“Il libro di lettura non sia un centone di trite nozioni”: i manuali di lettura nei programmi ministeriali per la scuola elementare (1860–1905)
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“Il libro di lettura non sia un centone di trite nozioni”: imanuali di lettura nei programmi ministeriali per la scuola elementare (1860–1905) Benedetto Giuseppe Russo (University of South Bohemia, České Budějovice) ABSTRACT “The reading book should not be apatchwork of stale notions”: reading handbooks in ministerial programmes for elementary school The paper examines the guidelines dedicated to Italian teaching and, above all, to the ideal thematic, language and stylistic features of school reading books in the programmes for primary school and in the related instructions for teachers issued by the Ministry of Education from 1860 to 1905: adecisive period for the arrangement of the Italian school system, the literacy processes and the spread of the national language. It can be seen how these official documents significantly shaped the writing of school books. The paper also explores the complex relationship between the institutional attempts to regulate textbook production, as evidenced by relevant ministerial documentation parallel to the programmes, and the rich publishing activity in this field. To complete the overview of the dialectic between school-educational publishing and the regulatory will of the Ministry and of the boards connected to it, responsible for the evaluation of textbooks, the witnesses of two prominent school female authors of the 2nd half of the 19th century are commented on: Ida Baccini and Felicita Morandi. KEYWORDS elementary school programmes, Italian teaching, Ministry of Education, reading books, school female writers RIASSUNTO Il contributo presenta le linee-guida dedicate alla didattica dell’italiano esoprattutto alle caratteristiche tematiche, linguistiche estilistiche ideali dei libri di lettura scolastici nei programmi per la scuola elementare enelle connesse istruzioni per imaestri emanati dal Ministero dell’Istruzione dal 1860 al 1905: un periodo determinante per l’assestamento del sistema scolastico italiano, iprocessi di alfabetizzazione ela popolarizzazione della lingua nazionale. Si nota come queste disposizioni condizionarono decisamente la stesura dei libri per la scuola esi fa luce sul complesso rapporto tra itentativi istituzionali di regolamentazione della produzione libraria, dei quali è prova anche una documentazione ministeriale affine eparallela ai programmi, eil fervore editoriale nel settore in questione. Per completare il quadro della dialettica tra l’editoria scolastico-educativa ela volontà regolatrice del Ministero edelle commissioni, aesso collegate, preposte alla valutazione dei libri di testo, si commentano le testimonianze di due illustri autrici per la scuola del secondo Ottocento: Ida Baccini eFelicita Morandi. PAROLE CHIAVE autrici per la scuola, didattica dell’italiano, libri di lettura, Ministero della Pubblica Istruzione, programmi per la scuola elementare DOI https://doi.org/10.14712/18059635.2023.2.4 OPEN ACCESS
BENEDETTO GIUSEPPE RUSSO 157 1 LIBRI DI LETTURA ERACCOMANDAZIONI MINISTERIALI: IPROGRAMMI FAVA (1860) ECOPPINO (1867) Un contributo decisivo alla diffusione popolare della lingua nazionale presso le giovanissime generazioni del neonato Regno d’Italia fu offerto dal genere testuale del libro di lettura per la scuola elementare, fondamentale strumento di formazione culturale pluridisciplinare, socio-etica, civica elinguistica. Uno strumento che si rivelò accessibile, spesso ben più di altre tipologie di testi, anche alle fasce medio-basse della società italiana acavallo tra Otto eNovecento, amotivo di un costo solitamente abbordabile, dovuto alle dimensioni modeste ealla fattura tipografica sobria.1 Soprattutto dopo l’unificazione politica del Paese (1861) el’istituzione di un sistema scolastico pubblico nazionale, il manuale di lettura fu una delle espressioni editoriali più significative di un obiettivo comune aistituzioni politiche, editori, scrittori per l’infanzia emaestri interessati alla scolarizzazione dei ceti popolari: dotare ibambini di età scolare (ma indirettamente anche le loro famiglie) di strumenti didattici utili ad acquisire una conoscenza basilare della lingua unitaria, ancora poco familiare alla stragrande maggioranza della popolazione italiana, che usava idialetti. Si auspicava infatti che itesti per la scuola, insieme aprose amene (come racconti ebrevi romanzi) edivulgative (quali opuscoli eperiodici) di tipo parascolastico, potessero progressivamente concorrere all’italianizzazione eall’unificazione culturale della Nazione. Rispetto ai volumetti di grammatica, dall’impostazione descrittivo-prescrittiva inevitabilmente tecnica per quanto talvolta adattata con apprezzabile sensibilità pedagogica aun pubblico infantile ein alcuni casi addolcita da un’esposizione dialogico-narrativa, ilibri di lettura proponevano in modo più diretto modelli d’italiano materializzati in brani-lezione eutilmente declinati in una varietà di temi, con conseguente variabilità dei registri edella terminologia. Il testo di lettura, infatti, presentava in genere una composizione tematico-testuale ibrida: comprendeva racconti educativi con esempi di vizi evirtù, brani di storia patria, geografia, scienze naturali etecnica, economia domestica, educazione comportamentale ecivica, avolte testi in versi ed estratti antologici di autori eautrici ritenuti accessibili ai piccoli utenti. È una prassi compilativa frequente l’inserimento di nozioni disciplinari einsegnamenti comportamentali in per lo più esili cornici dialogico-narrative coincidenti con la dimensione di singoli racconti interni al volume oestese all’intero libro (sul modello del Giannetto [prima ed. 1837] di Luigi Alessandro Parravicini edel Giannettino [prima ed. 1877] di Carlo Collodi) evolte avivacizzare l’esposizione per mezzo di dialoghi educativi (ambientati in classe oin altri spazi) tra insegnanti (ofigure alternative investite di una funzione pedagogica) epiccoli apprendenti.2 L’auspicio di un’educazione linguistica unificante einclusa in un generale progetto educativo fondato sui valori morali ecivili propugnati da una classe dirigente 1 Si veda Chiosso (2011: 299–300). 2 Per un’analisi delle scelte linguistiche epragmatico-testuali osservabili nei libri di lettura postunitari, nel quadro della scrittura scolastico-educativa del secondo Ottocento edei primi del Novecento, mi permetto di rimandare aRusso (2023). OPEN ACCESS
