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ArcHistoR EXTRA 7 (2020) www.archistor.unirc.it ISSN 2384-8898 Supplemento di ArcHistoR 13/2020 a cura di Annunziata Maria Oteri Giuseppina Scamardì un paese ci vuole Studi e prospettive per i centri abbandonati e in via di spopolamento one needs a town Studies and perspectives for abandoned or depopulated small towns ISBN 978-88-85479-09-8 Sergio Sebastián Franco (Universidad de Zaragoza) Ruesta, Beautiful Remains Ruesta is beautiful: there lie the remains of a historic village, located in the north of Spain, below the Pyrenees Mountains in the middle of a natural corridor crossed by the river Aragón. Founded as an Islamic fortress in the 9th century, its privileged location has made Ruesta a remarkable point in the region, a historically belligerent location. Its strategic communication position fostered an increase in population. But in the 1960s the Aragon river valley was proposed for the construction of the Yesa reservoir. The best cultivatable lands were flooded, and the inhabitants of Ruesta had to emigrate, as that was their main livelihood. Since its foundation, Ruesta has been crossed by the French Camino de Santiago, listed by UNESCO since 1993 in the World Heritage Sites. The Camino de Santiago, and the concession to use to the trade union Confederación General del Trabajo Union, are today the main future hope of Ruesta. With the support of the Confederación Hidrográfica del Ebro, and local and regional administrations, the Governor of Aragon has promised to draw up an Intervention Masterplan, with the aim of stopping physical damage and purposing new uses. This Plan is defined as the basic tool for restoration interventions, refurbishments, and enhancement of Heritage. This supposes – after an in-depth study of the cultural assets – that problems can be defined, and the condition of the diverse cultural assets can be assessed, to then define possibilities of use, and solutions for future needs. DOI: 10.14633/AHR246
819 one needs a town Studies and perspectives for abandoned or depopulated small towns Ruesta: una bella rovina Sergio Sebastián Franco Ruesta è una rovina: una bellissima rovina che incanta con la sua bellezza, che è testimonianza della storia che racconta e che chiede di essere conservata. È una rovina che sembrava destinata a scomparire, che ci induce a riflettere se non possiamo far nulla per evitarlo e che pretende una risposta immediata: se lasciarla nel dimenticatoio e vederla scomparire, se preservarla come testimone del passato, o se tenerla in vita come un monito, un esempio per il futuro (fig. 1). Il nostro atteggiamento come progettisti è positivo in questo senso. Riteniamo che vi siano molti fattori che spingono a invertire la situazione di Ruesta, ma occorre pianificare quale debba essere il modus operandi, come intervenire sull’architettura, come rivitalizzarla con lo sviluppo di nuovi usi, come mantenerla e come presentarla al futuro visitatore. Il sito e la sua storia Ruesta è sita nel nord della Spagna, nel corridoio naturale in cui scorre il fiume Aragón, ai piedi dei Pirenei. È stata fondata come fortezza islamica nel IX secolo ed è stata nominata Rosta o Arosta nel X secolo, durante le campagne di guerra di Sancho Garcés contro i musulmani1. La sua posizione privilegiata 1. Guitart 1982.
