scieee Open visual document viewer

Traduzione e musica: stato dell'arte e prospettive della singable translation in italiano e spagnolo

Simmarano, Carmela

Abstract

Il presente progetto di ricerca prende in esame il processo di traduzione applicato ai testi musicali, focalizzandosi principalmente sulla traduzione cantata (singable translation), una trasposizione interlinguistica vincolata ai criteri di ritmo, cantabilità, naturalezza, senso e rima. I testi in musica, in questo senso, costituiscono un prodotto intersemiotico molto complesso, che genera quesiti e problematiche importanti nel processo di traduzione, risultando un campo di ricerca tanto interessante quanto innovativo e ancora poco esplorato. Il primo obiettivo del lavoro consiste precisamente nell’analisi del quadro teorico-metodologico attuale, accompagnato da un approfondimento sulla teoria della composizione musicale relativa alla musica pop. Si ritiene necessario, infatti, valutare le implicazioni che il processo compositivo e le caratteristiche specifiche del genere potrebbero avere sulla traduzione, al fine di generare nuove e interessanti riflessioni sulla materia. La ricerca si concentra, in seguito, sulle radici storiche del processo traduttivo applicato alla materia musicale, ricostruite attraverso un’ampia e dettagliata documentazione. Il secondo obiettivo è, effettivamente, portare alla luce il ruolo che la trasposizione linguistica ricopre nel corso dei secoli, evidenziando, in particolare, la natura e le caratteristiche del dialogo, che da sempre si svolge, sia in maniera esplicita che implicita, tra la materia musicale e la traduzione. Non manca, in questo senso, un approfondimento sul legame esistente tra la tradizione musicale italiana e il panorama spagnolo, con un’analisi delle tendenze contrastanti che presentano i due Paesi nell’esportazione e importazione di musica pop. Da qui si entra nel cuore dello studio, con l’analisi critica di un corpus di traduzioni cantabili nella combinazione linguistica italiano-spagnolo. Si prendono in considerazione brani musicali appartenenti al genere pop e pubblicati in traduzione durante un arco temporale di circa sessant’anni (dal 1960 al 2023). Il terzo obiettivo è, infatti, quello di ricercare modelli traduttivi comuni nella traduzione cantata italiano-spagnolo, per delineare un insieme di strategie traduttive efficaci in questa specifica combinazione linguistica. Le implicazioni di questa parte della ricerca sono principalmente pratiche: portare alla luce le problematiche specifiche della combinazione italiano-spagnolo e individuare, al tempo stesso, un insieme di tecniche utili alla loro risoluzione. L’ampio spettro temporale abbracciato dal corpus permette, inoltre, di delineare un percorso temporale di tendenze traduttive nelle singable translation prese in analisi, fornendo un quadro chiaro dell’evoluzione del processo di traduzione secondo le necessità linguistiche e commerciali dei diversi decenni. I risultati ottenuti portano alla luce riflessioni e prospettive pratiche interessanti in relazione alle singable translation italiano-spagnolo di brani pop, che costituiscono un concreto punto di partenza per diversi approfondimenti futuri.

Full text

Universidad de Se villa Facultad de Filolo gía Programa de doct orado en Estudio s Filoló gicos Línea de investigaci ón en Lengua y litera tura ita lianas Università degli St udi di Bari Aldo Moro Dipartime nto di Rice rca e Innova zione Uman istica Programma d i dottor ato i n Lettere, L ingue e Arti ( XXXVI) Traduzion e e musica: stato dell'arte e prospettive della singable tr anslation in italiano e spagnol o TESIS DOC TOR AL EN RÉGIM EN DE C OTUT ELA IN TERNACI ONAL Doctoran da: Carmela Si mmaran o Directores : Dra. Leonar da Tra passi Dr. Simone Greco Sevilla, 2024 Dentro questa canzone che ti sto per cantare La sentirai già per le scale e cambierai d'umore Canto per te, per chi ti ha spento, deluso Per ogni bacio in disuso Pensavi «Al massimo esiste una canzone triste» E invece no M. Mengoni A B S T R A C T Il presente progetto di ricerca pr ende in esame il processo di traduzione app licato ai testi musicali, focalizzandosi principalmente sulla tra duzione cantata ( singable trans lation ), una trasposizione interlinguistica vincolata ai criteri di ritmo, cantabilità, naturalezza, senso e rima. I testi in musica, in questo senso, co stituiscono un prodotto intersemiotico molto complesso, che gene ra quesiti e problematiche importanti nel processo di traduzione, risultando un campo di ricerca tanto i nteressante quanto innovativo e ancora poco esplorato. Il primo obiettivo del lavoro consiste precisamente nell’analisi del quadro teorico - metodologico attuale, ac compagnato da un approfondimento sulla teoria de lla composizione musicale relativa alla musica pop. Si ritiene necessario, infatti, valutare l e implicazioni che il pro ce sso compositivo e l e caratteristiche sp ecifiche del g enere potrebbero av ere sulla tra duzione, al fine di generare nuove e interessanti riflessioni sulla materia. L a ricerca si concentra, in seguito, sulle radici storiche del p rocesso t raduttivo applicato alla materia musicale, ricostruite attraverso un’ampia e dettagliata documentazione. I l secondo obiettivo è, effettiva mente, portare alla luce i l ruolo che la trasposizione linguistica ricopre nel corso dei secoli, evidenziando, in part icolare, la natura e le caratteristiche del dialogo, che da s empre si svolge, sia in maniera esplicita ch e implicita, tra la mat eria musi cale e la traduzione. Non manca, in questo senso, un approfondimento sul legame esistente tra la tradizione musi cale italiana e il panora ma spagnolo, con un’ana lisi delle tendenze contrastanti che pre sentano i due Paesi nell’esportaz ione e importazione di musica pop. Da qui si entra nel cuore dello studi o, con l’analisi critica di un corpus di traduzioni cantabili nella combinazione linguistica italiano -spagnolo. Si prendono in c onsideraz ione brani musi cali appartenenti al genere pop e pubbli cati in traduzione durante un arco temporale di circa sessan t’anni (dal 1960 al 2023) . Il terzo obiettivo è, infatti, quello di ricercare modelli tradut tivi comuni nella traduzione c antata italiano-s pagnolo, per delineare un insieme di strategie traduttive efficaci in questa specifi ca c ombinazione linguistica. Le im plicaz ioni di questa parte della ricerca sono principalmente pratiche : portare alla luce le pro blematiche specifiche della combinazione it aliano -spagnolo e individuare, al tempo stesso, un insieme di tecniche utili alla lo ro risoluzione. L’ampio spettro temporale abbracciato dal corpus perme tte , inol tre, di delineare un percorso temporale di tendenze traduttive nelle singable translation prese in analisi, fornendo un quadro c hiaro dell’evoluzione del processo di traduzione secondo le necessità linguistiche e commerciali dei diversi decenni. I risult ati ott enuti portano alla luce riflessioni e prospettive pratiche inter essanti in relaz ione alle singable translation itali ano-spagnolo di brani pop, che costituiscono un concreto punto di partenza per diversi approfondimenti futuri. Parole chiave: Traduzione e musica; Singable t ranslation ; Musica pop e traduzione; Traduzione italiano-spagnolo. RESUME N Este proyecto de investigación examina el proceso de traducc ión aplicado a los textos musicales, ce ntrándose principalmente en la si ngable translation , una tra nsposición interlingüística subordinada a los criterios de ritmo, cantabilidad, natural idad, sentido y rima. Las letras musicales, en este sentido, constituyen un producto intersemi ótico muy complejo, que genera importantes cuestiones y pr oblemas en el proceso de traducc ión, por lo que resulta un campo de investigación tan i nteresa nte como innovador y aún poco explorado. El primer objetivo del trabajo consiste precisamente en analizar el marco teórico - metodológico actual, acompañado de un estudio detallado de la teoría de la composición musical relativa a la músi ca pop. En efecto, se considera necesario evaluar las implicaciones que el proceso compositivo y las características específicas del género pueden tener en la traducción, con el fin d e generar nuevas e interesantes re flexiones sobre el tema. A contin uación, la investigación se centra en las raíces históricas del proceso d e traducción aplicado a l ámbito musical, rec onstruidas a través de una amplia y detallada documentación. El segundo objetivo es, en efecto, destacar el papel que la transposición lingüística ha de sempeñ ado a lo larg o de los siglos, poniendo de reliev e, en particular, la natura leza y las características del diálogo que siempre ha tenido lugar, tanto explícita como implí cita mente, entre la materia musical y la traduc ción. En este sentido, se prof undiza también en el vínculo entre la tradición musical it aliana y el panorama español, con un a nálisis de las tendenc ias c ont rapuestas que ambos países pr esentan en la exportación e importación de música pop. A partir d e aquí entr amos en el corazón del estud io, con el análisis crítico de un corpus de singable translation en la combinación li ngüística it aliano-español. S e toman en consideración piezas mu sicales pertenecientes al género pop y publi ca d as en traducción durante un lapso de tiempo de aproximada mente sesenta años (de 1960 a 2023). El terce r objetivo es, de hecho, bu scar modelos de traducción comunes en la traducción cantada italiano-español, con el fin de esboza r un conjunto de estrategias d e traducció n eficaces en esta combinación li ngüística específica. L as implicaciones de esta parte d e la investigación son principalmente pr áctica s: evidenciar los problemas específicos de la combinación italiano-español e id entificar, al mismo tiempo, un conjunt o de técnicas útiles para su resolución. El amplio espectro temporal que abarca el co rpus también permite esbozar un recorrido temporal de las tendencias traductológicas en las traducciones analizadas, proporcionando una imagen clara de la evolución del proceso de traducción en función de las necesidades lingüísticas y comerciales de las distintas décadas. Los resultados obtenidos aportan int eresantes reflexiones y perspec ti vas práctica s en relación con las singable translation italiano-español de canciones pop, que constituyen un punto de partida concreto para diver sos trabajos de profundización futuros. Palabras clave: Traducción y músi ca ; Singable Translation ; Música pop y traducción; Traducción italiano-español. A B S T R A C T This re search project ex amines the tra nslation process applied to music t exts, focusing mainly on singable translation, a constrained interlinguistic shift conditioned by the criteria o f rhythm, singa bility, naturalness, mean ing and rhyme. Musi c l yrics, in this sense, constitute a very complex inter-semiotic product, which generates important questions and problems in the translation process, resulting in a field of researc h that is as interesting as it is innovative but still not widely e xplored. The first objective of th e work consists precisely in analysing the c urr ent theoretical - methodological framework, with an in-depth study of the theory of musical composition related to pop music. I n dee d, it is deemed neces sary to assess the implications th at the compositional process a nd the spe cific genre ch aracteristics might have on t ranslation, in order to generate new and interesting reflections on the subject. The research then focuses on the historical roots of the translation process applied to the subject of musi c, reconstruc t ed through extensive and d etailed documentation. The second objective is, indeed, to shed light on the role that linguistic transposition has played over the centuries, highlighting, in particular , the nature and characteristic s of the dialogue tha t has always taken place, both explicitly and implicitly, between musi cal matter and transl ation. In this sense, ther e is also an in-depth study of the link between the I talian musical tradition a nd the Spanish scene, with an analysis of the contrasting trends that the two countries present in the export and import of pop music. From here, we enter the heart of the study , with the critical analysis of a corpus of singable translations in the Italian-Spanish language combination. Musical pieces belonging to the pop genre a nd published in translation during a ti me span of approximately sixty years (from 1960 to 2023) are taken into consideration. The third objective is, in fact, to search for common t ranslation models in Italian-Spanish singable tr anslation, in order to outline a set of effective translation strategies in this specif ic language comb ination. The implications of thi s part of the research are mainly practical: to uncover the specific problems of the I talian-S panish combination and to identify, at the same time, a set of useful techniques for th eir resolution. The broad t emporal spectrum em brac ed by the corpus also makes it poss ibl e to outline a time c ourse of translation tre nds in the singable translations analysed, p roviding a clear overvi ew of the evolution of the translation process according to the linguistic and comm erc i al needs of the diff ere nt decades. The results obtained highlight interesting consideration s and practical perspec ti ves in relation to the Italian-Spanish singable translations of p op songs, which constitute a con cre t e starting point for several future in - depth studies. Keywords: Translation and music; Singable tra nslation; Pop music and translation; Italian-Spanish translation. È sempre un tormentosissimo cimento dettare parole adeguate per una musica composta su date parole; soprattutto quando queste siano italiane: forse le più adatte al cadenzare musicale A. Obertello 3.3.5.4 Invece no / En cambio no .......................................................................... 365 3.3.6 Anni ‘10 ........................................................................................................... 371 3.3.6.1 Amami / Ámame ........................................................................................ 371 3.3.6.2 Roma-Bangkok / Roma-Bangkok .............................................................. 378 3.3.6.3 La casa azul / La casa azul ....................................................................... 384 3.3.6.4 Paracetamolo / Paracetamol .................................................................... 392 3.3.7 Anni ‘20 ........................................................................................................... 398 3.3.7.1 A un passo dalla luna / A un paso de la luna ........................................... 398 3.3.7.2 Supereroi / Superhéroes ................................................................ ............ 404 3.3.8 Brano “bonus”: excursus sulle tendenze tr aduttive attuali .............................. 410 3.3.8.1 Superclassico (Ernia) / Un clásico (Ana Mena) ....................................... 410 3.4 RIFLESSIONI CONCLUSI VE SULL ’ANA L ISI DEL CORPUS ........................ 416 3.4.1 Microstrategie rile v ate e c l assificazione .......................................................... 416 3.4.2 Problematiche ricorre nti nella combinazione linguistica italiano -spagnolo .... 423 3.4.2.1 Problematiche linguistiche ........................................................................ 425 3.4.2.2 Problematiche culturali ............................................................................. 438 3.4.3 Evoluzione delle tendenze tr aduttive all’interno del corpus ............................ 442 3.4.4 Limitazioni dello studio ................................................................................... 446 CONCLUSIONI ........................................................................................................... 448 SÍNTESI S ................................ ..................................................................................... 454 1. INTRODUCCIÓN Y OBJETIVOS .......................................................................... 454 2. LA MÚSI C A POP Y SU TRADUCCIÓN: ANÁLISIS ESTRUCTURAL Y ENFOQUES TEÓRICO-METODOLÓGICOS ........................................................... 456 2.1 La música entre univer salidad, fronteras e identidad ......................................... 456 2.2 La música vocal: un «matrimonio» entre melodía y le tra .................................. 457 2.3 La música pop: def inición y estructura de un género musical complejo ............ 458 2.4 La traducción musical: enfoques teór icos y aplicaciones prácticas .................... 462 2.5 Perspectivas y refle xiones teóricas finales .......................................................... 465 3. LA TRADUCCIÓN EN LA MÚSICA OCCIDENTAL: UN EX C URSUS HISTÓRI CO ................................................................................................................. 467 3.1 Entre tradición escrita y tradición oral: orígenes del vínculo entre traducción y música ....................................................................................................................... 468 3.2 Música y tr aducción en la Ed ad Media: el ca nto litúrgico cristiano y l a monodia profana ...................................................................................................................... 470 3.3 Música y traducción en e l R enac im iento: el madrigal ........................................ 474 3.4 Los orígenes de la ópera : t raducciones musicales en la é po ca barroca .............. 475 3.5 La música en el siglo XVIII : d esarrollo y traducciones de la ópera ................... 478 3.6 La traducción en e l p anorama musical del siglo XIX ................................ ......... 481 3.7 La evolución musical del siglo XX entre innovación y tra ducción .................... 482 4. LA CANCIÓN POP ITALIANA EN ESPAÑA: ANÁLISIS CRÍ T ICO DE UN CORPUS TEXTUAL ................................................................................................ ... 485 4.1 Los primeros años del pop en Italia: d e las canciones italianas a las traducciones al español ...................................................................................................................... 486 4.2 Los Años ’60 en la música entre la exportación y la traducc ión ........................ 487 4.3 Los Años ’70 de la canción de a utor y los mo vimientos juveniles ..................... 488 4.4 La evolución del pop italiano entre los Años ’80 y ’90 ................................ ...... 489 4.5 El pop italiano del nuevo milenio en traducción ................................................ 490 4.6 Introducción al corpus ................................ ........................................................ 492 4.7 Metodología del corpus ...................................................................................... 494 4.8 Resultados del análisis ........................................................................................ 496 5. CONCLUSIONES .................................................................................................... 503 APPENDICE I .............................................................................................................. 507 BIBLI OGRAFIA ................................ .......................................................................... 511 SITOGRAFIA ............................................................................................................... 542 INDICE DE LLE TABELLE Tabella 1: Skopos della traduz ione e strategie tr aduttive corrispondenti ...................... 47 Tabella 2: Ripercussioni funzionali delle corrispondenze tra testo e musica ................ 58 Tabella 3: Le Microstrategie di Schjoldager e t al. ......................................................... 60 Tabella 4: La corrispondenza struttura l e ....................................................................... 69 Tabella 5: La corrispondenza delle cara tt eristiche proprie de l gen ere .......................... 73 Tabella 6: Testi a fr onte dei componimenti: Stond w el, moder, under rod e e Stabat iuxta Christi crucem .............................................................................................. 93 Tabella 7: Testi a front e degli Inni: Vexilla Regis di Venanzio Fortunato (600) e T he Royal banner is unfurled di William Walsham H ow e John Ellerton (1871) ...................................................................................................................... 96 Tabella 8: Testi a fronte delle liriche: A vos midonç di Folchetto di Marsiglia e Madonna dir vo voglio di Giacomo da Lentini .......................................................... 103 Tabella 9: Testi a fronte delle liriche: Par maintes fois di Jean Va il lant e Der Mai mit lieber zal di Oswald von Wolkenstein ....................................................... 106 Tabella 10: Testo e traduzione del componimento: Chant du pr isonnier ................... 108 Tabella 11: Testo della prima e se conda voce del Mottetto n° 36 del Codex di Montpellier ................................................................................................................. 109 Tabella 12: Rappre senta zioni de Il Barbiere di Siviglia, ovvero L a Precauzione inutile di Giovanni Paisiello all’estero. .............................................................. 141 Tabella 13: Rappresentazioni de Il Barbiere di Siviglia di Gioacchino Rossi ni a ll ’e stero. ................................ ............................................................................... 143 Tabella 14 a: Testo del brano Il cielo in una stanza (Paoli) e di El cielo en casa (Paoli, César ; 1960) .......................................................................................... 234 Tabella 14b : Macrostra tegia, microstrategie e problematiche specifiche italiano- spagnolo nella traduz ione del brano Il cielo in un a stanza ................. 238 Tabella 15a: Testo del brano Viva la pappa col pomodoro (Wertmüller; Rota) e di Viva la papa! (con tomate) (Wertmüller, Rota, Amart; 1965) ...................... 240 Tabella 15b : Macrostra tegia, microstrategie e problematiche specifiche italiano- spagnolo nella traduz ione del brano Viva la pappa col pomodoro ..... 244 Tabella 16a: Testo del brano Nessuno mi può giudicare (Pace, Beretta , P anz eri, Del Prete) e di Ninguno me pue de juzgar (Pace , Beretta, Panz eri, Del P rete, C. Mapel) (1966) ........................................................................................ 246 Tabella 16b : Macrostra tegia, microstrategie e problematiche specifiche italiano- spagnolo nella traduz ione del brano Nessuno mi può giudi care ........ 251 Tabella 17a: Testo del brano Ciao amore ciao (Tenco) in versione p rovvisoria, in versione definitiva e nella versione spagnola su traduzione di Amart (1967) .................................................................................................... 253 Tabella 17b : Macrostra tegia, microstrategie e problematiche specifiche italiano- spagnolo nella traduz ione del brano Ciao amore c iao ....................... 257 Tabella 18a: Testo del brano Il mio canto libero (Mogol, Battisti; 1973) e della versione spagnola Mi li bre canción (Mogol, B attisti, Carlos Ramón, Amart; 1974) ................................ ............................................................................... 259 Tabella 18b : Macrostra tegia, microstrategie e problematiche specifiche italiano- spagnolo nella traduz ione del brano Il mio canto libero .................... 264 Tabella 19a: Testo del brano Minuetto (Baldan Bembo, Califano; 1973) e della ve rsione spagnola Minuetto (Baldan Bembo, Califano, César; 1974) ................. 266 Tabella 19b : Macrostra tegia, microstrategie e problematiche specifiche italiano- spagnolo nella traduz ione del brano Minuetto .................................... 271 Tabella 20a: Testo del brano Tanti auguri (Pace, Boncompagni; 1978) e della versione spagnola Hay qu e venir al sur (Pace, Boncompagni, Manolo Díaz; 1978) ................................ ............................................................................... 273 Tabella 20b : Macrostra tegia, microstrategie e problematiche specifiche italiano- spagnolo nella traduz ione del brano Tanti auguri .............................. 279 Tabella 21a: Testo del brano Gloria (Bigazzi, Tozzi; 1979) e d ella versione spagnola Gloria (Bigazzi, Tozzi, Gómez; 1979) ................................................. 281 Tabella 21b : Macrostra tegia, microstrategie e problematiche specifiche italiano- spagnolo nella traduz ione del brano Gloria ........................................ 285 Tabella 22a: Testo del brano Sarà perché ti amo (Pace, Farina, Ghinazzi; 1981) e della versione spagnola Será porque te amo (Pace, Farina, Ghinazz i , Gómez- Escolar Roldán; 1981) ........................................................................... 287 Tabella 22b : Macrostra tegia, microstrategie e problematiche specifiche italiano- spagnolo nella traduz ione del brano Sarà perché ti amo .................... 293 Tabella 23a: Testo del brano C entro di gravità permanente (Battiato, Pio; 1981) e d ella versione spagnola Centro de gravedad (Battiato, Pio, Toro; 1985) ..... 294 Tabella 23b : Macrostra tegia, microstrategie e problematiche specifiche italiano- spagnolo nella traduz ione del brano Centro di gra vità permane nte ... 299 Tabella 24a: Testo del bra no Nell’aria (Bella, Mogol; 1983) e della versione spagnola Aire (Bella, Mogol, Gómez-Esc ol ar Roldán; 1984) .............................. 301 Tabella 24b : Macrostra tegia, microstrategie e problematiche specifiche italiano- spagnolo nella traduz ione del brano Nell’aria .................................... 305 Tabella 25a: Testo del brano Bella d’estate (Dalla, Mango; 1987) e della versione spagnola Flor de verano (Dalla, Ma ngo, To ro; 1987) .......................... 307 Tabella 25b : Macrostra tegia, microstrategie e problematiche specifiche italiano- spagnolo nella traduz ione del brano Bella d’estate ............................ 312 Tabella 26a: Testo de l brano Vaffanculo (Bigatti; Masini, Dati; 1993) e della versione spagnola Vaffanculo (Bigatti; Masini, Dati, Ballesteros; 1993) .......... 313 Tabella 26b : Macrostra tegia, microstrategie e problematiche specifiche italiano- spagnolo nella traduz ione del brano Vaffanculo ................................. 321 Tabella 27a: Testo del brano Cinque giorni (Zarrillo, I ncenzo; 1994) e della versione spagnola Cinco Días (Zarrillo, Incenz o, Ballesteros; 1997) ................. 322 Tabella 27b : Macrostra tegia, microstrategie e problematiche specifiche italiano- spagnolo nella traduz ione del brano Cinque giorn i ............................ 328 Tabella 28a: Testo del brano X colpa di chi? (Fornaciari; 1995) e della versione spagnola ¿Por culpa de quién? (Fornaciari, Andreu Moyano; 1995) .................... 330 Tabella 28b : Macrostra tegia, microstrategie e problematiche specifiche italiano- spagnolo nella traduz ione del brano X colpa di ch i? .......................... 335 Tabella 29a: Testo del brano Laura non c’è (De Sanctis, Neviani, Varini; 1997) e della versione spagnola L aura no está (De Sanctis, Neviani, Varini, Díaz, R., Díaz, N.; 1997) ...................................................................................... 337 Tabella 29b : Macrostra tegia, microstrategie e problematiche specifiche italiano- spagnolo nella traduz ione del brano Laura non c’ è ............................ 343 Tabella 30a: Testo del brano 50 Special (Cremonini; 1999) e della versione spagnola Vespa Especial (Cremonini, Ballesteros; 2000) .................................... 346 Tabella 30b : Macrostra tegia, microstrategie e problematiche specifiche italiano- spagnolo nella traduz ione del brano 50 Special .................................. 350 Tabella 31a: Testo del brano Xdono (Ferro; 200 1) e della versione spagnola Perdona (Ferro, Ballester os ; 2001) ................................................................ ...... 352 Tabella 31b : Macrostra tegia, microstrategie e problematiche specifiche italiano- spagnolo nella traduz ione del brano Xdono ........................................ 358 Tabella 32a: Testo del brano Non siamo soli (Guidetti, Ramaz zotti, Rinaldi ; 2007) e della versione spagnola No estamos solos (Guidetti, Ramazz otti, Rinaldi , Ortiz Martín; 2007) ........................................................................................ 360 Tabella 32b : Macrostra tegia, microstrategie e problematiche specifiche italiano- spagnolo nella traduz ione del brano Non siamo so li .......................... 365 Tabella 33a: Testo del brano Invece no (Carta, Pa usini, Agliardi ; 2008) e della versione spagnola En cambio no (Carta, Pausini, Agliardi, Ballesteros; 2008) .. 366 Tabella 33b : Macrostra tegia, microstrategie e problematiche specifiche italiano- spagnolo nella traduz ione del brano Invece no ................................... 371 Tabella 34a: Testo del b rano Amami (Marrone; 2013) e della versione spagnola Ámame (Marrone, Ortiz Martín; 2014) .............................................................. 372 Tabella 34b : Macrostra tegia, microstrategie e problematiche specifiche italiano- spagnolo nella traduz ione del brano Amami ....................................... 377 Tabella 35a: Testo del brano Roma-Bangkok (Abbate, C lemente, Merli, Pagliarulo, Nahum; 2013) e della versione spa gnola Roma-Bangkok (Abb ate, Clemente, Merli, Pagliarulo, Nahum, Pagan; 2014) ............................. 379 Tabella 35b : Macrostra tegia, microstrategie e problematiche specifiche italiano- spagnolo nella traduz ione del brano Roma - Bang kok ........................ 384 Tabella 36a: Testo del brano L a casa azul (Me ngoni, Ilacqua; 2018 ) e della versione spagnola La casa azul (Mengoni, I l acqua, Cantero; 2019) ................... 385 Tabella 36b : Macrostra tegia, microstrategie e problematiche specifiche italiano- spagnolo nella traduz ione del brano La casa azul .............................. 392 Tabella 37a: Testo del brano Paracetamolo ( D’ erme, Martinelli; 2018) e della versione spagnola Paracetamol ( D’erme , M artinelli, Ortiz Mart ín ; 2019) ......... 394 Tabella 37b : Macrostra tegia, microstrategie e problematiche specifiche italiano- spagnolo nella traduz ione del brano Paracetamol o ............................ 397 Tabella 38a: Testo del brano A un passo dall a luna (Tognini, Abbate, Pagliarulo, Clemente; 2020) e della versione spagnola A un paso de la luna (Tognini, Abbate, Pagliarulo, Cle mente, De L a P ena Mir a, Fernandez, Augustav e Picanes, Mena Rojas; 2020) .................................................................. 399 Tabella 38b : Macrostra tegia, microstrategie e problematiche specifiche italiano- spagnolo nella traduz ione del brano A un passo dall a luna ............... 403 Tabella 39a: Testo del brano Supereroi (Abba te, Balardi, Vizzini Bisaccia; 2023) e della versione spagnol a Superhéroes ( Abbate, Balardi, Vizzini Bisaccia, Álvarez B eret; 2023) ............................................................................. 405 Tabella 39b: Macrostrategia e mi crostrategie ne ll a traduzione del brano Supereroi .. 410 Tabella 40a: Testo del b rano Superc lass ico di Ernia (T ognini, Pulga, Prof essione; 2020) e della versione spagno la Un clásico di An a Mena ( Tognini, Pulga, Professione, Fernandez, Augustave Picane s, De La Pena Mira, Me na Rojas; 2023) .......................................................................................... 411 Tabella 40b: Macrostrategia e microstra tegie nella traduzione del brano Superclassico .................................................................................................................... 416 Tabella 41: Microstrategie individuate nel corpus e numero di occ o rrenze totali ...... 416 Tabella 42: Categorie, microstrategie e definizioni ..................................................... 422 Tabella 43: P roblematiche linguistiche e culturali individuate e fre quen za all’interno del corpus (per numero di brani) ................................................................ ... 423 Tabella 44: P roblematiche li nguistiche it aliano-spagnolo, microstrategie risolutive e esempi rilevanti nel cor p us ................................ ...................................... 434 Tabella 45: Problematiche culturali italiano-spagnolo, mi crostra tegie risol utive e e sempi rilevanti nel corpus .................................................................................. 440 Tabella 46: Numero di occorrenze delle microstrategie all’interno del corpus suddivise per ca t egoria e decenni ............................................................................ 442 INDICE DE LLE FIGURE Figura 1: Curva di Wundt: relazione tra u nità e varietà ................................................ 26 Figura 2: Perce ntuale media di parole contenuto, parole funzione e parole ripetute in un testo cantato .................................................................................................... 36 Figura 3: Frammento della tavoletta di argilla XXXII – Nabnitu (U.3011) ................. 82 Figura 4: Trascrizione e traduzione della tavoletta di argilla XXXII – N abnitu (U.3011) ...................................................................................................................... 84 Figura 5: Paralle li smi tra il Commentario bibl ico di Efre m il Siro (XXI.10) e il Quinto Inno alla Resurrezione (XLIV.5) di San Romano ........................................ 89 Figura 6: Alba bilingue di Fleury ................................................................................ 100 Figura 7: I ndice dei M adrigali dell’antologia Musica Transalpina ............................ 117 Figura 8: Prima pagina dell’antologia Italian Madrigals Translated ......................... 119 Figura 9: Traduzione inglese interpolata nell’antologia Madrigali a sei vo ci in un corpo ridotto ........................................................................................................... 120 Figura 10: Rivista Cancionero – Éxitos 1961 con Mina in copertina ......................... 187 Figura 11: EP pubblicato sul mercato spagnolo: Lucio Battisti – En Español - Mi Libre Canción / En Italiano – Io vorrei… Non vorrei… Ma se vuoi ................... 192 Figura 12: Testo originale del brano 50 Special .......................................................... 345 Figura 13: Frequenza di occorrenza degli schemi accentuali (%) in italiano (in alto) e in spagnolo (in basso) ................................ .................................................... 429 Figura 14: Grafico a barre del numero di m icrostrategie all’interno del corpus suddivise per ca t egorie e decenni ............................................................................... 443 1 INTRODUZ IONE La musica è, da sempre, una parte fondamentale dell’esperienza umana, una forma d’arte universale, ma, al tempo stesso, pro fondamente lega ta alle emozioni più intime di chi la crea e di chi la ascolta. Forse è proprio la capacità di essere contemporaneamente individuale e collettiva, eterea e terrena, arte e scienza compositiva, a rende r e così difficile analizzarla in maniera esaustiva e definitiva. Que sto lavor o, in effe tti, non mira a raggiungere una meta tanto ambiziosa e, forse, persino i rrea li zzabile, ma punta piuttost o a perseguire uno degli innumerevoli percorsi tracciati nell ’incontro tra la musica e quello che, più di tutto, ci rende umani: il linguaggio. Cosa c’è, dopotutto, di più umano del canto, un’azione dal punto di vista evolutivo quasi ins ignificante, ma che unisce comunità, popoli e nazioni. E ancora più umana è, in fondo, la volont à di tramandare una composizione vocale, farla con oscere ad altri popoli e alle future generazioni. È questo, in effetti, ch e rende così intrinse co e, in fondo, necess ario il legame tra l’arte musicale e la traduzione linguistica, un processo che consente ai testi in musica di sopravvivere ai propr i autori, ispirare culture lontane, tornare a emozionare in una nuova veste sen za perdere, tuttavia, la propria essenza universale e individuale. Ed è, dunque, questo il nucleo centrale del presente lavoro, fr utt o di studi e approfondimenti avviati già molto prima del perc o rso di dottorato. Questa tesi nasce, in effetti, da una grande passione per il mondo della musica in ogni sua forma. Nasce da vinili, da C D e cassette, dalla fisarmonica, da lezioni di chitarra e di canto. Ma nasce, soprattutto, dall’ascolto di diversi generi musicali, pur prediligendo quello che è poi diventato il fulcro del presente studio: il pop italiano e internazionale . La presenza di brani tradotti e riproposti in altre lingue è proprio quello che ha acceso la passione pe r le lingue straniere e per l’affascinante mond o della traduzione. Il pop, d’altronde, è uno dei generi contemporanei più prolifici per le traduzioni dei testi musicali, che pervadono album, playlist e rotazioni radiofoniche in maniera dissimulata ma pe rsist ente. È la grande pr esenza di traduz ioni nel re pe rtorio di artisti noti sul territorio italiano, come Laura Pausini, Tiziano Ferro e Marco Mengoni, ad aver ispirato il lavoro di tesi con cui si è concluso il percorso della L aurea Triennale all’Università degli St udi di Bari Aldo Moro, pur concentrato, in quel caso, sull e traduzioni it aliano-inglese. Questo è stato il punto di partenza per il lavoro di rice rca 8 PRIMA P ARTE LA MUSI CA POP E LA S U A T RADUZIONE: ANALIS I ST RU T TURALE E A PPROCCI TE ORICO - METODOLOG ICI 1.1 LA MUSICA TRA UNIVERSALITÀ, CONFINI E IDENTITÀ Gli studi che nel corso d ei secoli hanno analizzato la musica, ne hanno spesso sancito l’appartenenza a varie e disparate c ategorie concettuali: form a d’arte, attivi tà culturale, forma di aggr egazione sociale, materia di studio, terapia, li nguaggio. È difficile , dunque, assegnare una definizione univoca a un oggetto di studi o che potremmo considerare “ camaleontico ” 2 . Ci affideremo, così, alla definizione di Edward Said (2006, 15-16), che d escrive la musi ca come uno strum ento per interpretare il mondo, dove interpretare significa dar e una form a e reinventare continuamente. E ancora, Said descrive la musica come una «attività umana peculiare» che ha come mezzo privilegiato il suono, e che p resenta risonanze tanto sociali quanto cultura li. Guarracino (2009: 1) richiama anche la definizione di Jacques Attali (1985), per il quale la musi ca è «organizzaz ion e del rumore» . Il processo di “organizzazione” des critto risente, chiaramente, delle regole e delle relazioni in essere nel mom ento e nel luogo in cui la musica è stata prodotta e interpretata . Da queste prime riflessioni, spicca un elemento preponderante che caratte ri zza tutte le definizioni pu r nella loro dive rsità: la r elaz ione con il mondo, la cultura e la società. Eppure, nel senso comune, la musica viene considerata una forma d’arte e di co municazione universale, in grado di oltrepassare le barriere culturali, temporali e linguistiche. Si entra, quindi, in una diatriba che sottolinea ancora una volta la pe culiarità di questo oggetto di studio. Sulla presunta universalità della musica si ri sc o ntrano, infatti, diverse correnti di pensiero. Peter Newm ark (2013: 59-60), nel suo contributo allo studio di Helen Julia Minors, affe rma che la musica «tra du ce il suono della voce umana a livello universale» 3 , 2 Il presente studio si soffermerà sull’a spetto traduttivo legato alla musica. Ci si limiterà, dunque, a citare gli studi cu lturali recenti, senza estendere le riflession i al discorso f ilosofico, musicolog ic o o estetico. 