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Sperone Speroni (1500-1588) nella Querelle des femmes

Galioto, Salvatore

Abstract

La presente tesi di dottorato, intitolata Sperone Speroni (1500-1588) nella Querelle des femmes, è un’analisi interdisciplinare dei dialoghi Della dignità delle donne (1542) e In lode delle donne (1596) di Sperone Speroni degli Alvarotti, dal punto di vista degli studi di genere e, più precisamente, dalla ginocritica, nell’ambito del dibattito Querelle des Femmes. In accordo con i parametri culturali del pensiero predominante della società cinquecentesca, Sperone Speroni partecipa a questo dibattito, considerando i dialoghi in esame, soffermandosi in modo specifico sulla questione della dignità della donna, affrontandola in modo originale rispetto ai suoi contemporanei. Il dialogo serve all'autore come strumento letterario che gli permette di includere la donna come personaggio che partecipa alla diatriba filoginia vs misoginia, nel ruolo di princeps sermonis. Sia Della dignità delle donne che In lode delle donne, secondo la catalogazione formale offerta da Virginia Cox, sono analizzati in questa tesi come dialoghi “quasi-documentary” y “serious”, poiché riflettono conversazioni reali e rispettose con le convenzioni di “verisimilitude and decorum” applicabili ai protagonisti femminili e maschili. Con questo obiettivo la prima parte della tesi si concentra sulle diverse prospettive di studio che sono state svolte su sperone Speroni e il suo lavoro, in una prospettiva di genere. La seconda parte comprende la contestualizzazione storica, letteraria e di genere del suo lavoro, nell'ambito della ginocritica che contempla il principio della cultura testuale in cui le donne sono soggetti letterari: personaggi, immagini o stereotipi. Entrambe le parti compongono un totale di cinque capitoli che comprendono lo stato della questione, un breve contesto storico e letterario del periodo dell'autore, la sua biografia, l'analisi del dialogo come genere letterario e, infine, i due dialoghi oggetto di studio all'interno il quadro della Querelle des Femmes.

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FACULTAD DE FILOLOGÍA PROGRAMA DE DOCTORADO EN ESTUDIOS FILOLÓGICOS LÍNEA MUJER, ESCRITURA Y COMUNICACIÓN TESIS DOCTORAL SPERONE SPERONI (1500-1588) NELLA QUERELLE DES FEMMES Au o : D. Sal a o e GALIOTO Di ec o as: D a. Dña. Me cedes ARRIAGA FLÓREZ D . D. Daniele CERRATO D a. Dña. Leono SÁEZ MÉNDEZ Se illa, 2022 2 A mia Mad e A mio Pad e GRAZIE PER TUTTO GRAZIE PER LA VITA Alla mia amiglia. Agli amici i aliani e spagnoli che in ques o pe co so ad os acoli mi hanno suppo a o e soppo a o. A me che ci ho c edu o ino in ondo e che non ho molla o nonos an e u o. 3 RESUMEN La p esen e esis doc o al, i ulada Spe one Spe oni (1500-1588) nella Que elle des emmes es un análisis in e disciplina de los diálogos Della digni à delle donne (1542) e In lode delle donne (1596) di Spe one Spe oni degli Al a o i (1500-1588), desde pe spec i a de los es udios de géne o y, conc e amen e, desde la ginoc í ica, den o del ma co del deba e de la Que elle des Femmes. Con o me a los pa áme os cul u ales del pensamien o p edominan e de la sociedad del Cinquecen o, Spe one Spe oni pa icipa en es e deba e, conside ando los diálogos obje o de es udio, cen ándose especí icamen e en la cues ión de la dignidad de la muje , abo dándolo de o ma o iginal con espec o a sus coe áneos. El diálogo le si e al au o como ins umen o li e a io que le pe mi e inclui a la muje como pe sonaje que pa icipa en la dia iba de la iloginia s la misoginia, en su papel de p inceps se monis. Tan o Della digni à delle donne como In lode delle donne, con o me a la ca alogación o mal o ecida po Vi ginia Cox (2008), son analizados en la p esen e Tesis como diálogos “quasi-documen a y” y “se ious”, po cuan o que plasman con e saciones eales y espe uosas con las con enciones del “ e isimili ude and deco um” aplicables a los pe sonajes emeninos y masculinos p o agonis as. Con al obje i o, la p ime a pa e de la Tesis se cen a en las dis in as pe spec i as de análisis que se han lle ado a cabo sob e Spe one Spe oni y su ob a, aplicando la pe spec i a de los es udios de géne o. La segunda pa e, comp ende la con ex ualización his ó ica, li e a ia y de géne o de su ob a, en el ámbi o de la ginoc í ica, que con empla el p incipio de la cul u a ex ual en la que la muje es suje o li e a io: pe sonaje, imagen o es e eo ipo. Ambas pa es con o man un o al de cinco capí ulos que engloban el es ado de la cues ión, un b e e con ex o his ó ico y li e a io del pe íodo del au o , su biog a ía, el análisis del diálogo como géne o li e a io y, po úl imo, los dos diálogos obje o de es udio den o del ma co de la Que elle des Femmes. 4 Riassun o La p esen e esi di do o a o, in i ola a Spe one Spe oni (1500-1588) nella Que elle des emmes, è un’analisi in e disciplina e dei dialoghi Della digni à delle donne (1542) e In lode delle donne (1596) di Spe one Spe oni degli Al a o i, dal pun o di is a degli s udi di gene e e, più p ecisamen e, dalla ginoc i ica, nell’ambi o del diba i o Que elle des Femmes. In acco do con i pa ame i cul u ali del pensie o p edominan e della socie à cinquecen esca, Spe one Spe oni pa ecipa a ques o diba i o, conside ando i dialoghi in esame, so e mandosi in modo speci ico sulla ques ione della digni à della donna, a on andola in modo o iginale ispe o ai suoi con empo anei. Il dialogo se e all'au o e come s umen o le e a io che gli pe me e di include e la donna come pe sonaggio che pa ecipa alla dia iba iloginia s misoginia, nel uolo di p inceps se monis. Sia Della digni à delle donne che In lode delle donne, secondo la ca alogazione o male o e a da Vi ginia Cox, sono analizza i in ques a esi come dialoghi “quasi-documen a y” y “se ious”, poiché i le ono con e sazioni eali e ispe ose con le con enzioni di “ e isimili ude and deco um” applicabili ai p o agonis i emminili e maschili. Con ques o obie i o la p ima pa e della esi si concen a sulle di e se p ospe i e di s udio che sono s a e s ol e su spe one Spe oni e il suo la o o, in una p ospe i a di gene e. La seconda pa e comp ende la con es ualizzazione s o ica, le e a ia e di gene e del suo la o o, nell'ambi o della ginoc i ica che con empla il p incipio della cul u a es uale in cui le donne sono sogge i le e a i: pe sonaggi, immagini o s e eo ipi. En ambe le pa i compongono un o ale di cinque capi oli che comp endono lo s a o della ques ione, un b e e con es o s o ico e le e a io del pe iodo dell'au o e, la sua biog a ia, l'analisi del dialogo come gene e le e a io e, in ine, i due dialoghi ogge o di s udio all'in e no il quad o della Que elle des Femmes. 5 INDICE I INTRODUZIONE 7 II STATO DELLA QUESTIONE 11 II.1. S udi di c i ica adizionale 22 II.2. S udi da una p ospe i a di gene e 42 II.3. La ques ione della lingua 69 II.4. Nasci a delle Accademie nel no d I alia 72 II.5. Spe oni e l’Accademia degli In iamma i 85 II.6. Le donne e le Accademie 93 III. SPERONE SPERONI E LA QUERELLE DES FEMMES 97 III.1. Biog a ia di Spe one Spe oni (Pado a 1500-1588) 97 III.2. Que elle des Femmes in I alia a XV e XVI secolo 135 III.2.1. L’A en o della S ampa, le sc i ici e i pe sonaggi Femminili 135 IV IL DIALOGO NEL CINQUECENTO 150 IV.1. L’Apologia dei dialoghi (1574-5) 172 IV.2. Spe oni e il Dialogo 179 V ANALISI DEI DIALOGHI DI SPERONE SPERONI 186 V.1. Ca a e is iche o mali del dialogo in Spe one Spe oni 186 V.1.1. Fo ma o del dialogo “quasi-documen a y” 187 V.1.2. Tema ica T a a a 188 V.1.3. Ruolo dei pe sonaggi emminile 189 V.1.4. Codice cul u ale nella sua accezione poli ica 193 V.2. Della digni à delle donne (1542) 195 V.2.1. T asc izione de Della digni à delle donne 233 V.3. In lode delle donne (1596) 251 V.3.1 A gomen i della Que elle 258 6 V.3.2. T asc izione de In lode delle donne 264 VI CONCLUSIONI 273 BIBLIOGRAFIA 279 7 INTRODUZIONE Ques a esi cos i uisce un’analisi in e disciplina e dei dialoghi Della digni à delle donne (1542) e In lode delle donne (1596) di Spe one Spe oni degli Al a o i (1500-1588), dal pun o di is a degli s udi di gene e, in pa icola e della ginoc i ica e si colloca nel quad o degli s udi ela i i alla Que elle des Femmes. La nos a ice ca uole o i e un con ibu o ai pochi s udi dedica i, in pa icola e, ai due dialoghi analizza i e alla speci ica p oduzione dell’au o e ela i a a es i che hanno come p o agonis e le donne e a ano di aspe i lega i alla lo o i a p i a a e pubblica: Dialogo del empo del pa o i e delle donne, Dialogo della cu a della amiglia, Dialogo d’amo e, Disco so del la a e i igliuoli dalle mad i e un b e e a a o Su ima i a si. La scel a di concen a si sui es i di Spe one Spe oni è de a a dal a o che si a a di uno dei più illus i sc i o i di dialogo del Cinquecen o ed anche uno degli uomini do i più incisi i e o iginali sulle a i del disco so. Risul a, quindi, pa icola men e ada o pe analizza e il complesso enomeno della comunicazione sc i a e o ale che a eni a a a e so il dialogo e s udia e le p incipali ema iche della Que elle de emmes, dal momen o che cos i uisce un pun o di i e imen o ed un modello pe mol i degli au o i che nel Cinquecen o si dedicano a ques o gene e le e a io. La esi analizza i dialoghi in ques ione p endendo in conside azione anche le i lessioni di Spe oni all’in e no di al e ope e ed in pa icola e dell’Apologia dei dialoghi do e l’au o e di ende i suoi es i dal pun o di is a di un c i ico le e a io, acendo i e imen o al adizionale p i ilegio della e o ica di ene e in sospeso le condizioni di e i à e delineando una poe ica del dialogo come “gioco”. Il nos o s udio conside a l'Apologia dei dialoghi di Spe oni, pe ciò, in una nuo a luce, ponendola al cen o del pe co so c i ico dell'au o e, conside andola una guida ondamen ale pe la conoscenza dei a o i eligiosi e poli ici che hanno de e mina o lo s iluppo del dialogo nell'I alia del a do Cinquecen o. Ques a ci cos anza è chia amen e i lessa da Spe one Spe oni nei due dialoghi seleziona i e analizza i, essendo uno dei qua o aspe i dell’analisi es uale applica a igua dan e il o ma o del dialogo, gli a gomen i a a i, il uolo dei pe sonaggi emminili, il codice cul u ale nella sua accezione poli ica. 8 Spe one Spe oni app esen a uno dei p imi au o i a pa ecipa e al diba i o ela i o alla ques ione della digni à della donna, che è inse i o in un al o anco a più ampio p op io della socie à umanis a dell’epoca al quale p ende anno pa e al i s udiosi e sc i o i cinquecen eschi, a cui Lodo ico Domenichi, Co nelio Ag ippa, Ma io Equicola, Galeazzo Fla io Cap a, Domenico B uni e Alessand o Piccolomini. Il disco so iloso ico di Spe oni si basa sop a u o su pe sonaggi emminili eali ed è incen a o non solo sulle i ù adizionalmen e conside a e ipicamen e emminili, come la bellezza, la cas i à, l’obbedienza, l’umil à, ma, anche, sulla lo o capaci à di s olge e qualsiasi a i i à ipicamen e maschile, come il go e no ci adino, la gue a, la s a egia poli ica o la conoscenza e la saggezza. Ce amen e Spe one Spe oni nei dialoghi analizza i non può conside a si un po a oce delle donne, ma le inse isce come pe sonaggi impo an i e con una oce p op ia all’in e no del diba i o cul u ale del p op io empo, endendosi con o di come la socie à cinquecen esca si s a as o mando e la pa ecipazione emminile alla i a pubblica s ia di en ando una cos an e. Conside iamo pe ciò che Della digni à delle donne e In lode delle donne po ebbe o esse e ca aloga i e conside a i, come già a e a a o no a e Vi ginia Cox, come dialoghi “quasi-documen a y” e “se ious”, pe ché ca u ano con e sazioni ealis iche e ispe ose con le con enzioni di “ e isimili ude and deco um” e a engono a le celeb i à del suo empo. Pe quan o igua da la s u u a della esi si è op a o pe una di isione in due g andi blocchi. Nella p ima pa e di ques ’analisi iene adope a o un me odo di ice ca che unisce i a i s udi adizionali su Spe one Spe oni, che hanno p esen a o una isione maggio men e comple a pe la icos uzione della sua biog a ia e dei suoi a i sc i i, e, inol e, le eo ie degli S udi di gene e. I dialoghi engono analizza i dal pun o di is a della iloginia/misoginia dell’in e es uali à e degli s udi cul u ali. Si è enu o con o del pe iodo cul u ale e s o ico e delle ques ioni sociologiche del empo nei quali i e a Spe oni. La seconda pa e, insieme all’analisi dei due dialoghi, comp ende la con es ualizzazione s o ica, le e a ia e di gene e delle sue ope e, nell’ambi o della ginoc i ica, che con empla il p incipio del sape e le e ale che i iene le donne elemen i impo an i all’in e no dei es i: in alcuni casi assumono la unzione di pe sonaggi, in 9 al i di en ano delle e e immagini di i e imen o, in al i anco a degli s e eo ipi all’in e no della p oduzione dell’ope a dell’au o e. Il p imo capi olo consis e in uno s a o della ques ione nel quale è p esen e una suddi isione degli s udi sull’au o e: quelli adizionali nella p ima pa e nei quali engono p esi in esame alcuni sc i i come quelli di Tomi ano Be na dino (1570), Fo cellini Ma co (1740), Genna i Giuseppe (1786), Fano Amelia (1909), Pozzi Ma io (1988) e quelli s ol i da una p ospe i a di gene e che pa e dalla Que elle des Femmes e dalla ginoc í ica, conside ando ad esempio gli s udi di Eliane Showal e (1979, 1986), F ancine Daenens (1983), Luce I iga ay (1984), Ri e a Ga e as (1996), Vi ginia Cox (2011), Chia a Fe a i (2011), Gisela Bock (2017). Nel secondo capi olo è p esen e un b e e con es o s o ico, le e a io nel quale è inse i o l’au o e con le sue ope e, si a on a il ema dell’espansione dei p ece i della i o ma in Eu opa e in I alia; si analizza la si uazione s o ica in Vene o e a Pado a, con alcuni cenni sulla nasci a delle Accademie e del lo o s iluppo sop a u o in alcune ci à dell’I alia se en ionale; ci si so e ma quindi sull’analisi dell’Accademia degli In iamma i e si s udia il appo o che alcune donne ebbe o con le Accademie. Il e zo capi olo si concen a sulla biog a ia di Spe one Spe oni analizza a anche alla luce del diba i o della Que elle des Femmes. Si a on a l’a en o della s ampa e la maggio e p esenza delle sc i ici e di pe sonaggi emminili nei es i. Vengono p esen a i alcuni cenni sulle sc i ici i aliane e sulla lo o p esenza/assenza nella socie à del Cinquecen o. Il qua o capi olo è dedica o all’analisi del gene e del dialogo nel Cinquecen o; si p osegue con l’analisi dell’Apologia dei dialoghi e dell’impo anza che ebbe ques a ope a pe lo s iluppo del dialogo; la pa e inale del capi olo e idenzia il uolo che Spe one Spe oni ebbe pe lo s iluppo del sudde o gene e le e a io. Nel quin o capi olo, si analizzano i dialoghi Della digni à delle donne e In lode delle donne. Ci si i e isce agli e en i e ai momen i du an e i quali a engono i dialoghi e anche alle peculia i à e pa icola i à dei di e si p o agonis i delle icende che il più delle ol e hanno la s essa o igine sociale e anche cul u ale; qualche ol a, in ece, i pe sonaggi appa engono a ce i e eal à in con apposizione a di lo o. Il dialogo acquis a maggio e ealismo e semb a di i o a si in un pe co so che ha u i gli elemen i p op i della ice ca esp essi a. Alla ine colui che legge il es o di en a un e o e p op io c i ico, e semb a esse e una pe sona capace di disce ne e a di e en i 16 (1465-1558), da cui eme ge l’unione in elle uale ela i a alla concezione del modello emminile, quello della i ago "en isagé dans son accep ion mili ai e ou sous l’angle de l’é udi ion" (Bolu e e Cab é, 2015: 35). La ispos a alla isione più laica di alcuni in elle uali della co e ca olica iene dalla mano delle monache Te esa de Ca agena, Isabel de Villanue a (m. 1490) o Te esa d’A ila (1515-1582). A di esa della supe io i à della donna sugli uomini appa i anno au ici e au o i, come Iso a Noga ola (1418-1466) o Al ise Da dano (1429-1511), che u ilizzano es i biblici pe o i e una isione posi i a della igu a di E a (B oullón-Lozano, 2022; 2020). Dall’inizio del Rinascimen o ino all’a i o della Con o i o ma, a pa i e dal Cinquecen o il disco so delle Que elle è sogge o a e isione a causa dei mu amen i poli ici che si e i icano, dei sis emi di app esen azione (Dioniso i, 1967: 238), sop a u o quando si assis e allo s iluppo della sc i u a emminile, seppu limi a a nel empo e ad un a anzamen o di s a o sociale a is oc a ico e, in ine, all’in e esse susci a o nell’edizione di ope e sulla condizione della donna. L´esso de l´imp ime ie a alle de pai a ec l´in é ê po é à la condi ion éminine: ceux qui p ennen pa à la Que elle le on alo s majo i ai emen en a eu du sexe éminin e ep ennen les discou s su la supé io i é e l´excellence de la emme énoncés dans les ai és de la Renaissance. Dans leu s i es, ils insis en su la nécessi é de é u e les accusa ions adi ionnelles con e les emmes (la en a ice, l´ê e in é ieu à l´homme depuis la C éa ion…) (Pe occo, 2015 : 103) 8 . Tu a ia, alla ine del XVI secolo, i o nano in auge disco si, già ip odo i mol e ol e nel Medioe o, cen a i sulla mo ale e ampiamen e misogini, che desc i e ano le donne come ianua diabuli, ins umen um demonii peccaminose, e non 8 L'ascesa della ipog a ia andò di pa i passo con l'in e esse mos a o pe la condizione emminile: colo o che pa ecipa ono alla Li iga lo ece o p incipalmen e a a o e del sesso emminile e ip ese o il disco so sulla supe io i à e l'eccellenza della donna a ia a nei a a i inascimen ali. Nei lo o i oli insis ono sulla necessi à di con u a e le adizionali accuse con o le donne (la en a ice, l'esse e in e io e all'uomo in dalla c eazione...) ( aduzione dell’au o e della esi). 17 come mogli edeli e mad i de o e 9 (Pe occo, 2015: 104). La p ima ope a in cui iene a on a a la ques ione della dispu a a uomini e donne è Les con o e ses des sexes masculin e éminin di G a ien de Pon (1534), si e idenziano, nella maggio pa e dei casi, denunce degli a acchi che le donne ice ono dagli uomini. Dallo s iluppo della scienza s o ica della S o ia di Gene e in o no alla Que elle des Femmes, all’inizio del XX secolo, si de e mina che le o igini della Que elle isalgono al XV e XVI secolo, con l’a i o dell’Umanesimo e del Rinascimen o. Ch is ine de Pizan (1364-1430) è conside a a la pensa ice emminis a p eco i ice della di usione della p ima eo ia emminis a (Kelly, 1982) 10 , sebbene l’esis enza delle "Que elle medie ali" abbia un modello p ecu so e nella cosidde a F auen a e dell’Eu opa Cen ale, un mo imen o di donne che i e ano al di uo i dei canoni sociali s abili i (Case, 1998; Ri e a Ga e as, 1996). Una delle p ime au ici medie ali eu opee che si dis ingue pe la p oduzione inquad a a nella adizione eligiosa in la ino è Hildega da de Bingen (1098-1179); le sue sc i u e semb ano esse e des ina e a badesse, monache e san e; si ico dano inol e l’Agiog a ia di Radegunda compos a da Baudoni ia, nel VI d.C. o i pezzi d amma ici di Roswi ha de Gande sheim (X secolo d.C.) 11 . Il secondo g uppo di au ici, a scopo o ien a i o, è o ma o da colo o che non hanno sc i o in la ino, ma in lingua olga e, ampliando, così, i limi i ema ici del g uppo p eceden e, è il caso dei lais in e si (1160-1215) di Ma ía di F ancia, nonché l’ope a di Ma gue i e Po e e (m. 1310), ino ad incon a e Ch is ine de Pizan (1364- 1430). Con ques a ul ima siamo imme si nella Que elle con il suo Le Li e de la Ci é des Dames (Bonu, 2021). Ch is ine de Pizan ha inaugu a o la adizione, nel disco so più eo ico, secondo cui semb a di esse e da an i ad una donna che sc i e sulle eccellenze di al e donne, ol e ad esse e la p ima pensa ice di quello che oggi si chiama emminismo (Kelly, 1982). Le Li e è una ispos a ai a a i medie ali del Mulie um Vi u es di 9 T a ados encomiás icos que celeb an las pe ecciones de las muje es en la segunda mi ad del siglo XVI son Ragionamien o de la pe ezione delle donne (1561) de Gi olamo Bo o y Della i ù emminile e donnesca (1582) de To qua o Tasso. 10 Sol e e , Helen. 1995. The mas e and Mine a: dispu ing women in ench medie al cul u e. Be keley: Uni e si y o Cali o nia, pp. 151-175. 11 D onnke, Pe e . 1966. Medie al La in and he Rise o Eu opean Lo e-Ly ic, 2: Medie al La in Lo e-Poe y. Ox o d: Uni e si y; D onke, Pe e (1994): Las esc i o as de la Edad Media. Ba celona: C í ica. 18 Plu a co, del De mulie ibus cla is di Boccaccio, dello Speculum di Vincen de Beau ais, di O idio, di San ’Amb ogio e della Ci à di Dio di San ’Agos ino 12 . T a gli umanis i, come ad esempio Leona do B uni nel suo De s udis e li e is libe (1424) e F ancesco Ba ba o, au o e del De e uxo ia, ci sono già le p ime posizioni che acce ano una ce a o mazione delle donne, pu senza conside a le pienamen e ada e a unzioni pubbliche o a impegna si nel pensie o in elle uale. Pa allelamen e al con ibu o di Ch is ine de Pizan nel Qua ocen o i aliano, spiccano al i esempi di donne umanis e, come Iso a Noga ola iglia di Ma in Rizzoni, con il suo De pa ia u impa i E ae a que Adae pecca o (1453) 13 ; Lau a Ce e a (1469-1499) 14 e l’a e ma a o a ice Cassand a Fedele (1465-1558) 15 di cui, essendo anche s a a educa a alla e o ica, sono amosi i suoi disco si sull’is uzione delle donne 16 ; si ico da anche il con ibu o di Eleono a d’A agona (1450-1493), iglia del Re di Napoli e duchessa di Fe a a 17 . Nei secoli successi i u ile an e Luc ezia Ma inella (1571-1653), p ima donna in I alia a discu e e pe isc i o con al i sc i o i con empo anei sulle cause del i upe io delle donne da pa e degli uomini. La sua La nobili à, la eccellenza delle donne (1549) indi idua nella g ande e o se oppa au os ima degli uomini, nella lo o mancanza di alen o e nell’in idia le cause p incipali della misoginia (Kelly, 1982: 17). A cangela Ta abo i (1604-1652) compone Che le donne siano della spe ie degli Huomini (1651) e Di esa delle donne (1647) in ispos a agli a acchi misogini accol i nella Dispu a io Noca (1595), ope a anonima, do e le donne sono de ini e non umane, 12 Dohe y, Lillian. (2006). “Pu ing Women back in o he Hesiodic Ca alogue o Women”, in V. Zajko - M. Leona d (eds.), Laughing wi h Medusa, Ox o d, pp. 421-446; Phillippy, Pa icia A. (1986). “Es ablishing Au ho i y: Boccaccio’s De cla is mulie ibus and Ch is ine de Pizan’s Le Li e de la Ci é des Dames”, Romanic Re iew, 77 (3), p. 170 ; Jean oy, Al ed (1922). “Boccace e Ch is ine de Pizan: le De cla is mulie ibus p incipale sou ce du Li e de la Ci é des Dames”, Romania, 48, pp. 147-154 ; F anklin, Ma ga e . 2006. Boccaccio’s He oi-nes: Powe and Vi ue in Renaissance Socie y, Alde sho , cap. 2; Wal e s, L. J. 2000. “La ééc i u e de Sain Augus in pa Ch is ine de Pizan de La ci é de dieu à La ci é des dames”, in Hicks E. (ed.). “Au champ des esc ip u es”. IIIe Colloque In e na ional su Ch is ine de Pizan, Pa is. 13 Di cui condi ide la pa e ni à con il Do o e in Giu isp udenza e A i Ludo ico Fosca ini. C . Benson, e Ki kham (2008) e Benson Pamela (2007). 14 Chu chill, Lau ie J. e al. (eds.). 2002. Women W i ing La in. III. Mode n Women W i ing La in. New Yo k, pp. 92-94. 15 Cla issimae eminae Cassand ae Fidelis Vene ae Epis olae e O a iones, Pado a, 1636. 16 Muñoz Ga cía, Ma ía Te esa. La “Que elle des Femmes” inacabada: de Ch is ine de Pisan a Ma ga e A wood. En An iguos y mode nos: p esencias clásicas, de la An igüedad al siglo XXI. Uni e sidad de País Vasco, 2009, pp. 259-284. 17 S e enson, Jane. 2005. Women La in Poe s: Language, Gende , and Au ho i y, om An iqui y o he Eigh een h Cen u y, Ox o d - New Yo k. 19 elenose e bes ie (Bock, 2002: 11); Mode a a Fon e 18 con il Il me i o delle donne (1600) isponde alle ope e di au o i che esp imono il lo o i iu o delle donne col e. Il diba i o della Que elle des Femmes, sulla asg essione compiu a dalle donne che i endicano il po e e poli ico della p op ia oce e della p op ia pa ola, cos i uisce un “ enómeno his ó ico” della libe à emminile nella s o ia, secondo la p o esso essa di s o ia medie ale e di e ice del Duoda, Cen o di Rice ca de Dones dell’Uni e si à di Ba cellona, Ma ía Milag os (Ri e a Ga e as, 1996: 25). Il suo app occio me odologico e la sua i lessione si basano sulla sc i u a come espe ienza pe sonale delle donne e, allo s esso empo, su uno s e o appo o con esse (Ri e a Ga e as, 1994: 31). In e p e a ques o legame a le donne come una o u a dell’o dine simbolico pa ia cale, pe en a e in quello che Luisa Mu a a chiama "l’o dine simbolico della mad e" (1991) e consen i e la "libe à emminile" che de inisce come saca del es ado de cons icción los elemen os pa a supe a lo, pe o ambién, si es o ue a imposible, pa a acep a lo lúcidamen e. De es e modo, el sen ido de la exis encia emenina no iene de ue a: nace de den o, y así se desplaza el lími e en e no libe ad y libe ad (Ri e a Ga e as, 1994: 26). La p esenza delle donne come ogge i e sogge i le e a i è in e io e a quella delle lo o con opa i, da a la lo o sca sa isibili à nelle elazioni sociali che seguono codici cul u ali pa ia cali. Ques a p opos a di ice ca è quella che Ri e a Ga e as applica alla speci ica domanda “del sen ido polí ico del ado no del cue po emenino” nella Que elle des Femmes (1994: 26). L’in oduzione di ques o pa ame o, p esen e nei due dialoghi di Spe one Spe oni, come sa à e i ica o nel capi olo dedica o all’analisi es uale all’in e no di ques a Tesi, pe me e di conosce e e amplia e la comp ensione della sua ope a, nel suo con es o s o ico. All’in e no delle Que elle des Femmes spicca la co en e della pola i à a i sessi, e edi a a da A is o ele, guida a dagli uomini delle accademie e delle uni e si à (XIII secolo), ispe o a quella delle donne o F auen a e o alla ques ione delle donne (Ri e a Ga e as, 1994: 27). Gli accademici di endono la di e enza sessuale iuscendo 18 Il me i o delle donne, o e chaia amen e si scuop e quan o siano elle degne e più pe e e degli uomini (c . ed. de A. Chemello, Venezia 1988). 20 a impo la sulla p opos a eo ica di sc i ici come He alda de Hohenbou g o Hildega da de Bingen (XII secolo), a a o e della complemen a i à a i sessi, comp endendo che an i uomini e donne, nonos an e siano signi ica i amen e di e en i, hanno lo s esso alo e (Allen, 1985). Il diba i o che ae spun o dalla p op ia espe ienza con e isce alle donne che i pa ecipano legi imi à e po e e; esse p endono coscienza della p op ia pe sona e della p op ia si uazione nel mondo, come donne, come esse i subo dina e e delegi ima e dalla lo o s essa pa ola. Da ques a consape olezza c eano ope e che p esen ano ed espongono le speci ici à del enomeno di cui anno pa e, pe cos ui e a a e so le p op ie pa ole il p op io mondo simbolico (Kelly, 1984; Sco , 1997: 6- 8). Il con es o sociale e cul u ale (Ramí ez Almazán, 2022; González de Sande, 2021a, 2021b) delle donne all’in e no della Que elle des Femmes ne gene a un’immagine c ea a dal pa ia ca o come p odo o del pensie o cle icale. Rapp esen an i di ques a p oduzione le e a ia sono San Paolo, San ’Amb ogio, San ’Agos ino o Isido o di Si iglia. La i o ma g ego iana alla ine dell’XI secolo con ibuì no e olmen e alla p o onda i o ma del cle o, si es ese il celiba o al cle o secola e e si impose il ma imonio come sac amen o (Blanco Valdés, 2009). È con l’Umanesimo eu opeo che nascono le puellae doc ae (Bo egue o Bel án, 2011) in F ancia, I alia e Inghil e a: agazze na e e educa e nelle a i libe ali del i io e del quad i io, anne la e o ica, in quan o inalizza a alla o mazione del public speaking, in ambien i cul u ali, pe olon à dei geni o i che ese ci a ano p o essioni libe ali come medicina, legge o insegnamen o. T a le più amose " iglie di uomini col i" spicca Iso a Noga ola (1453). La Que elle p osegue ino al Ba occo (XVII secolo), pe iodo in cui con inua il ema di ondo inizia o nel Medioe o, ma e a ca a e izza o più dalla p a ica le e a ia, come è nel caso di Giuseppe Passi (1569?-1620). Da menziona e sono i Donneschi Di e i (1599) e La Mons ua Fucina de le so didezze degli uomini (1603), en ambi pubblica i nella ipog a ia di Jacopo An onio Somasco, a Venezia: Dans les deux ex es, il u ilise les mêmes images e les mêmes igu es de hé o ique, d´un cô é pou ou e que les dé au s des emmes jus i ien les ac ions des hommes con e elles, e , de l´au e, pou démon e le con ai e. Pou Passi, comme pou 21 beaucoup de ses con empo ains, il s´agi su ou de b ille au sein des Académies li é ai es (Pe occo, 2015: 107) 19 . Pe an o, la con o e sia sull’uguaglianza delle donne ispe o agli uomini comincia ad esse e designa a nella ca ego ia della Que elle des Femmes, solo dall’inizio degli anni ‘90 e in modo a enua o (Ri e a Ga e as, 1992; Can a ella, 1992). Ci u anche una e oluzione del nome pe designa e ale enomeno e ciò lo i ela anche l’uso del e mine e la sua aduzione in spagnolo Que ella de las muje es, in ca alano Que ella de les dones e l’uso che se ne ece a i medie alis i (Bolu e e Cab é, 2015: 32; Weiss. 2002; A che , Robe 2005; A che , Robe 2001; Aichinge , Wol am e al. 2003; Solomon, M. 1997). Tu a ia, negli ul imi en ’anni, si è consolida a in ambi o accademico, ocalizzando l’a enzione sul disco so misoginis a su cui poggia la subo dinazione delle donne. Pe me e e in e idenza i di e si app occi nell’analisi della igu a di Spe one Spe oni e della sua ope a si è scel o di di e enzia e a: a) S udi adizionali che hanno analizza o Spe oni dal pun o di is a s o ico, sociale, le e a io e linguis ico (II.1. S udi di c i ica adizionale); b) S udi con p ospe i a di gene e/ emminis a che hanno indaga o aspe i misogini o ilogini della sua ope a e la sua pa ecipazione nell’ambi o della Que elle des Femmes (II.2. S udi da una p ospe i a di gene e). 19 In en ambi i es i usano le s esse immagini e le s esse igu e e o iche, da un la o pe mos a e che le colpe delle donne gius i icano le azioni degli uomini con o di lo o, e, dall'al o, pe dimos a e il con a io. Pe Passi, come pe mol i suoi con empo anei, si a a sop a u o di b illa e all'in e no delle Accademie le e a ie (Pe occo, 2015: 107). 22 II.1. S udi di c i ica adizionale In un es o del 1547, sc i o da Ven u in Ru inelli in i ola o Delle Le e e di Di e si Au o i, a quelle p esen i si o a una le e a di Spe oni indi izza a al con e Fo una o Ma inengo do e appa e chia o il sen imen o di amicizia che li uni a: “M’alleg o delle nozze pe lo con en o, che io giudico, che n’abbia e, disco endo come debbo, agione olmen e, o me ne alleg o spe ando che dobbia e a cose simili a oi in al modo, onde se il mondo a à più di un Con e Fo una o, bea i i os i amici” (Ru inelli, 1547). Uno dei p imi es i nel quale si o ano i e imen i a Spe one Spe oni è il De An iqui a i U bis Pa a ii, lib o in la ino, del canonico Sca deone. L’au o e de inisce Spe one Spe oni giu is a, iloso o ed espe o in ogni ipo di disciplina, e lo desc i e come un uomo già amoso in quegli anni, capace di sc i e e dialoghi in lingua e usca di g ande e udizione ol e a ico da e che ece pa e dell’Accademia degli Ele a i della ci à di Pado a (Sca deone, 1560: 221). Scipione Ba gagli nel suo sc i o del 1594, in i ola o Delle Lodi Dell’Accademia sos iene che Spe one Spe oni osse s a o un esponen e di spicco dell’Accademia degli In iamma i di Pado a (B uni, 1967) e che eminen i esponen i dell’Accademia degli In ona i di Siena (Tsolkas, 2020), dopo esse si as e i i a i e e nella ci à di Pado a, si associa ono agli In iamma i e i appo a ono “buona lin a e nuo e idee” (Ba gagli, 1594: 33) Lo sc i o e And ea Salici Giò ci o nisce qualche no izia ela i a alla biog a ia di alcuni amilia i di Spe one Spe oni nell’ope a His o ia della amiglia Con i del 1605; si so e ma in pa icola e su Diaman e 20 e sulle sue eccellen i acol à in elle uali de inendola “ e a nipo e del G ande Spe oni” (Salici, 1605: 193), a a anche 20 In ques o caso ci si i e isce alla nipo e di Spe one che e a s a a chiama a con lo s esso nome di una delle e iglie di Spe one Spe oni: “Il Con e Enea è magnanimo…ques o ha pe moglie Diaman e della nobilissima amiglia dei Con i Cap a, della quale quasi di econdo semina io in ogni e à Vicenza ede sci e alo osi mi ca alie i, le e a issimi uomini, e donne di singola p udenza. In ques a Signo a ol e una acol à amplissima d'una ben icca do e, isplendono mol e i ù p op ie, le quali la endono degna del suo al o lignaggio, e e a nipo e del g an Spe one” (Salici 1605:193). Diaman e e a anche il nome di una delle e iglie di Spe one Spe oni: “T e ne ebbe la p ima nacque il 2 d'Agos o del 1533, e enu a 1'11 seguen e al on e ba esimale da uomini di g an casa o e di g an ama, quali Gi olamo So anzo, Ma c'An onio Mo osini e Be na do Na age o, ebbe i nomi di Lucia, C is ina, Ad iana; la seconda na a 11 ma zo 1535, u ba ezza a col nome di Diaman e; la e za, che u Giulia, e Spe one amò colla pa icola ene ezza con cui si suol p edilige e l'ul imo na o, enne alla luce nel 1537 o '38” (Fano, 1909: 31). 23 dell’ul ima iglia dell’au o e pado ano, Giulia, che a sua ol a ebbe e iglie emmine Spe onella, Lucie a e Bianca (Salici, 1605: 193). Sos iene che il Con e Ingol o dei Con i 21 “si addo o a in iloso ia e o iene una le u a di iloso ia mo ale e poli ica a Milano con uno s ipendio ono e ole mos andosi non solo buon iloso o, ma o a o e eloquen e, do a o di u e quelle i ù, che possono con eni si al e o nipo e, e ede degli sc i i del signo Spe one” (Salici, 1605: 194-195). Del 1731 è L’is o ia della Volga Poesia, sc i a da Gio an Ma io C escimbeni. Nel p imo olume il nome di Spe one compa e di e se ol e (C escimbeni, 1731: 107) 22 in elazione alla s esu a della agedia in e si Canace, che non ebbe mol o segui o e che u sc i a con un e so de ini o “ o o” 23 , che non si adope a a più da quando Pe a ca a e a in odo o l’endecasillabo pe la s esu a delle sue poesie. Nel secondo lib o de La is o ia della olga poesia ipo a qualche no izia ela i a alla sua i a 24 e sos iene che la sua ope a al p incipio ebbe un as o nume o di le o i. Sc i e di lui che nacque a: Pado a nel 1500 il 12 d’Ap ile. Fu do a o ques o nobilissimo ingegno di somma ele azione, e p o ondi à, di manie a che nelle 21 Fon anini sos iene che uno dei p imi s udiosi della i a e delle ope e di Spe one Spe oni u p op io Ingol o Con e dei Con i anche ci a o già pe una edizione, i edu a e co e a, di una accol a di dieci dialoghi; in o ma i le o i anche del passaggio di u e le ope e, edi e e anche inedi e, dell’au o e pado ano a Ma co Fo cellini e a Na al Delle Nas e e di come cos o o, dopo a e le lima e, ipuli e di alcuni e o i e sis ema e, le pubblica ono nel 1740. Spe oni u il nonno ma e no di Ingol o dei Con i il quale e edi ò gli o iginali delle ope e, ques o si e ince da una no a nel es o: “Ingol o Con e de' Con i, di cui lo Spe oni u a olo ma e no, dedicò ques a copiosa edizione al ca dinal Pie o Aldob andini; ma egli u sì mal se i o nella s ampa, che bisognò a e una g an a ola d'e a a nel ine, la quale neanche bas a; e il Con e Ingol o nel i olo di essa esibisce gli o iginali pe a ede e, che gli e o i non sono dello Spe oni, ma della s ampa. Pe la qual cosa è deside abile, che i gene osi signo i Con i, gen iluomini pado ani, e anche eneziani, pe p op ia ono anza, e di quel alen e uomo, di cui u ono e edi, p occu ino che si accia una puli a e deco osa imp essione (in 4, e non in og.) di ques i Dialoghi, e di u e le al e ope e dello Spe oni, esa amen e collaziona e da pe sona in enden e con gli o iginali, p esso lo o se ba i. Quelli poi, che han no il p u i o di is ampa e, e pe lo più malamen e, le ope e mille ol e s ampa e, si po anno occupa e con maggio lode is ampando in p op io e bel modo ques e, le quali una sola ol a, e malamen e u ono s ampa e” (Fon anini, 1803: 106). 