente perfona:,, v0- lentieri mi fouferà fe troppo me fon fermato nelle accennate notizie ,, e fe qual= che cofa i0 fono per dire della famiglia de’ Galilei . Si diffe quefta nell’ antico de’ Bonaiuti , e fe ne riconofee: lo fripite n Tom mafo di Bonatuto , che nel 1343. fu de 12: Buonomin® per lo Quartiere di Santa Croce, padre di Galileo, per cur la famiglia mutò cognome ,, e di Gio vanni , che fedè de Signorî nel 1381. afcendente comune di tutta la profap'4 de Galilei, la quale dall anno fopraddetto fino al. 1328. ha goduto quindici vole te il Priorato , e una volta il Gonfalonterato di Giuftizia . Dal nominato Gio vanni nacque Macftro Galileo famofo Medico. de fuoi tempi , feduto due volte de Signori , e nel 1445. Gonfaloniere x Siccome nel 1438. fu 001 dotto a legger Medicina nel pubblico Studio di Firenze x vedeft nel pavimete to della Chiefa di Santa Croce la fua intera figura di baffo rilievo, fool pita in un Laftrone di marma bianco, che è i fecondo della navata di mez z2 : VITA DEL GALILEO Ixxix %o all entrare di detta Chiefa s è în fine del marmo Ji leggono quefte pas role » Temporibus, hic. fuis. Phylofophye. Atque. Medicine, culmen. fuit. & magifter. ‘Galileus de Galileis. olim. Bonajutis.. qui. Etiam. fummo, in. Magiftrau. miro. Quodam. modo. Rem. publicam. dilexit. Cujus. fan&e. memorie. bene. ate. Vite. pie. Benedi@us. filius. hunc, tumulum. Patri. fibi, fuifque, pofteris. edidit. Quefto' Benedetto feduto anch’ egli tre volte de’ Signori , è il diritto ‘afcenden= ve a due Cavalieri di Malta, a Monfig. Filippo; prima Canonico Fiorentino $ pot Vefcovo di Cortona, e ‘ad Ottavio ; morto a’ noftri tempi fenza fuceffione 3 da’ quali fi vede nobilmente veftaurata , ed abbellita la Chiefa Parrocehiale di S. Simone, intorno a ‘cui effi ‘ebbero le loro antiche sabitazioni " Da Bernardo altro Fratello di Benedetto ; che ancor egli fu>de' Signori , ne difcende un al tro vamo “vivente in\Firenze . E finalmente per parlare degli ‘afcendenti del no- Siro Confolo , egli “viene dirittamente da Michele: fratello “del fuddetto: Maeftro Galileo: il ‘qual Michele feduto due volte ‘de’ Signorî nel 1431. e 1438. fu padre del Capitano Govanni Caftellano del Borgo a San Sepolcro , che generò Michelagnolo e quefti Vincenzio ; da cui nacque il noftro Galileo, il quale an- che nella fua prole lafciò un ‘vivo ritratto di fua' gran mente. Poichè , come dice il Viviani nel citato ragguaglio delle ultime Opere di sì gran Filofofo » Erede del Galileo fu il Dottor Vincenzio fuo figlitiolo, uomo di' no vol- gar letteratura , d’ ingegno perfpicace, e inventivo di Strumenti Meccani- ci, e in particolare Muficali , e fra gli altri d’ un Liuto coù tal arte fab- bricato , che fonandolo egli per eccellenza, cavava ad arbitrio fuo dalle corde le ‘voci continuate , e gagliarde, come fe ufciffero dalle canne d’ un Organo ; quindi paffando a dire il Viviani d° averlo udito fuonare, vivente il Padre, in Cafa del medefimo , e d' effere ftato col Torricelli, è con lut affi ftente ;\tra gli altri alla morte del Galileo , afferma d’ avere anche vedute n fia mano le bozze fatte dal Galileo per molte fatiche , che ‘egli meditava , ed viltre Opere finite, dettate dal medefimo, quando era cieco , a quefto fuo Ft- gliuolo , del quale vive ancora in Firenze la Succeffione . Compofe inoltre quefto Vincenzio un Volume di Rime Tofcane affa: leggradre > che ferito di fua mano l anno 1637. fi conferva originale tra è Libri di mia Cafa. — Anche il Galileo fuo padre, ebbe genio, come afferma la JuaVita, alla Poefia Tofcana 3 efendo pur troppo vero , che' amore alla Poefia è carattere d tit gegno grande , e fempre Filofofi , e Poett han fatto lega » In conferma "o lexx | VITA DEL GALILEO. vi bi una Lettera di quefto : fovramifimo ingegno s Stampata ‘nella. raccolta del Bulifon, foritta a Francefco Rinuccini allora Atciprete Fiorentino , poi Vefcovo di Piftota, ove con buone ragioni innalza P Ariofto fopra 11 Taffo , confermate do ciò , che nella fua Vita fi legge, d’ efferfi lafciata fcappar di mano una luta ga , © diligente fatica fatta fopra' queft due grandi Poeti . Molte fue. poftille però , e note marginali ci fon rimafe di fuo pugno appreffo Ab. Panzantii in un Ariofto: frampato in Venezia dal Valgrifio è Nel: God. (973» della Stroz: ziana ( che così chiamo V infigne teforo de' Manoferitti di Carlo Tommafo Stroz- zi ) fi trova'acarte 422. una Lettera ‘originale del Galileo, feritta a. Giovame batifta Strozzi, la quale appartenendo a due: noftri® Confoli) che quanto privi furono della corporal vifta , altrettanto di quella. dell intelletto abbondarono 4 mancar non! voglio di riportare, Spgitat “ti ,3 Molt Tluft. Sig. e Padrone: Offervandifs. » La belliffima Seftina ; ela gratiffima Lettera ‘di V.-S. mi fono fate di doppio contento», quefta recandomi .teftimonianza della. memoria. che, tiene di me, e quella dell’ opinione che ha V. S..ch° io poffa guftare ancora del- le poetiche bellezze ; e in vero fe pari al gufto , e. diletto fuffe in me il siudizio., già per mia fentenza, averia la fua -Seftina fopra. ogni. altro poe ma di tal genere vittoria ; esconfeffo a.V. S: aver veduto ‘quello , che o per la difficoltà del componimento:, o put, per mia. infaziabile. ignoranza non fperava di veder mai, cioè Seftina, il. cui alto s Vago ; € chiaro. cone cetto ; non fuffe dalla ftrettezza degli obblighi: fuperato ; ne..la ringrazio dunque infinitamente , e la prego a farmi fpeffo di fimili favori», che. farà per fine di quefta con baciarli con ogni reverenza le mani , e offerirmeli fervitore prontiffimo. N; S..la confervi. i Di Padova li 5. di Gennajo 1601, Di V.S.M. I Obbl.. Servit. Galileo Galilei. — * Io ho veduto tre fuoî Sonetti, foritti di ‘mano del Viviani apprefo il nomi sato fuo Nipote , 1 quali effendo parto di sì gran mente; ‘mi concederà la glo ‘via ‘il benigno Lettore, che t0 ad onore della Tofcana Poefiaj è in luogo co sì proprio gli efponga il primo alla pubblica luce. "o Paragona la crudeltà della fua Donna a quella di Nerone. ‘ Mentre fpiegava al fecolo vetufto | Segni del furor fuo crudeli; ed; empi, VITA DEL GALILEO enni Tra gl’ incendi, e le ftragi, e i duri fcempi, Seco dicea } Imperadore ingiufto : Il Regno mio d’ alte ruine onufto, Le gran moli deftrutte, e gli arfi Tempi Portin la mia grandezza in fieri efempj, « Dall’ agghiacciato Polo al lido adufto.. Tal queft’ altera, che fua mente cruda Cinge d’ impenetrabile diafpro , E nel mio pianto accrefce fua durezza ; Armata di furor, di pietà ignuda, Speffo mi dice in fuon crudele , ed afpro: ‘Splenda nel fuoco tuo la mia bellezza. Mentre ridea nel tremulo, e vivace Lume degli occhi leggiadretti Amore, Picciola 1n noi movea dallo fplendore - Fiamma, qual ufcir fuol di lenta face. Or che. il Pianto l ingombra, di verace Foco fent’ iovvenir 1’ incendio al core. O di ftrania virtude alto valore, Dalle lagrime trar fiamma vorace! Tal’ arde il Sol mentre i poffenti rat Frange per entro una fredda acqua pura, Che tra 1. efca rifplenda, e il chiaro lume, Oh cagion prima de’ miei dolci guai, Luci, cui rimirar fu mia ventura. Quefto ‘è voftro, e del Sol proprio coftume. Scorgi i tormenti miei, fe gli occhi volti, Nella ruvida fronte a 1 faffi imprefli, Leggi il tuo nome; e miei martirj fcolti Nella fcorza de’ faggi, e de’ ciprefli. Monftran: laure rtremanti i fofpir tolti Dall’ infiammato fen; gli augelli fteffi Narran pure il mio mal, fe tu gli afcolti , Eco il conferma, e tu nol credi, Alefli? Gufta quell’acque già sì dolci, e chiare, Se nuovo ‘teftimonio al mio mal chiedi , Com” or fon fatte dal mio pianto amare. E fe dubiti ancor, mira in lor ÈO È E quel che neghi al gufto ,i agli occhi credi; Leggendo il mio dolor nel tuo bel vifo. vAvendo Jetta il Galileo la prima parte degli Enimmi & Antonio Malatefti , Tom Lo L nor leggii VITA DEL GALILEO non ifdegnò d’ abbaffar la fua famofa penna con la piacevolezza del verfo, come confeffa i medefimo Malateftt nel titolo d' un Sonetto emmmatico di quel grand uomo , Stampato in principio del fuo Libro, efortandolo 4 far la feconda parte. Trovafi ancora di fuo uno feherzofo Capitolo, ;Bernefco in biafimo delle Toghe. D' una fua fatica letta da:lui nella noftra Accademia. mon mentovata nò dagli Atti della medefima ; nè dal Viviani, ne fa memoria Filippo Valoit figliuolo del noftro Confolo Baccio, mel Libro de” Termini di mezzo rilievo, e6- flampato în Firenze nel 1604. ove acari 12, parlando d’ alcuni noftri eccel- lentt Matematici, che hanno con molta lode , e letto: nelle. pubbliche Univerfità 4 e lafciate opere d’' ingegno , così dice.» ‘Con la medefima. riputazione: 7 Gali- leo Galilei, ancor egli de’ noftri , legge ora iniPadova; come affai gi0- vane cominciò a farfi conofcere in Pifa buon: Lettore!, e in'Firenze nell’ Accademia grande tolfe a difendere Antonio Manetti ne’ fuoi tempi tenue to valentuomo nella detta profeffione.;.fopra.il:fito joe mifura +dell'“Infer- no di Dante, materia, che ha dato .che fare a’ Dotti, fra quali il Vellu- tello fopra il medefimo Poeta |,.per correggeresil Manetti., diedè occafione al Galileo di falvare con buone ragioni. il. noftro Fiorentino, e ribat: tere i motivi del nobil Lucchefe col. difegno in inano:;; ei diftinzione d' ogni debita mifura . Una fua Lettera antorno “alla: virtù di un: pezzo di Ca lamita , fcritta a Curzio Picchena Segretario, del Granduca, fi ‘legge nella race colta del Bulifon ftampata in Napoli. Siccome in Napoli fono ftati ultimamente impreffi è fuoî Dialoghi, colla-Lettera a Madama, la quale però non è Ja pri ma volta , che fia ufcita alla luce delle Stampe, come per ‘errore. nel Fronte Spizio Ji legge 5 anche. an Firenze ; per opera. & vomini. 4 alto “ingegno Ji va ora preparando una nuova edizione di tuite le Opere del Galileo im piùOT om ’ D ultimo de quali conterrà molte cofe anedite deli medefimo ‘infigne. Filofofo. Ut numero confiderabile d’ altre fue Lettere je di: fuoi. Amici foritte a lui fono in mano dell’ Abate Jacopo Panzanini. Fra quefte piacemi di riportare > Ca- pitolo di una Lettera, foritta di Padova li 25. di Giugno 1610. idal Galileo 4 Belifario Vinta primo Segretario del Granduca, ove fi tratta de’ Pinetti Medicei . In propofito de quali (‘dice egli) "imbipar di doveredire (ai Vi: S. Iluftrifs giacchè lei mi fcriffe, che S.A. va rifervata in metterli nella fua Anti CUMEras 0. 40 altri luoghi ) che 1’: andar! circonfpetto»-èr atto: degno! della prudenza d’ ogni favio Principe ,;\é perciò: laudabiliffimo } tuttavia mi farà grazia fogsiugnerli, che quello, che ha fcoperto:i nuovi Pianeti, è Galileo Galilei fuo fedeliffimo Vaffallo ., al quale baftava «per ‘accertarfi. della verità di quefto fatto 1° offervazione di tre fere folamente:;; noù' che di cinque mefi, come ha fatto continuamentei, e che lafci ogni ‘titubazionie , 0 ombr2 di dubbio, perchè allora refteranno quefti d’ effer.iveril Pianeti) ‘quando Sole non farà più Sole ; ed afficuri S.cA4S. che, tutrici ifomiori) nafcono dalla fola malignità , e invidia», la ‘quale ficcome-io ‘provo Lodo digide srandiffima, così non creda ,S. .A..S. inquefta: materia di ‘andarhe efente » e io fo quel, che mi dico . Ma gl’ invidiofi , € ignoranti taceranno a lor difpetto; perchè: ho trovato il ‘modo. di-ferrar:loro cla bocca ;aricorchè affai kei su da chia VITA DEL GALILEO Ixxxii chiarò argomento è, che Îloro:non parlano finceramente , il gracchiar folo per i cantoni ; dando fuora il lor concetto con le parole vane , ma non con la penna, e con gl inchioftri' ftabilî, e fermi. Ma in ultimo l' efito , e il frutto di quefta malignità ha da ‘elfere totalmente contrario all’ inten- zione de i loro autori; li quali avendo fperato di annullare quefta grandif fima novità col gridarla per falfa, per impoffibile ,, e. contraria a tutti gli ordini della Natura, 1’ averanno: in ultimo refa tanto più fublime, immen- fa, e ammiranda. Sebbene per fe fteffa è veramente tanto nobile, e degna di ftima; che neffuna altra eroica grandezza. fe gli avvicina + E di quanto ella fia ftimata, e ambita da i maggior Re del Mondo, fiane a V. S. Illu- ftrifs. argomento quello, che dà un fervitore molto: intrinfeco del defunto Re di Francia di f. m. mi fu fcritto-li 20. d’ Aprile proffimo paffato , il che non terrò. con V. S. occulto; giacchè ‘nel miferabil cafo: fono. paffate, tutte le altre grandezze di quell’ ‘invittiffimo Re. Le parole formali del Capitolo della Lettera; fcrittami da Parigi; fono precifamente quefte: —»* La feconda richiefta, ma la più iftante:,; che ‘io poffa ‘mai fare a V. S: è che ella fi rifolva, fcoprendo qualche bello: Afro , di denominarlo dal nome del grande Aftro della Francia, anzi dal più lucido di ‘tutta la Ter: ra, e piuttofto dal proprio nome di Arrigo , che dal gentilizio di Borboi ne, fe così le pare. Che V. S. farà una cofa giufta, dovuta, e proporzio- nata 5 illutrerà fe, e infieme renderà fe, € cala fua ricca, € potente per fempre . Di quefto rie afficuro V. S. fopra 1° onor mio, per ila fervità; che io ‘le ho i e il merito fuo particolare. V. S. inveftishi dunque con ogni preftezza,' e ‘accuratezza, per ifcoprire di nuovo qualche’ cofa bella ini uefto propofito, e per effere la prima, e' ce n° avvifi fubito, mandando e Lettere per via delli Signori Vanlemens; e fi afficuri, come fe ricevefs fe la voce; e certezza dall’ organo: principale, che refterì contenta , e fe- lice ‘in perpetuo . Avendo refo il debito alla: Patria, V. S. può rendere quefto meritiffimamente alla vera Virtù, ed ‘eroico valore del maggiore , più potente, bellicofo, prudente, fortunato, magnanimo, e buon Prencipe;, che fia comparfo: al Mondo: da molti Secoli in quà. Il'quale avendo tra tante Principeffe fcelta una de’ Medici per fua legittima Conforte, e po+ fpofte: le Donne di tutte le parti originariamente, e nel: prefente Regno; per crearne un degno: fucceffore di fe ‘in quefto pontente Regno , all’ ‘imi: tazione dell’ altro: Arrigo II. fuo predeceffore , .il quale lo provenne nello fpofare fimilmente un’ altra de” Medici, che tanto tempo ha regnato col Marito; e tre figli fucceffivamente Redi Francia, V. S. verrà col nome d’ Atrigoa comprendere i due Re di Francia , che ne i noftri* tempi fi fono vaccafati ‘nélla Cafa de’ Medici, e ne ‘hanno lafciato Regi Succeffori, e fi obbligherà la Cafa de’ Medici maggiormente, e compiacerà alla Repub: blica di Venezia; tanto offervante amica, e benemerita di quefta Corona, e Maeftà; dalla quale fcambievolmente ne ha ricevuti quei grati, e grandi offizi } che fi fa da poco ‘in quà, che fempre' fi continuano ,, € continue» ranno di più in più: fi che V. S. non'manchi di trovare; € di avvifarme? si 2 