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Il mito della grande madre: una possibilità di lettura di poesia in forma di rosa di Pasolini

Marzio, Anna

Abstract

Per Pasolini il titolo racchiude l’essenza della poesía o raccolta. Verra qui analizzato il significato di “poesia in forma di rosa” analizando le sue poesie. Rosa come richiamo alla figura materna ma nascondere anche significati esoterici o símbolo di perfezione, talismano contro il male o símbolo alchemico. Ma l’autore probabilmente si riferisce alla rosa come símbolo di rigenerazione.

Full text

121 Re is a In e nacional de Cul u as y Li e a u as, ab il 2009 ISSN: 1885-3625 DOI: h p://dx.doi.o g/10.12795/RICL.2009.i08.10 Anna Ma zio 120 Re is a In e nacional de Cul u as y Li e a u as ISSN: 1885-3625 DOI: h p://dx.doi.o g/10.12795/RICL.2009.i08.10 Anna Ma zio Uni e sidad de Se illa IL MITO DELLA GRANDE MADRE: UNA POSSIBILITÀ DI LETTURA DI POESIA IN FORMA DI ROSA DI PASOLINI THE MYTH OF THE GREAT MOTHER: A GATEWAY TO POEMS IN SHAPE OF A ROSE Riassun o: Pe Pasolini il i olo acchiude l’essenza della poesía o accol a. Ve a qui analizza o il signi ica o di “poesia in o ma di osa” analizando le sue poesie. Rosa come ichiamo alla igu a ma e na ma nasconde e anche signi ica i eso e ici o símbolo di pe ezione, alismano con o il male o símbolo alchemico. Ma l’au o e p obabilmen e si i e isce alla osa come símbolo di igene azione. Pa ole chia e: mad e, mo e, Pasolini, poesia, igene azione, osa, simbolo. Abs ac : In Pasolini’s Wo ks, he i le ep esen s he essence o he poems. In his a icle, some poems a e analyzed in o de o unde s and he meaning o “poems in shape o a ose”. The ose can symbolize mo he s, bu i also hides eso e ic meanings o i can be a symbol o pe ec ion, a alismán agains he e il o an alchemic symbol. Bu he au ho p obably wan ed o e e o he ose as igene a ion symbol. Key wo d: mo he , dea h, Pasolini, poem, egene a ion, ose, symbol. La osa di Pasolini: il i olo come coagulo di senso e la esi di Giuseppe Zigaina Au um nos um non es au um ulgi (A naldo da Villano a, Rosa ium Philosopho um, XIII secolo) Dopo a e le o mol a pa e delle ope e di Pasolini, si è acc esciu o in me un senso d’impo enza, di p o onde e incolmabili (a b e e) lacune, uni e alla consape olezza che nessuna delle pa ole sc i e dal poe a è s a a sc i a con legge ezza. Na u almen e quando si a a dunque delle pa ole scel e a i olo di una poesia o di una accol a, l’esigenza d’in ende ne ino in ondo il signi ica o si a anco a più p essan e. Tenendo con o che il i olo è “coagulo di senso” secondo lo s esso au o e, Poesia in o ma di osa mi ha spin o ad una ice ca ia, ia più app o ondi a e mi ha po a o a p ende e in conside azione un c i ico, Giuseppe Zigaina, che a e o in un p imo momen o escluso a p io i con abbia e con sdegno. La mia ice ca è s a a o igina a dunque dalla necessi à di isponde e alla domanda “Qual è il signi ica o del i olo Poesia in o ma di osa?” Sappiamo che secondo Jung la osa è uno dei simboli lega i all’ a che ipo della mad e. Nella icchissima simbologia medie ale la Rosa ha un uolo di p imo piano, an i e ano i signi ica i eso e ici o popola i, eligiosi o le e a i che e a chiama a ad inca na e in un in eccio seman ico di a iabili quali o ma, colo e, p o umo, nume o dei pe ali, p esenza di spine. Già nella cul u a classica e a il co isponden e occiden ale dell’asia ico io e del Lo o, en ambi associa i pe o ma alla Ruo a, simbolo eso e ico a i più impo an i e complessi in u e le cul u e del mondo conosciu o. Nell’an ico Egi o la Rosa e a il io e consac a o ad Iside, dea della inasci a e pe soni icazione della Na u a, del pa i e a sac o ad A odi e dea dell’e os e della igene azione nel pan heon g eco e in quello omano. Da Cha es, con empo aneamen e all’e ol e e della nuo a iloso ia della Na u a, suppo a a dalla ile u a di es i dell’an ichi à classica e della cul u a a aba, p ende il ia il p ocesso di as o mazione dei cul i pagani della Na u a- G ande Mad e e allego ia della Femminili à Gene a ice, in quello della Ve gine, Mad e di Dio, ma anche Mad e Mise ico diosa pe u i gli uomini (dunque il simbolo della osa si icollega di e amen e al Mi o della G ande Mad e). La aduzione dei simboli pagani nell’iconog a ia c is iana ne as e isce anche i simboli ed ecco che la Rosa, consac a a a Ma ia, di en a nel pe soni ica la “il Fio e a i Fio i” e assume il più impo an e a i suoi signi ica i nella simbologia medie ale. La osa simbolizza l’ aspe o di Ma ia a e ice di sal ezza isica e spi i uale pe cui la Rosa iene conside a a un alismano con o il male. La o ma ci cola e della Rosa e la disposizione dei pe ali app esen a, come nel caso del mandala, l’idea della pe ezione e dell’in ini o. . 123 Re is a In e nacional de Cul u as y Li e a u as, ab il 2009 ISSN: 1885-3625 DOI: h p://dx.doi.o g/10.12795/RICL.2009.i08.10 122 Re is a In e nacional de Cul u as y Li e a u as, ab il 2009 ISSN: 1885-3625 Anna Ma zioIl mi o della g ande mad e DOI: h p://dx.doi.o g/10.12795/RICL.2009.i08.10 La Rosa, simbolo del lapis philosophum, la pie a iloso ale, è uno dei io i ele i degli alchimis i, i cui a a i hanno i oli come “Rose o dei iloso i” a ibui o ad A naldo da Villano a (Che alie , Ghee B an , 1986; Russo, 2002). Riassumendo po emmo di e che: la osa è simbolo del mi o della Mad e e della igene azione la osa è simbolo ma iano e a conside a a un alismano con o il male acchiude in sé l’idea della pe ezione e dell’in ini o è un po en e simbolo alchemico. Il alo e simbolico del i olo isul a dunque es emamen e complesso, in che di ezione do emmo muo e ci? Un’idea, a mio pa e e, ce la da lo s esso au o e con uno dei componimen i acen i pa e della accol a: Nuo a poesia in o ma di osa. Il es o è dispos o come i pe ali s oglia i da un io e e se ne possono con a e o o. È dunque una osa di o o pe ali quella che più p obabilmen e ci aiu e à a capi e il senso mis e ioso di quan o il poe a ci uole comunica e: “Nella adizione alchemica (la osa) de inisce la pie a iloso ale, sop a u o quella con o o pe ali è esp essione di igene azione”1 Dunque, p obabilmen e, quello che Pasolini so ende nel i olo è che uole a e un accon o sulla igene azione. Ma di quale ipo di igene azione s a pa lando? Sappiamo che con nel 1961 con la egia del suo p imo ilm Pasolini scop e nel mes ie e di cineas a una nuo a o ma di a e poesia, il cinema in a i è pe lui la pe e a app esen azione della eal à a a e so se s essa. L’espe ienza con la macchina da p esa gli a cambia e anche il appo o con la sc i u a che subisce in e e i una “ igene azione”. Con la igene azione di sé e della lingua nel cinema accadono due cose, in campo poe ico: in p imo luogo, una p onuncia mol o più o ale e quo idiana, e quindi meno me ica; poi l’uso di o me (poesie a o ma di c oce o di clessid a, di pe ali,), pa allela