L'uomo delinquente in rapporto all'antropologia, alla giurisprudenza ed alla psichiatria
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CESARE LOMBROSO
L'UOMO DELINQUENTE
DELINQUENTE
IN RAPPORT
ALL' ANTROPOLOGIA, ALLA GIURISPRUDENZA ED ALLA PSICHIATRIA
QUINTA EDIZIONE
VOLUME TERZO, Biblioteca PixeLegis. Universidad de Sevilla.
E D .A_ 1
=3
P E N
D I c
SUI PROGRESSI DELL'ANTROPOLOGIA CRIMINALE NEL 1895-96
TORINO
FRATELLI BOCCA EDITORI
LIBRAI DI S.
IL AZ D'ITALIA
t3T-TOCIT_Tia£3.P.I.X
MILANO
ROMA
FIBENZE
Coreo Vittorio Em., 21.
Via del Corso, 216-217.
Via Cerretani, 8.
Depositi a PALERMO-MESSINA-CATANIA
1897
PROPRIETÀ LETTERARIA
TORINO — VINCENZO
BONA,
Tip.
di S. M.
A
M. NORDAU, KURELLA, PFUNGST
GLI APOSTOLI DELLA NUOVA SCUOLA
IN EUROPA
D. D.
i4D
PART I
EZIOLOGIA
DEL
DELITTO
CAPITOLO I.
Meteore
e Clima. — Stagioni. -- Mesi. — Caldi eccessivi.
Non vi è delitto che non abbia radice in molteplici cause : che se
queste molte volte s'intrecciano e si fondono l'una coll'altra,
ciò
non
ci impedisce dal considerarle, obbedendo ad una necessità scolastica
o di linguaggio, una per una, come si pratica per tutti í fenomeni
umani, a cui quasi mai si può assegnare una causa sola, scevra di
concomitanze. Nessuno dubita, ormai, che il colèra, il tifo, la tuber-
colosi s'originino da cause specifiche; ma pure, chi può negare che,
oltre queste, vi influiscano tante circostanze — meteoriche; igieniche,
individuali, psichiche, da lasciare, sulle prime, nel dubbio della
influenza specifica anche i più provetti osservatori?
1.
Temperature eccessive. —
Importantissime fra le cause deter-
minanti d'ogni atto biologico sono le meteoriche: precipua fra queste
è l'azione del calore: così la Drosera Rotundifolia, esposta all'acqua a
43°,3" s'incurva e si fa più sensibile all'azione delle sostanze azotate
(Darwin,
Piante insettivore) :
ma a grande temperatura a 54°,4' non
presenta più alcuna flessione, i suoi tentacoli temporariamente si pa-
ralizzano ; lasciati, poi, nell'acqua fredda si ritendono.
La statistica e la fisiologia dimostrarono che una grande parte
delle funzioni nostre è influenzata dal calore (1).
Quindi si capisce quanto influisca il calore eccessivo sulla psiche
umana.
(1)
Pensiero e meteore
di C.
LoniBROSO (a
Bibl. int, scientif. »), Milano, 1878.
',olmos° —
Uomo delinquente —
Ve].
III.
]
-2
La storia non segnala alcun esempio d'una regione tropicale, in
cui il popolo siasi sottratto alla servitù; nessun esempio, in cui
il
caldo eccessivo non abbia dato luogo ad un' abbondanza di nutri-
mento, e l'abbondanza della nutrizione ad una distribuzione ineguale
in principio della ricchezza, e in seguito del potere politico e sociale.
Fra le nazioni soggette a queste condizioni il popolo non conta
nulla, non ha controllo nè voce nel governo del paese. -- Se vi eb-
bero rivoluzioni nel governo, tutte furono di palazzo, giammai di
popolo che non vi annetteva alcuna importanza (Buckle, op. cit., I,
195496).
h
Buckle fra le altre ne trova una ragione sulla minore resistenza
che acquista l'uomo alla lotta avendo minor bisogno di combustibile,
di vestiario
e
di cibo ; da questa maggiore facilità l'uomo è tratto
all' inerzia, alla Tapas, al Keff, allo Joga, agli ascetismi della Te-
baide. L'inerzia, resa necessaria dal caldo eccessivo, ed ispirata dal
sentimento abituale di debolezza, rende l'economia più soggetta alle
spasmodie, favorisce le tendenze alla pigra contemplazione, all'esa-
gerata ammirazione, e quindi al fanatismo religioso e dispotico; di
qui lo esagerato libertinaggio che si alterna roll' eccessiva supersti-
zione, come l'assolutismo più duro colla sfrenata anarchia.
Nei paesi freddi la resistenza alla vita sarebbe maggiore, per la
maggior difficoltà dell' alimento, del vestiario e del riscaldamento,
ma appunto per questo vi è minore l'idealità e l'instabilità; il freddo
eccessivo rende l'immaginazione assai più lenta e meno irritabili e
meno mutevoli gli animi; d'altronde dovendo l'uomo supplire con
molto combustibile ed enormi dosi d'alimento carbonioso al difetto
di calore, consuma forze che vanno a detrimento della vitalità indi-
viduale e sociale.
Da ciò, e dall'azione diretta depressiva sui centri nervosi, si origi-
nano la maggior calma e dolcezza degli animi. Il dottor Rink ci
dipinge certe tribù degli Esquimesi così pacifiche e calme, da man-
care perfino delle parole corrispondenti all'idea di rissa o di litigio :
la più grande reazione alle offese é in esse il silenzio
(B.
Britannia.,
1876) ; e
•
Larrey vide, sotto i geli di Russia, diventare deboli e per-
— 3
fino vigliacchi, quei soldati, che prima nè pericoli, nè ferite, nè fame
avevano fiaccato mai.
Il Bo
y
e narra che nei Tschiucki, a — 40°, non si notavano mai liti,
nè violenze, nè delitti; essi sedevano apatici e amorosi fra loro.
L'ardito viaggiatore polare Preyer notò come a --40° la sua vo-
lontà fosse paralizzata, i sensi ottusi, la parola inceppata (Petermann,
Mitth.,
1876).
Ed eccoci spiegato perchè non solo la semibarbara e dispotica
Russia, ma anche le liberalissime terre Scandinave siano state, al-
meno anni fa, sì poco rivoluzionarie e ambedue quasi allo stesso
livello
(V.
mio
Delitto politico e le rivoluzioni,
parte I).
2.
Azione termica moderata. —
L'azione termica che, viceversa,
spinge più alle ribellioni ed ai delitti è il calore relativamente mo-
derato. Ciò ci viene riconfermato dalle osservazioni sulla psicologia
dei popoli meridionali che ci dimostrano tendenze all'instabilitá, alla
prevalenza dell' individuo sugli enti sociali, sul comune e lo stato,
sia perchè il calore stesso eccita i centri nervosi a guisa degli al-
coolici, senza giungere mai al grado di provocarvi l'inerzia, sia perchè,
senza annichilarli completamente, ne scema i bisogni aumentando la
produzione agricola, e diminuendo le esigenze di cibo, di vestiario e di
alcoolici: nel gergo Parmigiano il sole è detto il
Padre dei mal vestiti.
Daudet, il quale ha fatto tutto un romanzo
(Numa Roumestan)
per dipingere l'influenza grande dei nostri climi meridionali sulle ten-
denze morali, scrive : « Il meridionale non ama i liquori : si sente
ebbro dalla nascita: il sole, il vento gli distillano un terribile alcool
naturale, di cui tutti quelli che nascono laggiù sentono gli effetti...
Gli uni han solo quel caloruccio che scioglie la lingua ed i gesti,
raddoppia l'audacia, fa vedere azzurro per tutto: fa dire delle men-
zogne : altri giungono al delirio cieco... E qual è il meridionale
che
non abbia sentito le momentanee prostrazioni degli attossicati, quel-
l'abbattimento di
tutto
l'essere, che succede alla collera, agli entu-
siasmi ? »
A proposito delle regioni meridionali d' Italia, Rocco De Zerbi
dettava :
-4
-
« La debolezza dell'Italia è alle ginocchia, è alle gambe, ai piedi;
il
male, il male vero profondo, è qui. A Milano due partiti si ac-
capigliano, si graffiano, si dilaniano, perchè ciascun d'essi ha una
fede; qui si fa lo stesso, ma senza fede. La fede fra noi è sostituita
dalla
speranza,
speranza di pagar meno, negli onesti; di guadagnar
più, nei meno onesti o nei
bisognosi
« In tutte le rivoluzioni di Palermo, scrive Tommasi-Crudeli, una
parte rilevante è stata rappresentata dalla gente manesca e facino-
rosa, spintavi dall'odio dei dominanti, ma più ancora dai suoi istinti
anarchici, e dall'idea che libertà significasse cessazione dell' impero
della legge.
« Nè il loro concorso era rifiutato dagli onesti, tanto più che l'en-
tusiasmo generale conteneva i più pravi istinti di quella gente ed
eccitava i più nobili, che, in uomini d'una razza così fiera come la
siciliana, non periscono mai. Ma poi la bestia si mostrava. Apri-
vano le prigioni, e coi carcerati si ingrossavano le squadre, si im-
ponevano al governo, facendo più o meno prevalere una bestiale
anarchia, di cui approfittava il Borbone, come avvenne nel 1820,
nel 1849 » (1).
E Turiello nel suo bel libro
(Governo e Governati,
Bologna, Za-
nichelli, 1881-82) nota, fra le cause della maggiore criminalità nei
paesi meridionali, la poca precisione dei concetti causata forse dalla
troppa rapidità con cui essi svolgonsi nei paesi caldi.
« 11 napoletano
dice:
Ho colpito
vicino
al muro per dire
al muro;
io voglio
a te
per dire
voglio te;
e trascurano i piccoli valori; e
nella pittura stessa, anche nella pittura prevale il colorito al disegno,
e da questo al non tener conto di un piccolo furto, a mancare man
mano alla fede, al dovere, di cui i limiti si fanno elastici è un pic-
colo passo.
« Il Sud ha più pronte oscillazioni delle passioni del Nord, com-
mette più crimini, per amore, timore, per impeto, e quindi contro
le persone, mentre nel Nord più per proposito deliberato; il difetto
(1)
La Sicilia,
1871. — V. pure
ALONGI,
La ilafia, «
Bibl. d'antr. crim. ',
Bocca, 1886.
-5—
di freni porta danni più pronti al Sud (brigantaggio), più durevoli
al Nord (sètte).
«
Un altro carattere dell'uomo meridionale è l' individualità, per
cui rifuggono da formar corpo, per cui ogni società tende a disor-
ganizzarsi, il che dipende dal maggior valore individuale, ma che
finisce ad una maggior debolezza ; il monello accusa il compagno al
cocchiere, i piccoli possidenti si segnalano fra loro ai briganti invece
di coalizzarsi contro a
loro;
io osservai che le società scientifiche
in Italia non si formano che fra mediocri, e per mutuo incensa-
mento ; mai vi si riuniscono due belle notabilità, tanto l'una sdegna
l'altra ».
Neri Tanfuci
(Napoli a colpo d'occhio)
dà fra i caratteri del po-
polo meridionale la instabilità.
«
Ci sembrano ingenue creature, quando all'improvviso ti paiono
bricconi matricolati; così sono laboriosi ed oziosi, sobrii ed intempe-
ranti ; insomma la loro indole; ben inteso nella plebe, è anguilliforme,
scivola senza che si possa fissare.
«
Il clima favorisce la perdita del pudore.
«
Essi sono prolifici, il pensiero dell'avvenire dei figli non li spa-
venta.
«
Il lazzarone rubacchia all'occasione, non perb se vi incorre peri-
colo:
millantatore, racconta dieci e compie uno. Attaccando lite ge-
stisce e grida per far paura alla paura che ha, cerca evitare i fatti;
però una volta venuto alle mani si fa feroce.
«
Geloso, sfregia la donna di cui dubita: ed essa se ne tiene;
indipendente, non pub sopportare ospedali, ricoveri.
«
Quando hanno da lavorare, lavorano però ottimamente. Sentono
forti
gli affetti di famiglia. Si
contentano di poco, non s'ubbriacano.
«
Scaltri, bugiardi e timidi, la loro esistenza è una serie di piccole
frodi ed inganni e di accatto. Per aver un soldo di elemosina son
capaci di leccarvi la scarpa, senza sentirsene umiliati.
«
La loro scienza è la superstizione : passa un gobbo, un
cieco, c'è
uno scongiuro
speciale. Le loro idee stanno nel circolo di Dio, di
diavolo, streghe, iettatura, S
ma
Trinità, onore, coltello, furto, orna-
—
6 —
menti, e... camorra. La plebaglia ha paura di questa, ma la rispetta,
perchè da questi prepotenti sa di esser difesa contro altri prepotenti ;
è
l'unica autorità dalla quale possa sperare qualche cosa che somigli
alla giustizia... ».
3.
Reati e stagioni. —
Dopo ciò facile è capire come il calore
influisca in molti reati. Dalla
statistica del Guerry appare che in
Inghilterra ed in Francia
i
delitti di stupro e di assassinio preval-
gono nei mesi caldi: e altrettanto notò il Curcio fra noi.
Inghilterra
Francia
Italia
(1834-56)
(1829-60)
(1869)
Sopra 100 stupri
in
Gennaio
5,25
5,29
26 in
tutto
f3
jÍ
;opi
»
»
Febbraio
7,39
5,67
22
»
»
Marzo
7,75
6,39
16
»
»
»
Aprile
9,21
8,98
28
»
(1I
-»
»
Maggio
9,24
10,91 29
•»
»
»
»
Giugno
Luglio
10,72
10,46
12,88
12,95
,
29
37
»
»
al
»
»
Agosto
10,52
11,52
35
»
»
Settembre
10,29
8,77
29
»
»
»
Ottobre
8,18
6,71
14
»
»
» Novembre
5,91
5,16
12
»
»
Dicembre
3,08
4,97
15
»
^ l
Secondo il Guerry,
i
n Inghilterra, e Curcio
fra
noi
il
massimo
degli assassinii si nota nei mesi più caldi ; ammontarono:
In Inghilterra
In
Italia
i
rei contro le persone (1869)
in Luglio ..
1043
307
»
Giugno..
.
1071
301
»
Agosto
..
928
343
»
Maggio ..
.
842
288
»
Febbraio
701
254
»
Marzo
.
.
681
273
»
Dicembre .
.
651
236
»
Gennaio.
605
237
— 7 .^
Anche l'avvelenamento, secondo il Guerry, predomina in maggio.
Lo stesso fenomeno si nota nelle ribellioni : studiando come feci
nel
Delitto politico
le 836 ribellioni avvenute nel mondo dal 1791
al 1880, trovai che riguardo all'Asia e Africa il maggior numero
ne avvenne nel luglio (13 sopra 53). — Anche per l'Europa e per
l'America il predominio delle ribellioni nei mesi caldi non potrebbe
essere più spiccato. In Europa il massimo numero è dato dal luglio,
e in America dal gennaio, che sono rispettivamente i due mesi
più
caldi (come ci mostra per quest'ultima l'Atlante), il minimo numero
è
dato da novembre e dicembre in Europa, da maggio e giugno in
America: mesi che di fronte alle rispettive temperature sono corri-
spondenti (Vedi Atlante).
Che se dal complesso dell' Europa passiamo alle singole nazioni,
noi troviamo ancora il maggior numero di rivoluzioni nei mesi caldi.
Predomina il luglio in Italia, Spagna, Portogallo Francia; l'agosto
in Germania, Turchia, Inghilterra e Scozia, e nella Grecia insieme
al marzo ; il marzo in Irlanda e nella Svezia, Norvegia, Danimarca;
il
gennaio nella Svizzera ; il settembre nel Belgio e Paesi Bassi ;.
l'aprile in Russia e Polonia, e col maggio nella Bosnia, Erzegovina,
Serbia, Bulgaria. Per
cui
l'influenza dei mesi caldi sembra maggiore
nei paesi del Sud (Vedi Atlante).
4.
Stagioni. —
Raggruppando i dati sulle ribellioni di 100 anni
in Europa troviamo per stagioni:
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Estate
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Autunno
18
14
4
5
3
15
6
3
l
3
5
4
7
2
2
2
Inverno
20
18
6 3
3
10
2
10
4
3
4
3
2 2
1
1
Per lo che in 9 nazioni, fra cui tutte quelle del Sud, il
predo-
— 8 --
minio è nell'estate; in 4, e fra esse le più nordiche, è in primavera;
per una si notò in autunno (Austria-Unghe
ria
) e per una in inverno
(Svizzera). Salvo due eccezioni, la primavera ha sempre più rivolu-
zioni che l'autunno; troviamo, poi, che 5 volte, e principalmente nei
paesi più caldi, l' inverno ha più rivoluzioni che l'autunno, 8 volte
ne ha meno, 3 volte un numero uguale.
E volendo contarvi l'America specie del Sud, ritenendo che ivi il
gennaio per l'America corrisponda al nostro luglio, il febbraio al-
l'agosto (v. s.), ecc., abbiamo:
Primavera
Estate
.
Autunno .
Inverno
.
.
.
.
.
•
.
America
76
92
54
61
Europa
142
167
94
92
.,1.,1.
Donde si vede che l'estate tiene il primo posto per entrambi gli emi-
sferi; la primavera poi supera sempre l'autunno e l' inverno, come
nei delitti, forse per i primi caldi, ma anche per le minori provviste;
mentre l'autunno e l' inverno hanno un numero di rivoluzioni poco
differenti fra loro; cioè per l'America l'inverno dà 7 rivoluzioni più
che l'autunno, per l'Europa 2 di meno.
Quanto agli altri delitti, con evidente predominio dell'estate e
della primavera, secondo G-uerry abbiamo
'11
^
nell' inverno .
in primavera
» estate . .
» autunno .
In Inghilterra
In Francia
delitti contro le persone
•
•
•
17,72
15,93
. .
26,20
26,00
31,70 37,31
•
• •
24,38
20,60
Benoiston de Chateneuf segnalb la maggior frequenza dei duelli
nell'armata in estate (Corre,
Crimes et Suicides,
1891, pag. 626). —
Ho dimostrato la stessa influenza pelle produzioni geniali
(Nomo di
genio, parte I).
5.
Anni caldi. ---
Ferri nel suo
Das Yerbrechen in seiner Abhcin-
—9—
gigkeit von dem jarhlichen Temperaturwechsel,
1882 mostrò come
dallo studio sulle statistiche criminali francesi dal 1825 al 1878 si
possa concludere non solo pei mesi, ma per gli anni più o meno
freddi, un parallelismo quasi completo colla criminalità.
L'influenza della temperatura si mostra spiccata e continua dal 1825
al 1848, ed è spesso anche maggiore di quella esercitata dalla produ-
zione agricola.
Dal 1848 in poi, salvo le perturbazioni più gravi, agricole e po-
litiche, ritorna di tempo ín tempo la coincidenza fra la temperatura
e la criminalità, sebbene in modo meno evidente e sensibile, specie
per gli omicidi e assassini, come negli anni 1826, 1829, 1831-32,
1833, 1837, 1842-43, 1844-45, 1846, 1858, 1865, 1867-68 — che
per gli stupri e attentati al pudore, i quali seguono invece assai più
esattamente le variazioni termometriche annuali. -- Così :
gli omicidi da 470 nel 1830 salirono nel 1832 a 520 e la temp. da 31° a 35°
e da 435 » 1848
gli stupri da 380 » 1848
e da 550 » 1871
»
» 1874 a 850
» da 31°,5 a 38°,5
Pei delitti contro le proprietà abbiamo un predominio notevole
nell'inverno, per es., furto e falso in gennaio, e poca differenza nelle
altre stagioni. Qui l'influenza della meteora è affatto diversa: aumenta
i bisogni, e diminuisce i mezzi di soddisfarli.
6.
Calendario criminale. —
Lacassagne e Chaussinaud (1), e
Maury completarono questa dimostrazione costruendo colla statistica
dei singoli delitti, dei veri calendari criminali ;a quella guisa con
cui i botanici ci diedero i calendari di flora.
L' infanticidio occupa il primo posto fra i delitti contro le persone
nel gennaio, febbraio, marzo e aprile (647, 750, 783, 662), il che
corrisponde ed ai maggiori concepimenti dei mesi primaverili, i quali
scemano in maggio, e sopratutto in giugno e luglio, riaumentano nel
novembre e dicembre (carnevale) ed al maggior numero di nascite
illegittime (1100, 1131, 1095, 1134), e press'a poco agli aborti.
(1)
Marche de ta criminalité en Frunce,
1880, Lyon.
» »
1850 a 560
»
»
31°a 33°
»
»
1852 a 640
»
»
31° a 35°
01'
— 10 —
Gli omicidi hanno un massimo, come le ferite, nel luglio (716).
Invece i parricidi l'hanno nel gennaio e nell'ottobre.
La temperatura si mostra nel suo massimo d'azione nello stupro sui
fanciulli, che ha il suo massimo nei mesi di giugno, poi di maggio,
luglio e agosto (2671, 2175, 2459, 2238), il minimo in dicembre
(993), seguìto dagli altri mesi freddi, mentre la media mensile
è
di 1684. Gli stupri sugli adulti non seguono lo stesso andazzo: dan
il
massimo in giugno (1078), il minimo a novembre (534), s'alzano
in dicembre e gennaio (584) (io credo per il carnevale) : sono
poi
stazionari in febbraio (616), riascendono in marzo e maggio (904) :
mentre la media mensile è 698.
Le ferite hanno un andamento irregolare perchè meno influenzato
dal
clima:
si alzano in febbraio (937), si abbassano nei mesi se-
guenti (840-467) per rialzarsi in maggio (983), giugno (958), discen-
dono in luglio (919), e riprendonsi in agosto (997) e settembre (993),
per riabbassarsi a novembre e dicembre (886).
Invece nei delitti contro le proprietà la variazione non è così
straordinaria, dando una differenza di 3000 in pizi, è vero, in di-
cembre e gennaio (16.879, 16.396), in genere nelle stagioni fredde,
e una decrescenza nell'aprile (13.491) e nelle stagioni calde, eviden-
temente non per ragione diretta del freddo, ma perchè nell'inverno
aumentano i bisogni, e scemano i mezzi di ripararli, e si hanno anche
maggiori opportunità del furto (media mensile 14.630).
Finalmente se noi seguiamo i curiosi studi di Maury
(Le mouve-
ment mural de la société,
1860) fatti sui ms. di Guerry, mese per
mese si può concludere:
In marzo 1' infanticidio tocca, assolutamente, il primo posto; su
10.000 delitti entra con 1193; vengon dopo lo stupro con violenza
con 1115, la supposizione e sparizione di parti, 1019, e il ratto di
minori, 1054; in
3
a
fila vengono le minaccie con iscritti 997.
In maggio noi troviamo il vagabondaggio, 1257, fra i primi; ven-
gono poi lo stupro e l'attentato al pudore, 1150; indi l'avvelenamento,
1144; e lo stupro su minorenni, 1106: quest'ultimo vi sale brusca-
mente, grazie al calore, al 4° dal 35° grado in cui era nel marzo;
I r
—
11 —
in aprile scende già al 10°. In giugno va al 2° con la cifra di 1303.
— Il primo posto in giugno, però, tocca ad un crimine assai analogo,
lo stupro su adulti, 1313; il 4° appartiene pure ad un delitto pure
sessuale, l'aborto, 1080, mentre il parricidio occupa il terzo posto
con
1151.
In luglio lo stupro su fanciulle sale al
1°
grado, 1330, e gli
altri più numerosi sono della stessa specie; ratto di minori, 1118;
attentato al pudore, 1093. Al 3° posto ascendono le ferite sui con-
sanguinei, 1100.
In agosto, la libidine cala al 3° posto; il 1° tocca agli incendi
rurali; qui non è più la temperatura, ma l'occasione che eccita il
colpevole, essendo l'epoca del raccolto la più propizia alle vendette
sulle proprietà; ma anche a questa tendenza violenta e passionata,
osserva assai bene Maury, la stagione calda non è certo estranea ; e
forse perciò le false testimonianze lasciano il posto alle subornazioni
di minori.
In settembre le passioni brutali s'ammorzano ; e gli attentati su
fanciulli sono al
15°
grado e al 25° quello su adulti; invece i furti,
gli abusi di confidenza toccano il
4
0
posto.
La concussione, la corruzione vi tiene il primato e così pure in
ottobre, il che devesi all'essere queste l'epoche degli affitti e dei
rendiconti di cassa. Le molte soppressioni e supposizioni di parti
dipendono dalla coincidenza col maggior numero delle nascite.
Da ottobre a gennaio spesseggiano l'assassinio, il parricidio, il
furto sulle pubbliche vie, grazie alle notti lunghe e alla solitudine
dei campi.
In novembre si riprendono gli affari e quindi maggiori i falsi in
scrittura, le corruzioni.
In gennaio, la falsa monetazione, i furti nelle chiese prendono
il
primato, certo grazie all'oscurità del giorno.
In febbraio riappare l'infanticidio e la soppressione di parto, per-
chè corrispondono all'epoca dei maggiori concepimenti.
T
delitti di libidine in ottobre avean toccato il 28° posto e il 29°
l'attentato su adulti che in novembre scesero al 24° e al 26°.
—
12 —
Ma che sui delitti d'impeto o di passione predomini sempre
l'in-
fluenza
del calore, io l'ho potuto dimostrare in un altro
modo:
da
uno spoglio fatto in 5 case di pena d' Italia (1), comunicatomi,
con quella gentilezza che gli è propria, dal comm. Cardon, e da
un altro fatto per un quinquennio nella casa di pena d' Aversa
dal Virgilio, ho potuto convincermi che le punizioni per atti
vio-
lenti nelle case di pena sono numerose assai più nei mesi c
aldi ;
per es. :
Maggio .
. 346
Ottobre . . . 368
Giugno .
. 522
Novembre
. 364
Luglio . . . 503
Dicembre
. 352
Agosto .
. 433
Gennaio .
• 362
Settembre
. 500
Febbraio
. 361
Gli stessi risultati si ottengono tenendo conto degli accessi degli
alienati, che dànno: (1867)
(1868)
Il massimo in Settembre
460
191
Giugno
452
207
»
Luglio
451
294
Il minimo in Novembre
206
206
»
Febbraio
250
121
»
Dicembre
245
87
Gennaio
222
139
7.
Caldi eccessivi. —
Quanto al minore predominio dei caldi ecces-
sivi e misti all'umido, ora Corre
(Facteurs généraux de
la
criminalité
dans les pays créoles — Arch. d'anthr. crini.,
1889, IV, 20 —
Arch.
de psych.,
X, 3) ci offerse un'altra analogia. Egli osservò nei reati dei
creoli alla Guadalupa che quando vi è il massimo del caldo (5 lu-
glio, 29
0
,3) si ha il minimo di crimini, specie contro le persone,
mentre nel marzo (con soli 17°) vi è il massimo di rei; un' inver-
sione, quindi dell'influenza termica, affatto simile a quella che i grandi
(1) Ancona, Alessandria, Oneglia, Genova, Milano, le punizioni annotate fu-
rono per gravi indiscipline, alterchi e violenze contro le persone.
-- 13 --
caldi
esercitano nelle rivoluzioni e ciò perchè il caldo umido eccessivo
vi agisce da deprimente e il freddo leggero da eccitante.
Nella stagione fresca notaronvisi 53 reati contro le proprietà
»
»
»
48 »
»
persone
»
calda
»
23 »
»
»
>>
»
»
51
»
»
proprietà.
Egli notò pure che nei reati contro le persone il giugno dà la
quota massima — il gennaio la minima.
8.
Altre influenze meteoriche ecc. —
Sogliono i direttori delle car-
ceri avvertire come i detenuti siano più irrequieti in vicinanza ai
temporali ed all' approssimarsi del 1° quarto di luna ; io non ho
dati sufficienti per dimostrarlo.
Siccome gli alienati che si identificano ai delinquenti quanto al
risentire notevolmente
l'
influenza termometrica sono pur sensibilis-
simi alle variazioni barometriche, è probabile che altrettanto accada
dei criminali (1).
Un fatto, poi, mi ha colpito che dimostra agire nel medesimo tempo
le influenze meteoriche e le organiche: è: che avendo per parecchi
anni notato gli entrati nel carcere giudiziario di Torino, giorno
per giorno, costantemente vidi in alcuni giorni entrare un numero
notevole, fino 10 su 15, di erniosi, o di individui asimmetrici, o
biondi, o neri, spesso anche provenienti da paesi diversi ; e nei giorni
di una stessa settimana in cui, dunque, l'influenza della temperatura
era immutata.
L'influente economiche e politiche degli ultimi anni prevalsero
così da far andare in seconda linea le meteoriche: così è che l'azione
del calore medio dell'anno, evidente nei passati anni in Francia,
scema negli ultimi ; così è che l'Europa nordica (Russia, Danimarca)
che parea non desse mai ribellioni, ne dà ora quanto nei paesi del
sud;
ma non perciò quelle prime influenze possono disconoscersi.
9.
Delitti e ribellioni nei paesi caldi. —
È evidente in tutto ciò
il predominio non esclusivo, ma grande, del fattore termico; e ciò
(1)
Vedi
Pensiero
e
meteore,
di C.
LOMBROSO.
Milano, Dumolard, 1878.
— 44 —
riesce ancor meglio colla ricerca della distribuzione geografica dei
delitti e delle ribellioni politiche.
Infatti nelle zone meridionali, di Francia e d'Italia, si commet-
tono delitti contro le persone (meno assai contro le proprietà) più
numerosi d'assai che nelle nordiche e centrali, sul che ritorneremo
tosto parlando della camorra e del brigantaggio.
In Francia, G-uerry dimostrò che i reati contro le persone sono
al sud più numerosi del doppio, 4,9, che non al centro ed al nord,
2,7; 2,8. Viceversa, i delitti contro la proprietà spesseggiano al
nord, 4,9, in confronto del sud e del centro, 2,3.
In
Italia:
Omicidi qualif.,
Reati
semplici, ecc.,
Furti
denunciati
e grassazioni
qualificati
con omicidio
Proporzioni su 100,000 abitanti
Italia settentrionale .
746
7,22
143,4
Italia centrale
.
.
862
15,24 174,2
Italia meridionale
.
1094
31,00
143,3
Italia insulare
.
.
1141
30,50
195,9
Nella stessa Italia del nord, la Liguria, per ciò solo che gode di
un clima assai più mite, offre in confronto delle altre regioni un
maggior numero di reati contro le persone.
Il massimo numero dei reati denunciati nel 1875-84 fu dato dal
Lazio e poi dalle regioni insulare e meridionale; il minimo dai com-
partimenti del nord, con una quota che va da 512 reati su 100,000
abitanti nel Piemonte, da 689 in Lombardia a 1537 nel Lazio; 1293
in Sardegna, 1287 nelle Calabrie. E le proporzioni più gravi nel
numero degli omicidi troviamo esclusivamente al sud e nelle isole.
In Russia l'infanticidio, insieme al furto nelle chiese, è massimo
al sud-est, mentre l'omicidio, e più il parricidio, crescon dal nord-est
al sud-ovest (Anutschin).
Holtzendorff calcola « che il numero degli assassini degli Stati
Meridionali del Nord America sia di 15 volte superiore a quello
dei Settentrionali; così nella N. Inghilterra, si ha 1 omicidio su
66.000 abitanti; nel Sud se ne ha 1 su 4 a 6000 abitanti ; nel
u, ,
— 15 —
Texas, secondo Redfield, se ne ebbero 7000 su 818.000 abitanti in
15 anni — ; fin nelle scuole vi si trovano fanciulli provvisti d'armi
insidiose » (1).
Osservando la distribuzione degli omicidi semplici e qualificati, in
Europa (Atlante), troviamo le cifre maggiori in Italia e negli altri
paesi più meridionali d'Europa : dando le cifre più scarse in alcune
delle terre più nordiche come l'Inghilterra, la Danimarca, la Ger-
manía (vedi Atlante).
Ed altrettanto dicasi per le rivolte politiche in tutta Europa (Vedi
Atlante e mio
Delitto politico,
1889).
Noi troviamo, infatti, il numero di queste aumentare man mano
da nord a sud, precisamente come aumenta da nord a sud il
calore (Vedi Atlante) ; vediamo la Grecia darci sulla proporzione di
10 milioni d'abitanti 95 rivoluzioni, cioè il massimo; e 0,8 la
Russia, il minimo; vediamo le più piccole quote nelle regioni nor-
diche, Inghilterra e Scozia, Germania, Polonia, Svezia, Norvegia e
Danimarca, e le maggiori nelle regioni meridionali, Portogallo, Spagna,
Turchia d'Europa, Italia meridionale e centrale, ed un numero medio,
appunto nelle regioni centrali.
Complessivamente troviamo nella:
Europa nordica
. . 12 rivolte circa sopra 10 milioni d'abit.
»
centrale . . 25
»
»
»
»
meridionale . 56
»
»
»
Vediamo, poi, considerando solo l'Italia, che 27 rivoluzioni su 10
milioni d'abitanti accaddervi nella regione settentrionale ; 32 per
l'Italia centrale, e 33 per l'Italia meridionale (di cui 17 nelle isole,
Sardegna, Corsica, Sicilia).
Una nuova prova per gli omicidi e per le ribellioni ne possiamo
trarre dalla
Statistica decennale della criminalitá in Italia
pub-
blicata dal comm.
Bodio e dalla
Statistica criminale dell'anno 1884
per la Spagna,
pubblicata dal Ministero Spagnuolo di Grazia e
Giu-
(1)
Assassinio e pena di
morte,
Berlino, 1895.
—
16 —
^i ¡¡
^Ir
l
í'
stizia (Madrid, 1885); dividendovi per ogni grado di latitudine il nu..
mero di quei reati, e proporzionandolo alla popolazione, troviamo:
Sana (1)
Italia (2)
Spagna
( su 100 mila abitanti
N°
dei reati commessi
N° dei reati denunciati
Gradi di lat.
Rivolte c. le guardie
C.• le persone
Rivolte c. le guardie
Omicidi
dal 36° al 37°
circa
14
74,3
»
37°
»
38°
»
12
112,1
36,7
39,9
»
38°
»
39°
» 9
58,5
42,0
32,8
io
»
39°
»
40°
»
8
48,4 30,6
30,0
»
40°
»
41°
»
11
(3)
72,4
37,8 (5)
31,9
»
41°
»
42°
»
9
(4)
39,7
36,8
(6) 28,7
»
42°
»
43°
»
6
31,2
32,7
20,9
»
43°
»
44°
»
5
29,7 18,7
14,1
»
44°
»
45°
»
19,8
9,2
»
45°
»
46°
»
19,2
5,8
»
46°
»
47°
»
16,2
5,8 (7)
Da cui l'azione del clima meridionale risulta evidente, e modificata
solo per le ribellioni per influenza della capitale (3) (6) e delle grandi
città (4) (5).
(1)
Per la Spagna nella
l
a
classe di reati comprendonsi: Ribellioni, sedizioni,
resistenze, attentati contro le pubbliche autorità e loro agenti, insulti a funzio-
íi
nari delle pubbliche amministrazioni, disordini pubblici; nella
2
a
:
Parricidi,
as-
ir
sassinii, omicidi, spari d'arma da fuoco contro persona, ferite, aborti, infanticidi
e duelli (Però duelli, infanticidi e aborti non sono insieme che 33 sopra 9154,
numero degli altri reati). II numero poi 6 quello dei reati che
hanno dato luogo
a procedimento
e la cui esistenza fu accertata.
(2)
Per l'Italia queste classi comprendono: la prima : Ribellioni, oltraggi, vio-
lenze, ecc. contro depositari ed agenti dell' autorità e della forza pubblica; la
seconda: Omicidi qualificati, semplici ed improvvisi e ferimenti con susseguita
^d
morte; grassazioni, ricatti, estorsioni e rapine con omicidio: sono i reati
denunciati.
`r
(3)
Notisi che qui si comprende la capitale Madrid.
(4)
D
n
Barcellona e Saragozza.
Í';à
(5)
n
»
Napoli.
(6)
a
a
n
Roma.
(7)
Ricordiamo che
la divisione per provincie non essendo fatta per ragioni
climatiche, ma storiche, politiche, ecc., alcune zone, specialmente in Italia, sta-
rebbero tra l'uno e l'altro grado di latitudine, per cui noi tenemmo d' occhio
specialmente la posizione del capoluogo di provincia, in cui del
resto avvengono
il
maggior numero di questi reati.
— 17 —
Viceversa in Spagna i furti qualificati si vedono emergere tanto
nelle provincie del Nord, Santander, Leon, come nel Sud a Cadiz,
come nel centro a Badajos, Cacerez e Salamanca, perchè meno dipen-
dono dal clima — e più dall'occasione: e perciò ivi pure sono più
frequenti nelle provincie del centro (dov' è la capitale) e del nord
l'infanticidio ed ìl parricidio — come in Europa in genere ed in
Italia e Francia.
In Italia vediamo dal grandioso Atlante del Ferri e dalle sta-
tistiche del Bodio prevalere questa influenza del caldo per tutta
l'Italia meridionale e insulare, salvo Sardegna, per gli omicidi sem-
plici, e nella Sardegna e Forlì per i qualificati: gli assassini pure
aumentano nell'Italia meridionale, ed insulare, salvo la parte
colo-
nizzata dai Greci, — Puglia, Catania, Messina, ecc. I ferimenti vo-
lontari aumentano colla stessa legge, fatta eccezione della Sardegna
in cui scemano, e coll'aggiunta della Liguria in cui compaiono
in
maggior numero (Vedi Atlante).
I parricidi assumono un analogo indirizzo: fortissimi, è vero, nel-
l'Italia meridionale e insulare, salvo nella parte Greca, hanno però un
certo aumento nel cuore del Piemonte. I venefici abbondano pure nel-
l'Italia insulare e nelle Calabrié, e negli antichi stati romani, qui
evidentemente senza influenza di clima. — Anche 1' infanticidio si
vede pur forte in Calabria, Sardegna, ma anche negli Abruzzi, ed
in Piemonte, rendendosi così indipendente quasi dal clima (Atlante).
Più ancora ciò notasi pelle grassazioni con omicidio prevalenti
nell'alto Piemonte, in Massa e Porto Maurizio, oltrechè negli estremi
lembi d'Italia e nell'isole. I furti qualificati poi abbondantissimi in
Sardegna, Calabria, Roma, presentano un altro massimo in Venezia,
Ferrara, Rovigo, Padova, Bologna, Roma, indipendentemente dunque
quasi affatto dal clima (Ferri,
Omicidio,
1895).
Così anche in
Francia:
poichè si vedono più frequenti gli assassini
e gli omicidi nella Francia del Sud, con alcune eccezioni che si spie-
gano etnicamente: invece i parricidi, gli infanticidi si sparpagliano
al Nord, al centro, al Sud, senza una speciale influenza climatica,
essenzialmente perchè qui le cause occasionali prevalgono (Atlante).
Lobunos° —
Uomo delinquente —
Vol. III.
-- 18 —
CAPITOLO
II.
Influenza dell'orografia nel delitto.
Geologia. — Terreni gozzigeni, malarici, ecc.
Volendo ricercare le altre
influenze e specialmente le orografiche
ed etniche mi valgo della distribuzione geologica ed orografica della
Francia di Réclus
(Géograplzie),
del Chassinaud,
Étude de la sta-
tistique criminelle de France,
Lyon, 1881, di Collignon,
Contribution
à l'étude anthrop. du population francaise,
1893; Idem,
Indice ce fa-
lico secondo il delitto in Francia; Archives d' anthrop. trim.,
1890;
del Topinard,
La couleur des yeux et cheveux (Arch. d'anthr.,1879),
e per l'Italia: Li
vi,
Saggio di risultati antropometrici,
Roma, 1894;
Id.,
Sull'indice cefalico degli italiani,
Roma, 1890,
e per la stati-
stica dei condannati in Francia della
Justice en France
(1882) colle
medie dei condannati dal 1826 al 1880: e delle belle opere di
Socquet,
Contribution à l'étude statistique de la crirninalité en
France,
dal 1876 al 1880, Paris, 1884, del Joly,
La France eri-
minelle,
1890,
dell'Atlante
dell' Omicidio del Ferri, 1895, che supera
quanto si è mai fatto in Italia e Francia su questo argomento, e
finalmente delle bellissime statistiche penali di Bodio.
1.
Geologia. —
Uno studio anteriore fatto sulla distribuzione
geologica dei terreni in Francia mi aveva già provata la scarsis-
sima influenza delle condizioni geologiche sui reati politici, essendo
la quota dei ribelli press'a poco egualmente distribuita nei vari
terreni salvo forse una piccola sproporzione pei terreni giurassici e
calcarei (V.
Delitto politico,
p. 77).
Altrettanto devo ripetere per la distribuzione dei reati contro le
persone
per 54 anni in Francia dove troviamo:
21 0/0
pei
dipartimenti in prevalenza di terreni giur. calcarei
19 »
»
»
»
granitici
22 »
»
»
»
cretacei
21 »
»
»
»
alluvionali
^^t
l^
tgl
—
19 —
con differenze quasi nulle ; e dicasi altrettanto pei reati contro le
proprietà.
2.
Orografia. ---
Studiando il rapporto dell'orografia colla quota
dei reati contro le persone, tentati e consumati in 54 anni in Francia,
vediamo come la quota minima di dipartimenti con cifre superiori
alla media della Francia intera:
la.
quota minima 20 0/0 si trova nei dipartimenti di pianura,
» media
33 » nei colligiani
» massima 35 » nei montani,
certo perchè la montagna offre maggior opportunità agli appostamenti,
e perchè alberga popolazioni più attive.
Che vi sia veramente un rapporto colla maggior attività lo sospetto
dall'aver trovato la stessa distribuzione in Francia per la genialità
e per le tendenze rivoluzionarie, massima nei dipartimenti montani,
50
0/0, minima nei pianigiani (V.
Delitto politico,
cap. IV).
Quanto agli stupri, pari o quasi, nei dipartimenti a terreno mon-
tano — 35 0/0 — e colligiani — 33 0/0 — essi sono straordinaria-
mente più numerosi in quelli in pianura che dànno il 70 0/0 certo
perchè qui la popolazione è più densa e più abbondanvi le grandi
città.