ne Ixxxiv VITA DEL GALILEO. ne il primo, ficura d’ effere per acquiftarfi un Monarca , e una grande ; € bellicota Nazione, fua obbligata; e protettricè in tutte le fue occorrenze - Da, quefto, e più dalla natura ifteffa del fatto può comprendere V. Ss, IL luftrifs. la fua grandezza, e però nelle ‘occafioni, che ‘opportunamente fe le prefenteranno , la prego ad operare , che S. A. S. non ritardi il volo alla Fama, col dimoftrarfi ambigua in quello, che pur col. proprio fenfo ha più volte veduto, e che la Fortuna ha riferbato a lui folo, e fpogliatone ogni altro; percliè omai con quefti miei Occhiali comincio! ad effer certo, che non fi troveranno altri Pianeti, avendo con diligenza fatte moltiffime offere‘ vazioni, inquifizioni , ec. i so) Aveva gran ragione adunque i P. Abate D. Benedetto Caftelli fuo Scolare a piangere la perdita di quefti occhi veramente Lincei in un fuo Opufcolo Filo- fofico, ffampato tra gli altri in Firenze , e mandato nel 1639. a Monfign® Ciampoli , ove trattando delle malattie , che vengono agli occhi, con quefte PA role ragiona a carte 11. e di quefta tale infermità non poffo trattare , nè difcorrere, fe non con fentimento di acerbiffimo dolore , avendo ella pe“ coffo a’ giorni noftri il più nobil’ occhio, che abbia mai fabbricato la na” tura. Io dico 1 ‘occhio del Signor Galileo Galilei primo Filofofo del St reniffimo Gran Duca di Tofcana , occhio tanto privilegiato , e di tanto . alte prerogative dotato, che ft può dire, e con verità, che egli abbia vie fo, più egli folo, che tutti gli occhi infieme degli uomini paffati, ed ab- bia aperti quelli de’ faturi, effendo' toccato in gran forte a lui folo, fare tutti gli fcoprimenti Celefti ammirandi a? fecoli futuri i nella via Lattea » nelle Stelle Nebulofe, ne’ Pianeti Medicei, in Saturno;-in Giove, in Ma19 te, in Venere, nella Luna, e nel Sole fteffo, e però è degno d’ effer ©- ternamente confervato, com’ una preziofa gemma, e tanto più, quanto ch' egli è ftato miniftro di quel fuo maravigliofo intelletto, eccitando a filo- fofare così altamente delle cofe, ond’egli ha trapaffato tutti gl’ingegni umani; i quali fin quì fi fono intrigati a penetrare i più reconditi fegreti della Natu- ra; perdita veramente perniziofiffima, e deploranda con lagrime univerfali di intti gli occhi umani, ed in patticolare de i legittimi inveftigatori della verità» Chiunque ha cognizione del Galileo , confefferà certamente , non effer quefte ef: gerazioni d° affetto d’un divoto, e grato Difcepolo al fuo Maeftro.3 nè meno 40° cuferà per foverchie , anzi per giuftiffime terrà quelle lodi ; che alla fiupenca invenzione del Cannocchiale , e del Microfcopio fon date da ‘tutti gli uom grandi , e tra quefti , rvrvente il Galileo, da Niccolò Aggiunti pur fuo Difoe polo in una Orazione fopra la Matematiche. Difcipline , detta da lui nello fi dio Pifano , e fiampata in Roma nel 1627. E perchè ella difficilmente fi va, e per V eleganza della Lingua Latina, non può effere più vaga, permet tami il cortefe Lettore, ch'io poffa quì regiftrare il fentimento tutto dell’ Aggiunti» Veruntamen hifce fuperius expofitis ( pace dixerim vetuftatis } quam long!” fime preftar , & multis nominibus antecellit nuperrimum illud catoptrie@ fpeculationis opus, quod geminis criftalli orbiculis altero concavo ; conveX9 altero oblongo tubulo infertis adornatur, & vulgo Telofcopium, vel Galia zi VITA DED GALILEO. lxxxv lei Perfpicillum, vocitatur. Quid enim ‘admirabilius!; quid jucundius:, quid preftantius humani ‘unquam ingenii acerrima audacia conata vet, quam velle longiffimo quoque diffita. intervallo; &. pluribus. etiam spaffuum mil libus: diftantia corpora tam clare si& diftinéte. internofcere exiea longia- quitate , quam fi fub: ipfis oculis prefentia proponerentur ? Id: mehercule tranfaBis ‘omnibus avis non folum inufitatum.; ignotum ; inauditum fuit, fed furor vifus fuiffer, & infania mera tale quidpiam concupifcere, vel me- ditari : at enim hoc'ipfum tam rarum; tam incredibile , tam «fingulare , magna quadam hodierne tempeftatis prerogativa nobis. contigiffe oculatis quoridie expetimentis manifeftum habemus, & quifquis oculis. admoverit Telefcopium:, quafcunque res vifas. (‘quod monftri fimile et ) centuplo ; quingentuplo, millecùplo majores fentit augeri, quodque. magis eft, illarum fpecies ita minutatim , ferupulofeque diftinguit ; ut trigecuplo ,, vel etiam - quadrigecuplo viciniores: appropinquari, videantur, quam. fi. nudis oculis, & libera ‘acie {peBarentur +. Quaproprer hoc iftrumento non folum oculorum acies’ vegetata, &c«ad nature opera .intuenda acrior fata, fed & Philofophia, & -Aftronomia' veliementer innovata :, > mendaciis omnibus fpoliata:; & illu- ftrioribus argumentis' confirmata eft. Veteres \Aftronomi licet Atlantem, & Olympum afcenderent;. ramen ad Coelum pervidendum caligabant, & hallu- cinabundis fimiles cecutiebant. Nunc vero Coelum ipfum contemplamur, & dedufto amotoque:(. ut. ita dixerim ) fipario, auleove tragico ;; admirabiles ftellarum verfatiles fcene aperiuntur. Hujus optici. organi. opera cornicula» tam Veneris. faciem; Saturnum auricularum:; Lunam montanis ‘afperitatibus confragofam fufpicimus, viamla&eam Sydereo .emblemate vermiculatam.a= gnofcimus; propter hoc fydereos habemus nuncios; & de\:totius etherie rei publice ftatu certiores fai fumus: hac adhibita. ferula. novus Florentia Prometheus ‘maculis in Sole compertis Phoebeum jubar imminuit: hoc judi- ce Coeelorum thefauri referati; & quatuor illis fyderibus, ideft aternum co-. rufcantibus gemmis, Magni Cofmi diadema irradiatumveft.: -hoc interprete Medicei Heroes ad :congrefflum. Jovis admifli., -& fempiterno avo. dignati Divum immortalium: conciliis. intereffe meruerunt : hoc » denique non tan tum Orbi Terrarum , fed Colo; & fyderibus! ipfis longe notiffimus. Etru» feus Atlas Galileus, cujus aftriferis humeris ccelefte Aftronomia. pondus , omnifque fyderea compago aptiffime fede, & valentiffime fulcitur ; animis omnium mirificam voluptatemy:oculis omttium claritatem, fuo nomini ater- nam lucem, noftreque .Etrurie peperit immortalitatem. Sed majoris ne ego tantum Telefcopii laudes commemorabo, & ejufdem Galilei Microfcopium tacitus preteribo? Nonne hujus etiam lepida, arguta, atque utilis voluptas et? in pufillis; ‘ac minutulis animalculoram corpufculis ;, acutifitma nature folertia quam maxime elucebat; verum ihfthec ‘ante effugiebant noftram 1m- becillam aciem oculorum, qui adhafce tenwiffimi operis faberrimas fubtilitates infpiciendas fatifcebant;;; dudum wero Telefcopioli. ufu ita fenfum vifus exacui. mus; ut quarumeunque beftiolarum ‘articulos omnes}, &.. inembratim mini» ma queque oculis ufurpemus. & lynccolo hoc ocellulo; in infeftis vaginie. pens Ixxxvi VITA DEL GALILEO’ pennibus , terreque inteftinis hamatos:, vel. bifurculatos. unguiculos ; hirfu* tula crufcùla ; forficulatà roftella;;. difcolores:,. verficolorefque: alvo procure fus; reticulata lumina; rotam ‘denique: fpeciem.) cunftanter rimamure pg nemque configurationem perattente. ,; acriterque” confiderantes 5 incredib! perfundimur voluprate ; qua fane admirabilis , fubtilis, & divini propemo* dum ingenii plena eft ; ut. fola perpetuum uberrima. orationis argumentillit mereatur. anco | La Ma fe io voleffi ora viferir quì, nonche: i paffi, 1 nomi folamente degli Ate tori 3: che in. ogni lingua’, e in ogni. paefe\ hanno veccellentemente parlato 10° Galileo; ‘troppo: lunga , e:difficultofa. opera farebbe. Tutti a Filofofi e Lettera ti più infigni ya lui‘, come. avinterprete di Natura , ev come ad oracolo» dilifa? pienza ricorrevana. da. ogni parte: del. Mondo , ftimandofi: fortunati. di poter comm lui ‘contrarre. amicizia , e: confultarlo .. Io ho veduto nel. Codice 106. 