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“Desperate housewives” y otras chapuzas sobre las mujeres

Collufio,Claudia Lidia

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225 Mas igualdad. Redes para la igualdad “DESPERATE HoUSEWIVES” Y OTRAS CHAPUZAS SOBRE LAS MUJERES Claudia Lidia Collufio Universidad de Sevilla Jean Jacques Rousseau diceva che “l’ozio e l’indocilità sono i due difetti piú pericolosi per le donne” e che “le ragazze devono essere vigili, laboriose e assoggettate per tempo”. E aggiungeva, “ bisogna esercitarle subito alla costrizione, in modo che loro non costi mai nulla, e a domare tutte le fantasie, per sottometterle alla volontà altrui. La dissipazione, la frivolezza, l’incostanza sono difetti che nascono facilmente dai primi gusti corrotti e sempre seguiti”, “è giusto che questo sesso condivida la pena dei mali che ci ha cagionato”. E mentre Aristotele, dall’alto delle sue asseverazioni pseudomediche ci definiva “maschi sterili” e Freud ci collocava in una posizione passiva “per anatomia” nelle sue speculazioni sul masochismo, Nietzsche, confrontando nel loro complesso uomo e donna, riteneva lecito affermare che “la donna non avrebbe l’arte di abbellirsi, se non avesse l’istinto del ruolo secondario. Nell’analisi eseguita sul corpus composto dalle sette stagioni di Desperate Housewives, nella loro versione italiana, sembrerebbe, a prima vista, che la figura femminile primeggi, lasciando alle figure maschili un ruolo marginale. Vedremo come, ancora una volta, pur trattandosi di una serie al femminile rivolta prevalentemente ad un pubblico di donne, le impronte sottese e palesi di maschilismo e discriminazione nei confronti del sesso femminile siano evidenti e fortemente marcati. Temi come l’amore, il peccato, l’omicidio, la famiglia, la ricchezza e la povertà sono stati ripresi e smontati dall’autore rispetto alla funzione che hanno tradizionalmente nel nostro immaginario. Uno dei tratti caratteristici della serie è la forzatura sul protagonismo assoluto delle donne. Da questa femminilizzazione della società scaturisce un surrogato di donna, una tipologia che, lontana dallal realtá tangibile, riporta ai romanzi rosa, i feuilleton, i fotoromanzi anni 80. Allo stesso tempo, le figure femminilii che animano la serie propongono un modello capace di smontare, decostruire le simbologie tradizionali: l’assassina, la traditrice, l’uxoricida (termine maschile, non esiste l’equivalente femminile; una povera donna che uccide il marito non ha diritto neanche a una voce nel dizionario) la maniaca della perfezione, l’alcolista, la pluridivorziata, l’avvelenatrice, l’esaltata religiosa, la stupratrice...tutti esempi in negativo o non eccellenti per virtú. Desperate Housewives sembra, pertanto, voler ribaltare gli stereotipi femminili, quanto meno quelli della società americana, puritana e conservatrice, ottenendo peró come risultato l’esasperazione di alcuni tratti femminili. Donne belle e intraprendenti rinchiuse in un quadrato i cui limiti non superano i confini di Wisteria Lane, che già nella sua denominazione locale contiene il filo conduttore tristemente associato alla sfera femminile, ossia al bordo dell’isteria. Il contesto in cui si muovono le protagoniste è una realtà border line, legata all’isteria, solitamente associata alla donna. L’epiteto “isterica” difficilmente si traduce al maschile, è raro definire un uomo “isterico”; solitamente sono ben altri gli aggettivi con cui ci si rivolge al sesso maschile e sovente si riferiscono ai suoi attributi, alla sua genealogia materna dedita ai facili costumi o a diramazioni craniche appuntite. Anche nel loro aspetto fisico le protagoniste rappresentano un gioco illusorio e falsato. Le quattro casalinghe disperate simboleggiano quattro etnie e culture differenti: Bree, il