Quanto ai reati contro la proprietà, le differenze sono assai meno
spiccate. Si vedono essi eccedere all'inverso dei reati contro le persone :
più
nei distretti pianigiani
fino al 50 0/0
diminuendo nei
»
colligiani
»
47 »
e
nei
»
montanini
»
43 »
In Italia i furti qualificati non mostrano una speciale tendenza
verso il Sud nè un rapporto orografico. Noi li vediamo (Atlante
Ferri) dare i massimi, oltre i 201 per 100,000 abit. nella piana del
Po (Nord d'Italia) in Bologna, Ferrara, Venezia pianigiane ; e nella
Calabria che è montuosa e marina, come in tutta la Sardegna pure
marina e montanina; e nella provincia di Livorno, mentre la più
meridionale Sicilia ne è meno colpita.
Nel Tonchino la pirateria è favorita dal sistema d'irrigazione che
1D^
D2D^
— 20 —
facilita
l' operazione dei banditi formicolanti nei litorali (Corre,
Ethnol. Cr.,
43).
Malaria. —
Prendendo i paesi d'Italia che dalla bellissima carta
di Bodio, 1894, appaiono i più colpiti dalla malaria che vi causa
mortalità da 5 a 8 per 1000 abitanti, e sono Grosseto, Ferrara,
Venezia, Crema, Vercelli, Novara, Lanciano, Vasto, S. Severo, Ca-
tanzaro, Lecce, Foggia, S. Bartolomeo in Galdo, Terracina, Sardegna,
vediamo che l'intensitá del morbo coincide col maggior numero dei
reati contro le proprietà in 5 su 13 — in Grosseto, cioè, Ferrara,
Sardegna, Lecce,
Roma.
Quanto agli omicidi ecc. manca completamente ogni rapporto: anzi
si nota che nella Sardegna meridionale, la più colpita dalla ma-
laria, vi sono meno reati che nella settentrionale : altrettanto dicasi
dei reati contro il buon costume; e così in Francia ove Morbihan e
Landes, Loir-et-Cher ed Ain, malarici, hanno cifre scarse di omicidi
e stupri.
Gozzigeni. —
I
grandi centri cretinogini e gozzigeni d'Italia che
tanto influiscono sull'igiene e sull' intelligenza degli abitanti (1),
Sondrio, Aosta, Novara, Cuneo, Pavia, non si distinguono per pecu-
liari
intensità nel crimine, son tutti sotto la media nell'omicidio,
nei furti e nei reati contro i costumi solamente. Sondrio contro
il
buon costume dà più rei che le vicine Como e Brescia — come 13,2
a 9,5 ed 8, 0.
Anche in Francia se Basse ed Alte Alpi, Pirenei orientali dànno
ci
fr
e alte di gozzuti e di omicidi, 9,76 per milione di abitanti, vice-
versa Lozère, Ariège, Savoia, Doubs, Puy de Dome, Aisne, Alta Vienna
hanno molti gozzi e pochi omicidi, da 1 a 5,7 per un milione di
abitanti, e così pei furti che scarseggiano in tutti i paesi gozzuti
meno Doubs, Vosgi, Ardenne ; però è certo che nei paesi dove do-
mina il gozzo si nota una speciale crudeltà mista a lascivia nei de-
litti, ma per potersene accorgere bisognerebbe fare lo studio per cir-
condarii (2).
1
9'
(1)
Vedi mio
Uomo di Genio,
6
a
ed., p. 77 e mio
Delitto Politico,
Parte I.
(2)
Da uno studio, però, sul 1890-94, che potei ottenere dall'ill. Proc. del Re
1
— 21 —
Mortalità. —
Su 23 dipartimenti francesi che dànno una morta-
lità minima (1), 7 = 30 0/0, superano la media francese pegli assas-
sini; cioè Lot et Garonne, Aisne, Marne, Cóte-d'Or, Eure, Haute-Saóne,
Aube, dando una media per gli assassini, di 13,9 0/00 (Ferri, Atlante).
Su 18 dipartimenti di media mortalità, 6 — 23 0/0, superano pure
la media degli assassini, cioè Indre et Loire, Aude, Basses Pyrénées,
Hérault, Doubs, Seine et Oise, Vosges. Tutti 18 dànno una media
generale di 15,4 di poco, dunque, differente dai primi.
Su 25 dipartimenti di massima mortalità, 7 = 28 0/0, sorpassano
la media degli assassini ; cioè Basses Alpes, Haute Loire, Seine,
Seine Inférieure, Bouches du Rhóne, Corse et Var: dando una media
generale di 28 0/0. Però, togliendo i 2 ultimi dipartimenti, esagera-
tissimi, la differenza è assai minore (20 0/0).
Pei furti su 24 dipartimenti con minima mortalità, 14 superano il
90 0/00 dando una media di 102,4.
Su 18 dipartimenti di mortalità media, 7 superano di poco il
90 0/00 dei furti, dando una media generale di 910/00.
Su 25 dipartimenti con minima mortalità, 8 superano il 90 0/00
dando una media di 105.
In complesso può dirsi dunque che manca una corrispondenza pei
farti, mentre per gli assassini vi ha parallelismo colla maggior mor-
talità e così in Italia (Sicilia, Sardegna, Basilicata).
Quanto alle ribellioni predominano pure ove è maggiore mortalità:
Su 27 dipartimenti, con mortalità minima, 15 ribelli, 12 conservatori
» 27
»
»
massima 21
»
6
» (2).
Appiani, cavo che in Aosta omicidi 0,49 per 10.000 abitanti. --
ferite
2,9
stupri 0,40
furti 44,00
dunque con sola superiorità nei reati di furto, che devono essere
quindi
occasionali e di niuna importanza.
(1)
BERTILLON,
Démographie de la France,
1878.
(2)
LOMBROSO,
Delitto
político ecc.,
1890.
Torino 0,75
12,00
0,56
24,00
campestri e
— 22 —
CAPITOLO III.
Influenza della razza.
Selvaggi onesti. — Centri criminali. — Razze semitiche, greche
in Italia e Francia. — Indice cefalico. — Color dei capelli.
Ebrei. — Zingari.
Influenza delle razze. —
Abbiamo gin, veduto, e vedremo ancor
meglio più tardi, come la nozione del delitto sia assai poco distinta
nell'uomo selvaggio, tanto da farci sospettare mancasse affatto nel-
l'uomo primitivo (Vedi Vol. I, Parte I).
Però molte tribù selvaggie mostrano d'aver una morale, relativa,
una morale tutta loro propria, che applicano a loro
modo:
e di
qui allora comincia il delitto anche fra essi. Nei Yuris d'America
il rispetto alla proprietà è così grande, che un filo basta per tener
luogo di confine. I Coriacchi, i Mbaya puniscono l'omicidio com-
messo nelle proprie tribù, benchè non lo riguardino come delitto
quando sia perpetrato nelle altre. Ognuno comprende, che senza una
simil legge, la tribù non avrebbe coesione, verrebbe a disciogliersi.
Però, anche a questa relativa morale vi sono tribù che spiccata-
mente ripugnano; così, nella Caramansa, in Africa, accanto ai paci-
fici ed onesti selvaggi Bagnous che coltivano il riso, vi sono i Ba-
lanti che vivono solo di caccia e di rapina; uccidono chi ruba nel
loro villaggio, ma non perciò si risparmiano il furto nelle altre tribù
(Revue d'anthropologie,
1874). I buoni ladri sonvi i più estimati
e pagati per educare al furto i ragazzi, e scelti a capi delle spe-
dizioni.
Nel Marocco i Beni Hassan han con essi molta analogia: il latro-
cinio è il loro mestiere principale ; sono disciplinati, han capi, di-
ritti riconosciuti dal governo che se ne serve per riavere qualche volta
gli oggetti rubati; si dividono in ladri di biade, di cavalli, da vil-
— 23 --
laggi, da strada; ci son i ladri che van a rubare a cavallo e così
rapidamente da esser impossibile il seguirli; s'introducono nudi, un-
guentati, nelle capanne; o nascosti da fronde onde non spaventare i
cavalli; incominciano i furti ad 8 anni (De Amicis,
Marocco,
p. 205).
Nell'India v'è la tribù Zacka-Khail, che fa professione di rubare,
e quando le nasce un fanciullo maschio, ve lo consacra, facendolo
passare per una breccia praticata nel muro della sua casa, cantan-
dogli tre volte: Sii un ladro.
Viceversa, i Kourubar sono famosi per sincerità; essi non men-
tono mai; piuttosto che rubare, si lasciano morire di fame, per cui
sono scelti alla guardia dei raccolti (Taylor,
Sociétés primitivas,.
Paris, 1874).
Anche Spencer notava alcuni popoli portati all'onestà come i Todos,
gli Aino, i Bodos, e sono per lo più quelli che meno hanno in onore
la guerra, e più gli scambi.
In genere essi non rissano fra loro, lasciano regolare la questione
dai capi, restituiscono metà di quello che loro offrite negli scambi
quando lor pare sproporzionato. Non hanno la legge dei taglione, ri-
fuggono da ogni atrocità, rispettano le donne, eppure notisi non son
religiosi.
Negli Arabi (Beduini), soavi delle tribù oneste e laboriose, ma ve
ne hanno molte di parassitiche, conosciute pel desiderio di avven-
ture, pel coraggio imprevidente, per il bisogno di continua mobilità,
per mancanza d'ogni occupazione, e per tendenza al furto.
Nell'Africa centrale Stanley trovò paesi leali, onesti ed altri, i
quali con tendenza al ladroneccio, all'omicidio come Zeghe.
Negli stessi Ottentotti e nei Cafri esistono individui più selvaggi,
incapaci d' ogni lavoro, che vivono sulle fatiche degli altri, vaga-
bondi; son detti Fingas dai Cafri, Sonquas dagli Ottentotti (Mayhew,
op.
cit.).
Meno incerti sono i documenti che valgono a mostrar l'influenza
etnica sui reati nel mondo incivilito. Noi sappiamo che gran parte
dei ladri di Londra sono figli di Irlandesi o nativi del Lancashire. In
Russia, scrive Anutschine, Bessarabia e Cherson dànno, toltane la.
— 24 —
capitale, il rnassimo di delitti: anzi, in confronto agli accusati, i
condannati vi sono in numero maggiore; la criminalità vi si tras-
mette di famiglia in famiglia
(Sito. d. Geogr. Gesel.,
1868, S. Pe-
tersburg).
In Germania í paesi con colonie zingariche si conoscono per la
maggiore tendenza al furto nelle femmine.
In Italia sono tristamente celebri per brigantaggio le colonie al-
banesi.
Centri crimináli. —
In tutte le regioni d'Italia, e quasi in ogni
provincia, si additano alcuni villaggi per avere somministrato una
serie non interrotta di speciali delinquenti: così in Liguria, Lerici
è
proverbiale per le truffe, Campofreddo e Masson per gli omicidi;
e sul Novese, Pozzolo per le grassazioni ; nel Lucchese, Capannori
per assassini; in Piemonte, Cardè (su quel di Saluzzo) pei suoi ladri
campestri e San Giorgio Canavese, Vische, Candia (1); nel Lodigiano,
Sant'Angelo pei furti, come una volta Guzzola sul Cremonese, Pon-
teterra sul Mantovano, Este, Cavarzere, S. Giovanni Ilarione e Mon-
tagnana sul Veneto; altrettanto Pergola nel Pistoiese, sicchè
Pergo-
lino
vi è divenuto sinonimo di ladro; nel Pesarese, San Pietro in
Calibano è famigerato per furti campestri, Sant'Andrea in Villis e
Ferreto per l'assassinio negli uomini, e nelle donne per piccoli furti.
Nell'Italia del sud, Sor
•
a, Melfi, S. Fele diedero sempre briganti fin
dal 1660, come Partinico e Monreale in Sicilia.
Questo predominio del delitto in alcuni paesi è certo dipendente
dalla razza, come per alcuni ci è rivelato dalla storia. Così Pergola
nel Pistoiese fu popolata da zingari, Masson da assassini portoghesi
e Campofreddo da corsari corsi, così che ancor il dialetto vi è misto
di córso e di ligure.
Più famigerato di tutti è il villaggio d'Artena nella provincia di
Roma studiato così da Sighele
(Arch. di Psich.,
XI, 1890) :
« Situato in cima di una collina, fra una campagna verde e ridente,
(1)
a
Candia,
Orco,
Baron
e
Vische sun tuti lader
e
sassin. —
Da
Vische
'n
là
a'n'ajè
un
pér
cà n
è proverbio
canavesano.
— 25 —
con un clima dolcissimo, questo paese ove è sconosciuta la miseria,
dovrebbe essere uno dei più onesti e dei più felici. Invece esso ha una
celebrità infame e i suoi abitanti sono considerati nei dintorni come
dei ladri, dei briganti, degli assassini. Questa nomea non data da ieri :
nelle cronache italiane del Medio-Evo si trova spesso il nome d'Ar-
teria, e la sua storia si può riassumere in una lunga serie di delitti.
« Sì può giudicare della gravità del male dalla seguente tavola
statistica :
DELITTI
Numero annuo dei delitti
(ogni 100.000 ab.).
Anni 1875-88
Anni 1852-88
ITALIA
ARTENA
Omicidi, assassinii e furti con omicidio
.
9,33 57 —
Ferimenti
.
.
•
.
34,17
205 —
Grassazioni .
. .
3,67
113,75
Furti semplici e qualificati
.
.
47,36
177 —
« Da cui appare che si distingue per un numero di ferimenti, omi-
cidi ed assassinii
sei volte
maggiore di quello della media dell'Italia
e per un numero di grassazioni
trenta volte
maggiore di quello
della media dell'Italia. E ancora queste cifre non dànno un'idea della
ferocia ed audacia dei delinquenti Artenesi. Per rendersene conto,
bisognerebbe descrivere tutti i delittí, bisognerebbe vedere come si
assassina di pieno giorno sulla pubblica piazza, come si strangolano
i testimoni che osano dire la verità ai giudici!...
« Le cause, secondo il Sighele, sarebbero il carattere degli abitanti
e l'influenza esercitata dai cessati Governi , che produssero altrove
brigantaggio e camorra: l'impotenza dell'autorità a colpire i colpe-
voli pel silenzio dei testimoni, comprati o impauriti: ma sopratutto
l'eredità. Studiando, infatti, i processi intentati contro gli Artenesi
dal 1852, Sighele vi
ha-
trovato sempre gli stessi nomi : il padre, il
figlio, il nipote si seguivano a distanza come spinti da una legge
fatale. Montefortino, che è il nome precedente d'Arteria, era cele-
brato per delitti sino dal 1155. Paolo IV nel 1557 fu condotto a
bandirne dalla vita tutti gli abitanti, e dar facoltà a
chiunque
d'ucci-
derli e distrugger il castello « acciocchè
non abbia esser più nido
et recepto
di tristi ladroni ».
— 26 —
Certo è all'influenza di razza che si deve il fatto del predominio
di alcune specie di reati in alcune regioni; così nel Mantovano
predomina il delitto dei furti di polli, e l'incendio.
Udine correrebbe a ferimenti con grassazione per un centesimo, ed
è
famigerata pure per le percosse e i ferimenti dei genitori (28 in
un anno) — e così Cilento, provincia di Napoli, assassinii per arma
da fuoco su 200 abitanti 30 0/0 in un anno.
Che la razza entri come fattore nella maggiore criminalità di
questi paesi, io lo sospetterei, aneo, dall' avere veduto in parecchi dei
loro abitanti, come Sant'Angel.o, Pozzolo, S. Pietro, una statura più
alta, che non nei paesi circonvicini.
E giova, a questo proposito, notare, come questi paesi abbiano,
anche, alcuni costumi particolari, superstiziosi in ispecie. Così a
Sant'Angelo il prete è il padrone del paese; guai a chi non gli levi
il cappello o anzi non gli baci le mani e perfino al tocco della cam-
pana non s'inginocchi: prima di ogni loro mala impresa, i Sant'An-
gelini vanno a messa e le donne pregano la Madonna perchè l'as-
sassinio ed il furto vadano impuniti. Esse parlano ad alta voce fra
loro dei crimini dei loro mariti: ma se questi sono imprigionati, per
le prime, se ne maravigliano ed accompagnanli per miglia e miglia,
coi bimbi in braccio, scarmigliate, gridando all'ingiustizia; e anche
esse, per piccole cause, dànno mano ai coltelli; ma peggio fan gli
uomini, inclini a vendetta per le più piccole cause; p. es., due pas-
seggieri passando a caso dal villaggio rifiutarono di dare un mozzi-
cone ad uno di loro, ed essi subito accordatisi li rinchiusero in una
stanza e tentarono farveli morire di fame.
Quando si pensa che il malandrinaggio in Sicilia si concentra
quasi tutto in quella famosa valle della Conca d'Oro, dove le rapaci
tribù Berbere e Semite ebbero le prime e più tenaci dimore, e dove
il tipo anatomico, i costumi, la politica e la morale conservano una
impronta araba (e bastino a provarlo le descrizioni di Tommasi Cru-
deli) (1), quando si pensi che ivi come nelle tribù Arabe l'abigeato
(1) e Sono sobrii, pazienti, perseveranti; sentono l'amicizia; hanno l'istinto di
pervenire per vie coperte e taciturne allo scopo; ospitali e rapaci; superstiziosi
di
,
^i
— 27
è il delitto
più prediletto, resta facile il persuadersi che il sangue
di quel popolo conquistatore e rapace, ospitaliero e crudele, intelli-
gente, ma superstizioso, mobile sempre ed irrequieto e sdegnoso di
freno, deve avere la sua parte nel fomentare le subitanee ed impla-
cate sedizioni, e nel perpetuare il malandrinaggio, che, appunto come
nei primi Arabi, vi si confonde non rare volte colla politica, ed anche
al di fuori di questa, non suscita il ribrezzo nè l'avversione che suole
in popoli assai meno intelligenti, ma più ricchi di sangue ariano,
anche della stessa Sicilia, p. es. di Catania, Messina.
Viceversa, va notato il paese di Larderello di Volterra, che da 60
anni a questa parte non contò un omicidio, nè un furto e nemmeno
una contravvenzione.
Anche in Francia in una serie di borgate disposte sul confine delle
foreste della Thierache, prolungamento di quelle delle Ardenne, Fau-
r velle
(Bulletin de la Société d'anthropologie,
1891) ha indicato esi-
stere una razza delinquente. Dovunque predomina questa razza non
vi sono che risse violente di tutte le specie sulle quali l'autorità
giudiziaria è il più delle volte obbligata di chiudere gli occhi per
non ingombrare le prigioni. Il forestiero che s'arrischia in mezzo a
queste popolazioni si espone agl'insulti tanto delle donne che degli
ie
uomini. Anche nella classe agiata, questa brutalità sovente si rivela
li
sotto una certa vernice civile. L'alcoolismo frequente, esagera ancora
questa specie di barbarie; vi si nota ripugnanza pei lavori dei campi;
sfrutta le foreste o lavora nell' industria del ferro, ma preferisce il
muscoli, le mascelle larghe e robuste ; naso dritto e gli archi so-
praccigliari accentuati ; il sistema pilifero è abbondante e molto pig-
mentato, ciò che li distingue subito da un' altra razza dai capelli
i
31
biondi giallastri che occupa molti vicini villaggi, a cui non si as-
i
le
socia che raramente.
n^
-
nelle classi basse, ed altieri nelle alte. La parola
malandrino
perde, in Sicilia,
suo significato: si dice, sono malandrino, come per dire: io ho sangue nelle
1
0
vene. Denunciare un omicidio è mancare al codice dell'omertà »
(La Sicilia,
ecc.,
Firenze, 1871).
,i.
contrabbando. La statura è un po' al disopra della media, ha forti
— 28 —
Queste influenze non sempre si possono precisare colle cifre alla
mano, anche per la ragione che quando ci appoggiamo alle statistiche
criminali, troviamo una serie di cause complesse, che ci impediscono
di cavare una conclusione sicura. Per esempio, la donna in Spagna,
Lombardía, Dalmazia, Voivoidina, Gorizia, darebbe il mínimo della
criminalità; ed il massimo nella Slesia austriaca, e nelle provincie
Baltiche della Russia (Messedaglia, op. cit.).
Ma qui, più che l'in
fl
uenza di razza, pub quella dei costumi; dove
le donne sono istruite al pari degli uomini, come nella Slesia, nel
Baltico, e prendono parte alle lotte virili, ivi dànno una cifra di
criminalità che più s'avvicina alla virile.
Lo stesso pub dirsi della maggiore criminalità che si osservò negli
adolescenti (e quindi nei celibi) dei paesi germanici dell'impero au-
striaco, specialmente Salisburgo, Austria, in confronto degli Slavi ed
Italiani, Gorizia, Tirolo, Carinzia (Messedaglia, op. cit.).
Nell'impero d'Austria, osservava il Messedaglia, prevalere i crimini
per cupidigia in Bukowina, Croazia, Boemia, Ungheria (68 a 76 010)
in confronto alla Dalmazia, Tirolo e Lombardia (32 a 45 0/a).
Le grandi lesioni corporali diedero un massimo nella Carniola e
Tirolo (28 a 21. 0/a), un minimo in Slesia e Moravia (1,36 0/a).
In Baviera, secondo l'Oettingen, si avrebbe un massimo di furti
(42 0/0) nella Baviera Alta; un massimo di lesioni corporali nella
Bassa (41 0/a), mentre nella Svevia predominano le truffe e nel
Pfalz le ribellioni.
In Francia, fra gli abitanti di razza pelasgica (Corsica, Marsiglia)
predominerebbero i rei contro le persone; fra quelli della germanica
(Alsazia) i delitti d' ogni specie, che scarseggerebbero nella celtica
(Quetelet).
Dall' Omicidio
di Ferri è nettamente dimostrata, nelle sue grandi
linee, l'influenza etnica sulla distribuzione dell'omicidio in Europa:
vi si vede che i Tedeschi ed i Latini si trovano agli estremi anche
nella tendenza all'omicidio in genere, nella prevalenza degli omicidii
qualificati, nella frequenza dell'infanticidio, come, in senso inverso,
si trovano agli estremi nella tendenza al suicidio ed anche alla
pazzia, più frequenti presso i Tedeschi che presso i Latini.
-29
In Italia rilevando, pel 1880-83, gli omicidii semplici (insieme ai
ferimenti con morte) e gli omicidi qualificati (insieme alla grassa-
zione con omicidio), denunciati nelle varie provincie, secondo i dati
raccolti nel
Movimento della delinquenza dal 1873 al 1883,
Roma,
1886; noi troviamo:
REGIONI D'ITALIA
(e popolazione presente al
31
dicembre 1881)
Omicidi denunciati per 1 milione di abitanti
Omicidi semplici
Omicidi qualif.
e ferim. con m.
e grass. con om.
Piemonte (3.070.250)
.
47 34
Liguria (892.373)
.
.
•
40
29
Lombardia (3.680.615)
.
22
21
Veneto (2.814.173)
.
.
34
25
Emilia (1.706.517)
.
.
.
27
24
Romagna (476.874) .
.
103
76
Umbria (572.060)
.
.
.
102
70
Marche (939.279)
.
.
.
94
53
Toscana (2.208.869) .
. .
76
42
Lazio (903.472)
.
. .
178 90
Abruzzi (951.781)
. .
174
76
Molise (365.434) .
.
.
286
104
Campania (2.896.577)
.
.
.
217
81
Puglie (1.589.054)
.
•
.
117
46
Basilicata (524.504) .
•
214
86
Calabrie (1.257.883) .
. .
246
104
Sicilia (2.927.901)
.
• •
205
122
Sardegna (682.002
.
122
167
con predominio evidente fra le popolazioni a razza Semitica (Sicilia,
Sardegna, Calabria) e Latina (Lazio, Abruzzi) in confronto a quelle
di razze Germaniche, Liguri, Celte (Lombardia, Liguria, Piemonte) e
Slave (Veneto).
Oltre, infatti, ai principali elementi etnici primitivi dei Liguri al
Nord, degli Umbri ed Etruschi al centro, e degli Osci al Sud, oltre
i Siculi, d'origine ligure, in Sicilia, le stirpi che, più concorsero a
determinare il carattere etnico delle varie regioni italiane, sono ger-
-30
maniche, celte e slave al Nord e fenicie, arabe, albanesi e greche al
Sud
e nelle isole (Ferri, op. cit.).
l
agli elementi africani ed orientali (meno i Greci), che l'Italia
deve, fondamentalme
nte
, la maggior frequenza di omicidii in Cala-
bria, Sicilia e Sardegna, mentre la minima è dove predominarono
stirpi nordiche (Lombardia) : il che riceve la più evidente riprova da
talune oasi o di minore o di maggiore frequenza, che sono in troppo
singolare coincidenza colle specialità etniche di quei paesi (Id.).
Altra prova : in Toscana alla frequenza minima di Siena (3.9 su
100.000 ab.), Firenze (4.3) e Pisa (6.0) fa contrasto l'intensità press'a
poco doppia di Massa-Carrara (8.3), Grosseto (10.2), Lucca (11.9) e
tripla di Arezzo (13.4) e sopratutto di Livorno (14.0).
Ora, oltre le speciali condizioni di vita che si hanno a Massa-Car-
rara per le miniere e a Grosseto per le maremme, è innegabile
(scrive Ferri, op. cit.) l'in
fl
uenza etnica (1) nella Lucchesia, cui la
statura alta e la dolicocefalia (prevalente pure a Massa-Carrara)
e la maggiore tendenza all'emigrazione distinguono dal resto della
Toscana : ed aggiungo io l'influenza dei ribelli Liguri antichi che
tante volte si sollevarono all' impero di Roma, ma sopratutto
è
evidente l' influenza etnica a Livorno , di cui è nota l' origine.
Villaggio paludoso nel XVI secolo, con 749 abitanti nel 1551, fu
popolato prima dai Liburni K popoli dell' Illirico, inventori delle
Galeotte liburne, e insigni pirati, a cui si aggiunsero saraceni, ebrei,
marsigliesi » poi da avventurieri e pirati, ivi chiamati dai Medici.
E Livorno, che nel 1879-83 diede la proporzione più alta per
tutta Italia del totale dei reati denunciati, dà pure, in confronto
alla Toscana, compreso Arezzo, cifre più alte di omicidii qualificati,
e di ribellioni come di furti qualificati. Il che non può essere deter-
minato, in prevalenza, dalla grande densità giacchè questa densità
(355 abit. ogni chilom. q.) si ha eguale a Milano (355) e molto
maggiore a Napoli (1149); e non è determinato neppure un maggiore
agglomero della popolazione urbana, perchè questa a Napoli è il
(1) LOMBROSO,
Sull
'antropometria della Lucchesia e Garfagnana,
Roma, 1895.
y:
— 31 —
94 0/0 della popolazione del comune, a Milano è il 92 0/0 e a Li-
vorno è solo l'80 0/0. E tuttavia le ribellioni ed i furti qualificati
sono molto meno frequenti a Milano e Napoli, malgrado i climi di-
versissimi, che a Livorno (Ferri, o. c.).
U
q
altro contrasto spiccato si ha nella parte meridionale della pe-
nisola (Atlante) dove la distribuzione degli omicidii semplici segna
delle oasi d'intensità maggiore nelle provincie di Campobasso, Avel-
lino, Cosenza e Catanzaro, e delle oasi di minore frequenza in quelle
di Benevento, Salerno, Bari e Lecce, in confronto alle provincie cir-
costanti di Aquila, Caserta, Potenza, Reggio e sopratutto di Napoli,
dove, al caso, la potenza criminogena dell'ambiente sociale dovrebbe
essere molto più forte (Ferri, o. c.).
Ora è difficile non rilevare un rapporto di causalità tra la pre-
senza delle colonie albanesi, come fattore etnico della maggiore cri-
minalità di sangue nelle provincie di Cosenza, Catanzaro, Campobasso.
Viceversa la minore intensità degli omicidii semplici a Reggio e
soprattutto nelle Puglie (Bari e Lecce) dipende, in gran parte, dal-
l'elemento greco, se si pensa all'antica Magna Grecia (che concorre
anche a spiegare la minore intensità di Napoli) e poi alle colonie
venute durante la dominazione bizantina e dopo ed alle precedenti
immigrazioni dei Japigi-Messapi e « anche oggi in quelle provincie
le fisonomie della maggior parte dei nativi ricordano quel tipo, da
cui traspare
la,
pacata mitezza del carattere» (Nicolucci) : a cui bisogna
pure aggiungere l'influenza nordica dell'occupazione Normanna.
Quanto poi alla spiccatissima intensità minore di omicidii semplici
a Benevento e Salerno non è possibile non ricordare l'elemento lon-
gobardo, che vi ebbe così lungo dominio (ducato di Benevento e
Salerno), da « poter contrastare in alcuni luoghi colla potenza assi-
milatrice degli Italiani e conservare fino ad oggi alcune sue im-
pronte — statura alta, capelli biondi, ecc. --, che ne rivelano an-
cora la potenza in mezzo ai tipi indigeni della Penisola » (Ferri).
E la diversa influenza del sangue albanese, ellenico e longobardo
in queste oasi della criminalità si conferma colla distribuzione degli
omicidii qualificati e nelle grassazioni con omicidio. Infatti, meno
— 32 --
per Salerno e per Reggio, che dànno cifre relativamente più alte,
abbiamo Napoli, che per il sangue greco, malgrado il grande agglo-
mero di popolazione e di miseria, dà cifre molto basse, pari a quelle
di Bari e Lecce; permane la minore intensità di Benevento come la
maggiore di Campobasso e Avellino.
La Sicilia offre pure un esempio evidente dell'influenza etnica sul-
l'omicidio.
Le provincie orientali di Messina, Catania e Siracusa hanno una
intensità di omicidii semplici e qualificati (Atlante) molto inferiore
a quella delle provincie di Caltanisetta, Girgenti, Trapani e Palermo.
Ora è noto che la Sicilia, così diversa pel carattere delle sue po-
polazioni dalla vicina penisola meridionale, in gran parte anche per
i molti elementi nordici (Vandali, Normanni, Francesi, Fiamminghi)
che l'hanno invasa e dominata, presenta nelle sue coste orientali una
prevalenza di elementi ellenici, dai Magno-greci in poi, che è impos-
sibile non mettere in relazione colla minore intensità di omicidii di
quel versante (come per le Puglie) ; ed una prevalenza nella parte
meridionale e settentrionale, invece di elementi saraceni ed albanesi,
che certamente concorrono a determinare maggiore intensità di omi-
cidi in quelle provincie.
11 Reclus scrive : « All'assedio di Palermo dai Normanni (1071)
si parlavano cinque lingue in Sicilia; arabo, ebraico, greco, latino,
siciliano volgare. L'araba rimase la lingua prevalente anche sotto i
Normanni. Più tardi Francesi, Tedeschi, Spagnuoli, Aragonesi con-
tribuirono a tare dei Siciliani un popolo diverso dai vicini d'Italia
per l'assetto, i costumi, le abitudini, il sentimento nazionale • La
differenza fra le popolazioni siciliane è
grandissima,
secondo la pre-
valenza di questa o quella razza nell'incrociamento. Così gli abitanti
delle provincie etnee, che sono forse d'origine ellenica più pura degli
stessi greci, perchè non sono mescolati cogli Slavi, hanno un'eccel-
lente rinomanza di buona grazia e di mitezza. I Palermitani al con-
trario, presso i quali l'elemento arabo ebbe maggiore influenza che
in qualunque altra parte, hanno in generale i lineamenti gravi e
diversi costumi » (Ferri, o. c.).
—
33 —
NI
varrebbe il dire che queste contraddizioni potrebbero dipendere
dall'influenza delle grandi città, perchè vediamo la provincia di Pa-
lermo inferiore nei furti qualificati (150 per 100.000 ab.) a quella
di Trapani (168) e Catania (173) e negli altri reati in genere contro
le proprietà la provincia di Palermo (243) inferiore a quelle di Ca-
tania (248) e Caltanisetta (272).
Gli è, invece, che il sangue saraceno e albanese com'è più pro-
clive ai reati di sangue, meno propende invece ai reati contro la
proprietà.
La criminalità della Sardegna è pure caratteristica, sia nel con-
fronto con quella del continente e soprattutto di Sicilia, sia nel con-
trasto quasi costante fra il Nord (provincia di Sassari) ed il Sud
(provincia di Cagliari) nell'isola stessa.
Etnicamente la Sardegna si differenzia dalla Sicilia, perchè fino
dall'antichità remotissima e poi ai tempi di Cartagine, « i Fenici
ebbero in Sardegna più vasto imperio e più lunga dominazione che
in Sicilia », talchè « anche il cranio degli odierni Sardi conserva in
parte l'antico tipo del cranio fenicio (dolicocefalo) ; ed in Sardegna
ebbero molto minore prevalenza gli elementi saraceni, di cui si hanno
le due colonie dei
Barbaricini
nelle Barbagie (prov. di Sassari) e
dei
Maureddi presso Iglesias (prov. di Cagliari) (1).
Questa differenza etnica, certo concorre a determinare la più in-
tensa criminalità media contro le persone in Sicilia (malgrado l'in-
feriorità delle provincie orientali) e viceversa la maggiore delinquenza
media contro le proprietà in Sardegna. Confrontando, per es., la Sar-
degna colla Sicilia, nell'Atlante, si vede lo spiccato contrasto delle
due isole nella intensità degli omicidi semplici che si conferma
anche più per i ferimenti volontari. E se per gli omicidii qualificati
la Sicilia in totale dà una quota alquanto minore, per le basse cifre
delle provincie orientali, la quota totale però di tutti i reati contro
le persone, compresi gli omicidii semplici e qualificati e le grassazioni
con omicidio, è molto superiore nella Sicilia (vedi pag. 29).
(1) NieoLUCCi,
Etnografia dell'Italia.
LouLicuso —
Uomo delinquente —
Vol. III.
3
-34—.
Viceversa nei reati contro la proprietà la Sardegna (per la preva-
lenza del sangue semita) è molto superiore alla Sicilia, specie per i
furti qualificati, come per i reati contro la fede pubblica, mentre
nei reati violenti contro la proprietà, come grassazioni, estorsioni e
ricatti senza omicidio, la Sicilia riprende una certa prevalenza.
Nella Sardegna poi vi è nella criminalità delle due provincie di
Sassari e Cagliari quel contrasto che già si nota nel tipo degli abi-
tanti come nelle manifestazioni della loro vita economico-sociale. Il
nord ha l'agricoltura e l'industria più sviluppate, il sud ha le miniere
presso Cagliari, Iglesias, ecc.
Etnicamente si sa che la provincia di Cagliari è più decisamente
fenicia e che in quella di Sassari è pure notevole l'elemento spagnuolo
(colonia d'Alghero) ; e ciò forse concorre colle condizioni economiche
a determinare la maggior frequenza di furti qualificati e reati contro
la fede pubblica nella provincia di Cagliari e la maggior intensità
di omicidii semplici e qualificati e di grassazioni con omicidio in
quella di Sassari (Ferri, o. c.).
Viceversa l'infanticidio tutto affatto occasionale dà cifre inferiori
o poco diverse dalla media del Regno (11 reati denunciati per 1 mi-
lione d'abitanti) nelle Corti d'appello di Palermo (8,9) e di Napoli
(12), che negli assassini invece dànno cifre (147 e 61) molto supe-
riori alla media italiana (36) : nelle Corti di Aquila (19) e Torino
(15) l'infanticidio è relativamente molto più frequente che l'assas-
sinio (36 e 7).
Così il parricidio dà, in contraddizione all' assassinio ed al rap-
porto etnico, una pili alta frequenza nelle Corti di Aquila, Casale,
Venezia ed una minore frequenza in quelle di Palermo e Cagliari.
Un altro esempio spiccato dell'influenza etnica è offerto dalla crimi-
nalità della Corsica, che, com'è noto, segna il massimo in Francia
dei reati di sangue (eccettuati il veneficio e l'infanticidio), mentre
nei furti, per esempio, dà, cifre molto più basse.
Confrontando il numero delle persone giudicate nel 1880-83 per
omicidii in Corsica e di quelle giudicate nelle regioni d'Italia che
ne dànno l'intensità maggiore, si ottengono questi dati :
—
35 --
REATI
PERSONE GIUDICATE NEL 1880-83
dalle Corti d'Assise e Tribunali Correzionali
Media annua per
100.000 abitanti
Sicilia
Corsica
Sardegna
Calabrie
Molise
(Campobasso)
Omicidi semplici e ferim.
seguìti da morte
.
.
11,2
8,6
14,3
21,5
19,1
Omicidi qualificati e gras-
sazioni con omicidio
.
9,5
19,8
9,6 9,0 5,2
Vale a dire, che la Corsica è italiana così per la razza come per
la criminalità, per quanto politicamente francese ; ed anzi, nota il
Reclus « della Sardegna e Corsica, isole gemelle, un tempo unite, é
precisamente la Corsica, ora francese, che è la più italiana per la
posizione geografica come per le tradizioni storiche ».
Talchè le spiccate differenze fra la criminalità córsa e la sarda si
spiegano in gran parte per ragioni etniche, che si riconfermano poi
colla grande somiglianza fra la criminalità della Corsica e della Si.
cilia. Infatti, come abbiamo già ricordato, parlando della Sardegna,
questa è in prevalenza di sangue fenicio, e perciò dà una più alta
delinquenza contro la proprietà (comprese le grassazioni con omicidio)
mentre la Sicilia (occidentale e meridionale) subì molto più gli ele-
menti saraceni, i quali appunto ebbero grande influenza nella Corsica
« che non fu popolata di razze semitiche ». Di questa infatti si sa,
che « agli antichi abitatori (Liguri, Iberi o
Sicani
secondo altri)
succedettero i Focesi ed i Romani, ma soprattutto i Saraceni fino
all'XI secolo, dopo dei quali vennero gl'Italiani ed i Francesi ». È
dunque al sangue saraceno che Corsica e Sicilia (ed in parte le Ca-
labrie) debbono la loro intensa criminalità di sangue congiunta ad
una minore delinquenza contro la proprietà.
Razze Francesi. — Un colpo
d'occhio alla tavola dell'Atlante,
che ci dà la Francia per razze e per delitti ci apprende che alla
distribuzione delle razze Ligure e Gallica corrisponde il massimo
dei reati di sangue.
Più precisamente si colsero le prove dall'influenza della razza
— 36 —
franca
studiando nei citati documenti, i dipartimenti che passano
la media di assassini, ecc., secondo le razze. Troviamo allora che
la tendenza all'assassinio cresce dai dipartimenti con popolazioni di
razza Cimbrica (1 su 18 = 5,5 0/0), a quelli di razza Gallica (8 su
32 25 0/0), razza Iberica (3 su 8 .= 35 0/0), razza Belgica (6 su
15 = 40 0/0), e razza Ligure dove raggiunge il suo massimo asso-
luto (100 0/0).
Quanto agli stupri essi van crescendo dai dipartimenti con popo-
lazione di razza Iberica (2 su 8 = 25 0/0), a quelli di razza Cim-
brica (6 su 18 = 35 0/0), razza Belgica (6 su 15 = 40 0/0), razza
Gallica (13 su 32 = 41 0/0) e razza Ligure (6 su 9 = 66 0/0) dove
raggiunge il suo massimo.
Invece nei reati contro la proprietà non vediamo se non la pre-
valenza della razza Belgica (la più industriale del resto) 67 0/0 e
della Ligure e Iberica 60 0/0 e 61 0/0, mentre la Cimbrica e la
Gallica d'anno solo il 30 0/0 e 39 0/0.
La maggiore influenza dei Liguri e Gallici dipende dalla loro
maggiore attività come vidimo nel delitto politico ; e i popoli Liguri
in Francia diedero il massimo dei ribelli e rivoluzionari, il 100 0/0
e il massimo dei geni il 66 0/0; i Gallici l'82 0/0 ed il 19 0/0 di
geni; i Belgi il 62 0/0 e 33 0/0 di geni; mentre i Cimbri diedero
il 38 0/0 e appena il 5 0/0 di geni; gl'Iberici il minimo, il 14 0/0
cli ribelli e di geni il 5 0/0.
Doligoce f alla e brachicefalia. —
Abbiamo voluto vedere che risul-
tati dessero i rapporti tra la criminalità e l'indice cefalico, e il co-
lore dei capelli ; persuasi di avere così i documenti più sicuri della
influenza della razza.
In Italia studiando
l'Indice cefalico
sulle tavole di Livi (o. c.)
abbiam veduto che nelle 21 provincie con prevalenza doligocefalica
(da 77 a 80 inclusi) la media degli omicidi, ferimenti
è
di 310/00,
mentre la media generale è di 17 ; in tutte, poi, eccettuate Lucca e
Lecce, in 19 cioè su 21 le quote degli omicidi sono superiori alla media.
Le provincie più mesocefaliche (81-82) sono in proporzione infe-
riori per omicidi alla media dei doligocefali dando 25 0/00•
i
111
37
Invece nelle più brachicefaliche (cominciando dall'indice di 83 fino
all'88) la media è di 8 0/00, dunque di molto inferiore alla media
generale.
Però dobbiamo notare come i doligocefali si raggruppano tutti
nelle provincie meridionali, salvo Lucca, che appunto fa eccezione.
Viceversa i brachicefali, salvo gli Abruzzi, sono tutti nell'Alta
Italia, e gli ultrabrachicefali nelle sue regioni montane, che tutte
dànno meno reati di sangue.
Quanto ai mesocefali si distribuiscono con prevalenza nell'Italia
meridionale o nelle regioni più calde dell'Alta Italia come Livorno,
Genova, sicchè non si può escludere che l'influenza etnica sul reato
qui si confonda o fonda colla climatica.
Quanto ai furti la differenza è assai minore.
Prevalgono ancora, ma molto meno :
i
doligocefali
con
460 per 1 milione d'abitarti
i
brachicefali
»
360
»
i
mesocefali
»
400
»
In Francia (Vedi
La Justice en France),
i reati contro le persone
darebbero una media di 18 per 100.000 nei brachicefali e di 36
nei doligocefali (Collignon, o. c.) contando la Corsica e di 24 senza
— pari quindi alla media del paese che è appunto da 24 a 33
per 100.000.