alla mol eplici à delle ossessioni. Nei saggi di Empi ismo e e ico Pasolini spieghe à che la poesia è, ispe o al cinema, un’”e ocazione da s egone”, ale a di e un in e en o lessicale, che – pe la na u a s essa del mezzo – nomina le cose, ma non può mos a le nella lo o eal à, “piene della lo o isica glo ia” (Pasolini, 2000). I emi sono quasi semp e pe sonali. Non semb a a e e un e o e p op io asse ema ico e semb a es aneo ad ogni p oge o che non sia quello “di ope e u u e”. Ques a la posizione gene ale dei c i ici. Abbiamo elemen i pe conside a e la simbologia della osa, la igene azione sia da legge si come e e en e anche al Mi o della G ande Mad e? A ques o pun o si chiude la mia lunga pa en esi pe i o na e a Zigaina, che, come 1 Ibidem. il le o e a à in ui o, ho in ine deciso di conside a e. La manie a di legge e Poesia in o ma di osa cambia sos anzialmen e dopo a e le o la esi di Zigaina; più in gene ale, la p ospe i a da cui egli gua da u a l’ope a dell’au o e ap e nuo i o izzon i di signi ica o che è impossibile ascu a e, sia pe l’a gomen o ogge o di ques a ice ca, sia pe la alidi à delle conside azioni da lui p esen a e. Quan o ipo izza Zigaina è di icilmen e iassumibile, ma ce che ò di limi a e la ci azione quan o più possibile senza che si pe da il signi ica o ul imo. Zigaina so olinea come, anche se mol i si a annano a nega lo, la mo e dello sc i o e si sia amman a a semp e più di Mis e o, ap endo le po e dunque all’i uzione del sac o. Pe cui il “Mys e ion” annuncia o da Pasolini in Pe olio, il Mys e ion come “a o mis ico, isolu o e, i ale, pienamen e posi i o e o gia ico […] che si pone come epig a e” di u a la sua ope a, è, secondo Zigaina “qui, o a, da an i a noi, come una eal à allucina o ia” (Zigaina, 1996). E se in oduce in ques i e mini la sua esi è pe chè il con enu o è ale da lascia e pe plessi. Con es ualizza il ema spiegando quali osse o le con inzioni di Pasolini e come ques e siano ca a e izza e da una p o onda ede nel “mi o” e nella sac ali à delle sue mani es azioni. Tu a ia, in una socie à i eligiosa come la nos a, l’epi ania del sac o è quan o mai a a, e ogni a o mis ico è p essoché i iconoscibile. È dunque comp ensibile, a suo pa e e, che nel desc i e e la mo e dell’au o e di Salò o le cen o en i gio na e di Sodoma, u i i mezzi di comunicazione abbiano op a o pe s ela e ale mis e o secondo modali à con as an i e clamo ose e u a ia comuni e p e edibili: ine scon a a di un omosessuale, inciden e sadomasochis ico, suicidio pe delega, deli o poli ico. Ma dall’esame del co pus le e a io da lui e e ua o: “[…] si e po u o scop i e che le asi p epa a o ie e conclusi e della sua agica ine — empi, luoghi e modi — e ano s a e da lui an icipa e in modo unidi ezionale e coe en e: il gio no, l’anno, il campe o di calcio, l’e à del agazzo assassino, l’uso del bas one, le i e del ma e di Os ia, pe ino la Domenica (che coincide ogni sei anni con il gio no dei Mo i): u o e a s a o pun igliosamen e p e igu a o come se in lui a esse agi o una s a egica necessi à di comunica e al mondo un p oge o indicibile. […] (Zigaina, 1996). Il p oge o della sua mo e come “ i o cul u ale”. Le conside azioni di Zigaina engono dall’analisi di una se ie di indizi che Pasolini ha lascia o nelle sue ope e che è di icile conside a e come pu e coincidenze. La mo e iolen a di Pasolini si con igu e ebbe dunque non come acciden ale, ma “o ganizza a”: o ganizza a così come ogni a is a o ganizza, elabo a il p op io linguaggio. Non si a e ebbe quindi di una “ uga in ba aglia”, ma di un a acco pieno di o goglio. Non passi i à, ma a i i à. Non mo e na u ale, ma cul u ale. Se dunque quella Fine è anche un Inizio, essa non può che esse e de ini a “sac i icale”. 125 Re is a In e nacional de Cul u as y Li e a u as, ab il 2009 ISSN: 1885-3625 DOI: h p://dx.doi.o g/10.12795/RICL.2009.i08.10 124 Re is a In e nacional de Cul u as y Li e a u as, ab il 2009 ISSN: 1885-3625 Anna Ma zioIl mi o della g ande mad e DOI: h p://dx.doi.o g/10.12795/RICL.2009.i08.10 Come i sac i ici umani dei paleo-ag icol o i e ano inalizza i ad o ene e abbondan i accol i (in Medea è ip odo o ale i o), così Pasolini as o ma la sua mo e in “sac i icio di sé” in manie a da assicu a si la i a “solo e a che sa à”: la i a cul u ale nella memo ia degli uomini. Una mo e con ques o alo e è da po si (lo dice l’au o e s esso in Pe olio) come p ospe i a pe po e coglie e la o ali à delle sue asse zioni. Non è ques a la ci azione, o meglio, la i i icazione del mi o della G ande Mad e? Se acce iamo la esi di Zigaina, e la nos a ice ca ci spinge in ques a di ezione, dobbiamo assume e che, da un ce o momen o in a an i, non solo la poesia, ma l’in e o co pus pasoliniano sia cos ui o su “epi anie” che assumono il lo o alo e più al o e il signi ica o più comple o con la mo e del poe a. Una mo e basa a p op io sulla ede al mi o di mo e e igene azione a nuo a i a che è quello della G ande Mad e appun o. Dunque di engono impo an i nella nos a analisi anche u i i i e imen i che il poe a a al ispe o. Secondo Zigaina è p op io a pa i e da Poesia in o ma di osa che Pasolini inizia il disco so me a es uale con il le o e. I due pilas i su cui Pasolini basa le sue i lessioni secondo Zigaina sono p op io Jung, che egli dice “Pasolini conosce a a memo ia” e Mi cea Elide, che sappiamo esse gli s a o d’ispi azione pe la s esu a di Medea. En ambi gli au o i sono pe ò “omessi” ogni qual ol a Pasolini pa la delle on i. La agione, semp e secondo Zigaina, è che l’au o e a ebbe ado a o nei lo o con on i “l’a eggiamen o degli alchimis i” che pe p ese a e le conoscenze man engono il seg e o sulle p a iche e sugli adep i. Zigaina sugge isce, a agione, un pa allelismo a la ecnica esp essi a di Pasolini e quella dell’an ica alchimia. La asposizione di Pasolini è massa in a o con la sensibili à di un mode no e con le an asie di uno sc i o e che pe mea la sua ope a di una necessa ia ambigui à u o di una complessa ope a di con aminazione. L’analogia a il p ocesso dell’alchimis a e la ecnica esp essi a di Pasolini p esuppone che i siano almeno alcune simili udini nella manie a di pensa e. Tali simili udini esis ono e si possono esempli ica e: a) in un’analoga concezione del empo, o e o la concezione ciclica delle socie à adizionali come abbiamo più ol e so olinea o b) una isione sac ale della i a e delle cose. Pasolini s esso ne pa la in un’in e is a che egli s u u a a “ es amen o spi i uale” e nella quale all’ipo e ica domanda “C edo in Dio?” egli dice di esse si semp e de ini o non c eden e dall’e à di quindici anni, ma di a e concepi o in ine un’idea immanen is a e scien i ica di Dio pa endo dalla conside azione che “La eal à è un linguaggio. [?] Ma – si chiede allo a Pasolini – se la eal à pa la chi è che pa la e con chi pa la?”