3 Tutte le citazioni brevi inserite nel testo e tratte da saggi o articoli in altre lingue citati in originale, sono state tradotte in italiano per co n ferire scorrevo lezza all’argomentazion e. 9 utilizzando «i suoni di ogni giorno, dal ca nto degli uccelli alla voce umana , allo scopo di raggiungere le emozioni ed espressioni più intim e» per costruire associazioni specifiche. Si dichiara, inoltre, in disaccordo con la lettura “ cultura le ” del linguaggio della music a data dal musi cologo Deryck C ooke (1959, citato in Minors, 2013: 59 ), in quanto è possibile fruirne a presc indere dal contesto linguistico o culturale da cui ha preso forma. La visione univer salisti ca della musica è sostenuta anche da dive rse teorie psicologiche. In particolar modo, Trevarthen (2002) ha dedicato uno studio all’identità e coscienza musicale nell’ età neonatale, ris contrando una sort a di p redisposizione biologica dell’essere umano alla musicalità, che si configura come forma di comunicazione con l’ambiente cir costante attrave rso i movimenti e la gestualità. Con il percors o di cre s cita, l’individuo attraversa diverse fasi psicologiche ma anche musi cali, associate a lla formazione della personali tà, delle emozioni e del le relazioni sociali. In questa visi one, la musica viene cl assificata come una “ forma di linguaggio ” che, come tale, nasce da una predisposizione, ma si sv iluppa e si appre nd e in p arallelo al linguaggio verbale attraverso il contatto con il mondo ester no (Ma cDonald, Hargreave s & M iell, 2012). Tra le correnti di pensiero che invece ravvisano nella musica un a forte connotazione culturale e identit aria , è importante citare la visi one di Georgina B orn (2000a: 31), che richiama , da una parte, l a capacità della musica di «riflettere o enunciare strutture e relazioni sociali sotterrane e » e, dall’ altra, il suo ruolo non solo en unciativo, ma di costruzione, negoziazione e trasformazione delle identità socioculturali. I l carattere estetico della musica, per cui molti studiosi l’hanno definita “ universale ” , è in realtà fortemente contaminato dalle costruzioni identita rie cultura li e so ciali, di cui la musica non si fa solo portavoce, ma vera e prop ria formatrice. Born (2000 a: 32), i nfatti, porta a dimostrazione della sua tesi il ruolo fondamentale della musica di C hopin durante l’evoluzione del nazionalismo polac co. La music a, in questo senso, può essere tanto la voce dei subalterni, l’espressione di identità lontane dai cost rutti sociali, quanto un potente strumento di condizionamento ideologico e disciplin are nel le mani dei totalitarismi. Passando all’ambito della musica pop, ad esempio, non è un caso che, nell’analisi di Pierpaolo Martino (2009: 61) sul di scorso musicale dei R adiohea d, emer ga la costante critica portata ava nti dal gruppo nei confronti dell a stessa industria musicale di cui fanno p arte. La mu sica, in questo caso, diventa un mezzo per esprimere il proprio dissenso e «abitare il nemico dirottandone le energie» (White, 2005, citato in Martino , 2009). 10 Nelle parole di Ian Chambers (2001: 115 ) «la musica è il linguaggio in cui dimoriamo e in cui l’esse re umano, le sue storie, le sue identit à e la sua cultura pre ndono forma […] è immateriale, ma allo stesso tempo profondamente terrestre ». Ciò che rende la musica così diversa dalle altre arti, e così profondamente l ega ta alla costruzione identitaria, è lo straordinario potere evocativo, la profonda espressione di empatia intersoggettiva e il carattere ipe rc onnotativo, che permettono la cre a zione di forti associazioni cognitive, culturali ed e vocative (Born, 2000 a: 32). Il ruolo attivo nella for ma zione identitaria è una car atteristica che la maggioranza degli studiosi riconoscono alla musi ca. I n particolare, George Lipsitz (1990 : 5), osserva come, attraverso la tecn ologia di comunicazione di massa in costante evoluzione, gli individui possano venire a contatto con un’ere dit à culturale distante nel tempo e nello spazio, facendo diventare parte di sé esperienze e memorie con cui non hanno nessuna connessione geografica o biologica. Tuttavia, Georgina Born (2000a: 32) ritien e estre m amente importante sottolineare la differenza tra l’identità individuale e quella collettiva in relazione alla materia musicale. Se, d a una parte, si riconos ce il ruolo sociale che l a musica può avere nel promuovere determinati valori a livello nazionale e persino fuori dai propri confini (Buffa , 2009: 59), dall’altro, la costante esposizione mediatica a diversi generi e, di conseguenza, a diverse identit à potenziali, porta a tensioni e contraddizioni nella costruzione identita ria in dividuale (Born, 2000 a: 33). A c ausa del suo ste sso carattere multitestuale, che r appresenta a pieno la complessità dei significati che pu ò generare, la musica c r ea ne ll ’individuo «uno stato di identificazione musicale multipla e frammentar i a» , in cui l’id entità individuale entra in conflitto con s e stess a e con l’identità collettiva (Born, 2000a: 33 ). Il volume Music, Text and T ranslation (Minors, 2013) arricchisce la visione culturale della musi ca con la prospettiva e tnol ogica di Muriel Reigersberg (2013: 163- 64) , che riconosce l’ abilità universalmente umana di creare musica e fruirne, senza però considerarla una forma di comunicazione universale. Essendo, infatti, un prodotto dell’essere umano, la musica viene creata in un certo contesto, con un determinato messaggio comunicativo, da cui non può prescin dere e che, nel tempo e nello spazio, tenderà ad alterarsi. La sua forte connota zione culturale può essere ravvisata fin dal sistema di annotaz ione utilizzato, che ne d eter mi na l’organizzazione prati ca. La musica occidentale, infatti, utilizza prevalentemente il sistema temperato, in cui un’ottava si divide in 12 semitoni. Un prodotto musicale nato con queste specifiche diffici lmente potrà 11 essere tr ascritto in un sistema di notazione orientale, in cui sono maggiormente in uso scale pentatoniche (cinque gradi per ottava) o eptatoniche ( sette gradi per ottava) con intervalli di freque n za diversi. Su queste basi, si ripropone una domanda fondamentale post a da Georgina Born (2000b: 41): è possibile identificare strutt ure intramusicali pura mente estetiche e prive di riferimenti culturali? La risposta, secondo diversi studiosi, è più complessa di un semplice no. Nelle sue riflessioni, B orn (2000b: 41) afferm a che non sono le strutture musicali a essere l egate a una specifica cultura, quanto, piutt osto, la scelta estetic a di usarne un a o l’altra, che riflette una tendenza storica o c ulturale del c ompos it ore. Se è ve ro, infatti, c he il processo di composizione musi ca le segue passaggi specifici – im maginazione, composizione, produzione, divulgazione, esecuzione e ricezione – è anche v ero che ognuno di questi è legato a delle intenzioni autori ali, impregnate di una specificità tanto culturale quanto storica. Le connotazioni legate alle rappre s entazioni musicali potranno sembrare , a un occhio superficiale, molto labili rispetto a quanto dimostra to dalle a rti visuali o letterali, ma rappre sentano una base soli d a dell’arte musicale, che oltre ad avere un valore estetico, ricopre un ruolo storica mente rappresentativo (Born, 2000b: 46). Il dibattito sul carattere universale della musica non si esaurisce , dunque, in poche battute. Concludiamo la serie di riflessioni sulla questione con il pensiero di Peter Low (2017: 1-2 ): la musica è una form a d’arte, e in quanto tale può essere fruita e apprezza ta c ome una pura sequenza di note music ali. Solo in questi termini , le dif ferenz e culturali si fanno da parte e lasciano spaz io a una forma di comunicazione universale che fa leva sulle emozioni degli individui. Tuttavia, come ogni forma di comunicazione, non ci può essere pi ena comp rensione senza conoscere i pregressi culturali, sociali e storici su cui è fondata. 1.2 LA MUSICA VOCALE: UN “ MATRIMONIO ” TRA MELODIA E PAROLE La musi ca, per come la conosciamo nell’era mod erna, non si compone solo di note. Que llo che vien e de finito da diversi studiosi e musicologi (Jarman-Ivens, 2009: 45 ; Low, 2017: 2) il «matrimonio tra musica e parole» caratterizza da se coli il panora ma musicale mondi ale, tanto da diventarne protagonis ta indiscusso. Tuttavia, riprendendo il quesito posto da Simon Frith (1989) nel titolo di uno dei suoi studi più conosciuti, « Why do songs hav e words? » ( perché la musica si lega a lla parola?) Freya Jarman- Ive ns (2009: 45), invece, riprop one la domanda all’inverso: « Why do words have songs? » , 12 capovolgendo la prospettiva più frequente in bas e alla quale è l a musica che adotta la parola come ult eriore mezzo espressivo. Si apre , in questo modo, una pa rentesi molto importante per lo studi o della musi ca vocale. P eter Newmark & Helen Juli a Minors (2013: 61) definiscono quella tra musi ca e pa role una pa rtnership in cui il significato semantico del testo può essere int erpretato solo para ll elamente al li nguaggio musicale, che si compone di contorno melodico, progressione armonica, strutture ritmiche, str utture metriche e t ecniche di esecuzione. Gli elementi musicali e semantici che compongono una can zone convivono i n una relazione intersemiotica, in cui il significato del testo viene espresso nella sua totalità solo se accompagnato da lla controparte musica le ( Newma rk & Minors, 2013: 60 -61 ). P ur basandosi su un complesso di norme , che perme ttono l’organizzazione dei suoni nello spazio e nel tempo, la musica vocale div enta arte ve ra e propria quando le norme si fanno invisibi li, poiché celate dall’armonia ch e si crea tra le parti. (Rapetti & Anastasi, 2012: 102). Gerry Moorey (2007: 2 ) si concentra, in particolar modo, sulla voce c ome strumento di identificazione a ll ’interno della musi ca vocale. Lo studioso, in fatti, sostiene che è la voce l’ elemento c hiave di un brano musicale cantato, poiché in grado di coinvolgere corpo e anima dell ’ascoltatore, inse rendolo nelle fibre stesse di ciò che ascolta 4 . È i mportante sottolineare, in questo senso, l’importanza della grana della voce come elemento espressivo attraverso cui la narraz i one del testo cantato prende vita (Lenzi, 2017: 97; Sibilla, 2017: 151). Secondo Lenzi (2017: 111), è proprio la vo ce, carica di un’interpretazione significativa, a tenere insieme l’amalgama di parole e mu sica, donando una qualità unica e riconoscibile alla melodia che intona. La voce è il mezzo attra ve rso cui il contrasto tra musica e parole si manifesta (Sibilla: 2017: 152). Ba rthes (1986: 265) la definisce un atto di scrittura , poiché unisce e fissa la componente ver bale e quella musicale in una cosa sol a. La voce, tuttavia, non è l’unico elemento c aratterizzante della musica vocale. Le parole che compongono una canzone hanno lo sc opo di esprimere emozioni «intense e memorabili, raccontare delle storie, intrattenere, polemizzare e persino prendere in giro » (Low, 2017: 2). Una dell e domande più comuni che vengono poste quando si analiz za la 4 A questo proposito, Frey a Jarman-Ivens (2009: 46- 47) approfondisce i meccanismi alla base di ciò che viene in teso come «objet v oix» (voce ogg etto), che nella musica v ocale funge da strumento capace di eliminare le barriere tra l’individuo e il mondo estern o, creando u na crisi id e n titaria ch e si risolve con la riconciliazio ne con se stesso e co n l’ambiente circo stante. La teoria di Jar man -Ivens risente fortemente della visione di Theodo r W. Adorno, che descrive la voce come stru mento in cui l’asco ltat o re si identifica poiché costituisce per lu i u n conforto di fron te alla disgregazione della sua anima e della sua identità. 13 musica vocale è «Nasce prima la musica o il testo ?». Peter Low (2017: 2-3) c erca di da re una risposta al quesito ch iamando in causa tre mod alità costruttive. Da un a p arte, un testo già pronto che viene “ musicato ”, creando una melodia ispirata all’atmosfera costruita dal testo. Sono le parole, in questo caso, a determinare scelte stili stiche, contrasti melodici, percussioni e armonie. Dall’altro, una melodia promettente su cui viene c rea to un testo ad hoc , che, come nel caso prece d ente, si ispira alla melodia e alla sua atmosfera. Infine, Low (2017: 3) riconosce la modalità cantautoriale, che consiste nel «costruire la musica e il testo di pa ri passo, p assando da uno all’altro i n un processo fluido ». T uttavia, tra le modalità individuate da Low, R ape tt i & Anastasi (2012: 90) sottolineano la preponderanza della melodia sulla parola, riten endo più naturale e frequente il processo di scrittura del testo su una melodia preesistente. È infatti la parola, s econdo gli studiosi, che deve adegua rsi alla melodia, e non il contrario. Nel caso in cui uno s crittore componga dei versi li beri, ad esempio, dovrà comunque farlo in maniera “ architettonica ” , rispettando alcuni criteri – stabilire la lunghez za del ve rso, scrivere in rima, comporre già in forma strofa-ritornello – che daranno già una forma ritmica e melodica al testo, garantendone la musica bili tà (Ra petti & Anastasi, 2012: 90; Negus & Astor, 2015: 230). Il cervello umano, inf atti, decodifica p rima la melodi a rispetto al t esto, rendendo inefficaci dei versi promettenti che non si adattino adeguatamente all’acco mpagnamento musicale (Rapetti & An astasi, 2012: 91). Anch e l’ autore di musical Oscar Hammerste in (1985: 4-7) considera la modalità testo su melodia esi stente una vera e propria «abitudine dei cantautori amer ic ani» . È molto comune, nell’ambito de ll a scrittura in musica, che un’armonia accompagnata da una linea melodica giunga nelle mani di un autore, che attraverso molteplici ascolti ne ca rpirà l ’essenza emotiva, tra ducendola in parole (Rapetti & Anastasi, 2012: 91) . Una prima fase di scrittura può persino consistere nell’apposizione di suoni voca li p rivi di s enso compiuto, ch e guid era nno il ca nto verso una melodia più precisa «d andogli così una manifesta intenzione interpretativa» (Rapetti & Anastasi, 2012: 91). Sul tema riguardante il rapporto f ra melodia e musica, è fondamentale sottolineare quanto afferma Simone Lenz i (2017: 14): se è co mposta d i parole e mu sica, la canzon e è un “ tutto ” che vale più della somma delle parti. Un a bella canzon e, cioè, non è fatta semplicemente di b elle parole e d i b ella musica, ma di quelle p arole con qu ell a musica che, insieme, l’un a per l’ altra, significano qualcosa che, se considerate separatam ente, non significano. Le canzo n i, insomma, vanno prese per il verso g iusto , senza trasfo rmarle in ciò che non sono, o, peggio, ignorando ciò che sono davv ero: un amalgama d i testo e musica che ten de alla simb iosi. Tuttavia, nella sua analisi sullo sviluppo del rapporto simbiotico di musica e parole, Lenzi (2017: 30-31) porta alla luce delle correnti di pensiero contrastanti che si sono alterna te 14 durante i secoli, mostrando i chiaroscuri di una linea di pensiero che al giorno d’oggi sembra invece mettere d’acc ordo tutti . Platone è il primo a soffermarsi sulla questione, approfondendola n el terzo libro della Re pubbli ca (2006). Nella sua visi one, il canto si compone di tre elementi: parole , armonia e ritmo. Le parole, in particolar modo, no n hanno dif ferenze rispetto a quelle di un discorso non cantato, ragion per cui armonia e ritmo non solo si accompagnano a esse, ma, nelle p arole di Platone, akolouthein , devon o seguirle. Aff erma quindi il primato assoluto del Logos sulla melodia, nonostante anche in questa si ravvisi un’im portanza decisiva. Il ritmo e l’armonia « pe netr ano nell’anima, eis tò entòs tes psychès , verso il suo interno, nel suo intimo » (Lenzi, 2017: 32), e hanno il potere di plasmar la , renderla armonica e pronta ad acc ogliere il kalòs logos , il ragionamento retto. La parola, dunque, viene prima non solo da un punto di vista tempor ale, per c ui è la musi ca ad adattarsi ai versi e non vice versa, ma anc he p er importanza strumentale (Le n zi, 2017: 33). Nel XVII secolo Claudio Monteverdi, compositor e italiano, afferma ancora una volta il paradigma di precedenza delle parole sull a composizione musicale, allo scopo di sviluppare tutto il potenziale espressivo dei componim enti (Lenzi, 2017: 3 4). Quello tr a 1500 e 1600 è, infatti, un passaggio fondamentale nella storia della musica, che segna il mutamento de finitivo dei modelli di produzione e fruizione da un panorama rinascimentale a un più moderno Barocco. Claudio Monteverdi, c on i suoi otto libr i di Madrigali, si fa portavoce di una nuova impostazione musicale che ha come principale obiettivo «muovere gli aff etti degli ascoltatori» (Carrozzo & Cimaga ll i, 1998: 39), da ndo progressivamente maggiore im portanza al contenuto espressivo delle po esie musicate. Per questa ragione, farà u n uso sempre più libero e spregiudicato di dissonanze , seque n ze versificatorie del testo e condotta de ll e parti ( Carrozz o & Cimagalli, 1998 : 40-41), attirando a s é persino diverse critiche. Proprio in risposta a una critica del teorico musicale Giovanni Maria Artusi che Monteverdi, nella dedicatoria al quinto li bro dei Madrigali (1973), parla di precedenza del testo sulla musica. La musi ca deve servire il testo poetico, utilizzando qualsiasi mezzo, persino a discapito delle regole compositive: «Dissonanze improvvise, contrazioni ed espansioni del dettato melodico, contrasti timbrici, tut to, insomma, è lecito al compositore, pur di esporre al meglio il senso della parola, trasfigurandolo in musica» (Lenzi, 2017: 36). Ca rr ozzo & Cimagalli (1998: 42), a questo proposito, citano le parole di Monteverdi (1607): « l’armonia […] diventa serva al oratione, e l’oratione padrona dell’ armonia ». Si tratta quindi di una “ pre ce den za ” solo ideologica, ma che n ella pratica punta alla simbiosi, all’amalgama della parola nella 15 musicalità e della musica nella signi fica nz a fino a renderle totalmente inscindibil i (Lenzi, 2017: 35-36 ). Dopo qualche decennio, Athanasius Kirche r stabilirà definitivamente l’obsolescenza del primato della parola, e darà spa zio alla simbiosi tra musica e retorica. Nella Musurgia universa lis (1650), Kircher riconoscerà il valor e che la musica porta alla parola an che a livello t eorico, stabilendo l a presenza d ell’equilibrio sim biotico che i musicologi ritengono alla base de ll a musica vo cale. Lenzi (2017: 46), a conclusione del breve excursus teorico, avanza una riflessione importante: non si può accordare al linguaggio musicale un valore propriamente denotativo, ma questo può certamente connotare con grande pre cisione le tonalità e mot ive di ciò che il testo esprime. P er L e nzi (2017 : 47-48) è proprio il potere di cui parlava Platone, eis tò entòs tes psychès , che l a musica porta in dote per le nozze alla parola. Una volta c on cluso il proc esso c ompos itivo, la musi ca dona alla pa rola «qualcosa che la parola da sol a non aveva» e allo stesso temp o la parola «si fonde e confonde in un gesto musica le» (Lenzi, 2017: 48), rendendo il prodo tt o finale un’entità m olto diver sa da una “ poesia in musica ” o da una “ melodia con testo ” . 1.3 LA MUSICA POP: DEFINIZIONE E STORIA DI UN GENERE MUSICALE COMPLESSO 1.3.1 Questioni terminologiche Musica leggera, popular music , musica pop. Queste sono alcune delle definizioni più utilizza te pe r far rif erimento a un preciso ma eterogeneo genere musi ca le. Per chiarire l’uso che si fa rà di qui in avanti della suddetta terminologia, si prenderà in analisi lo studio di Gianni Sibill a (2017), c he esamina le dive rse implicazioni terminologiche. Musica leggera è la defi nizione connotata dai m aggiori pregiudizi. Il suo uso, soprattutto nel linguaggio quotidiano, relega il genere al puro intrattenimento, al consumo distratto e domi nato d a preoccupazioni p revalentemente commerciali (Sibi lla, 2017: 20 - 21). Secondo Sibilla (2017), olt re a implicare una generale opposizione rispetto alla musica “ colta ” , screditan do entrambi i generi, “ musica leggera ” risulta insufficiente nella definizione dell’oggetto di studio, poiché lo delimita in modo ge nerico e som mario. 16 Un’altra definizione co nnotata ideologicamente, ma ch e al contrario della prece d ente pe cca di eccessiva specific it à, è “ musica rock ”. Na ta n egli Anni ’50 dalla musica di consumo di massa, con l’intento di opporsi a e ssa, diventa n el tempo un ampio genere della musi ca giovanile, sostituendosi di fatto alla stessa music a di consumo (Sibilla, 2017: 22-23). Se ppur estremamente importante n ella sua ascesa, la musica rock non è che un sottogenere troppo circoscritto del l’oggetto di studio, e ris ulta pertanto insufficiente per la definizione dello stesso (Sibilla, 2017: 23-24). Una delle definizioni te rminologiche sicuramente più utili zza te, tanto negli studi specifici quanto nel lingu aggio comune, è “ musica pop ” . Nei paesi anglosassoni, “ musica pop ” indica la musica leggera contraddistinta dalla diffusione di massa. La sua origine, tuttavia, risiede in un altro tipo di infrastruttura culturale: la pop art, che fece sua la battaglia di valori zzazione della cultura popolare, commerciale e di massa, con tro la natura elitaria d ella cultura “ sup eriore ” (Sibi lla, 2017: 24 -25). Di rima ndo, la musica pop si fa forte dell’a ss enza di pregiudizi nei confronti della commercializzazione, ricercando un minimo comune denomi natore per raggiungere più persone possibil i attraverso i mezzi di comunicazione di massa (Sibilla, 2017: 25-26). Il termine pop, associato a questo ge ne re musi cale, nasce dalla cont razione di popular music , che, se condo S ibilla (2017: 27), comprende «i diver si sottogeneri della produzione musicale contemporanea p er il mercato di massa », includendo anche l’avvento del roc k negl i Anni ’50. Viene utilizzato nella sua forma inglese per la mancanza di corrispondenza ideologic a con la traduzione it aliana “ musica popolare ” , usata per indicare un tipo di musica più tradiziona le e folklorist ico. P opul ar music si è stabilizzata come defin izione accademica di un campo musicale co ntemporane o, stratificato ideologica me nte e riconosc iut o da diversi studiosi (Sibilla, 2017: 28). Tuttavia, la questione terminologi ca non si esaurisce qui. Sibill a (2017: 29) riconosce una m aggiore specificità n ella definizione terminologica di “ musica pop ” , che si distingue per forme tes tuali, periodo storico di produzione, attori so ciali c oinvolti e uso dei mez zi di c omunicazione di massa . Le caratteristiche specifiche della mu sica pop, che si analizz er anno più avanti in questo studio, deter minano la presenza di forme li nguistiche e comunicative tipiche del pop ma inesistenti nella popular music (Sibilla, 2017: 30 -31). Questo im plica, nelle par ole di Sibill a (2017: 31), che «il pop è popular mu sic , la popular music non è necessariamente musica pop » . S ulla ba se di queste constatazioni, nell’ambito di questo studio si farà uso della definizione “ musica pop ” , pu r menzionando i termini 17 popular music , musica rock o musica leggera nel caso in cui gli studi citati, pe r via della profonda c onfusione terminologi ca , facciano riferimento a questa terminologia. 1.3.2 La classificazione in generi Una delle questioni più dibattute negli studi sulla musica riguarda il g enere musicale. S econdo la definizione di Wayne Chase (2006: 120 -121), esso consiste in una serie di elementi stilisti ci significativi utilizzati secondo una combinazione pre d efinita, adottata e portata avanti nel tempo da un numero consistente di musicisti e performers. Gli elementi stilistici coinvolti possono riguardare la scelta degli strument i musicali, la preponderanza di elem enti vocali o strumentali, lo stile vocale, i temi tr at tati nei testi, e persino questioni più tecniche, quali le strutt ure e le gamme ritmiche, l’uso di determinat e modalità e scale e l’en fasi su specifici elementi armonici, melodici, vocali o strumentali (Chase, 2006: 121) 5 . Da qui risulta chiar o com e la definizione di genere non possa fermarsi alla mer a combinazione di elementi tecnici. Nelle parol e di Chase (2006: 117) «Un genere music ale è un’infrastruttura culturale […] che diventa un’istituzione artistica più o meno permanente all’interno d ella società ». In qu esto s enso, il genere musicale assomiglia al linguaggio, le cui regole grammaticali sono proprio quella combinazione di elementi stilistici definiti poc’anzi. Anche Franco Fabbri (2002: 52) definisce il gene re secondo una prospettiva sociale, parla ndo di «un insieme di fa tti musicali reali e possibili, il cui s volgimento è governato da un insieme definito di norme socialmente accetta te ». Si fa r iferimento a i generi come a delle vere e proprie “ unità culturali ” , in quanto ognuno di essi muta i suoi significati in base agli stimoli culturali, linguistici, temporali e sociali con cui viene a contatto 6 (Grande, 2021: 17). 5 Peraltr o, alla d efinizione d i un gen ere concorre, secondo Grande (2021: 18), un a moltitudine di norme p i ù o men o cod ificate, la cui ger archia v iene stabilita da u n’ipernorma, ovver o una p o ssibile ideo logia alla base della sua n ascita. 6 Pur con siderando l’insieme di norme tecnico - formali di base ch e lo definiscono, un genere s i caratterizza, però, a nch e attraverso norme semiotiche, sociali, econo miche e giuridiche. Risultano fondamentali gli aspetti testuali, con i diversi codici narrativ i, ma anche la prossemica, con la disposizione spaziale di pubb lico e m usicisti e i r ispettivi codici gestu ali, così come le fasce d’età, gli strati sociali e l’ascrizione d ei musicisti a etichette e case disco grafiche (Grande, 2021: 19). 24 Tuttavia, non è solo questo il meccanismo su cui si basa la struttura di una canzone. C’è, infatti, un altro aspetto ch e L enz i (2017: 121) analizza per d elinea rne l’anatomia: Una canzone, al di là della tradizione musicale di r iferime n to, è tale solo se fondata sulla ridon danza. Ogni canzone, cioè, si nutre di q ualcosa che r itorna uguale. Quello che cambia, cambia perché qualcosa ritorni ugu ale: chi ascolta una canzo ne se lo as petta, e no n può rimaner e deluso. La strutt ura strofica della ca nzone pop, con la sua alternanza strofa/ritornello (AB), è la risposta al bisog no di appa gare una ridond anza propria della canzone, contrapponendo e articolando le diverse sezioni che la compongono (Lenzi: 2017: 127). La strut tura strofa/ritornello crea un ritmo narrativo che genera aspettativa nell’ascoltatore, che p re sta più o meno attenz ione sulla base di questa strutt ura “ tensiva ” (Sibilla, 2017: 148). A partire dalla classica sentimental ballad amer icana, passando per la t radizione neolatina, si fa spazio sempre più u na struttura che presenta delle alternanze tr a elementi ricorsivi, nella tipica struttura ABAB. Con il tempo, e attraverso il processo di internazionalizzaz ion e, quegli elementi di organizzazione struttural e ch e garantiscono la suddetta ridondanza, come il chorus e il bridge , sono diventati la vera e propria lingua franca della canzone pop , seppur adattati secondo diverse esigenze, tradizioni e periodi storici (Lenzi: 2017: 127). Wayne Chas e (2006: 475), nel suo studi o approfondito sui meccanismi della musica, individua le motivazioni alla base della necessità di ridondanza nei brani musicali. La musica, infatti, si muove nella dimensione temporale, lì dove tutte le altr e forme d’a rte si dispiega no principalmente nella dimensione spaziale. S arà Kramer (1988: 1) a sottolineare che musica e tempo sono così inscindibilmente legati che «è possibile affermare che la musica si sviluppa nel tempo e il tempo nella musica ». La memoria ricopre dunqu e un ruolo fondamentale ma, in quanto limitata, ha bisogno che la musica assuma una struttura rip etitiva per poter elaborare sequenze di accordi, frasi melodiche, riff e versi che rimangano impre ssi. I limiti della memoria a breve termine re ndono un brano eccessivamente complesso e poco strutturato sostanzialmente incomprensibile al cerve ll o umano, che perde totalmente l’interesse durante l’ as colto (Chase, 2006: 475). Oltre al fattore mnemonico, C hase (2006: 214) indivi dua un altro m eccanismo alla base della ridondanza nella struttura della canzone, ch e rende necessari eleme nti di novità e variazione a suo dire fondamenta li per la buona riuscita di un bra no musicale. Qu ando ascoltiamo mu sica, non elaboriamo l e singole note che la compongono separa tamente, ma percepiamo una successione di note messe in relazione secondo degli 25 intervalli. Sono proprio quegli intervalli, e i rappo rti di frequenza che si stabiliscono tra una nota e que lla successiva, a determinare l’andamento di un brano (Chase, 2006: 214). Durante l’ascolto, il ce rve llo umano elabora i diversi rapporti di freque n za che percepisce, e li mette automaticamente a confronto ce r cando di determinarne il principio organizzativo, ovvero la scala di riferimento. Una volta individuata la tonica della scala, intorno alla quale gravitano tutte le altre note, il cervello umano sarà in grado di anticipare l’andamento della melodia, soddisfac endo quella necessità di stabilità e ridondanza (Chase, 2006: 215). Tuttavia, se i brani musicali si basassero esclusivamente sul principio di stabili tà, diventerebbero pr evedibili, perdendo l o stimolo alla base dell’attenzione dell’ascoltatore . Secondo C hase (2006: 218), il principio fondamentale di un brano che “ funzioni ” a ll e orecchie dell’ascoltatore è il costante equilibrio tra ripetizi one e novità, tensione e risoluzione, stabilità e instabilità. Inserendo elementi che sorprendono l’ascoltatore , che provocano tensione e instabilit à, rendendo mom entaneamente imprevedibile l’andamento della melodia, il brano viene reso un a vera e p ropria sfida al cerve ll o umano, che continuerà a mantenere al ta l’a tt enzione nella sua costante ricerca del principio organizzativo di fondo. Il seg re to sta proprio nell’equilibrio tra novità e ripetizione: non annoiare né confondere l’ascolta tor e. Chase (2006: 420) reput a fondamenta le stabili re all’inizio del brano il suo ful cro tonale, conferirgli stabilità per renderlo accessibile, e su ccessi vamente introdurre eleme nti di variazione, secondo uno dei meccanismi più in uso nella musi ca pop oc cidentale: la modulazione. La canzone pren de, in questo senso, le sembianz e di un testo narra ti vo: una situazione iniziale di equilibrio, sconvolta da elementi di novità che ne modi fica no l’andamento, un mom ento di tensione, e infin e una risoluzi one, che può tanto ristabilire l’equilibrio iniziale, quanto crearne uno nuovo. Come Lenzi (2017: 121) ha ben descritto, «quello che cambia, cambia perché qualcosa torni uguale », in una sorta di cerchio narrativo che si chiude alla fine della storia. Per comprendere le conseguenz e di una mancanza di equilibrio tra varietà e coerenza, Chase (2006: 538-539) fa riferimento alla C urva di Wundt ( Figura 1 ), ideat a dallo ps icologo tedesco Wilhel m Wundt per mettere in relazione stimoli e risposte edoniche degli individui. La curva mostra come il perfe tto equilibrio tra varietà e unità possa massimizzare la risposta positiva dell’ascoltatore , che troverà la c anzone (lo stimolo) gra devole e interessante. È sulla base dei principi descritti finora che la canzone pop ha sviluppato determinate caratteristiche 26 strutturali che si sono s tabilizzate nel t empo, e che sono rappresentative del genere analizzato 8 . 