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Archeologia e collezionismo in Piemonte Nell´ottocento

Micheletto, Egle

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ARCHEOLOGIA E COLLEZIONISMO IN PIEMONTE NELL'OTTOCENTO* Egi.e Micheletto II breve e den.so periodo compreso tra la fi ne del secóle dei Lumi e Tunificazione nazionale nel 1861, lu il tempo in cui, proseguendo e talora innovando le poliiiche di governanli rivoluzionari. di generali francesi e di prefetti napoleonici, sovrani ritormalori e restauralori inlluirono profondamente sulle vicende deirarte, promuovendo accademie, riunendo collezioni e niusei, intervenendo con scelte culturan non scevre da fi nalita politiche. Un tempo che ini/.io con Tarrivo, ricco di conseguenze, di artisti francesi i fi uali, fuggendo dai rivolgimenti rivoluzionari, introdussero fermenti modemi nel Piemonte sabaudo, e che proseguí con il momento della Restaurazione dinástica —sotto i regni di Vittorio Emanuele I, di Cario Felice e, soprattutto, di Cario Al berto-, quando la cultura fi gurativa assunse un ruolo céntrale nel programma di comunicazione política'. Episodi cruciali in tal senso furono la costituzione del Regio Museo Egizio per volere di Cario Felice, il mecenatismo archeologico della sua vedova, María Cristina di Borbone, la committenza e il collezionismo dinástico di Cario Alberto, al quale si deve anche la costituzione della Giunta di Antichitá e Selle Arti, Altrettanto importante fu Fimpulso dato alia ricerca archeologica lócale, soprattutto per mérito delFAccademia delle Scienze, con la ripresa degli scavi a Industria (Monteu da Po) e la scoperta di altre citta rotnane del Piemonte, come Pollentia e Gli studi sul colic/.itinisnio archeologico in Piemonte devono niollo a Liliana Mercando, al cui ricordo questo modcstci contrihuto é dedicalo. Per la sua slesura mi sono avvalsa di alcune preziose notazioni di Isabella Massabo Ricci (la quale non pote poi partecipare al Convegno), che ri ngrazio cordialmentc. Elenco delle abbreviazioni: ASSAP = Archivio siorico della Soprintendenza per i beni archeologici del Piemonte. A,ST = Archivio di Sialo di Torino. ASUTo = Archivio Siorico deH'Universita di Torino. ' L'impresa decorativa legata al restauro e recupero di Hautecombe, sacrario della dinastía sabauda voluto da Cario Felice e proseguito da Maria Cristina di Borbone sua consorte, é la simbó lica espressione di una cultura che manten-a pres.so successivi sovrani questo determinante ruolo di comunicazii>ne politica. Si clr. in proposito la .scheda di L. Pittarello, "'Hautecombe, sacrario della dinastia sabauda". in Cultura figurativa e architettonica negli Stati del Re di Sardegna {1773-1861). Catalogo della mostra (Torino, maggio-luglio 1980), a cura di E. Castelnuovo e M. Rosci, Torino, 1980. pp. 332-333. 396 E^le Micheletto Libarna, i cui materiali arricchirono, oltre al Museo di Anlichila, anche innumerevoli raccolte prívate, costituendo a volte rantefatto della fondazione di alcuni Musei civici subalpini. PREMESSE PER LA FONDAZIONE DEL MUSEO EGIZIO (1815-1824) Al rí entro dei Savoia aToríno nel 1815 le raccolte del Regio Museo di Antichitá mostravano i grandi vuoti causati dalle spoliazioni napoleoniche; nel 1799 erano stati, infatti, trascelti dalla Commissione delle Arti in Piemonte nel le di verse sale al piano terreno del Falazzo delPUniversitá di Via Po ben 85 reperti, tra i quali spiccavano la Mensa isiaca e i piü importanti bronzi di Industriad Essi erano andati ad arricchire le raccolte del Cabinet des Médailles di Parigi, menlre al Louvre erano stati trasportati, in successivi convogli, due statue egizie di grande formato della collezione di Vitaliano Donati, tre bassorilievi marmorei e i due "Torsi" di imperatori romani, rí trovati a Susa nel 1802 e súbito requisiti dal Governo francesed Una delle prime preoccupazioni di Vittorio Emanuele 1 fu il recupero degli oggetti d'arte, con una missione diplomática coordinata dal Regio Archivista, il conté Galeani Napione di Cocconato, e svolta a Parigi dall'avvocato Lodovico Costa^, alia cui pervicacia si deve il rientro di una parte dei reperti archeologici, elencati in una Nota elegí i oggetti d'antichitá restitiiiti al Miiseo^: solo 16 su 85! II museo torinese riotteneva comunque i suoi pezzi piü presligiosi e noti sia agli studiosi che al grande pubblico, descritti nelle guide dell'epoca, che rimarcavano la modernitá delPallestimento, condotto a termine da Giuseppe Bartoli súbito dopo la meta del XVIII secolo''. Sulla base di due inventari prcssoché identici, ma con Le tstruzioni del Ministro degli Intcrni Ncufchalcau alia Commissione ncITaprile dello stcsso 1799 erano slate molto chiare in proposito: doveva essere data la prefcrenza ai bron/.i di Industria, ad epigrafi da scegliersi tra quelle esposte nel pórtico del Palazzo deirUnivcrsitá. a monetc e medaglie. Sul tema della dispersione del patrimonio archeologico picmontcse nel periodo napoleónico rimane fondamentale la lettura di A. Fabretti, // Museo üi Anlichitci della Re}{ ia Universitá di Torino. Torino, 1872. Si veda inoltre L. Levi Momigliano, "I Musei universitari e le spoliazioni". in Cultura fii^urativa. cil., nota I, p. 191 e, da ultimo E. Micheletto, "II patrimonio archeologico", in Napoleone e il Pienumte. Capolavori rí trovati. Catalogo della mostra, a cura di B. Cilicnto con M. Caldera (Alba, Fondazione Ferrero, 29 ottobre 2005-27 febbraio 