gruppo germanico-olandese, Lynette quello inglese, Gabrielle e Susan quello ispano-americano. Per quanto riguarda la loro posizione nella società, mentre “Sex and the City” rappresenta le donne single, belle, indipendenti, spigliate, irriverenti e in carriera, Desperate Housewives mostra diverse sfaccettature della donna di casa, sia essa ricca o povera, divorziata o felicemente accoppiata. Tutto si svolge in un quartiere residenziale della provincia americana, con villette a schiera, erba perfettamente tosata, piante e fiori dietro candide staccionate. Qui si susseguono le vicende domestiche delle protagoniste casalinghe che si muovono nel loro tran tran quotidiano tra lavatrici, fornelli, figli e relazioni personali soprattutto extraconiugali, in barba al puritanesimo conservatore locale. Ma la serie 226 Congreso Internacional De La Asociacion Universitaria De Estudios De Las Mujeres (Audem) non è per un pubblico locale, ha travalicato i confini a stelle e strisce con grande successo fin dalla sua prima apparizione. Il tono e lo stile combinano elementi che vanno dal dramma alla commedia, al giallo, la satira, la soap opera. È dai tempi di Dynasty e Dallas che in Italia, per esempio, non si registrava cotanto pubblico. La serie, dapprima rifiutata da molte reti televisive americane è stata unica per il fatto che ha scalato la classifica degli ascolti sin dal primo episodio, e inmediatamente il termine “casalinghe disperate” è diventato un fenomeno culturale. Allora ci domandiamo il perché di tanto successo e quale pubblico vi si riconosce. L’ottava stagione è stata già trasmessa dal canale statunitense ABC, in Italia, in chiaro, verrà trasmessa dal 24 novembre 2012, ogni sabato su rai4, con questi titoli fra altri: Segreti svelati, Paranoia, Inquietanti segreti, Debolezze, Sensi di colpa, Relazioni sbagliate, Poteri e segreti, Amore e morte. Omicidi, tradimenti, preti, gocce eccitanti e intense attività sessuali, alcool, pistole e suicidi, fughe di padri che lasciano donne incinta e adozioni, liti funeste e riappacificazioni. Gli ingredienti per una zuppa intrigante ci sono tutti e a quanto sembrerebbe le donne disperate funzionano, l’audience media di telespettatori statunitensi è di 12.823.000. In Italia, anche in rapporto alla popolazione, i valori in percentuale non si differenziano molto. Alle numerose pagine dedicate alla dicotomia uomo-soggetto vs donna-oggetto se ne aggiungono nuove per includere una nuova sfaccettatura della donna che si autorappresenta, attraverso le casalinghe disperate, esattamente come la rappresenterebbe un maschilista con poco senso dell’umorismo: la casalinga disperata, appunto. Susan è svampita, divorziata con una figlia, con il grande desiderio di trovare l’amore che si materializza nel piú o meno idraulico Mike. Lynette è madre di tre gemelli per i quali ha lasciato il suo ruolo di manager aziendale. Adesso è manager della propria casa. Bree è la casalinga modello, modello di moglie un po’ meno, è affetta da una sindrome ossessivocompulsiva che le fa pulire casa in maniera maniacale, preparare pranzi perfetti in ogni minimo dettaglio, impazzire per un quadro asimmetrico. Piú che disperata è ossessionata. Gabrielle è giovane, avvenente e amante delle cose belle e costose. Il marito la riempie di regali, tra cui un’auto costosissima mentre lei fa gli occhi dolci al giardiniere che taglia l’erba in giardino con i muscoli in evidenza. Si mette in luce un’immagine femminile che non è altro che il riflesso dell’uomo in negativo, piú vicina al concetto aristotelico di donna che a quello femminista della passata generazione. Anche il tempo a Wisteria Lane è scandito in maniera differente. Se il tempo al maschile è definito dall’azione e dal divenire, quello femminile si interiorizza come banalità quotidiana, ripetizione