22 C escimbeni ci a Spe oni come au o e della agedia :“Come appa e dalla Canace, pe al o nobilissima T agedia di Spe one Spe oni, la quale è u a ipiena di e si o i di più so e”, “e Spe one Spe oni, si compiacque o na di ime, come si ede nella sua Canace”. (C escimbeni, 1731: 107) 23 T ema e e Ci. dà una p ima de inizione del e so “ o o” nel 1840 nel Vocabola io Uni e sale I aliano “Dicesi Ve so o o, a dis inzione del Ve so in e o, (nella poesia i aliana) Quel e so che è più co o di undici sillabe. Ri o amen o p o enzale è s a o lo usa e i e si o i, la quale usanza, pe ciocchè mol o a ia in quelli poe i u, che alla cuna ol a di e sillabe gli ece o, alcuna al a di qua o, ed o a di cinque e d'o o, e mol o spesso di no e, ol a quelle di se e e d'undici; a enne che i più an ichi Toscani più manie e, di e si o i usa ono. E app esso: Il Pe a ca e so o o niuno al o, che di se e sillabe, non ece” (T ema e e Ci. 1840: 416). 24 iloso iche cose, le quali da gio ane p o essò pubblicamen e, siccome nelle ma ema iche, e nelle legali mon ò in g ido di singola e, e con an a acondia, ed eleganza a ella a, che quan unque ol e accade a, che egli a esse a u o ad espo e al Sena o di Venezia alcuno a a e della sua Pa ia, ace ano u i i T ibunali: pe ciocché non pa e a con ene ole a quei saggi Sena o i, che al i a ellasse, allo ché pa la a la s essa Eloquenza. (C escimbeni, 1731: 391-92). Ne Le i e dei più celeb i poe i p o enzali ado e dalla lingua anzese di Gio anni Di Nos adama, l’au o e, nel p oemio, ci ando il Dialogo delle Lingue di Spe one, a e ma che la lingua i aliana, l’a e o a o ia e la poe ica si di onde ano semp e di più e s ilis icamen e si e ol e ano a icchendosi di nuo e o me e bali, pa icipi, e di una g amma ica semp e più comple a e icca di nuo e egole e nuo i elemen i e sop a u o di pa ole che a esse o una pu a o igine i aliana 25 . Fo cellini accoglie u e le ope e di Spe one Spe oni e nell’in oduzione al omo quin o, mani es a l’idea di sc i e e a inché “non es i o mai sì g ande uomo d’alcuna memo ia di ques a guisa ingius amen e auda o” (Fo cellini, 1740, I: 2). Spe oni è app esen a o e desc i o come un a is a, uno sc i o e appa enen e all’al a bo ghesia, come uomo a i o in poli ica e nelle le e e; nobile e dana oso con buone capaci à di in luenza e e indi izza e le opinioni della gen e, g azie alla sua al issima capaci à o a o ia e alla sua eloquenza. Si so olinea, inol e che u anche un pad e e un nonno amabile e a e uoso che si p ese cu a di u a la sua amiglia. Na al delle Las e nella p e azione al omo p imo delle ope e, lo pa agona a un nuo o Pla one, e lo conside a un’insigne pe sonali à di cui Pado a de e esse e ie a e o gogliosa 26 . Del 1782 è l’Ope a che Giulio Tomi ano sc isse quando mo ì Monsigno e Ginol o Spe oni Degli Al a o i, canonico della Ca ed ale di Pado a, a ello di A naldo Spe one degli Al a o i e esco o di Ad ia, a cui è dedica a. In ques o sc i o 25 Le seguen i pa ole engono ipo a e nel es o di Di Nos adama: “Spe oni nel suo Dialogo delle Lingue, in oduce il Lasca i a dole si, che la sua Lingua I aliana e a manca a al declina de nos i; e pa icola men e che da quel empo non s'e ano più osse a e le coniugazioni del e bi, né i pa ecipi, né la lo p op ie à: dal che ape amen e appa isce, che ella iconosce a da i P o enzali la sua o igine, e il suo acc escimen o, da i quali non solamen e e ano de i a i a gl' I aliani i nomi, i e bi, e gli a e bi; ma anche l'a e O a o ia, e Poe ica” (Di Nos adama, 1710: 6–7). 26 Delle Nas e usa ques e al isonan i pa ole pe il pa agone a Spe one e Pla one “Dono al esì di ino, che Pado a di enu a l’A ene d' I alia, a an i suoi ci adini, che pe alo e e pe sape e in ogni e à ci io i ono, an asse anco a in alcun empo il suo Pla one” (Fo cellini, 1740, I: 4). 25 in dall’inizio l’au o e me e in e idenza la sua “ ene azione” nei con on i della amiglia Spe oni, a gli a i dei quali ico da “Nel Secolo decimo ses o quel celeb a issimo Spe one Spe oni, au o e di ope e ad ogni laude supe io e” (Tomi ano, 1782: 15). Lasciando p e ale e il legame a e i o ed emo i o che lo lega a alla amiglia e, conseguen emen e anche allo s esso au o e, lo de inisce “un’aquila al e a, che si pone da sé a dispiega e i suoi oli” (Tomi ano, 1782: 26). Inol e, lo elogia e lo pa agona a illus i sc i o i la ini e g eci pe me odo e s ile. La sua poesia e a il linguaggio più pu o della na u a; uno s ile semplice ma non languido, a monioso, ma non imbomban e, i ace, ma non già s egola o. In elice i ene a egli che osse quel Poe a che la na u a non segue nella sua schie a semplici à...Seneca in p osa, e Lucano in e so sublima ono lo s ile ad un apice il più ene gico, e quinci piacque, e so p ese; ma lo s ile, in an o, di Cice one e di Vi gilio incominciò a semb a languido e disado no e ques o u il p imo passo, che guidò le le e e, e le a i alla decadenza. Così pu e nell’eloquenza, in quell’a e di icile che si ende domina ice degli a e i, spiegò egli pu e i suoi alen i (Tomi ano, 1782: 25-26). Giuseppe Genna i, nel Saggio S o ico sop a le Accademie di Pado a in Saggi Scien i ici e Le e a i Dell’Accademia di Pado a, del 1786, iconosce in Spe oni un pe sonaggio eminen e sia della le e a u a sia della iloso ia (Genna i, 1786: XIV), e con inua a e mando che Spe oni ol e ad esse e uno dei onda o i dell’Accademia degli In iamma i (B uni, 1967) dopo Leone O ino, Gio anni Co na o, Galeazzo Gonzaga, Alessand o Piccolomini, ne di enne P incipe 27 . Semp e secondo quan o si app ende dallo s esso es o, men e e a p incipe dell’Accademia Gio anni Co na o, lui e Be na dino Tomi ano ne u ono censo i (Genna i, 1786: XVII). Vengono po a i alla luce i appo i a Spe one e al i uomini do i del suo empo, a cui si ico dano Va chi, Tomi ano, Ma inengo e Piccolomini; pone in e idenza anche come 27 E ano di e se le ca iche in e ne all’Accademia e ognuna a e a un compi o di e so, così a e ma Genna i: “ol e il P incipe, al quale appa ene a di a e in guisa che osse o osse a i gli s a u i, a e a i suoi Censo i, il Sindaco, e il Cancellie e” (Genna i, 1786: XVII) 32 le sue a i i à pubbliche e i pe iodi che asco se in di e se ci à i aliane. L’au ice pone l’a enzione di chi legge su due pa ole: “al a ama” così da a passa e il messaggio che Spe one è s a o “un uomo che quasi u o il Cinquecen o ha occupa o colla i a lunga e ope osa, geloso e cus ode della ama, dell’ono e e anche ambizioso, che ha dedica o u a la sua i a alla pa ia e alle le e e” (Fano, 1909: 8). L’obie i o della sua ope a è ce ca e di asme e e l’idea che Spe oni sia s a o un g ande s udioso, e o e e un g ande uomo. Inol e, lo gius i ica in pa e dalle accuse che gli engono mosse da di e si s udiosi pe il a o di non esse si p eso cu a a su icienza della moglie 35 . Giuseppe Zon a nel es o del 1913 I T a a i del Cinquecen o sulla donna, p opone un’u ile pano amica su alcuni dei più conosciu i a a i del 1500, che hanno come ema cen ale le donne. Ci si aspe e ebbe anche qualche b e e scheda ela i a alle ope e di Spe one Spe oni che a ano ques o aspe o, ma con g ande so p esa si incon a solo una ci azione di un passo della agedia Canace, quando l’au o e i e endosi alla donna che, in ece di a e e massima cu a del p op io ono e e della p op ia cas i à, ne imane p i a, sos iene in quel caso “né donna è, né i a è” (Zon a, 1913: 283). E subi o dopo a il pa agone con la ecchia nu ice di Maca io della agedia Canace, che a endo già a u o appo i e non essendo e gine, pe al mo i o e a una donna che non po e a “a e nien e di buono e di bello” 36 . Robe o Cessi nel 1915 sc i e una biog a ia di Spe oni. Sono passa i solo sei anni dalla pubblicazione del es o di Fano. Nel es o di Cessi la desc izione dell’au o e è quasi del u o oppos a; Cessi sc i e in a i “c edo sia s a o a o o o oppo esal a o o oppo negle o […]si sen e so o la ie ezza del c i ico e del polemis a la debolezza di una na u a alimen a a dalla ani à” (Cessi, 1915: 20–21). L’au o e i e isce di un senso di ambizione che accompagnò Spe one Spe oni pe u a la i a; lo de inisce come un uomo dal ca a e e debole ma pieno di sé, semp e in ce ca di glo ia e che 35 Fano sul appo o che Spe one a e a con la moglie è abbas anza c i ica, in a i sc i e che: “Non amò la moglie e non la enne in e un con o così da non a ne cenno mai; ed è pe noi du o e asp o il silenzio che anche dopo la mo e di lei egli se bò, quand' a ebbe almeno po u o ing azia e Be na do Tasso che gli a e a sc i o condolendosi della pe di a a a, se pu e il empo non ci abbia in idia a ale ispos a. In pa e lo scusano le condizioni nelle quali, in un secolo che pu ebbe donne illus i, cul ici d'a e e di le e e, isse la donna nobile a Venezia. (Fano, 1909: 29-30). 36 Quando de e i e i si alla donna che non iesce a man ene e la sua e gini à e i suoi alo i in a i così sc i e: “le sa à in cu a ed in p o ezione, ie più che cosa del mondo, il suo ono e e la sua cas i à, al issimo e singola issimo p egio di ciascheduna donna, della quale qualunque pe mala sua so e p i a es a, né donna è più, né i a, si come ci a isa Lau a nel sone o « Ca a la i a », e la nu ice di Maca io p esso allo Spe one nella agedia in i ola a Canace; della quale cas i à qualunque imane senza, che può a e più di buono o di bello”(Zon a, 1913: 283). 33 masche a a sia nel campo della poli ica che della le e a u a, con uno spi i oso nome, lo sca so con enu o in elle uale. S udiò mol o, pa ecipò anche a lo e poli iche locali, enne de ini o come una pe sona che ce ca a la glo ia poli ica e a is ica. Sc i e di lui l’au o e che gi a a a le a ie Accademie e deside a a pa oneggia si a quelle che poi lui s esso de ini a s u u e p i e di con enu o cul u ale. Pa ecipa a semp e alle con inue i ali à che nasce ano a le a ie Accademie, o mai uo e e con sca so con enu o cul u ale, pe a e e più isibili à e glo ia. L’au o e lo conside a a un no male ci adino che i e a la sua i a quo idiana in ci à, che a e a i suoi con as i e le sue li i o ensi, lo desc i e come una pe sona che si bea a della sua ama che e a na a semplicemen e nel suo piccolo bo go e ce ca a di impo si a a ica a a i esponen i di a ia cul u a e più amosi di lui come Bembo e Piccolomini (Nelson, 1981). Quando poi a i ò ad esse e abbas anza conosciu o e amoso, l’au o e ci accon a che con o di lui si schie a ono in an i, e u ono mol i anche gli os acoli in amiglia che ce ca ono di blocca lo. Se ques ’uomo u le e almen e o una o, pe quan o a iamen e sia s a a app ezza a e discussa l’a i i à scien i ica ed a is ica sua, pa i o una non ebbe a le pa e i domes iche e nella i a poli ica. Non è uo di luogo a e i e il senso di Vani à, che l’occupò pe u a la i a e si so appose ad a e i amiglia i, come alla più calma e ponde a a cu a le e a ia del suo in elle o, in mol e pa i a aginoso e con uso (Cessi, 1915: 1-11). È del 1920, La i a e le ope e di Spe one Spe oni di F ancesco Camma osano. L’au o e, nella p e azione, ipo a l’a enzione su Spe oni e lo desc i e con mol i elogi, de inendolo un g ande esponen e della s o ia e della le e a u a i aliana che ingius amen e è s a o poco analizza o e s udia o. I suoi con empo anei, ci adini di g ande cul u a le e a ia ed esponen i delle di e se classi sociali del empo, a cui si ico dano anche p incipi e nobili, a e ano pe Spe oni g andi a enzioni; in a i p o a ano nei suoi con on i mol a s ima e ques o si po e a e ince e anche dall’isc izione che u pos a nel monumen o a lui dedica o e cos ui o a Pado a. Pe dec e o del Consiglio ci adino, nel salone del Palazzo Municipale si i o a ad esse e assimila o sia ad A is o ele sia a Cice one. Nella sua ci à occupò di e si e impo an i inca ichi pubblici. Dell’Accademia degli In iamma i, so a in Pado a il 1540, u p incipe; u un eminen e esponen e anche nell’Accademia 34 delle No i Va icane 37 , a Roma, nella quale cambiò il suo nome e p ese quello di Nes o e. Tenne una i a co ispondenza epis ola e con Guidobaldo II, Duca d’ U bino; con ques o scambio epis ola e si è in o ma i anche della g ande conside azione che il duca a e a di lui. Si incon a anche qualche es imonianza di i e imen i a G ego io XIII, che così come Spe oni, u memb o dell’Accademia delle No i Va icane; del Duca di So a, nipo e di G ego io, e del Duca di Pa ma così sc i e a alla iglia Giulia a Pado a, men e e a a Roma, l’ap ile del 1525,: Il Duca di Pa ma, che u gene o di Ca lo Impe a o e, ed è cogna o del e Filippo, e a ello del Ca dinal Fa nese, e zio del nuo o Duca d’U bino, me coledì passa o con alquan i gen iluomini. Venne a casa mia, a o e en i, e ci s e e ino alle en i é, agionando di a ie cose degne di lui (Camma osano, 1920: 3-4). Gli anni che anno dal 1926 al 1930 sono quelli in cui Michele Maylende compone un’ope a ondamen ale in cinque olumi pe lo s udio e l’analisi della cul u a e della s o ia della le e a u a in I alia, o e o, la S o ia delle Accademie D’I alia; nel e zo olume iene desc i a l’Accademia degli In iamma i (B uni, 1967). Una delle eo ie sos enu e dallo s o ico è che ques a Accademia sia na a come es ensione di quella degli In ona i di Siena. Inol e, a e ma che quella di Pado a u una delle p ime accademie e può esse e conside a a a le più amose sop a u o pe i soci che ne ace ano pa e. So olinea che Spe oni u conside a o l’anima e il p incipale p omo o e degli In iamma i e che du an e il suo p incipa o u ono escluse dalle a ie ese ci azioni la medicina, le leggi e la eologia e la sola iloso ia imase ogge o di s udio delle assemblee dei soci (Maylende , 1928: 269). Gianca lo Mazzacu a i, nel 1968, nello s udio in i ola o Baldassa Cas iglione e la eo ia co igiana: ideologia di classe e do ina c i ica, ci a Spe one Spe oni in 37 L’Accademia delle No i Va icane u onda a il 20 ap ile 1562 dal nipo e di Papa Pio IV Ca lo Bo omeo e le assemblee e mina ono u icialmen e nel 1564; le iunioni si s olge ano nel Palazzo Pon i icio. Vi pa ecipa ano au o i à ecclesias iche laiche o chie ici egola i e u i discu e ano cu come i o ma e i cos umi nella socie à ci ile e nella Chiesa con la con la p a ica di i ù c is iane e con lo s udio della e o ica. F a i memb i p incipali dell’Accademia ci sono Bo omeo e al a ello Fede ico, Ugo Boncompagni il u u o G ego io XIII, (1501-1586), Guglielmo Si le o, Tolomeo Gallio, u u o ca dinale di Como, Cu zio Gonzaga, Cesa e Gonzaga, il ca dinale Agos ino Valie esco o di Ve ona; Spe one Spe oni; Gio anni Del ino esco o di To cello. 35 elazione al alo e che si da a all’uso del olga e ispe o all’uso delle o me classiche pe il passaggio di in o mazioni o pe la sc i u a di ope e (Mazzacu a i, 1968: 58). Semp e nel 1968 iene pubblica o uno s udio di Aldo S ella, dal i olo T adizione azionalis ica pa a ina e adicalismo spi i ualis ico nel XVI Secolo, nel quale iene nomina o anche Spe one Spe oni in elazione allo s udio della iloso ia a is o elica, ed in pa icola e alle idee di iloso ia po a e a an i da Pomponazzi, di cui Spe one iene conside a o “geloso cus ode della memo ia” (S ella, 1968: 281). Agos ino So ili nel 1973 sc i e Le e a u a e Ri o ma in I alia nel Cinquecen o. In ques o es o Spe oni iene desc i o come ben inse i o in un ambien e cul u ale mol o i o e a en o alle inno azioni iloso iche e eligiose. F equen ando le lezioni di Pomponazzi e insegnando egli s esso p esso l’uni e si à di Pado a, con ibuisce al diba i o che si s iluppa nella ci à in ques o pe iodo sulla p esenza e sul con inuo a anzamen o e sulla di usione delle nuo e eo ie eligiose (So ili, 1973: 86). Nel 1976 Richa d S. Samuels nell’a icolo “Benede o Va chi, he Accademia degli In iamma i, and he O igins o he I alian Academic Mo emen ” a a dell’amicizia che in e co e a a Benede o Va chi e Spe one Spe oni sop a u o du an e la pe manenza di Va chi a Pado a come socio dell’Accademia degli In iamma i. Qui desc i e come Spe one di ige a l’Accademia, ci aggio na sulla sua elezione a successo e di Piccolomini nel 1541 e sulla celeb azione du an e la quale Spe oni a ebbe ice u o l’inca ico. Ci dice della sua elezione a enu a il 1° o ob e 1541 come successo e di Piccolomini. La ce imonia u issa a pe no emb e, ma Spe one, che non la deside a a ed in un p imo momen o non ole a p esen a si all’e en o, poi i andò g azie all’in e en o di Piccolomini. Semp e g azie a Samuels si sa che l’au o e pado ano in odusse in Accademia alcune i o me come quella di s abili e che la eologia e il di i o non acesse o più pa e delle ma e ie s udia e e che si do esse da e maggio spazio alla poesia, gua dando in pa icola modo con a enzione alle ope e di Dan e e di Pe a ca. Fu s abili o semp e da Spe one che la lingua usa a do esse esse e il olga e. Con Va chi, Ugolino Ma elli e Gio anni dell’Anguilla e, Spe oni u uno dei censo i. I p incipi e i censo i con gli in e en i che ene ano, alcune ol e, con la lo o de e minazione, po e ano indica e la di ezione poe ica e le e a ia dell’Accademia s essa. (Samuels, 1976: 615). An onio Daniele nel saggio che ha pe i olo Spe one Spe oni, Be na dino Tomi ano e l’Accademia degli In iamma i del 1989 a a del uolo a u o da Spe oni 36 nel pe iodo in cui enne nomina o esponsabile dell’Accademia. Diede maggio e alenza le e a ia alle ca a e is iche linguis iche dell’Accademia e con dedizione sc upolosa si a icinò all’uso della lingua mode na. Si e idenzia così l’in e esse di Spe one pe l’uso del olga e e la sua ada abili à ad ambi i scien i ici e le e a i. Ma io Pozzi (1989) 38 sos iene che Spe one Spe oni nel Dialogo delle lingue dileggia colo o che ede ano negli s udi umanis ici solo una me a o mali à pe ché c ede ano che lingue come il la ino e il g eco e idenziasse o solo la mo ologia, la onologia e la g amma ica senza conside a e la poesia, la e o ica e la iloso ia. Inol e, sos iene l’uso della o ma del Dialogo capace di da e una o e ca ica esp essi a. Lo s udio di J. R. Snyde La masche a dialogica. La eo ia del dialogo di Spe one Spe oni si so e ma p incipalmen e sullo s iluppo del dialogo nel Cinquecen o e lo a analizzando in pa icola e l’Apologia dei dialoghi di Spe one Spe oni che, pu essendo uno sc i o con un o e ca a e e di au odi esa, is e le accuse mosse all’au o e, iene conside a o un caposaldo eo ico pe l’analisi, lo s udio e lo s iluppo del gene e del dialogo. Si mos a come il dinamico pensie o di Spe oni sia con inuamen e alla ice ca della e i à in ogni in e en o e occasione di con on o. L’au o e iesce a en a e nel cuo e del dialogo pe il i mo dinamico e chia o dell’al e na si dei di e si pun i di is a e anche pe il ca a e e di ensi o che a e a insi o. Di no e ole ilie o sono la desc izione del dialogo, la sua assimilazione a una so a di commedia uni amen e alla chia a isione che ne iene p esen a a. Jean-Louis Fou nel, pa lando del Dialogo della s o ia di Spe one Spe oni nel suo s udio che ha pe i olo Dialogo della Is o ia dall’o a o e al eligioso, sos iene che è un es o quasi iassun i o e di collegamen o a i dialoghi gio anili e gli sc i i successi i. Vi sono i lessioni che in e essano la ques ione della lingua e in pa icola e l’uso del olga e pe le p ime ol e in ambi o scien i ico e non solamen e poe ico. Giacomo Mo o in Appun i sulla p eis o ia edi o iale dei “Dialogi” e della “Canace” po a a an i una icos uzione delle s ampe di Spe one Spe oni e sos iene che lo s esso au o e e a coin ol o nella pubblicazione e edizione aldina dei dialoghi del 1542 e che a e a escluso da quel co pus Della i a a i a e con empla i a pe ché la i ene a un’ope a incomple a e anche a causa delle p essioni dell’Inquisizione. Nello s udio in cinque capi oli Il disco so labi in ico del dialogo inascimen ale, Olga Zo zi Pugliese o e un g ande con ibu o all’analisi del gene e 38 Pozzi, Ma io. 1989. Spe one Spe oni e il gene e epidi ico in “Filologia ene a. Lingua le e a u a e adizione”, Edi o iale P og amma, Pado a. pp. 55-88. 37 del dialogo e ealizza una b e e s o ia dell’e oluzione e dello s iluppo delle eo ie inascimen ali di ques o gene e le e a io so e mandosi sull’Apologia dei Dialoghi di Spe one Spe oni. Ques ’ul imo pa lando del dialogo segue il me odo soc a ico pe cui a e ma che la sua essenza cen ale è ampia ed è ca a e izza a da una o ma ape a e diale ica che pe me e di po e “de ia e” dalla con e sazione in ap esa pe po e disco e e e pa la e libe amen e di al o e poi giunge e semp e a conosce e la e i à. In ques o modo il disco so semb a a esse e a io e sop a u o consen i a la pa ecipazione di più oci, ale da di e enzia si dal modo disco si o degli scolas ici, che non ole ano ice ca e la e i à, ma pun a ano semp e a da e qualche insegnamen o iuscendo ad impo si nel disco so e a po a lo a e mine in modo au o i a io. È del 2003 la ice ca di Ma ia Rosa Loi e di Ma io Pozzi sulle Le e e Familia i. Dallo s udio si e ince che Spe oni u mol o a en o alle iglie e alla lo o c esci a anche quando non e a a casa pe di e si mesi a causa dei suoi con inui iaggi, in pa icola semb a a e e a u o maggio i a enzioni pe la iglia Giulia alla quale sc isse ben 322 le e e, solo 4 a Lucie a e 5 a Diaman e, men e sono 18 quelle indi izza e al ma i o di Angelica, al a iglia na u ale a u a da una elazione con una donna p ima del ma imonio e che egli iconobbe come p op ia iglia na u ale (Loi and Pozzi, 2003: 384). Nel 2003, F anҫois Pa é pubblica un nuo o s udio sulla eo ia che mi a a a e del ancese una lingua le e a ia e un simbolo del inno amen o poli ico in F ancia e in elazione a ciò cen a la sua discussione sull’ope a De ence e Illus a ion de la langue ançaise (1549) di Joachim Du Bellay, che pe la s esu a della s essa a e a p eso in p es i o, senza u a ia iconosce ne il debi o, il Dialogo delle lingue (1542) di Spe one Spe oni. Pa é elaziona l’impo anza dell’ope a di Du Bellay pe la F ancia e la o e in luenza del lib o e sop a u o del pe sonaggio di Spe oni nella seconda me à del XVI secolo in I alia. So olinea che Spe oni s olse un uolo cen ale nella p omozione della lingua olga e i aliana, che pian piano enne codi ica a sul piano del lessico e della mo osin assi. Sos iene che Il Dialogo delle lingue accoglie a in un solo lib o l’insieme delle opinioni con empo anee sulla lingua in I alia, da Bembo a Sannaza o, passando pe Co egiano e Laza o (Pa é, 2003: 52-63). Nel 2004, Michele Colombo in un a icolo su Be na dino Tomi ano, desc i e il appo o che cos ui ebbe con Spe oni, in da quando, anco a adolescen e, cominciò a s udia e ma e ie iloso iche; sos iene che “le idee omi aniane u ono in g an pa e 38 dipenden i da quelle dei suoi auc o es, ale a di e Pie o Bembo e Spe one Spe oni” (Colombo, 2004: 111). Spe one nella i a di Tomi ano ebbe un uolo impo an e e lo si e ince dal a o che è menziona o mol e ol e nell’ope a i Qua o lib i della lingua hoscana. Colombo a a anche dell’amicizia che si man enne a lungo e della g ande iducia che si ins au ò. Quando Spe one si do e e eca e a Roma pe di e si anni u p op io Tomi ano che gli amminis ò i suoi nume osi beni. Ha impo anza anche il disco so che a on a su Spe oni e la pa ecipazione allo s udio e alla elabo azione di es i che a esse o a che a e con l’analisi e lo s udio della lingua, in pa icola e quello dedica o allo s iluppo semp e più eloce dell’uso del olga e al pos o del la ino nel quale si me e in e idenza la olon à di elimina e semp e più dalla lingua i la inismi e di sempli ica e l’uso di pa ole doppie che a e ano una duplice o ma: una più icina al la ino e una più icina al olga e 39 . Ca men Donia nel 2006, nella sua esi do o ale Il linguaggio delle Immagini, ec asi e le e a u a igu a i a in Giuseppe Be ussi, sc i e del a o che p op io Be ussi (Gia dina e S e anu o, 2022) nel 1542 en ò a a pa e dell’Accademia degli In iamma i e che seguì Spe one come esempio pe la cos uzione delle sue ope e: “da ques e p ime esplo azioni sui es i eme gono pun i di con a o con la eo ia del dialogo spe oniano” (Donia, 2006: 8); so olinea il a o che Be ussi a esse compos o i suoi dialoghi seguendo una e a e p op ia eo ia del Dialogo di Spe oni da lui s udia a ed elabo a a. Il secondo capi olo p ende in esame il olga e e lo s udia come osse la lingua p incipale da u ilizza e pe le di e se ques ioni che sa ebbe o po u e accade e all’in e no dell’Accademia degli In iamma i. Ques e ques ioni linguis ico-le e a ie na u almen e hanno a u o una lo o in luenza nell’a i i à di adu o e di Be ussi. Sono p ese in esame alcune pa i della Genealogia degli Dei, e da ques e engono e idenzia e delle ca a e is iche e degli elemen i linguis ico- ilologici che si mani es ano g azie al con on o che si c ea con le eo ie ela i e alla i ali à linguis ica di Spe one Spe oni e dell’Accademia degli In iamma i. Nel saggio Dan e al e Home us nel Rinascimen o (2007), Da ide Colombo nomina più ol e Spe oni in elazione alla sua posizione nella lunga dispu a le e a ia 39 In elazione allo s iluppo del olga e così sc i e: “Un ul e io e g uppo di pa ole elimina e semb a icondu e alla olon à di s ol i e il g uppo di la inismi, eliminandone alcuni oppo ma ca i. Si ome ono dalla a azione le coppie angelio e angelo, his o ia e s o ia, sepulc o e sepolc o, amilia e e amiglia e, bibo e be o, desc ibo e desc i o, ad e sa io e a e sa io, d ago e d agone, es anio e is ano” (Colombo, 2004: 131). 39 di pa agone e con on o a Dan e e Ome o, e lo ci a pe ciò che a e a sc i o su Dan e nell’ope a Sop a Dan e disco so secondo. Massino Rinaldi nel 2007, nell’a icolo Le accademie del Cinquecen o, desc i endo le accademie i aliane, pone in isal o alcuni elemen i di quella degli In ona i di Siena e quella pado ana degli In iamma i, so olineando che ques i luoghi e ano conside a i spazi do e i a i au o i po e ano ese ci a si a spe imen a e l’uso del olga e a o endone così lo s iluppo e la di usione (Rinaldi, 2007: 356). Ma co Faini, nel 2012, nello s udio su Fo una o Ma inengo, Gi olamo Ruscelli e l’Accademia Dei Dubbiosi a B escia e Venezia, ci a più ol e Spe one Spe oni pe il p o ondo e du a u o appo o di amicizia che in e co e a a i due e ico da anche l’Accademia degli In iamma i, di cui Fo una o u socio p ima della ondazione della sua Accademia dei Dubbiosi. Faini, inol e, sos iene che u ono “nume osissime le elazioni che si s inse o all’in e no della socie à le e a ia b esciana e a ques a e gli ambien i pado ani e eneziani” (Faini, 2012: 459). L’appo o di Elena Pancie a nel suo a icolo Alle adici dell’Accademia degli In iamma i di Pado a: I Disco si del modo di s udia e di Spe one Spe oni (2013) è ile an e, pe ché in una p ima pa e del es o a on a il ema dell’Accademia degli In iamma i e dei appo i che lega ano i a i memb i, in pa icola e Spe oni, Va chi e Piccolomini, discepoli u i e e del iloso o Pomponazzi e di Bembo (Nelson, 1981). In una seconda pa e engono analizza i e s udia i il dialogo Dei Disco si del modo di S udia e e il Dialogo sulla cu a della amiglia; ques i due es i sono dedica i all’educazione e ispe i amen e a quella maschile il p imo e a quella emminile il secondo, en ambi sc i i in occasioni di e se pe i igli di Co na o. È p op io s ano che gli s udiosi di Spe oni non abbiamo messo a con on o e in elazione ques i es i; en ambi iassumono le idee che a e a l’au o e sull’educazione di un gio ane o di una gio ane donna che osse na a da una nobile amiglia (Pancie a, 2013). Ma co Sga bi, nel 2014, pubblica un la o o che ha pe i olo Che cosa è la s o ia? Il “modello eo ico” di Spe one Spe oni, do e si pone in e idenza la concezione di ‘modello eo ico’ analizza o e po a o a an i da Spe one Spe oni. L’au o e so olinea che l’aspe o iloso ico della sua ope a non è s a o adegua amen e enu o in conside azione dai a i s udiosi che hanno e idenzia o maggio men e l’aspe o linguis ico e le e a io delle sue ope e. La concezione s o iog a ica di Spe oni p esuppone che, ol e all’analisi della lingua e della e o ica, è ondamen ale ene e in conside azione le ca ego ie s o iog a iche e analizza e, anche con i nuo i pa ame i, il 40 conce o di e i à, di e e ni à e di p og esso. La sua idea si può iscon a e nel Dialogo della Is o ia, sc i o di iso in due pa i, in un ammen o di un al o dialogo, in i ola o Della Is o ia, nel ammen o In o no all’Is o ia, nel Disco so con a il Guiccia dini e del a a ello Della na azione O a o ia ed Is o ica. La S o ia c ea uno s e o legame con la e o ica, la g amma ica, la logica e la poesia, “ha il compi o di di e la e i à, ma non di giudica e o p o a e il ‘ a o’, pena l’ol epassamen o del limi e con la inzione e la as o mazione in disquisizione logico- e o ica. La e i à è «l’anima della s o ia» e «del e o è dunque la s o ia»” (Sga bi, 2014: 48). Nella concezione s o ica di Spe oni si incon ano due aspe i essenziali: pa la e semp e della e i à e a lo in modo sob io a inché si asme a la conoscenza e non la si abbellisca. La s o ia da Spe oni iene pos a in s e a connessione con il sape e che non de e pe ò ene e alcun legame con la lingua, né de e esse ne dipenden e. La s o ia de e po e in e idenza ciò che na a e non de e po e impo anza alle pa ole che si usano pe na a la; ha una ipe i i i à ciclica, così come e idenzia a Pomponazzi e si può semp e app ende e anche dagli e o i commessi. Giacomo Be ona i nel suo sc i o, pubblica o online, in Ci adellaspezia.com, l’11 luglio 2015, si so e ma sul Dialogo d’amo e, do e a on a “il ema della de inizione dell’amo e e della digni à degli esse i azionali” (Be ona i, 2015: 1), una delle dispu e nelle quali si i o a in mezzo è quella secondo la quale ci si chiede se è più nobile l’aman e o l’ama o. In qualche caso, pe Tullia d’A agona, una delle p o agonis e del dialogo, l’amo e è con olla o o almen e dalla agione e ad essa ubbidisce ad ogni cos o. Spe oni sos iene che l’uomo gene a bene e anche male, ma ques o in pa icola e, a i a quando non è la agione a comanda e 40 . Nel 2015, Daniele Man edi pubblica T a l’Accademia degli Ele a i di Fe a a e l’Accademia degli In iamma i di Pado a. La Re o ica di Ba olomeo Ca alcan i e il Giudizio sop a la agedia di Canace e Maca eo di Giamba is a Gi aldi Cinzio. Nel es o si e idenziano le simili ca a e is iche che i e ano a l’Accademia degli Ele a i di Fe a a e l’Accademia degli In iamma i; su ques ’ul ima l’au o e, acendo 40 Be ona i ico da che nella biblio eca ci ica della Spezia sono p esen i due edizioni aldine in o o: “Sono due edizioni economiche, senza onzoli e dalla composizione mol o semplice e linea e, che a isal a e il bel ca a e e i alico. Sca no ed essenziale il on espizio su cui spicca la ma ca di Manuzio u ilizza a dai suoi e edi. L’edizione del 1542 è s a a es au a a nel 1986 dal Labo a o io di es au o San ’Agos ino della Spezia su con ibu o della Regione Ligu ia. In quella occasione è s a a sos i ui a in eg almen e la lega u a o iginale con una nuo a e sono s a e ipa a e le ca e danneggia e. Il lib o appa ene a al ma chese Ca lo Fede ici e ipo a imp esso al on espizio il g ande imb o ex-lib is dei a elli Fede ici, che dona ono nume osi olumi della lo o lib e ia amilia e alla biblio eca della Spezia.” (Be ona i, 2015: 3). 41 i e imen o anche al es o di Maylende , S o ia delle Accademie, sugge isce che l’Accademia e a ese “a ebbe a o o igine pe iliazione dall’Accademia degli In ona i di Siena” (Man edi, 2017: 4). Nella seconda pa e dello s udio analizza la agedia Canace di Spe oni e le di e se complicazioni che l’au o e do e e a on a e pe la copia anonima s ampa a senza un suo o dine. Ma co Faini, nel 2018, nel suo s udio su Fo una o Ma inengo e O ensio Lando. Dubbi e i dubbiosi alla me à del Cinquecen o nomina Spe one, solo in elazione all’amicizia che lo lega a Ma inengo du an e il pe iodo di pe manenza del b esciano a Pado a, e in pa icola modo, p esso l’Accademia degli In iamma i, do e s inse amicizia anche con Va chi; qui “s olse o una capilla e i lessione sul ema del appo o a dubbio, e isimile e e i à” (Faini, 2018: 79)”. Una seconda ci azione è ela i a al diba i o che si ap e con Ba ba o in elazione al uolo del dubbio; Spe oni a on a ques a ema ica nel Dialogo della Rhe o ica, del 1542, nel quale si legge che “la conoscenza dell’o a o e «non è scienza di e i à ma opinione e di e o simili udine»” (Faini, 2018: 82). Nel 2019, in ine, iene pubblica o il la o o di En ico Zucchi “Gio an Ma io C escimbeni La bellezza della olga poesia” do e si a i e imen o a Spe oni che iene ci a o ma solamen e in elazione all’uso del e so pe la s esu a della sua agedia Canace 41 . 41 Si eda il giudizio dello Spe oni: «mi piace ia mol o che, come è a ie à app esso a’ G eci ed a’ La ini a la commedia e la agedia quan o a’ e si – che della ma e ia non pa olo – quan unque siano u i jambi, così ella i osse anco nella nos a a ella, e lode ei pe Dio l’A ios o, che coi suoi sd uccioli l’a esse o a a, se non osse quella quali à di e si più con ene ole a ma e ia assai più bassa che non è la commedia; e non ecasse o quei sd uccioli, sul lo o sd ucciola e, as idio a chi gli ascol a» (Zucchi, 2019: 413). 48 XV e XVI secolo ci a anche Spe one Spe oni e lo include a gli au o i ilogini (Kou akis, 2020; Zamb ini, 1876: 9). È del 1982 il la o o di J. Kelly Ea ly Feminis Theo y and he "Que elle des Femmes", 1400-1789 nel quale la s udiosa ol e a p esen a e lo s iluppo della eo ia emminis a dalla ine del dicianno esimo secolo ad oggi, a on a la Que elle des Femmes sin dalle sue o igini nel 1400 ino al 1800 ci ca 49 . In I alia ci u ono donne che si dis inse o pe i lo o componimen i e a ques i menziona Lau a Te acina, Mode a a Fon e che sc isse un a a o sulla pa i à dei sessi e nel 1600, la poe essa eneziana Luc ezia Ma inelli c i icò i sen imen i misogini di di e si poe i e sc i o i del Rinascimen o i aliano. Ma inelli ebbe anche la o za di con on a si e sop a u o di demoli e alcuni es i che a a ano il ema della digni à e della lode delle donne. Uno degli sc i i e a il dialogo Della digni à delle donne, di Spe oni nel quale l’au o e a e a pos o le donne in una se ile elazione con gli uomini. Nel 1983, F ancine Daenens in Supe io e pe ché in e io e: i pa adossi della supe io i à della donna in alcuni a a i del Cinquecen o, a e ma che nel Cinquecen o u ono sc i i mol issimi es i che a e ano come a gomen o p incipale la lode della donna. La sua analisi segue una duplice p ospe i a di indagine: anzi u o la inalizzazione della di esa della donna alla di esa del ma imonio e dell’is i uzione amilia e; in secondo luogo, l’incidenza e o ica del pa adosso, della dispu a io e della o ma dialogica, che pe me e a di idimensiona e o di ende e acce abile ciò che ques a di esa della donna po e a a e e di empo sos iene che al i au o i a e ano sc i o che pe di ende le dalle o ese e dalle calunnie che eni ano pos e lo o e spesso ne me e ano in isal o le lodi. Si so e ma sop a u o su ques i ul imi au o i, ci a il De cla is mulie ibus di Boccaccio che u a i p imi a esal a e i p egi e a elogia e le donne, con inua con gli Asolani di Pie o Bembo, Della nobil à e p eccellenza del sesso emminile di En ico Co nelio Ag ippa, la Noil à e eccellenzia delle donne di Alessand o Piccolomini. T a a anche di al i sc i o i e sc i ici del XV e XVI secolo come A cangela Ta abo i, C is o o o B onzini (Du accio, 2021), F ancesco Se dona i, G. B. Gi aldi Cinzio. 