2 fogho della Strozziana una: Letteravoriginale , foritta: di Roma nel 1640. al celebre per: lo: ftudio. dell’ ‘antichità Carlo: Strozzi feduto: noftro Confolo,, dal famofo Lie ca OlftenioCuftode: della Vaticana: ove trall’ altre: gli dice è Supplico: Vi Si fe li viene occafione di vedere: quel: divino. vecchio: il (Sig. GiGalileiy È falutarlo..con ogni fvifcerato: affetto: per parte mia ,, e farli credere, che. af* ch” io. fono: tra quelli ;, che ammirano: la fua profondiffima .fcienza , erfe 3 V. S. fi porgeffe | occafione del'difcorfo avrei caro di fapere, che giudici0' egli fa del librettino. di. Proclo: Platonico: de Motu , ftampato. in. Parigi da Cuneate, e. in Ferrara. dai Francefco. Patricio . ‘ Mise quì: tralafciando le: ‘molte: ‘Lettere: feritte: al. Galileo: con: +ttolî dé fomma ver nerazione da:-PietroGaffenda , che tralle: ftampate: fi trovano , piene: tutte di quella Shima ,, datagli: giuftamente dal mondo’, ‘non poffo. far di meno di riportati quella: Lettera xche: Ugone:Grozio. gli forive , e che: pur tralle ffampate: di $ grand” uomo: fi: legge a carte266. V' original della quale «di mano: del Gro!® bo 10 letto: con: fommo: piacer mio ‘appreffo P Abate “Panzanini . E' perchè avete done fatto. rifcontro: colla: ftampata:;: ho: fcoperto: in ‘quella alcuni. errori ze die fette, volentieri in quefto. lhogo VD emendo: colla manoferitta» originale: , accliifft da Elia Deodati ‘in ‘una fuadottiffima Lettera: al'''Galileo:; ferittagli. di Panigh il giorno 22. di Settembre del 1636. e = fit ‘ Sapientiffimo: Vito: anno © D. Galileo Galilei. Cognationem: nobis. effe cum: Ceelo:, ex tuis maxime: Operibus didic! è Vir fapientiffime ,, omnem. humanum: conatum fuperantibus',, quibufque ©” feftum ‘eft , ut neque vererum fcripta defideremus:; neque metuamus5 N° ulla pofteritas de hoc feculo:‘triumphet. Nolo id mihi glorie fumere o me inter Difcipulos® tuos fuiffe ‘dicam': maoni enim'ieftinsenii ifta ve! t Po, . ti d . Dis ce A Si x re en® preeunte affequi i inter Admiratoresefi me dixero: femper «fuiffe ; nihil im° "RR giat è VITA DEL GALILEO idixxvii tiar.:-felicem..vero: me fi qua) tuisipartubus in: immortalitatis, lucem. ‘exeunte tibus obftetricari . poffim.. Qua caufa ‘eft, cur. ubi ex Amicorum optimo Adeodato intellexifflem te, poft..tot. exquifiriffima ftudia ,. etiam ad illam tam diu., tam fruftra quefitam,, Longitudinis, deprehenfionem.; adjeciffe .vim erfpicaciffime mentis. non ignarus. quantum 10.0. Momentum «Naviganti: pe verfaretur 3; Batavis.,, & Maris & Maris, Domitorum Domitoribus precipne facrandum..hoc repertum.,- cunétas. humani generis utilitates, pot fe reli@urum , judicarem. Viam monftravi , quam ineundam cenferem,. cui fpero fucceffum. adfore disnum tanti ‘operis merito, ‘paratus in ad conferre guicquid aut. me®., aut. Amicorumteft. opis», Veneror tes qui ifta Arare, tam INgratos, expertus ‘animos., adverfus.utrumque inviétus; & hec, & alia plurima , ac maxima fufcipere pergas.\Ifta ‘vero. mon SeneStus dicenda eRt., fed vite perfeltio è & deromnibus; fottun& injuriis gloriofiffima vifto= ria: Hunc ego fublimi quefitum mente triumphum Ducere maluerim , quam ter Capitolia curru.. Scandere Pompeii, quam frangere colla Jugurthe. Valetudinem tibi opto profperrimam , quod ‘cum facio , humani generis ne- gotium gero» "Tuorum meritorum maximotum non ingratus eftimator — » H. Giotius. Quefto medefimo celebratiffimo Scrittore in una Lettera ‘mandata nel 1633. & Gerardo Giovanni Volfio , che nel: citato fuo Libro fi -leoge \asicarte 148. rag- guagliandolo del prezsofo Volume de’ Dialoghi del Galileo , Eft fcriptus ( dice egli ) Italico fermone, a rerum reconditarum peritia, ut nullum noftri Se. culi Opus ei comparare audeam., antiquotum multis preferam. Fino la noftra Lingua Tofcana ha avutoril ‘bel-pregio di effere ftata arric- chita dal Galileo colle fue Opere. immorta i y ©itate tutte per tefto di Lingua nel Vocabolario dell’ Accademia della ‘Grufca , nella quale egli fu deferitto $ medendofi ancora tralle immagini de’ fuoi più iUluftre Accademici Quei , che di nuova luce il Ciel fe bello, D’ Aftri nuovi ammirabile immortale Difcopritor novello : $ Quei , che volò fu gli altrui voli, e feo Del ver giudice il guardo, e coi Pianeti Commercj ebbe fesreti. Filic cong Nel Diario di quefta Accademia tenuto diligentemente da Benedetto Buommattei Suo Segretario , fi legge un Partito del giorno 2. di Giugno 1644: pel de "È S 01744 Mii Ixxxvili VITA DEL GALILEO. s° ordina‘; per comando dell’ Arciconfolo; il farfi D Orazion funerale a quattro defunti Accademici, primo dè quali è feritto il Galileo } în feguito di cm è Monfig. Francefco Venturi , #0 noftro Senatore Lorenzo Francefchi, e 1 Conte Piero de’ Bardi. Vero è , che obbligato il Buommattei, in queff anno da una pericolofa malattia ‘a interrompere ‘il Diario ;\'e indi ‘a poco mancato di «viveres mancano gli Atti de’ due feguenti Arciconfolati 5 onde fiamo all’ ofcuro , fe in effe Accademia , intefa tutta allora al lavoro del Vocabolario è alcuna delle ttta timate Orazioni ‘foffe fatta pi IV6NI i E finalmente non è piccola gloria dell’ Accademia ‘Fiorentina V avere avuto il Galileo per Confolo ; e nove de’ fuoî Difcepoli, come dalla fua Vita Si ri» fcontra nella medefima Dignità vifeduti > 1 quali ; Siccome: le Mufe Apollo, 010 rano di bella corona #1 Tofcano Parnafo; | E quel Savio gentil , che tutto feppe, gi DEL COMPASSO (| IGO MET RC Oni Oer ite OT et A ie AB A D'ICRATTE Pio ATTI RA ' Dedicato i al Sercniffmmo 4 O, D. COSIMO MEDICI PRINCIPE.DI TOSCANA. “= E io volefli,, Serenifimo Principe ; fpiegare in que: i} fto luogo il numero. delle lodi , chie alla grandeza za de i proprj meriti dell’ A. V. e della Serenifli» ma Cafa fi deono , così lungo difcorfo far mi con- verrebbe , che il Proemio di lunga mano il fefto CÒ di tutto il ragionamento avanzerebbe : onde io mi afterrò di tentare quell’ imprefa, al mezzo della quale , non che al fine , condurmi diffiderei. Oltrechè non per accrefcere {plen= dore alla Serenità Voftra, che già come nafcente Sole per tut- to l'Occidente rifplende , ho io abbracciata l’ occafione di dedi- carli la prefente fatica , ma all’ incontro acciocché il fregio , e l’ ornamento del nome voftro , che in fronte , come io nell’ ani ma, porterò fempre fcritto , all’ ofcure fue tenebre grazia , e {plendore acquifti. Né io come Oratore, per efaltare la gloria di Voftra Altezza Sereniflima gli vengo avanti, ma come devo. tiflimo fervo ;. e umiliffimo vaffallo, gli porgo un debito tribu- to ; il che prima avrei fatto , fe la tenerezza della fua età non mi avelle perfuafo ad afpettar quefti anni a fimili ftudj più ac- comodati. Che poi quefto picciol dono debba effer con lieta from Tom. 1, i — SD te te ricevuto idall’ Altezza Voftra non debbo io ‘mettere in dub- bio ; sì perché l’ infinita fua umanità nativa me lo perfuade , € la proporzione , che ha quefta lettura con gli altri tanti fuoi € fercizj regi, me l’ afferma, sì ‘ancora oltre a ciò , perchè 1 & fperienza fteffa me l’ accerta ,, effendofi ella per gran parte del Eftate paffara ,, degnata di afcoltar con tanto ‘benigna udienza dalla mia viva voce I efplicazione di molti ufi di quefto Strte mento. Gradirà dunque .l’ Altezza Voftra Sereniflima quefto MIO è dirò quafi, fcherzo Matematico a i fuoi primi giovenili ftudy nobilmente conforme, e avanzandofi con 1’ erà in quefte ,, vera mente regie difcipline , afpetti di tempo in tempo dal mio ballo ingegno tutti quei più maturi frutti, che dalla divina grazia 2 è ftato, e farà conceduto di raccorre. E qui con ogni umilt inchinandomi , li bacio reverentemente la Vefte , e dal Sig. Ide dio li prego fomma felicità. "Di Padova li 10: Luglio 1606» | , Di V. A. Seéreniffima Reni Umilifs, ed Obblig. Servo Galileo Galilei. AI AT DISCRETI LETTORI. 