820 Figura 1. Ruesta. Vista complessiva della città realizzata dal campanile della chiesa di Santa Maria dell’Assunzione (foto ©Sergio Sebastián Architects, 2017). ha fatto sì che avesse da sempre un ruolo importante all’interno di quest’area, storicamente contesa tra i regni musulmani, Aragona e Navarra. Il suo ottimo sistema di comunicazioni portò a un grande sviluppo demografico, fino a quando, all’inizio degli anni sessanta del secolo scorso, fu proposta la costruzione del bacino di Yesa. I terreni agricoli furono inondati e i 368 abitanti2 dovettero andarsene poiché, a quel punto, non avevano più mezzi di sostentamento. Da allora «le case, rimaste sopra il livello dell’acqua, vennero chiuse; le voci si spensero e la vegetazione iniziò a invadere le strade. Per trenta anni Ruesta è stata una città morta. Ogni giorno un tetto sprofonda, una facciata cade e qualcuno si appropria di quel poco che rimane»3. Fin dalla sua origine, Ruesta fu attraversata dal Cammino di Santiago francese, iscritto nel 1993 nell’elenco dei Beni Culturali Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO4. Il Cammino, insieme alla 2. Secondo il censimento di Gavín Lanzuela 2003. 3. La citazione proviene dal sito web di Ruesta, http://www.ruesta.com/historia (ultimo accesso 28 marzo 2020), e si riferisce all’anno 1988, in cui la Confederazione Idrografica dell’Ebro, ente pubblico che promuove la palude di Yesa e proprietaria del nucleo di Ruesta, ha donato la città al sindacato dei lavoratori, prima CGT, poi Confédération Nationale du Travail (CNT). Questa donazione ha un senso sociale, ed è fatta nell’ambito di una politica di trasferimento ai sindacati dei paesi espropriati a causa della costruzione di bacini idrici, per il loro uso come residenza di vacanze, ma con l’impegno di manutenzione e riabilitazione. 4. Passini 1993.
Ruesta 821 cessione d’uso del centro urbano data al sindacato della Confédération Générale du Travail (CGT), sono oggi le più grandi speranze per il suo futuro. Attualmente il paese versa in uno stato di degrado avanzato, dovuto a fattori come la crescita inarrestabile della vegetazione, l’umidità data dalla vicinanza al bacino d’acqua, il rischio sismico e naturalmente da comportamenti umani, quali la spoliazione di elementi – come ad esempio le chiavi decorate degli archi – che, una volta rimossi, producono patologie meccaniche negli edifici (fig. 2). Tutto ciò porta a una situazione di degrado, che cresce in modo esponenziale, giorno dopo giorno. È anche una città che vede un cospicuo afflusso di visitatori durante tutto l’anno: i pellegrini diretti a Santiago; i vecchi abitanti della cittadina che ritornano in questo posto per ritrovare l’essenza del luogo in cui hanno vissuto; i turisti spinti dalla curiosità, dalla bellezza del paesaggio o dalle attività promosse dalla CGT. Eppure né l’attivismo della CGT né il fatto di trovarsi lungo il Cammino sono riusciti a incentivare programmi di recupero per il patrimonio edilizio di Ruesta5. 5. Il 28 dicembre 2017, crollò il coro della chiesa rinascimentale di Nostra Signora dell’Assunta; lo stesso accadde nel settembre 2019 all’ostello per pellegrini che fa parte del Camino de Santiago. Figura 2. Stato attuale di Ruesta. Fattori biotici, abiotici e antropici responsabili del degrado (foto ©Sergio Sebastián Architects, 2017).
822 Tutto questo genera oggi una situazione molto complessa, perché il grave stato di deterioramento del patrimonio comporta dei rischi per la sicurezza dei visitatori. E una volta prese le dovute misure precauzionali per ridurre tali rischi, bisogna dare una visione globale per poi scendere nello specifico delle necessità di interventi particolari, combinando i criteri di sicurezza con la conservazione del patrimonio, dove sia possibile, e pensare sempre ad azioni che possano incoraggiare la rinascita di Ruesta. Il Piano d’azione per Ruesta In questo contesto, il sostegno dell’amministrazione locale e regionale e della Confederazione Idrografica dell’Ebro-CHE ha fatto sì che il Governo di Aragona abbia commissionato a chi scrive la stesura di un piano d’azione che