49 La s udiosa sos iene che una adizione emminis a che pensa a alle donne e alla lo o si uazione poli iche e pe sonale in Eu opa esis e a già p ima della Ri oluzione ancese. A e ma che le eo ie emminis e so se o nel XV secolo, che Ch is ine de Pisan è s a a una delle p imissime pensa ici emminis e e che il diba i o sca u i o da lì, conosciu o con il nome di Que elle des Femmes, è di en a o uno dei eicoli più conosciu i a a e so il quale si è poi s iluppa o ed e olu o il pensie o emminis a. T a le emminis e delle Que elle ne ci a alcune che sc isse o in eazione a componimen i che a acca ano le donne; ad esempio, sos iene che C is ine de Pisan sc isse come in ispos a al Roman del la Rose e alle lamen azioni di Ma heolus. Ma ie de Romieu essendo s a a p esa di mi a da una sa i a sc i a da suo a ello u de e mina a a dimos a e che le donne po e ano e e i amen e sc i e e e nel 1591 pubblicò come suo p imo la o o poe ico un disco so sull'eccellenza delle donne (Kelly, 1982: 10– 20). 49 scandaloso e di media e il consenso (anche emminile) su ce i uoli e unzioni della donna (Daenens, 1983: 14). La s udiosa sos iene che la discussione sulla lode delle donne non e a un a gomen o a a o esclusi amen e pe ché' gli sc i o i dimos asse o b a u a e abili à e o ica, ma anche pe manda e ai le o i al i messaggi. La posizione della s udiosa iene dimos a a con il a o che il Dialogo della digni à delle donne di Spe one Spe oni u so opos o all'Inquisizione pe delle posizioni i enu e con a ie alla do ina; ne è un esempio il pun o nel quale il con e di San Boni acio p onuncia delle asi con o il ma imonio e a e ma che esso u il isul a o di un insieme di leggi umane c ea e apposi amen e pe so ome e e la donna (Daenens, 1983: 15). L’inquisi o e in e enne pe ché chiede a che ciò che enisse sc i o sulle donne seguisse i canoni de a i dall’au o i à ecclesias ica e l’esempio della ase s o ica di S. Paolo agli E esini, do e si a e ma a: “o moglie, sa ai sogge a al uo ma i o, come al signo e”. I es i in di esa delle donne sono degli sc i i in e essan i so o a i pun i di is a, sociale, cul u ale, poli ico e sop a u o le e a io; da ano, il più delle ol e, isal o a emi di ca a e e gene ale e di g ande in e esse colle i o, senza cede e alla en azione di di en a e pa adossali. Daenens a e ma che nel dialogo Della digni à delle donne, colo o che non sos engono che la donna sia in e io e all’uomo nel ma imonio e a e mano che il ma i o è un suo i anno, sono p incipalmen e i p o agonis i maschili. La s udiosa sos iene che Bea ice non sia a o e ole all’idea che la donna p e alga in un appo o d’amo e, né sia a o e ole alla pa i à a moglie e ma i o, ma acce a olon a iamen e di esse e sessualmen e assogge a a al ma i o; sceglie libe amen e di accudi lo e se i lo, di esse e a lui so opos a p op io pe ché donna e c ea a pe soddis a e u i i suoi bisogni: “Se a adunque la donna, poi che a se i e e c ea a” è ciò che Daenens de inisce l’ul imo pa adosso 50 del disco so in di esa della donna (Daenens, 1983: 33). Daenens sc i e che Spe one conside a il gene e le e a io del dialogo come una app esen azione di di e en i opinioni, a ques o i è anche quella della la donna che 50 In elazione al pa adosso Daenens così si esp ime: “La supe io i à della donna è pa adossale solo in quan o in un da o con es o s o ico-sociale iene comunemen e ammessa la sua in e io i à. Inol e, un da o ipo di pa adosso può in odu e ad una i lessione sui alo i e ico-sociali e in ia e a emi di g ande a uali à p oponendo ispos e p oblema iche o dila ando le con addizioni con la eal à” (Daenens, 1983: 16). 50 pa ecipa libe amen e alla sua so omissione ed è conside a a se a dal momen o che è s a a c ea a pe se i e (Daenens, 1983: 33). Nel 1989 Vale ia Finucci pubblica uno s udio dal i olo La donna di co e: disco so is i uzionale e eal à ne "Il lib o del Co egiano" di B. Cas iglione. La s udiosa analizzando l’ope a di Baldassa e Cas iglione so olinea come nel II lib o del Co egiano eni a p esen a o un g uppo di pe sone nobili e appa enen i alle al e classi sociali, pe sone che discu e ano di buoni a gomen i pe asme e e al mondo una immagine quasi pe e a di lo o s essi. Il e zo capi olo è ise a o “alla is i uzione donna di palazzo” che ha nel es o (Finucci, 1989: 89) una g ande impo anza. Cas iglione, sos iene la s udiosa, a ebbe a u o l’idea di “in odu e un disco so speci ico sulla donna”; che, pe ò, non s iluppò mol o bene. Sono mol issime le ope e sc i e in ques o pe iodo che a ano del alo e e della digni à della donna 51 . La s udiosa ci a anche Spe one Spe oni ma in elazione al Dialogo della cu a amilia e del 1535 nel quale l’au o e a e ma a che la donna do e a assume e un a eggiamen o “a specchio” o e o che “non incomincia a pa la e, ma semp e mai alla oce p opos a u a p on a isponde, ida al iso, e, nelle acendo amiglia i con egual cu a pa eggi dello sposo i pensie i” (Ba ba o, 1544: 58). Finucci inol e me e in luce come le donne in Spe oni a ol e pu esp imendosi e in e enendo in diba i i di a io ipo ipe esse o e a o zasse o il disco so del ma i o solo pe elogia lo e pe da e anche luce alla co e alla quale appa ene ano (Finucci, 1989: 99). Vi ginia Cox pubblica nel 1995 “The Single Sel : Feminis Though and he Ma iage Ma ke in Ea ly Mode n Venice”, nel quale sos iene che nel 1600, in I alia, accadde un e en o mol o signi ica i o e impo an e: u ono pubblica e in eg almen e le p ime ope e di alcune sc i ici i aliane che a e ano come ema p incipale la ice ca e la esal azione della digni à delle donne; in ques e eni a anche so olinea o quan o esse osse o simili agli uomini e non in e io i in elle i amen e né mo almen e. Sc i e 51 È in ques o pe iodo che la ema ica sul " alo e" del emminile iene mol o diba u a. È del 1525 il a a o di Ma io Equicola, Lib o de Na u a de amo e; del 1526 quello di Galeazzo Fla io Capella, Della eccellenza e degni à delle donne del 1529, ma sc i o nel 1509 e p obabilmen e in ci colazione da allo a, quello di Co nelius Ag ippa, De Nobili ade; del 1539 quello di Alessand o Piccolomini, La Ra aella. Dialogo della bella c eanza delle donne; del 1542 quello di Spe one Spe oni, Della digni à delle donne; del 1543 quello di Giuseppe Be ussi, Dialogo amo oso; del 1545 quello di Ludo ico Dolce, Dialogo della ins i u ione delle donne mol o simile all'ope a in luen e di Juan Vi es, De l'is i uzione de la emina Ch is iana, e gine, ma i a a e edo a, pubblica a a Venezia in quegli anni (1546); del 1549 quello di Lodo ico Domenichi, Nobil à delle donne; e dello s esso anno è la olga izzazione del es o di Co nelius Ag ippa, De la nobil à e p ecellen ia del emminile sesso. Fahy (1956) p esen a 41 i oli nella sua Appendix. Si eda anche la Bibliog aphy in Kelso e Chemello (Finucci, 1989: 89 no a 4). 51 di alcune sc i ici che eme gono ispe o ad al e: Luc ezia Ma inelli e Modes a Pozzo (Mode a a Fon e). Inol e Cox pone in isal o che i sono con es i le e a i nei quali la sup emazia maschile ende a esse e messa in discussione, uno di ques i si può incon a e nei “pa adoxical wo ks” (Cox, 1995: 518) che sos engono la supe io i à delle donne ispe o agli uomini. Le i isola amen e, alcuni dei disco si del p o agonis a del dialogo di Gi olamo Bo i (Rella, 2022, 2021) Della pe ezione delle donne (1561) suonano come denunce in ansigen i della sup emazia maschile, come inci amen i alle donne a libe a si e a non a e e più incoli nei lo o con on i. Nel con es o dei dialoghi cinquecen eschi, u a ia, ques i disco si sono p i i di ogni o za pe suasi a. Cox sos iene in a i che alcune ol e, l’au o e di un dialogo sc i esse in modo ale che il disco so dell’o a o e, semb asse poco e i ie o; in ques o modo si mina a la c edibili à. A e ma che ques a ecnica po e a già esse e p esen e in mol i al i es i del Cinquecen o nei quali si a on a a il ema della “di esa delle donne” inascimen ali. Accade a so en emen e che ques e ope e osse o i ol e a un pubblico di donne (di e amen e o a a e so la inzione di un dialogo) e che lo s esso sc i o e del es o (o il suo po a oce all’in e no dello s esso ) enisse iconosciu o e conside a o dai suoi con empo anei come un uomo galan e. L’au ice conclude a e mando che Bo i pe lo s iluppo dei suoi es i e dei suoi disco si si è se i o di una ope a di Spe one Spe oni o e o del dialogo Della digni à delle donne (Cox, 1995: 518). Un al o con ibu o impo an e è lo s udio Female image and male imagina ion he educa ion o Venus: in he lo e ea ises o he i alian enaissance di Cos anza Gislon Dop el (1996). Uno dei emi a on a i nella sua esi è ela i o alla de inizione di dialogo e si chiede se sia oppo uno pa la e di dialoghi o di a a i. Ripo a l’uso del e mine di a a o u ilizza o da Zon a quando si i e i a alle ope e di al i au o i che in ece li a e ano de ini i dialoghi; a e ma inol e che una delle miglio i codi icazioni del a a o o dialogo nel Cinquecen o e a s a a quella di cui Spe one Spe oni a e a p esen a o un app o ondi o esempio nell’ope a l’Apologia dei dialoghi del 1570. Qui l’au o e de inisce i dialoghi come delle piace oli con e sazioni sull’amo e, simili alla commedia. E sos iene che lo s ile e il linguaggio u ilizza i imi ano quelli di una con e sazione eale u ilizza a quando è necessa io asme e e a i s o ici (Dop el, 1996: 7). Pe la s udiosa ciò che Zon a de inì a a i co isponde pe e amen e a ciò che Spe oni de inì dialogo. 52 La s udiosa inol e analizza anche l’Apologia dei dialoghi di Spe one Spe oni e sos iene che “una le u a dell’Apologia dei dialoghi e della sua de inizione del gene e, la cui discu ibile ma e ia, l’amo e, si gius i ica come mezzo dida ico pe l’au o i lessione e il miglio amen o mo ale sulla pa e del le o e” (Dop el, 1996:10). Sui dialoghi d’amo e di Spe oni la s udiosa aggiunge che ques i semb ano assume e una o ma pa icola e anche di “ese cizio linguis ico comico” (Dop el, 1996: 11); in ques o modo sos iene, anche, che l’au o e oglia insegna e al le o e dei p incipi mo ali. Non è u a ia così semplice come semb a pe ché il dialogo amo oso ha semp e dei pun i da me e e in discussione e non pone delle e me basi di p incipi mo ali, sop a u o pe ché all’in e no del singolo dialogo i sono spesso di e si disco si che non si possono semp e con olla e pe la p esenza di più dialogan i. La s udiosa i e endosi alle Accademie le de inisce come delle “associazioni di s udiosi e sc i o i che hanno plasma o la i a cul u ale della ci à in cui i e ano” (Dop el, 1996: 44). Aggiunge che colo o che in ques o pe iodo equen a ano le Accademie e sc i e ano anche dei dialoghi eni ano in luenza i o emen e dalla commedia pe cui si i olge ano anche lo o di e amen e ad un pubblico bo ghese. Fu p op io Spe one Spe oni memb o dell’Accademia degli In iamma i, che con Il Dialogo di Amo e cominciò a p opo e il dialogo in olga e come mezzo che i ae a piace oli con e sazioni e discussioni sui emi dell’amo e. Nel es o di Spe oni è e iden e l’imi azione nella s u u a del es o di Pla one e la sos i uzione dei pe sonaggi del Simposio con al e an i pe sonaggi e sc i o i a lui con empo anei (Molza, Tasso, Vale io, Capello, Molino, B occa do). All’in e no della co nice del dialogo ques i sono s a i ca a e izza i da un a eggiamen o nuo o e mol o agg essi o da pa e dell’au o e; in a i, non solo app esen a ano la adizione pla onica, ma eni ano desc i i in modo da esse e al e an o degni di ammi azione quan o quelli an ichi. L’uso di al i au o i come pe sonaggi nei dialoghi di enne p es o la no ma ed e a a o o a e un’ope a che non mos asse almeno una o ma di au o e e enziali à acili a a dalla s u u a del dialogo in cui, come nella commedia, i pe sonaggi ende ano ad assume e una i a p op ia (Dop el, 1996: 44). È del 1997 il saggio Dalla donna di palazzo alla donna di amiglia, pedagogia e cul u a emminile a Rinascimen o e Con o i o ma di F ancesco Sbe la i. L’au o e dopo un excu sus sulla “p og essi a as o mazione del conce o di emminili à” sos iene che dopo la me à del XVI secolo, du an e lo s olgimen o dei la o i del Concilio di T en o, si ebbe una e isione e un ipensamen o del uolo che le donne 53 do e ano a e e nella socie à. Le ca a e is iche della donna del Rinascimen o si o ano ampiamen e desc i e nel lib o del Co egiano di Baldassa e Cas iglione, edi o, in qua o olumi nel 1528, so o o ma di dialogo immagina io a enu o alla Co e di U bino. Si di onde un nuo o modello di emminili à che p e ede che le donne debbano possede e la s essa buona educazione le e a ia degli uomini. Sbe la i si so e ma su e ope e che so olinea ano ques e ca a e is iche appena ci a e sulla donna: il a a o di Galeazzo Fla io Capella, de o Cap a, in i ola o Della eccellenza e digni à delle donne, il Della nobil à e eccellenza delle donne del medico e as ologo Hein ich Co nelius Ag ippa on Ne esheim del 1529, ma ado a in i aliano nel 1549, La nobil à delle donne di Lodo ico Domenichi (S ella, 2022). T a i e es i l’ope a di Domenichi, che si p esen a in o ma di dialogo 52 , si di e enzia dalle al e due che e ano dei a a i. Sbe la i sos iene che nel dialogo, spesso, e ano p esen i opinioni dissimili e a ol e anche con a ie le une con le al e; ques i di e en i pun i di is a eni ano pe ò espos i e diba u i dai di e si dialogan i in modo equanime. A eggiamen o, ques ’ul imo, non p op io p esen e in ece nei a a i, nei quali spesso non si da a la possibili à di a e e lo s iluppo di di e se opinioni e pun i di is a con pa ziali à. Il dialogo semb a esse e una delle o me che iesce maggio men e a pe suade e chi legge sia nell’esposizione scien i ica sia iloso ica; è una o ma che si oppone al a a o; in ques ’ul imo a iene che i è un solo elemen o che esp ime le p op ie conside azioni e che non si con on a in alcun modo con gli al i. All’in e no del a a o non i è nessuna con apposizione; il più delle ol e si ce ca semp e di con ince e colui che non condi ide lo s esso pensie o a cambia lo e a uni o ma si a quello p edominan e (Sbe la i, 1997: 136–40). Nel Cinquecen o in concomi anza con lo s olgimen o del Concilio di T en o il conce o di emminili à p og essi amen e si as o ma; si s iluppa un g ande diba i o ela i o ai di e si emi cul u ali e is i uzionali lega o anche alla ede ca olica. La nuo a concezione ha in sé nuo i a gomen i e g andi idee pe s a olge e e cambia e la isione adizionale e conse a i a; ques e nuo e idee da ano maggio e isibili à e spesso e alla donna pu non ponendola in p imo piano ispe o al ma i o. In ques o con es o Sbe la i colloca Il Dialogo della cu a amilia e di Spe one Spe oni, 54 pubblica o pe la p ima ol a nel 1942, nella edizione cu a a da Ba ba o, edi a p esso Maje i a Venezia. In ques o dialogo si dà maggio e impo anza al gene e emminile, nel conce o adizionale che ede a la donna come e gine, sposa, o mad e, i è quasi una e a e p op ia celeb azione della moglie. A endo messo in secondo piano le p egiudiziali an i-uxo ie dell’Umanesimo, lei assume un alo e posi i o e anche au onomo. La donna, quindi, di en a un elemen o di ondamen ale impo anza all’in e no di u a la pa en ela sia pe l’educazione dei igli, sia pe l’amminis azione economica e gene ale della casa, essenziale alla p osecuzione e alla c esci a della amiglia s essa; isul a ondamen ale pe l’eduzione dei igli. È un elemen o cen ale e ondamen ale all’in e no dell’ambien e domes ico. G azie al suo a en o e ocula o e pa simonioso uso del dena o dipende anche la ges ione dell’economia della amiglia; nonos an e ques o uolo di ondamen ale impo anza non può a e e alcun peso e non può p ende e nessuna decisone: la sua i a e il suo s olgimen o dipendono semp e dalle decisioni della mad e p ima e in secondo luogo del ma i o (Sbe la i, 1997: 158). Nella esi do o ale The Deba e abou women and i s socio-cul u al backg ound in ea lymode n Venice (2004), And oniki Diale i sos iene che Spe oni con ibuì al diba i o sulle donne che si enne a c ea e in I alia nel XVI secolo (Diale i, 2004: 16) ed inol e, e idenzia che sc isse l’Apologia dei dialoghi pe di ende si dalle accuse che de ini ano alcune sue ope e “o ensi e o he public mo ali y and he poli ical and heological p inciples o he Ca holic Re o ma ion” (Diale i, 2004: 17). La s udiosa a e ma che u ilizza e il gene e del dialogo aiu a a a di ende e le donne sop a u o pe la s u u a s essa che lo ca a e izza a o e o la p esenza della dia iba e bale a i lo o cosidde i di enso i e i lo o nemici. Diale i sc i e che l’uso del diba i o si s iluppò a pa i e da Venezia a gli anni 1540 e 1550, u inco aggia o e sos enu o da sc i o i e da accademici come Alessand o Piccolomini e Spe one Spe oni. Ques i ul imi due in pa icola modo e ano appa enu i all’Accademia Pado ana degli In iamma i, ma nello s esso empo e ano mol o a eziona i, a a e so l’Uni e si à di Pado a, all’ambien e ben s u u a o di Venezia do e la g ande o za del me ca o del comme cio edi o iale e a semp e più in espansione ed o ien a a e alimen a a il diba i o sulla digni à e il alo e della donna. Diale i a e ma, inol a, che dal momen o che due dei p incipi dell’Accademia degli In iamma i come Alessand o Piccolomini e Spe one Spe oni, si in e essa ono al diba i o sul uolo emminile all'in e no della socie à sc i endo dialoghi e a a i 55 sull'amo e, occupandosi dell'eccellenza delle donne e dell'impo anza dell'economia domes ica, è p obabile che discussioni simili si siano po u e s iluppa e anche a u i gli al i appa enen i all'Accademia degli In iamma i. Inol e, so olineando che Spe oni sc isse due dialoghi sulla eccellenza emminile, un dialogo sull'amo e e un a a o in cui un pad e consiglia la iglia sul ma imonio, ipo izza anche che le ope e dello s esso Spe oni sul ma imonio e le ope e di Piccolomini osse o s a e o emen e in luenza e dal De e Uxo ia di F ancesco Ba ba o. Da una analisi dei appo i esis en i a i a i au o i pado ani e senesi in ques o pe iodo semb a in a i eme ge e una ce chia di in elle uali che condi idono emi e ques ioni ine en i al diba i o in co so sulla digni à delle donne (Diale i, 2004: 35). Pe Diale i i dialoghi di Spe one Spe oni così come quelli di Alessand o Piccolomini u ono imi a i da di e si al i sc i o i che ace ano pa e dell’Accademia degli In iamma i, a i quali ico da Giuseppe Be ussi e F ancesco Sanso ino. T a gli in iamma i p edomina a la iloso ia a is o elica e dal momen o che quasi nessuno a e a legami con l’ambien e co ese ques i sc i o i si allon ana ono semp e di più dai modelli neopla onici p opos i da Cas iglione e da Bembo. In pa icola e, Diale i So olinea che la a azione dell’amo e di Spe oni, di Be ussi e di Sanso ino a e a più pun i in comune con il Lib o d’Amo e di Ma io Equicola e i Dialoghi d’Amo e di Leone Eb eo, che so olinea ano il la o sensuale dell'amo e, piu os o che la sua dimensione spi i uale: […]. Gli in iamma i hanno segui o la nozione a is o elica di cognizione, che “p ocede dalla pe cezione senso iale ed espe ienza”. E a una di e enziazione che a e a le sue adici in due di e se adizioni cul u ali, il pla onismo che io ì p incipalmen e nelle co i e la iloso ia a is o elica e i suoi me odi p e alen i nelle uni e si à del no d, come Pado a e Bologna (Diale i, 2004: 3, 5-36). La s udiosa si so e ma anche sul a o che spe one Spe oni, nel 1575, appo ò delle modi iche al Dialogo d’amo e e compose anche un’O azione con a le co igiane pe a icina si ai deside i dei censo i omani che gli a e ano pos o delle obiezioni. Con l’o azione in pa icola modo deside a a a ua e un “capo olgimen o 56 non solo del suo p eceden e Dialogo d’Amo e, ma anche una ielabo azione di una p eceden e o azione In lode delle co igiane del poe a eneziano An onio B oca do” (Diale i, 2004: 48) e in pa icola modo pone l’accen o sul a o che Spe oni nell’O azione con a le co igiane olga il suo pensie o ad una co igiana immagina ia. Gli u ono c i ica i anche alcuni pun i del dialogo Della digni à delle donne, in pa icola e alcuni passaggi come quello del p e e che c i ica l’is i uzione del ma imonio. Fu Spe oni s esso a c i ica e nella e za pa e dell’Apologia dei dialoghi del 1584 i suoi dialoghi gio anili, so olineando come egli s esso, ce cando di imi a e allo s esso modo i a i deli i delle pe sone innamo a e igno an i, si e a o a o in una si uazione non e a. Ripo a anche il a o che il di e o discenden e di Spe oni, quando sc i e a la dedica al ca dinale Aldob andini, a cui si i olge a p op io nella p ima pa e delle ope e, ammise che alcuni dei dialoghi di Spe oni e ano piu os o licenziosi. Il pa en e di Spe oni inol e sos ene a che ques a licenziosi à e a, in eal à, p op ia del pe iodo s o ico e le e a io nel quale i e a il suo an ena o e che l’imma u i à, quindi, non e a da associa e allo s esso au o e ma allo s esso pe iodo in cui dialoghi u ono sc i i. con il passa e del empo Spe oni cambiò idea e imodellò i suoi dialoghi, co eggendo alcuni passaggi ed eliminandone al i (Diale i, 2004: 48). Diale i si so e ma anche sull’impo anza che ebbe nel Cinquecen o a Pado a il salo o le e a io di Bea ice Pio degli Obizzi. Fu ono nume osi gli in elle uali di Pado a e anche di Venezia che equen a ono la casa di Bea ice e a ques i si ico dano ol e a Spe one Spe oni, Benede o Va chi e Giuseppe Be ussi, che de inì Bea ice come una a le donne più impo an i e in luen i del empo. Il salo o di Bea ice di enne un e o pun o di i e imen o cul u ale di Pado a e di Venezia. La donna è s a a de ini a come una pe sona mol o do a a o no alla quale si iuni ano al e pe sone col e, pe ché lei ce ca a semp e di in esse e appo i e ci conda si di pe sone is ui e e i uose. È p op io ques o ipo di gen e col a che si i o a poi nel dialogo Della digni à delle donne e nel Dialogo del Ca haio nei quali si incon ano ambien i ipici della dimo a della signo a degli Obizzi. Diale i, inol e, Con inua asse endo che, dal momen o che la signo a degli Obizzi conosce a bene spe one Spe oni, gli a esse chies o di p esen a la nel suo dialogo come una donna che iene al p op io ma i o e una moglie umile e edele e che Spe oni in ques o deside io a esse acconsen i o a p esen a la nel dialogo così come lei 57 a e a chies o. P op io ques a ipologia di p esen azione di Bea ice, poi po a a a an i da Spe oni nel dialogo Della digni à delle donne, a ebbe a i a o l’a enzione di alcuni sc i o i e sc i ici misogini a lui con empo anei, a cui Luc ezia Ma inelli che classi icò Spe oni, p op io a causa di ques a desc izione di Bea ice, a i nemici delle donne. B onzini sos enne in ece che la scel a di Spe oni u un ingegnoso pe dimos a e che le donne s esse alcune ol e condi ide ano le posizioni misogini dominan i (He nández González e Ba olo a, 2022; Kou akis, 2020; B onzini, 1624: 13). La s udiosa sugge isce inol e che sa ebbe impo an e chiede si pe ché spesso a i au o i di dialoghi abbiano scel o di inse i e a i pe sonaggi delle lo o ope e dei lo o con empo anei che e ano nemici delle donne e po e ano isul a e pe ciò acilmen e iden i icabili 53 . Si e idenzia, inol e, che pe Spe oni il diba i o sulle donne ha un legame con la dimensione e o ica degli sc i i e che quindi a messo in elazione alla esp essione cul u ale del pe iodo. Egli è uno degli sc i o i che nei dialoghi sulle donne ha appo a o chia i ed esplici i i e imen i all’aspe o e o ico del diba i o s esso. Nello s udio di Gianca lo Al ano del 2003 in i ola o La Con e sazione Ghiaccia a: Il Dialogo In Tipog a ia, l’au o e i e endosi al dialogo Della digni à delle donne, so olinea che il diba i o sca u isce nel momen o in cui B e io, uno dei p o agonis i, chiede a Ba ba o di non dilunga si nella sua desc izione e di anda e subi o al nodo ocale del disco so. Nel dialogo così si mos a come si possano c ea e anche “le e i di in e connessione a logica es uale della o ma dialogica e il più ampio sis ema della cul u a in olga e di me à Cinquecen o” (Al ano, 2003: 238). Lo s udioso sos iene che nei dialoghi di Spe oni si ha una mescolanza a la simulazione di a enimen i, a i e dialoghi che a engono nel mondo eale e i dialoghi poi p esen i in un es o; si iene a c ea e un mis o a i uale e eale. Ci sono modelli di dialoghi elabo a i da Spe oni che p endono spun o da ci coli e saloni mondani come quello di Tullia d’A agona, dalle co i, dalle case signo ili come quella dei Con a ini. Ques o modo di la o a e ha pe messo di c ea e anche un modello quasi s anda d che ha 53 Nel e zo lib o del Co igiano di Baldassa e Cas iglione, i p incipali o a o i che condannano le donne sono Gaspa e Palla icino e O a iano F egoso; nel dialogo Della digni à delle donne di Spe one Spe oni è Michele Ba ozzi; ne La nobil à delle donne di Lodo ico Domenichi, Pie ancesco Viscon e e Ca alie Cicogna; ne I Dipo i di Gi olamo Pa abosco, Con e Alessand o Lambe ino; e in Della digni à e nobil à delle donne di C is o ano B onzini come a e sa io delle Donne è p esen a o un Tolomei, un Ca alie Fe a ese di cui non iene da o il nome poiché "non o ebbe che il suo nome osse i ela o” (Diale i, 2004a: 224–25). 64 Pe quan o igua da Il Dialogo della digni à delle donne sos iene che Spe oni concede alla nobildonna Bea ice Pio degli Olbizzi un uolo anco a più impo an e di quello di Tullia d´A agona nel Dialogo di Amo e e ques o le pe me e di esp ime si con le gius e pa ole e di iusci e a gius i ica e con disco si iloso ici e a is o elici la so omissione della moglie al ma i o nel ma imonio, come qualche cosa di na u ale, pe ché la donna è bisognosa della guida azionale di un uomo (Cox, 2013: 59). Semp e del 2013 è uno s udio di Maiko Fa a o Sul uolo della donna nei dialoghi del ‘500: il «Raggionamen o della Signo a Amo osa» (1569) di Gaspa o Boschini. Dopo a e analizza o il uolo della donna nel Co egiano e in al i dialoghi con pe sonaggi emminili del Cinquecen o ed a e s abili o che in ques i sc i i lo o non e ano p o agonis e e non a e ano mai a u o un uolo p ima io, ci ando Spe one e il Dialogo d’Amo e sos iene che in ques o es o “la donna i es e un uolo di p essoché pa i impo anza ispe o a quello degli in e locu o i maschili, ma non supe io e” (Fa a o, 2013: 9). Lo s udioso condi ide la suddi isione dei dialoghi ope a a da Cox secondo cui si po e ano incon a e da una pa e «quasi-documen a y dialogues», che si p esen ano come esocon i di con e sazioni ealmen e a enu e a pe sonaggi della eal à s o ica con empo anea ( u ’al più cela i so o pseudonimi), e dall’al a pa e « ic ional dialogues», chia amen e i izi. Nel caso dei p imi, è pa icola men e di icile che le donne possano gioca e un uolo p o agonis ico. Innanzi u o, pe agioni di e osimiglianza (Fa a o, 2013: 8). Giacomo Be ona i nel 2015 nell’a icolo La s u u a dialogica di Amo e: l’e e odossia di Spe one Spe oni, dopo a e analizza o i dialoghi pubblica i nella edizione del 1542 e 1544, si occupa del Dialogo d’Amo e, del ema della “della ecip oci à e co ispondenza dell’amo e” (Be ona i, 2015: 3) e del a o che l’amo e de e esse e icambia o. Be ona i a i e imen o ad un passo del Dialogo di Spe oni: quelle ama e e noi aman i nomine emo. Ma ciò è pe ché u o quel ch’amo e s ando nel cuo e della donna, pe “l’amo e nos o 65 e so le donne come è maggio e, così è più p on o ad accende ne: pe il che me i amen e eddu a della sua anima, non può in lei di i amen e ope a e […] a egnadio che l’uomo ami la donna a ine p incipalmen e che ella ami lui, nulladimeno il guide done, che ha l’aman e donna g a a e co ese, pe le leggi d’amo e, è di dona e obliga a, non è l’ama e e lo acca ezza lui, ma solamen e l’esse le agg ado che egli ami lei. Nel qual modo il ole e degli aman i e gli aman i medesimi si anno uno he maph odi o ” (Be ona i, 2015: 3). Semp e a p oposi o del Dialogo d’Amo e, Be ona i ico da che u denuncia o all’Inquisizione insieme ad al i e dialoghi, dialogo Della digni à delle donne, Sulla cu a della amiglia e Sull’usu a, e che Spe oni si di ese sc i endo una Apologia dei Dialoghi. Egli conside ò che il dialogo ha una s u u a ambigua e che non mos a di e amen e l’opinione dell’au o e; la o ma dialogica si p esen a come un gene e se io. Nel 2015 Ma ina Damiani nello s udio Poe esse o co igiane? I p egiudizi sull’is uzione emminile nelle ope e le e a ie inascimen ali cons a a nel Rinascimen o l’esis enza di nume osi es i misogini che conside ano la cul u a come qualcosa s e amen e maschile. E idenzia la p esenza di una igu a emminile che s o icamen e a e a a u o una g ande isibili à pubblica, la Co igiana. Cos ei nei salo i e nei ci coli mol e ol e si p esen a a anche come una donna di cul u a e capace di sc i e e e eci a e e si, e di in a ene si con le pe sone col e. La s udiosa a e ma che Spe oni p ese spun o dal salo o della co igiana Tullia d’A agona, unica in e locu ice emminile, pe la sc i u a del suo Dialogo d’Amo e. La esi do o ale di Le izia Casella su Tullia d’A agona (2017) a più ol e i e imen o a Spe oni sop a u o nella p ima pa e del la o o quando si a on a il ema della sua amicizia con Tullia D’A agona. All’in e no del la o o di ice ca l’au o e iene desc i o come uno sc i o e che ambien a il dialogo sia nelle co i sia in al i luoghi e che dà la pa ola non solo “alle dame di co e ma anche alle donne della a is oc azia u ale che comunque hanno un educazione co ese” (Casella, 2017: 15). Inol e, si so olinea che Spe oni, con il Dialogo d’Amo e nel quale Tullia d’A agona e a una delle p o agonis e, ebbe un no e ole successo che du ò pe alcuni anni ino a quando u accusa o dall’Inquisizione di non a e segui o co e amen e le 66 di e i e; allo a u cos e o, pe edime si dello sbaglio e ien a e nelle g azie di colo o che lo a e ano accusa o, a compo e un’O azione Con o le Co igiane, do e i a a a ciò che a e a so olinea o nel Dialogo d’amo e. Casella app o ondisce anche il signi ica o che ha il dialogo pe Spe oni: non è più iloso ico, ha come pe no il piace e e la e i à che da esso si po e a ica a e. A e ma che i dialoghi di Spe one appa engono “ad un nuo o gene e le e a io che unisce a a o e commedia, do e gli a gomen i ipici della a a is ica engono a a i con comici à” (Casella, 2017: 248). Nell’a icolo di Julie Campbell dal i olo Tullia d’A agona, Spe one Spe oni, and he Insc ip ion o Salon Pe sonae del 2018 engono innanzi u o analizza e le ca ie e le e a ie e le igu e di Tullia D’A agona e di Spe one Spe oni. En ambi con le lo o ope e Dialogo della in ini à di amo e (1547) e il Dialogo di amo e (1542) hanno da o un con ibu o impo an e nell’ambi o del diba i o della Que elle des emmes. La s udiosa so olinea che Spe one e a conside a o uno dei più g andi esponen i della iloso ia neopla onica, ico da che equen a a di e si salo i cul u ali e pa ecipa a a incon i p esso a ie co i con amici comuni a Tullia d’A agona, a cui si possono menziona e Be na do Tasso, Va chi, Pie o A e ino e Nicolò G azia. Nel XVI secolo i ci coli le e a i a e ano una impo anza ondamen ale e i appo i che i si ins au a ano all’in e no pone ano in con a o a di lo o i p o agonis i della i a cul u ale del pe iodo; accadde così che Spe oni a Venezia e poi anche a Fi enze conobbe Tullia. Ques i s essi pe sonaggi, quando a Venezia i e ano e en i cul u ali impo an i, si incon a ano nella casa di Domenico Venie . Tullia d’A agona e a con inuamen e p esen e nei di e si salo i le e a i do e si con addis ingue a pe la sua eloquenza e il suo alen o musicale. Nello s udio iene esamino come il Dialogo di in ini à di Amo e (1547) di Tullia d’A agona e il Dialogo d’Amo e (1542) di Spe one Spe oni i elino un impegno in e es uale nella Que elle des Femmes in cui le ques ioni sono sia pe soni ica e che a on a e da due e sioni mol o di e se dello s esso pe sonaggio chiama o Tullia. Ques o scambio illus a l’a i o gene a o du an e ques o pe iodo sulle capaci à delle donne, e in ques o caso di una co igiana, di pa ecipa e alla i a della men e (Campbell, 2018: 22). 67 L’accesso alla conoscenza, alla comp ensione e all’uso della e o ica, della diale ica e di u e le al e a i della pe suasione si po e a acquisi e g azie allo s udio della e o ica e del la ino; le donne, nel pe iodo s o ico p eso in esame, pe lo più, non e ano is ui e, e a solo una piccolissima pa e della popolazione emminile ad a e e la possibili à di a icina si agli s udi. P op io ques a mancanza di is uzione le esclude a au oma icamen e dalla possibili à di p ende e pa e a dialoghi o a gomen azioni a ie che ichiede ano sudde e conoscenze che esse non a e ano. Il pe sonaggio Tullia p esen e nei dialoghi sia di Spe one sia di A agona è in possesso di una maggio e is uzione ispe o ad al e donne e ques o le pe me e di po e in e agi e e pa la e quasi come una pe sona alla pa i con gli uomini. Vi è una g ande di e enza a i due dialoghi. La sc i ice con en a di esse e s a a inclusa nel dialogo di Spe oni ice ca un “diba i o in e es uale con lui, o ando delle a gomen azioni con o il i a o di lei come una co igiana oppo adica a nelle sue passioni isiche pe aggiunge e le al e e e della agione” (Campbell, 2018: 36). Con on ando i due dialoghi è chia a la di e en e p esen azione di Tullia. Spe one Spe oni nel suo dialogo p esen a Tullia come una co igiana do a, is ui a ma in elle i amen e un g adino più in basso ispe o agli uomini e quindi senza la possibili à conc e a poi di appo a si con lo o in salo i e co i pe ché non conside a a alla pa i. “Viene ip esa l’idea A is o elica della donna in e io e all’uomo pe na u a così come quando si a e ma che nella gene azione di animali la emmina è solo un maschio di e oso” (Campbell, 2018: 32). La donna nell’amo e ha un uolo solo passi o e quello a i o, pa ecipa i o e c ea i o, in ece iene lascia o agli uomini. A agona p esen a nel suo dialogo il pe sonaggio Tullia ben educa a, e con o ime capaci à di agiona e. È in g ado di con u a e la igu a di Tullia del dialogo di Spe oni pun o pe pun o. L’ope a è sc i a pe un pubblico is ui o e conosci o e delle icende pe ché des ina o alle s esse pe sone che già a e ano le o l’ope a di Spe one Spe oni. Nel 2019 Ma ina Damiani nel suo s udio dal i olo La posizione di ilie o assun a dalla donna nella a a is ica inascimen ale sc i e della donna che in a ie ope e ha a u o il uolo di mode a ice. So olinea la cen ali à e l’unici à che Spe oni ha da o a Tullia d’A agona, unica donna a i p o agonis i, nel Dialogo d’amo e. Il dialogo è ambien a o a Venezia nel salo o della Co igiana. È p op io Tullia che 68 comincia la discussione con a gomen i ela i i ai suoi co eggia o i e che ha nel dialogo il maggio nume o di in e en i. I emi diba u i sia da lei sia dagli al i in e locu o i igua dano sen imen i come la gelosia e l’amo e che una donna, co igiana, non a ebbe do u o mai p o a e. Tullia, nel dialogo ispe o a u i gli al i in e locu o i, in e iene il maggio nume o di ol e, ed è lei che ges isce e guida la con e sazione in mol e occasioni. A e ino condi ide il uolo assegna o alla co igiana Tullia da Spe one Spe oni e in una le e a a lui indi izza a gli con e ma che La unzione assun a da una semplice p os i u a isul a sbaglia a is o che e à e oneamen e elogia a da donne ben più alo ose: Tullia ha guadagna o un eso o, che pe semp e spende lo mai non iscema à, e l’impudicizia sua, pe sì a o ono e, può me i amen e esse e in idia a e da le più pudiche e da le più o una e (Damiani, 2019: 339). 