Antiche opere in plástica: Il di terrecotte nella prima metá dell'Ottocento
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Efile Micheletto i' ■ Un catalogo a stampa illustrava le due sezioni principali deli'esposizione, dedícate ai pittori antichi ed alie opere di artisti viventi, mentre i materiali archeologici erano frammisti ad altre sculture di epoche diverse, collocate su tavole^". II prezioso elenco dei prestatori, in calce alia pubblicazione, sottolineava con la dovuta enfasi rimportante molo riconosciuto al collezionismo privato''; un ruolo di primo piano, che si mantenne per tutta l'etá carloalbertina, malgrado le scelte dinastiche avessereo affermato piü volte che "le opere d'arte antiche e modeme sono patrimonio non privato ma pubblico; esse svolgono un importante funzione didattica per la conoscenza della storia patria, vanno quindi difese e tutélate non solo da parte dei sudditi, ma soprattutto grazie alie disposizioni ¡Ilumínate del Sovrano . Sul diritto di proprietá dei patrimoni artistici e archeologici l'assolutismo di Cario Albero dovrá pero cedere alia realtá delle forze in campo. Emblemática al riguardo rimane la vicenda del Regio Biglietto di costituzione della "Giunta di Antichitá e Belle Arti", uno dei primi esempi in Italia di istituzione di tutela dei beni culturali", dal quale é tratta raífermazione sopra citata. II divario tra il testo definitivo e quello del progetto'\ ispirato dal sovrano ed elaborato da Prospero Balbo, presidente dell'Accademia delle Scienze e da Garlo Emanuele Alfieri di Sostegno, Presidente deH'Accademia di Belle Arti, segna la vittoria della classe dirigente a tutela della proprieta privata nei confronti del dirigismo stalalc. A fronte di tale singolare csito normativo, rimane lullavia céntrale nella storia deWe isúlazioni cuUurali nel Piemonte carloalbertino la fun/.ione didascalica del pa trimonio ariisiico, principio a cui si conforma la ricerca e la vivadla della siagione cuUura\e alia vigilia deirUnilá nazionale. ANTICHE OPERE IN PLASTICA: IL COLLEZIONISMO DI TERRECOTTE NELLA PRIMA METÁ DELL'OTTOCENTO María Elisa Micheli* Se agli inizi dell'Ottocento il grandioso progetto del Musée Napoléon restituiva una fantasmagórica —quanto fi ttizia— visione delle antichitá greco-romane con rimpressionante parata di nobilia opera a codifica di forme e modelli artistici in apparente sintonía con le elaborazioni critiche di Winckelmann', apriva al contempo la vía al trasferimento delle cd. antichitá minori dai Gabinetti di Curiositá ai Musei, favorendone implícitamente conoscenza, valorizzazione e studio. Come risulta proprio dalla pubblicistica in lingua francese, un libretto, il ""Recueil de fragments de scidptiire antiqiie en terre cuite" edito a Parigi nel 1814 ed indirizzato agli allievi di belle arti, segnala Timportanza attribuita alie terrecotte quanto meno in relazione alia pratica artística, esaltandone sia la técnica di lavorazione che la ricchezza e la vivacitá di soggetti, di schemi e di iconografie rispetto alie grandi opere in marmo e bronzo. Le terrecotte sono infatti ritenute assai mili al fi ne di acquisire una solida preparazione accademica circa il patrimonio di forme e temi classici-. L'autore, il fi ne storiografo delle arti Séroux d'Agincourt\ nella presentazione dei materiali promuove una diversa metodología critica a fronte delle precedenti ricerche settecentesche di stampo puramente antiquario, delineando la creazione di atmosfere suggestive (protoromantiche) incentrate sul gusto del frammento; formulando un método fondato suU'analisi stilistica, interrelata all'esame delle componenti strutturali degli oggetti; superando il concetto winckelmanniano di decadenza; affermando che le opere devono produrre 'diletto', anche se non rispondono a criteri di pregio basati sulla preziositá della materia usata^. Nel commento ai singoli oggetti presentati, inoltre, Séroux non trascura di rimarcare che si tratta sostanzialmente di pezzi prodotti in serie e, in sintonía con le analisi perseguite neiropera principale ^"Histoire de l'Art par les monumens depuis sa décadence au esDo,,, „?iTT 26 agosto 1820, p. 454; Noliziu delle opere di pimir,, e di sclilmm Z o "'8'° Torino, 1820, Staroperia Reale; C. Gazzera, huorno alie opere di Piiiura e di SeuUura esposle nel Palazzo della Regia Unieersitá reelale del MDCCCXX. Leñera di Costanzo Gazzera al Come Giueeppe Franchi di Poní. Torino, 1821. Come afferma P. Astrua. op. dt. a nota 4, p. 60. "Regio Biglietto 24 novembre 1832. confermato i'1 1 dicembre 18.32". " La documentazione in mérito h conservata in AST, Islruzione Puhhüca, Musei e altri stahilimenti scientifici. Giunta di antichitá e belle arti, Mazzo 3. Cfr. inoltre L. Levi Momigliano, "La Giunta di Antichitá e Belle Arti". in fi gurativa, dt. a nota 1, pp. 386-387; Romagnani, dt. a nota 24, PP- 16-26. Urbino, Istituto di Archeologia e Storia dell'Arte Antica. E-mail: [email protected] ' Dominique-Vivant Denon. L'oeil de Napoléon, a cura di P. Rosenberg e M. A. Dupuy, Paris, 1999; cfr. anche R. T. Ridley, The Eagie and the Spade. Archaeology in Rome diiring the Napoleonic Era, Cambridge, 1992. - M. E. Micheli, "II Recueil di Séroux d'Agincourt", in BArte, 80-81, 1993, pp. 83 ss. ' Sul quale ora: D. Mondini, Séroux d'Agincourt und die Kunstgeschichte des Mittelalters: ein Pionier wider WHlen?, Diss. Zürich, 2003. * Valga, al riguardo, quanto riportato da Séroux stesso nel Recueil, p. 8: "...ü est certain que quelques-un.s (.sel. morceaux) rappelleront aux yeux le beau style de l'art, que beaucoup offriront des idées instructives. et que le plus grand nombre pourra devenir une source de formes hereuses, pleines d'agrément et de goüt...".