Una differenza minore, anzi inversa, abbiamo secondo i dati del
Ferri, dal 1880 al 1884, secondo il quale i delitti di sangue dareb-
bero il 13 per 100.000 (senza la Corsica) nei doligocefali e 19 nei
brachicefali.
E questo dimostra quanto sia maggiore pei reati di sangue l' in-
fluenza del clima che della razza, perchè nell' Italia dove i doligo-
cefali erano radunati nelle provincie meridionali ci davano una
enorme differenza in più pei brachicefali; invece qui che sono tutti
sparsi al Sud e al Nord (Pas de Calais, Nord, Aisne) o al centro
H. Vienne e Charente, non ci dànno alcun dato chiaro, anzi cifre
minori.
Quanto ai delitti contro la proprietà
(Justice en France),
e qui
— 38 —
la Corsica non influisce punto, la differenza invece è molto spiccata:
dando i doligocefali 44 per 100.000, mentre i brachicefali danno 23.
In complesso però è chiara dovunque una certa prevalenza pei reati
nelle provincie più doligocefaliche. E la doligocefalia in Francia da,
maggior numero di rivoluzionari e di geni, e fra i doligocefali Galli
e Liguri trovaronvi i .dominatori i popoli più ribelli alla conquista.
Ciò è in perfetta opposizione con quanto abbiam trovato nell'an-
tropologia del crimine; il che ci è prezioso aiuto a dimostrare es-
sere la brachicefalia esagerata nei criminali uno spiccato carattere
degenerativo.
Biondi e neri. —
Volendo vedere le proporzioni dei rei francesi
biondi e neri (Topinard) abbiamo trovato che gli assassini nei di-
partimenti con prevalenti capelli neri diedero 12,6 0/0 colla Corsica;
9,2 0/0 senza la Corsica; mentre i biondi danno una cifra notevol-
mente inferiore, 6,3 0/p.
Però i neri abbondano in modo speciale nei paesi caldi — Vandea,
Hérault, Var, Gers, Lande, Corsica, Bocche del Reno, Basse Alpi,
Gironda eco. Per cui l'influenza del clima non è esclusa. — E altret-
tanto dicasi dei biondi più frequenti di tutti (meno in Vaucluse)
dove predomina il clima nordico: Pas de Calais, Nord, Ardenne,
Manica, Eure et Loire, e che perciò tendono ad avere un minore
numero di delitti di sangue.
In Italia la proporzione del tipo biondo in tutta l'Italia meridio-
nale e insulare è inferiore alla media del regno (V. Livi,
Archivio
d'antrop.,
1894), salvo in Benevento dove tocca la media, e nelle
Puglie, Napoli, Campania, Trapani e parte orientale di Sicilia dove
è
inferiore di pochissimo. Ora in tutta l'Italia meridionale i delitti
di sangue sono superiori alla media; e nella provincia di Benevento
dànno una cifra che pur essendo forte, 27,1 0/0, è però inferiore alle
provincie vicine; e così dicasi delle Puglie e della parte orientale
della Sicilia, Siracusa, Catania, che presenta una cifra meno intensa
di criminalità (Siracusa 15, Catania 26, Lecce 10).
Qui il biondo è in rapporto diretto colla razza Longobarda (Bene-
vento) e Greca (Sicilia), e dà una minore criminalità.
-- 39 —
Nessun rapporto trovo però coll'oasi bionda di Perugia, e nè col-
l'oasi bruna di Forlì, nell'Italia centrale.
La massa bionda che circonda le Alpi è in rapporto stretto colla
montagna e coincide colla minore criminalità, ma la ragione può
qui essere orografica. Viceversa l'oasi intensamente bruna di Livorno
e di Lucca coincide colla maggiore criminalità di Livorno in tutti
i reati e anche in quelli di sangue; e colla relativa maggiore cri-
minalità di Lucca in confronto ai vicini paesi toscani : e siccome
concorda colla doligocefalia e non ha rapporti con fenomeni orografici
mi pare che dia una nuova prova dell'influenza etnica spiccata sulla
eriminalità di sangue dei due paesi.
Quanto ai reati contro la proprietà non si ha corrispondenza
chiara: la provincia di Treviso, biondissima, dà il più grande mas-
simo di criminalità, e quasi come essa Ferrara, che è viceversa bruna.
Ebrei. —
Chiare spiccano le influenze della razza sulla crirnina-
lità, nello studio degli Ebrei e degli Zingari, e ciò nel senso precisa-
mente opposto.
La statistica avrebbe dimostrato negli Ebrei di alcuni paesi la
criminalità inferiore
a
quella dei loro concittadini, il che riesce
tanto più notevole inquantochè in grazia alla professione da loro più
esercita, essi dovrebbero paragonarsi, piuttosto che
a
tutta la
popo-
lazione in genere, ai commercianti ed ai piccoli industrianti, che dànno,
come vedremo, cifre forti di criminalità.
In Baviera vi sarebbe 1 condannato ebreo ogni 315 abitanti, ed
1
cattolico ogni 265. — Nel Baden, per 100 cristiani, 63,6 ebrei
(Oettingen, p. 844).
In Lombardia, sotto l'Austria, si ebbe in
7
anni 1 condannato
ebreo ogni 2568 abitanti (Messedaglia). — Nel 1865 in Italia con-
é
tavansi solo
7
ebrei carcerati, 5 maschi e 2 femmine ; proporzione
u
^)E
inferiore di molto alla popolazione criminale cattolica. — Nuove in-
dagini del Servi, nel 1869, avrebbero dato su una popolazione di
17800 ebrei solo 8 condannati.
Però in Prussia si sarebbe notato dall' Hausner una leggiera
differenza in favore degli accusati ebrei, 1 ogni 2600, mentre
i
- 40 —
cristiani davano 1 ogni 2800, che viene in parte confermata dal
Kolb.
Secondo il Kolb, si notò nel 1859 in Prussia:
per ogni 2793 abitanti
»
2645
»
»
2821
nel 1862-5:
1 accusato ebreo
per ogni 2800 abitanti
»
evangelico
»
3400
»
in Baviera si notò:
1 accusato ebreo
per ogni 315 abitanti
»
cattolico
»
265
»
(Handb. der vergleich. Statistik,
1875, p. 130).
In Francia dal 1850-60 diedero:
accusati ebrei
in media di 0,0776 0/0 abitanti maggiorenni
»
cattolici
»
0,0584
» »
»
ebrei
»
0,0111
»
per abitante in genere
»
cattolici
»
0,0122
»
»
Erano 166 i rei ebrei nel 1854 — 118 nel 1855 — 163 nel 1856
— 142 nel 1858 — 123 nel 1860 — 118 nel 1861, con leggero
regresso dunque, negli ultimi anni (Servi,
Gli Israeliti in Europa,
Torino, 1872).
In Austria i maschi ebrei condannati diedero il 3,74 0/0 nel 1872 ;
nel 1873 il 4,13, cifra di qualche frazione superiore ai rapporti della
popolazione
(Stat. Uebers. der k. k. dsterr. Strafanst.,
1875).
]Piiz
sicuro della maggiore o minore proporzione dei delinquenti
ebrei è il fatto della loro criminalità specifica ; in essi, come negli
zingari, predomina la forma ereditaria del delitto, contandosi in
Francia intere generazioni di truffatori e di ladri nei Cerfbeer, Sa-
lomon, Levi, Blum, Klei; pochissimi sono i condannati per assassinio,
e sono, allora, capi di bande organizzate con abilità non comune,
come Graft, Cerfbeer, Meyer, Dechamp che hanno :veri commessi
viaggiatori, libri di commercio e che dispiegano una secretezza, pa-
zienza e tenacia spaventevole, per il che sfuggirono molti anni alle
1 accusato ebreo
»
cattolico
»
evangelico
— 41 —
indagini della giustizia; i più, almeno in Francia, sono autori di
truffe speciali ; come quella dell'anello, in cui fingono di avere tro-
vato un oggetto prezioso, o quella all'augurio mattutino, col cui pre-
testo spogliano le stanze di chi dorme colle porte aperte, o quelle di
commercio (Vidocq, Op. cit. — D.0 Camp, Paris, 1874).
Gli ebrei di Russia sono specialmente usurai, falsi monetari, con-
'
trabbandieri fin di donne che spediscono in Turchia.
11 contrabbando vi è organizzato come un mezzo governo. Intere
città di confine, come Berdrereff sono popolate quasi tutte da ebrei
contrabbandieri. Spesso il governo fece circondare da un cordone
militare la città,
e
perquisendola trovava immensi depositi di merce
contrabbandata. Il contrabbando giungeva al punto di ostacolare i
trattati commerciali colla Prussia.
In Prussia erano frequenti, un tempo, le condanne degli ebrei per
falso, per calunnie, ma più ancora quelle per bancarotta, manuten-
golismo ; il ¡qual reato molte volte si cela alle indagini giudiziarie,
e ci spiega la grande copia di vocaboli ebrei nei gerghi di Germania
e d'Inghilterra, essendo noto che il ladro si ispira come ad un
maestro e ad una guida, al manutengolo : e quindi più facilmente
fa tesoro dei suoi vocaboli.
Ogni grossa impresa della celebre banda di Magonza (Tonnerre)
era preparata da un
kochener
o manutengolo ebreo. In Francia, un
tempo, quasi tutti i capi delle grosse bande avean per complici ed
amasie delle ebree.
Troppe cause spingevano, un tempo, gli ebrei in braccio a questo
delitto, come ai torbidi lucri dell'usura : l'avidità dell'oro, il dispe-
rato avvilimento, l'esclusione da ogni impiego e da ogni pubblica
assistenza, la reazione contro le razze persecutrici ed armate, contro
le quali nessun altro mezzo d'offesa era loro possibile ; fors'anche loro
accadde, più volte, scaraventati dalle violenze delle masnade a quelle
dei feudatari, di essere costretti a farsi complici per non essere vit-
time, sicchè, se anche di poco la loro criminalità fosse riuscita su-
periore, non dovrebbe recare meraviglia, mentre è bello il notare,
che appena all'ebreo si apriva uno spiraglio di vita politica, scemò
la tendenza a questa specifica criminalità.
-42 --
Se fosse provata negli ebrei la minore criminalità in confronto
cogli altri, sorgerebbe qui una divergenza colla diffusione della pazzia,
la quale è spiccatamente in loro più frequente (1).
Se non che qui assai meno deve essere questione di razza, che non
di occupazioni intellettuali, le quali moltiplicano le cause di emo-
zioni morali ; poichè nelle razze semitiche (Arabi, Beduini) è tut-
t'altro che frequente l'alienazione.
E qui si scorge di nuovo quanto difficile torni il concludere sulle
nude cifre nelle quistioni morali e complesse.
Zingari. —
Non così può dirsi degli Zingari, che sono 1' imagine
viva di una razza intera di delinquenti, e ne riproducono tutte le pas-
sioni ed i vizi. Hanno in orrore, dice Grelmann (2), tutto ciò che richiede
il minimo grado di applicazione; sopportano la fame e la miseria piut-
tosto che sottoporsi ad un piccolo lavoro continuato ; vi attendono
solo quanto basti per poter vivere ; sono spergiuri anche tra loro;
ingrati, vili, e nello stesso tempo crudeli, per cui in Transilvania
corre il proverbio, che cinquanta zingari possono esser fugati da un
cencio bagnato; incorporati nell'esercito austriaco, vi fecero pessima
prova. Sono vendicativi all'estremo grado : uno di questi, battuto dal
padrone, per vendicarsene, lo trasportò in una grotta, ne cucì il
corpo in una pelle, alimentandolo colle sostanze più schifose, finchè
mori di gangrena. Per poter saccheggiare Lograno avvelenarono le
fonti del
Drao:
e quando li credettero morti i cittadini entrarono
in massa nel paese che fu salvato da uno che l'aveva saputo.
Dediti all'ira, nell' impeto della collera, furono veduti gettare i
loro figli, quasi una pietra da fionda, contro l'avversario ; e sono,
(1) In Baviera si ha 1 pazzo ogni 908 cattolici, 967 protestanti, 514 ebrei
•
Annover
»
»
527
»
641
•
337 »
•
Slesia
»
»
1355
»
1264
»
604 »
»
Danimarca si notano 5,8 pazzi ogni 1000 ebrei
•
»
»
3,4
»
cristiani
(OETTINGEN).
(2)
Hiatoire des Bohémiens.
Paris, 1837. —
PREDARI,
Sugli Zingari.
Milano,
1871. —
PoTT,
Zigeuner.
Halle, 1844. —
VIDOCQ,
op. cit., id., pag. 330. -
BORROW
(Gli Zingari in Spagna.
Traduz. di Hudson, 1818). —
COLOCCI,
Gli
Zingari,
1889.
— 43 —
appunto. come i delinquenti, vanitosi, eppure senza alcuna paura del-
l'infamia. Consumano in alcool ed in vestiti quanto guadagnano ;
sicchè se ne vedonó camminare a piedi nudi, ma con abito gallo-
nato od a colori, e senza calze, ma con stivaletti gialli.
Hanno l'imprevidenza del selvaggio e del delinquente. Si racconta,
come una volta, avendo respinto da una trincea gl'Imperiali, gridas-
sero loro dietro: « Fuggite, fuggite, chè se non scarseggiassimo in
piombo, avremmo fatto di voi carneficina ». E così ne resero edotti
i nemici, che ritornando sulla loro via, ne menarono strage.
Senza morale eppure superstiziosi (Borrow) si crederebbero dannati
e disonorati se mangiassero anguille o scojattoli, eppure mangiano...
carogne quasi putrefatte.
Amanti dell'orgia, del rumore, nei mercati fanno grandi schiamazzi;
feroci, assassinano senza rimorso, a scopo di lucro ; si sospettarono,
anni sono, di cannibalismo. Le donne sono più abili al furto, e vi
addestrano i loro bambini; avvelenano con polveri il bestiame, per
darsi poi merito di guarirlo, o per averne a poco prezzo le carni ;
in Turchia si dànno anche alla prostituzione. Tutte eccellono in certe
truffe speciali, quali il cambio di monete buone contro le false, e
nello spaccio di cavalli malati, raffazzonati per sani, sicchè come fra
noi
ebreo
era, un tempo, sinonimo di usurajo, così, in Spagna,
gitano
è sinonimo di truffatore nel commercio di bestiame.
Lo zingaro in qualunque stato o condizione si trovi, conserva la
sua abituale e costante impassibilit,, senza sembrar preoccupato
dell'avvenire, vivendo giorno per giorno in una immobilità di pen-
siero assoluta, ed abdicando ad ogni previdenza.
« Autorità, leggi, regola, principio, precetto, dovere », sono nozioni
e cose insopportabili a codesta razza stranissima (Colocci).
Obbedire e comandare gli è egualmente odioso, come un peso ed
un fastidio.
Avere
gli è estraneo quanto
dovere (1),
il seguito, la
conseguenza, la previsione, il legame del passato all'avvenire, gli sono
sconosciuti (Id.).
(1) Il verbo
dovere
non esiste in lingua tzigana. Il verbo
avere
(terava) è
quasi dimenticato dagli Zingari europei ed è sconosciuto agli Zingari d'Asia.
— 44 —
Colocci crede che essi possedono degli itinerari speciali comuni agli
evasi, ai ladri, ai contrabbandieri internazionali, che si segnalano
con speciali segni simili agli
Zinh
dei Tedeschi (Vedi Vol. I).
Uno dei segni più abituali per tali indicazioni, è il
patterau,
di
cui esistono due tipi: l'antico a tridente; il nuovo a croce latina.
Questi segni, fatti lungo il percorso della strada maestra, e trac-
ciati col carbone sui muri delle case o incisi con il coltello sulla
corteccia degli alberi, divengono mezzi convenzionali per dire alle
future comitive di confratelli :
Questa è strada da zingaro.
Nel primo
patterau la direzione è data dalle linee laterali, nel secondo e dal
braccio più lungo della croce.
I punti di fermata, o stazioni, li indicano collo
Svastika
misterioso,
forse ricordo di antico simbolo indiano, forse embrione della nostra
croce.
Quando vogliono partire dal luogo ove stanno — scriveva Pechon
de Ruby nel XVI secolo — s'incamminano verso il lato opposto e
fanno una mezza lega all'inverso, poi ritornano sulla loro strada.
E come i criminali, e come i Paria (vedi vol. I) da cui derivano,
essi hanno una letteratura popolare criminale che vanta il delitto,
come nel dialogo seguente fra padre e figlio (Colocci, o. c.).
Padre — «
Olà, mio Basilio, se tu divieni grande, per la croce
di tuo padre! devi rubare. »
Figlio — «
E poi, padre, se sono scoperto ? »
Padre — «
Allora raccomandati alla pianta dei piedi, gioia di
tuo padre. »
Figlio — «
Al diavolo la tua croce, padre ! Non m'insegni bene. »
E nelle seguenti poesie :
Da che, cavalluccio,
Non rubi più,
Non bevi più acquavite;
Sì, finché tu rubavi
Grazioso cavalluccio,
Buona acquavite bevevi,
E all'ombra sedevi.
La tua perdita è certa
(Zingari rumeni).
— 45 —
I ragazzi zingari montanari
Come piccoli cani
Quando veggono uno zingaro (di pianura)
Lo spogliano
(Zingari slavi).
Simili
argomenti dànno tema a brevi narrazioni in versi, soprat-
tutto fra gli zingari inglesi e spagnuoli. Per esempio :
Due giovani zingari furono deportati,
Furono deportati al di là dell'Oceano;
Platone per ribellione,
Luigi per aver rubato
La borsa d'una gran dama.
E, quando giunsero in paese straniero,
Platone fu impiccato
Subito: ma Luigi
Fu preso per marito da una gran dama,
Voi vorreste sapere chi fosse questa gran dama?
Era la dama, cui esso aveva rubato la borsa ;
Il giovane aveva un nero
Ed ammaliatore occhio
Ed essa l'aveva seguito al di là dell'Oceano
(gipso).
Un
frate
Stava facendo una predica;
Ed era stato rubato un presciutto
Al macellaio di quel paese
E
quegli sapeva che gli Zingari
Lo avevano derubato.
Il frate
esclamb : figliolo !
Vai a casa tua
E
dalla pentola
Leva fuori il presciutto
E
mettici invece dentro
Una pezza del tuo marmocchio,
Marmocchio,
Una pezza del tuo marmocchio
(gitano).
È importante poi il notare che questa razza così inferiore nella
morale ed anche nella evoluzione civile ed intellettuale, non avendo
mai potuto toccar lo stadio industriale nè, come vedesi, in poesia
passare la lirica più povera, è in Ungheria creatrice d'una vera arte
musicale, sua propria, meravigliosa — nuova ,prova della neofilia e
genialità che si può trovare mista agli strati atavici nel criminale (1).
(1) V. LOMBROSO,
Atavism and Evolution in Contemporary
Review,1895,
July.
— 46 —
CAPITOLO IV.
Civiltà. --
Barbarie. - Agglomeramento. -- Politica.
Stampa. — Delitto collettivo.
Civiltd. — Fra i tanti problemi sociali, uno desta più il desiderio
di una soluzione sicura e precisa: quello della influenza che esercita
la civiltà sul delitto e sulla pazzia.
Se noi ci atteniarno alle nude cifre, certo il problema par bello
e risolto, perchè esse ci mostrano un aumento nel numero dei delitti
e delle pazzie, quasi per ogni anno che corre, aumento sproporzio-
nato a quello della popolazione (1). — Ma molto opportunamente il
(1) In Francia dal 1826-37 gl' imputati erano 1 per 100 della popolazione;
nel 1868 ascesero 1 ad ogni 55
(DUFAU,
Traité de statist.,
1840. —
BLOCK,
L'Europe politique,
1870). — Dal 1825 al 1838 i prevenuti (tolti i rei politici
e contravvenzioni fiscali) crebbero da 57.470 a 80.920. — Dal 1838 da 237 per
100.000 abitanti salirono a 375, nel 1847 a 480, nel 1854 discesero dal 1855 al
1866 ove non passarono il 389, risalirono a 517 nel 1874, a 552 nel 1889. Creb-
bero dunque in 50 anni del 133 0/0 (JoLY,
Trance criminelle,
pag. 10).
In Austria nel 1856 1 condannato ogni 1238 abit.; 1 accusato ogni 832 abit.
»
1857
1
»
1191
»
1
»
813
»
»
1860
1
»
1261
»
1
»
933
»
»
1861
1
»
1178
»
1
»
808
»
»
1862
1
»
1082
» 1
»
749
»
(MESSEDAGLIA,
Op.
cit.).
In Inghilterra e Galles si ebbe dal 1811 al 1815, 1 detenuto ogni 1210 abit.
»
»
»
1826
»
1830
1
»
568
»
»
»
»
1836
»
1840
1
»
477
»
»
» »
1846
»
1848
1
»
455
»
(BELTRAMI-SCALIA,
Storia della riforma penitenziaria,
pag. 13, 1874).
Dal 1805 al 1841 la popolazione accrebbesi del 49 0/0, i crimini sei volte più
che non la popolazione. In alcune contee, p. es. Montonoutshire, la popolazione
crebbe del 128 010, i delitti del 720
0JO
(ABERDEEN,
Discorso,
1876). Però negli
ultimi anni vi fu un decremento nei delitti (v. s.).
In Italia dal 1850-59 imputati per reati gravissimi 16,173 condannati 7,535
»
1860-69
»
»
»
23,854
»
10,701
Dal 1863 al 1869, i reati aumentarono di
1
/
4
,
la popolazione solo di
1140.
(CuRCio,
op. cit.).
-- 47 --
Messedaglia fa, in proposito, riflettere la grande probabilità di errore
cui va incontro chi voglia risolvere, su semplici dati numerici, pro-
blemi complessi, in cui entrano parecchi fattori ad un tempo. Po-
trebbe, infatti, il maggiore aumento, così dei reati come delle pazzie,
spiegarsi per le modificazioni delle leggi civili e penali, per una
maggiore facilità alla denuncia ed al ricovero, specialmente dei
pazzi, vagabondi e minorenni, e per una maggiore attività della
polizia.
Una cosa par certa (e noi ne toccammo a lungo più sopra, p. 253),
che la civiltà abbia la sua, come ben la chiama il Messedaglia, cri-
minalità, specifica, ed una n'abbia,
a
sua volta, la barbarie. Questa,
ottundendo la sensibilità morale, scemando il ribrezzo agli omicidi
— ammirati spesso come atti d'eroe — considerando la vendetta un
dovere, diritto la forza, aumenta i delitti di sangue, le associazioni
dei malfattori, come fra i pazzi le manie religiose, la demonomania,
le follie di imitazione. Ma i legami domestici sonvi molto più forti,
l'eccitamento sessuale, le smanie dell'ambizione assai minori, e quindi
molto meno frequenti i parricidi, gl' infanticidi ed i furti.
I tipi di civiltà che l'uomo ha finora creato — scriveva Guglielmo
Ferrero — sono due: la civiltà a tipo di violenza, e la civiltà a tipo
di frode. L'una e l'altra differiscono fondamentalmente per la forma
che assume in esse la lotta per l'esistenza. Nella civiltà a tipo di vio-
lenza, la primitiva, la lotta per la vita si combatte essenzialmente
con la forza: il potere politico e la ricchezza sono conquistati con le
armi, sia a danno dei popoli stranieri, sia a danno dei concittadini
più deboli: la concorrenza commerciale tra un popolo e l'altro è com-
battuta sopratutto con gli eserciti e le flotte, cioè con l'espulsione
violenta degli antagonisti dai mercati che si vogliono sfruttare co-
modamente da soli ; le liti giudiziarie sono risolute col duello. Nella
civiltà a tipo di frode, la lotta per l'esistenza è combattuta invece
con l'astuzia e con l'inganno; ai duelli giudiziari subentra la guerra
di cavilli e di raggiri degli avvocati; il potere politico è conquistato
non più con gli scudi di ferro, ma con gli scudi d' argento; il da-
naro è attirato dalle tasche altrui con frodi e con malie misteriose
— 48 —
come
i giuochi di borsa; la guerra commerciale è combattuta con il
perfezionament
o
dei mezzi di produzione e più ancora dei mezzi di
inganno, vale a dire con abili falsificazioni che diano al compratore
l'illusione
del buon mercato (1).
Alla civiltà del primo tipo appartengono od appartennero la Cor-
sica, in parte la Sardegna, il Montenegro, le città italiane del Medio-
Evo, e in genere quasi tutte le civiltà primitive. Alla seconda in-
vece appartengono tutti i popoli civili moderni, quelli cioè in cui
il
regime capitalistico borghese si è interamente sviluppato in tutte le
parti del suo organismo.
La distinzione fra i due tipi — però — non è così assoluta nella
realtà come nella teoria, perchè talora nel seno di una stessa società
si mescolano alcuni caratteri di un tipo e alcuni dell'altro.
E poichè la patologia segue anche nel campo sociale identico pro-
cesso della fisiologia, noi ritroviamo questi due mezzi di lotta anche
nella criminalità.
Noi assistiamo infatti al manifestarsi parallelo di due forme di
criminalità: la
criminalità atavica,
che è un ritorno di alcuni indi-
vidui, la cui costituzione fisiologica e psicologica è morbosa, ha dei
mezzi violenti di lotta per l'esistenza che la civiltà ormai ha sop-
presso : l'omicidio, il furto e lo stupro; e la
criminalità evolutiva,
egualmente perversa nell'intenzione, ma assai più civile nei mezzi,
giacchè ha sostituito alla forza e alla violenza, l'astuzia e la frode (2).
Nella prima forma di criminalità non cadono che pochi individui
fatalmente predisposti al delitto; nella seconda possono cadere mol-
tissimi, tutti quelli che non posseggono un carattere adamantino,
capace di resistere alle malsane influenze dell'ambiente esteriore.
Sighele giustamente nota che il fenomeno si riproduce più in
grande nelle due forme di criminalità collettiva, propria, l'una della
classe elevata, l'altra dell'infima classe sociale. Da una parte ab-
(1)
GUGLIELMO FERRERO,
Violenti e frodolenti
in Romagna,
nel volume già
citato:
Il mondo criminale italiano.
Milano, 1894.
(2)
SIGHELE,
Delinquenza settaria. Archiv. di Psich.,
XVI, 1895.
— 49 --
biamo i ricchi, i borghesi, che nella politica e negli affari vendono
il loro voto, la loro influenza, e per mezzo dell'intrigo, dell'inganno
e della menzogna, rubano il danaro del pubblico; dall'altra parte
abbiano i poveri, gli ignoranti, che nei complotti di anarchici e nelle
dimostrazioni e nelle sommosse, tentano ribellarsi contro la condizione
che loro vien fatta e protestano contro l'immoralità che scende dal-
l'alto.
La prima di queste due forme di criminalità è essenzialmente
evolutiva
e moderna; la seconda è
atavica,
brutale, violenta. La
prima è tutta di cervello e procede con mezzi d'astuzia, quali la
appropriazione indebita, il falso, la frode : la seconda è in gran parte
di muscoli e procede con mezzi feroci: la rivolta, l'omicidio, la di-
namite.
L'Italia di questi ultimi anni ha pur troppo offerto lo spettacolo
rattristante dello scoppio simultaneo di queste due criminalità. Ab-
biamo avuto nello stesso tempo in Sicilia il brigantaggio, le rivolte
della fame, cui una pietosa o interessata menzogna ha prestato altri
nomi ed altri motivi, — e a Roma, collo scandalo bancario, le grasse
immoralità delle classi ricche.
Noi vedemmo nei vol. I e II gli esempi della criminalità sangui-
naria speciale e associata al Medio Evo.
Perchè, qualcuno chiederà: « Se in tempi antichi le associazioni
criminose esistevano dappertutto, perchè la pratica loro si conservò
solo in alcuni paesi (Napoli), e si spense negli altri? » La risposta
è trovata pensando alle condizioni poco civili del popolo e del go-
verno soprattutto, che manteneva e faceva ripullulare quella bar-
barie, prima e perenne sorgente delle malvagie associazioni.
« Finche i governi si ordinano a sette, sentenzia assai beve d'A-
zeglio, le sette si ordinano a governi ». Quando la posta regia fro-
dava sulle lettere, quando la polizia pensava ad arrestare gli onesti
patriotti, e trafficando coi ladri, lasciava libertà ad ogni eccesso nei
postriboli e nell'interno delle carceri, la necessità delle cose contri-
buiva a proteggere nel camorrista chi poteva mandarvi un plico
sicuro, salvarvi da una pugnalata nel carcere, o riscattarvi a buon
LODSRROSO — Uomo
delinquente —
Vol.
III.
4
— 50 —
prezzo un oggetto rubato, od emettervi, in piccole questioni, dei giu-
dizi
forse altrettanto equi e certo meno costosi e meno ritardati di
quelli che potevano offrire i tribunali.
Era la camorra una specie di adattamento naturale alle condizioni
infelici di un popolo reso barbaro dal suo governo.
Anche il brigantaggio era spesso una specie di selvaggia giustizia
contro gli oppressori. Al tempo della servitù in Russia, i
moujik,
indifferenti alla vita, provocati da sofferenze continue di cui niuno
si preoccupava, erano pronti a vendicarsi coll'omicidio, come ben ci •
mostrò un canto rivelatoci da Dixon. Non v' è (dice il noto autore
dello studio sulle prigioni in Europa) famiglia grande di Russia che
non abbia un massacro dei suoi nella storia di famiglia. La man-
canza di circolazione dei capitali, e l'avarizia, spingevano i ricchi
dell'Italia meridionale ad usure e malversazioni contro i poveri di
campagna, che non sembrano credibili. A Fondi, scrive il Jorioz,
molti divennero briganti in grazia delle angherie del sindaco Amante.
— Coppa, Masini, Tortora, furono spinti al brigantaggio dai mal-
trattamenti impuniti dei loro paesani. — I caffoni (diceva alla Com-
missione d'inchiesta il Govone) veggono nel brigate il vindice dei
torti che la società loro infligge. — Il sindaco di Traetto, che si
spacciava per liberale, bastonava per istrada i suoi avversari, e non
permetteva loro di uscire alla sera. — Le questioni che nascevano
fra i ricchi ed i poveri, per la divisione di alcune terre appartenenti
ad antichi baroni, il cui possesso era dubbio, ed era stato promesso
a tutti, ed in ispecie ai poveri coloni, gli odi che dividevano i pochi
signorotti dei comuni dell'Italia meridionale, e le vendette esercitate
contro i clienti degli uni e degli altri, furono cause precipue del
brigantaggio. Sopra 124 comuni della Basilicata, 44 soli non die-
dero alcun brigante; erano i soli comuni dove l'amministrazione era
ben diretta da sindaci onesti. — Dei due comuni, Bomba e Mon-
tazzoli, vicini a Chieti, il primo, ove i poveri erano ben trattati, non
diede briganti ; mentre il secondo, ove erano malmenati, ne fornì
moltissimi. — Nelle piccole terre dell'Italia meridionale, osserva
assai bene il Villari, vi ha il medio-evo in mezzo alla civiltà mo-
— 51 —
derna; solo che invece del barone despotizza il borghese. — A Parti-
nico, città di 20.000 anime, si vive in pieno medio-evo, perchè i signo-
rotti tengono aperta una partita di vendetta che dura da secoli. — A
San Flavio due famiglie si distrussero a vicenda per vendicare l'onore.
« Abbiamo sempre in Sicilia, scrive il Franchetti, una classe di
contadini quasi servi della gleba, una categoria di persone che si
ritiene superiore alla legge, un'altra, e questa è la più numerosa,
che ritiene la legge inefficace ed ha innalzato a dogma la con-
suetudine di farsi giustizia da sè. E dove la maestà della legge
non è conosciuta nè rispettata, saranno rispettati i rappresentanti di
essa ? Il pubblico impiegato in Sicilia è blandito, accarezzato finchè
gli autori dei soprusi e delle prepotenze sperano di averlo conni-
vente, o almeno muto spettatore delle loro
gesta;
è insidiato, avver-
sato, assalito, combattuto con tutte le armi, non appena si riconosce
in lui un uomo fedele al proprio dovere.
« Dopo l'abolizione della feudalità, continua altrove il Franchetti,
se non era mutata la sostanza delle relazioni sociali, ne era bensì
mutata la forma esterna. Avevano cessato di essere istituzioni di
diritto la prepotenza dei grandi e i mezzi di sancirla; le giurisdi-
zioni e gli armigeri baronali. L'istrumento che conveniva adesso di
adoperare per i soprusi era in molti casi l' impiegato governativo o
il magistrato. E ad assicurarsi la loro connivenza non bastava la
corruzione, conveniva inoltre adoperare una certa arte. La stessa do-
veva adoperarsi per acquistare o conservare l'influenza su tutti co-
loro, che la loro condizione economica non rendeva addirittura schiavi.
La violenza brutale dovette in parte cedere il posto all'abilità ed
all'astuzia.
« ... Ma non perciò era esclusa la violenza almeno nella maggior
parte dell'isola; nulla era venuto ad interrompere le antiche tradi-
zioni, e rimanevano sempre gli strumenti per porla in opera.
« Rimanevano gli antichi armigeri baronali mandati a spasso,
oltre a tutti gli uomini che avevano già commesso dei reati, od
erano pronti a commetterne, e che non potevano non essere nume-
rosissimi in un paese dove era tradizionale la facilità ai delitti di
-52—
sangue, e la inefficacia della loro repress
ione. Se non che adesso,
primi come i secondi, esercitavano
mestiere per proprio . conto, e
chi avesse bisogno dell'opera loro, doveva con loro trattare volta per
volta, e da pari a pari » (Franchetti,
Condizioni politiche e
ammi-
nistrative della Sicilia.
Firenze, tip. di G. Barbéra).
Un altro esempio ce l'offre la nostra stessa capitale e più la Cor-
sica e la Romagna.
Roma ci presentava, anni sono, una cifra di criminalità, special-
mente contro le persone, superiore a molte regioni d'Italia; ma, come
molto bene ha mostrato il Gabelli
(Roma ed i Romani,
1881), essa
vi è in gran parte effetto della tradizione dell'antica impunità e
l'atmosfera morale appunto formatavisi in grazia di questa ; l'ac-
correre e venire a galla, che succede ad ogni rivoluzione, della po-
polazione equivoca, che vuol mettere alla prova il nuovo Governo
come i ragazzi il maestro nuovo; tanto più in Roma dove cala-
rono i guadagni e dove il malandrinaggio era tollerato paternamente
dal Governo antecedente; il perdurare quell'impeto in cui erompono
le anime brutalmente virginee, a cui una repressione sicura anco
non apprese a considerare le conseguenze dei proprii impeti; onde,
una parola sfuggita al gioco, un sospetto di infedeltà, gelosia di
mestiere, specie in campagna, bastano per produrre un omicidio,
spesso così fuori di proporzione con la causa, che per gli stessi
giudici pare un enigma od una pazzia. Mandati giù alcuni bicchieri
di vino, la passione ribolle nell'accesa fantasia per un'inezia, e il
braccio, già armato di coltello, offre così pronto il servizio, che la
testa non ha il tempo di ricusarlo; s'aggiun
g
ono i pregiudizi sel-
vaggi, per cui chi non si vendica di un insulto non è uomo, la di-
gnità virile impone farsi giustizia da sè e non col mezzo dell'auto-
rità. È l'eredità della violenza, dell'energia che rimonta agli antichi
Romani.
E pochi anni fa una popolana non sposava volentieri uno a cui
non fosse mai uscito di tasca il coltello, che regalava al suo damo
come pegno di costanza, con incisovi sopra il suo nome, oppure
Amor mio, cuor mio,
ecc.; e mentre nell'alta Italia ogni galantuomo
i^,
— 53 —
crede di aiutare il Governo a mettere le mani su un ladro, un as-
sassino, il romano del popolo, che non capisce il Governo che sotto
forma di dazi, carta bollata, ecc., e che ha forte il sentimento della
propria personalità, o l'ucciderà egli stesso, o lo lascierá andare,
come cosa che non gli tocchi, e non vorrà attestare se avrà veduto
egli assassinare un altro, per una vecchia abitudine contratta sotto
il Governo papale (Gabelli).
A queste criminalità la corruttela della capitale aggiunse la brut-
tura bancaria e giornalistica.
Nella Basilicata, Pani Rossi (op. cit.) sentì spesso chiamare
bri-
gantiello
dalle madri il loro figliuolo; Croeco era il loro Carmi-
nuccio; i ricchi soprannominavano
re della campagna
Ninco-Nanche.
« La parola
malandrino
perdè in Sicilia perfino il suo significato,
ed invece di un appellativo d'infamia, divenne pel popolo uño di
lode, del quale molti onesti popolani menano vanto.
Io sono malan-
drino
significa in fatti, per loro, essere un uomo che non ha paura
di nulla, e specialmente della giustizia, la quale nella loro mente
si confonde col governo, 'o meglio colla polizia » (Tommasi-Crudeli).
Mancando il concetto vero della morale , ed essendo scemata e
quasi tolta la distanza fra lo strato equivoco e lo strato onesto, è
cosa naturale che il malandrino trovi un complice nel colono ed
anche nei proprietari in mezzo a cui vive, e che riguardano il de-
litto come una nuova specie di speculazione. E questo, secondo la
relazione dei Prefetti, è il guaio massimo della Sicilia, dove i veri
briganti che battono la campagna sono pochi, ma si centuplicano,
in date circostanze, coi colleghi avventizii, dove perfino i grossi pro-
prietari si vedono usufruire dei briganti per imporre ricatti, far cas-
sare testamenti, acquistare predominio sui loro concittadini.
Da ciò viene anche la mancata denuncia, parendo questa più im-
morale che non l'omicidio; sicchè si sono veduti moribondi dissimu-
lare, fino all'ultimo momento, il nome del feritore. Non è l'omicidio,
che desta ribrezzo, bensì la giustizia. Onde è che anche quando il
delitto, per raro caso, è denunciato, non è punito; così su 150 bri-
ganti del Napolitano, presi coll'armi indosso, 107 furono prosciolti
dal giurì e 7 soli condannati (S. Jorioz).
— 54 —
Altrettanto ci mostra per le Romagne, Alfredo Comandini
(Le -Ro-
magne,
Verona, 1881) e Bourde e Bournet per la Corsica.
Le cause di ogni guaio sonvi (scrive egli delle Romagne) l'abuso
del vino, l'uso estesissimo di portar armi, e le associazioni politiche che
là restarono per tradizione dei tempi despotici ; tutte le classi vi pren-
devano parte, anche a rischio del capo. Esse nutrivano aspirazioni
oneste; ma molte volte favorivano la fuga o l'impunità di un mal-
fattore, perché arrestato avrebbe potuto tradirli. Ora, queste associa-
zioni non hanno più uno scopo politico vero od educativo, anzi,
nemmeno di mutuo soccorso ; le più sono occasioni per bere un bic-
chiere insieme, quasi sempre pagato dal più ricco, e che dando alla
testa spesso di qualche membro, facilmente promuove o coltellate,
o risse ed ingiurie, che sono seguite da reazioni non individuali solo,
ma spesso di interi gruppi, pel dovere tradizionale che vi è là di
prender parte,
di darsi
reciproco appoggio.
«
Queste associazioni, anche in città piccolissime, sono più di una,
fin cinque, dieci, e tutte di un partito, è vero, ma divise secondo i
rioni ed i sobborghi; se il socio di una di queste ha una questione
col socio di un'altra, per donna, denari, la questione si estende a
tutto il gruppo;
il reciproco appoggio
conduce a considerare come
socio chi, avendo ferito od ucciso per vendicare un punto d'onore,
stia per cadere nelle mani della giustizia.
•
Oppure, non avendo fiducia nell'autorità del Governo, le que-
stioni si risolvono innanzi ai buoni fratelli, ai capi del gruppo, che
accomodano la partita come Dio vuole: il più malvagio viene espulso
dalla società, e tutto finisce lì. Le paci si ottengono col bere insieme,
ma le bevute a loro volta dànno luogo a nuovi conflitti ».
Ma meglio ancora della Romagna, la Corsica ci porge un esempio
di una criminalità inconscia, che vien dalla condizione sociale,
storica, oltrechè dell'influenza storica di cui toccammo.
«
La frequenza degli assassinii per vendetta, scrive Bournet (1),
è nota dappertutto, ma pochi sanno quanto ne sieno meschine le
(1) BoURrET,
Criminalité en Corse,
1887. —
Archivio di psich.,
Viri.
oQ
-- 55 —
cause: un cane ucciso da un Bocchini a un Tafani, fa
undici
vittime
nelle due famiglie. Nel 1886 ci furono 135 attentati contro le per-
sone, cioè 1 per 200 abitanti: quattro volte più del dipartimento
della Senna. Dei 135 attentati, 52 furono commessi spontaneamente
in seguito a discussioni o a risse. Impossibile far parlare un testi-
monio; a Palneca 60 persone avevano assistito ad un misfatto, tutte
giurarono di non aver visto nulla ».
Bourde, secondo i rapporti della gendarmeria, valuta il numero dei
banditi da 5 a 600.
«
Tutto mette capo a questo (egli dice): che í contadini, perduti
nei loro villaggi, nemici al capo del
clan,
son persuasi non esservi
punto giustizia. M. Marras in un suo discorso confessò sentirsi an-
cora il grido leggendario; « In Corsica non v'è giustizia ».
«
I Corsi mostrano grande fierezza. Sdegnano il lavoro manuale
e amano poco la terra ; sono più sensibili alle qualità intellettuali
che non alle morali; hanno una maniera speciale d'intendere la fe-
licità e la coscienza.
«
La loro organizzazione somiglia molto a quella del patriziato
romano: quindici o venti famiglie dirigono tutte le altre ; alcune
dispongono d'un centinaio di voti soltanto, altre di parecchie migliaia
di elettori che fanno votare a loro modo. Cinquanta famiglie sono
assolutamente devote ad una sola da oltre duecento anni ; la vita
indipendente è impossibile, perchè chi è solo non riesce a nulla.