8 Nell’analisi delle car atteristiche struttu rali della musica p op n on si terrà conto d ell’evoluzione storica o delle var iazioni di carattere diatopico, essendo aspetti non rilevanti ai fin i dello studio. Figura 1: Curva di Wundt: relazione tra unità e varietà Fonte: Chase, W. O. (2006). H o w Music REALLY Works! The Esse n tial Handbo ok for Songwriters, Performers, and Music Students. Vancouver: Roedy Black Publishing Inc. (p. 539 ) Traduzione propria 27 1.4.1 La struttura for m ale: versi e ritornello Nella struttura della canzone pop ritroviamo elementi ricorrenti e riconos cibili, alcuni dei quali rientrano nella cultura gen erale anche degli ascoltatori meno attenti (Miller, 2005: 229-230; Rapetti & Anastasi, 2012: 81): • Introduzione ( intro ) • Strofa ( verse ) • Ritornello o inciso ( chorus, refrain ) • Hook • Variaz ion e o ponte ( middle eight , special , bridge ) • Sezione strumentale o intermezzo musicale ( instrumental ) • Finale o cadenza ( outro ) La forma - ca n zone c lassica preve d e l’alte rnanza di strofe (A) e ritornello (B) in un ordine ormai standardizzato: A – A – B – A – B. Spesso però, la composizione delle can zoni assume altre forme: A – B – A – B , dove il ritornello costituisce il finale d ella canzone e viene ripetuto, o A – B – A – C – A – B, con l’introduzione della variaz ion e (C) (Mill er, 2005: 229). L’uso della r ipetizione a ll ’interno della musica pop, è infatti esaltata proprio attraverso una struttura a rchite tt onica di botta e risposta, c he costitui sce la spina dorsale del brano (Negus & Astor, 2015: 237). Tuttavia, come si può osser vare dal numero di elementi elencati, non sempre le c anz oni pop si mante ngono fedeli a una struttura standard. S pesso, infatti, vengono uti lizza ti degli elementi di variazione o viene adottato un ordine completamente diverso da quello classico. Molt e canzoni d ei Beatles, ad esempio, sono introdotte direttamente dal ritornello che, essendo la parte più enfa ti ca della canzone, gli conferisce un impatto forte (Chase, 2006; Miller, 2005). Altre canzoni invece sono costituite da una sola sez ione, nella forma di una strofa ripe tut a più volte con parole diverse (A – A – A) (Chase, 2006; Miller, 2005). Questi sono solo alcuni esempi delle mol te varianti esistenti nella struttura della canzone pop. Gli elementi non nominati finora costituiscono delle possibili variazioni della struttura, utilizzate sempre secondo il principio di equilibrio tra novità e ripe ti zione. L’introduzione (o intro ) è una sezione non sempre presente all’inizio del brano, che anticipa l’atmosfe ra della canzone attraverso un riff, un motivo che richiama la linea melodica principale o una serie di ac cordi. Potrebbe anche trattarsi di una parte completamente slegata dal brano, con l’intento di produrre un effetto sorpresa 28 nell’ascoltatore . Spesso v iene ripresa nella parte fi nale del brano ( outro ), garantendo una sensazione di c hiusura al pezzo (Miller, 2005: 229; Rapetti & Anastasi, 2012: 84). La strofa è un a sezione composta da singole unità chiamate versi. Nella definizione di Lenzi (201 7: 154), un verso è un elemento strutturale caratterizzato da un certo gr ado di ricorsività e sottoposto alle regole d ell’accentaz ion e ritmica della musi ca . Ne lle strofe viene stabilita la linea melodica principale del bra no. Mentr e la melodia qui introdotta tende a ripete rsi sempre uguale nella canzone, il testo che lo accompagna cambia di v erso in v erso. Solitamente la strofa si compone di otto battute e si al terna al ritornello (Miller, 2005: 229). Qui di solito viene introdotto il tema dell a canzone, attraverso delle frasi che hanno il compito di tessere il filo dell’emozione e preparare il salto verso il fulcro dell’intera composizione: il ritornello (Rapett i & An astasi, 2012: 84). Il ritornello introduce la seconda linea melodi ca p rincipale d el br ano, e rappre senta il momento p iù alto della canzone dal p unto di vista emotivo. Essendo il cuore del brano, contiene un te sto memorabile e int enso, solitamente più corto delle strofe per permetterne la ripetizione (Miller, 2005: 230). Nel r itornello «il messaggio viene espresso nel modo più diretto, animale e istint ivo» (Rapetti & Anastasi, 2012: 84). Il testo del ritornello pa rla spesso al tempo pre sente, lì dove l a strofa si mostra più riflessiva e l egata al pa ssato, ed è una ve ra e propr ia esplosione e mot iva (Rapetti & Ana stasi, 2012: 84 -85). È nel ritornello che spesso si trova l’ hook (letteralmente gancio), ovvero quella parte della canzone orecchiabile che viene ricordata di più. L’ hook può essere un riff, come quello di Smoke o n the water dei Deep P urple o Another one bites the dust dei Queen, che c ara tte rizza f ortemente il brano e lo rende riconoscibile (Rapetti & Anastasi, 2012: 69). Anche un sempl ice giro di accordi o un verso, purché risultino accattivanti e memorabili, possono fungere da hoo k (Miller, 2005: 230). La variazione r appre s enta, come dic e il nome stesso, un elemento di novit à all’interno della can zone , in quanto composta d a una struttura armonica completamente diversa da quella del ritornello e della strofa. Viene detta anche middle eight , poiché costituita solitamente da otto battute. Può esser e i nserita tra la strofa e il ritornello come elemento di congiunzione e passaggio, soprattutto quando le linee melodiche tra le due sezioni sono mol to differe nti (da qui anche il nome bridge ), o dopo il secondo ritornello (Miller, 2005: 230; Rapetti & Anastasi, 2012: 69). Un ulteriore elemento di novità nel brano può essere la sez ione strumentale, basata sulla linea melodica della strofa o del ritornello. Può essere inserita subito dopo uno degli ultimi ritornelli per introdurre un elemento di contrasto con il resto del bra no, 29 assicurando un forte impatto emotivo sull’ascoltatore sopra tt utto nelle performance dal vivo (Miller, 2005: 230). Riconoscendo la natura molteplice della struttura della ca n zone, Ch ase (2006: 560-561) mette a punto un metodo di classificazione in cui si distinguono due tipologie di strutture: continua (o a ca tena ) e circolare. La struttura continua pre ved e l’utilizzo di una sola sezione ripetuta dura nte tut to il brano. Questa struttura assicura la ridondanza necessaria, introducendo elementi di variazione nel testo (sempre diverso in ogni sezione) e nella melodia. La strutt ura circolare, invece, prevede l’utilizzo di a lmeno due sezioni, strutturate in modo tale che la c anzon e, pur variando, torni sempre alla prima sezione, come una so rta di c erc h io che si chiude. Second o Chase (2006: 561), qu esta seconda tipologia strutt ura le si applica a qualunque canzone abbia almeno un a strofa e un ritornello, copre ndo quindi pi ù del 99% de l repertorio musicale pop. 1.4.2 La melodia e l’ armonia La melodia e l’armonia costitui scono il tessuto sonoro della canzone. Possi amo ricavarne una definizione concreta attraverso le parole di Chase (2006: 208), che riconosce l’origine della melodia nella r elaz ione che si stabilisce tra delle note messe in sequenza . Lenzi (2017: 147), infatti, definisce la melodia come «una successione di suoni di senso compiuto» che, nel caso di un brano cantato, corrisponde a qu ella «succe ssi one dei suoni che vengono intonati dal canto» . Se l’ origine della melodia sta, quindi, nelle note e negli intervalli tra le stesse, l’armonia prende invece forma dagli accordi, ovvero «tre o più note differenti suonate o cantate simultan eamente» , m essi anch’essi in sequenza (Chase, 2006: 283). Qual è, quindi, la relazion e tra melodia e armonia? S appiamo che in una canzone la melodia intonata dalla voce risuona su un’a rm onia, formata da una serie di accordi. Chase (2006: 284) afferma che il cervello umano elabora la progression e armonica in manie ra differente rispet to a quella melodica. L’armonia costituisce una s orta di «terza dimensione musicale», che da sola non può esister e, ma che dona prof on dità, unità e colore alla melodia, stab ilendo un contesto sonor o su cui essa si dispiega. L’armonia st abilisce la tonalità su cui “ poggia ” la melodia, ma risulta allo stesso tempo instabile, in cerca di risoluzione, c onf ere ndole movim ento (Chase , 2006: 305). Lo studioso conferma che, mentre una melodia privata di una progressi one armonica costituisce un elemento 30 completo e riconoscibile, un’armonia senza una progressione melodica risulta incompleta, manca nte di un elemento portante. Proprio per questo, olt re al testo, sono la melodia e il ritmo melod ico le componenti più memorabili di una canzone. L’ armonia, per quanto importante, può essere facilmente dimenticata ( C hase, 2006: 568). In ge n erale, Chase (2006: 258) individua modelli melodici e armonici ricorrenti nella musi ca pop occidentale. Dal punto di vist a melodico, la gran parte della music a occidentale è costruita in chiave maggiore che, secondo lo studioso, determina un impatto emotivo positivo sull’ascoltatore 9 . Lo studioso afferma quanto sia importante che melodia e armonia siano «tonalmente relazionate» perché un brano sia coerente. A conferma di ciò, dal punto di vista ar monico, Chase (2006: 31 1 -312) individua tre ac co rdi ricorre nti nella musi ca pop occide ntale: DO maggiore, FA maggiore e SOL maggio re. Qu esti tre accordi, definiti persino «e ssenziali», costituisco no la bas e a rmonica di gra n pa rte d el repertor io musical e pop. Generalmente, gli accordi in chiave maggiore sono associati a felicità, gioia, soddisfazione e vivacità (Chase, 2006: 465). Tuttavia, sia nella melodia che ne ll’armonia risultano altrettanto importanti le chiavi minori. Come ribadisce Chase (2006: 306), un brano deve presentare element i di variazione, alterazione tonale e tensione per funzionare all e orecchie di un ascolta tore. Ancora una volta, l’equilibrio tr a gli elementi risulta fondamentale. Per quest a ragione, gli accordi minori (associati a tristezza, melancolia e mistero), ma anche gli accordi di settima, di non a, diminuiti o aumentati, ricoprono un ruolo fondamenta le all’int erno della tessit ura armonica . Anche il tipo di relazione che si stabili sce tr a melodia e armonia determina l’andamento e la perce zio ne di un brano musicale. In una canzone ben strutturata, melodia e armonia procedono in maniera non casuale e a ritmi diversi. Tuttavia, la relazione che si stabili sce tra entrambe crea un prodotto finale unico alle orecchie dell ’asc olt atore . Questa relazione può as sumere , secondo Chase (2006: 581), tre forme. La forma più comune nella musica pop presenta l’armonia con u n ritmo più lento rispetto alla melod ia, con gli accordi che cambiano su ogni battuta. Quando, invece, l’armonia ha un ritmo più veloce rispe tto alla melo dia, il risultato crea n ell’ascoltatore una sensazione di sorpr es a e confusione, poiché la melodia viene mantenuta sulla stessa nota molto a lungo. Per questa ragione, la seconda forma può essere utili zz at a solo come elemento di variazione 9 Le emo zioni associate alle melod ie in chiave maggior e sono, infatti, felicità, serenità e solennità. Le melodie in chiave min ore sono molto meno frequen ti e, in gener ale, associate a tristezza, rabbia, ten sione e soffer enza (Chase, 2006: 2 59). 31 momentaneo, risolt o in un cambio finale di ritmo. Nella terza form a, l’armonia e la melodia si muovono alla stessa ve locità, che si mantiene tendenzialmente lenta. Il risultato è un brano sole nne, in cui ogni cambiamento sott o l’aspetto melodico viene sost enuto dalla trama armonica. L’utili zz o di relazi oni non classiche tra il rit mo melodico e armonico g ara nti sce la variaz ion e necessaria in un brano musicale, bila nciandone la ripetitività (Chase, 2006: 581). 1.4.3 Il ritmo La struttura della canzon e pop si avvale di un ulteriore elem ento fondamentale, che si unisce alla sua tra ma sonora e ne dete rmina l’andamento: il ritmo. Nelle parole di Lenzi, (2017: 149) il ritmo è «lo scorrere del tempo costellato di pause e di inciampi » . Gli eventi sonori all’inte rno di un brano musicale non scorrono mai in maniera fluida sulla linea del tempo, ma trovano sempre un arresto, strutturato in maniera ciclica e ricorsiva. Chase (2006: 522) ricono sce un’importante differenza tr a ritmo e metro: il ri tmo è l’anima della melodia, poiché consiste in una successione irregolare di suoni, mentre il metro rappresenta la struttura regolare e cadenzata, cara tt erizzata da accenti forti e deboli, su cui il ritmo si dispieg a. In sostanza, il metro e il ritmo convivono nello stesso spazio temporale, ma il primo s i trova in un livello di pr ofondità, mentre il secondo rimane in superficie (Azzaroni, 1997: 155). La differenziazione tra metro e ritmo è un aspetto su cui molti teorici musicali ancora dibattono, poiché implica diverse concezioni: da una parte si guarda al metro come una sorta di sottoinsieme del ritmo, dall’altra lo si considera un riferimento implicito indispensabile alla percez ione del ritmo (Azzaroni, 1997: 158). La diatriba giung e pe rò a un punto di incontro quando si pr ende in considerazione l’accento, elemento caratterizza nt e del met ro che diventa strumento di «dif fere n ziazione e caratterizzazione del continuum sonoro tanto forte da porsi come riferimento imprescindibile» (Azzaroni, 1997: 159). L’ accento musicale, fenomeno alquanto complesso, viene definito da Joel Le ster (1986: 13) «un punto d i enfasi nello scorr ere del tempo musicale, che p er risultare accentato deve venire s egnalato da qualcosa di particolare» . È da questi presupposti teorici che riconosciamo nella pulsa zione l’unità fondamentale della stru ttura ritmica e m etrica. La puls azione è quel la partic ella elementare in cui si alternano il battere (tensione) e il le vare (rilassame nto) (Müller, 2015: 32 303). Nella musi ca occidentale, il battere è soli tamente caratterizzato da un accento forte, mentre il levare h a un accento debole (Chase, 2006: 522 ). L’organizzaz ion e metrica risponde alla necessità di una base regolare che dia coere n za al brano. In questo modo si cre a un contrasto con il ritmo, che presenta invece una struttura irregolare e si ripete in maniera ci clica su una o più b attute, catturando l’attenzione dell’ ascoltatore. Il ritmo e il metro sono in un costante rapporto basato su multipli e frazioni: a prescindere dall’ir regolar ità del ritmo e dalla velocità del tempo, la durata di ogni pulsazione ritmi ca sarà sempr e un mul tiplo o una fra zione d elle pulsazioni metriche (Chase, 2006: 522-524). P roprio pe r questa ragione, ogni strumento nella “ sezione ritmica ” di un brano - la batteria, il basso e la chita rr a ritmica - può potenzialmente seguir e uno schema ritmi co div erso, purché alla base d ello stesso si enfatizz ino le stesse p ulsazioni metriche. Il cervello umano, infatti , percepisce automaticamente che le n ote irregolari che compon gono lo schema ritmi co non sono altro che multipli o frazioni dello schema metrico re g olare sottostante, e questo determina il gradimento provato durante l’ascolto (Chase , 2006: 524 -526). Chase (2006: 545 -546) riconosce nella canzone pop una struttura metrica ricorre nt e basata su uno schema quaternario. Questo perché una battuta (detta anche misura) nella musica pop è costituita generalmente da due pulsazioni binarie, per un tot ale di quattro movimenti (battere – levare – batte re – l evare). Anc h e la fra s e strutturale ne lla maggioranza dei br ani pop assume una forma quaternaria, poiché formata d a due coppie di battute. A sua volta, il periodo è fo rmato da du e fr asi strutt urali (otto ba ttute), e un a sezione, ovvero un a strofa o un ritornello, si compone di due p eriodi, p er un totale di quattro fra si strutturali e sedici battute. Anche il tempo, fondamentale nella struttura metrica , presenta un v alore ricorre nt e nella musi ca p op. Definito come «la velocità a cui viene eseguito un brano» e misurato in BPM (battiti per minuto), il tempo influisce sul numero e sul tipo di misure all’interno di una canzone, cambiando la perc ezione de ll ’ascoltatore sull’atmosfera di u n brano (Chase, 2006: 514). Chase (2006: 515 -521) afferma che il tempo medio di una canzone pop si aggira tra i 110 e i 140 BPM, ma che nel corso del brano può andare incontro a un graduale aumento (a ccelerando) o a una graduale riduzione (rallentando), raddoppiando o dimezzando i battiti 10 . 10 Generalm ente, un tem po v eloce ha un impatto positivo sull’ascoltato re, trasmettendogli alleg ria ed entusiasmo. Al contrario, un te mp o len to trasmette tr istezza, m a anch e calma e solennità. G ran di variazion i 33 Uno degli schemi ritmici più ricorrenti nella musica pop è il ritmo osti nato. Chase (2006: 526) riconosce in questo sch ema ritmico delle caratteristiche fondamentali che lo rendono di grande praticità nella creazione d i brani pop. Il ritmo osti n ato è di breve durata, solitamente d a una a due battute, e si ripete a lungo (da qui il nome ostinato), arrivando a ricoprire an che l’intera durata della canzone. Questo s chema ritmico può applicarsi anche alla melodia e all’armonia di una canzone, prend endo la forma di un a sequenza ripetuta di accordi o di note. Il ritmo ostinato si presenta come la strutt ura fondamentale delle c anzoni in cui è u tilizzato, arrivando ad acquisire persino dei nomi specifici in determinati generi musicali: tango, po lka, bolero, samba et c. (Chase, 2006: 526-527). Anche nell’ambito del ritmo è fondamentale ricercare l’equilibrio tra ridondanza e varietà. Per qu esta ragione, lo schema quaternario può esse re spesso vari ato a livello metrico attraverso tempi ternari, misure composte o miste, ma anche variazioni sul tempo. A livello ritmi co, le variazioni possono avvenire so ttoforma di intervalli diversi tra le fra si strutturali, l’uso di ritmi incroc iati e polirit mi (Chase, 2006: 537 -538). 1.4.4 Il testo Il comune denominatore del testo nella musica pop viene identificato nel racc onto di una storia o nella raff igur azione di una piccola scena (Weinrich, 1960, citato in Kaindl, 2013: 153). Nel testo di una canzone viene utilizzato il li nguaggio naturale verbale, che tuttavia non mantiene una forma neutra. Esso, infatti, viene riadattato «ai tempi, agli spazi della musica, alle modalità dell’interpretazione. […] Sono un contenuto che media la propria fo rma con le modalità di espressione» (Sibilla, 2017: 141). In tutta la durata di un a canzone, che generalmente non supera i cinque minuti, si concentra no una seri e di frasi dal potenziale fortemente evoc ativo, le cui conn essioni narrative si completano attraverso l’ identificazione dell’ascoltatore con ciò ch e il t esto comunica (Kaindl, 2013: 153). Il p otenziale evocativo del testo pop risiede n ell’a do zione di una simbologia concreta, basata sul concetto Show, don’t tell . L’esperienza dell’essere umano nel mondo si basa sull’uso dei propri sensi. Per questa ra gione, l’util izzo di un di tempo in un brano p ossono trasmettere inv ece tanto sens azioni positive q uanto rabbia o paura (Chase, 2006 : 521). 40 1.5.1 Perché si t raduce la musica La manc anza di studi teorico-metodologici concreti e appro fonditi sull a traduzione musicale e il ruolo marginale a cui per lungo tempo è stata relegata, sono da attribuirsi, secondo Simon Frith (2004: 1), alla grande difficoltà nell’affrontare il suo ruolo culturale e il suo p eso da p arte dei translation studies tradizionalmente concepiti. La distinzione poco chiara tra traduzione, ad attamento, cover e riscrittura, la mancanza di una figura prof essionale chiara nel mondo della traduzione in musica, così com e le difficoltà specifiche legate a de te rminati generi, re ndono la materia pa rticolarmente spinosa e poco incline a un approccio metodologico basato esclusivam ente sul testo (Susam-Sarajeva, 2008: 189-190; F ranzon, 2008: 374 & Mateo, 2012). La necessità di assetti e strumenti strategici nuovi e interdiscipli nari è tuttavia evidente, sebbene possa sembrare che la materia non si presti a un rigoroso approfondimento scientifico. Il proc esso di traduzione dei testi musicali, alla luce di questo problematico ingresso ne l panorama teorico dei translation studies , porta con sé, sin dalla nascita de lle prime riflessioni su di esso, un dibattito che riguarda l a sua stessa esistenza: perché si dovrebbero tradurre i tes ti musicali? (Low, 2017: 72). La risposta più lineare a quest a domanda coinvolge la componente verbale della musica, che non è in grado di oltrepassare le barriere lin guistiche allo stesso modo della sua controparte melodica (Low, 2017: 2). La traduz ione in musica viene definita infatti da Desblac he (2018: 310) come quel processo di trasf erimento o media zione di contenuto che ha l’obiettivo di rafforzarne il significato per una determinata audience. Ascolt are un bra no senza capire il signi ficato delle parole può diventare un’esperienza aliena n te, poiché le parole son o la chiave di accesso alla musica che le ac compagn a (Low, 2017: 3). I detrattori della p ratica traduttiva, tuttavia, sostengono l’importanza della lingua originale de l testo, che porta con sé cara tt eristiche fonetiche, rime, suoni vocalici e persino effetti ritmici non riproducibili allo stess o modo in un’a ltra lingua (Low, 2017: 72 -73). Si tratta, in fin d ei conti, dello stesso concetto espresso da Lenzi (2017: 14) n ella sua descrizione della strut tura-canzone, quando afferma che «[una canz on e] non è fatta semplicemente di belle parole e di bella musica, ma di quelle parole con quella musi ca […] ». Sec ondo John Blacking (2004: 10), in musica non è necessario che gli ascoltatori e i musicisti comprendano la sintassi e il significato voluto dall’autore fin qua ndo ne riescano a trova r e di propri. L’ascolto di una lingua sconosciuta potr ebbe stimolare l’immaginazione, e al tempo stesso rendere l’esperienza stimolante e piacevole (Susam -Sara j eva, 2008: 192). Questa prospettiva è 41 particolarmente appoggiata dagli ascoltatori dei Lieder tedeschi e dell’opera italiana, la cui traduzione viene considerata «un debol e sostituto del bra no reale» (Whitton, 1984: 85), poiché mancante di caratteristiche fondamentali come le sillabe aperte e le vocali pure tipiche de ll’opera. Si rivendica, dunque, l’autenticità linguistica ed etnica del brano, senza però considerare la perdita di un altro ti po di autenticità. Gli ascoltatori che non dominano la lingua del brano non ascoltera nno, infatti, delle parole cariche di significato, ma dei suoni che non gli trasmetteranno alcun messaggio, intaccandone di fatto la fr uizione (Low, 2017: 73). Nelle parole di Rapetti & Anastasi (2012: 15) , il linguaggio artistic o dev’essere in grado di comunica re, da solo e autonomamente, il proprio messaggi o e l’emozione che intende esprimere, senza l’ausilio di informazioni estranee al pu ro pro cesso creativo. La canzone, nella sua n atura essenzialmente o rale, nas ce per essere eseguita, in modo che gli ascoltatori ne comprendano il significato dalla voce del cantante, piut tosto che d a sottotitoli o programmi cartacei. I l senso di un brano cantato, gr azie alla si ncronizzazione di elementi ve rbali, melo dici e retorici, colpisce la mente e il cuor e d ell’ascoltatore con una forza che solo una si ngable translation 15 , conce tto che verrà approfondit o più a vanti, può riprodurre, ricreando la stessa interazione di suoni, signi fica ti e gestualità (Golomb, 2005: 142). Allo stesso tempo, un cantante che si esibisce nella lingua madre degli ascoltatori risulterà più autentico alle loro orecchie, gra zi e ad asc olt o e compre nsion e simultanee che rendono l’ esperienza di fruizione pi ù autentica, ricca e coinv olgente (Low, 2017: 73-74, Susam-Sarajeva , 2008: 192). Una traduzione che riesc a a rendere lo stesso effe tto di simultaneità n on potrà essere consider ata “ un debole sostituto ” , soprattutto quando le caratteristiche foniche del testo in lingua originale risultano secondarie ai fini della sua fruizione. Sono infatti i brani logocentrici, che concentrano la prop ria forza nelle parole del testo, a trarre i maggiori benefici da una traduzione cantabile (Low, 2017: 74). Il processo di traduz ione dei brani musicali risulta altrettanto fondamentale quando si prende in conside r azione la pratica d ella scrittura di canzoni bilingue, da t empo diffusa nel panorama musi cale in ternazionale (Davies & Bentahila, 2008: 248). La traduzione, in questo caso, può essere utilizzata come una tecnica di reiterazione di un messaggio presente nella lingua originale, o piuttost o come una modalit à di variazione del contenuto 15 Per singable translation si i n tende qui una tradu zione le cui parole possono essere cantate sulla melodia della canzon e origin ale (L ow, 20 17: 78). I l co ncetto co stituisce il n ucleo ce ntrale d el presente studio e verr à analizzato in dettaglio nei p aragrafi successivi. 42 volta a sottolinearne le d iffere n ze (Davies & Ben tahila, 2008: 254 - 256). L’adozione di questa tecnic a può risultare fonda m entale per far emerge r e punti di vista o c ara tt eristiche della cultura della seconda lingua, o semplicemente aprire il proprio reperto rio a una nuova audienc e in quello che viene chiamato «language crossing» (Rampt on, 1998). Un brano tradotto può d are inizio alla diffusione di un nuovo genere nel Paese di arrivo, ma anche dare maggior sp azio di sperimentazione a cantautori e musicisti, c he hanno l’opportunità di ampliare il loro repertorio e sti molare la creatività nella scrittura. La stessa scelta di creare una traduzione musicale può lanciare un messaggio di appartenenza , immedesi mazione, vicinanza, inclusione e rappresentazione (Susam - Sarajeva , 2008: 192 -194). Se, infine, l a finalità p rincipale del processo di tra duzione è quello di rende re un testo comprensibile a chi non conosca la lingua di partenza, una singable translation si p one lo stesso fine , senza cadere nella pretesa di dare a cc esso completo e assoluto al brano originale ( R affel, 1988: 111). Un dibattito diver so si apre sulla pratica della traduzione rispetto al peso culturale della musica pop. Ci si chiede se, in virtù di una musica definit a di per sé “ leggera ” e d’intrattenimento, sia necessario e conveniente metter e in a tt o u n proc esso di traduzione. A questa svalutazione del genere pop dà risposta Simone Lenzi (2017: 130 - 131), c he parla di un sistema complesso di convenzioni con cui un brano pop si ra pporta, che sottendono approcci compositivi che variano a livello strofico -strutturale, armonico e di genere . Qu este convenzioni esistenti per mettono al pubbli co di ricono scere il genere e di diventare d epositario di modelli condivisi in una perfetta circolarità ( Lenzi, 2017: 133). Diventa dunque fon damentale la trasmissione del brano al pubblico anche attraverso i processi tr aduttivi, essenziali in un genere musicale sp esso sottovalutato. Allo stesso tempo, il pop è il g enere che maggiormente si presta a una dist r ibuzione a li vello internazionale , con l’interpretazione di un bra no i n altre li ngue o con la produzione di “ cover ” da parte di altri artisti (Low, 2017: 5). P er queste ragioni, proprio ne ll’ambito del genere pop vi è una maggiore necessità di traduzione. 1.5.2 La traduzione di poesia e musica: analogie e contrasti Negli studi teor ici in contesto musicale e traduttivo, la canz one viene spesso definita “ poesia in musi ca ” . Ciò ac ca de fondamentalmente pe r via della sostanziale analogia tra testo ca nt ato e testo poetico. Secondo Hilson (2013: 95), come l a canzone, l a 43 poesia è un oggetto linguistico le cui finalità vanno oltre il valore d’uso de ll a parola , e quindi oltre la mera t rasmissione di informazioni. La po esia lascia al lettore qual cosa in più durante e alla fine della lettura, un surplus indi viduato da Philip Sidney (1966: 25) nella «metaforicità del linguaggio». Ezra Pound (1985: 25) parla invec e di «melopoeia», processo in cui le parol e vanno oltre il loro se mplice significato poiché ricaricate di proprietà musicali. Il surplus citato, comunque venga definito, è ciò che conferisce alla poesia importanza culturale e rende, allo stesso tempo, difficoltosa u na traduzione interlinguistica (Hilson, 2013: 95). Queste definizioni non possono che rendere ancora più verosimile la somiglianz a dei testi poetici con i brani musicali, che presentano a loro volta un “ surplus ” che va al di là del significato denotativo delle parole impiegate. Negus & Astor (2015: 234) riconoscono tre punti di intersez ione tra la poesia e i testi cantati. I n primo luogo, la fruizione: poesie e ca n zoni vengono a sc oltate, lette e perce pit e c om e ispirazione tanto da poeti e autor i quanto dallo stesso pub blico. I ve rsi delle due tipologie compositive vengono così considerati in uno stesso ambito. In secondo luogo, capac it à e tecniche compositive: creare una canzone e scrive re una poesia richiedono c apac ità e te cniche analoghe, anche secondo gli stessi cantautori e po eti (Negus & Astor, 2015: 233- 234). Infine, l’uso de lla ripe ti zione come strumento di potenziamento: grazie a essa un elemento te stual e già di per sé forte, può essere esaltato, o acquisire un nuovo va l ore all’interno della composizione (Negus & Astor, 201 5: 234). Tuttavia, lo stesso Astor (2021: 1), così come Rapetti & Anastasi (2012: 37), affermano che le due forme artistiche hanno strutt ure funzionali molto diverse tra loro: le parole in musica trovano la loro piena espressione nella per formance cantata, che non solo si estende nel tempo, ma si connette anche a un pubblico in un’esperienza ch e diventa comunitaria. Seppur la trascrizione dei testi musicali sia mol to comune, la loro reale funzione si compie nel linguaggio cantato, che si muove nel tempo dettato dall a musi ca (Astor, 2021: 2). La sua ricezione, dunque, è mol to diversa da quella di una poesia: « Le parole di una canzone vengono pronunciate una sola volta in una perf orm ance , per poi essere portate via dalla musica e seguite inesorabilmente da altre p arole, che richiedono a loro volta attenzione» (Booth, 1981: 7). La canzone « si srotola nell’aria seguendo il suo andamento ritmi co» (Rapetti & Ana stasi, 2012), e non lascia all’asc olt atore possi bilità di scelta sul tempo di frui zione. Allo stesso tempo, l a per formance cantata d à alle parol e di un brano music ale dei signi fica ti che non potrebbero trasparire da una se mplice lettura, poiché vengono interpretate dal ca nt ante (Negus & Astor, 2015: 241). La poesia, invece , nasce per esse re fr uit a su carta stampata, e anche quando venga r ecitata, può essere riletta, 44 analizzata e ripetuta per migliorarne la compre nsi one. Frith (1996: 182 ) sostiene che un buon testo cantato, per definizione, non possiede le qualità per diventare un buon testo poetico, poiché, fuori dalla perf ormance, risulterebbe poco musicale o persino troppo “ sciocco ” . Questo vuol dire che, nonostante la poss ibilità di recitare a voce alta una poesia e di trascrivere un testo musicale, il ti po di comunicazione d ei due prodotti non potrà mai risultare identico. La poesia instaure rà un rapporto intimo e individuale con il lettore , mentre la ca n zone sarà un’esperie n za comunitaria che avrà bisog no di el ementi retorici non presenti nella poe sia per fungere da v era e propria oratoria (Astor, 2021: 3). Anche n el campo d ella tr aduzione sono state spesso sottolineate le similitudini tra testo poetico e testo ca ntato. La traduzione poetica deve a ffrontare , in effetti, la dualità tra espressione e contenu to, elementi combinati spe sso in maniera da generare u n effetto di intraducibilità (Lotman, 1995: 92). Kolahi (2012: 453-454) riconosce tre elementi chiave ne ll a struttura p oetica: denotaz ione, connotazione e, ancor più importante, versificazione. Proprio quest’ultima comprende ritmo , metro, versi e rime, cri teri di natura estetica che riconosciamo a nche nei bra ni musicali e che è fondamentale rispettare e riprodurre nel processo traduttivo. Tuttavia, anche l a traduzione in ambito musicale presenta d elle differenze importanti rispetto alla traduzione di testi poetici. S econdo quanto teori zza Gianluc a Valenti (2013: 112) nel suo studio sugli adattamenti metrici nelle traduzioni di Fabriz io de André, ciò che dist ingue la t raduz ione poetica d a quella musicale è il vincolo melodico, totalmente assente nella poesia. Mentre la poesia, infatti, presenta una m aggior libertà traduttiva dal punto di v ista metrico, il testo di una canzone è legato a doppi o filo al tappeto musicale su cui si dispiega, che, tranne per casi eccezionali, non può subire mutamenti. Di conseguenza, la struttura metrica deve rimanere fedele all’originale, per evitare il rischio di a lterare la melodia su cui il testo è modulato (Valenti, 2 013: 133). Si confe rmano, dunque, le tesi di Simone L enzi (2 017), Peter Low (2017), Pete Astor (2021) e Rapetti & Anastasi (2012), che sostengono la sostanziale distanza concettuale t ra una poesi a e un brano musicale. Quest’ultimo, infatti, è un testo nato per l’esec uzione orale, il cui “ matrimonio ” con la musica crea una valenz a che la parola da sola non ha. Al contrario, un ambito a cui la traduzione musicale si avvicina maggiormente è que ll o audiovisuale, poiché presenta anc h ’esso una forte re lazione intersemiotica tra testo e musica (Risso, 2016: 8). 45 1.5.3 Principi generali della tr ad uzione in musica: la Skopos Th eory Johan Fra nzon (2008 : 37 6) de finisc e la canzone «una composizione di musica e testo, in cui la prima viene adattata a quest’ultim o , o entrambi vengono adatt ati in maniera bilaterale e reciproca, una composizione destinata all’esecuzione vocale ». Il testo di una canzone, come si è osservato prec ed entemente, è molto diverso dalla produz ione testuale comune: è f rutto di uno processo creativo, dive rtente e che si interseca con danza, videoclip e molte altre produzioni artistiche e culturali (Low, 2017 : 4, Susam-Sarajeva, 2008: 190). Il processo di traduzione dei brani musicali presenta due cara tt eristiche fondamentali: la varie t à di finalità specifiche per cui può essere indi spensabile tradurre e i diversi e lementi vincolanti di c ui tener conto - musica, ritmo, singability e altri elementi extra-testua li - che richi edono un approccio ne cessariamente multidisciplinare ( Low, 2017: 4; Susam-Sarajeva, 2008: 189 ). Il primo passo nel processo traduttivo di un brano musicale è l’ analisi delle cara tt eristiche principali del pezzo. L’ appartene n za a un determinato genere musicale, ad esempio, può essere determinante nella scelta di far ricorso a una traduzione, alla sottotitolazione o, eventualmente, al doppiaggio, e alla definizio ne de ll e norme e degli approcc i traduttivi più adeguati (Susam -Sarajeva, 2008: 193). Un momento importante della valutazione iniziale è l’analisi de i due elementi principali che compongono qualunque brano musicale : il testo e la musica. È nec essa rio, infatti, valutare l’importanza che n el brano in an alisi il testo assume rispetto al la musica, in modo da riconoscerne la natura logocentrica o musicocentrica (Low, 2 017: 10). Una canzone logocentric a, secondo ciò che afferma Low (2017: 10), ha come fulcro centrale le p arole del testo, che possono raccontare una storia, mettere in scena un dialogo o introdurre persino toni umoristici. È molto com une considerare la musica una sorta di “ codice intoccabile ” che catalizza le scelte traduttive, mentre il testo rimane nell’immaginar io comune un elemento subordinato c he dev e adattarsi ai vincoli che impone la melodia (tempo, prosodia, ritmo) (Mateo, 2012). Tuttavia, sono molte le tipologie di canzoni in cui il t esto si im pone sulla musica: narrative, comic he, drammatiche, di protesta, dialogiche (Low, 2017: 12). I brani appartenenti alle suddette categorie pr esentano storie, giochi di parole e dialoghi che costituiscono il senso stesso della loro esistenza, rag ion per cui ne diventa fondamenta le la traduzione (Low, 2017: 12-13). Al contrario, nei brani musicocentric i la musica ricopre un ruolo fondamenta l e, e il testo passa in secondo piano. Ritroviamo un chiaro esempio di ciò nelle arie operistiche italiane, che prese nt ano poche parole ripetute su cui il cantante 46 eserc ita il proprio virtuos ismo (Low, 2017: 13). Prendere in consid erazione la natura del brano permette di fare un bilancio di partenza su lla traducibilità della canzone e sulle strategie da mettere in atto nel caso in cui la traduzione sia ritenuta necessaria. Una volta individuate l e caratteristiche d el brano, è fondamenta l e pas sare all’analisi del le finalità del testo di arrivo e delle necessità del pubblico a cui la traduzione sarà rivolta (Low, 2017: 4 0). Ci si affida, dunqu e, ai principi teorici del funz io nalista Hans J. Vermeer (1989: 230), che propone il termine g reco skopos per indicare nel proc esso traduttivo il «fine o obiet tivo definito dal committente della tr aduzione o, s e necessario, individuato dal traduttore». C i sono, infatti, molte finalità per cui il testo di una canz on e può e ssere tradotto: studio, programma di un evento, inserto di un disco, so ttotitolazione, versione “ cantabile ” in li ngua straniera. La fina li tà di una traduzione può cambiare anche in base a chi ascolterà il brano, il mezz o di comunicazione attrav erso c ui verrà trasmesso (CD, radio, TV o performance live), il numero di v olte in cui l’ascoltatore ne potrà fruire, se il tipo di fruizione sarà individuale o di gruppo, se la traduzione sa rà acco mpagnata da una produzione visuale o di danza e così via (Susam -Sarajeva , 2008: 191) 16 . Tutti i criteri citati servono a indi viduare l’esatto skopos della tr aduzione, il cui standard non sarà più la coerenza intert estuale, bensì l’ad egua te zza e l a pertinenza alla finalità definita (Nord, 1997: 33 ). Sono diversi, infatti, i traduttori che tendono a non conc entrarsi sull a finalità del testo di arrivo, c rea n do una “t raduzione multiuso” che non soddisfa quasi mai tutti i criteri richiesti da ll a specifica finalità (Low, 2017: 40). I n questa prospettiva s piccatame nte funzionalista, si pone l’accento sul cambio del canale, i nteso come il mezzo attraverso cui il brano sarà fruito: se il testo di partenz a è orale, ma la sua traduzione è d estinata alla sola lettura, è fondamentale che la str ategia impiegata adatti il testo al nuovo mezzo, tenendo conto di nuovi elementi come punteggiatura e impaginazione (Low, 2017: 41). 1.5.4 La traduzione vincolata Quella musicale, alla luce di queste differenz e sostanziali rispetto alla poesia, viene definita una “ traduzione vincolata ”. L’espressione, coniata da Mayoral, Kelly & 16 L ’identità del performer, inoltre, può ess er e un fatto re im portante, poiché legata a caratter istiche specifiche di genere e stile che influ iranno sulla finalità della traduzione (Delli Castelli, 20 20: 130). 47 Gallardo (1988), enfatizza la c ompl essità della traduzione di testi lega ti o, meglio, vincolati, ad altre forme espressive, qu ali im magini, musica o esecuzione vocale (Risso, 2016: 7). Gli studi tradut tologici, infatti, si sono spesso soffermati sul livell o linguistico dei testi, mettendo da parte quei diversi fattori comunicativi e semiotici che si generano nella traduzione quando quest’ultima è associata ad altri canali di comunicazione (Mayoral, Kelly & Gallardo, 1988: 356-358). Gli studi sulla traduzione vincolata mettono in luce, invece , la presenza di messaggi extra-testuali che ve ngono trasmessi in sincronia con il testo attraverso canali comunica tivi non verbali. Secondo Titford (1982: 113-116), in una tr aduzion e vincolata il testo è solo una delle componenti del messaggio, e la sua tradu zione non è altro ch e uno stadio int erme dio che non permette una visione completa e veridica del prodotto originale. Attraverso i l canale visivo e auditivo si trasmettono dei messaggi non -verba li sincronici, che non solo modificano il significato testuale, ma gli impongono regole e condizioni. S e il testo tradotto, dunque, non si adattasse a questi vincoli, non potrebbe ad empiere al la sua funzione comunicativa. La mancanza di equilibrio e sincronia tra i diversi canali comunicativi gene rerebbe, infatti, “ rumore ” all’interno della traduzione, ovvero dif ficoltà nella dec odific a del mess aggio (Mayoral, Kelly & Gallardo, 1988: 363). L e norme della lingua orale e d ella musica, incorporate a pieno nel prodotto canz on e, impongono delle limitazioni evidenti durante la traduzione del testo, che risultano fondamentali da rispettare per ottene re un risult ato tra dutt ivo effic a ce. 1.5.5 La traduzione non cantabile: classificaz io ne e approcci della S kopos Theory Lo studioso Peter Low (2017: 41) nel suo studio sulla traduzione dei testi musicali, mette a punto una lista delle principali ti pologie di traduzione destinate alla sola lettura, accompagnandol e, secondo i principi della Skopos Theory , alla miglior strategia traduttiva corrispondente ( Tabella 1 ). Ne analizzeremo, in qu esta s ede, l e caratteristic he nel dettaglio, prima di concentrare l’a n alisi sulla singa ble translation . Skopos Tipologia di traduzione Studio Traduzione lettera le/Glos s translation 48 1.5.5.1 Traduzione studio Una traduzione può essere commissionata in campo musicale non solo ai fini della sua fruizione da parte degli ascoltatori. Lo s tudio di un brano, in partic olar modo, ha come finalità principale la piena compr ensione funzional e e cultural e del testo di orig ine, e risulta particolarmente utile a cantanti, direttori d’orchestra o insegnanti di canto, soprattutto nel mondo della musica vocale classica (Low, 2017: 42). Esibirsi con un brano in una lingua che non si conosce potrebbe risultare estraniante per un performer, e rendere l’esibizione poco convincente alle orecchie del pubblico. Una traduzione studio permette la comprensione non solo del significato gene ral e del testo, ma di come funziona nel dettaglio, dando spazio a note esplicative di caratte r e lingui stico o culturale (Low, 2017: 42). Si ricorre a quell a che Eugene Nida (196 4: 159) definisce una gloss translation , ovvero una tradu zione che permette al lettore di identificarsi quanto il più possibil e nel contesto del testo di partenza, riproducendo in m aniera fedele e letterale la forma e il contenuto dell’originale. La tra duzion e viene presentata gen eralme nt e con t esto originale a fronte, o con un layout interlineare, e si avvale di strumenti grafici quali note e parentesi per approfondire de finizi oni, connotazioni, concetti ambigui e allus ioni che potrebbero cambiare l’esecuzione o l’interpretazione del brano (Low, 2017: 42 -43). I n virtù dello skopos individuato, una traduzione poetica o una parafrasi non sarebbero solo inadatte, ma totalmente fuorvianti ai fini dello studio (Low, 2017: 42). Programma stampato Comunicativa Inserto di un disco e siti web Semantica Sottotitolazione Comunicativa/Gist translation Introduzione parlata Gist translation Tabella 1 : Skopos dell a traduzione e strategie traduttive corrispon d enti Fonte: Low, P. (2017). Translating Song, Lyrics and Texts (p . 