Mario Elisa Mich^l' Antiche opere in plastiea: i¡ colleziotiismo di terrecotte... 421 I P í- ' í } i Í 1 |iÍ ' Ir siécle jusqiEá son renouvellenient au XVI''\ che per la loro correlta compre^ sione eleve essere tenuto in conlo i! 'luo^zo' di fabhrica. in quanio elemento che ne condiziona la fisionomía. Séroux intuisce cosí íbenchc non lo leorizzi) il concetto di 'antichita regionah non a caso, per quanto riguarda la Spagna. nell'opera principale egli apprezza studia le elaborazioni ispano-moresche, appunto i grandiosi monumenti di Cordova e di Granada. Del re.sto, un tale concetto andava ad innestarsi nel contemporáneo dibattito suH'identitá cultúrale, ma soprattutto na/.ionalc. di un popolo con fof^* iniplicazioni nelle coeve vicende politichc; in quest ottica non va dimenticato che, seguito delle campagne napoleoniche. la Spagna era entrata nelforbita frúncese con 1 ascesa al trono di Giuseppe Bonaparte il quale. nel la sua breve permanenza, pro "aosse a Madrid la creazione di un Musco Josephino' esemplato sul grande progetto del Musée Napoléon. Tuttavia, nemmeno il recupero propagandístico delle spog te del grande Cid e della fedele Jimena riusci a garantiré al nuovo re le simpatie deg t Spagnoli, né la presenza di De Gcrando in Catalogna, colui che a Roma era stato sembró della Consulta straordinaria per le arti con la responsabilita delle que s toni archeologiche", foml la spinta neccssaria per procederé ad una significativa ^ política cultúrale tesa a valori/./.are le vcstigia del passato". contro, la formazione ancora illuministica (di taglio enciclopédico) di Séroux 1 nvela nella tensione volta ad inseriré i materiali in un piü genérale sistema fuii- ^onahstico, in cui i manufatti sono presi a specchio per interrogarsi sugli usi e sulla associataed organizzata degli antichi: un'intui/.ione obbligata -potremmo dire posterior^ dopo la scoperta di due citta, Ercolano e Pompei. For.se in ragione 3 ^^daatari del volume, l'organizza/.ione delle terrecotte non prevede pero una info^ tassonomica ed una netta distinzione per classi. pur registrando mane/^'^"' sulle manifatture (distinte in macrocategoric: greche, etrusche e rocon st' ^^cnica di lavorazione, sui luoghi di rinveni mentó, sul le associazioni ^tture e altri oggetti, sulla de.stinazione e sulfuso'. II volume oftre invece fondazione del Museo risale al 20 dicembrc 1809 e tu edito nella Gazeta Je ' Ridf dcllo stesso anno. 7 r.. y* cit in nf,»;, 1 «0. 48 SI ' Si o • b PP- 48 ss. "Vestíme esempio, le informazioni di Séroux circa la provenicnza delle lastre fittili sotto la chies^ in proprietá Borgiaperlinenti al lempio arcaico scoperto nel 1784 a Velletn eollezione Bo ^aria delle Stimmate (cfr. A. Luppino, il classe. Antichita Volsche", in La modo in cui f ^"Jositá e tesori da o^ni parte del mondo, Napoli. 2001. PP- V4 ss; A. Rorro, " 'Del di Napoli" volsche paiono essere statc dipinte': una rcla/.ione antiquaria sulle lastre 1731-1804 a mondo: arte, cuitare e saperi nelUi collezione Ji Stcfano Borgia terrecotte ¿er Napoli. 2001, pp. 186 ss.). Lo stesso Borgia dono a Séroux alcune ai Mu.sei V f ^ collezione (cfr. Pelenco delle terrecotte lasciate in ercditii dallo studioso france.se V'II-IX IQXS/Rft f'^' '^'ohcli. "Le raccolte di antichitá di Antonio Canova". in B/ASA, n.s. III. gpj. . ' ■ u987], pp 3|g J.J. j Come risulla da una Icttera del 17 luivembre 1784 di mano del deii^'^ ""^Partitadi queste terrecotte ando distrutta. poichc ".. .non é da tutti il maneggio far d '^■'^"Snava involtar ciaschedun pezzo in carta, poi muñirlo di stoppa. poi legarlo, e eosi ar ovevasi ad ogni Pezzo, ma questo non basta, conveniva poi metterli tutti in maniera nella .seattola, " cassetta. che nel eammino non scuotessero, e cosí non andasscro in polvero..." (1- Miarelli Mariani, notizie sui proprietari del pezzi commentati e ri prodotti nelle tavole si da tar emergere un quadro animato dei trafFici coliezionistici che, tra Settecento e Ottocento, si svolgevano per lo piü a Roma e dintomi. In relazione ai nomi dei diversi personaggi citati nel testo, oltre ad artisti di fama quah Antonio Canova (atiento alie terrecotte anche in virtü delle modalitá tecniche 1 produzione ), risiiltano molti nobili stranieri di passaggio in Italia, sicché si comprende bene come le terrecotte siano penétrate nel circuito amatoriale -prima che scientificc^ di tutta 1 Europa. Se Charles Townley selezionava per lo piü pezzi interi o restaurabih, come documentano le integrazioni realizzate da Nollekens ad alcune astre oggi al British Museum, John Soane'' privilegerá gli esemplari frammentari, apphcando nel loro allestimento -alie pareti della sua casa-museo- criteri denotativi per stimolare la funzione connotativa degli oggetti secondo una concezione olistica delle antichita. In tale temperie, non stupisce che anche uno Spagnolo, il principe Anglona, oltre alie sculture in marmo, alie