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Le "Regole grammaticali" di Giovan Francesco Fortunio e le grammatiche bilingui italiano-spagnolo nel Cinquecento

Buono, Benedict

Abstract

Qual è stato l’influsso esercitato dalle Regole grammaticali della lingua volgare di G. F. Fortunio nella Spagna del Cinquecento? Per rispondere a questa domanda si è proceduto ad analizzare tre grammatiche bilingui italiano-spagnolo, diverse per impostazione didattica e pubblico a cui erano rivolte, il Paragone della lingua toscana e castigliana di G. M. Alessandri d’Urbino (1560), le Osservationi della lingua castigliana di G. Miranda (1566) e l’Arte muy curiosa di F. Trenado de Ayllón (1590), per determinarne il modello ortografico e morfologico, stabilendone l’eventuale affinità con le Regole del Fortunio e o con le Prose del Bembo. Pur ascrivendosi a un modello di stampo letterario di ispirazione bembiana, ne emerge un’immagine in cui l’eredità del Fortunio a livello ortografico e morfologico dimostra di essere ancora ben presente e viva. Parole chiave: Grammatiche bilingui italiano-spagnolo; Giovan Francesco Fortunio; grammatica italiana cinquecentesca; storia della lingua italiana

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59Cuad. ilol. i al. 24, 2017: 59-73 Le Regole g amma icali di Gio an F ancesco Fo unio e le g amma iche bilingui i aliano-spagnolo nel Cinquecen o Benedic Buono1 Recibido: 03 de ab il de 2017 / Acep ado: 10 de junio de 2017 Riassun o. Qual è s a o l’in lusso ese ci a o dalle Regole g amma icali della lingua olga e di G. F. Fo unio nella Spagna del Cinquecen o? Pe isponde e a ques a domanda si è p ocedu o ad analizza e e g amma iche bilingui i aliano-spagnolo, di e se pe impos azione dida ica e pubblico a cui e ano i ol e, il Pa agone della lingua oscana e cas igliana di G. M. Alessand i d’U bino (1560), le Osse a ioni della lingua cas igliana di G. Mi anda (1566) e l’A e muy cu iosa di F. T enado de Ayllón (1590), pe de e mina ne il modello o og a ico e mo ologico, s abilendone l’e en uale a ini à con le Regole del Fo unio e o con le P ose del Bembo. Pu asc i endosi a un modello di s ampo le e a io di ispi azione bembiana, ne eme ge un’immagine in cui l’e edi à del Fo unio a li ello o og a ico e mo ologico dimos a di esse e anco a ben p esen e e i a. Pa ole chia e: G amma iche bilingui i aliano-spagnolo; Gio an F ancesco Fo unio; g amma ica i aliana cinquecen esca; s o ia della lingua i aliana. [en] Gio an F ancesco Fo unio’s Regole g amma icali and he I alian-Spanish bilingual g amma s o he 16 h cen u y Abs ac . Wha was he in luence o G. F. Fo unio’s Regole g amma icali della lingua olga e du ing he 16 h cen u y in Spain? Th ee bilingual g amma s (I alian-Spanish) ha e been analyzed, G.M. Alessand i d’U bino’s Pa agone della lingua oscana e cas igliana (1560), G. Mi anda’s Osse a ioni della lingua cas igliana (1566) and F. T enado d’Ayllón’s A e muy cu iosa (1590). Each g amma di e s om he o he s in i s app oach and he public i was w i en o . This esea ch es ablishes he simila i y o he h ee g amma s wi h Fo unio’s Regole and Bembo’s P ose, in o de o de e mine he o hog aphic and mo phological model used. E en i he g amma s ollow a li e a y model inspi ed by Bembo, he e a e s ill o hog aphical and mo phological in luences om Fo unio. Key wo ds: I alian-Spanish bilingual g amma s; Gio an F ancesco Fo unio; Renaissance I alian g amma ; his o y o I alian Language. Come ci a e: Buono, Benedic (2017): « Le Regole g amma icali di Gio an F ancesco Fo unio e le g am- ma iche bilingui i aliano-spagnolo nel Cinquecen o», Cuade nos de Filología I aliana, 24, pp. 59-73. Lo s udio del ondo an ico della Biblio eca uni e si a ia di San iago de Compos ela i ela una signi ica i a assenza a i classici i aliani del Cinquecen o, le Regole del- la olga lingua di Gio an F ancesco Fo unio, a on e della p esenza delle P ose bembiane, a es a a da due esempla i, una splendida p inceps Tacuino del 1525 e 1 Uni e sidade de San iago de Compos ela, Depa amen o de Filoloxía Clásica, F ancesa e I aliana, A da. de Cas elao s/n, 15782 San iago de Compos ela. [email p o ec ed] Cuade nos de Filología I aliana ISSN: 1133-9527 h p://dx.doi.o g/10.5209/CFIT.55636 SECCIÓN MONOGRÁFICA 60 Buono, B. Cuad. ilol. i al. 24, 2017: 59-73 un’edizione gioli iana del 15612. Se ampliamo la nos a ice ca a u e le uni e si à spagnole, g azie al ca alogo colle i o REbIun, la bilancia pende semp e a a o e delle P ose, con ben dieci esempla i ispe o ai cinque delle Regole, p opo zione che si man iene se ci i olgiamo alle edizioni mode ne3. Viene dunque spon aneo chie- de si quale sia s a a la o una della p ima