Il mito della grande madre: una possibilità di lettura di poesia in forma di rosa di Pasolini
Abstract
Per Pasolini il titolo racchiude l’essenza della poesía o raccolta. Verra qui analizzato il significato di “poesia in forma di rosa” analizando le sue poesie. Rosa come richiamo alla figura materna ma nascondere anche significati esoterici o símbolo di perfezione, talismano contro il male o símbolo alchemico. Ma l’autore probabilmente si riferisce alla rosa come símbolo di rigenerazione.
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ISSN: 1885-3625
DOI: h p://dx.doi.o g/10.12795/RICL.2009.i08.10
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Uni e sidad de Se illa
IL MITO DELLA GRANDE MADRE: UNA POSSIBILITÀ DI
LETTURA DI POESIA IN FORMA DI ROSA DI PASOLINI
THE MYTH OF THE GREAT MOTHER: A GATEWAY TO POEMS IN SHAPE OF A
ROSE
Riassun o:
Pe Pasolini il i olo acchiude l’essenza
della poesía o accol a. Ve a qui analizza o
il signi ica o di “poesia in o ma di osa”
analizando le sue poesie. Rosa come ichiamo
alla igu a ma e na ma nasconde e anche
signi ica i eso e ici o símbolo di pe ezione,
alismano con o il male o símbolo alchemico.
Ma l’au o e p obabilmen e si i e isce alla
osa come símbolo di igene azione.
Pa ole chia e:
mad e, mo e, Pasolini, poesia, igene azione,
osa, simbolo.
Abs ac :
In Pasolini’s Wo ks, he i le ep esen s he
essence o he poems. In his a icle, some
poems a e analyzed in o de o unde s and
he meaning o “poems in shape o a ose”.
The ose can symbolize mo he s, bu i also
hides eso e ic meanings o i can be a symbol
o pe ec ion, a alismán agains he e il o
an alchemic symbol. Bu he au ho p obably
wan ed o e e o he ose as igene a ion
symbol.
Key wo d:
mo he , dea h, Pasolini, poem, egene a ion,
ose, symbol.
La osa di Pasolini: il i olo come coagulo di senso e la esi di Giuseppe Zigaina
Au um nos um non es au um ulgi
(A naldo da Villano a, Rosa ium Philosopho um, XIII secolo)
Dopo a e le o mol a pa e delle ope e di Pasolini, si è acc esciu o in me un senso
d’impo enza, di p o onde e incolmabili (a b e e) lacune, uni e alla consape olezza che
nessuna delle pa ole sc i e dal poe a è s a a sc i a con legge ezza.
Na u almen e quando si a a dunque delle pa ole scel e a i olo di una poesia
o di una accol a, l’esigenza d’in ende ne ino in ondo il signi ica o si a anco a
più p essan e. Tenendo con o che il i olo è “coagulo di senso” secondo lo s esso
au o e, Poesia in o ma di osa mi ha spin o ad una ice ca ia, ia più app o ondi a e mi
ha po a o a p ende e in conside azione un c i ico, Giuseppe Zigaina, che a e o in un
p imo momen o escluso a p io i con abbia e con sdegno.
La mia ice ca è s a a o igina a dunque dalla necessi à di isponde e alla domanda
“Qual è il signi ica o del i olo Poesia in o ma di osa?”
Sappiamo che secondo Jung la osa è uno dei simboli lega i all’ a che ipo della
mad e. Nella icchissima simbologia medie ale la Rosa ha un uolo di p imo piano,
an i e ano i signi ica i eso e ici o popola i, eligiosi o le e a i che e a chiama a ad
inca na e in un in eccio seman ico di a iabili quali o ma, colo e, p o umo, nume o
dei pe ali, p esenza di spine. Già nella cul u a classica e a il co isponden e occiden ale
dell’asia ico io e del Lo o, en ambi associa i pe o ma alla Ruo a, simbolo eso e ico
a i più impo an i e complessi in u e le cul u e del mondo conosciu o. Nell’an ico
Egi o la Rosa e a il io e consac a o ad Iside, dea della inasci a e pe soni icazione della
Na u a, del pa i e a sac o ad A odi e dea dell’e os e della igene azione nel pan heon
g eco e in quello omano. Da Cha es, con empo aneamen e all’e ol e e della nuo a
iloso ia della Na u a, suppo a a dalla ile u a di es i dell’an ichi à classica e della
cul u a a aba, p ende il ia il p ocesso di as o mazione dei cul i pagani della Na u a-
G ande Mad e e allego ia della Femminili à Gene a ice, in quello della Ve gine,
Mad e di Dio, ma anche Mad e Mise ico diosa pe u i gli uomini (dunque il simbolo
della osa si icollega di e amen e al Mi o della G ande Mad e).
La aduzione dei simboli pagani nell’iconog a ia c is iana ne as e isce anche i
simboli ed ecco che la Rosa, consac a a a Ma ia, di en a nel pe soni ica la “il Fio e a
i Fio i” e assume il più impo an e a i suoi signi ica i nella simbologia medie ale.
La osa simbolizza l’ aspe o di Ma ia a e ice di sal ezza isica e spi i uale pe cui la
Rosa iene conside a a un alismano con o il male. La o ma ci cola e della Rosa e la
disposizione dei pe ali app esen a, come nel caso del mandala, l’idea della pe ezione
e dell’in ini o. .
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La Rosa, simbolo del lapis philosophum, la pie a iloso ale, è uno dei io i ele i degli
alchimis i, i cui a a i hanno i oli come “Rose o dei iloso i” a ibui o ad A naldo da
Villano a (Che alie , Ghee B an , 1986; Russo, 2002).
Riassumendo po emmo di e che:
la osa è simbolo del mi o della Mad e e della igene azione
la osa è simbolo ma iano
e a conside a a un alismano con o il male
acchiude in sé l’idea della pe ezione e dell’in ini o
è un po en e simbolo alchemico.
Il alo e simbolico del i olo isul a dunque es emamen e
complesso, in che di ezione do emmo muo e ci?
Un’idea, a mio pa e e, ce la da lo s esso au o e con uno dei componimen i acen i
pa e della accol a: Nuo a poesia in o ma di osa. Il es o è dispos o come i pe ali
s oglia i da un io e e se ne possono con a e o o. È dunque una osa di o o pe ali
quella che più p obabilmen e ci aiu e à a capi e il senso mis e ioso di quan o il poe a
ci uole comunica e: “Nella adizione alchemica (la osa) de inisce la pie a iloso ale,
sop a u o quella con o o pe ali è esp essione di igene azione”1
Dunque, p obabilmen e, quello che Pasolini so ende nel i olo è che uole a e un
accon o sulla igene azione. Ma di quale ipo di igene azione s a pa lando?
Sappiamo che con nel 1961 con la egia del suo p imo ilm Pasolini scop e nel
mes ie e di cineas a una nuo a o ma di a e poesia, il cinema in a i è pe lui la pe e a
app esen azione della eal à a a e so se s essa.
L’espe ienza con la macchina da p esa gli a cambia e anche il appo o con la
sc i u a che subisce in e e i una “ igene azione”.
Con la igene azione di sé e della lingua nel cinema accadono due cose, in campo
poe ico: in p imo luogo, una p onuncia mol o più o ale e quo idiana, e quindi meno
me ica; poi l’uso di o me (poesie a o ma di c oce o di clessid a, di pe ali,), pa allela
alla mol eplici à delle ossessioni. Nei saggi di Empi ismo e e ico Pasolini spieghe à che
la poesia è, ispe o al cinema, un’”e ocazione da s egone”, ale a di e un in e en o
lessicale, che – pe la na u a s essa del mezzo – nomina le cose, ma non può mos a le
nella lo o eal à, “piene della lo o isica glo ia” (Pasolini, 2000). I emi sono quasi
semp e pe sonali. Non semb a a e e un e o e p op io asse ema ico e semb a es aneo
ad ogni p oge o che non sia quello “di ope e u u e”. Ques a la posizione gene ale dei
c i ici.