pietre incisa, ai vasi, ai bronzi ed agli instmmenta si sia procurato terrecotte, agendo sul mercato antiquario romano e napoletano in sintonía con l'amico e sodale duca d'Alba. Tre pezzi, oggi confluid nelle collezioni del Museo Archeologico di Madrid, si riconoscono sicuramente tra le antichita che il principe acquistó agli inizi delFOttocento, corredati di presunta provenienze dall Italia meridionale'": Fantefissa frammentaria con protome femminile delta proveniente da Paestum (Fig. 1); la statuetta di Ermafrodito danzante. Jcan-Baptislc Séroux d Agincoun e il collezionismo di 'primitivi' a Roma nella seconda meta del Settecento . in Le qiiatno voci de! mondo cit.. p. 126). Interessanti ancora le informazioni oíTerte da Séroux sui rinvenimenti dalla Tomba degli Scipioni sulla Via Appia: cfr. anche R. T. Ridley. The Pope s Archeolo^ist. The Lije and Times of Cario Fea, Roma, 2000. Sul método di lavoro di Antonio Canova cfr. M. E. Micheli, "ludicium et ordo; Antonio Ca nova and Anliquity . Atti de! Convegno ¡nternazionale "The role of the arrist in the rediseovery of the antic/iíity" (Copenhogen 6-B .setiembre 2001). Aeta Hyperborea, 10. 2003. pp. 277 ss. J. EIsncr. Architccturc. Antiquarianism and Archaeology in Sir John Soane's Museum . in Apptopt iatittfz Afttií/niíy. Saisit l Antiqtie. Colleetions et eolleetionneitrs d'antic¡iies en Belgicjite et en Grande-Bretagne an XIX- sieele, a cura di A. Tsingarida e D. Kurtz, Bruxelles. 2002. pp. 165 .ss., spec. pp. 183 ss.. flg. 5. In genérale, cfr. ancora: E. Hübner. Die antiken Bildnerke in Madrid, Berlin. 1862. pp. 191 ss. Pedro de Alcántara Téllez-Girón y Pimental (1776-1851). márchese di Jabalaquinto e grande di Spagna. partccipó alia Guerra di Indipendenza (1808-1813) nel corpo di cavalleria; fu secondo direttore del Museo del Prado, ambasciatorc in Toscana e Napoli; governatore e capitano genérale dell Isola di Cuba nel 1840. dovc rimase solo 14 mesi (P. Cabrera Bonet. "La colección de vasos griegos del Musco Arqueológico Nacional", in El vaso grief^o y sus destinos, a cura di P. Cabrera. P. Rouillard e A. Verbanck-Piérard. Madrid. 2004. pp. 324 s. e pp. 375 ss.. nn. 160-167). Nell'Archivio del Museo Archeologico Nazionalc di Madrid é conservata copia manoscritta del testamento del Principe di An glona. comprensivo di un Catalogo con la stima degli oggetti antichi. di terracotta. metallo etc.. dove risultano ventisei terrecotte (cfr. in questo volume. B. Palma. "Nuovi aspetti del collezionismo in Italia e Spagna attraverso le esportazioni delle antichitá"); di queste. otto .sono successivamente confluite nel Mu.seo come si ricava dall'elenco di oggetti acquistati da un discendente del principe (Adquisición que se hace a don Fernando Ember Téllez-Girón de una colecion de 26 piezas de cerámica; MAN, 1972. exp. 65): inv. nn. 72.65. 17-18; 72.65.21-26. Sul Duca d'Alba e le attese culturali deH'epoca; cfr. in questo vtílume. B. Cacciotti. "La collezione di antichitá del duca d'Alba don Carlos Miguel Fitz James Stuart y Silva (1794-1835)". y
422 Maña Elisa Micheii Fig. I. Antefissa frammentaña. Madrid, Museo Archeologico Nazionale. acquisita in Campania (Fig. 2); la sfinge accovacciata dotata di una cd. patente di origine siciliana (Fig. 3). In quello stesso lasso di tempe ad un altro Francese, Millin de Grandmaison", SI deve un diverso impulso nella valorizzazione dei ¡imitarla, terrecotte incluse, che vengono inseriti in un piü generale modello interpretativo volto a ricostruire la storia dell'uomo attraverso le tracce materiali delle sue industrie. Come emerge dal libello Description des tomheaux qui ont éte clécouverís ¿i Pompei en 1812" edito a Napoli nel 1813, é soprattutto la scoperta delle sepolture con i loro corredi a stimolare le os.servazioni di Millin. In comsonanza con le 'observations positives', Millin mutua dalle scienze naturali i criteri di derivazione linneiana (in quanto verificabili sperimentalmente) per organizzare tassonomicamente i materiali: sono criteri che prevedono un'oggettiva (o presunta tale) registrazione dei dati tecnici (comprensivi di indagini chimico-fisiche); un esame delle modalitá di fabbricazione; una catalogazione minuziosa. Si trattava " A. Castorina. Un observateur de l'hommc c lo studio dcirarcheologla; note su Millin", in Prospettiva. 69. 1993, pp. 65 ss.; eadem, '"Copia grande d'antichi scpolcri". Sugli scavi delle neeropoli in Italia meridionale tra Settecento e inizio Ottocento". in RiASA, 19-20. 1996-1997. pp. .305 ss. Piü in generale sull attenzione artística' rivolta alie sepolture degli antiehi cfr. H. Kammerer Cnothaus. "Antikenrezeption und Grabkunst", in Voh Kirchhof zum Iñedhof. Wandhm^sprozesse zn ischen 1750 imd ¡H50, Kassel. 1984. pp- 125 ss. Antiche opere in plástica: il collezionismo di terrecotte. 423 Fig. 2. Statuetta di Ermafrodito danzante. Madrid. Mu.Keo Archeologico Nazionale.