potesse frenare il degrado esponenziale del nucleo urbano, per garantire il transito nel Cammino di Santiago e incoraggiare a un nuovo uso (fig. 3). Seguendo le precedenti esperienze e metodologie nella redazione di piani generali6, tale piano è stato sviluppato come strumento di base per il recupero, la riabilitazione e la valorizzazione di Ruesta, partendo dalla valutazione delle problematiche e l’analisi dello stato attuale, per stabilire i possibili usi, adattandoli ai bisogni, sia attuali che futuri. Così inteso, il Piano d’azione per Ruesta si è concentrato principalmente sui seguenti aspetti: conoscenza generale del patrimonio edilizio e dei relativi valori storico-artistici, analisi e diagnosi dello stato attuale anche in confronto agli esiti degli studi precedenti, e infine piano d’azione. Queste fasi sono state sviluppate in modo consecutivo e possono essere riassunte come segue: Fase I: raccolta dei dati La prima fase è stata incentrata sullo studio storico-artistico dell’insieme di Ruesta, l’indagine sulle condizioni fisiche dei resti e una descrizione degli elementi architettonici e scultorei di interesse artistico, dei materiali, dei sistemi costruttivi e strutturali, delle installazioni, ecc. Tutto ciò si è concretizzato in un ampio catalogo grafico con documentazione storica, artistica, fotografica e planimetrica, oltre a una serie di schede tecniche (fig. 4). Questa ricerca non è stata svolta solamente come una descrizione tassonomica di elementi, spazi e insiemi, ma sono stati ottenuti risultati interessanti, come ad esempio la revisione dello sviluppo 6. Vedi Sebastián Franco 2017.
Ruesta 823 del nucleo urbano nel corso della storia, completando lo studio di Ramón Betrán7 relativamente alla strada del Centro o del quartiere Barrio Bajo. È stata inoltre studiata la particolare tipologia dell’edilizia residenziale; si tratta di edifici a due o tre piani, con cantine al piano terra a ridosso della collina dove è ricavato un volume cilindrico per contenere vino o olio. I piani superiori, con ampie terrazze soleggiate verso sud, sostenuti da importanti travi di carico, presentano camini sporgenti, realizzati cioè oltre il filo della facciata per evitare perdita di spazio all’interno. Queste caratteristiche tipologiche, che a loro volta si riflettono nella morfologia urbana, sono direttamente correlate a un interessante sistema di costruzione basato su un pilastro centrale in blocchi di pietra, che consente l’inserimento modulare delle travi alternate in legno, che scandiscono ogni piano della facciata. Le pareti sono composte da due fogli di muratura in pietra negli elementi 7. Betrán Abadía 1992. Figura 3. Gruppo di lavoro nella fase di sopralluogo e volontari della CGT (foto ©Sergio Sebastián Architects, 2017).
824 principali della facciata – come gli angoli e gli archi – uniti da ciottoli interni e banchine di carico in legno (fig. 5). Fase II: analisi e diagnosi Ha riguardato lo studio della configurazione degli spazi e delle patologie da trattare. È stata disegnata la planimetria dell’intero nucleo urbano, dettagliandola casa per casa8, studiando il valore ambientale e storico di ogni spazio, secondo i risultati degli studi storico-artistici della fase I, e la possibilità e necessità di intervento architettonico, con l’obiettivo di mantenere e valorizzare ogni costruzione. A tal fine, è stato effettuato un dump di dati su un sistema di file specifici per ogni casa, in cui sono stati analizzati una serie di valori comparabili tra loro, come la posizione nel contesto 8. A Ruesta, come in generale nei Pirenei, il termine “Casa” si riferisce non solo alla specifica costruzione, ma all’intero tessuto produttivo e sociale che comprende un’unità familiare, abitazioni, terreni coltivati, edifici minori, ecc. Bergmann 2007. Case importanti a Ruesta, ad esempio, erano Casa Primo, Casa Madé e Casa Pascual. Figura 4. Modello tridimensionale dell’intero nucleo urbano di Ruesta (foto ©Sergio Sebastián Architects, 2017).
Ruesta 825 Figura 5. Sistemi costruttivi tradizionali di Ruesta (elaborazione di Sergio Sebastián, Giorgio Bernardi, 2018).