. Secondo il poe a “la eal à è un sis ema di segni a a e so cui la eal à pa la con la eal à” e conclude dicendo: “Tu o ciò non è spinoziano’? Ques a idea della eal à non assomiglia a quella di Dio?” (Pasolini, 1999, 796)2. È in e essan e no a e la somiglianza con quan o sc i e Mi cea Elide a p oposi o della concezione della na u a degli an ichi alchimis i: “[..] sia pe l’an ico mina o e che pe l’alchimis a occiden ale la Na u a è una ie o ania. Non solo è i a ma è anche di ina o, almeno ha una dimensione di ina. D’al a pa e, g azie a ques a sac ali à della Na u a, l’alchimis a c ede a di po e o ene e la pie a iloso ale, agen e di asmu azione, così come l’Elisi dell’immo ali à” (Eliade: 1974, 151)3. Poesia in o ma di osa La mo e non è nel non po e comunica e ma nel non po e più esse e comp esi Fa a luce sugli spun i c i ici che danno i a alla p ospe i a d’app occio all’ope a è in e essan e e i ica e e amplia e alcuni con enu i a a e so le pa ole, eloquen i in massima misu a, di Pasolini s esso. Ap e la accol a, nella sezione in i ola a Real à, la poesia Balla a delle mad i. Il p imo sogge o ad esse e a a o è dunque p op io la mad e. Una mad e pe ò assai dis an e dalla na u a, dal cuo e, dall’is in o. Una mad e che è p odo o pe e o della socie à consumis ico-bo ghese e che come unzione ha quella di eplica e modelli p i i d’amo e: Mi domando che mad i a e e a u o. Se o a i edesse o al la o o in un mondo a lo o sconosciu o, p esi in un gi o mai compiu o da espe ienze così di e se dalle lo o, che sgua do a ebbe o negli occhi? Se osse o lì, men e oi sc i e e il os o pezzo, con o mis i e ba occhi, o lo passa e a eda o i o i a ogni comp omesso, capi ebbe o chi sie e? Mad i ili, con nel iso il imo e an ico, quello che come un malede o ma i lineamen i in un bianco e che li annebbia, li allon ana dal cuo e, li chiude nel ecchio i iu o mo ale. Mad i ili, po e ine, p eoccupa e che i igli conoscano la il à pe chiede e un pos o, pe esse e p a ici, pe non o ende e anime p i ilegia e, pe di ende si da ogni pie à. Mad i medioc i, che hanno impa a o con umil à di bambine, di noi, un unico, nudo signi ica o, con anime in cui il mondo è danna o a non da e né dolo e né gioia. 2 Pie Paolo Pasolini, Quasi un es amen o in Pie Paolo Pasolini. Tu e le ope e. Saggi sulla Poli ica e sulla Socie à a cu a di Wal e Si i e Sil ia de Laude, A noldo Monda o i Edi o e, Milano 1999. 3 Mi cea Eliade, He e os y alquimis as, Alianza edi o ial, Mad id 1974, p.151 127 Re is a In e nacional de Cul u as y Li e a u as, ab il 2009 ISSN: 1885-3625 DOI: h p://dx.doi.o g/10.12795/RICL.2009.i08.10 126 Re is a In e nacional de Cul u as y Li e a u as, ab il 2009 ISSN: 1885-3625 Anna Ma zioIl mi o della g ande mad e DOI: h p://dx.doi.o g/10.12795/RICL.2009.i08.10 Mad i medioc i, che non hanno a u o pe oi mai una pa ola d’ amo e, se non da un amo e so didamen e mu o di bes ia, e in esso ’hanno c esciu o, impo en i ai eali ichiami del cuo e. Mad i se ili, abi ua e da secoli a china e senza amo e la es a, a asme e e al lo o e o l’an ico, e gognoso seg e o d’accon en a si dei es i della es a. Mad i se ili, che i hanno insegna o come il se o può esse e elice odiando chi è, come lui, lega o, come può esse e, adendo, bea o, e sicu o, acendo ciò che non dice. Mad i e oci, in en e a di ende e quel poco che, bo ghesi, possiedono, la no mali à e lo s ipendio, quasi con abbia di chi si endichi o sia s e o da un assu do assedio. Mad i e oci, che i hanno de o: Sop a i e e! Pensa e a oi! Non p o a e mai pie à o ispe o pe nessuno, co a e nel pe o la os a in eg i à di a ol oi! Ecco, ili, medioc i, se i, e oci, le os e po e e mad i!Che non hanno e gogna a sape i nel os o odio addi i u a supe bi, se non è ques a che una alle di lac ime. È così che i appa iene ques o mondo: a i a elli nelle oppos e passioni, o le pa ie nemiche, dal i iu o p o ondo a esse e di e si: a isponde e del sel aggio dolo e di esse uomini. Si a a insomma dell’ “an i-mad e” di un modello di mad e comple amen e oppos o al modello G ande Mad e in quan o non dà o igine a una i a degna di esse e issu a, ma ad una i a che s a uo i dal dolo e sel aggio, dunque na u ale, animale, di esse e uomini. La Balla a delle mad i semb a pa a asa e la spiegazione di come l’esse e mad e, il ma e nale sia s a o s adica o dalla donna nella codi icazione in socie à, come spiega Ge da Le ne in La c eaciòn del pa ia ca o (1990). Il ipo di socie à p esen a o dalla poesia è quello schia is a delle o de dei pas o i seminomadi che segna ono la ine del ma ia ca o, di cui abbiamo pa la o poc’ anzi, e il cui modello è anco a soggiacen e alla socie à pa ia cale mode na nella quale non p edomina la ice ca del benesse e e dell’a monia bensì del dominio. Pe sop a a e gli uomini e la na u a, è necessa ia una o ganizzazione sociale di e en e dal p eceden e essu o ma ia cale: o dina a in gue ie i, capi gue ie i, schia i, capi schia i, linee di comando, e sop a u o o ma a da donne disciplina e e p on e a co azza e e addes a e la p ole, e cioè, a scambia e la ma e ni à con i lignaggi e icali, ad o ganizza e la c esci a di ques i u u i gue ie i p on i ad uccide e, ad esse e schia i p on i a dedica e la lo o i a ai lo o signo i; donne che insegnino ai p op i igli a nega e i lo o deside i. Ciò signi ica una socie à di mad i pa ia cali, mad i che alle ano la lo o p ole pe la gue a e la schia i ù. Mad i dis an i dalle mad i p eis o iche p i e di codi icazioni ma piene del Mis e o della i a, così dis an i da c ea e uomini ili che pe pe uano il meccanismo dis u ice della ci il à neo capi alis a. Lon ane dalle mad i di Guinea che poche pagine dopo “gi ano appena sussul an i nella lo o danza […] co ando millena ia gioia” che anno da pe no agli uomini che uo ano lo o a o no. Dal F iuli alle bo ga e omane, al me idione dall’ I alia, all’ A ica, all’ India si sono sussegui e in Pasolini le appe di una inin e o a ice ca di nuo e inca nazioni del mi o di una umani à e gine e p imi i a. Pe chè “Nulla può esis e e al pa o indus iale” pe un “popolo o mai dissocia o da secoli” la cui soa e saggezza non l’ha mai libe a o e i “ ude i consuma i da us iche piogge / e li u gici soli, alla cui luce / l’Eu opa è così piccola, non poggia /che sulla agione dell’uomo, e conduce / una i a a a pe se, pe l’abi udine, / pe le sue classici à spa u e” (Pasolini, 1993, 610)4. La agione è quella dell’uomo, che ha il suo co ispe i o simbolico nei “li u gici soli” che ichiamano l’is i uzione eligiosa. La agione non a onda le sue adici nella e a in quan o manche ole delle quali à che Pasolini iconosce ai i i a caici: […] Io sono una o za del Passa o. Solo nella adizione è il mio amo e. Vengo dai ude i, dalle chiese, dalle pale d’al a e, dai bo ghi abbandona i sugli Appennini o le P ealpi, do e sono issu i i a elli. Gi o pe la Tuscolana come un pazzo, pe l’Appia come un cane senza pad one. O gua do i c epuscoli, le ma ine su Roma, sulla Ciocia ia, sul mondo, come i p imi a i della Dopos o ia, cui io assis o, pe p i ilegio d’anag a e, dall’o lo es emo di qualche e à sepol a. Mos uoso è chi è na o dalle isce e di una donna mo a. E io, e o adul o, mi aggi o più mode no di ogni mode no a ce ca e a elli che non sono più5. Le isce e di una donna mo a sono in econde dunque l’a o della nasci a si as o ma in mos uosi à. In ques i e si c’è la più consape ole e dispe a a 4 Pie Paolo Pasolini, La Guinea, in Bes emmia. Tu e le poesie, p. 610. 