Abbiamo elemen i pe conside a e la simbologia della osa, la
igene azione sia da legge si come e e en e anche al Mi o della G ande Mad e?
A ques o pun o si chiude la mia lunga pa en esi pe i o na e a Zigaina, che, come
1 Ibidem.
il le o e a à in ui o, ho in ine deciso di conside a e. La manie a di legge e Poesia
in o ma di osa cambia sos anzialmen e dopo a e le o la esi di Zigaina; più in
gene ale, la p ospe i a da cui egli gua da u a l’ope a dell’au o e ap e nuo i
o izzon i di signi ica o che è impossibile ascu a e, sia pe l’a gomen o ogge o
di ques a ice ca, sia pe la alidi à delle conside azioni da lui p esen a e.
Quan o ipo izza Zigaina è di icilmen e iassumibile, ma ce che ò di limi a e
la ci azione quan o più possibile senza che si pe da il signi ica o ul imo.
Zigaina so olinea come, anche se mol i si a annano a nega lo, la mo e dello sc i o e
si sia amman a a semp e più di Mis e o, ap endo le po e dunque all’i uzione
del sac o. Pe cui il “Mys e ion” annuncia o da Pasolini in Pe olio, il Mys e ion
come “a o mis ico, isolu o e, i ale, pienamen e posi i o e o gia ico […] che si
pone come epig a e” di u a la sua ope a, è, secondo Zigaina “qui, o a, da an i a
noi, come una eal à allucina o ia” (Zigaina, 1996). E se in oduce in ques i e mini
la sua esi è pe chè il con enu o è ale da lascia e pe plessi. Con es ualizza il ema
spiegando quali osse o le con inzioni di Pasolini e come ques e siano ca a e izza e
da una p o onda ede nel “mi o” e nella sac ali à delle sue mani es azioni.
Tu a ia, in una socie à i eligiosa come la nos a, l’epi ania del sac o è quan o mai
a a, e ogni a o mis ico è p essoché i iconoscibile. È dunque comp ensibile, a suo
pa e e, che nel desc i e e la mo e dell’au o e di Salò o le cen o en i gio na e di Sodoma,
u i i mezzi di comunicazione abbiano op a o pe s ela e ale mis e o secondo
modali à con as an i e clamo ose e u a ia comuni e p e edibili: ine scon a a di
un omosessuale, inciden e sadomasochis ico, suicidio pe delega, deli o poli ico. Ma
dall’esame del co pus le e a io da lui e e ua o:
“[…] si e po u o scop i e che le asi p epa a o ie e conclusi e della sua agica
ine — empi, luoghi e modi — e ano s a e da lui an icipa e in modo unidi ezionale
e coe en e: il gio no, l’anno, il campe o di calcio, l’e à del agazzo assassino, l’uso
del bas one, le i e del ma e di Os ia, pe ino la Domenica (che coincide ogni sei
anni con il gio no dei Mo i): u o e a s a o pun igliosamen e p e igu a o come se
in lui a esse agi o una s a egica necessi à di comunica e al mondo un p oge o
indicibile. […] (Zigaina, 1996).
Il p oge o della sua mo e come “ i o cul u ale”.
Le conside azioni di Zigaina engono dall’analisi di una se ie di indizi che Pasolini ha
lascia o nelle sue ope e che è di icile conside a e come pu e coincidenze.
La mo e iolen a di Pasolini si con igu e ebbe dunque non come acciden ale, ma
“o ganizza a”: o ganizza a così come ogni a is a o ganizza, elabo a il p op io linguaggio. Non
si a e ebbe quindi di una “ uga in ba aglia”, ma di un a acco pieno di o goglio. Non passi i à,
ma a i i à. Non mo e na u ale, ma cul u ale. Se dunque quella Fine è anche un Inizio, essa
non può che esse e de ini a “sac i icale”.
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Come i sac i ici umani dei paleo-ag icol o i e ano inalizza i ad o ene e abbondan i accol i
(in Medea è ip odo o ale i o), così Pasolini as o ma la sua mo e in “sac i icio di sé”
in manie a da assicu a si la i a “solo e a che sa à”: la i a cul u ale nella memo ia degli
uomini. Una mo e con ques o alo e è da po si (lo dice l’au o e s esso in Pe olio) come
p ospe i a pe po e coglie e la o ali à delle sue asse zioni. Non è ques a la ci azione, o
meglio, la i i icazione del mi o della G ande Mad e? Se acce iamo la esi di Zigaina,
e la nos a ice ca ci spinge in ques a di ezione, dobbiamo assume e che, da un ce o
momen o in a an i, non solo la poesia, ma l’in e o co pus pasoliniano sia cos ui o
su “epi anie” che assumono il lo o alo e più al o e il signi ica o più comple o con la
mo e del poe a. Una mo e basa a p op io sulla ede al mi o di mo e e igene azione
a nuo a i a che è quello della G ande Mad e appun o. Dunque di engono impo an i
nella nos a analisi anche u i i i e imen i che il poe a a al ispe o. Secondo Zigaina
è p op io a pa i e da Poesia in o ma di osa che Pasolini inizia il disco so me a es uale
con il le o e.
I due pilas i su cui Pasolini basa le sue i lessioni secondo Zigaina sono p op io Jung,
che egli dice “Pasolini conosce a a memo ia” e Mi cea Elide, che sappiamo esse gli
s a o d’ispi azione pe la s esu a di Medea. En ambi gli au o i sono pe ò “omessi”
ogni qual ol a Pasolini pa la delle on i. La agione, semp e secondo Zigaina, è che
l’au o e a ebbe ado a o nei lo o con on i “l’a eggiamen o degli alchimis i” che pe
p ese a e le conoscenze man engono il seg e o sulle p a iche e sugli adep i. Zigaina
sugge isce, a agione, un pa allelismo a la ecnica esp essi a di Pasolini e quella
dell’an ica alchimia. La asposizione di Pasolini è massa in a o con la sensibili à di un
mode no e con le an asie di uno sc i o e che pe mea la sua ope a di una necessa ia
ambigui à u o di una complessa ope a di con aminazione.
L’analogia a il p ocesso dell’alchimis a e la ecnica esp essi a di Pasolini p esuppone
che i siano almeno alcune simili udini nella manie a di pensa e. Tali simili udini
esis ono e si possono esempli ica e:
a) in un’analoga concezione del empo, o e o la concezione ciclica delle socie à
adizionali come abbiamo più ol e so olinea o
b) una isione sac ale della i a e delle cose. Pasolini s esso ne pa la in un’in e is a
che egli s u u a a “ es amen o spi i uale” e nella quale all’ipo e ica domanda “C edo
in Dio?” egli dice di esse si semp e de ini o non c eden e dall’e à di quindici anni,
ma di a e concepi o in ine un’idea immanen is a e scien i ica di Dio pa endo dalla
conside azione che “La eal à è un linguaggio. [?] Ma – si chiede allo a Pasolini – se la
eal à pa la chi è che pa la e con chi pa la?”. Secondo il poe a “la eal à è un sis ema di
segni a a e so cui la eal à pa la con la eal à” e conclude dicendo: “Tu o ciò non è
spinoziano’? Ques a idea della eal à non assomiglia a quella di Dio?” (Pasolini, 1999,
796)2.