424 Maña Elisa Micheli 'Pmm m % Fig. 3. Statuetta di sjinge accovacciata. Madrid, Museo Archeologico Nazionale. Antiche opere in plástica: il coliezionismo di terrecotte. 425 di procedimenti necessari al fi ne di inseriré i materiali in un piú ampio progetto storiografico che, nelFassenza di fonti storiche e/o antiquarie, doveva mettere in rapporto gli oggetti. Attraverso I'analisi e la comparazione dei dati censiti, la materia stessa doveva supplire al silenzio delle generazioni scomparse offrendo informazioni non solo sulla loro organizzazione materiale, ma anche -e soprattuttosulle loro vocazioni immateriali in un quadro ri costruttivo delle caratteristiche culturali secondo i parameiri del 'luogo' (parámetro intuito -sebbene con diversa accezioneanche da Séroux) e del 'sistema istituzionale', in una dimensione sincro-diacronica. La tipologia dei monumenti, la funzione, la destinazione e l'iconografia, intesa da Millin come il códice di comunicazione elaborato dagli antichi, diventano un laboratorio sperimentale per indagare culti e credenze usando -ove possibile- i miti (oggetto di un'indagine specifica nell'opera principale dello studioso, la ""Galerie Myíhologiqiie\ edita a Parigi nel 1806), sicché la ri costruzione della vicenda umana viene ad assumere un carattere interdisciplinare. Questo aspetto, pero, non fu compreso né dai contemporanei né dai successori che mossero a Millin l'accusa di introdurre il 'misticismo' soprattutto nello studio delle raffigurazioni dipinte sulla cerámica, elemento che a tutt'oggi viene letto da taluni critici in relazione alia militanza massonica del 'savant''^ Tuttavia, é sulla base di un tale sistema epistemológico che si puo compren dere come la scoperta degli ex voto fallici di Isemia (ora al British Museum) abbia stimolato valutazioni contigue anche ad una nascente scienza delle religioni ed all'etnologia oltre che alia storia dell'arte antica'\ Del resto nel 1829 puré il siracusano Francesco Avolio nell'opera '"Delle antiche fatíiire di argüía che si ritrovano in Sicilia'^ tentera di valorizzare cosí le produzioni locali in terracotta, sottolineandone appunto peculiarita iconografiche, cultuali -in relazione al contesto di rinvenimento (specie di quelle statuine interprétate come riproducenti divinitá)- e manifatturiere, sostenendo con forza la necessitá dell'analisi chimico-fisica per le argille'^. Nel volume i materiali vengono sistemáticamente distribuiti in classi che, pionieristicamente, includono anche tegole e mattoni: tuttavia, poca se non alcuna fortuna ebbe il lavoro a fronte della risonanza internazionale di cui goderono gli scavi che l'irlandese Fagan'^ aveva intrapreso dai 1808 a Tindari e, tra il 1809 e C. Retal. "Revers de la science. Aubin-Louis Millin. Alexandre Lenoir", in Rever rarchéologie au XIX' sií'cíe: de la science ¿i riinaginaire. Saint-Étienne. 2001. pp. 99 ss. " Cfr. A. Schnapp. "De TArchéologie comparée a la religión comparée: un es.sai d histoire antiquaire a Naples a la fi n du XVlIb" siécle". in / culti della Campania antica. Atti del Convegno Internazionale di Studi in ricordo di N. Valenza Mele (Napoli 15-17 maggio 1995), Roma, 1998. pp. 271 ss.; cfr. anche I. Jenkins. "'Contemporary minds". Sir William Hamilton's Affair with Antiquity". in Vases and Volcanoes. Sir William Hainilton and his coHection, a cura di I. Jenkins e K. Sloan. London. 1996. p. 55. fi g. 24; pp. 238 s.. n. 142. G. Salnieri e A. L. D'Agata. "Dai principi agli .scienziati; vicende deH'archeologia siciliana sotto i Borbone (1734-1860)". in I Borhone in Sicilia {1734-1860), a cura di E. lachello. Catania. 1998. pp. 133 s. " I. Bignamini. "I marmi Fagan in Vaticano. La vendita del 1804 e altre acquisizioni". in BollMusGalIFont. 16. 1996. pp. 331 ss.; U. Spigo. "Materiali per una .storia degli studi archeologici
I ' /' '■W ! ' 426 María Elisa Micheli il 1810, a Selinunte. Viceversa, sotto una cortina di geloso riserbo si andavano svolgendo le prime scoperte dei pinakes locresi. che poca circolazione ebbero su mércalo antiquario italiano ed europeo, nonostante che ad una precocissima fase di esplorazioni alia Mannella -condone ira Settecento e Ottocento— risalgano i pinakes documentad solo a partiré dal 1825 nel Real Museo Borbónico'". Di falto, la dissimmetria delle posizioni di Séroux e Millin riguardo all icono grafía (alia sua interpretazione ed ai suo utilizzo nel decriltare le produzioni antiche) é un ulteriore piccola .spia delle diverse strategie operalive dei due studiosi, che si muovono comunque entro poli complementan della scienza delle anlichitá. Se ad entrambi nel primo decennio dell'Ottocento si dcve uno specifico interesse per le terrecotte incentratoo sugli aspetti artistici (nella tradizione di studi sulla persistenza del patrimonio fórmale antico nella cultura moderna) o su quelli antropologici (nella tradizione di studi su l'histoire de l'homme nella sua globalita), un significativo cambiamento nella recezione di tali materiali viene inirodotto a partiré dagli anni venti dell Ottocento in conseguenza delle grandi imprese di scavo che interessano territorio italiano: mi riferisco, in specic, sia al suburbio di Roma, sia ^ tniria meridionale, sia alia Magna Grecia. II cambiamento ri guarda anzitutto la diversa valorizzazione del territorio, inteso raverso i suoi processi di trasformazione; investc tanto le procedure legislativo q anto le modalitá di intervento si da indurre una prima riflessione teórica sulla conser^zione delle evidenze, nonché sulle tecniche di .scavo, come rivelano alcuni scritti ^igi Canina; comporta inoltre una diversa valutazione dei materiali rinvenuti n e tali esplorazioni". Entraño cosi a pieno diritto -e massicciamente— nel percorso Collpvírt • • • u • i-A- con ^-^'cmstico (come scientifico) nuove categorie di oggctti che si aftiancano di tuíta^^^"^^ sculture -talvolta sopravanzandolenelle richieste degli amateurs nei Da^ A tal riguardo va sottolineato un contestuale (c radicale) mutamento d'oro^dT^^" ^ocio-culturali dei collezioni.sti