4 occafione di praticar con tanti, e tanti Signori gran. di în queffo nobilifimo Studio di Padova per inftitutr- li nelle Scienze Matematiche, mi ha con lunga efperien- ZA plate conofcere come non fu del tutto indecente la Co Ò richiefta di quel gran Difcepolo x che da Archimede , SO] uo maeftro nella Geometria y ricercò ffrada più facile, ed aperta, che all’ acquiffo di quella lo conduceffe: imperocchè anco in quefta età pochifimi fono a î quali gl erti, e fpinofi fentieri , per i quali paffar bifogna prima. che all’ acquiffo de î preziofi frutti di quefte Scienze pervenir ft poffa, non rincrefchino, 0 che (paventati dalla lun- ga afprezza, e più dal non vedere, o «Pref immaginare , come que fie ofcure s e fconalciase Atrade al defiderato termine condur gli. polf- no, a men che mezzo il cammino non ft atterrino , ed abbandonino l’imprefa. E ciò ho io tanto più frequentemente veduto accadere ; pe fo com più gran perfonaggi mi fono incontratoz come quelli , che efe fendo in tanti altri maneggi occupati , e diffratti, non poffono tn que- fli efercitar quell’ affidua pazienza, che wi faria neceffaria. Io dungne fenfandogli infieme col giovine Re di Siracufa , e defiderando ,:che non reftino per la difficoltà , e lunghezza delle communi (trade privi di cognizione tanto a mobili Signori meceffarie è mi ‘rivolfi a tentare di am priv quela Via ‘veramente Regia ; la quale con l° ajuto di queffo mio Compaffo in pochiffimi giorni infegna tutto quello , che dalla Geome- tria , e. dall’ Aritmetica per ufo civile, e Militare non fenza lunghifr- mi ftudj per le vie ordinarie , ft riceve. Quello $ che io abbia con quefta mia: opera confeguito, non lo dirò io, ma lo laftierò giudicare a quelli, che da me fin qui l hanno apprefa, o per l’ avvenire Vl ap- prenderanno, e în particolare da chi avrà veduti gli Strumenti dagl altri: in fimili propofiti ritrovati ; benchè la più gran parte dell’ in- venzioni s e le maggiori , che nel mio Strumento fi contengono , da altri fin. qui non fono ffate, nè tentate, nè immaginate; tra le quali è. molto principale queffa del poter qualfivoglia. perfona rifolvere in un' ifftante le più difficili operazioni di Aritmetica ; delle quali però ne de. fcrivo quelle fole , che alle Civili, e Militari occorrenze più frequen- temente accaggiono » Duolmi folamente , Benigno Lettore, che quantun- F, que i0 mi fia ingegnato di fpiegare le feguenti cofe con ogni chiareza ? za , e facilità pofibile , tuttavia , 4 chi le dovrà dalla fcrittura ca- vare, fembreranno in qualche ofeazità AP 3 perdendo apprejfo si 2 A, / di quella zia } che nel ‘vederle attualmente operare 5 è nell’ apprenderle dalla viva voce, le rende maravigliofe; ma queffa è una di quelle ma ferie, che non patifcono di effere con chiarezza , e facilità defcritte, nè intefe, fe prima dalla viva voce non fi afcoltano, € nell atto Selo e fercirar non fi veggono. E queffa faria ffata potente cagione , che mi averchbe fatto affener dall’ imprimer quel opera , fe non mi foffe giunto all’ orrecchie, chè altri alle mani di cui , 107 fo in qual Qui fa, è pervenuto uno dei mie Strumenti con la fna dichiarazione, fi apparecchisvà , per appropriarfelo ; il’ che mi ha mèfo ‘in necefità di afficurar col teftimonto delle ffampe non ‘meno le fatiche mie, che la riputazione di chi fe l aveffe volute attribuire ; perchè quanto al far cauto me nom mancano le teffimonianze di Principi, cd altri gran Si. Quori s'è quali da otto anni in qua hanno queffo. Strumento veduto, e da me apprefone È ufo ; dei quali quattro foli mi bafferà ora no- minare Uno fu Vl IMuftrifimo , cd Eccellentiffimo Str. Giov Friderico Principe di Holfazia , ec. “e Conte in oldenbure“ ec. che lanzo 1598. apprefe da me È ufo di queffo Strumento, ma n0n ancora a ‘perfezio» ne ridotto, E poco dopo fut dell iffefo favore onorato dal Serenifi mo Arciduca D. Ferdinando d' Auftria. L INuftriimo , èd Etcellena tiffimo> Sig. Filippo Landgravio di Affia , e Conte di Nîdda , ced anno 1601 Ù intefe zl medefimo ufo qui in Padova. E il Serenifs. di Mantova due annt fono volfe dame fentirne | Efplicazione. Aggiungefi , che il tacere io la fabbrica dello Strumento; la quale per la lunga , e laboriofa fua defcrizione, e per altri rifpetti al pres fente pretermetto , venderà quefto trattato ‘del tutto inutile, a chi fer za lo Strimento , ci perveniffe ‘nelle mani. E per tal caufa ho i0 fat te ftampare appreffo di me 60. copie fole; per prefentarne infieme con lo Strumento con la fomma dilicenza, che ft ricerca fabbricato e di vio, primo al Serenifs. Principe di Tofcana ‘mio Sig. e poi. ad altri Signori » dat quali fo quela fatica efer defiderata. Finalmente «fr fendo mia intenzione di efplicare Val prefente operazioni per lo più an renenti ‘al foldato ho giudicato efer bene: ftrivere in favella Tofca= na, acciocchè venendo talora il libro inmano di perfone più intendenti della Milizia , che della-Lingua latina‘, poffa da loro ‘offer comodamense te intefo, Vivete felici. © wu EN Sin ab Direi EST NE DPI TON FA ug ai 00 PER AZIONE DI) 223] Enendo alla dichiarazione particolare delle operazioni di quefto. nuovo Compaffo Geometrico , e Militare, primamente faremo principio da quella faccia di effo , nella quale fono notate quat- tro coppie di Linee con le loro divifioni j e co i loro numeri : Il e tra effe parleremo prima delle più interiori denominate Linee i Aritmetiche, pereffer le Joro divifioni fatte in proporzione Arit-. metica , cioè , con eguali eccelfi, che procedono fino al nu- 7 mero 250. dalle quali trarremo diverfi ufi, e primamente Col mezzo di quelte Linee potremo dividere una linea retta propoftaci in quan: te parti eguali ne piacerà, operando in alcuno degl’ infrafcritti modi. Quando la propofta Linea fia di mediocre grandezza, ficchè non ecceda # aper- tura dello Strumento, piglieremo con un Compaffo ordinario 1’ intera quantità di quella, e quelto fpazio applicheremo traverfalmente aprendo lo Stumento a qualunque nuimero di effe Linee Aritmetiche , purchè fia tale , che fopra le me-' defime Linee ve ne fia un minore sé da quello contenuto tante volte , quante fono le parti in che fi ha da dividere la Linea propotta , ed aggiuftato in tal guifa lo Strumento, e prefo lo fpazio traverfale tra 1 punti di quefto minor nu- mero, quefto.fenz® alcun dubbio:dividerà la propofta jinea ‘nelle parti ordinateci, come per efempio. | i Dovendo noi dividere la linea data in cinque parti eguali, pigliamo due nu- meri, de’ quali il maggiore fia quintuplo dell’ altro; come fariano. 