È in e essan e no a e la somiglianza con quan o sc i e Mi cea Elide a p oposi o della
concezione della na u a degli an ichi alchimis i: “[..] sia pe l’an ico mina o e che pe
l’alchimis a occiden ale la Na u a è una ie o ania. Non solo è i a ma è anche di ina o,
almeno ha una dimensione di ina. D’al a pa e, g azie a ques a sac ali à della Na u a,
l’alchimis a c ede a di po e o ene e la pie a iloso ale, agen e di asmu azione, così
come l’Elisi dell’immo ali à” (Eliade: 1974, 151)3.
Poesia in o ma di osa
La mo e non è
nel non po e comunica e
ma nel non po e più esse e comp esi
Fa a luce sugli spun i c i ici che danno i a alla p ospe i a d’app occio all’ope a
è in e essan e e i ica e e amplia e alcuni con enu i a a e so le pa ole, eloquen i in
massima misu a, di Pasolini s esso. Ap e la accol a, nella sezione in i ola a Real à,
la poesia Balla a delle mad i. Il p imo sogge o ad esse e a a o è dunque p op io la
mad e. Una mad e pe ò assai dis an e dalla na u a, dal cuo e, dall’is in o. Una mad e
che è p odo o pe e o della socie à consumis ico-bo ghese e che come unzione ha
quella di eplica e modelli p i i d’amo e:
Mi domando che mad i a e e a u o.
Se o a i edesse o al la o o
in un mondo a lo o sconosciu o,
p esi in un gi o mai compiu o
da espe ienze così di e se dalle lo o,
che sgua do a ebbe o negli occhi?
Se osse o lì, men e oi sc i e e
il os o pezzo, con o mis i e ba occhi,
o lo passa e a eda o i o i
a ogni comp omesso, capi ebbe o chi sie e?
Mad i ili, con nel iso il imo e
an ico, quello che come un malede o ma i lineamen i in un bianco e
che li annebbia, li allon ana dal
cuo e, li chiude nel ecchio i iu o mo ale.
Mad i ili, po e ine, p eoccupa e
che i igli conoscano la il à
pe chiede e un pos o, pe esse e p a ici,
pe non o ende e anime p i ilegia e,
pe di ende si da ogni pie à.
Mad i medioc i, che hanno impa a o
con umil à di bambine, di noi,
un unico, nudo signi ica o,
con anime in cui il mondo è danna o
a non da e né dolo e né gioia.
2 Pie Paolo Pasolini, Quasi un es amen o in Pie Paolo Pasolini. Tu e le ope e. Saggi sulla Poli ica e
sulla Socie à a cu a di Wal e Si i e Sil ia de Laude, A noldo Monda o i Edi o e, Milano 1999.
3 Mi cea Eliade, He e os y alquimis as, Alianza edi o ial, Mad id 1974, p.151
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Mad i medioc i, che non hanno a u o
pe oi mai una pa ola d’ amo e,
se non da un amo e so didamen e mu o
di bes ia, e in esso ’hanno c esciu o,
impo en i ai eali ichiami del cuo e.
Mad i se ili, abi ua e da secoli
a china e senza amo e la es a,
a asme e e al lo o e o
l’an ico, e gognoso seg e o
d’accon en a si dei es i della es a.
Mad i se ili, che i hanno insegna o
come il se o può esse e elice
odiando chi è, come lui, lega o,
come può esse e, adendo, bea o,
e sicu o, acendo ciò che non dice.
Mad i e oci, in en e a di ende e
quel poco che, bo ghesi, possiedono,
la no mali à e lo s ipendio,
quasi con abbia di chi si endichi
o sia s e o da un assu do assedio.
Mad i e oci, che i hanno de o:
Sop a i e e! Pensa e a oi!
Non p o a e mai pie à o ispe o
pe nessuno, co a e nel pe o
la os a in eg i à di a ol oi!
Ecco, ili, medioc i, se i,
e oci, le os e po e e mad i!Che non hanno e gogna a sape i
nel os o odio addi i u a supe bi,
se non è ques a che una alle
di lac ime.
È così che i appa iene ques o mondo:
a i a elli nelle oppos e passioni,
o le pa ie nemiche, dal i iu o p o ondo
a esse e di e si: a isponde e
del sel aggio dolo e di esse uomini.
Si a a insomma dell’ “an i-mad e” di un modello di mad e comple amen e
oppos o al modello G ande Mad e in quan o non dà o igine a una i a degna di esse e
issu a, ma ad una i a che s a uo i dal dolo e sel aggio, dunque na u ale, animale, di
esse e uomini. La Balla a delle mad i semb a pa a asa e la spiegazione di come l’esse e
mad e, il ma e nale sia s a o s adica o dalla donna nella codi icazione in socie à, come
spiega Ge da Le ne in La c eaciòn del pa ia ca o (1990). Il ipo di socie à p esen a o
dalla poesia è quello schia is a delle o de dei pas o i seminomadi che segna ono
la ine del ma ia ca o, di cui abbiamo pa la o poc’ anzi, e il cui modello è anco a
soggiacen e alla socie à pa ia cale mode na nella quale non p edomina la ice ca del
benesse e e dell’a monia bensì del dominio. Pe sop a a e gli uomini e la na u a, è
necessa ia una o ganizzazione sociale di e en e dal p eceden e essu o ma ia cale:
o dina a in gue ie i, capi gue ie i, schia i, capi schia i, linee di comando, e
sop a u o o ma a da donne disciplina e e p on e a co azza e e addes a e la p ole,
e cioè, a scambia e la ma e ni à con i lignaggi e icali, ad o ganizza e la c esci a
di ques i u u i gue ie i p on i ad uccide e, ad esse e schia i p on i a dedica e la
lo o i a ai lo o signo i; donne che insegnino ai p op i igli a nega e i lo o deside i.
Ciò signi ica una socie à di mad i pa ia cali, mad i che alle ano la lo o p ole
pe la gue a e la schia i ù. Mad i dis an i dalle mad i p eis o iche p i e di
codi icazioni ma piene del Mis e o della i a, così dis an i da c ea e uomini ili che
pe pe uano il meccanismo dis u ice della ci il à neo capi alis a. Lon ane dalle
mad i di Guinea che poche pagine dopo “gi ano appena sussul an i nella lo o danza
[…] co ando millena ia gioia” che anno da pe no agli uomini che uo ano lo o a o no.
Dal F iuli alle bo ga e omane, al me idione dall’ I alia, all’ A ica, all’ India si sono
sussegui e in Pasolini le appe di una inin e o a ice ca di nuo e inca nazioni del mi o
di una umani à e gine e p imi i a. Pe chè “Nulla può esis e e al pa o indus iale”
pe un “popolo o mai dissocia o da secoli” la cui soa e saggezza non l’ha mai libe a o
e i “ ude i consuma i da us iche piogge / e li u gici soli, alla cui luce / l’Eu opa è così
piccola, non poggia /che sulla agione dell’uomo, e conduce / una i a a a pe se, pe
l’abi udine, / pe le sue classici à spa u e” (Pasolini, 1993, 610)4. La agione è quella
dell’uomo, che ha il suo co ispe i o simbolico nei “li u gici soli” che ichiamano
l’is i uzione eligiosa. La agione non a onda le sue adici nella e a in quan o
manche ole delle quali à che Pasolini iconosce ai i i a caici:
[…]
Io sono una o za del Passa o.
Solo nella adizione è il mio amo e.
Vengo dai ude i, dalle chiese,
dalle pale d’al a e, dai bo ghi
abbandona i sugli Appennini o le P ealpi,
do e sono issu i i a elli.
Gi o pe la Tuscolana come un pazzo,
pe l’Appia come un cane senza pad one.
O gua do i c epuscoli, le ma ine
su Roma, sulla Ciocia ia, sul mondo,
come i p imi a i della Dopos o ia,
cui io assis o, pe p i ilegio d’anag a e,
dall’o lo es emo di qualche e à
sepol a. Mos uoso è chi è na o
dalle isce e di una donna mo a.