5 Ibidem p. 619 129 Re is a In e nacional de Cul u as y Li e a u as, ab il 2009 ISSN: 1885-3625 DOI: h p://dx.doi.o g/10.12795/RICL.2009.i08.10 128 Re is a In e nacional de Cul u as y Li e a u as, ab il 2009 ISSN: 1885-3625 Anna Ma zioIl mi o della g ande mad e DOI: h p://dx.doi.o g/10.12795/RICL.2009.i08.10 dichia azione di poe ica di Pasolini: il suo sen i si es aneo a un p esen e semp e più omologa o e a un u u o le cui p emesse desc i ono come un dese o cul u ale. “Pe ama e ques a adizione occo e un g ande amo e pe la i a. La bo ghesia non ama la i a: la possiede. E’ ciò implica cinismo, olga i à, mancanza eale di ispe o pe una adizione in esa come adizione di p i ilegio e come blasone. Il ma xismo, nel a o s esso di esse e c i ico e i oluziona io, implica amo e pe la i a, e, con ques o, la e isione igene an e, ene gica, amo osa della s o ia dell’uomo, del suo passa o6. Di quel passa o che ami e Jung e Mi cea Eliade è un p o ondo conosci o e, an o da imp o e a e ai suoi con empo anei la lacuna di s udi an opologici. Il modello di socie à bo ghese di cui pa la Pasolini è colpe ole del o men o dell’uomo, lo s esso indi idua o in al i e mini da Alain Tou aine ne Il mondo sal a o dalle donne (2009) in cui iconosce la limi azione della socie à occiden ale pa e nalis ica a ca ego izza e e chiude e l’indi iduo in pa i che ne limi ano la libe à7 iconoscendo nei p ocessi sociologici a uali il en a i o da pa e delle donne di icompo e un’espe ienza colle i a e indi iduale che è s a a lace a a8. Ne La ice ca di una casa al i e si pa lano del modello nega i o che pu e impe a nella socie à: 6 A icolo su “Vie Nuo e” del 22 no emb e 1962 in i ola o “Rispos a ad un insoddis a o” 7 Alain Tou aine, Il mondo è delle donne, Il saggia o e 2009. Come lo s esso Pasolini anche Tou aine segnala la ine della S o ia, a a o e pe ò di un len o mo imen o po a o innanzi dalla donne, sogge i che oggi anno le eci del p ole a ia o e, in epoca più ecen e, degli ope ai in quan o p omo o i di un cambiamen o nelle nos e socie à in ecchia e, indeboli e allo s esso empo addolci e, do e eme ge con o za l’esigenza colle i a di comba e e gli e e i nega i i della mode nizzazione, che ha c ea o o me di dominio es eme e ha dis u o la na u a conquis andola. 8 L’inclinazione a uno sgua do di e so sulla eal à con empo anea si a luce anche in un a icolo del 1970 Che a e col” buon sel aggio” ma appa so pos umo ne “L’Illus azione I aliana”, CIX, 3, ebb aio-ma zo 1982 a o dalla accol a: Pie Paolo Pasolini. Saggi sulla Poli ica e sulla socie à. op. ci . “[…] La digni à umana pe noi bo ghesi è la digni à i ile; anche la donna, nella sua olon à di emancipazione, ha, pe coazione, come scopo quello di ui e pe di i o e mimesi della digni à i ile (così come un neg o ame icano medio lo a pe esse e simile a un execu i e bianco). Ques a iden i icazione della digni à umana con la digni à i ile è il ondamen o del azzismo. Ciò che il maschio bianco (e pe mimesi la sua emmina) o a di schi oso nel maschio di un’al a azza è la sua mancanza di digni à i ile, o una digni à i ile di ipo di e so. […] La digni à i ile bianca e non bianca si onda su eligioni mono eis e, cioè con adine. Tu i colo o che c edono in un unico Dio analogo (pe sonale) hanno una analoga idea della digni à i ile: che è una imi azione di quel pe sonaggio chia e che è il pad e. Non c’e s uden e o in elle uale, pe quan o ibelle o i oluziona io, che non ic ei a a e so la digni à del suo co po e del suo compo amen o, la digni à del pad e. Un indù non ha la digni à i ile di un eu opeo o di un musulmano: i modelli a cui egli si adegua sono al i da quelli o ni i dal p epo en e e o uso Dio Geni o e. […] Anche i Masai i ono una elici à «sel aggia»: ogge i a, eale, spe imen abile. Sono animis i nomadi pas o i. Se engono imp igiona i, muoiono, come ce e azze di uccelli o come quel agazzo del Boccaccio che decide di mo i e di dolo e « i ando a se u i i ia i». I Masai ci ing aziano an o, ma i iu ano la nos a cul u a. Si engono la lo o, di cui del es o anche noi non sap emmo che a cene (al o che in eg azione ecip oca! al o che o imis iche sin esi idealis iche e ma xis e!). Un bellissimo gio ane maschio Masai, al o, o e, ba ba icamen e cope o di collane, b acciale i, anelli, è o almen e p i o di quella che noi chiamiamo la «digni à i ile»: egli è gioche ellone pazze ello, idanciano, ezzoso e c edulo come una bambina. […] Ho pian o di e e lac ime, da an i a un idole o della ibù Baule, a o di legno e ilamen i ege ali; ho pian o pe chè quello e a il piccolo nume con adino del Lazio di Tu no.. […] ecco la accia del bo ghesuccio scu o di pelo e bianco d’anima, come pelle d’uo o, né ene o né du o… Folle!, lui e i suoi pad i, ani a i a i del gene one, se i g assocci dei secchi a en u ie i padani. E chi sie e, o ei p op io ede i, p oge is i di ques e ca apecchie pe l’Egoismo, pe gen e senza ne i, che ’ins alla i suoi bimbi e le sue ecchie come pe una seg e a consac azione. nien e occhi, nien e bocche, nien e o ecchie, […] (Pasolini, 1993, 624)9. Il modello del “gene one” dei pad i olli, il cui mo o e è l’Egoismo, sc i o con maiuscola, che non da i a ma la oglie e che si oppone idealmen e alla Na u a cemen izzandola con “ o ilizi ascis i a i col cemen o dei piscia oi” in con apposizione ai gio ani del F iuli, mi ica A cadia, do e i gio ani in comunione con la na u a “o inano sui ossi can ando nei c epuscoli dei po e i”. Ma è nel poema La eal à che il poe a di e amen e in oca la mo e, il sangue, l’aspe o e ibile del mi o della G ande Mad e, a inché siano i deboli, gli esclusi a me e e in a o una ca ne icina sugli uomini senza Dio: […] Ah Neg i, Eb ei, po e e schie e di segna i e di e si, na i da en i innocen i, a p ima e e in econde, di e mi, di se pen i, o endi a lo o insapu a, condanna i a esse e a ocemen e mi i, pue ilmen e iolen i, odia e! s azia e il mondo degli uomini benna i! Solo un ma e di sangue può sal a e, il mondo, dai suoi bo ghesi sogni des ina i a a ne un luogo semp e più i eale! Solo una i oluzione che a s age di ques i mo i, può sconsac a ne il male! ». Ques o può u la e, un p o e a che non ha la o za di uccide e una mosca -la cui o za è nella sua deg adan e di e si à. Solo de o ques o, o u la o, la mia so e si po à libe a e: e comincia e Lac ime su un mondo pe du o anche nelle sue ul ime p opaggini: in a i il mono eismo con adino dopo esse e s a o pe an o empo modulo e s umen o di po e e iene bu a o a ma e dal po e e indus iale. S ano! Il modello di un «consuma o e» non può più esse e un modello di digni à pa e na! Il consuma o e de ’esse e un uomo legge o, in an ile, olubile, cu ioso, gioche ellone, c edulo. Il comp a o e è sos anzialmen e una anciulla. S’in ange il mono eismo, col Pad e che dà, non p ende; s’in ange con i suoi domini s o ici della piccola bo ghesia occiden ale e ossa, lasciando il pos o a un poli eismo di Beni dona i da un Pad e che non uole a si imi a e? Del es o, nel cuo e della ci il à eu opea e ame icana, chi dissen e dalle sue egole, is in i amen e p eco e i empi, inunciando pe p ima cosa alla digni à i ile, cioè dissociandosi dal pad e […]. 