al quale segue il tramonto della stagione o Grand Tour, in cui 1'Italia era vista ad un tempo come Parnaso, Campi neU'area dei NpK ipp. 141 .ss e nelle Isole Eolie in cía borbónica", in / ¡iorhanc in Sicilia cit. in nota 14, C. Sabbione'^^r^ ^P'zefiñ. Mit.sci di Refiifio Calabria e di Larri, a cura di E. Li.s.si Caronna. Una storia delle ^OTelli. Atli e Mcmoric della Societa Magna Grecia. I. Roma. 1999, p. Xlll- E. Li.ssi Carón ^ e dell'approccio crilico ai materiali é stata tracciata da L. Vlad Bon-elli e della presenta^^ prima del corpas) il 26 febbraio 2004 nella "Giornata di studio in occa.sione presso il Deut^'^h"^ volumi i pinakes di Locri Epizeriri* pubblicati dalla Societa Magna Grecia" perme.sso la co^ '^l'^haologisches Instituí di Roma. Ringrazio entrambe per averini generosamente _ ' ^'WZlOnP lí"*m ¡rilf»rV'Or»f i perme.sso la co • Instituí üi Koma. Kingr 17 g, . "^""3zione dei testi inediti dei loro interventi. il territorio notare che in quegli stessi anni anche in Spagna si avverte una sensibilita per (intiffiieda i ^ ^ P^^odizzazioni come atiesta il volumc di J. A. Ceán Berinúdez. Santa rio de ¡a.s 183'' ded 'r""r'"a.v qn^ España, en especial la.\ perienecienies á las Helias Artes, Madrid. De Lo "^^'denze di eta romana c come si ricava soprattutto dagli scritti di .S. Castellanos che ■ 1^91). E' costui una fi gura fondamentalc delLarcheologia spagnola delLOttocento "1 csilio in ¡lalin flr>..„ ü .r.'.-. nií ctn.i; ......u. ■ • Aniiíiiid NihI-iv . i c costui una i _ , Berla" p''" Lo • ■■'-^enseñanza de la arqueología en el siglo XIX; de las cátedras de Castellanos a a la introdución en los esludios universitarios . in Alíñales (Arqaeocordolm). 1 -• -001. pp. 14 Antiche opere in plástica; il collezionismo di terrecotte. 427 Elisi e Te^a delle Esperidi'«. Nuove categorie di visitatori raggiungono la penisola Italiana alia ricerca ora del pittoresco, del folklórico e delPesotico esaltato nei racconti e nelle novelle di genere, ma anche nel romanzo a carattere storico di cui si nutre 1 nuovo ceto emergente sicché le anticaglie sono spesso considérate preziosi souventrs entro un circuito sempre piü borghese: situazione lamentata da Gerhard che stigmatizzava la decontestualizzazione degli oggetti, per di piü inghiottiti nei rivoh mmutt dt un frenético mercato antiquario'^ D'altro canto, questo dirompente fenómeno soctale é egregiamente tratteggiato (e con feroce ironia) nelle pagine imverenti che, attraverso gli occhi di un fanciullo, descrivono Tirrefutabile perdita —ma anche la subitánea 'sostituzione'— di un 'preziosissimo cimelio', faticosamente acquistato e gelosamente custodito da questi nuovi ri cchi: un mucchietto di letame, sul quale .. .il 23 maggio dell anno 1613 gli ambasciatori imperiali, i marchesi Martinitz e Slawata col loro segretario Fabricius.. erano caduti dopo essere stati ...gettati nel fossato dalla finestra del castello di Praga, fomendo cosí la causa immediata per la guerra dei Trentanni.. In questa mutata prospettiva, si comprende bene come gli scavi nel territorio di Canino promossi da Luciano Bonaparte-' abbiano avuto ampia ri sonanza e siano stati paiticolarmente seguiti da un piü 'vasto pubblico' dal momento che restituirono una ricchissima campionatura di materiali (tra i quali spiccano appunto i vasi--, ma Cfr. Giaiid Toar, ¡l fascino dell Italia nel XVIII. Catalogo della Mostra (Roma 5 febbraio-7 apriJe 1997). a cura di I. Bignamini e A. Wilton. Milano. 1997. Clr. V. Norskov. Greek Vases in new Conte.xts. The collecting and trading of Greek Vases. An aspee t of the niodein /eception of Antit/aits'. Aarhus. 2002. pp. 93 ss. (il pimagrafo é significativamente intitolato "Rome. An EIdorado for Antiquarians"). W. Hildcsheimer. Falsi e falsari (trad. it. di P. Galimberti). ed. Marcos y Marcos, Milano, 1999, pp. 19-20 (ed. orig. Paradles derfalschen Vdgel): "...Un pomeiiggio. tutto preso da cuiiositá infantile. sollevai la campana per il formaggio e cominciai a frugare nel mucchietto di cenere. Non che sperassi di trovare veramente in quei mi.seri resti una traccia delPevento storico; no. volevo solo studiare la faccenda da vicino. come anche gli adulti studiano. ad esempio, la stanza in cui é morto Goethe sebbene sappiano períettamente che il principe dei poeti non vi circola piü. Ció che in simili occasioni ti fa venire i brividi é il ri.spetto per il passato della materia. Un leggero colpo d'aria...ed ecco che il mucchio di letame praghese che avcva salvato la vita a due nobili boemi e al loro segretario. che era stato tramandato da una generazionc alLaltra perdendo via via di consistenza. che era stato venduto e messo alLasta. ecco, non esisteva piü. Non era che un sottile velo di polvere sul pavimento. Per un attimo rimasi li pietriflcato. sgomento. Pt>i mi venne un'idea. Con una presenza di spirito che. ricordandomela. ancora mi stupisce. corsi ai camino e riempii la ciotola di porcellana con della cenere. Non aveva la colorazione del mucchio di letame disintegrato. ma era meglio di niente. Nessuno ha mai notato il mutamento...". vSul quale: Luciano Bonaparte: le sue collezioni d'arte. le siie residenze a Roma, nel Lazio, in Italia (IH()4-IH4()), a cura di M. Natoli. Roma. 1995 ed anche H. Giroux. "Les acquisitions du Louvre aux ventes Canino", in Es.says in honoar of Dietrich von Bothmer, a cura di A. J. Clark. J. Gaunt e B. Gilman. Amsterdam. 2002. pp. 127 ss. Cfr. anche. Citazioni arclieologiche. Luciano Bonaparte archeologo. Catalogt) della mostra. Museo Claudio Faina. Orvieto. 2004. -- Cfr. le pagine introduttive di Norskov. op. cit.. in nota 19. pp. 5 ss. Per i prodromi del fenomentt nel tardo Scttecentti: Europa ¿1 la grecque. 1768, Va.sen machen Mode. a cura di M. Flashar. München. 1999; per il llorire dei traffici collezionistici: M. E. Masci. "11 vaso Cawdor: da Napoli a Londra. Appunti sul collezionismo all epoca del Grand Tour". in Napoli Nobilissima, s. V. 111. 2002. pp. 7 ss.; .S. Jaubert e A. F. Laurens. "Recueil de va.ses antiques dans la premiére moitié du XIX' siecle.
