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L'uomo delinquente in rapporto all'antropologia, alla giurisprudenza ed alla psichiatria

Lombroso, Cesare

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r- > ca CESARE LOMBROSO L'UOMO DELINQUENTE DELINQUENTE IN RAPPORT ALL' ANTROPOLOGIA, ALLA GIURISPRUDENZA ED ALLA PSICHIATRIA QUINTA EDIZIONE VOLUME TERZO, Biblioteca PixeLegis. Universidad de Sevilla. E D .A_ 1 =3 P E N D I c SUI PROGRESSI DELL'ANTROPOLOGIA CRIMINALE NEL 1895-96 TORINO FRATELLI BOCCA EDITORI LIBRAI DI S.  IL AZ D'ITALIA t3T-TOCIT_Tia£3.P.I.X MILANO  ROMA  FIBENZE Coreo Vittorio Em., 21.  Via del Corso, 216-217.  Via Cerretani, 8. Depositi a PALERMO-MESSINA-CATANIA 1897 PROPRIETÀ LETTERARIA TORINO — VINCENZO BONA, Tip. di S. M. A M. NORDAU, KURELLA, PFUNGST GLI APOSTOLI DELLA NUOVA SCUOLA IN EUROPA D. D. i4D PART I EZIOLOGIA DEL DELITTO CAPITOLO I. Meteore e Clima. — Stagioni. -- Mesi. — Caldi eccessivi. Non vi è delitto che non abbia radice in molteplici cause : che se queste molte volte s'intrecciano e si fondono l'una coll'altra, ciò non ci impedisce dal considerarle, obbedendo ad una necessità scolastica o di linguaggio, una per una, come si pratica per tutti í fenomeni umani, a cui quasi mai si può assegnare una causa sola, scevra di concomitanze. Nessuno dubita, ormai, che il colèra, il tifo, la tuber- colosi s'originino da cause specifiche; ma pure, chi può negare che, oltre queste, vi influiscano tante circostanze — meteoriche; igieniche, individuali, psichiche, da lasciare, sulle prime, nel dubbio della influenza specifica anche i più provetti osservatori? 1. Temperature eccessive. — Importantissime fra le cause deter- minanti d'ogni atto biologico sono le meteoriche: precipua fra queste è l'azione del calore: così la Drosera Rotundifolia, esposta all'acqua a 43°,3" s'incurva e si fa più sensibile all'azione delle sostanze azotate (Darwin, Piante insettivore) : ma a grande temperatura a 54°,4' non presenta più alcuna flessione, i suoi tentacoli temporariamente si pa- ralizzano ; lasciati, poi, nell'acqua fredda si ritendono. La statistica e la fisiologia dimostrarono che una grande parte delle funzioni nostre è influenzata dal calore (1). Quindi si capisce quanto influisca il calore eccessivo sulla psiche umana. (1) Pensiero e meteore di C. LoniBROSO (a Bibl. int, scientif. »), Milano, 1878. ',olmos° — Uomo delinquente — Ve]. III. ] -2 La storia non segnala alcun esempio d'una regione tropicale, in cui il popolo siasi sottratto alla servitù; nessun esempio, in cui il caldo eccessivo non abbia dato luogo ad un' abbondanza di nutri- mento, e l'abbondanza della nutrizione ad una distribuzione ineguale in principio della ricchezza, e in seguito del potere politico e sociale. Fra le nazioni soggette a queste condizioni il popolo non conta nulla, non ha controllo nè voce nel governo del paese. -- Se vi eb- bero rivoluzioni nel governo, tutte furono di palazzo, giammai di popolo che non vi annetteva alcuna importanza (Buckle, op. cit., I, 195496). h Buckle fra le altre ne trova una ragione sulla minore resistenza che acquista l'uomo alla lotta avendo minor bisogno di combustibile, di vestiario e di cibo ; da questa maggiore facilità l'uomo è tratto all' inerzia, alla Tapas, al Keff, allo Joga, agli ascetismi della Te- baide. L'inerzia, resa necessaria dal caldo eccessivo, ed ispirata dal sentimento abituale di debolezza, rende l'economia più soggetta alle spasmodie, favorisce le tendenze alla pigra contemplazione, all'esa- gerata ammirazione, e quindi al fanatismo religioso e dispotico; di qui lo esagerato libertinaggio che si alterna roll' eccessiva supersti- zione, come l'assolutismo più duro colla sfrenata anarchia. Nei paesi freddi la resistenza alla vita sarebbe maggiore, per la maggior difficoltà dell' alimento, del vestiario e del riscaldamento, ma appunto per questo vi è minore l'idealità e l'instabilità; il freddo eccessivo rende l'immaginazione assai più lenta e meno irritabili e meno mutevoli gli animi; d'altronde dovendo l'uomo supplire con molto combustibile ed enormi dosi d'alimento carbonioso al difetto di calore, consuma forze che vanno a detrimento della vitalità indi- viduale e sociale. Da ciò, e dall'azione diretta depressiva sui centri nervosi, si origi- nano la maggior calma e dolcezza degli animi. Il dottor Rink ci dipinge certe tribù degli Esquimesi così pacifiche e calme, da man- care perfino delle parole corrispondenti all'idea di rissa o di litigio : la più grande reazione alle offese é in esse il silenzio (B. Britannia., 1876) ; e   • Larrey vide, sotto i geli di Russia, diventare deboli e per- — 3 fino vigliacchi, quei soldati, che prima nè pericoli, nè ferite, nè fame avevano fiaccato mai. Il Bo y e narra che nei Tschiucki, a — 40°, non si notavano mai liti, nè violenze, nè delitti; essi sedevano apatici e amorosi fra loro. L'ardito viaggiatore polare Preyer notò come a --40° la sua vo- lontà fosse paralizzata, i sensi ottusi, la parola inceppata (Petermann, Mitth., 1876). Ed eccoci spiegato perchè non solo la semibarbara e dispotica Russia, ma anche le liberalissime terre Scandinave siano state, al- meno anni fa, sì poco rivoluzionarie e ambedue quasi allo stesso livello (V. mio Delitto politico e le rivoluzioni, parte I). 2. Azione termica moderata. — L'azione termica che, viceversa, spinge più alle ribellioni ed ai delitti è il calore relativamente mo- derato. Ciò ci viene riconfermato dalle osservazioni sulla psicologia dei popoli meridionali che ci dimostrano tendenze all'instabilitá, alla prevalenza dell' individuo sugli enti sociali, sul comune e lo stato, sia perchè il calore stesso eccita i centri nervosi a guisa degli al- coolici, senza giungere mai al grado di provocarvi l'inerzia, sia perchè, senza annichilarli completamente, ne scema i bisogni aumentando la produzione agricola, e diminuendo le esigenze di cibo, di vestiario e di alcoolici: nel gergo Parmigiano il sole è detto il Padre dei mal vestiti. Daudet, il quale ha fatto tutto un romanzo (Numa Roumestan) per dipingere l'influenza grande dei nostri climi meridionali sulle ten- denze morali, scrive : « Il meridionale non ama i liquori : si sente ebbro dalla nascita: il sole, il vento gli distillano un terribile alcool naturale, di cui tutti quelli che nascono laggiù sentono gli effetti... Gli uni han solo quel caloruccio che scioglie la lingua ed i gesti, raddoppia l'audacia, fa vedere azzurro per tutto: fa dire delle men- zogne : altri giungono al delirio cieco... E qual è il meridionale che non abbia sentito le momentanee prostrazioni degli attossicati, quel- l'abbattimento di tutto l'essere, che succede alla collera, agli entu- siasmi ? » A proposito delle regioni meridionali d' Italia, Rocco De Zerbi dettava : -4 - « La debolezza dell'Italia è alle ginocchia, è alle gambe, ai piedi; il male, il male vero profondo, è qui. A Milano due partiti si ac- capigliano, si graffiano, si dilaniano, perchè ciascun d'essi ha una fede; qui si fa lo stesso, ma senza fede. La fede fra noi è sostituita dalla speranza, speranza di pagar meno, negli onesti; di guadagnar più, nei meno onesti o nei bisognosi  « In tutte le rivoluzioni di Palermo, scrive Tommasi-Crudeli, una parte rilevante è stata rappresentata dalla gente manesca e facino- rosa, spintavi dall'odio dei dominanti, ma più ancora dai suoi istinti anarchici, e dall'idea che libertà significasse cessazione dell' impero della legge. « Nè il loro concorso era rifiutato dagli onesti, tanto più che l'en- tusiasmo generale conteneva i più pravi istinti di quella gente ed eccitava i più nobili, che, in uomini d'una razza così fiera come la siciliana, non periscono mai. Ma poi la bestia si mostrava. Apri- vano le prigioni, e coi carcerati si ingrossavano le squadre, si im- ponevano al governo, facendo più o meno prevalere una bestiale anarchia, di cui approfittava il Borbone, come avvenne nel 1820, nel 1849 » (1). E Turiello nel suo bel libro (Governo e Governati, Bologna, Za- nichelli, 1881-82) nota, fra le cause della maggiore criminalità nei paesi meridionali, la poca precisione dei concetti causata forse dalla troppa rapidità con cui essi svolgonsi nei paesi caldi. « 11 napoletano dice: Ho colpito vicino al muro per dire al muro; io voglio a te per dire voglio te; e trascurano i piccoli valori; e nella pittura stessa, anche nella pittura prevale il colorito al disegno, e da questo al non tener conto di un piccolo furto, a mancare man mano alla fede, al dovere, di cui i limiti si fanno elastici è un pic- colo passo. « Il Sud ha più pronte oscillazioni delle passioni del Nord, com- mette più crimini, per amore, timore, per impeto, e quindi contro le persone, mentre nel Nord più per proposito deliberato; il difetto (1) La Sicilia, 1871. — V. pure ALONGI, La ilafia, « Bibl. d'antr. crim. ', Bocca, 1886. -5— di freni porta danni più pronti al Sud (brigantaggio), più durevoli al Nord (sètte). « Un altro carattere dell'uomo meridionale è l' individualità, per cui rifuggono da formar corpo, per cui ogni società tende a disor- ganizzarsi, il che dipende dal maggior valore individuale, ma che finisce ad una maggior debolezza ; il monello accusa il compagno al cocchiere, i piccoli possidenti si segnalano fra loro ai briganti invece di coalizzarsi contro a loro; io osservai che le società scientifiche in Italia non si formano che fra mediocri, e per mutuo incensa- mento ; mai vi si riuniscono due belle notabilità, tanto l'una sdegna l'altra ». Neri Tanfuci (Napoli a colpo d'occhio) dà fra i caratteri del po- polo meridionale la instabilità. « Ci sembrano ingenue creature, quando all'improvviso ti paiono bricconi matricolati; così sono laboriosi ed oziosi, sobrii ed intempe- ranti ; insomma la loro indole; ben inteso nella plebe, è anguilliforme, scivola senza che si possa fissare. « Il clima favorisce la perdita del pudore. « Essi sono prolifici, il pensiero dell'avvenire dei figli non li spa- venta. « Il lazzarone rubacchia all'occasione, non perb se vi incorre peri- colo: millantatore, racconta dieci e compie uno. Attaccando lite ge- stisce e grida per far paura alla paura che ha, cerca evitare i fatti; però una volta venuto alle mani si fa feroce. « Geloso, sfregia la donna di cui dubita: ed essa se ne tiene; indipendente, non pub sopportare ospedali, ricoveri. « Quando hanno da lavorare, lavorano però ottimamente. Sentono forti gli affetti di famiglia. Si contentano di poco, non s'ubbriacano. « Scaltri, bugiardi e timidi, la loro esistenza è una serie di piccole frodi ed inganni e di accatto. Per aver un soldo di elemosina son capaci di leccarvi la scarpa, senza sentirsene umiliati. « La loro scienza è la superstizione : passa un gobbo, un cieco, c'è uno scongiuro speciale. Le loro idee stanno nel circolo di Dio, di diavolo, streghe, iettatura, S ma Trinità, onore, coltello, furto, orna- — 6 — menti, e... camorra. La plebaglia ha paura di questa, ma la rispetta, perchè da questi prepotenti sa di esser difesa contro altri prepotenti ; è l'unica autorità dalla quale possa sperare qualche cosa che somigli alla giustizia... ». 3. Reati e stagioni. — Dopo ciò facile è capire come il calore influisca in molti reati. Dalla  statistica del Guerry appare che in Inghilterra ed in Francia i delitti di stupro e di assassinio preval- gono nei mesi caldi: e altrettanto notò il Curcio fra noi. Inghilterra  Francia  Italia (1834-56)  (1829-60)  (1869) Sopra 100 stupri in Gennaio  5,25  5,29  26 in tutto f3 jÍ ;opi » » Febbraio 7,39 5,67 22 » » Marzo 7,75 6,39 16 » » » Aprile 9,21 8,98 28 » (1I -» » Maggio 9,24 10,91 29 •» » » » Giugno Luglio 10,72 10,46 12,88 12,95 , 29 37 » » al » » Agosto 10,52 11,52 35 » » Settembre 10,29 8,77 29 » » » Ottobre 8,18 6,71 14 » » » Novembre 5,91 5,16 12 » » Dicembre 3,08 4,97 15 » ^ l Secondo il Guerry, i n Inghilterra, e Curcio  fra  noi  il  massimo degli assassinii si nota nei mesi più caldi ; ammontarono: In Inghilterra  In Italia i rei contro le persone (1869) in Luglio .. 1043  307 »  Giugno.. .  1071 301 »  Agosto  .. 928 343 »  Maggio .. .  842 288 » Febbraio 701 254 »  Marzo  . .  681 273 » Dicembre . .  651 236 »  Gennaio. 605 237 — 7 .^ Anche l'avvelenamento, secondo il Guerry, predomina in maggio. Lo stesso fenomeno si nota nelle ribellioni : studiando come feci nel Delitto politico le 836 ribellioni avvenute nel mondo dal 1791 al 1880, trovai che riguardo all'Asia e Africa il maggior numero ne avvenne nel luglio (13 sopra 53). — Anche per l'Europa e per l'America il predominio delle ribellioni nei mesi caldi non potrebbe essere più spiccato. In Europa il massimo numero è dato dal luglio, e in America dal gennaio, che sono rispettivamente i due mesi più caldi (come ci mostra per quest'ultima l'Atlante), il minimo numero è dato da novembre e dicembre in Europa, da maggio e giugno in America: mesi che di fronte alle rispettive temperature sono corri- spondenti (Vedi Atlante). Che se dal complesso dell' Europa passiamo alle singole nazioni, noi troviamo ancora il maggior numero di rivoluzioni nei mesi caldi. Predomina il luglio in Italia, Spagna, Portogallo Francia; l'agosto in Germania, Turchia, Inghilterra e Scozia, e nella Grecia insieme al marzo ; il marzo in Irlanda e nella Svezia, Norvegia, Danimarca; il gennaio nella Svizzera ; il settembre nel Belgio e Paesi Bassi ;. l'aprile in Russia e Polonia, e col maggio nella Bosnia, Erzegovina, Serbia, Bulgaria. Per cui l'influenza dei mesi caldi sembra maggiore nei paesi del Sud (Vedi Atlante). 4. Stagioni. — Raggruppando i dati sulle ribellioni di 100 anni in Europa troviamo per stagioni: b. .0 cd ca W • V^l ^ m ee ^ aa o cd ^ m ^ N ^ 'Ñ oo cil m cd cá m ^ b ^ g • c3 A o ` o cd ó W ce p 7' 0 ^ .O cd ce 1-. H G7 ce- ce á ti -1-, `.a •, c^ m Z, cd c Ti' ,.. .Y: ^ Primavera tu ^ 23 ^ 27 ^ 4- Pa 7 ^ E^ 9 ^ r^ 6 p w 16 Én  Ñ al  ú^ 7  6 ó a^ 7 c ^,, 6 ^ ^ ^ 5 ^ t^ 7 ^ 3 m ^ 4 P. '' .-- , 6 o C^ 3 Estate 38 29 12 11 7 20 8 5 3 3 9 11 6 4 1 0 Autunno 18 14 4 5 3 15 6 3 l 3 5 4 7 2 2 2 Inverno 20 18 6 3 3 10 2 10 4 3 4 3 2 2 1 1 Per lo che in 9 nazioni, fra cui tutte quelle del Sud, il predo- — 8 -- minio è nell'estate; in 4, e fra esse le più nordiche, è in primavera; per una si notò in autunno (Austria-Unghe ria ) e per una in inverno (Svizzera). Salvo due eccezioni, la primavera ha sempre più rivolu- zioni che l'autunno; troviamo, poi, che 5 volte, e principalmente nei paesi più caldi, l' inverno ha più rivoluzioni che l'autunno, 8 volte ne ha meno, 3 volte un numero uguale. E volendo contarvi l'America specie del Sud, ritenendo che ivi il gennaio per l'America corrisponda al nostro luglio, il febbraio al- l'agosto (v. s.), ecc., abbiamo: Primavera Estate  . Autunno . Inverno  . .  . .  . • . America 76 92 54 61 Europa 142 167 94 92 .,1.,1. Donde si vede che l'estate tiene il primo posto per entrambi gli emi- sferi; la primavera poi supera sempre l'autunno e l' inverno, come nei delitti, forse per i primi caldi, ma anche per le minori provviste; mentre l'autunno e l' inverno hanno un numero di rivoluzioni poco differenti fra loro; cioè per l'America l'inverno dà 7 rivoluzioni più che l'autunno, per l'Europa 2 di meno. Quanto agli altri delitti, con evidente predominio dell'estate e della primavera, secondo G-uerry abbiamo '11 ^ nell' inverno . in primavera » estate . . » autunno . In Inghilterra  In Francia delitti contro le persone • • • 17,72 15,93 . . 26,20 26,00 31,70 37,31 • • • 24,38 20,60 Benoiston de Chateneuf segnalb la maggior frequenza dei duelli nell'armata in estate (Corre, Crimes et Suicides, 1891, pag. 626). — Ho dimostrato la stessa influenza pelle produzioni geniali (Nomo di genio, parte I). 5. Anni caldi. --- Ferri nel suo Das Yerbrechen in seiner Abhcin- —9— gigkeit von dem jarhlichen Temperaturwechsel, 1882 mostrò come dallo studio sulle statistiche criminali francesi dal 1825 al 1878 si possa concludere non solo pei mesi, ma per gli anni più o meno freddi, un parallelismo quasi completo colla criminalità. L'influenza della temperatura si mostra spiccata e continua dal 1825 al 1848, ed è spesso anche maggiore di quella esercitata dalla produ- zione agricola. Dal 1848 in poi, salvo le perturbazioni più gravi, agricole e po- litiche, ritorna di tempo ín tempo la coincidenza fra la temperatura e la criminalità, sebbene in modo meno evidente e sensibile, specie per gli omicidi e assassini, come negli anni 1826, 1829, 1831-32, 1833, 1837, 1842-43, 1844-45, 1846, 1858, 1865, 1867-68 — che per gli stupri e attentati al pudore, i quali seguono invece assai più esattamente le variazioni termometriche annuali. -- Così : gli omicidi da 470 nel 1830 salirono nel 1832 a 520 e la temp. da 31° a 35° e da 435 » 1848 gli stupri da 380 » 1848 e da 550 » 1871  »  » 1874 a 850  » da 31°,5 a 38°,5 Pei delitti contro le proprietà abbiamo un predominio notevole nell'inverno, per es., furto e falso in gennaio, e poca differenza nelle altre stagioni. Qui l'influenza della meteora è affatto diversa: aumenta i bisogni, e diminuisce i mezzi di soddisfarli. 6. Calendario criminale. — Lacassagne e Chaussinaud (1), e Maury completarono questa dimostrazione costruendo colla statistica dei singoli delitti, dei veri calendari criminali ;a quella guisa con cui i botanici ci diedero i calendari di flora. L' infanticidio occupa il primo posto fra i delitti contro le persone nel gennaio, febbraio, marzo e aprile (647, 750, 783, 662), il che corrisponde ed ai maggiori concepimenti dei mesi primaverili, i quali scemano in maggio, e sopratutto in giugno e luglio, riaumentano nel novembre e dicembre (carnevale) ed al maggior numero di nascite illegittime (1100, 1131, 1095, 1134), e press'a poco agli aborti. (1) Marche de ta criminalité en Frunce, 1880, Lyon. » » 1850 a 560 » » 31°a 33° » » 1852 a 640 » » 31° a 35° 01' — 10 — Gli omicidi hanno un massimo, come le ferite, nel luglio (716). Invece i parricidi l'hanno nel gennaio e nell'ottobre. La temperatura si mostra nel suo massimo d'azione nello stupro sui fanciulli, che ha il suo massimo nei mesi di giugno, poi di maggio, luglio e agosto (2671, 2175, 2459, 2238), il minimo in dicembre (993), seguìto dagli altri mesi freddi, mentre la media mensile è di 1684. Gli stupri sugli adulti non seguono lo stesso andazzo: dan il massimo in giugno (1078), il minimo a novembre (534), s'alzano in dicembre e gennaio (584) (io credo per il carnevale) : sono poi stazionari in febbraio (616), riascendono in marzo e maggio (904) : mentre la media mensile è 698. Le ferite hanno un andamento irregolare perchè meno influenzato dal clima: si alzano in febbraio (937), si abbassano nei mesi se- guenti (840-467) per rialzarsi in maggio (983), giugno (958), discen- dono in luglio (919), e riprendonsi in agosto (997) e settembre (993), per riabbassarsi a novembre e dicembre (886). Invece nei delitti contro le proprietà la variazione non è così straordinaria, dando una differenza di 3000 in pizi, è vero, in di- cembre e gennaio (16.879, 16.396), in genere nelle stagioni fredde, e una decrescenza nell'aprile (13.491) e nelle stagioni calde, eviden- temente non per ragione diretta del freddo, ma perchè nell'inverno aumentano i bisogni, e scemano i mezzi di ripararli, e si hanno anche maggiori opportunità del furto (media mensile 14.630). Finalmente se noi seguiamo i curiosi studi di Maury (Le mouve- ment mural de la société, 1860) fatti sui ms. di Guerry, mese per mese si può concludere: In marzo 1' infanticidio tocca, assolutamente, il primo posto; su 10.000 delitti entra con 1193; vengon dopo lo stupro con violenza con 1115, la supposizione e sparizione di parti, 1019, e il ratto di minori, 1054; in 3 a fila vengono le minaccie con iscritti 997. In maggio noi troviamo il vagabondaggio, 1257, fra i primi; ven- gono poi lo stupro e l'attentato al pudore, 1150; indi l'avvelenamento, 1144; e lo stupro su minorenni, 1106: quest'ultimo vi sale brusca- mente, grazie al calore, al 4° dal 35° grado in cui era nel marzo; I r — 11 — in aprile scende già al 10°. In giugno va al 2° con la cifra di 1303. — Il primo posto in giugno, però, tocca ad un crimine assai analogo, lo stupro su adulti, 1313; il 4° appartiene pure ad un delitto pure sessuale, l'aborto, 1080, mentre il parricidio occupa il terzo posto con 1151. In luglio lo stupro su fanciulle sale al 1° grado, 1330, e gli altri più numerosi sono della stessa specie; ratto di minori, 1118; attentato al pudore, 1093. Al 3° posto ascendono le ferite sui con- sanguinei, 1100. In agosto, la libidine cala al 3° posto; il 1° tocca agli incendi rurali; qui non è più la temperatura, ma l'occasione che eccita il colpevole, essendo l'epoca del raccolto la più propizia alle vendette sulle proprietà; ma anche a questa tendenza violenta e passionata, osserva assai bene Maury, la stagione calda non è certo estranea ; e forse perciò le false testimonianze lasciano il posto alle subornazioni di minori. In settembre le passioni brutali s'ammorzano ; e gli attentati su fanciulli sono al 15° grado e al 25° quello su adulti; invece i furti, gli abusi di confidenza toccano il 4 0 posto. La concussione, la corruzione vi tiene il primato e così pure in ottobre, il che devesi all'essere queste l'epoche degli affitti e dei rendiconti di cassa. Le molte soppressioni e supposizioni di parti dipendono dalla coincidenza col maggior numero delle nascite. Da ottobre a gennaio spesseggiano l'assassinio, il parricidio, il furto sulle pubbliche vie, grazie alle notti lunghe e alla solitudine dei campi. In novembre si riprendono gli affari e quindi maggiori i falsi in scrittura, le corruzioni. In gennaio, la falsa monetazione, i furti nelle chiese prendono il primato, certo grazie all'oscurità del giorno. In febbraio riappare l'infanticidio e la soppressione di parto, per- chè corrispondono all'epoca dei maggiori concepimenti. T delitti di libidine in ottobre avean toccato il 28° posto e il 29° l'attentato su adulti che in novembre scesero al 24° e al 26°. — 12 — Ma che sui delitti d'impeto o di passione predomini sempre l'in- fluenza del calore, io l'ho potuto dimostrare in un altro modo: da uno spoglio fatto in 5 case di pena d' Italia (1), comunicatomi, con quella gentilezza che gli è propria, dal comm. Cardon, e da un altro fatto per un quinquennio nella casa di pena d' Aversa dal Virgilio, ho potuto convincermi che le punizioni per atti vio- lenti nelle case di pena sono numerose assai più nei mesi c aldi ; per es. : Maggio .  . 346  Ottobre . . . 368 Giugno .  . 522  Novembre  . 364 Luglio . . . 503  Dicembre  . 352 Agosto .  . 433  Gennaio .  • 362 Settembre  . 500  Febbraio  . 361 Gli stessi risultati si ottengono tenendo conto degli accessi degli alienati, che dànno: (1867)  (1868) Il massimo in Settembre  460  191 Giugno  452  207 » Luglio  451  294 Il minimo in Novembre  206  206 » Febbraio  250  121 » Dicembre  245  87 Gennaio  222  139 7. Caldi eccessivi. — Quanto al minore predominio dei caldi ecces- sivi e misti all'umido, ora Corre (Facteurs généraux de la criminalité dans les pays créoles — Arch. d'anthr. crini., 1889, IV, 20 — Arch. de psych., X, 3) ci offerse un'altra analogia. Egli osservò nei reati dei creoli alla Guadalupa che quando vi è il massimo del caldo (5 lu- glio, 29 0 ,3) si ha il minimo di crimini, specie contro le persone, mentre nel marzo (con soli 17°) vi è il massimo di rei; un' inver- sione, quindi dell'influenza termica, affatto simile a quella che i grandi (1) Ancona, Alessandria, Oneglia, Genova, Milano, le punizioni annotate fu- rono per gravi indiscipline, alterchi e violenze contro le persone. -- 13 -- caldi esercitano nelle rivoluzioni e ciò perchè il caldo umido eccessivo vi agisce da deprimente e il freddo leggero da eccitante. Nella stagione fresca notaronvisi 53 reati contro le proprietà » »  »  48 »  »  persone » calda  »  23 »  »  » >>  »  »  51  »  »  proprietà. Egli notò pure che nei reati contro le persone il giugno dà la quota massima — il gennaio la minima. 8. Altre influenze meteoriche ecc. — Sogliono i direttori delle car- ceri avvertire come i detenuti siano più irrequieti in vicinanza ai temporali ed all' approssimarsi del 1° quarto di luna ; io non ho dati sufficienti per dimostrarlo. Siccome gli alienati che si identificano ai delinquenti quanto al risentire notevolmente l' influenza termometrica sono pur sensibilis- simi alle variazioni barometriche, è probabile che altrettanto accada dei criminali (1). Un fatto, poi, mi ha colpito che dimostra agire nel medesimo tempo le influenze meteoriche e le organiche: è: che avendo per parecchi anni notato gli entrati nel carcere giudiziario di Torino, giorno per giorno, costantemente vidi in alcuni giorni entrare un numero notevole, fino 10 su 15, di erniosi, o di individui asimmetrici, o biondi, o neri, spesso anche provenienti da paesi diversi ; e nei giorni di una stessa settimana in cui, dunque, l'influenza della temperatura era immutata. L'influente economiche e politiche degli ultimi anni prevalsero così da far andare in seconda linea le meteoriche: così è che l'azione del calore medio dell'anno, evidente nei passati anni in Francia, scema negli ultimi ; così è che l'Europa nordica (Russia, Danimarca) che parea non desse mai ribellioni, ne dà ora quanto nei paesi del sud; ma non perciò quelle prime influenze possono disconoscersi. 9. Delitti e ribellioni nei paesi caldi. — È evidente in tutto ciò il predominio non esclusivo, ma grande, del fattore termico; e ciò (1) Vedi Pensiero e meteore, di C. LOMBROSO. Milano, Dumolard, 1878. — 44 — riesce ancor meglio colla ricerca della distribuzione geografica dei delitti e delle ribellioni politiche. Infatti nelle zone meridionali, di Francia e d'Italia, si commet- tono delitti contro le persone (meno assai contro le proprietà) più numerosi d'assai che nelle nordiche e centrali, sul che ritorneremo tosto parlando della camorra e del brigantaggio. In Francia, G-uerry dimostrò che i reati contro le persone sono al sud più numerosi del doppio, 4,9, che non al centro ed al nord, 2,7; 2,8. Viceversa, i delitti contro la proprietà spesseggiano al nord, 4,9, in confronto del sud e del centro, 2,3. In Italia: Omicidi qualif., Reati  semplici, ecc.,  Furti denunciati  e grassazioni  qualificati con omicidio Proporzioni su 100,000 abitanti Italia settentrionale . 746 7,22 143,4 Italia centrale  .  . 862 15,24 174,2 Italia meridionale  . 1094 31,00 143,3 Italia insulare  .  . 1141 30,50 195,9 Nella stessa Italia del nord, la Liguria, per ciò solo che gode di un clima assai più mite, offre in confronto delle altre regioni un maggior numero di reati contro le persone. Il massimo numero dei reati denunciati nel 1875-84 fu dato dal Lazio e poi dalle regioni insulare e meridionale; il minimo dai com- partimenti del nord, con una quota che va da 512 reati su 100,000 abitanti nel Piemonte, da 689 in Lombardia a 1537 nel Lazio; 1293 in Sardegna, 1287 nelle Calabrie. E le proporzioni più gravi nel numero degli omicidi troviamo esclusivamente al sud e nelle isole. In Russia l'infanticidio, insieme al furto nelle chiese, è massimo al sud-est, mentre l'omicidio, e più il parricidio, crescon dal nord-est al sud-ovest (Anutschin). Holtzendorff calcola « che il numero degli assassini degli Stati Meridionali del Nord America sia di 15 volte superiore a quello dei Settentrionali; così nella N. Inghilterra, si ha 1 omicidio su 66.000 abitanti; nel Sud se ne ha 1 su 4 a 6000 abitanti ; nel u, , — 15 — Texas, secondo Redfield, se ne ebbero 7000 su 818.000 abitanti in 15 anni — ; fin nelle scuole vi si trovano fanciulli provvisti d'armi insidiose » (1). Osservando la distribuzione degli omicidi semplici e qualificati, in Europa (Atlante), troviamo le cifre maggiori in Italia e negli altri paesi più meridionali d'Europa : dando le cifre più scarse in alcune delle terre più nordiche come l'Inghilterra, la Danimarca, la Ger- manía (vedi Atlante). Ed altrettanto dicasi per le rivolte politiche in tutta Europa (Vedi Atlante e mio Delitto politico, 1889). Noi troviamo, infatti, il numero di queste aumentare man mano da nord a sud, precisamente come aumenta da nord a sud il calore (Vedi Atlante) ; vediamo la Grecia darci sulla proporzione di 10 milioni d'abitanti 95 rivoluzioni, cioè il massimo; e 0,8 la Russia, il minimo; vediamo le più piccole quote nelle regioni nor- diche, Inghilterra e Scozia, Germania, Polonia, Svezia, Norvegia e Danimarca, e le maggiori nelle regioni meridionali, Portogallo, Spagna, Turchia d'Europa, Italia meridionale e centrale, ed un numero medio, appunto nelle regioni centrali. Complessivamente troviamo nella: Europa nordica  . . 12 rivolte circa sopra 10 milioni d'abit. »  centrale . . 25  »  »  » »  meridionale . 56  »  »  » Vediamo, poi, considerando solo l'Italia, che 27 rivoluzioni su 10 milioni d'abitanti accaddervi nella regione settentrionale ; 32 per l'Italia centrale, e 33 per l'Italia meridionale (di cui 17 nelle isole, Sardegna, Corsica, Sicilia). Una nuova prova per gli omicidi e per le ribellioni ne possiamo trarre dalla Statistica decennale della criminalitá in Italia pub- blicata dal comm. Bodio e dalla Statistica criminale dell'anno 1884 per la Spagna, pubblicata dal Ministero Spagnuolo di Grazia e Giu- (1) Assassinio e pena di morte, Berlino, 1895. — 16 —  ^i ¡¡ ^Ir  l í' stizia (Madrid, 1885); dividendovi per ogni grado di latitudine il nu.. mero di quei reati, e proporzionandolo alla popolazione, troviamo: Sana (1)  Italia (2) Spagna ( su 100 mila abitanti N° dei reati commessi  N° dei reati denunciati Gradi di lat.  Rivolte c. le guardie  C.• le persone  Rivolte c. le guardie  Omicidi dal 36° al 37°  circa 14 74,3 »  37°  » 38°  » 12 112,1 36,7 39,9 »  38°  » 39°  » 9 58,5 42,0 32,8 io »  39°  » 40°  » 8 48,4 30,6 30,0 »  40°  » 41°  » 11 (3) 72,4 37,8 (5) 31,9 »  41°  » 42°  » 9 (4) 39,7 36,8 (6) 28,7 »  42°  » 43°  » 6 31,2 32,7 20,9 »  43°  » 44°  » 5 29,7 18,7 14,1 »  44°  » 45°  » 19,8 9,2 »  45°  » 46°  » 19,2 5,8 »  46°  » 47°  » 16,2 5,8 (7) Da cui l'azione del clima meridionale risulta evidente, e modificata solo per le ribellioni per influenza della capitale (3) (6) e delle grandi città (4) (5). (1) Per la Spagna nella l a classe di reati comprendonsi: Ribellioni, sedizioni, resistenze, attentati contro le pubbliche autorità e loro agenti, insulti a funzio-  íi nari delle pubbliche amministrazioni, disordini pubblici; nella 2 a : Parricidi, as-  ir sassinii, omicidi, spari d'arma da fuoco contro persona, ferite, aborti, infanticidi e duelli (Però duelli, infanticidi e aborti non sono insieme che 33 sopra 9154, numero degli altri reati). II numero poi 6 quello dei reati che hanno dato luogo a procedimento e la cui esistenza fu accertata. (2) Per l'Italia queste classi comprendono: la prima : Ribellioni, oltraggi, vio- lenze, ecc. contro depositari ed agenti dell' autorità e della forza pubblica; la seconda: Omicidi qualificati, semplici ed improvvisi e ferimenti con susseguita  ^d morte; grassazioni, ricatti, estorsioni e rapine con omicidio: sono i reati denunciati.  `r (3) Notisi che qui si comprende la capitale Madrid. (4) D  n  Barcellona e Saragozza.  Í';à (5) n  »  Napoli. (6) a  a  n Roma. (7) Ricordiamo che la divisione per provincie non essendo fatta per ragioni climatiche, ma storiche, politiche, ecc., alcune zone, specialmente in Italia, sta- rebbero tra l'uno e l'altro grado di latitudine, per cui noi tenemmo d' occhio specialmente la posizione del capoluogo di provincia, in cui del resto avvengono il maggior numero di questi reati. — 17 — Viceversa in Spagna i furti qualificati si vedono emergere tanto nelle provincie del Nord, Santander, Leon, come nel Sud a Cadiz, come nel centro a Badajos, Cacerez e Salamanca, perchè meno dipen- dono dal clima — e più dall'occasione: e perciò ivi pure sono più frequenti nelle provincie del centro (dov' è la capitale) e del nord l'infanticidio ed ìl parricidio — come in Europa in genere ed in Italia e Francia. In Italia vediamo dal grandioso Atlante del Ferri e dalle sta- tistiche del Bodio prevalere questa influenza del caldo per tutta l'Italia meridionale e insulare, salvo Sardegna, per gli omicidi sem- plici, e nella Sardegna e Forlì per i qualificati: gli assassini pure aumentano nell'Italia meridionale, ed insulare, salvo la parte colo- nizzata dai Greci, — Puglia, Catania, Messina, ecc. I ferimenti vo- lontari aumentano colla stessa legge, fatta eccezione della Sardegna in cui scemano, e coll'aggiunta della Liguria in cui compaiono in maggior numero (Vedi Atlante). I parricidi assumono un analogo indirizzo: fortissimi, è vero, nel- l'Italia meridionale e insulare, salvo nella parte Greca, hanno però un certo aumento nel cuore del Piemonte. I venefici abbondano pure nel- l'Italia insulare e nelle Calabrié, e negli antichi stati romani, qui evidentemente senza influenza di clima. — Anche 1' infanticidio si vede pur forte in Calabria, Sardegna, ma anche negli Abruzzi, ed in Piemonte, rendendosi così indipendente quasi dal clima (Atlante). Più ancora ciò notasi pelle grassazioni con omicidio prevalenti nell'alto Piemonte, in Massa e Porto Maurizio, oltrechè negli estremi lembi d'Italia e nell'isole. I furti qualificati poi abbondantissimi in Sardegna, Calabria, Roma, presentano un altro massimo in Venezia, Ferrara, Rovigo, Padova, Bologna, Roma, indipendentemente dunque quasi affatto dal clima (Ferri, Omicidio, 1895). Così anche in Francia: poichè si vedono più frequenti gli assassini e gli omicidi nella Francia del Sud, con alcune eccezioni che si spie- gano etnicamente: invece i parricidi, gli infanticidi si sparpagliano al Nord, al centro, al Sud, senza una speciale influenza climatica, essenzialmente perchè qui le cause occasionali prevalgono (Atlante). Lobunos° — Uomo delinquente — Vol. III. -- 18 — CAPITOLO II. Influenza dell'orografia nel delitto. Geologia. — Terreni gozzigeni, malarici, ecc. Volendo ricercare le altre influenze e specialmente le orografiche ed etniche mi valgo della distribuzione geologica ed orografica della Francia di Réclus (Géograplzie), del Chassinaud, Étude de la sta- tistique criminelle de France, Lyon, 1881, di Collignon, Contribution à l'étude anthrop. du population francaise, 1893; Idem, Indice ce fa- lico secondo il delitto in Francia; Archives d' anthrop. trim., 1890; del Topinard, La couleur des yeux et cheveux (Arch. d'anthr.,1879), e per l'Italia: Li vi, Saggio di risultati antropometrici, Roma, 1894; Id., Sull'indice cefalico degli italiani, Roma, 1890, e per la stati- stica dei condannati in Francia della Justice en France (1882) colle medie dei condannati dal 1826 al 1880: e delle belle opere di Socquet, Contribution à l'étude statistique de la crirninalité en France, dal 1876 al 1880, Paris, 1884, del Joly, La France eri- minelle, 1890, dell'Atlante dell' Omicidio del Ferri, 1895, che supera quanto si è mai fatto in Italia e Francia su questo argomento, e finalmente delle bellissime statistiche penali di Bodio. 1. Geologia. — Uno studio anteriore fatto sulla distribuzione geologica dei terreni in Francia mi aveva già provata la scarsis- sima influenza delle condizioni geologiche sui reati politici, essendo la quota dei ribelli press'a poco egualmente distribuita nei vari terreni salvo forse una piccola sproporzione pei terreni giurassici e calcarei (V. Delitto politico, p. 77). Altrettanto devo ripetere per la distribuzione dei reati contro le persone per 54 anni in Francia dove troviamo: 21 0/0 pei dipartimenti in prevalenza di terreni giur. calcarei 19 »  »  »  »  granitici 22 »  »  »  »  cretacei 21 »  »  »  »  alluvionali ^^t l^ tgl — 19 — con differenze quasi nulle ; e dicasi altrettanto pei reati contro le proprietà. 