2006), Savigliano, 2005, pp. 1.15-144. E. Micheletto, II patrimonio archeologico. cit. AST, cat. 5, mazzo 9bis "Istruzione per il sig. Avv.to Collegiato Lodovico Costa impiegato negli Archivi di Corte di S.M. il Re di Sardegna (...) per la sua Commissione in Parigi", 11 Agosto 1815. Sulla figura e l'attivitá di L. Costa, cfr. P. Astrua, "Lodovico Costa ed il dibattito sulle arti in Piemonte nella prima Restaurazione". in Conoscere la Gallería Sahauda. Docunwnti sulla storia delle site collezioni, a cura di G. Romano, Torino, 1982, pp. 53-66. Lelenco in questione é allegato ad una lettera di Ludovico Costa al conté Revel di Pratolungo, nella quale racconta delle grandi difficoltá tróvate alia Galleria del Louvre per ottenere i quadrt e conclude: "Pour ce qui est des objets de sciences et arts qui étaienl a la Bibliolheque du Roi il m'a été tres facile de les rétirer. J'ai fhonneur d'adresser ci joint la note des tableau.\ recouvrés et celle des objets que j'ai retiré au Cabinet des Antiques" (AST, cat. 5, mazzo 9). L. Mercando, "Brevi note sul Museo di Antichita di Torino tino alia direzione di Ariodante Fabretti", in Dalla Stanza delle Ánticlutíi al Museo Cívico. Storia della formazione del Mu.seo Cívico di Archeolofiia c ctdlczionisnu) in Piemonte nell'Ottoeento 397 piccole significative varianti che consenlono di attribuirli, il prímo agli anni 1799- 1815, il .secondo agli anni 1816-18324 si puó argüiré che sia la mensa isiaca, sia i bronzi di Industria fos.sero stati ricollocati immediatamente nelle sale del museo, mentre per i torsi .segusini. oggetto a Ptrnigi di restaurí integrativi che li avevano trasformati in statue, si procedette ad una nuova sistemazione nel cortile del Palazzo, dove li documentano ancora alia meta del secóle un acquerello di Luigi PremazzP (1841) e rincisione del 1855 per il volume sull'architettura italiana di Callet e Lesueur" (Fig. 1). L'acquisto da parte di Cario Felice nel 1824 della straordinaría collezione di antichita egizie di Bernardino Drovetti, consolé generale di Francia al Cairo in época napoleónica e la sua immediata cessione al museo archeologico della regia universita condus.sero alia scelta di una sede espositiva adatta, che fu individúala al piano terreno delT Accademia delle Scienze'" (Fig. 2). Si ebbero allora a Torino due musei, quello egizio e quello di antichitá greco-romane, rí masto nel Palazzo deirUniversitá di via Po sino al 1832. Anche per quest'ultimo si procedette con costanti incrementi, derivati spes.so da .scavi in localitá piemontesi, come si ricava dalla lettura di un registro inédito, denominato "Acquisitions et distractions", im portante per la conosccnza delle raccolte del museo torinese nel periodo 1808-1859, ma anche per il colpo d'occhio gettato sul mondo degli antiquari e dei piccoli collezionisti subalpini dell'epoca", Consente di aggiungere nuovo signifícalo a questo documento la consultazione dei Mandati di Petgamento, conservati nell'Archivio Bolofiiui, a cura di C. Morigi Govi e G. Sa.ssatelli, Catalogo della mostra, Bologna, 1984, pp. 539-546; M, Di Maceo, "II 'Musco Accadcmico* delle Scienze nel Palazzo delfUniversitíl di Torino. Progetti e istituzioni nelTEta dei Luini", in ¡m Memoria della Seienzn. Musei e Collezioni deirUtiiversití) di Torino. a cura di G. Giacobini, Torino, 2003, pp. 29-52; L. Levi Momigliano, "AH'origine dei Musei universitari , in li Pala,.,.o dell'Urtiversitá di Torino e le site Collezioni. a cura di A. Quazzae G. Romano,Torino, 2004, pp. 91-110, M. Di Maceo, "La galleria ottocente.sca di uomini illustri nel Palazzo dell'Universith di Torino , ibidetn, p. 111. ' Entrambi gli inventari sono conservati in ASSAP, Inventare, pressoché identici e con la segnalazione delle piccole variazioni tra il primo ed il secondo, fürono pubblicati da A. Fabretti (Documenti inediti per senñre alia storia dei Musei d'Italia, vol, I, Firenze, 1878, pp. 428-465; pp. XX-XXIV della Prefazione). " Si tratta di un disegno acqucrellato conservato nella Biblioteca Reale di Torino (Album di Cario Alberto, Varia 217), in bas.so a destra la fi rma "Luigi Premazzi 1841". F. E. Callet c J. B. C. Lesueur, Arehiteeture italienne septentrionale ou édijices publics de Turin et de Milán. Paris, 185,5, tav. IX. Si vcdano in proposito le considerazioni di S. Curto, Storia del Museo Egizio di Toiino. Torino, 1976, pp. 43-48. Oltre alie opere egizie, la collezione comprendeva anche sculture di eta greco-romana, scorporate dalle prime nel 1939, quando il Museo di Antichitá fu definitivamente separato da quello Egizio. L'esame dell'Inventario della raccolta, redatto da Cario Vidua nel 1820, pubblicato a cura di A. Fabretti (in Doeitmenti inediti. eit. a nota 7, III, Firenze-Roma, 1880) ha consentito alcune identificazioni sicure, altre piíi incerte: cfr. L. Mercando e M. L. Lazzarini, "Sculture greco-romane provenienti dall'Egitto nel Musco di Antichitá di Torino", in Alessandria e il mondo ellenistico-rotnano, Atti del convegno (Alessandria. 23-27 novemhre IW2). Roma, 1995, pp. 356-367. " AS.SAP, Inventari. Ací/uisitions et distraetions. "Registro degli acquisti fatti per il Museo d'Antichitá per doni, o compere, o cambi di oggetti duplicati a cominciare dall'anno 1808, sotto la direzione del Profes.sore Pietro Ignazio Barucchi e successivamente sotto quella dell'avv.to Francesco Barucchi, ñipóte del prefato". 