428 Mario Elisa Anliche opere in plástica: il coUezionisma di terrecotte... 429 anche le terrecotte, Vinstrumentum in bronzo, preziose oreficerie ed intagli in pietra dura, laddove del tutto minoritarie risultano le opere in pietra e/o marino), dispersi poi in tutta Europa e non solo. Ma, sul fronte degli studi, sono proprio que.sti scavi ad aprire la via alie indagini delle necropoli deH'Etruria che successivamente, negli auspicí della Societá di ricerche fondata nel 1850 da Alessandro Franqois e Adol Noel de Vergers, avrebbero dovuto venire estese alie necropoli di Tebe, Palmira, Babilonia e delle cittá deirAfrica cosiiera si da comporre in un quadro unitario civiltá antiche attraverso la conoscenza dei loro monumenti íunerari. Al contempo l'attivitá di ricerca sul campo avrebbe dovuto trasformarsi in atlivita archeologica permanente, ufficialmente riconosciuta e programmata, tanto che avrebbe dovuto prevedere un servizio di scavi ed un museo scaturito dalla realta del territorio: un progetto all'avanguardia, bocciato pero dal granduca Leopoldo II. Del pari proficue sotto il profilo del rinvenimento di materiali si rivelano lo esplorazioni intraprese dallo stesso Luciano a Tusculum c proseguite, a seguito della vendita nel 1820 della tenuta con la Villa Rufinella alia duchessa di Chablais, dalla nobildonna e dai suoi eredi-'. Risalgono al 1825 gli interventi del márchese Luigi Biondi -lo stesso che in quel periodo .scava a Tor Marancia, sulla via Appia- .soppiantato nel 1839 da Luigi Canina. A quegli anni rimonta la .scoperta di un piccolo núcleo di la.stre in terracotta, in seguito trasferite nel Castello di Aglié. con le rappresentazioni di Zeus fanciullo tra i coribanti (Fig. 4); delle vittorie tauroctone; della vittoria trofeofora; di thiasoi bacchici; di satiri vendemmianti; di Horai; di eroti con encarpi-"' che verranno rese note ed in parte pubblicate nel 1842 da Giovanni Pietro Campana nel suo lavoro ""Antiche opere in plostica discoperte, raccolte e dichiarate" (Fig. 5). Luscita del volume Fu prcceduta il 24 febbraio 1842 da una pubblica lettura tenuta a Roma dallo stesso Campana, consapevole della portata innovativa dell'opera che, anche sotto il profilo editoriale, si diversificava dalle tirature coeve presentandosi come uno dei primi esempi delfimpiego della litografía nella riproduzione delle tavolc. E questo personaggio a segnare una svolta -chiudendo una tase— tanto nel collezionismo quanto nello studio delle terrecotte. Espolíente del nuovo ceto emergente che prende campo in Europa, banchiere e filántropo. Campana é ricco, nobile da poche generazioni, coltivato ma non profondamente coito pur vantando Entre Musées de papier et mise en place de sériaiions iconographiques. techniques et typologiques". m Journal de Savants, 2005, pp. 56 ss. Cfr. una sintesi di A. Pasqualini. "Gli scavi di Luciano Bonapartc alia Rurinella e la scoperta tlell antica Tusculum", in Xenia Anúqiui. I. 1992. pp. 176 ss.; Tusculum. Lui.¡ii Canina e la ri.scoperta di iin (íntica cittíi, a cura di G. Cappelli e S. Pasquali. Roma. 2002: X. Duprc Ravcntós. "Ij Settecento a Tusculum: una cittá da ritrovare". in Atti del Conveyiw huenuizianale ■ llluminisnio e llu.stracián. Le aiiticlutá e i loro protafiuni.sti in Spafina e in Italia nel XVIU .sécalo" {Roma M) n(n emhre-2 dicenihre 2001). Bihliotheca Itálica. 27, 200.1, p. 153: E. Castillo Ramírc/.. Tu.sculum I. Humanistas, anticuarios y an/ueólagos tras los pasos de Cicerón. Historiografía de Tu.sculum (sifilos XIV-XIX). liihiiaíheca Itálica, 28. 2005. L. Canina, Descrizione deU'antica Tuscolo. Roma. 1841. tav. Lili- 2: tav. 1411. 1; l¡| 4; tav. Lll, 3; tav. Lll. i; tav. LII. 6: tav. LI. 1; M. Borda. Monumenti archealagid tuscalani nel Ca.stella di Afilié. Roma. 1943. pp. 60 ss. Fifi. 4. L. Canina. De.scrizione delfantica Tuscolo, tav. LUI, 2. relazioni con i maggiori 'professionisti' della cultura archeologica deH'epoca. E' estroso e mondano tanto da furoreggiare nei circoli scientifíci e nei salotti romani dai quali venne impietosamente bandito dopo il rovinoso crac del Monte dei Pegni da lui gestito: un avvenimento che decretó Fannientamento sociale del brillante márchese-^. Campana aveva ereditato dal nonno e dal padre la passione per le antichitá che raccolse a migliaia con una bramosia onnivora, sostenuta pero all'acribia del ricercatore professionista. A questo aspetto conduce infatti l'organizzazione delle collezioni che, come attestano i Cataloghi, fu curata dallo stesso proprietario: i materiali erano disposti in XII classi che inglobavano tutte (o quasi) le produzioni antiche (di arca classica e non), arrivando fi no alie modeme (le classi VIII-XI riguardavano infatti la pittura dalFetá bizantina al XVIII secolo, le maioliche italiane e le sculture dei della Robbia). 'Tesaurizzare' significava per Campana 'formare' alio .scopo di 'educare' e 'comprendere i processi'. Su G. P. Campana, in generale e con bib!. prec.: S. Sarti, Giovanni Pietro Campana 1808-1880: the man and bis coilection. BAR 971. Oxford. 2001, spec. pp. 76 ss. (Class IV; terra-cottas); eadem. "Gicjvanni Pietro Campana. L'homme et ses collection.s", in Trésors antiques. Bijoux de la coilection Campana, a cura di F. Gaultier e C. Metzger. París, 2005, pp. 19 ss. ,x