«
I membri di una famiglia rischiano la vita con sublime abne-
gazione per sostenere uno di loro. Due coscienze sono in lotta nel-
l'isola: la moderna, ispirata ai principii assoluti del diritto e del-
l'equità, e la vecchia coscienza corsa che non sa elevarsi sopra gli
interessi dell'associazione famigliare. Questa prevale quasi sempre, e
se ne videro gli effetti durante le operazioni del Giurì di espropria-
zione per le ferrovie.
« Il Giurì , presieduto dal Casabianca , capo del partito più pos-
sente dell'isola, s'illustrò con enormi parzialità; Benedetti, nemico
del partito, ricevette 2000 franchi per una vigna di 16 are e 96
centiare; una certa Virgitti, ligia ai Casabianca, ebbe 13,000 franchi
— 56
--
per una vigna
di 18
are e
90
centiare, e così via.
In
Corsica queste
ingiustizie
sembrano naturali perfino ai nemici , i quali farebbero
appunto lo stesso in favore dei loro clienti, se fossero al potere.
« I
giudici di
pace sono onnipotenti, ma parzialissimi e devoti al
partito che li ha fatti nominare. Nella compilazione delle liste elet-
torali fanno a loro capriccio, togliendo o aggiungendo quei nomi che
possono nuocere o giovare al partito, in barba alla legge e ai
de-
creti delle Corti d'appello e di cassazione. Ciò è talvolta causa di
gravi delitti. Francesco Ricci, fattorino, era stato cancellato dalle
liste, dietro istigazione della famiglia Moracchini. Alle elezioni mu-
nicipali, furibondo perchè non poteva votare, Ricci si appostò dietro
una siepe e tirò una fucilata che ferì uno dei Moracchini. Rimpro-
veratogli il delitto, Ricci rispose: « Se non avessi agito così mi
avrebbero preso per un lucchese ».
« Le gherminelle nei giorni di elezioni sono varie e infinite, ma
spesse volte volgono al tragico. A Palneca il
maire
Bartoli rinviò
tre volte lo scrutinio per aspettare il momento favorevole ; la quarta
volta (28 settembre 1884) 80 suoi partigiani si chiusero di buon
mattino con lui nella
mairie
e vi si fortificarono; quando arrivarono
gli avversari non poterono entrare. Esasperati, volevano dare l'assalto,
ma furono respinti a fucilate; per tutto quel giorno si scambiarono
colpi da una casa all'altra e si ebbero a deplorare morti e feriti.
Gli avversarii del Bartoli dichiararono al Prefetto di essere « pronti
a morire anzichè vivere ín schiavitù ».
« Tn tutta la Francia, nel 1885, si constatarono 42,523 contrav-
venzioni rurali. La sola Corsica ne aveva 13,405, quasi il terzo! » (1).
La progredita civiltà, centuplicando
i
bisogni ed i desideri e faci-
litando con la maggior ricchezza gli eccitamenti dei sensi, nei mani-
coinî aumenta gli alcoolismi e le paralisi generali (2),
e
nelle car-
ceri
i
rei contro le proprietà e contro il buon costume. La statistica
(1)
BOURDE,
En Corse,
1887. —
Archivio di psichiatria,
VIII.
(2)
A Bic.étre, nel 1818-19
erano solo 9 i casi di paresi generale
» 1848-49
a
34
a
„
— 57 —
ci mostra, infatti, che di tal natura è la maggior parte dei reati
commessi nelle capitali e dalle classi colte, e che sonvi ora in au-
mento (1). E di tal natura Sighele ora dimostra che è la crimina-
lità
collettiva moderna — o quella delle classi borghesi in confronto
colla popolazione.
Constatata l'esistenza di queste due forme di criminalità collettiva,
si chiede: perchè la criminalità dei ricchi è frodolenta e quella dei
poveri violenta ? Perchè, risponde (o. c.), le classi superiori rappre-
sentano ciò che è veramente moderno, mentre le classi inferiori rap-
presentano ancora, nei sentimenti e nei pensieri, un passato celati=
vamente lontano; ed è perciò logico e naturale che le prime sieno
moderne, evolutive nella loro criminalità collettiva, e siano invece
ancora violente, per non dire assolutamente ataviche, le seconde.
Il
Bagehot scriveva : <c per assicurarci che gli istinti delicati vanno
sempre scemando nella discesa della scala sociale, non è necessario
fare un viaggio tra i selvaggi; basta che parliamo con gli inglesi
della classe povera, con i nostri stessi domestici (2),
In secondo luogo, che la criminalità della classe agiata è un fe-
nomeno patologico che indica la viziosa organizzazione sociale che
delitti contro le persone
suicidi
furto
libidini
(1) Prussia 1854 8,9 0/0
0,43
88,41
2,26
»
1859 16,65 »
0,52
78,17
4,68
(OETTINGEN,
op. cit.).
Francia dal 1831 al 1835 :
libidine su adulti libid. su bambini
aborti
infanticidi
suicidi
furti
omicidi e uccisioni
2,95
3,64
0,19
2,25 3,83
14,40
14,40
Francia dal 1856 al 1860:
6,20
20,59
0,97
67,45
6,18
11,83 11,83
I
furti domestici e quelli sulla pubblica via commessi in Corsica stanno a quelli
della
Francia
come
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
0,38
a
1
Le offese
ai
congiunti, gli avvelenamenti
.
.
.
.
.
.
.
0,33
=
1
Gli stupri
0,50
»
1
Nessun parricidio, nè bancarotta
O
1
Invece le estorsioni starebbero cuino
3
'
1
I saccheggi
7
=
1
I ratti di fanciulle
23
1
Gli omicidî
32
»
I
(RoBiQuET,
Les crimes
en
Corse,
1862).
(2)
B1GEROT,
Lois scientiflques du développernent des nations.
— 58 —
oggi ci regge, e che sta per finire ; — la criminalità della classe
infima invece,
può rassomigliarsi
all'annuncio,
patologico anch'
esso,
di una nuova éra che sta per cominciare. L'una, insomma, 1 l'indice
di un tramonto, l'altra di un'alba; la prima è un segno di degene-
razione, di un organismo già vecchio, l'altra è la crisi di un orga-
nismo giovane che cresce e s'avanza. Ed è perciò che la prima ha
tutti i caratteri della sapiente e circospetta prudenza ed astuzia se-
nile ; l'altra tutti i caratteri della incruente e imprudente e sfacciata
audacia di chi si sente giovane e forte.
Infine, la classe ricca, non pel numero, ma per la sua forza e per
le basi su cui si appoggia, rappresenta la maggioranza; — la classe
infima, invece, la minoranza. Ora, è carattere psicologico di tutte le
minoranze d'essere più audaci, più violente della maggioranza. Esse
debbono conquistare, mentre questa non deve che mantenere ciò che
ha conquistato, — si ha più energia per raggiungere un bene o uno
scopo lontano, che non — raggiuntolo — per mantenerlo. La vittoria
sfibra, mentre il desiderio di vincere aumenta il coraggio (Sighele,
op. cit.).
È
la riproduzione collettiva del fatto individuale per cui uno solo
assalito da molti spiega una energia che non avrebbe se altri fossero
insieme a lui. È la necessità della difesa che raddoppia le forze di
chi è solo e più debole; è l'istinto della propria conservazione che
si sveglia più possente dinanzi al pericolo e che dà all'organismo
quello che suol chiamarsi il coraggio della disperazione.
Nel campo criminale questa legge di natura non poteva venir
meno e doveva quindi far sì che la classe infima, avendo a lottare
contra avversari di essa assai più possenti, compensasse la propria
debolezza colla violenza e coll'audacia dei mezzi.
Fino ad un certo punto possiamo averne una dimostrazione anche
in Italia. Nel 1869, la popolazione delle città nostre e grosse bor-
gate, che non passava i 5 milioni e mezzo, diede una quota presso-
chè uguale di delinquenza a quella dei piccoli borghi, che toccava
gli 11 milioni; ne' reati contro l'ordine pubblico, contro il buon co-
stume la sorpassava del doppio, mentre uguagliavala, anzi le era
— 59 —
inferiore, nei delitti contro le persone (Curcio, op. cit., pag. 92).
Chi esamina le belle carte grafiche, pubblicate dal Bodio
nell'Italia
Economica,
trova un parallelismo tra il numero dei delitti contro
le proprietà, la densità della popolazione, e la coltura. -- Così Mi-
lano, Livorno, Venezia, Torino offrono un maggior numero di reati
contro la proprietà, uno minore di ferimenti, e presentano la mag-
giore densità della popolazione, e più scarso numero di analfabeti.
Le Calabrie, gli Abruzzi, la Sicilia, Roma, con molti analfabeti,
dànno le cifre massime di reati contro le persone. Faremo eccezione
per Napoli e Palermo, che con grande densità di popolazione e con
un numero notevole di analfabeti, sono ricche di reati dell' una e
dell'altra classe ; e Bari e Lecce, Benevento e Lucca, che con popo-
lazione abbastanza densa scarseggiano dei reati contro la proprietà,
e Catanzaro e Caltanissetta che sono in condizioni inverse.
Ma le malte eccezioni in Italia, su cui ritorneremo, non fanno
maraviglia, stante che in alcuni paesi non è ancor ben precisato il
limite dove cessava la barbarie, e non si è fermata ancora l'oscilla-
zione ed il perturbamento indotto dai grandi avvenimenti politici.
Che la civiltà non possa fare di più, che essa non possa altro
che cambiare l'indole, e forse accrescere il numero dei delitti, per
quanto spiacevole, sarà facile a comprendersi, da chi ha veduto,
quanto poco giovi alla difesa e quanto più all' offesa la progredita
istruzione.
Ed alle ragioni toccate qui, vanno aggiun
t
e altre di ordine diverso.
La civiltà, grazie alle ferrovie, alle concentrazioni burocratiche,
commerciali, ecc., tende sempre ad ingrandire i grossi centri, ed a
popolare sempre più i capo-luoghi. E, come è noto, è in questi, che
si condensa la maggior parte dei delinquenti abituali. Questo ma-
laugurato concorso si spiega per i maggiori profitti o le maggiori
immunità che offrono ai rei i grandi centri. Ma questa causa non
può esser la sola, perchè se nella capitale è minore la vigilanza,
più attiva e concentrata è la repressione, e se vi sono maggiori in-
centivi alle seduzioni, si aprono anche più larghe le vie al lavoro.
Io credo vi agisca un'altra, un'influenza più potente di tutte, quella
— bll
dell'agglomero, il quale spinge da per sè solo al delitto od all'
im-
moralità.
Chi ha studiato l'uomo, o meglio ancora se stesso, in mezzo ai
gruppi sociali, di qualunque genere siano, avrà osservato come esso
sovente vi si trasforma, e da onesto e pudico che egli era e che
è
tutt'ora da solo e tra le pareti domestiche, si fa licenzioso, e fino
immorale (1).
Quanti radunati in un club od in un'assemblea, per quanto assen-
nata, non hanno lasciato, senza ribrezzo, insultare l'amico ed
il
maestro ? E quanti non hanno gettato vilmente la pietra contro colui,
che poco prima avrebbero sostenuto col massimo ardore! Un passo
più in là, e voi vedrete l'uomo più onesto rubare per parere buon
compagnone, giuntare al giuoco il novizio, o gettarsi nella più im-
monda libidine.
Questa tendenza si fa maggiore quanto più i gruppi si fanno po-
polosi; dai cinque o sei scolari di campagna, alle migliaia d'operai
di
una fabbrica (ed ecco perchè i distretti manifatturieri (2) dànno
più delinquenti degli agricoli), fino all'enorme massa d'uomini che
la più lieve causa raggomitola nelle vie di Napoli e di Parigi, ed
il cui grido si trasforma in una sentenza di morte. Una prova quasi
diretta ce ne forniscono i gerghi, che abbiamo veduto assumere or-
ganismi sempre hiù complicati e tenaci, quanto più dalle associazioni
innocenti e poco popolate si procede alle più fitte e criminose, e che
anche nelle prime accennano pure ad una specie d'ostilità o di con-
giura verso gli estranei.
Vi è, dice Bertillon, una specie di tendenza violenta e morbosa,
a riprodurre negli altri i sentimenti ed i moti che vediam sorgere
(1)
Nella
Quarterh Review
citata, si legge : a Tutto ciò che attira la folla
nelle vie di Londra, incendii, passaggi di truppe, ecc., fa scaturire
in un baleno
centinaia dí ladri; li trovate ai
meeting,
alle Assisie, alle prediche ».
(2)
In Inghilterra i distretti manifatturieri
firmo:
6,6 0/0 di rei di 15 anni
24
»
15 a 20 anni.
I distretti agricoli 4,8 »
15 anni
21
»
»
15
a
20 anni (MAYrEw).
— 61 —
intorno a noi, e su questo, molto influiscono alcune circostanze, come:
età giovane, sesso femminile e sopratutto l'agglomero di altri simili,
che rende, nota Sarcey, più vive le impressioni naturali, che ciascun
di noi risente in se stesso; l'aria è impregnata dell'opinione domi-
nante, ne subisce gli effetti come nei contagi, ecc. — Si sarebbe
notato che anche nei cavalli i grossi agglomeramenti sviluppano le
tendenze alla sodomia.
Gli istinti primitivi del furto, dell' omicidio, delle libidini, ecc.,
che esistono appena in embrione in ciascun individuo fino che vive
isolato, massime se temperato dall'educazione, si ingigantiscono, tutto
ad un tratto, al contatto degli altri (1).
Nelle scuole e nei collegi, il più virtuoso impara dall'uno e dal-
l'altro, e forse pur troppo anche dal maestro, i misteri del vizio.
Tutto ciò, insieme col parallelismo che corre sempre tra lo sviluppo
degli organi sessuali e quello del cervello, e colla migliorata alimen-
tazione, ci spiega in parte il grande aumento dei reati di libidine,
che è uno dei caratteri speciali della criminalità di questi ultimi
anni, e s'accorda coll'aumento continuo della prostituzione, che ap-
punto predilige i grandi centri. Ed ecco una delle cause perchè
le donne delinquono di più nei paesi più civili ; vi s'aggiunge, al-
lora, a spingerle in braccio alla colpa, la falsa vergogna della rela-
tiva povertà, il bisogno del lusso, e le occupazioni• e l'educazione
quasi virile, che offrono loro i mezzi e l'occasione di delinquere nello
stesso terreno degli uomini, coi delitti di falso, di stampa, di truffa.
La civiltà aumenta alcuni delitti come alcune pazzie (2) (paralisi,
(1)
Constato che questa osservazione da cui derivarono quelle di Ferri, di Pu-
gliese, di Sighele
(Folla delinquente — Del parlamentarismo ecc.)
e del loro
glossatore Tarde, e finalmente dal Le Bon
(Psychologie des Foules,
1895) data
dal 1872, epoca della
l
a
edizione, e nella 2
.
ediz., 1876, pag. 278-79. — La
stessa idea è ripetuta nel mio
Incremento del delitto in Italia,
nel mio
Crime
politique
e nelle mie
Piaghe d'Italia.
(2)
Prendendo, p. es., la statistica del paese più progredito del mando, quali
sono gli Stati IIniti, dal prezioso
Census of United States
fornitaci
(Compen-
dium of the Tenth Census (1880) of the United States,
P. II, pag. 165 9
noi vediamo che i pazzi, che vi erario 15.610 nel 1850, 24.042 nel 1860
e 37.432 nel 1870, salirono nel 1850 a 91.997, mentre la popolazione da
— 62 —
alcoolismo), perchè aumenta anche l'uso delle sostanze eccitanti,
quasi sconosciute dal selvaggio, e divenute un vero bisogno nei paesi
più civili; tanto che vediamo adesso in Inghilterra ed in America
aggiungersi all'abuso dell'alcool e del tabacco quello dell'oppio, e
p
erfino dell'etere, e il consumo dell' acquavite salire in Francia da
8 litri per anno a 30, dal 1840 al 1870.
La civiltà, promuovendo la creazione e diffusione dei giornali, che
hanno sempre una cronaca scandalosa, qualche volta anzi null'altro
che
questa, sono una causa di eccitare l'emulazione e l'imitazione
dei criminali. — È triste il pensare come il misfatto di Troppmann
fece salire a 500,000 le copie del
Petit Journal
e a 210,000 quelle
del
Figaro;
ed ecco forse una ragione perchè si vide quel misfatto
imitato, quasi subito, nel Belgio da Moustier. — Il danno loro fu
provato ivi pure per uno strano reato. Si trovò, mentre era assente
il padrone R..., scassinato il suo banco; si sospetta e si arresta un
agente; e nella sua casa si trova la somma mancante, che egli con-
fessa subito, piangendo, aver sottratto, ma senza nessuna prava in-
tenzione : egli poteva, infatti, fruire di somme anche maggiori col
consenso del padrone, in lui fiduciosissimo, e senza scassinare alcun
armadio; né venne a quel passo che per porre in pratica un colpo
letto il giorno prima in un di quei sciagurati diarii. Il padrone
dichiarò credere verissima questa scusa, sapendonelo lettore infervo-
23.191.876
nel 1850 crebbe a 38.553.371 nel 1870, a 50.155.783 nel 1880, cioè
mentre la popolazione si raddoppiò o poco più in 30 anni, i pazzi sestuplicarono;
anzi, nell'ultimo decennio l'aumento della popolazione fu del 30 0/0 e quello dei
pozzi del 155 0/0. — In Inghilterra e Wales erano nel 1859: 18,6 per 10.000;
1885: 28,9 per 10.000; 1893: 29,0 per 1000. — Per l'Italia
(Archivio italiano
per le malattie nervose,
1885
(VERGA) ),
i pochi dati che si possono dare si rife-
riscono agli anni 1874, in cui vi erano 51 pazzi per
100.000
abitanti;
al
1877:
54,1; 1880: 61,25; 1883: 67,7; 1885: 66,0; 1888: 74,0. — In Francia (Bongo,
Bulletin de l'Institut international de statistique,
1889, pag. 112 e 123. --
Di
alcune statistiche sanitarie in Italia ed in altri Stati Europei.
Nota del dott.
RASER1)
erano 131,1 per 100.000 abitanti nel 1883; 133 nel 1884; 136 nel 1888.
Scozia e Irlanda darebbero, secondo Legoyt, 2,6 pazzi per 1000 abitanti;
Scandinavia, 3,4; Stati Uniti, 3,3 (op. cit.).
In
Olanda, nel 1856, erano 5,9; nel
1860, 6,4 ; nel 1863, 7,5
(SCHNEEVOGT,
Verslag over den Staad des Gestischten,
1865).
— 63 —
rato e difatti lo riprese appena fu assolto. — Un altro esempio of-
ferse Grimal: nel 73 a Parigi delibera di commettere un delitto
per far parlare di sè, come nei giornali leggeva dei grandi malfat-
tori; tenta un incendio, e, suo malgrado, non è creduto reo; mal-
tratta la moglie che poi muore, e se ne denuncia l'autore, ma anche
qui esce con sentenza di non farsi luogo; allora gli capita sott'oc-
chio il processo della vedova G-ras, e, per imitarla, getta sul viso di
uno che gli era amico, dell'acido nitrico: l'amico muore, ed egli non
che nascondersi narra a tutti la sua bella azione; il dì dopo, corre
a leggere il
Petit Journal,
che raccontava il triste fatto, si costi-
tuisce egli stesso alla questura, dove si appurò che le idee dei suoi
delitti gli vennero in capo in grazia dei romanzi giudiziarii e dei
fatti diversi
dei giornali che erano la sola sua prediletta lettura,
— E altrettanto dicasi dei romanzi, di quelli in ispecie, che si in-
trattengono esclusivamente di bisogne criminali, come è triste vezzo
oggidì nella Francia. — Nel 1866, due giovanetti, Brouiller e Ser-
reau, assassinano una mercantessa strangolandola ; arrestati dichiarano
che il delitto fu loro suggerito dalla lettura di un romanzo di Del-
mons. — Alcuni, disse assai bene La Place, sortono dalla natura un
organismo incline al male ma non son determinati all'azione che dal
racconto e dalla vista dei misfatti altrui. Un pacco di 10 cedole ru-
bate si trovò pochi anni sono avviluppato in una carta ove il ladro
avea scritto queste triste linee di un romanzo di Bourrasque : « La
coscienza è una parola inventata per spaventare i gonzi e costringerli
a poltrire nella miseria. I troni e i milioni si guadagnano solo colla
violenza e colla frode ».
Nelle grandi città, gli alloggi notturni pei poveri, a scarso prezzo,
sono uno degli incentivi al delitto. Molti, dice Mayhew, sono tra-
scinati alle
Lodging House
dallo sciopero; e dalle
Lodging
al furto.
Le leggi politiche, e le nuove forme di governo popolare, imposte
dall'irrompere del moderno incivilimento, ed in parte anche da una
vera contraffazione di libertà, favoriscono, in ogni modo la forma-
zione di sodalizi, sotto specie di comuni tripudi, o di imprese poli-
tiche, amministrative, o di mutuo soccorso. L'esempio di Palermo,
-- 64 —
di Livorno, di Ravenna, di Bologna, la storia di Luciani e di Paggi
e quella di Crispi e Nicotera ci mostra quanto breve sia il passo
dalle imprese più generose alla violenza più immorale, e fino, forse,
al delitto. Nell'America del Nord alcune società giunsero al punto
di commettere, impunemente, officialmente, il delitto, in mezzo a due
delle più fiorenti città (New
York
e S. Francisco), e di farvi quasi
legittimare la truffa.
Le rivoluzioni politiche che in queste forme governative sono più
frequenti, sia perchè agglomerano molte persone, sia perchè destano
la violenza delle passioni, aumentano alcuni delitti. I reati di libi-
dine che, prima del 1848, in Francia erano da 100 a 200, crebbero
a 280 e poi a 505, ed insieme aumentarono i parti illegittimi.
La Spagna è un carcere, dice un illustre Spagnuolo
(es un presidio
suelto),
dove si pub commettere impunemente qualunque delitto,
purchè si gridi in favore di questo o di quello, o si dia alla colpa
un carattere politico. I graziati, in 5 anni, ammontaronvi a 4065, il
quadruplo di Francia (Armengol,
Estudios penitenciarios,
1873). Non
è meraviglia, dopo ciò, se in Ispagna i delitti sono, in proporzione,
più numerosi che altrove. — Al pari delle rivoluzioni, le guerre,
appunto per l'aumento dei contatti e degli agglomeri, ingrossano le
cifre dei delitti, come verificammo tra noi nell'anno 1866 (Curcio),
ed in America del Nord nel 1862, durante e dopo la guerra (Corre,
op. cit., pag. 78).
Non occorre aggiungere parole, nè cifre per dimostrare quanto
debba aumentare i reati l'agglomero nelle carceri, dove, come abbiamo
appreso dalle confessioni dei rei medesimi, la maggior perversità è
un titolo di gloria, e la virtù una vergogna. E la civiltà, aumen-
tando i grandi centri carcerari, specialmente quando non costrutti
col sistema cellulare, dà, per ciò solo, un'esca maggiore al delitto,
specialmente quando, con una non biasimevole sollecitudine, vi porta
quelle delicature caritatevoli e filantropiche (colonie agricole, scuole,
libertà condizionata), che se realmente rialzano la dignità dell'uomo
onesto, non giovano però a migliorare l'animo del colpevole indu-
rito. Vedremo come in seguito all'applicazione del
ticket of leave
— 65 —
siasi notato in Inghilterra un forte aumento di delinquenti nel 1861-62,
come nel 1834, in seguito alla deportazione (B. Scalia, op. cit.) (1).
Gli stessi ricoveri dei discoli e dei minorenni e i riformatori, che
sembrano ispirati dalla più santa carità umana, per il fatto solo del-
l'agglomero di individui perversi, esercitano pur troppo un'azione
tutt'altro che salutare, e quasi sempre contraria allo scopo
per
cui
furono istituiti. E mi giova ricordare come in Isvezia l'illustre d'Oli-
vecrona attribuisca il gran numero di recidivi svedesi ai vizi del
sistema penitenziario, all'uso di sottoporre i giovani alle stesse di-
scipline degli adulti (2).
La civiltà introduce ogni giorno nuovi reati, meno atroci degli
antichi, ma non meno dannosi. Così a Londra, il ladro alla violenza
sostituisce l'astuzia; agli scassi, i furti alla pesca ; alle scalate, i
ricatti e le truffe col mezzo della stampa (Quart. rew.,
1871). L'omi-
cidio allo scopo di approfittare dei diritti d'assicurazione è un esempio
di una nuova forma di delitto commesso, in ispecie, da medici, che
trova pur troppo incremento nelle nuove cognizioni scientifiche : così
la nozione che i sintomi del colera sono simili a quelli dell'avvele-
namento per acido arsenioso, suggerì a due medici l'idea di avvele-
nare, dopo assicuratili, molti clienti, durante l'epidemia colerica a
Magdeburg ed a Monaco (Pettenkoffer,
Théorie des Cholera,
1871).
A Vienna si creó il nuovo crimine, detto
Kratze,
che consiste nel-
l'appropriazione di merci fatte spedire a ditte immaginarie
(Rund
schau,
Wien, 1876).
Gli anarchici misero di moda la dinamite contro edifici e persone.
Or ora a Chicago si è introdotto
l'assommoir
elettrico (3)
e
le
(1)
I delinquenti da 2649 ch'eran al 1864-65, crebbero a 15.049 nel 1873-74:
nelle colonie, dove sono deportati i rei di violenza, questi delitti crebbero come
4 ad 8 in confronto degli altri; mentre in Inghilterra sono come 1 a 8 (B.
SCALIA,
1874).
(2)
Des causes de la récidive.
Stockholm, 1873.
(3)
A mezzo di una minuscola batteria elettrica, perfezionata, grande non più
di un portasigari e che si può tenere nella manica dell'abito, si ottiene tanta
forza elettrica da abbattere un uomo o renderlo insensibile per più ore. Con
un
filo isolato il fluido può passare dalla batteria nascosta in una placca metallica,
L021%11096 — Uo7710 (lclinquente — VOL
III.
— 66 —
piccole torpedini che messe in tasca alle vittime le fulminano e met-
tono a brani.
La civiltà, rallentando i vincoli della famiglia, non solo aumenta
i trovatelli, che sono semenzai di delinquenti, ma anche l'abbandono
degli adulti, e gli stupri, e gli infanticidi.
Ma da tutto ciò noi non possiamo lasciarci trascinare ad una be-
stemmia, che del resto sarebbe impotente, contro l'irrompere fecondo
della civiltà, che anche da questo lato non può dirsi affatto dannosa;
poichè, se anche fosse momentaneamente causa di un aumento dei
delitti, certo ne mitiga l'indole, e d'altronde, là dove tocca al suo
apogeo, essa ha già trovato i mezzi di sanare le piaghe onde fu
causa, coi manicomi criminali, col sistema cellulare carcerario, colle
case d'industria, colle casse di risparmio applicate alle Poste ed alle
officine, e specialmente colle società protettrici dei fanciulli vagabondi,
che prevengono, quasi nella culla, il delitto.
CAPITOLO V.
Densità e Natalità.
1.
Densità. —
Meglio si vedrà l'influenza della civiltà in rapporto
ai delitti, esaminandone a uno a uno i singoli fattori ; e prima
di
tutti quello della densità, perchè la storia del delitto ci mostrò che
questo non appare veramente come tale, fino che la società umana
non abbia raggiunto una certa densità. La prostituzione, il ferimento,
il furto -= come giustamente notarono Reclus, Westermark e Kra-
circondata da materia isolante, e che il malfattore tiene in una mano e con
quella toccando un uomo in qualunque parte del corpo lo fa stramazzare a terra
tramortito. — A Chicago poco tempo fa Jhonson venne accostato da due bric-
coni che lo atterrarono, e, poichè egli resisteva, gli applicarono al viso un pic-
colo corpo metallico che lo paralizzò. — Rinvenne dopo due ore e si trovò nudo.
--- 67 —
potkine, e ingiustamente se ne fecero un'arma contro noi — poco si
manifestano nella diradata società primitiva, come nei Veddah che
solo si radunano insieme all'epoca delle pioggie ; e in certi Austra-
liani che solo all'epoca della raccolta dell'yam. Ma gli equivalenti
del delitto, perfino negli animali, per le stesse ragioni compaiono di
rado quando questi non sono associati o domestici: agli istinti brutali
manca il modo di porsi in luce ; ma fate che il campo meglio si
presti, colle
tribù,
colle
urbs,
coi
clan,
ed il delitto scoppierà come
ce lo dipingono pei nostri proavi Ateneo, Erodoto, Lucrezio: perché
gli manca l'occasione là dove i contatti sono più scarsi. Anche nelle
società barbare più diradate i reati appaiono relativamente minori
benchè più feroci ; mentre si moltiplicano ín quantità nelle più civili
— e le 5 o 6 forme di reati barbarici diventano centinaia e mi-
gliaia nella nostra epoca.
Un primo sguardo, invero, sui delitti di furto e omicidio e sulle
ribellioni politiche di Europa, in rapporto alla densità ci mostra
che, salvo i risultati contradditori, effetto dell'influenza termica che
accresce gli omicidi e le rivolte al Sud e i furti al Nord, la den-
sità va in ragione diretta dei furti, inversa degli omicidi. Infatti da
questa tabella (pag. 68) vediamo su 7 paesi a minima densità 2
soli (Spagna e Ungheria) con altissime cifre di omicidio e su 8 a
massima densità 1 sola (l'Italia) con molti omicidi. Quanto ai furti
avviene il contrario.
Quanto alle rivolte è impossibile di nulla conchiudere sulle prime ;
vediamo paesi, infatti, a egual densità (Polonia, Austria, Svizzera) con
enorme differenza nelle rivolte, mentre paesi a grande e piccola den-
sità ne sono deficienti come l'Inghilterra, la Russia e l'Ungheria.
Nel medio evo, una popolazione molto rada, la Corsica, ebbe un
gran numero di rivoluzioni (secondo Ferrari ne avrebbe dato 45 in
4 secoli) in quell'epoca, fino Nonantola e Biandrate ebbero la loro
rivoluzione (Ferrari, op. cit.).
— 68 —
Delitti e densità negli Stati d'Europa.
Abitanti
Omicidi (1)
Furti (2)
Rivolte politiche (3)
p. chil. qu.
p. 1.000.000 ab.
p. 100.000 ab. p. 10.000.000 d'ab.
18
Russia .
.
14
—
33
Svezia e Norvegia
13 13
33
Danimarca
.
13
13
33
Spagna (4)
58
52,9
55
51
Portogallo.
25
80 58
61
Austria (4)
25
103
5
61
Ungheria .
75
103
5
66
Polonia
.
10
—
13
69
Svizzera
.
16
114
80
71
Francia (4)
.
18
116
16
86
Germania (4).
5
200
5
100
Italia (4)
.
.
96
72
30
112
Inghilterra (4)
7
136
7
112
Irlanda
.
9
91
30
166
Belgio .
.
18
134
Nei nostri paesi, poi, e specificando, ciò che ben più importa, i
delitti secondo i gradi di densità si può ancora più chiaramente
intravvedere queste influenze.
In Italia per es. vediamo (5) :
p. chilom. qu.
0
/0000
010000
0/0000
0/0000
0/0000
da 20 a 50
11
199
23,7
18,8
62,6
50 a 100
6,03
144,4
25,4
16,4
45,0
100 a 150
6,0
148
23,5
14,5
58,5
150 a 200
5,1
153
24,6
12,3
54,6
200 in su
3,5
158
29,5
18,7
50,4
(1)
Almanacco di Gotha,
1886-87.
(2)
FERRI,
Omicidio
e
Atlante,
1895.
(3)
Il
delitto politico e le rivoluzioni
di C.
LoMBROSO E
LASCHI,
1890.
(4)
BODIO,
Relaz. della Commissione per la Statistica giudiziaria,
1896 (bozze).
(5)
BODIO,
Annuario statistico italiano,
1894, Roma.
Violenze
Abitanti
Omicidi
Furti
i funzionari Stupri
Truffe
contro
— 69 —
Si vede quindi diminuire l' omicidio, specie nelle capitali, col
crescere della densità, sicchè Milano, Napoli, Livorno, Genova, con razze
(Greci, Celti, Liguri) e climi (Nord, Sud), più diversi dànno una
diminuzione analoga nella cifra degli omicidi, e viceversa aumentare
regolarmente dove è la minima densità che corrisponde ai paesi più
caldi e insulari, dove è maggiore la barbarie e il delitto associato
più frequente. I furti, gli stupri e le violenze contro i funzionari
diminuiscono anch' essi coll'aumentare della densità, ma rimontano
poi rapidamente col suo eccesso che corrisponde alle grandi capitali
(Padova, Napoli, Milano, Venezia).
La truffa segue un andamento irregolare e quasi sempre in oppo-
sizione alla densità, il che dipende dalle forti cifre insulari, spe-
cialmente Sardegna, e dall' intensità esagerate, per antiche abitu-
dini etniche nel Forlivese e Bolognese, ove è diffusa proverbialmente
la truffa
(bolognare
da Bologna), e Dante
nell'Inferno :
E non pur io qui piango Bolognese :
Anzi n'è questo luogo tutto pieno,
(Cant. XVIII, 58, pei lenocinii).
Così nelle recenti statistiche francesi (1), troviamo che:
Abitanti
p. cbil. qu.
Nei paesi la cui densità è da 20 a 40
40 a 60
60 a 80
80
a
100
100 in più
Furti
Omicidi (1) Stupri
0
/0000
0
/0000
0/0000
63
4,41
19
96
1,42
20,4
100
1,40
19
116
1,20
30
196
1,88
34
»
»
»
»
Vediamo dunque il furto mano a mano più frequente dove la den-
sità si fa maggiore. Gli omicidi e stupri, invece, dànno la quota
massima dove c'è il minimo ed il massimo della densità; contraddi-
zione che si spiega perchè dov'è la massima densità abbondano i
grandi centri industriali (Seine inférieure 92), o politici (Parigi 18)
e di immigrazione (Bouche de Rh8ne 45), con le grandi occasioni di
(1) FRRR1,
Omicidio,
Atlante,
1895.
-70 --
attriti; dove
c' è il minimo della densità (Corsica 200, Lozère 41,
Alte Alpi 24), vi è il massimo della barbarie, nella quale, come ve-
demmo, il ferimento e l'uccisione sono riguardati spesso più come un
dovere che come un delitto.
Che delle rivolte politiche accada altrettanto lo provai nel
Delitto
Politico
collo studio sulle popolazioni rivoluzionarie, e ultra conser-
vatrici dei dipartimenti francesi, che ci dimostrò come le prime
spesseggino sempre dove è maggiore la densità.
Lo studio sulla relazione tra la densità della popolazione e la
reazione monarchica in Francia ci diede per risultato che nei dipar-
timenti dove la popolazione è più agglomerata, lo spirito pubblico
è più incline alle idee rivoluzionarie. Le Basse Alpi, all'inverso, le
Landes, l'Indre, il Cher ed il Lozère, che non oltrepassano i 40 abi-
tanti per chilometro quadrato, nelle elezioni politiche del 1877-81-85
diedero elevati coefficienti di voti al partito monarchico; egualmente
è
dei dipartimenti della Vandea, del Nord, degli Alti Pirenei, del
Gers, del Lot e dell'Aveyron, che superano appena i 60 abitanti per
chilometro quadrato, e altrettanto accadde nei plebisciti (Jacoby).
Viceversa, dove la popolazione raggiunge un alto grado di densità.
come nel Rodano, nella Loira, nella Senna et Oise, e nella Senna,
si vede lo spirito rivoluzionario raggiungere un maggiore sviluppo.
Ciò notava primo il Jacoby (o. c.).
La proporzione massima di rivoluzionari è data dai dipartimenti
a densità massima e poi da quelli che si avvicinano alla densitl
media, benchè ne sieno sotto. — Nei dipartimenti a densità minima
prevalgono i conservatori: nel resto i due partiti si equilibrano.
Si comprende facilmente come, dove la popolazione urbana è più
affollata, le agitazioni politiche avvengano più frequenti. Questo si
vede specialmente a Parigi, dove, come scrive il Viollet-
le
-Duc (1)
« tutto il móndo civile travasa la sua schiuma, facendone una città
cosmopolita, che la comanda e la fa assorbire da una folla senza
tetto, nè patria, nè principi, che dispone audacemente delle elezioni
(1)
Mémoires
sur la
dé fense
de
Paris,
1871.
-- 71 —
e si vale delle disgrazie del paese per demolirne il governo ed ele.
vare sè stessa ».
Così fu che, dopo la Comune, su 36,309 arrestati, gli stranieri
salirono a 1725, ed i provinciali raggiunsero la cifra di 25,648.
Quest'è il vizio, soggiunge Maxime Du Camp, dei paesi troppo
accentrati, dove l
a
.
vita provinciale non trova che uno sviluppo im-
perfetto (o. c.).
« Le grandi capitali sono pericolose alla calma politica; esse pro-
ducono l'effetto d'una pompa
aspirante:
attirano e trattengono. La
Francia ha la testa troppo grossa, e, come gli idrocefali, è soggetta
a veri accessi di furore maniaco. La Comune fu uno di questi ».
In complesso la influenza etnica e climatica fa scomparire l'in-
fluenza della grande densità, ma questa ha un'azione ben chiara e
diretta nei delitti di furto aumentandoli, e di omicidio diminuendoli.
2.
Immigrazione. Emigrazione. —
Vero è che fra l'Italia e la
Francia abbiamo veduto un vero contrasto, una completa contraddi-
zione che ripullulerà anche per la ricchezza, in quanta che da noi
l'omicidio decresce regolarmente colla densità e in Francia invece si
innalza straordinariamente col massimo della densità, per quanto
Parigi sia alquanto inferiore della Senna Oise che la circonda. Ma
questa contraddizione (oltre che dalla maggiore azione civilizzatrice
che i grandi centri esercitano da noi, scancellando la leggendaria ten-
denza alla vendetta che faceva di alcuni omicidi un diritto e un
dovere, e dal grado, come lo chiama Ferri, di saturazione criminosa,
dall'eccesso nostro in omicidi che non poteva ornai esser sorpassato),
è
dovuta alla speciale condizione in Francia di un elemento nuovo,
mancante fra noi che è la
immigrazione
che aumentavi, sì, ma sini-
stramente, la densità, portandovi più di 1.200.000 stranieri dell'età e
delle condizioni più proclivi al reato, — e ciò in pochi punti. Infatti
il
massimo degli omicidi,
45,
vien dato da
Bouches de Rhone
che
sarebbe uno dei grandi centri di emigrazione, avendo 50.000 italiani.
Cosicchè nella carta che costrusse il Joly della criminalità per paese
di nascita, toltovi dunque l'elemento immigrativo, il dipartimento
Bouches de Rhone dal grado massimo di 86° scende a duello di 62°,
—
72 —
e l'Hérault dall'81° scende al 63°, e così le Alpi Marittime dall'83o
al 45°, pur non toccando della Senna in cui su 40.000 arrestati,
solo 13.000 ne sono nativi, perchè la Senna se importa molte birbe,
ne esporta anche molte.
Nell'Hérault, anzi, il circondario sarebbe buono, ma vi è una città
(Cette) che guasta tutto, che dà quasi 7 su 10 accusati , certo la
metà degli affari giudicati dal Tribunale di Montpellier, specialmente
per l'accumularsi di recidivi, che dormono sulle piazze, detti perciò
i
couche-vetus
e sopratutto per gli stranieri. Nel 1889 vi erano 21
stranieri su 118 abitanti accusati, ossia mentre la proporzione degli
indigeni era 2 0/00, quella degli stranieri era del 19 0/00. Altrettanto
avviene a Marsiglia per gli operai lavoranti nel porto. Sono questi
stranieri (scrive Joly, o. c.) che dànno il maggior contingente ai
furti, agli assassinii, alle sommosse anarchiche, ai ferimenti ecc.
Nel 1881 i rei di stupro
si
calcolarono 17
su
un milione di francesi.
di stranieri.
di francesi.
di
stranieri.
Era
già cosa nota che gli emigranti davano
una proporzione
mas-
sima di delitti.
Dalla recente statistica degli Stati Uniti (1) risulta che gli Stati
che hanno il massimo dell' immigrazione, sopra tutto Irlandese e
Italiana, dànno il massimo della criminalità.
Così:
California
.
0,30 rei p. 0/00 abit. 33 0/0 emigranti
Nevada .
.
0,31
» »
»
41
»
»
Wyomin
.
0,35
»
»
28
»
»
Montana
.
0,19
»
»
»
29
»
»
Arizona .
.
0,16
»
»
39
»
»
New York .
0,27
»
»
»
23
»
»
viceversa
New Mexico
.
0,03
»
»
»
6
,
7
»
»
Pensilvania
.
0,11
»
»
»
13
» »
(1)
Compendium
of the Tenth Census (1880)
of the United
States,
P. II,
pag. 1659. — Devo questi dati al fondatore del primo laboratorio d'economia
politica
un
iversitario prof. Cognetti de Martiis ed al segretario dott. Albertini.
1
i
»
Nel 1872
»
»
»
»
»
»
60
18
46
»
—
73 —
Ciò che scombuia ogni effetto della densità. Così Montana 0,3 abi-
tanti per miglio quadrato, Wyomin 0,2, Nevada 0,6, Arizona 0,4, con
densità, dunque, minime si hanno grazie all'emigrazione enormi cifre
di reati, mentre N. York (151 per migl. qu.), Pensilvania con 95 per
migl. qu. con densità grande, ne hanno meno, e relativamente meno
ne dà, 0,21 di reati, District Columbia che raggiunge la densità di
2960 per migl. qu.
Su 49.000 arrestati a New York, 32.000 erano emigranti (Barce,
The Dangerous Classes).
Su 38.000 detenuti nell'America del Nord, 20.000 erano figli di
stranieri (Beltrami-Scalia, op. cit.).
In Francia si era già notato fin dal 1886 che su
100.000 abitanti stazionari nel loro paese ne andavano 8 alle Assise,
100.000 dimoranti fuori del proprio paese
»
29
»
100.000 stranieri abitanti in
Francia
»
41
»
Ora in Francia l'immigrazione triplicò dal 1851 al 1886, salendo
da 380.381 a 1.126.183.