398 E^le Micheletto Archeoliti'ia c coUrzionisnn* in PicnKnite neU'Ottocenío 399 | 1 ^ I : t ! t 'ü I l ' l r Fig. ¡. II cortile dell'Universitíi di Torino, con le statue degli "imperatori" da Sttsa e le epigrafi, nell'incisione per il voiume di F. F. Callet e J. F. Lesueur (¡855). Storico deirUniversitá, che specifícano ulteriormente Tentita delle cifre sborsate per i singoli acquisti, con i nomi dei venditori dei materiali archeologici'-. IL REGIO MUSEO DI ANTICHITÁ: UACQUISTO DELLA COLLEZIONE MOSCHINI (1824-1828) L'acquisizione piú significativa si deve ancora una volta al diretto intervento della Corona, alia quale nel febbraio del 1824 il capitano d'armata Luigi Moschini offriva la sua ricca collezione di oggetti di antichitá e d'arte, stimata 33.760 ducati'^ Originario di Voghera, egli si era trasferito all'inizio del secolo a Napoli, dedicandosi si commercio; sul florido mercato antiquario lócale, dove confluivano non solo materali scavati nelle piü importanti necropoli indigene della Basilicata e della PugH^' anche reperti magnogreci ed etruschi, il Moschini formo in circa vent'anni una ri cca collezione vascolare, nella quali spiccava un cospicuo lotto comprendente ASUTo, XII, c. Mandad di pagamento. II cospicuo carteggio é conservato In AST, ¡struzione Puhhlica. Mn^t'i, mazzo 2. Fifi- 2. Collezione Drovetti. tonto di Amazzone in basalto. Torino, Museo di Antichitá. cerámica a fi gure rosse di produzione italiota, due vasi attici (un'anfora a fi gure nere con apoteosi di Eracle e una lekythos a fi gure rosse attribuita alio "Straggly Painter"), numerosi vasi a vernice ñera e con decorazione sovvradipinta. 400 E^k Micheletto In una lunga missiva inviata a Torino al Segretario di Sialo c Ministro delTIntemo, Luigi Moschini spiegava le motivazioni che lo indiicc\ano airalienazionei 1 assenza di eredi diretti, la fedelta al "natio paese", il dcsiderio di veder "conservati nei Reali Musei del suo Re, quegli oggetti, che tanto gli avcvan costato riunirgli", nascondendo le ragioni piü immediate e concrete, da imputare alie dilTicolta economiche nelle quali versava. Richiedendo una cifra esorbitante, che la Corona avrebbe potuto versargli in rate quindicennali, allegava un fascicolo "contenente sei separati e dettagliati cataloghi, segnati N.l al N. 6 col corrispondente amniontare"'^. Dal gennaio 1825 si avvió quindi una lunga trattativa. ben illustrata nelle nu meróse lettere scambiate tra la Segreteria di Stato per gli Affari Interni, quella per gli Affari Esteri e il Ministro pleniponteziario sabaudo presso la Reale Corte di Napoli, márchese di San Saturnino; da Torino venne posto in dubbio che la cifra richiesta fosse congrua e, soprattutto, si richiese una perizia sulTautenticitá dei materiali", con incarico poi affidato alia Regia Commissione Borbónica di Antichitá e Belle Arti'^ Sull'operato di quest'ultima nacquero violente polemiche, da cui scaturi anche un ricorso del Moschini, il quale alia fine rinuncio alia nomina di altri periti, accettando la stima di 3.427,29 ducati in pagamento dei soli vasi; imballati in 32 cas.se, essi vennero imbarcati su una nave diretta a Genova, da dove furono infine trasportati a Torino". Questa parte dell'interessante carteggio é con.servata aH'Archivio di Stato di Torino, e ad essa fanno costante riferimento gli studi sulla collezione, in particolare Ibidem, senza data, ma con rannotazionc a margine: "Prcscntata a qiiesio Ministero .sul fi niré dell'anno 1824". Da una seconda annotazionc allégala alia Icltera apprendiamo che i Cataloghi di cui si parla furono trasmessi in data 18 marzo 1825 a Napoli. al márchese di .San Saturnino. Ministro plenipotenziario dei Savoia presso la Corte di Napoli. Ibidem, Lettera delia Seareteria di Stato per gli Affari Interni a (/iieila degli Esteri, ¡2 Gennaio 1825, nella quale si richiede che venga a.ssegnato l'incarico per la valulazione deirintera collezione ad e.sperti di antichitá: "Avendo lo scrivente dato un'occhiata a tale catalogt) ed alTannessa memoria, ha osservato non risultare in modo venino che gli oggetti suddetti siano stati stimati da persona perita richiesta dal Ministro di S.M. residente in Napoli ed in contradditlorio del sig. Moschini (...), anzi dal modo in cui é concepita delta memoria inclina a crederc che restimo sia stato dato dallo stesso Moschini proprietario della collezione, il quale. com'é da presumersi. non avríi dimenticato il suo interesse nel determinarnc il prezzo". Ibidem, Lettera della Segreteria di Stato per gli Affari Esteri a quella degli Interni, 16 maggio 1827, nella quale il Ministro Della Torre comunica il risultato della perizia affidata alia Regia Commissione, specificato in tre fa.scicoli contenenti 'Tintiera dcscrizione. e Testimo falto di cia.scun oggetto componente la Collezione". " In una lettera del I Febbraio 1828 il márchese di San Saturnino .scrive al Ministro Della Torre: "(...) si .sono oggi imbarcate le ca.sse che contengono li consaputi vasi Etriischi sul Bastimento di Hundiera Siciliana, per mancanza assoluta di quelli di Bandiera Nazionale. denominato Santa Ma rí a di Porto Salvo. Capitano Pa.squale Alio, Napoletano. Questi conta di metiere alia vela tra pochi giorni direttamente per Genova, ove appena giunto dovra (. . .) daré le opportune disposizioni per le R.e Dogane, e pe! disbarco di dette cas.se in N. 22. (...) mi pregio qui imito trasmetterle un foglio col di cui mezzo potra fácilmente vcríficarsi, se li vasi che si spediscono corrispondono