826 urbano e storico, la dimensione, tipologia, costruzione, valori artistici, stato fisico e patologico attuale. Riguardo a quest’ultimo aspetto è stato anche molto utile confrontare le immagini dello stato attuale con quanto emerso dagli studi precedenti di Ramón Betrán nel 19939 e le vecchie fotografie, che hanno permesso di valutare l’evoluzione dello stato di rovina (figg. 6-7). L’obiettivo finale di questa fase diagnostica è stabilire il quadro “normativo” sulle modalità di attuazione a seconda dello stato attuale e della necessità d`intervento10, poiché ciò consente alla fase successiva di agire immediatamente, in base alla logica e ai criteri dello studio precedentemente condotto. Fase III: piano d’azione È la sintesi delle due fasi precedenti, per elaborare alcuni piani di manutenzione e gestione per il trattamento delle diverse patologie e dei problemi a livello costruttivo e funzionale, al fine di recuperare e valorizzare gli elementi di interesse artistico e la loro configurazione spaziale, nonché per ridare vita all’intero nucleo urbano (fig. 8). Questi piani d’azione sono strutturati come una serie di possibili scenari di intervento futuri, che, attraverso una visione realistica del problema e degli obiettivi, coordinano le fasi di lavoro con quelle di possibile attuazione di nuovi programmi, per l’uso o la promozione di quelli esistenti, secondo la maggiore o minore urgenza di intervento per evitare la perdita irreversibile del patrimonio, oltre a sfruttare i criteri di opportunità per eseguire alcune opere in necessità di altre. L’obiettivo è trovare un modo in cui la bella rovina di Ruesta possa essere di nuovo architettura, funzione e ragione costruttiva insieme. Le modalità di intervento Il piano d’azione nelle sue fasi analitiche e sintetiche si è concluso in uno studio sulle strategie di intervento. Innanzi tutto si sono contemplate azioni di puntellamento, smontaggio e consolidamento strutturale in vari punti delle case che si affacciano sul tracciato del Cammino di Santiago, per 9. Nel 1993 il Collegio Ufficiale degli Architetti d’Aragona commissionò all’architetto Ramón Betrán uno studio sul nucleo di Ruesta, simile a quello per il quale è stato incaricato chi scrive nel 2017. Si tratta di un interessante elemento di contrasto, che consente di poter analizzare oggi, a circa trent’anni da allora, il grado di abbandono della città e l’evoluzione dello stato di deterioramento delle costruzioni. 10. Per questo ci si è ispirati alla metodologia definita da Riccardo Dalla Negra e Mario Nuzzo nel volume Dalla Negra, Nuzzo 2008.
Ruesta 833 2. Messa in sicurezza dell’intero nucleo. Il criterio generale di intervento alla base di questo piano di azioni è il mantenimento dello stato attuale di rovina, cercando di evitare l’avanzata del suo degrado. Superato il rischio di incidenti sul visitatore si ritiene che una delle azioni che sarebbero necessarie a breve termine per mantenere lo stato attuale del bene sia il puntellamento generale, nei punti più significativi dove vi sia un collasso o un rischio immediato. Le strategie a medio termine Una volta eseguite le azioni di emergenza, si propongono una serie di interventi che migliorino la situazione del tessuto urbano, facilitando l’accesso a esso, e consentano di sgomberare e ripulire l’intera area dal materiale di crollo. Ciò fatto, bisognerà verificare gli studi corrispondenti agli stati reali dei lotti, marciapiedi, strade, strutture, ecc., per confermare o rivedere le azioni che seguono questa fase. Successivamente, verrà intrapreso quanto necessario per fermare ed eliminare patologie, al fine di mantenere la rovina nel suo attuale stato, cercando di impedire al degrado di progredire, con azioni di consolidamento con mezzi non più provvisori. Questa sezione è relativa alle macerie, con la raccolta e la classificazione dei materiali, lo smantellamento degli elementi pericolanti, gli studi archeologico-storici e il consolidamento. All’interno di queste azioni particolare attenzione sarà riservata a tre edifici significativi per i valori storico-artistici12: la chiesa di Santa Maria (Nuestra Señora de la Anunciación), edificata nel XVI secolo sui resti di un´antica chiesa romanica, la casa-palazzo di Lacadena (detta anche casa del Chocolatero), del XVI secolo e il castello del X secolo. I primi due (fig. 10) si trovano all’ingresso della città e allo stato attuale la disposizione della chiesa, e la recinzione perimetrale della casa del Chocolatero garantiscono la sicurezza dei visitatori. Il castello (fig. 11) è un bene di Interesse culturale che merita la dovuta attenzione, e sarebbe interessante se potesse essere visitato da piccoli gruppi di turisti. 12. Betrán Abadía, Franco Hernández 1994.