g amma ica a s ampa della lingua i aliana in Spagna e se, e in quale misu a, le sue p opos e abbiano a u o ipe cussione nella di usione della lingua del sì. In pa icola e, ed emo quan o l’immagine p opo- s a dalle g amma iche bilingui i aliano-spagnolo sia isponden e o meno all’i aliano codi ica o dal Fo unio e quale app esen azione i sia o e a di alcuni aspe i p o- blema ici e polimo ici della lingua i aliana4, sui quali spesso di e gono le p opos e delle Regole e delle P ose5. Bas i ico da e, pe il ancese, l’esempio di Jean-Pie e de Mesmes che, pu con essando d’«a oi es é secou u e g andemen allegé d’une p ose ai e pa a le Seigneu Pie e Bembo», an o da ip odu e edelmen e l’incipi delle P ose nell’In oduzione della sua G ammai e i alienne6, a inge ampiamen e anche dalle Regole pe la mo ologia del plu ale e dell’a icolo (Bingen 1984: 635). Ci so e me emo in pa icola e sul Cinquecen o, momen o di massima p oduzione di g amma iche bilingui i aliano-spagnolo, in cui si insalda e si s iluppa la i a ama di scambi e di occasioni di con a o a le due nazioni, an o da ende e necessa io l’app endimen o delle lingue in en ambe le di ezioni. Supe a e, a Qua o e Cinquecen o, le accese con o e sie a i sos eni o i del olga e e del la ino, si inaugu a la s agione delle g amma iche nazionali (Swigge s 1997: 71), segui a, nei decenni successi i, dalla p oduzione di g amma iche pe l’in- segnamen o delle lingue di maggio p es igio cul u ale al di uo i dei con ini nazio- nali —non a caso il Cinquecen o è s a o iconosciu o dagli s udiosi come il «secolo del iconoscimen o della plu ali à delle lingue» (Ta oni 1990: 216)—, ca a e iz- za e dall’esplici o ed esclusi o i e imen o a un des ina a io non na i o e dall’uso dell’idioma locale o del la ino come me alingua (Pale mo/Poggiogalli 2010: 10). Pe quan o igua da gli ispano oni, bisogna lamen a e un ce o i a do della Spa- gna, che pu man ene a con l’I alia già dalla ine del Qua ocen o una i a e e di appo i, insalda i, dopo la pace di Ca eau-Camb esis, dalla p esenza s abile degli spagnoli sul suolo i aliano. La suppos a a ini à con l’i aliano da un la o in oglia a i discen i ad a inge e di e amen e dalle g amma iche pe i alo oni e alla lo o le e- a u a, dall’al o alimen a a il p egiudizio che ha po a o semp e a sop a alu a e le simme ie esis en i a i aliano e spagnolo, e a conside a e, quindi, l’i aliano come una lingua acile da impa a e (Sil es i 2001: 15). Inol e, me e con o ico da e che la o una della cul u a i aliana nell’Eu opa delle co i u sos enu a in p imo 2 O iamen e la p esenza di ques i es i dipende dalla s o ia unica ed i ipe ibile di ogni biblio eca, ad esempio la maggio pa e dei es i cinquecen eschi della biblio eca uni e si a ia di San iago giunse alla capi ale della Galizia a pa i e dalla seconda me à del Se ecen o (Buono 2012), pe ò la mancanza di esempla i delle Regole mi semb a un da o su cui i le e e. 3 Di ques e, e sono nell’edizione cu a a da B ian Richa dson (Fo unio 2001), una nell’edizione alles i a da Claudio Ma azzini e Simone Fo na a (Fo unio 1999) e una is ampa anas a ica di Fo ni (Fo unio 1979). 4 Così De Mau o ha pos o di nuo o l’accen o sul «polimo ismo ca a e is ico dell’i aliano non solo nel suo complesso, ma dell’i aliano anche più usuale, che in es i a e in es e la o ma onologica […], la s u u a g amma icale e desinenziale» (De Mau o 2007: 30). 5 Pe le ci azioni mi sono a also, pe le Regole, dell’edizione cu a a da B ian Richa dson (Fo unio 2001), men- e pe le P ose dell’edizione a cu a di Ma io Pozzi (Bembo 1978). 6 «Si Na u e, me e, no ice, e ga dienne des choses mondaines […]» è in a i compos o sulla alsa iga di «Se la Na u a […] delle mondane cose p odu ice e de’ suoi doni sop a esse dispensa ice […]» (Ma a ucco 2003: 36). 61Buono, B. Cuad. ilol. i al. 24, 2017: 59-73 luogo dalla di usione dei classici della adizione le e a ia olga e, non solo quelli ecen eschi, ma anche A ios o, Machia elli, o i a a i compo amen ali, come il Co egiano e il Gala eo7. La na u a essenzialmen e le e a ia e lib esca dell’i alia- no8, in a i, po e a de e mina e, almeno a li ello eo ico, a eggiamen i dida ici in ale di ezione, inducendo a conside a e supe lue g amma iche speci iche des ina e a discen i s anie i. A ip o a di ale impos azione, si può ci a e una es imonianza p esen e nei Dubbi g amma icali di Gio an Gio gio T issino, il quale, immaginando di do e insegna e la lingua del sì ai bambini di al e nazioni, a e ma: «Volendosi adunque insegna e i aliano a’ anciulli g eci, o unghe i, o ad al i che siano igna i di ques a lingua e insegna oli l’alphabe o la ino, poi se li insegni a combina e su Dan e o sul Pe a ca o sop a qualche