a quelli indicati nel gran Cattalogo. che prescindo ora di rispedire. per rimanere copia presso S.E. il sig. marche.se di Brignole" (ASSAP, Collezione Moschini). Archeologia e collezionistno in Pienioníe nell'Ottocento 401 quello di L. Tomay'^ edito neirocca.sione del restauro di tre vasi italioti a fi gure ro.s.se, tra i piü importanti della raccolta: due pélikay di fabbrica apula delfultimo venticinquennio del IV secolo a.C. attribuite dal Trendall al Pittore di Dario (Fig. 3) e al pittore del Copenaghen Dancer", di un cratere lucano che rientra nella produzione del pittore del Primato, attivo alia meta dello stesso secolo. I preziosi cataloghi della collezione sono invece conservati nell'Archivio storico della Soprintendenza per i Beni Archeologici del Piemonte: un registro di grande formato intitolato "Catalogo dei Vasi Etru.schi"-", e quattro "catalogi delle collezioni di diversi oggetti antichi di Belle Arti po.sseduti in Napoli dal Signor Pietro Luigi Moschini di Voghera, lo stesso che pos.sedeva la collezione di Vasi Etnischi stati acquistati per ordine di S. Maesta dalla regia Universitá degli Studi''-'. Questi ultimi L. Tomay. "11 Carro di Afrodite. Tre vasi italioti a fi gure rosse del Museo di Antichitá di To rino". in Quaderni della Soprintendenza Archeologica del Piemonte. 17 (2000). pp. 11-33. Sulle due pclikai nuziali a (mure rosse .si e recentemente soflemiata G. Sena Chiesa, Le nozze dipinte, sposi divini e sposi mortali". in Studi di aix heologia in memoria di Liliana Mercando, a cura di M. Sapelli Ragni. Torino. 2005. pp. 230-243. In precedenza. si era occupato della cerámica italiota a fi gure rosse della collezione F. G. Lo Porto (CP/t del Museo di Antichitá di Torino. 1958). Altri undtci vasi della collezione. accomunati dalla decorazione a reticolo. sono stati recentemente editi da E. Lauza. Vasi a reticolo della collezione Moschini al Museo di Antichitá di Torino: rifle.ssioni sulla storia del collezionismo e su una classe cerámica", in Quaderni della Soprintendenza Archeologica del Pieinonte, 20 (2004). pp. 21-52. con nuove considerazioni sulle diverse possibilitá di ri scontro dei reperti della raccolta. derívate dal confronto tra i cataloghi del Moschini (non segnalati da L. Tomay. in realtá conservati neU'Archivii» storico della Soprintendenza per i Beni Archeologici del Piemonte. per cui cfr. infra, nota 20) e l'Inventario c.d. Vecchio Fondo della ste.ssa Soprintendenza. redatto nel 1868 (qui i nuineri compresi tra il 1544 ed il 2039 sono ri feriti a "vasi etnischi fi gurati in térra cotia della Collezione Moschini di Napoli"). con l'indicazione delle misure. che mancavano invece nel catalogo Moschini. E". infine. de segnalare la pubblicazione di uno studio .sulla cerámica a vemice ñera della collezione. che rende conto di parte della documentazione archivistica (L. Coda-D. Moro, La collezione di cerámica a vemice ñera del Mu.seo di Antichitá di Torino". in Bollettiito della Societá Piemontese di Archeologia e Belle Arti. n.s.. LIV-LV [2003-2004]. pp. 7-31). RVAp 11. p. 490. n. 25; p. 509. n. 126: A. D. Trendall e A. Cambitoglou, The Red-figured Vases of Apulia. II, Late Apulian, O.xtord. 1982. ASSAP. Collezione Moschini, "Catalogo de' vasi Etrusehi Figurati", cm 47 x. 30, con copertina ripctutamente incollata. interno in fogli a ri ghe. colonna con N. d'Ordine, Descrizione e Pre^o, numerazione da I a 937. per una somma totale di 3.317.15 Ducati. 1 nn. da 1 a 758 .si ri feriscono a vasi di forme e classi diverse, i successivi a statuette in térra cotta. bassorilievi ecc. Aggiunte a matita posterioimenc. in occasione di altri ri.scontri (1890) con Plnventario c.d. Vecchio Fondo del Museo, le dimensioni e altre annotazioni .sullo stato di con.servazione ASSAP. Collezione Mo.schini, "Numero quattro catalogi delle Collezioni di diversi oggetti antichi di belle Arti posseduti in Napoli dal Signor Pietro Luigi Moschini di Voghera , cm 35 x 23,5, in fogli formato protocollo a righe. divisi in capitoli con numerazione e stima: "Catalogo dei Metalli e Bronzi" (con numerazione da I a 734. comprendenti bronzetti fi gurati, lúceme, fibule, chiavi. appliques fi gúrate, valutati 1.500 Ducati Napoletani "quali ragguagliati a Franchi quattro e centesimi quaranta per caduno formano la somma di L. 6.6CK)); "Catalogo dei vasi di Térra cotta" (con numerazione da 1 a 389, comprendenti statuette figúrate, anibre. urnette. lacrimatoi. lúceme, a cui si aggiungono oggetti "stati cavati da diverse belle forme antiche", con nn. 390-409 e valulazione complessiva di 500 Ducati napoletani. Lirc 2.200); "Catalogo di manni e fragmenti" (con numerazione da I a 81, comprendenti ume cinerarie. parti di sarcófago, bas.sorilievi fi gurati. iscrizioni latine, alcuni ritratti. con valulazione complessiva di 4.500 Ducati napoletani. Lire 19.800). "Catalogo di Miscellanea. oggetti diversi" (con Eiile Micheletto Archeolofiia e collezumismo in Piemonte neil Ottoc ento 403 sono relativi agli altri, numerosissimi oggetti, quadri, sculture, bronzi di epoche rse, c e 1 sovrano decise di non acquistare su suggerimento dei periti, per il oro men che mediocre mentó"--. Si conserva puré uno "stato generale" del 1828, con la quantita delle casse e gli elenchi del contenuto, per un totale di 937 oggetti] con una numerazione puntualmente rapportata ai numeri del catalogo-'. La definitiva unione dei due musei neU'unica sede dell'ex Palazzo dei Nobili, con