9 in Bes emmia. Tu e le poesie, p 624 131 Re is a In e nacional de Cul u as y Li e a u as, ab il 2009 ISSN: 1885-3625 DOI: h p://dx.doi.o g/10.12795/RICL.2009.i08.10 130 Re is a In e nacional de Cul u as y Li e a u as, ab il 2009 ISSN: 1885-3625 Anna Ma zioIl mi o della g ande mad e DOI: h p://dx.doi.o g/10.12795/RICL.2009.i08.10 il mio disco so sop a la eal à (Pasolini, 1993, 647)10. Il sac i icio, lo spa gimen o di sangue e lo s azia e le memb a della i ima può da e i a a una nuo a c eazione: “si può anima e solo quan o si è c ea o g azie alla asmissione della s essa i a” (Eliade: 1994, 32)11. La mo e come possibili à di inasci a è uno dei emi cen ali della poesia e il poe a p ima la in oca pe se, pe “ icomincia e da ze o, solo come un cada e e nella sua ossa” la cui unica spe anza è “nella luce che disossa” e poi auspica gli dia ia o su un “mondo, come la mo e, ina o”. Un mondo che necessi a inasce e e che può a lo solo con la mo e12. Pasolini non può a e a meno di cons a a e che i igli di ques o modo il cui des ino è la il à sono”in asi o mai dal male che ice ono in e aggio dai pad i” e i ono con en i del u u o che i pad i hanno p epa a o pe lo o. Ques i igli e ques i pad i o mano “il co o dei lie i, cui la eal à è amica” in opposizione al poe a che imane isola o e “cupo d’amo e” pe ché incapace di ol epassa e il con ine “ a l’amo e pe la i a e la i a”. L’amo e pe la i a si pe soni ica nei e si: “il mio amo e è solo pe la donna: in an e e mad e. Solo pe essa impegno u o il mio cuo e”. Die o ques i e si c’è anco a una ol a Susanna, ma anche il mi o eleusino di Pe se one e della G ande Mad e. La mo e nella na u a: sogno, p o ezia, epi ania. […] È una osa ca nale di dolo e, con cinque ose inca na e, canc i di osa nella osa p ima: in p incipio e a il Dolo e.[…] Ques e e zine appa engono al poema che da il i olo alla accol a e simboleggiano, u ilizzando un’immagine dell’iconog a ia c is iana, sia il G aal che le piaghe del C is o. Il simbolo del G aal è mis e o in senso p op io, o e o “inizia ico” e simbolizza la a ica dell’uomo di icon a a e in se s esso un Cen o “supe s o ico”, la so gen e dell’ene gia cosmica necessa ia a igene a e sul piano spi i uale se s esso e l’umani à, ma è almen e icco di leggende, nelle quali con e gono adizioni cel iche, a abe e c is iane, che de inendolo se ne limi ano le s uma u e e ad ognuna si leghe ebbe una le u a legge men e di e sa. Malg ado ciò è bene ci a ne almeno un paio che in e essano la nos a analisi. La p ima iene i e i a da Zigaina e ime e alla leggenda 10 in Bes emmia. Tu e le poesie, p 647 11 Mi cea Elide, He e os y alquimis as, Alianza Edi o ial, Mad id 1974, p.32. 12 In un in e en o ecen e, lo sc i o e Alessand o Ba icco, in i a o a pa la e del u u o is o dai le e a i lo ha desc i o con la pa ola dis uzione dicendo che nel mondo di domani il cambiamen o necessa io è di un o dine così adicale da de ini e la unzione del le e a o nel p ese a e ciò che me i a di esse e sal a o. Da Alessand o Ba icco: il u u o è ini o su: h p://www.you ube.com/ wa ch? =ZWqR-zdIQTo 10/04/2009. di Pa ci al e del Re Pesca o e. Zigaina dice che il mi o del G aal iassume pe Pasolini “la sos anza spi i uale, il con enu o mis ico di u o il disco so che egli ha po a o a an i, seppu e con a eggiamen i con addi o i e dissac an i, nell’ul ima pa e della sua i a”. Zigaina chiama ques a si uazione umana di Pasolini “nos algia del Pa adiso” cioè deside io di o a si semp e al cen o del mondo, nel cuo e della eal à (Zigaina, 1989). Pasolini pa la in ques i e mini del Pa adiso: “Non mi sen o del u o s acca o dalle acque p imo diali del en e ma e no, ma pu semp e escluso da un’esis enza in cui egna a la pleni udine di un pa adiso de ini i amen e pe du o” Al a p ospe i a che a mio pa e e è in e essan e combina e con quella p esen a a da Zigaina e che in ondo non se ne discos a mol o è quella p esen a a da Malcolm Godwin nella sua ope a The Holy G ail (1994)13 nella quale elaziona la s o ia della pe di a del G aal con la pe di a, alla ine del Neoli ico, delle ibù ma ia cali, paci iche e p ospe ose, esis en i in Eu opa la cui i a u b u almen e s onca a dalle ibù di ba ba i p o enien i dall’Asia. Ques i e en i, secondo Godwin a ebbe o lascia o accia nella memo ia colle i a e acquisi o una dimensione simbolica nella mi ologia cel a pe poi eni e ielabo a e da Ch é ien de T oyes in chia e c is iana. Ques a conquis a si iden i iche ebbe anche, pe esempio, con la pe di a del Pa adiso Te es e e, pe quan o igua da il G aal, esso si iden i iche ebbe con il emminile e con la e a: più conc e amen e sa ebbe simbolo del seno ma e no e della agina. Ma mol e sono le possibili le u e, e bisogne à ene ne con o a anzando nello s udio dell’ope a di Pasolini in quan o in essa ogni cosa è “pa e di un u o” e i ichiami di senso si susseguono. Un simbolo osac ociano, ad esempio, app esen a cinque ose: una nel cen o e una sop a ciascuno dei b acci della c oce. È lo s esso simbolo u ilizza o da Dan e pe la Rosa Candida della Di ina Commedia. Simbolo di inascimen o mis ico, come già sappiamo, le cinque “ ose den o la osa” sono usa e da Pasolini pe enume a e i suoi sbagli che gli pesano come piaghe e che egli chiama “dolo i”. T a le ighe incon iamo e si p o e ici che semb ano an icipa e lo scena io della sua mo e. A con alida e la esi della sua mo e come i o cul u ale s anno i i e imen i a Fiumicino “sole di iume” che semb a indica e il iume che, p ossimo al luogo della mo e del poe a sepa a Os ia da Fiumicino appun o. […] Su lui, ace à, ol e le di isioni dei maggesi – pagane, con P iapo, c is iane con la c oce – nel comune la ino la campana che mai nei millenni suonò e so le e del pome iggio. P iapo e i maggesi sono immagini di econdi à, pagana e c is iana, ma il di e che la campana non suonò mai nei millenni alle e del pome iggio, o a della mo e di C is o, 13 Bloomsbu y, London 1994. 