100. e 20, ed. aperto.lo Strumento aggiultiamolo in maniera , che la ditanza giù prefa col. Compaffo: fi adatti traverfalmente ‘a’ i punti fegnati' 100. 100. e non movendo più lo Strumento»prendafi la diftanza ‘pur traverfale tra i punti delle medefime linee fegnati2zo: 20. perchè indubitatamente quelta farà la quinta parte della linea pro- poita ; e con.fimile. ordine troveremo ogni altra divifione, avvertendo di prende- re numeri grandi; purchè non fi pafizzo. perchè così facendo, l'operazione riefci- rà più facile ,. ed efatta. — i L’ iftefo potremo confeguire operando in ‘un’ altro modo ; e l'ordine farà ta- le. Volendo dividere, per efempio:; la fottopofta linea A B. v.g. in 1r. parti, prenderò un: numero multiplice» dell’ altro undici volte , come faria ‘110. e 10. e'prefa' col Compafio tutta la linea A. B. l’‘accomoderò traverfalmente aprendo lo Strumento a i punti 110. dipoi non fi potendo fopra le medefime linee pren- dere la diftanza da i punti 10. li quali vengono occupati dalla grandezza del- la nocella.; cin vece di quefta fi Ipiglierà 1° intervallo ‘tra i punti 100. 100. ftringendo un poco il Compaffo ; del quale fermata poi un’ afta_ nel punto B. noterò coll’ altra il fegno €. onde la rimanente linea A C. farà la undeci- ma parte di tutta .l’ A. B. fimilmente ‘fermata 1° afta' del Compaffo in À. fe- gnerd verfo l’altra eftremità il punto E; lafciando la E B. eguale alla C. A. Dipoi ;ftringendo ancora un: poco il: Compaffo ; prenderò 1° intervallo traverfale tra 1 punti 90. 90. e quefto trafporterò da: B. in D. e dall'A. in F. ed averd due linee CDF E. undecime parti ancor effe dell’ intiera. E col medefimo ordine trarisferendo di quà sc di là le diftanze ‘prefe trai puniti 80. 80. 70. 70. EC. ì DELLE LINEE i ec. troveremo le altre divifioni ; come nella fottopofta linea diftintamente fi vede. SCR T . 4 {corni ams fonera o loc] non] ct] BE E D.C A Ma quando ci fuffe propolta una piccoliffima linea da dividerfi in molte partis come farebbe per efempio la feguente linea A B. per dividerla v. g. in tredici parti, potremo fecondo quel? altra regola procedere . pi i Prolunghifi occultamente effa linea A B. fino in C. e mifurate in effa altre linee:, quante ci piaceranno, eguali alla AB. e fiano nel prefente efempio altre fei; ficchè (A C. fia fettupla di effa AB. è manifefto, che di quelle parti, del- le quali la A B. contiene tredici , tutta la AC. ne conterrà 91. onde prefa con un Compaffo tutta la A C. ΰ applicheremo traverfalmente aprendo lo Strumento, a i punti 91, gr. € ftringendo poi il Compaffo a un punto meno, cioè alli punti C EA go. 90. trafporteremo quefta diftanza dal punto C. verfo A. perchè notando il termine verfo A. fi lafcierà la novantunefima. parte di tutta la C A. che è la tredicefima della B. A. fuori, pur verfo il termine A. e così fe ci. piacerà ver= remo ftringendo di punto in punto il Compaffo all’ 89. 88. 87. ec. e trafporte- remo quetti intervalli dal termine C. verfo. A. e. fi verranno di grado in grado ritrovando , e notando le altre particelle della linea propofta A _B Ma fe finalmente ‘la, linea da dividerfi' fuffe lungi ima j ficchè eccedeffe' di 3 molto la maggiore apertura dello Strumento, potremo in ogni modo prendere di ella la parte aflfegnataci , la. quale fia, per efempio , la fettima. Ora per trovar- la, avendoci, prima immaginati due numeri l’ uno fettuplo dell’ altro, quali fieno v.g. 140. & 20. coltituifcafi lo Strumento in qualfivoglia apertura, eda effo prefa con un Compaffo la diftanza traverfale tra li punti 140. 140. fi'veda quante vol- te quefta è comprefa nella. gran linea. propofta, e quante volte ivi è contenuta ; tante volte. l° intervallo traverfale. tra li punti 20, 20. fi replichi fopra la gran linea, e fi averà la fua fettima parte ; quando però l’ intervallo ,. che fi prefe tra 1 punti 140, avelle mifurato precifamente la data linea ; ma fe non I° avefle mifurata appunto , bifogneria prendere dell’ avanzo la fettima parte, fecondo. il modo di fopra dichiarato , e queta aggiugnere a quell’ intervallo , che fu fopra la gran linea più volte replicato , e È averà la fettima parte a.capello., fecondo che. fi defiderava , | Come di una Linea propofta poffiamo prendere qualunque parti ci verranno ordinate, Oper. IL. LA prefente operazione è tanto. più utile, e neceffaria., quanto che fenza _4 l'ajuto deljnoftro Strumento faria difficilifimo trovar tali divifioni; le quali però con lo Strumento in uno; iftante fi confeguiranno. Quando dunque ci ‘bifo- gnaffe di una linea propofta prendere qualunque parti. ct veniffero . ordinate ;. co* me per efempio delle 197. parti dobbiamo prendere le 113. Piglifi.fenz? altro con un Compaffo.la lunghezza della data linca,.e aperto.lo Strumento:fin che. tallun ghezza ARITMETICHE 3 Ghetta fi accomodi traverfalmente alli punti fegnati 197. e più non lo moven- o; prendafi con l’ifteffo Compaffo la diftanza tra i punti 113. 113. che tanta fenz? alcun dubbio farà la porzione della linea propofta, che alli centotredici c:n- tonovantafettefimi fi agguaglia . | . Come le medefime Linee ci preffano due s anzi infinite fcale per trafportar una Pianta in un’ altra maggiore , 0 minore, fecondo il moftro arbitrio, Oper. III IL Manifefto , che qualunque volta ci bifognaffe cavare da un difegno un’ al tro maggiore , 0 minore, fecondo qual fi voglia proporzione ; fa di meftie- ro, che cì ferviamo di due fcale efatamenge divife, 1’ una delle quali ci ferva per mifurare il difegno già fatto, e l'altra ‘per notare le linee del difegno»da far- fi, tutte proporzionate alle loro eorrifpondenti del difegno propofto ; e tali due fcale avremo fempre dalle linee ydelle quali ora parliamo, e una di effe farà la linea già fopra lo Strumento dirittamente divifa, e che ha il fuo principio nel centro dello Strumento , e quelta che è una fcala ftabile ci fervirà per mifurare 1 lati della propofta pianta, P altra, che farà per difegnare la nuova Pianta, dee efler mobile , cioè dee poterfi crefcere , e diminuire ad arbitrio noftro ; fecondo ehe la nuova Pianta dovrà effere , o maggiore, o minore, e tale fcala mutabile farà quella, che dalle medefime linee averemo traverfalmente, ftringendo, o al- largando il noftro Strumento. Ma per più chiara intelligenza del modo d’ appli- care all’ ufo tali linee, ne metteremo un’ efempîo . Siaci dunque propofta la. Pianta A _B C DE. alla quale fe ne dee difegnare un’ altra fimile, ita fopra la linea FG. la:quale fia omologa; cioè rifponda alla linca A B. Qui è mani- ico feto , che bifogna fervirfi di di due fcale, luna per mi- furare le linee della Pianta A-B G-D E. e Paltra con la uale fi mifurino le linee del- a pianta da farli, e quefta dee effer dell’ altra maggiore, o minore , fecondo la propor- zione della linea F G. alla “A B. Piglia dunque con un Compaffo la linea A B. la uale applica rettamente fopra | ta feala dello Strumento, po- - nendo un’ afta. del Compallo mel centro dello Strùmento/, e l’ altra fopra il punto, do- ve cafcherà, che fia per efem- pio al 60. dipoi prendî pur col Compaffo la inea FG. e pofta una delle fe afte nel punto 60. apri To frumento fin tanto, che l'altr alta cafchi giulto traverfalmente fopra l’ altro corrifpondente