69 II.3. La ques ione della lingua Le di e se co i comincia ano ad a e e so o la p op ia esponsabili à u e le unzioni poli iche e di en a ano anche pun i di i e imen o pe le pe sone che i e ano di cul u a, pe gli in elle uali. Il diba i o della lingua nacque e si s iluppò p incipalmen e p esso le co i. La ile anza dell’aspe o linguis ico, in ques o momen o, è e i ica a nel p oge o I alian Voices guida o dall’Uni e si à di Leeds (2007-2013), incen a o sull’a ea di ice ca sulla so apposizione a cul u a o ale e sc i a nell’I alia inascimen ale e sul uolo che in e p e a ono le Accademie, pe i ede e i p egiudizi di pa adigma nella c i ica le e a ia pe i alu a e la p ima mode ni à i aliana 58 . T a il XV e il XVI secolo i e ano due ci à pa icola men e c esciu e cul u almen e: Fe a a, sede degli Es ensi, e U bino, sede dei Mon e el o, all’in e no delle quali si e a s iluppa o il modello di i a di co e ed e a p op io di ques o modello che a a a Bembo nel Dialogo degli Asolani. Da buon co igiano eni a ospi a o p esso a ie co i i aliane ed è in una di ques e che e a ambien a o il suo dialogo. In ques a ope a la igu a emminile ha una g ande ile anza pe ché pe la p ima ol a si ede una donna che acquis a maggio impo anza pe il signi ica o e il uolo che comincia a ad assume e la donna in ques o ambien e. Fondamen ale pe capi e e coglie e le ca a e is iche della i a e cul u a co igiana è il es o di Baldassa e Cas iglione: Il Co egiano, ambien a o nella co e di U bino, all’ in e no della quale si muo ono i pe sonaggi che inca na ano ealmen e le ca a e is iche che in quel pe iodo conno a a l’uomo di co e: un b a o poli ico, un espe o mili a e e anche abile nel sape e in esse e nuo e elazioni con esponen i di al o ango. Ques a cul u a co igiana 59 p esen a a delle ca a e is iche p op ie come quella di possede e una 58 1525–1700: Ne wo ks o Cul u e The I alian Academies, Inno a ion, and Dissen , ed. Jane E. E e son, Denis V. Reidy, and Lisa Sampson, Ox o d, Legenda, 366 pp. S ella, Cla a. (2018). “Cinquecen o”. The Yea 's Wo k in Mode n Language S udies. 78: 271-278. 59 Pe il signi ica o della pa ola co igiana si eda anche Díaz Padilla (2014) che so olinea come nella seconda me à del XV p esso la co e papale di Nicola V e Pio II si ene ano le iunioni degli umanis i che eni ano de ini i cu iali o co igiani, e qui si discu e a di le e a u a, a e, poesia e iloso ia. E ano p esen i a ques e iunioni anche alcune donne di bella p esenza e col e in g ado di discu e e alla pa i con gli uomini e udi i. Le pe sone che p ende ano pa e a ques e iunioni della cu ia o della co e papale eni ano denomina i cu iali o co igiani e quindi co igiane quando comincia ono ad esse e p esen i anche le donne. (Romano, 1990). In segui o, la dis inzione di enne più chia a e speci ica nel senso che il e mine cu iali si usa a solo pe gli uomini di chiesa e co igiano o co igiana solo pe le pe sone le e a e, pe gli a is i, gli in elle uali e pe le donne che p ende ano pa e solo agli e en i cul u ali non acendo pa e in p ima pe sona della cu ia e che equen a ano i g andi e lussuosi salo i do e ques i e en i si s olge ano. In segui o, a enne che qualche donna appa enen e a ques i g uppi si concedesse 70 buona conoscenza delle ope e del passa o, in pa icola e dei es i iloso ici, le e a i e ilologici icchi di insegnamen i e ici da asme e e. In u a la penisola ques o legame a co e e sape e e a alla base di ogni a i i à cul u ale Si s iluppò sop a u o a Fi enze e in al e sedi cul u ali oscane come quelle di Lucca, di Siena e di al i cen i dell’I alia cen o-se en ionale. Al i cen i impo an i del no d u ono quelli di Venezia e dei e i o i limi o i come Pado a, Vicenza e Ve ona. Pe quan o igua da le amiglie più impo an i in ques o ambi o co igiano a Milano si s anzia ono i Viscon i e poi gli S o za (Rod íguez Mesa, 2022b), a Fe a a gli Es ensi, a Man o a i Gonzaga, a Bologna i Ben i oglio, a Rimini i Mala es a (Rod íguez Mesa, 2021, 2022a). A Roma g andi cen i cul u ali si s iluppa ono in o no al papa o. In alcune co i, in ques o pe iodo, isiede ano impo an i uomini do i che sos enne o e p omosse o la nasci a della le e a u a in olga e. Ques e co i mos a ano la lo o po enza e il lo o p es igio mani es ando e mos ando all’in e a socie à i u i e la p oduzione dei p op i uomini col i. Le co i e ano il pe no della i a sociale di ques o pe iodo e qui a eni a la p omozione della le e a u a, delle biblio eche e delle Accademie. Nei p imi anni del XVI, Ca lo V in ase l’I alia; la F ancia e la Spagna si con ende ano i e i o i e quegli s a i i aliani che non iusci ano a po a e a an i una poli ica comune e di unione pe con as a e lo s anie o. Nel 1509 a Pado a enne ins au a a una Magni ica Repubblica. In quegli anni scoppiò anche una e ibile pes ilenza che si di use in u a la ci à pe di e si anni; in segui o, gli spagnoli ce ca ono di in ade e Venezia. Accade a in ques o pe iodo che sia i g andi che i piccoli s a i i aliani emesse o con inuamen e di esse e sogge i ad in asioni e di non esse e in g ado di con as a e l’a acco pe ché p i i di ese ci i p epa a i e ben addes a i e do e ano con as a e gli assali o i con ese ci i di me cena i che non e ano, a ol e, mol o p epa a i. In o no alla me à del Cinquecen o un imp endi o e abile e nobile, Al ise Co na o, si s abilì a Pado a e cominciò a boni ica e degli appezzamen i di e eno nei quali ece cos ui e anche belle e signo ili ille; da qui il nome che si diede a qualche pe sonaggio illus e pe a e e assicu a a in cambio p o ezione e maggio in oi i e ques o po ò alla nasci a del e mine di co igiana che indica a anche una p os i u a di al o bo do. Ben p es o ques o e mine usa o come sinonimo di p os i u a si di use e si u ilizza a con lo s esso signi ica o nega i o sia pe le donne della co e papale sia pe le donne delle al e co i che si concede ano ad al i nobili uomini pe a e ne in cambio dena o, p o ezione e egali (Casella, 2017). 71 a ques a po zione di empo e di ambien e sop a u o nel e i o io pado ano: la “ci il à della illa” (Vozza, 2013: 9). 72 II.4. Nasci a delle Accademie in alcune ci à del No d I alia Nel Cinquecen o nelle Uni e si à si diede maggio e a enzione agli s udi scien i ici e ma ema ici; le discussioni le e a ie e iloso iche si spos a ono e so al i cen i di app o ondimen o cul u ale: le Accademie 60 . Il e mine Accademia 61 ha pa ecchi signi ica i, pe ques o s udio ci si i e isce a “una socie à d’uomini di le e e aduna i insieme a ine di coope a e in comune ad aumen a e e pe eziona e le discipline e le a i” (Cesa o i, 1786: 72). La nasci a e lo s iluppo delle Accademie sono alla base dello s iluppo della socie à, della cul u a e della lingua i aliana. Le Accademie nel Cinquecen o, in quelle ci à do e e ano p esen i accan o alle Uni e si à, i es i ono un uolo impo an e. Pe ques o mo i o può isul a e u ile conosce le e analizza le all’in e no del con es o ci adino ol e che da un pun o di is a s o ico. Ques e due eal à a e ano inali à mol o di e se a lo o; l’ogge o di analisi delle Accademie 62 e a di e so da quello delle Uni e si à e lo s esso ale a pe i compi i e le incombenze che a e a un Accademico e un p o esso e uni e si a io; non en a ano in con li o a di lo o e non s olge ano l’una i compi i dell’al a. In pa icola modo, l’Uni e si à e a des ina a a o ma e dei gio ani insegnando e impa endo lezioni di discipline già conosciu e nell’o dine degli s udi delle a ie 60 Pe la s o ia delle Accademie i aliane del Cinquecen o necessa ie sono le es imonianze di M. Maylende , S o ia delle Accademie d’I alia, Bologna, 1926-1930. Impo an e anche il con ibu o di C. Peco ella, No e sulla classi icazione delle Accademie i aliane nei secoli XVI-XVIII, in «S udi sassa esi», 1968-1969: 206-23. U ile anche il capi olo dedica o alle Accademie da G. Ti aboschi, S o ia della le e a u a i aliana, VII: 139 202, Modena MDCCXCI 61 Il e mine g eco Ακαδημία (Acadēmĭa) o 'Ακαδήμεια (Acadēmīa) o, ‛Εκαδήμεια, ha o igine dal nome che l'e oe eponimo 'Ακάδημοσ o ‛Εκάδημος diede a una con ada che si o a a a no d di A ene, nella quale e a s a o cos ui o un empio di Mine a, lì i e ano anche dodici oli i sac i; in I alia L’Accademia, con la sua accezione mode na o e o come una libe a ed e udi a associazione di pe sone do e che a e a anche p op ie leggi de e mina e, si a e mò nel Rinascimen o. Nel XVII sec. Ques e accademie le e a ie si di use o in u a I alia e si i o a ano non solo nelle g andi ci à ma anche in quelle mino i. Il cul o e lo s udio della lingua nazionale animò sin quasi dalla nasci a (1582) l’Accademia della C usca, anco a esis en e ai nos i gio ni. 62 Cosi Quondam a un b e e excu sus s o ico delle o igini dell’Accademia: “dal p op io o igina io del luogo omb eggia o a un miglio da A ene do e Pla one ene a i suoi colloqui di scienza, al p op io de i a o di socie à d’uomini di scienze, di le e e, d’a i, is i ui a so o un i olo e con ce e no me, p i a a o pubblica, all’omb a del Go e no o uo di quell’omb a, o anche di uni e si à o al o luogo di pubblico insegnamen o, sino al più gene ico, ma non pe ques o meno di uso e ile an e, a e Accademia, nel senso di in a enimen o poe ico o musicale, a p ezzo o no, do e si eci a e can a, si applaude o sbadiglia, si libe a la pa ia a buon me ca o, e a bel dile o si consolano gl’in elici, come accu a amen e egis a il Tommaseo Bellini” in segui o ipo a anche la de inizione che di Accademia ha da o Ti aboschi: “So o ques o nome io in endo quelle socie à di uomini e udi i, s e i a lo o con ce e leggi, a cui essi medesimi si sogge ano, che adunandosi insieme si anno a dispu a e su qualche e udi a ques ione, o p oducono e so ome ono alla censu a dei lo o colleghi qualche saggio del lo o ingegno e dei lo o s udi” (Quondam, 1980: 21–22). 73 acol à, l’Accademia a e a il compi o di p opo e e a o za e e acc esce e gli incon i a do i, indagando nuo e me odologie, nuo i usi della lingua e nuo e applicazioni delle scienze; ques ’ul ima si p opone a quindi di acc esce e la conoscenza dell’uomo (F anzoja, 1786: 3-4). Quasi pe u o il XV e XVI secolo le Accademie u ono conside a e dei e i cen i di i o o e di agg egazione pe gli in elle uali del empo, e ne e ano alcune che po e ano esse e segui e e con enziona e dalle co i, al e che si a ianca ano a semplici inizia i e edi o iali; u e e ano ca a e izza e da un ine ul imo impo an e come una g ande o mazione le e a ia. Si cos ui ono appo i nuo i a commi en i e le e a i, si o a ono nuo i luoghi do e e a possibile con on a e idee, aspi azioni ed espe ienze e do e si po e a ce ca e di c ea e o meglio icos ui e un’immagine nuo a del sape e, maggio men e uni a io e meno c i ico. Nelle ci à, sop a u o in quelle do e i e a anche una sede uni e si a ia, nasce ano semp e nuo e Accademie. “Nasce ano, si a e ma ano, decade ano, si inno a ano mo i ano secondo i mi di e en i ma omogenei nella lo o ineso abile con inui à, secondo ipologie, sop a u o, p o ondamen e di e se” (Quondam, 1980: 21). La nasci a di una Accademia po e a a eni e in di e si modi: po e a a e e una base p e amen e poli ica pe cui poi do e a esse e uno s umen o di se izio, ada o a p onuncia e degli elogi pe se i e allie a colo o che l’a e ano is i ui a o a e e un ca a e e p i a o pe cui le no me po e ano esse e già s abili e pe il nuo o memb o, po e a anche p esen a e un ca a e e più comuni a io e l’indi izzo cul u ale, che l’Accademia do e a segui e, eni a ce ca o e scel o quasi comuni a iamen e; i a i soci po e ano incon a si e scambia e a di lo o opinioni su di e si a gomen i e con on a si e anche giudica ano es i che eni ano le i o p esen a i alle assemblee. L’azione più o e e anche la più u iciale con o l’a anza a e la di usione delle idee i o mis e ed e e iche la diede il Concilio di T en o. Ques o du ò 18 anni e p ecisamen e dal 1545 al 1563. Fu ono cinque i papi so o il cui pon i ica o si s olse il concilio: Paolo III, Giulio III, Ma cello II, Paolo IV, Pio IV. Dal Concilio enne o emana e nuo e no me che appo a ono mol issimi cambiamen i. Al o appo o di no e ole impo anza u il g ande a o e che si ebbe e so la do ina ca olica a s an aggio del lu e anesimo. Una delle inizia i e del Concilio che ebbe maggio clamo e u la edazione dell’Index Lib o um P ohibi o um. Fu p oibi a la di usione di qualsiasi ipo di lib o che pa lasse di magia o che a esse con enu o scien i ico, u o ciò che anda a con o le idee ecclesias iche u de ini o e e ico. T a colo o che ne 80 a pensa e a una Accademia is i ui a da poco. I dubbi che si e ano c ea i in segui o u ono subi o de ini i amen e dissol i 65 . A Venezia ebbe no a popola i à e lunga du a a l’Accademia della Fama na a nel 1557 ad ope a di Fede ico Badoa o, a e a il compi o e l’obie i o di a e p omozione e nello s esso empo a conosce e maggio men e la cul u a e la scienza e u e le al e a i. Fu un’Accademia inoma a e amosa an o che mol i esponen i cul u ali del empo, che a e ano una ca ed a p esso l’Uni e si à ci adina, i ace ano pa e; si ico dano a ques i anche Be na do Tasso e di e si so ani e uomini impo an i del pe iodo come il ca d. Michele Ghisle i che poi di enne pon e ice con il nome di Pio V. La celeb i à a cui giunse ques ’Accademia u do u a sia a Bodoa o, pe sonali à illus e e dana osa che donò i suoi beni p ima di mo i e all’Accademia, sia a Domenico Venie o, mol o icco che mise a disposizione dell’Accademia la sua casa; quando qualche le e a o si o a a a Venezia, maga i solo di passaggio, po e a anquillamen e chiede e ospi ali à e soggio na e da lui; Spe one Spe oni, du an e alcuni suoi iaggi a Venezia, soggio nò p esso ques a dimo a; allo s esso modo u ono ospi i di Venie o Be na do Tasso, Gi olamo Ruscelli, Gi olamo Muzio. T a il 1542 e il 1545 il b esciano Fo una o Ma inengo Cesa esco ondò l’Accademia dei Dubbiosi 66 , non si sa con p ecisione se a B escia o a Venezia che ebbe i a b e e e e minò la sua a i i à nel 1553. Le ema iche a on a e e ano di ca a e e iloso ico e eligioso, e ano comuni a pe sone do e, le e a e, a i o ma o i e in elle uali e sop a u o ine en i agli scambi cul u ali a i e i o i di Napoli e Pado a. Ma inengo, in uno dei suoi lunghi soggio ni pado ani, en ò a a pa e dell’Accademia degli In iamma i e qui conobbe alcuni le e a i del empo come 65 “A Fe a a io ì l'Accademia degli Ele a i, la quale spiega a pe Imp esa E cole che iene al o di e a, e so oca An eo, col mo o ol o da O azio Supe a a ellus Side a dona . L'au o i à di lui asse in e o e anche i chia issimi Edi o i delle ope e Spe oniane, i quali dopo a e nomina o nella Le e a Dedica o ia gli Ele a i di Pado a, e dopo a e de o nella P e azione, che lo Spe oni pe o ò a di esa della Canace in quell'Accademia, quasi ic edu i e pen i i si i a ano nella Vi a di lui, e, che è più anco a, accusano Ingol o de' Con i, pubblica o e di sei Lezioni su ale a gomen o, che di suo capo abbia sc i o, che de e u ono nell'Accademia degli Ele a i. Quasi che in e o non do esse sape e. Ingol o meglio di noi le cose dell'A o suo, e quasi che a quel empo ch'ei me e a in o dine le Ope e di lui a in endimen o di pubblica le, non po esse o esse i i di quelli, che le sudde e Lezioni sen i o a e ano a eci a si. Quindi non è ma a iglia se il Ch. Ti aboschi inciampa anch'esso, e cade in e o e; e men e, seguendo Apos olo Zeno, uol co egge e il Quad io, è degno egli s esso su ques o pa icola e d'esse co e o” (Genna i, 1786: 24). 66 E a di usa la no izia che ques a Accademia osse associa a ad un ambien e non ca olico, così sc i e Bizza ini: “A lungo associa a alla igu a di E asmo, in a i, il dubbio si anda a semp e più de inendo come una p a ica d’indagine che, o igina asi en o ange es eme del Valdesianesimo napole ano, si anda a comunicando agli ambien i anaba is i e an i ini a i ene i” (Bizza ini - Selmi, 2018: 75). 81 Maccasciola, Daniele Ba ba o, lo s esso Spe one Spe oni e o se anche Alessand o Piccolomini; è p esumibile che insieme a ques ’ul imo in qualche assemblea dell’Accademia a esse o s ol o una app o ondi a analisi e i lessione ela i a al Dubbio e alla Ve i à. Ma inengo u anche un mecena e e un p o e o e di le e a i, non è un caso che i siano mol i au o i che a ano di lui in a i es i e p e azioni: Il agazzo di Ludo ico Dolce, Lucida io in musica di Pie o Aa on, Il Funus di O ensio Lando. Semp e a Pado a si o a l’Accademia degli E e ei onda a nel 1563 da Scipione Gonzaga dei Duchi di Sabbione a. Cos ui alla gio ane e à di sedici anni u manda o nel 1558 da Man o a a Pado a pe s udia e p esso la p es igiosa Uni e si à ci adina Filoso ia dal Ca dinale E cole Gonzaga, a cui e a s a o a ida o all’e à di o o anni, pe in ap ende e la ca ie a ecclesias ica, dal pad e, un condo ie o i aliano Ca lo Gonzaga, e dalla mad e nobildonna Emilia Cauzzi. Spe oni con inuò i suoi s udi ino al 1563 anno in cui pe la mo e del ca dinale suo bene a o e do e e allon ana si pe un b e e pe iodo. Quando ien ò in ci à app o ondì gli s udi di eologia. Fu p op io in ques o pe iodo che decise di iuni e “i più do i e s udiosi gio ani che a quella s agione in Pado a si o a ano, e di o ma ne una no ella Accademia, a ine di ese ci a si nelle amene le e e, alle quali da in incibile p opensione si sen ia aspo a o” (Genna i. 1786: 30). L’Accademia ebbe inizio con una en ina di pe sone che ben p es o di enne o assai più nume ose; S e ano San ini con una sua o azione il 1° gennaio del 1564 inaugu ò e ap ì le sedu e che si ene ano due ol e a se imana. A ques e sedu e pa ecipa a anche To qua o Tasso che p onunciò una o azione commemo a i a quando si celeb a ono i une ali dello s esso San ini che mo ì dopo poco l’inaugu azione. Gli e e ei edi a ono anche una accol a di ime che u pubblica a nel 1566. Ques a Accademia cominciò a pe de e esponen i quando lo s esso Gonzaga, il inanzia o e e l’idea o e che l’a e a o emen e olu a, idea a e onda a, si allon anò da Pado a. P esso ques a Accademia acco se o di e se pe sonali à eneziane illus i che pe app o ondi e i lo o s udi si eca ono a Pado a e qui equen a ono le scuole o l’Uni e si à: F ancesco Molino, Paolo Manuzio, Lazza o Mocenigo. Luigi G adenigo a Pado a e p ecisamen e in ques a Accademia si ese ci ò nelle sue a i i à e di enne p es o un uomo mol o do o, conosci o e del g eco, del la ino, della Filoso ia; di enne anche biblio eca io della Lib e ia di San Ma co; g ande espe o di lib i che a a ano a i a gomen i, a i quali non bisogna dimen ica e quelli di e be, di pian e. In ques a 82 Accademia si dis inse o sop a u o due le e a i che ebbe o no e ole successo: To qua o Tasso e Ba is a Ma ino. L’Accademia degli Animosi u onda a nel 1573 dall’aba e B esciano Ascanio de Ma inenghi Cesa eschi, con il a ello Camillo men e si o a ano a Pado a pe s udia e p esso l’Uni e si à ci adina. Mol i u ono i le e a i e gli s udiosi che ne di en a ono memb i: Ma eo Macigni, An onio Riccobono, un umanis a che gode a in quel pe iodo di g ande ama, Faus ino Summo, ilologo, E cole Sassonia, p o esso e di medicina e di logica, F ancesco Piccolomini, Be na dino Tomi ano. Vanno ico da i anche esponen i della cul u a e della classe col a della ci à di Pado a, a cui si ico dano Spe oni, Mussa o, Alessand o Ca ie o, An onio Que engo. Si incon ano nomi di nobili eneziani come Giacomo Diedo che di enne esco o di C ema, Lo enzo Gius iniani, Nicolò Con a ini, S e ano Tiepolo. Di ques ’ul imo ci sono imas i dieci lib i di Accademiche Con emplazioni, in la ino. Con a ini pubblicò un lib o iloso ico De Pe e ione Re um. Tes imonianze le e a ie ci anno capi e che a enne o scambi cul u ali a ques a Accademia e quella degli A ida i di Pa ia. Non si hanno no izie ce e di una assidua pa ecipazione alle a i i à di ques a Accademia da pa e di Spe oni, p obabilmen e qualche suo a a o o disco so po ebbe esse e s a o eci a o in ques o luogo; na u almen e u o ciò de e esse e accadu o p ima della ine del 1573 e quindi all’inizio delle a i i à della s essa Accademia, pe ché Spe oni a dicemb e del 1573 si as e ì a Roma e i imase pe ci ca 5 anni. Ma inengo dopo e anni dalla ondazione dell’Accademia si allon anò da Pado a e il g uppo dei soci subi o si spense e sciolse. Alla seconda me à del 1500 isale la ondazione dell’Accademia degli S abili; a Pado a nasce a una nuo a socie à le e a ia, l’anno più ce o pe la sua ondazione è il 1580, u pad e dell’Accademia Gio anni Ja chio Tedesco e a cos ui si a iancò il con e Jacopo Zaba ella. Ques ’ul imo u anche memb o dell’Accademia degli Ele a i. E ano a i e di e si i emi a on a i sia le e a i sia scien i ici; u ono maes i Pie o A quano e Be na dino Tomi ano pe la logica; insegna ono ma ema ica Pie o Ca ena e F ancesco Ba occi. Di enne insegnan e di iloso ia Geno a che successe in segui o al suo insegnan e di Logica Tomi ano e che poi passò alla ca ed a di iloso ia s ao dina ia do e conobbe e ne di enne anche amico A cangelo Me cena io e F ancesco Piccolomini. Ben qua o delle Accademie pado ane menziona e u ono onda e da al e an i nobili e dis in i p ela i: quella degli In iamma i dal esco o di F egius Leone 83 O ini, quella degli E e ei ebbe come onda o e l’aba e Scipione Gonzaga, quella degli Animosi l’Aba e Ascanio Ma inengo e quella dei Rico a i l’Aba e Fede igo Co na o. Pe la p ima ol a l’Accademia si p esen ò al mondo il 9 gennaio del 1600, Co na o e u i gli accademici si eca ono p esso la Basilica di San ’An onio do e pa ecipa ono ad una messa solenne e lì can a ono; ece o pa e di ques a Accademia pe sonaggi del calib o del Ca alie Gua ini, O sa o Gius iniano, Celio Magno, O a io Menini, Cesa e Nichesola, Scipione Cobellucci, che di enne Ca dinale, il Con e Pomponio To elli, la cui agedia Vi o ia u dedica a agli esponen i dell’Accademia dei Rico a i. Subi o dopo il 1550 ci u ono alcuni pado ani che si iuni ono e onda ono l’Accademia dei Cos an i, u ele o p imo P incipe F ancesco Po ena i. S uden e e conosci o e anche della iloso ia mo ale di E ica, di Poe ica, di Musica, della lingua g eca, della La ina e anche della I aliana 67 . Nello s esso pe iodo si incon a anche la Socie à le e a ia denomina a dei Po en i e l’Accademia dei Rinascen i, che si s iluppò e so la ine della seconda pa e del secolo, e della quale si sa che a e a come co po di Imp esa il Sole au ino. Du an e il pe iodo di pe manenza a Roma Spe oni ece pa e dell’Accademia de ini a Delle No i Va icane, c ea a E onda a dal ca dinale Ca lo Bo omeo e da suo a ello il Con e Fede igo nel pe iodo du an e il quale isse Pio IV. In essa si a a ano u i gli a gomen i e anche nume osi emi sac i, quando nel 1462 mo ì il a ello del Ca dinale, Fede igo, il ca dinale decise che si a asse o solo ed esclusi amen e a gomen i sac i. Sull’Accademia degli Ele a i al a es imonianza iene lascia a pe isc i o semp e da Sca deone, il quale a e ma che Ba olomeo Zacco u uno dei p incipi dell’Accademia. Spe oni ebbe semp e mol o a cuo e la so e di Zacco di cui ci imangono sono alcuni spezzoni di poesie. Fu p op io p esso ques a Accademia che Spe oni di ese la agedia Canace e anche sé s esso dalle accuse che gli eni ano mosse e lo ece pe ci ca sei gio ni consecu i i da an i a u i gli e udi issimi uomini che i ace ano pa e u ilizzando una icchissima eloquenza e la lingua olga e. Ques a Accademia ebbe sicu amen e i a b e e e il iaggio a Roma di Spe oni nel 1560 ne acili ò e accele ò la ine. Semp e Sca deone a e ma: “Ba holomaeo Zacchonum 67 Pe al e on i ela i e a ques e accademie si edano Lo enzo Beye linck nel G an Tea o della Vi a Umana. Quad io (S . e Rag. D'ogni Poesia L. I.), Facciola i (P. III. de Fas i a ca . 21o) che ci a il B ancaccino de Ju . Doči. L. I. (Genna i, 1786: 66). 84 huius no us academiae p incipe” (Sca deone 1560, 261). Nel 1562 ques a Accademia do e a esse e già s a a chiusa (Genna i, 1786: 29), u o ciò lo si e ince da una le e a di Spe oni a Zacco nella quale si discu e di una possibile inasci a della s essa. 85 II.5. Spe oni e l’Accademia degli In iamma i A Pado a, nella p ima me à del 1500, uomini col i, do i, espe i nelle a i e anche nelle leggi, p o enien i da a ie pa i di I alia pe s udia e p esso la inoma a uni e si à ci adina, di enne o soci dell’ Accademia degli In iamma i 68 . Ques a u onda a nel 1540, lo s esso anno dell’Accademia degli Ele a i di Fe a a, da Leone O sini che ne di enne il p imo p incipe insieme a Ba ba o e Ma elli e, si dice, anche da Spe oni. L’Accademia degli In iamma i in pa icola modo, na a a Pado a, ebbe un uolo no e ole nella i a dell’au o e pado ano ogge o della esi. Non si conosce con ce ezza se il nome all’Accademia osse s a o da o p op io da Spe one Spe oni o se osse de i a o dal a o che gli accademici a e ano scel o come lo o mo o l’e ige di E cole che a de sul mon e Oe a con la sc i a “A so il mo ale al Ciel n’and à l’e e no”. Mol i dei soci dell’Accademia degli In ona i di Siena che si o a ano a Pado a ade i ono e si associa ono a quella degli In iamma i. Spe oni u uno dei p incipali soci di ques a Accademia; a i p incipali si ico dano Pie o A e ino, Angelo Beolco (de o il Ruzzan e), Giuseppe Be ussi, Luigi Alamanni, F ancesco Sanso ino, Be na dino Tomi ano, Gian Gio gio T issino 69 ; u i o quasi a e ano s e i legami con la cul u a e con la i a uni e si a ia del empo. Vi e ano anche in elle uali ene i e oscani come Alessand o Piccolomini, Daniele Ba ba o, Ugolino Ma elli, Benede o Va chi che u anche censo e dell’Accademia. Ques i e ano uomini mol o p epa a i, mol i dei quali e ano anche s uden i o docen i p esso l’impo an e Uni e si à ci adina. 68 Su Spe one Spe oni e l’Accademia degli In iamma i c . A. Fano, Spe one Spe oni, Pado a 1909; F. Camma osano, La i a e le ope e di Spe one Spe oni, Empoli 1920; G. To anin, La ine dell’umanesimo, To ino 1920, pp. 66-81; F. B uni, “Spe one Spe oni e l’Accademia degli In iamma i” in Filologia e Le e a u a, XIII, 1967, pp. 24-71; C. Vasoli, S udi sulla cul u a del Rinascimen o, Mandu ia 1968, ad ind.; F. B uni, Sis emi c i ici e s u u e na a i e, Napoli 1969, ad ind. 69 E ano soci dell’Accademia anche al i di e si esponen i della cul u a Pado ana e non solo Lazza o Bonamico (1477-1552), Ma iano Sozzini (1482-1556), Gio anni Mon e (1498-1551), Vincenzo Maggi (d. 1564), Daniele Ba ba o (1514-1570)... Ugolino Ma elli (1519-1592), Lo enzo Lenzi (b. 1517), Albe o del Bene (d. 1554), Ca lo di Rube o S ozzi (b. 1517), Gio anni dell'Anguilla a (1517-1572), F ancesco Sanso ino (1521-1583), e Alessand o Piccolomini, e ano s uden i nello s esso pe iodo. Va chi... e a un ca o amico di mol i docen i uni e si a i (Samuels, 1976: 605), e ano isc i i anche di e si al i esponen i della cul u a Pado ana e non solo Lazza o Bonamico (1477-1552), Ma iano Sozzini (1482-1556), Gio anni Mon e (1498-1551), Vincenzo Maggi (d. 1564), Daniele Ba ba o (1514- 1570). Al i, come Ugolino Ma elli (1 519-1592), Lo enzo Lenzi (b. 1517), Albe o del Bene (d. 1554), Ca lo di Rube o S ozzi (b. 1517), Gio anni dell'Anguilla a (1517-1572), F ancesco Sanso ino (1521- 1583), e Alessand o Piccolomini, e ano s uden i nello s esso pe iodo. Va chi... u amico in imo di mol i docen i uni e si a i, equen ò lezioni di Pie o Bembo (Samuels, 1976: 605). 86 Alla nasci a e allo s iluppo dell’Accademia con ibui ono le idee dei p esen i nell’Accademia dei Vi uosi onda a da Tolomei nel 1532; i pa ecipa ono sia Annibal Ca o sia F ancesco Molza con cui il Va chi, amico di Spe oni e socio edele degli In iamma i, scambia a spesso epis ole; ma anco a più chia e e sicu e sono, le in luenze dell’Accademia di Siena, l’Accademia degli In ona i na a a il 1525 e il 1527; a i suoi memb i si ico dano Alessand o Piccolomini in p imo luogo e anche Pa iano Sozzini; u ono inol e memb i ono a i, isc i i come non esiden i, Bembo e Tolomei. T a i soci In ona i Piccolomini e almeno due dei Sozzini che, sicu amen e appo a ono la lo o espe ienza, ece o pa e degli In iamma i, anche se non si sa ino a che pun o, pe ò si può di e che una somiglianza si o a a le s u u e dell’Accademia s essa e nel lo o p og amma 70 . Appa ene ano ad essa in elle uali e pe sonaggi illus i del empo che si occupa ano in p ima pe sona della lingua e dell’uso che di essa bisogna a a e; al cen o i e a il diba i o di quan o osse s a o impo an e pe il pe iodo la di usione a g ande aggio dell’uso del olga e. Pie o Bembo nei p imi mesi del 1539, dopo esse e s a o nomina o ca dinale, lasciò Pado a, ma alcuni dei suoi più edeli amici e cus odi della sua biblio eca imase o in ci à e di enne o soci dell’Accademia degli In iamma i, ques i sono Cola B uno (1480-1542) e An onio Anselmi (m. 1568). Nume osi degli Associa i a e ano appo i a di lo o, la maggio pa e si o a ano a Pado a o pe s udia e o pe insegna e p esso l’Uni e si à, o pe al e ques ioni, come nel caso di Be na dino Tomi ano che in quel pe iodo e a a Pado a pe po a e a e mini inca ichi poli ici. Socio dell’Accademia degli In iamma i u anche Fo una o Ma inengo, uomo di g ande cul u a e conoscenza, amico pe sonale di Spe oni. Si comp ende 70 Samuels sull’Accademia degli In ona i aggiunge che e a guida a da un u iciale no o al e na i amen e come p incipe o a chin ona o, che p es a a se izio pe un pe iodo di due mesi. Il suo compi o p incipale e a p esiede e alle iunioni che si ene ano ogni domenica. E a aiu a o da due consiglie i, che nomina a pe adempie e ai suoi obblighi in sua assenza. Vi e ano inol e sei censo i, ai quali eni ano so opos e u e le composizioni o iginali p ima di esse e p esen a e all'Accademia iuni a. La lo o unzione e a quella di ile a e e co egge e u i gli e o i di g amma ica, s ile e ocabola io, o, nelle pa ole dello s a u o, di co egge e, lucida e e idu e alla massima delica ezza u e le ope e compos e. Un cancellie e p ende a in cus odia le composizioni dopo che e ano s a e le e e ene a un e bale di ogni iunione. In ine, un eso ie e cu a a i ondi del g uppo. Ri e endosi poi agli In iamma i aggiunge che i e a un p incipe che inizialmen e icop i a p obabilmen e la ca ica di due mesi, anche se, come è s a o p ecisa o, il suo inca ico u p og essi amen e allunga o a sei mesi. C'e ano, inol e, un consiglio di e consiglie i, e censo i e un eso ie e, i quali icop i ano uoli simili a quelli dei lo o omologhi negli In ona i. Un seg e a io sos i ui a il cancellie e dell'Accademia senese (Samuels, 1976: 609-610). 87 maggio men e il appo o a i due da una le e a del 1542 (Ru inelli, 1547: XIX) in ia a da Spe oni al con e, nella quale lo sc i o e si alleg a mol o della lo o amicizia e si cong a ula con lui pe le imminen i nozze. Sappiamo inol e che u anche pad ino di ba esimo 71 di uno dei suoi igli. Alessand o Piccolomini, che u il IV p incipe dell’Accademia, diede un suo con ibu o alla ondazione dell’Accademia pado ana. Lo s esso pensie o e a sos enu o qualche secolo p ima di lui da Ba gagli (Ba gagli, 1612: 533). A ques i pa e i si aggiunge anche quello di Elena Pancie a che nel suo s udio a e ma che l’Accademia Pado ana “ ip ende la s u u a di un’al a e più an ica Accademia, subendo l’in luenza anche delle accademie omane dei Vignaiuoli e dei Vi uosi, e di quella senese degli In ona i” (Pancie a, 2013: 2). Semb a esse ci una s ana coincidenza di alcune delle da e: il Dialogo della i a a i a e con empla i a u p obabilmen e sc i o nel 1540. Lo s esso anno, in ap ile o in maggio Spe oni, in acco do con al i pe sonaggi col i del empo, ondò l’Accademia degli In iamma i. Dopo quella degli In ona i di Siena, di cui di e si memb i si uni ono a quella degli In iamma i, ques a u conside a a la seconda Accademia di un nuo o ipo c ea a nella penisola 72 . Inol e è da e idenzia e il a o che a i pa ecipan i alle di e se sessioni che pe iodicamen e si ene ano, si i o ano i nomi di mol i pe sonaggi del dialoghi di Spe oni: Alessand o Piccolomini, Leone O sini, Benede o Va chi, Daniele Ba ba o, Vincenzo Maggi, Luigi Alamanni, Ruzan e, Vincenzo Gi elli, Gi olamo Panico e l’A e ino, pe non pa la e di Al ise Co na o, Cola B uno - amico in imo di Pie o Bembo - F ancesco Sanso ino, Be na dino Tomi ano, Ba olomeo Lomba di, Ugolino Ma elli o Fab izio S ozzi - uno dei più icchi e dei più amosi esuli " epubblicani" io en ini. L’Accademia e a senza dubbio o ganizza a in modo abbas anza p eciso con un p incipe, ele o pe sei mesi, e, p obabilmen e, un cancellie e, censo i, consiglie i, un iducia io, un seg e a io e un eso ie e. Le sessioni si s olge ano due ol e a se imana, il gio edì e domenica, e gli accademici legge ano le lo o composizioni e le p esen a ano ad al i memb i pe la discussione. Lomba di 71 È lo s esso Spe oni che ci in o ma di ques a no izia così sc i endo: “Illus e Signo compa e ono a o. Ring azio Dio che non si sco da di oi e i ha isi a o con a i la g azia di un igliol maschio: e ing azio oi che nel bel mezzo di così g ande alleg ezza ico dando i di me, des e luogo al mio non oles e che io il ba ezzassi” (Spe oni, 1740: 12). 72 Vedasi a al p oposi o Scipione Ba gagli, Delle lodi dell’Accademia, Fio enza, L. Bone i 1569: 39- 40; Maylende S o ia delle Accademie di I alia ,Bologna, Cappelli, 1926-1930 ol 3: 266-270/ 350-362. 