2. Orografia. --- Studiando il rapporto dell'orografia colla quota dei reati contro le persone, tentati e consumati in 54 anni in Francia, vediamo come la quota minima di dipartimenti con cifre superiori alla media della Francia intera: la. quota minima 20 0/0 si trova nei dipartimenti di pianura, » media  33 » nei colligiani » massima 35 » nei montani, certo perchè la montagna offre maggior opportunità agli appostamenti, e perchè alberga popolazioni più attive. Che vi sia veramente un rapporto colla maggior attività lo sospetto dall'aver trovato la stessa distribuzione in Francia per la genialità e per le tendenze rivoluzionarie, massima nei dipartimenti montani, 50 0/0, minima nei pianigiani (V. Delitto politico, cap. IV). Quanto agli stupri, pari o quasi, nei dipartimenti a terreno mon- tano — 35 0/0 — e colligiani — 33 0/0 — essi sono straordinaria- mente più numerosi in quelli in pianura che dànno il 70 0/0 certo perchè qui la popolazione è più densa e più abbondanvi le grandi città. Quanto ai reati contro la proprietà, le differenze sono assai meno spiccate. Si vedono essi eccedere all'inverso dei reati contro le persone : più  nei distretti pianigiani  fino al 50 0/0 diminuendo nei  »  colligiani  »  47 » e  nei  »  montanini  »  43 » In Italia i furti qualificati non mostrano una speciale tendenza verso il Sud nè un rapporto orografico. Noi li vediamo (Atlante Ferri) dare i massimi, oltre i 201 per 100,000 abit. nella piana del Po (Nord d'Italia) in Bologna, Ferrara, Venezia pianigiane ; e nella Calabria che è montuosa e marina, come in tutta la Sardegna pure marina e montanina; e nella provincia di Livorno, mentre la più meridionale Sicilia ne è meno colpita. Nel Tonchino la pirateria è favorita dal sistema d'irrigazione che 1D^ D2D^ — 20 — facilita l' operazione dei banditi formicolanti nei litorali (Corre, Ethnol. Cr., 43). Malaria. — Prendendo i paesi d'Italia che dalla bellissima carta di Bodio, 1894, appaiono i più colpiti dalla malaria che vi causa mortalità da 5 a 8 per 1000 abitanti, e sono Grosseto, Ferrara, Venezia, Crema, Vercelli, Novara, Lanciano, Vasto, S. Severo, Ca- tanzaro, Lecce, Foggia, S. Bartolomeo in Galdo, Terracina, Sardegna, vediamo che l'intensitá del morbo coincide col maggior numero dei reati contro le proprietà in 5 su 13 — in Grosseto, cioè, Ferrara, Sardegna, Lecce, Roma. Quanto agli omicidi ecc. manca completamente ogni rapporto: anzi si nota che nella Sardegna meridionale, la più colpita dalla ma- laria, vi sono meno reati che nella settentrionale : altrettanto dicasi dei reati contro il buon costume; e così in Francia ove Morbihan e Landes, Loir-et-Cher ed Ain, malarici, hanno cifre scarse di omicidi e stupri. Gozzigeni. — I grandi centri cretinogini e gozzigeni d'Italia che tanto influiscono sull'igiene e sull' intelligenza degli abitanti (1), Sondrio, Aosta, Novara, Cuneo, Pavia, non si distinguono per pecu- liari intensità nel crimine, son tutti sotto la media nell'omicidio, nei furti e nei reati contro i costumi solamente. Sondrio contro il buon costume dà più rei che le vicine Como e Brescia — come 13,2 a 9,5 ed 8, 0. Anche in Francia se Basse ed Alte Alpi, Pirenei orientali dànno ci fr e alte di gozzuti e di omicidi, 9,76 per milione di abitanti, vice- versa Lozère, Ariège, Savoia, Doubs, Puy de Dome, Aisne, Alta Vienna hanno molti gozzi e pochi omicidi, da 1 a 5,7 per un milione di abitanti, e così pei furti che scarseggiano in tutti i paesi gozzuti meno Doubs, Vosgi, Ardenne ; però è certo che nei paesi dove do- mina il gozzo si nota una speciale crudeltà mista a lascivia nei de- litti, ma per potersene accorgere bisognerebbe fare lo studio per cir- condarii (2). 1 9' (1) Vedi mio Uomo di Genio, 6 a ed., p. 77 e mio Delitto Politico, Parte I. (2) Da uno studio, però, sul 1890-94, che potei ottenere dall'ill. Proc. del Re 1 — 21 — Mortalità. — Su 23 dipartimenti francesi che dànno una morta- lità minima (1), 7 = 30 0/0, superano la media francese pegli assas- sini; cioè Lot et Garonne, Aisne, Marne, Cóte-d'Or, Eure, Haute-Saóne, Aube, dando una media per gli assassini, di 13,9 0/00 (Ferri, Atlante). Su 18 dipartimenti di media mortalità, 6 — 23 0/0, superano pure la media degli assassini, cioè Indre et Loire, Aude, Basses Pyrénées, Hérault, Doubs, Seine et Oise, Vosges. Tutti 18 dànno una media generale di 15,4 di poco, dunque, differente dai primi. Su 25 dipartimenti di massima mortalità, 7 = 28 0/0, sorpassano la media degli assassini ; cioè Basses Alpes, Haute Loire, Seine, Seine Inférieure, Bouches du Rhóne, Corse et Var: dando una media generale di 28 0/0. Però, togliendo i 2 ultimi dipartimenti, esagera- tissimi, la differenza è assai minore (20 0/0). Pei furti su 24 dipartimenti con minima mortalità, 14 superano il 90 0/00 dando una media di 102,4. Su 18 dipartimenti di mortalità media, 7 superano di poco il 90 0/00 dei furti, dando una media generale di 910/00. Su 25 dipartimenti con minima mortalità, 8 superano il 90 0/00 dando una media di 105. In complesso può dirsi dunque che manca una corrispondenza pei farti, mentre per gli assassini vi ha parallelismo colla maggior mor- talità e così in Italia (Sicilia, Sardegna, Basilicata). Quanto alle ribellioni predominano pure ove è maggiore mortalità: Su 27 dipartimenti, con mortalità minima, 15 ribelli, 12 conservatori » 27  » »  massima 21  »  6  » (2). Appiani, cavo che in Aosta omicidi 0,49 per 10.000 abitanti. -- ferite  2,9 stupri 0,40 furti 44,00 dunque con sola superiorità nei reati di furto, che devono essere quindi occasionali e di niuna importanza. (1) BERTILLON, Démographie de la France, 1878. (2) LOMBROSO, Delitto político ecc., 1890. Torino 0,75 12,00 0,56 24,00 campestri e — 22 — CAPITOLO III. Influenza della razza. Selvaggi onesti. — Centri criminali. — Razze semitiche, greche in Italia e Francia. — Indice cefalico. — Color dei capelli. Ebrei. — Zingari. Influenza delle razze. — Abbiamo gin, veduto, e vedremo ancor meglio più tardi, come la nozione del delitto sia assai poco distinta nell'uomo selvaggio, tanto da farci sospettare mancasse affatto nel- l'uomo primitivo (Vedi Vol. I, Parte I). Però molte tribù selvaggie mostrano d'aver una morale, relativa, una morale tutta loro propria, che applicano a loro modo: e di qui allora comincia il delitto anche fra essi. Nei Yuris d'America il rispetto alla proprietà è così grande, che un filo basta per tener luogo di confine. I Coriacchi, i Mbaya puniscono l'omicidio com- messo nelle proprie tribù, benchè non lo riguardino come delitto quando sia perpetrato nelle altre. Ognuno comprende, che senza una simil legge, la tribù non avrebbe coesione, verrebbe a disciogliersi. Però, anche a questa relativa morale vi sono tribù che spiccata- mente ripugnano; così, nella Caramansa, in Africa, accanto ai paci- fici ed onesti selvaggi Bagnous che coltivano il riso, vi sono i Ba- lanti che vivono solo di caccia e di rapina; uccidono chi ruba nel loro villaggio, ma non perciò si risparmiano il furto nelle altre tribù (Revue d'anthropologie, 1874). I buoni ladri sonvi i più estimati e pagati per educare al furto i ragazzi, e scelti a capi delle spe- dizioni. Nel Marocco i Beni Hassan han con essi molta analogia: il latro- cinio è il loro mestiere principale ; sono disciplinati, han capi, di- ritti riconosciuti dal governo che se ne serve per riavere qualche volta gli oggetti rubati; si dividono in ladri di biade, di cavalli, da vil- — 23 -- laggi, da strada; ci son i ladri che van a rubare a cavallo e così rapidamente da esser impossibile il seguirli; s'introducono nudi, un- guentati, nelle capanne; o nascosti da fronde onde non spaventare i cavalli; incominciano i furti ad 8 anni (De Amicis, Marocco, p. 205). Nell'India v'è la tribù Zacka-Khail, che fa professione di rubare, e quando le nasce un fanciullo maschio, ve lo consacra, facendolo passare per una breccia praticata nel muro della sua casa, cantan- dogli tre volte: Sii un ladro. Viceversa, i Kourubar sono famosi per sincerità; essi non men- tono mai; piuttosto che rubare, si lasciano morire di fame, per cui sono scelti alla guardia dei raccolti (Taylor, Sociétés primitivas,. Paris, 1874). Anche Spencer notava alcuni popoli portati all'onestà come i Todos, gli Aino, i Bodos, e sono per lo più quelli che meno hanno in onore la guerra, e più gli scambi. In genere essi non rissano fra loro, lasciano regolare la questione dai capi, restituiscono metà di quello che loro offrite negli scambi quando lor pare sproporzionato. Non hanno la legge dei taglione, ri- fuggono da ogni atrocità, rispettano le donne, eppure notisi non son religiosi. Negli Arabi (Beduini), soavi delle tribù oneste e laboriose, ma ve ne hanno molte di parassitiche, conosciute pel desiderio di avven- ture, pel coraggio imprevidente, per il bisogno di continua mobilità, per mancanza d'ogni occupazione, e per tendenza al furto. Nell'Africa centrale Stanley trovò paesi leali, onesti ed altri, i quali con tendenza al ladroneccio, all'omicidio come Zeghe. Negli stessi Ottentotti e nei Cafri esistono individui più selvaggi, incapaci d' ogni lavoro, che vivono sulle fatiche degli altri, vaga- bondi; son detti Fingas dai Cafri, Sonquas dagli Ottentotti (Mayhew, op. cit.). Meno incerti sono i documenti che valgono a mostrar l'influenza etnica sui reati nel mondo incivilito. Noi sappiamo che gran parte dei ladri di Londra sono figli di Irlandesi o nativi del Lancashire. In Russia, scrive Anutschine, Bessarabia e Cherson dànno, toltane la. — 24 — capitale, il rnassimo di delitti: anzi, in confronto agli accusati, i condannati vi sono in numero maggiore; la criminalità vi si tras- mette di famiglia in famiglia (Sito. d. Geogr. Gesel., 1868, S. Pe- tersburg). In Germania í paesi con colonie zingariche si conoscono per la maggiore tendenza al furto nelle femmine. In Italia sono tristamente celebri per brigantaggio le colonie al- banesi. Centri crimináli. — In tutte le regioni d'Italia, e quasi in ogni provincia, si additano alcuni villaggi per avere somministrato una serie non interrotta di speciali delinquenti: così in Liguria, Lerici è proverbiale per le truffe, Campofreddo e Masson per gli omicidi; e sul Novese, Pozzolo per le grassazioni ; nel Lucchese, Capannori per assassini; in Piemonte, Cardè (su quel di Saluzzo) pei suoi ladri campestri e San Giorgio Canavese, Vische, Candia (1); nel Lodigiano, Sant'Angelo pei furti, come una volta Guzzola sul Cremonese, Pon- teterra sul Mantovano, Este, Cavarzere, S. Giovanni Ilarione e Mon- tagnana sul Veneto; altrettanto Pergola nel Pistoiese, sicchè Pergo- lino vi è divenuto sinonimo di ladro; nel Pesarese, San Pietro in Calibano è famigerato per furti campestri, Sant'Andrea in Villis e Ferreto per l'assassinio negli uomini, e nelle donne per piccoli furti. Nell'Italia del sud, Sor • a, Melfi, S. Fele diedero sempre briganti fin dal 1660, come Partinico e Monreale in Sicilia. Questo predominio del delitto in alcuni paesi è certo dipendente dalla razza, come per alcuni ci è rivelato dalla storia. Così Pergola nel Pistoiese fu popolata da zingari, Masson da assassini portoghesi e Campofreddo da corsari corsi, così che ancor il dialetto vi è misto di córso e di ligure. Più famigerato di tutti è il villaggio d'Artena nella provincia di Roma studiato così da Sighele (Arch. di Psich., XI, 1890) : « Situato in cima di una collina, fra una campagna verde e ridente, (1) a Candia, Orco, Baron e Vische sun tuti lader e sassin. — Da Vische 'n là a'n'ajè un pér cà n è proverbio canavesano. — 25 — con un clima dolcissimo, questo paese ove è sconosciuta la miseria, dovrebbe essere uno dei più onesti e dei più felici. Invece esso ha una celebrità infame e i suoi abitanti sono considerati nei dintorni come dei ladri, dei briganti, degli assassini. Questa nomea non data da ieri : nelle cronache italiane del Medio-Evo si trova spesso il nome d'Ar- teria, e la sua storia si può riassumere in una lunga serie di delitti. « Sì può giudicare della gravità del male dalla seguente tavola statistica : DELITTI Numero annuo dei delitti (ogni 100.000 ab.). Anni 1875-88  Anni 1852-88 ITALIA  ARTENA Omicidi, assassinii e furti con omicidio .  9,33 57 — Ferimenti  .  .  • .  34,17 205 — Grassazioni .  . .  3,67 113,75 Furti semplici e qualificati  . .  47,36 177 — « Da cui appare che si distingue per un numero di ferimenti, omi- cidi ed assassinii sei volte maggiore di quello della media dell'Italia e per un numero di grassazioni trenta volte maggiore di quello della media dell'Italia. E ancora queste cifre non dànno un'idea della ferocia ed audacia dei delinquenti Artenesi. Per rendersene conto, bisognerebbe descrivere tutti i delittí, bisognerebbe vedere come si assassina di pieno giorno sulla pubblica piazza, come si strangolano i testimoni che osano dire la verità ai giudici!... « Le cause, secondo il Sighele, sarebbero il carattere degli abitanti e l'influenza esercitata dai cessati Governi , che produssero altrove brigantaggio e camorra: l'impotenza dell'autorità a colpire i colpe- voli pel silenzio dei testimoni, comprati o impauriti: ma sopratutto l'eredità. Studiando, infatti, i processi intentati contro gli Artenesi dal 1852, Sighele vi ha- trovato sempre gli stessi nomi : il padre, il figlio, il nipote si seguivano a distanza come spinti da una legge fatale. Montefortino, che è il nome precedente d'Arteria, era cele- brato per delitti sino dal 1155. Paolo IV nel 1557 fu condotto a bandirne dalla vita tutti gli abitanti, e dar facoltà a chiunque d'ucci- derli e distrugger il castello « acciocchè non abbia esser più nido et recepto di tristi ladroni ». — 26 — Certo è all'influenza di razza che si deve il fatto del predominio di alcune specie di reati in alcune regioni; così nel Mantovano predomina il delitto dei furti di polli, e l'incendio. Udine correrebbe a ferimenti con grassazione per un centesimo, ed è famigerata pure per le percosse e i ferimenti dei genitori (28 in un anno) — e così Cilento, provincia di Napoli, assassinii per arma da fuoco su 200 abitanti 30 0/0 in un anno. Che la razza entri come fattore nella maggiore criminalità di questi paesi, io lo sospetterei, aneo, dall' avere veduto in parecchi dei loro abitanti, come Sant'Angel.o, Pozzolo, S. Pietro, una statura più alta, che non nei paesi circonvicini. E giova, a questo proposito, notare, come questi paesi abbiano, anche, alcuni costumi particolari, superstiziosi in ispecie. Così a Sant'Angelo il prete è il padrone del paese; guai a chi non gli levi il cappello o anzi non gli baci le mani e perfino al tocco della cam- pana non s'inginocchi: prima di ogni loro mala impresa, i Sant'An- gelini vanno a messa e le donne pregano la Madonna perchè l'as- sassinio ed il furto vadano impuniti. Esse parlano ad alta voce fra loro dei crimini dei loro mariti: ma se questi sono imprigionati, per le prime, se ne maravigliano ed accompagnanli per miglia e miglia, coi bimbi in braccio, scarmigliate, gridando all'ingiustizia; e anche esse, per piccole cause, dànno mano ai coltelli; ma peggio fan gli uomini, inclini a vendetta per le più piccole cause; p. es., due pas- seggieri passando a caso dal villaggio rifiutarono di dare un mozzi- cone ad uno di loro, ed essi subito accordatisi li rinchiusero in una stanza e tentarono farveli morire di fame. Quando si pensa che il malandrinaggio in Sicilia si concentra quasi tutto in quella famosa valle della Conca d'Oro, dove le rapaci tribù Berbere e Semite ebbero le prime e più tenaci dimore, e dove il tipo anatomico, i costumi, la politica e la morale conservano una impronta araba (e bastino a provarlo le descrizioni di Tommasi Cru- deli) (1), quando si pensi che ivi come nelle tribù Arabe l'abigeato (1) e Sono sobrii, pazienti, perseveranti; sentono l'amicizia; hanno l'istinto di pervenire per vie coperte e taciturne allo scopo; ospitali e rapaci; superstiziosi di , ^i — 27 è il delitto più prediletto, resta facile il persuadersi che il sangue di quel popolo conquistatore e rapace, ospitaliero e crudele, intelli- gente, ma superstizioso, mobile sempre ed irrequieto e sdegnoso di freno, deve avere la sua parte nel fomentare le subitanee ed impla- cate sedizioni, e nel perpetuare il malandrinaggio, che, appunto come nei primi Arabi, vi si confonde non rare volte colla politica, ed anche al di fuori di questa, non suscita il ribrezzo nè l'avversione che suole in popoli assai meno intelligenti, ma più ricchi di sangue ariano, anche della stessa Sicilia, p. es. di Catania, Messina. Viceversa, va notato il paese di Larderello di Volterra, che da 60 anni a questa parte non contò un omicidio, nè un furto e nemmeno una contravvenzione. Anche in Francia in una serie di borgate disposte sul confine delle foreste della Thierache, prolungamento di quelle delle Ardenne, Fau- r velle (Bulletin de la Société d'anthropologie, 1891) ha indicato esi- stere una razza delinquente. Dovunque predomina questa razza non vi sono che risse violente di tutte le specie sulle quali l'autorità giudiziaria è il più delle volte obbligata di chiudere gli occhi per non ingombrare le prigioni. Il forestiero che s'arrischia in mezzo a queste popolazioni si espone agl'insulti tanto delle donne che degli ie uomini. Anche nella classe agiata, questa brutalità sovente si rivela li  sotto una certa vernice civile. L'alcoolismo frequente, esagera ancora questa specie di barbarie; vi si nota ripugnanza pei lavori dei campi; sfrutta le foreste o lavora nell' industria del ferro, ma preferisce il muscoli, le mascelle larghe e robuste ; naso dritto e gli archi so- praccigliari accentuati ; il sistema pilifero è abbondante e molto pig- mentato, ciò che li distingue subito da un' altra razza dai capelli i 31  biondi giallastri che occupa molti vicini villaggi, a cui non si as- i le  socia che raramente. n^  - nelle classi basse, ed altieri nelle alte. La parola malandrino perde, in Sicilia, suo significato: si dice, sono malandrino, come per dire: io ho sangue nelle 1 0  vene. Denunciare un omicidio è mancare al codice dell'omertà » (La Sicilia, ecc., Firenze, 1871). ,i. contrabbando. La statura è un po' al disopra della media, ha forti — 28 — Queste influenze non sempre si possono precisare colle cifre alla mano, anche per la ragione che quando ci appoggiamo alle statistiche criminali, troviamo una serie di cause complesse, che ci impediscono di cavare una conclusione sicura. Per esempio, la donna in Spagna, Lombardía, Dalmazia, Voivoidina, Gorizia, darebbe il mínimo della criminalità; ed il massimo nella Slesia austriaca, e nelle provincie Baltiche della Russia (Messedaglia, op. cit.). Ma qui, più che l'in fl uenza di razza, pub quella dei costumi; dove le donne sono istruite al pari degli uomini, come nella Slesia, nel Baltico, e prendono parte alle lotte virili, ivi dànno una cifra di criminalità che più s'avvicina alla virile. Lo stesso pub dirsi della maggiore criminalità che si osservò negli adolescenti (e quindi nei celibi) dei paesi germanici dell'impero au- striaco, specialmente Salisburgo, Austria, in confronto degli Slavi ed Italiani, Gorizia, Tirolo, Carinzia (Messedaglia, op. cit.). Nell'impero d'Austria, osservava il Messedaglia, prevalere i crimini per cupidigia in Bukowina, Croazia, Boemia, Ungheria (68 a 76 010) in confronto alla Dalmazia, Tirolo e Lombardia (32 a 45 0/a). Le grandi lesioni corporali diedero un massimo nella Carniola e Tirolo (28 a 21. 0/a), un minimo in Slesia e Moravia (1,36 0/a). In Baviera, secondo l'Oettingen, si avrebbe un massimo di furti (42 0/0) nella Baviera Alta; un massimo di lesioni corporali nella Bassa (41 0/a), mentre nella Svevia predominano le truffe e nel Pfalz le ribellioni. In Francia, fra gli abitanti di razza pelasgica (Corsica, Marsiglia) predominerebbero i rei contro le persone; fra quelli della germanica (Alsazia) i delitti d' ogni specie, che scarseggerebbero nella celtica (Quetelet). Dall' Omicidio di Ferri è nettamente dimostrata, nelle sue grandi linee, l'influenza etnica sulla distribuzione dell'omicidio in Europa: vi si vede che i Tedeschi ed i Latini si trovano agli estremi anche nella tendenza all'omicidio in genere, nella prevalenza degli omicidii qualificati, nella frequenza dell'infanticidio, come, in senso inverso, si trovano agli estremi nella tendenza al suicidio ed anche alla pazzia, più frequenti presso i Tedeschi che presso i Latini. -29 In Italia rilevando, pel 1880-83, gli omicidii semplici (insieme ai ferimenti con morte) e gli omicidi qualificati (insieme alla grassa- zione con omicidio), denunciati nelle varie provincie, secondo i dati raccolti nel Movimento della delinquenza dal 1873 al 1883, Roma, 1886; noi troviamo: REGIONI D'ITALIA (e popolazione presente al 31 dicembre 1881) Omicidi denunciati per 1 milione di abitanti Omicidi semplici  Omicidi qualif. e ferim. con m.  e grass. con om. Piemonte (3.070.250) . 47 34 Liguria (892.373)  . . • 40 29 Lombardia (3.680.615) . 22 21 Veneto (2.814.173)  . . 34 25 Emilia (1.706.517)  . . . 27 24 Romagna (476.874) . . 103 76 Umbria (572.060)  . . . 102 70 Marche (939.279)  . . . 94 53 Toscana (2.208.869) . . . 76 42 Lazio (903.472)  .  . . 178 90 Abruzzi (951.781)  . . 174 76 Molise (365.434) .  . . 286 104 Campania (2.896.577) . . . 217 81 Puglie (1.589.054)  . • . 117 46 Basilicata (524.504) . • 214 86 Calabrie (1.257.883) . . . 246 104 Sicilia (2.927.901)  . • • 205 122 Sardegna (682.002 . 122 167 con predominio evidente fra le popolazioni a razza Semitica (Sicilia, Sardegna, Calabria) e Latina (Lazio, Abruzzi) in confronto a quelle di razze Germaniche, Liguri, Celte (Lombardia, Liguria, Piemonte) e Slave (Veneto). Oltre, infatti, ai principali elementi etnici primitivi dei Liguri al Nord, degli Umbri ed Etruschi al centro, e degli Osci al Sud, oltre i Siculi, d'origine ligure, in Sicilia, le stirpi che, più concorsero a determinare il carattere etnico delle varie regioni italiane, sono ger- -30 maniche, celte e slave al Nord e fenicie, arabe, albanesi e greche al Sud e nelle isole (Ferri, op. cit.). l agli elementi africani ed orientali (meno i Greci), che l'Italia deve, fondamentalme nte , la maggior frequenza di omicidii in Cala- bria, Sicilia e Sardegna, mentre la minima è dove predominarono stirpi nordiche (Lombardia) : il che riceve la più evidente riprova da talune oasi o di minore o di maggiore frequenza, che sono in troppo singolare coincidenza colle specialità etniche di quei paesi (Id.). Altra prova : in Toscana alla frequenza minima di Siena (3.9 su 100.000 ab.), Firenze (4.3) e Pisa (6.0) fa contrasto l'intensità press'a poco doppia di Massa-Carrara (8.3), Grosseto (10.2), Lucca (11.9) e tripla di Arezzo (13.4) e sopratutto di Livorno (14.0). Ora, oltre le speciali condizioni di vita che si hanno a Massa-Car- rara per le miniere e a Grosseto per le maremme, è innegabile (scrive Ferri, op. cit.) l'in fl uenza etnica (1) nella Lucchesia, cui la statura alta e la dolicocefalia (prevalente pure a Massa-Carrara) e la maggiore tendenza all'emigrazione distinguono dal resto della Toscana : ed aggiungo io l'influenza dei ribelli Liguri antichi che tante volte si sollevarono all' impero di Roma, ma sopratutto è evidente l' influenza etnica a Livorno , di cui è nota l' origine. Villaggio paludoso nel XVI secolo, con 749 abitanti nel 1551, fu popolato prima dai Liburni K popoli dell' Illirico, inventori delle Galeotte liburne, e insigni pirati, a cui si aggiunsero saraceni, ebrei, marsigliesi » poi da avventurieri e pirati, ivi chiamati dai Medici. E Livorno, che nel 1879-83 diede la proporzione più alta per tutta Italia del totale dei reati denunciati, dà pure, in confronto alla Toscana, compreso Arezzo, cifre più alte di omicidii qualificati, e di ribellioni come di furti qualificati. Il che non può essere deter- minato, in prevalenza, dalla grande densità giacchè questa densità (355 abit. ogni chilom. q.) si ha eguale a Milano (355) e molto maggiore a Napoli (1149); e non è determinato neppure un maggiore agglomero della popolazione urbana, perchè questa a Napoli è il (1) LOMBROSO, Sull 'antropometria della Lucchesia e Garfagnana, Roma, 1895. y: — 31 — 94 0/0 della popolazione del comune, a Milano è il 92 0/0 e a Li- vorno è solo l'80 0/0. E tuttavia le ribellioni ed i furti qualificati sono molto meno frequenti a Milano e Napoli, malgrado i climi di- versissimi, che a Livorno (Ferri, o. c.). U q altro contrasto spiccato si ha nella parte meridionale della pe- nisola (Atlante) dove la distribuzione degli omicidii semplici segna delle oasi d'intensità maggiore nelle provincie di Campobasso, Avel- lino, Cosenza e Catanzaro, e delle oasi di minore frequenza in quelle di Benevento, Salerno, Bari e Lecce, in confronto alle provincie cir- costanti di Aquila, Caserta, Potenza, Reggio e sopratutto di Napoli, dove, al caso, la potenza criminogena dell'ambiente sociale dovrebbe essere molto più forte (Ferri, o. c.). Ora è difficile non rilevare un rapporto di causalità tra la pre- senza delle colonie albanesi, come fattore etnico della maggiore cri- minalità di sangue nelle provincie di Cosenza, Catanzaro, Campobasso. Viceversa la minore intensità degli omicidii semplici a Reggio e soprattutto nelle Puglie (Bari e Lecce) dipende, in gran parte, dal- l'elemento greco, se si pensa all'antica Magna Grecia (che concorre anche a spiegare la minore intensità di Napoli) e poi alle colonie venute durante la dominazione bizantina e dopo ed alle precedenti immigrazioni dei Japigi-Messapi e « anche oggi in quelle provincie le fisonomie della maggior parte dei nativi ricordano quel tipo, da cui traspare la, pacata mitezza del carattere» (Nicolucci) : a cui bisogna pure aggiungere l'influenza nordica dell'occupazione Normanna. Quanto poi alla spiccatissima intensità minore di omicidii semplici a Benevento e Salerno non è possibile non ricordare l'elemento lon- gobardo, che vi ebbe così lungo dominio (ducato di Benevento e Salerno), da « poter contrastare in alcuni luoghi colla potenza assi- milatrice degli Italiani e conservare fino ad oggi alcune sue im- pronte — statura alta, capelli biondi, ecc. --, che ne rivelano an- cora la potenza in mezzo ai tipi indigeni della Penisola » (Ferri). E la diversa influenza del sangue albanese, ellenico e longobardo in queste oasi della criminalità si conferma colla distribuzione degli omicidii qualificati e nelle grassazioni con omicidio. Infatti, meno — 32 -- per Salerno e per Reggio, che dànno cifre relativamente più alte, abbiamo Napoli, che per il sangue greco, malgrado il grande agglo- mero di popolazione e di miseria, dà cifre molto basse, pari a quelle di Bari e Lecce; permane la minore intensità di Benevento come la maggiore di Campobasso e Avellino. La Sicilia offre pure un esempio evidente dell'influenza etnica sul- l'omicidio. Le provincie orientali di Messina, Catania e Siracusa hanno una intensità di omicidii semplici e qualificati (Atlante) molto inferiore a quella delle provincie di Caltanisetta, Girgenti, Trapani e Palermo. Ora è noto che la Sicilia, così diversa pel carattere delle sue po- polazioni dalla vicina penisola meridionale, in gran parte anche per i molti elementi nordici (Vandali, Normanni, Francesi, Fiamminghi) che l'hanno invasa e dominata, presenta nelle sue coste orientali una prevalenza di elementi ellenici, dai Magno-greci in poi, che è impos- sibile non mettere in relazione colla minore intensità di omicidii di quel versante (come per le Puglie) ; ed una prevalenza nella parte meridionale e settentrionale, invece di elementi saraceni ed albanesi, che certamente concorrono a determinare maggiore intensità di omi- cidi in quelle provincie. 11 Reclus scrive : « All'assedio di Palermo dai Normanni (1071) si parlavano cinque lingue in Sicilia; arabo, ebraico, greco, latino, siciliano volgare. L'araba rimase la lingua prevalente anche sotto i Normanni. Più tardi Francesi, Tedeschi, Spagnuoli, Aragonesi con- tribuirono a tare dei Siciliani un popolo diverso dai vicini d'Italia per l'assetto, i costumi, le abitudini, il sentimento nazionale • La differenza fra le popolazioni siciliane è grandissima, secondo la pre- valenza di questa o quella razza nell'incrociamento. Così gli abitanti delle provincie etnee, che sono forse d'origine ellenica più pura degli stessi greci, perchè non sono mescolati cogli Slavi, hanno un'eccel- lente rinomanza di buona grazia e di mitezza. I Palermitani al con- trario, presso i quali l'elemento arabo ebbe maggiore influenza che in qualunque altra parte, hanno in generale i lineamenti gravi e diversi costumi » (Ferri, o. c.). — 33 — NI varrebbe il dire che queste contraddizioni potrebbero dipendere dall'influenza delle grandi città, perchè vediamo la provincia di Pa- lermo inferiore nei furti qualificati (150 per 100.000 ab.) a quella di Trapani (168) e Catania (173) e negli altri reati in genere contro le proprietà la provincia di Palermo (243) inferiore a quelle di Ca- tania (248) e Caltanisetta (272). Gli è, invece, che il sangue saraceno e albanese com'è più pro- clive ai reati di sangue, meno propende invece ai reati contro la proprietà. La criminalità della Sardegna è pure caratteristica, sia nel con- fronto con quella del continente e soprattutto di Sicilia, sia nel con- trasto quasi costante fra il Nord (provincia di Sassari) ed il Sud (provincia di Cagliari) nell'isola stessa. Etnicamente la Sardegna si differenzia dalla Sicilia, perchè fino dall'antichità remotissima e poi ai tempi di Cartagine, « i Fenici ebbero in Sardegna più vasto imperio e più lunga dominazione che in Sicilia », talchè « anche il cranio degli odierni Sardi conserva in parte l'antico tipo del cranio fenicio (dolicocefalo) ; ed in Sardegna ebbero molto minore prevalenza gli elementi saraceni, di cui si hanno le due colonie dei Barbaricini nelle Barbagie (prov. di Sassari) e dei Maureddi presso Iglesias (prov. di Cagliari) (1). Questa differenza etnica, certo concorre a determinare la più in- tensa criminalità media contro le persone in Sicilia (malgrado l'in- feriorità delle provincie orientali) e viceversa la maggiore delinquenza media contro le proprietà in Sardegna. Confrontando, per es., la Sar- degna colla Sicilia, nell'Atlante, si vede lo spiccato contrasto delle due isole nella intensità degli omicidi semplici che si conferma anche più per i ferimenti volontari. E se per gli omicidii qualificati la Sicilia in totale dà una quota alquanto minore, per le basse cifre delle provincie orientali, la quota totale però di tutti i reati contro le persone, compresi gli omicidii semplici e qualificati e le grassazioni con omicidio, è molto superiore nella Sicilia (vedi pag. 29). (1) NieoLUCCi, Etnografia dell'Italia. LouLicuso — Uomo delinquente — Vol. III. 3 -34—. Viceversa nei reati contro la proprietà la Sardegna (per la preva- lenza del sangue semita) è molto superiore alla Sicilia, specie per i furti qualificati, come per i reati contro la fede pubblica, mentre nei reati violenti contro la proprietà, come grassazioni, estorsioni e ricatti senza omicidio, la Sicilia riprende una certa prevalenza. Nella Sardegna poi vi è nella criminalità delle due provincie di Sassari e Cagliari quel contrasto che già si nota nel tipo degli abi- tanti come nelle manifestazioni della loro vita economico-sociale. Il nord ha l'agricoltura e l'industria più sviluppate, il sud ha le miniere presso Cagliari, Iglesias, ecc. Etnicamente si sa che la provincia di Cagliari è più decisamente fenicia e che in quella di Sassari è pure notevole l'elemento spagnuolo (colonia d'Alghero) ; e ciò forse concorre colle condizioni economiche a determinare la maggior frequenza di furti qualificati e reati contro la fede pubblica nella provincia di Cagliari e la maggior intensità di omicidii semplici e qualificati e di grassazioni con omicidio in quella di Sassari (Ferri, o. c.). Viceversa l'infanticidio tutto affatto occasionale dà cifre inferiori o poco diverse dalla media del Regno (11 reati denunciati per 1 mi- lione d'abitanti) nelle Corti d'appello di Palermo (8,9) e di Napoli (12), che negli assassini invece dànno cifre (147 e 61) molto supe- riori alla media italiana (36) : nelle Corti di Aquila (19) e Torino (15) l'infanticidio è relativamente molto più frequente che l'assas- sinio (36 e 7). Così il parricidio dà, in contraddizione all' assassinio ed al rap- porto etnico, una pili alta frequenza nelle Corti di Aquila, Casale, Venezia ed una minore frequenza in quelle di Palermo e Cagliari. Un altro esempio spiccato dell'influenza etnica è offerto dalla crimi- nalità della Corsica, che, com'è noto, segna il massimo in Francia dei reati di sangue (eccettuati il veneficio e l'infanticidio), mentre nei furti, per esempio, dà, cifre molto più basse. Confrontando il numero delle persone giudicate nel 1880-83 per omicidii in Corsica e di quelle giudicate nelle regioni d'Italia che ne dànno l'intensità maggiore, si ottengono questi dati : — 35 -- REATI PERSONE GIUDICATE NEL 1880-83 dalle Corti d'Assise e Tribunali Correzionali Media annua per 100.000 abitanti Sicilia Corsica Sardegna Calabrie Molise (Campobasso) Omicidi semplici e ferim. seguìti da morte  .  . 11,2 8,6 14,3 21,5 19,1 Omicidi qualificati e gras- sazioni con omicidio  . 9,5 19,8 9,6 9,0 5,2 Vale a dire, che la Corsica è italiana così per la razza come per la criminalità, per quanto politicamente francese ; ed anzi, nota il Reclus « della Sardegna e Corsica, isole gemelle, un tempo unite, é precisamente la Corsica, ora francese, che è la più italiana per la posizione geografica come per le tradizioni storiche ». Talchè le spiccate differenze fra la criminalità córsa e la sarda si spiegano in gran parte per ragioni etniche, che si riconfermano poi colla grande somiglianza fra la criminalità della Corsica e della Si. cilia. Infatti, come abbiamo già ricordato, parlando della Sardegna, questa è in prevalenza di sangue fenicio, e perciò dà una più alta delinquenza contro la proprietà (comprese le grassazioni con omicidio) mentre la Sicilia (occidentale e meridionale) subì molto più gli ele- menti saraceni, i quali appunto ebbero grande influenza nella Corsica « che non fu popolata di razze semitiche ». Di questa infatti si sa, che « agli antichi abitatori (Liguri, Iberi o Sicani secondo altri) succedettero i Focesi ed i Romani, ma soprattutto i Saraceni fino all'XI secolo, dopo dei quali vennero gl'Italiani ed i Francesi ». È dunque al sangue saraceno che Corsica e Sicilia (ed in parte le Ca- labrie) debbono la loro intensa criminalità di sangue congiunta ad una minore delinquenza contro la proprietà. Razze Francesi. — Un colpo d'occhio alla tavola dell'Atlante, che ci dà la Francia per razze e per delitti ci apprende che alla distribuzione delle razze Ligure e Gallica corrisponde il massimo dei reati di sangue. Più precisamente si colsero le prove dall'influenza della razza — 36 — franca studiando nei citati documenti, i dipartimenti che passano la media di assassini, ecc., secondo le razze. Troviamo allora che la tendenza all'assassinio cresce dai dipartimenti con popolazioni di razza Cimbrica (1 su 18 = 5,5 0/0), a quelli di razza Gallica (8 su 32 25 0/0), razza Iberica (3 su 8 .