158 LINGUISTICA PRAGENSIA 2/2023 liberal-moderata ecautamente riformista risalta anche nei programmi per la scuola elementare emanati dal Ministero della Pubblica Istruzione nel corso del secondo Ottocento. In questa sede prenderò in considerazione iprogrammi varati dal 1860 al 1905 ele istruzioni per gli insegnanti di scuola primaria aessi allegate: si tratta di un periodo decisamente significativo per l’assestamento del sistema scolastico italiano eper iprimi passi in direzione dell’alfabetizzazione edella popolarizzazione della lingua su scala nazionale.3 Di questi documenti di politica linguistica mi limiterò aprendere in considerazione le prescrizioni concernenti la didattica dell’italiano esoprattutto quelle dedicate all’impostazione eal ruolo formativo dei testi scolastici di lettura, visti come strumenti necessari per la trasmissione di nozioni, principi etici ebuoni sentimenti, eutili anche ai maestri come base di riferimento per gli argomenti delle lezioni.4 Nel 1860 furono introdotti nel Regno di Sardegna iprogrammi ele istruzioni redatti dall’ispettore generale delle scuole primarie Angelo Fava, estesi atutto il Paese nel 1861. Vi si propone per il primo biennio elementare una didattica fondata su lettura espiegazione del libro di testo, scrittura, grammatica, aritmetica estoria sacra, considerata come riserva di exempla finalizzati all’educazione morale; il secondo biennio avrebbe incluso nozioni basilari di geografia, storia nazionale, scienze naturali riguardanti esperienze della vita quotidiana, educazione civica.5 Imaestri sono invitati acurare l’esposizione orale escritta degli allievi, basata su temi magari già introdotti oralmente dal docente stesso, eausare l’italiano al posto del dialetto. Due aspetti vistosi di tali prescrizioni sono un’omologante pedagogia dell’imitazione di modelli testuali, culturali evaloriali già predisposti el’assenza di riferimenti auna didattica comparativa che tenesse conto del dialetto nativo degli scolari. Un primo riferimento ai libri di lettura compare nelle istruzioni ai maestri per la seconda classe, in relazione all’etica del dovere edei buoni sentimenti da inculcare traendo spunto da brani moraleggianti; il complesso di valori familiari, sociali ecivici da veicolare è associato alla “lettura espiegazione del libro approvato” (dal Ministero 3 Si vedano almeno il sempre utile De Mauro (1963/2011); Castellani (1982); Bruni (1987: 146–149); Balboni (1988); De Blasi (1993); Avolio (2011); Serianni (2013: 27–42); Trifone (2010: 94–96; 2017, in part. 100–108). Utilissimi anche Soldani eTuri (1993); Vigo (1993); D’Amico (2010: 61; 111–112; 122–123; 145–146; 170). 4 Sulle disposizioni ministeriali del periodo prescelto si vedano le pagine aesse relative in Santoni Rugiu (1980); Lombardi (1987); Catarsi (1990); Civra (2002), dal quale si traggono le citazioni dei programmi. Si vedano inoltre Bandini (2007), per un esemplare case study inerente ai rapporti tra direttive ufficiali ed editoria scolastica; D’Ascenzo (2013), sui nessi tra caratteristiche eimpieghi dei libri per la scuola, condizionamenti ministeriali eistituzionali sulle scelte di adozione eprassi educativa dei maestri. Utile anche Genovesi (1983). Per un commento sui modelli di lingua proposti esulla trattazione della didattica linguistica nei programmi postunitari si veda Papa (2012: 7–136). Su educazione linguistica edialetto in tali programmi si vedano anche Salerni (1986: 97–107); Gensini (2005: 20–23); Lo Duca (2012: 443–444; 446–448; 453–455); Pizzoli (2018: 144–146). 5 Sui riferimenti aquesta disciplina nei programmi per le elementari dal 1860 al 1905 si veda Betti (2012: 75–82). OPEN ACCESS
BENEDETTO GIUSEPPE RUSSO 159 dell’Istruzione) previste per la terza classe.6 Gli argomenti del secondo biennio sopra richiamati sono poi inclusi nella sezione delle istruzioni per la quarta classe dedicata alla lettura: qui è esplicitamente prevista per il libro di lettura la configurazione tematico-testuale composita sopra menzionata. L’assemblaggio di contenuti vari in un’unica raccolta di brani è giustificato con l’intento di trasmettere agli alunni un insieme essenziale di conoscenze semplici, adeguate alle loro capacità di comprensione. Si aggiunge che ad alimentare il rispetto per l’autorità regia ela formazione del sentimento nazionale potrà contribuire il far conoscere, attraverso il “libro approvato” ela mediazione del maestro, la storia di casa Savoia e“alcune altre corte biografie di scrittori ed artisti che onorano il nome italiano”.7 Nel 1867 vengono pubblicati dal ministro Michele Coppino nuovi programmi per la scuola primaria, che consistono in ritocchi esfrondamenti ai programmi Fava, motivati da esigenze di semplificazione eadeguamento dell’offerta didattica alle finalità effettivamente perseguibili alle difficili condizioni delle classi elementari del tempo.8 È ribadita la necessità di coniugare istruzione ed educazione, “senza la quale l’istruzione è cosa morta, eanco dannosa”,9 in ossequio all’ordine socio-etico consolidato, che, secondo un certo pensiero conservatore, la scuola popolare avrebbe potuto spingere amettere in discussione. Particolare enfasi è data all’insegnamento linguistico: al maestro è raccomandato un vivo zelo correttorio nei