e monotonia dalla quale sfuggire attraverso un eccesso o un altro. Un susseguirsi di tragiche fatalità, dissidi, conflitti, crisi, caos, unioni e separazioni scandiscono le giornate delle casalinghe disperate dando loro e al pubblico un’idea di continuità, di durata, di perpetrazione. I mezzi mediatici ci vogliono nuovamente immaginare e ci rappresentano tra le pareti domestiche ma, lungi dall’essere madri amorevoli, spose fedeli e ineccepibili padrone di casa, siamo diventate isteriche, spietate e prive di alcun senso materno, in una parola: disperate. Non credo fosse questo ció che immaginavano le donne che negli anni ‘60 hanno partecipato attivamente, nei movimenti femministi, alla “rivoluzione sessista” a favore del diritto alla “differenza” e per la lotta alla leggittimazione delle proprie rivendicazioni. In quest’ottica, risulta ridicolo il relegare la donna alle faccende domestiche soprattutto in un momento storico in cui la casa è una delle cose che è cambiata maggiormente cosí come i ruoli tra uomo e donna nella sua gestione. Non ci sono donne che passano le loro giornate in cucina, né famiglie cosí numerose da richiederlo. Inoltre ci sono case in cui esiste una nuova forma di convivenza e ruoli diversi, basti pensare alle case abitate da studenti o da coppie omosessuali. 227 Mas igualdad. Redes para la igualdad È chiaro che la donna non è, e non può essere, una ricompensa per l’uomo, non è una persona vuota e superficiale, non è una casalinga per passione, tantomeno una super donna tutto fare. La donna è semplicemente una donna con i propri diritti e doveri. Desperate Housewives ci mette davanti a un nuovo modello femminile per nulla rassicurante. Purtroppo, gli stereotipi sessisti funzionano ancora oggi per incrementare l’audience nonostante le numerose denunce raccolte dalle varie Associazioni per i diritti della donna e contro la violenza. Le donne che si avvicinano alla cultura, ai libri, alla televisione da una posizione androcentrica potranno solo riconoscere e accettare la propria sottomissione e esclusione. Seppure le battaglie vinte finora per raggiungere una posizione di libertà e dignità ci hanno restituito i nostri diritti, a cominciare dal diritto al voto e alla cittadinanza, rimane ancora molto da fare nel campo della cultura e dell’immaginario sociale. La differenza di genere, in un quadro di questo tipo, si presenta pertanto fra le diversità piú radicali nel sistema delle differenze intersoggettive e, di conseguenza, di valore, confronto, convivenza, incontro. Anche la pubblicità, dal canto suo, per quanto si sforzi di presentare una donna in carriera, capace ed autodeterminata, non ha mai rinunciato ai vecchi stereotipi femminili di massaia e seduttrice, mostrando da un lato gli aspetti femminili di dolcezza e affettività, e dall’altro quelli tratti dall’universo maschile di emancipazione e capacità professionali. Un’armonizzazione di tali aspetti rimane, comunque, ancora lontana. Tant’è che quando si cerca di descrivere un “Housekeeper” il risultato è pressoché ridicolo. Le apparizioni di uomini impegnati in faccende domestiche, anche in pubblicità, sono poche e sporadiche. Spesso i loro interventi sono impacciati e ridicoli. Si tratta della negazione ad effettuare qualcosa per cui la donna è sicuramente piú adatta. Pertanto, questo tipo di argomento ironizzante non è altro che una ulteriore retorica della desuguaglianza che ammette l’ironia come topico per immunizzare la presenza inutile di un soggetto passivo (l’uomo, in questo caso) in un ambiente domestico. Per ció che riguarda la sfera femminile, quando la donna non è rappresentata come moglie, casalinga e madre devota il suo ruolo spesso si capovolge diventando chiaramente un puro oggetto sessuale passando per il livello intermedio di “casalinga disperata”.