punto 60. nè più fi mu: terà tale coftituzione dello Strumento, ma tutti gli altri lati della Pianta pro. pofta fi mifureranno fopra la fcala retta ,' e immediatamente fi prenderanno le Iftanze corrifpondenti ad effi traverfalmente per li lati della nuova RU co- me verbi grazia, vogliamo ritrovare la lunghezza della linea G H. rifpondente alla BC. prendi col Compaffo la diftanza B. C. e quefta applica dal centro del. do Strumento rettamente fopra la fcala, e fermata l'altra alta nel air Sa È 9 G\ -F n. A DELLE LINLFE ‘cafca yiquale fia per efempio 66. volta l’altr'afta all’altro punto 66. TERA te rifpondente; fecondo la cui mifura taglieraila linea GH. che rifponderà a È hi in quell’ ifteffa. proporzione, che la linea F G. alla AB. Ed avvertali, Di quando fi voleffe trafportare una Pianta piccola in un’ altra alfa maggiore ; Di-, fognerà fervirfi delle due fcale con ordine oppofto , cioè ufare la fcala Ads la pianta da fari; e la trafverfale per mifurare le linee della Pianta propolta , come per efempio: Abbiamo la Pianta A B C D E F. la quale vogliamo tra- {portare in un’ altra affai maggiore , cioè fopra la linea G H. che fia rifponden- te alla linea A _B. per ‘aggiuftar le fcale prendafi la linea GH, e fi veda quanti punti contiene nella fcala retta, e veduto contenerne v. g. do. prendafi la fua rifpondente AB. e adattifi traverfalmente alli punti 60.60. nè più fi muova lo Strumento ; per trovar poi la linea HI, rifpondente alla B C. piglia col Com- palfo ella B C. e va inveftigando a quali punti fi accomodi fopra la. fcala. tra- verfale, e trovato accomodarfi per efempio alli punti.46. piglia immediatamente d’ intervallo de’ punti 46. fopra la fcala retta, e troverai la lunghezza della li- Soi nea HI. rifpondente alla B C. E notifi tanto per quefta; quanto per la precedente ope: ‘razione, che ‘non bafta aver trovata la lunghezza H.I. fe non fi trova ancora a. qual «punto fi dee dirizzare, accio- chè. coftituifca. 1’. angolo. H. eguale all'angolo B. perd tro- vata, :che fi'avrà effa linea HI. fermata un’ afta del Com- palo nel punto H. fi noterà coll’ altra. occultamente una porzione di atco, fecondo che moftra la linea puntata O I N. dipoi fi piglierà | interval- lo tra ’1 punto A. e ’l punto C. e fi cercherà quanti’ punti fia fopra la fcala traverfale, e trovato effere v. s. 89. fi prenderà rettamente la diltanza 89. col Compaffo, del quale fermata un’ afta in G..fi noterà coll’ altra 1’ interfecazione dell’ arco RI Q. coll’ arco primo O I N. fatta nel punto I. al quale fi dee dirizzare la linea HI. e farà fenza dubbio l’ angolo H. eguale all’ angolo B. e la linea HI. pro- porzionale alla B C. e con tale ordine fi troveranno gli altri punti K L M, ri fpondenti all’ angolo D E F. Regola del, Tre rifoluta col mezzo del Compaffo-y-e-delle-medefime Linee i 0 Aritmetiche, Oper, 1V. Ervonci le prefenti lince, non: tanto per la refoluzione di diverfi problemi lix S neari, quanto per alcune regole di Aritmetica, tralle quali .porremo quelta » che rifponde a quella, nella quale Euclide c’ infegna:, propofti tre numeri trova- re il quarto proporzionale; perchè ‘altro non è la regola Aurea, che del Tre do- mandano i pratici, che trovare il quarto numero proporzionale a i tre. propolti » Dimoftrando adunque il tutto coll’ efempio per più chiara intelligenza dichiamo: .Se 80. ci dà 120. che ci darà 100? Hai dunque, tre numeri polti in quelt’ or dine, .,80., |,420., «1900» .; € per trovare il quarto numero che cerchiamo s prendi ARITMETICHE. $ prendi fopra lo Strumento rettamente il fecondo numero de’ propofti ; cioè 120. ed applicalo trafverfalmente ‘al primo , cioè all’ 80. dipoi prendi trafverfalmente il terzo numero, cioè 100. e mifuralo rettamente fopra «la fcala , e quello che troverai , cioè 150. farà il quarto numero cercato ; e nota , che l’ ilteffo avver- ria, fe in vece di prendere il fecondo numero pigliaffi il terzo, e poi in. vece del terzo pigliaffi il fecondo , cioè, che l’iftefflo ci darà il fecondo numero pre- fo rettamente., ed applicato al primo trafverfalmente , pigliando dipoi il terzo trafverfalmente , e mifurandolo rettamente , che ci darà il terzo rettamente pre- fo, e trafverfalmente al primo applicato , pigliando poi il fecondo trafverfal- imente , e rettamente mifurandolo , che nell’ uno e nell’ altro modo” tro- veremo 150. e ciò è bene aver’ avvertito , perchè fecondo le diverfe occafio= hi; quefto di quello, o quello di quefto modo di operare ci tornerà più acco- modato . i ‘‘ Poffono , circa l’ operazione di quefta regola del Tre, occorrere alcuni cafi, i quali potriano partorir qualche difficoltà , fe non fi avvertiffero , dimoftrando ap- preflo , come in effi fi debba procedere . E prima, potria alcuna volta occorre te , che de’ tre numeri propofti, nè il fecondo, nè il terzo prefo rettamente, fi potelle applicare trafverfalmente al primo; come fe fi dicefle, 25. mi dì 60. che darà 75? dove tanto il 60. quanto il 75. pafla il doppio del primo, cioè di 25. ficchè nè 1° uno, nè l’altro di effi fi può rettamente prefo , applicare trafverfal- mente ad effo 25. onde perconfeguire l'intento noftro, piglieremo o il fecondo, o il terzo rettamente, e l’applicheremo al doppio del primo trafverfalmente, cioè a so. ( e quando non baftalfe al doppio , 1° applicheremo al triplo, al quadruplo , ec. ) dipoi pigliando l’ altro ralazliGicate , affermeremo , che quello, che ci moftre- tà mifurato rettamente , farà la metà ( ovvero. la terza, o quarta parte) di quel- Jo , che cerchiamo. E così nel propofto efempio 60. prefo rettamente applicato al doppio di 25. cioè a go. trafverfalmente, e fubito prefo il 75. pur trafverfal- mente, e quefto mifurato rettamente , troveremo , che ci darà go. il cui doppio, cioè 180: è il quarto numero , che fi cercava. Potria in oltre occorrere, che fe il fecondo, o il terzo de’ numeri propefti non fi poteffe applicare al primo, per effere effo primo troppo grande, ficchè ecce- deffe il numero fegnato fopra le linee, cioè 250. come fe diceffimo 280. mi dì, 130. che mi darà 195.? in tal cafo prefo rettamente il 130. fi butterà trafverfal- mente alla metà di 280. che è 140. dipoi fi prenderà trafverfalmente la metà ‘del terzo numero , cioè di 195. che è 97. e mezzo, e quefto fpazio mifurato rettamente ci darà 90. e mezzo , che è quello che fi cercava. Un altra cautela farà bene, che ponghiamo per fervirfene quando il fecondo, o terzo de’ numeri propofti fuffero molto grandi, effendo gli altri due mediocri ‘come quando fi diceffe , fe 60. mi dà 390. che mi darà 45? prefo dunque 45. rettamente ; fi applicherà trafverfalmente al 60. e non fi potendo pigliare 390. intero , lo piglieremo in pezzi, fecondo che più ci piacerà, come v. g. piglie- rò 90. trafverfalmente, il quale mifurato rettamente mi darà 67. e mezzo , il che noterò da parte; piglierò poi trafverfalmente 100. che mifurato rettamente mi da- tà 75. e perchè nel 390. vi è una volta 90. e tre volte 100. prenderò tre volte il 75. trovato , e di più 67..e mezzo , dh fu trovato in virtù del go. e tutta quefta fomma fa 292. e mezzo, pel quarto numero che fi cerca. Ultimamente non relteremo di dire, come fi poffa operare la medefima regola in numeri piccoliffimi , benchè nello Strumento non fi fieno potuti notare 1 punti ‘dal 15. in giù, mediante la nocella che unifce, e collega le afte dello Strumen. to. Ma in quefta occafione ci ferviremo delle decine de’ punti, come fe fuffero unità, ficchè dicendo per efempio fe ro. dì 7. che darà 13? Non potendo pigliar 7» per buttarlo a 10. piglieremo 70. cioè 7. decine ; e lo butteremo a Io. deci= vi 40M de i \ N ns * 6 DELLE LINEE ne., cioè a 100. e fubito pigliando .13. decine, torneremo :a mifurar quefta di4 ftanza rettamente, e la troveremo contenere. punti 91. che fono ‘19. e un decimo, facendo, come fi è detto, che ogni decina vaglia uno; E da tutti quefti avverti: menti, quando fi averanno bene in pratica, fi potrà facilmente inveltigare la fo= luzione di tutte le difficultà, che ci poteffero in ogni cafo occorrere. | . Regola del Tre inverfa, rifoluta col mezzo delle medefime Linee. roc Open ES non diffimile operazione fi rifolveranno ‘i quefiti della regola del Tre in- ‘verfa; Eccone un’ efempio. Quella vittovaglia , che: bafteria per mantener 60.