Mario Elisa Michca ■■ . ■, ■ ■•-/v '- ■■ . }r ■ ;; vV;--.-./.'..; ■ ir í, - ■■ v. i A 1)1 i>U)VK Fig. 5. G. P. Campana, Antiche opere in plástica, uiv. II. La IV classe é relativa alie terrecotte che, nelle parole di Birch e Newton {Repon on the Campana Collection, London 1856), seno ritenute 'the fmest collection in the world'. Erano esposte, da solé, in due sale della dimora del márchese concepita come un vero e proprio museo. Dai Cataloghi Campana risultano 1908 oggetti, ripartiti in 13 serie che comprendevano: 1. statue (di cui due da Canosa); 2. teste e busti dalla Sicilia e da Falerii; 3. sime dal Lazio; 4. lastre di rivestimento Antiche opere in plástica: i7 collezionismo di terrecotte... Artir/rin" dairitalia meridionale; 6. fi gurine da dea (dagh scavi condotti dal márchese medesimo); 7. fi gurine da Atene (dispon t-i'í!, apprezzate per lo stile, messo a confronto con quello delle produzioni italiote): 8. sarcofagi e ume dall'Etruria; 9. sarcofagi da Cerveteri; 10, lúceme; 11. matrici (dette scoperte in Campania, in un'antica botteoa utihssime per esemplificare la técnica di produzione); 12. vasi plasüci da Canosa! 13. sculture dalTEtruria. La provenienza (reale. presunta o fi ttizia) dei materiali é sempre tenuta in conto dal Campana in quanto ogni oggetto é parte di un sistema e, sul piano interpretativo, 1 una catena storica. Sulla base di un tale assunto, si spiega egregiamente come anche la manipolazione dei pezzi, spinta fino alia creazione di falsi, non sia stata quasi mai pensata in funzione del singólo oggetto, ma piuttosto riferita alia creazione di un altrettanto falso contesto. Nell'ambito di ciascuna serie, quindi, le terrecotte sono disposte in sequenze crono-tipologiche ed areali, secondo coordinate geo-culturali, ovvero in piena coerenza con i parametri teorizzati all'inizio del se cólo da Millin in modo da uniré alia tipología i concetti di 'seriazione' e di 'luego di produzione . Inoltre, in accordo con le indagini di Séroux (di cui Campana si dichiara esplicitamente debitore nella prefazione del volume), viene particolarmente valorizzata sia per le modalitá di produzione che per il pregio artístico una serie di materiali, la quarta; appunto le lastre di rivestimento architettonico di etá romana (per lo piú di fabbrica laziale e urbana-^), che proprio dal marchése prenderanno il nome nei successivi contributi archeologici. Peraltro, queste lastre erano state indícate da Séroux come il principale médium dal quale attingere iconografie, schemi e soggetti che dovevano essere studiati e rielaborati nelle modeme creazioni artistiche, secondo quella prassi giá sperimentata nel Cinquecento da Raffaello e Giulio Romano. Tuttavia, dalla rapida elencazione dei materiali emerge ancora che un polo di specifico interesse di Giovanni Pietro Campana é costituito dalle produzioni etrusche, le quali rientravano in una tensione intellettuale tenuta viva dallo stesso Govemo Pontificio con la recente istituzione del Museo Gregoriano Etrusco. Questo avvenimento offre un ulteriore indizio circa l'attenzione rivolta sempre piú intensamente, a partiré dagli anni '30 delf Ottocento, verso le civiltá non classiche del hacino del Mediterráneo, tesa alia valorizzazione delle produzioni locali (pre o extra romane). E' comunque un fenómeno che trova uno sbocco parallelo nel sistemático ampliarsi dei viaggi all'Asia ed alfAfrica settentrionale dove, tra gli altri, il colonnello Humbert organizzó un tour per la Principessa di Galles con lo specifico intento di localizzare esattamente 'Cartagine púnica'-^. Le esplorazioni in Africa settentrionale. Per i rinvenimenti fuori della penisola itálica: F. Laubenheimer, "Les plaques Campana gauloises", in Le moulage en terre cuite dans l'antiquité. Création et production dérivée, fabrication et diffusion. Actes du XVIIP enlloque du Centre de Recherches Archéologiques-Lille III (7-9 déc. 1995). a cura di A. Muller, Lille, 1997. pp. 399 ss. (con bibl. prec.). R. B. Halbertsma. "Benefit and Honour. The archaeological Travels of Jean Emile Humbert (1771-1839) in North-Africa and Italy in the service of the Kingdom of the Netherlands", in Med, 50, 1991, pp. 301 ss.
432 Mariíi Eli-fít Micheli poi, faranno affluire numeróse lerrecotle nelle principali colle/.ioni museali europ^®' aprendo anche la via ai primi conlribuii criiici sulle manifatliire locali-'^. Campana é in plena sintonía con i tempi cd 11 suo profiio -al parí del suo honoriimé incredibiimente affine a quello di un altní importante collezionista terrecotte suo contemporáneo: lo spagnolo márchese di Salamanca-'. Ai criteri tas sonomici .stabiliti dal Campana si rifaranno poi i maggiori colle/.ionisti di terrecotte attivi nella seconda meta del secolo, tanto che puré in Spagna un'cco si puó cogli^^^ nei materiali .selezionati da Asensi (che fu consolé a Tunisi'"). molti provenic^^ ^agli insediamenti (ma anche dalle necropoli) della Circnaica allora in via di seo primento'. Tra le terrecotte Asensi, confluite nel 1876 nel Musco Archeologtc® Madrid, proprio riguardo alie produzioni di quella regionc africana —intensamente ellenizzata e romanizzatarisulta di particolare intercssc una statuina femmim e vestita di chitone, .sopra il quale indossa un rígido pcplo. munita di un alto polos ureato (Fig. 6); alia meta delTOttocento nc era noto soltanto un altro esemplare nel e raccolte del Briti.sh Museum", corredato di una genérica provcnienza dall Afneíi settentrionale. La compresenza di elementi diversi (polos/urcus) —all apparenza non canonici e che la.sciano postulare un'associazionc tra due divinita (Demetra e Iside)-nonché laredazione iconográfica inconsueta parlano a favore di una creazione autónoma che, pur avendo a.ssimilato modi formali di altre manifatture (attiche e siceliote), é realizzata sulla base di specifiche esigenzc cultuali: la provenienza ' entrambi i pezzi dalla Circnaica e oggi sicuramcntc provata dalToccorrenza di nn terzo frammento del tipo nel deposito votivo di Demetra e Kore a Tocra'-. Va inoltre niévate che un simile polos cilindrico, in parte hcopcrto da una stephane a sette uraei, ritorna su un busto fcmminile in pietra lócale proveniente dalla Necropon Est di drene, del quale si conservano puré le braccia, con il destro che stringo nella mano una melograna, ritenuto una Iside/Demetra e datato non moho dopo meta del V sec.a.C.". w. Cfr. // santuario delle Nvmphai Chlhoniai a Circiw. II sito e h' terrec otte. a cura di M- E- ■^'cheli e A. Santucci, Monografic di Archcologia Libica. XXV. Roma. 2()0(). PP- ^7 ss. ^ Sul márchese, cfr. in questo voiumc: J. Bcltrán Fortes. "El Marqués de Salamanca (1811-188- y su colección escultórica". Uno sguardo preliminare alie terrecotte Salamanca é in J. M. Blázquez. ^erracotas del santuario de Cales (Campania)". in AI-:spA. 36. 