= 35 0/0), razza Belgica (6 su 15 = 40 0/0), e razza Ligure dove raggiunge il suo massimo asso- luto (100 0/0). Quanto agli stupri essi van crescendo dai dipartimenti con popo- lazione di razza Iberica (2 su 8 = 25 0/0), a quelli di razza Cim- brica (6 su 18 = 35 0/0), razza Belgica (6 su 15 = 40 0/0), razza Gallica (13 su 32 = 41 0/0) e razza Ligure (6 su 9 = 66 0/0) dove raggiunge il suo massimo. Invece nei reati contro la proprietà non vediamo se non la pre- valenza della razza Belgica (la più industriale del resto) 67 0/0 e della Ligure e Iberica 60 0/0 e 61 0/0, mentre la Cimbrica e la Gallica d'anno solo il 30 0/0 e 39 0/0. La maggiore influenza dei Liguri e Gallici dipende dalla loro maggiore attività come vidimo nel delitto politico ; e i popoli Liguri in Francia diedero il massimo dei ribelli e rivoluzionari, il 100 0/0 e il massimo dei geni il 66 0/0; i Gallici l'82 0/0 ed il 19 0/0 di geni; i Belgi il 62 0/0 e 33 0/0 di geni; mentre i Cimbri diedero il 38 0/0 e appena il 5 0/0 di geni; gl'Iberici il minimo, il 14 0/0 cli ribelli e di geni il 5 0/0. Doligoce f alla e brachicefalia. — Abbiamo voluto vedere che risul- tati dessero i rapporti tra la criminalità e l'indice cefalico, e il co- lore dei capelli ; persuasi di avere così i documenti più sicuri della influenza della razza. In Italia studiando l'Indice cefalico sulle tavole di Livi (o. c.) abbiam veduto che nelle 21 provincie con prevalenza doligocefalica (da 77 a 80 inclusi) la media degli omicidi, ferimenti è di 310/00, mentre la media generale è di 17 ; in tutte, poi, eccettuate Lucca e Lecce, in 19 cioè su 21 le quote degli omicidi sono superiori alla media. Le provincie più mesocefaliche (81-82) sono in proporzione infe- riori per omicidi alla media dei doligocefali dando 25 0/00• i 111 37 Invece nelle più brachicefaliche (cominciando dall'indice di 83 fino all'88) la media è di 8 0/00, dunque di molto inferiore alla media generale. Però dobbiamo notare come i doligocefali si raggruppano tutti nelle provincie meridionali, salvo Lucca, che appunto fa eccezione. Viceversa i brachicefali, salvo gli Abruzzi, sono tutti nell'Alta Italia, e gli ultrabrachicefali nelle sue regioni montane, che tutte dànno meno reati di sangue. Quanto ai mesocefali si distribuiscono con prevalenza nell'Italia meridionale o nelle regioni più calde dell'Alta Italia come Livorno, Genova, sicchè non si può escludere che l'influenza etnica sul reato qui si confonda o fonda colla climatica. Quanto ai furti la differenza è assai minore. Prevalgono ancora, ma molto meno : i doligocefali con 460 per 1 milione d'abitarti i brachicefali » 360 » i mesocefali » 400 » In Francia (Vedi La Justice en France), i reati contro le persone darebbero una media di 18 per 100.000 nei brachicefali e di 36 nei doligocefali (Collignon, o. c.) contando la Corsica e di 24 senza — pari quindi alla media del paese che è appunto da 24 a 33 per 100.000. Una differenza minore, anzi inversa, abbiamo secondo i dati del Ferri, dal 1880 al 1884, secondo il quale i delitti di sangue dareb- bero il 13 per 100.000 (senza la Corsica) nei doligocefali e 19 nei brachicefali. E questo dimostra quanto sia maggiore pei reati di sangue l' in- fluenza del clima che della razza, perchè nell' Italia dove i doligo- cefali erano radunati nelle provincie meridionali ci davano una enorme differenza in più pei brachicefali; invece qui che sono tutti sparsi al Sud e al Nord (Pas de Calais, Nord, Aisne) o al centro H. Vienne e Charente, non ci dànno alcun dato chiaro, anzi cifre minori. Quanto ai delitti contro la proprietà (Justice en France), e qui — 38 — la Corsica non influisce punto, la differenza invece è molto spiccata: dando i doligocefali 44 per 100.000, mentre i brachicefali danno 23. In complesso però è chiara dovunque una certa prevalenza pei reati nelle provincie più doligocefaliche. E la doligocefalia in Francia da, maggior numero di rivoluzionari e di geni, e fra i doligocefali Galli e Liguri trovaronvi i .dominatori i popoli più ribelli alla conquista. Ciò è in perfetta opposizione con quanto abbiam trovato nell'an- tropologia del crimine; il che ci è prezioso aiuto a dimostrare es- sere la brachicefalia esagerata nei criminali uno spiccato carattere degenerativo. Biondi e neri. — Volendo vedere le proporzioni dei rei francesi biondi e neri (Topinard) abbiamo trovato che gli assassini nei di- partimenti con prevalenti capelli neri diedero 12,6 0/0 colla Corsica; 9,2 0/0 senza la Corsica; mentre i biondi danno una cifra notevol- mente inferiore, 6,3 0/p. Però i neri abbondano in modo speciale nei paesi caldi — Vandea, Hérault, Var, Gers, Lande, Corsica, Bocche del Reno, Basse Alpi, Gironda eco. Per cui l'influenza del clima non è esclusa. — E altret- tanto dicasi dei biondi più frequenti di tutti (meno in Vaucluse) dove predomina il clima nordico: Pas de Calais, Nord, Ardenne, Manica, Eure et Loire, e che perciò tendono ad avere un minore numero di delitti di sangue. In Italia la proporzione del tipo biondo in tutta l'Italia meridio- nale e insulare è inferiore alla media del regno (V. Livi, Archivio d'antrop., 1894), salvo in Benevento dove tocca la media, e nelle Puglie, Napoli, Campania, Trapani e parte orientale di Sicilia dove è inferiore di pochissimo. Ora in tutta l'Italia meridionale i delitti di sangue sono superiori alla media; e nella provincia di Benevento dànno una cifra che pur essendo forte, 27,1 0/0, è però inferiore alle provincie vicine; e così dicasi delle Puglie e della parte orientale della Sicilia, Siracusa, Catania, che presenta una cifra meno intensa di criminalità (Siracusa 15, Catania 26, Lecce 10). Qui il biondo è in rapporto diretto colla razza Longobarda (Bene- vento) e Greca (Sicilia), e dà una minore criminalità. -- 39 — Nessun rapporto trovo però coll'oasi bionda di Perugia, e nè col- l'oasi bruna di Forlì, nell'Italia centrale. La massa bionda che circonda le Alpi è in rapporto stretto colla montagna e coincide colla minore criminalità, ma la ragione può qui essere orografica. Viceversa l'oasi intensamente bruna di Livorno e di Lucca coincide colla maggiore criminalità di Livorno in tutti i reati e anche in quelli di sangue; e colla relativa maggiore cri- minalità di Lucca in confronto ai vicini paesi toscani : e siccome concorda colla doligocefalia e non ha rapporti con fenomeni orografici mi pare che dia una nuova prova dell'influenza etnica spiccata sulla eriminalità di sangue dei due paesi. Quanto ai reati contro la proprietà non si ha corrispondenza chiara: la provincia di Treviso, biondissima, dà il più grande mas- simo di criminalità, e quasi come essa Ferrara, che è viceversa bruna. Ebrei. — Chiare spiccano le influenze della razza sulla crirnina- lità, nello studio degli Ebrei e degli Zingari, e ciò nel senso precisa- mente opposto. La statistica avrebbe dimostrato negli Ebrei di alcuni paesi la criminalità inferiore a quella dei loro concittadini, il che riesce tanto più notevole inquantochè in grazia alla professione da loro più esercita, essi dovrebbero paragonarsi, piuttosto che a tutta la popo- lazione in genere, ai commercianti ed ai piccoli industrianti, che dànno, come vedremo, cifre forti di criminalità. In Baviera vi sarebbe 1 condannato ebreo ogni 315 abitanti, ed 1 cattolico ogni 265. — Nel Baden, per 100 cristiani, 63,6 ebrei (Oettingen, p. 844). In Lombardia, sotto l'Austria, si ebbe in 7 anni 1 condannato ebreo ogni 2568 abitanti (Messedaglia). — Nel 1865 in Italia con- é  tavansi solo 7 ebrei carcerati, 5 maschi e 2 femmine ; proporzione u ^)E inferiore di molto alla popolazione criminale cattolica. — Nuove in- dagini del Servi, nel 1869, avrebbero dato su una popolazione di 17800 ebrei solo 8 condannati. Però in Prussia si sarebbe notato dall' Hausner una leggiera differenza in favore degli accusati ebrei, 1 ogni 2600, mentre i - 40 — cristiani davano 1 ogni 2800, che viene in parte confermata dal Kolb. Secondo il Kolb, si notò nel 1859 in Prussia: per ogni 2793 abitanti » 2645  » » 2821 nel 1862-5: 1 accusato ebreo  per ogni 2800 abitanti » evangelico  »  3400  » in Baviera si notò: 1 accusato ebreo per ogni 315 abitanti » cattolico  »  265  » (Handb. der vergleich. Statistik, 1875, p. 130). In Francia dal 1850-60 diedero:  accusati ebrei  in media di 0,0776 0/0 abitanti maggiorenni » cattolici » 0,0584 » » » ebrei » 0,0111 » per abitante in genere » cattolici » 0,0122 » » Erano 166 i rei ebrei nel 1854 — 118 nel 1855 — 163 nel 1856 — 142 nel 1858 — 123 nel 1860 — 118 nel 1861, con leggero regresso dunque, negli ultimi anni (Servi, Gli Israeliti in Europa, Torino, 1872). In Austria i maschi ebrei condannati diedero il 3,74 0/0 nel 1872 ; nel 1873 il 4,13, cifra di qualche frazione superiore ai rapporti della popolazione (Stat. Uebers. der k. k. dsterr. Strafanst., 1875). ]Piiz sicuro della maggiore o minore proporzione dei delinquenti ebrei è il fatto della loro criminalità specifica ; in essi, come negli zingari, predomina la forma ereditaria del delitto, contandosi in Francia intere generazioni di truffatori e di ladri nei Cerfbeer, Sa- lomon, Levi, Blum, Klei; pochissimi sono i condannati per assassinio, e sono, allora, capi di bande organizzate con abilità non comune, come Graft, Cerfbeer, Meyer, Dechamp che hanno :veri commessi viaggiatori, libri di commercio e che dispiegano una secretezza, pa- zienza e tenacia spaventevole, per il che sfuggirono molti anni alle 1 accusato ebreo » cattolico » evangelico — 41 — indagini della giustizia; i più, almeno in Francia, sono autori di truffe speciali ; come quella dell'anello, in cui fingono di avere tro- vato un oggetto prezioso, o quella all'augurio mattutino, col cui pre- testo spogliano le stanze di chi dorme colle porte aperte, o quelle di commercio (Vidocq, Op. cit. — D.0 Camp, Paris, 1874). Gli ebrei di Russia sono specialmente usurai, falsi monetari, con- '  trabbandieri fin di donne che spediscono in Turchia. 11 contrabbando vi è organizzato come un mezzo governo. Intere città di confine, come Berdrereff sono popolate quasi tutte da ebrei contrabbandieri. Spesso il governo fece circondare da un cordone militare la città, e perquisendola trovava immensi depositi di merce contrabbandata. Il contrabbando giungeva al punto di ostacolare i trattati commerciali colla Prussia. In Prussia erano frequenti, un tempo, le condanne degli ebrei per falso, per calunnie, ma più ancora quelle per bancarotta, manuten- golismo ; il ¡qual reato molte volte si cela alle indagini giudiziarie, e ci spiega la grande copia di vocaboli ebrei nei gerghi di Germania e d'Inghilterra, essendo noto che il ladro si ispira come ad un maestro e ad una guida, al manutengolo : e quindi più facilmente fa tesoro dei suoi vocaboli. Ogni grossa impresa della celebre banda di Magonza (Tonnerre) era preparata da un kochener o manutengolo ebreo. In Francia, un tempo, quasi tutti i capi delle grosse bande avean per complici ed amasie delle ebree. Troppe cause spingevano, un tempo, gli ebrei in braccio a questo delitto, come ai torbidi lucri dell'usura : l'avidità dell'oro, il dispe- rato avvilimento, l'esclusione da ogni impiego e da ogni pubblica assistenza, la reazione contro le razze persecutrici ed armate, contro le quali nessun altro mezzo d'offesa era loro possibile ; fors'anche loro accadde, più volte, scaraventati dalle violenze delle masnade a quelle dei feudatari, di essere costretti a farsi complici per non essere vit- time, sicchè, se anche di poco la loro criminalità fosse riuscita su- periore, non dovrebbe recare meraviglia, mentre è bello il notare, che appena all'ebreo si apriva uno spiraglio di vita politica, scemò la tendenza a questa specifica criminalità. -42 -- Se fosse provata negli ebrei la minore criminalità in confronto cogli altri, sorgerebbe qui una divergenza colla diffusione della pazzia, la quale è spiccatamente in loro più frequente (1). Se non che qui assai meno deve essere questione di razza, che non di occupazioni intellettuali, le quali moltiplicano le cause di emo- zioni morali ; poichè nelle razze semitiche (Arabi, Beduini) è tut- t'altro che frequente l'alienazione. E qui si scorge di nuovo quanto difficile torni il concludere sulle nude cifre nelle quistioni morali e complesse. Zingari. — Non così può dirsi degli Zingari, che sono 1' imagine viva di una razza intera di delinquenti, e ne riproducono tutte le pas- sioni ed i vizi. Hanno in orrore, dice Grelmann (2), tutto ciò che richiede il minimo grado di applicazione; sopportano la fame e la miseria piut- tosto che sottoporsi ad un piccolo lavoro continuato ; vi attendono solo quanto basti per poter vivere ; sono spergiuri anche tra loro; ingrati, vili, e nello stesso tempo crudeli, per cui in Transilvania corre il proverbio, che cinquanta zingari possono esser fugati da un cencio bagnato; incorporati nell'esercito austriaco, vi fecero pessima prova. Sono vendicativi all'estremo grado : uno di questi, battuto dal padrone, per vendicarsene, lo trasportò in una grotta, ne cucì il corpo in una pelle, alimentandolo colle sostanze più schifose, finchè mori di gangrena. Per poter saccheggiare Lograno avvelenarono le fonti del Drao: e quando li credettero morti i cittadini entrarono in massa nel paese che fu salvato da uno che l'aveva saputo. Dediti all'ira, nell' impeto della collera, furono veduti gettare i loro figli, quasi una pietra da fionda, contro l'avversario ; e sono, (1) In Baviera si ha 1 pazzo ogni 908 cattolici, 967 protestanti, 514 ebrei • Annover  »  »  527  »  641  •  337 » • Slesia  »  »  1355  »  1264  »  604 » » Danimarca si notano 5,8 pazzi ogni 1000 ebrei • »  »  3,4  »  cristiani (OETTINGEN). (2) Hiatoire des Bohémiens. Paris, 1837. — PREDARI, Sugli Zingari. Milano, 1871. — PoTT, Zigeuner. Halle, 1844. — VIDOCQ, op. cit., id., pag. 330. - BORROW (Gli Zingari in Spagna. Traduz. di Hudson, 1818). — COLOCCI, Gli Zingari, 1889. — 43 — appunto. come i delinquenti, vanitosi, eppure senza alcuna paura del- l'infamia. Consumano in alcool ed in vestiti quanto guadagnano ; sicchè se ne vedonó camminare a piedi nudi, ma con abito gallo- nato od a colori, e senza calze, ma con stivaletti gialli. Hanno l'imprevidenza del selvaggio e del delinquente. Si racconta, come una volta, avendo respinto da una trincea gl'Imperiali, gridas- sero loro dietro: « Fuggite, fuggite, chè se non scarseggiassimo in piombo, avremmo fatto di voi carneficina ». E così ne resero edotti i nemici, che ritornando sulla loro via, ne menarono strage. Senza morale eppure superstiziosi (Borrow) si crederebbero dannati e disonorati se mangiassero anguille o scojattoli, eppure mangiano... carogne quasi putrefatte. Amanti dell'orgia, del rumore, nei mercati fanno grandi schiamazzi; feroci, assassinano senza rimorso, a scopo di lucro ; si sospettarono, anni sono, di cannibalismo. Le donne sono più abili al furto, e vi addestrano i loro bambini; avvelenano con polveri il bestiame, per darsi poi merito di guarirlo, o per averne a poco prezzo le carni ; in Turchia si dànno anche alla prostituzione. Tutte eccellono in certe truffe speciali, quali il cambio di monete buone contro le false, e nello spaccio di cavalli malati, raffazzonati per sani, sicchè come fra noi ebreo era, un tempo, sinonimo di usurajo, così, in Spagna, gitano è sinonimo di truffatore nel commercio di bestiame. Lo zingaro in qualunque stato o condizione si trovi, conserva la sua abituale e costante impassibilit,, senza sembrar preoccupato dell'avvenire, vivendo giorno per giorno in una immobilità di pen- siero assoluta, ed abdicando ad ogni previdenza. « Autorità, leggi, regola, principio, precetto, dovere », sono nozioni e cose insopportabili a codesta razza stranissima (Colocci). Obbedire e comandare gli è egualmente odioso, come un peso ed un fastidio. Avere gli è estraneo quanto dovere (1), il seguito, la conseguenza, la previsione, il legame del passato all'avvenire, gli sono sconosciuti (Id.). (1) Il verbo dovere non esiste in lingua tzigana. Il verbo avere (terava) è quasi dimenticato dagli Zingari europei ed è sconosciuto agli Zingari d'Asia. — 44 — Colocci crede che essi possedono degli itinerari speciali comuni agli evasi, ai ladri, ai contrabbandieri internazionali, che si segnalano con speciali segni simili agli Zinh dei Tedeschi (Vedi Vol. I). Uno dei segni più abituali per tali indicazioni, è il patterau, di cui esistono due tipi: l'antico a tridente; il nuovo a croce latina. Questi segni, fatti lungo il percorso della strada maestra, e trac- ciati col carbone sui muri delle case o incisi con il coltello sulla corteccia degli alberi, divengono mezzi convenzionali per dire alle future comitive di confratelli : Questa è strada da zingaro. Nel primo patterau la direzione è data dalle linee laterali, nel secondo e dal braccio più lungo della croce. I punti di fermata, o stazioni, li indicano collo Svastika misterioso, forse ricordo di antico simbolo indiano, forse embrione della nostra croce. Quando vogliono partire dal luogo ove stanno — scriveva Pechon de Ruby nel XVI secolo — s'incamminano verso il lato opposto e fanno una mezza lega all'inverso, poi ritornano sulla loro strada. E come i criminali, e come i Paria (vedi vol. I) da cui derivano, essi hanno una letteratura popolare criminale che vanta il delitto, come nel dialogo seguente fra padre e figlio (Colocci, o. c.). Padre — « Olà, mio Basilio, se tu divieni grande, per la croce di tuo padre! devi rubare. » Figlio — « E poi, padre, se sono scoperto ? » Padre — « Allora raccomandati alla pianta dei piedi, gioia di tuo padre. » Figlio — « Al diavolo la tua croce, padre ! Non m'insegni bene. » E nelle seguenti poesie : Da che, cavalluccio, Non rubi più, Non bevi più acquavite; Sì, finché tu rubavi Grazioso cavalluccio, Buona acquavite bevevi, E all'ombra sedevi. La tua perdita è certa (Zingari rumeni). — 45 — I ragazzi zingari montanari Come piccoli cani Quando veggono uno zingaro (di pianura) Lo spogliano (Zingari slavi). Simili argomenti dànno tema a brevi narrazioni in versi, soprat- tutto fra gli zingari inglesi e spagnuoli. Per esempio : Due giovani zingari furono deportati, Furono deportati al di là dell'Oceano; Platone per ribellione, Luigi per aver rubato La borsa d'una gran dama. E, quando giunsero in paese straniero, Platone fu impiccato Subito: ma Luigi Fu preso per marito da una gran dama, Voi vorreste sapere chi fosse questa gran dama? Era la dama, cui esso aveva rubato la borsa ; Il giovane aveva un nero Ed ammaliatore occhio Ed essa l'aveva seguito al di là dell'Oceano (gipso). Un frate Stava facendo una predica; Ed era stato rubato un presciutto Al macellaio di quel paese E quegli sapeva che gli Zingari Lo avevano derubato. Il frate esclamb : figliolo ! Vai a casa tua E dalla pentola Leva fuori il presciutto E mettici invece dentro Una pezza del tuo marmocchio, Marmocchio, Una pezza del tuo marmocchio (gitano). È importante poi il notare che questa razza così inferiore nella morale ed anche nella evoluzione civile ed intellettuale, non avendo mai potuto toccar lo stadio industriale nè, come vedesi, in poesia passare la lirica più povera, è in Ungheria creatrice d'una vera arte musicale, sua propria, meravigliosa — nuova ,prova della neofilia e genialità che si può trovare mista agli strati atavici nel criminale (1). (1) V. LOMBROSO, Atavism and Evolution in Contemporary Review,1895, July. — 46 — CAPITOLO IV. Civiltà. -- Barbarie. - Agglomeramento. -- Politica. Stampa. — Delitto collettivo. Civiltd. — Fra i tanti problemi sociali, uno desta più il desiderio di una soluzione sicura e precisa: quello della influenza che esercita la civiltà sul delitto e sulla pazzia. Se noi ci atteniarno alle nude cifre, certo il problema par bello e risolto, perchè esse ci mostrano un aumento nel numero dei delitti e delle pazzie, quasi per ogni anno che corre, aumento sproporzio- nato a quello della popolazione (1). — Ma molto opportunamente il (1) In Francia dal 1826-37 gl' imputati erano 1 per 100 della popolazione; nel 1868 ascesero 1 ad ogni 55 (DUFAU, Traité de statist., 1840. — BLOCK, L'Europe politique, 1870). — Dal 1825 al 1838 i prevenuti (tolti i rei politici e contravvenzioni fiscali) crebbero da 57.470 a 80.920. — Dal 1838 da 237 per 100.000 abitanti salirono a 375, nel 1847 a 480, nel 1854 discesero dal 1855 al 1866 ove non passarono il 389, risalirono a 517 nel 1874, a 552 nel 1889. Creb- bero dunque in 50 anni del 133 0/0 (JoLY, Trance criminelle, pag. 10). In Austria nel 1856 1 condannato ogni 1238 abit.; 1 accusato ogni 832 abit. » 1857 1 » 1191 » 1 » 813 » » 1860 1 » 1261 » 1 » 933 » » 1861 1 » 1178 » 1 » 808 » » 1862 1 » 1082 » 1 » 749 » (MESSEDAGLIA, Op. cit.). In Inghilterra e Galles si ebbe dal 1811 al 1815, 1 detenuto ogni 1210 abit. » » » 1826 » 1830 1 » 568 » » » » 1836 » 1840 1 » 477 » » » » 1846 » 1848 1 » 455 » (BELTRAMI-SCALIA, Storia della riforma penitenziaria, pag. 13, 1874). Dal 1805 al 1841 la popolazione accrebbesi del 49 0/0, i crimini sei volte più che non la popolazione. In alcune contee, p. es. Montonoutshire, la popolazione crebbe del 128 010, i delitti del 720 0JO (ABERDEEN, Discorso, 1876). Però negli ultimi anni vi fu un decremento nei delitti (v. s.). In Italia dal 1850-59 imputati per reati gravissimi 16,173 condannati 7,535 »  1860-69  »  »  »  23,854  »  10,701 Dal 1863 al 1869, i reati aumentarono di 1 / 4 , la popolazione solo di 1140. (CuRCio, op. cit.). -- 47 -- Messedaglia fa, in proposito, riflettere la grande probabilità di errore cui va incontro chi voglia risolvere, su semplici dati numerici, pro- blemi complessi, in cui entrano parecchi fattori ad un tempo. Po- trebbe, infatti, il maggiore aumento, così dei reati come delle pazzie, spiegarsi per le modificazioni delle leggi civili e penali, per una maggiore facilità alla denuncia ed al ricovero, specialmente dei pazzi, vagabondi e minorenni, e per una maggiore attività della polizia. Una cosa par certa (e noi ne toccammo a lungo più sopra, p. 253), che la civiltà abbia la sua, come ben la chiama il Messedaglia, cri- minalità, specifica, ed una n'abbia, a sua volta, la barbarie. Questa, ottundendo la sensibilità morale, scemando il ribrezzo agli omicidi — ammirati spesso come atti d'eroe — considerando la vendetta un dovere, diritto la forza, aumenta i delitti di sangue, le associazioni dei malfattori, come fra i pazzi le manie religiose, la demonomania, le follie di imitazione. Ma i legami domestici sonvi molto più forti, l'eccitamento sessuale, le smanie dell'ambizione assai minori, e quindi molto meno frequenti i parricidi, gl' infanticidi ed i furti. I tipi di civiltà che l'uomo ha finora creato — scriveva Guglielmo Ferrero — sono due: la civiltà a tipo di violenza, e la civiltà a tipo di frode. L'una e l'altra differiscono fondamentalmente per la forma che assume in esse la lotta per l'esistenza. Nella civiltà a tipo di vio- lenza, la primitiva, la lotta per la vita si combatte essenzialmente con la forza: il potere politico e la ricchezza sono conquistati con le armi, sia a danno dei popoli stranieri, sia a danno dei concittadini più deboli: la concorrenza commerciale tra un popolo e l'altro è com- battuta sopratutto con gli eserciti e le flotte, cioè con l'espulsione violenta degli antagonisti dai mercati che si vogliono sfruttare co- modamente da soli ; le liti giudiziarie sono risolute col duello. Nella civiltà a tipo di frode, la lotta per l'esistenza è combattuta invece con l'astuzia e con l'inganno; ai duelli giudiziari subentra la guerra di cavilli e di raggiri degli avvocati; il potere politico è conquistato non più con gli scudi di ferro, ma con gli scudi d' argento; il da- naro è attirato dalle tasche altrui con frodi e con malie misteriose — 48 — come i giuochi di borsa; la guerra commerciale è combattuta con il perfezionament o dei mezzi di produzione e più ancora dei mezzi di inganno, vale a dire con abili falsificazioni che diano al compratore l'illusione del buon mercato (1). Alla civiltà del primo tipo appartengono od appartennero la Cor- sica, in parte la Sardegna, il Montenegro, le città italiane del Medio- Evo, e in genere quasi tutte le civiltà primitive. Alla seconda in- vece appartengono tutti i popoli civili moderni, quelli cioè in cui il regime capitalistico borghese si è interamente sviluppato in tutte le parti del suo organismo. La distinzione fra i due tipi — però — non è così assoluta nella realtà come nella teoria, perchè talora nel seno di una stessa società si mescolano alcuni caratteri di un tipo e alcuni dell'altro. E poichè la patologia segue anche nel campo sociale identico pro- cesso della fisiologia, noi ritroviamo questi due mezzi di lotta anche nella criminalità. Noi assistiamo infatti al manifestarsi parallelo di due forme di criminalità: la criminalità atavica, che è un ritorno di alcuni indi- vidui, la cui costituzione fisiologica e psicologica è morbosa, ha dei mezzi violenti di lotta per l'esistenza che la civiltà ormai ha sop- presso : l'omicidio, il furto e lo stupro; e la criminalità evolutiva, egualmente perversa nell'intenzione, ma assai più civile nei mezzi, giacchè ha sostituito alla forza e alla violenza, l'astuzia e la frode (2). Nella prima forma di criminalità non cadono che pochi individui fatalmente predisposti al delitto; nella seconda possono cadere mol- tissimi, tutti quelli che non posseggono un carattere adamantino, capace di resistere alle malsane influenze dell'ambiente esteriore. Sighele giustamente nota che il fenomeno si riproduce più in grande nelle due forme di criminalità collettiva, propria, l'una della classe elevata, l'altra dell'infima classe sociale. Da una parte ab- (1) GUGLIELMO FERRERO, Violenti e frodolenti in Romagna, nel volume già citato: Il mondo criminale italiano. Milano, 1894. (2) SIGHELE, Delinquenza settaria. Archiv. di Psich., XVI, 1895. — 49 -- biamo i ricchi, i borghesi, che nella politica e negli affari vendono il loro voto, la loro influenza, e per mezzo dell'intrigo, dell'inganno e della menzogna, rubano il danaro del pubblico; dall'altra parte abbiano i poveri, gli ignoranti, che nei complotti di anarchici e nelle dimostrazioni e nelle sommosse, tentano ribellarsi contro la condizione che loro vien fatta e protestano contro l'immoralità che scende dal- l'alto. La prima di queste due forme di criminalità è essenzialmente evolutiva e moderna; la seconda è atavica, brutale, violenta. La prima è tutta di cervello e procede con mezzi d'astuzia, quali la appropriazione indebita, il falso, la frode : la seconda è in gran parte di muscoli e procede con mezzi feroci: la rivolta, l'omicidio, la di- namite. L'Italia di questi ultimi anni ha pur troppo offerto lo spettacolo rattristante dello scoppio simultaneo di queste due criminalità. Ab- biamo avuto nello stesso tempo in Sicilia il brigantaggio, le rivolte della fame, cui una pietosa o interessata menzogna ha prestato altri nomi ed altri motivi, — e a Roma, collo scandalo bancario, le grasse immoralità delle classi ricche. Noi vedemmo nei vol. I e II gli esempi della criminalità sangui- naria speciale e associata al Medio Evo. Perchè, qualcuno chiederà: « Se in tempi antichi le associazioni criminose esistevano dappertutto, perchè la pratica loro si conservò solo in alcuni paesi (Napoli), e si spense negli altri? » La risposta è trovata pensando alle condizioni poco civili del popolo e del go- verno soprattutto, che manteneva e faceva ripullulare quella bar- barie, prima e perenne sorgente delle malvagie associazioni. « Finche i governi si ordinano a sette, sentenzia assai beve d'A- zeglio, le sette si ordinano a governi ». Quando la posta regia fro- dava sulle lettere, quando la polizia pensava ad arrestare gli onesti patriotti, e trafficando coi ladri, lasciava libertà ad ogni eccesso nei postriboli e nell'interno delle carceri, la necessità delle cose contri- buiva a proteggere nel camorrista chi poteva mandarvi un plico sicuro, salvarvi da una pugnalata nel carcere, o riscattarvi a buon LODSRROSO — Uomo delinquente — Vol. III.  4 — 50 — prezzo un oggetto rubato, od emettervi, in piccole questioni, dei giu- dizi forse altrettanto equi e certo meno costosi e meno ritardati di quelli che potevano offrire i tribunali. Era la camorra una specie di adattamento naturale alle condizioni infelici di un popolo reso barbaro dal suo governo. Anche il brigantaggio era spesso una specie di selvaggia giustizia contro gli oppressori. Al tempo della servitù in Russia, i moujik, indifferenti alla vita, provocati da sofferenze continue di cui niuno si preoccupava, erano pronti a vendicarsi coll'omicidio, come ben ci • mostrò un canto rivelatoci da Dixon. Non v' è (dice il noto autore dello studio sulle prigioni in Europa) famiglia grande di Russia che non abbia un massacro dei suoi nella storia di famiglia. La man- canza di circolazione dei capitali, e l'avarizia, spingevano i ricchi dell'Italia meridionale ad usure e malversazioni contro i poveri di campagna, che non sembrano credibili. A Fondi, scrive il Jorioz, molti divennero briganti in grazia delle angherie del sindaco Amante. — Coppa, Masini, Tortora, furono spinti al brigantaggio dai mal- trattamenti impuniti dei loro paesani. — I caffoni (diceva alla Com- missione d'inchiesta il Govone) veggono nel brigate il vindice dei torti che la società loro infligge. — Il sindaco di Traetto, che si spacciava per liberale, bastonava per istrada i suoi avversari, e non permetteva loro di uscire alla sera. — Le questioni che nascevano fra i ricchi ed i poveri, per la divisione di alcune terre appartenenti ad antichi baroni, il cui possesso era dubbio, ed era stato promesso a tutti, ed in ispecie ai poveri coloni, gli odi che dividevano i pochi signorotti dei comuni dell'Italia meridionale, e le vendette esercitate contro i clienti degli uni e degli altri, furono cause precipue del brigantaggio. Sopra 124 comuni della Basilicata, 44 soli non die- dero alcun brigante; erano i soli comuni dove l'amministrazione era ben diretta da sindaci onesti. — Dei due comuni, Bomba e Mon- tazzoli, vicini a Chieti, il primo, ove i poveri erano ben trattati, non diede briganti ; mentre il secondo, ove erano malmenati, ne fornì moltissimi. — Nelle piccole terre dell'Italia meridionale, osserva assai bene il Villari, vi ha il medio-evo in mezzo alla civiltà mo- — 51 — derna; solo che invece del barone despotizza il borghese. — A Parti- nico, città di 20.000 anime, si vive in pieno medio-evo, perchè i signo- rotti tengono aperta una partita di vendetta che dura da secoli. — A San Flavio due famiglie si distrussero a vicenda per vendicare l'onore. « Abbiamo sempre in Sicilia, scrive il Franchetti, una classe di contadini quasi servi della gleba, una categoria di persone che si ritiene superiore alla legge, un'altra, e questa è la più numerosa, che ritiene la legge inefficace ed ha innalzato a dogma la con- suetudine di farsi giustizia da sè. E dove la maestà della legge non è conosciuta nè rispettata, saranno rispettati i rappresentanti di essa ? Il pubblico impiegato in Sicilia è blandito, accarezzato finchè gli autori dei soprusi e delle prepotenze sperano di averlo conni- vente, o almeno muto spettatore delle loro gesta; è insidiato, avver- sato, assalito, combattuto con tutte le armi, non appena si riconosce in lui un uomo fedele al proprio dovere. « Dopo l'abolizione della feudalità, continua altrove il Franchetti, se non era mutata la sostanza delle relazioni sociali, ne era bensì mutata la forma esterna. Avevano cessato di essere istituzioni di diritto la prepotenza dei grandi e i mezzi di sancirla; le giurisdi- zioni e gli armigeri baronali. L'istrumento che conveniva adesso di adoperare per i soprusi era in molti casi l' impiegato governativo o il magistrato. E ad assicurarsi la loro connivenza non bastava la corruzione, conveniva inoltre adoperare una certa arte. La stessa do- veva adoperarsi per acquistare o conservare l'influenza su tutti co- loro, che la loro condizione economica non rendeva addirittura schiavi. La violenza brutale dovette in parte cedere il posto all'abilità ed all'astuzia. « ... Ma non perciò era esclusa la violenza almeno nella maggior parte dell'isola; nulla era venuto ad interrompere le antiche tradi- zioni, e rimanevano sempre gli strumenti per porla in opera. « Rimanevano gli antichi armigeri baronali mandati a spasso, oltre a tutti gli uomini che avevano già commesso dei reati, od erano pronti a commetterne, e che non potevano non essere nume- rosissimi in un paese dove era tradizionale la facilità ai delitti di -52— sangue, e la inefficacia della loro repress ione. Se non che adesso, primi come i secondi, esercitavano  mestiere per proprio . conto, e chi avesse bisogno dell'opera loro, doveva con loro trattare volta per volta, e da pari a pari » (Franchetti, Condizioni politiche e ammi- nistrative della Sicilia. Firenze, tip. di G. Barbéra). Un altro esempio ce l'offre la nostra stessa capitale e più la Cor- sica e la Romagna. Roma ci presentava, anni sono, una cifra di criminalità, special- mente contro le persone, superiore a molte regioni d'Italia; ma, come molto bene ha mostrato il Gabelli (Roma ed i Romani, 1881), essa vi è in gran parte effetto della tradizione dell'antica impunità e l'atmosfera morale appunto formatavisi in grazia di questa ; l'ac- correre e venire a galla, che succede ad ogni rivoluzione, della po- polazione equivoca, che vuol mettere alla prova il nuovo Governo come i ragazzi il maestro nuovo; tanto più in Roma dove cala- rono i guadagni e dove il malandrinaggio era tollerato paternamente dal Governo antecedente; il perdurare quell'impeto in cui erompono le anime brutalmente virginee, a cui una repressione sicura anco non apprese a considerare le conseguenze dei proprii impeti; onde, una parola sfuggita al gioco, un sospetto di infedeltà, gelosia di mestiere, specie in campagna, bastano per produrre un omicidio, spesso così fuori di proporzione con la causa, che per gli stessi giudici pare un enigma od una pazzia. Mandati giù alcuni bicchieri di vino, la passione ribolle nell'accesa fantasia per un'inezia, e il braccio, già armato di coltello, offre così pronto il servizio, che la testa non ha il tempo di ricusarlo; s'aggiun g ono i pregiudizi sel- vaggi, per cui chi non si vendica di un insulto non è uomo, la di- gnità virile impone farsi giustizia da sè e non col mezzo dell'auto- rità. È l'eredità della violenza, dell'energia che rimonta agli antichi Romani. E pochi anni fa una popolana non sposava volentieri uno a cui non fosse mai uscito di tasca il coltello, che regalava al suo damo come pegno di costanza, con incisovi sopra il suo nome, oppure Amor mio, cuor mio, ecc.; e mentre nell'alta Italia ogni galantuomo i^, — 53 — crede di aiutare il Governo a mettere le mani su un ladro, un as- sassino, il romano del popolo, che non capisce il Governo che sotto forma di dazi, carta bollata, ecc., e che ha forte il sentimento della propria personalità, o l'ucciderà egli stesso, o lo lascierá andare, come cosa che non gli tocchi, e non vorrà attestare se avrà veduto egli assassinare un altro, per una vecchia abitudine contratta sotto il Governo papale (Gabelli). A queste criminalità la corruttela della capitale aggiunse la brut- tura bancaria e giornalistica. Nella Basilicata, Pani Rossi (op. cit.) sentì spesso chiamare bri- gantiello dalle madri il loro figliuolo; Croeco era il loro Carmi- nuccio; i ricchi soprannominavano re della campagna Ninco-Nanche. « La parola malandrino perdè in Sicilia perfino il suo significato, ed invece di un appellativo d'infamia, divenne pel popolo uño di lode, del quale molti onesti popolani menano vanto. Io sono malan- drino significa in fatti, per loro, essere un uomo che non ha paura di nulla, e specialmente della giustizia, la quale nella loro mente si confonde col governo, 'o meglio colla polizia » (Tommasi-Crudeli). Mancando il concetto vero della morale , ed essendo scemata e quasi tolta la distanza fra lo strato equivoco e lo strato onesto, è cosa naturale che il malandrino trovi un complice nel colono ed anche nei proprietari in mezzo a cui vive, e che riguardano il de- litto come una nuova specie di speculazione. E questo, secondo la relazione dei Prefetti, è il guaio massimo della Sicilia, dove i veri briganti che battono la campagna sono pochi, ma si centuplicano, in date circostanze, coi colleghi avventizii, dove perfino i grossi pro- prietari si vedono usufruire dei briganti per imporre ricatti, far cas- sare testamenti, acquistare predominio sui loro concittadini. Da ciò viene anche la mancata denuncia, parendo questa più im- morale che non l'omicidio; sicchè si sono veduti moribondi dissimu- lare, fino all'ultimo momento, il nome del feritore. Non è l'omicidio, che desta ribrezzo, bensì la giustizia. Onde è che anche quando il delitto, per raro caso, è denunciato, non è punito; così su 150 bri- ganti del Napolitano, presi coll'armi indosso, 107 furono prosciolti dal giurì e 7 soli condannati (S. Jorioz). — 54 — Altrettanto ci mostra per le Romagne, Alfredo Comandini (Le -Ro- magne, Verona, 1881) e Bourde e Bournet per la Corsica. Le cause di ogni guaio sonvi (scrive egli delle Romagne) l'abuso del vino, l'uso estesissimo di portar armi, e le associazioni politiche che là restarono per tradizione dei tempi despotici ; tutte le classi vi pren- devano parte, anche a rischio del capo. Esse nutrivano aspirazioni oneste; ma molte volte favorivano la fuga o l'impunità di un mal- fattore, perché arrestato avrebbe potuto tradirli. Ora, queste associa- zioni non hanno più uno scopo politico vero od educativo, anzi, nemmeno di mutuo soccorso ; le più sono occasioni per bere un bic- chiere insieme, quasi sempre pagato dal più ricco, e che dando alla testa spesso di qualche membro, facilmente promuove o coltellate, o risse ed ingiurie, che sono seguite da reazioni non individuali solo, ma spesso di interi gruppi, pel dovere tradizionale che vi è là di prender parte, di darsi reciproco appoggio. « Queste associazioni, anche in città piccolissime, sono più di una, fin cinque, dieci, e tutte di un partito, è vero, ma divise secondo i rioni ed i sobborghi; se il socio di una di queste ha una questione col socio di un'altra, per donna, denari, la questione si estende a tutto il gruppo; il reciproco appoggio conduce a considerare come socio chi, avendo ferito od ucciso per vendicare un punto d'onore, stia per cadere nelle mani della giustizia. • Oppure, non avendo fiducia nell'autorità del Governo, le que- stioni si risolvono innanzi ai buoni fratelli, ai capi del gruppo, che accomodano la partita come Dio vuole: il più malvagio viene espulso dalla società, e tutto finisce lì. Le paci si ottengono col bere insieme, ma le bevute a loro volta dànno luogo a nuovi conflitti ». Ma meglio ancora della Romagna, la Corsica ci porge un esempio di una criminalità inconscia, che vien dalla condizione sociale, storica, oltrechè dell'influenza storica di cui toccammo. « La frequenza degli assassinii per vendetta, scrive Bournet (1), è nota dappertutto, ma pochi sanno quanto ne sieno meschine le (1) BoURrET, Criminalité en Corse, 1887. — Archivio di psich., Viri. oQ -- 55 — cause: un cane ucciso da un Bocchini a un Tafani, fa undici vittime nelle due famiglie. Nel 1886 ci furono 135 attentati contro le per- sone, cioè 1 per 200 abitanti: quattro volte più del dipartimento della Senna. Dei 135 attentati, 52 furono commessi spontaneamente in seguito a discussioni o a risse. Impossibile far parlare un testi- monio; a Palneca 60 persone avevano assistito ad un misfatto, tutte giurarono di non aver visto nulla ». Bourde, secondo i rapporti della gendarmeria, valuta il numero dei banditi da 5 a 600. « Tutto mette capo a questo (egli dice): che í contadini, perduti nei loro villaggi, nemici al capo del clan, son persuasi non esservi punto giustizia. M. Marras in un suo discorso confessò sentirsi an- cora il grido leggendario; « In Corsica non v'è giustizia ». « I Corsi mostrano grande fierezza. Sdegnano il lavoro manuale e amano poco la terra ; sono più sensibili alle qualità intellettuali che non alle morali; hanno una maniera speciale d'intendere la fe- licità e la coscienza. « La loro organizzazione somiglia molto a quella del patriziato romano: quindici o venti famiglie dirigono tutte le altre ; alcune dispongono d'un centinaio di voti soltanto, altre di parecchie migliaia di elettori che fanno votare a loro modo. Cinquanta famiglie sono assolutamente devote ad una sola da oltre duecento anni ; la vita indipendente è impossibile, perchè chi è solo non riesce a nulla. « I membri di una famiglia rischiano la vita con sublime abne- gazione per sostenere uno di loro. Due coscienze sono in lotta nel- l'isola: la moderna, ispirata ai principii assoluti del diritto e del- l'equità, e la vecchia coscienza corsa che non sa elevarsi sopra gli interessi dell'associazione famigliare. Questa prevale quasi sempre, e se ne videro gli effetti durante le operazioni del Giurì di espropria- zione per le ferrovie. « Il Giurì , presieduto dal Casabianca , capo del partito più pos- sente dell'isola, s'illustrò con enormi parzialità; Benedetti, nemico del partito, ricevette 2000 franchi per una vigna di 16 are e 96 centiare; una certa Virgitti, ligia ai Casabianca, ebbe 13,000 franchi — 56 -- per una vigna di 18 are e 90 centiare, e così via. In Corsica queste ingiustizie sembrano naturali perfino ai nemici , i quali farebbero appunto lo stesso in favore dei loro clienti, se fossero al potere. « I giudici di pace sono onnipotenti, ma parzialissimi e devoti al partito che li ha fatti nominare. Nella compilazione delle liste elet- torali fanno a loro capriccio, togliendo o aggiungendo quei nomi che possono nuocere o giovare al partito, in barba alla legge e ai de- creti delle Corti d'appello e di cassazione. Ciò è talvolta causa di gravi delitti. Francesco Ricci, fattorino, era stato cancellato dalle liste, dietro istigazione della famiglia Moracchini. Alle elezioni mu- nicipali, furibondo perchè non poteva votare, Ricci si appostò dietro una siepe e tirò una fucilata che ferì uno dei Moracchini. Rimpro- veratogli il delitto, Ricci rispose: « Se non avessi agito così mi avrebbero preso per un lucchese ». « Le gherminelle nei giorni di elezioni sono varie e infinite, ma spesse volte volgono al tragico. A Palneca il maire Bartoli rinviò tre volte lo scrutinio per aspettare il momento favorevole ; la quarta volta (28 settembre 1884) 80 suoi partigiani si chiusero di buon mattino con lui nella mairie e vi si fortificarono; quando arrivarono gli avversari non poterono entrare. Esasperati, volevano dare l'assalto, ma furono respinti a fucilate; per tutto quel giorno si scambiarono colpi da una casa all'altra e si ebbero a deplorare morti e feriti. Gli avversarii del Bartoli dichiararono al Prefetto di essere « pronti a morire anzichè vivere ín schiavitù ». « Tn tutta la Francia, nel 1885, si constatarono 42,523 contrav- venzioni rurali. La sola Corsica ne aveva 13,405, quasi il terzo! » (1). La progredita civiltà, centuplicando i bisogni ed i desideri e faci- litando con la maggior ricchezza gli eccitamenti dei sensi, nei mani- coinî aumenta gli alcoolismi e le paralisi generali (2), e nelle car- ceri i rei contro le proprietà e contro il buon costume. La statistica (1) BOURDE, En Corse, 1887. — Archivio di psichiatria, VIII. (2) A Bic.