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Donne che si sacrificano nella Grecia Antica: Alcesti

Cerrato, Daniele

Abstract

Nella Grecia del V secolo a.C. era molto frequente che le donne venissero sacrificate in onore della patria. Polissena nell’Ecuba di Euripide, Ifigenia nell’Ifigenia in Aulide e Macaria negli Eraclidi sono tre esempi di vergini costrette al sacrificio. Un caso a parte è quello di Alcesti: il suo sacrificio non consiste solo nella distruzione della donna, ma della relazione che ha con suo marito: avviene lo sconvolgimento di un ordine coniugale.

Full text

111 Re is a In e nacional de Cul u as y Li e a u as, ab il 2009 ISSN: 1885-3625 DOI: h p://dx.doi.o g/10.12795/RICL.2009.i08.09 Daniele Ce a o Uni e sidad de Se illa DONNE CHE SI SACRIFICANO NELLA GRECIA ANTICA: ALCESTI WOMEN THAT SACRIFICED THEMSELVES IN ANCIENT GREECE: ALCESTIS Riassun o: Nella G ecia del V secolo a.C. e a mol o equen e che le donne enisse o sac i ica e in ono e della pa ia. Polissena nell’Ecuba di Eu ipide, I igenia nell’I igenia in Aulide e Maca ia negli E aclidi sono e esempi di e gini cos e e al sac i icio. Un caso a pa e è quello di Alces i: il suo sac i icio non consis e solo nella dis uzione della donna, ma della elazione che ha con suo ma i o: a iene lo scon olgimen o di un o dine coniugale. Pa ole chia e: Alces i, donna, sac i icio. Abs ac : In G eece du ing he 5 h cen u y B.C., i was e y common o women o be sac i iced in honou o he coun y. Polyxena in Hecuba by Eu ipides, Iphigenia in Aulis and Maca ia in he Child en o He acles, a e h ee examples o i gin women o ced o sac i ice. Alces is’ sac i ice is a whole di e en s o y. He sac i ice i wasn’ only abou des oying he , bu also abou he ela ionship wi h he husband: he ma i al o de collapsed. Key wo d: Alces is, woman, sac i ice. 113 Re is a In e nacional de Cul u as y Li e a u as, ab il 2009 ISSN: 1885-3625 DOI: h p://dx.doi.o g/10.12795/RICL.2009.i08.09 112 Re is a In e nacional de Cul u as y Li e a u as, ab il 2009 ISSN: 1885-3625 Daniele Ce a oDonne che sac i icano nella G ecia An ica DOI: h p://dx.doi.o g/10.12795/RICL.2009.i08.09 spe anza che le es a è quella di i aglia si uno spazio nei ico di dei a elli. Pe Polissena, I igenia e Maca ia il sac i icio di en a isca o pe sonale, un iconoscimen o, la possibili à di o ene e la conside azione o, almeno, il ispe o dell’uni e so maschile. Sono pe ó le ci cos anze a cos inge le a sceglie e ques a s ada. Tu e e e sono iglie di un mondo c ea o da uomini e cos ui o in e amen e su alo i maschili, do e il sac i icio ien a all’in e no delle mansioni del emminile. Un caso pa icola e è in ece quello di Alces i. Apollo1 ha concesso ad Adme o, e di Fe e, di e i a e la mo e a pa o che qualcuno si sac i ichi al suo pos o. Tu i semb ano i iu a e e sa à Alces i, la sua sposa, a sac i ica si e a mo i e. Adme o a à sal a la i a. Nel inale della agedia E acle, dopo esse e sceso all’Ade, iconsegne à Alces i ad Adme o, ma lei ima à cope a da un elo e in silenzio. Ques a in b e e la ama della agedia, ma, die o l’appa en e semplici à dell’in eccio, sono mol i i is ol i e le pieghe che me i ano di esse e analizza e con maggio e a enzione. Innanzi u o Alces i non è una e gine, anzi ha dei igli, una posizione e dei p i ilegi impo an i. I c i ici hanno pe ò spesso idealizza o Alces i in una isione oman ica di e oina che muo e pe amo e2. Alces i non può pe ò esse e iden i ica a solo come una sposa modello3 che, pe p ese a e il ma