4 1). Routledge 49 1.5.5.2 Programma stampato Un programma stampato costituisce un compleme nto importante agli spettacoli nelle sale da concerti. An che in questo caso, la tra duzione torna utile per perme tt ere una maggior compre nsione dei brani eseguiti. Tuttavia, cambiano i fruitori, che sono in questo caso gli spettatori, e l e modalità di fruizione, che li vedono legg ere il testo in contemporanea alla sua ese cuzion e e per una volt a sola. La traduzione deve adattarsi, dunque, a questi nuovi criteri e fornir e allo spettatore un testo accessibile, che possa essere letto facilmente in un tempo lim itato, quasi «al primo sguardo» (Low, 2017: 46). Stiamo parlando di una strategia comunicativa, definita da Newmark (1988: 47) una traduzione che rispetta il livello linguistico del fruitore allo sc opo di rendergli comprensibile l’esatto significato contestuale d el contenuto e del lingua ggio. Lo skopos è quello di permettere agli spettatori di dare un senso alle parole ch e stanno a scoltando, se n za però ostacolare la visione dello spettacolo. Alla luce di questo obi ettivo, la traduz ione rispetta la struttura originale del b rano, m a ne omette le rime, i dettagli sacrificabili o i conc etti eccessivamente legati al la cultura di partenza, p oiché potrebbero compromettere una rapida lettura. L’ uti lizzo della punteggiatura, anc h e se non presente nel testo originale, può essere altrettanto utile a i fini dello skopos , e garantirne la massima fruibilità. 1.5.5.3 Inserto di un disco e sit i web I supporti musicali fisici come CD o vinili sono spesso accompagnati d a un inserto in cui ne vengono trascritti i testi e a volte le corrispondenti traduzioni 17 . In alternativa, i testi e le loro traduzioni vengono pubblicati sul sito web ufficiale del cantante, o trovano spazio in altri siti amatoriali e fan -made. In questo caso la fruizione avviene in un contesto più intimo, soli tamente in casa , e soprattutto c on la possibilità di riascoltare più volt e un b rano, metterlo in pausa e leggere con attenzione il testo e la sua trasposizione in lingua (Low, 2017: 70). Cambia quindi lo skopos della traduzione, che non rispecchier à una stra tegia comunicativa, ma, piuttosto, semantica (Lo w, 2017: 50). 17 Tra i numerosi esempi di v inili e CD distribu iti con t r aduzioni stampate secondo il mercato di lan cio è interessante m enzionare Fabrizio De Andr è e il vi n ile Rimini nell’edizion e spagnola dell’etichetta Ricord i. I testi di De And rè, infatti, costituiscono il fulcro d ella sua musica e rend ono n ecessaria, in assenza di una traduzio ne cantata, la presenza dei testi con traduzione a fronte nella copertina interna del vin ile (Discogs, s.d., alla v oce Fabrizio De Andrè - Rimini ). 56 all’interno della traduzione (Low, 2017: 98 - 99). Nonostante l’assoluta fedeltà alla melodia preesistente, sono comunque possibili delle piccole modifiche, adottando altri criteri del pentathlon , o l’inserimento di pause ch e adattino meglio il testo tradotto alla melodia (Low, 2017: 99-100-101). L’ultimo criterio individuato da Peter Low è la rima, considerata utile ma non fondamentale a i fini della tra duzione (Low, 2017: 103). Questo vincolo pas sa in secondo piano perc hé non tutte le canzoni utilizzano uno schema rimico rigido, nonostante il suo impiego re nda il brano gene ralment e più orec c hiabile pe r gli a scoltatori. È importante, dunque, stabilire la strategia prima di dare il via a l processo traduttivo, pe r poter lavorare “all’inverso” e mettere in sieme parole in rima che non sembrino fo rzate n el contesto del verso (Low, 2017: 108). L’obiettivo principale di questo criterio è dare al br ano una buona sonorità. Per questa ragione, è utile con ce ntr arsi sulle rime strategiche, ovvero quelle collocate in una posizione di rilievo nel testo, qualitativ amente importanti e non sacrificabili (Low, 2017: 105 -106). Una volta garantite le rime strategiche, si può lavorare sul resto del testo con un certo margine di flessibilità, utilizzando rime imperfette o collocandole in punti div ersi rispetto alla loro posiz ione originale (Low, 2017: 107 -108). Tuttavia, la pre sunta superficia li tà di que sto criterio de ve sempre trova re conferma nell’analisi ini ziale e nell o skopos della traduzione. Un genere come il rap, ad es empio, «celebra la rima come nessun altro» (Bradley, 2009: 51), e basa l’intera stru ttura formale su di essa. In questo caso, il primo obiettivo del pentathlon diventa u na tradu zione completamente in rima, c ontemplando eventuali perdite e compensazioni (Risso, 2016: 11). Nonostante Low (2017: 110) parli di un pentathlon , nella sua teoria si fa riferimento alla possibilità di inserire un ulteriore criterio: l’efficacia nella performance. Il b rano, ess endo un test o nato per essere eseguito, ha bisogno di essere incisivo, perché il performer possa ca nt arlo con convinzione e trasporto (Low, 2017: 110). 1.5.8 I Layers of Singability di Johan Franzon Lo studioso Johan Fra n zon (2008) si affida come Peter Low (2017) alla Sk opos Theory per individuar e due macrocategorie in cui può ricadere la traduzione dei brani musicali: traduzioni non cantabili e traduzioni c antabili (Franzon, 2008: 37 4). Se le prime sono va li de ed efficaci per facilitare la comprensi one di un testo in li ngua stranie ra, le seconde hanno come finalità l’esecuzione in musica, e devono n ece ss ariamente basarsi 57 sul criterio della singabilit y (Franzon, 2008: 374 -375). La singability non viene intesa solo come facilità nell’emissione vocalica, ma come una vera e propria capacità di raggiungere l’unit à musico -verbale tra la melod ia e il testo, in modo che le parole “ cantino ” il messaggio che stanno trasmettendo in una fluida c oop erazione con la musica (Franzon, 2008: 375). Per definizione, un b rano musicale si compone di tre elementi basilari: testo, musica e performance (Franzon, 2008: 376). La traduzione diventa, quindi, la creazione di una seconda versione di un brano, in cui gli elementi essenziali di musica, testo e performance vengono riprodotti nella lingua di arrivo, pur tenendo conto di eventuali mancanze date da un processo di per sé imperfetto (Franzon, 2008: 376). Sulla base di questa definizione, Franzon (2008: 376-377) individua cinque possibili modalità d i traduzione: • non tradurre il brano • tradurre il testo senza tener conto della musica • scrivere sulla musi ca or iginale un nuovo testo che non abbia alcuna relazione semantica con il testo di partenza • tradurre il testo e adattare la musica in una sort a di nuovo processo compositivo • adattare l a traduzione alla musica originale. La prima modalità, nonostante non implichi una vera e propria traduzione, viene comunque definita da Holz-M än ttäri (1984: 17- 29) un’azione traduttiva, p oiché implica un’azione decisionale da parte del/la tr aduttore /traduttrice. La sc elta di non tradurre una canzone potrebbe derivare dalla margin alità che il testo ricopre nel contesto di utilizzo (musica di sottof ondo), o piuttost o dalla volont à di conservarne l’autenticità (Fra n zon, 2008: 378). Con la seconda e terza modalit à, invece, viene data priorità rispe tt ivamente al testo, spesso in traduzioni non cantabili che si concentrano sul senso, e alla musica, ricorre ndo a un testo sost itutivo (Franz on, 2008: 3 80- 381). Nonostante l’uso di un testo sostitutivo non implichi una traduzione in senso linguistico, viene ritenuta comunque un’azione traduttiva, poiché avvien e uno scambio di materiale musico -verbale tra lingue e culture (Franzon, 2008: 380). Il testo origi nale, infatti, potrebbe influenzare la percezione che il/la traduttore/traduttrice ha della melodia, portando il nuovo testo verso una direzione narrativa si mile a quella originale. Allo stesso tempo, Franzon (2008: 380) 58 afferma che ogni qualvolta un testo sost itutivo permette a una canzone, in quanto artefatto culturale, di oltrepassare i propri confini linguistici, ci si trova di fronte a un’evidente azione tra dutt iva. La quarta modalità, che prevede la modific a della melodia in base alle nec essità traduttive, può essere ad ottata a pa tto che il/la tra dutt ore/tra dutt rice ne abbia potere, in base all’a c cordo sti pulato con il committente (Franzon, 2008: 384 -385). Si tratta comunque di un’opzion e diffusa m aggiormente nella musica canonica, e che spesso prevede l’uso di melisma e note aggiuntive che, non modi fica ndo il ritmo e la struttura compositiva, risultano quasi imperce tt ibili (Fra n zon, 2008: 384). L’ultima modalità è anche la tipologia più diffusa di singable trans lation , e prevede un a traduzione s emanticamente vicina al testo di partenza e adattata alla struttura melodica originale. Questa traduzione viene richi esta soprattutto per poterla ese guire in performa n ce live. Per qu esta ragione, mentre il contenuto viene adatta to alla lingua di arrivo attr ave rso omissio ni, pa rafrasi o inserimento di nuovi conce tt i, è importa nte anche adattarne il registro e lo stile linguistico, l’impatto emotivo e l’effic acia interpretativa (Franzon, 2008: 386-389). Seppur diverse dal punto di vista teorico, le ultime tre modalità permettono la creazione di una singabl e translation , e vengono perc iò spesso sovrapposte durante il processo traduttivo. I n presenza di un a traduzione così vincolata si deve inf atti ricorrere a strategie diversificate che perme tt ano in ultima istanza di «c reare un brano cantabile in cui venga no riprodotti qu anto più possi bile il senso e l’impatto emotivo prodotti dal brano originale» (Reynolds, 1964: 6). Con una singable translation , ci sono determinati aspetti musico-testuali che , secondo Franzon (2008: 389-390), devono essere pr esi in considerazione in misura maggiore. I n una canzon e, il testo è inevitabilm en te influe nzato dal modo in cui la musica si muove con lui in simultanea. È dunque im portante ch e il testo a bbia con la musica una corrispondenza pr osodica, poetica e semantico -riflessiva (Franzon, 2008: 390) ( Tabella 2 ). Un testo cantabile raggiunge quando rispetta che si riflette nel te sto attraverso 1. una corrispondenza prosodica la melodia : la notazione musicale, creando un testo comprensibile che risulti naturale qua ndo cantato numero di sillabe; ritmo; intonazione, acce nti; fonemi fac il i da cantare 59 2. una corrispondenza poetica la struttura musicale : la musica eseguita in performa n ce, creando un testo che attiri l’atte nzione del pubblico e risulti poetico rime; divisione in strofe/ritornelli/sezioni; parallelismi e contra sti ; posizionamento di parole chiave 3. una corrispondenza semantico-riflessiva l’espressione musicale : la musica che trasmette un messaggio, creando un testo che riflette o racc ont a ciò che la musica “ dice ” storia raccontata, stato d’animo espre sso, personaggi coinvolti; descrizione (pittura di parole); metafora Tabella 2 : Ri percussioni funzionali delle corrispondenze tra testo e musica Fonte: Franzon, J. (2008). Singability in Print, Subtitles and Sung Per fo rmance. In Susam -Serajeva, S. (Ed.) (2008). The Translator, Special Issue: Translation and music (pp. 3 7 3 -399 ). University of Edimburg, Scotla nd: St. Jerome Publishing La prima tipologia di corrispondenza coinvolge elementi di prosodia della lingua parlata quali il ritmo, gli accenti e l’intonazione, che in musica assumono una forma stilistica più controllata ( Fra n zon, 2008: 390). La singability si basa in questo caso sull a facilità di vocalizzazione di consonanti e vocali, processo paragonato da Apter (1985) al tentativo di non porre un “fardello pesante” sulle note de ll a musica . È quind i la musica a guidare la p rosodia del testo, influenzandone le scelte stilisti che e arr icchendolo di ulteriore valore semantico (F ranzon, 2008: 390-391). La corrispondenz a poetica è legata alla struttura armonica d el brano. L’abbinamento di frasi melodiche concordi e contrastanti, così come l’uso di progre ssi oni armoniche or a rassicuranti e ora spiazzanti, catturano e mantengono alta l’attenzione dell’ascoltatore . Allo stesso modo, il testo può catturare l’ attenzione dell’ascoltatore attraverso l ’uso di figur e retoriche e stili stiche, climax, contrasti, fonemi eufonici o ripetuti (Fra n zon, 2008: 390-391). La cor rispondenza semanti co-riflessiva si rispe cchia fa cilmente nella t ecnica della pit tura di parole ( word painting ), e consiste nella cor rispondenz a tra il messaggio trasmesso dal testo e l’atmosfe ra creata dalla musica, in quell’amalgama di significanz a che Lenzi (2017) definiva madr igalism o (Franz on , 2008: 391). Le tre corrispondenze individuate da Franzon (2008) vengono da egli stesso definite layers of singability (livelli di cantabilità), poiché costitui scono criteri da perseguire in base al singolo caso di traduzione. La corrispondenza prosodica viene 60 definita, al tempo stesso, il requisito fondamentale della singabil ity , poiché la sua assenza comportere bbe la vera e propria im possibilità di cantare il testo (Fra nzon, 2008: 391). Il/la traduttore/traduttrice può quindi decidere di perse guir e solo alcune delle corrispondenze all’interno della propria traduzione cant abile, pur tenendo conto che, perché sia cantabile, è fondamentale raggiungere tanto una co rrispondenza prosodic a quanto poetica, rendendo quella semantico-ri flessiva maggiormente sacrificabile (Franzon, 2008: 391). La singability , per lo studioso, rimane un concetto ambiguo, poiché perseguibile con diverse strategie e su diversi livelli in base al brano co involto e alle strategie adottate dal/dalla singolo/a tra dutt ore/traduttrice (Franzon, 2008: 397). 1.5.9 Le microstrate gie di Schjoldager, Gottlieb e Klitgard e l’analisi di Aminoraya e Amirian I l Pentathlon Principle di Peter Low è uno degli approcci teorici più importanti tra gli studi traduttivi sulla singable translat ion . Per questa ragione, molti studi successivi hanno appoggiato e ampliato la visione proposta dallo studioso, entrando nei dettagli delle specifiche strategie utili ai fini della traduzione cantabile. In S chjoldager et al. (2008), in particolar modo, si propone un modello te orico basato su due macrostra t egie e dodici microstra te gie, comprensive di tut te le tecniche applicabili alla traduzione cantabile di un bra no musicale. Le macrostrategie fanno rifer imento all’a ppro ccio alla tr aduz ione, che può essere source-oriented , quindi fedele al testo di origine, o target-oriented , con un approc cio più libero (Schjoldager et al. 2008: 89). A ogni macrostrategia corrispondono determinate microstrategie, c he consi stono nelle specifiche tecniche traduttive applicate a parole e versi (Schjoldager et al. 2008: 89). Le dodici mi crostrategie ( Tabella 3 ) sono perfettamente ricondu cibili a un o dei due macroapprocci: direct transfer , calque , direct translat ion e ob li qu e translation vengono usati maggiormente in una traduzione source-oriented , mentr e explicitation , paraphrase , condensation , adaptation , addit ion , substitution , deletion e permutation si applicano nelle traduzioni target-oriented (Aminoroa ya & Amirian, 2016: 53). Microstrate gia Definizione Direct transfer Nessuna traduzione Calque Calco della struttura originale Direct translation Traduzione lettera le Oblique translation Traduzione del senso Explicitation Esplicitazione di un’informazione implicita 61 Paraphrase Traduzione modera tame nte libera Condensation Traduzione breve di un concetto più lungo Adaptation Ricreare lo stile o l’effetto dell’unità di significa to origi nale Addition Aggiungere un’informaz i one Substitution Cambio del significato Deletion Omissione di un’unità di significato Permutation T raduzione di un’unità di significato in un punto diverso del testo Tabella 3 : L e Micr o strategie di Schjoldager et al. Fonte: Aminoroaya, Shiva & Zahra, Amirian ( 2 016). Investigating the Translation of S o ngs in Persian Dubbed Animated Movies. In SKASE Journal of Translation and Interpretation, Vo l . 10, n° 2 (p. 54) Anche se studiate in relazione al doppiaggio di film animati, è molto interessante anche in altri contesti l’analisi dell’uso delle microstrategie effettuata da Aminoraya & Amirian (2016: 54- 55). In base all’analisi la traduzione diretta ( direct translation ) è quella più uti lizza ta, ma viene immediatamente seguita dall’adattamento, che pe rmette di risolvere eventuali probl emi legati a conce tti cult uralmente diffi cili e, allo stesso tempo, riproporre gli schemi rimici originali (Aminoraya & Amirian, 2016: 54 -55) . La deletion , terza strategia in ordine di utilizzo, permette di risolvere questioni legate a un eccessivo numero di sil labe, o alla ridondanza d el testo una volta tradotto (Aminoraya & Amirian, 2016: 57). Oblique translation ed explicitation permettono invece di rendere il significato del testo originale più c hiaro, nel caso in cui la traduzione lo renda meno int ellegibile, mentre la condensation e la paraphrase permettono di risolvere problemi di limiti temporali e ritmici, utili zza ndo rispettivamente iperonimi e riformulazioni di versi (Aminoraya & Amiria n, 2016: 58-59). La permutation viene adottata principalmente per risolvere questioni stili stiche e linguistiche, mentre l’ addition è usata per la creazione di rime, nei casi in cui una t raduz ione dir etta non per mette la corrispondenza nello schema rimico (Aminoraya & Amirian, 2016: 60). Fuori da queste microstrategie, ma altrettanto importante, è l’uso del melisma, ovvero l’allungamento di una sillaba su più di una nota per pre servarne la lunghezza originale (Aminoraya & Amirian, 2016: 61) 19 . 19 Le studiose, inoltre, individuano, sulla b ase della lo ro analisi, le diverse competen ze ch e u n /una tradutto re/traduttrice di canzoni d eve svilupp are p er g arantire la buon a riuscita d el suo lavoro : alto livello di competenza linguistica nelle d ue lingue di lavoro , in particolare del vocabolario, c on oscenze nell’ ambito 62 1.5.10 La traduzione omofonica Una strategia t raduttiva piuttosto discussa ma spesso utilizzata nelle singable translation è quella definita da Hilson (2013: 95) traduzione omofonica, ovv ero la tecnica traduttiva che non prende in considerazione il senso del testo di partenza, ma il suono delle parole utilizzate, che si trasformano nel loro “ equivalente sonoro ” nel testo di arr ivo. Trasferire alla lingua di arrivo le caratteristiche fonetiche, piuttost o che quelle semantiche, è una prati ca considerata da mol ti traduttori inac cettabile, i llegittima e fondamentalmente sospett a (Hilson, 2013: 96). Tra questi, Lawrence V enuti (1995), secondo il quale in questo caso la traduzione è utile solo ai fini della tr asparenz a, ovvero come strumento di aiuto a chi n on è in gra do di negoziare un’altra l ingua . Tuttavia, la traduzione omofonic a fa de ll ’inac cu ratezza seman tica e della mancanza di t rasparenz a la sua vera essenza, mettendo da parte la parola e la sua significanza, di fatto considerate essenziali in materia traduttiva (Hilson, 2013: 96). Il c ompito del/la traduttore/traduttrice che traduce per omofonia è guardare la parola, e non attraverso di essa (Silliman, 1989: 10), dando importanza alla materia che trasporta i l contenuto invece che a quest’ultimo. Una traduzion e omofonica può e ssere utile in diversi contesti quando si tratta di singable translation : testi sos ti tutivi, brani musicocentric i o singoli versi in cui la sonorità viene considerata più importa nt e del significato ai fini della traduzione c omplessiv a. 1.6 L A SINGABLE TRANSLATION: PROSPET TIVE E RIFLESSIONI TEORICHE CONCLUSIVE Come affermato a più rip rese, l a Singabl e T ranslation è un processo che im plica una serie di decisioni traduttive estremamente complesse e vincolate. Ef fettivamente, questo particolare trasferimento interlinguisti co è condizionato prevalentemente dai criteri di ritmo , cantabilità, naturalezza, rima e senso , come ben delinea to nell’approccio teorico-pratico di Peter Low (2017) e nei L ayers o f Singability di Johan Franzon (2008). Tuttavia, nell’ambito di questa analisi, si riconosce la necessità di considerar e a ltri fa tt ori traduttivo , poetico e mu sicale, e una generale p redisposizione alla scrittura creativa (Aminoraya & Amirian, 2016 : 64-65). 63 che potrebbero ampliare il ventaglio di criteri indi cati dalle teorie sopracitate. Le riflessioni teoriche che qui si delinea no sono il ris ultato della ri cerca portata avanti nella stesura di quest a parte del lavoro, che ha coinvo lto tanto i diversi aspett i della teoria musicale legata al gen ere pop, qua nto l’approfondimento degli a pprocci traduttivi esistenti. Questo capitolo si arricchisce , inoltre, degli spunti risultati da ll a p artecipazione alla tredicesima conferenza dell’ International Association for Word and Music Studies (WMA) , svoltasi a Mona co di Baviera dal 28 giugno a l 1° lugl io 2023. Le prospettive qui sistematizzate si basano su un’ana li si approf ondit a della teoria musicale riguardante la canzone, unit a a un focus specifico sul genere pop e sui suoi sott ogeneri di a ppartenen za, presente nel Capitolo 1.4 . Si dà importanz a, in q uesto se nso, ai c onc etti di ripetizione, variazione, al ra pporto sim biotico tra eleme nti musicali e testuali, ma anche alla metrica, alle rime e a ll ’influsso degli elementi extra-testuali. Si individuano quindi tre criteri princip ali: la corrispondenz a strutturale, la corrispondenza delle caratteristiche proprie del genere e l’influsso specifico dei fattori extra-testua li . Le corrispondenze in questo c aso non fanno riferimento, come in Franz on (2008: 390), alla relazione tra parole e musica, ma piuttosto al rapporto tra testo di partenza e testo di a rrivo. 1.6.1 La corrispondenza strutturale e s terna e i nterna La corrispondenza strutturale, in prima istan za , si divide in interna ed esterna , come r appresentato nella Tabella 4 . Si tratta, infatti, della struttura della c anzone, int esa sia come strofe, ritornelli, special, outro ect. (struttura esterna), sia come organizzazione della narr a zione musi co- testuale (struttura interna). L’equivalenza strutturale ester na si può ottene re rispettando l e caratteristiche proprie d i ogni tipologi a di sezion e. Prendendo come esempio il ritorne ll o, se pre sente, si può affermare che esso svolga l a funzione di fulcro concettuale ed emotivo della canzone (Miller, 2005: 230), e dovrebbe quindi esprimere al meglio e in maniera più diretta il significato del brano. Le strofe, invece, introducono il tema generale, ne tessono il filo dell’emozione e preparano al salto del ritornello (Rapetti & An astasi, 2012: 84), e possono essere, quindi, più riflessive. Pur avendo come linea guida il testo di partenza , e cercando di rimanere il più fedele possibile a e sso, proprio p er la na tura vincolata della trasposizione queste indicazioni risult ano particolarmente utili. Il/la traduttore/traduttrice, di fr onte a un testo che per natura non potrà esse re riportato in maniera l ettera le nella li ngua di arrivo, potrà, infatti, in questo 64 senso «dire quasi la stes sa cosa» (Eco, 2003), riportando la fo rza espressiva del testo originale nei modi e negli spazi adeguati del brano di arrivo, rimanendo coerente al mezzo canzone. Per un excursus completo di tutte le sezioni che compongono una canzone e delle rispettive caratterist iche, si rimanda al Para grafo 1.4.1 , che può fungere da guida su aspetti e funzioni specifiche delle princ ip ali sezioni contemplate dalla teoria musi cale . L’equivalenza struttura l e interna si c ompone, invece, di più sottocategorie, ognuna delle quali contribuisce tanto alla naturalezza quanto alla fedeltà di una singable translation . P rima tra tutte, l’organizzazione della narrazione musico -test uale. I brani cantati, in effetti, prese nt ano una precisa strutt ura interna, e la n arrazione p ortata av anti nella simbiosi musico-testuale può assumere così vari andamenti. Un brano cantato pu ò avere una na r raz ione cres ce nte, per cui sia il testo che la musica p artono quasi in sordina, leggeri, per poi diventare sempre più intensi e risolversi in un’esplosione che arriva sul finale della canzone. Al contrario, potremmo trovarci di fronte a una str uttura interna alternata, particolarmente evidente quando il brano pre sent a un a costruzione strofa- ritornello di tipo A – B – A – B. U na struttura particolarmente interessa nte è, invece, quella centrata. In ques to caso, la narrazione asce nde fino a un apice in un punto intermedio della canzone (che non corrisponde obbligatoriame nte all’esatta metà), per poi discendere nuovamente fino alla conclusione. Una struttura bipartita, invece, può presentar si come un a costruzione in paralle lo, con la canzone che s embra essere divisa in due parti, ognuna delle quali conclusa con il ritornel lo o un verso rappresentativo. La struttura appena d escritta può, inoltre, essere sp eculare, presentando ad esempio due momenti opposti della st oria raccontata , o contenere in ognuna de ll e parti ripetizioni e richiami attraverso i quali l’una rimanda continuam ente all’altra. Pur non esaurendosi qui le tipologie di strutt ure interne possibili - si potrebbe continuare sulla sci a delle ultime parlando di strutture tripartite, quadripartite e così via – si riporteranno qui degli esempi di quelle menzionate, e ss endo le più usuali e facilmente riscontra bil i. 1.6.1.1 Esempi delle diverse strutture interne nei brani musicali Una ca n zone del r epertorio pop re cent e c he p resenta una struttura crescente è Due vite , brano vincitor e del Festival di Sanremo 2023 . I l brano ini zia con due strofe piano e voce, in cui l’io n arra nt e ra cconta di una solitudi ne nel rapporto con l’altro, a volte richiamato nell’uso del “ noi ” e a volte c on un “ tu ” . La base ritmica si introduce poco pe r 65 volta, nel primo pre-ritornello e poi direttamente nella seconda strofa. Le immagini che si susseguono nella prim a part e della canzone l asciano posto a un ritornello in cui l’io narra nte si rivolge in ma niera dir etta al tu, sostenuto dalla melodia di piano forte e a rchi. Si perce pisce, quindi, una graduale asc esa tratteggiata dall’insieme de lla na rrazione testuale e dell’accompagnamento musicale. A partire dalla s econda strofa, la base ritmica incalza, il testo si fa più int enso e la base melodica più corpos a, fino a un secondo ritornello melodicamente e armonicamente pieno, cantato con più aggressività. Ma la vera “ esplosione ” si ha solamente nell’ultimo ritornello, con una leggera modifica del primo verso che permette al cantante di es eguire un acuto che sembra quasi libera torio, accompagnato dalla musica ormai forte e dispiega ta. L’ascesa raggiunge il suo apice e poi si spegne nelle ultime parole , a ccompagnate dal suono solitario del pianoforte. Una strutt ura de cisamente diver s a può essere ra vv isata nel brano Che fant astica storia è la vita , uno dei più famosi di Antonello Venditti. Nella narrazione si alternano quattro storie di pe rsone comuni che, in modi e situazioni diverse, inseg uono i propri sogni. Queste vicende so no intervallate d ai ritorne lli sempre uguali che affermano, a ogni storia, il vero significato de ll a canzone E quando penso che sia finita/È proprio allora che comincia la salita/ Che fantastica storia è la vita . L’accompagnam ento m usicale rimane uguale nelle p rime strofe e si a rricc his ce degli arc hi a ogni ritornello. Una variazione interessante è quella data dall’intermez zo strumentale a metà ca nzon e, che permette la ripetizione de l ritornello e l’inser iment o della chitarra el ettri ca per il re sto del brano, il cui suono diventa prota gonis ta nell’outro. Un brano dalla struttura centrata è, tr a gli altri, Lonely , pubblicato da Ju stin Bieber nel 2020. In questo caso il brano parte in asce sa, con solo piano e voce che saranno gli unici eleme nti preponderanti pe r tutta l a canzone. C iò che f arà la dif ferenza, in qu esto caso, sa rà il c ambio di tonalità e l’interpretaz ione, che porteranno a percepire l’ apice musicale, testuale ed emot ivo del brano proprio nella seconda strofa e nel secondo ritornello, prima di discendere nuova m ente e terminare con le sole note del piano. Un esempio, inve ce, di s truttura bipartita si r avvisa in uno dei brani più famosi e controversi di Mina Mazzini, L ’importante è finire . La canz on e si divide, infatti, in due sezioni che si ripetono ritmicamente e melodicamente, il cui ultimo verso è per e ntr ambe il titolo della canzone. All’interno del brano non si individua chiara mente un ritornello, inteso secondo la definizione di Mil ler (2005: 23 0) come quella sez ione c he viene più volte ripetuta durante la canzone. Le due sezioni sembrano, piuttost o, a ndare incontro a una sorta di cresc endo musico -testuale che si risolve nel verso finale (Simmarano, 2023: 72 brano Paracetamol (D’Erme, Martinelli & Ortiz, 2019), non sembra se ne sia tenuto particolarmente conto. L’ambiguità del verso Si ve de che hai provato qualcosina parlano/Parlano le tue pupille , chiaro riferimento alle droghe leggere, viene completamente appiattita in spagnolo, perdendone i rimandi al concetto -tabù (Simmarano, 2022b: 153 2). La seconda strofa p erde il riferimento al Duomo di Milano, che diventa la niebla d e Milán e, pur riportando il significato originale del verso, se ne perde la sfumatur a metaforica e se ne normalizza la poetica (Simmarano, 2022b: 1532). L’appiattimento di sottintesi, ambiguità, tabù, riferimenti a luoghi concreti «mi nano le particolarità d ello sti le c ompositivo di Calcutta e del gene re, che sono ci ò c he hanno portato lui e l’I t -pop al successo nazionale» (Simmarano, 2022b: 1533), rendendone il prodotto finale poco fedele e, in un certo senso, addomesti ca to alla cultura di arrivo, che non annovera a ncora un genere sim ile tra i pr opri. Questo case study dimostra, in sostanza, l’importanza di uno studio previo delle cara tteristiche testuali e na rrative proprie del genere , ai fini di conseguire una fedeltà e una naturalezza ch e vanno a l di là di quella puramente se mantica. L’uso delle rime, in ultima analisi, è certamente annove rabile t ra gli aspetti di una canz on e la cui frequenza e tipologia può dipendere dal genere musi cale di appartenenza . Ogni genere, infatti, presenta un uso ideale delle rime (si pensi al rap, per cui sono estremamente importanti), che va conosciuto, studiato e riportato in t raduzione. Individuare, inoltre, la tipologia di schemi rimici maggiormente in uso, o anche le tipologie di rime più adottate (perfette, imperfette ecc.), può essere un ult erior e ai uto al processo tra dutt ivo. Si rimanda nuovamente, per il genere trattato da questa ricerca, al Capitolo 1.4 , che oltre a contenere un exc ursus degli aspetti strutturali principali di una canzone, ne descrive per ognuno le c ara tt eristiche specifiche annovera t e nel genere pop. Si riporta, infine, una sintesi di questo secondo c riterio in Tabella 5 . 73 Nel genere pop Corrispondenza delle cara tt eristiche proprie del genere Struttura esterna del brano Rispettare la funzione che nel genere sp ecifico viene attribuita a ogni tipologia di sezione • Strofa: conce tt i legati al passato e alla riflessione; preparazione tematica verso il ritornello • Ritornello: linguaggio diretto e spesso al tempo presente • Hook (se testuale): accattivante, ripetitivo, riconoscibile e orecc hi abile • Variaz ion e (se testuale): concetti nuovi e “ di passaggio ” tra strofe e ritornello Coerenza melodico- testuale Mantenere coere nt e la relazione tra il tipo di melodia (preva lentemente maggiore, prevalente m ente minore, ecc . ) e le parole e conce tt i utilizzati Melodia preva l entemente in chiave maggiore con momenti di variazione in c hi ave minore Enfasi ritmica e metrica Utilizzare parole che enfatizz ino l a struttura ritmica tipica del genere. Far ricadere gli accenti delle parole sugli accenti metrici della melodia. Rispettare il numero di sillabe tenendo conto della sinalefe Struttura metrica e frasi strutturali quaterna rie Tempo tra i 110 e i 140 BPM che può aumentare o diminui re nel corso del brano Ostinato come schema ritmico ricorre nt e Testo e tipologia di narrazione Utilizzare parole, concetti e narrazioni prevalenti del genere Narrazione f o rtemente evocativa basata sul c onc etto di Show, don’t tell 74 Corrispondenza delle cara tt eristiche proprie del genere Densità referenziale , p revalenza di parole contenuto, e sp ressioni musicalizzanti, meta fore, similitudini, allegorie, personificazioni e altre figure retoriche Concetti chiari, struttura di microracconto, temi dal forte impatto emotivo, informa lità, strutture dialogiche e botta e risposta Rime Inserire l e rime secondo l’importanza c h e queste ricoprono nel genere Rime fondamentali per conferire memorabilità e ordine strutturale Schemi rimici prevalenti AABB oppure ABAB Rime perfette e imperfette, posizionate prevalentemente a fine verso Tabella 5 : La corrispondenza delle caratteristiche proprie del gene re. Fonte: Elaborazione personale Fonti per la colonna «Nel genere pop» : Rapetti, A. & Anastasi, G. (2012). Scrivere una c an zone. B o logna: Zanichelli; Chase, W. O. (2006). How Music REALLY Works! The Essential Handbook for Son g writers, Performe rs, an d Music Students. Vancouver: Roedy Black Publishing Inc; Miller, M. (2005). The Complete Idiot's Guide to Music C o mposition (The Com p lete Idiot's Guide) . New York: Alpha Books 1.6.3 Influsso specifico de i fattori e x tra-testuali L’ultimo criterio su cui c i si sofferme rà in queste riflessioni che concludono il presente capitolo è l’influsso specifico dei fa tt ori extra -testuali. Come già affermato da Susam-Sarajeva (2008: 1 91) e Peter Low (2017: 4 0), un brano musicale no n può essere sottoposto a traduzione senza ch e si tenga conto di tut te le varia bil i (o per meglio dire vincoli) a cui è leg ato, p rima tra tutte la finalità o skopos (Veermer, 1989: 230) della traduzione. Spesso, tutta via, l’analisi dei fattori extra -testuali e delle finalità traduttive si sofferma principalmente sulla macrostrategia da adottare (traduzione, adattamento o testo sostitutivo), relega ta a un momento preparatorio che pre ce de la tr aduzione stessa. In questa sed e, si vuol e inve ce a ffermare l’assoluta importanza dell’analisi dei fa tt ori extra - 75 testuali, che deve far parte non solo di una fase analitica preliminare alla traduzione, ma essere coinvolta dura nte ogni parte del processo. Non è un mistero, infatti, che proprio la musica sia una delle forme d’arte a presentare la maggiore i nteraz ione con narraz ion i esterne , una sorta di entità ibrida che ha bisogno di assorbire e dar forma a molteplici tipi di linguaggi e persino altre forme d’arte (Desblache, 2018: 313 -315). La canzone d iventa, quindi, il prodotto di continue influenze esterne, la rappresentazione di un mondo che è al di fuori e da cui dipende per trasmettere i suoi moltep lici signi fica ti . È chiar o, quindi , come tutti gli el ementi extra - testuali che fanno parte d el “ bagaglio ” della canzone ne eserc itino un influsso profondo, dalle tonalità emotive a lla scelta delle singole parole. Allo stesso modo de v’ess ere considerato questo influsso nella traduz ione. Molti sono gli esempi che si potrebbero menzionare a questo rigu ardo. Riprendendo le molteplici traduz ioni del brano Io si , tra gli altri, si può con statare il forte influsso che il coinvolgim ento del mondo cinematografico esercita sul b rano, essendo la canzone parte d ella colonna sonora di un film (Simmarano, 2022: 446). Le traduz ioni , in questo senso, non risentono degli influssi solament e a livello della struttura n arrativa dell a canzone, che ef fettivamente riflette i t emi e lo stile del film che accompag na, ma persino nelle scelte di singole parole e versi che richiamano la storia. Si ravvisano, infatti, riferimenti testuali alla narrazione c in ematografica, c he invece n ella versione in li ngua inglese non ci sono. L a s toria del film si riversa, ad esempio , nei versi Qua ndo impari a sopravvivere /E accetti l'i mpossibile o Quando essere invisibile/È peggio che non vivere . Ma nella variazione, in p articolare, il riferimento diventa quantomeno espli cito, poiché l a versione italiana inserisc e il titolo del film, La vi ta davanti a sé , che viene poi ripreso anche in tutte le a lt re lingue (Simmarano, 2022: 449-450). Un esempio in cui l’influsso degli elementi extra -testuali è meno esplicito ma pur sempre presente è, invece, la traduzione di L’importante è finire in spagnolo, interpretata d a M ónica N aranjo su traduzione di Josè Manuel Navarro. Il b rano tradotto, infatti, […] non rimane solamente un omaggio alla cantante italian a, ma d iventa una reinterp retazione in chiave moderna, in cu i si mescolano tanto i v alori personali e sociali di Mónica Nar anjo, quan to la generale riscrittura di qu ell’irriverenza originale che accomuna Mina e la Naranjo (Simmarano, 2022c: 224 ). In questo caso, il testo tradotto si fa carico di nu ove significanze, date da fa tt ori extra - testuali temporali, sociali e personali: la ve rsione della cantante spagnola arriva ben 25 anni dopo l’originale, con un contesto storico -sociale notevolmente evoluto. I noltre, la 76 canzone, come tutto il disco di cui fa parte, è specchio dei valori e delle lotte sociali de ll a cantante, tr a cui emergono messaggi di inclusione e libertà per la comunità LGBTQ+ (Simmarano, 2022c: 231 ). L’influsso di questi fattori sul testo si avv erte fi n n ei più piccoli dettagli della traduzione: la trasformazione di lui in un tú , la narrazione che diventa più descrittiva, dipingendo il perc orso su un corpo chiara mente femminile senza, però, mai esplicitarlo davvero, e infine l’indecisione ch e non riguarda più l’abbandono dell’amante, ma di concedersi libertà assoluta di amar e (Simmarano, 2022c: 230 -231). In definitiva, affinché la t rasposizione interlinguistica di un testo musicale risulti realmente eff i cace, e non si rompano quei legami che per natura esistono tra una qualunque opera musicale e i linguaggi ester ni da cui attinge, è fonda menta le che i fat tori extra-testua li v engano p resi in considerazione durante ogni fas e del processo traduttivo e in ogni possibile dettaglio del bra no. 77 SECONDA PARTE LA TRAD U Z I O N E NELLA MUSIC A OC C IDE N T A LE: E XCURSUS STORICO La storia della musica è costellata di avvenimenti fondamenta li che ne h anno determinato l’evoluzione nel corso del tempo. Uno de i grandi proc essi, seppur in certo modo sotterr aneo e diluito nel tempo, consiste nel passaggio dalla tradizione orale alla tradizione scritta. La pos sibilità di tramandare in forma scritta l a musica, infatti, non è sempre stata di prioritaria importanza, ed è attestata solo in occasioni sporadiche almeno fino al IX secolo (Carrozzo & Cimagalli, 2008: 11). Carrozz o & Cimagalli (2008: 11-12) individuano i tre principali periodi storici in cui la notazione scritta viene adottata in musica : la Grecia classica , il IX s ecolo, con la nascita della musica liturgica, e il X III-XIV s ecolo, in cui si verifica la dif fusione della musica profa na. Nell’antica Gr ecia, p eriodo in cui il mondo musicale vede le sue origini, si può ravvisare il primo sistema di notazione basato sull e lettere dell’alfabeto. Tu ttavia, il fine non è quello di conserva re e tr amandare ai posteri la produzione musicale, che vien e infatti considerata un ben e di consumo effimero (Carrozzo & Cimagalli, 2008: 12). I cir ca quaranta fra mm enti 20 ritrovati hanno una più pratic a finalità mnemonica (probabilmente a uso degli attori tragici e musicisti professionisti) e, a volte, anche teori ca (Carrozzo & Cimagalli, 2008). Nelle sue manifestazioni arcaiche, infatti, la musi ca non sembra aver e esigenze estetiche o c ult urali, quanto piuttosto funzionali alla vita sociale della comunità (riti magici e re li giosi, necessità comunicative ecc.) (Surian, 2006: 23). L’epoca carolingia (IX secolo) è invece la culla della scrittura neumatica, sistema di notazione storicamente antecedente a quello attuale. In questo caso, le intenzioni rispecchiano la necessità di trasmettere in maniera esatta e immutata il repertor io gregoriano nei sec oli a venire. I l sistema di notazione diventa, in que sto senso, un supporto a cui il canto liturgico si appoggia, e di cui le successive rielaborazioni non potranno più fare a meno (Carr oz zo & Cimagalli, 2008: 12) 20 I frammenti ritrovati sono perlopiù righe dell’Ifigenia in Aulide e dell’Oreste d i E uripide, rip ortate su papiro , m a an che d i In ni ad Apollo e dell’Epitaffio d i Sicilo, scolpite su pietra (Carrozzo & Cimagalli, 2008: 20). 