étre, nel 1818-19 erano solo 9 i casi di paresi generale » 1848-49  a  34  a  „ — 57 — ci mostra, infatti, che di tal natura è la maggior parte dei reati commessi nelle capitali e dalle classi colte, e che sonvi ora in au- mento (1). E di tal natura Sighele ora dimostra che è la crimina- lità collettiva moderna — o quella delle classi borghesi in confronto colla popolazione. Constatata l'esistenza di queste due forme di criminalità collettiva, si chiede: perchè la criminalità dei ricchi è frodolenta e quella dei poveri violenta ? Perchè, risponde (o. c.), le classi superiori rappre- sentano ciò che è veramente moderno, mentre le classi inferiori rap- presentano ancora, nei sentimenti e nei pensieri, un passato celati= vamente lontano; ed è perciò logico e naturale che le prime sieno moderne, evolutive nella loro criminalità collettiva, e siano invece ancora violente, per non dire assolutamente ataviche, le seconde. Il Bagehot scriveva : <c per assicurarci che gli istinti delicati vanno sempre scemando nella discesa della scala sociale, non è necessario fare un viaggio tra i selvaggi; basta che parliamo con gli inglesi della classe povera, con i nostri stessi domestici (2), In secondo luogo, che la criminalità della classe agiata è un fe- nomeno patologico che indica la viziosa organizzazione sociale che delitti contro le persone  suicidi  furto  libidini (1) Prussia 1854 8,9 0/0  0,43  88,41  2,26 »  1859 16,65 »  0,52  78,17  4,68 (OETTINGEN, op. cit.). Francia dal 1831 al 1835 : libidine su adulti libid. su bambini aborti infanticidi suicidi furti  omicidi e uccisioni 2,95  3,64 0,19 2,25 3,83 14,40 14,40 Francia dal 1856 al 1860: 6,20  20,59 0,97 67,45 6,18 11,83 11,83 I furti domestici e quelli sulla pubblica via commessi in Corsica stanno a quelli della  Francia  come  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  . 0,38 a 1 Le offese ai congiunti, gli avvelenamenti  .  .  .  .  .  .  .   0,33 = 1 Gli stupri 0,50 » 1 Nessun parricidio, nè bancarotta  O 1 Invece le estorsioni starebbero cuino  3 ' 1 I saccheggi   7 = 1 I ratti di fanciulle   23 1 Gli omicidî   32 » I (RoBiQuET, Les crimes en Corse, 1862). (2) B1GEROT, Lois scientiflques du développernent des nations. — 58 — oggi ci regge, e che sta per finire ; — la criminalità della classe infima invece, può rassomigliarsi all'annuncio, patologico anch' esso, di una nuova éra che sta per cominciare. L'una, insomma, 1 l'indice di un tramonto, l'altra di un'alba; la prima è un segno di degene- razione, di un organismo già vecchio, l'altra è la crisi di un orga- nismo giovane che cresce e s'avanza. Ed è perciò che la prima ha tutti i caratteri della sapiente e circospetta prudenza ed astuzia se- nile ; l'altra tutti i caratteri della incruente e imprudente e sfacciata audacia di chi si sente giovane e forte. Infine, la classe ricca, non pel numero, ma per la sua forza e per le basi su cui si appoggia, rappresenta la maggioranza; — la classe infima, invece, la minoranza. Ora, è carattere psicologico di tutte le minoranze d'essere più audaci, più violente della maggioranza. Esse debbono conquistare, mentre questa non deve che mantenere ciò che ha conquistato, — si ha più energia per raggiungere un bene o uno scopo lontano, che non — raggiuntolo — per mantenerlo. La vittoria sfibra, mentre il desiderio di vincere aumenta il coraggio (Sighele, op. cit.). È la riproduzione collettiva del fatto individuale per cui uno solo assalito da molti spiega una energia che non avrebbe se altri fossero insieme a lui. È la necessità della difesa che raddoppia le forze di chi è solo e più debole; è l'istinto della propria conservazione che si sveglia più possente dinanzi al pericolo e che dà all'organismo quello che suol chiamarsi il coraggio della disperazione. Nel campo criminale questa legge di natura non poteva venir meno e doveva quindi far sì che la classe infima, avendo a lottare contra avversari di essa assai più possenti, compensasse la propria debolezza colla violenza e coll'audacia dei mezzi. Fino ad un certo punto possiamo averne una dimostrazione anche in Italia. Nel 1869, la popolazione delle città nostre e grosse bor- gate, che non passava i 5 milioni e mezzo, diede una quota presso- chè uguale di delinquenza a quella dei piccoli borghi, che toccava gli 11 milioni; ne' reati contro l'ordine pubblico, contro il buon co- stume la sorpassava del doppio, mentre uguagliavala, anzi le era — 59 — inferiore, nei delitti contro le persone (Curcio, op. cit., pag. 92). Chi esamina le belle carte grafiche, pubblicate dal Bodio nell'Italia Economica, trova un parallelismo tra il numero dei delitti contro le proprietà, la densità della popolazione, e la coltura. -- Così Mi- lano, Livorno, Venezia, Torino offrono un maggior numero di reati contro la proprietà, uno minore di ferimenti, e presentano la mag- giore densità della popolazione, e più scarso numero di analfabeti. Le Calabrie, gli Abruzzi, la Sicilia, Roma, con molti analfabeti, dànno le cifre massime di reati contro le persone. Faremo eccezione per Napoli e Palermo, che con grande densità di popolazione e con un numero notevole di analfabeti, sono ricche di reati dell' una e dell'altra classe ; e Bari e Lecce, Benevento e Lucca, che con popo- lazione abbastanza densa scarseggiano dei reati contro la proprietà, e Catanzaro e Caltanissetta che sono in condizioni inverse. Ma le malte eccezioni in Italia, su cui ritorneremo, non fanno maraviglia, stante che in alcuni paesi non è ancor ben precisato il limite dove cessava la barbarie, e non si è fermata ancora l'oscilla- zione ed il perturbamento indotto dai grandi avvenimenti politici. Che la civiltà non possa fare di più, che essa non possa altro che cambiare l'indole, e forse accrescere il numero dei delitti, per quanto spiacevole, sarà facile a comprendersi, da chi ha veduto, quanto poco giovi alla difesa e quanto più all' offesa la progredita istruzione. Ed alle ragioni toccate qui, vanno aggiun t e altre di ordine diverso. La civiltà, grazie alle ferrovie, alle concentrazioni burocratiche, commerciali, ecc., tende sempre ad ingrandire i grossi centri, ed a popolare sempre più i capo-luoghi. E, come è noto, è in questi, che si condensa la maggior parte dei delinquenti abituali. Questo ma- laugurato concorso si spiega per i maggiori profitti o le maggiori immunità che offrono ai rei i grandi centri. Ma questa causa non può esser la sola, perchè se nella capitale è minore la vigilanza, più attiva e concentrata è la repressione, e se vi sono maggiori in- centivi alle seduzioni, si aprono anche più larghe le vie al lavoro. Io credo vi agisca un'altra, un'influenza più potente di tutte, quella — bll dell'agglomero, il quale spinge da per sè solo al delitto od all' im- moralità. Chi ha studiato l'uomo, o meglio ancora se stesso, in mezzo ai gruppi sociali, di qualunque genere siano, avrà osservato come esso sovente vi si trasforma, e da onesto e pudico che egli era e che è tutt'ora da solo e tra le pareti domestiche, si fa licenzioso, e fino immorale (1). Quanti radunati in un club od in un'assemblea, per quanto assen- nata, non hanno lasciato, senza ribrezzo, insultare l'amico ed il maestro ? E quanti non hanno gettato vilmente la pietra contro colui, che poco prima avrebbero sostenuto col massimo ardore! Un passo più in là, e voi vedrete l'uomo più onesto rubare per parere buon compagnone, giuntare al giuoco il novizio, o gettarsi nella più im- monda libidine. Questa tendenza si fa maggiore quanto più i gruppi si fanno po- polosi; dai cinque o sei scolari di campagna, alle migliaia d'operai di una fabbrica (ed ecco perchè i distretti manifatturieri (2) dànno più delinquenti degli agricoli), fino all'enorme massa d'uomini che la più lieve causa raggomitola nelle vie di Napoli e di Parigi, ed il cui grido si trasforma in una sentenza di morte. Una prova quasi diretta ce ne forniscono i gerghi, che abbiamo veduto assumere or- ganismi sempre hiù complicati e tenaci, quanto più dalle associazioni innocenti e poco popolate si procede alle più fitte e criminose, e che anche nelle prime accennano pure ad una specie d'ostilità o di con- giura verso gli estranei. Vi è, dice Bertillon, una specie di tendenza violenta e morbosa, a riprodurre negli altri i sentimenti ed i moti che vediam sorgere (1) Nella Quarterh Review citata, si legge : a Tutto ciò che attira la folla nelle vie di Londra, incendii, passaggi di truppe, ecc., fa scaturire in un baleno centinaia dí ladri; li trovate ai meeting, alle Assisie, alle prediche ». (2) In Inghilterra i distretti manifatturieri firmo: 6,6 0/0 di rei di 15 anni 24  »  15 a 20 anni.  I distretti agricoli 4,8 »  15 anni 21  »  »  15 a 20 anni (MAYrEw). — 61 — intorno a noi, e su questo, molto influiscono alcune circostanze, come: età giovane, sesso femminile e sopratutto l'agglomero di altri simili, che rende, nota Sarcey, più vive le impressioni naturali, che ciascun di noi risente in se stesso; l'aria è impregnata dell'opinione domi- nante, ne subisce gli effetti come nei contagi, ecc. — Si sarebbe notato che anche nei cavalli i grossi agglomeramenti sviluppano le tendenze alla sodomia. Gli istinti primitivi del furto, dell' omicidio, delle libidini, ecc., che esistono appena in embrione in ciascun individuo fino che vive isolato, massime se temperato dall'educazione, si ingigantiscono, tutto ad un tratto, al contatto degli altri (1). Nelle scuole e nei collegi, il più virtuoso impara dall'uno e dal- l'altro, e forse pur troppo anche dal maestro, i misteri del vizio. Tutto ciò, insieme col parallelismo che corre sempre tra lo sviluppo degli organi sessuali e quello del cervello, e colla migliorata alimen- tazione, ci spiega in parte il grande aumento dei reati di libidine, che è uno dei caratteri speciali della criminalità di questi ultimi anni, e s'accorda coll'aumento continuo della prostituzione, che ap- punto predilige i grandi centri. Ed ecco una delle cause perchè le donne delinquono di più nei paesi più civili ; vi s'aggiunge, al- lora, a spingerle in braccio alla colpa, la falsa vergogna della rela- tiva povertà, il bisogno del lusso, e le occupazioni• e l'educazione quasi virile, che offrono loro i mezzi e l'occasione di delinquere nello stesso terreno degli uomini, coi delitti di falso, di stampa, di truffa. La civiltà aumenta alcuni delitti come alcune pazzie (2) (paralisi, (1) Constato che questa osservazione da cui derivarono quelle di Ferri, di Pu- gliese, di Sighele (Folla delinquente — Del parlamentarismo ecc.) e del loro glossatore Tarde, e finalmente dal Le Bon (Psychologie des Foules, 1895) data dal 1872, epoca della l a edizione, e nella 2 . ediz., 1876, pag. 278-79. — La stessa idea è ripetuta nel mio Incremento del delitto in Italia, nel mio Crime politique e nelle mie Piaghe d'Italia. (2) Prendendo, p. es., la statistica del paese più progredito del mando, quali sono gli Stati IIniti, dal prezioso Census of United States fornitaci (Compen- dium of the Tenth Census (1880) of the United States, P. II, pag. 165 9 noi vediamo che i pazzi, che vi erario 15.610 nel 1850, 24.042 nel 1860 e 37.432 nel 1870, salirono nel 1850 a 91.997, mentre la popolazione da — 62 — alcoolismo), perchè aumenta anche l'uso delle sostanze eccitanti, quasi sconosciute dal selvaggio, e divenute un vero bisogno nei paesi più civili; tanto che vediamo adesso in Inghilterra ed in America aggiungersi all'abuso dell'alcool e del tabacco quello dell'oppio, e p erfino dell'etere, e il consumo dell' acquavite salire in Francia da 8 litri per anno a 30, dal 1840 al 1870. La civiltà, promuovendo la creazione e diffusione dei giornali, che hanno sempre una cronaca scandalosa, qualche volta anzi null'altro che questa, sono una causa di eccitare l'emulazione e l'imitazione dei criminali. — È triste il pensare come il misfatto di Troppmann fece salire a 500,000 le copie del Petit Journal e a 210,000 quelle del Figaro; ed ecco forse una ragione perchè si vide quel misfatto imitato, quasi subito, nel Belgio da Moustier. — Il danno loro fu provato ivi pure per uno strano reato. Si trovò, mentre era assente il padrone R..., scassinato il suo banco; si sospetta e si arresta un agente; e nella sua casa si trova la somma mancante, che egli con- fessa subito, piangendo, aver sottratto, ma senza nessuna prava in- tenzione : egli poteva, infatti, fruire di somme anche maggiori col consenso del padrone, in lui fiduciosissimo, e senza scassinare alcun armadio; né venne a quel passo che per porre in pratica un colpo letto il giorno prima in un di quei sciagurati diarii. Il padrone dichiarò credere verissima questa scusa, sapendonelo lettore infervo- 23.191.876 nel 1850 crebbe a 38.553.371 nel 1870, a 50.155.783 nel 1880, cioè mentre la popolazione si raddoppiò o poco più in 30 anni, i pazzi sestuplicarono; anzi, nell'ultimo decennio l'aumento della popolazione fu del 30 0/0 e quello dei pozzi del 155 0/0. — In Inghilterra e Wales erano nel 1859: 18,6 per 10.000; 1885: 28,9 per 10.000; 1893: 29,0 per 1000. — Per l'Italia (Archivio italiano per le malattie nervose, 1885 (VERGA) ), i pochi dati che si possono dare si rife- riscono agli anni 1874, in cui vi erano 51 pazzi per 100.000 abitanti; al 1877: 54,1; 1880: 61,25; 1883: 67,7; 1885: 66,0; 1888: 74,0. — In Francia (Bongo, Bulletin de l'Institut international de statistique, 1889, pag. 112 e 123. -- Di alcune statistiche sanitarie in Italia ed in altri Stati Europei. Nota del dott. RASER1) erano 131,1 per 100.000 abitanti nel 1883; 133 nel 1884; 136 nel 1888. Scozia e Irlanda darebbero, secondo Legoyt, 2,6 pazzi per 1000 abitanti; Scandinavia, 3,4; Stati Uniti, 3,3 (op. cit.). In Olanda, nel 1856, erano 5,9; nel 1860, 6,4 ; nel 1863, 7,5 (SCHNEEVOGT, Verslag over den Staad des Gestischten, 1865). — 63 — rato e difatti lo riprese appena fu assolto. — Un altro esempio of- ferse Grimal: nel 73 a Parigi delibera di commettere un delitto per far parlare di sè, come nei giornali leggeva dei grandi malfat- tori; tenta un incendio, e, suo malgrado, non è creduto reo; mal- tratta la moglie che poi muore, e se ne denuncia l'autore, ma anche qui esce con sentenza di non farsi luogo; allora gli capita sott'oc- chio il processo della vedova G-ras, e, per imitarla, getta sul viso di uno che gli era amico, dell'acido nitrico: l'amico muore, ed egli non che nascondersi narra a tutti la sua bella azione; il dì dopo, corre a leggere il Petit Journal, che raccontava il triste fatto, si costi- tuisce egli stesso alla questura, dove si appurò che le idee dei suoi delitti gli vennero in capo in grazia dei romanzi giudiziarii e dei fatti diversi dei giornali che erano la sola sua prediletta lettura, — E altrettanto dicasi dei romanzi, di quelli in ispecie, che si in- trattengono esclusivamente di bisogne criminali, come è triste vezzo oggidì nella Francia. — Nel 1866, due giovanetti, Brouiller e Ser- reau, assassinano una mercantessa strangolandola ; arrestati dichiarano che il delitto fu loro suggerito dalla lettura di un romanzo di Del- mons. — Alcuni, disse assai bene La Place, sortono dalla natura un organismo incline al male ma non son determinati all'azione che dal racconto e dalla vista dei misfatti altrui. Un pacco di 10 cedole ru- bate si trovò pochi anni sono avviluppato in una carta ove il ladro avea scritto queste triste linee di un romanzo di Bourrasque : « La coscienza è una parola inventata per spaventare i gonzi e costringerli a poltrire nella miseria. I troni e i milioni si guadagnano solo colla violenza e colla frode ». Nelle grandi città, gli alloggi notturni pei poveri, a scarso prezzo, sono uno degli incentivi al delitto. Molti, dice Mayhew, sono tra- scinati alle Lodging House dallo sciopero; e dalle Lodging al furto. Le leggi politiche, e le nuove forme di governo popolare, imposte dall'irrompere del moderno incivilimento, ed in parte anche da una vera contraffazione di libertà, favoriscono, in ogni modo la forma- zione di sodalizi, sotto specie di comuni tripudi, o di imprese poli- tiche, amministrative, o di mutuo soccorso. L'esempio di Palermo, -- 64 — di Livorno, di Ravenna, di Bologna, la storia di Luciani e di Paggi e quella di Crispi e Nicotera ci mostra quanto breve sia il passo dalle imprese più generose alla violenza più immorale, e fino, forse, al delitto. Nell'America del Nord alcune società giunsero al punto di commettere, impunemente, officialmente, il delitto, in mezzo a due delle più fiorenti città (New York e S. Francisco), e di farvi quasi legittimare la truffa. Le rivoluzioni politiche che in queste forme governative sono più frequenti, sia perchè agglomerano molte persone, sia perchè destano la violenza delle passioni, aumentano alcuni delitti. I reati di libi- dine che, prima del 1848, in Francia erano da 100 a 200, crebbero a 280 e poi a 505, ed insieme aumentarono i parti illegittimi.  La Spagna è un carcere, dice un illustre Spagnuolo (es un presidio suelto), dove si pub commettere impunemente qualunque delitto, purchè si gridi in favore di questo o di quello, o si dia alla colpa un carattere politico. I graziati, in 5 anni, ammontaronvi a 4065, il quadruplo di Francia (Armengol, Estudios penitenciarios, 1873). Non è meraviglia, dopo ciò, se in Ispagna i delitti sono, in proporzione, più numerosi che altrove. — Al pari delle rivoluzioni, le guerre, appunto per l'aumento dei contatti e degli agglomeri, ingrossano le cifre dei delitti, come verificammo tra noi nell'anno 1866 (Curcio), ed in America del Nord nel 1862, durante e dopo la guerra (Corre, op. cit., pag. 78). Non occorre aggiungere parole, nè cifre per dimostrare quanto debba aumentare i reati l'agglomero nelle carceri, dove, come abbiamo appreso dalle confessioni dei rei medesimi, la maggior perversità è un titolo di gloria, e la virtù una vergogna. E la civiltà, aumen- tando i grandi centri carcerari, specialmente quando non costrutti col sistema cellulare, dà, per ciò solo, un'esca maggiore al delitto, specialmente quando, con una non biasimevole sollecitudine, vi porta quelle delicature caritatevoli e filantropiche (colonie agricole, scuole, libertà condizionata), che se realmente rialzano la dignità dell'uomo onesto, non giovano però a migliorare l'animo del colpevole indu- rito. Vedremo come in seguito all'applicazione del ticket of leave — 65 — siasi notato in Inghilterra un forte aumento di delinquenti nel 1861-62, come nel 1834, in seguito alla deportazione (B. Scalia, op. cit.) (1). Gli stessi ricoveri dei discoli e dei minorenni e i riformatori, che sembrano ispirati dalla più santa carità umana, per il fatto solo del- l'agglomero di individui perversi, esercitano pur troppo un'azione tutt'altro che salutare, e quasi sempre contraria allo scopo per cui furono istituiti. E mi giova ricordare come in Isvezia l'illustre d'Oli- vecrona attribuisca il gran numero di recidivi svedesi ai vizi del sistema penitenziario, all'uso di sottoporre i giovani alle stesse di- scipline degli adulti (2). La civiltà introduce ogni giorno nuovi reati, meno atroci degli antichi, ma non meno dannosi. Così a Londra, il ladro alla violenza sostituisce l'astuzia; agli scassi, i furti alla pesca ; alle scalate, i ricatti e le truffe col mezzo della stampa (Quart. rew., 1871). L'omi- cidio allo scopo di approfittare dei diritti d'assicurazione è un esempio di una nuova forma di delitto commesso, in ispecie, da medici, che trova pur troppo incremento nelle nuove cognizioni scientifiche : così la nozione che i sintomi del colera sono simili a quelli dell'avvele- namento per acido arsenioso, suggerì a due medici l'idea di avvele- nare, dopo assicuratili, molti clienti, durante l'epidemia colerica a Magdeburg ed a Monaco (Pettenkoffer, Théorie des Cholera, 1871). A Vienna si creó il nuovo crimine, detto Kratze, che consiste nel- l'appropriazione di merci fatte spedire a ditte immaginarie (Rund schau, Wien, 1876). Gli anarchici misero di moda la dinamite contro edifici e persone. Or ora a Chicago si è introdotto l'assommoir elettrico (3) e le (1) I delinquenti da 2649 ch'eran al 1864-65, crebbero a 15.049 nel 1873-74: nelle colonie, dove sono deportati i rei di violenza, questi delitti crebbero come 4 ad 8 in confronto degli altri; mentre in Inghilterra sono come 1 a 8 (B. SCALIA, 1874). (2) Des causes de la récidive. Stockholm, 1873. (3) A mezzo di una minuscola batteria elettrica, perfezionata, grande non più di un portasigari e che si può tenere nella manica dell'abito, si ottiene tanta forza elettrica da abbattere un uomo o renderlo insensibile per più ore. Con un filo isolato il fluido può passare dalla batteria nascosta in una placca metallica, L021%11096 — Uo7710 (lclinquente — VOL III. — 66 — piccole torpedini che messe in tasca alle vittime le fulminano e met- tono a brani. La civiltà, rallentando i vincoli della famiglia, non solo aumenta i trovatelli, che sono semenzai di delinquenti, ma anche l'abbandono degli adulti, e gli stupri, e gli infanticidi. Ma da tutto ciò noi non possiamo lasciarci trascinare ad una be- stemmia, che del resto sarebbe impotente, contro l'irrompere fecondo della civiltà, che anche da questo lato non può dirsi affatto dannosa; poichè, se anche fosse momentaneamente causa di un aumento dei delitti, certo ne mitiga l'indole, e d'altronde, là dove tocca al suo apogeo, essa ha già trovato i mezzi di sanare le piaghe onde fu causa, coi manicomi criminali, col sistema cellulare carcerario, colle case d'industria, colle casse di risparmio applicate alle Poste ed alle officine, e specialmente colle società protettrici dei fanciulli vagabondi, che prevengono, quasi nella culla, il delitto. CAPITOLO V. Densità e Natalità. 1. Densità. — Meglio si vedrà l'influenza della civiltà in rapporto ai delitti, esaminandone a uno a uno i singoli fattori ; e prima di tutti quello della densità, perchè la storia del delitto ci mostrò che questo non appare veramente come tale, fino che la società umana non abbia raggiunto una certa densità. La prostituzione, il ferimento, il furto -= come giustamente notarono Reclus, Westermark e Kra- circondata da materia isolante, e che il malfattore tiene in una mano e con quella toccando un uomo in qualunque parte del corpo lo fa stramazzare a terra tramortito. — A Chicago poco tempo fa Jhonson venne accostato da due bric- coni che lo atterrarono, e, poichè egli resisteva, gli applicarono al viso un pic- colo corpo metallico che lo paralizzò. — Rinvenne dopo due ore e si trovò nudo. --- 67 — potkine, e ingiustamente se ne fecero un'arma contro noi — poco si manifestano nella diradata società primitiva, come nei Veddah che solo si radunano insieme all'epoca delle pioggie ; e in certi Austra- liani che solo all'epoca della raccolta dell'yam. Ma gli equivalenti del delitto, perfino negli animali, per le stesse ragioni compaiono di rado quando questi non sono associati o domestici: agli istinti brutali manca il modo di porsi in luce ; ma fate che il campo meglio si presti, colle tribù, colle urbs, coi clan, ed il delitto scoppierà come ce lo dipingono pei nostri proavi Ateneo, Erodoto, Lucrezio: perché gli manca l'occasione là dove i contatti sono più scarsi. Anche nelle società barbare più diradate i reati appaiono relativamente minori benchè più feroci ; mentre si moltiplicano ín quantità nelle più civili — e le 5 o 6 forme di reati barbarici diventano centinaia e mi- gliaia nella nostra epoca. Un primo sguardo, invero, sui delitti di furto e omicidio e sulle ribellioni politiche di Europa, in rapporto alla densità ci mostra che, salvo i risultati contradditori, effetto dell'influenza termica che accresce gli omicidi e le rivolte al Sud e i furti al Nord, la den- sità va in ragione diretta dei furti, inversa degli omicidi. Infatti da questa tabella (pag. 68) vediamo su 7 paesi a minima densità 2 soli (Spagna e Ungheria) con altissime cifre di omicidio e su 8 a massima densità 1 sola (l'Italia) con molti omicidi. Quanto ai furti avviene il contrario. Quanto alle rivolte è impossibile di nulla conchiudere sulle prime ; vediamo paesi, infatti, a egual densità (Polonia, Austria, Svizzera) con enorme differenza nelle rivolte, mentre paesi a grande e piccola den- sità ne sono deficienti come l'Inghilterra, la Russia e l'Ungheria. Nel medio evo, una popolazione molto rada, la Corsica, ebbe un gran numero di rivoluzioni (secondo Ferrari ne avrebbe dato 45 in 4 secoli) in quell'epoca, fino Nonantola e Biandrate ebbero la loro rivoluzione (Ferrari, op. cit.). — 68 — Delitti e densità negli Stati d'Europa. Abitanti Omicidi (1) Furti (2)  Rivolte politiche (3) p. chil. qu. p. 1.000.000 ab. p. 100.000 ab. p. 10.000.000 d'ab. 18 Russia .  . 14 — 33 Svezia e Norvegia 13 13 33 Danimarca  . 13 13 33 Spagna (4) 58 52,9 55 51 Portogallo. 25 80 58 61 Austria (4) 25 103 5 61 Ungheria . 75 103 5 66 Polonia  . 10 — 13 69 Svizzera  . 16 114 80 71 Francia (4)  . 18 116 16 86 Germania (4). 5 200 5 100 Italia (4)  .  . 96 72 30 112 Inghilterra (4) 7 136 7 112 Irlanda  . 9 91 30 166 Belgio .  . 18 134 Nei nostri paesi, poi, e specificando, ciò che ben più importa, i delitti secondo i gradi di densità si può ancora più chiaramente intravvedere queste influenze. In Italia per es. vediamo (5) : p. chilom. qu. 0 /0000 010000  0/0000  0/0000 0/0000 da 20 a 50 11 199 23,7 18,8 62,6 50 a 100 6,03 144,4 25,4 16,4 45,0 100 a 150 6,0 148 23,5 14,5 58,5 150 a 200 5,1 153 24,6 12,3 54,6 200 in su 3,5 158 29,5 18,7 50,4 (1) Almanacco di Gotha, 1886-87. (2) FERRI, Omicidio e Atlante, 1895. (3) Il delitto politico e le rivoluzioni di C. LoMBROSO E LASCHI, 1890. (4) BODIO, Relaz. della Commissione per la Statistica giudiziaria, 1896 (bozze). (5) BODIO, Annuario statistico italiano, 1894, Roma. Violenze Abitanti  Omicidi  Furti i funzionari Stupri  Truffe contro — 69 — Si vede quindi diminuire l' omicidio, specie nelle capitali, col crescere della densità, sicchè Milano, Napoli, Livorno, Genova, con razze (Greci, Celti, Liguri) e climi (Nord, Sud), più diversi dànno una diminuzione analoga nella cifra degli omicidi, e viceversa aumentare regolarmente dove è la minima densità che corrisponde ai paesi più caldi e insulari, dove è maggiore la barbarie e il delitto associato più frequente. I furti, gli stupri e le violenze contro i funzionari diminuiscono anch' essi coll'aumentare della densità, ma rimontano poi rapidamente col suo eccesso che corrisponde alle grandi capitali (Padova, Napoli, Milano, Venezia). La truffa segue un andamento irregolare e quasi sempre in oppo- sizione alla densità, il che dipende dalle forti cifre insulari, spe- cialmente Sardegna, e dall' intensità esagerate, per antiche abitu- dini etniche nel Forlivese e Bolognese, ove è diffusa proverbialmente la truffa (bolognare da Bologna), e Dante nell'Inferno : E non pur io qui piango Bolognese : Anzi n'è questo luogo tutto pieno, (Cant. XVIII, 58, pei lenocinii). Così nelle recenti statistiche francesi (1), troviamo che: Abitanti p. cbil. qu. Nei paesi la cui densità è da 20 a 40 40 a 60 60 a 80 80 a 100 100 in più Furti  Omicidi (1) Stupri 0 /0000  0 /0000  0/0000 63  4,41  19 96  1,42  20,4 100  1,40  19 116  1,20  30 196  1,88  34 »  » »  » Vediamo dunque il furto mano a mano più frequente dove la den- sità si fa maggiore. Gli omicidi e stupri, invece, dànno la quota massima dove c'è il minimo ed il massimo della densità; contraddi- zione che si spiega perchè dov'è la massima densità abbondano i grandi centri industriali (Seine inférieure 92), o politici (Parigi 18) e di immigrazione (Bouche de Rh8ne 45), con le grandi occasioni di (1) FRRR1, Omicidio, Atlante, 1895. -70 -- attriti; dove c' è il minimo della densità (Corsica 200, Lozère 41, Alte Alpi 24), vi è il massimo della barbarie, nella quale, come ve- demmo, il ferimento e l'uccisione sono riguardati spesso più come un dovere che come un delitto. Che delle rivolte politiche accada altrettanto lo provai nel Delitto Politico collo studio sulle popolazioni rivoluzionarie, e ultra conser- vatrici dei dipartimenti francesi, che ci dimostrò come le prime spesseggino sempre dove è maggiore la densità. Lo studio sulla relazione tra la densità della popolazione e la reazione monarchica in Francia ci diede per risultato che nei dipar- timenti dove la popolazione è più agglomerata, lo spirito pubblico è più incline alle idee rivoluzionarie. Le Basse Alpi, all'inverso, le Landes, l'Indre, il Cher ed il Lozère, che non oltrepassano i 40 abi- tanti per chilometro quadrato, nelle elezioni politiche del 1877-81-85 diedero elevati coefficienti di voti al partito monarchico; egualmente è dei dipartimenti della Vandea, del Nord, degli Alti Pirenei, del Gers, del Lot e dell'Aveyron, che superano appena i 60 abitanti per chilometro quadrato, e altrettanto accadde nei plebisciti (Jacoby). Viceversa, dove la popolazione raggiunge un alto grado di densità. come nel Rodano, nella Loira, nella Senna et Oise, e nella Senna, si vede lo spirito rivoluzionario raggiungere un maggiore sviluppo. Ciò notava primo il Jacoby (o. c.). La proporzione massima di rivoluzionari è data dai dipartimenti a densità massima e poi da quelli che si avvicinano alla densitl media, benchè ne sieno sotto. — Nei dipartimenti a densità minima prevalgono i conservatori: nel resto i due partiti si equilibrano. Si comprende facilmente come, dove la popolazione urbana è più affollata, le agitazioni politiche avvengano più frequenti. Questo si vede specialmente a Parigi, dove, come scrive il Viollet- le -Duc (1) « tutto il móndo civile travasa la sua schiuma, facendone una città cosmopolita, che la comanda e la fa assorbire da una folla senza tetto, nè patria, nè principi, che dispone audacemente delle elezioni (1) Mémoires sur la dé fense de Paris, 1871. -- 71 — e si vale delle disgrazie del paese per demolirne il governo ed ele. vare sè stessa ». Così fu che, dopo la Comune, su 36,309 arrestati, gli stranieri salirono a 1725, ed i provinciali raggiunsero la cifra di 25,648. Quest'è il vizio, soggiunge Maxime Du Camp, dei paesi troppo accentrati, dove l a . vita provinciale non trova che uno sviluppo im- perfetto (o. c.). « Le grandi capitali sono pericolose alla calma politica; esse pro- ducono l'effetto d'una pompa aspirante: attirano e trattengono. La Francia ha la testa troppo grossa, e, come gli idrocefali, è soggetta a veri accessi di furore maniaco. La Comune fu uno di questi ». In complesso la influenza etnica e climatica fa scomparire l'in- fluenza della grande densità, ma questa ha un'azione ben chiara e diretta nei delitti di furto aumentandoli, e di omicidio diminuendoli. 2. Immigrazione. Emigrazione. — Vero è che fra l'Italia e la Francia abbiamo veduto un vero contrasto, una completa contraddi- zione che ripullulerà anche per la ricchezza, in quanta che da noi l'omicidio decresce regolarmente colla densità e in Francia invece si innalza straordinariamente col massimo della densità, per quanto Parigi sia alquanto inferiore della Senna Oise che la circonda. Ma questa contraddizione (oltre che dalla maggiore azione civilizzatrice che i grandi centri esercitano da noi, scancellando la leggendaria ten- denza alla vendetta che faceva di alcuni omicidi un diritto e un dovere, e dal grado, come lo chiama Ferri, di saturazione criminosa, dall'eccesso nostro in omicidi che non poteva ornai esser sorpassato), è dovuta alla speciale condizione in Francia di un elemento nuovo, mancante fra noi che è la immigrazione che aumentavi, sì, ma sini- stramente, la densità, portandovi più di 1.200.000 stranieri dell'età e delle condizioni più proclivi al reato, — e ciò in pochi punti. Infatti il massimo degli omicidi, 45, vien dato da Bouches de Rhone che sarebbe uno dei grandi centri di emigrazione, avendo 50.000 italiani. Cosicchè nella carta che costrusse il Joly della criminalità per paese di nascita, toltovi dunque l'elemento immigrativo, il dipartimento Bouches de Rhone dal grado massimo di 86° scende a duello di 62°, — 72 — e l'Hérault dall'81° scende al 63°, e così le Alpi Marittime dall'83o al 45°, pur non toccando della Senna in cui su 40.000 arrestati, solo 13.000 ne sono nativi, perchè la Senna se importa molte birbe, ne esporta anche molte. Nell'Hérault, anzi, il circondario sarebbe buono, ma vi è una città (Cette) che guasta tutto, che dà quasi 7 su 10 accusati , certo la metà degli affari giudicati dal Tribunale di Montpellier, specialmente per l'accumularsi di recidivi, che dormono sulle piazze, detti perciò i couche-vetus e sopratutto per gli stranieri. Nel 1889 vi erano 21 stranieri su 118 abitanti accusati, ossia mentre la proporzione degli indigeni era 2 0/00, quella degli stranieri era del 19 0/00. Altrettanto avviene a Marsiglia per gli operai lavoranti nel porto. Sono questi stranieri (scrive Joly, o. c.) che dànno il maggior contingente ai furti, agli assassinii, alle sommosse anarchiche, ai ferimenti ecc. Nel 1881 i rei di stupro si calcolarono 17 su un milione di francesi. di stranieri. di francesi. di stranieri. Era già cosa nota che gli emigranti davano una proporzione mas- sima di delitti. Dalla recente statistica degli Stati Uniti (1) risulta che gli Stati che hanno il massimo dell' immigrazione, sopra tutto Irlandese e Italiana, dànno il massimo della criminalità. Così: California  . 0,30 rei p. 0/00 abit. 33 0/0 emigranti Nevada .  . 0,31 » » » 41 » » Wyomin  . 0,35 » » 28 » » Montana  . 0,19 » » » 29 » » Arizona .  . 0,16 » » 39 » » New York . 0,27 » » » 23 » » viceversa New Mexico  . 0,03 » » » 6 , 7 » » Pensilvania  . 0,11 » » » 13 » » (1) Compendium of the Tenth Census (1880) of the United States, P. II, pag. 1659. — Devo questi dati al fondatore del primo laboratorio d'economia politica un iversitario prof. Cognetti de Martiis ed al segretario dott. Albertini. 