un nuovo allestimento della sezione di antichitá, avvenne nel 1832, non senza contrasti e polemiche; da un lato si superavano criteri puramente estetici, tendendo a a rappresentazione artistica e sociale dell'antico Egitto, con reperti illustranti la vita quotidiana, gli usi e i costumi, quindi non solo Parte di una civiltá diversa da quella greco-romana, daH'altro si affermava con forza l'idea di un museo destinato ad un pubblico piü vasto, non solo luogo di esposizione di materiali utili e com plementan airinsegnamento universitario-^. Le fasi del trasloco furono concítate e confuse, come si evince dalla ri cca documentazione archivistica, nella quale é ribadita la necessitá di un nuovo inventario, visto che non tutti i monumenti che avevano posto nelle sale dell'Universitá furono accolti nelle sale destínate nel nuovo palazzo. Molte statue e molti busti, o per mancanza di sito, o per aver perduto quella stima che prima gli avevano attaccato, trovansi alia rinfusa nel nuovo palazzo"-'^. Lentamente, con molta fatica e dietro ri petute sollecitazioni, fu ste.so un primo inventario descrittivo degli arredi e della loro disposizione nelle sale-'\ per noi fondamentale per la comprensione delle modalitá 3. Collezione Moschini, pélike cipula ci fi gure rosse uttnhuiUi Pittote di Darío (da Sena Chíesa, 2005). numerazione da 1 a lOO, comprendcnti vasetti in vetro. pezzi d'ambra e d'avorio, denti di animali "antidiluviani" e altro. valutati 500 Ducati. 2200 Lire). Nel ri epilogo generale. il totale assomma a Ducati 7.000 = £. 30.800. "La M.S. in vi.sta del meno che mediocre mérito delle raccolte di quadri, Marmi e framenti diversi del prcdctto .sig. Capitano. non intende di fare acquisto delle medesime, ma si di.sporrebbe ben.si a fare quello dell'intiera raccolta di Vasi Etruschi fi gurati, semprecché il proprietario voglia venderla .separata dalle altre. a prezzo del Catalogo ascrivente alia totale somma di Ducati 3427.29 di Napoli" (AST. Istruzione Ptihhlica. Musei, Mazzo 2, Lettera del márchese di San Marzano a Roget di Cholex. 29 giugno 1827). Dalla stessa nota si apprende che il compenso per la Perizia suH'intera raccolta fu di Ducati 56 (parí a Lire nuove Piemontesi 243,48). ASSAP. Collezione Moschini, "Stato generale. 15 gennaio 1828" (sotto.scritto a Napoli da L. Mo.schini. riscontra un totale di 937 oggetti imballati in 32 casse). -•* G. P. Romagnani. Stohografia e política cultúrale nel Piemonte di Carla Alberto, Torino, 1985, p. 6. ' A. Fabretti. Docunienti per sen'ire alia storia del Museo di Antichitá di Torino, Torino, 1888, pp. 27-33: "Relazione e proposte del Sostituto Censore della Universitá circa la compilazione dei cataloghi delle collezioni esistenti nel Museo di Antichitá". ASUTo. XIll, Patrimonio. 16. Museo di Antichita ed Egizio. Inventario del matetiale (dalV 1 -07-1H34 al II-04-68). Registro legato con spago, copertina blu molto deteriorata, con solo parte dell'etichetta, non piü leggibile. fi rmato dalPassistente Giovanni Baracco. E' diviso in capitoli relativi al Piano Terreno. Sale superiori Egizia e Greca, Salotto destinato al collocamento delle cose del Medio-Evo e Moderne, Librería e stanzino attiguo. Medagliere (Cabinetto di studi dell'avv.to Barucchi).Cahinetto di studio dell'avv.to Baracco. Stanzini di depo sito. Magazzeno-, in ultimo sono segnalati gli Oggetti che si potrebbero vendere a profitto del Museo. 404 E}ile Micheletío di allestimento delle collezioni, che si eslesero dal 1874 neila "Manica Nuova", edifícala nel cortile del Palazzo. Della sistemazione interna di quesl'ultima rimane eccezionale documentazione in alcune lastre fotografiche della Collezione Brogi, consérvala a Firenze negli archivi Alinari-^ di incerla cronologia, ma verosimilmenle precedenli il 1880, quando il pitlore Domenico Cosola illustro una diversa disposizione dei reperti scullorei, su banconi in muratura in luego dei piedestalli lignei-'' (Fig. 4); gli slessi banconi compaiono infatti in altre fotografíe, consérvate a Torino-'' e dalabili dopo il 1913, che documentano come Tala nuova costruita nel cortile del Palazzo fosse stata divisa in due piani, per far posto nel superiore alia Collezione Schiaparelli^». Compilalo a partiré dal 1834, fu aggiornato sino al 1868, quando finalmente fu complétalo flnvenlario del maleriale mobile del Museo d'Anlichilá ed Egizio di Torino", corredalo dal "Sommario degli oggetti formanti la suppellellile scienlifica del Museo d'Anlichilá ed Egizio", con il numero complessivo dei reperti divisi per lipologie (bronzi, argenti, pietra, terracotta) ed il rispettivo valore, a cui si aggiungono quelli delle antichilá egizie e del medagliere. Faulore di queslo soslanziale cambiamento, che investí tanti aspetti della polilica cultúrale subalpina fu Cario Alberto -in un'azione costantemente stimolata dall Accademia delle Scienze-, al quale si devono, súbito dopo la salita al trono (1831), numeróse altre iniziative: la costituzione del Medagliere Reale, seguita all acquisto della collezione numismática di Domenico Promis e l'apertura della Regia Pinacoteca (poi Gallería Sabauda) in Palazzo Madama, ad opera di Roberto d Azeglio, al quale fu aífidato anche l'incarico di allestire TArmeria Reale; tulle istituzioni che, dando lustro alia monarchia sabauda, innalzavano fi nalmente Torino al livello delle altre Corti europee". IL PATRIMONIO PRIVATO DI CARLO ALBERTO E DI MARIA CRISTINA DI BORBONE: LE