confronti delle tracce dei dialetti nel parlato degli allievi. La questione del rapporto lingua-dialetto sembra essere posta “meccanicamente, senza alcuna preoccupazione psicologica edidattica nei confronti degli studenti dialettofoni”,10 ma rispetto ai programmi precedenti si registra, specialmente nei suggerimenti riguardanti gli esercizi di composizione, una cauta apertura di taglio comparativo-contrastivo verso l’idioma nativo, “accettato strumentalmente per favorire una migliore acquisizione della lingua nazionale”11 nonché l’impiego di un italiano scritto più disinvolto. Nella parte delle istruzioni dedicata alle composizioni figurano in effetti “diversi elementi di novità, per alcuni versi anticipatori delle indicazioni dei programmi di Gabelli [1888], maturati nel pieno del Positivismo”,12 come l’invito a“eccitare iragazzi ascrivere con naturale spontaneità quello che pensano evogliono dire, sopra soggetti loro noti, ospiegati; ascrivere come parlerebbero”.13 Preannunciano gli orientamenti positivisti l’attenzione arealtà effettivamente note ai bambini quali spunti per esercitare l’abilità espositiva ela preferenza accordata alla naturalezza comunicativa in luogo di un’ingessata adesione amodelli di scrittura precostituiti eartefatti. Si tratta di ipotesi didattiche illuminate, nonostante la difficoltà atradurle in pratica sia per la consolidata prassi scolastica della scrittura per 6 Civra (2002: 163–164). 7 Civra (2002: 167). 8 Cfr. Chiosso (1997: 31); Bandini (2004). 9 Civra (2002: 175). 10 Salerni (1986: 102). 11 Catarsi (1990: 20). 12 Papa (2012: 31). 13 Civra (2002: 178–179). OPEN ACCESS
160 LINGUISTICA PRAGENSIA 2/2023 imitazione sia perché in territorio extratoscano l’italiano non era lingua d’uso enon era certo agevole vivificare le pratiche di scrittura con itratti della naturalezza edella spontaneità auspicati dai programmi. Anche in queste raccomandazioni il libro di lettura viene proposto come raccolta di cognizioni eterogenee, concernenti il mondo fisico, la vita familiare esociale, la morale, il culto della virtù, lo sviluppo delle capacità intellettive. Non si specificano dettagliatamente isuoi contenuti, ma se ne suggeriscono alcuni requisiti: essenzialità delle nozioni eloro gradualità in relazione all’intelligenza eall’età degli alunni; semplicità epraticità espositive nel fornire “alimento all’intelletto eal cuore de’ giovinetti”, allo scopo d’inculcare in loro l’amore per il vero eil bene eallontanare dalle loro menti erronee credenze popolari.14 Ai fini dell’acquisizione di un lessico italiano unitario si raccomanda lo studio della nomenclatura degli oggetti domestici, delle arti edei mestieri, che comporterà l’ingresso ascuola di libri epannelli illustrati su lavori maschili efemminili, casa, vita rurale, piante efrutti, animali. Merita un rapido cenno, per la sua attinenza, solo di recente debitamente sottolineata,15 con la promozione istituzionale di un’editoria scolastico-educativa che veicolasse l’idioma nazionale tra le scolaresche, anche la relazione propositiva Dell’unità della lingua edei mezzi di diffonderla. Essa fu stilata da Alessandro Manzoni, Ruggero Bonghi eGiulio Carcano in risposta all’iniziativa del ministro dell’Istruzione Emilio Broglio (1867–1869) di affidare aun’apposita commissione di studiosi la definizione di provvedimenti estrategie mirati alla popolarizzazione dell’italiano, efu pubblicata nel periodico fiorentino Nuova Antologia un anno dopo l’emanazione dei programmi Coppino. Nella Relazione vengono caldeggiate la diffusione di “abbecedarii, catechismi eprimi libri di lettura nelle scuole” allestiti orivisti da toscani al fine di diffondere la conoscenza del toscofiorentino vivo, ela divulgazione di una “buona letteratura”16 popolare nella forma di libri di premio per studenti meritevoli, presumibilmente di carattere ameno e/odidascalico eda ritenere rivolta, in particolare, alle giovinette delle scuole femminili. 2 IPROGRAMMI GABELLI (1888) EBACCELLI (1894) Iprogrammi del 1888, emanati dal ministro Paolo Boselli eredatti dal pedagogista Aristide Gabelli, risentono fortemente della cultura positivista17 nell’impostazione metodologica, nei contenuti, nelle finalità formative. L’introduzione di nuove discipline (geografia, storia, fisica escienze naturali, geometria) conferisce più ampio respiro alle generiche nozioni menzionate nelle disposizioni precedenti. La novità principale, tuttavia, consiste nell’importanza centrale data all’osservazione diretta eall’esperienza oggettuale della realtà quali veicoli basilari di un apprendimento profi14 Civra (2002: 175–177). 15 Alfieri (2011: 60–63); Russo (2023: 23–25). 16 In Marazzini eMaconi (2011: 84–85). 17 Riguardo all’influenza del Positivismo su metodi estrumenti della didattica nella scuola elementare italiana cfr. Cambi (2000); D’Amico (2010: 110–111). OPEN ACCESS
BENEDETTO GIUSEPPE RUSSO 161 cuo, che stimoli l’alunno asoffermarsi con curiosità su ciò che lo circonda elo abitui apercorsi di conoscenza autodiretta, che conducano alla formulazione, su base empirica, di idee chiare. Si rileva come più delle nozioni assimilate conti, nella prospettiva della formazione dello scolaro epoi dell’uomo edel cittadino maturo, l’acquisizione di un metodo conoscitivo che proceda dal noto all’ignoto, dal particolare al generale, dall’oggetto al concetto. Compito del maestro sarà guidare gradualmente il bambino nello sviluppo di quest’approccio metodologico, valorizzando l’“istruzione […] dei sensi” ricevuta in età prescolare e“studiandosi però di renderla più chiara, compiuta econsapevole di sé stessa”.18 Si contrappone una scuola basata sul primato dei fatti edell’esperienza auna più tradizionale, d’impianto verbalistico edogmatico einefficiente in termini di risultati cognitivi. Ricordando poi che obiettivo della didattica della lingua è “condurre gli alunni aparlare escrivere correttamente”,19 Gabelli disapprova