i o, a on a senza imo e la mo e. Come Polissena, I igenia e Maca ia, Alces i sceglie il sac i icio pe ché le è ichies o socialmen e, lo sceglie pe chè la no ma lo p e ede. Nel suo caso, il sac i icio iusci à a 1 Il appo o di ilia di Adme o con gli dei ha o igini emo e e ha inizio, come ci accon ano Apollodo o e al i mi og a i, pe un debi o con a o da Apollo con Zeus. Apollo è condanna o a se i e Adme o pe un de e mina o pe iodo di empo. L’ospi ali à o e a da Adme o (Eu ipide si so e ma mol o su ques o ema nel p imo dialogo Adme o- E acle) gli a à guadagna e la iconoscenza di Apollo, che lo sal e à e lo aiu e à in più occasioni. Plu a co e Tibullo semb ano insinua e che a Adme o e Apollo e, a Adme o e E acle poi, i sia qualcosa di più di una o e amicizia, quasi un sen imen o di amo e. Così Tibullo: Pa i e Adme i au os o mosus Apollo,/ nec ci ha a in onsae p o ue un e comae,/ nec po ui cu as sana e salub ibus he bis:/ quicquid e a medicae ice a a is amo ./ (“Pe ino il bell’Apollo pascolò i o i di Adme o,/ non po endo gio a gli la ce a e i iccioli in onsi;/ né egli po é sana e le sue pene con e be salu a i,/ a endo l’amo e in o ogni i o a o dell’a e medica. (Albii Tibulli alio umque ca minum lib i es, lib o II, elegia 3, . 11-14 e segg.; c . anche III (Lygdami elegia um libe ), elegia 4, . 67-72.) Così in ece Plu a co : “Si na a che E acle, espe o in medicina, in e enne a sal a e Alces i quando la donna e a in condizioni dispe a e, pe a cosa g adi a ad Adme o. Ques i in a i, se da un la o ama a la moglie, dall’al o e a l’ama o di E acle. S ando al mi o, pu e Apollo di enne l’aman e di Adme o e si pose al suo se izio, pe un anno in e o (Plu a co, ’E ? ikós, 761e.). 2 La mo e della donna al pos o del ma i o, sop a u o il gio no delle nozze è un ema an ico che si o a s iluppa o in mol e iabe popola i e leggende. Un impo an e con ibu o a p oposi o è quello di A. Lesky (Alkes is, de My hus und das D ama, “Si zungsbe ich e de Akademie de Wissensha en in Wien” 203.2, 1925, pp. 1-86. G. Paduano in Eu ipide, Alces i, La Nuo a I alia, Fi enze 1969, p. VII, so olinea come sop a u o in a ea ge manica si o ino casi in cui è l’uomo a sac i ica si pe la donna 3 L’immagine di Alces i come sposa modello che si sac i ica pe amo e, e che a a e so le pa ole di Fed o iene an epos a pe me i i anche ad O eo, si o a anche nel simposio di Pla one. “Sol an o gli aman i giungono a mo i e pe l’al o. Non solamen e uomini, anche donne. Figlia di Pelia, Alces i ne ha da o ai g eci un esempio luminoso”. Pla one, Sympósion, 179b-d. Sac i ica e (dal la . compos o di sac um e ace e) signi ica le e almen e ende e sac o. In G ecia, sac i e ano i doni o le i ime che si o i ano agli dei, pe ce ca e di s abili e un appo o con lo o. Chi si sac i ica è chi si sepa a da qualcosa che gli appa iene e me e in a o un p ocesso di annien amen o della p op ia pe sona. Le donne g eche del V secolo a.C i ono in una socie à che ne a so en e un cap o espia o io. La lo o è una inuncia e una p i azione quo idiana. Si a a di donne educa e all’in e io i à e che hanno a o della so omissione un’abi udine e un’a i udine. La agedia g eca di en a p oiezione e specchio di ques o mondo. Le p o agonis e spesso sono p esen a e come donne al limi e, donne is e iche e dep esse, donne esaspe a e e che non hanno scel a, pe le quali p ende e decisioni es eme di en a quasi un obbligo. Spesso l’unica ia di uga, ma al empo s esso di isca o, semb a esse e pe lo o quella del sac i icio. Il