COLLEZIONI ARCHEOLOGICHE DEI CASTELLI DI POLLENZO E AGLIÉ Una straordinaria occasione per farricchimento delle collezioni archeologiche del sovrano furono i lavori di recupero del castello di Pollenzo, nel Cuneese, dove si avviava in quegli anni la grande impresa di creare, insieme ad una residenza per Archivi Alinari, Collezione Brogi, n. inv. 3762, Sala Romana; n. inv. 3763. Sala dei Busti degli Imperatori. Si puó supporre che le fotografié siano state scattate da Giacomo Brogi intorno al 1878, ata di uno dei suoi primi Cataloghi commerciali, purtroppo non conservato, che doveva conteneré scatti re ativi a Torino, citati nel successivo Catalogo del 1886. Tale cronologia é supportata dal fatto che a astra inv. 3763 é al collodio, técnica piú arcaica rispetto alia gelatina bromuro d'argento, utilizzata .solo a partiré dalla meta degli anni '80. Per queste preziose informazioni ringrazio la dott..ssa Monica Maffioli, Curatore del Mu.seo di Storia della Fotografía Fratelli Alinari s.p.a. II dipinto ad olio é con.servato negli Uffici della Soprintendenza per i Beni Archeologici del Fiemonte. Archivio fotográfico della Soprintendenza per i Beni Archeologici del Fiemonte. n. inv. 204. Curto, op. cit. a nota 10, p. 13. " Romagnani, op. cit. a nota 24, pp. 6-16. Archeologia e collczioni.smo in Piemonte nell 'Ottocento 405 / • A -i i >! 1. Fig. 4. Una .sala del Museo di Antichild in un dipinto ad olio attrihuito a Demetrio Cósola (circa liSSO). Torino. Uffici della Soprintendenza per i beni archeologici. la "rea! villeggiatura", anche un'azienda agrícola modello'-. Nel maniere pollentino si conservava "una prcziosa raccolta di lapidi, di monumenti, di sculture ed altre antiche opere", frutto probabilmente degli sterri condotti nel 1825 nel sito della Si vedano i diversi contributi raccolti nel volume: Pollenzo. Una citta romana per una "real villeggiatura" romántica, a cura di G. Carita. Savigliano. 2004. 406 Efile Micheletto citta romana di Pollentia dagli ufficiaii della Reale Accademia di Torino, che vi soggiomavano nel periodo estivo. Al piano superiore del porticato affacciato su! cortile, chiuso da vetrate, il progetto di sistemazione della collezione. affidato a Pelagio Palagi, rivela non .solo la natura di raffinato cultore di anlichita deirarchitetto di Corte, ma anche la personalitá del committente. I reperti furono collocati su scaífali in mogano", in voluto contrasto cromatico con le volte e le pareti "órnate in chiaro e scuro" e i pavimenti a "riquadri di rombi in due colori contornati in foglie di bardillo e verde di Susa", sui quali poggiavano taboretti. sedie e sofá di legno vemiciato in ñero con cu.scini in marocchino rosso". Nell'ala occidentale trovó posto il "Mu.seo d'Antichita Polenziane in una grande varietá d'oggetti prodotti dalPescavazione, in pezzi n. 700 e fini", valutati 7000 Lire'', a conferma di un notevole accrescimento del núcleo originario della raccolta, come attestano i pur .scami accenni nelle lettere inviate in quegli anni da Garlo Alberto alia contessa Maria di Robilant"'. Soccorre a fornire un'idea del carattere della collezione un elenco inventaríale di trent'anni successivo (1862)", che attesta la presenza di "Molti frammenti di iscrizioni, bassirilievi in marmo e pietra , poche sculture a tutto tondo, come la "testa antica fcmminile in marmo", identifícabile con ogni probabilitá con quella ancora con.servata nel Museo cívico di Bra^"^ (Fig. 5). E, ancora, numerosi vasi e monete, esposti in "gioiere a vetri con tre battenti in noce", ed altre sculture su scansie in mogano, alie quali poi si aggiunsero progressivamente altre étagéres in noce e mogano. Liliana Mercando ha acutamente ricavato dalla lettura degli inventan, nel suo ultimo studio uscito postumo nel 2004", innumerevoli riscontri con reperti conservati in musei diversi; anche se raramente gli elenchi ne menzionano la provenienza, pare evincersi la prevalenza del materiali .scavati in sitii, alcuni del quali il sovrano avrebbe inviato a Torino. E' il caso di un "Leone in bronzo (...) il quale serví ad uso di fontana , la cui cronología o.scilla tra Teta romana e quella rinascimentale, giunto ad incrementare le raccolte del Museo di Antichita, come si ricava dalla let tura del giá citato registro "Acquisitions et distractions"^". La manica settentrionale Realizzati nel 1839 dall ebanista Gabriele Capello (M. Tomiato, "Statuaria e scultura decorativa per la real villeggiatura , in Pollenzo. Una cittá romana per una "real viUeveiatura" romántica, cit p. 213). Ibidem, p. 213. AST, Casa di S.M., M. 1421, Relazione di perizia, Costantino Vigitello, Torino, 1850. In proposito cfr. Tomiato, Statuaria e scultura decorativa, cit., pp. 21 1 ss. L'epistolario di un Re, a cura di I. Massabó Ricci, Torino, 1999, pp. 32 ss. Tra.scritto per intero da L. Mercando, "Raccolte antiquarie e testimonianze archeologiche", in Pollenzo, cit. a nota 32, p. 19. La scultura, in marmo greco micrasiatico e di qualitá notevole, é una copia romana della prima meta del I secolo d.C. di un originale greco del V secolo a.C. (Mercando. Raccolte antiquarie e testimonianze archeologiche, cit. a nota 37, p. 33, con la bibliografía di confronto). Art. cit. alia nota 37. Citato a nota 11: 11 1 Giugno 1842. II Cav. Promis d'ordine di S.M. manda in dono al Museo i seguenti oggetti stati trovati da pochi anni in qua nei contomi di Pollenzo: 1.