al o lib o i aliano» (Ta oni 1994: 24-25). Insomma, chi ole a impa a e l’i aliano po e a i olge si di e amen e ai capola o i delle T e Co one ecen esche, pe pe uando quel p ocesso di g amma icalizzazione dei es i le e a i che è alla base della codi icazione g amma icale cinquecen esca9. Se, dun- que, in F ancia abbiamo la G ammai e i alienne di Jean-Pie e de Mesmes in dal 1549 e, un anno dopo, in Inghil e a sono edi e le P incipal ules o I alian g amma di William Thomas, dobbiamo aspe a e ino al 1560 pe la pubblicazione del Pa a- gone della lingua oscana e cas igliana di G. M. Alessand i d’U bino e il 1566 pe le Osse a ioni della lingua cas igliana di Juan de Mi anda. Si po ebbe obie a e che si a a, al di là delle dichia azioni p og amma iche degli au o i e dei i oli, di g amma iche dello spagnolo i ol e a un pubblico i aliano, ma, come ha a u o modo di so olinea e Sil es i (2001: 15), l’app occio con as i o pe me e a che ques a ipologia di g amma iche osse u ilizza a indi e amen e dagli spagnoli come on e di in o mazione sulle s u u e g amma icali dell’i aliano. La p ima e a g amma ica i aliana pe ispano oni usci à solo nel 1596 a Medina del Campo, l’A e muy cu iosa po la cual se enseña muy de ayz el en ende , y habla la Lengua I aliana, di F an- cisco T enado de Ayllón. Comune ai e au o i ci a i è il deside io di indi izza e le p op ie ope e a un pubblico di pe sone col e10, men e la con inzione di un modello linguis ico incas ona o non sull’uso o ale ma sui più p es igiosi au o i della le e a u- a olga e lascia il pos o, nelle Osse a ioni, all’uso medio-col o (Encinas Man e ola 2006: 245): supe luo ico da e che il modello pe a em e non pe usum in ia alla 7 L’a ea in cui ci cola ono g amma iche e manuali pe l’app endimen o dell’i aliano u essenzialmen e quella eu opea, men e es a escluso il bacino del Medi e aneo, do e pu e la nos a lingua ebbe ampia ci colazione, lega a pe ò non an o al p es igio le e a io, quan o piu os o ad impieghi eicola i, dai comme ci alla diploma- zia in e nazionale: ad esempio, almeno ino a me à dell’O ocen o, l’i aliano u lingua p i ilegia a dell’Impe o O omano nelle sue elazioni con le po enze c is iane (Pale mo/Poggiogalli 2010: 12 e B uni 2013: 174-214). 8 Dalla na u a dell’i aliano come lingua le e a ia dal glo ioso passa o, che ha a u o ampia e lunga o una p esso le al e lingue di cul u a eu opea, nasce la de inizione, conia a da F ancesco B uni, di «lingua senza impe o» o «lingua legge a» (B uni 2013: 9-10). 9 P ocesso acu amen e desc i o da Dioniso i: «Non i u le e a o o se, che non usasse as e i e nei ma gini d’un Pe a ca ocaboli e cos u i del es o, collegando con in ii da ca a e ca a quelli ipe u i o simili, com- ponendo pe sé un abbozzo più o meno lacunoso di quel che iusci ono poi, a uso comune, le egole, le P ose e al e ope e del gene e. Dai ma gini, ocaboli o cos u i passa ano poi, pa i pa i, in un sone o o in al a compo- sizione del pos illa o e» (Dioniso i 1938: 249). 10 Gio anni Mi anda si di ige a due ipi di pubblico: da una pa e gli s uden i e i comme cian i, che ce cano di sop a i e e in un paese di lingua s anie a e pensano agli a a i; dall’al a i co igiani, che l’use anno a di lo o o pe i olge si al p incipe (Encinas Man e ola 2006: 245). 62 Buono, B. Cuad. ilol. i al. 24, 2017: 59-73 linea maes a Fo unio-Bembo, in cui la lingua sc i a è il suppo o p i ilegia o della codi icazione g amma icale11. Come sugge isce il i olo s esso, il Pa agone della lingua oscana e cas igliana di Gio anni Ma io Alessand i d’U bino è ca a e izza o da un’impos azione di ipo con as i o12, basa o cioè sul con inuo iscon o di a ini à e di e genze a le due lingue p ese in esame, in pa icola e sulla «sco a della lingua oscana acciò che spedi amen e si edesse la simiglianza, e la di e enza»13. Secondo ques a p ospe - i a assumono un uolo ondamen ale le di e enze a i due sis emi e le de iazioni dalla no ma che ne possono de i a e: di e enze ed e o i di en ano pe an o l’asse po an e su cui si snodano i con enu i g amma icali analizza i. In ques o caso il pun o di is a dida ico è quello di un docen e che uole insegna e spagnolo, il che non im- pedisce al es o di o i e in e essan i spun i di i lessione sul modello linguis ico i a- liano coe o. L’Alessand i ci segnala di a e impa a o lo spagnolo in quan o idioma «copioso, leggiad o e di mol a au o i à», ma «non solo pe uso come sogliono quasi u i i o es ie i (benché spesse ol e impe e amen e), ma anco a pe lungua le ione e osse a ioni ce issime» (In oduzione). L’au o e semb a quindi conside a e insu - icien e l’uso, con inzione che iappa e più a an i quando dichia a di a e compos o la sua g amma ica dopo «ha e più