modelli d’italiano improntati ad affettazione, giri di parole eimpieghi traslati che possano creare confusione, proponendo piuttosto il perseguimento della chiarezza concettuale edella proprietà espressiva, requisiti di buona lingua teorizzati anche da Edmondo De Amicis nel saggio L’idioma gentile (prima ed. 1905).20 Nonostante sia ribadita la raccomandazione ai docenti, già presente nei programmi Coppino, di correggere negli alunni gli errori dovuti ainterferenza dialettale, in termini di direttive linguistiche ufficiali suona innovativo, insieme alla rimozione dell’analisi logica, ritenuta improduttiva oltre che ostica, il ridimensionamento del ruolo della grammatica quale insegnamento asé stante, in sintonia con la concezione esperienziale dell’apprendimento, da realizzarsi, in questo caso, attraverso l’esposizione all’uso auspicabilmente corretto dell’italiano da parte del maestro. È noto, tuttavia, che spesso idocenti erano (anche) linguisticamente impreparati arecepire eattuare aspettative didattiche avanzate eirrealistiche, oltre che nettamente dialettofobiche, essendo incerto anche il loro possesso dell’italiano.21 Coerentemente, il libro di lettura può anche essere impiegato per osservazioni grammaticali compiute non in astratto ma appunto su testi organici che vanno oltre la dimensione della singola frase, ma esse non vanno affannosamente sovrapposte alla lettura ealla spiegazione dei brani letti: ifini per iquali questi possono essere adoperati vanno perseguiti passo dopo passo. Ilibri di lettura sono presentati ancora una volta come raccolte di semplici nozioni varie, per le quali non si ritengono opportuni insegnamenti specifici esistematici nelle classi elementari. Il libro dovrebbe fungere da supporto alezioni che traggano spunto dall’osservare situazioni contin18 Civra (2002: 191). 19 Civra (2002: 195). 20 Sul motivo della ricerca della parola adeguata aesprimere il concetto esulla necessità di rifuggire dal superfluo per ottenere un’autentica tersità espressiva si veda l’excursus di Polimeni (2011); cfr. anche Polimeni (2014). 21 Cfr. Salerni (1986: 100). Su formazione econdizione socioculturale di maestre emaestri tra l’Unità eil primo Novecento si rimanda almeno aSoldani (1993); Covato (1996; 2012); Ghizzoni (2003); D’Amico (2010: passim); Chiosso (2011: 177–220); Ulivieri (2012); Ascenzi (2012). OPEN ACCESS
162 LINGUISTICA PRAGENSIA 2/2023 genti eoggetti presenti in classe (pianticelle, carta, matita, lavagna, spugna, ecc.), al fine di ricavarne cognizioni relative alla realtà materiale, da presentare evitando classificazioni eterminologie eccessivamente tecniche. Subito dopo aver fatto cenno al libro di lettura, l’estensore delle istruzioni introduce la locuzione lezioni di cose,22 apparsa in anni precedenti in qualche eserciziario di composizione23 eindicante il far conoscere agli allievi fatti ed entità osservabili attraverso un’analisi diretta, sensoriale, che inneschi l’abitudine all’osservazione ealla formulazione razionale di concetti.24 In effetti ilibri di lettura pubblicati tra il secondo Ottocento eiprimi anni del Novecento contengono, come dimostra anche il corpus esaminato in Russo 2023, brani su materiali (tipi di legni ealberi, metalli, minerali, ecc.), piante efrutti, animali, fenomeni atmosferici eclimatici, oggetti domestici eparti della casa, lavori tessili emansioni domestiche (per le bambine), invenzioni escoperte, iquali sembrano ispirarsi aquesta modalità esperienziale eintuitiva d’insegnamento non solo alivello tematico ma anche per la forma testuale dialogico-narrativa, che consente la riproduzione, benché stilizzata, del contesto scolastico. Come si è accennato sopra, icontenuti dei brani-lezione, piuttosto che essere presentati in modo astrattamente espositivo, sono spesso inquadrati nella verosimile cornice di classi scolastiche in cui il maestro dialoga con gli alunni ene sollecita la curiosità con domande alle cui risposte seguono apprezzamenti, precisazioni, correzioni, spiegazioni. Avolte afar da maestro è il padre, la madre, un familiare oun amico di famiglia ein tali casi la lezione di cose ha luogo in contesti extrascolastici, ad es. in casa oin giardino. Questo tipo d’insegnamento, che può materializzarsi nell’impostazione di almeno una parte del libro di lettura (come accade ad es. nel manualetto per la seconda eterza classe elementare La fanciulla educata ed istruita [Milano, Agnelli, 1891] di Felicita Morandi ed Edvige Salvi),25 viene denominato, in riferimento alla seconda ealla terza classe elementare, “analisi oggettiva” nelle istruzioni e“insegnamento oggettivo” nei programmi26 (equesta è la locuzione con cui è intitolata la terza parte del libriccino della Morandi appena ricordato).27 Infine, al libro di lettura sono assegnate una valenza 22 Civra (2002: 198). 23 Come ricorda Papa (2012: 38). 24 Cfr. la v. Lezione di cose compilata dal pedagogista Paolo Vecchia (s.d. ma 1900–1901); Ferrari, Morandi ePlaté (2011). 25 Per il quale rimando aRusso (2023: passim). 26 Civra (2002: 200; 204). 27 Di questa terza sezione riporto un estratto dell’ultimo brano-lezione, costruito come un dialogo ambientato in classe einteramente basato sull’osservazione esull’uso da parte delle alunne di un termometro che la maestra tira fuori da un cassetto. Gli inviti aosservare da vicino il funzionamento dello strumento, comprendenti anche l’uso di verbi come vedere eguardare eseguiti da domande didattiche, semplici deduzioni equindi spiegazioni più approfondite edi carattere tecnico, rimandano aun metodo scolastico di chiara ispirazione positivista edi taglio modernamente interattivo: “[La maestra:] Attente: nel cannello di vetro posto su questo regolo di legno, tutto segnato da piccole lineette che si dicono gradi, v’è del mercurio: lo vedete?’ ‘Sissignora.’ ‘Ebbene, guardate: ora il mercurio segna…. vieni qui, Rita, econta da questa linea segnata zero, aquante lineette si inalza il mercurio.’ ‘Anove,’ rispose Rita, dopo aver contato. ‘Dunque la temperatura della nostra classe è di OPEN ACCESS