78 Le liriche profane, al cont rario del ca nto gregoriano, trovano nell’estemporaneità e nell’improvvisazione la loro vera essenza, accompagnando le versioni “originali” a varianti che s anno adattarsi al gusto di ogni pubblico o dell’ esecutore. Tuttavia, canzonieri come quelli dei trovatori sono giunti ugualmente fino a noi, p robabilmente grazie alla funzione mn emonica che ricoprono nelle esibizioni dell’epoca (Carrozzo & Cimagalli, 2008: 12). I noltre, diversi codici vengono compilati a un secolo di dist anza su splendide pergamene, grazie alla volontà dei committenti principeschi che vogliono dotarsi di un bagaglio musicale cospic uo, con lo scopo di aff ermare il loro status aristocratic o (Carrozzo & Cim agalli, 2008: 12). Proprio la mancanza di notazione scritta e di documenti teorici risalenti ad epoche più antic he, sia e ssa determinata da lla visi one effimera della materia , dalla tradizione prettamente orale di specifiche culture o dalla perdita di materiale, è la causa del fatto che siano st ati tramandati fino ai giorni nostri solo pochi esempi antichi, con conseguenti difficoltà nel la documentazione in materia musicale. Allo stesso modo, è solo a partire dal X I X secolo che si consolida un a vera e propria operazione di recupero della musica di epoche anteriori, insieme a lla scrittura d i biografie e edizioni criti che, indagini sulle fonti musicali, e persino sull’ambiente sociale e culturale intorno a determinati fenomeni musicali (Surian, 2006: 8). Alla luce di queste premesse, non è difficile im maginare come la traduzione, fin dagli albori della storia della musica, possa aver avuto un ruolo importante . Nell’ipotesi di Untersteiner (1916: 10), infatti, già nell’antichità il canto era indissolubilmente legato alla parola. Allo stesso modo, nel suo saggio del 1781 sull’origine delle lingue, Jean - Jacques Rousseau riconosce l’origine comune di musica e linguaggio com e «espressioni parallele che comunicano le passioni i sentimenti, le emozioni che agitano l’uomo » (Surian, 2006: 22). Anche in questo caso, la nascita della musica coincide con quella del canto, che a sua volta è «una intensificazione espressiva del linguaggio par lato» (Surian, 2006: 22). È verosimile, dunque, che le evoluzioni della pratica musicale, così come le varie diffusioni e conta minazioni, siano passate attraverso un processo traduttivo, in primo luogo intra ed interlinguistico, e spesso anche interse mioti co. Tuttavia, le prove t angibili di un legame tra traduzione e musica si posizion ano sulla linea del tempo solo dove i fautori di musica, i teorici e i cultori han no iniziato ad adottare assiduam ente una tradizione sc ritta. Le testimonianze che pervadono la letteratura della mate ria mostrano, in effe tt i, come la traduzione non abbia influito sulla sua storia solo in manier a diretta, ma anche attra v erso la trasposi zione in u n’altra li ngua 79 di parole e testi che accompagnano la musica. Si ravvisa, inoltre, una c e rta influenza collatera le, g razie alla traduzione di scritti teorici, materiale letterario e culturale, che in questo modo sono riusciti a raggiungere l’immaginario di musicisti e teorici in luoghi ed epoche diverse. Attraverso questa analisi si tenterà di of frire un contributo in una prospe ttiva particolare della stori a della musi ca occidentale, identificando tutti i momenti in cui gli eventi musicali, e di cons eguenza culturali, si sono incontrati con la pratica traduttiva. Pur toccando dive rsi secoli e civiltà, si entrerà nel vivo dell’analisi con l’o pera e la su a traduzione, poiché essa fornisce utili spunti di riflessioni, oltre che concetti e modalità che rappresentano il preambolo della modern a traduzione della m usica vocale. L’excursus si aprirà, nella parte suc cessiva, a un approfondimento sul legame esistente tra la tradizione musi ca le italiana e il panorama spagnolo, per gettare le basi di un’a nalisi traduttiva moderna e contemporane a. 2.1 TRA TRADIZIONE SCRITTA E ORALE: ORIGINI DEL LEGAME TRA TRADUZIONE E MUSICA 2.1.1 Dalle testimonianze arcaiche alla Grec ia antica: tr adu zioni e siste m atizzaz ion i A differenza della preistoria, epoca per la quale l’uso della musica è legato ai bisogni primari dell’esistenza, nell’età antica l’organizzazione soci ale più matura si rispecchia nella produzi one della musica. Quest ’ultima , infatti, comincia non solo ad essere sis tematizzata, s eppur in maniera sommaria, ma a diventare anche oggetto di leggi del calcolo, della logica e della misura, così come di vere e proprie speculaz ioni astrologiche e mistiche (S urian, 2006: 31). Come già osserva to, nell’antichità non ci sono tracce di notazione scritta per le produzioni musi ca li . Tuttavia, molte notizie posso no essere ricavate da oggetti quoti diani quali vasi e pietre, o da reperti di vari strumenti anticamente in uso, che dimostrano l’importanza del canto e dell’esecuzione strumentale nelle va rie a tt ività sociali. Questi reperti permettono non solo di attestare le diverse prat iche in uso, o il ruolo sociale dei musicisti, ma anche di rintracc ia re influenze e com mistioni reciproche tra i diversi popoli nell’ambito musicale (Surian, 2006: 31). 80 È alla civiltà cinese, in effetti, che risalgono le pi ù antiche tradizioni musicali, attestate, secondo la mitologia, dal 2697 a.C. in poi (Surian, 2006: 33). Untersteiner (1916: 10) a fferma che la culla dell’arte musicale ri siede proprio in Asia, dov e si ritrovano le origini di tutta la cult ura uman a. Tuttavia, le prime testimonianze archeologiche si collocano dal 2000 a.C. i n poi, e solo dal III secolo a.C. si svilupperà una tradizione scritta impregnata di riferimenti diretti ad oggetti o eventi musicali. Le prime t eorie sulla materia musicale 21 , formulate già a partir e dal II secolo a.C. vengono sistematizzate nel Li -ki (Libro dei riti), tradizionalmente attribuit o a Confucio. I fond amenti acustici, invece, vengono posti da Leu Pu-wei a pa rtire dal II I sec., senza p erò mai giungere a un temperamento e qu abile 22 identico a quello occidentale (Surian, 2006: 33-34) Ma è con la civiltà ebraica che si ravvisano le prime prove tangibili dell’influenza d el proc esso traduttivo nell’evoluzione della materia musicale . Tra le più antiche manif estaz ioni musicali del popolo ci sono, infatti, musiche cerimoniali e grandiosi complessi vocali e strumentali , riconducibili al periodo d i massim o splendore , ma anche S almi dal testo commuovente, tra cui il famoso S almo 137 ( S uper Flumina Babylonis ), fr utto invece degli anni della cosiddetta “cattività” babilonese ( Surian, 2006 : 38). Ciò c h e è arrivato ai giorni nostri di questo pa norama multi forme non l o dobbiamo a trattati musicali o melodie notate, che rimangono ascritte ad una tradizione totalmente orale, bensì alla più grande manifestazione culturale del popolo ebraico: la Bibbia 23 (Surian, 2006: 37). Il canto dei Salmi, che dalla tr adizione musicale eb raica entrerà a far parte della prima liturgia cristiana, si b aserà principalmente sul Vulgate , la traduzione in latino della B ibbia più influente almeno fino alla Riforma P rotestante ( Gorlée, 2005: 21). Il ruolo d ella traduzione nel canto delle liriche religiose non si esaurisce, tut tavia, con il latino. Il canto dei Salmi si rivela una pratica fondamentale del repertorio gregoriano (Suri an, 2006 : 40), le cui liriche verranno ritradotte in epoche successive in inglese, francese, olandese, ungherese e tutte le lingue del mondo occidentale (G orlée, 2005: 22). Le traduzioni, in questi casi specifici, verra nno realizzate tenendo conto dei 21 Come tutte le civiltà asiatiche e mediter ranee antiche, anche quella cinese ind ividua l’origine della musica nella mag ia e nella divinità, associan dola all’o rdine degli astri e dell’u niverso ( Surian, 2006: 33 ). 22 Con temp erament o equabile si fa riferimento a «qu ello speciale sistema di acco rdatura che, elim inando ogni diff erenza, riduce a soli 12 i suon i del sistema m us icale moder no, che è appunto un sistema praticamen te temperato » (Giraldi, 19 37). 23 Le liriche religiose della Bibbia costituiscono un ricco repertorio n on solo p er tutto il mondo cristiano, ma anch e per intere g enerazioni di co mpositori occidentali, che ispirano num erose compo sizioni agli episodi b iblici (Surian , 2006: 37-38). 81 criteri musicali a cui devono adattarsi, costituendo un chiaro esempio di singable translation . Alla luce di queste premesse, non possiamo che convenire c on S urian (2006 : 40), che individua in questo passaggio culturale e li nguistico « l’anello che congiunge la musica dell’Oriente antico con quella del Medioe vo, e una delle pr emesse fondamentali della musica occ id entale». La civiltà mesopotamic a avrà un ruolo altrettanto fondamentale per l’evolu zione della materia musi cale. Insieme al popolo egizian o 24 , è infatti una d elle civiltà che più si cara tt erizza pe r la sua natura multiculturale. Fino al 2200 a.C. i Sumeri rimangono il primo e unico popolo a stabilirsi nelle zone meridionali della Mesopotamia , per poi cedere il passo alla dominazione dei Babilonesi di origine semita (2000-1000 a.C.) e ancora agli Assiri, che impongono il loro dominio fino al VII secolo (Surian, 2006: 35). Il popolo m esopotamico, fin dall’inizio della domi nazione sumerica, è in grado di apportare conoscenze straordinarie ai campi dell’aritmetica e dell’astronomia, applicando i c onc etti teorizz ati in agricoltura e in musica. Ciò che è arrivato di questa popolazione agli studi contemporanei sulla m usica è dovuto, in larg a parte, alla reinterpretaz ione d egli scrittori dell’antica Grecia. Più di un artefa tt o sembrerebbe dimostrare, infatti, c he il complesso sistema teori co e di notazione greco, prede c essore di qu ello attualmente in uso, deriverebbe dall’antico s istema babilonese 25 (Surian, 2006 : 35- 36). L’influenza della civiltà mesopotamica sulle teorie musicali del mo ndo occidentale è dim ostrata ancora più chiaramente dal ritrovamento, nel 1960, di una tavoletta cuneifor m e di epoca cassita (1500 a.C.) in cui si riconoscono per la prima volta una serie di termini musi cali riguardanti gli intervalli di una scala ( Lasserr e, 1988: 73). Questa prima interpretazione, ad opera di Draffkorn-Kilmer, Duchesne-Guillemin e Güterbock, mette in moto una reazione a catena p er cui ulteriori frammenti (testo 4 e testo 1) vengono ritrovati e reinterpretati come modi musicali, melo die e nomi di note 24 Per il popolo egiziano, in particolare, la musica ha un’origine divina, e si inserisce nella vita della comun ità perlopiù attraver so i cerimon iali religiosi quotidian i, in cui si fa uso di u na gran varietà di strumenti a co rda, a fiato e a percu ssione ( Surian, 2006 : 32). A partire d al XVI- XI secolo a.C., i Farao ni estendon o i confin i d el territorio egiziano verso Oriente, entrando in contatto con la cultura, in par ticolare quella musicale, della Mesopotamia. La nu ova commistione creatasi gar antisce l’apparizio ne di nuovi strumenti nel mo ndo musicale egiziano - ob oi doppi, arpa arcata e arpa angolar e – con diverse raffigu razioni a testimonian za della grande i n fluenza perp etrata dal mondo orientale ( Surian, 2 006: 32). 25 Lo stesso Pitagora, che trasmette ai suoi discepoli la teoria dei n umeri e dell’inf luenza dei movimenti astrono mici sull’u omo, passa una parte della sua gioven tù in Bab ilonia, d ove viene istru i to dai sacerdoti sull’aritmetica, la teoria della musica e altr e discipline ( Surian, 2006: 36) . 88 trasmissione dei testi sacri (Casini, 2022: 39-40). La proclamazione del testo li turgico per mezzo della musica acquisisce uno scopo tanto rituale, quanto fonico e melodico. La musica permette così al linguaggio umano di “innalzarsi” a quello di Dio , ha una capacità maggiore di r aggiungere i fe deli senza ulteriori strumenti di amplifica zione ed esplicita la musicalità intrinseca della lingua latina ( C arr o zzo & Cimagalli, 2008: 33). 2.2.1 La nascita della monodia cristiana: primi esempi di traduzione in Oriente Le testimonianze pervenute della monodia cristiana non riescono a esprimere a pieno il lungo e laborio so percorso di questa tradizione liturgica, frutto di incontri e scontri tra lingue, tradi zioni e culture di Oriente e Occidente ( Carrozzo & Cimagalli, 2008: 31). Il canto giudaico-cristiano, infatti, prende vita nelle comunità ebraiche della Palestina, convertite al cristianesimo, e si diffonde in Medio Oriente, viaggia verso l’Estremo Oriente attraverso la cultura persiana, conquis ta le Chiese di Roma e B isanzio e si eradica nell’are a d ei Balcani e della Russia (Casini, 2022: 40). Una delle prime tapp e del canto cristiano si ravvisa, secondo Casini (2022: 47), nella Siria del I V secolo, dove a ppaiono forme poetico-musicali entrate successivamente nella tradizione cristiana occidentale. T ra queste , risulta interessante menzionare una forma di inno chiamata k ontakion (contac io), il cui maggior compositore è San Romano, anche detto il melode (Casini, 2022: 47). Il contacio nasce come un se rmone in versi eseguito su una melodia, le cui circa venti strofe vengono accomunate da uno schema metrico c ostante (Broggi, 2020: 35). Questo particolare genere innico int roduce v arie innovazioni a livello metrico e stilistico: l’esecuz ion e in musica, l’intervento dell’assemblea sul ritornello, ma anche l’introduzione di una metrica acc e ntuativa e una particolare attenzione alla psicologi a dei pe rso naggi, caratteristiche che fanno del contacio un «capolavoro del mondo letterario» (Petersen, 2012: 152-153). Nonostante le origini siriache, S an Romano il m elode compone i contac i o in lingua greca, gr az ie alla competenza bilingue acquisita durante la sua permanenza a Costantinopoli. Tuttavia, secondo ciò che afferma Mulard (2011: 7-12 ), l’autore non può essere d efinito un siriano assorbito dalla cultura greca, b ensì un poeta siriano a Costantinopoli. I contenuti biblici e patristici di Romano, infatti, sono le dirette traduzioni musicate di fonti siriache. Peterson (2012: 156-157) riconosce al rispetto delle dirette citazioni del Diatessaron fatte da Efrem il Siro, ma anche fr ammenti della P eshitta e della 89 Vetus Syra . I parallelismi incontrati, che dimostrano una traduzione eseguita dallo stesso San Romano, riguardano tanto la forma in cui gli episodi vengono raccontati, quanto le figure retoriche utili zz ate e l’uso morfosintattico della li ngua, che tradiscono una provenienza chiaramente semitica d ei versi (Peterson, 2012: 157-158 ). Citeremo, a riprova dell’avvenuto processo traduttivo, uno de gli esempi riportati da Peterson ( Figura 5 ) in cui l’autore riscontra ben sette «punti di equivalenza» (Peterson, 2012: 158) tra il Commentario biblico di Efrem il Siro e il Quinto Inno alla Re surrezione di S an Romano. L’ere dit à di R omano il melode si ravvisa fin da subito in Oriente, dove il kontakion natalizio rima ne tra i più famosi ed eseguiti fino al secolo XII e oltre (Casini, 2022: 47). L’Occidente, invece, dev e a Romano il culto della Madonna come madre protettrice, che dalla predicazione artistica del melode raggiunge la cristianità antica e Figura 5: Parallelismi tra il Co m menta rio biblico di Efre m i l Siro (XXI.10) e il Quinto Inno alla Resurrezione (XLIV.5) di San Romano Fonte: Petersen, W. L. (2012). The Diatessaron and Ephrem of Syrus as Source s of Ro m a nos t h e Melodist. In J. Krans & J. Verhey d en (ed.) (2012). Patristic a nd Te xt -Critical Studies, the collected Essays of William L. Peterse n (p. 15 8). Lei d en: Brill. 90 moderna 30 (Broggi, 2020: 282). Nonostante le prem esse, il canto cristi ano occidentale del IV secolo rimane pr essoché sconosciuto, pur supponendone la logica vicinanza alla liturgia ebraica e orientale (Carr o zzo & Cimagalli, 2008: 31). Fonti molto ta rdive (secoli XI -XIII) mostrano, inf atti, dei tratti caratteristici comuni tra le due tradizioni: formule melodiche dagli interv alli mol to piccoli, su cui le parole vengono intonat e in maniera “ cantillata ” , e frequen za di melismi su quasi ogni sillaba (Carrozzo & Cim aga ll i, 2008: 31; Surian, 2006: 58). Il mondo giudaico non è l’unica fonte da cui i riti cristiani antichi attingono: come si è già accennato, la nuova religione ha a mpia diffusione in tut to il bacino de l Mediterra neo, dove il greco diventa la lingua princ ipale della liturgia fino a ll a fine del I V secolo, quando gli si affianca g radualmente il lati no (Carrozzo & C imagalli, 2008: 31). Prima della “ romanizzazione ” , dunque, sono diversi i riti liturgici cristiani svil uppatisi: un esempio ne sono i l rito greco-bizantino, presente in particolar modo a Bi sanzio, il rito gallicano, praticato in Francia, e il rito mozara bic o, in uso nella penisola iberica ( Surian, 2006: 58). I ntorno al V I s ecolo, quando pre nd e il via un lento ma inesora bil e proc esso di unificazione del canto liturgico, l’Europa ecclesiastica si mostra come una scacchiera. D a un lato, la C hiesa d’occidente con la li turgia in lingua latina, dall’altro l’o riente, frammentato in li ngue diverse (siriaco, greco, ara bo, armeno ecc.) 31 (Carrozzo & Cimagalli, 2008: 37). In questo frangente, la storia della musica occidentale si lega a doppio filo a quella d el canto liturgico, riflettendone lo stesso per corso: le fasi più evolute si ritrovano in Oriente, dove i musicisti sono tecnicamente più avanzati, m a lo sviluppo decisivo rica de in Occidente, dove la musica si allontana gradua lm ente dalla liturgia e diventa arte (Casini, 2022: 40). 2.2.2 Il canto gregoriano: Inni e Salmi in traduzione Il canto gregoriano si può considera r e, nelle parole di Casini (2022: 52), «la prima grande manif estazione di creatività d ella musi ca o ccidentale ». Il fenomeno, risultato de ll a fusione tra canto romano e canto g allicano, nasce tra il I X e l’X I secolo 30 A riprova tan to dell’im portanza dell’autore, qu a n to delle influenze contigue tra Oriente e Occid ente, il Melode viene citato ed elogiato in u n frammento an onimo presente nel kontakarion di Mosca, co mposto da un autore appena posterior e al santo (Broggi, 20 20: 23) . 31 Nonostan te l’u nificazione abbia poi favorito il latino, il rito standar dizzato è an cora caratterizzato da diversi segn i lin guistici di stratificazione: le par ole amen e alleluia pro vengono, ad esempio dall’ebr aic o , mentre la preghiera Kyrie eleison (Signo re pietà) pro viene dal greco (Carrozzo & Cimagalli, 2008 : 32). 91 dalla necessità di “ romanizzare ” e unificare la lit urgia in tut to il S acro Romano I mpero (Surian, 2006: 65). Pur prendendo il nome di Papa Gregorio Magno, gli studi contemporane i esc ludon o un’a f filiazione tempor ale concreta tra il Santo e il repertorio musicale. Tuttavia, s e ne riconosce il rimando simbolico, per cui la sua figura evoca i principi di universalità e univocità della liturgia cattolica (Casini, 2022: 52). L’evoluzione del canto gregoriano e la sua successiva cristallizzazione avvengono grazie ad una serie di commistioni politiche e istituzionali che co involgono la Chiesa 32 , che portano il canto ambrosiano, il canto romano antico, il g allicano e i l mozarabico a c onfluir e n el gregoriano . L’unione di queste divers e forme m usicali dà vita a un canto piuttosto ecl ettico 33 , ma genera una perdita importante nel l’indipendenza liturgica e musicale delle tradizioni arcaiche. Le differenze principali si riscontrano, infatti, nel taglio più nobi le e composto e nella strut tura più spoglia e regolare 34 . Dal punto di vista pratico, il repert orio vocale gregoriano è un c anto a l servizio dei testi liturgici, che pr esentano funzioni connesse ai div ersi periodi della giornata 35 . Un’ulteriore cara tt eristica di spic co d el genere è la precisa ripartizione degli stili di canto nei diversi momenti della liturgia e in base al ti po di canto intonato. Quest e, insieme alle altre 32 L’alleanza tra l’Impero carolingio e la Chiesa Rom ana, infatti, d à vita ad uno scambio di ca ntori e antifon ari tra Roma e le citt à fran che, portan do alla co nstatazione delle d ifferenze esistenti tra il rito gallicano e quello vetero-r omano (Carrozzo & Cima galli, 2008: 49; Su rian, 2006: 66). Il regno di Pipino il Breve e del succ essore Car lo Ma gno permette la con solidazione dell’alleanza e favorisc e il processo di unificazio ne ecclesiastica, grazie all’imposizio ne da par te dei s ovran i ca rolingi di un ca nto liturgico ufficiale (Carrozzo & Cimagalli, 2 008: 51). L’ emanazione di atti legislativi, la promozione di precisi u si liturgici e l’ attività delle scuole contribuisco no al lento ma i n esorabile camm ino verso l’unificazio ne. Allo stesso modo, la trasmissione d el rito r omano in Fra n cia gar antisce la fioritura d ella scr ittur a musicale neumatica , complice la n ecessità di fo rnire b asi sicu re per una trasm issione senza corruzioni o manom issioni (Surian , 2006 : 66 -67). 33 Il gregoriano, in effetti, m antiene l’assetto d el canto cristiano arcaico, con una sola linea melodica intonata unitariamente da un coro o da una voce (Casini, 2022: 56). Allo stesso tempo, vengon o rispettati i tre prin cipali stili melodici già esistenti: il canto sillabico, in cui v iene intonata una nota per ogni sillaba; il canto m elismatico, in cui vengono i n tonate più note per ogni sillaba (risultan do più virtuosistico) e, infine, il canto sem isillabico, che co nsis te nella fusione tra i primi due (Casini, 2022 : 5 6). 34 L a novità p iù importante, che costituisce un ulteriore tassello della sistematizzazio ne, co nsiste nella classificazione d elle melodie i n otto su ccessioni (o mo di) di otto note ciascun o, che r imarrà immutata fin o al XVI II seco lo (Casin i, 20 22: 57; The New Gr ove, 2001: 12: 1 6). Il canto gregoriano, inoltre, pr esenta per la p rima v olta una tendenza che si affermer à successivam ente in tutta la musica occiden tal e: il rapporto di significanza tra il suono e la parola, ch e ca ratterizza le melodie d i In ni e Salmodi e creando molteplici livelli di interp retazione (Casini, 20 22: 53). 35 Le melodie e i testi si evo lvono, infatti, intorn o a due “serv izi” fondamen tali: la litu rgia delle Ore (l’Ufficio ), eseguita ad otto ore cano niche del giorno e della notte, e la liturgia dell’Eucar e stia ( il rito della Messa) ( Surian, 2006 : 67). Al l’ Ufficio ap partengono i Salmi, i Cantici, gli In ni, le Letture, le Litanie e le Orazioni, distribuiti p er og ni giorno dell’an no litur gico ( Surian, 2006: 68) . I canti della Messa, invec e, sono gli Ordinarium Missae e i Proprium Missae , anch ’essi distribu iti secondo i giorni dell’anno liturgico e le festività (Su rian, 2 006 : 69). Le sezioni della messa sono , in gen ere, im mutabili durante tutto l’anno, e rimang ono le stesse anche nel corso dei seco li: Kyrie , Glori a , Credo , Sanctus , Agnus Dei (Surian , 2006 : 69) 92 peculiarità, costituiscono la base dell’immutabilità della tradizione liturgica gregoria na , che ne ha deter mi nato la cristallizza zion e (Casini, 2022: 56). Con il canto gregoriano si sistematizza un intero repertor io che diventa così immutabile e im perituro ta nto nel tempo quanto nello spazio. In questo senso , è nece ssa rio che composizioni c ome gli Inni, che «rappresentano non soltanto un fondo di melodie molto antiche, ma anche una testim onianza mol to varia di influssi […] provenienti dall’intera area cristianizzata, in Occ id ente e sopr attutto in Oriente » (Casini, 2022: 56- 57), abbiano uno spazio limitato. Concedere libera espressione ai singoli autori, infat ti, implica il risc hio di rottura con la tradizione stabilita , o peggio, di ere sia. I Salmi, invece , costituiscono la messa i n musica di poesie p reesistenti e testi a tema bi blico, e sono presenti in quantità cospicua (ben 150) nel Salterio, il libro dei Salmi (Surian, 2006: 68). Come si è già osservato, il latino costi tui sce la lingua per antonomasia dei testi li turgici che accompagnano le melodie gregoriane. Tuttav ia, il re pe rtorio, complice la definitiva cristallizzaz ion e in un codice scritto e il grande valore artistico e culturale, è il fulcro dei più cospicui e importanti e sempi di tradu zione in a mbito musicale. Bisogna, però, fare un salto temporale notevol e per incontrare le prime testimonianze, che riguardano in particolar modo I nni e Salmi. Il t ermine Inno, pur se di origini sconosciute, è attestato per la p rima volta nell’antica Gr e cia e n ell’antica Roma per indicare una composizione creat a in onore di un Dio, quasi sempre in forma di canto di pre ghiera (Th e New Grove, 2001: 8: 838). Il Salmo, invec e, non nasce indissolubilmente legato a d una melodi a, ma costituisce , piuttosto, una poesia sacra originaria dell’antico Egitto, che si caratterizza per il tema teocentrico, la figura ret orica del merismo e il parallelismus membrorum (para llelismi sinonimici, antitetici e si ntetici). Solo in secondo luogo il termine può indicare la messa in musica di questo tipo di composizioni poetiche (The New G rove, 2001: 15: 320). Secondo il dizionario di musi ca The N ew Grove (2001: 15: 320), il ge nere salmodico appare per la prima volta nella Septuaginta , la trasposizione dell’Antico Testamento in lingua grec a, che è a sua volta la tr aduzione di un testo ebraico più antico. San Girolamo, successiv amente , avrebbe riportat o diversi Salmi della Septuaginta nel Vulgate (T he New Gr ov e, 2001: 15: 320). Si è già detto, a proposito della ci viltà e braica, che il Vulgate rappresenta la v ersione più in fluente della Bibbi a almeno fi no al 1500, e costituisce la base dei Salmi cattolici romani. Le pre messe dimostrano come i Salmi siano, fin dalla loro origine, fr utt o di un lungo processo traduttivo non privo di contaminaz ioni . La liturgia cristiana, in particolare, associa gli antichi testi salmod ici a para f rasi della 93 Bibbia, da cui deriva no i Salmi , già di per sé testi ibridi, destinati poi a d essere sottopost i ad ulteriori modi fiche, dovute alla trasposizione in altre lingue e all’adattamento in musica (Gorlée, 2005: 21). Degli Inni conosciamo, invece, un repertorio, per quanto possibile, persino più ricco e variato. Oltre agli Inni più famosi, inf atti, durante il Medioevo ne vengono composti molti altri minori in occasione delle feste o dell’Ufficio. Melodie ricorrenti vengono utilizzate per comporre nuovi testi metricamente compatibili, e , allo stesso modo, testi di I nni esistenti vengono riproposti con nuove melodie (Th e New Grove, 2001: 8: 838). Proprio durante il Medio evo comincia l’interesse per la questione t raduttiva, da cui emergono posizioni antitetiche. La traduzione della parola di Dio viene vist a, infatti, da un lato, come un allontanamento dal divino, ma, dall’altro, come nece ssità creata dal bisogno di interpre tare e diffondere il verbo divi no (Folena, 1991: X). Vale la pena citare, in questo senso, l’abitudine ascritta alla tr adizione monodica inglese di tradurre testi di componimenti religiosi latini in inglese o, nel c aso di canzoni p rofane in lingua inglese, di “travestirle” con testi s pirituali secondo la pratica del contrafactum (Casin i, 2022: 100). Se ne riporta, tra gli altri , l’esempio del componimento Stond wel moder under rode , presente in numerosi manoscritti a partire dal 1250 ca. Il testo in inglese non è altro che l’adattamento della sequ enz a a 11 strofe Stabat iuxta Christi crucem in lingua latina, in cui viene descritto un dialogo tra la Vergine Maria e Gesù crocifisso ( The Lyrichord Early Music Series , 2022) ( Tabella 6 ). Stond wel, moder, under rode (Ed Fein, Raybin & Ziolkowski, 2014). Stabat iuxta Christi crucem (Ed. Angl è s - 1931) “Stond wel, Moder, under rode , Byholt thy sone with glade mode; Blythe moder myht thou be.” “Sone, hou shulde Y blithe stonde? Y se thin fet, Y se thin honde Nayled to the harde tre . ” “Moder, do wey thy wepinge. Y thole deth for monkynde; For my gult thole Y non.” “Sone, Y fe le the dede stounde. Stabat iuxta Christi crucem Stabat videns vite ducem Vite valefacere; Stabat mater, nec i am mater, Et quid sit eventus ater, Novo novit funere. Stabat virgo spectans crucem, Et utramque pati luce m Set plus suam, doluit. Illa stabat, hic pendebat, 94 The suert is at myn herte grounde That me byhet Symeon.” “Moder, merci! Le t m e deye For Adam out of helle beye Ant his kun that is forlore.” “Sone, what shal me to rede? My peyne pyneth me to dede; Lat me deye the byfore.” “Moder, thou rewe al of thy bern; Thou wosshe awai the blody tern. Hit doth me worse then my ded.” “Sone, hou may Y teres werne? Y se the blody stremes erne From thin herte to my fe t .” … Et que foris hic fere bat Hec intus sustinuit. Intus cruci conclava tur, Intus sui iugulator Mater agni gladio. Intus martir consecra tor, Intus tota c on crematur Amoris incendio. Modo manus, modo latus, Modo ferro pes foratus Occulis resumiter . Modo caput spinis tutum, Cuius orbis totus nutum Et sentit et sequitur. … Al di là di questa particolare tradizione inglese, un a più cospicua e ampia o pera di traduzione che coinvolgerà direttamente gli Inni latini verr à messa in atto solamente a partire d ai secoli successivi . S arà infatti la Riforma Protestante di Martin Lutero il ve ro evento cardine, decisivo sia per la storia della traduzione che per l’ evoluzione della musica. Nel suo studio sul rapporto tra musi ca e religione, Bria n Wibber ley (1934: 111) cita lo stesso Lutero, sott olineando l’importanza d ella lingua materna n el canto religioso: «i testi e le note, gli accenti, la melodia e il met odo di enunciaz ione dovrebbero essere determinati dalla lingua materna e dalla voce c he canta, altrimenti si tratta di mera imitazione». Il padre d ella riforma protestante e i suoi seguaci non solo mettono in moto un proc esso di tra duzione di Inni e Salmi latini, ma ne c ompongono persino di nuovi, pi ù semplici e accessibili nell’ascolto e nel c anto (Gorlée, 2005: 26 -27 ). A partire dalla Riforma, in tutti gli amb ienti protestanti si diffonde la tradizione de l ca nt o liturgico in lingua materna, attraverso una traduz ione moderatamente libera e spesso semplificata degli I nni già esistenti. Le canz oni, in questo sens o, si adattano alla compr ens ione della comunità religiosa, alle diverse festività e persino a delle capacità vocali pi ù nella media (Gorlée , 2005: 27). Tabella 6: Testi a fronte dei componime n ti: Stond wel, moder, under rode e Stabat iuxta Christi crucem Fonte: Fein, S., Raybin, D. B., & Ziolkowski, J. M. (2014). The complete Harley 2253 manuscript. Medieval Institute Publications, Western Michigan Unive rsity. Angl è s, H. (1931). El C  dex Mu si cal de las Huelgas ( M  sica a veus dels segles XIII-XIV). Institut d’estudis catalans: Biblioteca de Catalunya 95 Le prime tracce di traduzione nella storia degli Inni vengono individuat e da Gorlée (2005: 27) in una lettera del 1550 indiriz za t a a re Edoardo V I , in cui l’arcivescovo Thomas Cra nmer illustra i ca mbi amenti da lui applic ati nella traduzione da l latino all’ inglese di liturgie e libri di preghier a (Procter, 1961: 42): Ho tradotto in lingua inglese, per qu anto mi è stato possibile in così breve tempo, alcuni canti da usare nei giorni d i festa... Ma a m io par ere la canzone che sarà eseg uita in qu es te occasioni, non do vrebbe essere piena di note, ma […] per o gni sillaba [s i dovrebbe eseguire] un a n ota, in m odo tale che il canto possa essere distinto e devoto, come nel Mattutino – nel Venite , gli inni, Te Deum, Benedictus , Magnificat , Nun c Dimittis , e tutti i salmi e i ver setti. […] Perciò mi sono sforzato di tradurre i vers etti in inglese e metterci la nota latin a. Negli stessi a nni, altre tra duzioni e re interpretazioni nascono nell’ambiente protestante di Genova, e versioni moderne di Inni e canz oni r eligiose raggiungono il Regno Unito grazie al ritorno degli esiliati ( A Dictionary of Hymnology , 1892: 1021-1022 ). Anche i Salmi subiscono ne l tempo lo st esso proce sso di “parafrasi libera ”: la tra sposi zione in lingua, la versificazione e la messa in rima ai fini musicali modificano i Salmi originali a tal punto che, in alcuni casi, non sembra esse rci distinzione rispetto agli Inni (Gorlée, 2005: 28). Le traduzioni e parafrasi che dal 1500 in poi arricchiscono la liturgia protest ante sono il risultato di un lavoro collettivo ma a ll o stesso tempo indi v iduale - d i vari editori e coeditori, poeti, compositori e membri della comunità - che viene solo successivament e riconosciuto, unificato e approvato da varie commissioni della Chiesa Anglicana ( A Dictionary of Hymnology , 1892: 1021-1022). Il vescovo William How (1823-1897), autore di più di un a cinquantina di Inni pe r la Chiesa Anglicana, collabora già a pa rtire dal 1854 ad una collezione che negli anni conterà numerose edizioni e ben 258 Inni (Braley, 1987: 105-106). Nelle parole di Braley (1897: 106), «il contenuto [ della raccolta] rifletteva l’ esplosione di nuove produzioni e trad uzioni del de c ennio precedente », così come avviene per il resto del repertorio dell’epoca. Nel Dictionary of Hymnology (1892: 1024) si parla, in particolar modo, di una c ommissione speciale nominata dall’Assemblea della Chiesa Anglicana nel 1742. Anche in questo caso, il vescovo How p artec ipa come co -editore, allo scopo di cre a re una raccolta di tr aduzioni in versi o in metro dei passi della Bibbia (Braley, 1987: 117; A Dictionary of Hymnology , 1892: 1024). Nella collezione finale, completata ne l 1871, si cela un re pertorio di canz oni già esistenti e nuove parafrasi messe a punto dagli stessi membri della commissione, per un tot ale di 592 Inni ( A Dictionary of Hymnology , 1892: 1024). Nella prefazione ad un’edizione successiva della collezione, si pone l’accento sulla varietà del re pertorio raccolto, mettendo in luce la gra nd e presenza di I nni t radotti da altre lingue (Braley, 1987: 118). 