1 i » Nel 1872 » » » » » » 60 18 46 » — 73 — Ciò che scombuia ogni effetto della densità. Così Montana 0,3 abi- tanti per miglio quadrato, Wyomin 0,2, Nevada 0,6, Arizona 0,4, con densità, dunque, minime si hanno grazie all'emigrazione enormi cifre di reati, mentre N. York (151 per migl. qu.), Pensilvania con 95 per migl. qu. con densità grande, ne hanno meno, e relativamente meno ne dà, 0,21 di reati, District Columbia che raggiunge la densità di 2960 per migl. qu. Su 49.000 arrestati a New York, 32.000 erano emigranti (Barce, The Dangerous Classes). Su 38.000 detenuti nell'America del Nord, 20.000 erano figli di stranieri (Beltrami-Scalia, op. cit.). In Francia si era già notato fin dal 1886 che su 100.000 abitanti stazionari nel loro paese ne andavano 8 alle Assise, 100.000 dimoranti fuori del proprio paese » 29 » 100.000 stranieri abitanti in Francia » 41 » Ora in Francia l'immigrazione triplicò dal 1851 al 1886, salendo da 380.381 a 1.126.183. Giustamente osserva il Joly (1) che quando la corrente che spinge all'emigrazione da un paese all'altro è debole, vi innesta gli uomini più energici e intelligenti, ma quando è troppo violenta trascina i buoni coi tristi; e infatti la maggior parte della criminalità degli emigranti è data dalle provincie più limitrofe, che dànno il numero maggiore di emigranti. Così nel 1886 contavanvisi 4 condannati su 100.000 Svizzeri, 18 su 100.000 Spagnuoli, 23 su 100.000 Italiani e quasi nessuno fra gli Inglesi e Russi. In Parigi stesso, a proporzioni eguali d'abitanti, le colonie belghe e svizzere dànno 3 volte più ar- restati che gli Inglesi e Americani. La colonia italiana che è solo quadrupla della Austriaca ha un numero d'arrestati 15 volte mag- giore (1). Quanto meno poi l'emigrazione è stabile, tanto più dà delitti. I Belgi che si naturalizzano in Francia vi commettono molto meno delitti degli emigranti Spagnuoli che quasi vi sono accampati (1). (1) JOLY, France criminelle, 1890. — 74 -- Lo stesso può dirsi dell'emigrazion e interna dello stesso paese, spe. cialmente di quella a destinazione variabile, dei venditori ambu- lanti, ecc. Così in uno studio fatto a St-G-audence donde emigrano molti venditori ambulanti (circa 7000 su 36.000 abitanti), francesi, si nota che costoro diedero una cifra fortissima di reati, truffe, vio- lenze e ferite, che da 41 che erano nel 1831, nel 1869 va a 200, a 290 nel 1881: e frequenti sonvi gli abbandoni dei bambini, gli adulteri e i divorzi. « La Sarthe è uno dei migliori dipartimenti quanto alla crimina- lità, ma se si tien nota dei delitti commessi dai suoi nativi, emigrano fuori, s'innalza di 34 gradi nella scala della criminalità. Così Creuse per ragioni analoghe cambiò dal 3° al 18° rango grazie ai suoi 45.000 immigranti per lavori instabili. Ve n'ha che giungono onesti nelle grandi città, ma sempre illudendosi sull' ambiente nuovo che li at- tira, e quindi facili agli sbagli che a poco a poco poi diventano delinquenti : la ragazza che cede alle prime seduzioni diventa prosti- tuta: l'operaio chiusa la sorgente del lavoro diventa ozioso, e vicino a persone che lo attirano al male, e avendo davanti l'amo di mille piaceri di cui gli altri godono diventa ladro. Vi hanno i criminali che sperano farsi dimenticare e redimersi, ma ricadono pei nuovi contatti o per rivelazioni imprudenti. Infine vi hanno i criminali, che vengono nelle grandi città per commettere i crimini. Nelle piccole città, come dice bene Joly, conviene cercare le occasioni di fare i i male; a Parigi le occasioni vengono a voi, vi strascinano. Gli stessi gaudenti ricchi sono causa di delitti, specie contro i costumi, e pci il delitto vi si può commettere con tali fraudi, così da lon- tano da non parere quasi delitto (Joly, o. c.). « II Parigino puro sangue non s'è mischiato alle violenze della Comune (scrive Maxime du Camp) che in iscarsa misura; la schiuma della provincia fermentava in Parigi; tutti gl'impotenti, i vanitosi e gl'invidiosi vi approdano gonfi di sè e si credono atti a reggere il mondo per essere stati esaltati nelle bettole del villaggio. Parigi deve realizzare il loro sogno o perire; Parigi non sa neppure il loro nome, e per scontare sì grave delitto deve cadere ». ;o — 75 -- L'emigrante, dettavo già io nella 2 a edizione di questo libro (1876), rappresenta quella specie di agglomero umano che ha la massima facilità ed incentivo al delitto associato: maggiori bisogni, minore sorveglianza, minore vergogna; maggior agio di sfuggire alla giu- stizia, maggior uso del gergo ; ed i ladri sono quasi sempre nomadi (Vedi Vol. I, Sul gergo). Gli emigranti abbruzzesi formarono il mag- gior contingente della banda Mancini (Jorioz). La piccola emigrazione dei Garfagnini ai lavori delle cave di Carrara dà luogo a delitti, ancora dopo finita perchè ne tornano dopo bevoni, bestemmiatori e addetti a società segrete (congiurini), ed erano anche nei secoli addietro causa di delitti (De Stefani, Dell'emigrazione di Garfagna, 1879, Milano). — La banda di Fiordispini era, in origine, composta tutta di stagnai, cerretani, mietitori, merciai ambulanti, i quali, già del resto, si segnalavano pur troppo, anche nel delitto sporadico. Anche quegli emigranti che pi-ti dovrebbero rifuggire da! delitto, come coloro che pellegrinano, solo per principio religioso, offersero una cifra notevole alla criminalità associata. Il vocabolo di mariuolo par certo derivasse da quei pellegrini di Loreto o di Assisi, che usa- vano gridare in coro: Viva Maria, commettendo nel medesimo tempo stupri e ladronecci, che credevano espiare col pellegrinaggio (Lozzi, Dell'ozio in Italia. Firenze, 1870), il quale riesciva per loro, così, un comodo mezzo al delitto e un altro ancor più comodo per la pe- nitenza, una specie di quella famosa lancia che feriva, ma subito dopo guariva le ferite. Una prova sicura di ciò ho rinvenuta testè in un curioso decreto del Re di Francia datato dal settembre 1732, che richiama altri decreti del 1671 e 1686, emanati appunto per impedire i pellegrinaggi, i quali sono dichiarati causa frequente di gravi delitti (1). (1) Crediamo utile darne il tenore: Sua Maestà, avendo richiamate le dichiarazioni del fu Re suo bisavolo, agosto 1671 e gennaio 1686, che proibiscono (sotto pena di galera perpetua contro gli uomini, e di quelle altre pene afflittive contro le donne, che parranno ai giu- dici d'infliggere) ad ogni suo suddito di andare in pellegrinaggio a San Giacomo in Gallizia, a Nostra Donna di Loreto e in altri luoghi fuori del Regno, senza — 76 — Forse per ciò i paesi dove hannovi santuari celebri sono, in ge- nere, più malfamati, come osservava D'Azeglio ne' suoi Ricordi. Ed ecco una nuova causa per cui differisce nel rapporto degli omicidi colla densità, l'Italia dalla Francia, che ha nell'ultimo un- dicennio 1880-90 una quota media di soli 11.163 emigrati, mentre l'Italia giunge, nel 1892, a 246.751 (124.312 permanente) (Stati- stica dell'emigrazione italiana, Roma, 1894). 3. Natalità. — Questi studi sull'emigrazione risolvono in gran parte un altro problema che appare completamente contraddittorio in Italia e Francia : parrebbe cioè, che data l'influenza della densità su alcuni reati, essi dovrebbero variare col variare della natalità — e che p. es.: i delitti di furto, i quali crescono colla maggiore den- sità dovrebbero crescere colla maggiore natalità, eppure in Francia dove vedemmo gli stupri e gli assassinii crescere col massimo della densità essi crescono poi in ragione inversa della natalità.  z°^ iut? 1á un permesso espresso da Sua Maestà, contrassegnato da uno dei suoi segretari di Stato, sulla approvazione del Vescovo Diocesano. u Sua Maestà essendo informata che, malgrado questi ordini, molti dei suoi sudditi trascurano di domandare il permesso od abusano in vari modi di quelli ottenuti; e sotto il pretesto specioso di devozione abbandonano le loro famiglie, i parenti, i padroni, le professioni, i mestieri per darsi ad una vita errante, piena di ozio e di libertinaggio, che li porta spesso al delitto; « Che altri sortendo dal regno nella speranza di stabilirsi altrove con magg ior utile, non trovano poi nè i vantaggi, nè i soccorsi che avrebbero nella loro patria quando vi tenessero una buona condotta; e la più parte muoiono di miseria sulla strada, o corron rischio di essere arruolati di buon o mal grado nelle truppe delle potenze vicine; « Che spesso accade anche dei soldati in servizio di Sua Maestà si mescolano fra questi vagabondi, e col favore del loro numero disertano; Sna Maestà giudi- cando necessario, per il bene del servizio e per quello del pubblíco, di fermare il corso di questi disordini, togliendo il pretesto che li fa nascere, fa espressa inibizione a tutti i suoi sudditi, a qualunque età, sesso e condizione apparten- gano, di andare in pellegrinaggio a San Giacomo di Gallizia, a Nostra Donna di Loreto e di Monferrato, ed altri luoghi fuori del suo dominio, e qualunque siane la causa o il pretesto, e ció sotto pena di galera perpetua per gli no- mini, ecc. ecc. « Dichiarando nulli e di nessun effetto tutti i permessi che furono in prece- denza accordati n . Pa^ — 77 — In Francia fu fatta già prima da Corre e di poi da Joly (1) l'os- servazione che la minima natalità è in quei dipartimenti in cui si ha il massimo di delitti: Natalità Delitti c. le persone Furti Stupri 19,00 64 83 17 16,47 66 99 26 14,05 89 186 29 Ma la minima natalità è in Francia in relazione diretta coll'immi- grazione di stranieri, tanto più che, come scoperse Maurel (Reme Scienti f., 2 nov. 1895), dove è minore natalità è anche una minore mascolinità; or come nota il Joly, per Cette e Marsiglia il vuoto della popolazione per la diminuzione delle nascite è riempito dagli imeni granti esteri, specie Genovesi e Calabresi che vi dànno causa a un aumento di reati, aumento che non si noterebbe senza essi; vi sono interferenze date da una parte dalla prolificità degli operai e dal- l'altra dall'avarizia e conseguente sterilità del contadino; così dove v'è agglomero di operai, come nella Senna inferiore, nel Nord, Pas de Calais in confronto di Chère e Indre, c'è un maggior numero di reati malgrado la maggior natalità. Ma nel complesso quell'antagonismo predomina ; così il centro di Parigi con una parte della Champagne e Normandia e tutti i dipar- timenti mediterranei, tolto Gard, offrono un abbassamento brusco di natalità, e un innalzamento brusco di criminalità (Joly). Così dice Guy, in Tarn e Garonne senza comunicazioni, poveris- simi, senza risorse, vedi aumento di popolazione e meno delitti, mentre le comuni ricche e fertili si spopolano rapidamente e hanno più delinquenti e più immigrazione (Joly). Viceversa, Bretagna, Cher, Senna, Dròme, Vienna, Vandea, hanno più figli legittimi, e meno delitti e più matrimoni e non tardivi. Tutto questo è in rapporto non tanto colla natalità, come coll'emi- grazione esterna che ne corregge i vuoti, e, come vedremo fra poco (1) JoL y , La France criminelle. — CORRE, Les criminels, 1887. — 78 — colla ricchezza, e ancora coll'avarizia che vien dalla ricchezza (Vedi Cap. VIII). Ma quanto vi possa l'immigrazione ce lo mostra il fatto che noi troviamo la legge inversa in Italia che non ha immigrazione, ma anzi emigrazione nel rapporto del 193 per 100.000 abitanti per anno (1). Infatti, nei paesi nostri più celebri per criminalità, e anche per povertà, notasi quasi sempre7 il massimo delle nascite. Difatti, du- rante il dodicennio 1876-88, per ogni 1000 abitanti, si sono avute annualmente, in media, nell'Italia meridionale e insulare 40 nascite, e solo 36 nelle altre parti d'Italia insieme considerate. Così in Sicilia, alle 4 provincie più funestate da omicidii (2) : Gir- genti, Trapani, Caltanissetta, Palermo, corrisponde 3 volte il massimo di nati. Qui è, oltrecciò, in gioco un'altra causa, la mancanza di inibi- zione, dovuta al calore, che fa dimenticare tutte le precauzioni eco- nomiche nel concubito. Del resto il forte delle nascite nell'Italia meridionale, come ben mi faceva notare il Del Vecchio, è paralizzato dalla massima morta- lità e dall'emigrazione. Per cui malgrado il maggior numero delle nascite si trovarono presenti in ogni focolare nel 1881 in Sicilia 4,10 persone, in Basi- licata 4,5, mentre nel Veneto vivono 5,17 e in Toscana 4,92. Osservando (R. scienti f., oct. 1895) i paesi a massima e a minima natalità in Europa (1871-90) : (1) DEL VECCHlo, Sull'emigrazione ecc., 1892. (2) Bomo, Statistica penale, negli anni 1879-83: Omici di p. 100 m. Nati p. 100 m. Caltanissetta 46,2 4400 Catania  . 26,9 3900 Girgenti . 70,7 4600 Messina  .  .  . 19,2 3900 Palermo  .  .  . 42,5 3900 Siracusa  .  .  . 15,7 4000 Trapani  .  . 40,2 4300 — 79 — Inghilterra . . 34,0  Germania . . 38,1 Italia . .  37,3  Ungheria . . 44,0 e quelli a minima Francia 24,6  Irlanda 24,9  Svizzera 29,4 non vediamo una coincidenza parallela per gli omicidi che in Italia e Ungheria fra i primi, in perfetto contrasto coll'Inghilterra e Ger- mania con molta natalità e pochi omicidi. Delle nazioni a minime natalità, solo l'Irlandese ha dato una cifra minore di omicidi. Quanto ai furti, se in Italia, Inghilterra e Germania corrisponde un numero maggiore di furti alla maggiore natalità, non vi corri- sponde nell'Ungheria — e neanche nella Svizzera —; per cui nelle grandi linee vien meno ogni parallelismo. 4. Residenza urbana e rurale. — Un altro lato della influenza della densità viene illustrato dalla residenza urbana o rurale. Dob- biamo sopratutto al Fayet, al Socquet ed al Lacassagne delle ri- cerche accurate in proposito. Dai loro studi emerge, che gli accusati in genere rurali, erano più numerosi dal 1843 al 1856, mentre gli urbani li superano so- pratutto dal 1863 in poi (1). L'emigrazione dalle campagne nelle città è tanta che costituisce un quinto della popolazione urbana: e vi va la parte migliore, più intelligente, abbassando il livello delle campagne e riportandone i vizi e le abitudini cittadine. In complesso gli accusati di delitto contro la proprietà hanno di- minuito nelle campagne di circa 2/3, nelle città della metà, così : nel 1843 accusati rurali 73 0/0 ; urbani 64 0/0 » 1878  »  27 »  »  36 » Gli accusati di crimini contro le persone sono in maggior numero nei rurali nel periodo dal 1823 al 1878, però scemando dopo il 1859 e molto più che non scemino gli urbani. (1) LACASSAGNE, nell'Archivio di Psichiatria ed Antropologia criminale, III, pag. 311. Fayet però aveva già nel 1830-44 notata 1 accusato rurale su 405 abitanti ed 1 accusato cittadino su 165 abitanti (Journ. des Econom., 1847). — 80 — Nei delitti contro le persone gli accusati infatti erano: rurali  cittadini 0 /00  0/00 nel 1850 1819 830 »  1851 1894 836 1870 1180 732 1871 1239 603 Quanto all'omicidio il Socquet mostrò che nell' epoca più antica, nel 1846-50, gli accusati rurali superavano i cittadini del triplo, come 76 a 20 0/0, mentre nei periodi moderni, 1876-80, solamente del doppio, 63 a 31 0/0: dunque la criminalità diminuì certo nelle campagne e aumentò nelle città. Quanto all'assassinio gli accusati erano: rurali  cittadini 0 /0  0/O  nel 1846-50  72  65  » 1876-80  26  31 Diminuirono dunque, nei tempi ultimi nelle città e nelle cam- pagne, ma molto più in queste che in quelle. Nei delitti contra il pudore sugli adulti, i campagnuoli ebbero (certo per la mancanza della valvola della prostituzione) la propor- zione più grande in addietro, e negli ultimi anni ebbero : rurali  cittadini 0 /0  0/0  nel 1846-50  74  24  » 1876-80  67  27 con una diminuzione più grande che non nei cittadini, i quali, anzi tendono ad aumentare. Nei delitti contro il pudore sui fanciulli, il numero degli accusati dal 59 0/0 nel 1846-50 calò a 53 0/0 nel 1876-80 nei campa- gnuoli, mentre nei cittadini da 39 0/0 crebbe a 45 0/0 (Socquet) pecche favoritevi dall'ozio e dagli abusi alcoolici e dei raffinamenti della sazietà. Quanto all'aborto più chiara è la prevalenza urbana pressochè il doppio, e il triplo anzi negli ultimi anni, mentre è inferiore quasi —81 — di un terzo negli infanticidi, certo per la maggiore facilità di tro- vare mezzi e complici che trovano le cittadine e la minor tema di essere scoperte. Aborto: 1851-55 1876-80 accusati campagnuoli 9,3 4,2 p. milione d'abitanti »  urbani  . .  19,6 14,5  » » Infanticidio : accusati campagnuoli 32 35 » » »  urbani  .  . 21 22 » » (Socquet, Contribution 4 l'étude de la criminalité en France 1826-80). La curva dei reati contro la proprietà mostra che le crisi econo- miche ebbero più eco in campagna che in città (Lacassagne, o. c.). Le rivoluzioni, le vendemmie hanno un'influenza differente sopra il numero degli accusati in città ed in campagna: quelli di cam- pagna crescono, p. es., negli anni di abbondante vendemmia. Ma le rivoluzioni politiche non si fanno sentire su loro che poco e solo negli anni seguenti alle crisi rivoluzionarie, mentre nei cittadini subito ed intensamente (Lacassagne). I due centri urbano e rurale hanno delitti proprii. I delitti di campagna sono selvaggi, feroci, di vendetta, di cupidigia ecc. ; nelle città dominano la pigrizia, le passioni carnali, il falso. Questo fenomeno dell'aumento dei reati di libidine, e diminuzione relativa di quelli di sangue che è adombrato dalla proporzione fra la popolazione urbana e la campagnuola, giganteggia quando si studia il delitto nelle capitali, propriamente dette. Così in Francia, Parigi, dipartimento della Senna puro, l'omicidio (19,9) ha già subito una cifra inferiore a quelli dei dipartimenti che la circondano, Seine et Oise che dà 24,3 ed Oise che dà 25,8 (Ferri), ed è ancora più inferiore nell' infanticidio; mentre nello stupro sui fanciulli dà le cifre massime e nei furti dà pure cifre assai più grandi, 244. Così in Italia per reati contro la fede pubblica (v. s.), le capitali Torino, Venezia, Bologna, Roma emergono sulle provincie vicine; e così pure nei reati contro il buon costume (Torino, Genova, Venezia, Lo/vil-toso — Uomo delinquente — Vol. III. 6 - 82 - Bologna, Roma, Napoli e Palermo). Invece negli omicidi non si vede emergere che Roma per le cause che noi toccheremo, e in parte To- rino, essendo tutte le altre città capitali in diminuzione (V. p. 69). Vienna dà 10,6 omicidi su un milione d'abitanti, mentre l'Austria dà 25, ma dà furti 116, mentre l'Austria 113. Vero è che a Berlino dal 1818 al 1878 i reati contro la pro- prietà, furti e frodi sono diminuiti non ostante la gran fluttuazione della popolazione; come anche il vagabondaggio; mentre invece i reati contro le persone soavi — salvo nell'anno della guerra, il 1870 — in aumento (Starke, op. cit., Arch. di Psich., V, 111), pure le sue cifre d'omicidi sono inferiori a quelle delle provincie; 11,6 0/0 su un milione d'abitanti, mentre in Breslau 18,2, Magdeburg 12, Constanz 16; invece nei furti, 449, Berlino è superiore a tutte le altre provincie meno una. Più spiccato è il fenomeno in Londra dove si notava che attual- mente le persone sospette in libertà si calcolavano, su 100.000 abit., 15 in Londra, 50 nelle altre città inglesi e 61 nella campagna. Di case sospette Londra ne ha 3 o 4 su 100.000 abitanti, le cam- pagne 3,9 e le altre città 18. Aggiunta. — A proposito dell' influenza ci eli' immigrazione, tro- viamo nella citata opera del Coghlands, come al suo aumento al New South Wales corrisponde un aumento di reati come nel 1884-86 però anche gli aumenti delle partenze, 1883-88, si combinano pure con aumenti di reati, 1884-88. E ristudiando secondo i nuovi studi di Bosco (L'omicidio negli Stati Uniti, 1895) l'influenza degli emigranti negli Stati Uniti nel 1889 negli omicidi, troviamo che: fra i detenuti per omicidio 95 p. 1 milione erano nati negli S. Uniti » »  138 » »  erano stranieri, così distri- buiti Danimarca, Svezia e Norvegia 5,8 per 100.000 Inghilterra   10,4 » Irlanda  17,5 » Germania . 9,7 » - 83 - Austria .  • •  . 12,2 per 100.000 Francia .   27,4 Italia  58,1 con proporzioni raddoppiate, salvo per l'Italia e Francia, da quelle che si notano nei paesi d'origine (v. s.), il che conferma provocare la emigrazione anche qui come già vidimo in Francia una selezione a rovescio, salvo che però la differenza provenisse dall'essere l'età degli emigranti quella che corrisponde in Europa al massimo degli omicidi. CAPITOLO VI. Alimentazione (Carestia, Prezzo del pane). 1. Alimentazione. - Uno dei fattori che complicano, fino a ren- derle spesso inestricabili, le influenze di clima, di razza e di densità è l'alimento. Confrontando, con Oettingen (o. c.), come nella seguente tabella, le cifre annue dei delitti in Prussia coi prezzi correnti degli alimenti indispensabili, noi vediamo che, al pari e forse più della civiltà, vi ha parte l'alimentazione - poichè col maggior buon mercato del grano diminuiscono i delitti contro la proprietà, salvo l'incendio, ed aumentano quelli contro le persone, e fra questi specialmente i reati di stupro : Anno Delitti di stupro Incendi Delitti contro la proprietà Delitti  Prezzo corrente contra  del grano, segale, le persone  patate, ecc. 1854 2,26 0,43 88,41 8,90 217,1 1855 2,57 0,46 88,93 8,04 252,3 1856 2,65 0,43 87,60 9,32 203,3 1857 4,14 0,53 81,52 13,81 156,3 1858 4,45 0,60 77,92 17,03 149,3 1859 4,68 0,52 78,19 16,63 150,6 Nella stessa Prussia, nel 1862, quando il prezzo delle patate, ecc., — 84 — era molto elevato, i delitti contro la proprietà erano nelle propor- zioni di 44,38, e quelli contro le persone di 15,8; quando il loro prezzo calò scemarono a 41 i primi, aumentarono a 18 i secondi. Il caro del 1847 fece crescere del 24 010 la media dei delitti contro le persone (Wappoeus, Allg. Bewüllc., anno 1861). Meglio ancora facendo la sintesi delle cifre date dallo Starke per la Prussia per 24 anni, cioè dal 1854 al 1878 ( Verbrechen und Ver- brecher, 1884, Berlino), Anni in cui il frumento e caro (più di 12 m. p. 50 kg ) Anni in cui il frumento costa poco (meno di 10 m. p. 50 kg.) Anni in cui il frumento ha un prezzo medio (da 10 a l2 p. 50 kg.) Delitti in genere 1 su abit.  172,9 190,6 179,8 Furti   »  1.990 2.645 2.512 Furti boschivi »  50,8 48,2 49,5 Falso  .  . »  76.285 71.787 68.600 Bancarotta  . »  77.600 56.300 56.200 Contro l'ordine pubblico »  4.282 3.587 3.055 Incendi  »  68.328 46.960 71.666 Percosse   37.328 54.463 45.933 Omicidi 109.937 118.225 95.900 Infanticidi »  230.700 227.000 227.000 Si vede che il prezzo del frumento se qualche poco influisce nei delitti in genere, non agisce però direttamente che sui furti il cui massimo corrisponde al massimo del prezzo delle derrate. È evidente invece che il minimo dei prezzi del frumento che cor- risponde al benessere massimo, corrisponde a un numero un po' mag- giore di incendi, di percosse e di omicidi, il che non può spiegarsi se non perchè il minor costo del pane permette di comprar più vino. II prezzo medio del grano corrisponde alla maggior frequenza di falso, bancarotta e reati contro l'ordine pubblico. In Francia dalle tabelle grafiche del Corre (o. c.) dal 1843 al 1883 si vede la linea della frequenza dei delitti (reati contro le proprietà) crescere sempre pur mantenendosi quasi parallela alla linea del prezzo del pane, sin verso il 1865, dalla qual'epoca diverge crescendo sem- — 85 — preppiù mentre questo ultimo cala, segno che s'inframmezzano altre cause che la fanno andare in seconda linea. F i g . . 1 p„, N ti) i^-4 ,b:Ì a ,-^ c O y 1.f, C7 CO d'1 Ca et+ nt+ C • I 0 •CM 00 G1D Gr GYZ -e:t + CVZ ca crJ O cra OD Cq ,  •,-. ^  ., i  ^ ^ 1  1  -V .1::  •5 u ]  Ce CO O O o d O ^ O C1^ :471 O O O O O O O O O <72 (X) t-- rH  r--1  .--I O O O C O D 1-1 O O O ^ .-1 O O O ^ r-1 O O O ^ r-i O O O 0 r--I O O O O ' r-, O O O Ó .--r O O O O O O O OC) O O O E-- O O O CD O O O 0 11 diagramma del suicidio segue un andamento parallelo al pre- cedente, salvo nel 1860 e 1879-83 in cui è in opposizione. — 86 — Infine la linea dei crimini che si abbassa costantemente , dopo il 1847, non è vincolata completamente a quella del prezzo del pane, inquantochè presenta un andamento inegualmente parallelo, non se- guendone soprattutto le grandi saltuarietà, anzi nel 1860-64 essendo in opposizione (Vedi Fig. 1). V. Rossi trae analoghe conclusioni da uno studio sulla criminalità di Roma, Cagliari ecc. pel novennio 1875-1883 in rapporto al ca- lore atmosferico ed al prezzo del pane (Arch. di Psich. ed Antrop. Criminale, 1884). Il numero dei reati contro la proprietà (esclusi i furti qualificati e le grassazioni), subisce l'azione simultanea della temperatura in- vernale e del prezzo dell'alimentazione. Infatti, nel novennio troviamo che il massimo numero di questi reati (70.738) si raggiunse nel 1880, quando ad un altissimo prezzo del frumento, si aggiunse una bassa media invernale ; mentre nel 1877, in cui col più alto prezzo del frumento si ha un inverno mite, il numero di tali reati non ar- riva che a 61.498 ; nel 1881 poi, in cui diminuì sensibilmente il prezzo del grano e aumentò il calor medio invernale si ebbe nei reati contro la proprietà una fortissima diminuzione ; da 70.730 sce- sero a 59.815; la diminuzione continua negli anni 1882 e 1883 ap- punto, quando contemporaneamente a diminuzioni nel prezzo del grano, si hanno diminuzioni nel rigore invernale; nel 1880 poi, anno in cui ad un alto prezzo del grano corrisponde una bassa media in- vernale, si ebbe il più alto numero di furti qualificati del novennio ; invece negli anni successivi, il numero di questi reati venne sempre diminuendo, poichè diminuì il prezzo del grano e si elevò la tempe- ratura media invernale. Nulla è l'azione della temperatura sulle ferite, percosse ed altri reati contro le persone, dal 1875 al 1883, mentre invece ad ogni aumento nel prezzo del grano, corrisponde diminuzione nel numero di questi reati, e viceversa. — 87 — 11,.C Dr • oo cn o, - ic . ,1cYJ e1+ uJ COC`- o0 c m 1,- N 1- C.-N 00oo 0000 a0 00 00 ao opo0 00 00 00 00 00 00 op CX) oo Go o'J ao FA op op •-i r-i ,--1 r-i r--I r--0 r--I T1 7--1 ry Tl r--I r1 r-1 r-1 ; P-a r --1 r^ ^ P .,-r ^ tw- CD ..,•.. ^ ^ (j P.c ... O i O e,..— . .. e,..— .  ^ ^ o ;:14 72 (1) ,-4 ^ N zi CD ,c1 ^ (1 14 ce  ce i ^ .--. 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L si As i 1 . • ii Ea 1 V, á. IM 1 Zis IN CD t` 00 Crz 0 • -- 1 0,1crJ -tl  C.0  00 C.—  t•  00 00 00 00 00 00 00 00 00 00 00 00 00 00 00 00 00 00 00 00 00 00 00 00 00  ITALIA .-1  ri ,--^  ,-^  .-+  T-i  r-i  T-1  .-.4  T-1  T-I  r-i  T-1 — 89 — Ma lo studio più esauriente sull'influenza sopra le varie specie di reati, in Italia, delle ore di lavoro necessarie per ottenere l'equiva- lente di 1 kg. di frumento o di pane con che si conglobano i prezzi degli alimenti con le variazioni dei salari ci vien rivelato dall'opera poderosa ed esauriente del Fornasari di Verce (La criminalità e le vicende economiche in Italia, 1895), dalle cui cifre esposte nella Tav. I e riassunte nella Fig. 2, emerge 1° Tutti i reati contro la proprietà, ad eccezione degli incendi e danni e in parte delle grassazioni, specie con omicidio, seguono parallelamente e con molta fedeltà (quando fattori interferenti troppo potenti non intervengano), la curva delle ore di lavoro necessarie agli operai per procurarsi l'equivalente di un quintale di farina o di pane ; i furti aumentano infatti da 137 a 153 durante il periodo 1875-77 coll'aumentare delle ore di lavoro ecc. e diminuirono da 184 a 111 nel periodo 1879-88 col loro diminuire. Nessuna influenza ne sentono i reati contro il commercio, i falsi, ecc. Nei reati, invece, contro le persone, pei quali il fattore principale è il vino, i prezzi degli alimenti e le variazioni nei salari agiscono soltanto in via indiretta, nel senso che scemando quelli e crescendo questi, l'operaio viene ad avere una maggior potenzialità di acquisto e di consumo di alcoolici, come vidimo per la Prussia (v. s.). Più particolareggiando troviamo che gli omicidi semplici diminuiscono, salvo nel 1884, parallelamente al costo del pane (ossia colle ore ecc.), dando almeno il 2° massimo (5,87) dove c'è il massimo del costo del pane nel 1880, e cifre sempre più basse negli anni successivi in cui questo sempre più cala. Le ferite e percosse seguono invece una linea affatto saltuaria e indifferente dando il massimo nel 1888 e il minimo nel 1885, mentre minima in quegli anni è la differenza nel costo del pane, influen- dovi invece dunque certo assai il vino. 2° Quanto ai reati contro il buon costume essi crescono mano a mano che diminuiscono le ore di lavoro; così dal 1881 al 1888, in cui le ore di lavoro scemano da 122 a 92 essi crescono da 3,11 a 5,25. 3° I reati contro la sicurezza dello stato, come quelli contro la — 90 — pubblica amministrazione, la pubblica tranquillità, ecc. non risentono che pochissimo quest' influenza (1). Per le ribellioni e violenze a pubblici ufficiali vale l'osservazione fatta a proposito dei reati contro le persone (1). Per il Regno Unito della Gran Brettagna e l'Irlanda le statistiche di 50 anni che Fornasari di Verce mi ha riassunto per quest'opera danno analoghi rapporti tra i reati e le variazioni del prezzo del grano cioè 1 0 I crimini contro la proprietà senza violenza rincarando il grano più spesso aumentano, come nel periodo 1845-47, da 19.510 a 29.571, vi sono però eccezioni nel periodo 1870-73, in cui mal- grado l'aumento del grano, i delitti diminuiscono ; ribassando di prezzo quasi sempre diminuiscono, come nel periodo 1847-52, in cui il pane diminuisce da 50 a 40 e i delitti da 23.910 a 21.306 e nel 1857-58 in cui diminuisce da 23.917 a 20.619. 2° I crimini contro la proprietà con violenza sono indifferenti al buon mercato. Infatti diminuiscono nel periodo 1842-45 e nel 1862- 63 colla diminuzione del prezzo del frumento, ma aumentano nel periodo 1881-86 malgrado il buon mercato ; però quando rincara il grano più spesso aumentano, come nel periodo 1845-47 da 1491 a 1732 e nel 1867-68 da 1940 a 2253. 3° I crimini contro la proprietà con distruzione dolosa non sono in relazione chiara con le variazioni nel costo del grano, infatti, diminuiscono durante i periodi 1842-45 e 1883-84 che segnano un ribasso nel prezzo: ma poi malgrado il ribasso aumentano nei periodi 1852-55 e 1862-63. 4° I crimini di falso e contro la circolazione monetaria non ne sono influenzati. Infatti durante la diminuzione costante del prezzo del grano nei periodi 1842-45, 1848-52, 1884-88 segnano volta a volta aumenti e diminuzioni. 5° I crimini contro le persone, gli altri crimini, i reati giudi- cati sommariamente, sono indifferenti (2). (1) Cfr. FORNASARI DI VERCE, op. cit., § 25-31 e 34-42. (2) Cfr. FORNASARI DI VERCE, op. cit., § 62-68. winumm unglum gag: Ir ME  I III    11 MIMA "TV': 730 720 710 700 690 680 670 650 640 630 620 610 600 590 580 570 560 550 540 530 520 510 á N 60 55 50 • mi L- n  45 t1-1 40 35 30 25 20 15 10 S. S. 5,6 5,0 4,6 4,0 3,6 3,0 — 91. Anche per la Nuova Galles del Sud che ci dà l'idea dell'Europa da qui a cento anni secondo le ricerche di Fornasari (Y. Fig. 3) si hanno analoghe conclusioni Fig. 3. ••- n 00 G q 00 cYJ 00 da 00 lfj 00 CC 00 C- 00 00 00 an 00 O Qa 00 00 00 00 00 00 00 00 00 00 ,--+ N. S. W ALES ^ 00 .--+ crJ md< VD cc N oo rn o ,^ CO 00 00 00 00 00 CC 00 00 OZ C^ 00 00 00 0D 00 00 00 00 00 00 00 .-,  , -,  T  r-r  .-i  .-+  ,--^ Incerta o nulla vi è l'influenza dei prezzi alimentari sugli assas- sinii. Infatti uno dei massimi di consumo del frumento (nel 1888, 7,6), corrisponde al massimo di assassini, 31, mentre non corrispon- dono al loro minimo i due minimi del consumo nè le cifre intermedie. -92- Sugli omicidi poi la influenza esiste ma invertita, tanto che il mas- simo del consumo, 7,8 (1887), corrisponde al minimo di omicidi, 7 ed il minimo di consumo, 5,5 (1891), al massimo di omicidi, 25. Nulla anch'essa o incerta è l' influenza sulle ferite il cui massimo 102 (1886) e minimo 61 (1884) non corrispondono affatto al massimo e mínimo consumo di frumento. Negli stupri il massimo 41 (1886) corrisponde a uno dei medii 6,1, e il minimo di stupri 7 (1887) corrisponde al massimo di consumo. Più spiccata è invece l'influenza nel furto: infatti si vede mano a mano diminuire o aumentare il furto coll'aumentare o diminuire del consumo del frumento ; non però proporzionalmente : così p. es. nel 1883-84-85 abbiamo un aumento graduale nel consumo del fru- mento  6,0-6,8-7,0 — a cui corrisponde una graduale diminuzione di delitti, cioè 714-583-566, e così nel 1888-89-90 abbiamo un salto nei consumi, 7,6-5,9-7,2, cui corrisponde un altro nei furti — 529-608-512 — (Vedi Fig. 3). La carestia deprime gli stimoli sessuali, l'abbondanza li eccita, e mentre nella prima i bisogni alimentari insoddisfatti spingono al furto, nell'abbondanza essendo meno vivi dissuadono dal crimine. Le stesse ragioni troveremo per la scarsità del lavoro, o per l'assot- tigliamento delle mercedi. Si è notato che le donne ed i domestici sono più spinti degli altri al delitto dal caro dei viveri, forse perchè degli altri ne risentono gli effetti, e gli ultimi perchè coll'abi- tudine di un'intermittente agiatezza perdettero la forza di resistenza alle privazioni. Nel mentre si riconosce evidente quest' azione dell' alimento nel- l'accrescere i delitti di furto quando è troppo scarso, e qualche volta gli omicidii, i reati di libidine e di ferimento quando è troppo abbondante, si comprende perchè la criminalità in genere non ne possa variar molto perchè se un gruppo di reati cresce in una data condizione alimentare, cala l'altro sotto la condizione opposta, e viceversa. E nemmeno quando agisce in una data direzione costante modifica essenzialmente la quota di certi reati • p. es. nei furti qualificati in 4 -- 93 — Italia l'azione del rincaro dell' alimento è notevole : ma il massimo divario oscilla fra 184 e 105, ossia con una variabilita di 79/0000. E quando i reati di libidine crescono per il buon mercato, la mas- sima differenza è di 2 , 14 /0000 , il che si comprende quando si pensa alla maggior inflúenza organica ereditaria, alla climatica ed etnica. Senza poi dire la strana contraddizione che alle volte emerge pel fatto che quando il pane è caro mancano i denari per gli alcoolici, e per ciò, in linea regalare, gli omicidi e le ferite diminuiscono; ma viceversa, qualche volta, si assassina di più (come a N. Galles) per procurarseli. — Morbihau e Vandea, secondo Joly, figurano fra i più morali (France criminelle, 353), eppure i salari soavi di poco aumen- tati, mentre gli oggetti necessari alla vita vi son raddoppiati di prezzo, ma vi si abusa meno di alcoolici. Invece a Bouches de Rhóne, i salari accrebbero del 30 e le derrate del 15 0/0; ad Hérault creb- bero i salari dal 60 al 90 0/0 e meno assai le derrate, eppure questi due dipartimenti sono fra i più immorali perchè appunto vi si abusa di più d'alcoolici e, lì, il se debaucher è sinonimo di sollazzarsi. È un fatto che le carestie sono rare e vanno scemando, mentre i furti son costanti e vanno aumentando (Joly, La France crimi- nelle, 358). Quindi comprendiamo perchè la quota dei delitti che si deve alla ,4. privazione di alimenti, alla vera miseria, sia più scarsa di quanta si immagina dai più : nelle statistiche del Guerry il furto dei com- mestibili entra per 1/100, appena, sul totale dei furti ; ed anche in questa quota la fame vi può assai meno della leccornia. Su 43 ca- '  tegorie di oggetti rubati, a Londra, ha il 13° grado il furto di sal- '^'  ciccie, polli, cacciagioni, il 30° grado quello di zuccheri, carne, vino, e solo il 43° grado quello del pane. 'I ~ E bene nota Joly che nella statistica francese dal 1860 al 1890, mentre i furti di denaro, di biglietti di banca ecc. erano i più nu- merosi, 396/00, quelli di farina, di biada o di animali domestici non passavano i 55/Q0. Macé diceva (Un joli monde): è raro che la fame meni al furto; -94 il giovinetto ruba coltello e sigari, ruberà liquori, e la donna dolci e ci Altrettanto dicasi delle meretrici. l'abbandono fossero per sè sole capaci di spingere una fanciulla al meretricio, converrebbe decretare dei premi Montyon alle migliaia e migliaia di onorate figlie del popolo, che non ostante gli stimoli delle più gravi privazioni e le seduzioni d'ogni natura, si astennero dal far mercato di se stesse. Non è difficile che, col tempo, si possa dimostrare 1' influenza di qualche speciale alimento nel favorire alcuni delitti. È noto come l'alimentazione vegetale, prevalente, tenda a rendere miti e docili gli animi, mentre crudeli e violenti li rende l'alimen- tazione carnea. Potrebbe essere che in parte da ciò dipenda la doci- lità con cui il contadino lombardo sopporta i mali trattamenti dei suoi padroni; e la violenza con cui li vendica il romagnolo, tanto dedito alle carni porcine. Certo è che appunto nei reati di libidine contro adulti, i beccai, i salcicciai dànno le massime proporzioni, toccando il 6,10/0 in confronto del 3,5 su bambini (Fayet, &ances et travaux de l'Acadérnie, etc., 1846). Viceversa, i barcaiuoli e ma- rinai, in Italia, dànno il minimo dei reati in genere (mentre nella popolazione formano il 0,7 010 , essi dànno il 0,2 nella delinquenza), nel che parrebbe influire, oltre l'isolamento, il cibo di pesce; il che sarebbe però contrario all'idea di Humboldt che notava maggior fe- rocia nei popoli ittiofagi pel maggiore stimolo degli alcalini sul sangue (Correspondance, tom.1Vl, pag. 28). 