ol e asco si i miglio i au o i ch’habbiano sc i - o in lingua Cas igliana», cioè lo s udio dei più eccellen i au o i, c i e io ondamen- ale della codi icazione g amma icale p imocinquecen esca i aliana. L’au o e, da un pun o di is a eo ico, decide di analizza e il cas igliano usando gli s umen i o ni i- gli dalla adizione g amma icale i aliana: lingua d’au o e e impos azione delle pa i del disco so secondo la ca ego izzazione mu ua a dai la ini. In a i l’Alessand i ado - a un’a icolazione compendia a iscon abile anche in Fo unio e in Bembo: p o- nuncia, nomi, p onomi, e bi e oci indeclinabili14. Nonos an e ques a dichia azione p og amma ica di segui e l’au o i à le e a ia, l’Alessand i appo a solo pochi esem- pi d’au o e, non ci ando mai le on i da cui a inge, spesso ammischia e ad exempla ic a. Si a a pe lo più di b e i passi a i dal Decame on15: «ad un nos o ci adino a enisse [adi enisse]» (c. 2 : Dec. II, 1, 2); «ad usu a a esse p es a o» (c. 2 : Dec. II, 3, 44); «piacque ad Alessand o» (c. 2 : Dec. II, 3,45); «le isa imase u ono» (c. 81 : Dec. I, 7, 2); «le più delle case e ano di enu e communi, e così l’usa a lo s anie e pu che ad esse s’a enisse» (c. 81 : Dec. I, In ., 22); «essendo gli s acci d’un po e o huomo gi a i nella ia e a enendosi ad essi due po ci» (c. 81 : Dec. I, In ., 18); « o a i i panni e con essi i dina i» (c. 81 : Dec. II, 5, 40); «domanda ano [domandando] a ciascuno che dinanzi lo si pa a a, che lo o luogo acesse» (c. 81 : Dec. II, 1, 13); «a lo o, sì come a legi imi suoi e edi, ogni suo bene e mobile e s abile 11 Eppu e, ed emo più a an i, Fo unio semb a conside a e il pa la o insepa abile dalla lingua sc i a le e a ia: ico ono ogni an o i binomi «pa la e/di e e sc i e e» (I 176, II 18), «sc i i e se moni» (I 225), «isp imen e o sc i en e» (II 63); nel lib o II l’au o e ipe e che p onuncia e sc i u a de ono anda e di pa i passo (II, 15 e II 88), secondo il p incipio di Quin iliano: «Ego, nisi quod consue udo op inue i , sice sc ibendum quidque iudico quomodo sona » (Ins . o ., I 7 30). Pe quan o igua da l’o og a ia, consiglia g a ie come Giano secondo la « osca p onon ia ione» (II 12), quelle come oppenione «seguendo gli an ichi libb i oschi e secondo la osca p onun ia» (II 117) e quelle come eccellen e «pe ché così è la olga e p onon ia ione» (II 139). 12 Sulla biog a ia dell’au o e e sulla sua ope a in gene ale in io a Echeba ía A os egui (1989), Ca e as Goicoe- chea (1996), Chie iche i (1997) e Encinas Man e ola (2006: 243-244). 13 T asc i o con minimi i occhi alla es e o igina ia, mode nizzando la pun eggia u a e di e enziando l’uso di u/ . 14 Si eda la abella iassun i a in appendice. 15 Ci o da Boccaccio (1980); a pa en esi quad e indico la e sione ipo a a dall’o iginale. 63Buono, B. Cuad. ilol. i al. 24, 2017: 59-73 lasciò» (c. 81 : Dec. II, 3, 8); «cui lascia po esse so icien e a iscuo e suoi c edi i a i a più bo gognoni» (c. 91 : Dec. I, 1, 7); «cui egli pe edu a non conoscea» (c. 91 : Dec. I, 7, 18); «A cui Guglielmo allo a p es amen e disse» (c. 91 : Dec. I, 8, 16); ol e ad alcuni oponimi (Rodi, Pa igi, Napoli, Amal i, ecc.) p esen i ipe u amen e nel Decame on16. Ques a p e e enza pe le ci azioni del ce aldese, bisogna amme - e lo, non collima con le scel e del Fo unio, in cui abbondano in ece gli appo i dan eschi e pe a cheschi17. L’osse anza dei p ece i bembiani, ol e che nella mo - ologia dei Nomi18, eme ge anche in quella e bale, p ima di u o nell’iden i icazio- ne di qua o coniugazioni, secondo quan o p opos o dalle P ose (3, XXVII), a sua ol a mu ua a dal modello la ino di P isciano e di quasi u i i g amma ici medie ali e umanis ici (Fo unio 2001: 67n). Talo a iene ip eso con es ema diligenza il es o del ca dinale eneziano, con l’usuale ampliamen o pa adigma ico ipico di un so- le e g amma ico: «Ques e e mina ioni, quali amassono, leggessono, udissono, non sono così in uso come amasse o, leggesse o, udisse o» (cc. 120 -121 ), isponde a P ose 3, XLIV («La e za ha due ini, addoppiando nondimeno semp e la S nella penul ima sillaba: con la R l’uno, e ciò è p op io della lingua, Amasse o; con la N l’al o, Amassono, il che non pa e che sia così p op io né è pe nien e così usa o»); «s ea e dea hanno dello an ico pe di e come hoggi s’usa s ia e dia» (c. 121 ), c . P ose 3, XLVI («E pe ciò che in ques i e bi S ia e Dia, S ea e Dea s’è de o quasi pe lo con inuo dagli an ichi, S iano e Diano medesimamen e S eano e Deano pe lo o si disse»). Solo poche ol e sono iscon abili minimi pa allelismi con le Re- gole, ad esempio, la successione degli esempi dei sos an i i emminili uscen i in -a/-e, onda/ onde, loda/lode, oda/ ode, a ma/a me (c. 46 ), in ia all’o dine scel o dal Fo unio, con la sola omissione di ale/ali (I, 32-42), ispe o a Bembo che op a pe onda, ala, a ma, loda, oda (P ose 3, VI); oppu e la ip esa delle o me a gen ee amo ono, can o ono, sebbene sia segnala o che «non sono oci oscane»19. 