96 • Inni tradotti dal latino dei primi cinque sec oli : 17 • Inni tradotti dal grec o: 12 • Inni tradotti dal latino del VI-XVI secolo: 30 • Inni tradotti dal latino (principalmente testi gallicani del XVII e XV III secolo): 22 • Inni tradotti dal tedesc o: 30 • Inni tradotti da altre li ngue straniere: 3 • Inni ine diti americani: 6 • Inni inglesi del XVI sec o lo: 3 • Inni inglesi del XVII secolo: 11 • Inni inglesi del XVIII secolo: 81 • Inni inglesi della prima metà del XIX secolo: 95 • Inni inglesi già pubblica t i di autori rece nti e viventi: 239 • Inni ine diti inglesi: 43 La classifi caz ione dim ostra ancora più c hia ramente la forte influ enza del processo traduttivo sul rep ertor io liturgico inglese, che si arricchisce, gr az ie all a diffusione della R iforma Protestante, anche della corposa produzione di Inni di area tedesca ( A Dictionary of Hymnology , 1892: 412). Tra gli Inni pre s enti nella collez ione e tradotti da l latino, si può riportare l’esempio di The Royal Banner is unfur led , dello stesso vescovo Willia m How e del reverendo John Ellerton, ispirata al f amoso Vexilla Regis di Venanzio F ortu nato (Bra ley, 1987: 120). Il risultato della trasposizione del ves covo fa spazio ad alcuni cambiamenti di tipo contenutistico, applicati per rendere il testo più adatto ad un a congregazione del XIX secolo (Bral ey, 1987: 120), ma lascia co munque ravvisare l’evidente processo traduttivo messo in atto ( Tabella 7 ). Vexilla Regis – Vena n zio Fortunato (600) The Royal banner is unfurled – William Walsham How, John Ellerton (1864) 1 Vexìlla Regis pròdeunt; Fulget Crucis mistèrium, Qua vita mortem pèrtulit, Et morte vitam rèddidit. 1 The Royal banner is unfurled, And lo! the Cross is reared on high, Where on th e Saviour of the world Is stretche d in mortal agony. 97 2 Figunt cruè nti Nùminis Clavi manus, vestìgia; Redemptiònis gratia Hic immolàtur hostia. […] 3 O crux, ave, spes unica Hoc passiònis tèmpore, Piis adauge gràtiam, Reisque dele crìmina . 4 Te, summa coeli Trìnitas, Collàudet omnis spìritus: Quos per Crucis mistèrium Salvas tuère iùgiter. Amen. 2 Pierced by the spear He yielde d forth Water and Blood, a mingled tide, That so a fount of priceless worth, Might flow for sinners from His Side. 3 Lord, in Thy Cross may we disce rn Our only hope, our pa th to heaven : And O ! to Thee may sinners turn With longing eyes to be forgiven. 4 To God, the Blessed Three in One , From every soul all glory be : Grant, Lord, in us there may be won, Through Thee, the Cross's victory. Amen. Gorlée (2005: 32), nella sua analisi tr aduttiva, prende invece in esempio l’Inno per la Pentecoste Beata nobis gaudia , attribuito a San I la rio di Poitiers e datato al IV secolo. Il componimento, uno dei primi accenni della na scente tr adizione innodica latina, presenta ben dodi ci traduzioni e parafrasi in lingua inglese, di c ui cinqu e di uso comune 36 e sette meno conosciute 37 ( A Dictionary of H ymnology , 1892: 120). Du e traduzioni in particolare presentano persino la modifica della melodia dell’I nno (Go rlée, 2005: 32). Con il tempo, la produzione di traduzioni e parafrasi si fa ancora più cospicua ed eterogenea, con l’apporto delle congregazioni occidentali e orientali - ghanesi, gaeliche, sudafrica n e, gallesi, figiani, malawia ni – e delle loro influenze inte rpretative (Go rlée , 2005: 30). I l processo di traduzione dei c anti li turgici, c on gli anni sempr e più libero e parafrastico, viene dapprima rifiutato dalla Chiesa, che ne vede il potenz iale parodico e sacrilego. Successivamente, proprio per l’impos sibilità di limitare le reinterpretazioni 36 Again the circling season s tell ( W. J. Co peland, 1 848), Ha il th e joyfu l da y’s return (R. Cam pbell, 185 0), Blest jo ys for mighty wonders wrought (J.M. Nea le, 1852), Round roll the weeks our hearts to greet (W. J. Blew, 185 2), Joy! because the circling year (J. Ellerton e J.A. Ho rt, 1871). 37 The rolling yea r pursues its way (J. Dr yden, 1706), The rowling year hath no w b rought ba ck (A. J. B. Hope, 1844), Blest is our joy! The time hath co me once more (Bp. J. Williams, 184 5), Again the slowly circling yea r (E. Caswall, 1849) , Blest seaso n! which with gladness fraugh t (J. D. Cham bers, 1857), The circling yea r again (Wallace, 1874), Again amid the circling year (F. Trappes, 1865) . Tabella 7: Testi a fronte degli Inni: Vexilla Regis di Venanzio Fortunato (600) e The Royal banner is unfurled di William Walsham How e John Ellerton (1871) Fonte: Baker Morrell, T. & How, W. W . (1864). Psalms and Hymns (En larged editi o n). London: John Morgan, 10, Paternoster Row. Ramacci, E. (2005). Vexilla Regis Prodeunt. Bagnoregio : Associazione Organu m. 104 Pur avendo a disposizione pochissime delle melodie legate alle li riche, nell’analisi di Brugnolo (2004: 276 -277) si può constatare quanto il proc e sso traduttivo legato a una melodia risenta degli stessi vincoli teor izzati dagli studiosi contempora nei di singable translation : la difficoltà nel delineare il confine tra traduzione, imitazione, parafrasi o rielaborazione, ma anche lo stesso appr occ io alla trasposizione linguistica, più dinamica nel caso di Giacomo da Lentini e più fede le ne l caso di altri poeti sicili ani quali Rinaldo D’Aquino o Iac o po Mostacci 46 . È important e altresì sottolineare come le strategie traduttive individuate da Brugnolo (2004: 276) nel componimento di Giacomo da Lentini – omissione, sost ituzione, ampli amento e trasposizione – corrispondano in larga p arte alle microstrategie riport ate ne l modello teorico di Schjoldager et al. (2008), in quanto tecniche maggiormente utilizzate nell’ambito delle singable translation . Proprio in questo senso, la traduzione di testo in musica, per i poe ti della Magna C uria così come per autori e musicisti de l panora ma musicale moderno, no n è un mero esercizio di stile. I poeti siciliani, infatti, scelgono consapevolmente di tradurre i componimenti dei trovatori contemporane i e non dei più “ antichi ” con il preciso scopo di assimi larne la cultura e renderla propria, fino a superarla (Brugnolo, 200 4: 290). Il tr aduttore di testi musicali, anche in epoca medievale, non si ferma ad una steri le trasposizione, ma div enta egli stesso autore dell’opera, rend endola «operante nel nuovo contesto culturale e nella nuova lingua» (Brugnolo, 2004: 291) con creatività e fo rza innovatrice. Il viaggio linguisti co-culturale della c anz one provenzale in Italia no n si conclude, tuttavia, in te rra siciliana. Alla morte dell’imperatore F ederic o II, e con il disgregarsi del suo ambizioso progetto politico, la poesia siciliana viene trapiantata in To scana, dov e i c anzonieri subi scono un pro cesso di transcodific a zione linguistica (Campana, 2013: 45). La nuova corrente di poeti toscani (anche detti comunali) riprende in larga misura le tecnic he e i contenuti della scuola siciliana, pur adattandole ad un mutato contesto politico e soci ale (Campana, 2013: 45). La “ toscanizzazione ” dei componimenti determina il passaggio da un dialetto siciliano “ illust re ” e forteme nte provenza li zzato a una li ngua più naturale 47 : il volgare aretino nel caso d i Guittone 46 Si fa riferimento, nel caso di Rinaldo D’aquino, a Poi li piace c’avanzi s uo valore traduzione di Chantan volgra mon fin cor desco brir di Folchetto di Marsig lia e, nel caso di Iacop o Mo stacci, a Umile core e fino e amoro so , traduzione di Longa sazon ai estat vas Amo r di incerta attr ibuzione (Brugno lo, 2004). 47 L’influen za poetica p rovenzale nel nord I talia rappresen terà , ino ltre,un p rimo ed im portante p assaggio verso la n ascita del Dolce Stil Nu ovo, movimento p oetico che segner à un a svolta nel panoram a letterar io italiano (Alv ar, 1981: 66). 105 d’Arezzo, il luc che se di Bonagiunta Orbicciani, il fiorentino di Chiaro D avanzati e così via (Campana, 2013: 45). Le im itazioni della poesia provenzale pr endono piede anche in Germania a partire dal 1170 ca., appena dopo il matrimonio di Federico Barbarossa e Beatrice di Borgona 48 , diventando la princ ipale produ zione poetica del territorio fino a lla metà del XIV secolo (Alvar, 1981: 57-58). I “cantori d’amore” tedeschi, chiamati per l’appunto Minnesänger , rifl ettono nelle loro opere l’influe nza della lirica p rovenzale -francese, adottando temi di tipo amoroso, cortigiano e cavalleresc o, in cui risulta no centrali il Frauendienst (culto della donna) e le sue regole (Vignola, 1934; Carrozzo & Cimagalli, 2008: 90). Ciò che li cont raddistingue, tuttavia, è una particolare ra ffinatezza linguistica, oltre a una maggiore aspirazione ascetica dei sentimenti amorosi, che si fanno quasi eterei nella loro produzione 49 . Dal punto di vista musi cale, i componimenti vengono accompagnati da una m elodia composta dal poet a stesso, strettamente legata alla strutt ura delle strofe e con un senso tonale prossim o al moderno maggiore -minore (Vignol a, 1939). Anche in questo caso, la continua ricerca di novit à e originalità risulta fondamenta le per i poeti, che devono accompagnare le liriche con motivi mai ugua li ai precedenti 50 (Vignola, 1939). Gli esempi di traduzione presenti tra le lirich e de i Minnesänger sono spesso il risultato della cosiddetta art e del contrafactum , poiché solo alcuni degli e lementi provenza li originali vengono riportati fedelmente nelle liriche tedesc he (Wilkins, 2023: 100). Si riscontra , ad esempio, la ripresa delle stesse strutture metriche, opp ure la presenza dello stesso tema, senza soluzione di continuità. I l componimento di W alther von de r Vogelweide, il Palästinal ied , dedicato alla Cro ciata del 1228, adop era , ad esem pio, la melodia dell’ana loga composizione francese di Jaufré Rudel (Casini, 202 2: 89). D’altro canto, Oswald von Wolkenstein, definito da Wilkins (2023: 100) il grande mae stro del contrafactum , adatta diverse canzoni francesi nella sua produzione in lingua tedesca, per un numero totale di ben 17 contrafacta in tutto il suo repertorio (Lewon, 2020: 204). Tra 48 Le relazioni tra Fra ncia e Ger mania, in fatti, off rono ai poeti ted eschi div erse opp ortunità di contatto : sono loro a ricoprire spesso il ru olo di messaggeri, viaggiando in un’Europa ch e già di per sé p resenta una certa unità cu lturale (Alvar, 1981 : 59) . 49 An che le forme lirich e, pur diver sificandosi, mostrano un chiaro ca lco provenzale, in particolar e nei gener i del Lied (canzone), il Leich ( lai ) e lo Spruch ( sirventès ) (Alv ar, 1 981: 62 ; Vignola, 1939; Casini, 2022: 98). 50 Nonostante la gran parte delle melodie sia and ata perduta, la notazio ne presente su alcun i m anoscritti conserv ati a Vienn a, Colmar e Mün ster richiama co n chiarezza le poche melodie conosciute di trov ieri e trovato ri, sia n elle tenden ze estetich e ch e nella struttura melodica dall’architettura stro fica (Vignola, 19 39). 106 questi, è intere ssant e anal izza r e la lirica Par maintes fois del c ompos itore J ean Vaillant e la corrispondente versione tedesca D er Mai mit lieber zal ( Tabella 9 ). Pur modi fica ndo, in questo caso, l’intera struttura metrica, von Wolkenstein mantiene intatta non solo la storia originale di uno scontro tra uc celli, ma addirittura le onomat opee, ritenute evidentemente fonda m entali da un punto di vista melodico e poetico (Wilkins, 2023: 100 - 101). Par maintes fois – Jean V aillant (Ed. Gordon K., 1981 – 89) Der Mai mit lieber zal – Oswa ld von Wolkenstein (Ed. Klein, 1962) Par maintes fois ai owi recorde r Du rousignoul la douche melodie Mais ne se veult le c ucu ac orde r Ains veult chanter contre li par envie Cucu cucu c ucu toute sa vie Car il veult bien a son chant discorder Et portant dit li rousignoul et crie tue tu Oci, oci, oci, oci, oc i, oci, oci, Tue tue che foul cucu fideli fi, oci, oci, oci, Fideli f1, fideli fi, fide li, fideli, fi, fi, fi, Du cucu qui d amours veult parlet Je vous suppli ma tres douche a louw ette Que vous voulliés dire vostre chanson ; Que te di Dieu que te di Dieu que te di Dieu, Que t'en di Dieu que t'en di Dieu que t'en di Dieu, que t'en di Dieu Il est temps que le rousignouls dit sa chansonet Oci, oci, oci, oci, oc i, oci, oci, oci, oci, Seront qui vos vont guerroyant. Assemblez vous, pre n és la cardinette Faites c hanter la calle et le sanson ; Il est pris, pris, il est pris pris, il est pris pris, Soit mis a mort soit mis a mort soit mis a mort soit mis a mort. Or aloms seurement anj oliver nos et cullir la violette ; Ami, ami, ami, ami, ami, ami, ami, ami, ami, Toudis seray le Die u d A mours priant. Der mai mit lieber zal die erd bedecke t üb eral, pühel, eben, berg und tal. auss süssen voglin schal erklingen, singen hohen hal galander, lerchen, droschel, die nachtigal. der gauc h fleucht hinden hin nach zu grossem ungemach klainen vogelin gogelre ich. höret, wie er sprach: “cu cu, cu cu, c u cu, den zins gib mir, den wil ich han von dir, der hunger macht lunger mir den magen schir.” “Ach e llend! nu wellent sol ich?” so sprach das kla in e vich. küngel, zeisel, mais, lerch, nu komen wir singen: “oci und tu ich tu ich tu ich tu ich, oci oci oci oci oci oci, fi fideli fideli fideli fi, ci cieriri ci c i cieriri, ci ri ciwigk cidiwigk fici fici. so sang der gauch neur: “kawa wa cu cu.” Tabella 9: Testi a fronte delle liriche: Par maintes fois di Jean Vaillant e Der Mai mit lieber z a l di Oswald von Wolkenstein Fonte: Gordon K., G. (ed.) (1981 – 89). French Secular Music. Poly phonic Music of the Fourteenth Century. Vol. 18 – 19, 22. Monaco: Éditions de l'Oiseau-Lyre Wolkenstein, O. von, Klein, K. K., We iss, W., Wolf, N., & Salmen, W . (1962). Die Lieder Oswalds von Wolkenstein. Max Niemeyer 107 In questo senso, potre mm o definire i contrafacta una forma embrionale di traduzione musicocentrica con testo sostitutivo (Low, 2017: 10), in cui si adottano strategie principalmente omofoniche che danno priorità ai criteri di ritmo e ca ntabilità. Wilkins (2023: 102) sottolinea come la s celta di tradurre o sostituire un testo sia, in questo caso, quasi dovuta. Per un musi cista che apprezza una melodia di un componimento straniero costituisce, in fatti, un rischio non indiffere nt e lavorare sul testo senza comprenderne la lingua: si rischia di travisarne il significato o di non comprende rn e sfumature e accentuaz ion i (Wilkins, 2023: 102). Un’ulteriore influenza della poesia provenza l e si riscontra , poi, nella P enisola Iberica, lì dove il lascito della tradizione trobadorica non è solo letterario, ma spesso soprattutto linguistico. Gli stretti rapporti tra la Catalogna e la Provenza p ortano ad una produzione stabile e duratura di poesia in pro venza le (con trovato ri del calibro di Berenguer de Palou e G uillem de Berguedà), che influisce, tuttavia, sia s u stile, temi e formule metriche, che su lla stessa produzione in li ngua catalana, che pr ende il via molto più tardi (Alvar, 1981: 66). Anche la corte Castigliana non è esente da visite fre quenti di giullari e trovatori, che vi trovano rif ugio e protezione (Alvar, 1981: 66-67). Tuttavia, la ma ggior forza di questa influenza linguistica e culturale si riscontra i n territorio galiziano-portoghese , dove, come in Catalogna, si re gist ra una produzione poe ti ca in provenzale, mentre alcuni trovatori iniziano a comporre liriche in lingua ga liziano-po rtoghese . Pur rimanendo quest’ultima, infatti, il codice principale della lirica medieva l e nella Penisola Iberica, i canzonieri portoghesi pr esentano una forte impronta provenzale, sia nella metrica che nelle tematiche (Alvar, 1981: 68). L’esempio più conosciuto di questa forte influenza sono le Cantigas de Santa Maria , opera in galizia no-portoghese che imita i Miracles de Notre-Dame del trovatore Gautier de Coinci (Casini, 2022: 89) 51 . 2.3.3 Altri esempi di plurilinguismo nel contesto musicale medievale Al di là delle in fluenze e traduz ioni eu ropee prov enzali, di cui si è discuss o qui ampiamente, il medioevo rappresenta un mome nto storico particolarmente pregno di 51 Un ulterio re territorio in aspettatamente coinvo lto nella diffusione d ella lirica trobad orica è l’Ungh eria. Grazie, infatti, al viaggio di Peire Vid al, la tr adizione musicale dei poeti trobadorici viene accolta e im itata in lingu a m edio-neerlandese a partire dal XIII seco lo, in p articolar m odo da Giovann i I d i Brab ante (Casini, 2022 : 100). 108 produzioni multilingue, in cui il processo di composizione musicale si mescola alla traduzione in maniera spesso fluida e po co sistematizza ta. È il caso, ad esempio, del descort plurilingue del trovatore Raimbaut de Vaqueiras Eras quan vey verdeyar (1202 ca.), in c ui ognuna delle cinque stro fe vi ene s critta in una lingua diversa: italiano , francese, gua s cone e galiziano (Wilkins, 2023: 97). Un ra ro esempio, invece, di un testo e una traduzione prese ntati sim ultaneamente sulla stessa melodia è qu ello del Chant du prisonnier , datato al 1230. N ei due testi, uno francese e l’altro medio inglese, sia la struttura metrica che il senso delle parol e corrispondono in manier a quasi perfetta ( Tabell a 10 ). I testi sono, a loro volta, dei contrafacta di un componimento latino di Godfroy de S aint-Victor, il Planctus ante nescia , datato al XII sec olo (W il kins, 2023: 100). L’ope ra latina original e presenta un a struttura metrica totalme nte diversa, su cui è stato effettuato un gran lavoro di riscrittura (Wilkins, 2023: 100). Chant du prisonnier (Ed E. Dobson & F. Harrison, 1979) Francese Medio inglese Eyns ne soy ke pleynte fu, Ore, pleyn d'angusse, tressu; Trop ai mal e c ontr eyre. Sans decerte, en prisun su; Car m'aydez , tr espuissant Jesu, Duz deus e deboneyre. Ar ne kuth ich sorghe non, nu ich moot imane mi mon; Kartill, wel sor ich siche . Geltles, thol ich muchel scha me; help, God, for thi sweete name, King of hevene riche . Traduzione Un tempo non sapevo c osa significasse lamentarsi. Ora, pieno di angoscia, sudo abbondantemente; ho troppo dolore e infe li cità. Senza mer itarmelo, sono in prigione; Quindi aiutami, Gesù onnipotente, Dio dolce e caritatevole . Prima non sapevo cosa f osse la sofferenza . Ora devo esprimere il mio dolore. Pieno di preoccupazioni, devo sospira re dolorosamente. Innocente, sopporto un'immensa vergogna; aiutami, o Dio, per il tuo dolce nome, Re del Regno dei Cieli. Tabella 10: Testo e traduzione del componimento: Chant du prisonnier Fonte: Dobson, E. J., & Harrison, F. L. (1979). Medieval Englis h s o ngs. Boston, F a ber. Wilkins, N. (2023). Le plurilinguism e a u Moyen Âge dans le contex t mu sical. In Kappler, C. & Thiolier-Méjean, S. (Ed.). Le Plurilinguisme au Moyen âge: Orient - occident: De babel à la langue une (pp. 99 – 100 ). L’Harmattan 109 Un partic olare tipo di composizione che, pur appartenendo alla sfera r eligiosa, mostra una natura multilinguistica e politestuale è il mottetto (Carrozzo & Cimagalli, 2008: 113). Tra il X III e il XIV se colo, infatti, il genere a cquisisce una c erta autonomi a rispetto al contesto religi oso, trattando di temi profani di natura encomiastica, propagandistica o polemica (Wilkins, 2023: 96). La cara tte ristica più importante, tuttavia, è la sovr apposizione di voci – tenor, contratenor, motetus, duplum e triplum – che cantano simultaneamente testi in latino o fr ancese (Carr o zzo & Cimagalli, 2008: 113). Wilkins (2023: 96) definisce il mottetto « il genere bilingue per eccellenza», mentr e Carrozzo & Cimagalli (2008: 113) n e riconoscono il primato in quanto prima c ompo sizione nella storia della musi ca a permettere la molteplicità sim ultanea dei disco rsi. S olitamente, i concetti dei testi cantati in simultanea sono collegati da un fil rouge che ne unifica i contenuti: Ad esempio, un a voce descrive il giu ngere dell’au tunno, mentre l’altra parla dello sbocciare della prim avera; u na vo ce canta i pensieri dell’am ante, l’ altra q uelli dell’amata; tre voci p ossono rappresen tare tr e sorelle che par lano insieme; o ppure duplum e triplum descrivo no ambedue un innamor amento, m a una vo ce co ncluderà la sua v icenda positivamen te, l’altra no. (Carrozzo & Cimagalli, 2008: 113). Un esempio ne è il Mott etto n° 36 del Codex di Montpellier ( Tabella 11 ), in cui la voce superiore ca nta una tipica pastore ll a fra n cese, m entre la seconda voce canta le lodi alla Madonna in latino. Mottetto n° 36 del Codex di Montpellier (Ed. H. Tischler) Prima voce Seconda voce El mois d'avril, qu'iver vait departa nt Que cil oiseil rec omm encent leur c h ant, Par un matin lès un bois chevauchant M'en alai … O quam sancta, quam benigna Fulget mater Salva to ris, Laude plena vi rgo digna … Tabella 11: Testo della prima e seconda voce del Mo ttet to n° 36 de l Codex di Montpellier Fonte: Tischler, H., & Stakel, S. (1 978). Th e m o ntpellier codex. fa sc. 1 and 2. A-R Ed. Wilkins, N. (2023). Le plurilinguism e a u Moyen Âge dans le contex t mu sical. In Kappler, C. & Thiolier-Méjean, S. (Ed.), Le Plurilinguisme au Moyen âge: Orient - occident: De babel à la langue une (pp. 99 – 100). L ’H a rmattan 110 2.4 L A STAMPA E IL MADRIGALE: LA TRA DUZIONE IN MUSICA NEL RINASCIMENTO 2.4.1 La nascita della stampa musicale come motore della traduzione in musica Come già discusso nella prima parte dell’excursus, l’adozione di una tradizione scritta o orale ha un impatto c onsiderevole su lla storia de ll a musica, determinando l’andamento e la trasmissi one contemporanea e postuma di interi generi, tradizioni e componimenti. Per ques ta ragione, le particolari condizi oni estetich e, po litico-sociali, economiche e soprattutt o tecnologiche che si manifestano all’inizio del XVI secolo rappre sentano un vero p unto di svolta per l’arte musicale occidentale, c he acquisisce nuove funzioni sociali e, soprattutto, una stabilità nell’immaginario culturale dei secoli a venire (Surian, 2006: 211). Grazie, infatti, ad un rinnovato interesse delle classi sociali più abbienti per i salotti intellettuali e pe r l’idea di un proprio lascito c ult urale, il Rinascimento sarà la culla di un mecenatismo tanto ist ituzionale quanto umanistico, nell’ambito del quale nascera nno composizioni po lifoniche e monodiche, sacre e profane (Carrozzo & Cimagalli, 2003: 189). La musi ca , in questo senso, im pre gn a la vita della società sia nel pubblico che ne l privato: […] la esegu ivano per diletto negli am bienti urbani, accademici e d i corte, doveva aprire la via a n uove con oscenze ed esperienze n el campo della speculazio ne teo rica e filosofica, dovev a essere impiegata negli spettacoli scenico -teatrali, e dov eva serv ire come mez z o efficace di p ropaganda dottrinale e d i formazio ne intellettuale dell'individuo. (Surian, 2006 : 211). La diffusione del pensier o umanistico dei filosofi del mondo classico antico, inoltre, re nde inscindibile il legame concettuale tr a la m elodia e la parola, in quanto detentrici di un potere espressivo in grado di muovere gli “ aff etti ” dell’animo ( Surian, 2006: 211). Sarà fondamentale, qui, la dif fusione dei testi greci antichi attraverso le numerose traduzioni citate nel ca pit olo sulle testimonianze arcaiche. Da un punto di vista prettamente melodico, l’arte musicale del Rinascimento si cara tt erizza per la fusione tra il li nguaggio poli fonico nordico e le sonorità voca li proprie della tradizione italiana ( Surian, 2006 : 211). Le musi calità italiane saranno, infatti, ben accolte soprattutto dagli ambienti culturali francesi, che a loro volta eserc ite ranno influenza sulla produzione musicale it aliana con la polifonia franco -fiamminga. Il fitto scambio culturale tra la Fra n cia e l’Italia sarà fondamentale anche per l’evoluzione del 111 madrigale cinquecentesco, che proprio grazie all’influenza d’oltralpe sarà il genere profano predominante durante il Cinquece nto 52 (Carrozzo & Cimagalli, 2003: 190). Il particolare dinamismo che caratterizza il panorama musicale del Rinascimento è, tuttavia, il risultato di una nuova e b en più pratica circostanza: l’invenzione dell a stampa. A partire dalla seconda metà del 150 0, grazie all’ingegno di Johann von Gutenberg, la stamp a a caratteri mobili diventa gradualmente uno strumento imprescindibile per la fruizione della musica. In particolare , questo cambiamento si riversa sul supporto fisic o delle opere musicali, c he diventa più versatile e agevole per facilitarne l ’uso quotidiano ( Surian, 2006: 215). Il reper torio fr ottolistico e madrigalistico ci è infatti per venuto p ressoché totalmen te nella forma di libri-par te (ossia un fascicolo per ciascu na parte vocale) comodam e n te utilizzabili dai singoli cantori, e scritti o stampati in fascicoli di piccole di m ensioni di formato oblungo. (Su rian, 2006: 2 15-216). Il vantaggio più evidente di questo cambiamento è la grande diffusione a cui la musica stampata va incontro. Con il costo estremame nte ridotto rispetto ai codici compilati a mano e l ’incre mento de lla velocità di produzione, il mercato della stampa musicale raggiunge, ben presto, tut ta Europa, pur av endo nella città di Venezia il proprio centro nevralgico 53 (Ca rrozzo & C imagalli, 2003: 190). La stampa, così come la più ge nerale tradizione scritta, sarà a nche il motore della traduzione nel panorama mu sicale, grazie alla grande circolazione dei componimenti sia in se nso geografico che in senso temporale. A beneficiarne prin cipalmente sarà proprio il genere p er eccellenza d el Rinascimento: il madrigale. 2.4.2 Dalla frottola al madrigale La nascita d el madrigale, definito una vera e propria «officina in cui sperimentare i modi che […] condurranno all’opera in musica » ( Daolmi, 2019: 243), 52 Particolarmen te emblematico è, in q uesto senso, il gen ere della chanson parigina, svilu ppat o si nella co rte francese dei Valo is co n evidenti influssi fiorentini. La sua dif fusione in tutta la penisola contribu irà alla nascita delle p rime f orme strumentali autono me e, soprattu tt o , alla definizio ne d el mad rigale (Carro zzo & Cimagalli, 20 03: 190). 53 La città mer cantile vede fiorire durante il Rinascim ento numerose stamper ie musicali, mentre il mercato si allar ga non s o lo geog raficamente, ma an che socialmente, co involgendo u n pubb lic o p iù b orghese (Carrozzo & Cimagalli, 2 003: 190 ). Come riporta Su rian ( 2006: 216), tr a il 1550 e il 1650 vengono stampate nella città lag unare ben 4232 ed izioni musicali. Tra queste, diverse pubblicazioni codificano e fissano i reperto ri d i m usiche di div e r si auto ri che già cir colavano in preced enza in forma m anoscritta ( Sur ian, 2006 : 216) . 112 avviene in maniera graduale, attrav erso un altro tipo di composizione coltivato principalmente nelle corti del nord d’ I talia: la frottola. Il genere frottolistico è inizialmente destinato a un uso privato, poiché unisce le influenze delle ballate trecentesche a bar ze ll ette, strambotti, odi e capitoli, dando vita a canzoni convenzionalmente patet iche, umoristiche e bu ffonesche (Daolmi, 2019: 244; Biggi, 2020; Surian, 2006: 224). Tuttavia, il repertorio, reso particolarmente po polare dalle racc olt e a stampa d i gra n de tiratura per l’epoca, ris ulta al tempo stesso raffinato e rustico, in una tensione continua tra la ricerca del sublime e il richiamo della rea lt à pragmatica 54 (Biggi, 2020). Nel comp onimento, generalmente a quattro voci, si dà particolare rilievo al soprano, re ndendolo quindi adatto anc he ad un’esec u zione a una v oce sola c on accompagnamento (Panebianco, Gine prini & S eminara, 2012: 1). Dall a frottola più popolare di Marchetto C ara, Forse che si, forse che no , il genere si apre a sp erimentazioni destinate evidentemente ad evolversi nel madrigal e rinascimentale e che pr ea nnunciano , grazie alla forza drammatica dei dialoghi, il teatro in musica del secolo succe ssivo (Biggi, 2020). Il s alto vero e proprio, c he permette alla frottola di liberarsi dalle su e or igini umili, si ravvisa nell’adozione del testo petrarchesco 55 , sulla scia della canonizzazione della sua poesia lirica nelle Prose della volgar lingua di P ietro Bembo (Panebianco, Gineprini & Seminara, 2012: 1; Daolmi, 2019: 244). È proprio con le liriche petrarchesc he che si guarda, infatti, alla poesia in un’otti ca nuova . Nel suo studio, Bembo sostiene che le sonorità e il ritmo delle p arole influiscono sul significato delle stesse, modificandone o enfatizzandone il senso a s econda del loro uso (Carrozzo & C imagalli, 2003: 243- 244). Da qui, anche in musi ca comin cia ad avvertirsi l’esigenza di porre attenzione alla musicalità melodica e ritmica delle parole ch e accompagnano una melodia , e, come naturale conseguenza, ci si allontana d efinitivamente da una forma strofica fissa come quella della frottola (Carrozzo & C imagalli, 2003: 244). Non solo non c’è più spazio per un rapporto univoco t ra parola e melodia, ma si lascia indietro persin o l’impos tazione ad una sola voc e , predil igendo un’intonazione polifonica completamente voc ale (Carrozzo & Cimagalli, 2003: 244). Le strutture musicali si fanno sempre più libere, 54 Le undici racco lte principali, pubblicate d a Petrucci tra il 1504 e il 1514 , mostrano, in ef fetti, una particolar e tend e n za ai canoni petrarch eschi, con uno stile poetico -musicale semplice, ep pure fo rtemente sillabico e d eclamatorio, a d atto agli amb ienti aristocr atici di corte (Surian , 2006: 222; Biggi, 20 20). 55 Il termine “madrigale” è volto ad indicare, infatti, l’attingere ad u n passato letterario prestigioso (da non confond ere con il madr i g ale del Trecento) . Viene utilizzato per la prima volta n el 1530 sul frontespizio di una r accolta dal titolo Madrigali de diversi mu sici: Libro primo de la Serena (Daolm i, 20 19: 2 44). 113 mentre l’esigenza di elevata qualità nella poesia – tra i componimenti più musica ti si annovera no quelli di Tasso e Ariosto – non impe d isce a i musicisti di pre f erire man mano testi liberi non strofici, che permettano una messa in musica meno imbrigliata 56 (Surian , 2006: 224-225). Autori di madrigali particolarmente apprezzati per la spinta che daranno al genere sono il fiammingo Verdelot (con uno stile che si avvicina alla chanson parigina), Arcadelt e soprattutto Willaert, che esercita non poca influenz a nel panor ama musicale veneziano gr azie alla sua posizione di maestro di cappella a San Marco (D aolmi, 2019: 245; Carroz zo & Cimagalli, 2003: 245). Seguendo i loro modelli, il madrigale subirà sempre più l’influenza d el contrappunto fiammingo, in cui si pre diligerà una melodia che enfatizz i soprattutto i concetti chiave nei testi (Daolmi, 2019: 247; Carrozzo & Cimagalli, 2003: 247). Ne lle p arole di Surian (2006: 230) «i compositori impiegano con sempre maggior freque nza gl i artifizi tecnici dei cosiddetti «madrigalismi », ossia rappre sentazioni pittoriche di singole parole mediante la musica» , per cui l’unione di testo e musica in un vero e proprio a malgama di signi fica to, che caratterizza seppur in maniera diversa la musi ca contemporanea, prende il no me dello stesso genere da cui n asc e, canonizzandolo come uno dei maggiori movimenti della musica occidentale 57 . 2.4.3 Traduzioni e adattamenti nel madrigale Nonostante la gra nde f orza del genere stia, c ome affermato, nella lingua utilizzata, il madrigale ri esce comunque a trovare il suo sbocco int erna zion ale attraverso le traduzioni diffusesi in diverse r ac colte pubblicate in I nghilterra (Daolm i, 2019: 251 - 252). I l successo delle collezioni, e in particolar e di Musica T ransalpina (1588), opera di Nicholas Yonge, è il risultato di un int ere sse longevo nei confronti della musica italiana, coltivato già dall’inizio d ella seconda metà del ‘500 (Kerman, 1951: 125 -126; Einstein, 1944: 66-67). Nonostant e ciò, è proprio a Yonge che diversi studiosi (Scot t, 1975: 875; 56 Il madrigale sarà infatti detto durchkomp oniert , termine te d esco ch e sta ad ind icare u na co mposizione “aperta”, che evo lve costantemente senza soluzio ne di c o ntinuità, poich é ispirato dal contenu to dei testi poetici p iuttosto che dalla lor o forma ( Surian, 2006 : 227). 57 Lo sper imentalismo delle fasi successive del mad rigale arriverà, con il compositore Rore, alla forma cromatica , in cui l’utilizzo di ritmi rapidi e sinco pati e di no te particolarmen te veloci infittiscon o il movim ento delle voci (Surian, 2006 : 230 ; Carro zzo & Cimag alli, 2003: 247). L’ultima fase, invece, va sempre più nella direzione dell’enfasi sulla sua natura rappresentativa (Daolmi, 2019: 2 50), con i mad rigali dialogici o drammatici (Carrozzo & Cimagalli, 20 03: 250). 120 2.4.4 Traduzioni interpolate e altri esempi contemporanei e posteriori Al di là delle antologie più famose, il processo di internazionalizza zion e dei madrigali è costellato di numer osi es empi di traduzione, non tutti però pubblicati. Di particolare interesse è, in questo senso, una copia dei Madrigali a sei v o ci in un corpo ridotto (Antwerp, 1594) del già menzionato Luca Marenz io, p rese nt e nel B ritish Museum di Londra (Charteris, 1982: 277; C arpe nter, 1899: 352). Della collezione di 105 madrigali, 18 presentano, t ra il test o in italiano e il pentagramma, delle traduzioni int e rpolate in lingua ingl ese 63 ( Figura 9 ) (Altschuler & Jans en, 2003: 23). La mano contemporanea che ha interpolato le sudde tt e tra duzioni rimane, ad oggi, sconosciuta, così come lo è la fonte dei sette componimenti menzionati. Questo rimane, in ogni caso, un esempio rilevante della forte prese nza di traduzione nel processo di esportazione del genere. 63 Di queste, d ue vengon o dalla prima antolo gia d i Yonge, tre dalla seco nda, sei dalla rac colta di Watson , mentre le sette rimanenti non s o no state ritro vate in nessun’altra fon te. Figura 9: Traduzione inglese interpolata nell’antologia Mad ri g ali a se i voci in un corpo ridotto Fonte: Altschuler, E. L., & Jansen, W. ( 2 003). Musica Transalpina and Marenzio’s Interpolator: Gentlemen at Large. In The Musical Times, 144(1885) (p . 2 5) © The British Library 121 Dal canto suo, Einstein (1944) individua numerose influenze e richiami , che spesso ricadono in traduzioni non totalmente lette rali. È il caso, ad esempio, di Thomas Morley, le cui canzonette riprendono diversi modelli it aliani, ma spesso riportandone solo le tematiche o lo “spirito” (Einstein, 1944: 68 -69). Nei suoi Madrigalls to Four Voyces… the First Booke del 159 4, il richiamo più evidente si ravvisa nella tr aduzione di un madrigale pubblica to da Lassus nel 1583 (Einstein, 1944: 69): Since my tears and lamenting , False love, b reed thy contentin g, Still thus to weep for ever These fo untains shall persever, Till my h eart grief brim -filled Poi ch’il m io largo pian t o , Amor, ti piace tanto, Asciutti mai qu est’occhi no n vedrai, Fin che n on mandi fuore Ohimè, p er gli occhi il cuore Einstein (1944: 70) sottolinea c ome, nei componi menti di Morley, il mode ll o italiano sia facilmente riconoscibile a livello testuale, mentre si distanzi maggiorment e nelle for m e strofiche. John Farme r, i nvece, uno dei c ompos itori d i madrigali più appassionati al panorama musicale italiano, è affascinato, in particolare, dalla c apac it à del madrigale di fondere il signi fica to d ella pa rola con la tensione emotiva della music a (Ei nstein, 1944: 71). Il testo riportato da Einstein (1944: 71) è una traduz ione quasi letterale di Proposta e Risposta , madrigale composto da diversi mus icisti italiani (tra gli altri, Francesco Londarit e F ilippo Di Mo nte) (E inst ein, 1944: 69): Lady, my flame still burning a n d my consum ing anguish Doth g row so great that life I f ee l to languish . O let you r heart be moved To end your grief and mine, so long time proved; And q uench the heat that my chief par t so fireth, Yielding the fruit that faithful love r equireth. Sweet lord, your flame still burn ing and your continual an gu ish Cannot b e more than mine in which I languish. Nor mo re your heart is moved To end my grief and yours, so long time proved; But if I y ield, and so your flame decr easeth, I lose my love, and so our love then ceaseth. Donna, l'ardente fiamma, E la pen a e '1 tormento Crescie in me tan to che morir mi sento . Deh ven gavi desire Di por un giorno fin' al mio martire, E di smo rzar questo mio g rave ardore, Dando mi il frutto che ricerca amo re." "Signor , la vostra fiamma, 122 E la pen a e '1 tormento Non è punto maggior dl quel ch' io sento. Ne più g rand' il desire Di terminar il vostro e mio m a r tire. Ma s'egli avvien ch' io smor zo il nostro ardore, Io mi priv o d' am ant' e voi d'am ore Tuttavia, in questa traduzione quasi totalmente l etterale, si possono notare dei piccoli cambiamenti a prima vista di matrice culturale: la Signora del testo italiano è una psicologa che riporta d ei pensieri appa rtene nti alla filosofia di S tendhal, mentre il suo alter ego inglese è un a donna davv ero innamorata e consapevole delle possibili conseguenze di questo sentimento (Einstein, 1944: 71). Non sempre, tuttavia, il proc esso traduttivo garantisce la trasposizione in inglese di quella relazione fondamentale tra ciò che il testo dice e quello che la musica trasmette. È il caso di Zephirus brings the time e To former joy now turns di Michae l Cavendish, traduzioni di un sonetto di Petrarc a messo in musica da numerosi musicis ti italiani (tra cui Ferrabosco, Marenzio e Mont eve rdi) (Einstein, 1944: 73). Nel sonetto italiano, infatti, viene accentuato il contrasto tra l’ottava e l a sest ina, caratteristica che diventa fondamentale nelle versioni musicate. La traduzione di Cavendish non rispetta il menzionato contra sto, p erdendone totalmente la peculiarità 64 . Gli esempi riportati dimostra no che, nonostante ci sia un flusso di traduzioni a volte totalmente letterali, i compositori inglesi non rimangono meri im itatori, ma attingono dal panorama musicale italiano ciò che meglio si adatta alla propria cultura, riproponendolo nello stile che maggiormente si confà al mondo musicale Elisabettiano del Cinquecento (Einstein, 1944: 76). Tr a il S eice nto e il S ettec ento, invece, il madrigale vedrà diminuire la sua popolarità, arr ivando ad assumere, almeno in Inghilterra, i modi della canzonetta (O b ertello, 1949: 178). Tra gli imitatori dei sec oli succe ssivi nell’ambito del genere , trovi amo lo studioso di musica polifonica Oliphant, segretario della Madrigal Society , che propone nell’Ottocento nuove versioni tradotte di alcuni madr igali (Obertello, 1949: 178 -179). Egli stesso definisce le sue delle «mere imitazioni», adattate alla musica dei compositori originali. Le sue traduzioni, che riprendono i madrigali di Festa, Pizzoni e Ferretti, inseguono spesso le parole e i concetti, tralasciando la poetica che r ende gli orig inali 64 In questo senso, Einstein (1944: 74) ev idenzia la capacità d i Yonge e Watson di comprendere la conn essione intima che nel genere si manifesta tr a il testo e la musica, e di far penetrare, nel panorama musicale ing lese, alcuni d ei componimenti italiani p iù famosi e rap presentativi. 