133 Re is a In e nacional de Cul u as y Li e a u as, ab il 2009 ISSN: 1885-3625 DOI: h p://dx.doi.o g/10.12795/RICL.2009.i08.10 132 Re is a In e nacional de Cul u as y Li e a u as, ab il 2009 ISSN: 1885-3625 Anna Ma zioIl mi o della g ande mad e DOI: h p://dx.doi.o g/10.12795/RICL.2009.i08.10 semb a ole signi ica e che pe lungo empo l’idea della inasci a u s incola a dalla esu ezione c is iana. Se le i in ques a p ospe i a i e si che poco dopo si i e iscono alla donna semb ano a ibui le una supe io i à lega a al suo esse e, pe ò s ili o dal uolo in cui la socie à dei pad i l’ha elega a: […] E la donna, la cui nobil à si mani es a nell’ipoc isia di inge si sol an o emissi a, – chiamando obbedienza la sua debolezza – è anche lei pe du a in un la o o manuale, di emmina, lei, a le emmine… E non can a:pe ché mai pe millenni la donna can ò alle e del pome iggio. Il poe a a ibuisce poi un ca a e e emminile agli elemen i na u ali dicendo: “una p ima e a […] mes uo di ango e di sole ebb ile” o “il mes uo del sole non ha odo e” e pa la dei “popoli ba ba i14“ come possesso i del sole. Fa e ques e conside azioni ediamo allo a che è il poe a s esso a pa ecipa e della emminili à della na u a: “il sole di iume di Fiumicino uol di e che sono pieno di sabbia accecan e, di limo sb iciola o”. Il limo è il ango e ile15 del Nilo che con le sue piene ida a i a alla na u a in o no e pe me e a la sop a i enza dei popoli i i insedia isi. Il iume è anco a una ol a un elemen o che ico da il mi o della G ande Mad e in quan o come so olinea Mi cea Eliade: “[…] i iumi sac i della Mesopo amia, secondo quan o si dice a, a e ano la lo o on e nell’o gano gene a o e della G ande Dea. Le on i dei iumi e ano conside a e come la agina della e a” (Eliade: 1974, 40)16. E nel en e della e a, della donna, s anno i i en i: “Solo chi non è na o, i e! Vi e pe ché i à, e u o sa à suo, è suo, u suo!17“. Il poe a chiude dicendo che non na i do anno i e e in una Nuo a P eis o ia, dalla socie à capi alis ica a una nuo a e a di ba ba ie cui a segui o l’uso di smisu a o della agione dei pad i. La seguen e sezione di Poesia in o ma di osa è dedica a al Lib o delle c oci do e sono con enu e due poesie sc i e en ambe in o ma di c oce. Di nuo o un simbolo a i più an ichi18 e complessi: la c oce è il e zo dei qua o simboli ondamen ali insieme al cen o, al ce chio e al quad a o. In pa icola e è 14 I ba ba i di ie i, del Medioe o, e quelli di oggi: i popoli a icani. 15 “La commis ione dell’acqua e della e a, quale palude e ango, è un essenza p imo diale emminile, on e di e ili à” E ich Neumann, La G ande Mad e, op. ci . p. 260. 16 Mi cea Eliade, He e os y alquimis as, p. 40. 17 “I po e i emminili isiedono non solo nella e a, nei mon i, nelle colline e nelle occe e- insieme con i mo i e con colo o che non sono anco a na i, nel mondo so e aneo”. E ich Neumann, La G ande Mad e, op. ci . p. 260. 18 La c oce è uno dei simboli che si egis a in dalla più al a an ichi à: in Egi o, in Cina, a C e a do e è s a a in enu a una c oce di ma mo da a a al secolo XV a. C. Jean Che alie , Alain Ghee B an , Dicciona io de los símbolos, Op. ci . quello che s abilisce una elazione a gli al i e. Simbolizza la e a, ed è lega a al qua o (da no a e che siamo con Pasolini nella qua a sezione della accol a). È il più o alizzan e dei simboli. Di e a e so i qua o pun i ca dinali è la base di u i i simboli d’o ien amen o nei di e en i piani dell’esis enza dell’uomo: “L’o ien azione o ale dell’uomo esige un iplice acco do: l’o ien azione del sogge o animale e so se s esso; l’o ien azione spaziale in elazione ai pun i ca dinali e es i; in ine l’o ien azione empo ale in elazione ai pun i ca dinali celes i”19. Sop a gli al i pe ò, il simbolo della c oce è il simbolo più e iden e del alo e c is ologico- eologico del mi o: o ma del es o, con una unzione seman ica e g a ica della c oce, pe ché il ema è appun o C is o (la mo e e la esu ezione), la edenzione e l’u opia. La p ima poesia della sezione si in i ola La nuo a s o ia e accon a la p ospe i a del olo di un anima, di quella del poe a che, mo o, ola sul paesaggio din o no ino ad esse e accol o da un a co20 dalle ca a e is iche con use, o se un a co di ion o di pie a o di io i, ma che in ogni caso accoglie la osa di sangue agg uma o, il pugno di sangue luminoso in cui si mani es a l’anima. Il u u o così osanna o dai mode ni è qui p esen a o come oppos o alla pie à e alla spe anza, di cui gli uomini con empo anei non sanno nulla, come del es o della i a. Il simbolo della c oce come mo e e esu ezione è dunque da associa si a Pasolini s esso. La seconda poesia della sezione, P o ezia, è una so a di impian o dell’innocenza pe du a e del mi o. I nuo i sape i, dei igli, sono i sape i “inu ili”, “i concimi chimici” ad esempio, con o una millena ia adizione con adina, che scompa e soppian a a dallo “s iluppo” pe cui il poe a dice: “ e millenni s ani anno, non e secoli, non e anni”. Finisce così una s o ia millena ia. Finisce l’in luenza della G ande Mad e, del mi o eleusino di Pe se one, dea dell’ag icol u a e delle s agioni. Sa anno allo a i popoli che dall’A ica giunge anno a milioni a po a e l’i azionali à, un’al o sape e, il sape e an ico. “Essi” insegne anno “ai compagni ope ai la gioia della i a”, “ai bo ghesi la gioia della libe à”, “ai c is iani la gioia della mo e”. dis ugge anno Roma e sulle sue o ine depo anno il ge me della S o ia An ica. Poi col Papa e ogni sac amen o and anno come zinga i su e so l’O es e il No d […]. Nel cuo e della accol a: Una dispe a a i ali à 19 Ibidem. 20 E ich Neumann, ne La G ande Mad e, ipo a un passo del Lib o di Bahi , un es o cabalis ico ela i amen e a do do e si dice: “Io sono colui che ha pian a o ques o albe o [la c oce simboleggia anche l’albe o della i a, n.d. .] di cui il mondo in e o può dile a si; con esso ho innalza o su u e le cose un a co, che ho chiama o uni e so, poiché u o dipende da esso, u o p ocede da esso, u o ha bisogno di esso, u o mi a ad esso e u o epida pe esso. Da là escono le anime”. P. 248 135 Re is a In e nacional de Cul u as y Li e a u as, ab il 2009 ISSN: 1885-3625 DOI: h p://dx.doi.o g/10.12795/RICL.2009.i08.10 134 Re is a In e nacional de Cul u as y Li e a u as, ab il 2009 ISSN: 1885-3625 Anna Ma zioIl mi o della g ande mad e DOI: h p://dx.doi.o g/10.12795/RICL.2009.i08.10 Ci o iamo con ques a sezione di Poesia in o ma di osa in quello che secondo c i iche unanimi è iconosciu o come il “cuo e di senso” della p oduzione poe ica pasoliniana. O ien a i dalle le u e ci a e nella p ima pa e di ques o la o o scop i emo in essa mo i i signi ica i i ispe o alla nos a analisi. La p ima poesia della sezione è Poema pe un e so di Shakespea e che si ap e in ques o modo: Nell’ angolo buio delle dieci del ma ino, mi lascia e se ne s a come un uccello dei mesi di pioggia – emig a o da e e che non hanno anco a un nome – che si nasconde in qualche boscaglia a