Giustamente osserva il Joly (1) che quando la corrente che spinge
all'emigrazione da un paese all'altro è debole, vi innesta gli uomini
più energici e intelligenti, ma quando è troppo violenta trascina i
buoni coi tristi; e infatti la maggior parte della criminalità degli
emigranti è data dalle provincie più limitrofe, che dànno il numero
maggiore di emigranti. Così nel 1886 contavanvisi 4 condannati su
100.000 Svizzeri, 18 su 100.000 Spagnuoli, 23 su 100.000 Italiani
e quasi nessuno fra gli Inglesi e Russi. In Parigi stesso, a proporzioni
eguali d'abitanti, le colonie belghe e svizzere dànno 3 volte più ar-
restati che gli Inglesi e Americani. La colonia italiana che è solo
quadrupla della Austriaca ha un numero d'arrestati 15 volte mag-
giore (1).
Quanto meno poi l'emigrazione è stabile, tanto più dà delitti. I
Belgi che si naturalizzano in Francia vi commettono molto meno
delitti degli emigranti Spagnuoli che quasi vi sono accampati (1).
(1)
JOLY,
France criminelle,
1890.
— 74 --
Lo stesso può dirsi dell'emigrazion
e
interna dello stesso paese, spe.
cialmente di quella a destinazione variabile, dei venditori ambu-
lanti, ecc. Così in uno studio fatto a St-G-audence donde emigrano
molti venditori ambulanti (circa 7000 su 36.000 abitanti), francesi,
si nota che costoro diedero una cifra fortissima di reati, truffe, vio-
lenze e ferite, che da 41 che erano nel 1831, nel 1869 va a 200, a
290 nel 1881: e frequenti sonvi gli abbandoni dei bambini, gli
adulteri e i divorzi.
« La Sarthe è uno dei migliori dipartimenti quanto alla crimina-
lità, ma se si tien nota dei delitti commessi dai suoi nativi, emigrano
fuori, s'innalza di 34 gradi nella scala della criminalità. Così Creuse
per ragioni analoghe cambiò dal 3° al 18° rango grazie ai suoi 45.000
immigranti per lavori instabili. Ve n'ha che giungono onesti nelle
grandi città, ma sempre illudendosi sull' ambiente nuovo che li at-
tira, e quindi facili agli sbagli che a poco a poco poi diventano
delinquenti : la ragazza che cede alle prime seduzioni diventa prosti-
tuta: l'operaio chiusa la sorgente del lavoro diventa ozioso, e vicino
a persone che lo attirano al male, e avendo davanti l'amo di mille
piaceri di cui gli altri godono diventa ladro. Vi hanno i criminali
che sperano farsi dimenticare e redimersi, ma ricadono pei nuovi
contatti o per rivelazioni imprudenti. Infine vi hanno i criminali,
che vengono nelle grandi città per commettere i crimini. Nelle
piccole città, come dice bene Joly, conviene cercare le occasioni di
fare i i male; a Parigi le occasioni vengono a voi, vi strascinano. Gli
stessi gaudenti ricchi sono causa di delitti, specie contro i costumi,
e pci il delitto vi si può commettere con tali fraudi, così da lon-
tano da
non
parere quasi delitto (Joly, o. c.).
« II Parigino puro sangue non s'è mischiato alle violenze della
Comune (scrive Maxime du Camp) che in iscarsa misura; la schiuma
della provincia fermentava in Parigi; tutti gl'impotenti, i vanitosi e
gl'invidiosi vi approdano gonfi di sè e si credono atti a reggere il
mondo per essere stati esaltati nelle bettole del villaggio. Parigi
deve realizzare il loro sogno o perire; Parigi non sa neppure il loro
nome, e per scontare sì grave delitto deve cadere ».
;o
— 75 --
L'emigrante, dettavo già io nella 2
a
edizione di questo libro (1876),
rappresenta quella specie di agglomero umano che ha la massima
facilità ed incentivo al delitto associato: maggiori bisogni, minore
sorveglianza, minore vergogna; maggior agio di sfuggire alla giu-
stizia, maggior uso del gergo ; ed i ladri sono quasi sempre nomadi
(Vedi Vol. I,
Sul gergo).
Gli emigranti abbruzzesi formarono il mag-
gior contingente della banda Mancini (Jorioz). La piccola emigrazione
dei Garfagnini ai lavori delle cave di Carrara dà luogo a delitti,
ancora dopo finita perchè ne tornano dopo bevoni, bestemmiatori e
addetti a società segrete (congiurini), ed erano anche nei secoli
addietro causa di delitti (De Stefani,
Dell'emigrazione di Garfagna,
1879, Milano). — La banda di Fiordispini era, in origine, composta
tutta di stagnai, cerretani, mietitori, merciai ambulanti, i quali, già
del resto, si segnalavano pur troppo, anche nel delitto sporadico.
Anche quegli emigranti che
pi-ti
dovrebbero rifuggire da! delitto,
come coloro che pellegrinano, solo per principio religioso, offersero
una cifra notevole alla criminalità associata. Il vocabolo di
mariuolo
par certo derivasse da quei pellegrini di Loreto o di Assisi, che usa-
vano gridare in
coro:
Viva Maria,
commettendo nel medesimo tempo
stupri e ladronecci, che credevano espiare col pellegrinaggio (Lozzi,
Dell'ozio in Italia.
Firenze, 1870), il quale riesciva per loro, così,
un comodo mezzo al delitto e un altro ancor più comodo per la pe-
nitenza, una specie di quella famosa lancia che feriva, ma subito
dopo guariva le ferite. Una prova sicura di ciò ho rinvenuta testè
in un curioso decreto del Re di Francia datato dal settembre 1732,
che richiama altri decreti del 1671 e 1686, emanati appunto per
impedire i pellegrinaggi, i quali sono dichiarati causa frequente di
gravi delitti (1).
(1) Crediamo utile darne il tenore:
Sua Maestà, avendo richiamate le dichiarazioni del fu Re suo bisavolo,
agosto 1671 e gennaio 1686, che proibiscono (sotto pena di galera perpetua contro
gli uomini, e di quelle altre pene afflittive contro le donne, che parranno ai giu-
dici d'infliggere) ad ogni suo suddito di andare in pellegrinaggio a San Giacomo
in Gallizia, a Nostra Donna di Loreto e in altri luoghi fuori del Regno, senza
— 76 —
Forse per ciò i paesi dove hannovi
santuari
celebri sono, in ge-
nere, più malfamati, come osservava D'Azeglio ne' suoi
Ricordi.
Ed ecco una nuova causa per cui differisce nel rapporto degli
omicidi colla densità, l'Italia dalla Francia, che ha nell'ultimo un-
dicennio 1880-90 una quota media di soli 11.163 emigrati, mentre
l'Italia giunge, nel 1892, a 246.751 (124.312 permanente)
(Stati-
stica dell'emigrazione italiana,
Roma, 1894).
3. Natalità. —
Questi studi sull'emigrazione risolvono in gran
parte un altro problema che appare completamente contraddittorio
in Italia e Francia : parrebbe cioè, che data l'influenza della densità
su alcuni reati, essi dovrebbero variare col variare della natalità —
e che p. es.: i delitti di furto, i quali crescono colla maggiore den-
sità dovrebbero crescere colla maggiore natalità, eppure in Francia
dove vedemmo gli stupri e gli assassinii crescere col massimo della
densità essi crescono poi in ragione inversa della natalità.
z°^
iut?
1á
un permesso espresso da Sua Maestà, contrassegnato da
uno
dei suoi segretari
di Stato, sulla approvazione del Vescovo Diocesano.
u
Sua Maestà essendo informata che, malgrado questi ordini, molti dei suoi
sudditi trascurano di domandare il permesso od abusano in vari modi di quelli
ottenuti; e sotto il pretesto specioso di devozione abbandonano le loro famiglie,
i
parenti, i padroni, le professioni, i mestieri per darsi ad una vita errante, piena
di ozio e di libertinaggio, che li porta spesso al delitto;
«
Che altri sortendo dal regno nella speranza di stabilirsi altrove con magg ior
utile, non trovano poi nè i vantaggi, nè i soccorsi che avrebbero nella loro patria
quando vi tenessero una buona condotta; e la più parte muoiono di miseria sulla
strada, o corron rischio di essere arruolati di buon o mal grado nelle truppe
delle potenze vicine;
«
Che spesso accade anche dei soldati in servizio di Sua Maestà si mescolano
fra questi vagabondi, e col favore del loro numero disertano; Sna Maestà giudi-
cando necessario, per il bene del servizio e per quello del pubblíco, di fermare
il corso di questi disordini, togliendo il pretesto che li fa nascere, fa espressa
inibizione a tutti i suoi sudditi, a qualunque età, sesso e condizione apparten-
gano, di andare in pellegrinaggio a San Giacomo
di Gallizia,
a
Nostra Donna
di Loreto e di Monferrato, ed altri luoghi fuori del suo dominio, e qualunque
siane la causa o il pretesto, e ció sotto pena di galera perpetua per gli no-
mini,
ecc. ecc.
«
Dichiarando nulli e di nessun effetto tutti i permessi che
furono in
prece-
denza accordati
n .
Pa^
— 77 —
In Francia fu fatta già prima da Corre e di poi da Joly (1) l'os-
servazione che la minima natalità è in quei dipartimenti in cui si
ha il massimo di delitti:
Natalità
Delitti
c. le persone
Furti
Stupri
19,00
64
83
17
16,47
66
99
26
14,05
89
186
29
Ma la minima natalità è in Francia in relazione diretta coll'immi-
grazione di stranieri, tanto più che, come scoperse Maurel
(Reme
Scienti f.,
2 nov. 1895), dove è minore natalità è anche una minore
mascolinità; or come nota il Joly, per Cette e Marsiglia il vuoto della
popolazione per la diminuzione delle nascite è riempito dagli
imeni
granti esteri, specie Genovesi e Calabresi che vi dànno causa a un
aumento di reati, aumento che non si noterebbe senza essi; vi sono
interferenze date da una parte dalla prolificità degli operai e dal-
l'altra dall'avarizia e conseguente sterilità del contadino; così dove
v'è agglomero di operai, come nella Senna inferiore, nel
Nord, Pas
de Calais in confronto di Chère e Indre,
c'è
un maggior numero di
reati malgrado la maggior
natalità.
Ma nel complesso quell'antagonismo predomina ; così il centro di
Parigi con una parte della Champagne e Normandia e tutti i dipar-
timenti mediterranei, tolto Gard, offrono un abbassamento brusco di
natalità, e un innalzamento brusco di criminalità (Joly).
Così dice Guy, in Tarn e Garonne senza comunicazioni, poveris-
simi, senza risorse, vedi aumento di popolazione e meno delitti,
mentre le comuni ricche e fertili si spopolano rapidamente e hanno
più delinquenti e più immigrazione (Joly).
Viceversa, Bretagna, Cher, Senna, Dròme, Vienna, Vandea, hanno
più figli legittimi, e meno delitti e più matrimoni e non tardivi.
Tutto questo è in rapporto non tanto colla natalità, come coll'emi-
grazione esterna che ne corregge i vuoti, e, come vedremo fra poco
(1) JoL
y
,
La France criminelle. —
CORRE,
Les criminels,
1887.
— 78 —
colla ricchezza, e ancora coll'avarizia che vien dalla ricchezza (Vedi
Cap. VIII).
Ma quanto vi possa l'immigrazione ce lo mostra il fatto che
noi troviamo la legge inversa in Italia che non ha immigrazione,
ma anzi emigrazione nel rapporto del 193 per 100.000 abitanti per
anno (1).
Infatti, nei paesi nostri più celebri per criminalità, e anche per
povertà, notasi quasi sempre7 il massimo delle nascite. Difatti, du-
rante il dodicennio 1876-88, per ogni 1000 abitanti, si sono avute
annualmente, in media, nell'Italia meridionale e insulare 40 nascite,
e solo 36 nelle altre parti d'Italia insieme considerate.
Così in Sicilia, alle 4 provincie più funestate da omicidii (2) : Gir-
genti, Trapani, Caltanissetta, Palermo, corrisponde 3 volte il massimo
di nati.
Qui è, oltrecciò, in gioco un'altra causa, la mancanza di inibi-
zione, dovuta al calore, che fa dimenticare tutte le precauzioni eco-
nomiche nel concubito.
Del resto il forte delle nascite nell'Italia meridionale, come ben
mi faceva notare il Del Vecchio, è paralizzato dalla massima morta-
lità e dall'emigrazione.
Per cui malgrado il maggior numero delle nascite si trovarono
presenti in ogni focolare nel 1881 in Sicilia 4,10 persone, in Basi-
licata 4,5, mentre nel Veneto vivono 5,17 e in Toscana 4,92.
Osservando
(R. scienti f.,
oct. 1895) i paesi a massima e a minima
natalità in Europa (1871-90) :
(1)
DEL VECCHlo,
Sull'emigrazione
ecc.,
1892.
(2) Bomo,
Statistica penale,
negli anni 1879-83:
Omici
di
p. 100 m.
Nati
p. 100 m.
Caltanissetta
46,2 4400
Catania
.
26,9 3900
Girgenti .
70,7
4600
Messina
.
.
.
19,2
3900
Palermo
.
.
.
42,5 3900
Siracusa
.
.
.
15,7
4000
Trapani
.
.
40,2
4300
— 79 —
Inghilterra . . 34,0
Germania . . 38,1
Italia . .
37,3
Ungheria . . 44,0
e quelli a minima
Francia 24,6
Irlanda 24,9
Svizzera 29,4
non vediamo una coincidenza parallela per gli omicidi che in Italia
e Ungheria fra i primi, in perfetto contrasto coll'Inghilterra e Ger-
mania con molta natalità e pochi omicidi.
Delle nazioni a minime natalità, solo l'Irlandese ha dato una cifra
minore di omicidi.
Quanto ai furti, se in Italia, Inghilterra e Germania corrisponde
un numero maggiore di furti alla maggiore natalità, non vi corri-
sponde nell'Ungheria — e neanche nella Svizzera —; per cui nelle
grandi linee vien meno ogni parallelismo.
4.
Residenza urbana e rurale. —
Un altro lato della influenza
della densità viene illustrato dalla residenza urbana o rurale. Dob-
biamo sopratutto al Fayet, al Socquet ed al Lacassagne delle ri-
cerche accurate in proposito.
Dai loro studi emerge, che gli accusati in genere rurali, erano
più numerosi dal 1843 al 1856, mentre gli urbani li superano so-
pratutto dal 1863 in poi (1).
L'emigrazione dalle campagne nelle città è tanta che costituisce
un quinto della popolazione
urbana:
e vi va la parte migliore, più
intelligente, abbassando il livello delle campagne e riportandone i
vizi e le abitudini cittadine.
In complesso gli accusati di delitto contro la proprietà hanno di-
minuito nelle campagne di circa 2/3, nelle città della metà, così :
nel 1843 accusati rurali 73 0/0 ; urbani 64 0/0
» 1878
»
27 »
»
36 »
Gli accusati di crimini contro
le persone sono in
maggior
numero
nei rurali nel periodo dal 1823 al 1878,
però scemando dopo il
1859 e molto più che non scemino gli urbani.
(1)
LACASSAGNE,
nell'Archivio di Psichiatria ed Antropologia criminale,
III,
pag. 311. Fayet però aveva già nel 1830-44 notata 1 accusato rurale su 405
abitanti ed 1 accusato cittadino su 165 abitanti
(Journ. des
Econom.,
1847).
— 80 —
Nei delitti contro le persone gli accusati infatti erano:
rurali
cittadini
0
/00
0/00
nel 1850
1819
830
»
1851
1894
836
1870 1180
732
1871
1239
603
Quanto all'omicidio il Socquet mostrò che nell' epoca più antica,
nel 1846-50, gli accusati rurali superavano i cittadini del triplo,
come 76 a 20 0/0, mentre nei periodi moderni, 1876-80, solamente
del doppio, 63 a 31 0/0: dunque la criminalità diminuì certo nelle
campagne e aumentò nelle città.
Quanto all'assassinio gli accusati erano:
rurali
cittadini
0
/0
0/O
nel 1846-50
72
65
» 1876-80
26
31
Diminuirono dunque, nei tempi ultimi nelle città e nelle cam-
pagne, ma molto più in queste che in quelle.
Nei delitti contra il pudore sugli adulti, i campagnuoli ebbero
(certo per la mancanza della valvola della prostituzione) la propor-
zione più grande in addietro, e negli ultimi anni ebbero :
rurali
cittadini
0
/0
0/0
nel 1846-50
74
24
» 1876-80
67
27
con una diminuzione più grande che non nei cittadini, i quali, anzi
tendono ad aumentare.
Nei delitti contro il pudore sui fanciulli, il numero degli accusati
dal 59 0/0 nel 1846-50 calò a 53 0/0 nel 1876-80 nei campa-
gnuoli, mentre nei cittadini da 39 0/0 crebbe a 45 0/0 (Socquet)
pecche favoritevi dall'ozio e dagli abusi alcoolici e dei raffinamenti
della sazietà.
Quanto all'aborto più chiara è la prevalenza urbana pressochè
il
doppio, e il triplo anzi negli ultimi anni, mentre è inferiore quasi
—81 —
di un terzo negli infanticidi, certo per la maggiore facilità di tro-
vare mezzi e complici che trovano le cittadine e la minor tema di
essere scoperte.
Aborto:
1851-55
1876-80
accusati campagnuoli
9,3
4,2 p. milione d'abitanti
»
urbani
.
.
19,6
14,5
» »
Infanticidio :
accusati campagnuoli
32
35
»
»
»
urbani
.
.
21
22
»
»
(Socquet,
Contribution 4 l'étude de la criminalité en France 1826-80).
La curva dei reati contro la proprietà mostra che le crisi econo-
miche ebbero più eco in campagna che in città (Lacassagne, o. c.).
Le rivoluzioni, le vendemmie hanno un'influenza differente sopra
il numero degli accusati in città ed in campagna: quelli di cam-
pagna crescono, p. es., negli anni di abbondante vendemmia. Ma le
rivoluzioni politiche non si fanno sentire su loro che poco e solo
negli anni seguenti alle crisi rivoluzionarie, mentre nei cittadini
subito ed intensamente (Lacassagne).
I due centri urbano e rurale hanno delitti proprii. I delitti di
campagna sono selvaggi, feroci, di vendetta, di cupidigia ecc. ; nelle
città dominano la pigrizia, le passioni carnali, il falso.
Questo fenomeno dell'aumento dei reati di libidine, e diminuzione
relativa di quelli di sangue che è adombrato dalla proporzione fra la
popolazione urbana e la campagnuola, giganteggia quando si studia
il delitto nelle capitali, propriamente dette.
Così in Francia, Parigi, dipartimento della Senna puro, l'omicidio
(19,9) ha già subito una cifra inferiore a quelli dei dipartimenti
che la circondano, Seine et Oise che dà 24,3 ed Oise che dà 25,8
(Ferri), ed è ancora più inferiore nell' infanticidio; mentre nello
stupro sui fanciulli dà le cifre massime e nei furti dà pure cifre
assai più grandi, 244.
Così in Italia per reati contro la fede pubblica (v. s.), le capitali
Torino, Venezia, Bologna, Roma emergono sulle provincie vicine; e
così pure nei reati contro il buon costume (Torino, Genova, Venezia,
Lo/vil-toso —
Uomo
delinquente —
Vol.
III.
6
-
82 -
Bologna, Roma, Napoli e Palermo). Invece negli omicidi non si vede
emergere che Roma per le cause che noi toccheremo, e in parte To-
rino, essendo tutte le altre città capitali in diminuzione (V. p. 69).
Vienna dà 10,6 omicidi su un milione d'abitanti, mentre l'Austria
dà 25, ma dà furti 116, mentre l'Austria 113.
Vero è che a Berlino dal 1818 al 1878 i reati contro la pro-
prietà, furti e frodi sono diminuiti non ostante la gran fluttuazione
della popolazione; come anche il vagabondaggio; mentre invece i
reati contro le persone soavi — salvo nell'anno della guerra, il 1870
— in aumento (Starke, op. cit.,
Arch. di Psich.,
V, 111), pure le
sue cifre d'omicidi sono inferiori a quelle delle provincie; 11,6 0/0
su un milione d'abitanti, mentre in Breslau 18,2, Magdeburg 12,
Constanz 16; invece nei furti, 449, Berlino è superiore a tutte le
altre provincie meno una.
Più spiccato è il fenomeno in Londra dove si notava che attual-
mente le persone sospette in libertà si calcolavano, su 100.000 abit.,
15 in Londra, 50 nelle altre città inglesi e 61 nella campagna.
Di case sospette Londra ne ha 3 o 4 su 100.000 abitanti, le cam-
pagne 3,9 e le altre città 18.
Aggiunta. —
A proposito dell' influenza
ci
eli' immigrazione,
tro-
viamo nella citata opera del Coghlands, come al suo aumento al
New South Wales corrisponde un aumento di reati come nel 1884-86
però anche gli aumenti delle partenze, 1883-88, si combinano pure
con aumenti di reati, 1884-88.
E ristudiando secondo i nuovi studi di Bosco
(L'omicidio negli
Stati Uniti,
1895) l'influenza degli emigranti negli Stati Uniti nel
1889 negli omicidi, troviamo che:
fra i detenuti per omicidio 95 p. 1 milione erano nati negli S. Uniti
»
»
138 »
»
erano stranieri, così distri-
buiti
Danimarca, Svezia e Norvegia 5,8 per 100.000
Inghilterra
10,4
»
Irlanda
17,5
»
Germania .
9,7
»
- 83 -
Austria .
• •
. 12,2 per 100.000
Francia .
27,4
Italia
58,1
con proporzioni raddoppiate, salvo per l'Italia e Francia, da quelle
che si notano nei paesi d'origine (v. s.), il che conferma provocare la
emigrazione anche qui come già vidimo in Francia una selezione a
rovescio, salvo che però la differenza provenisse dall'essere l'età degli
emigranti quella che corrisponde in Europa al massimo degli omicidi.
CAPITOLO
VI.
Alimentazione (Carestia, Prezzo del pane).
1.
Alimentazione. -
Uno dei fattori che complicano, fino a ren-
derle spesso inestricabili, le influenze di clima, di razza e di densità
è l'alimento.
Confrontando, con Oettingen (o. c.), come nella seguente tabella,
le cifre annue dei delitti in Prussia coi prezzi correnti degli alimenti
indispensabili, noi vediamo che, al pari e forse più della civiltà, vi
ha parte l'alimentazione - poichè col maggior buon mercato del
grano diminuiscono i delitti contro la proprietà, salvo l'incendio,
ed aumentano quelli contro le persone, e fra questi specialmente i
reati di stupro :
Anno
Delitti
di
stupro
Incendi
Delitti
contro
la proprietà
Delitti
Prezzo corrente
contra
del grano, segale,
le persone
patate, ecc.
1854 2,26
0,43
88,41
8,90
217,1
1855
2,57
0,46 88,93
8,04
252,3
1856 2,65
0,43
87,60
9,32 203,3
1857
4,14
0,53
81,52
13,81
156,3
1858
4,45
0,60
77,92 17,03
149,3
1859
4,68
0,52 78,19
16,63 150,6
Nella stessa Prussia, nel 1862, quando il prezzo delle patate, ecc.,
—
84 —
era molto elevato, i delitti contro la proprietà erano nelle propor-
zioni di 44,38, e quelli contro le persone di 15,8; quando il loro
prezzo calò scemarono a 41 i primi, aumentarono a 18 i secondi.
Il caro del 1847 fece crescere del 24 010 la media dei delitti
contro le persone (Wappoeus,
Allg. Bewüllc.,
anno 1861).
Meglio ancora facendo la sintesi delle cifre date dallo Starke per
la Prussia per 24 anni, cioè dal 1854 al 1878 (
Verbrechen und Ver-
brecher,
1884, Berlino), Anni in cui
il
frumento
e caro
(più di 12 m.
p. 50 kg )
Anni in cui
il frumento
costa poco
(meno di
10
m.
p. 50 kg.)
Anni in cui
il frumento
ha un prezzo
medio (da
10
a
l2
p. 50 kg.)
Delitti in genere
1 su abit.
172,9
190,6
179,8
Furti
»
1.990 2.645 2.512
Furti boschivi
»
50,8
48,2
49,5
Falso
.
.
»
76.285 71.787
68.600
Bancarotta
.
»
77.600
56.300 56.200
Contro l'ordine pubblico
»
4.282
3.587
3.055
Incendi
»
68.328
46.960
71.666
Percosse
37.328
54.463
45.933
Omicidi
109.937
118.225
95.900
Infanticidi
»
230.700
227.000
227.000
Si vede che il prezzo del frumento se qualche poco influisce nei
delitti in genere, non agisce però direttamente che sui furti il cui
massimo corrisponde al massimo del prezzo delle derrate.
È evidente invece che il minimo dei prezzi del frumento che cor-
risponde al benessere massimo, corrisponde a un numero un po' mag-
giore di incendi, di percosse e di omicidi, il che non può spiegarsi
se non perchè il minor costo del pane permette di comprar più vino.
II prezzo medio del grano corrisponde alla maggior frequenza di
falso, bancarotta e reati contro l'ordine pubblico.
In Francia dalle tabelle grafiche del Corre (o. c.) dal 1843 al 1883
si vede la linea della frequenza dei delitti (reati contro le proprietà)
crescere sempre pur mantenendosi quasi parallela alla linea del prezzo
del pane, sin verso il 1865, dalla qual'epoca diverge crescendo sem-
—
85 —
preppiù mentre questo ultimo cala, segno che s'inframmezzano altre
cause che la fanno andare in seconda linea.
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11 diagramma del suicidio segue un andamento parallelo al pre-
cedente, salvo nel 1860 e 1879-83 in cui è in opposizione.
— 86 —
Infine la linea dei crimini che si abbassa costantemente , dopo
il
1847, non è vincolata completamente a quella del prezzo del pane,
inquantochè presenta un andamento inegualmente parallelo, non se-
guendone soprattutto le grandi saltuarietà, anzi nel 1860-64 essendo
in opposizione (Vedi Fig. 1).
V. Rossi trae analoghe conclusioni da uno studio sulla criminalità
di Roma, Cagliari ecc. pel novennio 1875-1883 in rapporto al ca-
lore atmosferico ed al prezzo del pane
(Arch. di Psich. ed Antrop.
Criminale,
1884).
Il numero dei reati contro la proprietà (esclusi i furti qualificati
e le grassazioni), subisce l'azione simultanea della temperatura in-
vernale e del prezzo dell'alimentazione. Infatti, nel novennio troviamo
che il massimo numero di questi reati (70.738) si raggiunse nel
1880, quando ad un altissimo prezzo del frumento, si aggiunse una
bassa media invernale ; mentre nel 1877, in cui col più alto prezzo
del frumento si ha un inverno mite, il numero di tali reati non ar-
riva che a 61.498 ; nel 1881 poi, in cui diminuì sensibilmente
il
prezzo del grano e aumentò il calor medio invernale si ebbe nei
reati contro la proprietà una fortissima diminuzione ; da 70.730 sce-
sero a 59.815; la diminuzione continua negli anni 1882 e 1883 ap-
punto, quando contemporaneamente a diminuzioni nel prezzo del
grano, si hanno diminuzioni nel rigore invernale; nel 1880 poi, anno
in cui ad un alto prezzo del grano corrisponde una bassa media in-
vernale, si ebbe il più alto numero di furti qualificati del novennio ;
invece negli anni successivi, il numero di questi reati venne sempre
diminuendo, poichè diminuì il prezzo del grano e si elevò la tempe-
ratura media invernale.
Nulla è l'azione della temperatura sulle ferite, percosse ed altri
reati contro le persone, dal 1875 al 1883, mentre invece ad ogni
aumento nel prezzo del grano, corrisponde diminuzione nel numero
di questi reati, e viceversa.
— 87 —
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— 89 —
Ma lo studio più esauriente sull'influenza sopra le varie specie di
reati, in Italia, delle ore di lavoro necessarie per ottenere l'equiva-
lente di 1 kg. di frumento o di pane con che si conglobano i prezzi
degli alimenti con le variazioni dei salari ci vien rivelato dall'opera
poderosa ed esauriente del Fornasari di Verce
(La
criminalità e le
vicende economiche in Italia,
1895), dalle cui cifre esposte nella
Tav. I e riassunte nella Fig. 2, emerge
1° Tutti i reati contro la proprietà, ad eccezione degli incendi
e danni e in parte delle grassazioni, specie con omicidio, seguono
parallelamente e con molta fedeltà (quando fattori interferenti troppo
potenti non intervengano), la curva delle ore di lavoro necessarie agli
operai per procurarsi l'equivalente di un quintale di farina o di
pane ; i furti aumentano infatti da 137 a 153 durante il periodo
1875-77 coll'aumentare delle ore di lavoro ecc. e diminuirono da 184
a 111 nel periodo 1879-88 col loro diminuire.
Nessuna influenza ne sentono i reati contro il commercio, i falsi, ecc.
Nei reati, invece, contro le persone, pei quali il fattore principale
è
il vino, i prezzi degli alimenti e le variazioni nei salari agiscono
soltanto in via indiretta, nel senso che scemando quelli e crescendo
questi, l'operaio viene ad avere una maggior potenzialità di acquisto
e di consumo di alcoolici, come vidimo per la Prussia (v. s.). Più
particolareggiando troviamo che gli omicidi semplici diminuiscono,
salvo nel 1884, parallelamente al costo del pane (ossia colle ore ecc.),
dando almeno il 2° massimo (5,87) dove c'è il massimo del costo
del pane nel 1880, e cifre sempre più basse negli anni successivi in
cui questo sempre più cala.
Le ferite e percosse seguono invece una linea affatto saltuaria e
indifferente dando il massimo nel 1888 e il minimo nel 1885, mentre
minima in quegli anni è la differenza nel costo del pane, influen-
dovi invece dunque certo assai il vino.
2° Quanto ai reati contro il buon costume essi crescono mano a
mano che diminuiscono le ore di lavoro; così dal 1881 al 1888, in
cui le ore di lavoro scemano da 122 a 92 essi crescono da 3,11 a 5,25.
3° I reati contro la sicurezza dello stato, come quelli contro la
— 90 —
pubblica amministrazione, la pubblica tranquillità, ecc. non risentono
che pochissimo quest' influenza (1).
Per le ribellioni e violenze a pubblici ufficiali vale l'osservazione
fatta a proposito dei reati contro le persone (1).
Per il Regno Unito della Gran Brettagna e l'Irlanda le statistiche di
50 anni che Fornasari di Verce mi ha riassunto per quest'opera danno
analoghi rapporti tra i reati e le variazioni del prezzo del grano cioè
1
0
I crimini contro la proprietà senza violenza rincarando
il
grano più spesso aumentano, come nel periodo 1845-47, da 19.510
a 29.571, vi sono però eccezioni nel periodo 1870-73, in cui mal-
grado l'aumento del grano, i delitti diminuiscono ; ribassando di
prezzo quasi sempre diminuiscono, come nel periodo 1847-52, in cui
il
pane diminuisce da 50 a 40 e i delitti da 23.910 a 21.306 e nel
1857-58 in cui diminuisce da 23.917 a 20.619.
2° I crimini contro la proprietà con violenza sono indifferenti al
buon mercato. Infatti diminuiscono nel periodo 1842-45 e nel 1862-
63 colla diminuzione del prezzo del frumento, ma aumentano nel
periodo 1881-86 malgrado il buon mercato ; però quando rincara il
grano più spesso aumentano, come nel periodo 1845-47 da 1491 a
1732 e nel 1867-68 da 1940 a 2253.
3° I crimini contro la proprietà con distruzione dolosa non sono
in relazione chiara con le variazioni nel costo del grano, infatti,
diminuiscono durante i periodi 1842-45 e 1883-84 che segnano un
ribasso nel prezzo: ma poi malgrado il ribasso aumentano nei periodi
1852-55 e 1862-63.
4° I crimini di falso e contro la circolazione monetaria non ne
sono influenzati. Infatti durante la diminuzione costante del prezzo
del grano nei periodi 1842-45, 1848-52, 1884-88 segnano volta a
volta aumenti e diminuzioni.
5° I crimini contro le persone, gli altri crimini, i reati giudi-
cati sommariamente, sono indifferenti (2).
(1)
Cfr.
FORNASARI DI VERCE,
op.
cit., § 25-31 e 34-42.
(2)
Cfr.
FORNASARI DI VERCE,
op.
cit., § 62-68.
winumm
unglum
gag:
Ir
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I
III
11
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720
710
700
690
680
670
650
640
630
620
610
600
590
580
570
560
550
540
530
520
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60
55
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40
35
30
25
20
15
10
S.
S.
5,6
5,0
4,6
4,0
3,6
3,0
— 91.
Anche per la Nuova Galles del Sud che ci dà l'idea dell'Europa da
qui a cento anni secondo le ricerche di Fornasari (Y. Fig. 3) si hanno
analoghe conclusioni
Fig. 3.
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Incerta o nulla vi è l'influenza dei prezzi alimentari sugli assas-
sinii. Infatti
uno
dei massimi di consumo del frumento (nel 1888,
7,6), corrisponde al massimo di assassini, 31, mentre non corrispon-
dono al loro minimo i due minimi del consumo nè le cifre intermedie.
-92-
Sugli omicidi poi la influenza esiste ma invertita, tanto che il mas-
simo del consumo, 7,8 (1887), corrisponde al minimo di omicidi,
7
ed il minimo di consumo, 5,5 (1891), al massimo di omicidi, 25.
Nulla anch'essa o incerta è l' influenza sulle ferite il cui massimo
102 (1886) e minimo 61 (1884) non corrispondono affatto al massimo
e mínimo consumo di frumento.
Negli stupri il massimo 41 (1886) corrisponde a uno dei medii 6,1,
e il minimo di stupri 7 (1887) corrisponde al massimo di consumo.
Più
spiccata è invece l'influenza nel furto: infatti si vede mano a
mano diminuire o aumentare il furto coll'aumentare o diminuire del
consumo del frumento ; non però proporzionalmente : così p. es. nel
1883-84-85 abbiamo un aumento graduale nel consumo del fru-
mento
6,0-6,8-7,0 — a cui corrisponde una graduale diminuzione
di delitti, cioè 714-583-566, e così nel 1888-89-90 abbiamo un
salto nei consumi, 7,6-5,9-7,2, cui corrisponde
un altro nei
furti —
529-608-512 — (Vedi Fig. 3).
La carestia deprime gli stimoli sessuali, l'abbondanza li eccita, e
mentre nella prima i bisogni alimentari insoddisfatti spingono al
furto, nell'abbondanza essendo meno vivi dissuadono dal crimine.
Le stesse ragioni troveremo per la scarsità del lavoro, o per l'assot-
tigliamento delle mercedi. Si è notato che le donne ed i domestici
sono più spinti degli altri al delitto dal caro dei viveri, forse perchè
degli altri ne risentono gli effetti, e gli ultimi perchè coll'abi-
tudine di un'intermittente agiatezza perdettero la forza di resistenza
alle privazioni.
Nel mentre si riconosce evidente quest' azione dell' alimento nel-
l'accrescere i delitti di furto quando è troppo scarso, e qualche
volta gli omicidii, i reati di libidine e di ferimento quando è troppo
abbondante, si comprende perchè la criminalità in genere non ne
possa variar molto perchè se un gruppo di reati cresce in una
data condizione alimentare, cala l'altro sotto la condizione opposta,
e viceversa.
E nemmeno quando agisce in una data direzione costante modifica
essenzialmente la quota di certi reati • p. es. nei furti qualificati
in
4
-- 93 —
Italia l'azione del rincaro dell' alimento è notevole : ma il massimo
divario oscilla fra 184 e 105, ossia con una variabilita di 79/0000.
E quando i reati di libidine crescono per il buon mercato, la mas-
sima differenza è di
2
,
14
/0000 , il che si comprende quando si
pensa alla maggior inflúenza organica ereditaria, alla climatica ed
etnica.
Senza poi dire la strana contraddizione che alle volte emerge pel
fatto che quando il pane è caro mancano i denari per gli alcoolici, e
per ciò, in linea regalare, gli omicidi e le ferite diminuiscono; ma
viceversa, qualche volta, si assassina di più (come a N. Galles) per
procurarseli. — Morbihau e Vandea, secondo Joly, figurano fra i più
morali
(France criminelle,
353), eppure i salari soavi di poco aumen-
tati, mentre gli oggetti necessari alla vita vi son raddoppiati di prezzo,
ma vi si abusa meno di alcoolici. Invece a Bouches de Rhóne, i
salari accrebbero del 30 e le derrate del 15 0/0; ad Hérault creb-
bero i salari dal 60 al 90 0/0 e meno assai le derrate, eppure questi
due dipartimenti sono fra i più immorali perchè appunto vi si abusa
di più d'alcoolici e, lì, il
se debaucher è
sinonimo di sollazzarsi.
È un fatto che le carestie sono rare e vanno scemando, mentre
i furti son costanti e vanno aumentando (Joly,
La France crimi-
nelle,
358).
Quindi comprendiamo perchè la quota dei delitti che si deve alla
,4.
privazione di alimenti, alla vera miseria, sia più scarsa di quanta
si immagina dai più : nelle statistiche del Guerry il furto dei com-
mestibili entra per 1/100, appena, sul totale dei furti ; ed anche in
questa quota la fame vi può assai meno della leccornia. Su 43 ca-
'
tegorie di oggetti rubati, a Londra, ha il 13° grado il furto di sal-
'^'
ciccie, polli, cacciagioni, il 30° grado quello di zuccheri, carne, vino,
e solo il 43° grado quello del pane.
'I
~
E bene nota Joly che nella statistica francese dal 1860 al 1890,
mentre i furti di denaro, di biglietti di banca ecc. erano i più nu-
merosi, 396/00, quelli di farina, di biada o di animali domestici non
passavano i 55/Q0.
Macé diceva
(Un joli monde): è
raro che la fame meni al furto;
-94
il giovinetto ruba coltello e sigari,
ruberà liquori, e la donna dolci e ci
Altrettanto dicasi delle meretrici.
l'abbandono fossero per sè sole capaci di spingere una fanciulla al
meretricio, converrebbe decretare dei premi Montyon alle migliaia e
migliaia di onorate figlie del popolo, che non ostante gli stimoli
delle più gravi privazioni e le seduzioni d'ogni natura, si astennero
dal far mercato di se stesse.
Non è difficile che, col tempo, si possa dimostrare 1' influenza di
qualche speciale alimento nel favorire alcuni delitti.
È noto come l'alimentazione vegetale, prevalente, tenda a rendere
miti e docili gli animi, mentre crudeli e violenti li rende l'alimen-
tazione carnea. Potrebbe essere che in parte da ciò dipenda la doci-
lità con cui il contadino lombardo sopporta i mali trattamenti dei
suoi padroni; e la violenza con cui li vendica il romagnolo, tanto
dedito alle carni porcine. Certo è che appunto nei reati di libidine
contro adulti, i beccai, i salcicciai dànno le massime proporzioni,
toccando il 6,10/0 in confronto del 3,5 su bambini (Fayet,
&ances
et travaux de l'Acadérnie, etc.,
1846). Viceversa, i barcaiuoli e ma-
rinai, in Italia, dànno il minimo dei reati in genere (mentre nella
popolazione formano il 0,7 010 , essi dànno il 0,2 nella delinquenza),
nel che parrebbe influire, oltre l'isolamento, il cibo di pesce; il che
sarebbe però contrario all'idea di Humboldt che notava maggior fe-
rocia nei popoli ittiofagi pel maggiore stimolo degli alcalini sul
sangue
(Correspondance,
tom.1Vl, pag. 28).
2.
Rivolte. -
Anche l'azione della fame sulle rivolte fu molto
esagerata come ho mostrato nel
Delitto Politico.
Dall'opera preziosa
del Faraglia
(Storia dei prezzi in Napoli,
1878, Napoli) che ci dà per
quasi nove secoli, anno per anno, il prezzo dei viveri, noi vediamo 46
massime carestie e furono degli anni : 1182, 1192, 1257, 1269, 1342,
1496-97, 1505, 1508, 1534, 1551, 1558, 1562-63, 1565, 1570, 1580,
1586-87, 1591-92, 1595, 1597, 1603, 1621-22, 1623-25, 1646, 1672,
1694-97, 1759-60, 1763, 1790-91, 1802, 1810, 1815-16, 1820-21.
Orbene questi 46 anni di carestia non presentano colle rivolte
e, fra i commestibili, l'adulto
occolatta.
Se, dice Locatelli, la fame e
-95
coincidenza, che 6 volte, cioè nel 1508, 1580, 1587, 1595, 1621-22,
1820-21; nella sommossa celebre, quella di Masaniello (1647) molte
altre cause s'associano alla questione economica, quali la pazzia di
Masaniello (1), la stagione calda, ed i crudeli trattamenti degli Spa-
gnuoli,
poichè
se nel 1646 vi fu carestia, nel 1647, se non di grano,
eravi però abbondanza di frutti, carne, lardo e cacio (Op. cit.,
pag. 155). E non vi fu rivolta, del resto, nella carestia terribile del
1182, che durò 5 anni e nella quale gli uomini a stento si cibavano
d'erbe agresti e non vi fu nella carestia del 1496-97 che giunse a
provocare una crudele moria, e i cittadini dovettero fuggire alla
campagna; nè in quella del 1565 in cui tanta era la miseria che
le foglie fracide di cavolo si vendevano come fossero sane e fresche
(op. cit., pag. 136) e neppure in quella del 1570 nella quale « par-
tivansi i poveri dalle provincie e movevano alla volta di Napoli a
torme, affamati, laceri, infermi sperando di campare la vita, e le vie
ne furono miserevolmente piene », nè infine in quella del 1586. E qui
è
opportuno ripetere per la Francia, che se nel 1827, 1832 e 1847 vi
furono rivolte parallele a crisi economiche ed a carestie, non vi mancò
la temperatura estiva elevatissima; e che in quelle del 1834, 64 e
65 non vi troviamo più chiara l'influenza economica nè la meteorica.