88 i lesse la poe ica di A is o ele, Piccolomini p esen ò poesie e lezioni di e ica, Va chi commen ò i sone i di Bembo o Della Casa. Gli In iamma i non sc i e ano le lo o ope e pensando al aggiungimen o della ama e ques o si e ince anche dallo s emma dell’Accademia nel quale si ede E cole in p eda alle iamme sul mon e Oe a accan o alla sc i a "A so il mo al, al Ciel n’and à l’e e no". Ques e pa ole e ques e immagini ico da ano agli accademici che il disco so do e a semp e pun a e ad esse e elegan e e che pe i mo ali le glo ie e ano sol an o dei momen i di ani à. Leone O sini u il P imo P incipe dell’Accademia, o il P esiden e, gli succede e o poi Gio anni Co na o, Galeazzo Gonzaga, Alessand o Piccolomini e Spe one Spe oni dal dicemb e 1541 al ma zo 1542, in es i o con una solenne ce imonia i p imi di no emb e nel 1542. Il passaggio a eni a con la consegna di una e ga di allo o dal eggen e al suo successo e. Spe oni e Tomi ano u ono anche a i Censo i degli In iamma i. Si ace ano anche s udi e si ene ano disse azioni di Filoso ia e Teologia. Ci u un momen o in cui la eologia e i suoi a ini u ono un po’ ascu a i e “quando Spe oni di enne p incipe esclude a dalle p a iche accademiche gli ese cizi eologici, lo s udio delle leggi e lascia a solo lo s udio della iloso ia [...] in elazione alla lingua che si do e a u ilizza e ammise solo l’u ilizzo del olga e” (Maylende , 1928: 269). Il p og amma p esen e in ale Accademia e a di e en e da quello delle al e Accademie pado ane e eneziane: mi a a a di ende e l’uso del olga e e la dimensione o ale del linguaggio. Spe oni, già all’e à di en acinque anni, a endo alle spalle l’espe ienza dell’insegnamen o uni e si a io, e a iconosciu o come un uomo do o, pieno di espe ienza e capace di acili a e la asmissione cul u ale. A e a acquisi o, anche, iconoscimen o in ambi o accademico; u p op io g azie a ques a sua ama che un pe sonaggio illus e e nobile del empo, Gio anni Co na o, gli chiese consigli sull’educazione dei igli 73 . Uno dei più g andi deside i di Spe oni e a quello di da e g ande impo anza alla asmissione o ale del sape e. 73 Spe oni come omaggio alla gio ane so ella di Luigi, Co nelia Co na o, alla quale a e a a o da pad ino nel 1533, sc isse Il Dialogo della cu a amilia e, una composizione dedica a alla buona educazione emminile; ha u ilizza o un al o dialogo e p ecisamen e quello sui Disco si del modo di s udia e pe i olge si al iglio e quindi a un gio ane. “I due es i, che cu iosamen e non sono mai s a i messi in elazione dalla c i ica Spe oniana, cos i uiscono pe ciò idealmen e le due pa i di un di ico dedica o all'educazione di un gio ane uomo e di una gio ane donna di nobili na ali che Spe oni dedica alla amiglia Co na o. È pe ciò leci o suppo e che sc i e a i disco si all'inizio degli anni T en a del Cinquecen o e osimilmen e a il 1532 e il 1533 nello s esso pe iodo in cui compose il Dialogo della cu a della amiglia (Pancie a, 2013: 4). 89 Ques a sua p io i à si no ò subi o quando u ele o p incipe dell’Accademia e ce cò di impo e una i o ma adicale. Con le sue idee mol o di e se e decisamen e inno a i e so o alcuni aspe i, di ise g a emen e e o se i imediabilmen e i pa e i dei soci dell’Accademia. Iniziò non p esen andosi alla ce imonia di inco onazione pe ché la conside a a oppo s a zosa e, dopo esse si insedia o, pe ma ca e già la dis anza dai p eceden i che lo a e ano semp e a o in la ino, indicò la ia del suo ope a o dando la p io i à all’u ilizzo del olga e nelle iunioni accademiche piu os o che al la ino. In ques o modo si dis anziò ne amen e dagli s udi e dalle ecniche di s udio uni e si a io e i ando di a lo o conco enza e indi izzando l’Accademia alla p oduzione e al sos egno dell’i aliano. Fou nel nel suo s udio Les Dialogues de Spe one Spe oni sos iene che u no e ole l’in luenza che ques a Accademia ese ci ò su quelle che sa ebbe o segui e pe l’o iginali à del p og amma, di i lessione su lingua e le e a u a olga e, di poe ica e di iloso ia. Lo s udioso accon a che ad un ce o momen o Spe oni p obabilmen e non e a soddis a o di come andasse o le cose all’in e no della s essa Accademia in elazione allo s iluppo e alla di usione del olga e e, p op io pe ques o sca ò che si a on asse o emi che non osse o a inen i alla iloso ia e alla le e a u a e a o ì esclusi amen e l’uso del olga e all’in e no della s essa Accademia. Ques ’ul ima, nel p oge o ideale di Spe oni, cos i ui a una al e na i a all’Uni e si à; non u i pe ò condi ide ano e sos ene ano le sue idee. Egli s esso a e a di icol à ad allon ana si dal disco so del me odo accademico (Fou nel, 2014: 150-151). Gli In iamma i, ol e a legge e e commen a e i classici la ini e g eci come Ome o e Teoc i o, O azio e Vi gilio, ad a on a e emi poe ici e le e a i ipici del XVI secolo, si dedica ono anche a s udia e e a diba e e su emi iloso ici e si p eoccupa ono del a o che enisse o a a i e a on a i da u i con la lingua olga e così da ende li poi no i ad un pubblico semp e più g ande. Ques o a icinamen o alla iloso ia u do u o sicu amen e al a o che Spe one Spe oni u discepolo di Pomponazzi dal 1520 al 1523, poi u anche le o e alla ca ed a o dina ia di logica e a quella s ao dina ia di iloso ia nell’Uni e si à di Pado a. In ques a s essa Uni e si à insegnò Tomi ano dal 1539 al 1563; Spe oni nel Dialogo delle lingue e nel Dialogo della Rhe o ica sos enne che il compi o della e a iloso ia consis e a nel ipe co e e l’o dine unico e pe e o della eal à e che il olga e 96 ca a e izzi pe una men ali à nuo a e all’a angua dia p op io pe lo spazio che dedica a lo o e pe l’impo anza che dà alla scola izzazione delle donne. Quando a guida e l’Accademia i e a Alessand o Piccolomini, le donne ice e e o un g ande bene icio ed ebbe o anche maggio e spazio pe le lo o le u e. Aonio Palea io, amico sia di Alessand o sia di Ma can onio Piccolomini, memb o dell’Accademia senese e amico del g uppo In ona i, sc isse nel 1555 anche lui un dialogo con solo pa ecipan i donne e diede spazio a lo o e alla eal à sociale nella quale e ano inse i e, alla lo o amiglia e al conce o di ma imonio (Ga cía Fe nández, 2022, 2020). Il Dialogo de’ giuochi di Gi olamo Ba gagli (1563-64) pubblica o ci ca dieci anni dopo quello di Palea io pone in luce il passo sociale e s o ico che la ci à di Siena ha poi do u o compie e. Dopo una lunga ba aglia enu a dai senesi pe man ene e la lo o au onomia e libe à cul u ale, al e mine delle lo e u s ipula o il T a a o di Pace di Ca eau-Camb ésis (3 ap ile 1559); subi o dopo, Siena di enne p o incia-s a o della Toscana so o il dominio di Cosimo I, duca di Fi enze. Nel 1561 iap ì l’Accademia degli In ona i g azie ad Alessand o Piccolomini, ma le cose non anda ono come p ima e il dialogo di Ba gagli lascia un ico do quasi s o ico e e ospe i o di come osse s a a la i a in Accademia nella p ima me à del XVI secolo; u i si aspe a ano un i io i e e un inno amen o, ma ques o deside io u di icile da po a e a e mine. Ba gagli nel dialogo pa la delle donne e ne me e in isal o il coin olgimen o nella i a accademica. L’Accademia degli In ona i da a libe o spazio alla pe sonali à e al alen o c ea i o della donna che e a libe a dai incoli del passa o di do e s a e in silenzio, do e solo se i e e s a so omessa al ma i o. Le donne sono dei sogge i a sé, capaci di pensa e e pa la e. L’in enzione della s ampa ha pe messo lo o di da e il p op io con ibu o al gene e le e a io del dialogo nel Cinquecen o, nell’ambi o delle Que elle des Femmes, e di pa ecipa e al mondo dell’edi o ia pe di onde e le p op ie idee sull’eccellenza delle donne nella di esa da quegli umanis i di enso i in ece dell’in e io i à delle donne, a cui Spe one Spe oni. 97 III. SPERONE SPERONI E LA QUERELLE DES FEMMES III.1. Biog a ia di Spe one Spe oni (Pado a 1500-1588) Spe one Spe oni u eminen e umanis a sulla cui igu a nume osi s udiosi, anche suoi con empo anei, hanno s ol o s udi speci ici, lega i al suo con ibu o alla eo ia e alla p a ica del gene e del dialogo nell’epoca della Con o i o ma in I alia, allo s iluppo dell’i aliano olga e ed in pa icola modo anche allo s iluppo del gene e della agedia nel Cinquecen o. T a le ope e sulla poe ica del dialogo che comincia ono ad eme ge e dopo il 1560, l’unica che si discos a da conside azioni pu amen e o mali, e a un se io en a i o di a on a e la poli ica cul u ale del gene e, è la sua Apologia dei dialoghi (1574- 5) (Cox, 2008: 70). Si pa le à di ques o la o o nella sezione IV.1. di ques a esi. Quando Spe one mo ì nel 1588 u e le sue ope e passa ono al nipo e Ingol o dei Con i che ne ole a a e una edizione comple a, u a ia a causa della mo e del suo aiu an e Giasone De Noe, non iuscì a po a e a e mine la sua imp esa e cominciò a pubblica e le ope e senza da lo o un o dine o un nesso; Fo cellini Ma co ice e e i manosc i i o iginali da An onio dei Con i, e ede di e o dell’Au o e al quale e ano passa i i 24 olumi o iginali di manosc i i, e insieme a Na al dalle Las e nel 1740 edi a ono una edizione comple a di u e le ope e in cinque olumi 76 che, anco a oggi, è un es o ondamen ale pe gli s udiosi di Spe oni 77 . La biog a ia può esse e de ini a “Apologe ica” (Fano, 1915), chi po a a e mine la le u a di ques e pagine alla ine imane con la domanda del pe ché di un au o e così impo an e, così ice ca o nelle di e se co i di I alia, così icco, non ci siano imas e acce più cospicue; pe ché non abbia a u o una o una più g ande di quella ice u a di a o nel co so del secoli; pe ché ci sia assolu o silenzio su di lui, anco a oggi, in mol e an ologie della le e a u a i aliane; pe ché in alcuni es i è p esen e solo come pun o di i e imen o pe al i au o i a lui con empo anei; son an e le domande che so gono spon anee dopo a e conosciu o e le o le di e se biog a ie sc i e su di lui. 76 Pe un maggio e app o ondimen o di come è s u u a a l’ope a legge e Camma osano, F. 1920: 35. 77 Ques e ope e u ono dona e alla Biblio eca Capi ola e di Pado a. 98 Al a on e e a u e la più e i ie a, è l’au o e s esso e in pa icola modo il suo epis ola io. Nume osissimi i i e imen i biog a ici che engono es apola i dalle le e e, che hanno una g ande ile anza s o ica e sono u ili pe la biog a ia pe ché sc i e pe esse e spedi e e comunica e con la pe sona a cui esse e ano indi izza e; qui i si o ano sc i i e pensie i eali e si pa la di a i e di emozioni che lo sc i o e i e a; ques o epis ola io si discos a eno memen e da quelli cinquecen eschi le cui le e e eni ano sc i e in ece pe esse e pubblica e e il lo o alo e, quindi, acquisisce ben al a ile anza. Tu o ciò si capisce meglio leggendo una le e a indi izza a a Benede o Rambe i a cui Spe oni sc i e: non olendo che si s ampasse o le mie le e e, le quali sc i o amiglia men e semp e mai nel medesimo s ile, e qualche ol a in o no a quelle is esse ma e ie… se insieme con le mie le e e amiglia i, colle que anze, e con sc i i si s ampasse o le amo ose (che io non posso nega e di a e ne a o un migliaio; e a dono, e piangono, e si dispe ano, come io ace a men e e a innamo a o) che di ebbe mia moglie? Già mi pa di sen i e che ella mi me a le unghie nel iso… Ma pe mio amo e e pe mio giudizio non ne lascia e s ampa nien e, se oi ole e che io i a nella g azia degli uomini… A me pa e che lo s ampa co ali le e e sia una ope a pe du a, cioè di e, che non gio i, né dile i, né ono i i composi o i, né dia a o e o au o i à alla lingua olga e, la qual ne ha o se bisogno. Ciò dico p esupponendo che le le e e amiglia i d’ogni uomo ogliano esse sc i e in s ile basso, e sì pianamen e, che quan unque pe a en u a egli sia cosa di icile ad ogni do a pe sona il a le ali e sì a e, nondimeno ogni igno an e si dia ad in ende e di po e a e al e an o. Con ciò sia cosa che le le e e amiglia i, siccome suona il ocabolo, an a a a quelle cose, che anno gli uomini u o dì: le quali, o u ili o necessa ie che elle ci siano, ce o che elle sono ad ognuno comuni (Spe oni, 1740, V: 2). 99 Spe one 78 Spe oni, della amiglia degli Al a o i, nacque il 12 ap ile del 1500 a Pado a in ia San ’Anna, in una casa che, anco a oggi, g azie alla p esenza di una lapide, ico da che in quel luogo ebbe i na ali ques o iloso o e uomo di le e e, da Be na dino di Ba olomeo di F ancesco Spe oni e da Lucia Con a ini, appa enen e a una nobile amiglia eneziana. Di lui in ase adolescenziale si sa poco; mol e es imonianze di ques o pe iodo non sono p esen i nei suoi sc i i. Ad in o ma ci è Tomi ano nel e zo dei qua o lib i della sua ope a nel quale si o a un disco so a o dallo s esso Spe oni: onde si p egiudicai il sape e e il ben pa la e esse così lega i insieme che la lingua senza l’in ende e non puon, né san pa la lode olmen e che a me osse s a o leci o, spende u a la mia i a, in ques o nobile ese ci amen o; …A la quale mi in i a a la pie osa cu a di mio pad e, come quello che, le e a o essendo e medico, giudicò niuna in e mi à esse nell’uomo maggio e e più pes i e a dell’igno anza. Egli adunque p ocu ò ch’io anciullino appa assi quelle le e e, di cui si cos uma o ma l’e à pue ile; né cessò di chiama mi sì pe empo alla iloso ia, mad e e mode a ice degli animi nos i, che le insegne del do o a o, quasi anciullo p ende mi ece, in uno empo is esso, a legge la nel nos o S udio mi diedi, se non con mol a espe ienza, almeno con p on o e alo oso co e (Tomi ano, B. 1570: 211-212). Si può immagina e che seguisse il pad e negli spos amen i nelle g andi ci à e a Venezia quando i si eca a pe cu a e colo o che lo a e ano scel o come medico pe sonale, inol e a Venezia c’e ano ad accoglie li anche i pa en i della moglie. Alcuni de agli della sua i a sono s a i conosciu i g azie a Ginol o Spe oni 79 un canonico, suo 78 Sche za a spesso sul nome che gli u da o che de ini a “s ano”, in una le e a che sc i e all’A e ino gli dice che u i i acchini, qualo a lui a esse chies o le indicazioni pe aggiunge e la sua casa gliela a ebbe o sapu a indica e acilmen e “me cè di quel nome an o singola e dagli al i pe suono della sua oce” (Fo cellini, 1740, V: 16). 79 Così sc i e Vedo a, G. 1836: 314-318 “Ginol o, della amiglia dei p eceden i, so ì i na ali a noi nell'anno 1719. Lo Spe oni ebbe la sua educazione mo ale e le e a ia nel pa io Semina io, o e allo s udio delle le e e accoppiò, come il ichiede a lo s a o ecclesias ico pe lui abb accia o, quello della iloso ia e della eologia. Alle leggi si diede poscia nella pado ana Uni e si à; ed o enu a la lau ea do o ale, u eziandio asc i o al sac o Collegio. Gio ane anco a, cioè nel gio no secondo di luglio dell'anno 1765, u ele o Canonico della Ca ed ale; e siccome e a di bell'ingegno e di as e cognizioni 100 e ede di e o, che a e a conse a o anche gli sc i i di Ingol o dei Con i 80 , iglio di Giulia e quindi nipo e di e o di Spe oni, il quale, a sua ol a, si p eoccupò di accoglie e e conse a e u e le ope e dell’a o ma e no. Il pad e e la mad e ebbe o se e igli 81 , qua o mo i ono e solo e isse o 82 . Il pad e u un uomo inoma o, s udioso di a i mediche della sua ci à, e non solo, isse pe qualche anno a Venezia, poi si ecò a Roma; Fo cellini ci in o ma di ques o iaggio a Roma del pad e p esso la co e di Leone X 83 ino alla sua mo e a enu a nel 1521. Il pad e, in segui o, i o nò nella sua ci à e qui sede e al sena o ino alla mo e. Andò spesse ol e a Venezia pe ché il doge Leona do Lo edano lo ole a p esso di sé e così anche il ca dinal Co nale. Il gio ane Spe oni a e a un non comune alen o inna o e uno spicca o deside io di conoscenza. Cominciò a s udia e a casa, p obabilmen e, segui o da un p ece o e “pa e a il mio p ece o e un g an si e e non lo chiama a se non pe domine, epi e o impe a o io e egale” (Spe oni, 1740, V: 169). Il pad e capì p es o che suo iglio a e a alen o ed e a po a o allo s udio delle ma e ie umanis iche, e, anco a gio anissimo, p ima che l’Uni e si à di Pado a chiudesse nel 1512 pe la gue a della lega di Camb ai 84 lo in i ò a equen a e le lezioni del iloso o Pomponazzi, come si può e ince e chia amen e dalle seguen i pa ole: o ni o, così gli u a ida a la cus odia della icca biblio eca del e e endissimo Capi olo. Assali o da una penosa e lunga mala ia, incon ò con eligiosa assegnazione il suo ine nel gio no 25 luglio dell'anno 1782”. 80 È Salici a sc i e si di ques o e ede di Spe oni: “Il Con e Ingol o dopo l'esse si addo o a o in iloso ia, insieme col Con e Schinella o enne in pubblico conco so una le u a di iloso ia mo ale, e poli ica in Milano con ono e ole, e icco s ipendio, e quella ha le o se e anni con inui con conco so, applauso uni e sale, mos andosi non solo buon Filoso o, ma O a o e eloquen e, e do a o di u e quelle i ù, che possono con eni e à e o nipo e, e ede de sc i i del Signo Spe one: pe es imonio di sì ono e oli quali à s in casa sua si aduna a le Academia degl'Inquie i, nella quale e ano i p imi Ca alie i, e le e a i di Milano” (Salici, A. 1605: 194-195). 81 I nomi sono ipo a i nel es o di Camma osano: “Ge onimo. F ancisco, Ludo ico, Leona do Spe onibus Al a o, Spe oni, Ba olomeo, il a ello Giulio (Camma osano, F 1920: 9). 82 “il 12 ap ile nacque Spe one Spe oni, secondo dei e igli Ba olomeo, Spe oni, e Giulio che sop a isse o al pad e” (Fo cellini, 1740, V: 7). 83 Nell’in oduzione al V omo della accol a delle ope e di Spe oni Fo cellini sc i e: “il qual Pon e ice chiamò alla cu a di sua salu e Be na dino cui usa a nomina e suo amilia e e con inuo commensale e seco il enne in che egli isse” (Fo cellini, 1740, V: 8). 84 La gue a della Lega di Camb ai u un du o lungo e pesan e con li o i aliano del XVI secolo. Obie i o di ale gue a e a quello di limi a e e e ma e l'espansione della Repubblica di Venezia nella penisola i alica. Vi pa ecipa ono le p incipali po enze eu opee, a cui il Regno di F ancia, lo S a o Pon i icio, il Regno di Spagna, quello d’Inghil e a e di Scozia, il Regno di Unghe ia, il duca o di Milano, la Repubblica di Fi enze, il duca o di Fe a a, i Can oni S izze i, il dica o di U bino, il Ma chesa o di Man o a; u e le a a i e u ono s ipula e a Camb ai, nel no d della F ancia. Venezia po ò a an i incon i diploma ici e cospicui in es imen i inanzia i iuscendo alla ine a man ene e inal e a i i suoi con ini, pe de e solamen e i e i o i di Romagna e i po i della Puglia. 101 onde abbiamo in cos ume di o ma l’e à pue ile: e ogni dì più discop endo lo spi i o ele a o di lui, supe io e di mol o all’e à ene issima, e la memo ia elice, e la inclinazione me a igliosa alle più al e do ine, lo des ina a alla disciplina di Pie o Pomponazzi, che allo a legge a iloso ia nello s udio di Pado a (Spe oni, 1740. V: 7). Successi amen e Spe oni si spos ò all’Uni e si à di Bologna. Si dedicò ai suoi s udi semp e in modo diligen e, a en o e accu a o, ise ando mol a impo anza al con enu o di ciò che si asme e a in modo o ale e al pensie o s esso che eni a asc i o; p es a a anche a enzione alla o ma linguis ica che cu ò a en amen e, specialmen e nell’uso di ocaboli p op i del olga e; a al p oposi o si può a e ma e che anche lui segui a e conosce a la ques ione della lingua e ad essa pa ecipò a i amen e. La ques ione della lingua in I alia è s a a s udia a pe mol o empo e pe alcuni e si lo è anche oggi; da quando è na a ha p esen a o semp e un dualismo che l’ha esa ogge o di a enzione; pe lungo pe iodo, e pa liamo di più di 500 anni, coesis e ano in I alia due lingue ambedue pa la e e sc i e o e o il la ino e il olga e. Pian piano si sono allon ana e semp e più e la o ma u ilizza a nei es i sc i i non co isponde a più a quella u ilizza a nel linguaggio o ale. E si c ea ono anco a al e dis inzioni a es i sc i i pe il olgo o e o pe sone che non conosce ano e non pa la ano il la ino e es i sc i i pe colo o che in ece pa la ano e sc i e ano in la ino. Fino ad a i a e al pe iodo delle co i al nel Cinquecen o do e la ques ione si dipanò maggio men e e si delineò in modo chia o. Si cominciò con Dan e che nel 1294 sc isse un a a o dal i olo De Vulga i Eloquen ia. Con ques a ope a sc i a in la ino ole a eo izza e i ca a e i speci ici del olga e i aliano, ne ole a conosce e le o igine e capi e l’e oluzione; la lingua pe lui do e a esse e una lingua col a e le e a ia che do e a discos a si dal olga e u ilizza o comunemen e; con inua poi Fla io Biondo (1392-1463) aman e dello s udio classico, il quale sos ene a che la lingua la ina osse anda a incon o a co uzioni es e ne do u e alle con inue in asioni e in luenze di lingue dei ba ba i che a i a ano in I alia. Si oppone a così alle eo ie di Leona do B uni (1370-1444) che a e ma a in ece che il la ino a esse a u o una co uzione e una e oluzione in e na. In e enne al diba i o Leon Ba is a Albe i (1404-1472) umanis a che app ezza a la nuo a lingua olga e e pubblicò anche una G amma ica della lingua oscana. Pe lui il la ino e a una buona lingua che po e a esse e imi a a e 102 il olga e do e a pun a e ad esse e usa o da classi sociali più al e. Nel 1500 mol i u ono gli au o i che alo izza ono con le lo o ope e la lingua i aliana e che si inse i ono a pieno i olo nella ques ione della lingua è il caso di A ios o, Tasso, A e ino, Machia elli, Baldassa Cas iglione, Guiccia dini, Bembo. È p op io di Bembo P ose della olga lingua (1525) ope a nella quale e idenzia quali sono gli aspe i inno a i i che son p esen i nel olga e. Gian Gio gio T issino (1478-1550) e Vincenzo Colli de o il Calme a (1460-1508) sos enne o che l’i aliano che po e a esse e u ilizza o maggio men e da u i e a quello che si pa la a e sc i e a nelle co i; eo ia che non piace a al Bembo (Nelson, 1918). Dal T issino si ap ì pe ò la s ada e so la di usione della eo ia dei egionalismi. Fondamen ale nella ques ione u l’in e en o dell’Accademia della C usca che nel 1600 ece e edizioni del ocabola io della lingua i aliana; la più comple a la e za cons a a di e olumi. Una s ol a alla ques ione la diede nell’O ocen o Alessand o Manzoni con le sue di e se pubblicazioni dei P omessi Sposi do e si no a un con inuo s udio e una con inua analisi della lingua. Oggi una e a ques ione della lingua in I alia non esis e anzi si sono ape i an i diba i i e s udi e ice che pe sal a e quei diale i che s anno pian piano scompa endo. Spe oni s udiò p o ondamen e la lingua olga e pe ché suo ul imo ine e a quello di pa la e e di esp ime e anche pe isc i o i conce i che lui s iluppa a in i aliano olga e e non in la ino. L’a enzione che Spe oni pone alla eloquenza e alla sapienza è alla base del suo disco so Del modo di s udia e. Anche da ques o sc i o si possono es apola e mol e no izie biog a iche e a ques e p imeggia il pe ché della sua scel a dell’uso della lingua i aliana olga e sul la ino: ma a le lingue, onde sc i emo e pa lemo oggidì, mi ece elegge la I aliana olga e: la quale u o che sia men chia a e di mino g ido, che la La ina non è, nondimeno non è pun o ine a, come al i c ede, ma ce o an o più con ace ole al bisogno di oi, e pe conseguen e degna d’esse acca ezza a, quan o è più os a amilia e, che non sono le al e” (Spe oni, 1740, II: 490). 103 Mancano es imonianze di e e della sua imma icolazione in Uni e si à 85 ; è ce o che nel 1518 all’e à di 18 anni conseguì il 10 di giugno a Pado a il do o a o in iloso ia e sos enne la sua discussione da an i ai e o i della ci à, il podes à E molao Dona o e il capi ano Ma can onio Lo edano, i quali, dopo esse e enu i a conoscenza delle al e capaci à e delle do i in elle uali che possede a ques o gio ane, lo olle o conosce e pe sonalmen e 86 ; p obabilmen e ci u anche una g ande es a come si sole a a e allo a quando si consegui a il i olo di do o a o, ma di ques a non ci sono es imonianze. Nel 1519 pe mo i i di la o o il pad e Be na dino pa ì pe Roma. Alcuni s udiosi, a i quali o iamo anche Fo cellini, sos engono che Spe one lo a e a segui o, ma è lo s esso sc i o e che a e ma di non a e mai is o la ci à e che deside a an o eca isi pe ede e le sue me a iglie nella seguen e le e a: Allo a ed ò io pu ques a Roma an o amosa e an o celeb a a, e sazie ò, o pe di meglio, s anche ò gli occhi e i pensie i in ede le sue me a iglie p esen ì, e giudica quale ella osse innanzi che ella cadesse (Spe oni, 1740, V: 19). Subi o en ò a a pa e del Sac o Collegio degli A is i e dei medici e di ques o s esso u anche p io e. All’e à di 20 anni il sena o di Venezia gli con e ì la ca ed a all’Uni e si à di Pado a di le u a o dina ia di Logica e a i suoi scola i ebbe Be na do Na age o, che di enne un suo ca o amico; ques o da o ce o lo app endiamo dallo s esso au o e che ci dice che “Nell’anno della salu e 1520, qual u en esimo della mia i a, la le u a o ina ia di logica nello S udio della mia pa ia, al p imo luogo, u il mio p imo negozio” (Spe oni, 1740, I: 272). Sulla pe manenza di Spe oni a Bologna pe 85 Fano, A. 1909: 15, no a 5: “Feci esegui e anche delle ice che nell'A chi io di S a o, nel1'A chi io a ci esco ile, nella Biblio eca Uni e si a ia e nella Comunale di Bologna pe o a e l'a o d'imma icolazione di Spe one in quello S udio; ma ali a i mancano pe il pe iodo che mi in e essa.” 86 Fano, A. 1915: 16 “Il pad e, il quale u uno dei p omo o i di Spe one, olle che quasi anciullo p endesse le insegne; in a i, il gio edì 27 Maggio del 1518, in quella chiesa di S. U bano a Pado a, do e Be na dino s esso, en asei anni innanzi, e a s a o lau ea o”. 104 segui e le lezioni del Pomponazzi 87 si può benissimo aggiunge e l’opinione di Fe i che la issa dal 1521 al 1525 e non dal 1523 come sos engono Fo cellini e Ti aboschi 88 . Il 6 no emb e del 1523 il Sena o gli assegnò una ca ed a di iloso ia con una emune azione di 100 io ini. Spe oni pe ò lasciò pe due anni l’insegnamen o uni e si a io. Pomponazzi e a conside a o uno a i iloso i più impo an i del Rinascimen o, g azie a ques a ama pe sonaggi eminen i della socie à eneziana del ‘500 come Gaspa e Con a ini e il ca dinale E cole Gonzaga, che a ebbe poi di e o i la o i del concilio di T en o 89 , anda ono ad ascol a e le sue lezioni, i suoi sc i i si possono conside a e una buona base di pa enza pe analizza e e s udia e le idee del iloso o man o ano. Spe one alle lezioni del g an iloso o conobbe Con a ini con cui ins au ò un since o e du a u o appo o di s ima e amicizia; ien a o in Pa ia i o nò alla sua 87 Nacque a Man o a nel 1462 e mo ì suicida a Bologna 1525. Seguace di A is o ele, è amoso pe il a a o De immo ali a e animae, 1516. Con o Tommaso D’Aquino pensa a che nella iloso ia a is o elica do esse esse e escluso il a o che l’anima si sepa asse dal co po. L'anima dell'uomo e a lega a indissolubilmen e al co po ed e a ma e iale e mo ale. Ques o sc i o ebbe as a eco che l'au o i à ecclesias ica cominciò a Venezia a a lo ci cola e pubblicamen e. Nel 1520 Pomponazzi a e a e mina o le al e due sue ope e maggio i: il De incan a ionibus e il De a o. Nel De incan a ionibus segui a alcune esi as ologiche e poi a e ma a che so o agli in lussi degli as i l’uomo po e a a e mi acoli. Fu un g ande Di enso e della libe à e si schie ò con o ogni o ma di de e minismo. Nel suo lib o De a o espose le p op ie opinioni e le esi del pensie o di Pomponazzi; la sua negazione dell'immo ali à u in con as o con la do ina ca olica; nonos an e ciò, Pomponazzi u edele alla sua Chiesa e sos enne che e a possibile gius i ica e pe ede ciò che non è ammissibile secondo agione. (www.sape e.i /enciclopedia/Pomponazzi). 88 Ti aboschi pe la sua eo ia si è basa o su ciò che sc i e a Fo cellini che a sua ol a ha un Somma io Manosc i o delle amiglie nobili di Pado a del Ca . Se o io O sa o, su una es imonianza di Be na dino Tomi ano sop a alcuni passi dei dialoghi dello Spe oni, nei quali il Pomponazzi è indica o come suo p ece o e. Il a o che sia anda o a Bologna alle lezioni del Pomponazzi dal 1521 si può benissimo e ince e dall’Apologia dei dialoghi do e son issa e le da e p incipali e ondamen ali; è issa la da a del 1520 quando lesse pe la p ima ol a logica; poi in una le e a dice che l’anno in cui lesse la logica u in p eceden e a quello in cui andò a Bologna dal Pomponazzi, quindi il 1521, e il successi o 1522 o no a legge e iloso ia. 89 Il concilio u inde o il p imo di o ob e del 1542 a T en o pe ché ques a e a una ci à al con ine ed e a anche e a da un p incipe- esco o C is o o o Mad uzzo; ques ’ul imo lo ap ì con u e le ce imonie solenni il 13 dicemb e del 1545. Fu po a o a an i pe ben 18 anni, dapp ima e ano p esen i solo i esco i i aliani, poi pian piano si aggiunse o i esco i ancesi i edeschi dal 1545 al 1563 e anche 13 app esen an i dei p o es an i edeschi. Con lo o si ece o delle a a i e inconcluden i pe le assu de condizioni pos e come la sospensione e la idiscussione di u i i dec e i già app o a i a chiesa ca olica e p o es an e. Si icon e mò la p esenza eale di C is o nell'euca es ia, la sua is i uzione nell'ul ima cena, la do ina della ansus anziazione; si a e mò l'impo anza del sac amen o della peni enza, dell’unzione degli in e mi, del sac amen o dell'o dine, ci si so e mò sul ma imonio, conside andolo indissolubile secondo l'insegnamen o di C is o, e si s abili ono anche le no me pe un e en uale annullamen o. Il papa Paolo IV una ol a in ca ica non a endo iducia nel Concilio po enziò il San 'U izio e nel 1559 pubblicò l'Indice dei lib i p oibi i; si s abilì l’obbligo del celiba o ecclesias ico, si is i uì il egis o dei ba esimi, si ia e mò la do ina ca olica sul Pu ga o io e sul cul o dei san i, delle eliquie e sul cul o delle immagini sac e; Con la bolla Benedic us Deus, da a a 26 gennaio 1964, ma pubblica a il 30 maggio 1564, u ono app o a i u i i dec e i concilia i da Pio IV. (www.pul.i /ca ed a). 105 ca ed a a icchi o delle conoscenze iloso iche della scuola di Pomponazzi; icominciò a “legge e e iloso a e... alla manie a pe ipa e ica in o no al cielo o agli elemen i, in o no all’anima e ai p incipi della na u a” (Spe oni, 1740, I: 285). Ol e allo s udio dei classici Spe one cominciò anche a s udia e i es i sac i e ques o, non solo pe conosce e le ca a e is iche della eligione c is iana, ma sop a u o pe app ende e un nuo o s ile di dialoga e e pa la e con il quale po esse in e agi e poi con le più al e ca iche ecclesias iche. In a i, s udiando a ondo e a lungo la Bibbia in modo app o ondi o, così come non si si app ende a nelle comuni scuole eneziane né in quelle pado ane, miglio ò le sue compe enze di sc i u a e di eloquio e acquisì compe enze e conoscenze che gli pe mise o di po e con on a si con i a i ca dinali e anche con il papa. Ci imangono di ques i s udi gli sc i i In Genesin, In Ma he im, In Lucam, In Ma eum, In Achis Apos olo um. Sono es i di cui non si conosce la da a di pubblicazione. Si o ano successi amen e pubblica e u e nell’edizione cu a a da Fo cellini del 1740. Si a icinò anche allo s udio delle c onache e della s o ia e ques o gli pe mise di a e e una g ande conoscenza non solo di ciò che accade a in I alia ma anche negli al i e i o i eu opei. E sicu amen e s udiò anche legge poiché u ono nume ose le cause che sos enne a Pado a e a Venezia sia pe sé s esso e la sua amiglia sia pe gli amici. App ese anche alcuni udimen i di medicina e di as ologia e ques o lo sappiamo anche dalle sue epis ole alla iglia Giulia (Fo cellini, 1740, V: 100-102). Amò e lesse Dan e più di ogni al o au o e da lui s udia o, nessun al o componimen o po e a compa a si con il suo. L’ammi azione c ebbe semp e più con il passa e degli anni an o che nella dispu a e con esa che si enne a c ea e su Dan e, dopo il 1500, Spe one si schie ò ape amen e a a o e del Poe a. Dopo la mo e di Pomponazzi, Spe one i o na ad insegna e a Pado a e iene la sua ca ed a anco a pe e anni, dal 1525 al 1528, con un bagaglio cul u ale imp egna o delle in luenze iloso iche di ques i anni di s udi. In ques o pe iodo i suoi spos amen i a Pado a e Venezia u ono equen i e ques i iaggi gli pe mise o anche di col i a e e man ene e l’amicizia che a e a c ea o con esponen i della i a cul u ale di quel pe iodo come Be na do Tasso (pad e di To qua o), Pie o Bembo, An onio B oca do, Michele Ba ozzi, Be na do Cappello, T i on Gab iello, Gaspa o, e Pie o A e ino della cui s ima ecip oca e amicizia ci imangono alcune epis ole nelle quali 112 imedio al p ezzo eso bi an e de g ani, secondo quello che a e a Spe one nel consiglio p opos o (Fo cellini, 1740, V: 14). Rice e e mol eplici inca ichi ine en i agli in e essi della comuni à come il inca o delle de a e alimen a i; l’abbassamen o delle asse ondia ie, l’inca ico di c ea e dei canali pe le acque; l’incanala u a delle acque; si occupò anche della i o ma dell’es imo e anche di una legge sul egolamen o del modo di es i e delle donne. Nella le e a a Giulia del 23 di maggio del 62 sc i e in elazione al es ia io delle donne: … i p ego di do e s a e alleg a, ed a ende e a uoi iglioli, e dole i manco della esecuzione delle pompe, che al a donna di Pado a, sia chi si oglia… e Dio olesse pe ben della nos a pa ia, che u e le donne andasse o es i e manco che medioc emen e, e le lo laudi si misu asse o con le i ù, non con le es e (Spe oni, 1740, V: 131). Fu inca ica o anche di di ende e Venezia pe il semplice a o di a e e un lazza e o pubblico e degli ospedali. Si occupò e amen e di nume osissimi a a i e sop a u o di ogni gene e. Me a iglia, inol e, che in ques o pe iodo du an e il quale u pa ecchio impegna o nelle a i i à di o azioni abbia anche p odo o di e si dialoghi; a gli anni ‘30 e ‘40 sc i e in a i il Dialogo della Rhe o ica, Dell’usu a, Della disco dia, Della digni à delle donne. Ques ’ul imo insieme al Dialogo dell’amo e, Dialogo della cu a delle amiglie, Dialogo dell’usu a Spe one do e e di ende li da an i al ibunale dell’Inquisizione. Nel XVI e nel XVII secolo il ema della donna e a al cen o di mol i diba i i e disse azioni e u ono e amen e an i gli au o i che pa la ono e sc isse o di donne in ques o pe iodo. Vi è uno s udio di G.B Ma chesi sulle a ie con o e sie e i a i diba i i che si s iluppa ono in o no alla igu a emminile nei secoli XVI e XVII do e l’au o e sos iene che uno dei p imi se non il p imo a ende e u iciale e a comincia e il diba i o sulle donne e che in e essò gli uomini di cul u a i aliani e s anie i pe ol e un secolo u p op io Spe one Spe oni con il dialogo Delle digni à delle donne, che con iene delle i lessioni posi i e e so le donne. (Camma osano, F. 1920: 78). Spe oni seguì da icino una delica a si uazione sociopoli ica che si enne a c ea e a Pado a pe la p esenza di una comuni à di eb ei che p a ica a usu a con 113 al issimi assi di in e essi. Gli eb ei a i a ono a Pado a già nel 1200 e u ono a a i semp e bene, passa ono dalla endi a di obe usa e al a ico di p eziosi e successi amen e all’usu a. In un p imo momen o ace ano ai pado ani un piccolo e samen o come con ibu o e a e ano di i o anche di ci adinanza, poi enne egola o il p es i o e enne a a anche una legge pe la comp a endi a. Pado a pe ò passò successi amen e so o il dominio di Venezia e ques o causò la pe di a della ci adinanza pe gli eb ei e il solo man enimen o della dimo a empo anea. Nonos an e il go e no della Se enissima osse al co en e di ciò che gli eb ei ace ano, si p eoccupò di ene li so o con ollo a inché nessuno po esse a lo o del male e li di ese anche pe ché conosce a bene l’appo o e il an aggio economico che essi po a ano alla ci à e agli scola i, a endo un uolo ondamen ale nell’educazione e nel man enimen o delle s u u e scolas iche pe i e samen i che po e ano a e. In ques o pe iodo si di use in mol e ci à il mon e di pie à 96 . Spe one la o ò mol o pe lo s iluppo del mon e di pie à che nasce a in quel pe iodo. Pe ben e anni di segui o nel 1543-1544-1545 andò a Venezia con di e en i inca ichi con o gli is aeli i: nel 1543 do e a chiede e che gli is aeli i i esse o in zone di e se dai c is iani pe e i a e ques ioni di o dine pubblico che po e ano p esen a si; nel 44 andò pe a a e la s essa si uazione e nel 45 pe chiede e alla commissione eneziana che gli eb ei non ese ci asse o l’usu a; con la sua eloquenza e i suoi disco si iuscì a a emana e dalla Comuni à delle leggi che impedisse o la p a ica dell’usu a nella ci à di Pado a. Nel 1547 il 17 di dicemb e iene emana o dal sena o un dec e o con il quale si s abili a che gli eb ei non po e ano più “da ad usu a nella ci à e nel e i o io” (Spe oni, 1740, V: 22) 97 . In e essan e a al p oposi o è ciò che si s iluppa con la sc i u a e la pubblicazione del Dialogo dell’usu a. P o agonis i sono un poe a comico il pado ano Ruzan e, al quale uole mos a e come si di en a icchi, e la s essa Usu a. 96 Il Mon e di Pie à è un Is i u o che nacque con il ine di concede e p es i i (anche minimi) con condizioni mol o age ola e e con la ga anzia di pegno su piccole cose mobili che po e ano esse e ogge i p eziosi appa enen i alla pe sona che chiede a il p es i o. Il p imo m. di p. nacque a Pe ugia nel 1462, si di use o poi in u a I alia e so la me à del XV sec., e u o g azie ai ancescani che pensa ono di c ea e qualche cosa pe libe a e i più po e i dall’usu a. Solo, in segui o, Leone X iconobbe che gli in e essi des ina i a cop i e le spese d’ese cizi di Pie à di enisse o delle e e e p op ie is i uzioni banca ie. 97 Del 29 maggio 1537 eca in calce la da a il manosc i o del Dialogo dell’Usu a 114 Il ine e a p e amen e i onico ma non così pe alcuni s udiosi che lo in e p e a ono alla le e a e in accia ono ques o elogio dell’usu a allo Spe oni. Ma pe capi e quale osse l’in en o e o dell’au o e bas i le e e le sue s esse pa ole. O a egno alla Usu a; alla apologia della quale da ò p incipio con una is o ia de’ a i miei, la quale è ques a: che negli anni della salu e 1547 io p ocu ando di a di Pado a la e a usu a di mol i banchi di Eb ei, che malamen e la consuma ano; e dispu andosi ques a causa in Collegio da an i alla Se enissima Signo ia’ di Vinegia, un gen iluomo delli a e sa i a oca o a me i ol o così mi disse: u che la usu a hai loda a e di ciò a o un. dialogo, qual agione puoi u a e e pe discaccia la della ua pa ia. A Cui isposi: non l’ho loda a; gua dimi Dio dal loda la. è ben e o che io olli sc i e e u e le laudi che ella a sé s essa po ebbe da e, se ella pa lasse. Alle quali sue in e laudi non ispondendo in dialogo quel mio amico Ruzan e, io di p esen e egno a isponde e con ques a bona ope azione di discaccia la dalla mia pa ia (Spe oni, 1740, I: 308). Si può capi e che quello che sc i e nel dialogo e so l’usu a è p e amen e i onico ed è una e a p esa in gi o dell’Usu a e una sua de isione. Quando poi gli obie a ono che non e a un dialogo, lui ispose dicendo che p ima non l’a e a a a dialoga e con nessuno is o che Ruzan e non isponde a e e mina il u o con il manda la ia dalla pa ia. Di ques o pe iodo sono Il dialogo della disco dia e quello del Tempo di pa o i e le donne. Le accol e dei suoi dialoghi u ono s ampa e di e se ol e dagli Aldi 98 , ma non ebbe o mol a o una. Sc isse di e si dialoghi, mol i dei quali imase o incompiu i e non i is i e co e i nelle s ampe inali. Sc i endo della s ampa che ebbe o i suoi dialoghi lui s esso a e ma: 98 “Dialoghi di Spe one Spe oni di nuo o co e i, ed acc esciu i con l'Apologia. Venezia pe il Meje i 1595 in 4. Le p ime edizioni u ono a e dagli Aldi 1542 e 1594 in 8 ma non se ne dee a e g an con o. Tu e le Ope e, di M. Spe one Spe oni con mol e delle inedi e 4 u ono s ampa e in Venezia dall'Occhi 1740 Volumi V in 4 edizione nobile, bella, ed accu a issima” (Haym, N. F ancesco. 