—Lione in bronzo mancante delle due zampe posteriori, e con le anteriori staccate, il quale serví ad uso di fontana; 2.-Piccolo tripode Archeologia e collezionismo in Piemonte neU'Ottocento 407 Fig. 5. Te.sta feintninile o efebica in marmo, giá nel castello di Pollenzo, collezione di Cario Alberto. Bra, Museo cívico. della gallería, denominata "Gallería del Busti", accolse invece, con un singolare e forse voluto contrasto con la precedente, sculture modeme di imperatorí romani, insieme ad un ritratto di Vincenzo Monti, in una sistemazione che trova riscontro in in bronzo sul quale sorgeva un'asta per sostegno di lampade. manca Pasta; 3.-Piccola testa di marmo bianco omata di pampini. Lavoro di mezzo ri lievo d'omamento architettonico; 4.-AltTa testina dello stesso marmo, e serviente alio stesso uso, col naso franto, velata; 5.-Coppa di vetro verde, antica". 408 Egle Micheietto un disegno del 1850. 1 busti, come la parte dei mobili ancora a Pollenzo nel 1983, saranno messi in vendita dalla casa d'Aste Semenzato a Roma dieci anni dopo dagli ultimi proprietari del ca.stello: fortunatamente acquistati dalla Cassa di Risparmio di Torino sono stati infine donati al Museo cívico d'Arte Antica^'. Diversa e peggiore fu la sorte del la raccolta archeologica, progressivamente depaupérala e dispersa; nel 1955, dopo i convulsi avvenimenti della seconda guerra mondiale, quando i materiali collocati in casse erano stati trasportati a Cuneo ed era iniziato il lungo contenzioso tra lo Stato Italiano e gli eredi Savoia, fu redatto dal Soprintendente alie Antichitá Cario Carducci un elenco di quanto ancora esisteva nel castello e si richiese al Ministero della Pubblica Istruzione di formulare un accordo per acquisire al Museo di Antichita di Torino almeno "un núcleo di vasi greci"(vasi etrusco-corinzi, vasi attici a figure nere e fi gure rosse, buccheri)-'-. L'accorato appello non ricevette riscontro alcuno e dei vasi, purtroppo non notificati, non si seppe piü nulla. Ne rimane te.stimonianza in immagini fotografiche (Fig. 6), tra le quali risalta anche fillustrazione sfocata di una lastra da identificare con il "rilievo neoattico" dell'elenco del 1955, che raffigura Dioniso appoggiato al tirso, di fronte ad una probabile dea Atena. Liliana Mercando ha attribuito il reperto a botteghe neoattiche fonse di etá augustea, invitando a riflettere sulle rielaborazioni da parte di Pelagio Palagi dei modelli antichi neirarredo del Palazzo Reale di Torino, ad esempio in una base di candelabro-'^ I pochi reperti superstiti della collezione archeologica pollentina furono in ultimo acquisiti dal mu.seo di Bra nel 1973 a seguito di accordi con Umberto II, ma essi erano "ormai poca cosa se si pon mente alia quantitá di esemplari diversi che la collezione annoverava prima del 1943"^. E' stato oggi definitivamente dimostrato che i vasi greci e la lastra con Dio niso non appartenevano alForiginario allestimento, poiché furono trasportati a Pollenzo solo nel 1916 dal Palazzo Reale di Torino, dove 89 vasi etruschi-'\ un bassorilievo in marmo e 23 vasi (questi ultimi rinvenuti a Pollenzo) erano esposti in una vetrina piramidale in legno di pioppo a sei piani, come atiesta un inventario del 1880^^ Tomiato, cit. a nota 33, p. 213. Sulla vendita degli arredi mobili, vd. S. Pettenati, "Mobilita degli arredi del Castello", in Pollenzo, cit. a nota 32, pp. 243-275. ASSAP, Lettera del Soprintendente C. Carducci alia Direzione Generale delle Antichitii e Belle Arti, 12 maggio 1950. Mercando, cit. a nota 37, note 40-41 e testo corrispondente. "" E. Mosca, "Iscrizioni epigrafiche delle nuove accessioni archeologiche del Mu.seo di Bra". in Bollettino della Societci per gli Stitdi Storici, Archeologici ed Artistici della prov. di Caneo, 70 (1974). pp. 43-45. Secondo L. Mercando, alcuni dei vasi potcvano provenire dagli .scavi condotti a Veio da L. Biondi; essi sarebbero stati donati nel 1840 dalla regina Maria Cristina al ñipóte Cario Alberto (Mercando, cit. a nota 37, nota 72, con bibliografía di riferimento). Cfr. anche infra, nota 55. AST, Casa di S.M, M. 435, Inventan, 39, "Inventario degli Oggetti di S.M. esistenti nel Reale Palazzo di Torino e fabbricati dipendenti", 1880, f. 36v., Veslibolo Attiguo alia sala a Colazione Numero Quarantuno della Planta, n. inv. 324. Archeologia e collezionisnio in Piemonte neU'Ottocento 409 i Fig. 6. La collezione vascolare dispensa del re Cario Alberto in ana vecchia fotografía .scattata nel Ca.stello di Pollenzo. Questa notizia, che espunge dalla collezione pollentina i materiali extra piemontesi, conferma come essa si proponesse una sobria veste di museo di antichitá locali, esposte certo in quantitá massicce, a rappresentare i molteplici aspetti della produzione artigianale antica, ma il cui livello qualitativo, soprattutto se pensiamo alia quasi totale mancanza di sculture a tutto tondo, la differenzia dal c,d. Museo Tuscolano del castello di Aglié (Fig. 7). Allestito da Maria Crisitina di Borbone con reperti provenienti dalla campagna di scavi promossa da Cario Felice e poi da lei medesima nella villa della Ruffinella presso Frascati, esso fu increméntalo grazie a oggetti acquistati sul mércalo antiquario romano e da un secondo consistente gruppo di materiali etruschi provenienti da Veio. Gli scavi a Tuscolo, intrapresi da Luciano Bonaparte agli inizi del secolo, diretti poi dal márchese Luigi Biondi negli anni venti, una volta divenuta la villa di pro- 410 Efile MicheletW ¡I- i \ í t 1 1 I ■ ; SASSINIAE Sr-A-BEGOfAM INVEKTA Fig. 7. La "Sala Tuscolana" nel Caslello di Agüé. prieta di Cario Felice, che la ebbe in ereditá dalla sorella, Marianna del Chiablese, furono ri presi a partiré dal 1831 dairarchitetto Luigi Canina. II Biondi e il Canina, per volere di Maria Cri.stina di Borbone, vedova di Cario Felice, condussero anche ri cerche a Veio (1838-43), dove scavarono numeróse tombe etrusche i cui reperti furono anch'essi in parte condotti ad Aglié''^ II núcleo principale della collezione tuscolana é composto da .sculture marmoree, alcune delle quali facevano forse parte della raccolta di un amatore di arte greca, in quanto ri feribili ad opere greche databili tra il V sec. a C. e Teta ellenistica"'*. Si tratta di una statua di divinitá in marmo bianco, di un'erma definita di "Eracle scopadeo"''^ e di una testa di personaggio maschile barbato, forse appartenente ad una statua di Zeus. Dagli scavi del 1825 nello stesso edificio (la casa detta del "consolé C. Prastina Pacato") provengono un putto con porcellino, una doppia ermetta di Dioniso e Arianna e una testa di Hermes, citata dal Canina come Bacco. M. V. Cattaneo, "Gli inizi della collezione archeologica di Aglie'. L'impegno per Tantico di Cario - Felice e Maria Cristina di Savoia da Tuscolo a Veio (1821-1839)", in Studi Piemontesi, XXIX, 2 (2000), pp. 405-430; L. Mercando, "Le collezioni archeologiche". in // castello di Aglié. Gli Appartontenti e le Collezioni, a cura di D. Biancolini e E. Gabrielli, Torino. 2001, pp- 104-1 13, con tutti i nmandi bibliografici Per gli scavi a Veio cfr. soprattutto F. Delpino, Cronache veientane. Storia delle ficerche circheologiche a Veio, I, X/V alia meta del XIX sécalo, Roma, 1985. Mercando, cit. a nota 47, p- '07. M. Borda, Monumenti archeologici tuscolani nel Castello di Aglié, Roma, 1943. "^fclieotogia e collezitmi.snio in Piemonte nell Ottocento 411 Delle sette grandi statue rinvenute negli scavi Bonaparte, due fanno parte della raccolta di Aglié e sarebbero state scoperte presso il teatro, mentre non vi sono ri otizie precise sulla provenienza di un ritratto repubblicano e per il famoso ri tratto í Giulio Cesare, un tempo conservato nel palazzo di Luciano Bonaparte a Roma, Poi ad Aglié e ora al Museo di Antichitá di Torino. Al consistente gruppo di materiali scultorei devono aggiungersi alcuni frammenti di pitture parietali, montati su ^vagna, stucchi con la raftlgurazione di un corteo bacchico (dalla "casa dei Cecili") 6 lastre fittili decórate"^". Se il confronto tra le due collezioni fa risaltare il carattere tutto lócale di quella Pollentina, non é comunque ipotizzabile che Cario Alberto volesse ri fl ettere nella sua raccolta la vicenda delfantica cittá romana e delle sue strutture monumentali. Verso le quali prestava ben scarso interesse; anzi, dalla lettura della corrispondenza Privata del sovrano si desume un'attenzione rivolta esclusivamente alia scoperta di oggetti per diletto personale o per gentile omaggio alie signore in visita alia tenuta'''. La raffigurazione delfantico centro urbano compare una volta soltanto nella tiecorazione palagiana del castello, e per di piü in forma allegorica, nel ri quadro dipinto da Cario Bellosio nel 1840, con il "Brindisi alia dea PoIIentia"^- (Fig, 8), •n un contesto nel quale il repertorio mitológico viene adattato alie novitá derívate dalla trasformazione della tenuta volute dal sovrano, che non esitó ad intervenire pesantemente sui resti romani per realizzare il suo progetto, conservandone pochi lacerti nel giardino, utili a creare un romántico "paesaggio con rovine", Ben diverso sembra essere stato l'atteggiamento di Maria Cristina, i cui interessi archeologici erano stati esaltati negli scritti del Canina e dello stesso Biondi^^ la sovrana seguiva da vicino gli interventi di scavo ed i restaurí delle strutture messe in luce e sceglieva in prima persona i piü bei reperti, destinandoli alia prediletta residenza di Aglié; la sua raccolta, infatti, pur non uscendo dalla scia del collezionismo raffmato ed elitario delFepoca, "reca giá in sé i segni deiraffermazione deH'archeologia scientifica e dei concetti, ad essa sottesi, della conservazione delle antichitá in quanto testimonianze concrete del passato"''"*, Segno di questa considerazione nuova per i reperti archeologici é anche la decisione di donare una parte del vasellame rinvenuto a Veio al ñipóte Cario Alberto: "rícordatasi come a Torino, ove giá a buon punto portato il Museo Etrusco, questa sua nuova raccolta molto bene vi starebbe, le venne in mente di offrirla all'Augusto Suo Ñipóte il Re, ove sapesse che fosse per gradirla per arricchire quel R.o Stabilimento"". Mercando, cit. a nota 47, pp. 108-109. Mercando, art. cit. a nota 37, p. 17. " F. Dalma.sso, "Palagi. Bellosio e altri nella Sala da pranzo del castello di Pollenzo , in Pollenzo, cit. a nota 32, p. 240, fi g. 3.04.21. ''' L. Biondi, Intorno ad alcune antichitá tusculane recentemente scoperte, Dissertazione letta dal márchese Luigi Biondi presidente della Pontificia Accademia romana di Archeologia, Roma, 1842, p. 376. Cattaneo, cit. a nota 47, p. 420. AST, Sezioni Riunite, Fondo Duchi di Genova. Casa di Maria Cristina, Reg. 83: Atti, memorie e corrispondenze cogli offizi di Maria Cristina 1838-1841", F, 79. Lettera alia Segreteria del re, 18 gennaio 1840. 11 ri.scontro delTelenco dettagliato del contenuto delle sei casse con i vasi etruschi