2. Rivolte. - Anche l'azione della fame sulle rivolte fu molto esagerata come ho mostrato nel Delitto Politico. Dall'opera preziosa del Faraglia (Storia dei prezzi in Napoli, 1878, Napoli) che ci dà per quasi nove secoli, anno per anno, il prezzo dei viveri, noi vediamo 46 massime carestie e furono degli anni : 1182, 1192, 1257, 1269, 1342, 1496-97, 1505, 1508, 1534, 1551, 1558, 1562-63, 1565, 1570, 1580, 1586-87, 1591-92, 1595, 1597, 1603, 1621-22, 1623-25, 1646, 1672, 1694-97, 1759-60, 1763, 1790-91, 1802, 1810, 1815-16, 1820-21. Orbene questi 46 anni di carestia non presentano colle rivolte e, fra i commestibili, l'adulto occolatta. Se, dice Locatelli, la fame e -95 coincidenza, che 6 volte, cioè nel 1508, 1580, 1587, 1595, 1621-22, 1820-21; nella sommossa celebre, quella di Masaniello (1647) molte altre cause s'associano alla questione economica, quali la pazzia di Masaniello (1), la stagione calda, ed i crudeli trattamenti degli Spa- gnuoli, poichè se nel 1646 vi fu carestia, nel 1647, se non di grano, eravi però abbondanza di frutti, carne, lardo e cacio (Op. cit., pag. 155). E non vi fu rivolta, del resto, nella carestia terribile del 1182, che durò 5 anni e nella quale gli uomini a stento si cibavano d'erbe agresti e non vi fu nella carestia del 1496-97 che giunse a provocare una crudele moria, e i cittadini dovettero fuggire alla campagna; nè in quella del 1565 in cui tanta era la miseria che le foglie fracide di cavolo si vendevano come fossero sane e fresche (op. cit., pag. 136) e neppure in quella del 1570 nella quale « par- tivansi i poveri dalle provincie e movevano alla volta di Napoli a torme, affamati, laceri, infermi sperando di campare la vita, e le vie ne furono miserevolmente piene », nè infine in quella del 1586. E qui è opportuno ripetere per la Francia, che se nel 1827, 1832 e 1847 vi furono rivolte parallele a crisi economiche ed a carestie, non vi mancò la temperatura estiva elevatissima; e che in quelle del 1834, 64 e 65 non vi troviamo più chiara l'influenza economica nè la meteorica. A Strasburgo dalle annate 1451-500 a 1601-1625 crebbe il prezzo del bue di 134 0/0 e del porco del 92 0/0 , e per molti decenni de- crebbero i salari degli operai del 10 0/0 , eppure non si ebbero ri- volte (Martini, Preussischer Jahrb., 1895, nov.). Nel 1680, causa l'estrema carestia, gli operai di Madrid si orga- nizzavano in bande, saccheggiavano le case dei ricchi e ne uccidevano i padroni; non passava un giorno che non si vedesse qualche ucciso per aver del pane; eppure non vi si notò una vera rivolta (Bukle, IV). L'India è un paese, nel quale le conseguenze di carestie terribili si poterono seguire quasi coi nostri occhi. Quella del 1865-66 fece perdere ad Orizza il 25 0/0 , a Puri il 35 0/0 della popolazione, ep- pure in quell'anno non vi furono insurrezioni. (1) V. Tre Tribuni studiati da un alienista, di C. LoMBROSO, Bocca, 1887, pag. 157, 158, 159. — 96 -- Le carestie più celebri di questo centennio, almeno a Nellore, una delle provincie più esposte per la frequente mancanza di pioggia, e per l'eccessiva densità della popolazione, accaddero negli anni seguenti: 1769-70, 1780, 1784, 1790-92, 1802, 1806-7, 1812, 1824, 1829, 1830, 1833, 1836-38, 1866, 1876-78 (Hunter, Imp. Gazette o f India, 1881). Nella carestia del 1769-70 un terzo della popolazione perì; nel 1877-78 si calcolò che per la carestia morirono, oltre la media nor- male, più che 5 milioni d'abitanti sopra 197 milioni (The Indian Empire. Hunter, 1882). Eppure non sappiamo che queste carestie abbiano dato luogo a sollevazioni e tumulti. La grande insurrezione indiana del 1857-58 si deve (Hunter, op. cit.) in gran parte alle ripugnanze contro le innovazioni (telegrafo, vapore, ecc.) introdotte dalla civiltà, alle congiure di principi detro- nizzati e, almeno secondo Hunter, moltissimo anche all'avere i Cipay del Bengala sentito o creduto che si volessero ingrassare le cartuccie con grasso di porco (Kaye, History of the Sepoi, 1865). Dunque la fame prolungata vi potè meno che la superstizione. Ed anche l'alare rivoluzioni Indiane a noi note non hanno rapporto col caro dei viveri; così l'insurrezione di Bohilla 1751, quella della setta dei Sikh nel Ponjab 1710, dei Cipay nel 1764, le piccole in- surrezioni semidinastiche nei Synt 1843, quella dei Sikh nel 1848. notevole ancora che la provincia d'Orizza, la più colpita delle carestie, fu quella che diede il minor numero di sommosse. Tuttociò si può spiegare dal fatto, cui anche gli studi sulle azioni dei climi tropicali e polari ci confermeranno, che l'uomo prostrato nelle forze non ha abbastanza energia per reagire, sicchè il massimo della sventura umana, almeno quanto alle rivoluzioni, ha quasi una influenza più favorevole che non il massimo della felicità. Ciò è poi consono a quanto si osserva nella statistica criminale, come che nel- l'epoche di carestie e nei grandi freddi scemano in genere tutti i reati contro le persone, specie gli stupri e assassinii (1). (1) Vedi L OMBROSO, Delitto politico e criminalità. Bocca, 1895. — ID., Pen- siero e meteore. « Bibliot. intern. », Milano, 1875. Ijí — 97 — CAPITOLO VII. Alcoolismo. Ma, come abbiamo veduto nel capitolo antecedente, l'influenza del- l'alimentazione non si può scindere da quella dell'alcool, anzi questa è così grave che ne assorbe quasi sempre gli effetti pur troppo pre- potenti nel campo dell'eziologia criminale, come in tutta la patologia umana. 1. Tradizione. — Ho dimostrato già altrove che la leggenda del pomo d'Eva, come una quantità di altre leggende medioevali semi- tiche ed egizie, alludono alle prime ebbrezze ed ai primi malanni provocati sotto gli eccitamenti alcoolici, e che si ripetono nell'altra leggenda del peccato di Cam (1). (1) Chi compari la più antica leggenda Semita, quella di Eva, colle altre che corsero sulla Saoma nell' India, e sul Medh nel nord d' Europa, intravvede che si trattava di quel frutto, il pomo, forse, tanto indiziato dalla tradizione popo- lare, donde escì il primo liquore fermentato, il sidro, mentre col biblico albero della vita, che gli stava vicino, si voleva probabilmente alludere a quell' altro, la vigna, detto in Accadico ges-tin, legno della vita, donde si trasse l'alcool o l'acqua della vita, così omologo nel significato all'amrita — 1' immortale degli Indiani, ed all'abrotos dei Greci. Coloro che, in grazia alle condizioni economiche o di clima o di casta, fecero solo un parco uso delle sostanze fermentate o dei loro sostitutivi, oppio, coca, ece., non ne videro se non la strana e benefica efficacia, 1' eccitamento meraviglioso dell'intelligenza e della memoria, e delle più nobili passioni, dell' amore sopra- tutto e della benevolenza. Al succo dell' asclepias, alla Soma, quindi, attribui- rono facoltà meravigliose, e non solo la ispirazione poetica, ma il coraggio degli eroi, e perfino la virtù di rendere immortali (amrita). « Noi abbiamo bevuto la « Soma (Rig. Veda, VIII, p. 48); noi divenimmo immortali, entrammo nella « luce, ecc. — Il Soma che genera gli inni ed il talento del poeta (idem, IX, 25). Nel Yacna di Zoroastro, il succo dell' Haoma, che è tutt' uno del Soma « al- lontana la morte v. Il sacerdote era sinonimo di bevitor divenne, per quei rivolgimenti facili così potente da rivaleggiare col fuoco Lonixiroeo •— Uomo delinquente — Vol. III. di Soma; e poi finalmente il Soma stesso nelle creazioni popolari, un Dio, un Dio (Rig. Veda, IX, 96): « Soma, tu ehc faí 7 — 98 — I Semiti, che, come ci apprendono già le leggende di Noè, e più tardi le imprecazioni dei profeti Elia, Davide, Isaja, di Maometto, poterono forse, grazie al clima, prima degli altri, avvertire come gli effetti benefici delle bevande alcooliche erano sorpassati, troppo spesso, dai tristi (Salomone nei proverbi attribuisce all'ebbrezza la miseria dei popoli ebrei); conformandosi alle abitudini dei popoli primitivi che personificano e plasmano i fenomeni così buoni che tristi della natura, ce lo formularono e scolpirono in quella singolare leggenda dell'albero della scienza del bene e del male, che, collo stesso nome, compare in India fra i prodotti singolari scaturiti durante la fabbrica dell'Amrita, ed è accennata nella leggenda prearia di Yma (Harley, Zend-Avesta, 89), ed è scolpita in quel bassorilievo di Ninive, in cui un serpe offre al primo uomo il frutto di una palma (Layard, 11em. o f Niniveh, p. 70 ; Lenormant, op. cit.). Secondo un'altra leggenda arabica il primo a piantar la vite fu non Noè, ma Adamo, e il diavolo l'inaffiò col sangue di una scimmia, i Richis, che dai il bene, padrone di un migliaio di canti, ecc., tu immortale, « dai l'immortalità agli Dei e agli uomini ». La Saoma non era permessa che ai Bramini; così come nel Perù la coca era solo concessa ai discendenti dell'Incas; e fra i Chibcha ai preti, che se ne ser- vivano corno di un agente di ispirazione. Anche il Med, la bevanda dell'Edda, di miele e sangue, faceva divenire poeti e saggi gli uomini (Kuhn, Die Herabkunst der Feuers, 1859). E qui ricordo come il grande Idhunna dell'Edda fu sedotto da Loki a carpir i pomi dell'im- mortalità, e tosto la sua Bragi gli fu rapita dai giganti. E, qui, notisi che la Saoma, la quale è già spesso confusa coll'amrita (Veda, XIV) è detta qualche volta in sanscrito Maduu, che nello Zendo ha significato di vino; il che lega il Med Nordico, Madus Lituano e Mad sanscrito col nostro matto; e, infatti, Bacco, nato Dio, è versato in onore degli Dei; e il delirio bac- chico è una virtù profética, è la possessione del Dio: ed Esculapio era figlio di Bacco. Gli Assiri ebbero, come i Sabei, sempre un albero sacro, che dapprima fu la stessa asclepia degli Indiani, e poi la palma, donde ancora si cava un liquore; e si noti che il nome presemita di Babilonia è Tin-tir-ki — luogo dell' albero della vita (Lenormant, De l'Orig. de l'Hist., 1879). L' albero sacro agli Egizi era il ficus religiosa, donde traevano un liquore fermentato; e nei riti funerari le anime porgono la mano a berne il succo che le deve rendere immortali. Curioso è poi che questo del Ficus era nell'India il liquore profano che i Bramini porgevano alle plebi quando ne eran richiesti, in- vece della sacra Saoma (Katyalyana, X, 9). — 99 -- di un leone e di un porco (1), allusione ai vizi che più suscita l'alcool; infatti in un fabliau francese, che con quella si collega, si legge che il diavolo, dopo aver lungamente tentato un romito senza poterne vincere la virtù, gli promise di volerlo lasciare in pace, a patto che gli desse questa soddisfazione di commettere una sola volta un peccato, scegliendo tra il vino, la lussuria, l'omicidio. Il romito per liberarsi accetta, e sceglie il più piccol peccato, del bere, pen- sando di poterne poi con poco far penitenza ; va a pranzo da un mu- gnaio suo vicino e s'ubbriaca; rimasto solo con la moglie di costui casca nel secondo peccato e finisce per uccidere il mugnaio da cui è sorpreso (2). Gli effetti criminosi del vino adombrati in queste leggende, ci spiegano perchè in Zendha la parola Madhu valga per vino e anche per dolore, e Kan, chinese, per albero e peccato, — e come i Caldei adorassero insieme al Setarvan (la vigna profumata), il Sam Gafno, sopra cui aleggia la vita suprema, e gli Indi il Kalkavir-Keha, l'albero dei desideri, e forse così spiegasi l'analogia di malumn, pomo e malum, male — in latino. 2. Danni del vino. — È troppo noto come l'alcool, lungi dal ren- dere più tollerabile il freddo, aumenti i danni così dei grandi freddi, come dei grandi caldi, cosicchè si videro, nelle regioni polari e nelle Russie, e nelle Indie, aggravati quei soldati e marinai, che credendo meglio sopportare, così, le fatiche, ne usavano più volte nel giorno; e forse è questa la ragione che i latini nella campagna di Russia ¡;   soffersero meno dei nordici. E si constatò, nelle epidemie coleriche, che i beoni, anzi, anche solo í bevitori, erano più colpiti dal morbo ›r:  degli astemi (3); e come gli aborti sieno in maggior numero fra le bevi- cs , trici, perfino nelle mogli di alcoolizzati, le quali offersero, d'altronde (4) (1) PLANCY, Légendes de l'ancien Testament, p. 121-122. (2) MÉoN, Nouveau Recueil, De l'hermite qui s'énivra. (3) 11 colòra nei temperanti diede mortalità del 19,9 0/0. »  » bevitori  a  »  91 (4) Matrimoni dei bevitori diedero, in media, 1,3 figliuoli. »  degli astemi  a  D  4,1  n  (A. BAER, Der Al- koholismus, Berlin, 1878). — 100 — una fecondità da due a quattro volte minore delle coppie temperanti ; cosicchè questo fatale liquore ben può stimolare le passioni carnali sino alla violenza ed al delitto, ma senza pur crescerne la fecondità. L'alcool è causa precipua delle riforme per debolezza e per gra- cilitá nelle truppe di Svezia, che si videro salire fin al 32 0/0 nel 1867 e calare al 28 nel 1868, dopo le buone leggi sull'alcool; nei dipartimenti francesi, che, per scarsezza di vino, abusare più di alcool, come Finistere, la gracilità dei coscritti da 32 sale a 155 (Lunier). L'alcool agisce sulla statura. I grandi Wotjak, dopo l' uso della acquavita, son calati al disotto della media. E sotto i nostri occhi le bellissime valligiane di Viù perdettero dell'avvenenza e dell' im- ponente statura dopochè contrassero l'abitudine dell'acquavite. Dopo ciò, non è meraviglia se esso abbia avuto un'influenza sulla vita media ; sicchò invece d'esser l'acqua della vita, possa ben dirsi l'acqua della morte. I calcoli di Neison dimostrano che i bevitori hanno una mortalità almeno 3,25 maggiore degli astemi (1). 3. Pauperismo. — Tutto questo ci spiega, già in parte, come uno degli effetti più evidenti e fatali dell'alcool sia il pauperismo, ed in parte lo spiega il veder come da un padre alcoolista si dirama una progenie cieca, paralitica, zoppa, impotente, e che di necessità, se ricca, finisce ad impoverire, e, se povera, trova chiusa ogni fonte del lavoro. Peggio accade a coloro cui, direttamente, l' alcool rende paralitici, cirrotici, ciechi. Vero è, convien subito confessarlo, che negli accrescimenti di sa- lario (quando nel Lancashire crebbe il salario dei minatori da 5 a 8 e 11 lire, le morti per ubbriachezza da 495 salivano a 1304 e 2605; ed i delitti da 1335 a 2878 e 4402) crescono a dismisura gli ubbriachi, e quindi le loro male opere. Ma, assai peggio accade (1) Un uomo di 20 anni bevitore ha la vita media probabile di 15, l'astemio di 44. I bevitori cli birra hanno una vita media di anni 21,7. Quelli di alcool  »  »  % »  16,7. Quelli di alcool e birra »  »  » 16,1. Su 97 bambini nati ad ubbriachi, 14 soli eran sani (BAER), op. cit.). — 101 — quando cala il salario. Si beve alcool allora per sopperire alla man- canza di vesti e di cibo, per cacciare la sete, la fame ed il freddo; e l'alcool a sua volta rende sempre più impotente e più povero colui che lo usa e insieme sempre più avvinto al suo carro fatale. Sicchè l'alcoolismo è prodotto or dalla troppa or dalla poca ricchezza; ciò si vide ad Aquisgrana in cui crebbe l'alcoolismo quando s'elevarono a più di 1,25 i salari dal 1850 al 1860, ma più ancora dopo il 1874 quando la crisi americana fecevi chiudere 80 fabbriche e ridevi il salario di un terzo; le famiglie povere crebbero da 1364 a 2255 (nel 1877), e le bettole da 183 a 305, le prostitute da 37 a 101, i matrimoni scemarono da 785 a 630 e crebbero i furti e gli incendi (Thun, Die Indust. in Nieder Rhein, 1870). Nelle carestie del 1860 e 1861 in Londra si osservò che non uno dei 7900 membri della Società di temperanza aveva chiesto un sus- sidio (1). Huisch osservò che ogni 100 sterline d'elemosina 30 pas- savano in acquavite; e Bertrand e Lee: che i comuni più decaduti erano quelli in cui crebbe smisuratamente l'uso dell'alcool, e in cui si aumentarono le osterie ; una prova ne è pure la Slesia superiore, dove la miseria giunse fino alla morte per fame; e dove l'ubbria- chezza imperversava fino a trascinare vacillanti gli sposi innanzi l'al- tare, ed i parenti dei neonati innanzi al battesimo, così da compro- metterne fra i lazzi la vita. « Dove, scriveva un predicatore della Slesia, dove è intemperanza, segue, come l'ombra il corpo, la miseria e il delitto » (Baer, op. c.). Già era stato notato come una delle cause delle divisioni coniu- gali e dei divorzi in Germania fosse l'ubbriachezza, che per lo meno vi conta nelle proporzioni di 2 a 6 per 100; ed è notorio coane i figli dei divorziati e di secondo letto diano un forte contingente al delitto ed alla prostituzione. 4. Alcoolismo e crimine. Statistiche. — Dopociò è facile afferrare lo stretto nesso tra l'alcool e il crimine anche dal lato sociale come (1) Dal 1823 al 1826 gli ospizi di Filadelfia accettarono da 4 a 5000 poveri per anno ridotti a tale dall'ubbriachezza. Sn 3000 del Massachussett ben 2900 erano nella stessa condizione. BAER, op. cit. p. 582. — 102 — lo vidimo dal patologico (v. s.). Una prima prova ce ne offrono quelle statistiche che ci mostrano un continuo incremento del delitto nei paesi civili, incremento che il crescere delle popolazioni potrà giu- stificare solo per una quota del 13 al 16 0/0, e che invece è troppo bene spiegato in certe direzioni dallo aumentato abuso degli alcoolici, salita appunto, in proporzioni analoghe a quelle del delitto. In Inghilterra si consumavano: nel 1790 galloni d' alcool  .  5.526.890 » 1866  »  »  . 12.200.000. Gli ubbriachi arrestativi : nel 1857 erano  .  75.859 » 1875  »  . 203.989. A Milano le osterie da 1120 nel 1865 salirono a 2140 » 1875 (Verga) »  2272 » 1878 (Sighele). Nel Belgio si calcolava l'alcoolismo provocare il delitto nel rap- porto del 25 al 27 0/p. A New-York, su 49.423 accusati, 30.509 erano ubbriachi di pro- fessione. Nel 1890 agli Stati Uniti su 100 omicidi 20 erano dediti alla ubbriachezza, 60 bevevano moderatamente e 20 erano astemii (Bosco, L'omicidio negli Stati Uniti d' America, Rivista penale, nov. 1893). In Olanda si attribuiscono al vino 4/5 delle cause di crimini e precisamente 7/8 delle risse e contravvenzioni, 3/4 degli attentati contro le persone, 1/4 di quelli contro le proprietà (Bertrand, Essai sur l'intemp., Paris, 1871). Tre quarti dei delitti di Svezia si attribuiscono all'alcoolismo e propriamente gli assassinii ed altri delitti di sangue all'abuso del- l'alcool ; i furti e le truffe all'eredità, dei parenti alcoolisti. Sopra 29.752 condannati in Inghilterra dalle Assisie, 10.000 erano venuti a tal passo per la troppa frequenza dell'osteria, e 50.000 sopra i 90.903 condannati sommariamente (Baer, op. c., p. 343). In Francia il Guillemin calcola al 50 0/0 i rei in seguito all'a- buso dell'alcool, e in Germania, il Raer al 41 0/0. — 103 — La più grande proporzione di ubbriachi è data da quei diparti- menti in cui, per scarsa produzione di vino, sono consumati in più gran quantità gli alcools artificiali. Il 73 0/0 dei rei italiani osservati da Marro, abusava dell'eccita- mento alcoolico, e solo il 10 0%0 era normale. Nella mia Centuria, il Rossi trovó l'ubbriachezza salire all'81 0/0 dei rei di cui il 23 0/0 l'erano fino da bambini 2 a 5 anni). Vi è solo una differenza del 10 0/0 nella frequenza dell'ubbria- chezza fra giovani ed adulti ; su 100 ragazzi al disotto dei 20 anni, il 64 0/0 era già dato al bere, onde si scorge che il marcio data dall'infanzia. Ma una prova più chiara ce ne diè il Ferri in questa tavola (V. Atlante) della criminalità in Francia in rapporto al vino ed al- l'alcool consumato. È evidente come tra la linea del vino e del delitto corra un com- pleto parallelismo, in quanto almeno concerne le grandi salienze (1850-58-65-69-75) e decrescenze (1851-53-54-66-67-73), salvo, co me è naturale, il 1870, anno eccezionale di guerra, e in cui tacciono gli atti giudiziari non militari, e salve parziali discordanze del 1876, che non saprei spiegare, non avendo ora le statistiche successive, e nel 1860-61, in cui per altro l'effetto del raccolto vinicolo sembra soltanto spostato di un anno. Il parallelismo riesce tanto più curioso e singolare, poichè gli au- tori francesi ed inglesi pretendevano addossare questa influenza fatale solo all'alcool e non al vino, tanto che, come vedremo, si propose di facilitare la diffusione maggiore del vino nei paesi resi da quello più proclivi al delitto. Ora dalla nostra tavola grafica e dalle stati- stiche si deduce che il rapporto dell'alcool consumato cogli omicidi e ferite non è così evidente come quello del vino, se non negli anni 1855 al 1858 e 1873 al 1876. E ciò ben si comprende, perchè le risse nascono più facili nelle osterie che dagli acquavitai, dove la dimora è troppo breve per dar luogo a litigi. — Un'altra prova di ciò ci offre l'osservazione del giorno e del mese in cui più spesseg- giano i delitti, e son quelli in cui più si abusa del vino. Così — 104 — Schroeter (Jahrb. des Westph. Gefangnissen, 1871) ci rivela come in Germanio: su 2178 delitti, il 58 0/0 avveniva il sabbato sera, la domenica 3 0/0, e il lunedì 1 010; prevaleva in quei giorni, nella proporzione dell' 82 0/0 i rei contro il buon costume, ribellione e incendi ; e in quelli del 50 0/0 i rei di destrezza. Anche in Italia, nel solo anno 1870, in cui se ne tenne nota, si riscontrava altrettanto (1). E quel che è più curioso, in Francia, il Ferri trovò che mentre i reati in genere contro le persone dal 1827 al 1869 calano rapida- mente dopo l'agosto fino al dicembre, le ferite e percosse gravi, in- vece, mostrano una recrudescenza ben spiccata nel novembre, epoca vicina alla confezione del vino nuovo, e notisi che si tratta delle sole ferite gravi giudicate nell'Assise (Vedi Atlante) e non di quei (1) Nelle statistiche uffiziali 1870, calcolando in media 1 giorno festivo sopra 5 non festivi, si avrebbe questa proporzione per 0/0 di reati commessi nei giorni festivi: Assise  Tribunali ordinari Ribellione, resistenza all'autorità pubblica 68,1 78,5 Stupro violento  .  .  .. 65,4 67,4 Parricidio, uxoricidio, infanticidio 56,9 — Omicidio volontario   72,8 74,8 Omicidio in rissa  78 76 Giuochi in rissa  . 83,8 Ferite con morte .  . 71,3 — Ferite e percosse volontarie   69,6 82 Minaccie e vagabondaggio . — 72,4 Grassazioni e furti  . 61,5 — Furti  61,2 66,8 Esposizione e supposizioni d'infanti  . — 34,8 Ricettazione e compra di cose furtive ., 63,9 — Sottrazione di depositi pubblici . — 39,3 Truffe e appropriazioni indebite .  . 33,9 62,4 Falsi diversi  .  .  . 47,8 49,4 Calunnie e false testimonianze  .  . 12 Grassazioni e furti con omicidio .   31,2 Bancherotte  26,4 48,2 Danni di' fondi ._,- Tutti cioè i delitti d'impeto e contro le persone prevalgono nei giorni festivi su quelli di calcolo e di destrezza. — 105 — ferimenti che si giudicano dai tribunali, e sono i più frequenti risul- tati delle risse d'osteria. Dixon trovò un solo paese in America che da anni va esente da crimini, S. Johnsbury, malgrado sia popolatissimo di operai; ma ,questo paese adottò per legge la proibizione assoluta delle sostanze fermentate, birra, vino, che vengono somministrate, come i veleni, dal farmacista, dietro domanda in iscritto del consumatore e con assenso del sindaco, che però appende il nome del reprobo in pub- blico albo. 5. Azione. — E ciò è naturale, perchè tutte le sostanze che hanno virtù d' irritarci in modo anomalo il cervello, ci spingono più facil- mente al delitto ed al suicidio come alla pazzia, con cui assai spesso si confondono in un inestricabile intreccio. Si è notato, persino, questa tendenza nei Medggidub e Aissaoui, i quali, non avendo narcotici, si procuravano l'ubbriachezza col conti- nuato movimento del capo. Son uomini, dice il Berbrugger (Algérie, 1860), pericolosi, feroci e con tendenze al furto. — Anche i fumatori d'oppio sano presi spesso da furore omicida ; sotto l'uso dell'haschisch Moreau si sentì attratto al furto. E peggio fa il vino ; e ancor peggio l'alcool, che si può dire vino concentrato, quanto all'attività venefica: e peggio ancora quei liquori d'assenzio, di vermouth, che, oltre all'alcool puro, contengono droghe intossicanti i centri nervosi. Neuman nel 1879 mostrò come l'alcool agisca, alterando l'emoglo- bina, e diminuendo di 1/4 nei globuli la capacità per l'ossigeno, pro- vocando afflusso attivo delle membrane e della corteccia cerebrale ; donde una dilatazione vasale, una paralisi delle fibre muscolari delle pareti vasali ed edema ; ed infine degenerazione grassa delle cellule nervose irritate. Krápelin (1) dimostrava che da 30 a 45 grammi d'alcool etilico assoluto rallentano e paralizzano dal più al meno tutte le funzioni men- (1) Ueber die Beeiflussung einfacher psychischer Vorgünge durch einige Ar- zeneimittel. Jena, Fischer, 1892. -- 106 — tali: lo intorpidiment o — che rassomiglia nei suoi effetti alla fatica fisiologica — va aumentando col crescere della dose d'alcool assor- bita: cioè dura da 40 a 50 minuti per piccole quantità — da 1 a 2 ore per quantità più forti: nelle dosi minime, il rilassamento pa- ralitico delle funzioni mentali è preceduto da un periodo maggiore di attività o di accelerazione, che dura al massimo dai 20 ai 30". Ma egli ha inoltre dimostrato che l'azione dell'alcool non è la stessa su tutte le funzioni psichiche: che se si ha un passeggiero accele- ramento nella innervazione motrice, le funzioni intellettuali, quali l'appercezione, la concezione delle idee, le loro associazioni, ed il lavoro intellettuale di combinazione, sono rallentate e sulle prime, anzi, arrestate, anche dalle dosi più piccole d'alcool. Altrettanto dicasi per ciò che riguarda le sensazioni. Ne segue che il periodo iniziale di eccitamento prodotto dalle piccole dosi di alcool non è che una specie di fuoco d'artificio, dovuto al concorso di parecchi fattori : , specie dall'aumento delle associazioni esterne di idee -- (associazioni di pa- role, di sensazioni, ecc.) a danno delle associazioni interne — associa- zioni logiche e più profonde. Sotto l'azione delle grandi quantità (ubbriachezza) l'eccitamento dell'innervazione motrice è causa dell'illusione di forza che hanno tutti gli ubbriachi e di tutte le loro azioni brutali e sconsiderate. L'alterazione portata all'associazione delle idee spiega la volgarità dei loro discorsi, le ripetizioni continue di triviali banalità, gli al- terchi, gli scherzi sciocchi. L'effetto esilarante dell' alcool si spiega esso pure coll'accelerazione psico-motrice iniziale che arresta le ini- bizioni mentali dolorose; ma rimane pur sempre che esso, anche nelle dosi più piccole, paralizza od indebolisce immediatamente le funzioni intellettuali superiori. L'alcool, dopo aver perciò eccitato, indirizzato nella via del delitto la sciagurata sua vittima con atti istantanei ed automa tisi, ve la man- tiene ed inchioda, per sempre, quando, rendendola un bevitore abi- tuale, ne paralizza, narcotizza i sentimenti più nobili, e trasforma in morbosa anche la compage cerebrale più sana : dando una dimo- strazione, pur troppo sicura, sperimentale dell'assioma che il delitto 7 h • . P — 107 — è un effetto di una speciale, morbosa condizione del nostro organismo; tale è, in questi infelici, quella sclerosi (ispessimento del connettivo) che colpisce il cervello, il midollo ed i gangli, come ed insieme a quella che colpisce il rene ed il fegato, ed in essi si esplica col de- litto, come negli altri, colla demenza o coll'uremia o coli' ictero, e ciò secondo che colpisce più un organo che l'altro, o più una parte che l'altra dell'organo stesso. E qui le prove sovrabbondano. Non è molto rinvenni alle carceri un singolarissimo ladro, P..., che si vanta con tutti di esserlo, ed anzi, non sa più parlare se non nel gergo dei ladri, suoi degni maestri; eppure, nè l'educazione, nè la forma cra- nica ci dava l'indizio della causa che ve lo spinse; ma noi presto ne fummo in chiaro, quando ci narrò che egli ed il padre suo erano bevoni. « Vedano: io fin da giovinetto mi innamorai dell'acquavite, « ed ora ne bevo 40 od 80 bicchierini, e l'ebbrezza di questa mi passa « bevendo due o tre bottiglie di vino »; come si vede nella storia che ne pubblicò nel mio Archivio il Collino (Archivio di psichiatria e scienze penali, 1880). E non solo i beoni abituali sono immorali e generano figli pazzi, o delinquenti, o con precoci libidini (Ann. Méd-Psyc., 1877), il che ci verrà dimostrato dalla storia degli Juke; ma l'ubbriachezza acuta, isolata, dà luogo a delitti. Gall narra di un brigante, Petri, che, appena beveva, sentiva nascersi le tendenze omicide; e di una donna di Berlino, a cui l'ubbriachezza suscitava tendenze sanguinarie. L'alcool è causa di delitti, perchè molti delinquono per poter ub- briacarsi; perchè molti sono tratti dall'ubbriachezza al delitto, oppure nell'inebbriamento si procurano prima, i vigliacchi, il coraggio ne- cessario alle nefande imprese, e poi l'amminicolo ad una futura giusti- ficazione, e colle precoci ebbrezze seduconsi i giovinetti al crimine; ma più di tutto perchè l'osteria è il punto di ritrovo dei complici, il sito dove non solo si medita, ma si usufrutta il delitto, e per molti questa è abitazione e banco pur troppo fedele. In Londra nel 1880 si contavano 4938 osterie ove entravano solo ladri e prostitute. Finalmente l'alcool ha una connessione inversa col crimine, o meglio col carcere ; nel senso che dopo le prime prigionie il reo liberato, - 108 - perduto ogni vincolo di famiglia, ogni punto d'onore, trova nell'alcool dì che dimenticarli e supplirli; perciò tanto spesso l'alcoolismo si offerse nei recidivi; e perciò si comprende come Mayhew trovasse quasi tutti i ladri di Londra ubbriachi dopo mezzodì, così da mo- rirne tra i 30 ai 40 anni per alcoolismo, e come fra i deportati dalla Noumea, che bevono, oltre che per la vecchia abitudine, anche per dimenticare il disonore, la lontananza della famiglia, della patria, le torture degli aguzzini e dei compagni e forse i rimorsi, tanto che il vino vi si convertiva in moneta; sicchè una camicia valeva un litro, un abito due litri, un pantalone due litri, e perfino il bacio della donna si saldava con litri (Simon Meyer, Souvenirs d'un dé- porté, pag. 376, Paris, 1880). 6. Criminalità specifica. - E qui gioverà conoscere in quali reati più specialmente si senta la sua influenza. Dalle tabelle del Baer (pag. 351 della sua opera Der Alcoholismus und seme T r erbreitung, ecc., Berlin, 1878) ricavasi come in Ger- mania si notassero su un totale : I. - Nell'ergastolo per uomini: A  B  C  D REI ALCOOLISTI 1  ^^  ti Totale  in genere  d'occasione  abituali O Ì0  OIo  O/0 1. Ferite e percosse ..  773  575 cioè 74,5  418 cioè 72,7  157 cioè 27,3 2. Rapina e assassinio  898  618 » 68,8  353 » 57,1  265 » 42,9 3. Omicidio semplice .  348  220 » 63,2  129 » 58,6  91 » 41,4 4. Impudicizia e stupro  954  575 » 60,2  352 » 61,2  223 » 38,8 5. l'arto  10033 5212 » 51,9 2513 » 48,2 2699 » 51,8 6. Omicidio tentato   252  128 » 50,8  78 » 60,9  50 » 39,1 7. Incendio   304  383 » 47,6  184 » 48,0  199 » 52,0 8. O rn icidio premeditato  514  237 » 46,1  139 » 58,6  98 ' 41,4 9. Spergiuro   590  157 » 26,6  82 » 52,2  75 » 47,8 II. - Nelle prigioni per uomini: 1. Offese contro la mo- ralità   209  154 » 77,0  113 » 73,3  41 » 26,7 2. Resistenza alla forza pubblica   652  499 » 76,5  445 » 89,0  54 » 11,0 3. Ferite e percosse .  1130  716 » 63,4  581 » 81,1  135 » 18,9 4. Incendio  23  11 » 48,0  5 » 45,4  6 » 54,6 5. Furto  3282 1048 » 32,0  666 » 63,5  382 » 36,5 6. Frode, falso, ecc..   786  194 » 24,7  111 » 57,2  83 » 42,8 — 109 -- Sarebbe evidente una frequenza maggiore nelle ferite e percosse e nelle offese al pudore e ribellione; venendo poi in seconda linea gli assassini e gli omicidi; in ultimo gli incendiari ed i ladri (i rei dunque, contro la proprietà), che però sono più abbondanti dei primi fra i beoni abituali. Un minimum degli uni e degli altri si ha nei falsi e nelle truffe e pour cause; perchè, com'essi mi dicevano; « Ci vuol la testa a posto per commettere le truffe ». Però una notevole differenza darebbe in queste proporzioni il Ma- rambat, il quale comunicò all'Accademia di Parigi (Revue scienti- fique, 1888) alcune osservazioni statistiche fatte sulla frequenza del- l'alcoolismo nei criminali. Sui 2950 condannati da lui esaminati, 78 0/0 erano ubbriaconi ; emergerebbero i vagabondi e mendicanti che ne dànno il 79 0/0 ; gli assassini e gli incendiari darebbero il 50 e 57 0/o; i colpevoli di attentati al buon costume il 63 0/0 ; i ladri, i truffatori, ecc., il 71 0/0; però, nel complesso, egli notò nei reati contro le persone 1'88 010 d'ebbri; il 77 0/0 in quelli contro la proprietà; nei recidivi il 78,5 0/p. Anche Marro trovó in l a lista, fra i suoi beoni, i grassatori, 82 0/0; i feritori, 77 0/0; i ladri, 78 010 ; venendo poi i truffatori, 66 0/0 ; gli assassini, 62 0/o; e gli stupratori, 61 0/0. Vétault (op. cit.) in 41 alcoolisti delinquenti trovò: 15 omicidi 8 ladri 5 truffatori 4 attentati al pudore 4 feritori 2 oltraggi in offesa al pudore 2 vagabondi di cui 13 soli furono tenuti responsabili. Può ben dirsi in complesso che i grandi reati `'contro le persone (ferimenti in ispecie) e la proprietà (furti e grassazioni) sieno i più infetti d'alcoolismo ed in complesso più quelli che questi. Rispetto all'influenza del vino sulla criminalità in Italia possiamo trarre dall'opera del Fornasari questi dati riflettenti i più importanti reati. Vedi Tav. II e Fig. 3. eH 1r, CD N 00 ó ó ó  • r-1 ,-, r-1 ej± e}^ O O O C CV GYJ ó 0^0 1--1 00  (71 0^0 c ó r-I  ,-1 CD t17  C^l O Ó G9CfJ CA CYJ cY O j Gr.) CO^ G ^ COfJ "114 In O — 110 — ^ O0 00 00 ., ó n - 1 r-+ ,~ cl o N .4-3 , cd r-1 cd Z14 m 4-7 O N cd - 4•2I  s.^ Cy o ,° V ^ CYJ C, ^ co O o A o CC aJ  42 -rz P L I ° v •••  ó •.- n 1IJ ! as' r - . ^-! CrJ u J O^ CfJ O ^  ^ • 0 M o C rJ 0o e i- •~ i O C^j O  ia O e}I 1.0 a.r g 1=14 r--1 1 - 1 CD  CO  CD  *-+  ifJ  G^7 N  CD  r-i  O\7  1fj  'TM C^l  CD CYJ  GYJ  `dI  eH di  di s 1fJ  lt' O O oo r o di ^ CD ^ co r^-i 1-4 r-i 1tJ  00  0O  `d i  In  00  OD r - i  r • •1  r-i  r - 1  r-•-0  1 - 1  1- 1  r-i Ob 00 00 N 00 00 r- CrJ 00 r-I N e}1  O  r-+  O  CO  Gv  r- 1  G10  r- 1  r--i CYJ  O O O, O  OO Q, OO rH  r-1  rl  r-1  r-i e}I  N  1[J  e•  Oo  Gq  G9 n1  r-4  00 10 00 en LO O, O N 1fJ r-1  r - I CD  Ir; 1fJ  LO" di  1/Z-  e}I  eJi  er  `d+  d'+ nt:5 .C.) ..^ o O 00 Oq 00 C).)-. ^ ^ ^ r-i  1tJ  CO  1--1  L` CD  ri  00  lf'  cg.„ cyz ^ ° ^ ^ G9 ^ ó ^ ^ G^ ^ ÓO ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ó ó ° ó ^ c r•1  r-i  r-i  r1  r-•I  r-I  rf  r-i  r-1  r••i O ",}I CO 0o L` t•  1tJ Cs0 r–. .n}4 Q, r-i co e}I Cr'  ó r- c9 N ^ ^ 1--, C\1"es:)-<5p r-i Cp  u In" cD  , r•r cq- N  O,  e}I  -41  oz  1,-.1  11  1-1  O  r-a  cg n -i  71  1•4  rH  1-1  rf  r-I  Ti  r-i  r1  •-•I 0 CID  G\1 00 C-^ e©L"«.. 1"-• ^ ^ G\1 lo ^ Ñ CO  O  e}I  OO  ef+  GV  .--1 CYJ  G\7  ozi  CYJ  CfJ  CrJ  C9 000 O ^ ^ O CC) O CC) g e>  '14  •^  c• ^ rJ  O' O r-I  C M CrJ eJi 00 00 00 0p 00 00 0000 rl  r-I  r-I  ry  ri 1IJ Cfl h 00 01 00 GO 00 00 00 00 00 0O 00 00 rl  r-1  n l o z a) o 40 35 30 25 V � ^ 6,5 6,0 5,5 5,0 4,5 4,0 35 ^ 3,0 • n •, V .,.y E .^., • ▪ ^ • ^ 13,5 13,0 12,5 12,0 11,5 11,0 10,5 10,0 9,5 9,0 8,5 8,0 195 190 185 180 175 170 165 160 155 150 145 — 111 — Fig. 4, Grz G^ CJ Z ^^ ea 1-- 00 a^  ITALIA N 00 00 00 00 00 (X)00 00 00 00 00 0o 0G 00 00 00 00 00 00 00 00 rti r1 ▪  1-1 T-.r  r-4 r-1 r.-0 i MINA yra MIRE avía ^ IP i 1 % III % El dril !AA RIN ME 1 r A aa o  C^J et+  ca  co cs..) � o0 0o Oo 00 co co 00 00 00 00 00 00 00 00 00 00 00 00 00 00 00 r-+ ,-1 r i r-1 r-I *--1 ri Egli servendosi, oltrechè dei dati riportati nella detta tavola, anche del movimento dei prezzi medi annuali di cinque mercati : Milano, Firenze, Roma, Avellino e Cagliari, giunge a queste deduzioni: 1° Un rincaro del vino porta sempre una diminuzione di gras- sazioni, molto spesso anche d'incendi e danni; talvolta però porta un aumento negli altri reati contro la proprietá, in modo simile a quanto avviene quando rialza il prezzo dei cereali: viceversa pei ribassi. I reati contro il commercio e i falsi non se ne risentono. 2° Il furto, tanto semplice che qualificato, va gradatamente di- minuendo da 196 e 160 nel 1880; a 105 e 107 nel 1887, mentre il valore e il consumo dell'alcool diminuisce ; però i furti crescono mentre l'alcool continua a diminuire. — 112 3° I1 vino è il fattore principale e più potente nella determina- zione dei reati contro le persone: tutte le varie specie di tali reati risentono in generale l'influenza delle variazioni che si verificano nel prezzo di esso; particolarmente variano inversamente al variar del costo del vino le ferite e percosse e i reati di competenza pretoriale quasi senza eccezioni, sufficientemente pure gli omicidi e ferimenti con morte. Così le ferite e percosse, nel 1887-88, col calar del prezzo del vino, crescono, da 158 ch'erano nel 1886, a 180 e a 192, e ca- lano subito a 178 crescendo, nel 1889, il prezzo del vino. Invece le diffamazioni e ingiurie sono affatto indipendenti dal costo del vino. Tutti gli altri reati ne risentono alcuni poco, altri nulla; quelli però contro la pubblica amministrazione e in particolare le ribellioni e violenze a pubblici ufficiali, 1881-88, ne risentono moltissimo (1). Per l'influenza dell'alcool sulla criminalità del Regno Unito della Gran Brettagna e Irlanda lo stesso autore trovò: 1° Agli aumenti nel consumo dell'alcool corrispondono con suf- ficiente ma non precisa frequenza (2), diminuzioni nei crimini contro la proprietà senza violenza, e quando esso scema si hanno quasi del pari aumenti e cali; ma un po' più spesso aumenti di detti reati : nel 1875-76, p. es., aumentano mentre il consumo d'alcool cresce, ma poi nel 1877-78 crescono quando questo cala. 2° Sui crimini contro la proprietà con violenza il consumo del- l'alcool non ha chiara influenza. 3° I crimini contro la proprietà con distruzione dolosa a prefe- renza calano col maggior consumo dell'alcool ; infatti dal 1870 al 1875 e dal 1863 al 1865, mentre íl consumo dell'alcool va aumen- tando, questi perciò diminuirono da 276 a 260'e da 519 a 238, con i (1) Cfr. FORNASARI DI VERCE, Op. cit., § 25-31. (2) Che l'aumento o la diminuzione nel consumo dell'alcool non abbia spic- cata in fl uenza sui crimini contro la proprietà senza violenza si vede p. e. da ciò che questi reati aumentano da 20.035 a 23.571 nel 1847 e da 21,545 a 23.017 nel 1854, parallelamente a un aumento di consumo nell'alcool; ma viceversa diminuiscono nel 1864 e nel 1871 da 14.075 a 13.202 e da 12.294 a 11.265, nonostante l'aumento sensibile del consumo da 0,85 a 0,90 e da 1,23 a 1,27. -4 — 113 eccezione però del periodo 1848-55, in cui il consumo dell'alcool e quello dei reati va aumentando di pari passo; diminuendo poi il consumo dell'alcool, questi delitti; aumentano o diminuiscono indif- ferentemente; così alla diminuzione costante del consumo durante il quattordicennio 1875-89, corrisponde ora aumento ora diminuzione di reati. 