1803, pp. 47). 115 pe la qual cosa mai insino a non li ho dona i né alla s ampa né al uoco ma passiamo dalli a mo osi allo a anzo... Tu i gli al i dialoghi, a i di s ile e a issimi di ma e ie, u ono anch’essi da me composi pe ic ea mi da quei negozi, onde u piena l’e à seguen e; mol o di e si dai gio anili, ma non già o se così gen ili…Come poscia e pe qual cagione si pubblicasse o, chia o mos a senza più di ne la epis ole a dedica o ia sc i a al p incipe di Sale no da M. Daniello Ba ba o; gen iluomo Veneziano, il qual non mol o da poi u Pa ia ca Aquilejense s uomo do issimo in ogni gene e di scienza, e non men buono che le e a o. Da lui ebbe o i miei dialoghi An onio e Paulo ſigliuoli di Aldo Manuzio, e li s ampa ono mol e ol e, e u e in o ma assai bassa; nè mai da me li conobbe o, nè io da lo o mai pu un solo non ebbi in dono di quei lib e i. Fu ono app esso mol i anni dopo la p ima s ampa ado i in lingua ancese, ed in Lione, poi in Pa igi s ampa i negli anni Domini MDLI e dedica i al amen e (Spe oni, 1740, I: 294-295). I suoi dialoghi piacque o mol o all’amico Alessand o Piccolomini; alcuni s udiosi pensa ono che cos ui a esse copia o alcune pa i del Dialogo dell’Amo e e Della cu a della amiglia e li a esse inse i i nella sua ope a Is i uzione dell’uomo na o nobile ed in ci à libe a. A Pado a si o a ano di e si le e a i oscani, a i quali Alessand o Piccolomini, Benede o Va chi, Ugolino Ma elli, Fab izio S ozzi e anco a Leone O sini, Daniele Ba ba o, Cola B uno, Be na dino Tomi ano e Spe one Spe oni; u i si iuni ono in o no all’Accademia degli In iamma i 99 la cui ondazione è da colloca si p op io in o no al 1540. Fonda o e e p imo p incipe u O sini, egli ne ece subi o pa e e successe al Piccolomini nel 1941 come uno dei p incipi; sono pochissime le no izie ela i e agli anni della sua ondazione. 99 Leone O sini, signo e di Mon e o ondo, ondò il 6 giugno del 1540. Chiamò l’Accademia con ques o nome pe ché in ende a i e i si all’imp esa di E cole quando e a a ol o dalle iamme sul mon e Oe a. A e a anche un mo o: “A so il mo ale, al ciel n'and à l'e e no”. Obie i o e a quello di o a e una buona idea e un buon mezzo e s ile pe sc i e e in p osa e in e si in olga e ciò che eni a a on a o nei di e si a gomen i iloso ici e le e a i. 116 P op io in ques a sede si s iluppò maggio men e la sua a enzione pe l’uso della lingua olga e e pe uno s udio più app o ondi o della ilologia; equen ò l’Accademia di Paolo Manuzio e qui conobbe in elle uali come Gian Gio gio T issino, Bembo, F ancesco Sanso ino e Be na do Tasso, con cui spesso si incon a a e diba e a sulle ques ioni della lingua e sul a o che osse semp e più necessa ia po a e a an i una ope a di olga izzazione dei classici. Men e anco a equen a a i componen i del g uppo dell’Accademia degli In iamma i e la sua ama come o a o e e a o amai di usa, Spe oni ole a esse e conosciu o anche come au o e di poesie che poi a ebbe sc i o; con ques o deside io nel cuo e p obabilmen e compose nel 1542 la agedia Canace. Spe one la sc isse a pezzi e, come e a uso a e nell’Accademia degli In iamma i, man mano che anda a a an i nella composizione legge a alcuni passi ai suoi colleghi 100 . L’Accademia ece conosce e mol issimo il nome di Spe one Spe oni; di enne così inoma o che mol i u ono i le e a i che si i olse o a lui pe a e e consigli o pe so opo gli pa i di la o o o pe a si co egge e qualche sc i o 101 . Ad alcuni ques o sc i o semb ò e amen e an o alen e e mi abile che decise o di a lo app esen a e a p op ie spese in casa di Gio anni Co na o, uno dei capi ani di Pado a in quel pe iodo, lì pe ale occasione si sa ebbe a a una g ande es a. E a quasi u o p on o pe la es a e e e ano i la o i in casa Co na o quando imp o isamen e il 17 ma zo mo ì Ruzan e che do e a esse e il p incipale in e p e e e app esen an e. La agedia non u più né eci a a né app esen a a e copie di essa, incomple e, non cu a e, né ile e né co e e, si spa se o pe u a I alia a i ando giudizi posi i i e nega i i; della lode che A e ino ece di ques a si può app ende e dalla sua s essa epis ola a Spe one Spe oni la po e à del giudizio; che è an o poco in me, che non sa ciò, che io mi sia; è su a cagione ono a o a ello; che il mi acolo, che po a in sè la os a nobile agedia: non si è conosciu o da me secondo le quali à dei suoi e i s upo i. Bisogna ia che la di ina a monia di si a o suono pene asse nelle o ecchie celes i 100 Una p ima edizione della agedia isale al 1546: Canace edizione Valg isi in 8° (Camma osano, F. 1920: 32, no a 2). 101 Di e si u ono gli au o i che si i olse o a lui pe un pa e e o una co ezione: Tomi ano lo celeb a nei suoi agionamen i della lingua oscana, Be na do Tasso gli chiede a consigli pe la sua ope a ascol andoli u i e a uando le co ezioni che Spe oni gli consiglia a, Pie o A e ino lo ammi a a an o. 117 del sop a humano Fo unio. pe oche egli più che al o è su icien e a acco e ciascuna pa e di lei; nella somma delle sue debi e lodi. L’unico dolo e capace di diminui e la sua conclama a elici à e a la mo e degli amici e nel caso speci ico quella del Ruzan e, su cui lo Spe oni a e a con a o pe la eci a della sua e amen e e a e mi abile agedia. (Pozzi, 1975: 476). Un pe sonaggio in idioso della ama di Spe oni compose un manosc i o con o la Canace, in i ola o Giudizio sospeso sop a la agedia di Canace e Maca eo in cui essa eni a biasima a so o ogni aspe o 102 . Ques o e a un anonimo che c i ica a in senso pesan emen e nega i o l’in e o sc i o con osse azioni oppo pun igliose e ice ca e su di e se pa i della agedia s essa: ad esempio a acca una pa e del p ologo asse endo che è pieno di imp ecisioni. In un p imo momen o l’au o e non ispose alle accuse, ma dopo che Vincenzo Busd ago nel 1550 s ampò lo sc i o, decise di con oba e e alle accuse e cominciò a sc i e e una Apologia (Spe oni, 1740, IV: 161-162) sulla Canace, ope a che lasciò incomple a; compose anche sei lezioni sulla agedia (Spe oni, 1740, IV: 163 e seg.) che eci ò in Accademia ai suoi colleghi. Ques e ul ime, poi accol e insieme, ci anno conosce e come Spe one conoscesse i e mini e la do ina di ques o gene e le e a io che è la agedia. Della di usione dell’anonimo manosc i o Spe oni accusò Monsigno della Casa, Be na dino Tomi ano (di cui a l’al o u g ande amico), Gian Ba is a Gi aldi e Ba olomeo Ca alcan i. Ma g azie all’in e en o dell’A e ino, che gli mos ò alcune p o e incon u abili su Della Casa, Gi aldi e Tomi ano, imase come unico indizia o Ca alcan i. Spe oni di ques e accuse ne u mol o ama eggia o, sicu amen e enne in conside azione u o ciò che gli e a s a o con es a o pe ché la sua agedia nell’edizione del 1740 appa e comple amen e di e sa e modi ica a ispe o alla sua p ima edizione (Spe oni, 1740, V:29). Sc isse anche delle ime che ci sono pe enu e e si o ano nel IV omo della edizione del 1740. Nel 1562 u compos o il poeme o Sop a Roma. A Papa Pio IX, lui s esso poi a e ma che i e si non sono s a i sc i i pe il papa ma pe gli amici e 102 Fano, A. 1909: 63 “Senza nome d' au o e si di use in a i una sc i u a, che eca in calce la da a del 5 luglio 1543, la quale, lace ando senza pie à la agedia, ip ende a ie amen e i pe sonaggi non a i, pe chè scelle a i, a ecci a compassione; lo s ile disado no, senza igo e e senza ne bo, pue ile e dimesso; i e si malamen e uni i, pe chè mal idea a la usione di endecasillabi, di se ena i e di quina i.” 118 conoscen i. Ques o poeme o può esse e de ini o così come lo s esso Camma osano dice “una glo i icazione del papa o nel quale Roma già pad ona del mondo pe le a mi passa a di en a e dispensa ice al mondo dei eso i del cielo” (Camma osano, 1920: 115). Al o ca me di cui abbiamo no izia è del 1579. In ques o anno Bianca Cappello si sposa a con F ancesco dei Medici di enendo così G anduchessa di Toscana; in occasione di ques e nozze Spe oni sc isse il Ca me a Bianca Cappello. Si ico dano anche i e si Au Seigneu Pie e De Roland, quelli Alla Con essa Tiene, componimen i in e si In lode di un suo amico, In Lode del P imo agos o, Il Mise e e ques i ul imi in o a a ima. Ci sono anche e sone i alla Signo a Emilia Co esi che e a la moglie di un nipo e di Giulio III; una Egloga, mad igali, s anze. Nel 1943 passò quasi un mese a Fe a a du an e la isi a di Papa Paolo III Fa nese, e in ques o pe iodo ebbe l’occasione di incon a e e i ede e mol i dei suoi amici; si e mò qui pe ci ca quindici gio ni e poi nel maggio dello s esso anno i o nò anco a. Nel 1545 si ammalò g a emen e ma dopo una lunga degenza iuscì a ip ende si e da ques a mala ia asse lo spun o pe sc i e e Il Dialogo della mo e (Spe oni, 1740, II: 351 e segg.). Appena gua ì andò a Venezia, qui edasse il es amen o che consegnò all’u icio del Sop agas aldi a S. Ma co e enne a Ba esimo una bimba. Ba ezzò e c esimò mol i bambini a Venezia e a Pado a e in ques o modo si legò con o i incoli quasi di pa en ela con alcune delle amiglie più abbien i delle due ci à quali Ge olamo Co ne , Ge olamo Dona o, F ancesco Zano, e an e al e anco a. Nel 1547 mo ì il a ello maggio e Ba olomeo; imase o a lui le incombenze amiglia i o e o sposa e anche le due iglie del a ello. Riuscì ad accasa le con uomini dana osi e di un ce o po e e; Lau a la ma i ò pe ben due ol e pe ché il suo p imo ma i o mo ì. Nonos an e ciò, con inuò a man ene e i i i suoi in e essi ela i i sia all’a i i à ci ile sia a quella o a o ia; di ques a a i i à si possono iscon a e es imonianze conc e e e di e e nelle sue ope e o e o nei Dialoghi, nei T a a elli e nelle A inghe e sc i u e o ensi accol i nel quin o omo delle sue Ope e. Nello s esso anno il duca di U bino Guidobaldo II lo in iò a co e pe a gli espo e pubblicamen e un elogio du an e i une ali della sua gio ane moglie. Ques a o azione susci ò l’ammi azione di mol i uomini do i p esen i alle esequie. Tomi ano ci dice che in ques a occasione “supe ò egli sé s esso, e u o a che le sue pa ole pa eano 119 anzi olgo i che oci umane, men e spiegando le icchezze del suo ingegno si ece conosce u o spi i o e io di giudicio nel loda e la i a e la mo e di quella signo a degnissima di acondia sua” (Tomi ano, 1570: 245). In ques i anni Spe oni ce cò di o a e un buon ma i o pe le due iglie maggio i 103 . En ambe le so elle si sposa ono con due dei a elli Papa a a, discenden i da quella casa a dagli an ichi p incipi della ci à: Ma silio e Ube ino. Lucie a nel 1548 sposò Ma silio e con lui ebbe cinque: Ludo ica chiama a dal nonno Viga o Vighe a (Spe oni, 1740, Viga: 51, Vighe a: 52, Vighe a: 54. ); Robe o che il nonno Spe one iuscì a a sposa e con Luc ezia del con e Sa ego di Ve ona e che di enne ca alie e di San o S e ano; Alessand o al o e mol o bello ma mo o agicamen e gio ane; A senia e Li ia monache en ambe di cui Spe one non ci dice nien e. Pe le nozze della iglia non in i ò né il Tasso né l’A e ino e ques ’ul imo nell’ap ile dello s esso anno con una le e a gli sc isse: Ecco che io in p esenza dell’ono a issimo Tasso, a ello nos o, i sc i o che, se pe ia d’un cap e o i o i o, g asso g asso, e g ande g ande, non i scusa e meco, del caso del non mi a e e in i a i alla es osa solenni à delle- eali nozze di coi; e ò pe e mo che e ne sia e sco da o, non pe uggi e la spesa, che pu oppo è la co esia os a p odiga: ma pe causa e l’impaccio, che i po ea da e il a o mio, con 1’ingomb a i di me s esso la casa, ogliendo in an o il luogo a pe sona più galan e, eh’ io non sono isconcio” (A e ino, 1608, IV: 226). Non manca a mai qualo a i osse o e en i mondani e es e nelle quali po esse incon a e i ecchi amici e passa e del empo con lo o. L’occasione a i a con la gios a di Pado a del 1548. In i ò l’A e ino a pa ecipa e elogiandolo e pa agonandolo a Temis ocle. 103 Fo cellini, 1740, V: 23 “Lucie a la p imogeni a mol o bella. andò in sposa a Ma silio de’ Papa a i, nobile, icco, e bello e sano, quan o al o gio ane a esse Pado a al empo suo e ne celeb ò le nozze nel mese di ap ile. Da quel ma imonio u ono Alessand o, Robe o, e Lodo ica che u l’anima e ‘l co e dell’a o ma e no”. 120 L’A e ino mandò al suo pos o il gene o e Spe one lo accolse amabilmen e. Il 23 no emb e dello s esso anno mo ì la suoce a, con cui abi a a dal 1536. E cos ei lasciò e ede dell’in e o pa imonio la iglia. Con inuò anco a pe qualche anno a iaggia e a Pado a e Venezia pe ché a e a delle cause legali da po a e a an i, a ques e una di esa della casa di Pe a ca che do e a esse e abba u a pe ché e a s a a cos ui a a acca a al duomo e poi la di esa anda a a buon ine a Venezia di Paolo dei Con i accusa o del manda o di omicidio pe il con e di San Boni acio (Businello, A. C onaca di Pado a ino al 1572. Ms della biblio eca Ci . di Pado a, B.P. 1452 e 247). Du an e i suoi iaggi a Venezia Spe one app o i a a pe incon a e i suoi amici e soggio na e nelle lo o belle ille a Mu ano. Qui si o a ano le splendide case di alcuni pa izi eneziani amici dell’au o e come T e isan, Ba ba o, Palladio, quella dei Co ne , di cui si ha no izia dalle sue le e e, la p ima delle quali in ia a alle iglie da Roma è da a a il 4 di maggio del 1553. A e a un g ande deside io, quello di isi a e la ci à di Roma; l’occasione a i ò con l’in i o del duca di U bino, Guidobaldo II, che, nomina o capi ano gene ale della chiesa da pa e del papa Giulio III, do e a eca si a Roma pe ice e e il bas one del gene ala o che Spe oni acce ò. Da Mu ano pa ì pe eca si a Roma la ci à da lui an o agogna a e deside a a, a gli ul imi gio ni del mese di ap ile e i p imi di maggio; sappiamo ben poco di ques o pe iodo a Roma, solo che si assicu ò che le sue due igliole Diaman e e Giulia imanesse o in monas e o du an e la sua pe manenza in ci à. Po ò poi lo o dei doni e lo s esso anche alla moglie un osa io di ebano e di o o. Sa ebbe olu o imane e a lungo ma dalle le e e in ia e semp e alle iglie a Mu ano (Spe oni, 1740, V: 29, 30, 31) si app ende che i o nò mol o p es o. Nel 1554 Diaman e sposò l’al o a ello Ube ino; nel 1555 mo i ono en ambi i a elli lasciando le donne anco a gio ani edo e. Spe one do e e a on a e anche una causa con il lo o pad e pe l’a ido dei igli di Ma silio a Lucie a, dal momen o che in un p imo momen o solo e u ono a ida i alla mad e e gli al i imase o p esso la casa del nonno pa e no; dopo al e cause alla ine Lucie a ebbe la u ela di u i i igli. Pa ecipò a a ie es e, una nel ‘56 si enne a Pon e di B en a pe ede passa e Bona di Gian Galeazzo S o za, moglie del e di Polonia, a quella condusse con sé anche le iglie. Nel 1557 le p ime due iglie si sposa ono pe la seconda ol a, Giulie a con Giulio da Po o e Diaman e con An onio Cap a, en ambi uomini nobili e icchi 121 (Fano, A. 1909: 78 e no e 5-6-7-8). Anche la e za, solo un anno dopo, con olò a nozze con Albe o de’ Con i da Pado a, anche lui uomo mol o icco e nobile. Il 1559 u un anno mol o pesan e da a on a e e supe a e (Spe oni, 1740: V le . 85, 86, 87, 89, 90, 91, 92, 403) pe ché mol i dei componen i della sua amiglia, iglie gene i e nipo i si ammala ono e nell’agos o dello s esso anno mo ì anche la moglie. In ques i anni si dedicò mol o all’eloquenza e ai di e si ipi di o azione, una ad esempio u pe la conse azione della casa di Pe a ca. Le sue o azioni lascia ano gli as an i senza pa ole 104 . Ebbe anche s e i e amiche oli appo i con Be na do Tasso di cui si legge che abbia is o alcuni can i dell’Amadigi 105 e conobbe anche il di lui gio ane discenden e To qua o nel 1559 106 con cui i appo i non u ono semp e co diali come quelli con il pad e. E ano in an i i le e a i del empo che chiede ano pa e e a Spe oni sulle p op ie ope e e lui soli amen e da a il suo giudizio mol o sin e ico e chia o; Be na do ace a semp e g an eso o dei consigli di Spe oni e il più delle ol e cambia a e isc i e a il passo in ques ione; il iglio, in ece, essendo di e so ca a e ialmen e dal pad e ed essendo sc upoloso non acce a a i consigli senza con oba e e o senza a e chies o a Spe oni la spiegazione di ale sugge imen o. Be na do chiese anche a Spe oni di ce ca e un buon alloggio pe il iglio che anda a a s udia e a Pado a; ques o sicu amen e a enne pe ché spesso To qua o da gio ane passa a i pome iggi a casa dello sc i o e 107 ascol ando e a ol e pa ecipando alle sue lezioni. Si i ide o p obabilmen e nel 1566, è ce o in ece l’incon o a i due nel 1571 quando pa la ono di Vi gilio e delle di e se posizioni che a e ano en ambi du an e la sua pe manenza. 104 Fo cellini, 1740, V: 24 “io o o negli au o i di que’ empi memo ie ali dell’eloquenza di Spe oni, che se non osse o da più di uno i e i e, e da pe sone degne di ede, né ose ei c ede le, né na a le. Pe ciò: dicono che o unque egli a e a a pa la e, il che u in mol e ci à, si ce ca ano i più as i luoghi, i quali assai pe empo da in ini o nume o di udi o i eniano iempi i; né ciò bas ando si occupa ano i ibunali, le po e, e con le scale a mano u e le ines e e le nicchie delle pa e i i giudici non po eano a meno di palesa e negli a i la commozione e la mu azione degli animi: il iso, il pian o, le acclamazioni il silenzio e ano in mano dell’o a o e.” 105 Se assi, P.1785: 94-94 “a ea lo Spe oni ice u o pe le mani di To qua o …i p imi quin e ni del poema, e pochi gio ni dopo anche i imanen i dell’ope a; onde edendosi o a così gaglia damen e s imola o, s’a e ò a i ede lo, e a no a e pa ecchi luoghi con quella ma u i à di giudizio ch’e a p op ia di ques o g and’uomo; ed a endolo in meno di e mesi i edu o in e amen e, mandò poi a Be na do buon nume o di a e imen i, che da lui u ono quasi u i acce a i pe buoni”. 106 Spe oni, 1740, V:.341-342. 107 Disco si del Sig. To qua o Tasso dell'A e poe ica, 1587: 9 Venezia. “e mi ico do in ques o p oposi o, haue 'udi o di eallo Spe one, la cui p iua a came a men e io in Padoua s udiauo, e a soli o di equen a e, non meno spesso, e uolon ie i che le publiche scole, pa endomi, che mi ap p esen assela sembianza di quella Academia, e di quel liceo, in cui i Soc a i, ei Pla oni haueano in uso di dispu a e”. 128 A endo app eso del suo ien o mol i lo ole ano nelle p op ie Accademie a legge e alcune delle sue ope e o pe commissiona gli dei la o i. I p imi a chiama lo a u i u ono i signo i di Pa ma e poi quelli di U bino; lui pe ò non olle più acce a e simili p opos e pe ché ole a dedica si a sé s esso e alla cu a dei suoi nipo i che non o ò in buona salu e e da Vicenza li po ò con sé a Pado a do e se ne p ese amo e olmen e cu a. Anche a Venezia si seppe del suo ien o da Roma e Ma ino Ca alli 111 gli o ì la ca ed a di Filoso ia mo ale e anche mille scudi, ma i iu ò (Spe oni, 1740, V: 169-170). Si sen i a ecchio e anche s anco ma sop a u o ole a gode si la sua libe à e dedica e il empo agli amici con cui non e a s a o pe ques o suo pe iodo di i a omana. Pa ecipò, dando consigli a Ba olomeo Zacco, alla ondazione a Pado a dell’Accademia degli Animosi così come a quella di Gimnoso is i insieme a F. Piccolomini, a Tomi ano e a Macigni. A Pado a a ebbe olu o dedica si alla le u a e allo s udio delle le e e e della iloso ia, ma li igò pe ques ioni economiche ed e edi a ie con il a ello Giulio e anda ono di e se ol e da an i al ibunale a Venezia. Al a li e che lo addolo ò u quella con il gene o Albe o Con i, con esa che in en ò insieme al cogna o Cap a pe ques ioni p e amen e economiche o e o pe la do e della moglie. Tu o ciò lo a ilì e s ancò mol o. L’amico Guidobaldo lo in i ò ad anda e a o a lo a Pesa o pe il ma imonio del iglio F ancesco Ma ia con Luc ezia d’Es e e inca icò Felice Pacio i, un nobile uomo di U bino, a occupa si sia dell’in i o, sia di da gli u e le indicazioni sul modo di es i e e su come e a necessa io compo a si a co e. Pe in oglia lo a eca si a Pesa o, nonos an e la sua e à a anza a, il duca gli mise a disposizione anche una le iga. Pa ì il 31 dicemb e del 1570 e ien ò a Venezia il 5 ma zo del 1571. Nel 1571 don Al onso D’Es e si ecò in un piccolo paesino icino Pado a pe le cu e e mali e lo 111 Come Spe one nacque nel 1500 a Venezia da Sigismondo e sua mad e p o eni a dalla casa a del Foscolo. Mol o a i o da gio ane nell’a i i à poli ica, sape a di u banis ica, incen i azione di p es i i dello s a o, la sua a i i à si indi izzo p e amen e su due ami la ci à e il e i o io. Uno dei p oblemi che seguì spesso da icino u quello dell’app o igionamen o dei cibi alla e a e ma; s olge à anche uoli p e amen e diploma ici e poli ici; sa à in ia o come ambascia o e p esso Fe dinando I; impo an issime sono le elazioni ecniche di una ci à che sono come un e o esocon o ecnico dei p oblemi poli ici ecnici ed economici della ci à; g azie a lui si di onde anno semp e più. Pa ecipò anche alla i o ma e alla io ganizzazione della uni e si à di Venezia e a e a oce in capi olo pe la chiama a dei p o esso i. Rio ganizze à anche u a la s u u a diploma ica a Cos an inopoli muo e a Venezia nel 1573. 129 accompagnò in ques o iaggio To qua o Tasso, il quale andò a o a e Spe oni e a agiona e con lui del la o o che egli a e a compos o su Vi gilio e delle opposizioni che lui a ebbe mosso igua do a ques o suo la o o. In ques o pe iodo lo in i a ono a co e anche i duchi di Fe a a con una le e a o o se anche con una isi a che gli ece il P o ono a io A ios o che già e a p esso la co e e a ese. So ì an o pe la mo e dei nipo i Ludo ighe a Papa a a e suo a ello Alessand o, ques ’ul imo ucciso. Lo de uba ono anche di pa ecchi a gen i e o i che ene a in casa. Tu e ques e angus ie e la s ima che allo s esso empo gli dimos a ano il duca di U bino e Al onso d’Es e lo spinge ano a lascia e Pado a sede di mol i p oblemi, pensie i e noie. L’occasione di abbandona e la ci à a i ò con l’elezione del nuo o Papa. Andò un’ul ima ol a a Roma pe l’elezione a pon e ice dell’amico dell’Accademia delle No i Va icane Ugo Boncompagni che p ese il nome di G ego io XIII. App o i ò del iaggio e si ecò anche p esso la co e di Fe a a do e p obabilmen e incon ò Tasso; da lì poi ipa ì alla ol a di Roma do e a i ò in o no al 20 dicemb e dopo un lungo iaggio pe mezza I alia a o in un eddo e ne oso in e no, ques o con inuo iaggia e lo s anca a an o che in una delle sue le e e sc isse: in qual e a debbo spe a e di da iposo alla mia ecchiezza ca ica d’anni se an acinque col lo o colmo, che ha poco anda e a cade e; se o a in Roma sì p esso a C is o nel suo ica io e nella sua co e, più che mai esse pe il passa o, b iga e a aglia la i a mia? In Roma on e della mia pace, po o di u e le mie empes e, pe ne i e giacci in su lo s emo della mia i a da me ce ca o si è o a o, ol e ad ogni ci à del mondo da me can a a e sop a al cielo esal a a… (Fo cellini, 1740, I: 312-313). Nel ‘74 du an e il suo soggio no a Roma gli giunge la no izia della mo e dell’amico Guidobaldo che mol o lo a is ò; non po ò a compimen o il la o o che il duca gli a e a commissiona o p ima che si allon anasse da Roma di isc i e e una s o ia nuo a sulla sua amiglia con F ancesco Ma ia I della Ro e e. Al a is e no izia lo colpì o e o quella che annunzia a la mo e dell’amico Paolo Manuzio. Egli con inuò a imane e a Roma e non sa ebbe ien a o a Pado a se non a esse a u o 130 necessi à di a lo. In una le e a alla iglia Giulia del 1577 del 12 giugno dice in a i “Chi i dice che io sia pe eni e a Pado a men e, pe la gola: e so chi’l dice, e pe ché. S o bene a Roma, e s a ei meglio se a essi buona se i ù” (Spe oni, 1740, V: 233). Semp e in ques a si ede la sua p eoccupazione pe la iglia e pe i nipo i. Sa ebbe un suo deside io quello di a e e i nipo i Paolo e Naimie o, due dei no e igli di Giulia 112 , a Roma do e li a ebbe accudi i come se osse o s a i igli suoi. In ques o s esso pe iodo do e e olle a e la censu a che l’Inquisizione pose sui suoi dialoghi gio anili. Pe di ende si dalle accuse l’au o e compose l’Apologia che u de ini a da mol i au o i e s udiosi a lui con empo anei una delle sue ope e più eccellen i: “Faccio la Apologia, e la ede e e. Non m’inganno a di i che la ede e e condi issima, ma di condizione non più a e i a, benché insegna a già milleo ocen o anni: la ed e e in uno s ile non più edu o, e con ale a e o ma a, che oi di e e, ella è sua. Non sa à manco C is iana, che sia Roma; né manco gen ile, che siano le gen i is esse; né manco acco a e semplice, che qual si uol se pe a icana, o colomba Assi ia” (Spe oni, 1740, V: 210). Pe compo e ques a ope a Spe one s udiò a lungo la Poe ica di A is o ele. Ciò che a e a sc i o A is o ele pe lui e a assolu a e i à e pe il suo giudizio sulle ope e al ui i canoni e ano na u almen e quelli A is o elici; quando non si con ace ano a ques i allo a l’ope a eni a da lui c i ica a asp amen e. È sos enu o da ques o o e a is o elismo l’accanimen o nega i o che ha Spe oni con o l’A ios o (Spe oni, 1740, V: 519-520) pe ché “ oppo libe o e indipenden e e senza egole” (Fano, 1909: 116) e non ace a sue le se e e egole di sc i u a che e ano ipiche della poe ica di A is o ele. Di e so l’a eggiamen o dell’amico Be na do Tasso (Fano, 1909: 117, no a 2); cos ui s ima a mol o 113 Spe oni 112 Salici, G. A. 1605: 194-195 “Lasciò egli di Giulia già sono due anni, che passò è miglio i a, e emmine Spe onella, Lucie a, e Bianca… il Con e Albe o ses o a ello è in Pado a al go e no della amiglia”. 113 Le e e di Be na do Tasso 1549: 129-130 “se l’Amicizia nos a magni ico Spe oni non usse onda a sop a la du a, e soda pie a de la Vi ù, o con la calcina di mol i g a iosi u ici usa i a noi, commessa; io dubi e ei, che il en o impe uoso di ques a nos a lon ananza, di sì lungo silenzio l’a esse del u o 131 e segui a i suoi consigli pe le modi iche da appo a e all’Amadigi. Pe la e isione delle lo o ope e si i olse o a Spe oni anche Jacopo Mazzo i pe la p ima pa e delle sue Conclusioni; Pigna con Il Duello e I Romanzi; il Bologne i Il Cos an e. In mol i eni ano dalla F ancia, Spagna, Ge mania e da al i paesi pe ascol a lo e ede lo. C’e ano anche uomini col i del empo che ce ca ano di conosce lo in ogni modo pe poi esse e nomina i all’in e no della sua ope a: è il caso, ad esempio, di Giuliano Gosellini 114 . Men e anco a isiede a a Roma pe ing azia si l’Inquisizione nel 1576 sc isse l’O azione con o le Co igiane di isa in due pa i (Guas i, 1853: 161., Spe oni, 1740, III: 191 e seg.) e la seconda pa e del Dialogo dell’Usu a, compose anche Il disco so in lode della e a e con inuò a s udia e e a sc i e e. A Roma u enu o in g ande conside azione da pe sonaggi illus i del empo come il duca di Pa ma 115 che andò a o a lo, anche il nipo e del papa duca di So a e il papa s esso G ego io XII lo s ima ono mol o. Riuscì a da e in moglie la nipo e Lucie a ad Albe o Co ese, nipo e della signo a E silia eminen e esponen e della nobilissima amiglia co ese di Modena, che in quel pe iodo e a enu a in g ande conside azione dai le e a i. Ques o ma imonio e la no izia che Lucie a si sa ebbe as e i a a Roma causa ono delle maldicenze su Spe oni: s a a sposando la nipo e pe poi a ne una sua se a in ci à. Indigna o il ecchio sc i o e spiegò chia amen e la si uazione alla nipo e e poi pensò anche di o na e a Pado a pe sal agua da e il suo ono e e sop a u o pe con olla e anche il suo pa imonio. Ri o nò a Pado a do e o ò il nipo e Nicolò che a e a speso il suo pa imonio e anche la do e della so ella, già conco da a pe il ma imonio con il nipo e della nobile donna. Spe oni iuscì a isol e e u o a sal a e il suo ono e e a po a e a e mine il ma imonio. A e a in enzione di ien a e a Roma e lo si può e ince e dalla le e a che manda a Pacio i il 17 no emb e del 1581 (Spe oni, 1740, V: 285) nella quale gli mani es a il deside io che sa ebbe passa o sicu amen e da Pesa o pe lascia e nelle sue uina a: ma ha endo così saldi ondamen i, non è da eme e, che né o za di empo, né di o una la ge i pe e a”. 114 Fo cellini, M. 1740, V: 41 “Giuliano Gosellini, le e a o di g ido, ce cò ogni s ada da Milano con sue le e e e pe mezzo di Mons. Toso d'esse nomina o nella sua Apologia, della quale g ande e a la ama da pe u o” 115 Spe oni, S. 1740, V: 214 “il Duca di Pa ma, che u gene o di Ca lo impe ado e, ed è cogna o del e Filippo, e a ello del Ca dinal Fa nese, e zio del nuo o Duca d'U bino, me co dì passa o con alquan i gen iluomi, e e ne e a un Viniziano, enne a casa mia a o e en i, e ci s e e in alle en i è, agionando di a ie cose degne di lui”. 132 mani il es amen o dei suoi beni p ima di anda e a Roma, ci à do e deside a a mo i e; le nozze della nipo e e poi quelle del a ello di lei non lo ece o ipa i e. Si aggiunse anche il i o no a Pado a della nipo e Lucie a g a emen e mala a nei p imi mesi del 1581 che do e e segui e e accudi e. Il deside io di ien a e a Roma si allon ana a semp e di più. Nel 1582 sc isse l’epis ola in endecasillabi sciol i Au seigneu Pie e de Ronsa d dopo che gli u consegna o da Filippo Piga e a pe mano dell’au o e un olume di poesie di Ronsa d. F a le nume ose ope e giun e a noi di Spe one Spe oni quelle che hanno una o e ile anza al amen e biog a ica sono le le e e; nume ose le e e amilia i di Spe one: Si no i che esse hanno un alo e biog a ico al issimo, ben di e so da quello che si può gene almen e a ibui e agli epis ola i cinquecen is ici; non u ono in a i ques e le e e sc i e pe la s ampa, «ma come e e le e e amilia i, siccome suona il ocabolo, a ano quelle cose che anno gli uomini; le quali u ili o necessa ie che elle si siano, ce o che elle sono ad ognuno comuni: e quelle, come senza 'alcuno s udio quasi na u almen e ope iamo, così senza ninno o namen o con le pa ole che dalla nu ice impa iamo (Spe oni, 1740, V:1-326). Così inol e sc i e a a Benede o Rambe i, che da Venezia gli a e a eplica amen e chies o il pe messo di pubblica le; e soggiunge a: La s ampa è cosa o almen e con a ia alla p o essione che uol a e una le e a amilia e, la quale a guisa di monaca o di donzella dee s a e ascosa senz'esse is a se non a caso; e chi la mos a a bello s udio amu a lei dal suo esse e na u ale pe ò a e e g an co esia a pe suade e ognuno che le lasci s a e (Fano, A. 1915: 26, no a 2). Ve so la ine del XVI secolo mol i au o i e appassiona i dell’as onomia la o a ano a ope e che po esse o esse e u ili al papa G ego io XIII pe la sua i o ma del calenda io. Anche Spe one pe le conoscenze da egli dai suoi s udi p eg essi 133 cominciò a sc i e e un disco so che indi izzò al nipo e del papa Giacomo Boncompagni a inché poi glielo acesse legge e. Non gli piacque la s u u a e la o ma e p o ò a sc i e ne un al o ma non comple ò mai l’ope a. L’a anza a e à non impedì a Spe oni di con inua e a s udia e e si inse ì anche lui all’in e no di una dispu a le e a ia che già anda a a an i da un po’ o e o a a o e o con o Dan e. In ques a ques ione u p o Dan e, non pa ecipò in p ima pe sona ma sc i endo una le e a ad Alessand o Ca ie o con la quale gli dice a che a e a commesso un g a e e o e schie andosi con o Dan e nella sua ope a B e e e ingegnoso disco so con a l’ope a di Dan e. A ques a dispu a diede un o e impulso la pubblicazione del es o P ose della olga lingua di Bembo do e l’au o e elogia a lo s ile di Boccaccio e di Pe a ca 116 ponendo in secondo piano la alenza s o ica e linguis ica di Dan e s esso; ques o ap ì un diba i o cul u ale e ilologico che non è anco a e mina o. E a già mol o anziano e s anco e ammala o, si e a sposa a la nipo e Spe onella di Albe o Con i e le a e a egala o 3000 duca i. Alcuni lad i pensando che ne a esse al i a casa du an e la no e en a ono nella sua casa e lo lega ono e de uba ono. I lad i u ono i o a i e condanna i a mo e; “colpe oli e ano Giulio Spe on, suo nipo e, An onio Tasello F ancesco San a C oce, u i gen il’ huomini e gio ini, i quali u ono decapi a i, ponendo immedia amen e li co pi di ciascuno in bianchissimi lenzoli e po a i a seppelli e nelle sepol u e dei suoi an ena i” (Fano, 1925: 145-146). T a gli anni 1585-1587 Spe oni la o ò anco a in modo se io e p o essionale sc i endo un dialogo mol o impo an e: Il dialogo della Is o ia. Qui enne o a on a e le idee della s o ia p opos e da Pomponazzi; pe pa la e di ciò il Pe e o si e a se i o di un lib e o, non più i o a o, nel quale e ano sc i e le eo ie sulla s o ia di A is o ele. In ecchiaia di enne so do e ede a anche poco an o che si aiu a a nella le u a e nella sc i u a delle sue ope e con un pezzo di c is allo della g andezza di un oglio piega o in ses o decimo: e ques o con un maniche o applica a sop a le le e e. (Spe oni, 1740, V: 53). Mo ì a Pado a all’e à di 88 anni il 2 giugno del 1588. Il 5 di giugno un solenne i o uneb e si ece in ca ed ale e lì pa ecipa ono u e le 116 Dioniso i, C. 1966: 39: “sì come dices e che non do e ano il Pe a ca e il Boccaccio col pa la di Dan e, e mol o meno con quello di Guido Guinicelli e di Fa ina a e dei na i a quegli anni agiona e. Ma quan e ol e a iene che la manie a della lingua delle passa e s agioni è miglio e che quella della p esen e non è, an e col e si dee pe noi con lo s ile delle passa e s agioni sc i e e…e mol o meglio a emo noi al esì, se con lo s ile del Boccaccio e del Pe a ca agione emo nelle nos e ca e, che non a emo a agiona e col nos o; pe ciò, che senza allo alcuno mol o meglio agiona ono essi che non agioniamo noi”. 