E io, e o adul o, mi aggi o
più mode no di ogni mode no
a ce ca e a elli che non sono più5.
Le isce e di una donna mo a sono in econde dunque l’a o della nasci a
si as o ma in mos uosi à. In ques i e si c’è la più consape ole e dispe a a
4 Pie Paolo Pasolini, La Guinea, in Bes emmia. Tu e le poesie, p. 610.
5 Ibidem p. 619
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dichia azione di poe ica di Pasolini: il suo sen i si es aneo a un p esen e semp e
più omologa o e a un u u o le cui p emesse desc i ono come un dese o cul u ale.
“Pe ama e ques a adizione occo e un g ande amo e pe la i a. La bo ghesia non
ama la i a: la possiede. E’ ciò implica cinismo, olga i à, mancanza eale di ispe o pe
una adizione in esa come adizione di p i ilegio e come blasone. Il ma xismo, nel
a o s esso di esse e c i ico e i oluziona io, implica amo e pe la i a, e, con ques o,
la e isione igene an e, ene gica, amo osa della s o ia dell’uomo, del suo passa o6.
Di quel passa o che ami e Jung e Mi cea Eliade è un p o ondo conosci o e, an o da
imp o e a e ai suoi con empo anei la lacuna di s udi an opologici. Il modello di
socie à bo ghese di cui pa la Pasolini è colpe ole del o men o dell’uomo, lo s esso
indi idua o in al i e mini da Alain Tou aine ne Il mondo sal a o dalle donne (2009)
in cui iconosce la limi azione della socie à occiden ale pa e nalis ica a ca ego izza e
e chiude e l’indi iduo in pa i che ne limi ano la libe à7 iconoscendo nei p ocessi
sociologici a uali il en a i o da pa e delle donne di icompo e un’espe ienza
colle i a e indi iduale che è s a a lace a a8. Ne La ice ca di una casa al i e si pa lano
del modello nega i o che pu e impe a nella socie à:
6 A icolo su “Vie Nuo e” del 22 no emb e 1962 in i ola o “Rispos a ad un insoddis a o”
7 Alain Tou aine, Il mondo è delle donne, Il saggia o e 2009. Come lo s esso Pasolini anche Tou aine
segnala la ine della S o ia, a a o e pe ò di un len o mo imen o po a o innanzi dalla donne, sogge i
che oggi anno le eci del p ole a ia o e, in epoca più ecen e, degli ope ai in quan o p omo o i di un
cambiamen o nelle nos e socie à in ecchia e, indeboli e allo s esso empo addolci e, do e eme ge
con o za l’esigenza colle i a di comba e e gli e e i nega i i della mode nizzazione, che ha c ea o
o me di dominio es eme e ha dis u o la na u a conquis andola.
8 L’inclinazione a uno sgua do di e so sulla eal à con empo anea si a luce anche in un a icolo
del 1970 Che a e col” buon sel aggio” ma appa so pos umo ne “L’Illus azione I aliana”, CIX, 3,
ebb aio-ma zo 1982 a o dalla accol a: Pie Paolo Pasolini. Saggi sulla Poli ica e sulla socie à. op.
ci . “[…] La digni à umana pe noi bo ghesi è la digni à i ile; anche la donna, nella sua olon à
di emancipazione, ha, pe coazione, come scopo quello di ui e pe di i o e mimesi della digni à
i ile (così come un neg o ame icano medio lo a pe esse e simile a un execu i e bianco). Ques a
iden i icazione della digni à umana con la digni à i ile è il ondamen o del azzismo. Ciò che il
maschio bianco (e pe mimesi la sua emmina) o a di schi oso nel maschio di un’al a azza è la
sua mancanza di digni à i ile, o una digni à i ile di ipo di e so. […] La digni à i ile bianca e
non bianca si onda su eligioni mono eis e, cioè con adine. Tu i colo o che c edono in un unico
Dio analogo (pe sonale) hanno una analoga idea della digni à i ile: che è una imi azione di quel
pe sonaggio chia e che è il pad e.
Non c’e s uden e o in elle uale, pe quan o ibelle o i oluziona io, che non ic ei a a e so la
digni à del suo co po e del suo compo amen o, la digni à del pad e.
Un indù non ha la digni à i ile di un eu opeo o di un musulmano: i modelli a cui egli si adegua
sono al i da quelli o ni i dal p epo en e e o uso Dio Geni o e. […] Anche i Masai i ono una
elici à «sel aggia»: ogge i a, eale, spe imen abile. Sono animis i nomadi pas o i. Se engono
imp igiona i, muoiono, come ce e azze di uccelli o come quel agazzo del Boccaccio che decide di
mo i e di dolo e « i ando a se u i i ia i». I Masai ci ing aziano an o, ma i iu ano la nos a cul u a.
Si engono la lo o, di cui del es o anche noi non sap emmo che a cene (al o che in eg azione
ecip oca! al o che o imis iche sin esi idealis iche e ma xis e!). Un bellissimo gio ane maschio
Masai, al o, o e, ba ba icamen e cope o di collane, b acciale i, anelli, è o almen e p i o di quella
che noi chiamiamo la «digni à i ile»: egli è gioche ellone pazze ello, idanciano, ezzoso e c edulo
come una bambina. […] Ho pian o di e e lac ime, da an i a un idole o della ibù Baule, a o di
legno e ilamen i ege ali; ho pian o pe chè quello e a il piccolo nume con adino del Lazio di Tu no..
[…] ecco la accia del bo ghesuccio scu o
di pelo e bianco d’anima,
come pelle d’uo o, né ene o né du o…
Folle!, lui e i suoi pad i, ani
a i a i del gene one,
se i g assocci dei secchi a en u ie i padani.
E chi sie e, o ei p op io ede i,
p oge is i di ques e ca apecchie
pe l’Egoismo, pe gen e senza ne i,
che ’ins alla i suoi bimbi e le sue ecchie
come pe una seg e a consac azione.
nien e occhi, nien e bocche, nien e o ecchie, […] (Pasolini, 1993, 624)9.
Il modello del “gene one” dei pad i olli, il cui mo o e è l’Egoismo, sc i o con
maiuscola, che non da i a ma la oglie e che si oppone idealmen e alla Na u a
cemen izzandola con “ o ilizi ascis i a i col cemen o dei piscia oi” in con apposizione
ai gio ani del F iuli, mi ica A cadia, do e i gio ani in comunione con la na u a
“o inano sui ossi can ando nei c epuscoli dei po e i”. Ma è nel poema La eal à che il
poe a di e amen e in oca la mo e, il sangue, l’aspe o e ibile del mi o della G ande
Mad e, a inché siano i deboli, gli esclusi a me e e in a o una ca ne icina sugli uomini
senza Dio:
[…]
Ah Neg i, Eb ei, po e e schie e
di segna i e di e si, na i da en i
innocen i, a p ima e e
in econde, di e mi, di se pen i,
o endi a lo o insapu a, condanna i
a esse e a ocemen e mi i, pue ilmen e iolen i,
odia e! s azia e il mondo degli uomini benna i!
Solo un ma e di sangue può sal a e,
il mondo, dai suoi bo ghesi sogni des ina i
a a ne un luogo semp e più i eale!
Solo una i oluzione che a s age
di ques i mo i, può sconsac a ne il male! ».
Ques o può u la e, un p o e a che non ha
la o za di uccide e una mosca -la cui o za
è nella sua deg adan e di e si à.
Solo de o ques o, o u la o, la mia so e
si po à libe a e: e comincia e
Lac ime su un mondo pe du o anche nelle sue ul ime p opaggini: in a i il mono eismo con adino
dopo esse e s a o pe an o empo modulo e s umen o di po e e iene bu a o a ma e dal po e e
indus iale. S ano! Il modello di un «consuma o e» non può più esse e un modello di digni à pa e na!