BENEDETTO GIUSEPPE RUSSO 163 etica (il maestro “farà ottimamente scegliendo un libro di lettura, in cui non manchino iracconti morali, commentandoli efacendoli ripetere agli alunni”),28 che dovrà concorrere aun’educazione al senso del dovere realisticamente adattata all’età ealla condizione dei fanciulli, eun’utilità per l’affinamento delle capacità mnemoniche. Atale scopo potranno tornare utili testi poetici semplici ebrevi prose (sentenze emassime) adeguati ai fanciulli eantologizzati nel volume, che le istruzioni speciali relative alla lingua italiana suggeriscono di sottoporre agli scolari appunto per esercitarne la memoria. Iprogrammi Gabelli subirono critiche da parte di ambienti conservatori che temevano che lo spirito progressista el’approccio osservativo ecritico verso la realtà insiti nell’impostazione educativa positivista potessero contribuire aun risveglio della reattività sociale. Le riviste magistrali, aloro volta, espressero le diffuse perplessità degli insegnanti, spesso poco qualificati, come si è detto, epoco preparati arecepire metodologie così innovative.29 Nel 1894, in un clima di tensioni sociali epaure reazionarie, il ministro Guido Baccelli emanava nuovi programmi. Pur includendo le illuminate Istruzioni generali delle precedenti disposizioni Gabelli, essi sembrano il frutto di un adattamento edi una parziale semplificazione di queste, finalizzato arestituire alla scuola elementare un ruolo più consono all’età eai bisogni formativi degli alunni esoprattutto un assetto didatticamente più tradizionale esocialmente meno progressista. Si ribadisce, infatti, che la missione principale della scuola è educare (dal punto di vista morale ecivile), ossia, come si legge nella relazione di Baccelli rivolta al re eposta aintroduzione dei programmi, “istruire il popolo quanto basta, educarlo più che si può”:30 trasmettere dunque al fanciullo irudimenti del sapere (leggere, scrivere, contare) ma soprattutto cercare di farne “un galantuomo operoso”,31 nel quale le nozioni di storia patria ed educazione civica, compresi iriferimenti allo Statuto Albertino, dovranno vivificare “il sentimento dell’italianità”.32 Nella relazione al re è sottolineata anche la centralità dell’insegnamento linguistico, teso allo sviluppo delle capacità creative, riflessive ed espressive dell’allievo. Questi dovrà imparare acomunicare “in modo semplice, schietto, efficace, nelle forme convenienti al carattere nazionale che sinceramente si rispecchia nella lingua”,33 denove gradi. Ora io metto la mano sulla piccola sfera che finisce il tubetto di cristallo….’ ‘Oh bello, bello,’ gridò Rita, ‘il mercurio va in su; è già adieci gradi, ora va ad undici.’ ‘Ebbene, che vuol dire questo?’ ‘Che lei è piú calda della camera,’ rispose Lucia. ‘Cioè che la temperatura della mia mano è piú alta di quella dell’aria di questa stanza. Eperché sotto il calore della mia mano il mercurio si inalza nel piccolo tubo?’ Le fanciulle si guardarono enon seppero dir sillaba. ‘Perché il calòrico ha la proprietá di dilatare icorpi […]. Avete capito?’ ‘Sissignora.’” (Morandi eSalvi 1891: 91–92, corsivo mio). 28 Civra (2002: 193). 29 Cfr. Papa (2012: 63). 30 Civra (2002: 211). 31 Civra (2002: 214). 32 Civra (2002: 215). 33 Civra (2002: 215). OPEN ACCESS
164 LINGUISTICA PRAGENSIA 2/2023 finita più avanti simbolo di unità nazionale edi comune amore per la patria. Educare al buon uso dell’italiano implica la consueta lotta ai dialetti mediante il pronto intervento del maestro sui “difetti di pronunzia”34 degli scolari. Riguardo all’insegnamento grammaticale, nonostante la riproposta abbastanza conservatrice di una didattica linguistica di tipo tradizionale, non mancano precisazioni di ascendenza positivista: infatti si sostengono l’opportunità di un insegnamento non dogmatico del corretto uso delle parole nelle frasi ela necessità di “razionali esercizi”, di “un’osservazione diretta, sopra icaratteri ele movenze del discorso”, di “regole ben definite esicure” che siano “desunte dalla pratica”.35 Come prescrivevano già iprogrammi Gabelli, l’esercizio della lettura avrà un fine morale ma anche una funzione modellizzante per gli usi sia orali che scritti dei discenti. Tuttavia si suggerisce ai maestri che la proposta agli allievi di testi esemplari— racconti, descrizioni olettere— di argomento affine aquello di volta in volta assegnato per le composizioni avvenga solo dopo lo svolgimento dell’esercizio di scrittura, cosicché lo scolaro, mediante confronti, possa rendersi conto delle improprietà del proprio elaborato e“accendersi nel desiderio, non di emulare quelli che sanno l’arte, ma di tenersi non troppo lontano da un certo grado di perfezione”.36 Anche stavolta si ribadisce che va evitato d’inframmezzare eappesantire la lettura con glosse esplicative, grammaticali emorali, avendo essa un’utilità sua propria ed essendo più consono distinguere in momenti successivi idiversi livelli di analisi di un testo. Una critica severa è rivolta ai libri modellati sui programmi passati (“libri mal pensati epeggio scritti che, dedicati alla tenera età, infestano le famiglie ele scuole”) equindi aquesti ultimi, ritenuti ispiratori di testi farraginosi (“composizioni inorganiche”.)37 L’abilità del maestro nel promuovere l’insegnamento oggettivo fondato sull’osservazione di situazioni quotidiane rimane comunque una risorsa indispensabile per trasmettere efficacemente nozioni su oggetti comuni, tempo, corpo umano, igiene evestiario, abitazioni, flora efauna, fenomeni atmosferici, tecnologie einvenzioni, perché, come si ammette rilevando una caratteristica di tanti testi densamente nozionistici, “è insufficiente aquesto proposito l’aiuto dei consueti libri di testo che recano con sé la pesantezza ed il tedio delle enciclopedie”.38 3 IPROGRAMMI ORESTANO (1905) Ivasti programmi del 1905, emanati dal ministro Vittorio Emanuele Orlando ed elaborati dal filosofo Francesco Orestano, nascono, come si legge nelle nuove istruzioni generali, dall’esigenza di adeguare l’assetto didattico delle elementari all’ordinamento stabilito dalla legge Orlando (1904). Con essa s’innalzava l’obbligo scolastico dai nove ai dodici anni (per icomuni che accoglievano il corso elementare superiore 34 Civra (2002: 228). 35 Civra (2002: 229). 36 Civra (2002: 232). 37 Civra (2002: 213). 38 Civra (2002: 240). OPEN ACCESS