123 decisamente più cantabili (Oberte llo, 1949: 180 - 182). G.W. B udd, segretario di un’altra società chiamat a Western Madrigal Society , rivisita, nello stesso secolo, le traduzioni de i primi sei madrigali di Musica Transa lpi na, con l’intento di migliorarle (Obertello, 1949: 185). Il risult ato, secondo Oberte llo (1949: 185 -186) è «spersona lizzato, genera li zzato, spoetizzato» . Dive rso è il c aso di Ar kw right, studioso dell’epoc a elisabettiana, c h e riprende anch’egli cinqu e madrigali della raccolta di Yonge in un’ed izione da lui curata. Obertello (1949: 186-187), riconosce , qui, una dizi one ferma, un buon ritmo e una giusta intonazione, pur allontanandosi alle volte dal senso originale. Nel Novecento, infine, gli studiosi ce rcano di recuperare, n elle loro v ersioni, lo spirito del Rinasciment o, assorbendo le prime traduzioni per riproporle in mani era più aderente al dettato musicale e alla sensibilità degli originali . I tentativi succ essivi a quelli rinascimentali, in sostanza, pur fruendo di esperienze e s oluzioni dettate da secoli di esperienza (Obertello, 1949: 178) , non sempre si dimostrano migli ori o all’altezza dei loro predecessori. Il merito di una versione b en riuscita, inf atti, secondo Obertello (1 949: 187), non sta in una nuova tecni ca o se nsibilità ac quisita , quanto, piuttosto, nell’adere nza allo spirito (il ritmo poetico intimo, il tono e l’atmosfera) e alla forma (il tono, la misura, la cadenza verbale). Nonostante il compito fosse dei più difficili, poich é l’italiano è in certi ve rsi la li ngua più adatta alla cadenza musicale classica, le traduzioni rinascimentali sono di grande valore poetico-musicale, a volte persino maggiore d i quelle dei secoli successivi. 2.5 GLI ALBORI DE L T EATRO DELL’OPERA : TRADUZIONI IN MUSICA IN ETÀ BAROCCA 2.5.1 Primi cenni della produzione operistica Il Seicento rappresenta per la storia dell’arte e della musica un momento decisivo, un’e poca trasformatasi in un vero e propr io ideale estetico, sia per le prime manifestazioni del barocco che per la nascita dell ’opera in musica ( Daolmi, 2019: 273). Come anticipato nel ca pitolo precedente, l’opera costituisce il naturale e inevitabile prosieguo de l madrigale, propr io in virtù di quelle c orrispondenze accent uatesi tra un testo dall’importante val ore poetico e l’acc ompagnamento musicale. L a consapevolezza espressiva di attori e cantanti, infatti, costituisce la base del cosiddetto “ re ci tar cantando ” (o imitar col canto chi parla), un «modo di intona re i versi capace di sfruttare le inflessioni della voce usate dagli attori, necessari a comunicare i c ontenuti emotivi del testo » 124 (Daolmi, 2019: 277; Suria n, 2006: 282) che es ordisce alla fine del Cinquecento. La musica, che comincia ad essere scritta proprio in funzione di un testo da int erpr etare, viene detta inv ece recitativo, caratterizzandosi attraverso uno stile ch e privilegia gli accenti, le en fa si e la pro nuncia delle p arole, mentre lascia da p arte vi rtuosismi, moduli ritmici e strutture formali (Daolmi, 2019: 277). Questa strategia stilisti ca , che segue l’intero corso della stori a dell’opera, si contrappone all’aria, il canto a voce sola che recupera invece tutte le cara tteristiche virtuosisti che tralasciate dal recitativo e che si fa spazio nelle op ere lì dove l’azione si ferma ( Daolmi, 2019: 277 - 279). I l t eatro dell’opera, come emerge da questa breve pr emessa , non può essere quindi definito un semplice genere musicale, ma si compone di nuovi e svariati mezzi funzionali che lo arricchiscono e richiedono una visione d’insieme: « il libretto, la vocalità, l’ apparato orchestra l e, le forme della scenografia e della messinscena, la pantomima, la dan za , l’a rchitettur a teatrale» (Surian, 2006: 279). Le date c ruciali n ella storia dell’opera sono il 1600, con la messa in s cena dell’ Euridice di Rinuccini, e il 1637, con l’ Andromeda di Ferrari e Mannelli (Daolmi, 2019: 304). Sebbene l’ Euridi ce sia la prima opera interamente conservatasi in musica, già nel 1594 lo stesso Rinuccini ne proge tta una prima azione scenica intera me nte cantata, la favola p astorale Dafne , che viene rappresentata dapprima in un’abitazione privata e successivamente alla Corte medicea. Tuttavia, si riconosce nell’ Androme da 65 la prima opera impresariale, poiché messa in scena con un pubbli co pagante (Daolmi, 2019: 304; Surian, 2006: 283). Oltre a ll a Corte m edicea, dove nascono le già menzionate Dafne e Euridice , Mantova, R oma e Venezi a costituiscono centri di grande fermento per il teat ro dell’opera. Una menzione particolare va proprio alla co rte mantovana, sempre rileva nte nel panorama musicale italiano, non solo per la presenza di Monteverdi 66 , ma per l’int ere sse praticamente im mediato nei confronti degli esperimenti fiorentini (Daolmi, 2019: 307). 65 I sogg etti d elle prime opere, come si può ded urre, sono in prevalen za mitologici e provenienti da scr itti di Virgilio (Surian , 2 006: 285). La vera novità, infatti, rimane l’uso estensivo della declamazio ne dei dialogh i attrav erso il canto, che n asce ex nov o a Firenze e si evo lve gr adualmen te nei mag giori centri italiani. Lo svilu ppo dell’op era, in questo senso, n on avv err à attraverso una migrazione, ma p iuttosto con il ricono scimento del gen ere da parte di ogni corte e l’apporto di innovaz ioni locali (Daolm i, 201 9: 304). 66 L’ Orfeo di Mon teverdi vien e rap presentato p er la prima volta nel 1607 senza scene, a p och i spettatori riuniti in una p iccola sala. Questo p rimo esperimen to mostra, tu ttavia, la predisposizion e dell’ autore per una scrittu ra musicale fond amentalmente drammatica (Da olmi, 2019: 3 07-308). 125 Negli anni succe ssi vi saranno, invece , Roma 67 e Venezia a polari zzare le grand i innovazioni culturali e musicali del secolo. Le opere romane si caratt eriz z ano per invenzioni ed effetti scenici sempre più grandiosi, gra zie anche al lavoro d el celebre Gian Lorenzo Bernini (Surian , 2006 : 290). Anche l’apparato scenico si fa particolarmente innovativo, con l’uso di telai mobili (le quinte) che nascondono o eliminano completamente la scena fissa (Daolmi, 2019: 312-313). I libre tt i prodo tt i in questa nuova fase, in particolare dal li bre ttista Rospigliosi, risentono particolar mente d elle influenze della commedia dell’arte e del modello teatrale spagnolo, im portati dagli stessi attori, che diffondera nno sop rattutto il gusto spagnolo per un’ambientazione contempora nea (Surian, 2006: 291; Daolmi, 2019: 313). Negli stessi dece nni, a Venezia, il teatro pubbli co diventa una prerogativa, in quel sistema che viene definito impresariale 68 . Dalla prima apertura , nel 1637, sorgon o sul territorio vene zi ano ben cinque nuovi teatri destinati all’opera in mu sica (Daolmi, 2019: 315; S urian, 2006: 295). Di conseguenza, l’attività operistic a si fa imp renditoria le, con produzioni annuali e semestrali, un rinno vamento costante del repertorio e il coinvolgimento (anche economico) del librettista, che viene ormai designato come il vero autore del dramma p er musica (Surian, 2006: 295-297). I l libretto a stampa, sotto questo aspetto, diventa un co mplemento fondamentale della rappresentazione, mentre l a partitura musicale non viene quasi mai data alle stampe (Surian, 2006: 297; Daolmi, 2019: 316). L’influenz a della commedia dell’arte porta l ’opera ad ac quisi re e lem enti strutturali rilevanti, quali i lamenti, i duetti amorosi, le scene di follia, gli equivoci indotti dai travestimenti e la forte presenza delle arie (Daolmi, 2019: 319). Allo stesso tempo, i libretti c omi nciano ad articolarsi in tre atti, mentre la lingua si se mpl ifica, a vantaggio della comprensione e della componente musicale (Surian, 2006: 298; Daolmi, 2019: 319). 67 La vita m ondana r omana, dominata dalla fam iglia toscana dei Barberini, si freg ia di una produ zi o ne operistica cospicua, dapprim a rappresen tata in diversi palaz zi della famiglia e d estinati all’aristocr azia, e , successivamen te, messa in scena in un teatro da oltre 300 0 posti a sedere ( Surian , 2006: 290; Dao lmi, 2019: 311 -312). 68 L’app artenenza d ell’opera alla sfera della vita p ubblica incide persino sulle vicende racco ntate n ella produzio ne operistica ven eziana, che a partire da metà Seicento riflette l’ideolo gia dello Stato v eneziano e gli idea li eroici, gloriosi e b ellici, senz a p erò tralasciar e vicend e amorose e roman zesche (Surian, 2006: 296) . 126 2.5.2 Le prime manifestazioni operistiche in Europa: t radu zioni e for m e locali A metà del s ecolo, le forme del teatro it aliano in musica cominciano già a travalicare le Alpi, compl ice la matrice impresariale dell’opera v enez i ana ( Daolmi, 2019: 277; Surian, 2003: 64). Grazie alla politica culturale filoitaliana che coinvolge le principali corti europee, infatti, diversi musicisti e cantanti virtuosi vengono invitati come personale di corte stabile, chiamati ad adattare i modelli del teatro alle esigenze locali (Surian, 2003: 64). L’instaurazione dell’opera it aliana all’estero si confi gura come un fenomeno di ricezion e culturale decisamente diversificata, che risente sì dell’importazione del personale italiano specializzato, ma a nche dell’imitazione dell’uno o dell’altro stile e, ancor di più, dell’inclinazione o r efrattarie tà dei sovra ni che si avvicenda no tra il Seicento e il S ettec ento (Bianconi, 1993: 41). Particolarmente inte ressante è il caso della corte p arigina, dove l’italiano Giulio Mazarino, insediatosi come primo minist ro, chiama a corte num erosi compositori, cantanti, librettisti e scenografi allo s copo di allest ire delle oper e e italianizzare la cult ura a corte (Carrozzo & Cimagalli: 1998: 193; Surian, 2003: 65). In questo se nso, la forma operistica diventa, nei temi e nelle modalità, vera e propria espressione del potere cortigiano (Daolmi, 2019: 319). Tuttavia, pur a vendo un gran pot enziale in ter ritorio straniero, la lingua italiana non è particolarmente apprezzata dagli spettatori francesi (Daolmi, 2019: 321). Le prime rappresentazioni, quali La finta pazza di Giulio Strozzi (1645), l’ Egisto di Francesco Cavalli (1646) e l’ Orfeo di Luigi Rossi (1647), pur sorprendendo p er gli ef fetti scenografici di Jac opo Torelli, annoiano gli spettatori parigini 69 per la complessità irrazionale del d ramma italiano, per gli eccessivi virtuosi s mi vocali e per la lingua straniera impiegata, che ne rende ancora più difficile la comprensione (Surian, 2 003: 66; Carroz zo & Ci magalli, 1998: 194). Sarà Jean -Baptiste Lully, in questo clima refrattario, ad int erpr eta re le esigenze del pubbl ico francese, promuovendo una nuova forma d’opera, decisamente più autoctona, chiamata tragédie lyrique 70 (Surian, 2003: 73-74). Il genere, che mostra più similitudini con il teatro francese dei decenni precedenti che con la stessa opera italiana, diventa prerogativa di Lully, ormai dire ttore dell’ Académie ro yale , che p orta le sue ra ppr esentaz io ni a c orte e al 69 Per un ce rt o tempo, molte opere con tinuano ad essere eseguite co n varie modifiche, in un tentativo non riuscito di ad attamento al gusto france se. Qu est’ostilità nei confronti dell’italian izzazione della v ita d i co rte porter à, nel 1666, persino all’espulsi on e di tutti i m usicisti italiani (Carrozzo & Cimagalli, 1998 : 194 - 195). 70 Si co niugano, in questa in terp r etazione alla francese dell’opera, récits , a irs e b alletti sontuosi, mentre le storie racco ntate glorificano il re ed esaltano il p restigio della nazion e (Carrozzo & Cimagalli, 1 998: 197). 127 pubblico pagante per tutta la seconda metà del Seicento (Carr o zzo & Cimagalli, 1998: 197-198). Anche in territorio iberico si riscontra una penetrazione del sistema operistico italiano quasi assente. S e, infatti, la musica di corte istit uzionale e professionale è di matrice italiana, la drammaturgia spagnola r isulta totalmente im perme abile a lle suggestioni operistiche, portando invec e in auge le zarzuelas , dei drammi recit ati dai temi mitologici accompagna ti da inserti musicali (Daolmi, 2019: 276 ; C arr ozzo & Cimagalli, 2003: 217). Ciò che risult a particolarmente interessante e, allo stesso tempo, in generale controtendenza, è l’influenza che proprio le come dias españolas eserc itan o su numerosi testi per musica italiani, che vengono rappresentati in opere di notevole successo nella seconda metà del Seicento. Bianconi (1993: 54) individua gli influssi spagnoli principalmente nei centri di Milano e Napoli, oltre che in diver si teatri nobiliari romani. A livello culturale e politico, effettivamente, queste corti italiane intrattengono bu oni rapporti sia con la Spagna che c on la Fra n cia, grazie al delica to e nec essa rio equilibrio crea tosi dopo la Guerra dei Trent’anni 71 (Murata, 1993: 319). Ci sono, tuttavia, diverse circostanze inte rmediar i e che portano alla traduz ione delle comedias españolas nei libretti di op era italiana. Prima tra tut te, la di ffusione della drammaturgia spagnola in Francia. Si rilevano, infatti, numerose testimonianze di commedie de c apa y espada e di tragicommedie tradotte da dr ammaturghi professionisti, quali Rotrou, d’Ouville e i fratelli Corneille (Murata, 1993: 320). Le versioni francesi di Lo fingido verdadero o di Laura perseguida di Lope de Vega, ad esempio, vengono pubblicate in Francia durante la prima met à del Seicento, per essere poi diffuse in r ac colte poco costose e dal grande succe sso (Murata, 199 3: 320). Le prime traduzioni it aliane , molte delle quali ad opera di Giacinto Andrea Cicognini, sembrano apparire sempre pochissimi anni dopo que lle francesi, una coincidenza ch e porta Murata (19 93: 320 -321), Fabbri (2003: 299) e numerosi altri studiosi a delineare un r apporto causale, o quantomeno di ispirazione, tra i du e fenom eni. S e, quindi, l’intermediazione del la traduzione francese è, in molti ca si, ben visibile, il sec ondo anello di congiu nzione diventa 71 Profeti ( 2009b: 126) e Mu rata (1993: 320) si soff ermano a lungo sui legami culturali tra Spagn a e Italia, menzio nando la presenza quasi costante dei comm edianti spag noli duran te le celeb razio n i del ca rnevale roman o, ma anche i viaggi d ei drammaturgh i, in particolare Rospigliosi, in terr a iberica. 128 proprio l’ada tt amento teatrale in italiano, da cui solo in terza battuta deriverà il testo per musica (Profeti, 1993: 16). L’adozione della cosiddetta “ usanza spagnuola ” è, nella drammaturgia italiana, sintomo della volontà di allontanarsi dalle rigide unità aristoteliche, oltre che del notevole fascino esercitato dagli intrecc i della commedia aurea e dai suoi maggiori esponenti Lope de Vega e Calderón de la Barc a (Bianconi, 1993: 51-54; Profeti, 1993: 310). In tal senso, il drammaturgo e librettista fiorentino Cicognini è, come si è già anticipato, una figura centrale per la diffusione de ll a commedia aurea in I talia e, proprio in questo campo, il più fertile dei traduttori/adattatori 72 (T ed esco, 2003: 838). C icognini, infatti, utilizza molto spesso le fonti sp agnole come punto di partenza, ricorrendo ad una contami naz ione in cui gli ipotesti si combinano e si rimescolano ( Resta, 2017: 213 -214). È, dunque, estremamente complesso ricondurre i testi alla fonte spagnola originaria. Il marchese Bartolommei (1668: 8) menziona 18 commedie cicogniniane «tolte dallo spagnolo » , mentre Símini, nel 2012 ne indi ca due ulteriori, per un totale di 20 commedie tradotte e ricombinate (Resta, 2017: 214). Il percorso che porta, d unque, da una commedia aurea spagnola ad un testo italiano in musica, risulta essere spesso intricat o. Maria Gr azia Profeti (1993: 314) propone du e es empi. Da un lato c’è l a lunga storia che porta all’opera L’armi e gli amori (1654) di Giulio Rospigliosi, che viene (nelle parole di Gualdo Priorato) «g raz iosament e tradotto dalle vivezze spagnuole» della comme dia Los empeños que se ofrecen . La traduzione-adattamento in italiano, ad opera di Ippolito Bentivoglio, viene stampata a Modena con il titolo Gli impegni per disgrazia ; l’a tt ore Domenico Antonio Parr ino ne cura, poi, un arrangiamento, pubbli ca ndolo con il titolo L ’armi e gli amori, ovv ero gli impegni nati per disgr azi a , che, grazie all’ampia ci rcolaz ione in forma mano scritta, ispira il dra mm a per musica di Rospigliosi. Il secondo e sempio riguarda, invece, l’op era Carceriere di s e medesimo di Ludovico Adimari, derivata da El alcalde de sí mismo di Calderón de la Barca. In que sto ca so, l’a nello di congiunzione è c osti tuito da due traduzioni/adattamenti fr anc esi, scritte rispettivamente da Corneille e S ca rron. Come questi, è possibil e rilevare molti altri esempi di intermediaz ion e di traduzioni in prosa, sia francesi che italiane. 72 Pur parlan do di traduzione, infatti, è importan te sottolin eare ch e, già nella r iscrittura in pro sa, sussiste un lavoro di adattamento e man ip o lazione, che pe r mette alla m ateria d rammaturgica di ade g uarsi ad u n n u ovo codice teatrale e all’inv e n tiva dello s cr ittore/tradutto re (Profeti, 1993: 14; Resta, 2 017: 212). 129 È, tuttavia, int ere ssante menzionare anche de gli esempi di traduzione diretta, derivati da alcuni “testi con musica” calderoniani e pubblicati soprattutto a Roma e a Napoli. In particolare, si porta come esempio il dramma per musica La psiche, over Amore innamorato , rappresentato a Napoli nel 1638, che risulta essere un ada tt amento di Ni amor se libra de amor di Cal derón 73 (Profeti, 2009b: 147). I l successo notevole riscosso in patria porta, in seguito, ad una rappresentazione a Roma nel 1682, con un testo ridotto e diviso in scene e con trad uzione delle arie musicali senza rispetto p er il ritm o della musica (Profeti, 2009b : 157 ). L’anno successivo, il testo vi ene riscritto come dramma per musi ca dal compositore Alessandro Scarlatti, che ne ridu ce in maniera sostanziale il testo, pur lasciando delle tracce decisamente ca lderoniane (Profeti, 2009b: 159 -161). In questo senso, risultano di particolare interesse proprio le modalità con cui le trasposizioni in testo pe r musica si rapportano alle commedie o riginali. Se le traduzioni intermediarie sono spess o in prosa o in versi alessandrini, il testo operistico si riavvicina all’originale, recupe r andone la forma in ver si. Nel caso delle oper e Le armi e gli amori e Dal bene il male , tr adotte da Rospigliosi, i libre tti mostrano un’aderenza rilevante alla fonte spagnola, che si riflette nelle strutture delle scene, nel focus narrativo e in una c erta consistenza tonale (Murata, 1993: 322-323). P rofe ti (2009b: 136) ne saggia accuratame nte le manipolazioni, che permettono al testo di adattarsi in maniera eccellente al nuovo contesto cultura le. Si introducono riferimenti al vo cabolario italiano, con veri e propri giochi di parole, ma anche echi di Dante, P etra rc a, Ariosto, Tasso e Marino. Ne l caso, invece, dell’opera La comica del cielo , adattamento di La Baltasara dell’a utore Rojas Zorilla, il libretto si allontana dalla fo nte, rivelando le necessità che la forma operistica impone (Profeti, 2007: 165): Rospigliosi p rocede, in rapp orto alle leggi cogenti del dr amma per mu sica, per semplificazio ne dei materiali fo nte. I nfatti « le legg i oper isti ch e impo ngono p ezzi ch ius i obblig atori per tutti i pe r sonaggi e finali d’atto di ampio respiro co rale» (Bajini, 1995: 101) ; e si dovran no anche ridurre i ru oli protagonisti per equilibrare le pr esenze canore secondar ie, conced e n do po i spazio ai buffi. Così n ella Comica del cielo le scene si strutturan o intorno a due, massimo tre per sonaggi, in tervallando sequ e nze comi che, e giocan do su ingegni scenici sofisticati, quelli appunto p rodotti dal Ber nini (Profeti, 1997: 56 -57). 73 Il lav oro originale, che mette insieme musica, dan za e ca nto, p resenta un allestimen to scenico estremamen te essenziale, affidando l’am bientazione alla suggestione di m usica e canto (Profeti, 2009b: 150) . 232 In seconda battuta, si procede con l’analisi della struttura esterna del brano, secondo la denominaz io ne conferitagli nelle riflessioni teoriche della prima parte dello studio, in una scala gerarchica che si concentra, in quest’ordine, su hook , ritornelli, strofe, variazioni, elementi rile vanti e strutture particol ari dei versi. Si prosegu e con l ’a nalisi della strutt ura int erna , attraverso cui si approfondiscono l’org anizzaz ione musico -testuale della narrazione, la presenza di ripetizioni e var iazioni e la corr ispon denza semantico- riflessiva tra testo e musi ca ( Fra n zon, 2008). Da qui, si passa all’analisi traduttiva vera e propria, in cui si esaminerà il modo in cui queste caratteristiche si riflettono nella traduzione, secondo i cin que criteri de l Pentathlon Principle (cantabilità, naturalezza, senso, ritmo e rime). Dopo aver determinato la macrostra tegia impiegata, secondo il grado di fedeltà al senso del testo originale, ci si concentrerà sulle microstrategie im piegate durante il processo di traduzione. I n particolare, si osserva quali criticità emergono in una traduzione in m usica quando applicata alla combinazione linguistica italiano -spagnolo, e come le suddette microstrategie vengano appli cate pe r risolverle. Infine, si stila una lista delle principali microstrategie individu ate nella tradu zione d el brano, indicando il numero di occorrenze 211 di ognuna e riassumendo le problematiche della traduzione. I n questo caso, si fa una distinzione tra le problematiche li nguistiche e quelle culturali, indicando, quando possibile, le microstrategie impiegate per venirne a capo. Al termine dell’analisi dei 27 brani, si individuano le microstrategie adottate in ogni traduzione, e quelle più utili zz ate in tutto il corpus. Si procede, inoltre, a un confronto tra le traduzioni dei brani per ogni dec ennio, in modo da illust rare l’evoluzione de ll e tendenze traduttive da gl i Anni ’60 ad oggi. Si riflette, i noltre, sulle problematiche riscontrate, stilando una li sta che comprende anche le possibil i risoluzioni secondo gli esempi individuati nei brani. Genius , infin e, è la piattafo rma che mette insiem e «la più gran de rac colta al mondo di te sti di canzoni e cono scenze musicali», co n contributi fa n-generated verificati ( Gen ius.com ). 211 Le occorrenze d i ogni microstrategia so no calcolate in base al n umero di ver si in cui comp aiono . Tuttavia, bisogna consid erare tali numeri in dicativi, poiché, come si spiega nel paragrafo sulle limitazio ni, alcune mantengono un certo grado di i n terpretazione nel contesto della singola ca nzone o , in altri casi, possono co mbinarsi a u n'altra m icrostrategia n ello stesso verso , renden done più complessa l’identificaz ione . 233 3.3 ANALISI DEL CORPUS 3.3.1 Anni ’60 3.3.1.1 Il cielo in una stanza / El cielo en casa Il cielo in una stanza è il noto brano scritto da Gino Paoli e pubblicato nell’interpre tazione di Mina nel 1960. La c anzone viene proposta d al paroliere a più di un interprete, per poi essere portata al suc cesso proprio da Mina, con qua si due milioni di copie vendute in meno di un anno (Gabici, s.d.). Il brano, infatti, rimarrà al primo posto in classifica per ben 14 s ettimane, aprendo una n uova fase della carriera musicale della cantante. Dalle atmosfere più leggere di Tintarella di luna , Mina si abbandona in questo pezzo a un’interpretazione più intensa e matura, portando al pubbli co u n tema meno convenzionale dei precedenti (Castaldo, 2003: 510). Il cielo in una stanza viene de s critta in più occasioni come « la prima canzone d’ autore ad aver raggiunto il grande pubblico » ( Canzoneitaliana.it , s.d., alla voce Il cielo in una stanza ), grazie, in particolare, all’intensità dell’interpretazione romantica di Mi na, che prende le parole di petto e le pronuncia con la for z a del loro valore semantico ( Canzoneitaliana.it s.d., alla voce Il cielo in una stanza ). L’ispirazione della storia raccontata viene, secondo il racconto di Gino P aoli, dall’incontro con una prostituta in un bordello di Genova , luogo reso riconoscibile proprio dal dettaglio del soffitto viol a inserito ne l testo della c an zone. La tensione verso l’infinit o all’interno del brano ruota, dunque, attorno all’atto sessuale, che Paoli descrive come «un gesto umano ma mistico, che proietta in una dimensione dove sei tut to e nien te» (Granato, 2019). Il brano, per l’ autore, è il risultato di un tentativo di descrivere un attimo dell’amore così ina fferrabile da poterci solo girare intorno, con una scrittu ra “a spir ale” che descrive tutto ciò che è intorno per riuscire a ricrearne il centro (De Angelis & Sacc hi, 2003: 60). La melodia, in effetti, segue lo st esso percorso: un’ouverture intima e trasognata che si dispi ega nell’inc iso con un cre s cendo di violini, per poi tornare, negli ultimi due versi, all’intimità iniziale (G abici, s.d.; Castaldo, 2003: 163). Il cielo in una stanz a è diventata ormai un classico della musica italiana, che conta con div erse v ersioni di Mina e Gino Paoli, ma anch e con cover di diversi artisti 212 212 L’ultima risale alla serata d ell e C o ver della 6 2 ª edizione del Festival di S anremo (2022), dove Mahmood e Blanco h anno reinterpretato il brano in duetto . 234 e in varie lingue. Ne l 1960 sono pubblicate, infatti, due versioni di Mina, rispettivamente dalla durata di 1:59 e 2:54, mentre la versione extended arriv a solo nel 1965 ( Minamazzini.it ). Gino Paoli, invece, pubblic a la propria versione a p artire dal 1961, per poi riproporla con diversi arr angiamenti (di Ennio Morricone, B eppe V essicchio ecc.) sia in studio che live. I l brano viene lanc iato anche sui mercati esteri, con delle versioni tr adotte in lingua ingl ese, spagnola e ted esca interpretate da Mina e con una version e in francese interpre tata da Gino Paoli e Carla Bruni (Gabici, s.d.). El cielo en c asa , nella traduzione di Julio César, fa il suo debutto nella classifica spagnola già nel 1960, quando il 45 giri Locamente te amaré/El cielo en casa raggiungerà la dodicesima posizione e rimarrà in classifica pe r otto settimane (Salaver ri Aranegui, 2015: 45). Nel 1961 verrà invece ripubblicata in un EP dal titolo Mina canta en español , dove, oltre ai due b rani già citati, figureranno anche M e abandonas e Moliendo café ( Discogs , s.d., alla voce Mina Mazzini). Anche questo EP rimarrà in classifi ca per se i settimane (Salave rri Aranegui, 2015: 51). Si può indi viduare , dunque, lo sk opos della traduzione nel lancio de l singol o sul mercato spagnolo, soprat tutto a seguito del discreto successo raggiunto da Tintarella d i luna . Lo stile musicale, invece, è quello della canzone d’autore, resa romantica dall’interpre tazione di Mina e dalle atmosfere trasognate ed eteree create dalla musica. Il cielo in una stanza El cielo en casa Intro strumentale ♪ Strofa 1 Quando sei qui con me Questa stanza non ha più pareti Ma alberi Alberi infiniti Strofa 2 Quando tu Sei vicino a me Questo soffitto viola No, non esiste più Io vedo il cielo sopra noi Strofa 3 Che restiamo qui Abbandonati Come se Intro sturmentale ♪ Strofa 1 Cuando conmigo estás En mi casa ya no hay parede s Hay árbole s, Árboles eter n os Strofa 2 Cuando tú De mí cerca e st ás Mi techo gris ya No existe, no existe, no Yo veo un cielo de fulgor Strofa 3 Que nos mira así Abandonados Como si 235 Non ci fosse più Niente, più niente al mondo Rit. Suona un'armonica Mi sembra un organo Che vibra per te e per me Su nell'immensità del cielo Post-rit. Per te E per me Nel ciel Sezione strumentale ♪ Rit. Suona un'armonica Mi sembra un organo Che vibra per te e per me Su nell'immensità del cielo Post-rit. Per te E per me Nel ciel No existiese ya Nada más e n el mundo Rit. Suena una armónica Parece un ó rgano Que vibra por ti y por mí En la inmensidad del cielo Post-rit. Por ti Y por mí En el ciel Sezione strumentale ♪ Rit. Suena una armónica Parece un ó rgano Que vibra por ti y por mí En la inmensidad del cielo Post-rit. Por ti Y por mí En el ciel Il brano qui analizza to è la seconda versione pubblicata da Mina n el 1960, dalla durata di 2:54. Questa, in fatti, è la stessa durata del brano tr adotto in spagnolo, il cui testo si può leggere nella Tabella 14a . Già a prima vista, la canzone si caratterizza per la mancanza della tipica struttura strofa-ritornello, sostituit a da un testo che invece ascende insieme alla musica. Pur non ricoprendo, quindi, il ruolo di ritornello, possiamo individuare la stessa funzione di apice emotivo e musicale nella quarta strofa, che inizia con il verso Suona un’a rmonica , essendo anche l’unica parte del testo che in questa versione di rip ete una seconda volta prima dell’ outro . Allo stesso modo, la funzione dell’ hook sembr a rica de re sui primi due versi del brano, che sono diventati, nel tempo, anche i più iconici ( Quando se i qui con me/Questa stanz a non ha più pareti ). La mancanza di un a struttur a este rna di per sé rip etitiva viene compensata con una serie di elementi strutturali all’interno del testo che si richiamano tra lo ro. Le prime due strofe presentano, infatti, la stessa struttura iniziale: Quando sei qui con me / Que sta stanza non ha più pareti e Quando s ei qui vicino a me/Quest o soffitto viola no/non esiste più . Allo Tabella 1 4a : Testo del brano Il ci elo in una stanz a (Paoli) e di El cielo en casa (Paoli, César; 1960) 236 stesso modo, le parole di alcuni versi sembrano “inseguirsi” tr a loro p er incatenarsi proprio attrave rso le ripetizioni: Ma alberi / alberi inf initi , Questo soffitto viola no / non esiste più , Niente , più ni ente al mondo e Che vibra per te e per me /Su ne ll 'immensità de l cielo / Per te / E per me / Nel ciel 213 . La struttura interna del br ano, come già accennato, presenta una narrazione musico-testuale generalmente in ascesa, che raggiunge il suo apice con l’intermezzo strumentale e l’ultima strofa prima di chiuder si quasi in sordina con l’ outro . Tuttavia, le singole strofe viaggiano su una melodia che alterna continuamente momenti di ascesa e disc esa, ch e porta la prima strofa a “salire”, la seconda a “sc end ere”, la terza a “salire” e così via, creando un a struttura int erna alternata e compensando la m ancanza di una struttura esterna più convenzionale. Pur prese ntand o quindi, una generale tendenza alla variazione nel testo, il brano risulta ben e quilibrato. La corrispondenza semantico -riflessiva, infine, risulta quanto più evidente, poiché tutt i i momenti in ascesa de lla melodia vengono ac com pagnati da immagini che sve tt ano ve rso l’alto, come gli alberi infiniti , il so ff itto viola che non e siste più e l’ imme ns ità del cielo . La traduz ione in spagnolo si presenta con un grado di fede ltà al brano origi nale genera lm ente molto alto. Tuttavia, come in ogni ca so di singable translation , determinati elementi divergono a causa del diverso posizionamento degli ac ce nti e d el numero di sillabe, come si specifiche rà più de tt agliatamente. Uno dei primi c ambiamenti ad emergere è sicuramente il riordino 214 del primo verso della prima strofa e dei primi due versi della sec ond a, che d iventano rispettivamente Cuando conmigo estás e Cuando tú/De mí cerca estás . I l riordino permette ai versi di terminare con una sillaba tronca, rispettando il posizionamento origin ale degli acce nti , ma non rispetta la sintassi vigente nella lingua spagnola parlata. S i tr atta, infatti, di un me ccanismo particolarmente p opolare nel la scrittura musicale di questo dece nnio, chiama to convenzionalmente inversione o anastrofe , che richiama la sintassi poetica squi sita mente occidentale con lo scopo di dare ai testi delle canzoni una pa rvenza più aulica (Antonelli, 2010: 101). Il risultato, effe ttivamente, dà al testo un’appa r enza quasi fiabesca, che in fin dei conti risulta ben allineata con le atmosfere e ter ee de l b rano. 213 Per mettere in risalto alcuni aspetti o car atteristiche dei versi che da qui in av anti si analizzeran no, verrà conv enzionalmente utilizzato il g rassetto. 214 Malone ( 1988) definisce il riord ino sintattico (an che detto riorg anizzazione sintattica) il p osizionamento in un ordine diverso degli elementi d el testo di partenza all’intern o del testo di arr ivo. 237 I due versi pre s entano, i noltre, una condensazione 215 che elimina in entra mbi i casi la p arola qui . Oltre all’economia linguistica nec essa ria per le limitazioni date dall a lunghezza del ve rso, questa condensaz ion e sembra legata anche a una sorta di mitigazione culturale 216 di tutto il brano. Risulta evidente, infatti, anche la rif ormulazione della stanz a con l’iperonimo mi casa e del soffitto viola con mi techo gris . Anche qui, la traduzione ha risentito del vincolo del numero di sil labe, che non avre bbe permesso l’ uso dei diretti corrispondenti habitació n e techo violeta . Allo stesso tempo, un soffitto grigio diventa più fac il mente simbolo di contrasto tra uno spazio chiuso e cupo e grandi spazi a cielo aperto con alberi infiniti. Tuttavia, questi cambiamenti hanno, insieme, l’effe tt o di distaccare tutto il racconto dal qui e ora, e renderlo gene r almente più met afor ico, c ome se mi casa fosse solo un prolunga mento dell’io narrante, e non un luogo fisico in cui i due amanti sono nel momento presente. Ciò diventa e vidente anche qu ando i v ersi Io vedo il cielo sopra noi / Che restiamo qui diventa Yo veo un cielo de fulgor / Que n os mira así , applicando una modula zione 217 che capovolge la prospettiva dei due amanti abbandonat i a guardare il cielo sopra di loro, e porta all’immagine del cielo che gu arda i due amanti abbandonati (non specificando bene se si ano insieme e dove). Mina, qui, non sta più cantando di due amanti nella stessa stanz a, immagine che sarebbe risultat a forse troppo esplicita per gli a scoltato ri spagnoli dell’epoca, ma più generalmente di am ore, e di come lo stesso porti chi ne è protagonista a una nuova di mensione di spazi aperti ed eterei. In g enerale, la traduzione riesce a rispettare l’equilibrio tra va riazione e ripetizione all’interno del testo. Lì dove, infatti, si perde quella con ca tena zione di parole ripetute, quando Niente, più niente al mondo diventa Nada más en el mundo , la stessa viene recuperata e a ccentuata 218 in un altro verso, trasfor mando No, non esiste più in No existe, no existe, no . In questo caso, il verso si collega direttamente al precedente, eliminando la pausa nel cantato ch e invece era presente in italiano. Anche dal punto di vista de lla c or rispondenza semantico -riflessiva, la traduzione cerca sp esso p arole e suoni 215 La condensazione è la contrazione d i un’ unità di sign ificato senza che se ne m odifichi il contenuto. (Hurtad o Albir , 2018: 258). Dall’ analisi della tradu zione emerge che questo caso specifico si potreb be definire una vera e propria omissione per adattamen to culturale. 216 Sulla manipo lazione del testo in traduzione con finalità di tipo ideologico e sull’addomesticazion e culturale in traduzione si r imanda a Lefevere (1992) e a Venuti (1995). 217 Hurtado Albir (2018: 270 ) definisce la modu lazione una tecnica traduttiva p er cui vengono cambiati il punto di vista o la categoria d i p ensiero di uno o più elementi del testo di p artenza. 218 Si parla, in questo caso, di compensazion e, che consiste nell’in trodurre in un p unto diverso del testo un elemento o un effetto stilistico che, rispetto al testo orig inale, n on è stato po ssibile posizionare allo stesso modo (Hurtado Albir, 2018 : 270 ). 238 che diano “ariosità” ai versi, rendendoli non solo più cantabili, m a anche più rappre sentativi dell’atmosfera del brano. Lì dov e ci sarebbero, infatti, diverse alternative come il verbo tener o il v erbo estar , si punta invece al verbo haber in terza persona ( hay ), certamente più semplice da cantare e da inserire in uno spazio limitato com e quello della canzone. Que sto permette di compensa r e, inoltre, la pre sen za maggiore in spagnolo di parole che terminano in consonante, caratteristica particolarmente evide nte soprattutto quando c’è un plurale. S i può notare, infatti, come nell’ultim o verso della prima strofa, Alberi infiniti , le vocali presenti alla fin e della prima parola e all’inizio della seconda creino una sinalefe, p er cui l’aggettivo inf initi entra perfettamente nel v erso. Al contrario, in spagnolo il plurale Árboles non permette lo stesso fenomeno, portando il traduttore a dover modulare infinitos con un aggettivo più breve, ovvero eternos . Si può notare, ancora, come Mina p ronunci la parola armó nica nell’interpre tazione spagnola con una particolare enfasi sulla r , volendo forse accentuar n e una pronuncia più convenzionalmente “spagnola”. Si riconosce, infine, un calco 219 della troncatura ef fettua ta sulla parola cielo presente al la fine d elle ultime du e s trofe. Ancor a una volta, ci si trova di fronte a una t endenza ti picamente italiana nell a scrittura di canzoni, che vede l a troncatura d ell’ultima vocale di una parola come escamotage per assicurarsi la corrispondenza de ll’accento in batt ere d ella musica, ma anche con una funzione ingenuamente n obilitante (Antonelli, 2010: 94). In spagnolo, il r isultato non è per nulla naturale, pur conservando la parola ori ginale e la corr ispondenz a dell’accento tonico. Dall’ana lisi, emergono, dunque, i dati presenti nella Tabella 14b , dove si riportano in modo schematico la macrostrategia individuata, le mi crostra t egie applicat e nella traduzione del brano e le problematiche spec ifiche legate al passaggio da it aliano a spagnolo. Macrostrate gia Traduzione Microstrate gie e numero di occorrenze a) Traduzione diretta 9 b) Riordino 3 c) Modulazione 3 219 Si intende, qu i, un calco nell’accezione dello studio di Sch j o ldager at al. (2008: 89), po ic h é si riflette in lingua spagnola una tecnica in uso principalm e nte nella lingua della canzone italiana, effettuand o un calco della struttur a originale. 