834 Figura 10. Ruesta. Chiesa di Santa Maria dell’Assunzione e Casa del Chocolatero (foto ©Sergio Sebastián Architects, 2017).
Ruesta 835 Figura 11. Ruesta. Foto del castello scattata dal campanile della chiesa (foto ©Sergio Sebastián Architects, 2017).
836 Figura 12. Esempio tipo di intervento (disegno ©Sergio Sebastián Architects, 2018). Le strategie a lungo termine A questo punto si dovrebbe completare l’intervento con una serie di lavori che permettano di ridare un uso, e quindi nuova vita a Ruesta, garantendone così la tutela. Si tratta di una serie di azioni che includono il restauro e la valorizzazione dell’architettura nei suoi aspetti materiali e visivi, mentre le precedenti miravano alla stabilità meccanica e generale delle strutture. Si entrerà dunque nel campo del restauro architettonico dell’esistente e della manutenzione, della reintegrazione di elementi che possono essere recuperati e restaurati, della costruzione di nuovi elementi che proteggano e assicurino il buon comportamento futuro dell’insieme (fig. 12). Fanno parte di questa fase i lavori di realizzazione di nuove strutture, di cura del verde e di attrezzature che permettano loro di adattarsi ai nuovi usi proposti. Vi rientrano inoltre, l’adattamento di percorsi che consentano le visite dei turisti, attraverso operazioni di musealizzazione, segnaletica e realizzazione di attrezzature.
Ruesta 837 Programma d’uso La grande sfida nel recupero di un complesso con le caratteristiche di Ruesta è capire il suo possibile uso futuro. Non c’è dubbio che al valore del patrimonio culturale recuperato, bisogna aggiungere l’uso corretto da applicare, che ne garantisce il mantenimento e dà credito all’investimento effettuato. A questo punto ci si chiede se Ruesta possa tornare ad avere il suo uso originario, ovvero farvi re-insediare degli abitanti. Tuttavia questa strada non appare oggi praticabile e non per ragioni economiche: anche se i campi coltivabili restano ancora sotto il livello dell’acqua, infatti, ciò non costituirebbe un impedimento a nuove forme di alloggio temporaneo, oggi sempre più in voga, che hanno una componente stagionale e turistica e che potrebbero avere una logica in questo nuovo contesto. Tuttavia è necessario essere realisti, facendo paragoni con luoghi vicini ed esperienze analoghe. In tal senso, l’abbandono sempre più diffuso dei piccoli comuni rurali, nonostante questi dispongano di edifici in buone condizioni, con servizi sociali, amministrativi, educativi e persino l’esistenza di infrastrutture di base, porta a dubitare che il solo recupero di un nucleo in cui non tali funzioni non sono presenti porti una prosperità abitativa. La soluzione può essere trovata nel raggiungimento di uno sviluppo locale turistico che sfrutti il potenziale di Ruesta e del suo paesaggio culturale. Ruesta come paesaggio culturale Negli ultimi trent’anni, c’è stata un’importante apertura al significato e al valore sociale del patrimonio culturale e naturale e del paesaggio che lo contiene o che lo costituisce. Il concetto di patrimonio ha incorporato la dimensione spaziale, estendendo così l’attribuzione dei significati e dei valori patrimoniali al territorio. Ruesta è molto più di una serie di muri crollati: è un paesaggio culturale costruito nel corso dei secoli, che va ben oltre la sua impronta urbana. È proprio questo che si vuole enfatizzare, per comprendere il valore del luogo, del paesaggio, sia per ciò che rimane, sia per quello che non c’è più, i suoi abitanti, i suoi usi e il suo territorio produttivo. Come espresso dalla Convenzione Europea del Paesaggio (Firenze 2000) esso è qualcosa di più della sola percezione del territorio. Il paesaggio è anche il suo carattere, come risulta dall’azione e dall’interazione di fattori naturali e antropici. È questa una dimensione fondamentale, sia che si