1963. pP- 20 ss.; úleni. "Terracota-s de en el Museo Arqueológico Nacional de Madrid . in Zephvrus, XIX-XX. 1968-69. pp. 107 ss.. • lasada. "Cabezas votivas femininas del santuario de Cales (Campania). Estudio y evolución tipolO" ' 'n f^olMAN, 1,1, 1983, pp. 37 ss.; De Gabinete a Museo. Tres siglos de Historia. Madrid. Mtis^o Madrid. 1993, pp. 34 Cfr. in generale: De Gabinete a Museo, cit. in nota 29, pp. .362 ss. 1971 ' Catalogue des terres euites du Mu.sée Arehéoíofiicpw Madrid. Bordeaux, P P- 88, n. 458, tav. XXX.2; R- A. Higgins. Cattdofiue of the Terraeottas in the Departtnettt oj Román Antiquities. British Museiim. l. Greek: 7.d)-3.d) B.C.. London. 19.54, p. 3^4. n. 1446. Si trattadi un piccolo frammento della testa: Exeavations at Toera. ¡963-1*765. //. j, Boardrní^'^ •^ayes, The Archaie Depo.sits H and iater Deposits. London. 1973. p. iOd- "• '-54. tav. 49. P " Secondo E. Paribeni. Catalogo delle seidture di drene. Statue e riHevi di earattere religárso. Koma, 1959 p. 25, n. 30. tav. 36 sarebbe notevole Ui dipendenza da esemplari futili sicelioti, la^t" anche L. Beschi, "Divinita funerarie cirenaiehe". in ASAtene. XLVlI-XLVlll (1969-1970). 1972. e J Antiche opere in plástica: il callezionismo di terrecotte. tí: m .#.» í v: mmm Fifi. Statuetta femminile. Madrid, Museo Archeologico Nazionole.
434 Mario Elisa Grazie alie indagini di Campana le produziíini in terracotta acquisteranno uno statuto plenamente scientifico, ulilissime per comprendere dinamiche ed interazion^ del sistemi socio-culturali antichi. La prassi cognitiva perseguita dal márchese trovern superba applicazione ai primi del Novecento nei corpora di Rohden-Winnefeld o * Winter che fissano i criteri tassonomici della coroplastica, secondo un'impostaziono metodológica plenamente positivistica. COLECCIONISTAS ESPAÑOLES EN ITALIA A COMIENZOS DEL SIGLO XIX. EL MONETARIO DE DÁMASO PUERTAS, MÉDICO DEL XIV DUQUE DE ALBA Gloria Mora i' Hi ii : La enigmática figura de Dámaso Puertas Álvarez, médico del XIV Duque de Alba en la segunda década del siglo XIX, coleccionista de monedas y colabora dor de Domenico Sestini, ya había suscitado hace años la curiosidad de Beatrice Cacciotti y mía a raíz de una investigación conjunta sobre la historiografía y el coleccionismo de moneda ibérica. Ahora se presenta la ocasión de profundizar en este personaje: en primer lugar, en su vida, sus relaciones eruditas en España y en Italia, el contenido numismático de sus trabajos (nunca publicados), sus aportaciones y significado en el contexto científico italiano del primer tercio del siglo XIX, y su condición de eslabón entre el coleccionismo numismático italiano y español de esta época; en segundo lugar, en las singulares circunstancias de la formación y destino final de su notable monetario'. Ha sido ésta una trabajosa investigación que me ha llevado a numerosos ar chivos y bibliotecas, pocas veces con éxito, en busca de documentos relativos a Dámaso Puertas, su obra y su entorno. Han sido muchas las personas que me han ayudado. Quiero dar las gracias especialmente a Beatrice Cacciotti, Xavier Dupré, Jorge García, Helena Gimeno, María Elisa Micheli y Bartolomé Mora Serrano por su generosidad en información y noticias bio-bibliográficas; al p. Francisco Delgado de Hoyos, director de la Biblioteca del Centro de Estudios Eclesiásticos anejo a la Iglesia Nacional Española de Santiago y Montserrat y del Archivo de la Embajada Española cerca de la Santa Sede (AEESS), por su amabilidad y paciencia y por encontrar para mí manuscritos de Puertas no catalogados; y a los responsables del Fondo Lanciani de la Biblioteca di Archeologia e Storía delf Arte de Roma (BiASA) por permitirme -haciendo una excepción en las normasver los manuscritos origi nales (en lugar de los incómodos microfilms) y admirar sus maravillosas láminas a la acuarela (aunque no hacer fotos de las mismas)-. PP- 2n late ^ nota come, per quanto concerne i modi formaii. non si possa parlare di 'uní- ^ ® Influsso da Atene'. ' Esta investigación se enmarca en la Acción Integrada España-Italia 2003 y 2004: Arqueología, coleccionismo y mercado de antigüedades entre Italia y España (siglos XVI-XX), ref. HI2002-0172, dirigida por los profesores Beatrice Palma (Universitá degli Studi di Roma Tor Vergata) y José Beltrán (Universidad de Sevilla). Gracias a ella pude disfrutar de dos cortas estancias en Roma para labores de investigación. El artículo aludido es B. Cacciotti y G. Mora, "La moneda ibérica en las colecciones y tratados de numismática españoles de los siglos XVI a XIX", en M. P. García-Bellido y M. R. S. Centeno (eds.). La Moneda Hispánica: Ciudad y Territorio (Actas del I Encuentro Peninsular de Nu mismática Antigua, Madrid 1994), Madrid, 1995, pp. 351-359. - La lista de agradecimientos es muy larga, pero quiero que conste mi deuda con todas las personas que me ayudaron en la investigación: D. Paulino González Galindo, director del Archivo