sac i icio si as o ma in un do e e e una esponsabili à con ispe o ai pa en i, oppu e alla comuni à che glielo ichiede. Il sac i icio può da e glo ia, luce e ono e ad una i a e solo la mo e glo iosa può isolle a e o almen e la donna. È il caso delle e gini che engono sac i ica e, in nome della pa ia e dei alo i maschili. I lo o sac i ici ico dano mol o da icino quelli degli animali immola i sulle a e sac e. Anche la e minologia e i i e imen i spesso sono i medesimi. La lo o i a e il lo o sangue pu o, o e i in sac i icio agli dei, di en ano un esempio da innalza e alle gene azioni successi e, da ico da e e incide e nel empo (C . Lo aux, 1985). Il sac i icio delle e gini può a i a e a sos i ui e l’ono e del ma imonio. L’associazione sac i icio-ma imonio è in a i una cos an e, sia pe quan o igua da Polissena nell’Ecuba di Eu ipide, sia nel caso di I igenia nell’I igenia in Aulide, sia pe Maca ia negli E aclidi. Così Polissena, che an as ica a pe lei un as oso ma imonio da egina, si i o a a mo i e come una schia a, ascina a di on e all’ese ci o g eco che aspe a di salpa e. Pe ò è p op io nella mo e che la gio ane e gine c ede di o a e la p op ia consac azione e compimen o, la libe à che o amai le semb a a p eclusa. Sull’al a e Polissena si lace a da sola la es e, mos a i suoi seni, o e il pe o e il collo al sac i icio. Quando la spada pene a nella sua ca ne, e il sangue comincia a sgo ga e copiosamen e, si p eoccupa di cade e compos a, pe conse a e anche nella mo e la sua digni à e il suo ono e. La donna g eca de e semp e man ene e un igo e e un ono e, anche negli ul imi espi i della sua i a, come la socie à del suo empo le impone. I sac i ici delle e gini di en ano nozze o escia e. Cosí accade nell’I igenia in Aulide di Eu ipide. Agamennone inganna la iglia, acendole c ede e che and á in sposa ad Achille. P esso l’al a e non si celeb e á il suo ma imonio ma si consume á il suo sac i icio. Al o caso esempla e è quello di Maca ia che, negli E aclidi, si o e come i ima pe sal a e i a elli. Maca ia sceglie di mo i e pe ché pensa che una e gine sola, senza nessuno che la p o egga, non possa a on a e la i a. La mo e, semb a esse e, anco a una ol a, l’unica s ada. Maca ia muo e, e l’unica 115 Re is a In e nacional de Cul u as y Li e a u as, ab il 2009 ISSN: 1885-3625 DOI: h p://dx.doi.o g/10.12795/RICL.2009.i08.09 114 Re is a In e nacional de Cul u as y Li e a u as, ab il 2009 ISSN: 1885-3625 Daniele Ce a oDonne che sac i icano nella G ecia An ica DOI: h p://dx.doi.o g/10.12795/RICL.2009.i08.09 ¡adiós! No e odio: solo a mí me ma as: po no aiciona e a i y a mi ma ido, mue o. Te se ás de o a muje , no más iel que yo, más eliz quizas”5. La mo e di Alces i si p oduce in ques o momen o: mo e simbolica che sop aggiunge con la consape olezza che il ma i o ama di più la p op ia i a ispe o a lei. Se è e o, da una pa e, che ques a ci cos anza concede più alo e al sac i icio di Alces i (B illan e, 2005), dall’al a, a icade e su di lei u o il peso della mancanza di ecip oci à nel lo o legame d’amo e, poiché lei ama di più il ma i o della p op ia i a. Da an i al suo le o si is eglia dal suo sogno di moglie elice, la discesa all’Ade è solo un passaggio successi o, una mo e co po ale. Ques a è già la sua ca abasi e la sua ca a si. In ques o episodio iesce a gua da si “da uo i”, an icipando anche quello che sa à il u u o del ma i o senza di lei. Alces i o a può mo i e e usci e di scena pe ché si è esa con o del suo s a o, della si uazione che