838 intenda il paesaggio come patrimonio, sia nelle implicazioni che le attività produttive hanno su di esso, in particolare nelle aree rurali, nei sistemi agricoli e zootecnici e nella silvicoltura. «Il patrimonio è prodotto», scriveva l’antropologo Llorenç Prats alcuni anni fa in un opuscolo fondamentale, «in una situazione di tensione tra ragione e sentimento, tra riflessione ed esperienza»13. In un momento in cui il concetto di patrimonio si è ampliato, Ruesta può diventare un momento importante, ricco di possibilità per l’integrazione, in questo territorio fertile, di numerose singolarità; e tale concezione, sempre più ampia e aperta, deve essere interpretata come un modo per far avanzare la democrazia e coinvolgere le comunità locali. Nella Convenzione per la Salvaguardia del Patrimonio architettonico europeo (numero 121 del Consiglio d’Europa), redatta a Granada nel 1985 e ratificata dalla Spagna nell’aprile 1989, si raccomandava la delimitazione dell’intorno per i beni patrimoniali dichiarati come tali, influenzando così anche il valore dei nuclei, siano essi ville antiche e borghi tradizionali, considerati nelle loro relazioni con l’ambiente naturale, siano essi centri urbani, complessi industriali o ambienti paesaggistici. Ancora, sosteneva che il suo studio e la sua progettazione non dovrebbero limitarsi a ciò che è notevole o particolarmente prezioso per una selezione di paesaggi significativi, ma dovrebbe estendersi a tutti i paesaggi, da quelli rurale, urbano e periurbano, a quel vasto repertorio di “paesaggi ordinari”, che costituiscono lo scenario della vita quotidiana della gente. Qualcosa di simile è accaduta nel quadro della Convenzione sul Patrimonio mondiale, culturale e naturale dell’UNESCO, quando nella sua revisione del 1992 il Comitato del patrimonio mondiale riconosceva l’importanza della categoria del “paesaggio culturale”, più ricca e complessa di quella di monumenti, incorporando un programma trasversale dedicato ai paesaggi culturali. È in quest’ottica che si inserisce il grande significato del passaggio del Cammino di Santiago, un itinerario culturale europeo, la spina dorsale del territorio che continua a dare senso e vita a Ruesta14. Il Camino de Santiago Francés, così come le stesse strade che lo compongono, sono stati dichiarati dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità rispettivamente nel 1993 e nel 1998. Il fatto che Ruesta vi sia compreso, richiede la giusta attenzione, reclamando un intervento urgente nel nucleo urbano in modo tale da garantire e nobilitare tale passaggio (fig. 13). 13. Prats 1997, p. 13. 14. È interessante notare che il Camino de Santiago a Ruesta non riguarda solo il nucleo urbano, ma anche una serie di poli di interesse, come gli eremi di San Jacobo (San Iacobus, o che è lo stesso, Santiago) del XII secolo, o l’eremo di San Juan Bautista del secolo XI, associato al monastero scomparso di San Juan de Maltray, come indicato in Poblador Muga 2001. Per entrambi gli eremi è stato redatto un progetto di intervento da parte dello studio Sebastián Arquitectos.
Ruesta 839 Figura 13. Il Cammino di Santiago attraverso Ruesta. Ortofoto realizzata con l’utilizzo del drone (foto ed elaborazione di ©Sergio Sebastián Architects, 2017).