A
Strasburgo dalle annate 1451-500 a 1601-1625 crebbe il prezzo
del bue di 134 0/0 e del porco del 92 0/0 , e per molti decenni de-
crebbero i salari degli operai del 10 0/0 , eppure non si ebbero ri-
volte (Martini,
Preussischer Jahrb.,
1895, nov.).
Nel 1680, causa l'estrema carestia, gli operai di Madrid si orga-
nizzavano in bande, saccheggiavano le case dei ricchi e ne uccidevano
i
padroni; non passava un giorno che non si vedesse qualche ucciso
per aver del pane; eppure non vi si notò una vera rivolta
(Bukle, IV).
L'India è un paese, nel quale le conseguenze di carestie terribili
si poterono seguire quasi coi nostri occhi. Quella del 1865-66 fece
perdere ad Orizza il 25 0/0 ,
a
Puri il 35 0/0 della popolazione, ep-
pure in quell'anno non vi furono insurrezioni.
(1) V. Tre Tribuni studiati da un alienista,
di C.
LoMBROSO,
Bocca, 1887,
pag. 157, 158, 159.
— 96
--
Le carestie più celebri di questo centennio, almeno a Nellore, una
delle provincie più esposte per la frequente mancanza di pioggia, e
per l'eccessiva densità della popolazione, accaddero negli anni seguenti:
1769-70, 1780, 1784, 1790-92, 1802, 1806-7, 1812, 1824, 1829, 1830,
1833, 1836-38, 1866, 1876-78 (Hunter,
Imp. Gazette o f India,
1881).
Nella carestia del 1769-70 un terzo della popolazione perì; nel
1877-78 si calcolò che per la carestia morirono, oltre la media nor-
male, più che 5 milioni d'abitanti sopra 197 milioni
(The Indian
Empire.
Hunter, 1882). Eppure non sappiamo che queste carestie
abbiano dato luogo a sollevazioni e tumulti.
La grande insurrezione indiana del 1857-58 si deve (Hunter, op.
cit.) in gran parte alle ripugnanze contro le innovazioni (telegrafo,
vapore, ecc.) introdotte dalla civiltà, alle congiure di principi detro-
nizzati e, almeno secondo Hunter, moltissimo anche all'avere i Cipay
del Bengala sentito o creduto che si volessero ingrassare le cartuccie
con grasso di porco (Kaye,
History of the Sepoi,
1865). Dunque la
fame prolungata vi potè meno che la superstizione.
Ed anche l'alare rivoluzioni Indiane a noi note non hanno rapporto
col caro dei viveri; così l'insurrezione di Bohilla 1751, quella della
setta dei Sikh nel Ponjab 1710, dei Cipay nel 1764, le piccole in-
surrezioni semidinastiche nei Synt 1843, quella dei Sikh nel 1848.
notevole ancora che la provincia d'Orizza, la più colpita delle
carestie, fu quella che diede il minor numero di sommosse.
Tuttociò si può spiegare dal fatto, cui anche gli studi sulle azioni
dei climi tropicali e polari ci confermeranno, che l'uomo prostrato
nelle forze non ha abbastanza energia per reagire, sicchè il massimo
della sventura umana, almeno quanto alle rivoluzioni, ha quasi una
influenza più favorevole che non il massimo della felicità. Ciò è poi
consono a quanto si osserva nella statistica criminale, come che nel-
l'epoche di carestie e nei grandi freddi scemano in genere tutti i
reati contro le persone, specie gli stupri e assassinii (1).
(1) Vedi
L
OMBROSO,
Delitto politico e criminalità.
Bocca, 1895. —
ID.,
Pen-
siero e meteore. «
Bibliot. intern. », Milano, 1875.
Ijí
—
97 —
CAPITOLO
VII.
Alcoolismo.
Ma, come abbiamo veduto nel capitolo antecedente, l'influenza del-
l'alimentazione non si può scindere da quella dell'alcool, anzi questa
è così grave che ne assorbe quasi sempre gli effetti pur troppo pre-
potenti nel campo dell'eziologia criminale, come in tutta la patologia
umana.
1.
Tradizione. —
Ho dimostrato già altrove che la leggenda del
pomo d'Eva, come una quantità di altre leggende medioevali semi-
tiche ed egizie, alludono alle prime ebbrezze ed ai primi malanni
provocati sotto gli eccitamenti alcoolici, e che si ripetono nell'altra
leggenda del peccato di Cam (1).
(1) Chi compari la più antica leggenda Semita, quella di Eva, colle altre che
corsero sulla Saoma nell' India, e sul
Medh
nel nord d' Europa, intravvede che
si trattava di quel frutto, il pomo, forse, tanto indiziato dalla tradizione popo-
lare, donde escì il primo liquore fermentato, il
sidro,
mentre col biblico albero
della
vita,
che gli stava vicino, si voleva probabilmente alludere a quell' altro,
la vigna, detto in Accadico
ges-tin,
legno della
vita,
donde si trasse l'alcool o
l'acqua
della
vita,
così omologo nel significato all'amrita — 1'
immortale
degli
Indiani, ed
all'abrotos
dei Greci.
Coloro che, in grazia alle condizioni economiche o di clima o di casta, fecero
solo un parco uso delle sostanze fermentate o dei loro sostitutivi, oppio, coca, ece.,
non ne videro se non la strana e benefica efficacia, 1' eccitamento meraviglioso
dell'intelligenza e della memoria, e delle più nobili passioni, dell' amore sopra-
tutto e della benevolenza. Al succo dell' asclepias, alla Soma, quindi, attribui-
rono facoltà meravigliose, e non solo la ispirazione poetica, ma il coraggio degli
eroi, e perfino la virtù di rendere immortali (amrita). « Noi abbiamo bevuto la
« Soma
(Rig. Veda, VIII, p. 48); noi divenimmo immortali, entrammo nella
« luce, ecc. — Il
Soma
che genera gli inni ed il talento del poeta (idem, IX, 25).
Nel Yacna di Zoroastro, il succo dell' Haoma, che è tutt' uno del Soma « al-
lontana la morte v.
Il sacerdote era sinonimo di bevitor
divenne, per quei rivolgimenti facili
così potente da rivaleggiare col fuoco
Lonixiroeo •—
Uomo
delinquente —
Vol.
III.
di Soma; e poi finalmente il Soma stesso
nelle creazioni popolari, un Dio, un Dio
(Rig. Veda, IX, 96): « Soma, tu ehc faí
7
— 98 —
I Semiti, che, come ci apprendono già le leggende di Noè, e più
tardi
le
imprecazioni dei profeti Elia, Davide, Isaja, di Maometto,
poterono forse, grazie al clima, prima degli altri, avvertire come gli
effetti benefici delle bevande alcooliche erano sorpassati, troppo spesso,
dai tristi (Salomone nei proverbi attribuisce all'ebbrezza la miseria
dei popoli ebrei); conformandosi alle abitudini dei popoli primitivi
che personificano e plasmano i fenomeni così buoni che tristi della
natura, ce lo formularono e scolpirono in quella singolare leggenda
dell'albero della scienza del bene e del male, che, collo stesso nome,
compare in India fra i prodotti singolari scaturiti durante la fabbrica
dell'Amrita, ed è accennata nella leggenda prearia di Yma (Harley,
Zend-Avesta,
89), ed è scolpita in quel bassorilievo di Ninive, in
cui un serpe offre al primo uomo il frutto di una palma (Layard,
11em.
o f Niniveh,
p. 70 ; Lenormant, op. cit.).
Secondo un'altra leggenda arabica il primo a piantar la vite fu
non Noè, ma Adamo, e il diavolo l'inaffiò col sangue di una scimmia,
i
Richis,
che dai il bene, padrone di un migliaio di canti, ecc., tu immortale,
« dai l'immortalità agli Dei e agli uomini ».
La Saoma non era permessa che ai Bramini; così come nel Perù la coca era
solo concessa ai discendenti dell'Incas;
e fra i Chibcha ai preti,
che se ne ser-
vivano corno di
un agente di ispirazione.
Anche il Med, la bevanda dell'Edda, di
miele
e
sangue,
faceva divenire poeti
e
saggi
gli uomini
(Kuhn,
Die Herabkunst der Feuers,
1859). E qui ricordo
come il grande Idhunna dell'Edda fu sedotto da Loki a carpir i pomi dell'im-
mortalità, e tosto la sua Bragi gli fu rapita dai giganti.
E, qui, notisi che la Saoma, la quale è già spesso confusa coll'amrita (Veda,
XIV) è detta qualche volta in sanscrito
Maduu,
che nello Zendo ha significato
di vino; il che lega il
Med
Nordico,
Madus
Lituano e
Mad
sanscrito col nostro
matto;
e, infatti, Bacco, nato Dio, è versato in onore degli Dei; e il delirio bac-
chico
è una virtù profética, è la possessione del
Dio:
ed Esculapio era figlio di Bacco.
Gli Assiri ebbero, come i Sabei, sempre un albero sacro, che dapprima fu la
stessa
asclepia
degli Indiani, e poi la palma, donde ancora si cava un liquore;
e si noti che il nome presemita di Babilonia è Tin-tir-ki —
luogo dell' albero
della
vita
(Lenormant,
De l'Orig. de l'Hist.,
1879).
L' albero sacro agli Egizi era il
ficus religiosa,
donde traevano un liquore
fermentato; e nei riti funerari le anime porgono la mano a berne il succo che
le deve rendere immortali. Curioso è poi che questo del
Ficus
era nell'India
il
liquore profano che i Bramini porgevano alle plebi quando ne eran richiesti, in-
vece della sacra Saoma
(Katyalyana,
X, 9).
— 99 --
di un leone e di un porco (1), allusione ai vizi che più suscita
l'alcool; infatti in un
fabliau
francese, che con quella si collega, si
legge che il diavolo, dopo aver lungamente tentato un romito senza
poterne vincere la virtù, gli promise di volerlo lasciare in pace, a
patto che gli desse questa soddisfazione di commettere una sola volta
un peccato, scegliendo tra il vino, la lussuria, l'omicidio. Il romito
per liberarsi accetta, e sceglie il più piccol peccato, del bere, pen-
sando di poterne poi con poco far penitenza ; va a pranzo da un mu-
gnaio suo vicino e s'ubbriaca; rimasto solo con la moglie di costui
casca nel secondo peccato e finisce per uccidere il mugnaio da cui
è sorpreso (2).
Gli effetti criminosi del vino adombrati in queste leggende, ci
spiegano perchè in Zendha la parola
Madhu
valga per vino e anche
per dolore, e
Kan,
chinese, per albero e peccato, — e come i Caldei
adorassero insieme al
Setarvan
(la vigna profumata), il
Sam Gafno,
sopra cui aleggia la vita suprema, e gli Indi il
Kalkavir-Keha,
l'albero dei
desideri,
e forse così spiegasi l'analogia di
malumn, pomo
e
malum,
male — in latino.
2.
Danni del vino. —
È troppo noto come l'alcool, lungi dal ren-
dere più tollerabile il freddo, aumenti i danni così dei grandi freddi,
come dei grandi caldi, cosicchè si videro, nelle regioni polari e nelle
Russie, e nelle Indie, aggravati quei soldati e marinai, che credendo
meglio sopportare, così, le fatiche, ne usavano più volte nel giorno;
e forse è questa la ragione che i latini nella campagna di Russia
¡;
soffersero meno dei nordici. E si constatò, nelle epidemie coleriche,
che i beoni, anzi, anche solo í bevitori, erano più colpiti dal morbo
›r:
degli astemi (3); e come gli aborti sieno in maggior numero fra le bevi-
cs
,
trici, perfino nelle mogli di alcoolizzati, le quali offersero, d'altronde (4)
(1)
PLANCY,
Légendes de l'ancien Testament,
p. 121-122.
(2) MÉoN,
Nouveau Recueil, De l'hermite qui s'énivra.
(3)
11 colòra nei temperanti diede mortalità del 19,9 0/0.
»
» bevitori
a
»
91
(4)
Matrimoni dei bevitori diedero, in media, 1,3 figliuoli.
»
degli astemi
a
D
4,1
n
(A.
BAER,
Der
Al-
koholismus,
Berlin,
1878).
— 100 —
una fecondità da due a quattro volte minore delle coppie temperanti ;
cosicchè questo fatale liquore ben può stimolare le passioni carnali
sino alla violenza ed al delitto, ma senza pur crescerne la fecondità.
L'alcool è causa precipua delle riforme per debolezza e per gra-
cilitá nelle truppe di Svezia, che si videro salire fin al 32 0/0 nel
1867 e calare al 28 nel 1868, dopo le buone leggi sull'alcool; nei
dipartimenti francesi, che, per scarsezza di vino, abusare più di alcool,
come Finistere, la gracilità dei coscritti da 32 sale a 155 (Lunier).
L'alcool agisce sulla statura. I grandi Wotjak, dopo
l'
uso della
acquavita, son calati al disotto della media. E sotto i nostri occhi
le bellissime valligiane di Viù perdettero dell'avvenenza e dell' im-
ponente statura dopochè contrassero l'abitudine dell'acquavite.
Dopo ciò, non è meraviglia se esso abbia avuto un'influenza sulla
vita media ; sicchò invece d'esser l'acqua della vita, possa ben dirsi
l'acqua della morte. I calcoli di Neison dimostrano che i bevitori
hanno una mortalità almeno 3,25 maggiore degli astemi (1).
3.
Pauperismo. —
Tutto questo ci spiega, già in parte, come uno
degli effetti più evidenti e fatali dell'alcool sia il pauperismo, ed in
parte lo spiega il veder come da un padre alcoolista si dirama una
progenie cieca, paralitica, zoppa, impotente, e che di necessità, se
ricca, finisce ad impoverire, e, se povera, trova chiusa ogni fonte
del lavoro. Peggio accade a coloro cui, direttamente, l' alcool rende
paralitici, cirrotici, ciechi.
Vero è, convien subito confessarlo, che negli accrescimenti di sa-
lario (quando nel Lancashire crebbe il salario dei minatori da 5 a
8 e 11 lire, le morti per ubbriachezza da 495 salivano a 1304 e
2605; ed i delitti da 1335 a 2878 e 4402) crescono a dismisura
gli ubbriachi, e quindi le loro male opere. Ma, assai peggio accade
(1) Un uomo di 20 anni bevitore ha la vita media probabile di 15, l'astemio
di 44.
I bevitori cli birra hanno una vita media di anni 21,7.
Quelli di alcool
»
»
% »
16,7.
Quelli di alcool e birra »
»
» 16,1.
Su 97 bambini nati ad ubbriachi, 14 soli eran sani
(BAER), op. cit.).
— 101 —
quando cala il salario. Si beve alcool allora per sopperire alla man-
canza di vesti e di cibo, per cacciare la sete, la fame ed il freddo; e
l'alcool a sua volta rende sempre più impotente e più povero colui
che lo usa e insieme sempre più avvinto al suo carro fatale. Sicchè
l'alcoolismo è prodotto or dalla troppa or dalla poca ricchezza; ciò
si vide ad Aquisgrana in cui crebbe l'alcoolismo quando s'elevarono
a più di 1,25 i salari dal 1850 al 1860, ma più ancora dopo il
1874 quando la crisi americana fecevi chiudere 80 fabbriche e
ridevi il salario di un terzo; le famiglie povere crebbero da 1364
a 2255 (nel 1877), e le bettole da 183 a 305, le prostitute da 37
a 101, i matrimoni scemarono da 785 a 630 e crebbero i furti e
gli incendi (Thun,
Die Indust. in Nieder Rhein,
1870).
Nelle carestie del 1860 e 1861 in Londra si osservò che non uno
dei 7900 membri della Società di temperanza aveva chiesto un sus-
sidio (1). Huisch osservò che ogni 100 sterline d'elemosina 30 pas-
savano in acquavite; e Bertrand e Lee: che i comuni più decaduti
erano quelli in cui crebbe smisuratamente l'uso dell'alcool, e in cui
si aumentarono le osterie ; una prova ne è pure la Slesia superiore,
dove la miseria giunse fino alla morte per fame; e dove l'ubbria-
chezza imperversava fino a trascinare vacillanti gli sposi innanzi l'al-
tare, ed i parenti dei neonati innanzi al battesimo, così da compro-
metterne fra i lazzi la vita. « Dove, scriveva un predicatore della
Slesia, dove è intemperanza, segue, come l'ombra il corpo, la miseria
e il delitto » (Baer, op. c.).
Già era stato notato come una delle cause delle divisioni coniu-
gali e dei divorzi in Germania fosse l'ubbriachezza, che per lo meno
vi conta nelle proporzioni
di 2
a 6 per 100; ed è notorio coane
i
figli dei divorziati e di secondo letto diano un forte contingente al
delitto ed alla prostituzione.
4.
Alcoolismo e crimine. Statistiche. —
Dopociò è facile afferrare
lo stretto nesso tra l'alcool e il crimine anche dal lato sociale come
(1) Dal 1823 al 1826 gli ospizi di Filadelfia accettarono da 4 a 5000 poveri
per anno ridotti a tale dall'ubbriachezza. Sn 3000 del Massachussett ben 2900
erano nella stessa condizione.
BAER,
op. cit. p. 582.
— 102 —
lo vidimo dal patologico (v. s.). Una prima prova ce ne offrono quelle
statistiche che ci mostrano un continuo incremento del delitto nei
paesi civili, incremento che il crescere delle popolazioni potrà giu-
stificare solo per una quota del 13 al 16 0/0, e che invece è troppo
bene spiegato in certe direzioni dallo aumentato abuso degli alcoolici,
salita appunto, in proporzioni analoghe a quelle del delitto.
In Inghilterra si consumavano:
nel 1790 galloni d' alcool
.
5.526.890
» 1866
»
»
. 12.200.000.
Gli ubbriachi arrestativi :
nel 1857 erano
.
75.859
» 1875
»
. 203.989.
A Milano le osterie da 1120 nel 1865
salirono a 2140 » 1875 (Verga)
»
2272 » 1878 (Sighele).
Nel Belgio si calcolava l'alcoolismo provocare il delitto nel rap-
porto del 25 al 27 0/p.
A New-York, su 49.423 accusati, 30.509 erano ubbriachi di pro-
fessione.
Nel 1890 agli Stati Uniti su 100 omicidi 20 erano dediti alla
ubbriachezza, 60 bevevano moderatamente e 20 erano astemii (Bosco,
L'omicidio negli Stati Uniti d' America, Rivista penale,
nov. 1893).
In Olanda si attribuiscono al vino 4/5 delle cause di crimini e
precisamente 7/8 delle risse e contravvenzioni, 3/4 degli attentati
contro le persone, 1/4 di quelli contro le proprietà (Bertrand,
Essai
sur l'intemp.,
Paris, 1871).
Tre quarti dei delitti di Svezia si attribuiscono all'alcoolismo e
propriamente gli assassinii ed altri delitti di sangue all'abuso del-
l'alcool ; i furti e le truffe all'eredità, dei parenti alcoolisti.
Sopra 29.752 condannati in Inghilterra dalle Assisie, 10.000 erano
venuti a tal passo per la troppa frequenza dell'osteria, e 50.000
sopra i 90.903 condannati sommariamente (Baer, op. c., p. 343).
In Francia il Guillemin calcola al 50 0/0 i rei in seguito all'a-
buso dell'alcool, e in Germania, il Raer al 41 0/0.
— 103 —
La più grande proporzione di ubbriachi è data da quei diparti-
menti in cui, per scarsa produzione di vino, sono consumati in più
gran quantità gli alcools artificiali.
Il 73 0/0 dei rei italiani osservati da Marro, abusava dell'eccita-
mento alcoolico, e solo il 10 0%0 era normale.
Nella mia
Centuria,
il Rossi trovó l'ubbriachezza salire all'81 0/0
dei rei di cui il 23 0/0 l'erano fino da bambini 2 a 5 anni).
Vi è solo una differenza del 10 0/0 nella frequenza dell'ubbria-
chezza fra giovani ed adulti ; su 100 ragazzi al disotto dei 20 anni,
il 64 0/0 era già dato al bere, onde si scorge che il marcio data
dall'infanzia.
Ma una prova più chiara ce ne diè il Ferri in questa tavola
(V. Atlante) della criminalità in Francia in rapporto al vino ed al-
l'alcool consumato.
È evidente come tra la linea del vino e del delitto corra un com-
pleto parallelismo, in quanto almeno concerne le grandi salienze
(1850-58-65-69-75) e decrescenze (1851-53-54-66-67-73), salvo, co
me
è naturale, il 1870, anno eccezionale di guerra, e in cui tacciono
gli atti giudiziari non militari, e salve parziali discordanze del 1876,
che non saprei spiegare, non avendo ora le statistiche successive, e
nel 1860-61, in cui per altro l'effetto del raccolto vinicolo sembra
soltanto spostato di un anno.
Il parallelismo riesce tanto più curioso e singolare, poichè gli au-
tori francesi ed inglesi pretendevano addossare questa influenza fatale
solo all'alcool e non al vino, tanto che, come vedremo, si propose di
facilitare la diffusione maggiore del vino nei paesi resi da quello
più proclivi al delitto. Ora dalla nostra tavola grafica e dalle stati-
stiche si deduce che il rapporto dell'alcool consumato cogli omicidi
e ferite non è così evidente come quello del vino, se non negli anni
1855 al 1858 e 1873 al 1876. E ciò ben si comprende, perchè le
risse nascono più facili nelle osterie che dagli acquavitai, dove la
dimora è troppo breve per dar luogo
a
litigi. — Un'altra prova di
ciò ci offre l'osservazione del giorno e del mese in cui più spesseg-
giano i delitti, e son quelli in cui più si abusa del vino. Così
— 104 —
Schroeter
(Jahrb. des Westph. Gefangnissen,
1871) ci rivela come
in Germanio:
su
2178 delitti,
il
58
0/0 avveniva il sabbato sera, la
domenica 3 0/0, e il lunedì 1 010; prevaleva in quei giorni, nella
proporzione dell' 82 0/0 i rei contro il buon costume, ribellione e
incendi ; e in quelli del 50 0/0 i rei di destrezza.
Anche in Italia, nel solo anno 1870, in cui se ne tenne nota, si
riscontrava altrettanto (1).
E quel che è più curioso, in Francia, il Ferri trovò che mentre
i reati in genere contro le persone dal 1827 al 1869 calano rapida-
mente dopo l'agosto fino al dicembre, le ferite e percosse gravi, in-
vece, mostrano una recrudescenza ben spiccata nel novembre, epoca
vicina alla confezione del vino nuovo, e notisi che si tratta delle
sole ferite gravi giudicate nell'Assise (Vedi Atlante) e non di quei
(1) Nelle statistiche uffiziali 1870, calcolando in media 1 giorno festivo sopra
5 non festivi, si avrebbe questa proporzione per 0/0 di reati commessi nei giorni
festivi:
Assise
Tribunali
ordinari
Ribellione, resistenza all'autorità pubblica
68,1
78,5
Stupro violento
.
.
..
65,4
67,4
Parricidio, uxoricidio, infanticidio
56,9
—
Omicidio volontario
72,8 74,8
Omicidio in rissa
78
76
Giuochi in rissa
.
83,8
Ferite con morte .
.
71,3
—
Ferite e percosse volontarie
69,6 82
Minaccie e vagabondaggio .
—
72,4
Grassazioni e furti
.
61,5 —
Furti
61,2
66,8
Esposizione e supposizioni d'infanti
.
—
34,8
Ricettazione e compra di cose furtive .,
63,9
—
Sottrazione di depositi pubblici .
—
39,3
Truffe e appropriazioni indebite .
.
33,9 62,4
Falsi diversi
.
.
.
47,8
49,4
Calunnie e false testimonianze
.
.
12
Grassazioni e furti con omicidio .
31,2
Bancherotte
26,4
48,2
Danni
di' fondi
._,-
Tutti
cioè i delitti d'impeto e contro le persone prevalgono nei giorni festivi
su quelli di calcolo e di destrezza.
— 105 —
ferimenti che si giudicano dai tribunali, e sono i più frequenti risul-
tati delle risse d'osteria.
Dixon trovò un solo paese in America che da anni va esente da
crimini, S. Johnsbury, malgrado sia popolatissimo di operai; ma
,questo paese adottò per legge la proibizione assoluta delle sostanze
fermentate, birra, vino, che vengono somministrate, come i veleni,
dal farmacista, dietro domanda in iscritto del consumatore e con
assenso del sindaco, che però appende il nome del reprobo in pub-
blico albo.
5.
Azione. —
E ciò è naturale, perchè tutte le sostanze che hanno
virtù d' irritarci in modo anomalo il cervello, ci spingono più facil-
mente al delitto ed al suicidio come alla pazzia, con cui assai spesso
si confondono in un inestricabile intreccio.
Si è notato, persino, questa tendenza nei Medggidub e Aissaoui, i
quali, non avendo narcotici, si procuravano l'ubbriachezza col conti-
nuato movimento del capo. Son uomini, dice il Berbrugger
(Algérie,
1860), pericolosi, feroci e con tendenze al furto. — Anche i fumatori
d'oppio sano presi spesso da furore omicida ; sotto l'uso
dell'haschisch
Moreau si sentì attratto al furto.
E peggio fa il vino ; e ancor peggio l'alcool, che si può dire vino
concentrato, quanto all'attività venefica: e peggio ancora quei liquori
d'assenzio, di
vermouth,
che, oltre all'alcool puro, contengono droghe
intossicanti i centri nervosi.
Neuman nel 1879 mostrò come l'alcool agisca, alterando l'emoglo-
bina, e diminuendo di 1/4 nei globuli la capacità per l'ossigeno, pro-
vocando afflusso attivo delle membrane e della corteccia cerebrale ;
donde una dilatazione vasale, una paralisi delle fibre muscolari delle
pareti vasali ed edema ; ed infine degenerazione grassa delle cellule
nervose irritate.
Krápelin (1) dimostrava che da 30 a 45 grammi d'alcool etilico
assoluto rallentano e paralizzano dal più al meno tutte le funzioni men-
(1)
Ueber die Beeiflussung einfacher psychischer Vorgünge durch einige Ar-
zeneimittel.
Jena, Fischer,
1892.
-- 106 —
tali: lo intorpidiment
o
— che rassomiglia nei suoi effetti alla fatica
fisiologica — va aumentando col crescere della dose d'alcool assor-
bita: cioè dura da 40 a 50 minuti per piccole quantità — da 1 a
2 ore per quantità più forti: nelle dosi minime, il rilassamento pa-
ralitico delle funzioni mentali è preceduto da un periodo maggiore
di attività o di accelerazione, che dura al massimo dai 20 ai 30".
Ma egli ha inoltre dimostrato che l'azione dell'alcool non è la stessa
su tutte le funzioni psichiche: che se si ha un passeggiero accele-
ramento nella innervazione motrice, le funzioni intellettuali, quali
l'appercezione, la concezione delle idee, le loro associazioni, ed
il
lavoro intellettuale di combinazione, sono rallentate e sulle prime,
anzi, arrestate, anche dalle dosi più piccole d'alcool. Altrettanto dicasi
per ciò che riguarda le sensazioni. Ne segue che il periodo iniziale di
eccitamento prodotto dalle piccole dosi di alcool non è che una specie
di fuoco d'artificio, dovuto al concorso di parecchi fattori
:
, specie
dall'aumento delle associazioni esterne di idee -- (associazioni di pa-
role, di sensazioni, ecc.) a danno delle associazioni interne — associa-
zioni logiche e più profonde.
Sotto l'azione delle grandi quantità (ubbriachezza) l'eccitamento
dell'innervazione motrice è causa dell'illusione di forza che hanno
tutti gli ubbriachi e di tutte le loro azioni brutali e sconsiderate.
L'alterazione portata all'associazione delle idee spiega la volgarità
dei loro discorsi, le ripetizioni continue di triviali banalità, gli al-
terchi, gli scherzi sciocchi. L'effetto esilarante dell' alcool si spiega
esso pure coll'accelerazione psico-motrice iniziale che arresta le ini-
bizioni mentali dolorose; ma rimane pur sempre che esso, anche nelle
dosi più piccole, paralizza od indebolisce immediatamente le funzioni
intellettuali superiori.
L'alcool, dopo aver perciò eccitato, indirizzato nella via del delitto
la sciagurata sua vittima con atti istantanei ed automa tisi, ve la man-
tiene ed inchioda, per sempre, quando, rendendola un bevitore abi-
tuale, ne paralizza, narcotizza i sentimenti più nobili, e trasforma
in morbosa anche la compage cerebrale più sana : dando una dimo-
strazione, pur troppo sicura, sperimentale dell'assioma che il delitto
7
h
•
.
P
—
107 —
è un effetto di una speciale, morbosa condizione del nostro organismo;
tale è, in questi infelici, quella sclerosi
(ispessimento del connettivo)
che colpisce il cervello, il midollo ed i gangli, come ed insieme a
quella che colpisce il rene ed il fegato, ed in essi si esplica col de-
litto, come negli altri, colla demenza o coll'uremia o coli' ictero, e
ciò secondo che colpisce più un organo che l'altro, o più una parte
che l'altra dell'organo stesso. E qui le prove sovrabbondano. Non è
molto rinvenni alle carceri un singolarissimo ladro, P..., che si vanta
con tutti di esserlo, ed anzi, non sa più parlare se non nel gergo dei
ladri, suoi degni maestri; eppure, nè l'educazione, nè la forma cra-
nica ci dava l'indizio della causa che ve lo spinse; ma noi presto
ne fummo in chiaro, quando ci narrò che egli ed il padre suo erano
bevoni. « Vedano: io fin da giovinetto mi innamorai dell'acquavite,
«
ed ora ne bevo 40 od 80 bicchierini, e l'ebbrezza di questa mi passa
«
bevendo due o tre bottiglie di vino »; come si vede nella storia
che ne pubblicò nel mio
Archivio il
Collino
(Archivio di psichiatria
e
scienze penali,
1880).
E non solo i beoni abituali sono immorali e generano figli pazzi,
o
delinquenti, o con precoci libidini
(Ann. Méd-Psyc.,
1877), il che
ci verrà dimostrato dalla storia degli Juke; ma l'ubbriachezza acuta,
isolata, dà luogo a delitti. Gall narra di un brigante, Petri, che,
appena beveva, sentiva nascersi le tendenze omicide; e di una donna
di Berlino, a cui l'ubbriachezza suscitava tendenze sanguinarie.
L'alcool è causa di delitti, perchè molti delinquono per poter ub-
briacarsi; perchè molti sono tratti dall'ubbriachezza al delitto, oppure
nell'inebbriamento si procurano prima, i vigliacchi, il coraggio ne-
cessario alle nefande imprese, e poi l'amminicolo ad una futura giusti-
ficazione, e colle precoci ebbrezze seduconsi i giovinetti al crimine;
ma più di tutto perchè l'osteria è il punto di ritrovo dei complici,
il sito dove non solo si medita, ma si usufrutta il delitto, e per
molti questa è abitazione e banco pur troppo fedele. In Londra nel
1880 si contavano 4938 osterie ove entravano solo ladri e prostitute.
Finalmente l'alcool ha una connessione inversa col crimine, o meglio
col carcere ; nel senso che dopo le prime prigionie il reo liberato,
- 108 -
perduto ogni vincolo di famiglia, ogni punto d'onore, trova nell'alcool
dì che dimenticarli e supplirli; perciò tanto spesso l'alcoolismo si
offerse nei recidivi;
e perciò si comprende come Mayhew trovasse
quasi tutti i ladri di Londra ubbriachi dopo mezzodì, così da mo-
rirne tra i 30 ai 40 anni per alcoolismo, e come fra i deportati dalla
Noumea, che bevono, oltre che per la vecchia abitudine, anche per
dimenticare il disonore, la lontananza della famiglia, della patria,
le
torture degli aguzzini e dei compagni e forse i rimorsi, tanto che
il vino vi si convertiva in moneta; sicchè una camicia valeva un
litro, un abito due litri, un pantalone due litri, e perfino il bacio
della donna si saldava con litri (Simon Meyer,
Souvenirs d'un dé-
porté,
pag. 376, Paris, 1880).
6.
Criminalità specifica. -
E qui gioverà conoscere in quali reati
più specialmente si senta la sua influenza.
Dalle tabelle del Baer (pag. 351 della sua opera
Der Alcoholismus
und seme T
r
erbreitung, ecc.,
Berlin, 1878) ricavasi come in Ger-
mania si notassero su un totale :
I. -
Nell'ergastolo per uomini:
A
B
C
D
REI ALCOOLISTI
1
^^
ti
Totale
in genere
d'occasione
abituali
O
Ì0
OIo
O/0
1.
Ferite e percosse ..
773
575 cioè 74,5
418 cioè 72,7
157 cioè 27,3
2.
Rapina e assassinio
898
618
»
68,8
353 » 57,1
265 » 42,9
3.
Omicidio semplice .
348
220 » 63,2
129
»
58,6
91 » 41,4
4.
Impudicizia e stupro
954
575 » 60,2
352 » 61,2
223 » 38,8
5.
l'arto
10033 5212 » 51,9 2513 » 48,2 2699 » 51,8
6.
Omicidio tentato
252
128 » 50,8
78 » 60,9
50 » 39,1
7.
Incendio
304
383 » 47,6
184 » 48,0
199 » 52,0
8.
O
rn icidio premeditato
514
237 » 46,1
139 » 58,6
98 ' 41,4
9.
Spergiuro
590
157 » 26,6
82 » 52,2
75 » 47,8
II. -
Nelle prigioni per uomini:
1.
Offese contro la mo-
ralità
209
154 » 77,0
113 » 73,3
41 » 26,7
2.
Resistenza alla forza
pubblica
652
499 » 76,5
445 » 89,0
54 » 11,0
3.
Ferite e percosse .
1130
716 » 63,4
581 » 81,1
135 » 18,9
4.
Incendio
23
11 » 48,0
5
» 45,4
6
»
54,6
5.
Furto
3282 1048 » 32,0
666 » 63,5
382 » 36,5
6.
Frode, falso, ecc..
786
194 »
24,7
111 » 57,2
83 » 42,8
— 109 --
Sarebbe evidente una frequenza maggiore nelle ferite e percosse e
nelle offese al pudore e ribellione; venendo poi in seconda linea gli
assassini e gli omicidi; in ultimo gli incendiari ed i ladri (i rei
dunque, contro la proprietà), che però sono più abbondanti dei primi
fra i beoni abituali. Un
minimum
degli uni e degli altri si ha nei
falsi e nelle truffe e
pour cause;
perchè, com'essi mi dicevano; « Ci
vuol la testa a posto per commettere le truffe ».
Però una notevole differenza darebbe in queste proporzioni il Ma-
rambat, il quale comunicò all'Accademia di Parigi
(Revue scienti-
fique,
1888) alcune osservazioni statistiche fatte sulla frequenza del-
l'alcoolismo nei criminali. Sui 2950 condannati da lui esaminati,
78 0/0 erano ubbriaconi ; emergerebbero i vagabondi e mendicanti
che ne dànno il 79 0/0 ; gli assassini e gli incendiari darebbero il
50 e 57 0/o; i colpevoli di attentati al buon costume il 63 0/0 ; i
ladri, i truffatori, ecc., il 71 0/0; però, nel complesso, egli notò nei
reati contro le persone 1'88 010 d'ebbri; il 77 0/0 in quelli contro
la proprietà; nei recidivi il 78,5 0/p.
Anche Marro trovó in
l
a
lista, fra i suoi beoni, i grassatori,
82 0/0; i feritori, 77 0/0; i ladri, 78 010 ; venendo poi i truffatori,
66 0/0 ; gli assassini, 62 0/o; e gli stupratori, 61 0/0.
Vétault (op. cit.) in 41 alcoolisti delinquenti trovò:
15 omicidi
8 ladri
5 truffatori
4 attentati al pudore
4 feritori
2 oltraggi in offesa al pudore
2 vagabondi
di cui 13 soli furono tenuti responsabili.
Può ben dirsi in complesso che i grandi reati `'contro le persone
(ferimenti in ispecie) e la proprietà (furti e grassazioni) sieno i più
infetti d'alcoolismo ed in complesso più quelli che questi.
Rispetto all'influenza del vino sulla criminalità in Italia possiamo
trarre dall'opera del Fornasari questi dati riflettenti i più importanti
reati. Vedi Tav. II e Fig. 3.
eH
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CD
N
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ó
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—
111 —
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Egli servendosi, oltrechè dei dati riportati nella detta tavola, anche
del movimento dei prezzi medi annuali di cinque mercati :
Milano,
Firenze, Roma, Avellino e Cagliari, giunge a queste deduzioni:
1° Un rincaro del vino porta sempre una diminuzione di gras-
sazioni, molto spesso anche d'incendi e danni; talvolta però porta
un aumento negli altri reati contro la proprietá, in modo simile a
quanto avviene quando rialza il prezzo dei cereali: viceversa pei
ribassi. I reati contro il commercio e i falsi non se ne risentono.
2° Il furto, tanto semplice che qualificato, va gradatamente di-
minuendo da 196 e 160 nel 1880; a 105 e 107 nel 1887, mentre il
valore e il consumo dell'alcool diminuisce ; però i furti crescono
mentre l'alcool continua a diminuire.
—
112
3° I1
vino
è il
fattore principale e più potente nella determina-
zione dei reati contro le persone: tutte le varie specie di tali reati
risentono in generale l'influenza delle variazioni che si verificano nel
prezzo di esso; particolarmente variano inversamente al variar del
costo del vino le ferite e percosse e i reati di competenza pretoriale
quasi senza eccezioni, sufficientemente pure gli omicidi e ferimenti
con morte. Così le ferite e percosse, nel 1887-88, col calar del prezzo
del vino, crescono, da 158 ch'erano nel 1886, a 180 e a 192, e ca-
lano subito a 178 crescendo, nel 1889, il prezzo del vino. Invece le
diffamazioni e ingiurie sono affatto indipendenti dal costo del vino.
Tutti gli altri reati ne risentono alcuni poco, altri nulla; quelli
però contro la pubblica amministrazione e in particolare le ribellioni
e violenze a pubblici ufficiali, 1881-88, ne risentono moltissimo (1).
Per l'influenza dell'alcool sulla criminalità del Regno Unito della
Gran Brettagna e Irlanda lo stesso autore trovò:
1° Agli aumenti nel consumo dell'alcool corrispondono con suf-
ficiente ma non precisa frequenza (2), diminuzioni nei crimini contro
la proprietà senza violenza, e quando esso scema si hanno quasi del
pari aumenti e cali; ma un po' più spesso aumenti di detti reati : nel
1875-76, p. es., aumentano mentre il consumo d'alcool cresce, ma poi
nel 1877-78 crescono quando questo cala.
2° Sui crimini contro la proprietà
con violenza
il consumo del-
l'alcool non ha chiara influenza.
3° I crimini contro la proprietà con distruzione dolosa a prefe-
renza calano col maggior consumo dell'alcool ; infatti dal 1870 al
1875 e dal 1863 al 1865, mentre íl consumo dell'alcool va aumen-
tando, questi perciò diminuirono da 276 a 260'e da 519 a 238, con
i
(1)
Cfr.
FORNASARI DI VERCE,
Op. cit., § 25-31.
(2)
Che l'aumento o la diminuzione nel consumo dell'alcool non abbia spic-
cata in
fl
uenza sui crimini contro la proprietà senza violenza si vede p. e. da ciò
che questi reati aumentano da 20.035 a 23.571 nel 1847 e da 21,545 a 23.017
nel 1854, parallelamente a un aumento di consumo nell'alcool; ma viceversa
diminuiscono nel 1864 e nel 1871 da 14.075 a 13.202 e da 12.294 a 11.265,
nonostante l'aumento sensibile del consumo da 0,85 a 0,90 e da 1,23 a 1,27.
-4
— 113
eccezione
però del periodo 1848-55, in cui il consumo dell'alcool e
quello dei reati va aumentando di pari passo; diminuendo poi il
consumo dell'alcool, questi delitti; aumentano o diminuiscono indif-
ferentemente; così alla diminuzione costante del consumo durante il
quattordicennio 1875-89, corrisponde ora aumento ora diminuzione
di reati.
4° I crimini di falso e contro la circolazione monetaria scemano
anch' essi collo scemare del prezzo del vino fino al 1884, ma poi
rimontano indipendentemente da esso.
5° I crimini contro le persone mostrano di essere legati al con-
sumo dell'alcool e degli alcoolici aumentando gradatamente coll'au-
mentare del prezzo dell'alcool, come nel periodo 1848-57, ma non
diminuiscono col diminuire di esso nel periodo 1873-89 (1).
6° Gli altri crimini non hanno un rapporto troppo chiaro, i
delitti e le contravvenzioni scemano a preferenza quando scema il
consumo dell'alcool (2).
Circa l'influenza del vino nella Nuova Galles del Sud non tro-
viamo chiara corrispondenza che coi furti e le ricettazioni di
res
furtivae
e i furti di cavalli e gli incendii, i quali quando aumenta
il consumo dell'alcool (1884, 1891) o sono ad una cifra alta o au-
mentano; per bere molto se mancano denari si ricorre al furto. Non
risentono alcuna influenza invece gli altri reati contro la proprietà.
E neppure gli stupri e poco chiaramente gli assassini e tentati as-
sassini e gli omicidi e i ferimenti ; meno netto ancora è il rapporto
per i reati di competenza inferiore.
Infatti i furti danvi il massimo 737 p. 100.000 nel
1882, quando
è massimo il consumo del vino (0,85), diminuendo con esso fino al
1885 a 583 (consumo
0,65),
e risalendo col risalire del consumo fino
al
1889 in
cui dànno un massimo
608 (0,83 di consumo).
Quanto agli assassinii invece e ai loro tentativi dànno il massimo
31 (1888) e il minimo 14 (1876) con cifre medie quanto al con-
(1)
V.
FORNASARI DI VERLE,
op. CI{;., pag. 198.
(2)
Op. cit., § 62-68.
Lobunos° —
llamo delinquente —
Vol.
III.
— 114 —
sumo
del vino (0,82, 0,76). E viceversa al minimo e al massimo di
consumo (1882, 1886) corrisponde una cifra media di assassinii (1).