s a i endo. Alces i, con il sac i icio, non solo me e in discussione il p op io uolo ma, di conseguenza, anche il uolo di Adme o. Vuole a e sì che la sua non sia solo una “belle mo ” ma, qualcosa che possa as o ma si in un bene icio conc e o, almeno pe i igli. Si assis e quindi a una so a di a a i a, a una negoziazione, uno scambio. “Adme o, es cómo es an mis asun os, quie o deci e an es de mo i , lo que deseo. Yo, que e he p ocu ado en cambio de mi ida e es e dia, oy a mo i po í cuando pod ia no hace lo, y cuando pod ia encon a el ma ido esalio que quisie a y ene una eliz mo ada seño ial. No he que ido i i p i ada de í con mis niños hue anos, ni gua do a a a, mi ju en ud, con los dones que yo dis u aba”. Pe Alces i, dopo una i a di sac i icio al se izio del ma i o, è giun a l’o a di p esen a gli il con o. Il capo olgimen o dei uoli può di si comple o. Alces i non è più donna che accompagna, ma donna che guida, e da cui o a il ma i o dipende ed è indissolubilmen e lega o. Il disco so di Alces i di en a p eciso e o dina o, con a gomen azioni pun uali e a en e conside azioni. La donna che piange a da an i al suo le o e si ace a a olge e dai ico di e dai impian i, ha lascia o il pos o a una donna decisa e isolu a, che non semb a più a si in luenza e e condiziona e dal ma i o. I i e imen i alla i a passa a insieme scompaiono comple amen e. Ad Adme o, che le chiede che cosa po à a e una ol a es a o solo, isponde (El iempo e calma à: el mue o es nada). E poco più a an i, quan o Adme o le chiede di po a lo con lei nell’Ade (Ya bas o yo, la que mue o po i). La dis anza semb a acui si semp e più, poco p ima a a e so una so a di ce imoniale, Alces i a e a p eso pe mano i igli, e li a e a a ida i ad Adme o chiedendogli di a lo o da mad e: “Hijos, 5 Tu e le aduzioni dei es i di Eu ipide in spagnolo sono pe sonali. sbilancia e il appo o con il ma i o a a o e suo e, a s a olge e, o almeno, me e e in discussione il suo uolo di sposa4. La icenda di Alces i a dunque in e p e a a semp e enendo ben p esen e la ne a dico omia del appo o uomo/donna che si e idenzia nell’A ene del V secolo. Vi a uo i di casa pe l’uomo e i a chiusa a le mu a domes iche pe la donna. Spazi e oppo uni à, con appos i a limi azioni e di ie i. Il ea o, a ol e, pe me e di acco cia e ques a dis anza, da oce al dissenso, pe me e alle donne di en a e in un e eno che nella i a quo idiana gli è p ecluso. Se si analizza con a enzione la agedia, pe ché di agedia si a a e non di agicommedia, come alcuni s udiosi hanno sos enu o (C . Del G ande, 1962), semb a quindi eme ge e un p eciso en a i o da pa e di Eu ipide di modi ica e gli equilib i di ques o appo o, smon andone e o esciandone le ca a e is iche ondamen ali, di de ia e, a a e so la agedia, il modo di pensa e comune. Se il p incipio del sac i icio è la dis uzione, come a e amo de o all’inizio, in ques o caso non si a a solo della dis uzione della pe sona di Alces i, ma della elazione che ha con suo ma i o. Come sos iene U. Galimbe i, il sac i icio scon olge un o dine, pone ine ai legami pe s abili e un uo o (Galimbe i, 2000 : 21), quel uo o che isuone à nel silenzio di Alces i quando o ne à dalla mo e. In ogni caso quel uo o è già p esen e in u o il es o che appa e cos ui o su due blocchi di e en i. In u a la agedia c’è un solo dialogo a ma i o e moglie e, anche in ques a occasione, i p o agonis i semb ano pe co e e s ade pa allele che mai si in e secano. Ognuno me e in scena una so a di monologo in p esenza