16 Tu e le ci azioni appa engono alle p ime gio na e del Decame on, in pa icola e a no elle di inganni e be e, emi ca i al mondo me can ile, che ci ipo ano alla pa icola e asmissione e ci colazione del es o, spesso ammen a ia, pe ché lega a a un pubblico essenzialmen e bo ghese. La g ande maggio anza del pubblico di ma ice me can ile, in a i, non po e a an a e iso se economiche an o ele a e, né l’adegua a espe ienza g a- ica pe copia e es i le e a i di una ce a es ensione. Pe an o, un buon nume o di manosc i i decame oniani p esen a s u u azioni incomple e o inconsue e, come il Va icano la ino 9893 della Biblio eca Apos olica Va i- cana, di iso in e olumi con enen i le gio na e 1-3, 4-7 e 8-10, esempio mac oscopico di copie del Decame on esegui e in empi e da mani successi e e poi messe insieme (Cu si 2007: 56-57). Tale si uazione di copia es- imonie ebbe, dunque, una p imi i a ci colazione di codici con enen i singole sezioni del Decame on, p esu- mibilmen e coinciden i con g uppi di e o qua o gio na e (Cu si 2007: 59). In e essan e, dunque, il p elie o dell’Alessand i solo dalle p ime no elle del Decame on. 17 Le T e Co one io en ine sono ipe u amen e ico da e come «gli au o i nos i» (cinque ol e), «essi au o i che noi seguimo», o gli «au o i dal cui on e il uscelle o di ques a mia g amma ica si de i a» (Fo unio 2001: xl i). Il es o più ci a o è la Commedia (240 passi dell’I , 97 del Pg, 69 del Pd), accan o a cinque passi del Con- i io, uno della Vi a Nuo a e qua o di canzoni delle Rime. Anche il Pe a ca è mol o ci a o, con 274 passi del Canzonie e e 33 dei T ion i. La quan i à delle ci azioni dal Boccaccio è mol o mino e: il solo es o che con a è il Decame on, di cui si ci ano 44 passi, con un’allusione all’Ame o. Mol o limi a a la sua conoscenza di al i poe i e p osa o i del Due e T ecen o, nonos an e i suoi i e imen i alle poesie del Ca alcan i e di Cino da Pis oia in due passi (Fo unio 2001: xl ii). 18 Come spesso accade a in al i g amma ici, ques a ca ego ia accoglie nomi, a icoli e p onomi. 19 Così Fo unio: «Ma nella e za pe sona dello pe e o empo dello indica i o modo, ques a ocale i es a, né si mu a in o (come nel p imo lib o dicemmo), dicendosi e sc i endosi quelli amo ono, can o ono e al i ali; ma quelli ama o, can a o o e ama no di si de e» II, 18. Ques o a o del io en ino a gen eo (Manni 1979: 151-52 e Albe i 1996: lxx-lxxi) si es ese anche alla koinè le e a ia ed ex ale e a ia se en ionale a Qua o e Cinquecen o (Mengaldo 1963: 126-127 e Vignali 1990: 112-113). 64 Buono, B. Cuad. ilol. i al. 24, 2017: 59-73 L’Alessand i addi a le o me «Ami e ame» (c. 96 ), come il Fo unio che, pe desi- de a i o e soggion i o a e a indica o indi e en emen e «ch’io, che u, che quello ame, o e o ami», laddo e il Bembo dis ingue a ne amen e a le o me in -i co en i e della p osa e le o me in -e a e e del e so (Vi ale 1988a: 244-245)20. In alcuni casi engono accol e o me es a agan i iscon abili anche nelle Regole, in pa icola e il condizionale del ipo ha essimo e sa essimo, ale a di e ‘a emmo’ e ‘sa emmo’ (ha essimo, c. 97 ; ha essimo udi o, c.102 ; sa essimo s a i, c. 105 pe a emmo ama o o sa emmo s a i: in Fo unio ame essi I 138; sc i e essi I 141; sa essi I 147; legge essi I 160); il congiun i o di ipo a gen eo habbi o legghi ( ispe i amen e 97 e 100 : Fo unio accoglie o me come che u sc i i I 141; acci I 187; habbino II 23)21. Regis iamo anche ha emo (ad esempio, «A emmo, ha emo e habbiamo e ha emmo ama o», c. 95 ), come le Regole che accolgono come usci a della p ima pe sona dell’indica i o p esen e sia -emo che -iamo (ad esempio «noi sc i emo, o e- o sc i iamo» I 141 e «noi ha emo, o e o habbiamo» I 143), ispe o alle P ose che ne sconsiglia ano l’uso pe ché conside a e non oscane («Ché non Amamo, Valemo, Leggemo, ma Amiamo Valiamo Leggiamo si dee di e. Semo e a emo, che disse il Pe a ca, non sono della lingua, come che A emo eziandio nelle p ose del Boccaccio si legga alcuna ia a, nelle quali si po à di e che ella, non come na ia, ma come s a- nie a già na u a a, ’abbia luogo», P ose 3, XXVII). Si a a, comunque, di o me di use non solo nella koinè le e a ia coe a ma anche in quella cancelle esca22, che l’Alessand i, p op io pe la sua dimes ichezza con la p osa epis ola e-seg e a iale, do e a conosce e e usa e abi ualmen e23. Il maggio debi o dell’au o e nei con on i del Fo unio eme ge nel se o e della Re a sc i u a e p onun ia, dedica