BENEDETTO GIUSEPPE RUSSO 171 motivato dall’impiego di uno stile espositivo vivace ecolloquiale, che doveva apparire eccentrico rispetto ai toni seriosi emoraleggianti di tanta letteratura didattica del tempo: ivolumi di Collodi, si legge, “han pregi molti di sostanza edi dettato, ma son concepiti in modo così romanzesco, da dar soverchio luogo al dolce, distraendo dall’utile; esono scritti in stile così gaio, enon di rado così umoristicamente frivolo, da togliere ogni serietà all’insegnamento”.57 Aribadire peculiarità formali fondamentali dei libri di lettura quali semplicità, chiarezza, precisione, taglio espositivo antidogmatico eantisistematico, ricerca di piacevolezza narrativa saranno due documenti: il decreto ministeriale del 1884 con cui Coppino, nuovamente ministro dell’Istruzione, bandiva un concorso per letture auso delle elementari urbane erurali; la circolare ministeriale del 23 settembre 1891 con tema ilibri di testo per le elementari, rivolta da Pasquale Villari, chiamato alla guida dell’Istruzione, ai presidenti dei Consigli scolastici provinciali eispirata dalle “indicazioni formulate da tanta parte della stampa scolastica ed educativa della penisola”.58 Al settembre 1896 risale un’altra significativa relazione della Commissione centrale, indirizzata al ministro dell’Istruzione Emanuele Gianturco eriguardante l’esame di circa 400 libri di lettura. Tre ilivelli di analisi presi in considerazione: il metodo, la trattazione delle nozioni ela lingua. Furono disapprovati ilibri allestiti con “metodi dogmatici, catechistici, deduttivi”, che rappresentavano “avanzi di tirannide in tempo di libertà”59 efrustravano lo stimolo al ragionamento ealla ricerca intellettiva del discente. Quanto alla lingua, si era cercato di basare le valutazioni su parametri come “precisione ecompiutezza di concetti, eandamento svelto”, linearità, stile vario ecoinvolgente ma altresì privo di stridori tonali: “Non si possono dir buoni ilibri che camminano ora con uno stile fiorito epoetico, or con una prosa stentata esciatta, oche di qua affettano il dialetto toscano vivo edi là la prosa accademica”.60 Si riteneva che uno spazio ampio andasse concesso abrani di argomento morale ecivile-patriottico, preferibilmente narrativi, il cui tono avrebbe dovuto essere positivo, ottimistico, affabile, non più grevemente moralistico come in numerosi libri di testo dei decenni precedenti. Atrasmettere valori eideali virtuosi avrebbero soprattutto giovato “iraccontini scritti eideati con senso artistico, nei quali campeggino piccoli protagonisti acui il fanciullo possa affezionarsi. Aciò nuoce invece, edi molto, il mal57 RG (1883: 11). 58 Barausse (2008, I: 54). Ecco le raccomandazioni di Coppino eVillari: “Il primo libro di lettura dovrà così essere una esposizione semplice, chiara, accurata si [sic] dei principali fenomeni della natura edelle principali invenzioni escoperte dell’uomo, come dei diritti edoveri dell’uomo stesso, ecome uomo ecome cittadino. Esposizione, ma non dogmatica oin forma continuamente didascalica: un libro di lettura tanto è migliore quanto più riesce piano edilettevole. Sta all’autore porre d’accordo le necessità di insegnare con l’arte dell’esporre: mescere l’utile col dolce” (in Barausse 2008, I: 196); “Il libro di lettura deve […] fornire, più che altro, occasione facile al maestro per isvolgere le cognizioni più necessarie, non contenere per filo eper segno la esposizione di esse, ed il testo unico da adottarsi, ispirato atale concetto, non sarà una trattazione sistematica delle varie parti del programma scolastico” (in Barausse 2008, I: 204). 59 In Barausse (2008, I: 66). 60 In Barausse (2008, I: 67). OPEN ACCESS
172 LINGUISTICA PRAGENSIA 2/2023 vezzo di esporre azioni cattive ascopo di correzione”.61 Anche nel corpus analizzato in Russo (2023) sono numerosi iracconti, per lo più di svolgimento breve etrama semplice ed essenziale, finalizzati aveicolare messaggi edificanti tramite episodi che vedono protagonisti bambini in classe oin famiglia ocolti in momenti di gioco econfronto con coetanei, eche intendono realisticamente richiamare esperienze quotidiane dei piccoli scolari. La documentazione ministeriale richiamata, insieme alla saggistica ealla pubblicistica pedagogiche coeve (che esulano dalla presente rassegna), permette di riscoprire la centralità riconosciuta al libro di lettura ealla definizione delle sue qualità ideali, anche linguistiche estilistiche, nel dibattito sul ruolo della scuola esulla formazione delle nuove generazioni dell’Italia unita. Tale centralità è confermata dalle stesse perplessità espresse da più parti, come si preciserà ancora fra poco, sulle manchevolezze dei testi effettivamente circolanti nelle aule scolastiche, edal susseguirsi, spesso caotico, di circolari miranti aregolare questo settore librario, tanto economicamente appetibile quanto pedagogicamente eculturalmente rilevante. Illuminante risulta in merito anche il breve elenco di caratteristiche formali, metodologiche econtenutistiche esemplari che ilibri di lettura avrebbero dovuto possedere secondo il funzionario ministeriale eautore di libri scolastici Vittorio Fiorini, compilatore della relazione del 1896 poc’anzi ricordata: Libri in cui fossero aspetto eforma artisticamente pregevoli, lingua semplice eviva, etutta intelligibile, dirittura logica di concetto, somma convenienza