do mi e quando il gio no incomincia (ecc. ecc. «mis i ica e» senza mezzi e mini, la p e es uali à, dell’ispi azione le e a ia, la onda- zione assu da del poema ecc.) Eh, uccellaccio do mien e! g igio come il ango, bianco come il sole delle dieci del ma ino, col capo in- nocen emen e senza i a so o l’ ala, io non so do e, non so come – ma so che ci sei. Anzi, di ei che, nel uo silenzio ma u ino, nella ua assenza, la oglia di mo i e è anco a più chia a: e in a i e come un bambino che io mi godo ques ’ o a concessa anco a una ol a, le dieci, con la pioggia, i u- mo i del qua ie e ene amen e in ona i sui colpi di scu e di uno spaccalegna in qualche gia dino in mezzo alla ci à. (Ve i à e anescen e della si uazione domes ica, 1’ossessione na cissica, semp e pe in a ua a, a bi a ia i azionali à dell’ idea dell’abiu a ecc. ecc.) Nella mia pace igliale, ma non c epuscola e, u do mi, do e e come non so, e so di Shakespea e, i o na o pe is in o s agionale (?) da e e che non hanno nulla a che a e con noi ecc. Ri engo che il i e imen o simbolico dell’incipi sia da associa si alla luna21 che sappiamo esse e uno dei simboli più impo an i ed e oca o i del mi o della G ande Mad e, che, alle dieci22 del ma ino, spa isce dall’o izzon e, abbandonando il poe a pe mig a e come un uccello nei mesi di pioggia. La icchezza di i e imen i simbolici in ques i p imi e si è quan omeno sconce an e. Lo s esso poe a lo dice nella pa en esi con il e bo “mis i ica e” o e o “da e ad in ende e di possede , seg e i, 21 “La G ande Mad e è la Signo a del empo in quan o signo a della c esci a. La G ande Dea quindi è anche una dea luna e, poiché la luna e il cielo no u no sono le mani es azioni e iden i e isibili della empo ali à del cosmo, ed è la luna, non il sole, l’au en ico c onome o dell’e a p imo diale. La quali à empo ale, così come l’elemen o acqua, anno asc i i al Femminile, la cui na u a uen e di iene e iden e nel simbolo del lusso del empo. A pa i e dalle mes uazioni, sino a giunge e alla g a idanza, il Femminile è asc i o al empo ed è dipenden e e de e mina o da esso più di quan o lo sia il maschile, che ende al supe amen o del empo, all’esenzione dal empo e all’e e ni à”. E ich Neumann La G ande Mad e op. ci . p. 227. 22 Il nume o 10 ha g ande alenza simbolica in mol e adizioni, la iloso ia pi ago ica lo elaziona con l’esse e sup emo; pe la cabala è il simbolo del Se i o , le dieci emanazioni di Dio con cui si c eò il mondo; e a conside a o il simbolo di Isis, la dea egizia chiama a a gli al i nomi “G ande Mad e”. Ri e imen o es apola o da A u o Swa z, Cabala e alchimia, h p://www.sc ibd.com/doc/2519916/ Cabala-e-Alchimia-A-Schwa z, 10/03/2009 ope ando un mis e o”23 Gli spazi bianchi semb ano ole li e idenzia e e si o ano dopo “boscaglia”24 di dan esca memo ia; dopo le dieci del ma ino; dopo il “ci sei”, i e i o anco a alla luna, che è solo momen aneamen e spa i a dall’o izzon e pe a i i o no la no e seguen e; dopo “pioggia25“ a so olinea ne la unzione econda ice, c ea ice di i a26; dopo “i colpi di scu e dello spaccalegna” do e la scu e simbolizza p obabilmen e lo s umen o di gius izia di ina; dopo la ci à, ideale ecin o sac o spesso consac a o a una dea e nella dimensione più p i a a del gia dino; dopo il e so di Shakespea e a cui allude il i olo e che ci e à più a an i: “Ciò che hai sapu o hai sapu o, il es o non lo sap ai27“; dopo “is in o s agionale” a cui a da a o za o e il pun o di domanda e che ci imanda anco a una ol a al mi o della G ande Mad e e che il poe a dice non a e e a che a e con noi, che, come più ol e ha ima ca o i iamo nella socie à azionale dei pad i e dei igli. Egli dice che la sua pace è “ igliale” e il suo e e en e è la mad e, Na u a e Susanna, in con apposizione ai c epuscola i28 ima cando in ques o modo il suo slancio e oico, la sua passione. Passione che iene, anco a una ol a dalla ede nel mi o. Nei e si che seguono ip ende la simili udine luna-uccello de inendo la luna: […] uccellaccia ne a, che i ingi bianca, come una sposa di paese, con ali di apace nei ene i g igio i del F iuli uccellaccia con l’ occhio maligno, che si inge chiuso nel bea o sonno di chi sa paesaggi di o es e e dese i mai is i, […] 23 Dal Vocabola io e imologico Piangiani disponibile in e e all’indi izzo: h p://www.e imo. i /?pag=in 24 “Quando de iniamo A emide come dea dell’es e no, come dea della i a libe a nei boschi […] a uiamo una p oiezione simbolica che la ende signo a delle o ze e delle po enze dell’inconscio, che appaiono nei nos i sogni in o ma si animali e cos i uiscono l’ es e no, il mondo della cul u a e della coscienza. […]. Essa è p ossima alla na u a umana, sel aggia e p imi i a, all’esse e sel aggio, espos o alle passioni is in uali.” E ich Neumann, La G ande Mad e, op. ci . p. 276. 25 “La pioggia u […] nel empo mi ico degli dei, un adegua o s a o pe la p epa azione del si o dell’al a e, e pe ques o il sac i ican e e sa o a l’acqua, con la quale imi a la pioggia. in al modo la pioggia e sa a sul si o dell’al a e (che app esen a l’anno, il empo, l’uni e so) iene assicu a a pe u o l’anno, pe il e eno a a o e quello non a a o”. Vi o io Dini Il po e e delle an iche mad i,Angelo Pon eco bi Edi o e, Fi enze 1995, p. 27. Più in gene ale la G ande Dea è l’uni à che sco e dall’acqua p imo diale so e anea e celes e, u e le acque, le co en i, le so gen i, così come la pioggia appa engono a lei. E ich Neumann La G ande Mad e op. ci . p. 222 26 Si pensi pe con apposizione alla Was e Land di Elio , domina a dalla sicci à. 27 È quello che nell’O ello accoglie le ul ime pa ole di Jago. Un sape e on ologico, sape e come esse e. 28 Il e mine “c epuscola e” pe indica e una ca ego ia le e a ia. La me a o a del c epuscolo ole a indica e una si uazione di spegnimen o, do e p edomina ano i oni enui e smo za i, di quei poe i che non a e ano emozioni pa icola i da can a e se non la aga malinconia, come sc i e appun o il Bo gese,[1] “di non a e nulla da di e e da a e”. Il e mine “c epuscola e”cominciò così ad esse e usa o dalla c i ica pe delinea e quel g uppo di poe i che, pu non cos i uendo una e a scuola, si o a ano conco di nelle scel e ema iche e linguis iche e che, sop a u o, i iu a ano qualsiasi o ma di poesia e oica o sublime. 