o a ques ioni ine en i all’o og a ia, alla one ica e all’o oepia. Qui, in a i, l’au o e del Pa agone a inge abbondamen e dagli esempi ipo a i nelle Regole, sop a u o a commen o delle assimilazioni consonan iche p odo esi nel passaggio dal la ino all’i aliano, alla base delle geminazioni che di e enziano la nos a lingua dal cas igliano. Rico dando solo i p elie i più consis en i, possiamo sin e izza e in ques o modo le oci mu ua e dalle Regole24: a. «Si addoppia la b da’ oscani in mol e oci e compos e e semplici, come abbaglia e, abbadessa, abba baglia e, abb accia e, abb acciamen i, abb uscia e, abba e e, abbu a e, abbelli e, abbandona e, abba e e, dubbio, subbi o, abbia, gabbia, sabba o e nelle ul ime sillabe de’ empi passa i pe e i del dimos a i o di alcune oci, e de’ empi passa i impe e i del deside a i o o del soggiun i o, come conobbi, conobbe, hebbi, hebbi, can e ebbe, ede ebbe, legge ebbe, udi ebbe e in i- ni e al e» (cc. 3 -4 ): Fo unio, pe esempli ica e che la b «geminasi egola men e», 20 «Pa lasi condizionalmen e eziandio in un’al a guisa, la quale è ques a: Io oglio che u i pieghi… Nella qual guisa ques a egola da i posso: che u e le oci del nume o del meno sono quelle medesime in ciascuna manie a, Io ami, Tu ami, Colui ami, Io mi doglia, Tu i doglia, Colui si doglia… E ques ’al a anco a: che u i i e bi della p ima manie a ques e e oci nelle p ose così e minano come s’è de o, nella I, ma nel e so e nella I e nella E escono e iniscono pa imen e» (P ose 3, XLV). 21 Pe il ipo abbi, abbino, a o di uso nel io en ino a gen eo, in io a Manni (1979: 156-59) e Albe i (1996: lxxi-lxiii). 22 Pe il condizionale con ampliamen o sigma ico, in io a Vi ale (1988b: 222; 1992: 69) e Vignali (1990: 101); pe il congiun i o p esen e in -i, a Vi ale (1988b: 221; 1992: 68) e Vignali (1990: 117); pe l’indica i o p esen e in -amo/-emo/-imo, a Vi ale (1988b: 218-219; 1992: 66) e Vignali (1990: 117). 23 Sulla componen e linguis ica della a a is ica sul pe e o seg e a io a Cinque e Seicen o, in io a Buono (2010). 24 Pe i c i e i di asc izione, si eda la no a 14. 65Buono, B. Cuad. ilol. i al. 24, 2017: 59-73 adduce: abbaglio, abba baglio, abbandona e, abbia, gabbia, conobbi / conobbe (II 22-32)25. P eceden emen e a e a ci a o abb acio (II 2) e can e ebbono (II 19). b. A p oposi o della p onuncia del ig amma —sci—, o iamo sciagu a, pasce- e e scioglie e (c. 7 ), p op io come nelle Regole (II 8). c. Pe esempli ica e l’assimilazione del nesso —c — la ino si egis ano le oci sogge o, a o, e pa o, che in iano di nuo o alle Regole (II 4 e II 5). d. Sulla p onuncia della D abbiamo den e e di o (c. 10 ), come nelle Regole (II 47); pe spiega e le assimilazioni di ad— + consonan e (c. 11 ) engono ci a i i se- guen i esempi ( a pa en esi indico il iscon o nelle Regole)26: a on a e (a on o, II 52); addo men a si (II 46); ammoni e (II 92); appa e e (appa a o, II 113); a en o (II 133). e. Anche pe la le e a F i o iamo una si uazione analoga (15 ): a anno, a li o, a e a e, a e ma e, di icile, e e o o ende e (II 52); e a igu a e (II 55). . Rispe o alla G, pe la p onuncia del ig amma —ghi— (c. 17 ) si ci a agghiac- cio e egghio (II 72); pe la p onuncia pala ale della —g— in e ocalica (c. 17 ), semplice o in ensa, egis iamo: caggio (II 49); pioggia, poggio, aggio (II 58); hog- gi (II 64); palagio e p egio (II 59). In ine, pe il passaggio della I semiconsonan ica la ina in posizione iniziale a g- (c. 18 ): Giano, gioco, Gio anni, Giunone (II 12) e Gio e (II 52). g. Pe la M (c. 27 ): ammoni e, ammaes a e e ammi abile (II 92); pe la N (c. 28 ): anno e a e (II 10). h. Pe quan o igua da la R: a i a e, a es a e, so ide e, o e ‘ oglie e’ (II 121). Anche le Osse a ioni della lingua cas igliana di Juan de Mi anda ip endono il pun o di is a del Pa agone, cioè una g amma ica di spagnolo pe discen i i alo o- ni27. Di p imo acchi o la classi icazione g amma icale in no e ca ego ie p opos a da Mi anda a ebbe capo alla adizione g amma icale la ina, con l’aggiun a dell’a i- colo: A icolo, Nome, P onome, Ve bo, Pa icipio, P eposi ione, A e bio, In e gie - ione e Congiun ioni (Mi anda 1566: 12). In eal à, da uno s udio più app o ondi o dell’ope a, a pa e la ca ego izzazione g amma icale mu ua a dai e g amma ici la- ini più ol e is ampa i in I alia nel Cinquecen o, Dona o, Quin iliano e P isciano, possiamo anno e a e, a le muse g amma icali di Mi anda, non solo Neb ija, Val- dés, Delicado, Villalón e Ulloa, ma anche Fo unio, Bembo, T issino, Co so, Dolce e, non ul imo, l’Alessand i del Pa agone, an o che, secondo Ma ia Ca e as Goico- echea, le nume ose on i, sop a u o g amma icali, «conco e ebbe o a dimos a e l’appa enenza delle Osse