emoderazione di linguaggio edi colorito enessuna noia, enessuna inutile tristezza, enessun malo esempio; libri dove il fanciullo respirasse come in un’aura non fatta greve dai tormenti pedagogici, ma gioconda epura; dove la osservazione fosse la ginnastica del suo intelletto, el’esempio la guida del suo cuore; ed egli si trovasse dolcemente avviato al bene eincorato atutti imoti gentili dell’animo; eil suo spirito potesse attingere la prima coscienza dei doveri civili, ela fede nelle supreme sanzioni morali.62 Icriteri-guida cui le Commissioni centrali si sarebbero dovute ispirare per le loro valutazioni di raccolte di letture nuove orivedute erano in ogni caso quelli esposti nei programmi governativi. Furono dunque questi ainfluire decisamente sull’impostazione dei manualetti pluridisciplinari, limitando avolte l’espressione delle preferenze soggettive degli autori, che dovettero adeguare, forse non sempre entusiasticamente, iloro volumi alle norme ufficiali per veder aessi riconosciuta da parte del Ministero dell’Istruzione una patente di adottabilità nelle scuole del Regno. La prolifica scrittrice egiornalista Ida Baccini (1850–1911) offre, atal proposito, una testimonianza degna di menzione, chiaramente condizionata dall’esperienza personale ma utile afar luce sulla possibile dialettica tra impegno evocazione di autori per la scuola, da un lato, edirettive ministeriali sulle scritture educative, dall’altro.63 Autrice 61 In Barausse (2008, I: 67). 62 In Barausse (2008, I: 67–68). 63 Sulla Baccini autrice per l’infanzia ela scuola si veda Russo (2023, in part. 102–119). OPEN ACCESS
BENEDETTO GIUSEPPE RUSSO 173 di manualetti elibri di lettura incline auno stile affabile, garbatamente colloquiale, scorrevole epersino lievemente umoristico, ella avrebbe espresso una certa insofferenza verso le letture scolastiche maggiormente in uso ai suoi tempi, giudicate come aride efarraginose carrellate di letture nozionistiche, prive di linearità, incapaci di rispondere alle curiosità del bambino edi sollecitarne la fantasia, ecarenti di quel linguaggio creativo eaffettivo edi quell’approccio intuitivo, esperienziale ebasato sulla comunicazione dialogica che, meglio rispondenti all’indole infantile, avrebbero sortito, asuo avviso, maggiore efficacia didattica. È evidente come queste critiche ricordino quelle presenti nei programmi Baccelli eOrestano. Affinché ilibri di lettura fossero approvati occorreva, come si è già detto, che venissero ritenuti, almeno ufficialmente, rispondenti alle indicazioni ministeriali; ma un ossequio asettico atali norme congiunto auna sensibilità educativa spesso non in empatia con le istanze di apprendimento degli alunni, portatrici di un’aspettativa di gradevolezza oltre che di conoscenza, portava ad allestire compilazioni ibride in cui venivano ammassati contenuti disparati. Da parte sua la Baccini avrebbe cercato di smussare tale impostazione nei suoi testi di lettura, pur non potendo evitarla del tutto poiché essa era suggerita, anzi “imposta”,64 asuo dire, proprio dai programmi ministeriali.65 La critica al taglio delle letture scolastiche adottate in quegli anni, indicativa degli appassionati interessi pedagogici dell’autrice, si fa aperta in due luoghi significativi, una Prefazione eun’Avvertenza adue testi per la scuola. Eppure, riferendosi all’organizzazione apparentemente caotica delle sue Seconde letture per le classi elementari, in cui ella si era sforzata di calibrare racconti enozioni disciplinari sull’esperienza quotidiana dei bambini, nella suddetta Prefazione (scritta per l’ed. 1884 delle Seconde letture eripubblicata nell’ed. 1893, da cui si cita), la Baccini scrive di aver perseguito volutamente un “disordine […] naturale econfacente all’indole eminentemente capricciosa dei fanciulli”.66 L’autrice si ritrova così agiustificare una strutturazione dei brani che non condivide del tutto con una motivazione vagamente psicologica, ossia il disorganico interesse dei bambini per tutto ciò che li circonda, facendo emergere la contraddizione tra l’aspirazione auna scrittura scolastica “leggera”, gradevole eadeguata al livello di apprendimento degli scolari, elo sforzo malcelato di trovare una giustificazione pedagogica alla struttura pluritematica in cui è “costretta” acalare gli insegnamenti scolastici. Nell’Avvertenza al Primo anno di scuola. Letture educative per la prima classe elementare maschile efemminile (Firenze, Bemporad, 1891)67 la scrittrice ricorda di aver polemizzato contro il cosiddetto libro omnibus, in cui sono ammassate cogni64 In Marciano (2004: 128). 65 Il successo editoriale escolastico dei volumi bacciniani fu notevole per anni, eppure non mancarono neanche per quest’apprezzatissima scrittrice momenti di frustrazione, dovuti agli ostacoli eai rifiuti, non motivati in modo trasparente, opposti in qualche caso ai suoi libri di testo dalla Commissione centrale. La Baccini dovette recarsi più di una volta personalmente aRoma per chiedere delucidazioni in sede ministeriale, finché, grazie anche all’interessamento dell’onorevole Pasquale Villari, isuoi testi non furono approvati (si veda Baccini 2004: 140–142). 66 Baccini (1893: 3). 67 Citata in Marciano (2004: 128–129, corsivo nel testo). OPEN ACCESS