Anche qui devesi notare che per quanto l'alcoolismo sia un fat-
tore influentissimo, pure, anche dove più flagella non colpisce al di
là del 77 0/0, e che vi hanno reati come lo spergiuro, il falso, la
bancarotta ecc. che non ne sono minimamente influiti.
7.
Alcoolismo in antagonismo col crimine. —
Anche ci deve colpire
il fatto che nei paesi più civilizzati e che pure abusano di alcoolismo,
come la Nuova Galles del Sud e anche l'Inghilterra, l'azione sua va
facendosi sempre più incerta e lieve.
Ed ora Bosco ci mostra che negli Stati Uniti solo il 20 0/0 degli
omicidi è dedito all' ubbriachezza, mentre il 70 0/0 é anzi tem-
perante (op. cit.).
E già dal bel lavoro di Colaianni, d t1 mio
(Alcoolismo,1892),
so-
pratutto dalla bellissima monografia dello Zerboglio (2), ciò si tentava
spiegare (come si spiega quell'altro fatto contraddittorio che dove
è
il
maggior consumo degli alcoolici, è spesso minor numero di delitti),
non perchè l'alcool non porti i suoi terribili effetti sugli individui,
ma perchè non se ne abusa che quando la civiltà assai progredita
ha dato i suoi frutti, proteggendoci colla maggiore inibizione e atti-
vità psichica dai grandi reati; infatti l'Inghilterra, Norvegia, Ger-
mania, paesi di massimo consumo d'alcool, dànno come dimostra Zer-
boglio (1) minori reati della Spagna e Italia che bevono assai meno.
E nella tabella più recente dell'alcoolismo in Europa si vede che
alcuni dei paesi che dànno maggior consumo di alcool come, p. es.,
Inghilterra, Francia e Belgio dànno cifre minori di omicidi.
Consumo di alcoolici (equivalente in alcool puro per abitante
(galloni)):
Omicidi
p. 100.000 ab.
Austria
2,80
25
Spagna .
.
2,85
74
(1)
Op. cit., § 74-87.
(2)
L'alcoolismo.
Torino, Bocca, 1893.
-- 115 —
Omicidi
p.
100.000
ab.
Germania
3,08
5,7
Italia
..
. .
3,40
96
Inghilterra e Galles
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Irlanda .
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3,57
5,6
Scozia
1
Belgio
.
.
.
4,00
18
Francia .
.
5,10
18
(Coghlan,
The wealt and progress etc.,
Sydney, 1893) con scala
inversa dell'omicidio.
E così spiegasi quanto nota giustamente il Colaianni
(Arch. di
Psich.,
VII), come dal 1861 al 1870 e probabilmente anche dal 1880
in Francia, il numero dei delitti gravi provocati dall'alcoolismo, dal
7
0/0 e dall'11 0/0 che erano nel periodo 1826-40 calò nel periodo
1861-80 al 5 0/0 e al 3 0/0. — L'alcoolismo sussiste dunque e anche
aumenta ma insieme aumenta la forza di inibizione che dà la civiltà,
e per questa causa calano alcuni delitti; senza dire che nei paesi del
Nord, predomina anche l'influenza climatica che se aumenta il bi-
sogno dell'alcool, diminuisce però l'impulsività e quindi gli omicidi.
8.
Ribellioni politiche. —
L'alcoolismo è un fattore potente nelle
rivolte. Questo non isfuggì ai capi delle rivolte, che spesso cercarono
di giovarsene per le loro mire: ed è così che nell'Argentina, Don
Giovanni Manuel, alcoolista egli stesso, trovava un efficace aiuto alla
sua politica nelle esplosioni del furore popolare, dovuto all'abuso
degli alcoolici e che a Buenos-Ayres questi furono armi politiche in
mano di Quiroga, di Francia, di Artigas e dei suoi feroci satelliti,
non pochi dei quali, come Blacito e Ortoguez, erano essi stessi in
preda al
delirium tremens
(Ramos-Mejia) (1).
incredibile l'abuso degli alcoolici che si fece p. e. a Buenos-
Ayres nel 1839: in quell'anno si consumarono, oltre a centinaia di
botti d'acquavite, 3836
frasqueras
di ginepro, 262 botti e 2182 da-
(1)
Vedi
C. LoMBRoso
E
Lascas,
Il
Delitto politico e le rivoluzioni,
pag.
92.
— 116 —
migiane della stessa bevanda, oltre 2246 botti di vino, 246 barili
di birra ed altri di
cognac
e di Oporto (Id.).
Durante la Rivoluzione francese fu l'alcoolismo che attizzò gli
i
stinti sanguinari della plebe e dei rappresentanti del Governo rivo-
1 azionario; fra questi ricordiamo Monastier che, ubbriaco, faceva
ghigliottinare Lassalles, e all'indomani non si ricordava più dell'or-
dine dato; gli inviati nella Vandea che vuotavano, in tre mesi, 1974
bottiglie, e che contavano nel loro seno Rossignol, un operaio orefice,
divenuto generale in capo, tutta la vita dedito alle crapule, e Va-
cheron che violava le donne e le fucilava allorchè si rifiutavano alle
sue libidini accese dall'alcool.
La Francia gode, tuttora, un triste primato nel consumo dell'al-
cool: secondo il Rochard (1) la produzione dell'alcool in Francia, che
nel 1788 si calcolava a 369,000 ettol. nel 1850 saliva a 891,500 e
nel 1881. a 1,821,287 ettol. — È naturale, pertanto che essa più ne
risenta gli effetti nel campo politico,
e
che, come disse il Caro (2),
l'assenzio faccia degli oratori e dei politici a Parigi, come l'oppio
crea in China ed in India gli estatici.
Fu affermato che anche nel colpa di Stato del 2 dicembre si siano
usate enormi distribuzioni di vino alle truppe: certamente l'al-
coolismo, come non era stato prima estraneo ai moti del 1846 (fra i
cui capi, secondo l'attestazione del Chenu (3), si notavano due beoni,
Caussidière e Grandmesnil), ripullulò colla Comune, per la grande
quantità d'alcool che si trovava nella città assediata e quindi alla
portata di coloro che vi erano rinchiusi.
Despine (4) nota, a questo proposito, che la dipsomania reclutò
il maggior numero dei soldati della Comune, attrattivi per soddisfare
le tristi passioni colla paga e col saccheggio: e che l'alcoolismo ren-
deva sprezzanti del pericolo, e non curanti delle ferite.
Il generale comunardo Cluseret, stesso, non ne fa mistero nelle
(1)
L'alcool (Revue des Deux Mondes,
avril 1886).
(2)
La fin de la
Bohème
(Revue des Deux Mondes,
juillet 1871).
(3)
Les conspirateurs,
1849. —
LOMBROSO,
Il
delitto politico ecc.
(4)
De la folie, etc.
Paris, 1875. — Id.
id.
— 117 —
sue
Memorie. — «
Mai, come a quel tempo, egli scrive, i vinai
possono vantare d'aver fatto quattrini ». Egli stesso dovette spesso
arrestare dei capi di battaglione briachi, non soltanto dalla sera alla
mattina, ma ben aneo... dalla mattina alla sera.
« Quando le cose volgevano a male per gli insorti assediati; quando
« i Versagliesi minacciavano da vicino il forte d'Issy, che cosa fa-
«
cevano i difensori P Le taverne e le bettolaccie di quella borgata
«
rigurgitavano di avventori rimbamboliti dall'ubbriachezza. Dentro
«
Asnières, e proprio alla vigilia della sua capitolazione, la guardia
«
nazionale, seguendo la sua lodevole consuetudine, fumava, dormiva,
«
mangiava e beveva ».
Laborde cita due veri dipsomani fra i principali comunardi: L...
irascibile e vano, condannato più volte per violenze ed oltraggi, e
già sospetto d'alienazione; R.., membro della Corte marziale e alcoo-
lista, con antecedenze ereditarie; e insieme G-enton, già falegname,
che presiedette la stessa Corte allorchè giudicò gli ostaggi, rozzo
colla fisionomia brutale del beone; Dardelle, governatore militare
delle Tuileries, la cui voce era roca per l'alcool, e Protot, delegato
al Ministero della giustizia, che del gabinetto del guardasigilli aveva
fatto una bettola.
Eguali cause, eguali effetti : — non è guari, l'anniversario della
Comune segnava, in una regione del Belgio, il principio di un mo-
vimento anarchico, con lontane parvenze politiche, che distruggeva
col saccheggio e coll'incendio quelle grandiose fabbriche di vetri, da
cui parecchie migliaia di operai ritraevano il sostentamento. Orbene
da calcoli fatti risultò che appunto quella regione partecipo più lar-
gamente all'enorme consumo dell'alcool fatto nel Belgio in quell'anno
(1884), accertato dalle cifre ufficiali in 500 mila ettolitri, ma pro-
babilmente superiore ai 600 mila ettolitri, cifra che corrisponde al
consumo dell'alcool in Italia, che ha una popolazione cinque volte
maggiore.
9.
L'alcoolismo nell'evoluzione. — Nell'Honone de génie
ho dimo-
strato che una piccola quota di genii e dei loro genitori è alcoolista
(Beethoven, Byron, Avicenna, Alessandro Murger), ma questa, più
— 118 —
che causa, può dirsi triste complicazione e concomitanza del genio,
la cui vasta ed eccitabile corteccia abbisogna di sempre nuovi ecci-
tanti. E fatto parallelo a quello dei popoli che, quanto più civili,
specialmente se nordici, più sono preda dell' alcoolismo: che, anche
qui, però, non è causa, ma complicazione sventuratamente necessaria
della maggiore eccitabilità corticale.
10.
Tabacco. —
Secondo Venturi (1) i delinquenti offrono il mag-
gior numero di fiutatori di tabacco non solo in confronto de' sani,
ma anche de' pazzi stessi (delinquenti 45,80 0/0 ; pazzi 25,88 0/0 ;
sani 14,32 0/o); e tra i delinquenti le proporzioni crescono tra san-
guinari (48 0/a) e assassini rispetto a briganti ladri e falsari (43 0/0).
Tanto nei criminali come ne' pazzi tale uso si inizia — al con-
trario de' sani — sin nella gioventü; ma mentre nei pazzi esso au-
menta nel manicomio — invece nei deliquenti tale uso è antece-
dente alla detenzione nè viene accresciuto da essa (1).
Le prostitute di Verona e Capua pigliano tabacco quasi tutte e
quelle che non tabaccano fumano (1).
Marambat (2) ha stabilito che la passione del fanciullo per il ta-
bacco lo trascina alla pigrizia, all'ubbriachezza e poi al delitto. Su
603 fanciulli da 8 a 15 anni, 51 0/0 avevano le abitudini del ta-
bacco prima della loro detenzione ; su 103 giovani dai 16 ai 20
anni questa proporzione è dell' 84 0/0; su 850 individui maturi il
78 0/0 avevano contratto quest' abitudine prima dei 20 anni. Di
questi ultimi — 516 — individui il 57 0/0 entrava in prigione
per la prima volta prima di raggiungere i 20 anni, mentre tra
gli individui che non avevano mai usato tabacco questa proporzione
è solo del 17 0/ü. La proporzione degli abituati al tabacco tra gli
imputati di vagabondaggio, mendicità, ladroneggio, truffa, ecc.
è
dell'89 0/0.
Tra gli ubbriachi condannati gli individui dediti al tabacco dànno
il 74 0/0, mentre gli altri il 43 0/0. E tra i fumatori il numero
(1)
VENTURI,
Sull'uso del tabacco da naso nei sani, pazzi e delinquenti (Il
Manicomio,
1885, N. 2 e 3
e Archivio di Psich.,
VII, 630).
(2)
Vedi
Archivio di Psich.,
V, 378.
119 —
dei recidivi è 79 0/0 — mentre fra quelli che non fanno uso del
tabacco è dell'55 0/0. I detenuti sobri che non usano tabacco dànno
recidive nel 18 0/0, mentre gli altri, quantunque pure sobri, forni-
scono il 62 0/0.
È evidente dunque che vi è un rapporto eziologico tra il tabacco
ed il delitto, che perfettamente collima con quello dell'alcoolismo ;
perocchè è un fatto curioso che nei paesi dove è massimo il consumo
del tabacco (1) si ha il minimo della criminalità. Contraddizione fre-
quente in tutte queste ricerche, ma che presto si elide, perchè i fatti
restano sempre, anche quando pare si contraddicono ricordando come
già per l'alcoolismo che queste sostanze eccitanti del sistema ner-
voso sono più frequentemente abusate nei popoli quanta più civili.
11.
Canapa. —
Lo Stanley, or ora, in Africa trovò una specie di
banditi detti Ruga-Ruga, che erano i soli indigeni che abusassero
della canapa; secondo le tradizioni dell'IIganda il delitto apparve nei
figli di Kinto dopo che adottarono la birra (Stanley).
12.
Morfina. —
A queste intossicazioni si potrebbero aggiungere
una quantità di altre. L'Hamook è un'ebbrezza da oppio che spinge
i Malesi all'omicidio ; l'oppiofago chinese è apatico e insieme im-
pulsivo, omicida, suicida. Parecchie truffatrici ladre mostrano una
isteria mischiata a morfinomania, e i morfinomani in genere mo-
strano una diminuzione notevole di senso morale, che più special-
mente spinge alla truffa, come qualche volta all'omicidio e all'osce-
nità criminose (Charcot, op. cit.).
Un dottore aveva perduto così il senso morale, da farsi rubare
dalle amanti il denaro pel giuoco. Quando l'amante adultera entrò
libbre di tabacco
libbre di tabacco
per persona
per
persona
(1)
Olanda
6,92
Francia .
. 2,05
Austria
3,77
Svezia .
. 1,87
Danimarca
3,70
Spagna .
. 1,70
Svizzera .
3,24
Italia
1,34
Belgio
3,15
Russia
1,23
Germania . . . . 3,00
(COGHLAN,
Wealth of New South Wales,
1895, pag. 303. Sydney).
— 120 —
in convento diede in ismanie tali, rotolandosi per terra, mordendo i
tappeti, che la moglie gli ricondusse essa stessa l'amante.
Una donna per le atroci sofferenze della astinenza morfinica fu
obbligata a prostituirsi par procacciarsene.
Una donna perversa fin da bambina divenuta morfinomane, assassinò
una sua bimba di 5 anni e sostenne che era trascinata agli impulsi
sanguinosi della morfina (Guimbail,
Annale d'hygiène publique,
1891).
I1
morfinomane perde per gradi il potere di reagire, alle tendenze
impulsive finchè eguaglia e quasi supera il fumatore d' Haschisch
in cui le tendenze criminali sono così frequenti.
Un chinese per procurarsi il denaro per fumare, giuoca perfino le
proprie dita falange per falange, di cui stacca con un'ascia una fa-
lange ogni volta che perde.
Il
dott. Lamson, morfinomane, avvelenò con morfina un suo co-
gnato, senza comprenderne la gravità.
Nell'astinenza forzata, si hanno insieme alle manie e alle melan-
conie, una tendenza al suicidio, omicidio, ma sopratutto al furto per
procurarsi il veleno (V. Guimbail, o. c.).
Marandon de Montijel riferisce il caso di un avvocato che veden-
dosi rifiutata la morfina, in un bastimento, ne rubb con iscasso la
provvisione di bordo.
Una isterica morfinomane, di 28 anni, truffa, dando un falso nome,
e compra per un valore di 120 lire di merci in un magazzino, e
con imprevidenza strana ritorna nel magazzino pochi giorni dopo
riportando una parte degli oggetti rubati dicendo che non le conve-
nivano : aveva venduto tutto, argenteria, libri, per comperarsi mor-
fina, e doveva ancora 1600 lire per questa al farmacista: e quando
egli si rifiutò di dargliene altra commise il reato.
I morfinomani in complesso hanno la perdita del senso morale;
tanto più viva quanto maggiore è la dose. Possono avere allucina-
zione e pazzia ma soprattutto hanno tendenze impulsive. Così uno
taglia il capo di un compagno credendo di ferire un porco.
14.
Maiz guasto. —
Anche il maiz guasto può considerarsi come
criminogeno.
—
121 —
Già le osservazioni esperimentali mi avevano mostrato che i polli,
i cani, docili e buoni, nutriti a maiz guasto diventavano dopo qualche
tempo feroci. Ma già nei miei
Studi clinici sulla pellagra
(1872) e nel
Trattato sulla pellagra
(Torino, 1890) ho esposto le storie di rei
il
cui movente risaliva alla pellagra ossia all'uso del maiz guasto. Così
uno affamava i figli per avarizia, e ne uccise uno perchè per sfa-
marsi gli rubava alcune patate nel suo campo ; ed una donna get-
tava nel pozzo quasi pubblicamente il proprio neonato. Un altro
rubava per sfogare l'enorme voracità, per cui dicevami: « Sarei ca-
pace di mangiare un uomo ». In ambedue la pazzia morale era
acquisita in età matura, dall'avvelenamento maidico.
CAPITOLO
VIII.
Istruzione media, diffusa e scarsa nella criminalità.
La corrispondenza assoluta, come era compresa dai più, pochi anni
sono, della criminalità coll'istruzione è dimostrata ornai un errore.
È noto purtroppo come il delitto in Europa aumenti malgrado
che certo vi aumenti l'istruzione.
Le tre provincie di Torino, Genova, Milano, che diedero il mi-
nimo di analfabeti in Italia, un scolaro sopra 7 a 14 abitanti, videro
negli ultimi anni aumentarsi di un terzo i reati, da 6983 a 9884
(Sacchi,
Studi intorno all'indirizzo educativo,
1874).
Marro trovò su 500 rei e 500 onesti di Torino:
rei onesti
Analfabeti
12
0/0
6
0/0
Che sanno leggere e scrivere
75
»
67
»
Istrutti
12
»
27
»
con prevalenza è vero di analfabeti, ma anche di gente che sape-
vano leggere e scrivere nei rei.
Moreno a Palermo nel 1878 constata che 53 reati furono com-
messi alla scuola, 34 da scolari e 19 da maestri, a cui pare dunque
- 122 —
che l'istruzione non potesse mancare (Lombroso, L'Incremento al de-
litto,
pag. 80).
Il Curcio conta fra noi 1 condannato sopra 333 letterati, 1 sopra
484 analfabeti; ma poi, facendo molte giuste esclusioni, riesce a
cambiare le proporzioni in 1 ogni 284 illetterati, 1 ogni 292 lette-
rati; cifre che si equilibrano con un lieve aumento di colti fra i rei.
E queste assai scarse differenze si fanno in alcune categorie
ancor meno salienti. Tre settimi dei condannati ebbero un'istruzione
elementare ; metà dei rei contro il buon costume, metà dei rei di
contravvenzione, 10/25 dei rei contro le persone, e di quelli contro
le proprietà, ebbero una qualche istruzione (S. Curcio, o. c.).
E qui pure, insieme accrebbe il numero dei condannati fra gli
individui di istruzione superiore : nel 1826 erano 3,1 0/00 e nel
1860 erano 6,2 e gli accusati da 2 al 1830-40 saliva a 4 nel 1878.
Mentre i delinquenti, in genere, dànno una media da 75 a 50 di
analfabeti, i rei minorenni ne diedero solo il 42 0/0, ed in alcune
provincie, come nella Lombardia il 5,'nel Piemonte il 17. E già nel
1872 se ne contarono, per 453 illetterati, 51 che sapevano leggere,
368 leggere e scrivere, 401 leggere e scrivere e conteggiare; 5 con
istruzione superiore (Vedi Cardon,
Statist. carceraria,
Roma, 1872).
Secondo un'osservazione importante dello Joly, Herault che nel
1886 dava il minimo degli analfabeti 1 0/0 dei coscritti, e che ha
ora una grande quantità di scuole, dalla più bassa scala nella cri-
minalità quando era illetterato, salì ora alla massima, e cos il
Doubs e il Rodano.
Viceversa, Deux
ISèvres,
Vandea, Lot con 12; Vienne con 14 ;
Indre con 17; Cates du Nord con 24 e Morbihan con 35 illetterati
dànno la cifra minima di criminalità.
Secondo Guillot in Francia si contano 3000 condanne di letterati
contro 1000 illeterati.
Levasseur calcola che su 100 accusati in Francia erano:
1830-40
1840-50
Alfabeti . • .
38
41
Di alta coltura .
2
3.
_
1850-60 1860-70
1875
1878
48
55
60
65
3
5
4
4
— 123 —
con un raddoppiamento di gente alfabetica e colta fra i rei in men
di 30 anni.
Tocqueville dimostra che nel Connecticut la delinquenza crebbe
coll'aumentare dell'istruzione.
Negli Stati Uniti le cifre massime di criminalità (0,35, 0,30, 0,37
per 1000) si notarono in Wyomin, California, Nevada che dànno il
minimo di illetterati (3,4, 7,7 e 8,0 0/0) e viceversa le minime di
criminalità si notano in N. Messico 0,03, S. Carolina 0,06 010, Ala-
bama, Mississipi, Georgia, Luisiana che diedero cifre massime d'a-
nalfabeti (65,0, 55 0/0 e le 3 ultime da 49,1 a 50,9 0/0) ; facendo
eccezione Nebraska, Jowa, Maine, Dakosta con scarse cifre di rei e
di analbeti, e ció per altre cause che vedremo fra poco.
In Inghilterra e isole, i distretti Sorrey, Kent, Glocester, Middlesex
presentano la massima criminalità e sono i più colti, mentre i
meno colti North Wales, Essex, Cornwall, offrono la minima (1) .
Nella stessa Russia tanto meno colta Oettingen (3
a
ed. p. 597),
calcola fra i condannati il 25 0/0 che sa leggere, anzi degli uomini
il 29 0/a, mentre la proporzione della popolazione onesta letterata
1'8 0/O.
In Scozia i delinquenti presentano, quanto al numero di analfabeti,
un progresso maggiore che nel resto della popolazione
(ibid.).
« Compulsate, dice Lauvergne, gli annali della giustizia, e trove-
rete che i delinquenti più indomabili e recidivi sono letterati »
(Les forcats,
pag. 207).
Ma la prova migliore ce la dà il N. South Galles studiato da
Fornasari sui documenti del Coghlan
(The Wealth ecc.,
Sydney, 1895):
Gli analf. onesti sonvi al 12 0/0 nel 1880, gli arrest. analf. 5,5, i
colti
6,2
» »
7 » » 1891 » 4,1 » 4,7
Tanto assolutamente quanto relativamente i colti
delinquono più che
gli analfabeti.
(1) Mayhew o. c. Glocester
26 condannati p. 10.000 ab.
35 0/0 analláb.
Middlesex
24
»
18 '
N. Wales
7
»
35
»
n
Cornwall
8
45
a
— 124 —
e ciò in tutti
i
varii rami della delinquenza
arrestati
analfab.
Sapevano
leggere
legg. e scriv.
Contro le persone
.
.
3.355
222
39
3.094
la proprietà con violenza 990
60
14
916
»
»
senza
»
4.873
331
69
4.473
Ribellioni, ubbriachezza
.
32.878 2348
473
30.057
Falsi monetari
.
.
.
157
3
4
150
Istruzione difesa, suoi vantaggi. —
Tuttavia, chi imparzialménte
perscruta entro le cifre degli ultimi anni, s'abbatte in un fatto conso-
lante, che dimostra non essere l'istruzione così fatale, come a tutta
prima parrebbe; esservi un punto in cui l'istruzione favorisce il delitto,
passato il quale l'istruzione invece serve d'antidoto. Dove l'istruzione
ha preso una grande diffusione, cresce la cifra dei delinquenti a coltura
superiore, ma ancor più quella dei delinquenti analfabeti; il che vuol
dire, che la delinquenza scema nelle classi a coltura media. Così,
a New-York, mentre la popolazione dava, nel 1870, il 6,08 0/0 di
analfabeti, e anzi, escludendone gli emigrati, che forniscono il più
gran contingente alle carceri, solo 1,83 0/0 ; i delinquenti dànno
la quota di 31 0/0 di analfabeti (1).
Fra gli omicidi condannati or ora nell'America del Nord (2),
33 0/0 erano completamente analfabeti , 64 0/0 sapevano leggere e
scrivere, 3 0/0 avevano istruzione superiore, mentre nei normali l'anal-
fabetismo è solo nel 10 0/0.
Nell'Austria, mentre la popolazione giovane, morale, di Salisburgo,
del Tirolo, non ha analfabeti, la, criminale ne ha dal 16 al 20 0/0
(Messedaglia).
(1)
BARCE,
The dang. class. of New-York,
1871.
(2)
Dal bellissimo
studio di Bosco
nell'Omicidio negli Stati Uniti (Rivista
Penale,
dic. 1895).
Dal 1881 al 1891 gli scolari crebbervi da 197.412 a 252.940
e gli arrestati
»
da 39.758 a 44.851.
Per ogni nuova scuola aperta 1 arrestato di più.
10
scuole » 5
»
»
»
nuove
o/o
condannati analf. 62
»
59
»
»
57
— 125 —
Costruendo, coi lavori del Cardon, del Torre, del Bargoni, una
tabella comparativa degli analfabeti soldati e delinquenti, troviamo :
Anni
1862 delinquenti analf. 60,57 soldati analf. 64,32 leva del 42
1863
»
62,50
»
65,46
»
43
1864
»
58,20
»
65,10
»
44
1865
»
56,38
»
64,27
»
45
1869
»
64,00
»
60,49
»
49
1871
case di pena
75,00
»
56,74
»
51
1871
bagni
50,00
»
56,74
»
51
1872
case di pena
79,00
»
56,53
»
52
1872
bagni
78,00
»
56,53
52 (1)
Dal 1862 sino al 1869, dunque, la proporzione degli analfabeti onesti
(soldati) fu superiore a quella dei delinquenti, come lo fu dal 1821
al 1829 in Francia (Oettingen, o. c.) : ma i delinquenti analfabeti,
più scarsi dei soldati nei primi anni, si fanno assai più numerosi
negli ultimi; il che è tanto più notevole, perchè la cifra sempre più
grossa dei recidivi, nei quali preabbonda l'istruzione, dovrebbe au-
mentare negli ultimi anni la quota degli istrutti fra i delinquenti.
Lo stesso pub dirsi in Austria, ove
Nel 1856 i condannati analfabeti davano il 54,90 0/0
»
1857
» »
»
58,90
»
>>
1858
»
»
»
60,80
»
1859
»
»
»
61,43
»
nel qual anno, all'aumento della criminalitá degli analfabeti corri-
spose un aumento in quella delle classi più colte (Messedaglia, o. c.).
Anche in Francia negli anni :
o/o
1827-28
i soldati analf. davano il 56 i
1831
183
(1) BARGONI,
Sull'istruzione obbligatoria.
Firenze, 1865. —
TORRE,
Relazioni
sulle leve in Italia,
1869, 71-72. —
CARDON,
Statistica delle Carceri.
Roma,
1872-73.
-32
»
»
49
-36
»
»
47
— 126
o
lo
olo
1836-50 i soldati analf. davano il 47 i condannati analf. 48
1863-64
»
»
28
»
»
52
1865-66
»
»
25
»
»
36
1871-72
»
»
20
»
»
37
1874-75
»
»
18
»
»
36
1875-76
»
»
17
»
»
34
1876-77
»
»
16
»
»
31 (1)
Decrebbero, dunque, anche là, ogni anno, gli analfabeti di ambe le
categorie, ma assai più lentamente quelle dei condannati, e si ag-
giunga che là i rei sotto i 21 anni scemarono dal 1828 al 1863 di
4152 individui (Legoyt).
Più spiccato ancora risulta tal fatto, studiando in Europa dietro
le ricerche di Levasseur
(Bulletin de la Société Statistique,
1895)
il numero degli scolari, e con quello di Bodio
(Di alcuni indici
misuratori del movimento economico,
1891) le proporzioni degli allievi
delle scuole private e pubbliche, per abitanti, e le statistiche degli
omicidi e dei furti del Ferri e delle rivoluzioni nel mio
Delitto
Po-
litico :
noi abbiamo questi dati:
Scolari
p. 100 ab.
Omicidi (1880-2)
Furti
Rivoluzioni
p. 100.000 ab.
p. 100.000 ab. p.10 milioni d'ab.
Prussia
.
17,8 5,7
246
5
Svizzera .
.
16,1
16,4
114
80
Inghilterra (2)
16,4
5,6 163
7
Paesi Bassi (2)
14,3
5,6
—
Svezia (2)
.
13,6
13,0
13
Austria
.
.
12,5
25,0
103
5
Francia
.
.
14,5
18,0
103
16
Belgio (2)
.
10,9
18,0
134
Spagna
.
.
9,1
74,0 52,9
55
Italia .
.
.
7,6
96,0
150
30
Russia
.
.
2,4
14,0
?
(1)
OETTINGEN, III
ed., p. 597.
(2)
Di queste non c'è che le scuole pubbliche.
— 127 —
Donde si vede che col crescere degli scolari in massima diminui-
scono gli omicidi, fatta eccezione per la Russia (con 14 di omicidi
malgrado un minimo di scolari, 2,4) e per la Svizzera che ha una
forte cifra di scolari e di omicidi.
Quanto ai furti seguono la linea inversa, si elevano in Inghilterra,
Belgio, Prussia, col maggior numero degli scolari, e diminuiscono
in Spagna col loro minor numero.
Quanto alle tendenze rivoluzionarie dànno risultati contradditorii.
Il rapporto si conserva fino a un certo punto studiando le singole
nazioni.
In Italia completo è il parallelismo tra l'omicidio, lo stupro e
l'analfabetismo, la cui quota minima, media e massima, corrisponde
a quella dei due citati reati, come dalla seguente Tavola:
Analfabeti (1)
da 80 a 86 0/0 da 80 a 50 0/0 da 50 a
O
0/0
Omicidi (1) p. 100.000 abit. 32,3
22,9
6,6
Stupri (1)
»
»
23,6
11,3
10,2
Truffe (1)
»
»
41
63
50
Furti (2)
»
» 141
160
119
Se si passa a maggiori dettagli vediamo però per gli omicidi che
in Sardegna, Cagliari, con 82 0/0 d'analfabeti, ha 21
0/0000
d' omi-
cidi, la metà di Sassari — 42 — che pure ha un minor numero
— 76 -- di analfabeti ; Torino, la prima per coltura (25 0/0 di anal-
fabeti), dà 7 omicidi, mentre Brescia, Cremona, Verona con molto
più analfabeti (44-45-46) dànno meno omicidii — 3,4-4,8-2,3
— influendo in Torino forse il vino e la razza e le abitudini guer-
riere. Reggio Emilia che ha il minimo di stupri, ha il 62 0/0 di
analfabeti; vi sono dunque numerose e gravi interferenze.
Quanto alle truffe, minime dove è massimo l'analfabetismo (Co-
senza, Benevento, Caltanissetta), crescono collo scemare di questo
(Macerata, Sassari, Venezia), ma diminuiscono notevolmente quando
(1)
Relazione alla Commiss. di Statistica giudiziaria
del
Bonio,
1896 (Bozze).
(2)
Atlante
dell'Omicidio
del
FERRI,
1895.
— 128 —
l'analfabetism
o
è al minimo (Milano, Torino, Belluno), non però
tanto da raggiungere la quota del massimo analfabetismo.
Anche il furto aumenta colla media istruzione (Treviso, Venezia,
Lecce) e diminuisce colla maggior diffusione di questa (Alessandria,
Novara, Como) mostrando un calo ben maggiore che non desse
il
massimo analfabetismo.
In Italia, Livorno che dà una delle cifre più basse d'analfabeti
(44 0/0, mentre Reggio il 61 0/0, Firenze 59 0/0, Pisa 62,3 0/0), dà
una criminalità maggiore che in tutti i reati della regione.
Nelle recenti statistiche di Francia portate da Joly (op. c.).
p.
100.000
ab.
p. 100.000 ab.
Nei 6 dipartimenti con 7 a 10 illeterati = 9 accusati
13
»
» 11a20
»
= 13
»
3
»
» 20a50
»
= 13a11 »
11
»
»50a61
»
= 8
»
Qui il delitto aumenta con una media istruzione e cala colla
massima.
Noi abbiamo poco sopra notato, come in Francia ed in Inghilterra
i delitti di sangue si fanno rarissimi nelle grandi città, ove sono
quasi sempre opera di campagnuoli, o montanari, mentre prevalgonvi
quelli contro le proprietà; e che così accade fra noi dei recidivi,
appunto perchè più istrutti. Nel Belgio, i grandi delitti scemarono
ogni anno dal 1832 in poi — erano 1 ogni 83,572, calarono ad 1
ogni 90,220 nel 1855. In Svezia dal 1852 in poi i grandi delitti
scemarono del 40 O/a.
Anche nell'America del Sud, a Mendoza, un rapporto ufficiale dice,
che si avevano:
359 condanne quando vi era 1 scolaro ogni 27 abitanti e
127
»
»
»
1
»
»
8
»
(Congresso di Stokolma,
1889).
.40
Criminalità speciali dei colti ed incolti. —
Tutto ciò ci spiega
il fenomeno contradditorio sulle prime, e che Joly non seppe spie-
—
129 —
gare, che l'istruzione ora aumenti ora diminuisca il delitto. Dap-
prima, quando non è diffusa, quando non è maturata in un paese,
aumenta tutti i delitti salvo l'omicidio: quando invece è diffusissima
fa calare tutti i reati più feroci, non però, come vedremo, i reati
minori, o quelli politici e i commerciali, o di libidine, perché essi
aumentano col naturale aumento degli attriti umani, e degli affari
e della attività cerebrale.
Dove, insomma incontrastabilmente influisce l'istruzione sulla cri-
minalità, è nel mutarne l'indole, nel renderla meno feroce.
Fayet e Lacassagne mostrarono
che:
1° negli analfabeti predominano gli infanticidi, la soppressione
di parto, i furti, l'associazione di malfattori, saccheggi, incendi ;
2° in quelli che san leggere e scrivere imperfettamente pre-
valgono l'estorsione di cambiali, minaccie per iscritto, ricatti, sac-
cheggi, guasti di proprietà, ferimenti;
3° negli istrutti a leggere e scrivere prevalgono concussione,
corruzione, falsi in iscritto, minaccie per iscritto;
4° negli istrutti con coltura elevata, falsi in scrittura di com-
mercio, estorsione di fondi dei funzionari pubblici, falso in scrittura
autentica, sottrazione d'atti, delitti politici (o. c.).
Insomma vi è una criminalità specifica per gli illetterati, è la
più feroce ed una per i letterati, ed è la più astuta, ma più mite,
Il minimo del falso — 107 0/00 — ed il massimo degli infanticidi
705 0/00, si trovano fra gli illetterati: invece nei condannati con
coltura superiore prevalsero i falsi di carte pubbliche, abuso di
uf-
ficio, infedeltà e truffa, mancando gl'infanticidi e i reati di violenza.
In Austria tra gli analfabeti prevalsero ratti, rapine, infanti-
cidi, aborti, uccisioni, furti, bigamie, omicidi, danneggiamenti, fe-
rite (o. c.).
In Francia pure dagli studi più recenti di Socquet
(Contribution
ìc
l'étude de la criminalité en France)
si vedono man mano dimi-
nuire i rei illetterati al 1876-80 in confronto al 1831-35: gli
omicidi e gli assassini della 1/2, gli infanticidi e gli aborti di 1/3:
i reati contro i costumi quasi di 1/3; i rei coltissimi poi scemano
LOMBR°S° -
Uomo delinquente —
Vol. III.
9
— 130 --
di 1/2
negli assassini e omicidi; mentre sono quasi stazionari negli
altri reati (1).
Quanto ai delitti politici essi aumentano costantemente colla mag-
gior istruzione. Già la storia ci mostré che le città più colte (Atene,
Ginevra, Firenze) diedero il massimo delle rivoluzioni ; e non è certo
negli analfabeti, ma in quelli a coltura superiore che si trovano i
nihilisti e gli anarchici, del che addussi abbondanti prove nel mio
Crime Politique.
In Italia, dal bellissimo studio di Amati
(Istruzione e delinquenza
in Italia,
1886):
(1)
Omicidi :
Illetterati
Sapenti leggere e scrivere
.
Colti
Assassini:
Illetterati
Sapenti leggere e scrivere.
.
.
1831— 35
59 0/0
31
»
4
»
60
»
36
»
1876-80
31 0/0
67
»
2
»
31
»
67
»
Colti
4
»
2
»
Infanticidi :
Illetterati
85
»
52
»
Sapenti leggere e scriver
14
»
47
»
Colti
1
»
1
»
Aborto:
Illetterati
46
»
36
»
Sapenti leggere e scrivere
39
»
58
»
Colti .
.
.
.
.
15
»
12
»
Reati contro il pudore negli adulti:
Illetterati
.
.
.
55
»
34
»
Sapenti leggere e scrivere
.
•
43
»
65
»
Colti .
.
.
2
»
1
b
Reati contro il pudore nei bambini:
Illetterati
50
»
33
»
Sapenti leggere e scriver
41
»
60
»
Colti
7
»
7
— 131 —
Anni 1881-83
Analfabeti
Sap. scriv. e legg.
Colti
0
/0
0l0
0/0
Delitti politici
54
36
10
Truffe
•
•
.
38
55
7
Omicidi
•
•
62
37
0,12
Furti
65
34
1,7
Stupri
•
.
48
44
8
Ribellioni
49
48
3,1
Contro l'ordine delle famiglie .
61
38
0,8
Nei 503 più colti si notavano nel 1881-83:
Falsi
.
.
.
76-152
0/Ó0
Ferite
.
.
.
13-26
0%00
Omicidi
.
44-88
»
Parricidi
.
.
2-4
»
Furti
..
•40-80
»
Delitti politici
14-28
»
Truffe .
57
-114
»
Religione
.
.
1-2
»
Concussioni
.
38
-76
»
Distruz. d'oggetti 4-8
»
Grassazioni
.
22-44
»
Incendii
.
.
9-18
»
Reati di lascivia
34-68
»
Istigazione a reati 6-12
»
Bancarotta
.
33-66
»
Aborto .
•
.
1-2
»
Spergiuri . .
2-4
»
con cifre massime dunque di falsi, truffe, reati di lascivia, banca-
rotta, furti, concussioni, omicidi; e minime di ferite, grassazioni, par-
ricidi, incendii.
In
complesso si vede che se gli omicidi e i furti prevalgono negli
analfabeti; unendo insieme i più colti e gli istrutti prevalgonvi spe-
cialmente i delitti politici, gli stupri e le truffe, nelle quali ultime
sono in minoranza assoluta gli analfabeti e in maggioranza i colti
e i semicolti.
E notisi che pei delitti politici, si trattava di un'epoca in cui
essendo completamente libero fra noi il pensiero, ben pochi, e non i
migliori erano i ribelli politici, ciò che spiega la cifra pur grossa
di analfabeti, mentre ora i puniti per delitto politico son certo
il
fiore della coltura nazionale. Altrettanto accade in Russia dove
il
massimo contingente, nei reati politici è dato dall'istruzione supe-
— 132 —
riore. Anche dal 1827 al 1846 i nobili esiliati in Siberia per poli-
tica erano 120 volte più numerosi dei contadini.
Su 100 donne condannate per delitto politico in Russia, 75 erano
colte, 12 sapevano leggere e scrivere e 7 analfabete (1).
In Francia calarono i delitti più gravi che si portavano alle As-
sise per cui da 40
0/0000
che si portavano alle Assise nel 1825,
scescero a 11
0/0000
nel 1881, ma aumentarono gli accusati portati
davanti al ministero pubblico da 48.000 a 205.000.
In complesso la criminalità aumentò del 133 0/0 ; ma scemava
quella di sangue ed aumentò quella contro i costumi, specie contro
i fanciulli, che da 83 nel 1825 saliva a 615 nel 1881; oltraggio al
pudore che da 302 nel 1875 saliva a 2592 nel 1880 ; i furti aumen-
tarono dal 1826 al 1880 del 238 0/0, le truffe del 323 0/0, gli abusi
di confidenza del 630 0/0,
i
delitti contro i costumi del 700 0/0.
Il vagabondaggio quadruplicò, gli oltraggi alle guardie quintupli-
carono, il vagabondaggio ottuplicò ; i fallimenti salirono da 2000 a
8000, mentre i commercianti accrebbero sì, ma non del quadruplo.
Questi aumenti esprimono l'influsso della coltura.
Più bella e più benefica è questa influenza nell' Inghilterra (2):
dal 1868 al 1892 calarono i prigionieri da 87.000 a 50.000 ed i
criminali liberi da 31.295 a 29.825 ; i rei minorenni da 10.000 a
4.000; dagli ultimi 10 anni — 1892 — le offese contro le persone
scemarono dell'8 0/0, i furti e borseggi del 30 0/0,
i
falsi monetari
del 34 0/0, i reati contro l'ordine pubblico del 35 0/
0
0 ; crebbero sola
i reati contro la proprietà con violenza del 27 0/0 e per vendetta del
18 0/0; mentre poi dal 1874 al 1894 crebbero le bancherotte da 28,7
a 36 0/0. Crebbero insomma alcuni, non tutti
i
reati più gravi.
Eppure nello stesso tempo la popolazione aumentò del 12 010 ; e
ora non vi si contan più
che 21 illetterati su
100 accusati : e il
decremento si ebbe sopratutto su Londra, che è la città più ricca
e ha scuole più diffuse.
(1)
E. N.
TARNOSVSKI,
Jurisdiceswsy Westnick,
1889.
(2)
Statist.c^iudiz, dell'Inghilterra,
1895.
Revue
de
Paris,
JoI,Y, N. 21,
1895.
-- 133 —
Non si può dire, adunque, che l'istruzione sia sempre un freno al
delitto, ma nemmeno che sia sempre uno sprone. Quando essa
è
veramente diffusa su tutte le classi, la si mostra, anzi, benefica.,
scemando i delitti fra gl' individui mediocremente colti e sempre
raddolcendone l'indole.
