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Maria Rosal: la memoria immaginaria

Arriaga Flórez, Mercedes

Abstract

Introducción a la traduccion italiana del libro de Maria Rosal Nadales Carminio rosso sangue

Full text

Siglo Presente poesia collana diretta da Matteo Lefèvre María Rosal Carminio rosso sangue Traduzione Pietro Cerrato e Daniele Cerrato Edizione spagnola: Carmín rojo sangre Universidad Popular José Hierro, Editorial Universidad Popular, San Sebastián de los Reyes, 2015 (Premio nacional de poesía José Hierro). © Edizioni Ensemble srls - Roma, 2019 © Ensemble, 2019 Tutti i diritti riservati i edizione maggio 2019 isbn 978-88-6881-408-3 editing e correzione bozze Livresse revisione della traduzione Carlotta Orlandi progetto grafico Livresse Ensemble direttore editoriale Matteo Chiavarone direttore commerciale Davide Morbidelli redazione Samanta Latessa ufficio stampa e comunicazione Cristina Loizzo tel. +39 3931713162 [email protected] www.edizioniensemble.it www.officinaensemble.it (iniziative, premi, laboratori) Ensemble María Rosal Carminio rosso sangue prologo di Mercedes Arriaga Flórez ENSEMBLE Para Lina y Piero, con la complicidad de la poesía Per Lina e Piero, con la complicità della poesia Io non darei la vita per la mia vita: è un’altra la mia vera storia. Octavio Paz Da bambini, tutti sogniamo di essere piloti di aereo, paracadutisti, presidenti o pompieri. A molti di noi piacerebbe anche diventare carnefici, ma non lo raccontiamo mai a mamma. Ana María Shua María Rosal: la memoria immaginaria di Mercedes Arriaga Flórez Intertestualità, parenti immaginari, vite inverosimili, eroi domestici e letterari, itinerari e luoghi di vita tra persone vere e pagine di libri, così María Rosal ci presenta questa sua particolare antropocosmologia in versi. La sua genialità consiste nel disporre la materia poetica come ricordi personali, in un clima di familiarità e sicurezza, prodotto che scaturisce dalla presenza costante di case abitate e parenti. Immagini della domesticità che, invece, si schiudono a dimensioni metafisiche del mondo. Comunità dinamica fra persone e materiali di costruzione (ma anche di scarto), traduzione della domus in termini umani, dove la geometria diventa spazio di affetti e, dunque, anche spazio onirico. Se i luoghi della memoria con il tempo diventano irreali, ben possono coincidere con i luoghi dell’immaginazione: Ancora questa bimba insopportabile e la sua immaginazione. Il passato, che già non ci appartiene, viene qui rimpiazzato da persone e luoghi inventati a sostegno di quelli dimenticati o non ben definiti dalla memoria. Normalmente l’immaginazione disegna lo scenario di un futuro, ma in queste pagine, in un movimento inverso, inventa il passato attraverso quelle rêveries poetiche teorizzate da Bachelard. Sono ipotesi di vite 9 Sono figure liminari collocate fra-tempi, fra-luoghi, che legano l’habitat alla costruzione della biografia, ma anche immagini mobili dell’eternità, che convivono con chi abita nel presente la casa, facendo del tempo un unico tappeto transitabile a doppio senso, calpestato da vivi e morti. Un eterno presente in cui tutto trascorre e dove non esiste la lontananza, dove le diverse vite sono echi che si corrispondono. Fantasmi che diventano corpi presenti, perdurano e ritornano costantemente dal passato, legati a noi dal cordone ombelicale degli affetti e delle affinità: Il giorno in cui nacqui, nel preciso istante in cui l’ostetrica tirava da questo lato della vita, le campane a morto rintoccavano per la tua anima. Lo scenario in cui tutto si svolge, in questa raccolta, è la casa e i suoi dintorni: i cortili, i giardini. Le pareti vivono in modo umano e gli umani sono contagiati dal male dei materiali. Il campo lessicale e semantico fa riferimento all’edilizia, soprattutto alla demolizione, ai processi di invecchiamento di edifici e oggetti (crepe, male della pietra, tarli), paralleli a quelli delle persone che li abitano o li posseggono. Immagini che si fondono per sottolineare che lo spazio in cui abitiamo è sempre uno spazio incarnato. E il cugino Fernandino tamponava di nuovo le ferite antiche: deliri di agonia, 16 capitelli infermi, volute spettrali – crudele architettura –. Nella casa-prigione sono anche possibili le metamorfosi prodigiose, come quella che si descrive in Vicinanza di Franz Kafka. E un giorno ci svegliammo stesi a pancia in su mentre Gregor Samsa ci dava da mangiare da sotto la porta. Non è un caso che María Rosal, in una fenomenologia dell’immaginazione creatrice, torni al tema del nostos, della casa e della famiglia, anche se rivisitati dall’ironia e dall’invenzione. In un significato più profondo la sua è una poetica della ricerca del centro del mondo, del punto di partenza e di ritorno di tutte le strade e tutte le storie. Questa ricerca formula un nuovo tipo di appartenenza, senza frontiere e senza regole, dove ognuno di noi può cancellare parte della propria storia, reinventarla oppure fare proprie le storie altrui. Mercedes Arriaga Flórez 17