4° I crimini di falso e contro la circolazione monetaria scemano anch' essi collo scemare del prezzo del vino fino al 1884, ma poi rimontano indipendentemente da esso. 5° I crimini contro le persone mostrano di essere legati al con- sumo dell'alcool e degli alcoolici aumentando gradatamente coll'au- mentare del prezzo dell'alcool, come nel periodo 1848-57, ma non diminuiscono col diminuire di esso nel periodo 1873-89 (1). 6° Gli altri crimini non hanno un rapporto troppo chiaro, i delitti e le contravvenzioni scemano a preferenza quando scema il consumo dell'alcool (2). Circa l'influenza del vino nella Nuova Galles del Sud non tro- viamo chiara corrispondenza che coi furti e le ricettazioni di res furtivae e i furti di cavalli e gli incendii, i quali quando aumenta il consumo dell'alcool (1884, 1891) o sono ad una cifra alta o au- mentano; per bere molto se mancano denari si ricorre al furto. Non risentono alcuna influenza invece gli altri reati contro la proprietà. E neppure gli stupri e poco chiaramente gli assassini e tentati as- sassini e gli omicidi e i ferimenti ; meno netto ancora è il rapporto per i reati di competenza inferiore. Infatti i furti danvi il massimo 737 p. 100.000 nel 1882, quando è massimo il consumo del vino (0,85), diminuendo con esso fino al 1885 a 583 (consumo 0,65), e risalendo col risalire del consumo fino al 1889 in cui dànno un massimo 608 (0,83 di consumo). Quanto agli assassinii invece e ai loro tentativi dànno il massimo 31 (1888) e il minimo 14 (1876) con cifre medie quanto al con- (1) V. FORNASARI DI VERLE, op. CI{;., pag. 198. (2) Op. cit., § 62-68. Lobunos° — llamo delinquente — Vol. III. — 114 — sumo del vino (0,82, 0,76). E viceversa al minimo e al massimo di consumo (1882, 1886) corrisponde una cifra media di assassinii (1). Anche qui devesi notare che per quanto l'alcoolismo sia un fat- tore influentissimo, pure, anche dove più flagella non colpisce al di là del 77 0/0, e che vi hanno reati come lo spergiuro, il falso, la bancarotta ecc. che non ne sono minimamente influiti. 7. Alcoolismo in antagonismo col crimine. — Anche ci deve colpire il fatto che nei paesi più civilizzati e che pure abusano di alcoolismo, come la Nuova Galles del Sud e anche l'Inghilterra, l'azione sua va facendosi sempre più incerta e lieve. Ed ora Bosco ci mostra che negli Stati Uniti solo il 20 0/0 degli omicidi è dedito all' ubbriachezza, mentre il 70 0/0 é anzi tem- perante (op. cit.). E già dal bel lavoro di Colaianni, d t1 mio (Alcoolismo,1892), so- pratutto dalla bellissima monografia dello Zerboglio (2), ciò si tentava spiegare (come si spiega quell'altro fatto contraddittorio che dove è il maggior consumo degli alcoolici, è spesso minor numero di delitti), non perchè l'alcool non porti i suoi terribili effetti sugli individui, ma perchè non se ne abusa che quando la civiltà assai progredita ha dato i suoi frutti, proteggendoci colla maggiore inibizione e atti- vità psichica dai grandi reati; infatti l'Inghilterra, Norvegia, Ger- mania, paesi di massimo consumo d'alcool, dànno come dimostra Zer- boglio (1) minori reati della Spagna e Italia che bevono assai meno. E nella tabella più recente dell'alcoolismo in Europa si vede che alcuni dei paesi che dànno maggior consumo di alcool come, p. es., Inghilterra, Francia e Belgio dànno cifre minori di omicidi. Consumo di alcoolici (equivalente in alcool puro per abitante (galloni)): Omicidi p. 100.000 ab. Austria  2,80  25 Spagna .  .  2,85  74 (1) Op. cit., § 74-87. (2) L'alcoolismo. Torino, Bocca, 1893. -- 115 — Omicidi p. 100.000 ab. Germania  3,08 5,7 Italia  .. . . 3,40 96 Inghilterra e Galles . Irlanda . ( 3,57 5,6 Scozia   1 Belgio  . .  . 4,00 18 Francia . . 5,10 18 (Coghlan, The wealt and progress etc., Sydney, 1893) con scala inversa dell'omicidio. E così spiegasi quanto nota giustamente il Colaianni (Arch. di Psich., VII), come dal 1861 al 1870 e probabilmente anche dal 1880 in Francia, il numero dei delitti gravi provocati dall'alcoolismo, dal 7 0/0 e dall'11 0/0 che erano nel periodo 1826-40 calò nel periodo 1861-80 al 5 0/0 e al 3 0/0. — L'alcoolismo sussiste dunque e anche aumenta ma insieme aumenta la forza di inibizione che dà la civiltà, e per questa causa calano alcuni delitti; senza dire che nei paesi del Nord, predomina anche l'influenza climatica che se aumenta il bi- sogno dell'alcool, diminuisce però l'impulsività e quindi gli omicidi. 8. Ribellioni politiche. — L'alcoolismo è un fattore potente nelle rivolte. Questo non isfuggì ai capi delle rivolte, che spesso cercarono di giovarsene per le loro mire: ed è così che nell'Argentina, Don Giovanni Manuel, alcoolista egli stesso, trovava un efficace aiuto alla sua politica nelle esplosioni del furore popolare, dovuto all'abuso degli alcoolici e che a Buenos-Ayres questi furono armi politiche in mano di Quiroga, di Francia, di Artigas e dei suoi feroci satelliti, non pochi dei quali, come Blacito e Ortoguez, erano essi stessi in preda al delirium tremens (Ramos-Mejia) (1). incredibile l'abuso degli alcoolici che si fece p. e. a Buenos- Ayres nel 1839: in quell'anno si consumarono, oltre a centinaia di botti d'acquavite, 3836 frasqueras di ginepro, 262 botti e 2182 da- (1) Vedi C. LoMBRoso E Lascas, Il Delitto politico e le rivoluzioni, pag. 92. — 116 — migiane della stessa bevanda, oltre 2246 botti di vino, 246 barili di birra ed altri di cognac e di Oporto (Id.). Durante la Rivoluzione francese fu l'alcoolismo che attizzò gli i stinti sanguinari della plebe e dei rappresentanti del Governo rivo- 1 azionario; fra questi ricordiamo Monastier che, ubbriaco, faceva ghigliottinare Lassalles, e all'indomani non si ricordava più dell'or- dine dato; gli inviati nella Vandea che vuotavano, in tre mesi, 1974 bottiglie, e che contavano nel loro seno Rossignol, un operaio orefice, divenuto generale in capo, tutta la vita dedito alle crapule, e Va- cheron che violava le donne e le fucilava allorchè si rifiutavano alle sue libidini accese dall'alcool. La Francia gode, tuttora, un triste primato nel consumo dell'al- cool: secondo il Rochard (1) la produzione dell'alcool in Francia, che nel 1788 si calcolava a 369,000 ettol. nel 1850 saliva a 891,500 e nel 1881. a 1,821,287 ettol. — È naturale, pertanto che essa più ne risenta gli effetti nel campo politico, e che, come disse il Caro (2), l'assenzio faccia degli oratori e dei politici a Parigi, come l'oppio crea in China ed in India gli estatici. Fu affermato che anche nel colpa di Stato del 2 dicembre si siano usate enormi distribuzioni di vino alle truppe: certamente l'al- coolismo, come non era stato prima estraneo ai moti del 1846 (fra i cui capi, secondo l'attestazione del Chenu (3), si notavano due beoni, Caussidière e Grandmesnil), ripullulò colla Comune, per la grande quantità d'alcool che si trovava nella città assediata e quindi alla portata di coloro che vi erano rinchiusi. Despine (4) nota, a questo proposito, che la dipsomania reclutò il maggior numero dei soldati della Comune, attrattivi per soddisfare le tristi passioni colla paga e col saccheggio: e che l'alcoolismo ren- deva sprezzanti del pericolo, e non curanti delle ferite. Il generale comunardo Cluseret, stesso, non ne fa mistero nelle (1) L'alcool (Revue des Deux Mondes, avril 1886). (2) La fin de la Bohème (Revue des Deux Mondes, juillet 1871). (3) Les conspirateurs, 1849. — LOMBROSO, Il delitto politico ecc. (4) De la folie, etc. Paris, 1875. — Id.  id. — 117 — sue Memorie. — « Mai, come a quel tempo, egli scrive, i vinai possono vantare d'aver fatto quattrini ». Egli stesso dovette spesso arrestare dei capi di battaglione briachi, non soltanto dalla sera alla mattina, ma ben aneo... dalla mattina alla sera. « Quando le cose volgevano a male per gli insorti assediati; quando « i Versagliesi minacciavano da vicino il forte d'Issy, che cosa fa- « cevano i difensori P Le taverne e le bettolaccie di quella borgata « rigurgitavano di avventori rimbamboliti dall'ubbriachezza. Dentro « Asnières, e proprio alla vigilia della sua capitolazione, la guardia « nazionale, seguendo la sua lodevole consuetudine, fumava, dormiva, « mangiava e beveva ». Laborde cita due veri dipsomani fra i principali comunardi: L... irascibile e vano, condannato più volte per violenze ed oltraggi, e già sospetto d'alienazione; R.., membro della Corte marziale e alcoo- lista, con antecedenze ereditarie; e insieme G-enton, già falegname, che presiedette la stessa Corte allorchè giudicò gli ostaggi, rozzo colla fisionomia brutale del beone; Dardelle, governatore militare delle Tuileries, la cui voce era roca per l'alcool, e Protot, delegato al Ministero della giustizia, che del gabinetto del guardasigilli aveva fatto una bettola. Eguali cause, eguali effetti : — non è guari, l'anniversario della Comune segnava, in una regione del Belgio, il principio di un mo- vimento anarchico, con lontane parvenze politiche, che distruggeva col saccheggio e coll'incendio quelle grandiose fabbriche di vetri, da cui parecchie migliaia di operai ritraevano il sostentamento. Orbene da calcoli fatti risultò che appunto quella regione partecipo più lar- gamente all'enorme consumo dell'alcool fatto nel Belgio in quell'anno (1884), accertato dalle cifre ufficiali in 500 mila ettolitri, ma pro- babilmente superiore ai 600 mila ettolitri, cifra che corrisponde al consumo dell'alcool in Italia, che ha una popolazione cinque volte maggiore. 9. L'alcoolismo nell'evoluzione. — Nell'Honone de génie ho dimo- strato che una piccola quota di genii e dei loro genitori è alcoolista (Beethoven, Byron, Avicenna, Alessandro Murger), ma questa, più — 118 — che causa, può dirsi triste complicazione e concomitanza del genio, la cui vasta ed eccitabile corteccia abbisogna di sempre nuovi ecci- tanti. E fatto parallelo a quello dei popoli che, quanto più civili, specialmente se nordici, più sono preda dell' alcoolismo: che, anche qui, però, non è causa, ma complicazione sventuratamente necessaria della maggiore eccitabilità corticale. 10. Tabacco. — Secondo Venturi (1) i delinquenti offrono il mag- gior numero di fiutatori di tabacco non solo in confronto de' sani, ma anche de' pazzi stessi (delinquenti 45,80 0/0 ; pazzi 25,88 0/0 ; sani 14,32 0/o); e tra i delinquenti le proporzioni crescono tra san- guinari (48 0/a) e assassini rispetto a briganti ladri e falsari (43 0/0). Tanto nei criminali come ne' pazzi tale uso si inizia — al con- trario de' sani — sin nella gioventü; ma mentre nei pazzi esso au- menta nel manicomio — invece nei deliquenti tale uso è antece- dente alla detenzione nè viene accresciuto da essa (1). Le prostitute di Verona e Capua pigliano tabacco quasi tutte e quelle che non tabaccano fumano (1). Marambat (2) ha stabilito che la passione del fanciullo per il ta- bacco lo trascina alla pigrizia, all'ubbriachezza e poi al delitto. Su 603 fanciulli da 8 a 15 anni, 51 0/0 avevano le abitudini del ta- bacco prima della loro detenzione ; su 103 giovani dai 16 ai 20 anni questa proporzione è dell' 84 0/0; su 850 individui maturi il 78 0/0 avevano contratto quest' abitudine prima dei 20 anni. Di questi ultimi — 516 — individui il 57 0/0 entrava in prigione per la prima volta prima di raggiungere i 20 anni, mentre tra gli individui che non avevano mai usato tabacco questa proporzione è solo del 17 0/ü. La proporzione degli abituati al tabacco tra gli imputati di vagabondaggio, mendicità, ladroneggio, truffa, ecc. è dell'89 0/0. Tra gli ubbriachi condannati gli individui dediti al tabacco dànno il 74 0/0, mentre gli altri il 43 0/0. E tra i fumatori il numero (1) VENTURI, Sull'uso del tabacco da naso nei sani, pazzi e delinquenti (Il Manicomio, 1885, N. 2 e 3 e Archivio di Psich., VII, 630). (2) Vedi Archivio di Psich., V, 378. 119 — dei recidivi è 79 0/0 — mentre fra quelli che non fanno uso del tabacco è dell'55 0/0. I detenuti sobri che non usano tabacco dànno recidive nel 18 0/0, mentre gli altri, quantunque pure sobri, forni- scono il 62 0/0. È evidente dunque che vi è un rapporto eziologico tra il tabacco ed il delitto, che perfettamente collima con quello dell'alcoolismo ; perocchè è un fatto curioso che nei paesi dove è massimo il consumo del tabacco (1) si ha il minimo della criminalità. Contraddizione fre- quente in tutte queste ricerche, ma che presto si elide, perchè i fatti restano sempre, anche quando pare si contraddicono ricordando come già per l'alcoolismo che queste sostanze eccitanti del sistema ner- voso sono più frequentemente abusate nei popoli quanta più civili. 11. Canapa. — Lo Stanley, or ora, in Africa trovò una specie di banditi detti Ruga-Ruga, che erano i soli indigeni che abusassero della canapa; secondo le tradizioni dell'IIganda il delitto apparve nei figli di Kinto dopo che adottarono la birra (Stanley). 12. Morfina. — A queste intossicazioni si potrebbero aggiungere una quantità di altre. L'Hamook è un'ebbrezza da oppio che spinge i Malesi all'omicidio ; l'oppiofago chinese è apatico e insieme im- pulsivo, omicida, suicida. Parecchie truffatrici ladre mostrano una isteria mischiata a morfinomania, e i morfinomani in genere mo- strano una diminuzione notevole di senso morale, che più special- mente spinge alla truffa, come qualche volta all'omicidio e all'osce- nità criminose (Charcot, op. cit.). Un dottore aveva perduto così il senso morale, da farsi rubare dalle amanti il denaro pel giuoco. Quando l'amante adultera entrò libbre di tabacco  libbre di tabacco per persona  per persona (1) Olanda  6,92  Francia .  . 2,05 Austria  3,77  Svezia .  . 1,87 Danimarca  3,70  Spagna .  . 1,70 Svizzera .  3,24  Italia  1,34 Belgio  3,15  Russia  1,23 Germania . . . . 3,00 (COGHLAN, Wealth of New South Wales, 1895, pag. 303. Sydney). — 120 — in convento diede in ismanie tali, rotolandosi per terra, mordendo i tappeti, che la moglie gli ricondusse essa stessa l'amante. Una donna per le atroci sofferenze della astinenza morfinica fu obbligata a prostituirsi par procacciarsene. Una donna perversa fin da bambina divenuta morfinomane, assassinò una sua bimba di 5 anni e sostenne che era trascinata agli impulsi sanguinosi della morfina (Guimbail, Annale d'hygiène publique, 1891). I1 morfinomane perde per gradi il potere di reagire, alle tendenze impulsive finchè eguaglia e quasi supera il fumatore d' Haschisch in cui le tendenze criminali sono così frequenti. Un chinese per procurarsi il denaro per fumare, giuoca perfino le proprie dita falange per falange, di cui stacca con un'ascia una fa- lange ogni volta che perde. Il dott. Lamson, morfinomane, avvelenò con morfina un suo co- gnato, senza comprenderne la gravità. Nell'astinenza forzata, si hanno insieme alle manie e alle melan- conie, una tendenza al suicidio, omicidio, ma sopratutto al furto per procurarsi il veleno (V. Guimbail, o. c.). Marandon de Montijel riferisce il caso di un avvocato che veden- dosi rifiutata la morfina, in un bastimento, ne rubb con iscasso la provvisione di bordo. Una isterica morfinomane, di 28 anni, truffa, dando un falso nome, e compra per un valore di 120 lire di merci in un magazzino, e con imprevidenza strana ritorna nel magazzino pochi giorni dopo riportando una parte degli oggetti rubati dicendo che non le conve- nivano : aveva venduto tutto, argenteria, libri, per comperarsi mor- fina, e doveva ancora 1600 lire per questa al farmacista: e quando egli si rifiutò di dargliene altra commise il reato. I morfinomani in complesso hanno la perdita del senso morale; tanto più viva quanto maggiore è la dose. Possono avere allucina- zione e pazzia ma soprattutto hanno tendenze impulsive. Così uno taglia il capo di un compagno credendo di ferire un porco. 14. Maiz guasto. — Anche il maiz guasto può considerarsi come criminogeno. — 121 — Già le osservazioni esperimentali mi avevano mostrato che i polli, i cani, docili e buoni, nutriti a maiz guasto diventavano dopo qualche tempo feroci. Ma già nei miei Studi clinici sulla pellagra (1872) e nel Trattato sulla pellagra (Torino, 1890) ho esposto le storie di rei il cui movente risaliva alla pellagra ossia all'uso del maiz guasto. Così uno affamava i figli per avarizia, e ne uccise uno perchè per sfa- marsi gli rubava alcune patate nel suo campo ; ed una donna get- tava nel pozzo quasi pubblicamente il proprio neonato. Un altro rubava per sfogare l'enorme voracità, per cui dicevami: « Sarei ca- pace di mangiare un uomo ». In ambedue la pazzia morale era acquisita in età matura, dall'avvelenamento maidico. CAPITOLO VIII. Istruzione media, diffusa e scarsa nella criminalità. La corrispondenza assoluta, come era compresa dai più, pochi anni sono, della criminalità coll'istruzione è dimostrata ornai un errore. È noto purtroppo come il delitto in Europa aumenti malgrado che certo vi aumenti l'istruzione. Le tre provincie di Torino, Genova, Milano, che diedero il mi- nimo di analfabeti in Italia, un scolaro sopra 7 a 14 abitanti, videro negli ultimi anni aumentarsi di un terzo i reati, da 6983 a 9884 (Sacchi, Studi intorno all'indirizzo educativo, 1874). Marro trovò su 500 rei e 500 onesti di Torino: rei onesti Analfabeti   12 0/0 6 0/0 Che sanno leggere e scrivere 75 » 67 » Istrutti   12 » 27 » con prevalenza è vero di analfabeti, ma anche di gente che sape- vano leggere e scrivere nei rei. Moreno a Palermo nel 1878 constata che 53 reati furono com- messi alla scuola, 34 da scolari e 19 da maestri, a cui pare dunque - 122 — che l'istruzione non potesse mancare (Lombroso, L'Incremento al de- litto, pag. 80). Il Curcio conta fra noi 1 condannato sopra 333 letterati, 1 sopra 484 analfabeti; ma poi, facendo molte giuste esclusioni, riesce a cambiare le proporzioni in 1 ogni 284 illetterati, 1 ogni 292 lette- rati; cifre che si equilibrano con un lieve aumento di colti fra i rei. E queste assai scarse differenze si fanno in alcune categorie ancor meno salienti. Tre settimi dei condannati ebbero un'istruzione elementare ; metà dei rei contro il buon costume, metà dei rei di contravvenzione, 10/25 dei rei contro le persone, e di quelli contro le proprietà, ebbero una qualche istruzione (S. Curcio, o. c.). E qui pure, insieme accrebbe il numero dei condannati fra gli individui di istruzione superiore : nel 1826 erano 3,1 0/00 e nel 1860 erano 6,2 e gli accusati da 2 al 1830-40 saliva a 4 nel 1878. Mentre i delinquenti, in genere, dànno una media da 75 a 50 di analfabeti, i rei minorenni ne diedero solo il 42 0/0, ed in alcune provincie, come nella Lombardia il 5,'nel Piemonte il 17. E già nel 1872 se ne contarono, per 453 illetterati, 51 che sapevano leggere, 368 leggere e scrivere, 401 leggere e scrivere e conteggiare; 5 con istruzione superiore (Vedi Cardon, Statist. carceraria, Roma, 1872). Secondo un'osservazione importante dello Joly, Herault che nel 1886 dava il minimo degli analfabeti 1 0/0 dei coscritti, e che ha ora una grande quantità di scuole, dalla più bassa scala nella cri- minalità quando era illetterato, salì ora alla massima, e cos il Doubs e il Rodano. Viceversa, Deux ISèvres, Vandea, Lot con 12; Vienne con 14 ; Indre con 17; Cates du Nord con 24 e Morbihan con 35 illetterati dànno la cifra minima di criminalità. Secondo Guillot in Francia si contano 3000 condanne di letterati contro 1000 illeterati. Levasseur calcola che su 100 accusati in Francia erano: 1830-40  1840-50 Alfabeti . • .  38  41 Di alta coltura .  2  3. _ 1850-60 1860-70 1875 1878 48 55 60 65 3 5 4 4 — 123 — con un raddoppiamento di gente alfabetica e colta fra i rei in men di 30 anni. Tocqueville dimostra che nel Connecticut la delinquenza crebbe coll'aumentare dell'istruzione. Negli Stati Uniti le cifre massime di criminalità (0,35, 0,30, 0,37 per 1000) si notarono in Wyomin, California, Nevada che dànno il minimo di illetterati (3,4, 7,7 e 8,0 0/0) e viceversa le minime di criminalità si notano in N. Messico 0,03, S. Carolina 0,06 010, Ala- bama, Mississipi, Georgia, Luisiana che diedero cifre massime d'a- nalfabeti (65,0, 55 0/0 e le 3 ultime da 49,1 a 50,9 0/0) ; facendo eccezione Nebraska, Jowa, Maine, Dakosta con scarse cifre di rei e di analbeti, e ció per altre cause che vedremo fra poco. In Inghilterra e isole, i distretti Sorrey, Kent, Glocester, Middlesex presentano la massima criminalità e sono i più colti, mentre i meno colti North Wales, Essex, Cornwall, offrono la minima (1) . Nella stessa Russia tanto meno colta Oettingen (3 a ed. p. 597), calcola fra i condannati il 25 0/0 che sa leggere, anzi degli uomini il 29 0/a, mentre la proporzione della popolazione onesta letterata 1'8 0/O. In Scozia i delinquenti presentano, quanto al numero di analfabeti, un progresso maggiore che nel resto della popolazione (ibid.). « Compulsate, dice Lauvergne, gli annali della giustizia, e trove- rete che i delinquenti più indomabili e recidivi sono letterati » (Les forcats, pag. 207). Ma la prova migliore ce la dà il N. South Galles studiato da Fornasari sui documenti del Coghlan (The Wealth ecc., Sydney, 1895): Gli analf. onesti sonvi al 12 0/0 nel 1880, gli arrest. analf. 5,5, i colti 6,2 » » 7 » » 1891 » 4,1 » 4,7 Tanto assolutamente quanto relativamente i colti delinquono più che gli analfabeti. (1) Mayhew o. c. Glocester  26 condannati p. 10.000 ab.  35 0/0 analláb. Middlesex 24  »  18 ' N. Wales  7  »  35 »  n Cornwall  8  45 a — 124 — e ciò in tutti i varii rami della delinquenza arrestati  analfab. Sapevano leggere  legg. e scriv. Contro le persone  .  . 3.355 222 39 3.094 la proprietà con violenza 990 60 14 916 »  »  senza  » 4.873 331 69 4.473 Ribellioni, ubbriachezza  . 32.878 2348 473 30.057 Falsi monetari  .  .  . 157 3 4 150 Istruzione difesa, suoi vantaggi. — Tuttavia, chi imparzialménte perscruta entro le cifre degli ultimi anni, s'abbatte in un fatto conso- lante, che dimostra non essere l'istruzione così fatale, come a tutta prima parrebbe; esservi un punto in cui l'istruzione favorisce il delitto, passato il quale l'istruzione invece serve d'antidoto. Dove l'istruzione ha preso una grande diffusione, cresce la cifra dei delinquenti a coltura superiore, ma ancor più quella dei delinquenti analfabeti; il che vuol dire, che la delinquenza scema nelle classi a coltura media. Così, a New-York, mentre la popolazione dava, nel 1870, il 6,08 0/0 di analfabeti, e anzi, escludendone gli emigrati, che forniscono il più gran contingente alle carceri, solo 1,83 0/0 ; i delinquenti dànno la quota di 31 0/0 di analfabeti (1). Fra gli omicidi condannati or ora nell'America del Nord (2), 33 0/0 erano completamente analfabeti , 64 0/0 sapevano leggere e scrivere, 3 0/0 avevano istruzione superiore, mentre nei normali l'anal- fabetismo è solo nel 10 0/0. Nell'Austria, mentre la popolazione giovane, morale, di Salisburgo, del Tirolo, non ha analfabeti, la, criminale ne ha dal 16 al 20 0/0 (Messedaglia). (1) BARCE, The dang. class. of New-York, 1871. (2) Dal bellissimo studio di Bosco nell'Omicidio negli Stati Uniti (Rivista Penale, dic. 1895). Dal 1881 al 1891 gli scolari crebbervi da 197.412 a 252.940 e gli arrestati  »  da 39.758 a 44.851. Per ogni nuova scuola aperta 1 arrestato di più. 10 scuole » 5  »  » »  nuove o/o condannati analf. 62 »  59 »  »  57 — 125 — Costruendo, coi lavori del Cardon, del Torre, del Bargoni, una tabella comparativa degli analfabeti soldati e delinquenti, troviamo : Anni 1862 delinquenti analf. 60,57 soldati analf. 64,32 leva del 42 1863 » 62,50 » 65,46 » 43 1864 » 58,20 » 65,10 » 44 1865 » 56,38 » 64,27 » 45 1869 » 64,00 » 60,49 » 49 1871 case di pena 75,00 » 56,74 » 51 1871 bagni 50,00 » 56,74 » 51 1872 case di pena 79,00 » 56,53 » 52 1872 bagni 78,00 » 56,53 52 (1) Dal 1862 sino al 1869, dunque, la proporzione degli analfabeti onesti (soldati) fu superiore a quella dei delinquenti, come lo fu dal 1821 al 1829 in Francia (Oettingen, o. c.) : ma i delinquenti analfabeti, più scarsi dei soldati nei primi anni, si fanno assai più numerosi negli ultimi; il che è tanto più notevole, perchè la cifra sempre più grossa dei recidivi, nei quali preabbonda l'istruzione, dovrebbe au- mentare negli ultimi anni la quota degli istrutti fra i delinquenti. Lo stesso pub dirsi in Austria, ove Nel 1856 i condannati analfabeti davano il 54,90 0/0 » 1857 » » » 58,90 » >> 1858 » » » 60,80 » 1859 » » » 61,43 » nel qual anno, all'aumento della criminalitá degli analfabeti corri- spose un aumento in quella delle classi più colte (Messedaglia, o. c.). Anche in Francia negli anni : o/o 1827-28 i soldati analf. davano il 56 i 1831 183 (1) BARGONI, Sull'istruzione obbligatoria. Firenze, 1865. — TORRE, Relazioni sulle leve in Italia, 1869, 71-72. — CARDON, Statistica delle Carceri. Roma, 1872-73. -32 » » 49 -36 » » 47 — 126 o lo  olo 1836-50 i soldati analf. davano il 47 i condannati analf. 48  1863-64  »  »  28  »  »  52  1865-66  »  »  25  »  »  36  1871-72  »  »  20  »  »  37  1874-75  »  »  18  »  »  36  1875-76  »  »  17  »  »  34  1876-77  »  »  16  »  »  31 (1) Decrebbero, dunque, anche là, ogni anno, gli analfabeti di ambe le categorie, ma assai più lentamente quelle dei condannati, e si ag- giunga che là i rei sotto i 21 anni scemarono dal 1828 al 1863 di 4152 individui (Legoyt). Più spiccato ancora risulta tal fatto, studiando in Europa dietro le ricerche di Levasseur (Bulletin de la Société Statistique, 1895) il numero degli scolari, e con quello di Bodio (Di alcuni indici misuratori del movimento economico, 1891) le proporzioni degli allievi delle scuole private e pubbliche, per abitanti, e le statistiche degli omicidi e dei furti del Ferri e delle rivoluzioni nel mio Delitto Po- litico : noi abbiamo questi dati: Scolari p. 100 ab. Omicidi (1880-2)  Furti  Rivoluzioni p. 100.000 ab.  p. 100.000 ab. p.10 milioni d'ab. Prussia  . 17,8 5,7 246 5 Svizzera .  . 16,1 16,4 114 80 Inghilterra (2) 16,4 5,6 163 7 Paesi Bassi (2) 14,3 5,6 — Svezia (2)  . 13,6 13,0 13 Austria  .  . 12,5 25,0 103 5 Francia  .  . 14,5 18,0 103 16 Belgio (2)  . 10,9 18,0 134 Spagna  .  . 9,1 74,0 52,9 55 Italia .  .  . 7,6 96,0 150 30 Russia  .  . 2,4 14,0 ? (1) OETTINGEN, III ed., p. 597. (2) Di queste non c'è che le scuole pubbliche. — 127 — Donde si vede che col crescere degli scolari in massima diminui- scono gli omicidi, fatta eccezione per la Russia (con 14 di omicidi malgrado un minimo di scolari, 2,4) e per la Svizzera che ha una forte cifra di scolari e di omicidi. Quanto ai furti seguono la linea inversa, si elevano in Inghilterra, Belgio, Prussia, col maggior numero degli scolari, e diminuiscono in Spagna col loro minor numero. Quanto alle tendenze rivoluzionarie dànno risultati contradditorii. Il rapporto si conserva fino a un certo punto studiando le singole nazioni. In Italia completo è il parallelismo tra l'omicidio, lo stupro e l'analfabetismo, la cui quota minima, media e massima, corrisponde a quella dei due citati reati, come dalla seguente Tavola: Analfabeti (1) da 80 a 86 0/0 da 80 a 50 0/0 da 50 a O 0/0 Omicidi (1) p. 100.000 abit. 32,3  22,9  6,6 Stupri (1)  »  »  23,6  11,3  10,2 Truffe (1)  »  »  41  63  50 Furti (2)  »  » 141  160  119 Se si passa a maggiori dettagli vediamo però per gli omicidi che in Sardegna, Cagliari, con 82 0/0 d'analfabeti, ha 21 0/0000 d' omi- cidi, la metà di Sassari — 42 — che pure ha un minor numero — 76 -- di analfabeti ; Torino, la prima per coltura (25 0/0 di anal- fabeti), dà 7 omicidi, mentre Brescia, Cremona, Verona con molto più analfabeti (44-45-46) dànno meno omicidii — 3,4-4,8-2,3 — influendo in Torino forse il vino e la razza e le abitudini guer- riere. Reggio Emilia che ha il minimo di stupri, ha il 62 0/0 di analfabeti; vi sono dunque numerose e gravi interferenze. Quanto alle truffe, minime dove è massimo l'analfabetismo (Co- senza, Benevento, Caltanissetta), crescono collo scemare di questo (Macerata, Sassari, Venezia), ma diminuiscono notevolmente quando (1) Relazione alla Commiss. di Statistica giudiziaria del Bonio, 1896 (Bozze). (2) Atlante dell'Omicidio del FERRI, 1895. — 128 — l'analfabetism o è al minimo (Milano, Torino, Belluno), non però tanto da raggiungere la quota del massimo analfabetismo. Anche il furto aumenta colla media istruzione (Treviso, Venezia, Lecce) e diminuisce colla maggior diffusione di questa (Alessandria, Novara, Como) mostrando un calo ben maggiore che non desse il massimo analfabetismo. In Italia, Livorno che dà una delle cifre più basse d'analfabeti (44 0/0, mentre Reggio il 61 0/0, Firenze 59 0/0, Pisa 62,3 0/0), dà una criminalità maggiore che in tutti i reati della regione. Nelle recenti statistiche di Francia portate da Joly (op. c.). p. 100.000 ab.  p. 100.000 ab. Nei 6 dipartimenti con 7 a 10 illeterati = 9 accusati  13  »  » 11a20  »  = 13  »  3  »  » 20a50  »  = 13a11 »  11  »  »50a61  »  = 8  » Qui il delitto aumenta con una media istruzione e cala colla massima. Noi abbiamo poco sopra notato, come in Francia ed in Inghilterra i delitti di sangue si fanno rarissimi nelle grandi città, ove sono quasi sempre opera di campagnuoli, o montanari, mentre prevalgonvi quelli contro le proprietà; e che così accade fra noi dei recidivi, appunto perchè più istrutti. Nel Belgio, i grandi delitti scemarono ogni anno dal 1832 in poi — erano 1 ogni 83,572, calarono ad 1 ogni 90,220 nel 1855. In Svezia dal 1852 in poi i grandi delitti scemarono del 40 O/a. Anche nell'America del Sud, a Mendoza, un rapporto ufficiale dice, che si avevano: 359 condanne quando vi era 1 scolaro ogni 27 abitanti e 127  »  »  »  1  »  »  8  » (Congresso di Stokolma, 1889). .40 Criminalità speciali dei colti ed incolti. — Tutto ciò ci spiega il fenomeno contradditorio sulle prime, e che Joly non seppe spie- — 129 — gare, che l'istruzione ora aumenti ora diminuisca il delitto. Dap- prima, quando non è diffusa, quando non è maturata in un paese, aumenta tutti i delitti salvo l'omicidio: quando invece è diffusissima fa calare tutti i reati più feroci, non però, come vedremo, i reati minori, o quelli politici e i commerciali, o di libidine, perché essi aumentano col naturale aumento degli attriti umani, e degli affari e della attività cerebrale. Dove, insomma incontrastabilmente influisce l'istruzione sulla cri- minalità, è nel mutarne l'indole, nel renderla meno feroce. Fayet e Lacassagne mostrarono che: 1° negli analfabeti predominano gli infanticidi, la soppressione di parto, i furti, l'associazione di malfattori, saccheggi, incendi ; 2° in quelli che san leggere e scrivere imperfettamente pre- valgono l'estorsione di cambiali, minaccie per iscritto, ricatti, sac- cheggi, guasti di proprietà, ferimenti; 3° negli istrutti a leggere e scrivere prevalgono concussione, corruzione, falsi in iscritto, minaccie per iscritto; 4° negli istrutti con coltura elevata, falsi in scrittura di com- mercio, estorsione di fondi dei funzionari pubblici, falso in scrittura autentica, sottrazione d'atti, delitti politici (o. c.). Insomma vi è una criminalità specifica per gli illetterati, è la più feroce ed una per i letterati, ed è la più astuta, ma più mite, Il minimo del falso — 107 0/00 — ed il massimo degli infanticidi 705 0/00, si trovano fra gli illetterati: invece nei condannati con coltura superiore prevalsero i falsi di carte pubbliche, abuso di uf- ficio, infedeltà e truffa, mancando gl'infanticidi e i reati di violenza. In Austria tra gli analfabeti prevalsero ratti, rapine, infanti- cidi, aborti, uccisioni, furti, bigamie, omicidi, danneggiamenti, fe- rite (o. c.). In Francia pure dagli studi più recenti di Socquet (Contribution ìc l'étude de la criminalité en France) si vedono man mano dimi- nuire i rei illetterati al 1876-80 in confronto al 1831-35: gli omicidi e gli assassini della 1/2, gli infanticidi e gli aborti di 1/3: i reati contro i costumi quasi di 1/3; i rei coltissimi poi scemano LOMBR°S° - Uomo delinquente — Vol. III. 9 — 130 -- di 1/2 negli assassini e omicidi; mentre sono quasi stazionari negli altri reati (1). Quanto ai delitti politici essi aumentano costantemente colla mag- gior istruzione. Già la storia ci mostré che le città più colte (Atene, Ginevra, Firenze) diedero il massimo delle rivoluzioni ; e non è certo negli analfabeti, ma in quelli a coltura superiore che si trovano i nihilisti e gli anarchici, del che addussi abbondanti prove nel mio Crime Politique. In Italia, dal bellissimo studio di Amati (Istruzione e delinquenza in Italia, 1886): (1) Omicidi : Illetterati   Sapenti leggere e scrivere  . Colti  Assassini: Illetterati   Sapenti leggere e scrivere. . . 1831— 35 59 0/0 31  » 4  » 60  » 36  » 1876-80 31 0/0 67  » 2  » 31  » 67  » Colti  4 » 2 » Infanticidi : Illetterati  85 » 52 » Sapenti leggere e scriver 14 » 47 » Colti  1 » 1 » Aborto: Illetterati   46 » 36 » Sapenti leggere e scrivere 39 » 58 » Colti .  .  .  .  . 15 » 12 » Reati contro il pudore negli adulti: Illetterati  .  .  . 55 » 34 » Sapenti leggere e scrivere .  • 43 » 65 » Colti .  .  . 2 » 1 b Reati contro il pudore nei bambini: Illetterati   50 » 33 » Sapenti leggere e scriver 41 » 60 » Colti  7 » 7 — 131 — Anni 1881-83  Analfabeti Sap. scriv. e legg. Colti 0 /0 0l0 0/0 Delitti politici  54 36 10 Truffe  •  •  . 38 55 7 Omicidi •  •   62 37 0,12 Furti  65 34 1,7 Stupri  •  . 48 44 8 Ribellioni   49 48 3,1 Contro l'ordine delle famiglie . 61 38 0,8 Nei 503 più colti si notavano nel 1881-83: Falsi  .  .  .  76-152 0/Ó0 Ferite  .  .  .  13-26 0%00 Omicidi  .  44-88 » Parricidi  .  .  2-4 » Furti  ..  •40-80 » Delitti politici  14-28 » Truffe .  57 -114 » Religione  .  .  1-2 » Concussioni  .  38 -76 » Distruz. d'oggetti 4-8 » Grassazioni  .  22-44 » Incendii  .  .  9-18 » Reati di lascivia 34-68 » Istigazione a reati 6-12 » Bancarotta  .  33-66 » Aborto .  •  .  1-2 » Spergiuri . .  