dell’al o. L’amo e e il lessico d’amo e sono quasi del u o assen i e, il appo o Adme o-Alces i a a i appa e es emamen e eddo, quasi un appo o con a ualis ico. Dopo la mo e della moglie, Adme o non p onuncie à più il suo nome, sal o nel inale della agedia (C . Ne i, 1992). Quando poi, E acle li iuni à, sa à Alces i a es a e in silenzio, come a so olinea e che la dis anza c ea asi a di lo o è o mai incolmabile. In ape u a di agedia una se a ci accon a come la p o agonis a si la i, indossi il es i o più bello e scelga i gioielli più p eziosi. Semb a p epa a si alla mo e con calma e anquilli à, come seguendo un i uale già p edispos o. Tu o ino a quando, i o na a nella sua s anza, si o a di on e il le o nuziale. Il le o semb a esse e lo s umen o, l’immagine che le pe me e di acquisi e la consape olezza e la pe cezione del suo sac i icio. “Y después se ue a su alcoba y a su lecho, donde llo a y dice: Oh lecho donde pe dí mí i ginidad con es e homb e po quien mue o, 4 A p oposi o del sac i icio di Alces i in appo o agli al i sac i ici p esen i nelle ope e eu ipidee si eda ad esempio Valgiglio, E., Il ema della mo e in Eu ipide, Biblio eca della Ri is a di S udi Classici, Saggi a i nº4, To ino, 1966. “Con on a o con il sac i icio di I igenia, il sac i icio di Alces i è meno g andioso e meno icco pe ò più so e o e più sen i o, più cos oso, meno spe acola e ma più in imo, meno ideale ma più icino alla eal à, meno sublime ma più comune.” 117 Re is a In e nacional de Cul u as y Li e a u as, ab il 2009 ISSN: 1885-3625 DOI: h p://dx.doi.o g/10.12795/RICL.2009.i08.09 116 Re is a In e nacional de Cul u as y Li e a u as, ab il 2009 ISSN: 1885-3625 Daniele Ce a oDonne che sac i icano nella G ecia An ica DOI: h p://dx.doi.o g/10.12795/RICL.2009.i08.09 ci à, la sua immagine agli occhi dei suoi ci adini sono le p eoccupazioni di Adme o. Alces i ha uba o la glo ia che spe a a all’uomo, al e, al condo ie o. Il e o imo e di Adme o è quello di esse e accusa o dai nemici di esse e un coda do, di esse si a o ba e e da una donna, di non esse e un e o uomo. Riesce a i e sa e ques a colpa sul capo di Alces i, colpe ole di a e lo a o s igu a e, di a e lo messo in ca i a luce di on e agli amici. Così come sa à lui s esso ad amme e e: “Es a es la ama que en e los malé olos end é. ¿Pa a qué, amigos, me glo io de i i , con mala ama y mala o una?” Pe Adme o, la p op ia immagine, l’appa enza sono più impo an i dell’amo e e il suo lu o ha a che ede e con la pe di a dei suoi i e imen i domes ici. Alces i le manca come moglie, pe il suo uolo di mad e, ma non come donna. Anche nell’incon o inale con E acle, quando a iene “la es i uzione” della moglie, Adme o mos a anco a una ol a u a la sua ambigui à e le sue debolezze. Semb a più p eoccupa o di ing azia e l’amico che di iabb accia e la moglie. Solo successi amen e, Adme o chiede ad E acle pe ché Alces i non pa li e alla ispos a di E acle, che appa e mol o con usa ed enigma ica, es a anquillo, non a al e domande, non appa e p eoccupa o. La cosa impo an e semb a il a o di esse e ien a o in possesso della moglie, come si i o a un ogge o, sma i o nei so e anei dell’Ade, che non si pensa a di po e io ene e. Alces i, in ece, non ha scel o di ole o na e, di iuni si al ma i o. Il suo i o no al o non è che un a o e a uomini, un ispe a e un pa o di ono e a ecchi amici. Non bisogna dimen ica e che lo s a us della donna in G ecia imane pu semp e quello di un ogge o, Alces i app esen a il dono che due po en i si