239 d) Riformulazione ( an che per iperonimia) 3 e) Condensazione 2 f) Compensazione 1 g) Calco 1 Problematiche specifiche italiano-spagnolo e microstrategie (ambito culturale) Differenziazione c ult urale (tematiche amorose e/o di cara tt ere sessuale troppo esplicite per la c ult ura di arrivo) (d) (e) Problematiche specifiche italiano-spagnolo e microstrategie (ambito linguistico) Incre m ento delle sillabe nelle parole plurali spagnole, che terminano in consonante e ostacolano la cantabilità e la formazione della sinalefe (b) (c) (f) Tecnica di t roncatura delle parole piane nei testi musicali non comune in spagnolo (g) 3.3.1.2 Viva la pappa col pomodoro / Papas con tomate / Viva la papa! (con tomate) Viva la pappa col pomodoro , brano del 1965, e parte della colonna sonora dello sceneggiato t elevisivo Il giornalino di Gian Burrasca , in onda sul Program ma Nazion ale (oggi Rai Uno ) tra il 1964 e il 1965. Il b rano, composto da Nino Rota con l’o rchestrazione di Luis Bacalov, diventa anche la sigla del programma. Si basa sulla storia del romanzo omonimo pubblicato da Luigi Bertelli nel 1912, e conta con un totale di otto puntate, dirette da Lin a Wertmüll er ( C anzoneitaliana.it , s.d., a ll a voc e Viva la pappa col pomodoro ). Il protagonis ta della storia, Giannino S toppani, è interpretato da Rita Pavone, che, già conosciuta com e cantante pop, diventa anche la voce della colonna sonora. Il tema del testo è, quindi, l egato alle vicende vissute da Giannino Stoppani, e in particolar e alla rivolta organizzata da lui e i suoi compagni contro le autorità del collegio, perché la minestra servita durante i pasti venga sostituita con la loro amata pappa a l pomodor o 220 ( Canzoneitaliana.it , s.d., alla voce Viva la pappa col pomodoro ). Nonostante la ca nzone sia inizialmente rivolta a un pubbli co prettamente giovanile, raggiunge un succe sso internazionale tale da diventare simbolo della cultura popolare italiana ( Canzo neitaliana.it , s.d., alla voce Viva la pappa col pomodoro ). Viva la pappa c ol pomodoro è poi anche r einterpretata da Mina, Gianni Morandi, Cristina 220 Questo è un piatto tipico della cucina co ntadina toscana, dove tutta la storia di Gia n Bu rrasca è ambien tata. Tabella 1 4b : Macrostrategia, mic ro strategie e problematiche specif iche it aliano-spagnolo nella traduzione del brano Il cielo in una stanza 240 D’Avena e Rena to Zero ( Discogs , s.d.). Nel brano spicca, in particolar m odo, il suono dello zither, una c etra da tavolo mitteleuropea, suonata per l’occasione dall’austriaco Anton Ka ras ( Canzoneitaliana.it , s.d., alla voc e Viva la pappa col pomodoro ). Proprio la combinazione particolarmente originale dello strumento e dell’interpretazione esubera nt e di Rita P avone permettono a questo brano, dallo sti le R ock and Roll e Yé- Yé 221 , di arrivare fino a l gr ande pubblico europeo. Il brano arriva per la pri ma volt a in Spagna nel 1 965, in un EP chiama to Juan Burrasca , edizione spagnola del singolo uscito a nche in I talia ( Discogs , s.d., alla voce Rita Pavone). Il titolo che appare sulla copertina dell’EP è La papa con to mate , mentre nella classific a spagnol a del 1965 222 viene riport ato come Viva la papa con tomate (Salaverr i Aranegui, 201 5: 83). Nell’EP figurano anche altre tre canzoni della serie di Gian Burrasca : La pequeña estación , Eres mamá e Juan Burrasca . L’anno dopo, il brano sarà ins erito nel disco Lo mejor d e Rita Pavone , dove il titolo della canzone diventerà Viva la papa! (con tomate) ( Discogs , s.d., alla voce Rita Pavone). La traduzione d el brano, a cura di Amart, non si lega alla storia della serie televisiva. Lo skopos non sembra essere, quindi , la promozione di Gian Burrasca per l a televisione spagnola, ma piuttosto la promozione de lla giovane c a rriera della ca ntante, che fa il suo debutto nell a classifica spagnola appena due anni prima, nel 1963. I l testo, come si vedrà più avanti, non si collega in alcun modo alla stori a di Giannino, ma si inserisce perfettamente nella cultura di a rrivo, in quello che sarà chiaramente un adattamento crea to al di f uori del contesto della serie. Viva la pappa col pomodoro La papa con tomate / Viva la papa! (con tomate) Rit. Viva la pa- pa -pappa Col po-po-po-po-po-po-pomodoro Ah viva la pa- pa -pappa Che è un ca po-po-po-po -polavoro Viva la pa-pappa pa-ppa Col po-po-pomodor Rit. Qué rica s son las papas ¡Con un poco, poco, poco de tomate! Qué rica s son las papas ¡Con un poco, poco, poco de pica nte! Qué buena s son las papas, sí ¡Después de traba j ar! 221 Il vocab olario online Treccani ( Treccani.it ), alla voce Yé - yé , descrive questo stile m usicale come una derivaz ione del Rock an d R oll e del twist ang loamericano , che deve il suo n ome all’intercalare ritmico “yeah, yea h” c h e i cantanti inserivano nei brani. Il n ome si estenderà, succ essivamente, al b allo che ne segue il r itmo e alla moda dei gruppi g iovanili che ascoltan o il genere. 222 Nella classifica dello ste sso an no, inoltre, Rita Pavon e compare altre due volte: alla n ume r o uno con il singolo Qué me importa del mundo/Corazón /San Francisco de A sís e alla numero 1 7 con Él (Salaverri Araneg ui, 2015: 81 -83). 241 Strofa 1 La storia del passa to Ormai ce l'ha ins egnato Che un popolo affa mato Fa la r ivol uzion Strofa 2 Ragion per cui affa mati Abbiamo combattuto Perciò "buon appetito" Facciamo colazion Rit. Viva la pa- pa -pappa Col po-po-po-po-po-po-pomodoro Ah viva la pa- pa -pappa Che è un ca po-po-po-po -polavoro Viva la pa-pappa pa-ppa Col po-po-pomodor Sezione strumentale ♪ Strofa 3 La pancia che borbotta È causa del complotto È causa della lotta "abbasso il Direttor!" Strofa 4 La zuppa ormai l'è c otta E noi cantiamo tutti Vogliamo detto fatto La pappa al pomodor! Rit. Viva la pa- pa -pappa Col po-po-po-po-po-po-pomodoro Ah viva la pa- pa -pappa Che è un ca po-po-po-po -polavoro Viva la pa-pappa pa-ppa Col po-po-pomodor Outro Viva la pa-pappa pa-ppa Col po-po-pomodor! Strofa 1 La historia del pasa do Muy bien nos ha enseñado Que un pueblo afamado Forma revolución Strofa 2 Razón por la que som os Esa nación famosa Queremos comer pa pas ¡Qué venga otra rac ión! Rit. Qué rica s son las papas ¡Con un poco, poco, poco de tomate! Qué rica s son las papas ¡Con un poco, poco, poco de pica nte! Qué buena s son las papas, sí ¡Después de traba j ar! Sezione strumentale ♪ Strofa 3 El hambre va en aumento Por culpa del sar gento Que tiene más narice s Que el propio capitán Strofa 4 La sopa no nos gusta Queremos comer pa pas Las papas c on tomate ¡Y como postre un flan! Rit. Qué rica s son las papas ¡Con un poco, poco, poco de tomate! Qué rica s son las papas Con un poco, poco, poco de picante Qué buena s son las papas, sí ¡Después de traba j ar! Outro Qué buena s son las papas, sí ¡Después de tra- ba -jar! Tabella 1 5a : Testo del brano Viva la pappa col pomodoro (Wertmüller; Rota) e di Viva la papa! (con tomate) (Wertmüller, Rota, Amart; 1965) 248 canzone, Nessun o mi può giudicare , nemmeno tu , mentre il secondo inizia con il verso Ognuno ha il diritto di vivere come può . I due ritornelli sono cantati uno dop o l’altro sulle stesse esatte frasi musicali, ma dei due, solo il s econdo vien e ripetuto più avanti nella canzone. Il brano, in sostanza, presenta il seguente schema: intro, ritornello 1, ritornello 2, strofa 1, strofa 2, ritornello 2, strofa 3 (Uguale alla strofa 1), outro . In quest’ultimo, viene ripetuto il verso del primo ritornello, Nessuno mi può giudicare, nemmeno tu , che conclude il b rano con e nfasi. Proprio a ca usa dell’unicità di questa struttu ra potremmo individuare due possibili hook : da un lato l’iconica frase Nessuno mi può giudicare , che è valsa alla cantante l a reputazione di ribelle e femminista ante - litteram, dall’altra La verità ti fa male, lo so , che viene interpolata a pi ù riprese nel testo della canzone e dà ritmo proprio perché parte di un meccanismo botta e risposta . Un’altra particolarità del la canzone è l’uso qua si esclusivo di monosillabi a ll a fine di ogni v erso ( so , tu , più , me , te , che ), e di parole plurisillabiche tronche lì dove necessario ( perché , felicità , amerò ). Questa caratte ristica è sicuram ente determinata dalla provenienza angloameric ana dello stile musicale beat , creato per accompa gnare testi in lingua inglese pieni di par ole tronche e di monosillabi. I l compromesso raggiunto nel testo rende più semplice anche l’utilizzo di rime perfette e imperfe tt e, rende nd o la fine dei versi sonoramente piacevoli anche lì dove non c’è una v era e propria rima, ma solo assonanz a. Infine, sembr a che le tre strof e pr esenti, di cui due con lo stesso t esto, accompagnino il ritornello con funzione preparatoria e conclusiva, e che non siano vere e proprie sezioni autonome del testo. Da qui possiamo intuire che anche la struttura interna del brano presenta un’organizzaz ion e musico -testuale decisamente poco regolare. La canzone parte in sordina con l’ intro , esplode già con il primo ritorne ll o e, a partire dal secondo, discende fino alla seconda strofa. Il terzo ritornello esplode con maggiore intensità, grazie soprattutto alla tonalit à più alta, per poi discendere fino all’ outro , c he rallenta il ritmo ma conclude il brano con un’ultima esplosione strumentale. L’irregolarità d ella struttu ra viene compensata da una solida presenz a di ripetizioni: il testo si ripete identic o in due strofe e due ritornelli, i versi dell’intro vengono reiterati nei cori dei ritornelli con una piccola variazione, mentre il titolo del brano appare in maniera qua si sp eculare all’inizio del primo ritornello e a c onclusione di tutta la canzone. Il brano è, infine, s ostanzialmente sempre in up-beat , per cui il testo rispecchia in tutti i suoi punti una certa forza quasi aggressiva, a ll o stesso tempo difensiva e accusatoria. 249 La versione spagnola del brano si presenta globalmente molto fedele all’originale, sebbene si possano notare alcuni necessari o voluti discostamenti. Il titolo viene tradotto in maniera letterale, utilizzando il pronome indefinito ningu no 231 . Questa sembra una scelta dettata dalla necessità di coincidenza con l’originale, che però pecca in naturalezza nella lingua meta . Il pronome più comune da usare in questo ca so sarebbe stato nadie , che avrebbe però accorciato il v erso di una sillaba. Come in questo caso, nel testo si riscontrano nu merosi esempi di ampliamento 232 o riformulazione volt i a recuperare il posizionam ento corretto degli accenti: L a verità mi fa male diventa Esta verdad me hace daño , mentre il contrasto tra lo so e lo sai alla fine dei due versi dell’intro viene reso con lo sé e por ti , aggirando la problematica della sillaba in eccesso nella possibile traduzione letterale lo sabes . La ce le bre frase Nessuno mi p uò giudi care, nemmeno tu viene resa in spagnolo come Ninguno me puede juzgar y tampoco tú . Pur essendo una traduzione s ostanzialmente diretta dell’originale, l’uso di tam poco sembra dare a l verso un tono più forte, quasi accusatorio rispetto a un più ne utro ni o ni siquiera . Anche i versi Dovresti pensare a me/E star e più attento a te diventano nel brano spagnolo Debieras pensar en ti/Y más te valiera así , risultando in qualche modo più “a ggressivi”. I versi che fungono da coro, invece, presentano una trasposizione 233 . Dove in italiano il verso si rivolge alla seconda persona, L a verità ti fa male, lo so , in spagnolo rimane uguale al primo verso dell’intro, mantenendo la prima persona. Que sta scelta, oltre ad essere dettata forse da lla necessità di maggior coere nz a e ripetitività senza variazioni, ha probabilmente un a valenza più ideologic a, rafforzata da lla presenza di altri piccoli cambiamenti all’interno del testo. Questi ultimi si notano con chiarezza nel secondo ritornello, dove Ognuno ha il diritto di vivere come può 234 / Per questo una cosa mi piace e quell'altra no vien e tr adotto con Der echo a su vida vivir tie ne cada cual/ Ya sé que esto a veces va bien y otras ve ce s mal . Non solo il conc etto di v iver e come pu ò d iventa un più 231 Nel Diccionario pa nhispánico de dudas della RAE si ammette l’uso di ninguno principalmente con i complem enti partitivi alla fo rma plur ale ( ninguno de vosotros , ninguna de las chicas ), mentre nadie indica in man iera più generale ninguna person a , esattamente co me nel caso del bran o. 232 L’ampliam ento è una tecnica che preved e l’introduzione di elementi ling uistici che non modifican o il significato globale dell’un ità o del segmento di o rigine (Hurtado Albir , 2018: 269). 233 La trasposizione consiste nella mod ifica della categoria gram maticale rispetto a quella del testo di partenza (Hurtado Albir, 2018: 27 1). 234 Questo è, d’altro nde, il ver so per cui il brano della Caselli diventa inno del Gay Pride nel 2000, rappr esentando la libertà di ognuno di sceg liere come vivere la propria vita ( Canzoneitalia na.it , s.d ., alla voce Nessuno mi può giu dicare ). 250 generico vivir , andando i ncontro a un’implicitazione 235 , ma si r ende più debole l’idea con il secondo verso, in cui si ammette che non sempre dal vivere come si vuole si hanno risultati positivi. Allo stesso modo, dal testo scompare completamente la figura dell’amante, a cui in it ali ano ci si riferisce con i t ermini lui e l’altro . Ho visto la dif ferenza tra lui e te viene generalizzato con A todos te com paré , mentre In confronto all’altro sei meglio tu diventa Otro como tú no lo encontraré . Queste modul az ioni permettono al testo di ra ccont are una storia diversa, che nell’originale verte su una donna che ha tradito il proprio uomo con un altro e, pur chiedendo scusa per il dolore causato, rivendica il diritt o di poter scegliere. La nuova narrazione si concentra, invece , su una donna che lasc ia il suo uomo ma se n e pente, tornando da lui. Questo è chiaro anche dall’esplicitazione del verso Quel che ho fatto un dì non farò mai più che diventa Y si te dejé , nunca más lo haré , chiarendo definiti vamente la n atura d ell’errore. È for se a nch e per questo che il coro Esta verdad me hace da ño, lo sé dà eco solo al dolore dell’io narrante, ormai contrito e mortificato. E ancora, per questo L’ho pagata cara la verità diventa un verso di tot ale ammirazione ne i confronti del tú , parafrasato con Que tan solo tú eras la verdad . Riportando l’analisi su aspetti più formali, la t raduzione presenta un caso eclatante di riordino n ei versi Derecho a su vida vivir tiene cada cual/H e vuelto contigo a estar/Y más no te ha de importar/A todos te comparé y es tan solo a ti a quien elegí . Come visto in precede n za, questa tecnica vi ene spesso utilizzata nei testi m usicali per una resa più poetica. In questo caso, il riordino risponde anche all’evidente necessità di posizionare le parole tron che alla fine di ogni verso senza cambiarne il senso. Il ritmo del brano in italiano, infatti, si regge completamente su monosillabi e tronche finali. I l testo tradotto rie sce a mante nere la stessa musicalità de l testo fonte grazie alla maggior presenza di tronche n ella lingua spagnola, uti lizzando sia monos illabi che verbi all’infinito, al futuro o al passato remoto. L a maggior varietà di parole dim inuisce, però, il numero di rime. Evidente è, infatti, la mancanza della rima tra il verso Ninguno me puede juzgar y tampoco tú e il succe ssi vo Si un día yo me e quivoqu é nunca más lo haré . Si intuisce, in ogni caso, che c iò che in gr an parte dell’analisi è stato c onsidera to un problema, ovvero l a maggiore presenza di termini tronchi n ella lingua spagnola rispetto 235 Al contrario dell’esp licitazione, l’implicitazion e consiste nell’oscurare una d eterminata informazione presente del testo d i origine, lasciando che questa sia in tuibile n el testo di arrivo attrav erso il contesto o la situazione ( Hurtado Albir, 2018: 2 60). 251 all’italiana, qui è invec e una risorsa , gra zi e alla posizione degli a ccenti sull ’ultima sillaba di ogni verso del brano italiano 236 . Macrostrate gia Traduzione Microstrate gie e nu mero di occorre n ze a) Trasposizione 5 b) Riformulazione 4 c) Riordino 4 d) Modulazione 2 e) Traduzione diretta 2 f) Ampliamento 1 g) I mpl icitazione 1 h) Esplicitazione 1 Problematiche specifiche italiano-spagnolo e microstrategie (ambito culturale) Differenziazione c ult urale (tematiche amorose e/o di cara tt ere sessuale troppo esplicite per la c ult ura di arrivo) ( b) (g) 3.3.1.4 Ciao amore ciao / Ciao amore ciao Ciao amore ciao è la canzone con cui il cantautore Luigi Tenco parteci pa al Festival di Sanremo nel 1967, in coppia con la cantautrice italo- francese Dalida. La stori a del brano è l egata a un complesso processo di scrittura e ris crittura, in una tensione costante tra la volontà di rac cont are il contesto polit ico- sociale dell’ I t alia degli Anni ’60 e la necessità di rientrare nei canoni commerciali imposti dal panorama musicale (Brioschi, 2020). Nonostante il titolo richiami l’ormai collaudato t ema dell’amore, infatti, la canzone racconta dei processi migratori interni che dilaniano il P aese , seguendo il viaggio di un contadino che si trasf erisce in una grande città. Il testo d el brano è lo specchio delle difficoltà dell’ I talia meridionale segnata dalla povertà e delle spera nze di chi parte alla ricerca di un futuro più roseo. Il viaggio int ra preso rivela, però, le sue contraddizioni nel senso di spaesa mento, aliena zio ne e inettitudine prova ti dal contadino, per cui il progresso non riesce a colmare la lontananza dalla terra n atia (Brioschi, 2020). 236 In qu esto caso, d unque, non ver rà inserita q uesta asimmetria tra le d ue lingu e nella lista d elle prob lematiche riscontrate n el bran o , poiché l’alta presenza di term ini tron chi co stituisce in questo caso un vantag gio nella trasposizion e verso lo spagnolo . Tabella 1 6b : Macrostrategia, mic ro strategie e problematiche specif iche it aliano-spagnolo nella traduzione del brano Nessuno mi può giudicare 252 Al di là d ell’impostazione sanremese, questo brano si codific a in parte com e una canzone di protesta, sulla scia di diversi altri brani del repertorio di Tenco. La canzone va incontro a diverse riscritture prima di essere presentata al grande pubblico. In un primo momento si tratta di una pa rafrasi musicale del brano Rainy day woman di Bob Dylan, su testo di Segio Bardotti 237 . Mentre la versione successiva, più vicina a quella definitiva, vede un cambio di rotta completo, con un testo antimili tarista dal titolo Li vidi tornare (Borgna, 1998: 116-117). Pur mantenendo lo stes so ritornello, questa versione segu e il viaggio di trecento soldati che partono sen za mai tornare , racc ont ato attraverso gli occ hi di un bambino. A differe n za delle prec ed enti, viene a nche incisa sulla stessa base di Ciao amore ciao , rimanendo però inedita fino al 1972 ( Discogs , s.d., alla voce Luigi Tenco). In totale, Ten co lavora a più di dieci versi oni del testo, reitera ndo un m etodo di lavoro per lui ormai comune (Borgna , 1998: 117) 238 . Dopo l’esibizione sanre mese, la canzone si leg a indissolubilmente al tragico epilogo della partecipazione alla kermesse, durante la quale, infatti, il cantautore si tolse la vita nella sua stanza d’albergo dopo aver saputo dell’esc lusi one del brano dalla g ara canora . L a cantautrice Dalida, a seguito della tragedia, si esibirà nel programma televisivo Palmarès des Chansons con una ve rsione del bran o in li ngua francese ( Le Figaro , 2012). Nello stesso anno, verranno pubblicate anche un a versione in tedesco di Da li da e due versioni, in spagnolo e in catalano, di Luigi Tenco, queste ultime su traduzione di Amart ( Discogs , s.d., alla voce L uigi Tenco). La versione i n spagnolo di Ciao amore ciao debutta l’8 maggio 1967 alla po sizione 17 della classific a musi cale spagnola, rimanendoci per una settim ana (Salaverri Aranegui, 2015: 99). Da una prima analisi 239 emer g e un processo di adattamento volto, come nel caso di alcune canzoni pr ec ed entemente analizzate, a eliminare i ric hiami alla critica sociale presenti ne l brano italiano. Come è stato sottolineato da Borgna ( 1998: 116) si riscontr a, però, un altro tass ello importante nella ricostruzione d ella storia traduttiva del brano. L a seco nda v ersione scritta da Tenco, infatti, sembra essere il testo di partenza utilizzato per l a singable transla tion in lingua 237 In questa pr ima version e, il testo recita Il mon do g ira/Il temp o vola /Tutti lavorano /Tu resti sola , ma verrà scartata per essere in cisa su ccessivamente da Nicola di Bari (Salvatori, 2000: 99). 238 Ad esempio, i bran i Un’u ltima carezza e Averti tra le b racc ia presen tano due testi alt ernativi can tati sulla stessa base musicale, esattam ente come succede per Li vidi torna re e Ciao amore ciao . 239 L’ analisi di questo bran o e d el le sue trad uzioni n elle diver se lin gue m enzionate v iene presentata durante il convegno Horizon tes de traducc ión – Trad ucir viajes, ave nturas, exp eriencias , org anizzato dall’Aso ciación Espa ñola de Lengu a Italiana y Tradu cción ( ASELIT ) il 4 e 5 dicembre 2023 p resso l’Univer sità di M alaga. 253 spagnola, che ne risulta quindi una traduzione altamente fe dele e quasi totalmente letterale. Lo studio rip orta, tuttavia, solo una parte della versione. È stato quindi necessario re cupe r are il t esto completo da alcuni blog dedicati al ca nt autore 240 , fonti più attendibili per la traduz io ne. Si riportano le tre versioni del testo nella Tabella 17a . Ciao amore ciao (Versione definitiva) Ciao amore ciao (Versione provvisor ia) Ciao amore ciao (Versione in lingua spagnola) Strofa 1 La solita strada Bianca come il sa le Il grano da cre s cere I campi da ara r e Guardare ogni giorno Se piove o c'è il sole Per saper se domani Si vive o si muore E un bel giorno dire ba sta e andare via Rit. Ciao amore, ciao amore Ciao amore, ciao Ciao amore, ciao amore Ciao amore, ciao Post-rit. Andare via lontano A cercare un a ltro mondo Dire addio al c o rtile Andarsene sognando Strofa 2 E poi mille strade Grigie come il fumo In un mondo di luci Sentirsi nessuno Saltare ce nt' anni In un giorno solo Dai carri dei campi Agli aerei nel cielo Strofa 1 Una lunga strada Bianca come il sale L a chitarra in spalla E negli occhi il sole Tu che salutavi Là sulla collina Io che ti vede vo Sempre più vicina, E piangevo e mi sentivo solo nel mondo. Rit. Ciao amore, ciao amore Ciao amore, ciao Ciao amore, ciao amore Ciao amore, ciao Post-rit. Volevo andar lontano Tra case e ciminiere, Dare un senso alla vita E non sentire il cuore Strofa 2 Ora il mio destino Mi trascina in volo Sempre più lontano Ma sempre più solo Mi dico: sei libero Di tornare indie tro Ma ormai la mia vita È una prigione di vetro Strofa 1 Una larga calle Como la sal blanca La guitarra al hombro El sol en los ojos Tú me saludabas Sobre la colina Yo a ti te veía Siempre más pequeña Y llorando me sentía solo en el mundo. Rit. Ciao amore, ciao amore Ciao amore, ciao Ciao amore, ciao amore Ciao amore, ciao Post-rit. Quisiera ir muy lejos Por casas y c himeneas Dar sentido a la vida Y no sentirme solo Strofa 2 Ahora mi destino Me lleva volando Siempre muy lejano Mas siempre muy solo Me digo: eres libre De volverte atrás Convertí mi vida En prisión de vidrio 240 Il s ito web Ilmioregn o.it , com pletamen te dedicato alla fi gu ra d el cantautore Luigi Tenco, r ipo rta il testo a seg uito d ella trascrizio ne di u na d elle ultime interviste al cantau tore ( L’ORA , 27-28 gennaio 19 67). Nel blog LuigiTenco60 s vien e presentata, in vece, in sieme ad altri casi d i testi div ersificati del lo stess o bran o nel rep ertorio del cantautor e. 254 E non capirc i niente e aver voglia di tornare da t e Rit. Ciao amore, ciao amore Ciao amore, ciao Ciao amore, ciao amore Ciao amore, ciao Post-rit. Non saper fare niente In un mondo che sa tutto E non avere un soldo Nemmeno per tor n are Outro Ciao amore, ciao amore Ciao amore, ciao Ciao amore, ciao amore Ciao amore, ciao Ciao amore, ciao amore Ciao amore, ciao Ciao amore, ciao amore E al di là io vedo te Che aspetti invano Rit. Ciao amore, ciao amore Ciao amore, ciao Ciao amore, ciao amore Ciao amore, ciao Post-rit. Volevo andar lontano Tra case e ciminiere, Dare un senso alla vita E non sentire il cuore Outro Ciao amore, ciao amore Ciao amore, ciao Ciao amore, ciao amore Ciao amore, ciao Ciao amore, ciao amore Ciao amore, ciao Ciao amore, ciao amore Más allá te veo a ti esperarme e n vano Rit. Ciao amore, ciao amore Ciao amore, ciao Ciao amore, ciao amore Ciao amore, ciao Post-rit. Quisiera ir muy lejos Por casas y c himeneas Dar sentido a la vida Y no sentirme solo. Outro Ciao amore, ciao amore Ciao amore, ciao Ciao amore, ciao amore Ciao amore, ciao Ciao amore, ciao amore Ciao amore, ciao Ciao amore, ciao amore Il brano presenta una struttura esterna più o meno r egolar e, c he c onsi ste in strofa – ritornello – post -ritor nello – strofa – ritornello – post -ritorne ll o – outro . Nella performa n ce sanremese si può ascoltare anche un’ intro strumentale, probabilmente non presente n el singolo per questioni lega te alle li mitazioni del supporto 45 gi ri. I l ritornello viene definito, in particolare da Borgn a (1998: 11 6), troppo breve p er essere considerato tale. È qui, tuttavia, che si cela l’ hook del brano, che ne diventa anche il titolo: Ciao amore ciao 241 , ripe tut o in tutta la sez ione. Dal punto di vista compositivo, questo pezzo mette i n moto una ve ra e propria r ivoluzione della musica sanremese. La ricerca della melodiosità tipica della canzone d a kermesse viene messa in secondo piano da una certa predisposizione alla verbosità, anche definita da Borgna (1998: 115) « ansia di dire» . Tenco posiziona, infatti, delle parole plurisi llabiche alla fine di ogni verso, c antandone le 241 Il titolo d ato al brano è in un primo momento Ciao amo re . L a scelta v ie n e per ò co ntestata dalla casa discograf ica Varietà Salotto , che reclama i diritti per il titolo di una p ro pria o pera m usicale. Beffardam ente, Tenco lo modificher à aggiungendo u n semplice ciao , ric hiaman dosi addosso nuove ma infruttu ose proteste da par te della casa disco grafic a (Petrilli, 2020 ). Tabella 1 7a : Testo del brano Ciao amore ciao (Tenco) in versione provvisoria, in versione definitiva e nella versione spagnola su traduzione di Amart (1967) 255 ultime due sillabe su una sola nota che si deve quindi allungare. La mancanza di un più comune monosil labo c antato su una singola nota a fine verso scompagina la regola non scritta che vede, nella canzone sanremese, la melodia al di sopra della parola, e n on al suo servizio (Borgna, 1998: 114). Il brano presenta, allo stesso tempo, tre temi musi cali molto diversi tra loro, che accompagnano rispettivam ente la strofa, il ritornello e il post - ritornello, per poi ripet ersi uguali nella seconda parte della canzo ne. In effetti, in un’intervista radiofonica citata da De Angelis, De regibus & S acchi (2013: loc. 2097), il cantautore a fferma che il brano risponde alla volontà di «trac ciare una nuo va linea» per la c anzone italiana , utilizzando suoni e «innovazioni tecniche che si sono provate in tutto il mondo» ma anche inserendo «qualche cosa di tipico, di folcloristico, italiano». L’organizzaz ion e musico -testuale della n arrazione è ciò che del brano colpisce di più. La canzone, infa tti, si divide in due macro -se zioni che in maniera spe culare racc ont ano da pprima la partenza e la speranza in un futuro mi gliore, che culmina proprio con l’ultimo verso del post -ritornello Andarsene sognando , per poi ris pecchiare la disillusione dell’arrivo, quel salt are cent’anni in un giorno solo che non basta a rendere meno alienante la nuova condizione dell’emigrato. Se, quindi, la struttura interna del brano è bipartita, ognuna delle due macro-sezioni presenta un andamento che si potrebbe definire centrale. La strofa comincia la sua asc esa musico-testuale dal quinto verso, con gli ultimi due che fanno da ponte al ritornello. Superato il centro, ovvero il ritornello, si comincia a discendere nel post -ritornello, per poi t ornare a risalir e nella sec onda macro- sezione , ripetendo lo stesso schema. È p roprio l’introduzione di tre t emi musicali a rendere più evidente questo andamento, che si amalgama contestualment e con la storia racc ont ata dal testo. Uno schema interno così regolare, e il ritornello che ripete lo stesso verso, concede al testo una certa li bertà espressiva, che si lega quindi al tema trattato e allo sti le della canzone di protesta. Non si può fare a meno di notare, tuttavia, l’uso dell’infinito, tipico di una certa maniera lirica, e la prese nz a di a ssonanz e, che avvicin ano il br ano a un’orecchiabilità più sanr emese ( De Angelis, Deregibus & Sacc hi, 2013: loc. 2916). Se la versione sp agnola di Ciao amore ciao si considerasse una diretta traduzione della versione definitiva presentata a Sanre mo , questa rientrerebbe nella macrostrategia di adattamento. I n fatti, attra verso meccanismi di sostituzione e riformulazione, la tematica dell’emigrazione viene diluita e romanti cizzata, inser endo persin o la figura di una persona amata da cui ci si allontana. Tuttavia, la ricognizione di una delle versioni inedite chiarisce in parte la ge nesi del testo in spag nolo, che quindi risulta u na traduzione 256 altamente letterale di que st’ultima. Le dinamiche legate alla ragione per cui la traduzione si sia basata su un test o provvisorio possono essere ricostruite grazie ad appunti e frammenti presenti nel la voro di De Angelis, Deregibus & Sacchi (2013). D a uno scambio di e-mail presente nel test o tra Mario Simone, responsabile della promozione RCA durante quel periodo, e P aolo Dossena, produttore RCA di Dalida e Tenco, emerge c ome sia stato proprio a una cena tenutasi pochi giorni prima del Festival che Tenco ab bia scritto la stesura definitiva de l testo: E f u a fine cena che L u igi tra il serio e lo scherzo so ci infor mò che il testo non era completo : «nessun d ramma», disse ridend o, « per ché adesso con l’aiuto d i Paolo, famoso autore di testi per Dalida, n e farem o un’opera d’arte ». Se ricordo bene, tirò fuor i d alla tasca il testo p rovvisor io scritto su un foglietto, s i fece portare qualche tovagliolo di ca r t a e una penna d al cameriere e cominciò tra u n « i o m etterei q uesta par ola» detto da Tenco e « io pref e r irei quest’altra p e rché più son ora » d etta la Paolo; « i o co ncluderei l’inciso co sì » , «no, è meglio cosà ». E alla f i n e nacque la versione che fu p oi cantata al f estiv al. ( De Angelis, Der egibus & Sacch i, 201 3: loc. 4276 ). Come acc enn ato, la versione riportata in Tabella 17a viene seguita da un t erz o testo provvisorio, dal titolo Li vidi tornare . È verosimile, tut tavia, che la stesura finale si basasse sulla seconda versione. Piero Vivarelli, autore e regista, così si esprime a proposito della posi zione del c antautore sul testo di Li vidi torna re : «In realtà fu lo stesso Tenco a pensare ch e il suo brano potesse essere f rainteso o che, magari, non era adatto per essere cantato insieme con Dalida» (De Angelis, Deregibus & Sacch i, 2013: loc. 4288). Elios Melis, direttore generale della RCA , sostiene, ancora, ch e T enco volesse «rendere la canzone più fa cile e immediata, più acc essibil e al pubblico e alle giurie di Sanremo ». Allo stesso tempo, però, sembra che non vogli a mettere da parte la critica sociale, ma che cerchi «una canz on e che tratti in forma poetica un problema reale della società it aliana del mom ento» (Giancarlo Governi, citato in De Angelis, Dere gibus & Sacchi , 2013: loc. 4267). La s ec onda version e presenta già il tema dell’emigrazione, avvicinandosi di molto al brano definitivo. Alcuni articoli e interviste pubblica t e durante il Fe sti val riportano, inoltre, frammenti del testo nella ve rsione provvisori a, che coincide con quella pr esente in Tabella 17a 242 . Tutto riporta alla conc lusi one che il testo provvisorio nella sua seconda versione foss e quello presentato all’organizzazione del Festival , alle t estate giornalistiche e radiofoniche, e probabilmente anche al tra duttore, in 242 In una recensione del 45 giri Ciao amore ciao – E se ci diranno si può leggere « […] Anche Ten co ha presentato a San remo un motivo particolarmen te bello e delicato dal titolo Ciao amore, ciao . ‘ Su u na lun ga strada bianca come il sale e con una chitarra in spalla ’ […] » (Giancarlo Governi, citato in De Angelis, Deregib us & Sacchi, 201 3: loc. 2385 ). 257 modo da consentire il lancio del br ano sul mercato spagnolo e italiano in contemporanea. È proba bil e che i cambiamenti apportati alla cena fossero ormai troppo vicini all’inizio della kermesse e che il traduttore avesse già consegnato il testo in spagnol o. Un ultimo dato che avalla queste conclusioni è che l’ulti ma registrazi one di Tenco, il 24 gennaio 1967, sia stata proprio la versione in ca t alano di Ciao amore ciao , anch’essa a cura del traduttore Amart e molto fede le alla versione p rovvisoria citata. Dall’ana lisi della traduzione emerge, come gi à accennato, un livello mol to alto di fedeltà al testo p rovvisorio. Si nota comunque l’ uso di alcune microstrategie in risposta alle nec essità specifiche del testo. In due casi, infatti, si applica un riordino n on solo per garantire la coincidenza degli accenti, ma anche per rispettare il posizionamento di parole plurisillabiche alla fine dei ve rsi. Bianca come il sale diventa Como la sal b lanca , mentre E negli occhi il sole viene reso con El sol en los ojos . Ci sono, inoltre dei casi di condensaz ion e, per esem pio Là sulla collina che diventa Sobre la collina , ma anc h e di ampliamento, c ome Io c h e ti vedevo ch e viene reso c on Yo a tí te v eía . C’è anche un caso di esplicita zione nel verso E non sentire il cuore che viene tradotto con Y no sentirme solo . I l significato del verso, infatti, è più sottile nella versione in italiano, ma il più diretto corrispondente corazón avrebbe comport ato una sillaba di troppo e uno spostamento di accenti. È int eressante anche che i versi Io che ti vedevo/Sempre più vicina vengano resi in spagnolo come Yo a ti te veía/Siem pre más pequeña . È, infatti, pi ù logico che allontanandosi, l’io narrante veda l’altra persona sempre più lont ana , ma è anche probabile che il testo in italiano abbia dato priorit à alla rima con collina . La versione in spagnolo, infatti, non solo risulta totalmente carente di rime o assonanze, ma, vista la fedeltà quasi assoluta al testo, risult a anc he poco naturale nella li ngua meta, reiterando una sorta di italianità nella c ostruzione d elle frasi. D’a l tronde, lo stesso ritornello rimane in lingua it aliana , complice la forza del verso Ciao amore ciao , che risulta int ellegibile anche in lingua stra ni era e che rima nd a alla cultura da c ui provien e la canzone. Macrostrate gia Traduzione Microstrate gie e nu mero di occorre n ze a) Traduzione diretta 18 b) Riordino 2 c) Trasferimento diretto 2 d) Condensazione 1 e) Ampli amento 1 f) Esplicitazione 1 264 Microstrate gie e nu mero di occorre n ze b) Sostituzione 6 c) Trasposizione 6 d) Riformulazione 6 e) Riordino 2 f) Condensazione 2 g) Modulazione 2 h) Equivalenza 2 i) Compensazione 1 j) Esplicitazione 1 k) I mpl icitazione 1 Problematiche specifiche italiano-spagnolo e microstrategie (ambito culturale) Differenziazione c ult urale (tematiche amorose e/o di cara tt ere sessuale troppo esplicite per la c ult ura di arrivo) ( b) (d) Problematiche specifiche italiano-spagnolo e microstrategie (ambito linguistico) Incre m ento delle sillabe nelle parole plurali spagnole, che termina no in consonante e ostacolano la cantabilità e la formazione de ll a sinalefe (b) (c) Forme verbali c he in lingua spagnola finiscono in consonante e/o dive ntano tronche (soprattutto nel modo verbale inf inito) (c) Forma de ll a prima persona plurale de l p ronome personale ( noi ) più lunga in spagnolo ( nosotros ) (c) 3.3.2.2 Minuetto / Minuetto Minuetto è il brano con cui la cantante Mia Martini consolida il suo successo nel panorama della music a italiana. Il 45 giri, infatti, viene lanciato a maggio del 1973, e entra a fine giugno nella hit parade raggiungendo il primo posto in classifica a luglio. In totale, il singolo resta in classifica per trenta settim ane , conquistando anche il primo posto al Festivalbar del 1973 ( Pezzi, 2023; Noli, 2022). Il biogr afo M enico Caroli (1999, citato in Mandelli, 2017) descrive i mesi concitati che seguono il grande success o del singolo con queste parole di Mia Martini: […] mi era piovuto dal cielo. Camminavo per strada e sentivo i juk e -box con la mia canzon e . Entravo in un bar e ne sentivo p er radio il rito r n ello. Non ero abituata al successo da hit parade. Po i qualcuno mi disse che ero prima in classifica, che avevo vin to il Festivalbar . Il success o era u na cosa a cui non ero abituata. Anche la storia di questo brano è costellata di riscritture. La musica di Dario Baldan Bembo, infatti, presenta una linea me lodica estremamente compl essa, con Tabella 1 8b : Macrostrategia, mic ro strategie e problematiche specif iche it aliano- s p agnolo nella traduzione del brano Il mio canto libero [Document text truncated for crawler view.]