174 LINGUISTICA PRAGENSIA 2/2023 zioni disparate (dalla lezione sui mammiferi aun sonetto di L.Clasio, dall’inno di Garibaldi all’allevamento dei bachi da seta, dalle stelle ai cani, ecc.), che creano gran confusione negli alunni. Seguono la suddetta accusa ai programmi per le elementari (“come bandirlo, come condannarlo ad un solenne auto de fé, questo tremendo libro omnibus se anche da chi sta in alto ci viene imposto?”) equindi una nota di rassegnata accettazione del taglio enciclopedico, associata, però, all’intento d’ingentilire itoni del libro pluridisciplinare, rendendolo così più accettabile (“Ma almeno riscaldiamolo, il povero libro, con un alito d’affetto; ma almeno ingentiliamolo con un profumo di grazia edi soavità”). Aquesto punto ritorna il motivo del “disordine cercato” di cui si è parlato poc’anzi: dalla constatazione che ifanciulli conoscono il mondo mediante “impressioni svariatissime” etra loro slegate “deriva l’apparente disordine con cui nei primi due libretti di questo corso, sono esposte le varie materie d’insegnamento. È un disordine cercato, voluto, che si confà all’indole capricciosa dei bambini: indole strana, che ama ecerca oggi quello che la tedierà domani”. All’inizio degli anni Novanta, pertanto, nonostante l’avanzamento pedagogico auspicato dai programmi Gabelli, secondo la Baccini itesti di lettura, che pure ella nel suo piccolo s’impegnerà generosamente arinnovare dall’interno, continuavano aessere disorganici libri omnibus; buona parte della responsabilità della loro disorganicità epesantezza è da lei attribuita, però, proprio alla necessità di conformare ilibri alle prescrizioni governative al fine di ottenerne l’approvazione ministeriale. Similmente, Felicita Morandi (1827–1906), operosa eversatile scrittrice per donne, bambine egiovinette, epromotrice di educandati femminili,68 denuncia nei suoi Ricordi postumi69 la qualità scadente di tanti volumi per la scuola. Alcuni appaiono aridi einappropriati al livello cognitivo di scolare ancora incolte, altri noiosamente moraleggianti eper di più scritti “in cattiva lingua”,70 altri ancora caratterizzati da stili eargomenti troppo elevati per l’età delle apprendenti epertanto buoni solo aconfonderne le idee. Gli esercizi di composizione delle educande, poi, rivelano, secondo la nostra, sbavature poetizzanti, metafore affettate, toni enfatici efumosi che paiono scimmiottare proprio lo stile di certi brani dei libri di lettura. Aispirare giudizi così severi è il rilevamento del mancato rispetto di quel principio di adeguatezza etersità espressiva propugnato dai più avveduti educatori del tempo, ma evidentemente non inculcato con opportuni metodi dagli insegnanti. L’autrice lamenta altresì il sovraccarico disciplinare imposto, asuo parere, dalle disposizioni governative, stridente con ibrevi percorsi formativi effettivamente portati atermine dalle fanciulle, ecausa di un’educazione farraginosa emeramente ornamentale. Questa asua volta susciterebbe presunzione nelle giovinette ene comprometterebbe la chiara assimilazione di ciò che è necessario sapere per adempiere al tradizionale ruolo muliebre ematerno attribuito alle donne dalla società del tempo.71 La testimonianza della Morandi è importante, inoltre, in considerazione del suo ruolo d’ispettrice ministeriale degli educatori femminili laici ereligiosi 68 Su di lei si veda Russo (2023, in part. 134–145). 69 Morandi (1906). 70 Morandi (1906: 92). 71 Morandi (1906: 93). OPEN ACCESS
BENEDETTO GIUSEPPE RUSSO 175 dell’Italia settentrionale, ricoperto per alcuni anni apartire dal 1879: in questa veste ella denuncia, infatti, avvalendosi anche delle testimonianze di alcune ex allieve, il mancato utilizzo durante la quotidianità scolastica dei libri esibiti durante le ispezioni. Ciò conferma come negli istituti potessero ben circolare materiali didattici diversi da quelli approvati. Sia la Baccini sia la Morandi esprimono dunque riserve tanto, especialmente, su gran parte della manualistica indirizzata alla scuola primaria quanto sulle linee guida relative emesse dal Ministero esul modo in cui parecchi compilatori mettevano queste in atto nei testi scolastici. D’altro canto, adottando il punto di vista speculare degli estensori dei programmi, si comprende come la volontà regolatrice euniformatrice del Ministero fosse sollecitata proprio da una proliferazione di raccolte di letture dei cui scarti rispetto acondivisibili raccomandazioni linguistiche, stilistiche etestuali edelle cui frequenti inadeguatezze alcuni programmi ufficiali stessi, come si è visto, danno testimonianza. Questa volontà trovava ostacoli anche in radicate enon sempre efficaci tradizioni didattiche, diffuse soprattutto nei contesti di provincia efondate su uno stancante epoco proficuo apprendimento verbalistico emnemonico, spesso in notevole distonia con le disposizioni ministeriali, specialmente con iloro spunti progressisti, complessivamente non pochi. Inoltre, in barba aqueste norme, come si è appena accennato, spesso ascuola si adottavano testi legati acontingenze dei particolari ambienti di fruizione: volumetti, quali che fossero, non pensati specificamente per uno scopo didascalico, scelti arbitrariamente dai maestri, appartenuti ai fratelli maggiori opresenti nei cataloghi di piccole librerie locali omagari nella limitata biblioteca di famiglia. Come ricorda Chiosso (2013: 89), nonostante le poderose spinte ministeriali, le convenienze degli editori ela profluvie di testi pubblicati, almeno fin verso gli anni ’80-’90, specie nelle scuole rurali, non era difficile trovare classi nelle quali convivevano più tipologie di libri: non soltanto quelli ufficialmente adottati dal maestro, ma anche quelli già usati dai fratelli più grandi, quelli trovati in casa oquelli imprestati da parenti eamici. Così accanto ai testi appositamente predisposti secondo criteri pedagogici edidattici circolavano raccolte di favole, storie di santi, pubblicazioni devozionali, libretti di propaganda politica che invano le istruzioni ministeriali si sforzavano di contrastare. Più in generale, nei decenni postunitari le istituzioni preposte all’istruzione dovettero fare iconti con un bacino d’utenza, un sistema scolastico, un Paese socialmente, culturalmente elinguisticamente solcati da divisioni molto forti. Su queste, tuttavia, si sperava di costruire progetti formativi unitari, capaci di forgiare una giovane Italia popolare dotata di buona cultura efinalmente consapevole di sé stessa, della sua lingua edelle sue potenzialità culturali. OPEN ACCESS
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