134 pe sonali à più eminen i della ci à e una g ande olla di gen e. An onio Riccobono p o esso e e amico di Spe oni p onunciò una o azione e in i a a i conci adini pado ani a ico da e il de un o con un monumen o. La iglia Giulia, sua e ede uni e sale, gli ece e ige e nel duomo un monumen o uneb e in b onzo e so o ece po e una sc i a che Spe oni s esso a e a p epa a o e co e a più ol e: messe e Spe one Spe oni delli Al a o i, iloso o e ca alie pado ano, il quale amando con ogni cu a che dopo sé del suo nome osse memo ia che almen nelli animi dei icini se non più ol e, co esemen e pe alcun empo si conse asse, in ulga nos o idioma con a io s ile ino allo es emo pa lò e sc isse non ulga men e sue p op ie cose, e e a le o e udi o. Vi e e anni 88 mesi 1 gio ni 13 117 mo ì pad e di una igliola che li imase di e che n’ebbe e pe lei a o di assai nipo i, ma a o p oa o a’ discenden i dell’al e due, u i nobili e bene s an i, emmine e maschi nelle lo o pa ie ono a e (Pozzi, 1975: 502). 117 Ingol o nel a e ques o calcolo sbagliò nel calcola e i gio ni così la da a di nasci a sa ebbe il 19 e non il 12. 135 III.2. Que elle des Femmes in I alia a XV e XVI secolo III.2.1. L’A en o della S ampa, sc i ici e pe sonaggi emminili La p esenza della donna come ogge o di a gomen o in a i es i e il maggio nume o di sc i ici u a o i a dall’in enzione e dallo s iluppo della s ampa; inol e, si ebbe una più chia a codi icazione e di usione del olga e a s an aggio del la ino; in ques o pe iodo pe ciò la pa ecipazione delle donne al mondo delle le e e u un e en o che si po e a legge e in duplice modo, come p esenza indo a, p e is a dalla nuo a socie à le e a ia e dal suo me ca o edi o iale; o come spazio a a e sa o da una sogge i i à che, in ques o, è spin a da una o e in enzione di au o alo izzazione (Zancan, 1989: 43). F ancine Deanens sos iene che si po ebbe conosce e il uolo e l’impo anza che la donna ebbe nel XVI secolo s udiando meglio l’e oluzione e lo s iluppo che in quel pe iodo in I alia ebbe o alcune delle g andi imp ese lib a ie esis en i. Ques e spesso segui ano la endenza cul u ale del momen o pe amplia e la di usione e il nume o delle copie s ampa e e endu e. La p oli e azione s essa della p oduzione che igua da di e amen e le donne a analizza a p ima di u o come enomeno quan i a i o: anche in e mini di domanda di le u a, di consumo, di me ca o lib a io e in elle uale (Daenens, 1983:12). Anche Amedeo Quondam ha pun a o la sua a enzione sull’edi o ia, analizzando la p oduzione di lib i ela i i alle donne, e ha so olinea o come ques a do e a esse e s udia a seguendo la domanda di le u a e di consumo che eni a dal me ca o lib a io del empo. Sos ene a che la p oduzione e l’azione imp endi o iale di Gioli o de Fe a i, nel pe iodo che a dal 1555 al 1565, pone a in e idenza la g ande capaci à dell’edi o e nell’aumen a e il pubblico emminile, e u o ques o a eni a pe a e comp eso che 136 A o no al nuo o uolo della donna nella socie à cinquecen esca si muo e la maggio pa e della p oduzione di a a i, sia come es i di e amen e o ien a i a o ni e s umen i ecnico pedagogici pe l’is i uzione delle donne’ (così come sono p odo i i es i pe l’is i uzione dei anciulli e dei p incipi), sia come p edicazione della lo o nobil à e quindi, con una ope azione di as azione eo ica, del p ima o della iloso ia d’amo e (Quondam, 1977: 87-88). La s ampa di en ò ondamen ale pe ché un au o e o un’au ice po esse o di onde e e a conosce e il p op io es o, in a i, ip oducendo i lib i elocemen e, si po e a aggiunge e un nume o di le o i e le ici semp e più ampio. Alcuni edi o i si dis inse o pe la lo o ile anza non solo i aliana ma eu opea 118 . E ano di e si gli edi o i ene i che si dedica ano alla pubblicazione di ope e sc i e da donne; i a i edi o i comincia ano ad ope a e in modo di e so: Aldo Manuzio, a i suoi p imi es i classici in lingua olga e, pubblica a nel 1500 le Epis ole De o issime di San a Ca e ina, dedicandosi a le a ie ipologie anche ad agiog a ie e i e di san i. Gab iele Gioli o de’ Fe a i in ece inizia a la sua a i i à a Venezia nel 1536 e pubblica a lib i di donne a lui con empo anee che “a Venezia gua da ano, e iden emen e, come alla sede dell’indus ia ipog a ica più p es igiosa in I alia, e insieme come a una ci à ape a, libe a e gius a” (Zancan, 1989: 46). I es i sc i i che a e ano come au ici delle donne a il 1500 e il 1550 pe la maggio pa e enne o s ampa i a Venezia, do e enne o pubblica e ad esempio le ope e di Gaspa a S ampa, un canzonie e Le Rime di Madonna Gaspa a S ampa edi o nel 1554 e cu a o da Veneziano Pie asan a che non e a conosciu o come Gioli o. Anche Tullia D’A agona pubblicò alcuni suoi sc i i e come lei anche Isabella S o za, Vi o ia Colonna, Luc ezia Gonzaga, Ve onica Gamba a e anche Lau a Te acina (Rod íguez Mesa, 2022). P op io Venezia a o i a e di onde a un nuo o conce o di donna, col a is ui a e capace di sc i e e es i che po e ano esse e u ili anche pe un 118 C . Dioniso i C., Aldo Manuzio, La le e a u a i aliana nell'e à del Concilio di T en o, Pozza N., L'edi o ia eneziana da Gio anni da Spi a ad Aldo Manuzio. I cen i edi o iali di e a e ma, Quondam A., La le e a u a in ipog a ia. Pe i a a i sulla donna c .: Bibliog a ia in Kelso R., Doc ine o he Lady o he Renaissance 326-462; Appendice in Fahy C., Th ee Ea ly Renaissance T ea ises on Women 47-55; Appendici I e II in Zancan M. (a c. di), Nel ce chio della luna 235-53; Appendice bibliog a ica in Daenens F., Supe io e pe ché in e io e 41-50. Pe una analisi del es o di Cas iglione imando al mio la o o La donna e il ce chio. 137 pubblico più as o. E ano e le p incipali amiglie che si dedica ano all’inizio del XVI secolo all’edi o ia: i Giun i, in pa icola modo di e i al me ca o in e nazionale, i Manuzio specializza i nelle edizioni elegan i e di p es igio dei lib i, che in odusse o nel campo della s ampa l’edizione a 8, la o ma p imo diale dei nuo i ascabili e il ca a e e i alico, o e o il co si o s ampa o; e za amiglia e a quella dei Gioli o, in e essa i a soddis a e il me ca o nazionale. Ques ’ul ima amiglia cu ò in pa icola modo i es i che e ano ine en i al ema delle donne e pe age ola ne la c esci a e lo s iluppo applicò anche delle in e essan i s a egie pe “a i a e le le u e emminili pe le ope e implica e nella con o e sia della Que elle des emmes” (Diale i, 2004: 5). Gioli o, con la pubblicazione delle sue ope e, che a e ano come ema cen ale le donne, con ibuì no e olmen e alla Que elle. Lui di ende a le donne e con i suoi lib i ole a pa ecipa e alla emancipazione della donna. Pubblicò ope e di di e se sc i ici, a le quali si ico dano Tullia D’A agona, Lau a Te acina, Vi o ia Colonna. La amiglia Gioli o cominciò la sua a en u a ipog a ica a Pa ia poi a To ino e nel Ve cellese do e si dedicò sop a u o alla s ampa di es i giu idici e di medicina; in ine, a Venezia, che nella p ima me à del XVI secolo e a di en a a il cen o di i e imen o della nuo a a e ipog a ica che si s a a s iluppando non solo in I alia ma in u a Eu opa. E ano an e le case ipog a iche p esen i nel e i o io a Venezia 119 an o che le p esse eneziane in quel pe iodo, nella p ima me à del XVI secolo s ampa ono quasi 15.000 edizioni. Venezia e a il c oce ia a Eu opa Se en ionale, I alia e O ien e, e a un impo an e cen o pe il a ico di Idee (And oniki, 2004: 7). Gli edi o i, i adu o i, le socie à, i le o i e le le ici e i a i au o i pa ecipa ono a i amen e allo s iluppo della Que elle. G azie all’analisi dei lib i pubblica i e alle scel e a e dai Gioli o si coglie a che c’e a una connessione a lo s iluppo della Que elle des Femmes e la nasci a e la di usione della i o ma Ca olica. In ques o pe iodo si chiede a ai le o i e alle le ici come pe cepi ano il ema della donna. L’aumen o del pubblico maschile ma sop a u o emminile, che si a icina a ai lib i, e a anche age ola o dall’a i o del olga e che anda a a sos i ui e l’uso del la ino. In a i, in ques o pe iodo si di use anche un me ca o lib a io ela i o alla ques ione della lingua e del ipo di lingua che si do e a u ilizza e e do e si po e a 119 T a le an e amiglie di edi o i che si as e i ono a Venezia in o no al 1530 i e ano quelle di Gio anni And ea Val asso i, F ancesco Ma colini, Vincenzo Valg isi, Michele amezzino, Gio anni G i io, 144 monaca e all’isolamen o che decide di pe segui e con inuando a po a e a an i p eghie e e i i che alla ine della sua i a le pe me e ano di icongiunge si con il ma i o. A o es o è quello di Ono io Za abini in i ola o Degli S a i e ginale, ma i ale e edo ile pubblica o alla ine del XVI secolo da F anceschi a Venezia in o no al 1586. Con ques o a a o l’au o e ole a eimpos a e il sis ema dei alo i adizionali e deside a a ip opo e la donna che a e a ca a e is iche p op ie non dell’e à a lui con empo anea bensì del Medioe o. L’au o e si a icina a e si ap i a alla eal à quo idiana e con empo anea solo pe ipe co e e e pe scandi e le di e se asi di i a della donna dalla nasci a alla mo e. Il alo e dell’ope a e a pedagogico, l’au o e a e a des ina o la sua ope a non alla donna che p o eni a da una al a classe a is oc a ica e nemmeno alla donna nobile, ma alla donna bo ghese che i e a con il suo uomo e i suoi igli in un cas ello o in un g ande palazzo e che a e a a cuo e anche le esigenze di i a della comuni à. La donna, pu mos ando un po’ di libe à si i o a a a di ide si a la i a ma imoniale, la unzione di mamma educa ice dei igli, la unzione di buona donna e moglie, assumendo quindi le ca a e is iche della donna p e amen e bo ghese la cui i a si di ide a a chiesa e amiglia. Con l’a en o della Con o i o ma nei componimen i sc i i a gli anni 40 e 60 del Cinquecen o si i o a ano elemen i eligiosi che si a ianca ano a quelli dida ici. La donna pe a e e una buona educazione e o mazione c is iana ca olica do e a eagi e alle a ie in e enze che a i a ano da al e o me eligiose come dai lu e ani e dai cal inis i. All’in e no dei es i che assimila ano le di e i e della Ri o ma si i o a ano e oine donne che eni ano elogia e pe la lo o bellezza, che e ano di en a e modello di emminili à a is oc a ica e nobilia e; ques i esempi ipo a ano a una idea di donna s o ica, mi ologica, lon ana dal p esen e. Gi olamo Ti aboschi nella sua S o ia delle Le e a u a I aliana dedica pa ecchi pa ag a i alle poe esse e sc i ici p esen i nel Cinquecen o. L’ambien e di p o enienza di ques e donne sc i ici e a il più a io e più e e ogeneo possibile; ne elenca un bel nume o ed è do e oso ico da le “al ine di ope a e un en a i o pe so a le al ba a o dell’oblio” (Sbe la i, 1997: 140 no a 27). Ci son es imonianze s o ico-le e a ie che mos ano come alcune sc i ici ebbe o con a o, più o meno spo adici, con Spe oni e ques o è da ene e quindi in conside azione anche ispe o all’a eggiamen o che l’au o e a ebbe assun o nei suoi 145 es i quando sc i e a di icende che a a ano di a gomen i ela i i alla i a della donna. Gaspa a S ampa u i enu a una delle p ime poe esse i aliane del Cinquecen o. Nacque nel 1523 a Pado a nel 1523 da geni o i che i e ano di comme cio e in condizioni agia e. Il pad e le pe mise di s udia e e quindi di a i a e a consegui e anche una g ande e buona educazione. Conosce a mol e lingue classiche, a cui il g eco e il la ino che le pe mise o di conosce e meglio la g amma ica ed anche la e o ica. Quando il pad e mo ì, Cecilia, la mad e decisi di as e i si a Venezia, do e isse ino al 1554, anno della sua mo e. Il suo canzonie e si in i ola Le Rime di Madonna Gaspa a S ampa. Du an e la sua i a conobbe alcune eminen i pe sonali à che i e ano in ci à o in al e icine e a gli al i si i o ano Spe one Spe oni, O ensio Lando e Domenico Venie . Conobbe anche alcune donne come Elena Ba ozzi Cen ani e F ancesca Ba a e la poe essa Ippoli a Mi illa di cui di enne amica. È del 1549 il Disco so sop a u i i p imi can i d’O lando u ioso, pubblica o da Gioli o, di Lau a Te acina memb o dell’Accademia degli Incogni i. La Que elle des Femmes si i o a ampiamen e nello sc i o di Te acina. Vengono messe in e idenza due donne, B adaman e e Ma isa, che e ano inse i e nella adizione epica e popola e; lei insieme ad al e donne sc i ici pa ecipa alla s esu a e cos uzione della p op ia s o ia e così anche della p op ia ama. Una delle donne che diede un g ande con ibu o alla Que elle des Femmes u Mode a a Fon e che nacque nel 1555 e mo ì nel 1592 no a dal pubblico con lo pseudonimo di Modes a Del Pozzo. Fu una bambina p ecoce, con una memo ia p odigiosa, s udiò e col i ò il suo in e esse pe la iloso ia e la le e a u a. La sua ope a pe cui iene anco a oggi ico da a è Il me i o delle donne pubblica a pos uma in o no al 1600 dallo zio Gio anni Nicolò Doglioni. Nel es o i è un dialogo a se e donne che si s olge in un luogo idilliaco, senza che ci sia la p esenza di alcun uomo; può esse e de ini a una delle p ime sos eni ici dell’indipendenza emminile, a e mando che le di e enze esis en i a uomini e donne non e ano di na u a biologica ma educa i a. Il uolo che la donna occupa a nella socie à, a 1400 e 1500, comincia a cambia e poiché e a enu a in maggio conside azione anche in ambi o cul u ale. L’is uzione, p ima ad appannaggio solo dei maschi, si alla ga a anche alle case di nobili che asseconda ano e a o i ano, con l’ausilio di maes i e p ece o i, l’is uzione delle lo o iglie. Alcune ci à, solo pe il a o che in esse abi a ano delle 146 donne col e, acquisi ano maggio ama, e la donna di cul u a, che in essa isiede a, di eni a un simbolo e un an o pe la ci à s essa. Mol i sc i o i in ques o pe iodo scelgono di dedica e le lo o ope e alle donne so e mandosi, anche, nelle desc izioni di alcuni lo o la i nascos i che più di icilmen e eni ano alla luce come quello a is ico e le e a io. Il emminismo cul u ale cinquecen esco semb a idu si, pe an o, nell’esibizione imi abile di igu e opiche, nell’i e azione allego ica delle immagini es uali e isi e, nella ip oposizione quasi p opagandis ica di un modello di donna canonicamen e lib esco piu os o che conc e amen e s o ico (Sbe la i 1997:120). Passando in assegna gli sc i i sulla donna del XVI secolo si no a come l’in e esse nei suoi con on i abbia a u o asi al e ne. A ol e si esal a a la sua p esenza elogiandone l’au onomia, il suo esse e le e a a, libe a e capace di esp ime e la p op ia opinione all’in e no dei suoi sc i i, in al e ci cos anze ci si o a a di on e a es i o emen e misogini do e si ip opone a e si icos ui a un ecchio e s e eo ipa o mondo che ede a l’uomo, i suoi in e essi, le sue idee al di sop a di u o e do e la donna a e a un uolo di ma ginale impo anza solo all’in e no delle mu a domes iche. T a gli au o i che si de ini ano di enso i delle donne si ico dano in pa icola modo Piccolomini, Domenico B uni da Pis oia, Lodo ico Domenichi, Luigi Da dano e Agos ino della Chiesa che a e ano in cuo e di a capi e ai le o i e alle le ici delle lo o ope e che la donna a e a in sé qualche cosa di geniale, che a ebbe po u o benissimo ges i e la p op ia i a p e a icando na u almen e quella dell’uomo. Anche i es i di sc i ici in p osa, come quelli di Luc ezia Ma inella, pongono in e idenza come la donna a e a un uolo e una posizione se non p eminen e almeno quasi pa i a ia nella socie à g azie al a o che le eni a pe messo di po e accede e alle biblio eche o po e pa ecipa e alle Accademie, s olgendo così un uolo impo an e nella socie à del Cinquecen o. Nella p ima me à del XVI secolo assis iamo a nume ose pubblicazioni di a a i, dialoghi, e al i gene i di sc i i ela i i all’educazione delle donne a cui eni a dedica o e concesso un uolo impo an e e digni oso all’in e no della socie à, ma non bisogna a dimen ica e che “il ine ul imo di ques i sis emi educa i i consis e a nel 147 man ene e il con ollo sociale della emminili à ami e un’ope a di is uzione p e en i a enden e ad e i a e l’impo si di posizioni cul u almen e e e si e” (Sbe la i, 1997: 124). Nel es o del 1554 di Fede ico Luigini Il lib o della donna i è un’ampia desc izione isica della donna anche nei suoi aspe i ana omici. Fio enzuola, è l’au o e del Dialogo delle bellezze delle donne in i ola o Celso, sc i o nel gennaio del 1541 e dedica o «Alle nobili e belle donne p a esi”; è semp e a en o a da e un’o ima desc izione dell’aspe o es e io e. Desc i e la bellezza delle donne senza pe ò adden a si in pa icola i dell’in imi à. In Piccolomini, i è una ase di supe amen o delle desc izioni degli aspe i ela i i all’in e io i à pe con inua e anche nella desc izione degli aspe i es e io i. Successi amen e Dolce e anche Be ussi si so e mano maggio men e sulla desc izione delle i ù mo ali che ogni ci adino do ebbe possede e. Pa icola men e in e essan e il es o di iloso ia na u ale che è indi izza o ad un pubblico emminile Disco si sop a le Me heo e di A is o ele di Nicolò Vi o di Gozze, u pubblica o nel 1584 a Venezia. L’au o e dialoga con Michele Monaldi e i due discu ono del a a o Me eo ologia di A is o ele. In ques o es o si o a una le e a che la moglie dell’au o e, Ma ia Gondola (Gongola, 1585), ha sc i o e che ha indi izza o alla gen il donna Fio e Zuzo i; in ques o es o iene a on a o il ema della supe io i à della donna e della sua abili à nello s udio e nello s iluppa e pensie i p op i. Sono enu e in conside azione nel es o anche mol e donne che a e ano p imeggia o pe la lo o saggezza e pe la lo o sapienza. È signi ica i o che sia una donna l’au ice di ques o es o con il quale si c ea un pun o di collegamen o a la Que elle des Femmes e la scienza. Nel es o si a e ma che le donne po e ano s udia e e app ende e come gli uomini e anche meglio. Il passa o e a pieno di donne sagge e do e, si sos iene che e a compi o delle donne con empo anee po si alla pa i di quelle del passa o e app o ondi e gli s udi e le conoscenze scien i iche e iloso iche. L’au o e ha pos o la le e a sc i a da una donna e indi izza a ad al a donna all’inizio della sua pubblicazione o se pe da e già una imp on a al es o, indica e che possibilmen e il es o e a di e o non solo agli uomini ma anche alle donne e amplia e così il pubblico di le o i e di le ici. Sono di Emilia E culiani Le Le e e di iloso ia na u ale, pubblica e a C aco ia nel 1584, ope a dedica a alla egina di Polonia. Qui iene a on a o il ema del dilu io, della o mazione celes e e sop a u o della possibili à di successo che la donna ha in 148 ogni campo sos enendo “la iducia nelle possibili à in elle uali delle donne, e dichia ando l’in en o della sua ope a: conosce e al mondo, che le donne sono ada e a u e le scienze” (Plas ina, 2014: 146; 2015). Rigua do al dilu io l’au ice sos iene la esi secondo cui ques o sa ebbe a enu o pe ché gli uomini e ano c esciu i mol o di nume o e non i e a ma e ia p ima su icien e pe i bisogni p ima i, così con il dilu io si sa ebbe po u o ic ea e un buon equilib io na u ale. Inol e, e a impo an e ques o suo in e en o pe ché così po e a dimos a e che la donna e a in g ado di sc i e e e s olge e a i i à in al i empi inaccessibili a lo o. Si po e a a e ma e che le donne po e ano occupa si pienamen e anche di a gomen i scien i ici e iloso ici, campi che p ima e ano solo accessibili agli uomini. Così sc i e a Emilia: Pa à senza dubbio me a iglia ad alcuno, ch’io donna mi sia pos a a sc i e e e da e alla s ampa cose che non s’appa engono (secondo l’uso dei nos i empi) a donna: ma se o anno con buon giudizio e senza a e ione alcuna conside a la mu a ione dei empi e degli s a i, e degli uomini, e con qual ma e ia siano c ea i, o e à che non è la donna p i a di quelle p o idenze e i ù che si siano gli uomini. È e o che si po anno mol o me a iglia e ch’io senza ede lib i, m’abbia pos a a da uo i ques e qua o mal compos e ighe, p incipiando a mezzo del sogge o (Plas ina, 2014: 147). In elazione alle ope e che a e ano come ema cen ale la donna nel XVI secolo di ondamen ale impo anza è il es o di Zon a che ealizza una analisi speci ica e de aglia a di a a i e dialoghi che ha pe i olo T a a i del Cinquecen o sulla donna. L’au o e pone in e idenza che all’inizio del 1500 a on a e il ema della donna e a come a e e a che a e con un conce o amo oso a i izia o, come la li ica poesia e la iloso ica speculazione di quel empo; e ne uscì un ipo di donna me a isica, i a solo nel mondo dell’a e, ci con usa di nimbi angelici, ma sce a di umane e con ingen i a inenze, una « Bea ice » alsa a. Non si spegne a pe ò la adizione umanis ica; che anzi, olgendosi al libe o amo e, dapp ima in ade a gaudiosamen e, 149 e poi pe e i a licenziosamen e la amiglia e la i a sociale. E da ques o duplice indi izzo ne de i ò quello s ano sdoppiamen o: del mondo dell’a e aulica, e del mondo dell’a e e is a, pe cui la madonna e la co igiana po e ono eni can a e ed ama e insieme da uno s esso poe a (Zon a, 1913: 374). Se si iene in conside azione ques a a e mazione si può comp ende e meglio anche la coesis enza di ope e che a on ano il ema della donna in modo del u o di e en e; u ono e amen e in an i che si olse o poi a conside a e se la donna osse un angelo o un demone; se osse miglio e o peggio e dell’uomo e quali di i i quindi le compe ano. Si dis ese o inol e ad esplica e le do i ch’ella do esse possede e sia isiche che mo ali; di conseguenza quali egole do esse o go e na e la sua i a di anciulla, di gio ane, di ma i a a, di edo a; quali osse o le agioni della sua bellezza, e quali i mezzi pe conse a la, aggius a la ed aumen a la. Pe cui u o il Cinquecen o u ipieno di a a i iloso ici e le e a i, di dialoghi, di esposizioni, di gala ei, che la donna a e ano come obbie o inale (Zon a, 1913: 374). 150 IV. IL DIALOGO NEL CINQUECENTO Il gene e le e a io del dialogo 121 nel Cinquecen o dà con inui à ai p imi i i modelli g eco-la ini, in pa icola e quello di Cice one, e li i i alizza nelle lo o s acce a u e dida iche, diale iche, i oniche e maieu iche, dando i a a una delle sue più essenziali a iabili s u u ali e che è s a a “unaccoun abbly neglec ed by c i ics 122 ” (Cox, 2008: 9): la consis enza s o ica del lo o scambio i izio. Il dialogo s iluppò 123 la sua e a o una nel VI-V sec a.C. quando u scel o come o ma ideale dai iloso i pe con on a e a di lo o i a i pun i di is a e le mol eplici idee. T a i p imi iloso i che sc i e ano u ilizzando ale gene e si ico dano Soc a e, che p e alen emen e dialoga a e sicu amen e in o ma non sc i a ma o ale, Pla one, Seno on e, Eschine e Pa menide, ques ’ul imo enne i enu o il p imo in en o e del dialogo iloso ico. Pappala do nel suo s udio in i ola o Teo ie dei gene i le e a i (2009) so olinea come non sia s a o semplice c ea ne una assonomia e nello s esso empo una genealogia e dis ingue ne e analizza ne quindi l’epos, il accon o d’azione, la li ica, l’esposizione di una si uazione, il d amma; a e ma che è p op io da ques i e dalle lo o ecip oche in luenze che si sono s iluppa e al e o me poe iche. Consiglia di s udia e e analizza e le di e se ca ego ie pe e idenzia ne le ca a e is iche che ad esse si associano (Pappala do, 2009: 9). Ri iene che non sia necessa io pensa e ad una le e a u a con empo anea p i a di dis inzioni gene iche, ma capi a a ol e che i a i es i le e a i, con empo anei o del passa o, siano a ini poiché di icilmen e un’ope a indi iduale inedi a è u o solo dell’ispi azione di un singolo au o e; qualsiasi ope a è semp e sogge a a in luenze di sc i i con empo anei e del passa o. 121 Dal e mine la ino dialŏgu(m), che è dal g eco di{álogos}, de i a di dialéghes hai ‘con e sa e, disco e e’, compos o di di{á} ‘dia-’ eléghein ‘di e’. È p esen e nel e bo che indica pa la e-di e. Il p e isso dià- che indica l’idea di uno scambio di pa ole a pe sone, una discussione, uno scambio di disco si. 122 Inspiegabilmen e ascu a o dalla c i ica (Cox, 2008: 9). 123 Pe a e e una isione più de aglia a dell’e oluzione del gene e del dialogo si può isiona e: A is o ele 1987, Poe ica, a cu a di D. Lanza, Rizzoli, Milano; Lodo ico Cas el e o 1978-79, Poe ica d’A is o ele ulga izza a espos a, a cu a di W. Romani, 2 oll., La e za, Roma-Ba i; Ma ia Co i, 1972, I gene i le e a i in p ospe i a semiologica, in «S umen i c i ici», IV, 1, pp. 1-18; Ma io Fubini, 1966, Genesi e s o ia dei gene i le e a i, in Id., C i ica e poesia, La e za, Ba i. Todo o , Tz e an, 1977, La le e a u a an as ica, ad. i . di E. Kle sy Imbe ciado i, Ga zan i, Milano. Pla one, 2007, La Repubblica, a cu a di M. Vege i, Rizzoli, Milano; h ps://www. eccani.i /enciclopedia/dialogo_%28Enciclopedia-I aliana%29/ (17/11/2020). 151 I gene i possono esse e da i dalla codi icazione di p op ie à disco si e, desc i i e e le e a ie che engono is i uzionalizza e e issa e; engono conside a i un pun o di con a o e di passaggio a la le e a u a e ciò che le s a in o no sia nel empo sia nello spazio; è u ile s udia li diac onicamen e e sinc onicamen e in modo da po e a e e ispe i amen e un’a en a analisi del appo o a es i simili nel empo e a es i di e si (Pappala do, 2009: 13). Pe analizza e le a ie ipologie del gene e dialogo occo e isali e anche all’e à classica e in pa icola modo all’A e Poe ica di A is o ele e a ciò che ha a e ma o anche Pla one sulla poesia e sulla unzione pedagogica che s olgono i poe i. Si pone in e idenza che i a i modi di esp ime si non sono ondamen ali e p ima i nella na azione ma a i ano in un secondo momen o; p ima di ogni cosa bisogne ebbe da e uno sgua do all’uso e alla unzione dida ica del es o 124 . A is o ele, nella Poe ica, pa lando delle unzioni desc i i e elenca a le a ie ca ego ie secondo cui si po e ano classi ica e le di e se o me poe iche; a le sue a ie a e mazioni sos ene a che l’imi azione, che e a alla base delle sue eo ie, e a il p incipio che gene a a u o, e a la quali à che pe me e a alle a i di di e enzia si, da semp e è s a a una acol à inna a nell’esse e umano u ilizza a nelle a ie o me comunica i e. L’uomo ha imi a o ciò che a e a in o no in e modi possibili: ale e quale e a, come al i gli dice ano che le cose osse o, come a ebbe o po u o esse e. Nella poesia l’imi a e e a i e i o a un’azione ealmen e accadu a o sol an o possibile, ed e a p op io pe ques ’ul ima possibili à, che si a e a una g ande di e enza a la eal à s o ica e quella poe ica, il poe a in a i è colui che dice e sc i e di cose che possono accade e, e non solo di cose accadu e. L’imi azione è s a a ondamen ale pe la nasci a del dialogo. U ili e ondamen ali alla nasci a e allo s iluppo del dialogo u ono gli s udi sui Topoi e sull’A e Poe ica di A is o ele. Da qui si passò all’analisi e all’app o ondimen o dell’a e diale ica. Ques i s udi sono alla base di alcuni dei 124 Pla one nel e zo lib o della Repubblica, che è un dialogo nel quale è espos o un diba i o che a on a a un ema e ico e poli ico ela i o alle a ie o me di go e no e di come nelle a ie ci à si i e a, a a a il ema dell’educazione e di quan o i poe i e ano s a i impo an i pe ques o ema. Soc a e sos ene a che i mi i e le a ie a ole asme e ano una immagine non e a sia degli dèi sia degli e oi e sia degli uomini. Inol e, a e ma a che i poe i e ano soli i con ince e i gio ani delle male a e degli dèi e della non supe io i à degli e oi sugli uomini. Inol e, colo o che sc i e ano p osa spesso sos ene ano che mol i uomini e ano ingius i e elici o gius i e s en u a i e spesso no a a che chi comme e a ingius izia mol e ol e imane a nascos o men e la gius izia che e a un bene di u i ma sop a u o al ui quando si i e i a al sogge o di en a a un pe icolo. Inol e, con inua dicendo che ques o si p esen a a o con una semplice na azione o con l’imi azione mime ica. 152 p incipali a a i sul dialogo sc i i nel XVI secolo: il De dialogo di Ca lo Sigonio 125 , pubblica o nel 1562, l’Apologia dei dialoghi di Spe one Spe oni, sc i a nel 1574, e l’opuscolo Disco so dell’a e del Dialogo di Tasso , in g an pa e ispi a o all’ope a di Sigonio e pubblica o nel 1585. La s udiosa Sp anzi Zube sulla na u a del dialogo e sulle sue elazioni con i Topoi di A is o ele così sc i e: Pu desc i endo in modo mol o di e so la na u a e la unzione del dialogo, ques i di e si a a i condi idono il i e imen o comune ai Topoi di A is o ele, il cui modello se e sia pe la classi icazione delle di e se o me di dialogo sia pe de ini e e gius i ica e il suo uolo pe a conoscenza (Sp anzi Zube n.d.: 203). Sos iene inol e che pe Ca lo Sigonio, l’uomo po e a ce ca e le cause degli a enimen i che accade ano e di ciò che ede a in due di e si modi: ce ca e la e i à den o di sé e quindi con una ce a a i i à silenziosa della men e, ce ca e la e i à con qualcun al o; quindi, con un in e oga o io ape o con la pe sona con cui ci si impegna a nel diba i o. Il dialogo le e a io ien a a quindi in ques o secondo modo di ede e le cose. Pe Sigonio il dialogo e a una immagine di una dispu a diale ica o e o della sua app esen azione poe ica. Ecco pe ché il dialogo po e a esse e imi azione, ol e che diale ica. Secondo Sigonio, il dialogo è la app esen azione di un diba i o diale ico, ale a di e, spiega Sigonio, dell’esame in elle uale a pe sone col e. Sigonio non associa il dialogo a una alu azione compa a i a di a gomen i con addi o i con uno scopo apo e ico, o e o ascol ando anche il pensie o di colo o che la pensa ano di e samen e da lui 126 , né alla ice ca della soluzione più p obabile 125 Ca lo Sigonio nacque a Modena in o no al 1520 e mo ì semp e nei p essi di Modena il 28 agos o 1584. Fu uno dei p imi s udiosi ad appassiona si alla s o ia del medioe o. In ques o s udio iene conside a o in pa icola modo come au o e del es o De Dialogo libe del 1562, un lib o nel quale a on a il ema dell’o igine e dell’uso che si a del dialogo. 126 E a p op ia di Cice one una isione apo e ica, in a i, la Sp anzi così a e ma: “ Pe Cice one l’in e p e azione a is o elica e a di e en e. Tu a ia, men e pe A is o ele le possibili à di discussione che la diale ica consen e s ono inalizza e alla ice ca della e i à, ques o non è il caso di Cice one. A is o ele s c i e che “quando sa emo in g ado di s iluppa e un'apo ia discu endo in en ambe le di ezioni, sa emo meglio in g ado di disce ne e, in ogni ma e ia, il e o e il also” . Cice one, d'al a pa e, usa a ques a s essa capaci à della diale ica, quella di p ende e in 153 a una de e mina a domanda, ma, in modo mol o più ambizioso, alla ice ca della e i à s essa (Sp anzi Zube n.d.:207). Pe Ca lo Sigonio si po e a giunge e ad una conclusione impo an e secondo cui i dialoghi di A is o ele anda ano anno e a i a le ope e esso e iche, pe ché idea e pe po e con ene e p obabili con o e sie. Al a o ma po e a esse e da a dal sillogismo; Sigonio sole a di e enzia e, da un la o i sillogismi con p emesse e e e co e e, da cui si o igina a la scienza, ques a o ma e a p op ia di colo o che deside a ano aggiunge e l’unica e i à; dall’al o la o i e ano i sillogismi che si onda ano su dei p esuppos i opinabili e comuni; da ques i a ol e po e a a e o igine una nuo a opinione ipica di quelle discussioni a più pe sone e nelle quali si al e na ano a gomen i posi i i ad al i nega i i. Semb a a esse e un e o colloquio a pe sone col e che si ace ano domande a icenda su di e si a gomen i (Necci 2017). La sc i u a dell’Apologia dei dialoghi di Spe one Spe oni è connessa con la di esa di alcune delle sue ope e con o le accuse di e esia che il ibunale dell’inquisizione gli a e a mosso. È nella p ima pa e del suo es o che ap e con una posizione che semb a esse e di cambio e di o u a ispe o a quella di Sigonio. Pe Spe oni il dialogo è mol o icino alla commedia e ques i due gene i sono s e amen e lega i a di lo o. E dissi: Pad e ce a cosa è’l dialogo, comunemen e pa lando, è una specie di p osa, che iene assai del poema, e pe dis ingue lo un poco meglio e con buon augu io; dico, ed ho meco colla agione la au o i à di Basilio, che ogni dialogo sen e non poco della commedia: dunque siccome nelle commedie a ie pe sone engono in scena, e mol e d’esse non mol o buone, ma u e quan e a buon ine, e pe ò admesse dalla ci à; ciò sono se i maliziosi, innamo a i senza alcun senno, pa assi i, adula o i, gio ani, e ecchie di male a a e; e pa la ognuno da quello che egli è o pa e esse e; e se pa lasse al imen i, non os an e che egli dicesse di buone cose, male a ebbe il suo u icio e dispiace ebbe al ea o: così il dialogo ben o ma o, siccome è conside azione sulla s essa ques ione esi di e se, pe sino oppos e, pe inca na e la p op ia isione mode a amen e sce ica della ice ca iloso ica (Sp anzi Zube , s.d.: 205). 