a ioni più alla adizione i aliana che a quella spagnola» (Ca e as Goicoechea 1996: 475). Di pe sé, lo s esso i olo Osse a ioni, in ie eb- be a un e mine comune a mol e ope e g amma icali cinquecen esche, bas i pensa e 25 Non mol o comune (T o a o 1979: 94n), e pe an o degno di no a, il e bo pa asin e ico abba baglia e, usa o una sola ol a da Dan e nella Commedia (Pd XXVI, 19-21) e da Pe a ca (R LI, 2) 26 In alcuni casi all’in ini o dell’Alessand i co isponde la p ima pe sona singola e del Fo unio, ma possiamo asc i e e ques a modi ica al deside io di gene alizza e l’esempio a u i i pa adigmi del e bo. 27 Pe maggio i de agli sulla biog a ia dell’au o e e sull’ope a in gene ale, in io a Echeba ía A os egui (1989), Ca e as Goicoechea (1996) e Encinas Man e ola (2006). L’ope a di Mi anda iscosse un no e ole successo, come dimos ano le due edizioni del 1566 e del 1583, la p ima con e is ampe (1567, 1568 e 1569) e la seconda con cinque (1584, 1585, 1594, 1595 e 1622). Fu compendia a da Massimo T oiano con no e di A gis o Giu edi (1601), in un’edizione poi ip esa da mol i g amm ici, a i quali ico diamo Lo enzo F anciosini, au o e della G amma ica spagnuola e i aliana (1624) e del Vocabula io i aliano e spagnolo (1626) (Ca e as Goicoechea 2002: 19). 66 Buono, B. Cuad. ilol. i al. 24, 2017: 59-73 alle celebe ime Osse a ioni del Dolce, lega e p op io al p ocesso di g amma ica- lizzazione dei classici ecen eschi a cui si è accenna o p eceden emen e. Secondo la s udiosa, inol e, all’au o e delle Regole si possono a ibui e alcune conside azioni pun uali ela i e all’o og a ia (Ca e as Goicoechea 1996: 489-491): a. L’osse azione in base alla quale, all’inizio della desc izione di quasi ogni consonan e, si legge che «a di e enza del oscano nel cas igliano non si addop- pia», in ie ebbe alle indicazioni del Fo unio sulle consonan i doppie (ad esempio, a p oposi o della b: «così geminasi ques a consonan e nelle oci […] II 31; della c: «Medesimamen e ques a consonan e seconda si gemina […]» II 36; geminasi e- gola men e ques a consonan e […]; della g: «Ques a consonan e egola men e si gemina nelli nomi e e bi» II 58; ecc.). b. Rispe o al passaggio di aio > e o, la spiegazione della as o mazione del su - isso —a ius («Mu asi ques a le e a alcune ol e in e, nei nomi oscani d’u i io che iniscono in aio, che in cas igliano u i iniscono in e o, come espade o, moline o, lib e o, calce e o, ca nice o; spadaio, mugnaio, lib aio, calzolaio, beccaio», Mi an- da 1566: 351), si ispi e ebbe a Fo unio: «Ques a p ima ocale a imane nel olga e […] e e amen e mol e ia e in i si con e e, e mol e più in e pe dimos a la oce olga di e sa dalla la ina», II 13-14). c. Pe l’assimilazione del nesso c > , Mi anda ico e alla diac onia («Suolsi me e de a c, insieme con la nel mezzo della pa ola imi ando o se i la ini con a la o og a ia oscana pe cioché lo o sogliono mu a e de a c del la ino in al o », Mi anda 1566: 354), spiegazione che in ia al Co so («Accadendo che elle si deb- ban congiunge e insieme, la p ima cede alla seconda mu andosi in lei… come pe sempio ACTO da’ la ini ol o ATTO da noi si sc i e»), p obabilmen e a sua ol a ispi a osi a Fo unio («La seconda [ egola] ques a sia, che di ques e le e e b, c, d, p alcuna nel la ino è p eceden e a ques a le e a nel olga e, in al o si amu a, pe ché ancho la olga p onon ia lo ichiede; onde do o, obie o, o o, o uso, pa o, o imo, se imo, o a o», Regole, II 4). d. Nella desc izione del «segno di aspi azione», cioè dell’h, Mi anda in gene e ip ende Fo unio («Ma nella olga lingua […] pa mi che ella [l’aspi azione] di so e chio i si ponga nel mezzo almeno. Ma nelli p incipii, essendo oce del la ino, discesa conse e à l’aspi a ione, come humano, ho a, hoggi, huomo humile», Rego- le II 63-64), ma osse a anche Neb ija che si e a occupa o, p ima di lui, del appo o a h e , p. 368), pe poi ime e ne nuo amen e in gioco l’au o i à in un i o no alle p opos e e imologiche del Fo unio: «Il nos o Neb ija nel suo di iona io la ino e spagnuolo me e ques i u i ques i ocaboli con h, e nello spagnolo e la ino si sc i e u i senza, in guisa che egli dà ad in ende e senza h, e con la h, ques i nomi po e si sc i e e; sal o nel e bo ha e , che egli e u i i mode ni ogliono che si sc i a senza h, ma io o ei semp e osse a la e imologia e p op ie à» (Mi anda 1566: 380). A ques e es imonianze possiamo aggiunge ne una indi izza a in ece con o Fo - unio (Ca e as Goicoechea 1996: 484): «T e manie e abbiamo de’ e i, quan unque i la ini abbiano qua o, i quali si conoscono o e dis inguono dagli in ini i, ma se ha e emo isgua do alle seconde pe sone come alcuni ogliono non ha emo più di due» (Mi anda 1566: 117). L’a