Il consuma o e de ’esse e un uomo legge o, in an ile, olubile, cu ioso, gioche ellone, c edulo. Il
comp a o e è sos anzialmen e una anciulla. S’in ange il mono eismo, col Pad e che dà, non p ende;
s’in ange con i suoi domini s o ici della piccola bo ghesia occiden ale e ossa, lasciando il pos o a un
poli eismo di Beni dona i da un Pad e che non uole a si imi a e? Del es o, nel cuo e della ci il à
eu opea e ame icana, chi dissen e dalle sue egole, is in i amen e p eco e i empi, inunciando pe
p ima cosa alla digni à i ile, cioè dissociandosi dal pad e […].
9 in Bes emmia. Tu e le poesie, p 624
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il mio disco so sop a la eal à (Pasolini, 1993, 647)10.
Il sac i icio, lo spa gimen o di sangue e lo s azia e le memb a della i ima può
da e i a a una nuo a c eazione: “si può anima e solo quan o si è c ea o g azie alla
asmissione della s essa i a” (Eliade: 1994, 32)11.
La mo e come possibili à di inasci a è uno dei emi cen ali della poesia e il poe a
p ima la in oca pe se, pe “ icomincia e da ze o, solo come un cada e e nella sua
ossa” la cui unica spe anza è “nella luce che disossa” e poi auspica gli dia ia o su un
“mondo, come la mo e, ina o”. Un mondo che necessi a inasce e e che può a lo solo
con la mo e12.
Pasolini non può a e a meno di cons a a e che i igli di ques o modo il cui des ino
è la il à sono”in asi o mai dal male che ice ono in e aggio dai pad i” e i ono
con en i del u u o che i pad i hanno p epa a o pe lo o. Ques i igli e ques i pad i
o mano “il co o dei lie i, cui la eal à è amica” in opposizione al poe a che imane
isola o e “cupo d’amo e” pe ché incapace di ol epassa e il con ine “ a l’amo e pe la
i a e la i a”.
L’amo e pe la i a si pe soni ica nei e si: “il mio amo e è solo pe la donna: in an e
e mad e. Solo pe essa impegno u o il mio cuo e”. Die o ques i e si c’è anco a una
ol a Susanna, ma anche il mi o eleusino di Pe se one e della G ande Mad e.
La mo e nella na u a: sogno, p o ezia, epi ania.
[…]
È una osa ca nale di dolo e,
con cinque ose inca na e,
canc i di osa nella osa
p ima: in p incipio e a il Dolo e.[…]
Ques e e zine appa engono al poema che da il i olo alla accol a e simboleggiano,
u ilizzando un’immagine dell’iconog a ia c is iana, sia il G aal che le piaghe del
C is o. Il simbolo del G aal è mis e o in senso p op io, o e o “inizia ico” e simbolizza
la a ica dell’uomo di icon a a e in se s esso un Cen o “supe s o ico”, la so gen e
dell’ene gia cosmica necessa ia a igene a e sul piano spi i uale se s esso e l’umani à,
ma è almen e icco di leggende, nelle quali con e gono adizioni cel iche, a abe
e c is iane, che de inendolo se ne limi ano le s uma u e e ad ognuna si leghe ebbe
una le u a legge men e di e sa. Malg ado ciò è bene ci a ne almeno un paio che
in e essano la nos a analisi. La p ima iene i e i a da Zigaina e ime e alla leggenda
10 in Bes emmia. Tu e le poesie, p 647
11 Mi cea Elide, He e os y alquimis as, Alianza Edi o ial, Mad id 1974, p.32.
12 In un in e en o ecen e, lo sc i o e Alessand o Ba icco, in i a o a pa la e del u u o is o dai
le e a i lo ha desc i o con la pa ola dis uzione dicendo che nel mondo di domani il cambiamen o
necessa io è di un o dine così adicale da de ini e la unzione del le e a o nel p ese a e ciò che
me i a di esse e sal a o. Da Alessand o Ba icco: il u u o è ini o su: h p://www.you ube.com/
wa ch? =ZWqR-zdIQTo 10/04/2009.
di Pa ci al e del Re Pesca o e. Zigaina dice che il mi o del G aal iassume pe Pasolini
“la sos anza spi i uale, il con enu o mis ico di u o il disco so che egli ha po a o
a an i, seppu e con a eggiamen i con addi o i e dissac an i, nell’ul ima pa e della
sua i a”. Zigaina chiama ques a si uazione umana di Pasolini “nos algia del Pa adiso”
cioè deside io di o a si semp e al cen o del mondo, nel cuo e della eal à (Zigaina,
1989). Pasolini pa la in ques i e mini del Pa adiso: “Non mi sen o del u o s acca o dalle
acque p imo diali del en e ma e no, ma pu semp e escluso da un’esis enza in cui egna a la
pleni udine di un pa adiso de ini i amen e pe du o”
Al a p ospe i a che a mio pa e e è in e essan e combina e con quella p esen a a
da Zigaina e che in ondo non se ne discos a mol o è quella p esen a a da Malcolm
Godwin nella sua ope a The Holy G ail (1994)13 nella quale elaziona la s o ia della
pe di a del G aal con la pe di a, alla ine del Neoli ico, delle ibù ma ia cali, paci iche
e p ospe ose, esis en i in Eu opa la cui i a u b u almen e s onca a dalle ibù di
ba ba i p o enien i dall’Asia. Ques i e en i, secondo Godwin a ebbe o lascia o accia
nella memo ia colle i a e acquisi o una dimensione simbolica nella mi ologia cel a
pe poi eni e ielabo a e da Ch é ien de T oyes in chia e c is iana. Ques a conquis a
si iden i iche ebbe anche, pe esempio, con la pe di a del Pa adiso Te es e e, pe
quan o igua da il G aal, esso si iden i iche ebbe con il emminile e con la e a: più
conc e amen e sa ebbe simbolo del seno ma e no e della agina.
Ma mol e sono le possibili le u e, e bisogne à ene ne con o a anzando nello s udio
dell’ope a di Pasolini in quan o in essa ogni cosa è “pa e di un u o” e i ichiami di
senso si susseguono. Un simbolo osac ociano, ad esempio, app esen a cinque ose:
una nel cen o e una sop a ciascuno dei b acci della c oce. È lo s esso simbolo u ilizza o
da Dan e pe la Rosa Candida della Di ina Commedia. Simbolo di inascimen o
mis ico, come già sappiamo, le cinque “ ose den o la osa” sono usa e da Pasolini
pe enume a e i suoi sbagli che gli pesano come piaghe e che egli chiama “dolo i”.
T a le ighe incon iamo e si p o e ici che semb ano an icipa e lo scena io della sua
mo e. A con alida e la esi della sua mo e come i o cul u ale s anno i i e imen i a
Fiumicino “sole di iume” che semb a indica e il iume che, p ossimo al luogo della
mo e del poe a sepa a Os ia da Fiumicino appun o.
[…] Su lui, ace à,
ol e le di isioni dei maggesi
– pagane, con P iapo, c is iane
con la c oce – nel comune la ino
la campana che mai nei millenni suonò
e so le e del pome iggio.
P iapo e i maggesi sono immagini di econdi à, pagana e c is iana, ma il di e che la
campana non suonò mai nei millenni alle e del pome iggio, o a della mo e di C is o,
13 Bloomsbu y, London 1994.
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semb a ole signi ica e che pe lungo empo l’idea della inasci a u s incola a dalla
esu ezione c is iana. Se le i in ques a p ospe i a i e si che poco dopo si i e iscono
alla donna semb ano a ibui le una supe io i à lega a al suo esse e, pe ò s ili o dal
uolo in cui la socie à dei pad i l’ha elega a:
[…]
E la donna, la cui nobil à
si mani es a nell’ipoc isia
di inge si sol an o emissi a,
– chiamando obbedienza la sua debolezza –
è anche lei pe du a in un la o o manuale,
di emmina, lei, a le emmine…
E non can a:pe ché mai pe millenni
la donna can ò alle e del pome iggio.