256 Piccolomini e idenzia il suo no e ole in e esse nei con on i delle ca a e is iche del gene e comico. I due pe sonaggi emminili ondamen ali sono due donne anonime C e I, non ben de ini e, che sos engono un b e e ma impo an e diba i o nel bel mezzo del dialogo a i due p o agonis i maschili. Il ema p escel o in ques o dialogo è la lode delle donne, di cui Piccolomini a e a semp e esal a o le g azie e le quali à, come dimos a l’o azione In lode delle donne (1545). A e u ilizza o pe il es o pe sonaggi eali come Alessand o Piccolomini, Sil es o Gi elli, l’uno ilogino e l’al o misogino, e la donna pado ana, sposa a in Fe a a, nella quale si iconosce la Signo a Bea ice Pio degli Obizzi, ha aiu a o Spe oni ad a on a e una ema ica le e a ia che e a al cen o della Que elle des Femmes, che sicu amen e a ebbe a i a o l’a enzione di nuo i le o i e le ici. Spe oni, ami e la sua ecnica na a i a, con i suoi in e en i o con le sue opinioni pe sonali e nemmeno con i disco si dei p o agonis i che e ano al cen o della na azione dei suoi dialoghi non a e a in enzione di in luenza e lo s olgimen o degli e en i nei suoi sc i i (Dal Bello, 2013). A al p oposi o dà oce a pe sonaggi eali e e i, e a ques i anno conside a i i due anonimi pe sonaggi emminili C e I, la cui desc izione app esen a ciò che Ri e a Ga e as chiama “la pola idad de los sexos” (1996: 27-28) e la “di e encia sexual”. Tale pola i à a i uoli ammessi dal deco o p e is o pe le socie à a is oc a iche e co igiane dell’epoca di Spe oni è s e amen e lega a allo "spazio pubblico s. spazio p i a o", nudi à / disco so in pubblico s. o namen o del co po / disco so nello spazio p i a o (Ri e a Ga e as: 1996: 27-28), Spe oni colloca C e I, pe sonaggi anonimi, in un ambien e u bano, come ci a sape e Gi elli: Piccolomini: Dunque alcuna al a ci à d’I alia ha qualche pa e di quelle laudi, che a Fe a a app op ia a e. Gi elli: Abbiale u e, non che una pa e, e sia Pado a ques a co ale; ma iconoscale da Fe a a, la quale ha singola p i ilegio di a di ine le donne sue e l’al ui (Spe oni, 1596: 506). In ques o ambien e, la donna che pa la in pubblico app esen a “la enca nación del logos en una muje his ó ica” (Ri e a Ga e as, 1996: 33), men e la donna i e 257 l’espe ienza di po e me e e a nudo il suo pensie o di ci adina insieme agli uomini (Bock, 1991: 17). Spe oni, pe ò, a a e so la iso sa le e a ia del “dialogo nel dialogo” (Fou nel, 2014: 96), a di Gi elli il po a oce au o izza o di due donne anonime, la cui iden i à si iconosce solo nei lo o co pi, come si e ince dalle sue pa ole: Io dice o a me s esso; o se al a specie di donne ha Fe a a, che non ha il mondo negli al i luoghi; e o se come le bellezze, i cos umi, e i po amen i di ques e son di e si da u i quelli, che in o a mi sono appa si nell’al e donne d’I alia (Spe oni, 1596: 506). Spe oni non “ econoce el cue po emenino como sede, a un iempo de ida y de palab a, es i uyéndole así au o idad pa a nomb a el mundo en sus p opios é minos, sin depende de la mediación masculina” (Ri e a Ga e as, 1996: 33), quando a e ma a a e so Gi elli: “Qui i sedendo con lo o, e l’o a aspe ando che la agedia si cominciasse, idi a i ed udì pa ole così acco e e così co esi, che mai c edu o non a ei che donna alcuna mo ale po esse ali o ma le” (Spe oni, 1596: 506). Il cen o del diba i o uo a a o no all’opposizione misoginia s iloginia, app esen a o in Sil es o Gi elli e Alessand o Piccolomini e anche a o no e emi: edel à in amo e, alo i secondo il deco o e bellezza della donna. 258 V.3.1. A gomen i della Que elle Al cen o del diba i o In lode delle donne è la igu a della donna, la sua edel à in amo e, i suoi alo i e la sua bellezza. In a i, la discussione nasce dal a o che Gi elli a e a is o, secondo la p op ia s essa alu azione, due splendide donne du an e una eci a: olle Iddio o o una che io mi sedessi a an i una b iga a di belle donne; a le quali la Pado ana sede a, ed io a lei così icino una b iga a di belle donne; a le quali la Pado ana sede a (Spe oni, 1596: 506). Gi elli si e a innamo a o di una delle due, iconosciu a come una gen il donna pado ana sposa a in Fe a a. Ques e ca a e is iche semb ano esse e mol o simili a quelle di Bea ice Pio degli Obizzi, che nel es o non è minimamen e nomina a. Piccolomini e Gi elli si incon ano e cominciano a pa la e del alo e delle donne e di come sia impo an e esal a ne le i ù. Gi elli app ezza mol o l’a enzione che Piccolomini ha semp e a u o nei con on i delle donne e il a o che le ha semp e loda e ed elogia e anche nelle sue ope e; a lui Gi elli accon a di come si sia innamo a o della donna pado ana e della ase ela i a al ma i o edele p onuncia a da lei. T a i due a iene un diba i o nel quale eme ge come Gi elli app ezzi il modo e lo s ile con cui Piccolomini ha semp e loda o e s ima o le donne, con a iamen e a lui che in ece non è mai iusci o ad a ibui e lo o la gius a conside azione. Solo dopo a e incon a o le due nobildonne e a e ascol a o la lo o con e sazione Gi elli a e ma di esse si innamo a o della Pado ana e che ques o o ui o incon o lo ha po a o a cambia e a eggiamen o. Comincia in a i a loda e le di e se i ù delle donne e o a a e ma di po e comp ende e meglio il mo i o pe il quale Piccolomini si sia dedica o an o alle donne. Il suo cambio di a eggiamen o nei con on i delle donne a iene dopo a e e ascol a o un b e e dialogo a due donne, sedu esi casualmen e icino a lui, ela i o all’a eggiamen o di g ande edel à della donna nei con on i del suo ama o; ques ’ul imo iene pa agona o, nel dialogo, ad un piccolo inse o su un io e che la donna indossa come spilla al pe o sul suo abi o: 259 C.: G an cosa impo a ques o piccolo animale o, se quello è e o che si agiona di lui, pe ciocché egli ciò che p ende una ol a coi den i, mai non lascia in alla mo e. I.: Fie a cosa è il mo de e al ui solamen e una ol a; quale adunque dee esse e il con inua e i suoi mo si? Pe ò al mio giudizio mal si con iene con la dolcezza del os o animo una imp esa sì abbiosa. C.: Ce o, che ella s a bene alla e mezza del mio amo e, il quale da che ei mi mo se la p ima ol a, u a ia col medesimo den e, mi a mo dendo il co e e mo de allomi inché il cuo e mi du e à. I : Dunque poca spe anza po e e a e e di medica lo, non che do e lo gua i e? C. Tali sono i suoi mo si, che io non spe o nè deside o di gua i lo: ed ho pe e mo, che chi il sanasse l’uccide ebbe (Spe one 1596: 506). Anche in ques o caso, la lo o abili à linguis ica iesce ad a i a e l’a enzione del le o e e a po e l’accen o sulle lo o ques ioni. Spe oni comincia con po e subi o in isal o l’inizio del piccolo scambio di ba u e con l’agge i o “G an” e ques o anche pe da e isal o al ema a on a o o e o alla edel à della donna al suo uomo. Le donne sono al cen o del diba i o e di en ano anche le p o agonis e a o no alle quali poi si snoda u a la icenda e pe le quali a iene il cambiamen o di p ospe i a di Gi elli. Si no a subi o il pa agone a o a il piccolo animale o, poggia o sul io e, a acca o con i den i al collo della gen ildonna pado ana e l’amo e dell’ama o. La ensione d’amo e e la sua unici à endono unica la isione della donna e nello s esso empo la de ozione all’amo e dell’ama o; ques o amo e po ebbe esse e anche un dolo e con inuo come il mo so di un inse o che non si s acca; ma quando ques ’amo e è icambia o di en a piace ole an o che l’al a donna de inisce l’unici à del mo so e l’unici à dell’amo e una cosa di cui anda ie i. 260 C.: G an cosa impo a ques o piccolo animale o… pe ciocché egli ciò che p ende una ol a coi den i, mai non lascia in alla mo e. I.: Fie a cosa è il mo de e al ui solamen e una ol a…(Spe oni 1566 :506 ) In ques o passo ciò che nel imanen e dialogo è a ida o a un au o e le e a io ilogino come Alessand o Piccolomini, iene esp esso dalle donne e dalle lo o s esse ba u e che di en ano un esempio di “másche a y a es imen o” (A iaga e Ce a o 2021a: 130), in a i è p op io da ques o piccolo dialogo in e no a le due donne che si s abilisce un legame e una empa ia a il le o e e i emi a on a i nel dialogo “pe a on a e ques ioni emminili, come il co po, le passioni, l'amicizia a donne o le pulizie, di cui gli au o i non hanno espe ienza pe sonale di e a” (A iaga y Ce a o 2021a: 130). Alessand o Piccolomini è uno degli sc i o i del Cinquecen o con in i che le donne abbiano g andi capaci à e do i e che esse adano anche alo izza e, “non solo di endono le donne eo icamen e o u opicamen e nei es i che sc i ono, ma anche dalla lo o posizione p i ilegia a all'in e no della cul u a, sos engono l'inclusione delle sc i ici, pubblicando e p omuo endo le lo o ope e (Ce a o, 2022a, 2022b, 2022c; A iaga e Ce a o, 2021: 131). L’inse imen o di Alessand o Piccolomini così come di Gi elli, che a ano del ema della lode della donna, delle sue i ù e della sua edel à, e idenzia due ca a e is iche essenziali di ques o dialogo: da un la o, il a o che può esse e de ini o, dal suo o ma o documen a io e, dall’al o, la di icol à che a ol e compo a de e mina e i limi i a misoginia e iloginia desc i endo gli e e i che l’amo e può causa e in colei che da esso iene sop a a a all’in e no di una coppia, sia in chi in ece s a all’es e no della coppia e iene a ol o imp o isamen e da passione amo osa pe una donna non libe a e già ama a da un al o uomo. Di icol à che si accen ua se si p es a solo a enzione al ema dell’ope a e non all’enunciazione p esen e nella s essa (Ce a o, 2022a, 2022b, 2022c; A iaga e Ce a o, 2021: 131). Gi elli sin dalle p ime ba u e, a endo ascol a o le lodi essu e da Piccolomini pe le donne, mos a un a eggiamen o dubbioso e c i ico; si chiede se la g andezza della eal à emminile che desc i e a non osse do u a p incipalmen e all’indole dello sc i o e Senese; solo in un secondo momen o si ende con o di a e a o giudizio nei 261 igua di di Piccolomini in modo a e a o e deside a mos a e la since i à con la quale lo s esso ole a celeb a e le i ù delle donne. Gi elli in i a Piccolomini a con inua e nel suo “s udio” ol o a loda e e a celeb a e le i ù e le bellezze della donna, si augu a che non pe da mai la oglia e il deside io di po a e a an i ques o ipo di lode. Spe a che un linguaggio comune e uno s ile semplice siano alla base del a amen o di ques i emi. In ques o modo i la o i sa ebbe o s a i accessibili a mol i più le o i e la e i à na a a po e a esse e mos a a e in esa meglio. Qui Spe oni i o na a po e l’accen o su uno dei emi a lui più ca i e spesso al cen o dei suoi s udi o e o l’uso della lingua olga e e la c i ica al neopla onismo: lodo in oi sommamen e il os o nobile s udio ol o u o a celeb a e in quan o po e e la i ù delle donne, il quale s udio null’al a cu a non do ebbe in e ompe e; che oglia Dio, che egli sia cosa di icile, che in al caso lingua o s ile mo ale possa aggiunge e alla e i à, nondimeno nelle magnanime imp ese il deside io e l’a dimen o di chi comincia, non do emo, non usa i di commenda e (Spe oni,1596: 503). Che Spe oni a esse a cuo e l’uso del olga e e che mol a a enzione nei suoi dialoghi osse i e sa a p op io a ques o ema è s a o ile a o anche da un’inizia i a dell’UE che, analizzando l’in luenza di Spe one Spe oni, iloso o e s udioso inascimen ale i aliano del XVI secolo, ha dimos a o come le sue ope e hanno incen i a o lo s udio degli sc i i in lingua olga e 161 . Il p oge o A-SPERONI (Spe one Spe oni and his legacy (1508-1588). Li e a u e, philosophy and he e nacula ), ha indaga o sull’a eggiamen o a u o da Spe oni nei con on i delle is i uzioni e delle co en i in elle uali con empo anee e con on o le a ie edizioni dei manosc i i e dei Dialoghi del 1542 e del 1590. Il 161 Pe ul e io i app o ondimen i sul ema c . La scienza della pa ola. Re o ica e linguis ica di Spe one Spe oni di Co ugno, Alessio, Il Mulino A ay, 2018. "Quelle no e che gli s ampa o i domandan ampini". Su una scel a lessicale ed esege ica di Alessand o Piccolomini, Co ugno, Alessio. Dall’imi azione alla aduzione. Spe one Spe oni a E asmo, Bembo e Pomponazzi di Co ugno, Alessio «A is o ile a o olga e». Una ques ione linguis ica dalla eo ia alla p assi (pa e II): Co ugno, Alessio. «A is o ile a o olga e». Una ques ione linguis ica dalla eo ia alla p assi (pa e I) di Co ugno, Alessio. Dall'imi azione alla aduzione. Spe one Spe oni a E asmo, Bembo e Pomponazzi di Co ugno, Alessio in: Socie à Edi ice Il Mulino. 262 p oge o ha e idenzia o che Spe oni a e a s ao dina ie compe enze e g ande conoscenza della iloso ia e come ace a uso del gene e del dialogo in o ma pe sonale e o iginale pe cui po e a as o ma e il dialogo in lingua olga e in uno s umen o che se i a a celeb a e la e o ica. Ques i s udi hanno e idenzia o il con ibu o di Spe oni al diba i o del XVI secolo sulle ques ioni linguis iche, iconoscendogli g ande impo anza e o za le e a ia. In ece i due pe sonaggi emminili in ques a o ica e isione i onica engono elogia e solo pe esse e belle. In ques a isione adizionale, a della bellezza una quali à ichies a, nel pa adosso che, essendo donna un esse e pe gli al i (De Beau oi 2014), non debba, pe ques o mo i o, cos ui e o consolida e la sua indipendenza e au onomia, ma a si iconosce e dagli uomini, che sono più impo an i (Cab é i Pai e , 1992: 77-98). La cul u a adizionale che Spe oni app esen a, di cui unge da agen e socializzan e in campo umanis ico con i suoi dialoghi, consolida l’es e ismo della app esen azione uni e sale degli s e eo ipi della donna, in cui i conce i essenziali di bellezza iconducibili alla pe sona possono esse e nel mondo e occupa e un pos o in esso (Laga de 1999: 117-120). A di e enza degli uomini, pe i quali la bellezza è un a ibu o esplici o, a cui iene insegna o a do e sceglie e la moglie, alle donne non iene insegna o a sceglie e le pe sone, ma ad esse e scel e dagli uomini, È da alu a e e s udia e con mol a a enzione il passaggio inale che i è nel diba i o, nel quale si pongono in isal o i sen imen i che Gi elli p o a a e pe cepi a ela i amen e alla passione amo osa e so la pado ana che lo igua da ano in p ima pe sona. Nel dialogo mol a a enzione è dedica a da Spe oni all’innamo amen o di Gi elli. Cos ui imane ineb ia o dalla igu a della donna pado ana che incon a casualmen e nel luogo della app esen azione agica. Luogo, a l’al o, non ben iden i ica o né desc i o. La donna sos iene che i è una assolu a edel à sua all’ama o e ice e sa: “C.: Ce o ,che ella s a bene alla e mezza del mio amo e, il quale da che ei mi mo se la p ima ol a, u a ia col medesimo den e, mi a mo dendo il co e e mo de allomi inché il cuo e mi du e à.” (Spe oni, 1596: 505). La ase di innamo amen o comincia p op io all’udi e ques e pa ole e a al p oposi o i è anche la esi di P elica, che sos iene che il alo e delle donne pe un uomo è condiziona o dall’esis enza di un appo o di amo e o meno. Con inua sos enendo che uno degli 263 o a o i del dialogo, Gi elli di en a un de o o di enso e delle donne dopo esse si innamo a o di una di esse (P elica, 2016: 67). Gi elli è un uomo do o, aman e della cul u a, del sape e, esponen e di una classe sociale al a del pe iodo s o ico p eso in conside azione. Ques o po ebbe esse e anche uno dei mo i i pe cui l’a enzione dell’au o e si è so e ma a su ques a condizione. In elazione all’innamo amen o di Gi elli anche Diale i aggiunge in elazione all’o ien amen o cul u ale di ogni au o e del Cinquecen o, che si app es a a a sc i e e delle donne e sulle donne, che “ogni uomo di nobile in elle o debba ama e le donne, e chi non lo a è di quali à in e io e” (Diale i, 2004: 234); e a ques o l’a eggiamen o che domina a nella maggio pa e degli sc i i pe ché l’amo e pe le donne s olge a un uolo spi i ualmen e illuminan e e mo almen e edi ican e. Ques o dialogo è idea o in o no alla discussione che due uomini hanno ela i amen e ad una donna conside a a come assolu amen e edele all’ama o, ligia ai do e i coniugali; ma ques o a eggiamen o lascia pe plessi. È p op io il dubbio sulla i ep ensibili à della donna che nasce nel le o e del dialogo, ques a condizione è di icile da iscon a e e da i o a e nella eal à, pe ché, qualo a la donna cedesse alle lusinghe di un secondo aman e e da ques e si lasciasse ince e, e ebbe o meno l’i ep ensibili à e il ca a e e o e an o loda o e ed esal a o Alla ine del dialogo Piccolomini pone in e idenza il a o che Gi elli cambia a eggiamen o nei con on i delle donne; in a i, alcuni suoi modi di di e e di agi e semb ano esse e oppos i a quan o a e ma a p ima. Con la ase “ma io non c edo che mol e donne abbia il mondo, le quali senza a e e alcun mu amen o, amino al ui sì ie amen e, che sia lo ca o il pa i e ne’ lo o amo i” in ende a e ma e che sono poche le donne che al mondo hanno la capaci à di ole bene e ispe a e i lo o aman i senza che ques o ipo di sen imen o e di passione possa mai cambia e. Piccolomini, i olgendosi a Gi elli, gli chiede se p o i amo e nei con on i della donna pado ana pe il semplice a o di esse e una donna es emamen e edele. Pe ò p op io pe ques a sua condizione, qualo a lei si osse acco a delle sue a enzioni, sicu amen e pe l’eccessi a edel à al ma i o, non lo a ebbe minimamen e gua da o e an omeno icambia o. 264 V.3.2. T asc izione de In lode delle donne Pe lo s udio la asc izione endolinguis ica e l’analisi di ques o dialogo la on e alla quale si è a in o pe il es o è l’edizione del Majne i del 1596. Nella p ima pa e ol e al Dialogo della digni à delle donne si o ano il Dialogo dell’Amo e, Del empo di pa o i e, Della cu a amilia e, Della disco dia, Delle lingue, Della he o ica, Del ca haio, Quello in i ola o panico e Bichi. Il Dialogo delle lodi delle donne si o a inse i o nella seconda pa e insieme al Dialogo della i a a i a e con empla i a, Del giudizio di Seno on e, Dialogo p imo sop a Vi gilio, Dialogo secondo sop a Vi gilio, Dialogo p imo della S o ia, Dialogo secondo della S o ia, Dialogo della o una e l’Apologia dei dialoghi. C i e i di T asc izione del dialogo di Spe one Spe oni In lode delle donne es apola o dalla edizione Maie i del 1596. Pe comp ende e meglio la asc izione di segui o alcune dei p incipali cambiamen i appo a i alla asc izione dal es o: U > V nó > non, á>a; le ocali con accen o acu o che indicano la p esenza di una nasale engono sciol e e asc i e senza accen o ó : o ; é :e; e > e; piu > più; ne > né; cio > ciò è p esen e l’accen o onico su alcune pa ole che nel es o non lo p esen ano; alcune pa ole engono asc i e nella co en e o ma g amma icale; la congiunzione opposi i a ò > o la > z in pa ole che anco a p esen ano elemen i del la ino amici ia = amicizia, l’eliminazione della h iniziale in pa ole come ho a = o a huomo = uomo; ancho a = anco a; e poi anco a al e o me come negli esempi: a ebbono = a ebbe o; egnano = engano; ie = accada; lunge = lungi; eggiamo = ediamo; huomo = uomo; ho a = o a; a egna = oglia; nelli = nei; i u o = issu o; consec a e = consac a e; sco e a = scope a; igno an ia = igno anza; co ai = co ali; is essa = s essa; annoje = annoi; allei = a lei. 265 Pe sonaggi: Sil es o Gi elli Alessand o Piccolomini [C] pe sonaggio anonimo emminile [I] pe sonaggio anonimo emminile Gi elli: Ascol ando alo a le mol e lodi da oi da e alle donne, del cui alo e olen ie i sop a ogni cosa sole e sc i e e e agiona e, pa e commenda a la gen ilezza del os o ingegno, il quale di poca iamma acesse nasce g an luce, pa e pensando che abbaglia o dalle lo o bellezze, quello in lo o i osse a iso di ede e, che in e e o non ede a e, quasi uomo oppo più ago della lo g azia, che a lo o mo i (me i i) non si con iene; alquan o ia me medesimo i ipiglia a. O a conosciu o il mio allo, degno e amen e di g andissima ip ensione, lodo in oi sommamen e il os o nobile s udio ol o u o a celeb a e in quan o po e e la i ù delle donne, il quale s udio null’al a cu a non do ebbe in e ompe e; che oglia (a egna) Dio, che egli sia cosa di icile, che in al caso lingua o s ile mo ale possa aggiunge e alla e i à, nondimeno nelle magnanime imp ese il deside io e l’a dimen o di chi comincia, non do emo, non usa i di commenda e. Piccolomini: Quando p imie amen e io cominciai a loda la pe ezione delle donne, io sapea bene che pe ché semp e ne agionassi mai, pe ò non ini ei di pa la ne, pe ciocché io conosce a le i ù lo o esse e ali e sì a e cose, che spaziando a lo o, pos o che all’ul ima pe enissi, nondimeno come il sole usci o uo i d’un segno en a in uno al o, e disco endo pe soli dodici albe ghi, quello lascia o e co se, e co e all’al o che egli lasciò, così io a omi un’al a ol a da capo, olen ie i alle p ime lo lodi i o ne ei, dalle quali alle ul ime, e dalle ul ime alle p ime, senza an o o quan o nè s anca mi nè sazia mi u a mia i a mi piace ebbe di cammina e. Ques o ho a o in in o a, e a ò semp e nell’a eni e: 272 so endo in manie a, che a piace i di qual si oglia più a en u oso di sé non e ebbe di cambia li. 273 VI. CONCLUSIONES Nues a in es igación p e ende con ibui en la mejo comp ensión del papel de Spe one Spe oni den o de la Que elle des Femmes, pa iendo, en pa icula , del análisis desde el pun o de is a de la ginoc í ica de los dos diálogos Delle digni à delle donne (1542) y In lode delle donne (1596). El uso de una me odología in e disciplina pa a de e mina el con ex o his ó ico-li e a io y las elaciones con au o es de la misma época han pues o cla amen e de mani ies o cómo Spe one Spe oni compa ió con sus con empo áneos emas, écnicas na a i as y lingüís icas imp escindibles pa a con ex ualiza con una mayo cla idad y isión el desa ollo de la his o ia de las ideas p o o eminis as. De ello, podemos a i ma que la apo ación de Spe one Spe oni en el con ex o de la Que elle des Femmes ha sido, conc e amen e, a a és del géne o li e a io del diálogo, en an o que he amien a que le pe mi e inclui a las muje es como pe sonajes con oz p opia, p esen es, jun o a la de los homb es en el deba e de la iloginia s la misoginia. En Delle digni à delle donne Spe one Spe oni incluye al pe sonaje his ó ico de Bea ice Pio (o Pia) degli Obizzi da Fe a a como p inceps se monis, a a és de la cual exal a y des aca el alo y la impo ancia de una muje de al o ni el social, en el ma co del ma imonio, mos ando la e olución del pensamien o común de la época sob e el ma imonio y la cas idad en el seno del cle o. Spe one Spe oni a a la elación en e el homb e y la muje den o del ma imonio en los dos diálogos, elogiando y exal ando el concep o de la muje que en la pa eja decide compo a se y i i si iendo a su ma ido y a ando de apoya lo en la ida ma imonial. Spe oni elaciona el alo de la muje no con al as cualidades y i udes como la jus icia, la ue za, la in eligencia u o as, sino simplemen e con la elación amo osa que une a la muje con su pa eja. Es p obable que Spe oni haya u ilizado es e diálogo pa a esal a la pa adoja de un ema que ha es ado en el cen o de deba es y discusiones a lo la go del siglo. Al mismo iempo, el diálogo le pe mi ió man ene en suspenso las condiciones de la e dad, delineando una poé ica del diálogo como si ue a un juego de exposición de opiniones e in e eses polí icos po pa e de los di e en es pe sonajes, eemplazando de su p ác ica a la poé ica como á bi o inal. Es a ci cuns ancia es á ín imamen e 274 ligada al ca ác e ín imo y sociable de la elación en e esc i o es y lec o es en las co es del Renacimien o. Spe oni, como o os esc i o es de su época, se e a ec ado po la p oximidad de su p oducción li e a ia a sus lec o es y po el momen o en que la ipog a ía ab e sus pue as a las muje es que esc iben a ados. La p incipal unción de los in e locu o es en los diálogos es udiados es que su pun o de is a gene a mul i ud de opiniones, sin que el lec o enga que plan ea se inalmen e si las posiciones son eales o no. Spe oni u iliza es e ipo de deba e an o pa a de ende su posición como pa a amplia la epu ación de amigos o pe sonas ce canas y hon a la memo ia de los in e locu o es. Tan o en In lode delle donne como en Della digni à delle donne, las igu as emeninas adquie en poca ele ancia, ya que sus in e enciones se inse an en un diálogo e e enciado y je a quizado, a a és de un p o agonis a masculino, haciendo uso écnica li e a ia del "diálogo en el diálogo". Limi a las in e enciones de las muje es a lo que sus lec o es espe an ap opiado pa a ellas, como lo hace con Bea ice Pio degli Obizzi, a quien Spe oni e a a como muje mundana, sin sen i la necesidad de p oba su cas idad, pe o, al mismo iempo, ala deando de una mo al in lexible pa a consigo misma, con el in de man ene in ac a su epu ación. Es cie o que la p esencia de la muje como suje o li e a io es meno que la de sus con apa es, como en Della digni à delle donne, dada su escasa isibilidad en las elaciones sociales que siguen códigos cul u ales pa ia cales, pe o Bea ice Pio degli Obizzi juega el papel de p inceps se monis, en una pa e del diálogo, siguiendo la con ención de las es ic as eglas del deco o que egían el discu so de las muje es espe ables, de modo que no se limi e a hace p egun as o escucha a en amen e, sino que exp ese su p opia isión y con ibuya al desa ollo de la dia iba. Spe oni le a ibuye es e papel como o ado a des acada po se una muje cul a y noble que habla con g an elocuencia de la jus i icación de la sujeción de las esposas a los ma idos en el ma imonio, dada la na u al in e io idad de la muje , que las hace necesi a de la guía acional de homb es. En cuan o a la posición de la au o a en el con ex o de la Que elle, se pod ía obje a que Spe one Spe oni no incluye ideas inno ado as pa a su época y que no hay ningún ipo de denuncia de la si uación de la muje , ya que se conside a un hecho, pe o a la ez que da isibilidad a es a si uación a a és de una ep esen ación li e a ia se 275 con ie e en una o ma de es imula el deba e y la e lexión en di e en es ámbi os de la sociedad. En es e con ex o, la elección de Spe oni po el o ma o “quasi-documen a y”se uel e signi ica i a, espondiendo a su in ención de inculca asgos de e acidad en las con e saciones que a ibuía a pe sonajes his ó icos pa icipan es o nominados, ue an homb es o muje es. La pa icipación de las muje es en los diálogos mix os ue meno , ya que las muje es educadas, en gene al, ep esen a on signi ica i amen e menos que sus pa es masculinos y, po lo an o, e an las que menos p obabilidades enían de a ibui se discu sos académicos en es e ipo de p oducción li e a ia. En la mayo ía de los diálogos “quasi-documen a y”, los oles de las muje es son más es uc u ales que sus an i os. Hay un pequeño núme o de diálogos que escapan a es os pa ones habi uales de dis ibución de oles en los diálogos mix os, como es el caso de S e ano Guazzo y su Dialoghi Piaceuoli. En diálogos como es os, las con enciones exigen una jus a dis ibución de los mismos, en la que las muje es ocupan exac amen e el mismo espacio de con e sación que los homb es. Lo mismo sucede, en meno medida, en Le cose ulga i de Landul o, donde cada pa icipan e eci a un poema sob e el ema de la sue e, omando cada uno una posición al espec o. Spe one Spe oni, siguiendo las eglas de conduc a que insis en en la modes ia de las muje es, ya sean p inceps se monis o pe sonajes secunda ios que esponden o simples oyen es, asociándolas a la cas idad, sin emba go, las p esen a en oles dominan es. No se a a pues de es ablece si la apo ación de Spe oni en el con ex o de Que elle es más o menos ilógina, sino de señala cómo su ep esen ación ealis a y la apa en e misoginia que apa ece en sus pe sonajes emeninos si e pa a ea i a el deba e sob e el elogio y excelencia de la muje a un con ex o conc e o y e dade o y no sólo ideal. 276 CONCLUSIONI La nos a ice ca si po pone di con ibui e a una miglio e comp ensione del uolo di Spe one Spe oni nella Que elle des Femmes, pa endo, in pa icola e dal pun o di is a ginoc i ico dei due dialoghi Della digni à delle donne (1542) e In lode delle donne (1596). L’uso di una me odologia in e disciplina e pe de e mina e il con es o s o ico- le e a io e le elazioni con au o i e au ici dello s esso pe iodo, hanno mos a o chia amen e come Spe one Spe oni abbia condi iso con i p op i con empo anei emi, ecniche na a i e e scel e linguis iche che isul ano essenziali pe comp ende e meglio e a e e una isione più chia a dello s iluppo della S o ia delle idee p o o emminis e. Possiamo a e ma e che l’appo o di Spe one Spe oni nell’ambi o della Que elle des Femmes è ce amen e signi ica i o dal momen o che il dialogo è lo s umen o che gli pe me e di inse i e le donne come pe sonaggi con una oce p op ia, p esen e, insieme a quella degli uomini nella dia iba ilogina/misogina. In Delle digni à delle donne Spe one Spe oni con il pe sonaggio s o ico di Bea ice Pio (o Pia) degli Obizzi da Fe a a come p inceps se monis ha esal a o e messo in luce il alo e e l’impo anza che può acquis a e una donna di un ele a o li ello sociale nel ma imonio e con empo aneamen e ha anche mos a o i pensie i che le pe sone in quel pe iodo di g ande ansizione elabo a ano sul ma imonio e sulla cas i à del cle o. Spe one Spe oni a a il appo o uomo donna all’in e no del ma imonio nei due dialoghi elogiando ed esal ando il conce o della donna che nella coppia decide di compo a si e di i e e se endo il ma i o e ce cando di asseconda lo nella i a coniugale. Spe oni elaziona il alo e della donna non ad al e quali à e i ù come gius izia, o za, in elligenza o al o, ma semplicemen e al appo o amo oso che lega la donna al suo compagno. È e osimile che Spe oni abbia u ilizza o ques o dialogo pe po e in ilie o il pa adosso di un ema che pe u o il secolo è s a o al cen o di diba i i e di discussioni. Allo s esso empo, il dialogo gli ha pe messo di ene e in sospeso le condizioni di e i à, delineando una poe ica del dialogo come se osse un gioco, quando, a a e so i pe sonaggi che esp imono le lo o di e se opinioni e l’in e esse poli ico sos i uisce la poe ica come a bi o inale della sua p a ica. Ques a ci cos anza è 277 s e amen e connessa alla na u a in ima e socie ole del appo o a sc i o i e le o i nelle co i del Rinascimen o. Spe oni, come al i a a is i a lui con empo anei, isen e della icinanza della sua p oduzione le e a ia al pubblico dei le o i e del momen o in cui la ipog a ia ap e le po e alle donne che sc i ono a a i. La unzione p incipale degli in e locu o i e delle in e locu ici nei dialoghi s udia i è che il lo o pun o di is a gene i una mol i udine di opinioni, senza che il le o e, alla ine, debba conside a e se le posizioni siano eali o meno. Spe oni u ilizza ques a ipologia di diba i o sia pe di ende e la sua posizione sia pe amplia e la epu azione di amici o pe sone icine e ono a e la memo ia degli in e locu o i. Nel dialogo In lode delle donne, e anche in Della digni à delle donne le igu e emminili che pa ecipano al dialogo acquis ano poca ile anza in quan o i lo o in e en i sono inse i i in un dialogo i e i o e ge a chico, a a e so un p o agonis a maschile, a alendosi della ecnica le e a ia del “dialogo nel dialogo”. Limi a gli in e en i delle donne a ciò che i suoi le o i si aspe ano app op ia o a lo o, così come a con Bea ice Pio degli Obizzi, che Spe oni i ae come abbas anza mondana, non sen endo il bisogno di dimos a e la sua cas i à, ma, allo s esso empo, os en andosi mo almen e in lessibile abbas anza pe p ese a e in a a la sua epu azione. È ce o che la p esenza delle donne come sogge i le e a i è in e io e a quella delle lo o con opa i, come in Della digni à delle donne, da a la lo o sca sa isibili à nei appo i sociali che seguono codici cul u ali pa ia cali, ma Bea ice Pio degli Obizzi in e p e a il uolo di p inceps se monis, in una pa e del dialogo, seguendo la con enzione delle igide no me di deco o che egola ano il disco so delle donne ispe abili, così che non si limi a a po e domande o ad ascol a e a en amen e, ma esp ime la sua p op ia isione e con ibuisce allo s iluppo della dia iba. Spe oni le a ibuisce ques o uolo di o a ice di spicco pe esse e una donna col a e nobile che pa la con g ande eloquenza della gius i icazione della suddi anza delle mogli ai ma i i nel ma imonio, da a la na u ale in e io i à delle donne, che le ende bisognose del guida azionale degli uomini. A p oposi o della posizione dell’au o e nell’ambi o della Que elle si po ebbe obie a e che Spe one Spe oni non include idee inno a i e pe il suo empo e non eme ga una so a di denuncia della si uazione delle donne, dal momen o che iene conside a a un da o di a o, ma al empo s esso da e isibili à a ques a si uazione 278 a a e so una app esen azione le e a ia di en a una manie a di s imola e un diba i o ed una i lessione in di e si ambi i della socie à. In ques o con es o di en a allo a signi ica i a la scel a del o ma o “quasi- documen a y” da pa e di Spe oni che isponde alla sua in enzione di in onde e a i di e idici à alle con e sazioni che ha a ibui o ai pe sonaggi s o ici pa ecipan i o nomina i, siano essi uomini o donne. La pa ecipazione delle donne ai dialoghi mis i e a mino e, poiché le donne is ui e, in gene ale, app esen a ano un nume o signi ica i amen e in e io e a quello dei lo o coe anei maschi e, quindi, e a la meno p obabile che enisse o a ibui i lo o disco si accademici in ques o ipo di p oduzione le e a ia. Nella maggio pa e dei dialoghi “quasi-documen a y”, i uoli delle donne sono s u u ali, piu os o che sos anziali. C'è un piccolo nume o di dialoghi che s ugge a ques i schemi consue i di dis ibuzione dei uoli in dialoghi mis i, come nel caso di S e ano Guazzo e dei suoi Dialoghi Piaceuoli. In dialoghi come ques i, le con enzioni ichiedono un’equa dis ibuzione dei uoli, in cui le donne occupano esa amen e lo s esso spazio di con e sazione degli uomini. La s essa cosa accade, in misu a mino e, ne Le cose olga i di Landul o, do e ogni pa ecipan e eci a una poesia sul ema della o una ciascuno p endendo posizione in me i o. Spe one Spe oni, seguendo le no me di condo a che insis ono sul pudo e delle donne, siano esse p inceps se monis o pe sonaggi seconda i che ispondono o semplici ascol a ici, associandole alla cas i à, le p esen a pe ò in uoli dominan i. Non si a a dunque di s abili e se il con ibu o di Spe oni nell’ambi o della Que elle sia più o meno ilogino ma piu os o segnala e come la sua app esen azione ealis ica e l’appa en e misoginia che appa e nei suoi pe sonaggi emminili se a a ipo a e il diba i o igua dan e la lode ed eccellenza della donna ad un con es o conc e o e e o e non solo ideale. La ice ca igua dan e Spe one Spe oni e la sua elazione con la Que elle non può ce o di si conclusa ed è ce amen e un nos o obie i o con inua e ad app o ondi e nuo i emi e ques ioni lega i alle sue ope e ed al suo pensie o. 279 VII. BIBLIOGRAFIA AA. VV. 1796. Biblio eca Picena. Que ce i. Osimo. AA.VV. 1803. Se ie delle edizioni Aldine Pe o dine c onologico e al abe ico, Fi enze, Molini. AA. VV. 1826. S o ia Le e a ia Della Ligu ia Tomo IV. Pon henie . Geno a. Aguila González, Juan. 2021. "El Disco so della i ù eminile e donnesca de To qua o Tasso en el ma co del deba e li e a io de la Que elle des emmes. Voces masculinas en la Que elle des Femmes", Ca aphilus. Re is a de in es igación y c í ica es é ica, 19, pp. 187 - 198. h ps://doi.o g/10.6018/ca aphilus.4485311 Aichinge , Wol am e al. 2003. The Que elle des Femmes in he Romania S udies in Honou o F iede ike Hassaue . Vienne: Tu ian e Kan . 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