scambiano, cioè di en a il mezzo a a e so il quale i appo i di po e e e ge a chia si in o zano a uomini (Bel ame i, 2008). Alces i i o na quasi in una dimensione a sè s an e, s acca a dal es o dei comuni mo ali, come se nulla po esse più in ange e lo s a o che ha aggiun o. Il senso del sac i icio di Alces i, si i o a allo a nell’e imologia della pa ola “sac o” come “sepa a a” ispe o al mondo in cui i e a p ima. Acce ando di mo i e e o nando dalla mo e, non sol an o imane in una condizione di isolamen o ispe o al es o degli umani, ma, imane sop a u o es anea a sé s essa, sepa a a da quella che e a p ima e che adesso non po à piú o na e ad esse e. Ques o sdoppiamen o del pe sonaggio iene già annuncia o lungo u a l’ope a; già Adme o nel p imo incon o con E acle a e a pa la o della moglie in ques i e mini: “Sob e ella es posible da doble e sion… Es á y no es á y me causa dolo ”. D´al onde, è signi ica i o che lungo u o il es o si pa li di Alces i come “s anie a” e come “donna es anea”9. Pe a e un pa allelo con Medea, possiamo di e che in ques i 9 Sul e mine es anea è cos ui o u o il dialogo a E acle ed Adme o.( .533) He acles: Fo as e a o alguien pa ien a uya? Adme o: Fo as e a mas po o a pa e o zosamen e empa en ada a la casa. La pa ola se e a ene e in piedi l’equi oco e a non a capi e ad E acle che la donna che do à mo i e è Alces i. Il e mine i o ne à nel dialogo a E acle e il Se o e se i à a so olinea e la supe io i à mo ale di Alces i nei con on i degli al i pe sonaggi e la sua condizione di sepa a a. es ais oyendo lo que ues o pad e dice que no se casa á con o a muje , po oso os y po no deshon a me… En onces ecibe es os niños de mi mano… Sé u aho a, en mi luga , mad e de es os niños”. L’appella i o “donna” iene spesso usa o nella agedia g eca come e mine disp egia i o6 nei con on i di un uomo e Alces i, chiedendo al ma i o di a si mad e, lo ascina uo i dalle ipiche unzioni che spe ano ad un uomo e a un e del suo empo. Anche il co o, si domanda se pe Adme o non sa ebbe meglio suicida si, a a e so un impiccagione, modo di mo i e ipico dei pe sonaggi agici emminili che si olgono la i a7. Alces i in ece si a uomo: è lei che scende agli In e i pe ché Adme o possa es a e a ede e la luce. ? lei a p ende e l’inizia i a, ad agi e. Se O eo e a sceso all’Ade pe ecupe a e Eu idice, o a è Alces i che isca a Adme o: “Tú, muje única y que ida, cambias e el alma de u ma ido po la uya cuando ya es aba en el Hades”. Successi amen e, sa á lo s esso Adme o a de ini e Alces i come mad e e pad e insieme, e idenziando un mu amen o nei uoli classici impos i dalla socie à g eca all’uomo e alla donna (“es a muje ex aña, a la cual yo, mad e y pad e, pod ia con azon c ee mía”). Alces i è dunque un’e oina che demolisce gli s e eo ipi, as o ma Adme o da campione del genos a mad e e cus ode dell’oikos. Il sac i icio pe me e ad Alces i di impo si, di a sen i e la sua oce, di assume e il comando, cos inge e il ma i o a giu a e, a so ome e si. Alces i a quello che una donna g eca del V secolo mai si sa ebbe po u a pe me e e, impo e la p op ia legge al ma i o, collocandola al di sop a della no ma sociale, come a e a a o An igone. Alces i iene ad inca na e u i i alo i di cui Adme o semb a esse e p i o, da donna di casa si as o ma in donna di azione, in esempio di i ù. Adme o, dopo a e chies o alla moglie di sac i ica si pe lui, es a anco a o ai se, (“si yo u ie a la lengua y el can o de O eo8”), e alla sua passi i à. Adme o ha i iu a o la p op ia mo e