Il poe a a ibuisce poi un ca a e e emminile agli elemen i na u ali dicendo: “una
p ima e a […] mes uo di ango e di sole ebb ile” o “il mes uo del sole non ha odo e”
e pa la dei “popoli ba ba i14“ come possesso i del sole. Fa e ques e conside azioni
ediamo allo a che è il poe a s esso a pa ecipa e della emminili à della na u a: “il sole
di iume di Fiumicino uol di e che sono pieno di sabbia accecan e, di limo sb iciola o”.
Il limo è il ango e ile15 del Nilo che con le sue piene ida a i a alla na u a in o no e
pe me e a la sop a i enza dei popoli i i insedia isi. Il iume è anco a una ol a un
elemen o che ico da il mi o della G ande Mad e in quan o come so olinea Mi cea
Eliade: “[…] i iumi sac i della Mesopo amia, secondo quan o si dice a, a e ano la lo o
on e nell’o gano gene a o e della G ande Dea. Le on i dei iumi e ano conside a e
come la agina della e a” (Eliade: 1974, 40)16. E nel en e della e a, della donna,
s anno i i en i: “Solo chi non è na o, i e! Vi e pe ché i à, e u o sa à suo, è suo, u
suo!17“. Il poe a chiude dicendo che non na i do anno i e e in una Nuo a P eis o ia,
dalla socie à capi alis ica a una nuo a e a di ba ba ie cui a segui o l’uso di smisu a o
della agione dei pad i. La seguen e sezione di Poesia in o ma di osa è dedica a
al Lib o delle c oci do e sono con enu e due poesie sc i e en ambe in o ma di c oce.
Di nuo o un simbolo a i più an ichi18 e complessi: la c oce è il e zo dei qua o
simboli ondamen ali insieme al cen o, al ce chio e al quad a o. In pa icola e è
14 I ba ba i di ie i, del Medioe o, e quelli di oggi: i popoli a icani.
15 “La commis ione dell’acqua e della e a, quale palude e ango, è un essenza p imo diale emminile,
on e di e ili à” E ich Neumann, La G ande Mad e, op. ci . p. 260.
16 Mi cea Eliade, He e os y alquimis as, p. 40.
17 “I po e i emminili isiedono non solo nella e a, nei mon i, nelle colline e nelle occe e- insieme
con i mo i e con colo o che non sono anco a na i, nel mondo so e aneo”. E ich Neumann, La
G ande Mad e, op. ci . p. 260.
18 La c oce è uno dei simboli che si egis a in dalla più al a an ichi à: in Egi o, in Cina, a C e a do e
è s a a in enu a una c oce di ma mo da a a al secolo XV a. C. Jean Che alie , Alain Ghee B an ,
Dicciona io de los símbolos, Op. ci .
quello che s abilisce una elazione a gli al i e. Simbolizza la e a, ed è lega a al
qua o (da no a e che siamo con Pasolini nella qua a sezione della accol a). È il più
o alizzan e dei simboli. Di e a e so i qua o pun i ca dinali è la base di u i i simboli
d’o ien amen o nei di e en i piani dell’esis enza dell’uomo: “L’o ien azione o ale
dell’uomo esige un iplice acco do: l’o ien azione del sogge o animale e so se s esso;
l’o ien azione spaziale in elazione ai pun i ca dinali e es i; in ine l’o ien azione
empo ale in elazione ai pun i ca dinali celes i”19. Sop a gli al i pe ò, il simbolo della
c oce è il simbolo più e iden e del alo e c is ologico- eologico del mi o: o ma del
es o, con una unzione seman ica e g a ica della c oce, pe ché il ema è appun o C is o
(la mo e e la esu ezione), la edenzione e l’u opia. La p ima poesia della sezione
si in i ola La nuo a s o ia e accon a la p ospe i a del olo di un anima, di quella del
poe a che, mo o, ola sul paesaggio din o no ino ad esse e accol o da un a co20 dalle
ca a e is iche con use, o se un a co di ion o di pie a o di io i, ma che in ogni caso
accoglie la osa di sangue agg uma o, il pugno di sangue luminoso in cui si mani es a
l’anima. Il u u o così osanna o dai mode ni è qui p esen a o come oppos o alla pie à
e alla spe anza, di cui gli uomini con empo anei non sanno nulla, come del es o della
i a. Il simbolo della c oce come mo e e esu ezione è dunque da associa si a Pasolini
s esso.
La seconda poesia della sezione, P o ezia, è una so a di impian o dell’innocenza
pe du a e del mi o. I nuo i sape i, dei igli, sono i sape i “inu ili”, “i concimi chimici”
ad esempio, con o una millena ia adizione con adina, che scompa e soppian a a
dallo “s iluppo” pe cui il poe a dice: “ e millenni s ani anno, non e secoli, non e
anni”. Finisce così una s o ia millena ia. Finisce l’in luenza della G ande Mad e, del
mi o eleusino di Pe se one, dea dell’ag icol u a e delle s agioni. Sa anno allo a i popoli
che dall’A ica giunge anno a milioni a po a e l’i azionali à, un’al o sape e, il sape e
an ico. “Essi” insegne anno “ai compagni ope ai la gioia della i a”, “ai bo ghesi la
gioia della libe à”, “ai c is iani la gioia della mo e”.
dis ugge anno Roma
e sulle sue o ine
depo anno il ge me
della S o ia An ica.
Poi col Papa e ogni sac amen o
and anno come zinga i
su e so l’O es e il No d […].
Nel cuo e della accol a: Una dispe a a i ali à
19 Ibidem.
20 E ich Neumann, ne La G ande Mad e, ipo a un passo del Lib o di Bahi , un es o cabalis ico
ela i amen e a do do e si dice: “Io sono colui che ha pian a o ques o albe o [la c oce simboleggia
anche l’albe o della i a, n.d. .] di cui il mondo in e o può dile a si; con esso ho innalza o su u e le
cose un a co, che ho chiama o uni e so, poiché u o dipende da esso, u o p ocede da esso, u o ha
bisogno di esso, u o mi a ad esso e u o epida pe esso. Da là escono le anime”. P. 248
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Ci o iamo con ques a sezione di Poesia in o ma di osa in quello che secondo c i iche
unanimi è iconosciu o come il “cuo e di senso” della p oduzione poe ica pasoliniana.
O ien a i dalle le u e ci a e nella p ima pa e di ques o la o o scop i emo in essa
mo i i signi ica i i ispe o alla nos a analisi. La p ima poesia della sezione è Poema
pe un e so di Shakespea e che si ap e in ques o modo:
Nell’ angolo buio delle dieci del ma ino, mi lascia
e se ne s a come un uccello dei mesi di pioggia –
emig a o da e e che non hanno anco a un nome –
che si nasconde in qualche boscaglia a do mi e quando
il gio no incomincia (ecc. ecc. «mis i ica e» senza mezzi
e mini, la p e es uali à, dell’ispi azione le e a ia, la onda-
zione assu da del poema ecc.)