2-4  » con cifre massime dunque di falsi, truffe, reati di lascivia, banca- rotta, furti, concussioni, omicidi; e minime di ferite, grassazioni, par- ricidi, incendii. In complesso si vede che se gli omicidi e i furti prevalgono negli analfabeti; unendo insieme i più colti e gli istrutti prevalgonvi spe- cialmente i delitti politici, gli stupri e le truffe, nelle quali ultime sono in minoranza assoluta gli analfabeti e in maggioranza i colti e i semicolti. E notisi che pei delitti politici, si trattava di un'epoca in cui essendo completamente libero fra noi il pensiero, ben pochi, e non i migliori erano i ribelli politici, ciò che spiega la cifra pur grossa di analfabeti, mentre ora i puniti per delitto politico son certo il fiore della coltura nazionale. Altrettanto accade in Russia dove il massimo contingente, nei reati politici è dato dall'istruzione supe- — 132 — riore. Anche dal 1827 al 1846 i nobili esiliati in Siberia per poli- tica erano 120 volte più numerosi dei contadini. Su 100 donne condannate per delitto politico in Russia, 75 erano colte, 12 sapevano leggere e scrivere e 7 analfabete (1). In Francia calarono i delitti più gravi che si portavano alle As- sise per cui da 40 0/0000 che si portavano alle Assise nel 1825, scescero a 11 0/0000 nel 1881, ma aumentarono gli accusati portati davanti al ministero pubblico da 48.000 a 205.000. In complesso la criminalità aumentò del 133 0/0 ; ma scemava quella di sangue ed aumentò quella contro i costumi, specie contro i fanciulli, che da 83 nel 1825 saliva a 615 nel 1881; oltraggio al pudore che da 302 nel 1875 saliva a 2592 nel 1880 ; i furti aumen- tarono dal 1826 al 1880 del 238 0/0, le truffe del 323 0/0, gli abusi di confidenza del 630 0/0, i delitti contro i costumi del 700 0/0. Il vagabondaggio quadruplicò, gli oltraggi alle guardie quintupli- carono, il vagabondaggio ottuplicò ; i fallimenti salirono da 2000 a 8000, mentre i commercianti accrebbero sì, ma non del quadruplo. Questi aumenti esprimono l'influsso della coltura. Più bella e più benefica è questa influenza nell' Inghilterra (2): dal 1868 al 1892 calarono i prigionieri da 87.000 a 50.000 ed i criminali liberi da 31.295 a 29.825 ; i rei minorenni da 10.000 a 4.000; dagli ultimi 10 anni — 1892 — le offese contro le persone scemarono dell'8 0/0, i furti e borseggi del 30 0/0, i falsi monetari del 34 0/0, i reati contro l'ordine pubblico del 35 0/ 0 0 ; crebbero sola i reati contro la proprietà con violenza del 27 0/0 e per vendetta del 18 0/0; mentre poi dal 1874 al 1894 crebbero le bancherotte da 28,7 a 36 0/0. Crebbero insomma alcuni, non tutti i reati più gravi. Eppure nello stesso tempo la popolazione aumentò del 12 010 ; e ora non vi si contan più che 21 illetterati su 100 accusati : e il decremento si ebbe sopratutto su Londra, che è la città più ricca e ha scuole più diffuse. (1) E. N. TARNOSVSKI, Jurisdiceswsy Westnick, 1889. (2) Statist.c^iudiz, dell'Inghilterra, 1895. Revue de Paris, JoI,Y, N. 21, 1895. -- 133 — Non si può dire, adunque, che l'istruzione sia sempre un freno al delitto, ma nemmeno che sia sempre uno sprone. Quando essa è veramente diffusa su tutte le classi, la si mostra, anzi, benefica., scemando i delitti fra gl' individui mediocremente colti e sempre raddolcendone l'indole. Istruzione carceraria. — Tuttavia, se questo va inteso per la po- polazione, in genere, non deve estendersi alla carceraria, dove una coltura elementare, che non si possa accompagnare con una educa- zione speciale, la quale prenda di mira le passioni e gli istinti piut- tosto che l'intelligenza, è assolutamente dannosa, è un'arma di piìi che si somministra al reo per , acuirsi nel crimine, per divenir reci- divo. Sicchè, se deve darsi opera a estendere l'istruzione alfabetica, anche forzatamente, fra il popolo, non deve incoraggiarsi, punto, nelle case penali, dalle quali converrebbe pure togliere (1) l'apprendimento di quelle arti, p. es., del fabbro, del litografo, del muratore, che pos- sono favorire alcune delinquenze (Vedi vol. I, pag. 478). Senza dubbio la istruzione alfabetica che si d, nelle carceri di Francia, Sassonia, Svezia spiega le cifre notevoli di falsi che si com- mettono dai recidivi. NI io saprei spiegarmi se non colla introduzione delle scuole carcerarie, che aumentano i contatti fra i discoli, ne acuiscono le menti e raddoppiano le forze e tolgono i vantaggi del silenzio e dell'isolamento, il gran numero dei nostri recidivi istrutti, tanto piìi che la statistica ci rivelò nei recidivi una cifra quasi doppia (67,40) di reati contro la proprietà, in confronto dei delinquenti non recidivi (28,47 0/0), e inferiore di un quarto circa (40,13 per 32,54) di de- litti contro le persone ; aumentarono, dunque, fra essi probabilmente i delitti in cui occorre la cultura, e di altrettanto scemarono quelli, dove entra la violenza. Oserei dire perciò che, in buona parte, la scuola carceraria entra a fattore nell'accrescimento della criminalità. — almeno fra i recidivi — che si osserva in molte regioni civili (1). (1) Il borsaiuolo e il feritore nei bagni imparano a spese dello Stato a fab- bricarsi chiavi false, coltelli, a batter moneta; a litografar banconote, a divenire scassinatori. --134— E qui mi farò forte della opinione di Dante : Che dove l'argomento della mente S'aggiunge al mal voler ed alla possa, Nessun riparo vi pub far la gente. (Inf. XXXI). e d'un altro grande osservatore dallo sguardo felice: Chi nun sa scrive' in oggi fa poino... Ma se sapevo scrive', 'r mi' Pasquale, Dove ci ho 'alli, c'era 'n pal di guanti. Belle mi' fi lme farse alle 'ambiale ! Che scoti 'r capo? l'anno fatto tanti; Dunque vbr di' che 'un c'è nulla di male. (NERI TAAFUCCIO, Sonetto, XCVIII, pag. 124). Versi questi due ultimi che ci dipingono come e perchè il male impunito diventa epidemico. « Sono stato a scuola, scrive Passanante, nel mio paese nell'anno 1864 o 1865, frequentando la scuola elementare del municipio. In seguito ho letto la Bibbia che acquistai e poi perdetti, e qualche altro libro che per caso mi è riuscito aver tra le mani, sopra sva- riate materie ». E aggiungerò come Caruso fosse solito a dire, che se avesse co- nosciuto l'alfabeto, avrebbe potuto conquistare il mondo ; e come l'assassino Delpero a pie' del patibolo dichiarasse che causa della sua disgrazia fu l' istruzione, procuratagli dai parenti, che lo fece invanire e quindi preferir l'ozio al lavoro mal ricompensato. « Gli è che, nota assai bene il Messedaglia, l'istruzione va consi- derata più come una forza che come una ragione morale, forza che indirizza più al bene che al male, ma che pub altresì essere abusata, ed anche in alcuni casi tornare indifferente. Ed altra cosa è saper leggere e scrivere, altro il possedere il grado necessario di moralità ». « Le cognizioni, dice assai bene il Seymour, il presidente delle As- sociazioni carcerarie d'America, sono una potenza, non una virtù, e possono servire al bene, ma anche al male ». — Gli è, ripeterò io, in altre parole, che la semplice cognizione sensoria della forma delle lettere o del suono onde s'intitola un oggetto, e anche le nozioni dei grandi progressi tecnologici e scientifici, non accrescono di una — 1.35 — linea il peculio della morale, e possono, alla lor volta, invece, es- sere un valido strumento del maleficio, creando nuovi crimini, che più facilmente possono sfuggire ai colpi della legge, rendendo più affilate e più micidiali le armi onde si servono i rei; per esempio, insegnando a servirsi delle ferrovie, come appresero nel 1845 per la prima volta a Tiebert; o del petrolio, come accadde a quei della Co- mune ; o della dinamite, come or ora a Thomas ; o del telegrafo e delle lettere in cifra, come usava il veneto Fangin, che con questo mezzo segnalava ai seguaci la corriera da svaligiare; e tutti i de- linquenti, poi, addottrinando colla lettura dei processi, di cui sono avidissimi, sulle arti dei loro predecessori. Così è che, su 150 vaga- bondi, Mayhew ne rinvenne 63 che sapevano leggere e scrivere, quasi tutti ladri; e di questi, 50 avevano letto il Jack Sheppart ed altri romanzi criminali, oltre al Calendario di Newgate; gl'illetterati se l'erano fatto leggere in casa ; molti dichiararono che da queste letture avevano avuto il primo impulso alla loro vita sregolata. Danni speciali dell'istruzione. — Gli è certo che la scuola non è un centro di moralità. È giusto quanto predica ai borghesi istrutti Joly: « Voi contate sulla scuola per supplire alla lacuna ed assenza dei genitori — che devono accudire i loro lavori o che non sanno e non possono fare il loro dovere -- e poi contate sulla famiglia per supplire alla lacuna morale della scuola. Ma mentre uno attende tutto dall'altro tutti e due vi vengono meno ». E fin l'istruzione superiore che si appresta, almeno a noi Latini, fra cui il delitto è in aumento, aumenta spesso invece di medicare le piaghe: viviamo in un'epoca in cui i giorni son anni e gli anni secoli, e vogliamo far vivere i giovani in un'atmosfera di migliaia d'anni fa. Non hanno nemmeno gli ingegni più forti tempo che basti per abbracciare quella parte di scibile che è necessaria a tutti (come la storia naturale, l'igiene, le lingue vive, la statistica, ecc.) e vogliamo che la consumino per imparare a balbettare malamente delle lingue e delle scienze morte: e tuttociò: per... raffinarci il buon gusto, mentre tutti noi troveremmo ridicolo che si insegnasse per dieci o dodici anni a fare dei fiori o dei solfeggi? — 136 — La fiumana della vita moderna, tutta impregnata di fatti, ci passa avanti, e noi non ce ne avvediamo. Quanto dovranno sorridere i nostri nipoti pensando che migliaia e migliaia di uomini hanno creduto sul serio che qualche frammento cli classico, studiato sbadigliando e per forza, e dimenticato piìi fa- cilmente che non appreso, e peggio ancora, le aride regole gramma- ticali di una lingua antica, siansi credute lo strumento più prezioso per acuire l'ingegno ed il carattere del giovane, più che non l'esposi- zione dei fatti che più lo dovrebbero interessare e più della ragione dei fatti stessi. Ma intanto si fabbricano generazioni, il cui cervello s'imbeve, per molto tempo, solo della forma e non della sostanza, anzi, più che della forma (che almeno potrebbe tradursi in qualche capolavoro estetico) di un'adorazione feticcia di quella, e tanto più inesatta, tanto più sterile e cieca, quanto maggiore fu il tempo che inutilmente vi si consumava. E quando crediamo di avere ingoffati a sufficienza quei poveri cervelli di questa classica stoppa, li rinzeppiamo, per soprassello, di vacuità metafisiche od archeologiche. Da ciò l'incapacità di capire il nostro tempo, da ciò l'esagerata importanza data a pezzi di carta che si chiaman progetti di legge, da ciò la degenerazione del carattere. Quella menzogna perpetua verniciata di retorica in cui viviamo, che ci rende la penultima delle nazioni latine, oltre che dall'imbe- verci di una vita la quale non è la nostra, dipende dall'abito di correr dietro alla forma, al suono delle cose più che alla sostanza e dalla lunga abitudine, continuata per tanti anni della giovinezza, di ingannarci e ingannare gli altri nell'apprendimento di una lingua alla quale non ci interessiamo punto ; di supplire alle inutili fatiche colle arti dell'adulazione, dei falsi. Poi l'abitudine fatta si estende alla vita di studente, di dottore, di deputato, di ministro. Ecco perchè, mancando così di una solida base, il giovine si getta in braccio alla prima novazione, anche la più errata, la più discorde dai tempi, quando questa gli ricorda la male intravveduta antichità. Chi ne dubitasse, ricordi il classicismo dei rivoluzionari dell' 89 e — 137 — legga Vallès : Le bachelier et l'insurgé, e vedrà quanto contribuisca quell'educazione discorde dal tempo a farne uno spostato ed un ribelle. E da quell'educazione dipende quell'adorazione della violenza che fu il punto di partenza di tutti i nostri rivoluzionari, da Cola da Rienzi fino a Robespierre. «  Tutta l'educazione classica, scrive Guglielmo Ferrero (Ri- forma sociale, 1894), che altro è se non una glorificazione conti- nuata della violenza, in tutte le sue forme? che comincia dalla apo- teosi degli assassinii commessi da Codro o da Aristogitone, per arrivare ai regicidi di Bruto. E tutta la storia del Medio Evo, e tutta la storia moderna, e la storia stessa del nostro risorgimento, come la insegnano oggi, quasi dovunque, che altro è se non la glo- rificazione, fatta da un punto di vista speciale, di atti brutali e violenti? Non ha forse potuto un poeta, che tutti considerano come il rappresentante morale dell'Italia nuova, scrivere tra gli applausi generali: Ferro e vino voglio io... 11 ferro per uccidere i tiranni, Il vin per celebrarne il funeral » ? « In questo punto, tanto il vizio è profondo, tutti i partiti sono d'accordo: i clericali grideranno urrah alla pugnalata di Ravai]lac ; i conservatori alle fucilazioni in massa dei comunardi del 1871; i repubblicani alle bombe di Orsini ; ma tutti sono d'un pensiero, nel celebrare la santità della violenza, quando torna utile ad essi. Il nuovo eroe di questi ultimi anni del secolo non è nè un grande scien- ziato, nè un grande artista, ma Napoleone I. « Chi può meravigliarsi, dopo ciò, se in una società così satura di violenza, la violenza scoppia fuori di tempo in tempo, da ogni parte, in lan:ni e tempeste ? Non si può impunemente dichiarare santa la violenza, con il sottinteso che essa debba essere applicata solo in un modo determinato ; presto o tardi arriva chi trasporta il Vangelo della forza da un credo politico ad un altro. — 138 — « L'istruzione ci favorisce dunque la simulazione e la violenza — peggio ci rende inerti ed inetti e quindi mendaci — o quel che è lo stesso politicamente malvagi ». Son lieto di essere in questa stato preceduto dal grande maestro mio Taine in queste sue ultime pagine quasi monito sacro alle no- stre razze latine così tenaci e gloriose di quello che è la massima loro ruina. « La vera istruzione, la vera educazione, scrive Taine (1), si ha al contatto delle cose, alle innumerevoli impressioni sensibili e che l'uomo riceve tutto il giorno nel laboratorio, nella miniera, nel tribu- nale, nell'ospedale, davanti agli strumenti, al materiale, che entrano per gli orecchi, pel naso, per l'odorato, e che sordamente elaborate, si organizzano in lui per suggerirgli prima o dopo una combina- zione nuova, una semplificazione, un'economia, un perfezionamento, un'invenzione. Di tutti questi contatti preziosi, di tutti questi ele- menti assimilabili e indispensabili, il giovane francese è privato, e appunto nell'età più feconda. Per 7 o 8 anni è chiuso in una scuola, lontano dall'esperienza personale, che gli avrebbe data una nozione giusta e reale delle cose, degli uomini, e della maniera di armeg- giarsi nella vita. « i troppo esigere dai giovani che un giorno determinato, davanti a una seggiola, siano in possesso di tutto lo scibile; infatti due mesi dopo gli esami non ne sanno più niente: ma intanto il loro vigore mentale declina; i succhi fecondi sonsi inariditi; l'uomo fatto o meglio colui che non subisce più alcun cambiamento, diviene etichettato, rassegnato a tirar in lungo, a girar indefinitamente la stessa ruota. « Viceversa gli anglosassoni i soli in Europa, nei quali, come vedremo, ci sia la minima criminalità, non hanno le nostre innumere- voli scuole speciali ; da loro, l'insegnamento non è dato dal libro, ma dalla cosa stessa. L'ingegnere per esempio si forma in rna officina, e non in una scuola; il che permette a ciascuno di giungere esattamente (1) Revue Philosoph., 1894-95. — 139 — al grado che comporta la sua intelligenza, operaio o capomastro, se non può andar più in su, ingegnere se le sue attitudini glie lo ad- ditano. Invece da noi coi tre piani dell'istruzione per l'infanzia, l'adolescenza e la giovinezza; colla preparazione teorica e scolastica sui banchi e sui libri, si è prolungata e si è aumentata sempre più in vista dell'esame, del grado, del diploma, del brevetto, la tensione della mente, mentre le nostre scuole non dànno mai quel corredo indispensabile che è la solidità del buon senso, della volontà, e dei nervi. Così la entrata nel mondo dello studente e i suoi primi passi nel campo d'azione pratico, non sono per lo più che una serie di cadute dolorose ; sicchè ne resta indolenzito, e, qualche volta, addi- rittura stroppiato. È una prova rude e pericolosa ; l'equilibrio men- tale gli si altera e corre rischio di non potersi più ristabilire ; la disillusione è stata troppo rude e troppo forte ». L'istruzione è infine spesso un incentivo del male, promovendo, senza le forze di soddisfarli, nuovi bisogni, nuovi desideri, e soprat- tutto nelle scuole, nuovi contatti, tra gli onesti e gl'inonesti, resi vieppiù perniciosi laddove l'istruttore stesso diviene l'apostolo del male, in ispecie pei delitti di libidine, come si nota qui ed in Ger- mania (Oettingen, o. c.). — 140 — CAPITOLO IX. Influenza economica — Ricchezza. L'in fl uenza della ricchezza è certo più controversa di quella della istruzione. Nè l'esame più spassionato dei fatti, riesce a darne una soluzione completa. E bisogna dire che sono i termini anche che spesso sfuggono al ricercatore. Lo stesso Bodio nella sua classica opera: Di alcuni indici numeratori del movimento economico in Italia, 1890, dimostra che la domanda — quale sia la ricchezza d'Italia — è una domanda la cui risposta è impossibile. Fare il computo di tutte le fonti di ricchezza agraria e mineraria è impossibile perchè non abbiamo statistiche chiare delle industrie estrattive; far la statistica di tutte le proprietà individuali è impossibile per la mancanza di un catasto simultaneo di tutte le ricchezze mobili e immobili; e bisogna ricorrere alle denuncie private sulle donazioni e testamenti. Il medio salario bisogna basarlo per via di ipotesi, sopra il minimo necessario alla vita, che è pure esso un dato congetturale. Basarsi per la ricchezza sulle tasse, soltanto, pare affatto erroneo, quando sappiamo come gli errori catastali soli bastano per scombuiare ogni calcolo, senza contare che molti affaristi e banchieri e molti professionisti vi sfuggono più o meno completamente. Ed ecco infatti come i risultati da questo lato comunque si prendano mostrano difficile il cogliere un rapporto esatto tra la ricchezza e i delitti più importanti. 1. Tasse e imposte riunite. — Confrontando la ricchezza in Italia, calcolata dalle cifre rappresentanti la somma delle quote individuali per abitante delle tasse di consumo (dazi interni di consumo, tabacchi, sali), delle imposte dirette (sui fondi rustici, sui fabbricati e di ric- chezza mobile sopra ruoli) e delle tasse degli affari (1) — colle cifre dei reati principali (2) abbiamo: (1) Abbiamo omesse le tasse ferroviarie perchè per la enorme sperequazione dall'Italia settentrionale alla meridionale che deriva dalla deficienza di linee sarebbero riuscite un elemento perturbatore. Aggiungendo alle indicate tasse ed imposte le quote di ricchezza mobile per ritenuta, come mi consiglia Bodio, ho visto che la gradazione delle provincie non riesce modificata. (2) I dati sono tutti di Bodio (1879-83) salvo i furti che sono di Ferri. — Le - 141 - Ricchezza massima, 1885-86 (Quota pagata da ogni abitante : da L. 33 a L. 74) : Reati contro il  la Ricchezza Provincie  Buon costume Fede pubbl. Furti Omicidi L. 74,9 Livorno 26,4 76 224 21,3 »  71,3 Roma 22,1 65 329 27,8 »  55,1 Napoli 20,7 48 161 26,7 »  54,5 Milano 11,7 47 157 3,4 » • 45,6 Firenze 12,6 48 120 9,9 »  42,5 Genova 17,2 59 147 7,8 »  41,4 Venezia 14,3 138 246 6,5 »  38,4 Torino 17,9 103 121 9,1 »  33,3 Bologna 11,3 104 216 7,6 »  33,0 Cremona 6,8 59 134 2,3 »  31,7 Ferrara 7,2 33 367 6,1 »  31,4 Mantova 15,6 88 254 7,8 15,6 70,6 206 11,3 Ricchezza media (da L. 20 a L. 26) : L. 26,9 Porto Maurizio 10,1 94 135 6,2 » 25,4 Novara 8,1 34 100 6,3 » 25,1 Grosseto 22,4 50 105 15,4 » 24,6 Caserta 17,0 44 189 31,2 » 24,4 Cuneo 6,9 52 87 8,8 » 24,1 Ancona 11,7 128 100 19,0 » 23,5 Palermo 21,8 35 150 42,5 » 23,3 Lecce 16,7 52 126 10,3 » 23,0 Bergamo 9,5 38 115 4,0 » 22,5 Forlì 7,4 172 174 21,5 » 20,4 Cagliari 17,2 68 296 21,8 » 20,3 Perugia 12,7 32 140 15,9 13,4 66 143 17,0 tasse e le imposte sono desunte dall'Annuario del ministero delle finanze, Sta- tistica finanziaria (anni 1886-87). - 142 - Ricchezza minima (da L. 10 a L. 18) : Reati contro il  la Ricchezza Provincie  Buon costume Fede publ. Furti Omicidi L. 10,5 Belluno 6,3 25 108 5,1 »  13,6 Sondrio 13,0 31 120 5,4 »  14,0 Teramo 14,7 37 108 20,4 »  14,7 Cosenza 34,8 30 125 38,2 »  15,0 Campobasso 22,2 42 190 41,2 »  15,4 Aquila 18,5 44 118 31,1 »  15,8 Chieti 31,1 76 119 25,7 »  16,3 Reggio Calab. 30,5 26 214 30,5 »  16,4 Messina 17,9 29 148 19,2 »  16,5 Ascoli 13,3 40 82 11,9 »  16,6 Avellino 23,3 42 179 45,4 »  18,3 Macerata 9,8 102 273 13,0 19,6 43 148 23,0 Che riassunte in gruppi ed aggiungendovi le cifre del periodo 1890-93 forniteci dal Bodio, nelle quali, o _ tre ai furti denunciati al P. M., si tien calcolo anche di quelli di competenza dei pretori, dànno: Ricchezza massima media minima 1890-93 (Bodio) massima media  minima Reati c. la fede pubblica 70,6 66,0 43,0 55,13 39,45 37,39 Reati c. il buon costume 15,6 13,4 19,6 16,15 15,28 21,49 Furti  .  .  . 206,0 143,0 148,0 361,28 329,51 419,05 Omicidi .  .  .  . 11,3 17,0 23,0 8,34 13,39 15,40 Truffe, frodi, bancherotte .  • . 81,39 53,27 46,53 Da cui si vede che : le truffe e ira genere i reati contro la fede pubblica vanno decisamente aumentando coli' aumentare della ric- chezza ; che i furti sono massimi dove questa è massima ; ma se vi si aggiungano anche quelli di competenza dei pretori, di poca entità e per lo più campestri, se ne ha il massimo dove la ricchezza è minima, come del resto si ha sempre per gli omicidi. — 143 — Questa differenza dimostra ancor meglio la influenza assolutamente occasionale della pura miseria sui minimi reati per lo più boschivi: l'abbiamo veduto anche nel capitolo dell'Alimentazione, nel fatto che mentre i furti in genere crescono in Germania negli anni in cui il frumento costa meno — e calano quando questo cresce di prezzo — invece i furti boschivi hanno un comportamento affatto inverso. Ma questi furti, che ricordano ancora l'antica usanza della comunione delle terre e dei pascoli, si legano a vecchie tradizioni e non rappre- sentano che in piccolissima parte l'immoralità d'un paese. Il comm. Bodio ci fa notare la necessità anche per ragioni psico- logiche di studiare a parte le truffe (frodi e bancherotte) e i falsi in monete ed in atti : ma noi, coi dati che egli ci somministra, tro- viamo che, tanto nelle medie quanto nell'ordine sociale, questi reati si comportano come i reati contro la fede pubblica da noi studiati sugli anni 1878-83, andando cioè paralleli colla ricchezza. Quanto ai reati contro il buon costume i risultati sono più inat- tesi ; essi presenterebbero, cioè, il loro minimo dove la ricchezza è media, e il loro massimo dove la ricchezza è minima. Ciò è in evi- dente contraddizione con quanto si conosce sull'andamento solito dei reati contro il buon costume che sempre crescono col crescere della ricchezza. Tuttavia queste conclusioni subiscono numerose eccezioni, anche le quali si mantengono pressochè tutte nel periodo 1890-93. Così vediamo tre provincie che hanno una ricchezza minima e press'a poco eguale, Sondrio, Reggio Calabria ed Aquila, offrire una metà di furti e quasi il terzo di falsi di Macerata (102), senza che della differenza si possa trovare alcuna spiegazione. Quanto qui il fattore di razza e di clima abbia su quell'econo- mico il sopravvento appare dalle cifre maggiori dei reati contro il buon costume date da provincie meridionali ed insulari, Potenza (32), Cosenza (34), Chieti (31), Reggio Calabria (30), Campobasso (22) e Avellino (23), mentre Belluno, Sondrio e Udine, con ricchezza pari, ma nordiche e di razza celtica o slava, non ne hanno che 6, 13,2 e 7,93; e dalle variazioni quasi del quadruplo: Macerata con 9 in - 144 — confronto a Cosenza e Reggio Calabria che pure hanno ricchezza quasi uguale. Lo stesso rapporto si trova per gli omicidi, il cui numero è vera- mente maggiore nelle provincie che hanno minore ricchezza; se non che anche per essi emergono le grandi cifre di Girgenti (70), di Cam- pobasso (41), di Cosenza (38) e di Avellino (45), meridionali, sopra quelle minime delle nordiche Sondrio (5,48), Belluno (5,17), ed Udine (7,17), di cui la ricchezza è pressochè uguale alle prime, ma diverse sono la posizione geografica, l'etnologia ecc. E così si spiega anche perchè i massimi ed i minimi delle ric- chezza non corrispondano sempre nelle singole provincie alle risul- tanze che emergono dalle medie. Così Venezia e Torino, che non son tra le prime delle provincie ricche, hanno invece il massimo di reati contro la fede pubblica : certo un simile fatto avviene in Bologna, come abbiamo già accennato, per la speciale tendenza etnica (bolognare). Livorno, Roma e Napoli, pur essendo le più ricche, dànno cifre massime di omicidi e di reati contro il buon costume, mentre questi, in Italia, scemano colla maggiore ricchezza : ma qui esercitano la loro in fl uenza l'alcool per Roma e la condizione sua di capitale, per Napoli il clima e l'agglomero e per Livorno la razza (v. s.) ; e in- fatti, come controprova, vediamo due dei paesi più poveri, ma nor- dici, Belluno e Sondrio, dare il minimo di omicidii e stupri, mentre Campobasso, Reggio, Palermo, Cosenza, con ricchezza press'a poco uguale, ma semitiche, meridionali od insulari, danno le cifre massime. Cosicchè le eccezioni sono così grandi da inforsare le conclusioni sintetiche certo anche perchè nemmeno la somma delle tasse e delle imposte rispecchia il decorso della ricchezza. 2. Lotto. Imposte dirette ecc. — Ma assai peggio vi si riuscirebbe studiando le singole tasse e i singoli proventi in rapporto alla cri- minalità. Non conto nemmeno i proventi del lotto perchè non solo non cre- scono nel senso della ricchezza, ma segnalano, anzi, l' incremento della miseria e dell'imprevidenza. Ora sommare quelli coi contributi • — 145 — delle industrie era come sommare insieme i gradi di calore di un liquido al di sotto di 0° e d'un altro al di sopra dell'ebollizione; verrebbero fuori delle medie che non hanno nessun rapporto col vero, anzi che gli sono contrarie. Prendendo dunque a considerare, nel 1885-86, la media della tassa di ricchezza mobile secondo il reddito privato di ogni abitante, troviamo fra le provincie che pagano di più (da L. 52 a 18), dopo Livorno, che è il primo come lo è nei delitti, tutte le provincie e delle città principali e insieme Porto Maurizio, Novara, Alessandria, Pavia, Piacenza, Cremona, che non sono le più criminose, e fra quelle che pagano meno da L. 5 a L. 9, oltre Macerata, Belluno, Arezzo, Perugia poco criminose — Cagliari, Sassari, Avellino, Chieti, Salerno, Campobasso, Messina, che lo sono moltissimo, certo perché meri- dionali. Altrettanto dicasi per le altre imposte dirette in cui ancora eccel- lono le provincie delle città principali e poi Livorno, e ultime sono Sondrio e a poca distanza Campobasso. Nelle imposte sui fondi rustici emergono Cremona, così scevra di delitti gravi, e Mantova che ne è carica ; ultime sono Sondrio pure scevra, e Livorno che ne è insozzata. È però da tener presente la enorme sperequazione che più ancora che nel resto esiste per tale tributo tra una provincia e l'altra. 3. Tasse di consumo. — Tenendo nota delle tasse di consumo (tasse di fabbricazione, dazi interni, tabacchi e sale), 1885-6, troviamo ancora Livorno in prima linea, e poi subito le città principali ed insieme, da 48 a 12 per abitante, Cremona, Grosseto, Pisa poco spic- cate nel reato, e fra le minime, da 5 a 7, Belluno, Sondrio, Arezzo insieme con Reggio Calabria, Sassari, Cosenza, Trapani. 4. Tasse di successione. — De Foville ha creduto possa farsi un calcolo della ricchezza privata d'un popolo in base alle denuncie della trasmissione delle proprietà (1). Ma se noi studiamo le stati- stiche molto apprezzate, ma, che non sono se non regionali, usufruite (1) DE FOVILLE, La France économique, 1890. Lon,nuoso — Uomo delinquente — Vol. III. iu 146 — per l'Italia dal Pantaleoni (1), difficilmente potremo farci un' idea chiara dei rapporti positivi o negativi dei reati colla ricchezza. Infatti studiando questa sua tabella (v. pag. seg.) si conclude che le regioni più ricche, Piemonte-Liguria, Lombardia e Toscana hanno una quota di crimini, contro la proprietà, minore della media del Regno: e così le regioni che per ricchezza stanno presso la media del Regno, il Veneto e l'Emilia. Le regioni più povere, la Sardegna, la Sicilia e il Napoletano hanno una cifra elevata di criminalità; però una lie- vissima ne hanno le Marche-Umbria, che son povere ; e poi i furti av- vengono nelle proporzioni più piccole in Toscana, Lombardia, Emilia, Piemonte-Liguria, regioni più ricche e in una delle povere (Marche); ed avvengono in proporzioni medie nella Sicilia, un po' più elevate nel Veneto, in relazione alla miseria intensissima degli agricoltori in quella regione, poi nel Napoletano. La regione più ricca (Lazio) e la più povera (Sardegna) presentano il massimo numero di furti, cosicchè non vi è nessun preciso parallelo. Per il Lazio, avverte giu- stamente Bodio, bisogna tener conto dell'influenza perturbatrice che vi esercita, così per la ricchezza, come per la delinquenza, l'esistenza della capitale. Le tasse di successione sono in questo caso un indice fallace della ricchezza, essendo qui concentrati dei capitali che ap- partengono ad altre regioni. Inoltre a Roma, per le condizioni spe- ciali della proprietà rurale e del sistema di cultura in uso, vi è un numero ristretto di persone che hanno grandissime proprietà, e ciò ha molta importanza per le tasse di successione. Per ciò che riguarda la delinquenza occorre aver presente l'in- fluenza che per il compartimento del Lazio esercita la grande ag- glomerazione urbana della capitale. Il minimo numero di truffe avviene nelle Marche-Umbria; ven- gono poi la Toscana, l'Emilia, il Veneto, il Piemonte-Liguria e la (1) PANTALEONI, Delle regioni d'Italia in ordine alle loro ricchezze e al loro carico tributario (Giornale degli economisti, 1891). — ID., L'entità e le varia- zioni della ricchezza privata in Italia dal 1872 al 1888 (Giornale degli eco- nomisti, 1890). • :d — 147 — Lombardia, regioni ricche. Il Napoletano dà meno truffe di quello che dovrebbe dare in relazione alla sua ricchezza. Ricchezza media Reati denunciati al P. M. e ai Pretori (media 1887-89 sopra 100.000 ab.) Furti Truffe Grassa- zioni Omicidi Ferite • Lazio .  . 3.333 639 (IX) 116 (X) 18 (X) 25 (IX) 513 (IX) Piemonte  • Liguria  . 2.746 267 (V) 44 (V) 7 (VII) 7 (IV) 164 (IV) Lombardia • Toscana .  • Veneto  .  • Regno  . 2.400 2.164 1.935 1.870 227 (III) 211 (I) 389 (VII) 320 (Vbis) 44 (VI) 34 (II) 43 (IV) 49(Vllbis) 3 (III) 6 (IV) 3 (I) 7 (VI bis ) 3 (I) 7 (V) 4 (II) 13 (Vlbis) 124 (II) 165 (V) 98 (I) 287(Vllbis) Emilia  . 1.762 250 (IV) 38 (III) 6 (V) 6 (III) 130 (III) Sicilia  . Napoletano 1,471 1.333 346 (VI) 435 (VIII) 65 (VIII) 47 (VII) 16 (IX) 6 (VI) 26 (X) 21 (VIII) 410 (VIII) 531(X) Marche  . Umbria 1.227 222 (II) 33 (I) 3 (II) 10 (VI) 239 (VI) Sardegna 670 (X) 113 (IX) 14 (VIII) 20 (VII) 277 (VII) Il minimo di grassazioni è dato dal Veneto e Lombardia (ricche) e dalle Marche-Umbria (povere). Stanno presso la media la Toscana, l'Emilia, il Napoletano, il Piemonte-Liguria. Sardegna, Sicilia povere e Lazio ricca dànno le quote massime. Solo gli omicidii presentano le minime quote in Lombardia, Ve- neto, Emilia, Piemonte-Liguria, Toscana, ossia nelle regioni piìi ricche. Le Marche-Umbria s'avvicinano alla media. Sardegna e Napoletano ne dànno una cifra elevata; mentre al massimo giungono il Lazio e la Sicilia. Anche i ferimenti hanno un minimo nel Veneto, al quale seguono la Lombardia, l'Emilia, il Piemonte-Liguria e la Toscana. Le Marche- Umbria hanno una quota relativamente piccola; media la Sardegna; alta la Sicilia; massima il Lazio e il Napoletano. Il Lazio, ricchissimo, presentando il massimo come le Marche povere il minimo di furti, omicidi, grassazioni e ferimenti, parle- rebbero chiaro per l' azione corruttrice della ricchezza e della capi- tale. Se non che associandosi ora la razza, ora il clima alla miseria, — 148 — aumentano i furti in Sardegna e i ferimenti in Sicilia ed in ambedue le grassazioni, offrendo una completa contraddizione coi primi. Nè può tacersi che i calcoli di Pantaleoni sono insufficienti non bastando le successioni a darci un'idea della ricchezza nazionale ; sapendosi che la più grande parte delle successioni si basa su un catasto antiquato, che l'aggiunta di 1/4 per le correzioni in più per le donazioni inter vivos è ipotetica per non dire aprioristica e che egli segue i calcoli di De Foville i quali nulla prova siano applica- bili in Italia. 5. Crisi. — Prenderemo noi per punto di' partenza le crisi? Il Fornasari (o. c.) l'ha fatto mirabilmente, ma il rapporto delle crisi economiche, commerciali e industriali colla criminalità non risulta chiaro, come già il Bodio aveva fatto temere, mostrandoci le difficoltà e la complessità dei rapporti (1), salvo che per i fallimenti, i delitti politici e i delitti contro il buon costume. Riassumendo sintenticamente le sue numerose ricerche troviamo: 1° Mentre in corrispondenza al maggior sviluppo industriale si nota un miglioramento della criminalità più grave contro la pro- prietà, quando si cominciano a verificare delle crisi, la delinquenza contro la proprietà diventa in certo modo stazionaria aumentando nelle sue forme più lievi. Alla crisi, fattasi acuta specie nelle re- gioni minerarie nel 1885, segue un aumento di grassazioni, di furti qualificati e di quasi tutti gli altri reati contro la proprietà. I falsi però e i reati contro il commercio non risentono nulla delle crisi industriali. Le crisi commerciali del pari che le prospere vicende non fanno sentire la propria influenza altro che su i reati contro il commercio, escluse le bancherotte fraudolente che sembrano indipendenti affatto . dalle vicende economiche. Infatti le vicende cattive del commercio delle annate 1875, 1877, 1878, 1879, 1880, 1884, 1885, 1886, 1888, 1889, non esercitano una (1) Atti della Commissione per la statistiea giudiziaria — Sessione maggio 1895 — sul movimento della delinquenza nel 1893. Relazione di L. BODIO, pag. 19. -- 149 - in fl uenza certa sul furto, sia semplice che qualificato, il quale ul- timo si vede aumentare da 134 a 153, 184, 172, 196 nelle cattive annate dal 1876 al 1880, da 105 a 111, 122, nelle cattive annate dal 1887 al 1889 ; ma diminuire da 131 a 116, 115, 116, durante le crisi del 1884, 1885, 1886, senza dar poi mai una coincidenza di massimi e minimi. Incerta anche è l'influenza sugli omicidi in cui vediamo corrispon- dere nel 1875, annata cattiva, un minimo di omicidi qualificati 4,00, e nel  1879  » pure » un massimo  »  »  6,54. Però in linea generale c'è costantemente una diminuzione di reati nel- l'anno susseguente alla crisi, cioè nella ripresa dei commerci. Così, nel 1880 gli omicidi qualificati scendono da 6,54 a 5,87 e nel 1887 da 4,52 a 4,11, e i semplici scendono da 13,79 a 12,48 nel 1880 e da 9,13 a 8,38 nel 1887; perb sono oscillazioni di troppo poca entità. Nulla affatto è l'influenza nei reati di ferite e di percosse che dànno a vicenda il massimo e il minimo, 167, 145, in due anni successivi di crisi, 1884, 1885. Notevole invece è l'influenza nei reati contro il buon costume che aumentano da 3,66 a 4,12, 4,29, 4,56 nella crisi 1884, 1885, 1886, e da 4,41 a 5,25, 5,62 nel 1888, 1889, dando in quest'ultimo una coincidenza nei due massimi della crisi e della criminalità. Notevole anche è l'influenza nei reati contro la sicurezza dello stato che diminuiscono regolarmente da 0,66 a 0,61, 0,45, 0,42 nel 1884, 1885, 1886 e da 0,49 a 0,26 nel 1888-89, dando anche qui nel 1889 una coincidenza inversa di massimo di crisi e minimo di delitti. Quanto alla frequenza dei fallimenti non vi è alcuna corrispon- denza tra essa ed i furti, le truffe, gli omicidi e i reati contro la sicurezza pubblica. Incerta è la sua in fl uenza sui delitti contro il buon costume i quali hanno tendenza ad aumentare parallelamente sebbene non proporzionalmente. Più decisiva è tale in fl uenza sui reati di ferite e percosse che dànno il loro massimo nel 1888 (192) e il minimo nel 1880 (147) corrispondentemente al massimo dei fallimenti, 2200, e a uno dei minori, 749, col quale ha comune l'andamento ascendente. - 150 — Diretta è invece la sua influenza sui reati contro il commercio che seguono perfettamente la stessa curva in tutte le sue sinuosità. Quanto alle crisi agricole, che si fecero acute nel 1885, 1888 e 1889, esse non esercitarono alcun'influenza sui furti : i furti qualifi- cati che diminuirono da 116 a 115 nella crisi del 1885, aumenta- rono da 105 a 111, 122 nella crisi del 1888, 1889, non esercitarono alcuna influenza neppure sugli omicidi, sia semplici che qualificati, che diminuirono da 5,02 e 9,68 a 4,72 e 9,27 durante la crisi del 1885, e aumentarono da 4,11 e 8,38 a 4,26 e 9,11 durante le crisi del 1888-89 ; nè sulle percosse e ferimenti che diminuirono da 167 a 145 nel 1885 e aumentarono da 180 a 192 nel 1888. Esercitarono invece una certa influenza sulle truffe che aumenta- rono da 39,61 a 40,19 durante la crisi del 1885 ; e da 40,56 a 42,31 e 45,37 nelle crisi del 1888, 1889, ma però senza coincidenza tra il massimo dei reati e l'acme della crisi; e sui reati contro la si- curezza dello stato che diminuirono da 0,61 a 0,45 nella crisi del 1885, e da 0,49 a 0,26 durante la crisi del 1888-89, anche qui però senza coincidenza del massimo e del minimo 0,14, il quale ultimo cade invece nel 1876. Le crisi hanno una in fl uenza più decisiva nei reati contro il buon costume che dànno il loro massimo, 5,62, durante la crisi del 1889, e una cifra, 4,29, forte relativamente alle anteriori, e anche per sè stessa, durante la crisi del 1885. Riassumendo le crisi del credito e le conseguenti restrizioni degli affari vengono risentite oltre che dai reati contro il commercio, anche da quelli contro la proprietà e in ispecial modo dai furti qualificati. 2° I reati contro le persone, quando le industrie sono in crisi aumentano celeremente e gli omicidi scemano in ragione minore di quello che non facciano negli anni prosperi. Le crisi commerciali non sono n risentite e quelle del credito neppure. 3° I reati contro il buon costume mentre crescono col progre- dire delle industrie non risentono affatto le crisi economiche. 4° Gli attentati alla sicurezza dello stato e i reati contro la pubblica amministrazione, in particolare le ribellioni e violenze a — 151 -- pubblici ufficiali, subiscono forse una certa in fl uenza delle crisi delle industrie; ma sono affatto indipendenti dalle altre crisi economiche. Quanto all'influenza delle crisi sulla criminalità del Regno Unito della Gran Bretagna e Irlanda dalle ricerche del Fornasari (1) risul- terebbe: 1° I crimini contro la proprietà non risentono o ben poco delle crisi economiche; soltanto quelli contro la proprietà con distruzione dolosa dànno il loro minimo, 161 e 186 (Inghilterra e Galles), du- rante le crisi del 1873 e 1847, e diminuiscono sempre negli anni delle altre crisi ; e così quelli senza violenza benchò meno paralle- lamente e con eccezione della crisi del 1847, in cui aumentano da 20.035 a 23.571. Tendono invece ad aumentare durante la crisi i delitti contro la proprietà con violenza (dando il loro massimo, 2286, durante la crisi del 1857), con eccezione però della crisi del 1864-66, durante la quale i furti in Inghilterra rimasero quasi stazionari con tendenza a diminuire. 2° I crimini di falso e contro la circolazione monetaria e quelli contro le persone sono indifferenti alle crisi. Infatti i falsi in atto e moneta se aumentano in Inghilterra e Galles da 406 a 525 e da 911 a 959 durante le crisi del 1847 e 1857, diminuiscono poi da 717 a 587 e da 577 a 504 durante le crisi del 1864 e 1866. 3° Gli omicidi aumentano e diminuiscono affatto indipendente- mente dalle crisi, diminuendo da 2249 a 2023 durante la crisi del 1847; e aumentando da 1903 a 2158 durante quella del 1857. 4° Gli altri crimini quasi sempre scemano negli anni di crisi. 5° Invece i delitti e le contravvenzioni crescono sempre in cor- rispondenza delle crisi (2). 6. Disoccupati. — Parrebbe da questi dati che la disoccupazione dovrebbe influire notevolmente sulla criminalità, eppure l'in fl uenza sua non è grande. (1) Anni di crisi, 1839, 1847, 1857, 1864, 1866, 1873, 1882. (2) Cfr. FORNASAR.I ni VERLE, op. cit., § 62-68. iF 1,, [Document text truncated for crawler view.]