Istruzione carceraria. —
Tuttavia, se questo va inteso per la po-
polazione, in genere, non deve estendersi alla carceraria, dove una
coltura elementare, che non si possa accompagnare con una educa-
zione speciale, la quale prenda di mira le passioni e gli istinti piut-
tosto che l'intelligenza, è assolutamente dannosa, è un'arma di piìi
che si somministra al reo per
,
acuirsi nel crimine, per divenir reci-
divo. Sicchè, se deve darsi opera a estendere l'istruzione alfabetica,
anche forzatamente, fra il popolo, non deve incoraggiarsi, punto, nelle
case penali, dalle quali converrebbe pure togliere (1) l'apprendimento
di quelle arti, p. es., del fabbro, del litografo, del muratore, che pos-
sono favorire alcune delinquenze (Vedi vol. I, pag. 478).
Senza dubbio la istruzione alfabetica che si d, nelle carceri di
Francia, Sassonia, Svezia spiega le cifre notevoli di falsi che si com-
mettono dai recidivi.
NI io saprei spiegarmi se non colla introduzione delle scuole
carcerarie, che aumentano i contatti fra i discoli, ne acuiscono le
menti e raddoppiano le forze e tolgono i vantaggi del silenzio e
dell'isolamento, il gran numero dei nostri recidivi istrutti, tanto piìi
che la statistica ci rivelò nei recidivi una cifra quasi doppia (67,40)
di reati contro la proprietà, in confronto dei delinquenti non recidivi
(28,47 0/0), e inferiore di un quarto circa (40,13 per 32,54) di de-
litti contro le persone ; aumentarono, dunque, fra essi probabilmente
i delitti in cui occorre la cultura, e di altrettanto scemarono quelli,
dove entra la violenza. Oserei dire perciò che, in buona parte, la
scuola carceraria entra a fattore nell'accrescimento della criminalità.
— almeno fra i recidivi — che si osserva in molte regioni civili (1).
(1) Il borsaiuolo e il feritore nei bagni imparano a spese dello Stato a fab-
bricarsi chiavi false, coltelli, a batter moneta; a litografar banconote, a divenire
scassinatori.
--134—
E qui mi farò forte della opinione di Dante :
Che dove l'argomento della mente
S'aggiunge
al
mal voler ed alla possa,
Nessun riparo vi pub far la gente.
(Inf.
XXXI).
e d'un altro grande osservatore dallo sguardo felice:
Chi nun sa scrive'
in
oggi
fa poino...
Ma se sapevo scrive', 'r mi' Pasquale,
Dove ci ho 'alli, c'era 'n pal di guanti.
Belle mi'
fi
lme farse alle 'ambiale !
Che scoti 'r capo? l'anno fatto tanti;
Dunque vbr di' che 'un c'è nulla di male.
(NERI
TAAFUCCIO,
Sonetto,
XCVIII, pag. 124).
Versi questi due ultimi che ci dipingono come e perchè il male
impunito diventa epidemico.
« Sono stato a scuola, scrive Passanante, nel mio paese nell'anno
1864 o 1865, frequentando la scuola elementare del municipio. In
seguito ho letto la Bibbia che acquistai e poi perdetti, e qualche
altro libro che per caso mi è riuscito aver tra le mani, sopra sva-
riate materie ».
E aggiungerò come Caruso fosse solito a dire, che se avesse co-
nosciuto l'alfabeto, avrebbe potuto conquistare il mondo ; e come
l'assassino Delpero a pie' del patibolo dichiarasse che causa della
sua disgrazia fu l' istruzione, procuratagli dai parenti, che lo fece
invanire e quindi preferir l'ozio al lavoro mal ricompensato.
« Gli è che, nota assai bene il Messedaglia, l'istruzione va consi-
derata più come una forza che come una ragione morale, forza che
indirizza più al bene che al male, ma che pub altresì essere abusata,
ed anche in alcuni casi tornare indifferente. Ed altra cosa è saper
leggere e scrivere, altro il possedere il grado necessario di moralità ».
« Le cognizioni, dice assai bene il Seymour, il presidente delle As-
sociazioni carcerarie d'America, sono una potenza, non una virtù, e
possono servire al bene, ma anche al male ». — Gli è, ripeterò io,
in altre parole, che la semplice cognizione sensoria della forma delle
lettere o del suono onde s'intitola un oggetto, e anche le nozioni
dei grandi progressi tecnologici e scientifici, non accrescono di una
— 1.35 —
linea il peculio della morale, e possono, alla lor volta, invece, es-
sere un valido strumento del maleficio, creando nuovi crimini, che
più facilmente possono sfuggire ai colpi della legge, rendendo più
affilate e più micidiali le armi onde si servono i rei; per esempio,
insegnando a servirsi delle ferrovie, come appresero nel 1845 per la
prima volta a Tiebert; o del petrolio, come accadde a quei della Co-
mune ; o della dinamite, come or ora a Thomas ; o del telegrafo e
delle lettere in cifra, come usava il veneto Fangin, che con questo
mezzo segnalava ai seguaci la corriera da svaligiare; e tutti i de-
linquenti, poi, addottrinando colla lettura dei processi, di cui sono
avidissimi, sulle arti dei loro predecessori. Così è che, su 150 vaga-
bondi, Mayhew ne rinvenne 63 che sapevano leggere e scrivere,
quasi tutti ladri; e di questi, 50 avevano letto il
Jack Sheppart
ed
altri romanzi criminali, oltre al Calendario di Newgate; gl'illetterati
se l'erano fatto leggere in casa ; molti dichiararono che da queste
letture avevano avuto il primo impulso alla loro vita sregolata.
Danni speciali dell'istruzione. —
Gli è certo che la scuola non è
un centro di moralità. È giusto quanto predica ai borghesi istrutti
Joly: « Voi contate sulla scuola per supplire alla lacuna ed assenza
dei genitori — che devono accudire i loro lavori o che non sanno e
non possono fare il loro dovere -- e poi contate sulla famiglia per
supplire alla lacuna morale della scuola. Ma mentre uno attende
tutto dall'altro tutti e due vi vengono meno ».
E fin l'istruzione superiore che si appresta, almeno a noi Latini,
fra cui il delitto è in aumento, aumenta spesso invece di medicare le
piaghe: viviamo in un'epoca in cui i giorni son anni e gli anni secoli, e
vogliamo far vivere i giovani in un'atmosfera di migliaia d'anni fa.
Non hanno nemmeno gli ingegni più forti tempo che basti per
abbracciare quella parte di scibile che è necessaria a tutti (come la
storia naturale, l'igiene, le lingue vive, la statistica, ecc.) e vogliamo
che la consumino per imparare a balbettare malamente delle lingue
e delle scienze morte: e tuttociò: per... raffinarci il buon gusto,
mentre tutti noi troveremmo ridicolo che si insegnasse per dieci o
dodici anni a fare dei fiori o dei solfeggi?
— 136 —
La fiumana della vita moderna, tutta impregnata di fatti, ci passa
avanti, e noi non ce ne avvediamo.
Quanto dovranno sorridere i nostri nipoti pensando che migliaia
e migliaia di uomini hanno creduto sul serio che qualche frammento
cli classico, studiato sbadigliando e per forza, e dimenticato piìi fa-
cilmente che non appreso, e peggio ancora, le aride regole gramma-
ticali di una lingua antica, siansi credute lo strumento più prezioso
per acuire l'ingegno ed il carattere del giovane, più che non l'esposi-
zione dei fatti che più lo dovrebbero interessare e più della ragione
dei fatti stessi. Ma intanto si fabbricano generazioni, il cui cervello
s'imbeve, per molto tempo, solo della forma e non della sostanza,
anzi, più che della forma (che almeno potrebbe tradursi in qualche
capolavoro estetico) di un'adorazione feticcia di quella, e tanto più
inesatta, tanto più sterile e cieca, quanto maggiore fu il tempo che
inutilmente vi si consumava.
E quando crediamo di avere ingoffati a sufficienza quei poveri
cervelli di questa classica stoppa, li rinzeppiamo, per soprassello, di
vacuità metafisiche od archeologiche.
Da ciò l'incapacità di capire il nostro tempo, da ciò l'esagerata
importanza data a pezzi di carta che si chiaman progetti di legge,
da ciò la degenerazione del carattere.
Quella menzogna perpetua verniciata di retorica in cui viviamo,
che ci rende la penultima delle nazioni latine, oltre che dall'imbe-
verci di una vita la quale non è la nostra, dipende dall'abito di
correr dietro alla forma, al suono delle cose più che alla sostanza e
dalla lunga abitudine, continuata per tanti anni della giovinezza, di
ingannarci e ingannare gli altri nell'apprendimento di una lingua
alla quale non ci interessiamo punto ; di supplire alle inutili fatiche
colle arti dell'adulazione, dei falsi. Poi l'abitudine fatta si estende
alla vita di studente, di dottore, di deputato, di ministro.
Ecco perchè, mancando così di una solida base, il giovine si getta
in braccio alla prima novazione, anche la più errata, la più discorde
dai tempi, quando questa gli ricorda la male intravveduta antichità.
Chi ne dubitasse, ricordi il classicismo dei rivoluzionari dell' 89 e
— 137 —
legga Vallès :
Le bachelier et l'insurgé,
e vedrà quanto contribuisca
quell'educazione discorde dal tempo a farne uno spostato ed un
ribelle.
E da quell'educazione dipende quell'adorazione della violenza che
fu il punto di partenza di tutti i nostri rivoluzionari, da Cola da
Rienzi fino a Robespierre.
«
Tutta l'educazione classica, scrive Guglielmo Ferrero
(Ri-
forma sociale,
1894), che altro è se non una glorificazione conti-
nuata della violenza, in tutte le sue forme? che comincia dalla apo-
teosi degli assassinii commessi da Codro o da Aristogitone, per
arrivare ai regicidi di Bruto. E tutta la storia del Medio Evo, e
tutta la storia moderna, e la storia stessa del nostro risorgimento,
come la insegnano oggi, quasi dovunque, che altro è se non la glo-
rificazione, fatta da un punto di vista speciale, di atti brutali e
violenti? Non ha forse potuto un poeta, che tutti considerano come
il rappresentante morale dell'Italia nuova, scrivere tra gli applausi
generali:
Ferro e vino
voglio io...
11 ferro per
uccidere
i
tiranni,
Il
vin
per
celebrarne il
funeral » ?
« In questo punto, tanto il vizio è profondo, tutti i partiti
sono
d'accordo: i clericali grideranno urrah alla pugnalata di Ravai]lac ;
i conservatori alle fucilazioni in massa dei comunardi del 1871; i
repubblicani alle bombe di Orsini ; ma tutti sono d'un pensiero, nel
celebrare la santità della violenza, quando torna utile ad essi.
Il
nuovo eroe di questi ultimi anni del secolo non è nè un grande scien-
ziato, nè un grande artista, ma Napoleone I.
« Chi
può meravigliarsi, dopo
ciò,
se in una società
così
satura
di violenza, la violenza scoppia fuori di tempo in tempo, da ogni
parte, in lan:ni e tempeste ? Non si può impunemente dichiarare
santa la violenza, con il sottinteso che essa debba essere applicata
solo in un modo determinato ; presto o tardi arriva chi trasporta il
Vangelo della forza da un credo politico ad un altro.
— 138 —
« L'istruzione ci favorisce dunque la simulazione e la violenza —
peggio ci rende inerti ed inetti e quindi mendaci — o quel che è
lo stesso politicamente malvagi ».
Son lieto di essere in questa stato preceduto dal grande maestro
mio Taine in queste sue ultime pagine quasi monito sacro alle no-
stre razze latine così tenaci e gloriose di quello che è la massima
loro ruina.
« La vera istruzione, la vera educazione, scrive Taine (1), si ha
al contatto delle cose, alle innumerevoli impressioni sensibili e che
l'uomo riceve tutto il giorno nel laboratorio, nella miniera, nel tribu-
nale, nell'ospedale, davanti agli strumenti, al materiale, che entrano
per gli orecchi, pel naso, per l'odorato, e che sordamente elaborate,
si organizzano in lui per suggerirgli prima o dopo una combina-
zione nuova, una semplificazione, un'economia, un perfezionamento,
un'invenzione. Di tutti questi contatti preziosi, di tutti questi ele-
menti assimilabili e indispensabili, il giovane francese è privato, e
appunto nell'età più feconda. Per 7 o 8 anni è chiuso in una scuola,
lontano dall'esperienza personale, che gli avrebbe data una nozione
giusta e reale delle cose, degli uomini, e della maniera di armeg-
giarsi nella vita.
« i
troppo esigere dai giovani che un giorno determinato, davanti
a una seggiola, siano in possesso di tutto lo scibile; infatti due
mesi dopo gli esami non ne sanno più niente: ma intanto il loro
vigore mentale declina; i succhi fecondi sonsi inariditi; l'uomo fatto
o meglio colui che non subisce più alcun cambiamento, diviene
etichettato, rassegnato a tirar in lungo, a girar indefinitamente la
stessa ruota.
« Viceversa gli anglosassoni i soli in Europa, nei quali, come
vedremo, ci sia la minima criminalità, non hanno le nostre innumere-
voli scuole speciali ; da loro, l'insegnamento non è dato dal libro, ma
dalla cosa stessa. L'ingegnere per esempio si forma in rna officina, e
non in una scuola; il che permette a ciascuno di giungere esattamente
(1)
Revue Philosoph.,
1894-95.
— 139 —
al grado che comporta la sua intelligenza, operaio o capomastro, se
non può andar più in su, ingegnere se le sue attitudini glie lo ad-
ditano. Invece da noi coi tre piani dell'istruzione per l'infanzia,
l'adolescenza e la giovinezza; colla preparazione teorica e scolastica
sui banchi e sui libri, si è prolungata e si è aumentata sempre più
in vista dell'esame, del grado, del diploma, del brevetto, la tensione
della mente, mentre le nostre scuole non dànno mai quel corredo
indispensabile che è la solidità del buon senso, della volontà, e dei
nervi. Così la entrata nel mondo dello studente e i suoi primi passi
nel campo d'azione pratico, non sono per lo più che una serie di
cadute dolorose ; sicchè ne resta indolenzito, e, qualche volta, addi-
rittura stroppiato. È una prova rude e pericolosa ; l'equilibrio men-
tale gli si altera e corre rischio di non potersi più ristabilire ; la
disillusione è stata troppo rude e troppo forte ».
L'istruzione è infine spesso un incentivo del male, promovendo,
senza le forze di soddisfarli, nuovi bisogni, nuovi desideri, e soprat-
tutto nelle scuole, nuovi contatti, tra gli onesti e gl'inonesti, resi
vieppiù perniciosi laddove l'istruttore stesso diviene l'apostolo del
male, in ispecie pei delitti di libidine, come si nota qui ed in Ger-
mania (Oettingen, o. c.).
— 140 —
CAPITOLO IX.
Influenza economica — Ricchezza.
L'in
fl
uenza della ricchezza è certo più controversa di quella della
istruzione. Nè l'esame più spassionato dei fatti, riesce
a
darne una
soluzione completa. E bisogna dire che sono i termini anche che spesso
sfuggono al ricercatore. Lo stesso Bodio nella sua classica
opera:
Di
alcuni indici numeratori del movimento economico in Italia,
1890,
dimostra che la domanda — quale sia la ricchezza d'Italia — è una
domanda la cui risposta è impossibile. Fare il computo di tutte le
fonti di ricchezza agraria e mineraria è impossibile perchè non abbiamo
statistiche chiare delle industrie estrattive; far la statistica di tutte
le proprietà individuali è impossibile per la mancanza di un catasto
simultaneo di tutte le ricchezze mobili e immobili; e bisogna ricorrere
alle denuncie private sulle donazioni e testamenti. Il medio salario
bisogna basarlo per via di ipotesi, sopra il minimo necessario alla
vita, che è pure esso un dato congetturale. Basarsi per la ricchezza
sulle tasse, soltanto, pare affatto erroneo, quando sappiamo come gli
errori catastali soli bastano per scombuiare ogni calcolo, senza contare
che molti affaristi e banchieri e molti professionisti vi sfuggono più o
meno completamente. Ed ecco infatti come i risultati da questo lato
comunque si prendano mostrano difficile il cogliere un rapporto esatto
tra la ricchezza e i delitti più importanti.
1.
Tasse e imposte riunite. —
Confrontando la ricchezza in Italia,
calcolata dalle cifre rappresentanti la
somma
delle quote individuali
per abitante delle tasse di consumo (dazi interni di consumo, tabacchi,
sali), delle imposte dirette (sui fondi rustici, sui fabbricati e di ric-
chezza mobile sopra ruoli) e delle tasse degli affari (1) — colle cifre
dei reati principali (2) abbiamo:
(1)
Abbiamo omesse le tasse ferroviarie perchè per la enorme sperequazione
dall'Italia settentrionale alla meridionale che deriva dalla deficienza di linee
sarebbero riuscite un elemento perturbatore. Aggiungendo alle indicate tasse ed
imposte le quote di ricchezza mobile per ritenuta, come mi consiglia Bodio, ho
visto che la gradazione delle provincie non riesce modificata.
(2)
I dati sono tutti di Bodio (1879-83) salvo i furti che sono di Ferri. — Le
- 141 -
Ricchezza massima,
1885-86
(Quota pagata da ogni abitante : da L. 33 a L. 74) :
Reati contro
il
la
Ricchezza
Provincie
Buon costume Fede pubbl.
Furti
Omicidi
L. 74,9
Livorno
26,4
76
224
21,3
»
71,3
Roma
22,1
65
329 27,8
»
55,1
Napoli
20,7 48
161
26,7
»
54,5
Milano
11,7
47
157
3,4
» • 45,6
Firenze
12,6
48 120
9,9
»
42,5
Genova
17,2
59 147
7,8
»
41,4
Venezia
14,3
138
246
6,5
»
38,4
Torino
17,9
103
121
9,1
»
33,3
Bologna 11,3
104 216
7,6
»
33,0 Cremona
6,8
59
134 2,3
»
31,7
Ferrara
7,2 33
367
6,1
»
31,4
Mantova
15,6
88
254
7,8
15,6 70,6 206
11,3
Ricchezza media (da
L. 20 a L. 26) :
L. 26,9
Porto Maurizio 10,1
94
135
6,2
»
25,4
Novara
8,1
34
100
6,3
»
25,1 Grosseto
22,4
50
105
15,4
»
24,6
Caserta
17,0
44
189
31,2
»
24,4
Cuneo
6,9
52
87
8,8
»
24,1 Ancona
11,7
128
100
19,0
»
23,5
Palermo
21,8
35
150
42,5
»
23,3
Lecce
16,7
52
126 10,3
»
23,0
Bergamo
9,5
38
115
4,0
»
22,5
Forlì
7,4
172 174
21,5
»
20,4
Cagliari
17,2
68
296
21,8
»
20,3
Perugia
12,7
32
140
15,9
13,4
66 143
17,0
tasse e le imposte sono desunte
dall'Annuario del ministero delle finanze, Sta-
tistica finanziaria
(anni 1886-87).
- 142 -
Ricchezza minima
(da L. 10 a L. 18) :
Reati contro
il
la
Ricchezza
Provincie
Buon costume
Fede publ.
Furti
Omicidi
L. 10,5
Belluno
6,3 25
108
5,1
»
13,6
Sondrio
13,0
31
120
5,4
»
14,0
Teramo
14,7
37
108
20,4
»
14,7
Cosenza
34,8
30
125
38,2
»
15,0
Campobasso
22,2
42
190
41,2
»
15,4
Aquila
18,5
44
118
31,1
»
15,8
Chieti
31,1 76
119
25,7
»
16,3
Reggio Calab. 30,5
26
214
30,5
»
16,4
Messina
17,9
29
148
19,2
»
16,5
Ascoli
13,3
40
82
11,9
»
16,6
Avellino
23,3
42
179
45,4
»
18,3
Macerata
9,8 102
273 13,0
19,6
43
148
23,0
Che riassunte in gruppi ed aggiungendovi le cifre del periodo
1890-93 forniteci dal Bodio, nelle quali, o
_
tre ai furti denunciati
al P. M., si tien calcolo anche di quelli di competenza dei pretori,
dànno:
Ricchezza
massima media minima
1890-93 (Bodio)
massima media
minima
Reati c. la fede pubblica
70,6 66,0
43,0 55,13 39,45
37,39
Reati c. il buon costume
15,6
13,4 19,6
16,15
15,28
21,49
Furti
.
.
.
206,0
143,0
148,0
361,28
329,51
419,05
Omicidi .
.
.
.
11,3
17,0
23,0
8,34
13,39
15,40
Truffe, frodi, bancherotte
.
•
.
81,39 53,27
46,53
Da cui si vede che : le truffe e ira genere i reati contro la fede
pubblica vanno decisamente aumentando coli' aumentare della ric-
chezza ; che i furti sono massimi dove questa è massima ; ma se vi
si aggiungano anche quelli di competenza dei pretori, di poca entità
e per lo più campestri, se ne ha il massimo dove la ricchezza
è
minima, come del resto si ha sempre per gli omicidi.
— 143 —
Questa differenza dimostra ancor meglio
la influenza assolutamente
occasionale della pura miseria sui minimi reati per lo più boschivi:
l'abbiamo veduto anche nel capitolo dell'Alimentazione, nel fatto che
mentre i furti in genere crescono in Germania negli anni in cui
il
frumento costa meno — e calano quando questo cresce di prezzo —
invece i furti boschivi hanno un comportamento affatto inverso. Ma
questi furti, che ricordano ancora l'antica usanza della comunione
delle terre e dei pascoli, si legano a vecchie tradizioni e non rappre-
sentano che in piccolissima parte l'immoralità d'un paese.
Il
comm. Bodio ci fa notare la necessità anche per ragioni psico-
logiche di studiare a parte le truffe (frodi e bancherotte) e i falsi
in monete ed in atti : ma noi, coi dati che egli ci somministra, tro-
viamo che, tanto nelle medie quanto nell'ordine sociale, questi reati
si comportano come i reati contro la fede pubblica da noi studiati
sugli anni 1878-83, andando cioè paralleli colla ricchezza.
Quanto ai reati contro il buon costume i risultati sono più inat-
tesi ; essi presenterebbero, cioè, il loro minimo dove la ricchezza
è
media, e il loro massimo dove la ricchezza è minima. Ciò è in evi-
dente contraddizione con quanto si conosce sull'andamento solito dei
reati contro il buon costume che sempre crescono col crescere della
ricchezza.
Tuttavia queste conclusioni subiscono numerose eccezioni, anche le
quali si mantengono pressochè tutte nel periodo 1890-93.
Così vediamo tre provincie che hanno una ricchezza minima e
press'a poco eguale, Sondrio, Reggio Calabria ed Aquila, offrire una
metà di furti e quasi il terzo di falsi di Macerata (102), senza che
della differenza si possa trovare alcuna spiegazione.
Quanto qui il fattore di razza e di clima abbia su quell'econo-
mico il sopravvento appare
dalle cifre maggiori dei reati contro
il
buon costume date da provincie meridionali ed insulari, Potenza (32),
Cosenza (34), Chieti (31), Reggio Calabria (30), Campobasso (22) e
Avellino (23), mentre Belluno, Sondrio e Udine, con ricchezza pari,
ma nordiche e di razza celtica o slava, non ne hanno che 6, 13,2
e 7,93; e dalle variazioni quasi del quadruplo: Macerata con 9 in
- 144 —
confronto
a Cosenza e Reggio Calabria che pure hanno ricchezza
quasi uguale.
Lo stesso rapporto si trova per gli omicidi, il cui numero è vera-
mente maggiore nelle provincie che hanno minore ricchezza; se non
che anche per essi emergono le grandi cifre di Girgenti (70), di Cam-
pobasso (41), di Cosenza (38) e di Avellino (45), meridionali, sopra
quelle minime delle nordiche Sondrio (5,48), Belluno (5,17), ed
Udine (7,17), di cui la ricchezza è pressochè uguale alle prime, ma
diverse sono la posizione geografica, l'etnologia ecc.
E così si spiega anche perchè i massimi ed i minimi delle ric-
chezza non corrispondano sempre nelle singole provincie alle risul-
tanze che emergono dalle medie.
Così Venezia e Torino, che non son tra le prime delle provincie
ricche, hanno invece il massimo di reati contro la fede pubblica :
certo un simile fatto avviene in Bologna, come abbiamo già accennato,
per la speciale tendenza etnica
(bolognare).
Livorno, Roma e Napoli, pur essendo le più ricche, dànno cifre
massime di omicidi e di reati contro il buon costume, mentre questi,
in Italia, scemano colla maggiore ricchezza : ma qui esercitano la
loro in
fl
uenza l'alcool per Roma e la condizione sua di capitale, per
Napoli il clima e l'agglomero e per Livorno la razza (v. s.) ; e in-
fatti, come controprova, vediamo due dei paesi più poveri, ma nor-
dici, Belluno e Sondrio, dare il minimo di omicidii e stupri, mentre
Campobasso, Reggio, Palermo, Cosenza, con ricchezza press'a poco
uguale, ma semitiche, meridionali od insulari, danno le cifre massime.
Cosicchè le eccezioni sono così grandi da inforsare le conclusioni
sintetiche certo anche perchè nemmeno la somma delle tasse e delle
imposte rispecchia il decorso della ricchezza.
2.
Lotto. Imposte dirette ecc. —
Ma assai peggio vi si riuscirebbe
studiando le singole tasse e i singoli proventi in rapporto alla cri-
minalità.
Non conto nemmeno i proventi del lotto perchè non solo non cre-
scono nel senso della ricchezza, ma segnalano, anzi, l' incremento
della miseria e dell'imprevidenza. Ora sommare quelli coi contributi
•
— 145 —
delle industrie era come sommare insieme i gradi di calore di un
liquido al di sotto di 0° e d'un altro al di sopra dell'ebollizione;
verrebbero fuori delle medie che non hanno nessun rapporto col vero,
anzi che gli sono contrarie.
Prendendo dunque a considerare, nel 1885-86, la media della
tassa di ricchezza mobile secondo il reddito privato di ogni abitante,
troviamo fra le provincie che pagano di più (da L. 52 a 18), dopo
Livorno, che è il primo come lo è nei delitti, tutte le provincie e
delle città principali e insieme Porto Maurizio, Novara, Alessandria,
Pavia, Piacenza, Cremona, che non sono le più criminose, e fra quelle
che pagano meno da L. 5 a
L.
9, oltre Macerata, Belluno, Arezzo,
Perugia poco criminose — Cagliari, Sassari, Avellino, Chieti, Salerno,
Campobasso, Messina, che lo sono moltissimo, certo perché meri-
dionali.
Altrettanto dicasi per le altre imposte dirette in cui ancora eccel-
lono le provincie delle città principali e poi Livorno, e ultime sono
Sondrio e a poca distanza Campobasso.
Nelle imposte sui fondi rustici emergono Cremona, così scevra di
delitti gravi, e Mantova che ne è carica ; ultime sono Sondrio pure
scevra, e Livorno che ne è insozzata. È però da tener presente la
enorme sperequazione che più ancora che nel resto esiste per tale
tributo tra una provincia e l'altra.
3.
Tasse di consumo. —
Tenendo nota delle tasse di consumo
(tasse di fabbricazione, dazi interni, tabacchi e sale), 1885-6, troviamo
ancora Livorno in prima linea, e poi subito le città principali ed
insieme, da 48 a 12 per abitante, Cremona, Grosseto, Pisa poco
spic-
cate nel reato,
e fra le minime, da 5 a 7,
Belluno, Sondrio, Arezzo
insieme con
Reggio Calabria, Sassari, Cosenza, Trapani.
4.
Tasse di successione. —
De Foville ha creduto possa farsi
un
calcolo della ricchezza privata d'un popolo in base alle denuncie
della trasmissione delle proprietà (1). Ma se noi studiamo le stati-
stiche molto apprezzate, ma, che non sono se non regionali, usufruite
(1) DE FOVILLE,
La France économique,
1890.
Lon,nuoso —
Uomo delinquente — Vol. III.
iu
146 —
per l'Italia dal Pantaleoni (1), difficilmente potremo farci un' idea
chiara dei rapporti positivi o negativi dei reati colla ricchezza.
Infatti studiando questa sua tabella (v. pag. seg.) si conclude che le
regioni più ricche, Piemonte-Liguria, Lombardia e Toscana hanno una
quota di crimini, contro la proprietà, minore della media del Regno:
e così le regioni che per ricchezza stanno presso la media del Regno,
il Veneto e l'Emilia. Le regioni più povere, la Sardegna, la Sicilia
e il Napoletano hanno una cifra elevata di criminalità; però una lie-
vissima ne hanno le Marche-Umbria, che son povere ; e poi i furti av-
vengono nelle proporzioni più piccole in Toscana, Lombardia, Emilia,
Piemonte-Liguria, regioni più ricche e in una delle povere (Marche);
ed avvengono in proporzioni medie nella Sicilia, un po' più elevate
nel Veneto, in relazione alla miseria intensissima degli agricoltori
in quella regione, poi nel Napoletano. La regione più ricca (Lazio)
e la più povera (Sardegna) presentano il massimo numero di furti,
cosicchè non vi è nessun preciso parallelo. Per il Lazio, avverte giu-
stamente Bodio, bisogna tener conto dell'influenza perturbatrice che
vi esercita, così per la ricchezza, come per la delinquenza, l'esistenza
della capitale. Le tasse di successione sono in questo caso un indice
fallace della ricchezza, essendo qui concentrati dei capitali che ap-
partengono ad altre regioni. Inoltre a Roma, per le condizioni spe-
ciali della proprietà rurale e del sistema di cultura in uso, vi è un
numero ristretto di persone che hanno grandissime proprietà, e ciò
ha molta importanza per le tasse di successione.
Per ciò che riguarda la delinquenza occorre aver presente l'in-
fluenza che per il compartimento del Lazio esercita la grande ag-
glomerazione urbana della capitale.
Il minimo numero di truffe avviene nelle Marche-Umbria; ven-
gono poi la Toscana, l'Emilia, il Veneto, il Piemonte-Liguria e la
(1)
PANTALEONI,
Delle regioni d'Italia in ordine alle loro ricchezze e al loro
carico tributario (Giornale degli economisti,
1891). —
ID.,
L'entità e le varia-
zioni della ricchezza privata in Italia dal 1872 al 1888 (Giornale degli eco-
nomisti,
1890).
• :d
— 147 —
Lombardia, regioni ricche. Il Napoletano dà meno truffe di quello
che dovrebbe dare in relazione alla sua ricchezza.
Ricchezza
media
Reati denunciati al P. M. e ai Pretori
(media 1887-89 sopra 100.000 ab.)
Furti
Truffe
Grassa-
zioni
Omicidi
Ferite
•
Lazio .
.
3.333
639 (IX)
116 (X)
18 (X)
25 (IX)
513 (IX)
Piemonte
•
Liguria
.
2.746
267
(V)
44
(V)
7 (VII)
7 (IV) 164 (IV)
Lombardia
•
Toscana .
•
Veneto
.
•
Regno
.
2.400
2.164
1.935
1.870
227 (III)
211
(I)
389 (VII)
320 (Vbis)
44 (VI)
34 (II)
43
(IV)
49(Vllbis)
3 (III)
6 (IV)
3 (I)
7 (VI
bis
)
3 (I)
7 (V)
4 (II)
13
(Vlbis)
124 (II)
165 (V)
98 (I)
287(Vllbis)
Emilia
.
1.762
250 (IV)
38 (III)
6 (V)
6
(III)
130 (III)
Sicilia
.
Napoletano
1,471
1.333
346 (VI)
435 (VIII)
65 (VIII)
47
(VII)
16 (IX)
6 (VI)
26 (X)
21 (VIII)
410 (VIII)
531(X)
Marche
.
Umbria
1.227
222 (II)
33 (I)
3 (II)
10 (VI)
239 (VI)
Sardegna
670 (X)
113 (IX)
14 (VIII)
20 (VII) 277 (VII)
Il minimo di grassazioni è dato dal Veneto e Lombardia (ricche)
e dalle Marche-Umbria (povere). Stanno presso la media la Toscana,
l'Emilia, il Napoletano, il Piemonte-Liguria. Sardegna, Sicilia povere
e Lazio ricca dànno le quote massime.
Solo gli omicidii presentano le minime quote in Lombardia, Ve-
neto, Emilia, Piemonte-Liguria, Toscana, ossia nelle regioni piìi ricche.
Le Marche-Umbria s'avvicinano alla media. Sardegna e Napoletano
ne dànno una cifra elevata; mentre al massimo giungono il Lazio e
la Sicilia.
Anche
i
ferimenti hanno un minimo nel Veneto, al quale seguono
la Lombardia, l'Emilia, il Piemonte-Liguria e la Toscana. Le Marche-
Umbria hanno una quota relativamente piccola; media la Sardegna;
alta la Sicilia; massima il Lazio e il Napoletano.
Il
Lazio, ricchissimo, presentando il massimo come le Marche
povere il minimo di furti,
omicidi,
grassazioni e ferimenti, parle-
rebbero chiaro per
l'
azione corruttrice della
ricchezza e della capi-
tale.
Se
non
che associandosi ora la razza, ora il clima alla miseria,
— 148 —
aumentano i furti in Sardegna e i ferimenti in Sicilia ed in ambedue
le grassazioni, offrendo una completa contraddizione coi primi.
Nè può tacersi che i calcoli di Pantaleoni sono insufficienti non
bastando le successioni a darci un'idea della ricchezza nazionale ;
sapendosi che la più grande parte delle successioni si basa su un
catasto antiquato, che l'aggiunta di 1/4 per le correzioni in più per
le donazioni
inter vivos è
ipotetica per non dire aprioristica e che
egli segue i calcoli di De Foville i quali nulla prova siano applica-
bili in Italia.
5.
Crisi. —
Prenderemo noi per punto di' partenza le crisi?
Il
Fornasari (o. c.) l'ha fatto mirabilmente, ma il rapporto delle crisi
economiche, commerciali e industriali colla criminalità non risulta
chiaro, come già il Bodio aveva fatto temere, mostrandoci le difficoltà
e la complessità dei rapporti (1), salvo che per i fallimenti, i delitti
politici e i delitti contro il buon costume.
Riassumendo sintenticamente le sue numerose ricerche troviamo:
1° Mentre in corrispondenza al maggior sviluppo industriale si
nota un miglioramento della criminalità più grave contro la pro-
prietà, quando si cominciano a verificare delle crisi, la delinquenza
contro la proprietà diventa in certo modo stazionaria aumentando
nelle sue forme più lievi. Alla crisi, fattasi acuta specie nelle re-
gioni minerarie nel 1885, segue un aumento di grassazioni, di furti
qualificati e di quasi tutti gli altri reati contro la proprietà. I falsi
però e i reati contro il commercio non risentono nulla delle crisi
industriali.
Le crisi commerciali del pari che le prospere vicende non fanno
sentire la propria influenza altro che su i reati contro il commercio,
escluse le bancherotte fraudolente che sembrano indipendenti affatto
. dalle vicende economiche.
Infatti le vicende cattive del commercio delle annate 1875, 1877,
1878, 1879, 1880, 1884, 1885, 1886, 1888, 1889, non esercitano una
(1)
Atti della Commissione per la
statistiea
giudiziaria —
Sessione maggio 1895
—
sul movimento della delinquenza nel 1893.
Relazione
di
L. BODIO,
pag. 19.
-- 149 -
in
fl
uenza certa sul furto, sia semplice che qualificato, il quale ul-
timo si vede aumentare da 134 a 153, 184, 172, 196 nelle cattive
annate dal 1876 al 1880, da 105 a 111, 122, nelle cattive annate
dal 1887 al 1889 ; ma diminuire da 131 a 116, 115, 116, durante
le crisi del 1884, 1885, 1886, senza dar poi mai una coincidenza
di massimi e minimi.
Incerta anche è l'influenza sugli omicidi in cui vediamo corrispon-
dere nel 1875, annata cattiva, un minimo di omicidi qualificati 4,00,
e nel
1879
» pure » un massimo
»
»
6,54.
Però in linea generale c'è costantemente una diminuzione di reati nel-
l'anno susseguente alla crisi, cioè nella ripresa dei commerci. Così,
nel 1880 gli omicidi qualificati scendono da 6,54 a 5,87 e nel 1887
da 4,52 a 4,11, e i semplici scendono da 13,79 a 12,48 nel 1880 e
da 9,13 a 8,38 nel 1887; perb sono oscillazioni di troppo poca entità.
Nulla affatto
è
l'influenza nei reati di ferite e di percosse che
dànno a vicenda il massimo e il minimo, 167, 145, in due anni
successivi di crisi, 1884, 1885.
Notevole invece è l'influenza nei reati contro il buon costume che
aumentano da 3,66 a 4,12, 4,29, 4,56 nella crisi 1884, 1885, 1886,
e da 4,41 a 5,25, 5,62 nel 1888, 1889, dando in quest'ultimo una
coincidenza nei due massimi della crisi e della criminalità.
Notevole anche è l'influenza nei reati contro la sicurezza dello stato
che diminuiscono regolarmente da 0,66 a 0,61, 0,45, 0,42 nel 1884,
1885, 1886 e da 0,49 a 0,26 nel 1888-89, dando anche qui nel 1889
una coincidenza inversa di massimo di crisi e minimo di delitti.
Quanto alla frequenza dei fallimenti non vi è alcuna corrispon-
denza tra essa ed i furti, le truffe, gli omicidi e i reati contro la
sicurezza pubblica. Incerta è la sua in
fl
uenza sui delitti contro il
buon costume i quali hanno tendenza ad aumentare parallelamente
sebbene non proporzionalmente.
Più decisiva è tale in
fl
uenza sui reati di ferite e percosse che
dànno il loro massimo nel 1888 (192) e il minimo nel 1880 (147)
corrispondentemente al massimo dei fallimenti, 2200, e a uno dei
minori, 749, col quale ha comune l'andamento ascendente.
- 150 —
Diretta è invece la sua influenza sui reati contro il commercio
che seguono perfettamente la stessa curva in tutte le sue sinuosità.
Quanto alle crisi agricole, che si fecero acute nel 1885, 1888 e
1889, esse non esercitarono alcun'influenza sui furti : i furti qualifi-
cati che diminuirono da 116 a 115 nella crisi del 1885, aumenta-
rono da 105 a 111, 122 nella crisi del 1888, 1889, non esercitarono
alcuna influenza neppure sugli omicidi, sia semplici che qualificati,
che diminuirono da 5,02 e 9,68 a 4,72 e 9,27 durante la crisi del
1885, e aumentarono da 4,11 e 8,38 a 4,26 e 9,11 durante le crisi
del 1888-89 ; nè sulle percosse e ferimenti che diminuirono da 167
a 145 nel 1885 e aumentarono da 180 a 192 nel 1888.
Esercitarono invece una certa influenza sulle truffe che aumenta-
rono da 39,61 a 40,19 durante la crisi del 1885 ; e da 40,56 a 42,31
e 45,37 nelle crisi del 1888, 1889, ma però senza coincidenza tra
il massimo dei reati e l'acme della crisi; e sui reati contro la si-
curezza dello stato che diminuirono da 0,61 a 0,45 nella crisi del
1885, e da 0,49 a 0,26 durante la crisi del 1888-89, anche qui però
senza coincidenza del massimo e del minimo 0,14, il quale ultimo
cade invece nel 1876.
Le crisi hanno una in
fl
uenza più decisiva nei reati contro il buon
costume che dànno il loro massimo, 5,62, durante la crisi del 1889,
e una cifra, 4,29, forte relativamente alle anteriori, e anche per sè
stessa, durante la crisi del 1885.
Riassumendo le crisi del credito e le conseguenti restrizioni degli
affari vengono risentite oltre che dai reati contro il commercio, anche
da quelli contro la proprietà e in ispecial modo dai furti qualificati.
2° I reati contro le persone, quando le industrie sono in crisi
aumentano celeremente e gli omicidi scemano in ragione minore di
quello che non facciano negli anni prosperi. Le crisi commerciali
non sono
n
risentite e quelle del credito neppure.
3° I reati contro il buon costume mentre crescono col progre-
dire delle industrie non risentono affatto le crisi economiche.
4° Gli attentati alla sicurezza dello stato e i reati contro la
pubblica amministrazione, in particolare le ribellioni e violenze a
—
151 --
pubblici ufficiali, subiscono forse una certa in
fl
uenza delle crisi delle
industrie; ma sono affatto indipendenti dalle altre crisi economiche.
Quanto all'influenza delle crisi sulla criminalità del Regno Unito
della Gran Bretagna e Irlanda dalle ricerche del Fornasari (1) risul-
terebbe:
1° I crimini contro la proprietà non risentono o ben poco delle
crisi economiche; soltanto quelli contro la proprietà con distruzione
dolosa dànno il loro minimo, 161 e 186 (Inghilterra e Galles), du-
rante le crisi del 1873 e 1847, e diminuiscono sempre negli anni
delle altre crisi ; e così quelli senza violenza benchò meno paralle-
lamente e con eccezione della crisi del 1847, in cui aumentano da
20.035 a 23.571.
Tendono invece ad aumentare durante la crisi i delitti contro la
proprietà con violenza (dando il loro massimo, 2286, durante la crisi
del 1857), con eccezione però della crisi del 1864-66, durante la
quale i furti in Inghilterra rimasero quasi stazionari con tendenza
a diminuire.
2° I crimini di falso e contro la circolazione monetaria e quelli
contro le persone sono indifferenti alle crisi. Infatti i falsi in atto e
moneta se aumentano in Inghilterra e Galles da 406 a 525 e da
911 a 959 durante le crisi del 1847 e 1857, diminuiscono poi da
717 a 587 e da 577 a 504 durante le crisi del 1864 e 1866.
3°
Gli omicidi aumentano e diminuiscono affatto indipendente-
mente dalle crisi, diminuendo da 2249 a 2023 durante la crisi del
1847; e aumentando da 1903 a 2158 durante quella del 1857.
4° Gli altri crimini quasi sempre scemano negli anni di crisi.
5°
Invece i delitti e le contravvenzioni crescono sempre in cor-
rispondenza delle crisi (2).
6.
Disoccupati. —
Parrebbe da questi dati che la disoccupazione
dovrebbe influire notevolmente sulla criminalità, eppure l'in
fl
uenza
sua non è grande.
(1)
Anni di crisi, 1839, 1847, 1857, 1864, 1866, 1873, 1882.
(2)
Cfr.
FORNASAR.I ni VERLE,
op. cit., § 62-68.
iF
1,,
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