840 Il paesaggio di Ruesta, che sia naturale, urbano, storico o antropologico, si inserisce in tutti questi quadri normativi precedentemente descritti, e il suo significato ultimo è che va oltre il semplice carattere semantico o di catalogazione classificandosi in un vero paesaggio culturale, un’entità che va ben oltre una rovina pittoresca. Valori e opportunità di Ruesta nel contesto turistico Il turismo, attratto dal Cammino di Santiago e dalla ricchezza paesaggistica e culturale del luogo, può essere un motore straordinario per il recupero di Ruesta. Stiamo infatti assistendo a una fase in cui l’attività turistica ha acquisito un enorme dinamismo in Spagna, al secondo posto nella classifica mondiale delle visite nel 2017 e con aspettative di crescita. Oggi si è definito un profilo di turista che cerca ambienti attrattivi naturali, culturali, luoghi con una propria identità in cui la cultura e le sue usanze sono conservate agendo come elementi di differenziazione. In questo nuovo contesto, è evidente la crescita di un turismo legato alle aree rurali e agli spazi naturali, che parte da un approccio rispettoso verso l’ambiente e il suo intorno, che richiede l’autenticità culturale, che lo renda un garante per la conservazione e la valorizzazione delle risorse naturali e culturali, nonché promozione e rafforzamento della loro identità culturale. Non c’è dubbio che oggi la facilità nei trasporti e di viaggio assecondi il turismo culturale, la conoscenza in situ dei valori di un comune o di una regione. Data l’enorme offerta di una comunità come la nostra e di un ambiente come quello delle Cinco Villas e Pirenei, per raggiungere una buona domanda è necessario puntare su fattori determinanti che differiscono da quelli già esistenti in altri luoghi e tenendo in considerazione l’ambiente vicino. Applicando i criteri di un’analisi DAFO, avremmo aspetti molto significativi, come l’unicità e lo stato praticamente invariato del nucleo urbano (considerando tutto ciò rimasto in piedi, ovviamente), il Cammino di Santiago, la ricca storia e il patrimonio culturale dello stesso, e la bellezza del suo ambiente naturale, oltre alle attrazioni turistiche nelle vicinanze. Il turismo come strumento per rivitalizzare le aree rurali sembra quindi essere il pilastro principale della futura Ruesta. Il quadro ideale sarebbe sviluppare e realizzare queste idee attraverso un piano di rilancio per il prodotto turistico che sviluppi la triplice funzione di individuare modalità ricreative che si possono praticare sulla base di risorse naturali e culturali; definire i potenziali fruitori (profilo del turista e/o visitatore in base alle loro motivazioni); delineare un prodotto turistico per Ruesta e dintorni (figg. 14-15).
Ruesta 841 Figura 14. Ipotesi di intervento (elaborazione di ©Sergio Sebastián Architects, 2018).
842 È possibile dunque proporre alcune linee concrete a sostegno dell’attuale ostello dei pellegrini provvisto di servizio di ristorazione, così come del centro culturale e di interpretazione della CGT, ma anche, in aggiunta, per un programma turistico di facile realizzazione, come l’hotel diffuso e il “campeggio in città”. Per quanto riguarda l’hotel diffuso, le esperienze in atto attestano come questo supporti perfettamente le necessità turistico-residenziali di Ruesta, anche se si dovrebbe studiare un adeguamento del tipo di alloggio in modo che il risultato sia sostenibile in relazione all’investimento e, soprattutto, sia capace di produrre risultati immediati che vadano ben oltre l’economia. Si potrebbe così ridare vita a Ruesta quasi immediatamente e a un costo molto basso, perché le case potrebbero essere occupate fin da subito, appena messe in sicurezza, e senza aspettare investimenti o interventi esterni. Figura 15. Ruesta. Lavori iniziati nel 2019 per il consolidamento degli edifici lungo il Camino di Santiago (foto ©Sergio Sebastián Architects, 2019).