-giorni 100. Soldati, a quanti bafteria giorni 752 quefti. numeri difpofti alla regola, .itariano in puoi ordine... 60. 100. | 75. E l’opetazione dello Strumento richiede, che pigli rettamente il’ primo nume- ro, cioè 60..e 1’ applichi trafverfalmente al numero terzo , cioè 75. e non mo: vendo lo Strumento piglia trafverfalmente il 100. che è il fecondo, e mifuralo rettamente; e troverai go. qual’ è il numero ‘cercato, dove fi dee parimente av- vertire, che il medefimo. ritroveremo applicando il fecondo rettamente al terzo trafverfalmente, e poi mifurando. rettamente il primo trafverfalmente prefo. Deefi oltre a ciò notare, che tutti gli avvertimenti pofti!fopra; circa la.regola ‘del Tre, fi. deono ancora in quefta per appunto offervare. Regola per trafmutar le monete. Oper: VI. ES mezzo di quefte medefime Linee Aritmetiche poffiamo trafmutare ogni lu fpezie di moneta: l'una nell’. altra con maniera molto facile, e fpedita , il che fi confeguirà coll’ aggiuftar prima lo: Strumento, pigliando rettamente il prez- zo della moneta; che vogliamo trafmutare:; ed. accomodandola trafverfalmente al prezzo di quella, in cui fi ha da fare la trafmutaziones come) accid più diftin- tamente ‘il tutto is’ intenda, dichiaretemo con un’efempio. Vogliamo, v. £. traf- mutare fcudi d° oro in ducati Veneziani, e perchè il prezzo, o valuta dello fcu- do d’ oro è lire 8. e la valuta del Ducato lire 6. e foldi 4. è neceffario ( ‘poi- chè il Ducato non è mifurato precifamente dalle. lire, entrandovi foldi quattro ) rifolvere l’ una, e l’ altra moneta, e valutarla co’ foldi; confiderando, come il prezzo dello feudo è foldi 160. e quello del ducato 124. Per aggiultar dunque lo Strumento alla trafmutazione di feudi d’ oro in ducati, piglia rettamente la va- luta dello feudo, cioè 160. ed applicala, aprendo lo Strumento ; trafverfalmente al valore del ducato, cioè a 124. nè più moverai lo Strumento. Dipoi ‘qualun- que fomma di fcudi propolta trafmuterai in ducati, pigliando la detta fomma trafverfalmente, e mifurandola rettamente , come per efempio , vogliamo fapere quanti ducati facciano 186. fcudi , piglia 186. per traverfo } e mifuralo rettamen- te, e troverai 240. e tanti ducati faranno i detti fcudi. Regola degl interefi fopra interelli 3 che altrimenti fi dice de meriti a capo i d’ Anno. Oper. VII. ‘AG fpeditamente potremo rifolvere le queftioni di queta regola con 1’ ajuto delle medefime linee. Aritmetiche , e ciò con due diverfe maniere di. ope- rare, come con due feguenti efempi faremo chiaro, e «manifefto | Cercafi quanto fiano -per guadagnare 140. feudi in 5. anni a ragione ‘di 6; per 100. 1’ anno , la- fciando gl’ intereffi fopra il capitale, e fopra gli altri.intereffì , ‘acciocchè conti- nuamente guadagnino . Per trovar dunque quanto cerchiamo 4. piglia rettamente i ARITMETICHE. 7 il printo capitale, cioèr4o e quelto butta trafverfalmente al 100. e fenza mover lo Strumento , piglia fubito trafverfalmente la' diftanza tra li punti 106. che è il 100. con l’interelle ,: e torna. di nuovo ad aprir lo Srumento , e quefto inter- vallo, che ultimamente piglialti col Compaffo, ributtalo al 100. ed aprendo un po- co più il Compaffo , piglia trafverfalmente la diltanza tra li punti 106. e di nuo- vò aperto un poco più lo Strumento , butta queta diftanza pur ora trovata al 100. ed aprendo il Compalfo, piglia il 106. ed in fomma va replicando quefta medefima operazione tante volte, quanto è il numero degli anni del merito, ed efferido nel prefente efempio il merito per anni cinque, dei reiterar l’ operazio- ne cinque volte . Ed im ultimo mifurando rettamente l’ intervallo che averai pre- fo, troverai comprender punti 187.:e un terzo , e tanti fcudi faranno diven- tati li 140. polti. da principio col guadagno di fei'per cento, nello fpazio di an. ni cinque : e nota , che fe ti tornaffe più comodo di fervirti in cambio del 100. e 106. del 200. e: 212. come fpelle volte occorrerà, il medefimo farà ritro- vato . i fin ; L'altro modo di operare. nom richiede altra mutazione nello Strumento ; che un'folo primo accomodamento,e procedefi. così. Servendofi del medefimo quefi- to pofto fopra; per aggiuftat lo Strumento, piglia 100. col fuo primo intereffe , cioè 106.-rettamente , ed aperto lo Strumento applicalo trafverfalmente al 100. nè mai più moverai lo Strumento: piglia: poi trafverfalmente la fomma de idanari propofta ; che fr 140. e mifurala rettamente ; e vederaî già. il‘guadagnio «del primo anno effet 148. e due quinti , comprendendo: però anche il capitale . Per trovar il fecondo anno , piglia trafverfalmente: quefto 148. e'due-quinti , e fenz? altro mi- furalo rettamente ; e troverai 157: e. um terzo, pel fecondo anno . Piglia. poi quelto medefimo numero 157. e un terzo trafverfalmente toria a mifurarlo retta- merite., e trovetai 166. e'tre quarti, pel capitale, e guadagno del terzo anno» Torna a pigliar quefto 166. e tre quarti, trafverfalmente:, e mifuralo.rettamente, ed'averài per lo quarto anno 176. e.tre quarti. Finalmente piglia quefto trafverfalmente, e torna a mifurarlo rettamente; ed averaî pel»quinto anno tra capitale} ce guada- gno 186. e un. terzo. E. così volendo: per. più anni andertai replicando l opera- zione E nota; che quando il primo capitale: propofto fuffe fomma tale; che ec- cedefle il numero de i punti 250. fegnati fopia le lineervAritmetiche deb'opera- re a pezzi, ‘pigliando la metà ;il.tetzo ;il'quarto <il quinto, è altiia parte del- la fomma propofta , che in fine pigliando due , tre} quattro , o cinque, o più volte , quello che trovi, verrai in cognizione di quello , che defideri. DELLE LINEE GEOMETRICHE, Che feguono appreffo , e loro ufi; E prima come col mezzo di effe poffiamo crefcere, 0 diminuire in qua lunque data proporzione tutte le figure fuperficiali . Oper. VIII. E Linee, che feguono apprelfo le Aritmetiche di fopra dichiarate fono dette Linee Geometriche ; per effer divife fecondo la Geometrica proporzione pro- cedente fino al 50. dalle quali trarremo diverfe utilità; e prima ci ferviranno per trovar.il Jato d’ una figura fuperficiale , che ad un’ altra ‘propofta abbia una data proporzione; come faria peri efempio;; feridbci propolto: il triarigolo A BC. vo- gliamo trovariil lato: divun' altro 5 che ad'eflo: abbia proporzione fefquialtera-, sugo N 2 Piglinfi [Document text truncated for crawler view.]