e si specchia in quella della moglie, ce cando di app op ia si anche del suo dolo e. Adme o o se po ebbe anco a cambia e la si uazione, sal a e la moglie e mo i e ma, nelle sue pa ole c’è solo iconoscenza e ing aziamen o, quindi acce azione e assegnazione. Pe Adme o, come p e ede il codice della socie à g eca, la sua compagna, non è solo una donna di ca ne ed ossa, ma sop a u o una me ce di scambio. La mo e di una moglie, come si è de o, non è mai un d amma pa agonabile a quella di un uomo o di un amilia e dello s esso sangue. La mo e di una donna pesa meno, può esse e asso bi a e supe a a con maggio e disin ol u a. Eu ipide illus a una so a di ge a chia delle mo i. La i a umana non iene conside a a come un alo e assolu o, ma come un alo e del u o ela i o. Nei due incon i con Adme o anche E acle, quando si in oma su chi sia mo o, nomina p ima i igli, il pad e e la mad e di Adme o, Alces i, la moglie, è semp e in ondo a ques o elenco di possibili lu i. Adme o una ol a mo a Alces i, abbandona p es o il uolo del edo o pe iassume e p on amen e quello di e, che, con g ande lucidi à, dà disposizioni p ecise pe alles i e il une ale. Il uolo, la sua unzione all’in e no della 6 Così lo u ilizza Eschilo nelle Eumenidi pe i e i si a Egis o pe so olinea e la sua incapaci à decisionale. 7 Il suicidio è un a o che può incon a e il ispe o degli uomini ma es a pu semp e una mo e da donne, un ges o che deno a mancanza di co aggio. Anche nella scel a del modo di suicida si i è una dis inzione di sessi. Aiace e Emone scelgono il pugnale le donne in ece, sal o a e eccezioni, come nel caso di Deiani a e Eu idice, op ano pe l’impiccagione 8 Secondo la leggenda, O eo a e a pa ecipa o con Adme o ed E acle alla imp esa degli A gonau i. 119 Re is a In e nacional de Cul u as y Li e a u as, ab il 2009 ISSN: 1885-3625 DOI: h p://dx.doi.o g/10.12795/RICL.2009.i08.09 118 Re is a In e nacional de Cul u as y Li e a u as, ab il 2009 ISSN: 1885-3625 Daniele Ce a oDonne che sac i icano nella G ecia An ica DOI: h p://dx.doi.o g/10.12795/RICL.2009.i08.09 Mulle de Inda, C., Consciencia de la esponsabilidad: Alces is y An igona in Syn hesis, (3):19-32, 1996. Ne i, A., Pe una le u a an opologica dell’Alces i in Lexis: Poé ica, e ó ica e comunicaciones nella adizione, (9-10): 93-114, 1992. Paduano, G., Eu ipide, Alces i, La Nuo a I alia, Fi enze,1969. Pa oni, M. P., Alces i. Va iazioni sul mi o, Ma silio, Venezia, 2006. Tagliapie a, A., Il elo di Alces i. 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D’al onde, cosa po ebbe di e Alces i ad Adme o, all’uomo che ha pe messo che mo isse pe lui, all’uomo che l’ha is a sac i ica si e non ha a o nulla pe impedi lo? Il suo silenzio so olinea il suo s a us di mo e simbolica, in con apposizione alla sua p esenza isica, il suo silenzio é l’assenza da un disco so che sol an o può di si in maschile. Dice Ma ia Zamb ano (2001) che An igone non a ebbe po u o oglie si la i a pe ché mai l’a e a possedu a ealmen e, lo s esso succede ad Alces i che pe de la i a pe causa di un uomo e, la ecupe a pe causa di un al o. Vá e iene dalla mo e come una mone a di scambio. Se An igone appa iene ad una “s i pe di mu a i”, como sos iene Lola Luna (1996: 12), non lo è di meno Alces i, ci conda a dal mu o in isibile, ma non meno consis en e, del silenzio. Ri e imen i bibliog a ici Albani, U., “L’Alces i di Eu ipide” en Maia 13, Fi enze, 1961. Bel ame i, A., “I igenia e le al e. 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