Eh, uccellaccio do mien e! g igio come il ango,
bianco come il sole delle dieci del ma ino, col capo in-
nocen emen e senza i a so o l’ ala,
io non so do e, non so come – ma so che ci sei. Anzi,
di ei che, nel uo silenzio ma u ino, nella ua assenza, la
oglia di mo i e è anco a più chia a:
e in a i e come un bambino che io mi godo ques ’ o a
concessa anco a una ol a, le dieci, con la pioggia, i u-
mo i del qua ie e ene amen e in ona i
sui colpi di scu e di uno spaccalegna in qualche
gia dino in mezzo alla ci à. (Ve i à e anescen e della
si uazione domes ica, 1’ossessione na cissica, semp e pe
in a ua a, a bi a ia i azionali à dell’ idea dell’abiu a ecc.
ecc.) Nella mia pace igliale, ma non c epuscola e, u
do mi,
do e e come non so, e so di Shakespea e, i o na o
pe is in o s agionale (?) da e e che non hanno nulla
a che a e con noi ecc.
Ri engo che il i e imen o simbolico dell’incipi sia da associa si alla luna21 che
sappiamo esse e uno dei simboli più impo an i ed e oca o i del mi o della G ande
Mad e, che, alle dieci22 del ma ino, spa isce dall’o izzon e, abbandonando il poe a
pe mig a e come un uccello nei mesi di pioggia. La icchezza di i e imen i simbolici
in ques i p imi e si è quan omeno sconce an e. Lo s esso poe a lo dice nella
pa en esi con il e bo “mis i ica e” o e o “da e ad in ende e di possede , seg e i,
21 “La G ande Mad e è la Signo a del empo in quan o signo a della c esci a. La G ande Dea quindi
è anche una dea luna e, poiché la luna e il cielo no u no sono le mani es azioni e iden i e isibili
della empo ali à del cosmo, ed è la luna, non il sole, l’au en ico c onome o dell’e a p imo diale.
La quali à empo ale, così come l’elemen o acqua, anno asc i i al Femminile, la cui na u a uen e
di iene e iden e nel simbolo del lusso del empo. A pa i e dalle mes uazioni, sino a giunge e alla
g a idanza, il Femminile è asc i o al empo ed è dipenden e e de e mina o da esso più di quan o
lo sia il maschile, che ende al supe amen o del empo, all’esenzione dal empo e all’e e ni à”. E ich
Neumann La G ande Mad e op. ci . p. 227.
22 Il nume o 10 ha g ande alenza simbolica in mol e adizioni, la iloso ia pi ago ica lo elaziona
con l’esse e sup emo; pe la cabala è il simbolo del Se i o , le dieci emanazioni di Dio con cui si c eò
il mondo; e a conside a o il simbolo di Isis, la dea egizia chiama a a gli al i nomi “G ande Mad e”.
Ri e imen o es apola o da A u o Swa z, Cabala e alchimia, h p://www.sc ibd.com/doc/2519916/
Cabala-e-Alchimia-A-Schwa z, 10/03/2009
ope ando un mis e o”23 Gli spazi bianchi semb ano ole li e idenzia e e si o ano
dopo “boscaglia”24 di dan esca memo ia; dopo le dieci del ma ino; dopo il “ci sei”,
i e i o anco a alla luna, che è solo momen aneamen e spa i a dall’o izzon e pe a i
i o no la no e seguen e; dopo “pioggia25“ a so olinea ne la unzione econda ice,
c ea ice di i a26; dopo “i colpi di scu e dello spaccalegna” do e la scu e simbolizza
p obabilmen e lo s umen o di gius izia di ina; dopo la ci à, ideale ecin o sac o
spesso consac a o a una dea e nella dimensione più p i a a del gia dino; dopo il e so
di Shakespea e a cui allude il i olo e che ci e à più a an i: “Ciò che hai sapu o hai sapu o,
il es o non lo sap ai27“; dopo “is in o s agionale” a cui a da a o za o e il pun o di
domanda e che ci imanda anco a una ol a al mi o della G ande Mad e e che il poe a
dice non a e e a che a e con noi, che, come più ol e ha ima ca o i iamo nella
socie à azionale dei pad i e dei igli.
Egli dice che la sua pace è “ igliale” e il suo e e en e è la mad e, Na u a e Susanna,
in con apposizione ai
c epuscola i28 ima cando in ques o modo il suo slancio e oico, la sua passione.
Passione che iene, anco a
una ol a dalla ede nel mi o.
Nei e si che seguono ip ende la simili udine luna-uccello de inendo la luna:
[…] uccellaccia ne a, che i ingi bianca,
come una sposa di paese, con ali di apace
nei ene i g igio i del F iuli
uccellaccia con l’ occhio maligno, che si inge chiuso
nel bea o sonno di chi sa paesaggi di o es e e dese i
mai is i, […]
23 Dal Vocabola io e imologico Piangiani disponibile in e e all’indi izzo: h p://www.e imo.
i /?pag=in
24 “Quando de iniamo A emide come dea dell’es e no, come dea della i a libe a nei boschi […]
a uiamo una p oiezione simbolica che la ende signo a delle o ze e delle po enze dell’inconscio,
che appaiono nei nos i sogni in o ma si animali e cos i uiscono l’ es e no, il mondo della cul u a e
della coscienza. […]. Essa è p ossima alla na u a umana, sel aggia e p imi i a, all’esse e sel aggio,
espos o alle passioni is in uali.” E ich Neumann, La G ande Mad e, op. ci . p. 276.
25 “La pioggia u […] nel empo mi ico degli dei, un adegua o s a o pe la p epa azione del si o
dell’al a e, e pe ques o il sac i ican e e sa o a l’acqua, con la quale imi a la pioggia. in al modo
la pioggia e sa a sul si o dell’al a e (che app esen a l’anno, il empo, l’uni e so) iene assicu a a
pe u o l’anno, pe il e eno a a o e quello non a a o”. Vi o io Dini Il po e e delle an iche
mad i,Angelo Pon eco bi Edi o e, Fi enze 1995, p. 27. Più in gene ale la G ande Dea è l’uni à che
sco e dall’acqua p imo diale so e anea e celes e, u e le acque, le co en i, le so gen i, così come la
pioggia appa engono a lei. E ich Neumann La G ande Mad e op. ci . p. 222
26 Si pensi pe con apposizione alla Was e Land di Elio , domina a dalla sicci à.
27 È quello che nell’O ello accoglie le ul ime pa ole di Jago. Un sape e on ologico, sape e come
esse e.
28 Il e mine “c epuscola e” pe indica e una ca ego ia le e a ia. La me a o a del c epuscolo ole a
indica e una si uazione di spegnimen o, do e p edomina ano i oni enui e smo za i, di quei poe i
che non a e ano emozioni pa icola i da can a e se non la aga malinconia, come sc i e appun o il
Bo gese,[1] “di non a e nulla da di e e da a e”. Il e mine “c epuscola e”cominciò così ad esse e
usa o dalla c i ica pe delinea e quel g uppo di poe i che, pu non cos i uendo una e a scuola,
si o a ano conco di nelle scel e ema iche e linguis iche e che, sop a u o, i iu a ano qualsiasi
o ma di poesia e oica o sublime.
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Re is a In e nacional de Cul u as y Li e a u as, ab il 2009
ISSN: 1885-3625
DOI: h p://dx.doi.o g/10.12795/RICL.2009.i08.10
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Re is a In e nacional de Cul u as y Li e a u as, ab il 2009
ISSN: 1885-3625
Anna Ma zioIl mi o della g ande mad e
DOI: h p://dx.doi.o g/10.12795/RICL.2009.i08.10
Subi o dopo ci a il en o, iunendo così nella poesia i qua o elemen i che secondo
Empedocle sono, le qua o adici di u e le cose, immu abili ed e e ne32.
Pasolini men e e oca il mi o della Mad e u ilizzando una mi iade di simboli ad esso
collega i, con empo aneamen e s ela la sua in enzione di a e della p op ia mo e un
i o cul u ale, come palesa o da Zigaina, ma ol e la sua p opos a di le u a in quan o,
seguendo il pe co so in qui accia o si ede come a imandi e simboli in eal à mol e
delle poesie della accol a annunciano la sua “ ede pagana” se non le sue in enzioni.