137 Re is a In e nacional de Cul u as y Li e a u as, ab il 2009 ISSN: 1885-3625 DOI: h p://dx.doi.o g/10.12795/RICL.2009.i08.10 136 Re is a In e nacional de Cul u as y Li e a u as, ab il 2009 ISSN: 1885-3625 Anna Ma zioIl mi o della g ande mad e DOI: h p://dx.doi.o g/10.12795/RICL.2009.i08.10 Subi o dopo ci a il en o, iunendo così nella poesia i qua o elemen i che secondo Empedocle sono, le qua o adici di u e le cose, immu abili ed e e ne32. Pasolini men e e oca il mi o della Mad e u ilizzando una mi iade di simboli ad esso collega i, con empo aneamen e s ela la sua in enzione di a e della p op ia mo e un i o cul u ale, come palesa o da Zigaina, ma ol e la sua p opos a di le u a in quan o, seguendo il pe co so in qui accia o si ede come a imandi e simboli in eal à mol e delle poesie della accol a annunciano la sua “ ede pagana” se non le sue in enzioni. La poesia ha come co-p o agonis a la Luna, simboleggia a spesso come un uccello nell’accezione nega i a di “uccellaccia, come abbiamo is o, e poi più in ima di “uccelle o”. Dice il poe a: Lei si è i i a a a do mi e: ico do Che così do mono gli uccelle i che cacciano I agazze i iulani, nei dopop anzi In cui il Tagliamen o è g ande come un dese o, e, a le i i e me come in sogno e i gelsi che già p o umano di se a, i campi di pannocchie sono come b anchi di leoni uggen i. Essi do mono, o co ano sonno, in qualche albe o che è un sogno o a e […] La icchezza di simboli ende di icile delimi a e la ci azione. In ques a immagine si ondono l’idea della mad e Susanna, con quella della G ande Mad e, di nuo o p esen a a come un uccello, che quando s’addo men a assume una o ma ondeggian e, che dunque imanda di nuo o alla luna di cui pa la nella poesia. Insieme ad essa o iamo un al o po en e simbolo associa o al mi o: quello dell’albe o, l’albe o della i a, “che è un sogno o a e”. Zigaina (1989) so olinea a ques o pun o come Pasolini u ilizzi quella che Ba hes chiama “ca alisi” E le ca alisi, lui dice gius amen e, hanno una “ unzionali à a enua a, unila e ale, pa assi a ia”; sono solo uni à “consecu i e”, men e “le unzioni ca dinali (le uni à linguis iche che conducono il disco so) sono ad un empo consecu i e e consequenziali”. Non solo, ma Ba hes p ecisa che le ca alisi, pu app esen ando delle sos e, dei lussi e delle giocose o me di idondanza, non sono mai inu ili, pe ché esse – i a dando o accele ando il lusso del disco so – possono da una pa e s ia e il le o e, ma, dall’al a, cos i ui e pe lui una unzione a ica (Jakobson)33. De o in al i e mini, esse, le ca alisi, s abiliscono e a o zano il con a o a au o e e spe a o e. E malg ado Zigaina indichi come ca alisi la lunga pa en esi 32 Secondo il iloso o ques e, in e agendo a lo o g azie alle o ze uni e sali, amo e e odio, sono p incipio di u e le cose. Ques o conce o desc i e la eal à come un p ocesso g aduale ed e e no di cambiamen o dell’ equilib io a le o ze uni e sali; la nasci a e la mo e quindi non esis ono in se poiché il cosmo isul a c ea o dalla mescolanza e dalla sepa azione di ques i qua o elemen i ondamen ali. Conc e amen e la s o ia di ques i elemen i di mescola anche alla mi ologia e alla leggenda. Tes imonianza e e i a della conside azione di ques i elemen i si ha a a e so i iloso i della scuola di Mile o ai quali, specie a Tale e, è a ibui o l’inizio della ice ca iloso ica sull’ a chè, p incipio gene a o e e conse a o e dell’uni e so. 33 P.P.P. Empi ismo e e ico, op. ci . p. L’uccellaccia sa à poi un’aquila29, che si a en a sul poe a/cap e o e lo ascina su. La luna è poi chiama a “sacco di pannocchie di luce” con chia o imando alla econdi à, alle messi, all’ag icol u a, ai simboli della G ande Dea nelle es i di Ce e e. Sa à poi “candida e ca i a” che so ia la sua anima sul p a o che Zigaina indi idua come il luogo depu a o al sac i icio del poe a. Su quel p a o “pende un’al a nube” u a e es e pe ò, in quan o semb a esse e l’omb a di una mon agna i cui epi e i non lasciano dubbi: “gon ia di mammelle”, che è anche “isola ne a”sacco di pannocchie buie, con in o no la ba a della ma ea, la ea e che a da con appun o “simme ica”, al “sacco di pannocchie nel cielo” . Su quel p a o i è una ila di piloni, anch’essi pa ecipi della simbologia del mi o come ci ico da Neumann in un signi ica i o esempio che iunisce in se le immagini del g ano, del cap e o e dell’uccello: […] La Dea ci è no a come do a a di una es a di se pen e o di uccello o anche ala a e con zampe di uccello. […] Nello s esso con es o la dea ha a le mai i co oni di g ano e in o no a lei sal ano i cap i. […] Il pilas o della G ande Dea domina il ecin o30. Rip ende poi il olo ascina o dall’ “uccellaccia” pe ola e sop a il Saha a do e ede un uoco, che nomina due ol e, di nuo o ad en a izza ne il simbolo31 29 Il simbolo dell’aquila secondo C. G. Jung (in Psicologia e alchimia) è un simbolo poli alen e. In a i il e degli uccelli acquisi a un signi ica o di e en e se bianca o ne a. Essa inca na a l’allego ia dell’al a di ini à, del uoco celes e, del sole, della nobil à e dell’anima come pa e dell’uomo appa enen e a Dio. L’impiego del simbolismo dell’aquila u, nelle di e en i ci il à, quasi semp e indi izza o all’esp essione di «al i udine» che cambia a quando, con un olo in picchia a, l’uccello si scaglia a con o la p eda. Le igu e emblema iche dell’aquila e del se pen e u ono la aduzione di ale dualismo. La duplice igu a dell’aquila e del se pen e acquis a a il signi ica o del Cielo e della Te a, della lo a a l’Angelo e il Demone, me a o a del con as o a bene e male. In alchimia l’aquila è lo spi i o cos e o nella ma e ia b u a che si libe a solo dopo la ase di iscaldamen o p olunga o nell’a hano e si conc e izza nell’al o dell’alambicco. L’aquila bianca u pe cepi a come una p oiezione maschile associabile al po e e sop anna u ale e il suo sangue, nelle ecchie a macopee, eni a p esc i o come un in igo en e delle o ze e unico mezzo pe idona e la econdi à delle donne s e ili. Quando in ece e a i a a ne a o b una il suo signi ica o cambia a o almen e di enendo un segno no u no, luna e, emminile come quella e igia a nella a ola. So o l’omb a delle ali dell’aquila, sono pos e le s e e dell’acqua e della e a disegna e con le sembianze di Poseidone e di un bosco. Poseidone è l’iconog a ia delle acque p imo diali dalle quali u i i co pi p endono i a, sia quelli che abi e anno le acque sia quelli che i anno sulla e a. La di ini à è quindi la o za elemen a e non anco a o ganizza a alla ice ca dell’ elemen o iniziale, pad e di ogni a monico s iluppo. 30 E ich Neumann, La G ande Mad e, op. ci . p.272. 31 La simbologia del uoco è e amen e complessa e polied ica, ci e ò dunque solo alcuni dei signi ica i pe sugge i e una possibile in e p e azione. Il uoco app esen a la o za p o onda che pe me e l’unione dei con a i e l’ascensione alla sublimazione, esso è il mo o e della igene azione pe iodica della Na u a. Vi a animica, po e e c ea i o, gaglia dia animale e is in i a sono le o me essenziali della po enza dell’elemen o Calo e. I uochi del mondo e eno, quello in e medio e celes iale del Sole, il uoco comune, il ulmine e quelli ma e iali adope a i pe l’ eliminazione di ma e ie. Lo Spi i o, uoco in e io e nell’Umano è nello s esso empo conoscenza pene an e dell’in elle o indi iduale, e illuminazione o dis uzione dell’in oluc o. Il Fuoco conduce la men e all’a o ed all’azione psichica. Dicciona io de los sàimbolos, op.ci .