e mazione «come alcuni ogliono» semb e ebbe esse e i ol a p op io all’au o e delle Regole, secondo il quale, in a i: «La p ima egola sia che nella olga lingua solo due coniuga ioni de li e bi si possono— pe mio giudicio —conside a e. La p ima è quando la e za pe sona del p imo nume o del modo indica i o e p esen e empo inisce in ques a ocale a […]. La seconda 67Buono, B. Cuad. ilol. i al. 24, 2017: 59-73 coniuga ione èe delli e bi la e za pe sona p ede a ques a al a ocale e ha e pe inimen o […]» (I 133-134). Accan o a ques e anno azioni lega e p incipalmen e all’o og a ia, occo e segna- la e alcuni a i mo ologici che in iano a Fo unio e non alla adizione bembiana, elemen i iscon abili non solo nelle g iglie g amma icali, ma anche all’in e no del es o. In ques o caso, quindi, esuliamo dalla codi icazione g amma icale ou cou , pe so e ma ci sulla cosidde a «g amma ica silenziosa» —pe usa e la de inizione conia a da Giuseppe Pa o a pe desc i e e le scel e s ilis iche del Bembo—28, cioè la possibili à di indi idua e a i g amma icali, alo a di e gen i ispe o al cano- ne p opos o, a a e so l’analisi della p assi sc i o ia di un au o e, pa icola men e eloquen i se di g amma ico si a a. Riscon iamo così i condizionali sin agma i- ci come ha essimo a u o (p. 127), sa essimo s a i (p. 137), ha essimo ama o (p. 148), ha essimo udi o (p. 167); i congiun i i a gen ei del ipo u abbi (p. 128) e u habbi le o (p. 159); la p ima pe sona plu ale dell’indica i o p esen e ha emo (p. 11 e 124), solemo (p. 14), già egis a i nell’Alessand i, a cui dobbiamo aggiunge e le o me del pe e o indica i o acessimo pe acemmo (p. 46), andassimo pe andam- mo (p. 195) e sedessimo pe sedemmo (p. 219). La desinenza -assimo (o -essimo) della p ima pe sona singola e del passa o emo o, accol a in u i i pa adigmi e bali della g amma ica del Fo unio (così amassimo I 136; sc i essimo I 141; ha essimo I 143, leggessimo II 97, enissimo II 97, edessimo II 97 e ossimo I 147, accan o alle o me «sincopa e» —così sono de ini e dall’au o e a p oposi o della coniugazione di a e e (I 143)— ha emmo I 143, leggemmo I 143, enimmo II 97, edemmo II 97 e ummo II 97), non è neppu e menziona a da Bembo («La p imie a oce app esso del nume o del più ha in sé una necessi à e egola e non più; che ella semp e addoppia la M nell’ul ima sillaba, Amammo, Valemmo Leggemmo Sen immo, né al amen e può a e s a o» 3, XXXV), e in ia alla koinè se en ionale anche le e a ia, non a endo alcuna a es azione nella adizione ecen esca io en ina29. La p ima g amma ica i aliana pe ispano oni, l’A e muy cu iosa di F ancisco T enado de Ayllón, iene pubblica a a Medina del Campo alla ine del Cinquecen- o, quindi con no e ole i a do ispe o alle g amma iche pe anco oni o anglo o- ni30. Abbiamo già ce ca o di analizza e le cause di ques a len ezza nella p opos a di un modello linguis ico pe il pubblico spagnolo. Si a a di una g amma ica 28 Come a e ma lo s esso Pa o a, l’esp essione «g amma ica silenziosa» cioè una g amma ica che non o nisce indicazioni no ma i e solo median e una lo o codi icazione esplici a, ma anche a a e so le scel e ope a e nel a e della sc i u a, ip ende e s iluppa « a ii s udi che di e amen e o anche inciden almen e occano la s o ia della g amma ica o delle g amma iche i aliane», quando Ci o T abalza a e ma che la ma e ia «con enu a nel e zo lib o delle P ose […] eni a espos a in un’ope a che p esen a a essa s essa pe sé uno dei più pe e i e più ammi a i e più ammi a i modelli della p osa agheggia a in quell’e à», o quando Ca lo Dioniso i de inisce il e zo lib o delle P ose «una me a igliosa sel a do e l’esempli icazione della pa ola e del suo uso p e ale sulla classi icazione e sulle egole», o quando, in ine, Gio anni Nencioni a e ma che «i p ece i e gli o ien amen i del Bembo non s anno solo nelle sue egole, ma nell’esempio conc e o del suo sc i e e, del suo elabo a o e pe sonalissimo s ile» (Pa o a 1997: 71-72). 29 Il pe e o indica i o con ampliamen o asigma ico è ampiamen e a es a o nella koinè poe ica e cancelle esca se en ionale a pa i e dal Qua ocen o (Vi ale 1992: 68; 1988: 204 e 219-220; e Vignali 1990: 110). Pe e i e condizionali di ques o ipo sono equen i negli sc i i dei le e a i se en ionali, nelle edazioni manosc i e del Co egiano e nelle le e e del cas iglione; nel Dialogo del Vale iano (sognassemo ‘sognammo’); nella IV lezione in di esa della Canace di Spe one Spe oni (Ta oni 1994: 94). 30 Ques a g amma ica ha susci a o il i o in e esse di nume osi s udiosi, a i quali ico do in pa icola e Paolo Sil es i (2001), Massimo e Danilo Poggiogalli (2010), e And ea Gualano (2016), a cui dobbiamo l’edizione in eg ale commen a a del es o.