La poesia ha come co-p o agonis a la Luna, simboleggia a spesso come un uccello
nell’accezione nega i a di “uccellaccia, come abbiamo is o, e poi più in ima di
“uccelle o”. Dice il poe a:
Lei si è i i a a a do mi e: ico do
Che così do mono gli uccelle i che cacciano
I agazze i iulani, nei dopop anzi
In cui il Tagliamen o è g ande come un dese o,
e, a le i i e me come in sogno e i gelsi
che già p o umano di se a, i campi di pannocchie
sono come b anchi di leoni uggen i.
Essi do mono, o co ano sonno,
in qualche albe o che è un sogno o a e […]
La icchezza di simboli ende di icile delimi a e la ci azione. In ques a immagine
si ondono l’idea della mad e Susanna, con quella della G ande Mad e, di nuo o
p esen a a come un uccello, che quando s’addo men a assume una o ma ondeggian e,
che dunque imanda di nuo o alla luna di cui pa la nella poesia. Insieme ad essa
o iamo un al o po en e simbolo associa o al mi o: quello dell’albe o, l’albe o della
i a, “che è un sogno o a e”. Zigaina (1989) so olinea a ques o pun o come Pasolini
u ilizzi quella che Ba hes chiama “ca alisi” E le ca alisi, lui dice gius amen e, hanno
una “ unzionali à a enua a, unila e ale, pa assi a ia”; sono solo uni à “consecu i e”,
men e “le unzioni ca dinali (le uni à linguis iche che conducono il disco so) sono ad
un empo consecu i e e consequenziali”. Non solo, ma Ba hes p ecisa che le ca alisi,
pu app esen ando delle sos e, dei lussi e delle giocose o me di idondanza, non
sono mai inu ili, pe ché esse – i a dando o accele ando il lusso del disco so – possono
da una pa e s ia e il le o e, ma, dall’al a, cos i ui e pe lui una unzione a ica
(Jakobson)33. De o in al i e mini, esse, le ca alisi, s abiliscono e a o zano il con a o
a au o e e spe a o e. E malg ado Zigaina indichi come ca alisi la lunga pa en esi
32 Secondo il iloso o ques e, in e agendo a lo o g azie alle o ze uni e sali, amo e e odio, sono
p incipio di u e le cose. Ques o conce o desc i e la eal à come un p ocesso g aduale ed e e no
di cambiamen o dell’ equilib io a le o ze uni e sali; la nasci a e la mo e quindi non esis ono in
se poiché il cosmo isul a c ea o dalla mescolanza e dalla sepa azione di ques i qua o elemen i
ondamen ali. Conc e amen e la s o ia di ques i elemen i di mescola anche alla mi ologia e alla
leggenda. Tes imonianza e e i a della conside azione di ques i elemen i si ha a a e so i iloso i
della scuola di Mile o ai quali, specie a Tale e, è a ibui o l’inizio della ice ca iloso ica sull’ a chè,
p incipio gene a o e e conse a o e dell’uni e so.
33 P.P.P. Empi ismo e e ico, op. ci . p.
L’uccellaccia sa à poi un’aquila29, che si a en a sul poe a/cap e o e lo ascina su.
La luna è poi chiama a “sacco di pannocchie di luce” con chia o imando alla
econdi à, alle messi, all’ag icol u a, ai simboli della G ande Dea nelle es i di Ce e e.
Sa à poi “candida e ca i a” che so ia la sua anima sul p a o che Zigaina indi idua
come il luogo depu a o al sac i icio del poe a.
Su quel p a o “pende un’al a nube” u a e es e pe ò, in quan o semb a esse e
l’omb a di una mon agna i cui epi e i non lasciano dubbi: “gon ia di mammelle”, che
è anche “isola ne a”sacco di pannocchie buie, con in o no la ba a della ma ea, la ea e
che a da con appun o “simme ica”, al “sacco di pannocchie nel cielo” . Su quel p a o
i è una ila di piloni, anch’essi pa ecipi della simbologia del mi o come ci ico da
Neumann in un signi ica i o esempio che iunisce in se le immagini del g ano, del
cap e o e dell’uccello: […] La Dea ci è no a come do a a di una es a di se pen e o di uccello
o anche ala a e con zampe di uccello. […] Nello s esso con es o la dea ha a le mai i co oni di
g ano e in o no a lei sal ano i cap i. […] Il pilas o della G ande Dea domina il ecin o30.
Rip ende poi il olo ascina o dall’ “uccellaccia” pe ola e sop a il Saha a do e
ede un uoco, che nomina due ol e, di nuo o ad en a izza ne il simbolo31
29 Il simbolo dell’aquila secondo C. G. Jung (in Psicologia e alchimia) è un simbolo poli alen e.
In a i il e degli uccelli acquisi a un signi ica o di e en e se bianca o ne a. Essa inca na a l’allego ia
dell’al a di ini à, del uoco celes e, del sole, della nobil à e dell’anima come pa e dell’uomo
appa enen e a Dio. L’impiego del simbolismo dell’aquila u, nelle di e en i ci il à, quasi semp e
indi izza o all’esp essione di «al i udine» che cambia a quando, con un olo in picchia a, l’uccello si
scaglia a con o la p eda. Le igu e emblema iche dell’aquila e del se pen e u ono la aduzione di
ale dualismo. La duplice igu a dell’aquila e del se pen e acquis a a il signi ica o del Cielo e della
Te a, della lo a a l’Angelo e il Demone, me a o a del con as o a bene e male. In alchimia l’aquila
è lo spi i o cos e o nella ma e ia b u a che si libe a solo dopo la ase di iscaldamen o p olunga o
nell’a hano e si conc e izza nell’al o dell’alambicco. L’aquila bianca u pe cepi a come una p oiezione
maschile associabile al po e e sop anna u ale e il suo sangue, nelle ecchie a macopee, eni a
p esc i o come un in igo en e delle o ze e unico mezzo pe idona e la econdi à delle donne s e ili.
Quando in ece e a i a a ne a o b una il suo signi ica o cambia a o almen e di enendo un segno
no u no, luna e, emminile come quella e igia a nella a ola. So o l’omb a delle ali dell’aquila,
sono pos e le s e e dell’acqua e della e a disegna e con le sembianze di Poseidone e di un bosco.
Poseidone è l’iconog a ia delle acque p imo diali dalle quali u i i co pi p endono i a, sia quelli che
abi e anno le acque sia quelli che i anno sulla e a. La di ini à è quindi la o za elemen a e non
anco a o ganizza a alla ice ca dell’ elemen o iniziale, pad e di ogni a monico s iluppo.
30 E ich Neumann, La G ande Mad e, op. ci . p.272.
31 La simbologia del uoco è e amen e complessa e polied ica, ci e ò dunque solo alcuni dei signi ica i
pe sugge i e una possibile in e p e azione. Il uoco app esen a la o za p o onda che pe me e
l’unione dei con a i e l’ascensione alla sublimazione, esso è il mo o e della igene azione pe iodica
della Na u a. Vi a animica, po e e c ea i o, gaglia dia animale e is in i a sono le o me essenziali
della po enza dell’elemen o Calo e. I uochi del mondo e eno, quello in e medio e celes iale del
Sole, il uoco comune, il ulmine e quelli ma e iali adope a i pe l’ eliminazione di ma e ie. Lo Spi i o,
uoco in e io e nell’Umano è nello s esso empo conoscenza pene an e dell’in elle o indi iduale, e
illuminazione o dis uzione dell’in oluc o. Il Fuoco conduce la men e all’a o ed all’azione psichica.
Dicciona io de los sàimbolos, op.ci .