Sulla diacronia della composizione verbo-nominale in italiano
Abstract
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Full text
Sulla diacronia della composizione verbo-nominale in italiano M. Silvia Micheli (Milano)— Pavel Štichauer (Praga) ABSTRACT This paper deals with, in adiachronic perspective, the Italian verb-noun compounds of the type portalettere and covers the time span that goes from the Origins well into the beginnings of the Twentieth century. On the basis of arich dataset drawn from diachronic corpora and lexicographic sources, the article presents the history of this word-formation process, emphasizing the semantic and categorial nature of these compounds. The main claim is that the current semantic variability (person, instrument, event, period of time etc.) has always been available in the linguistic history of Italian as well as, to aminor extent, the categorial ambiguity by which VN compounds also function as adjectival modifiers. It is shown that this last function is much of adiachronic innovation. This paper, which stems from the theoretical premises of Construction Morphology, reveals that the productivity of the Construction [V-N]A|N is due to both the semantic and formal flexibility shown from the earliest attestations of the language, and to the productivity of some semi-specified subschemas, which have served as models for the creation of new VN compounds, especially over the past few decades. KEYWORDS agent nouns, Construction Morphology, event nouns, instrument nouns, Old Italian, Present-Day Italian, productivity, verb-noun compounds ABSTRACT Questo articolo si propone di esaminare, in prospettiva diacronica, icomposti verbo-nominali dell’italiano lungo un arco di tempo che va dalle Origini fino alle soglie del Novecento. In base ai dati tratti da diverse fonti quali corpora e opere lessicografiche, si ripercorre la storia di questo processo di formazione di parole mettendo in rilievo la natura di tali composti alivello semantico e categoriale. Si sostiene che la variabilità semantica (persona, strumento, evento, periodo di tempo) sia sempre stata presente nella storia linguistica dell’italiano, così come, in misura minore, l’ambiguità categoriale, per cui icomposti VN fungono anche da modificatori aggettivali. Tale funzione, che negli ultimi decenni ha acquisito solidità dal punto di vista quantitativo, trova infatti riscontro già nei secoli precedenti. L’articolo, che parte dai presupposti teorici del Costruzionismo, dimostra come la Costruzione [V-N]A|N deve la sua produttività sia alla flessibilità semantica e formale che presenta fin dalla fase antica, sia (e soprattutto) alla fortuna di particolari sotto-schemi semi-specificati che, in particolar modo negli ultimi decenni, fungono da modello per la creazione di nuove forme. PAROLE CHIAVE composti VN, italiano antico, italiano contemporaneo, Morfologia delle Costruzioni, nomi di agente, nomi di evento, nomi di strumento, produttività DOI https://doi.org/10.14712/18059635.2020.1.4 M. Silvia Micheli— Pavel Štichauer
72 LINGUISTICA PRAGENSIA 1/2020 1. INTRODUZIONE1 In questo articolo, ci proponiamo di indagare la diacronia della composizione verbo-nominale in italiano che serve acreare parole del tipo guardaboschi oportalettere. Tale processo rappresenta senza dubbio uno dei fenomeni più studiati nel campo della formazione delle parole dell’italiano. Difatti, icomposti verbo-nominali rientrano, non soltanto in italiano ma in tutte le lingue romanze (cfr. Giurescu 1975; Gather 2001), tra le strutture significative sia per la loro natura tipologica, dato che si tratta di una interessante innovazione diacronica, sia per la loro frequenza oproduttività: “The most important innovation in Romance is the dramatic increase of adjectival and nominal compounds based on verb + complement noun. Attested in all Romance languages in all periods and representing an open class, they are the richest type” (Bauer 2011: 543). Aprescindere dalla questione tipologica, di cui non ci occuperemo in questa sede (ma cfr., ad esempio, Ledgeway 2012: 225),2 le ricerche recenti si sono concentrate su almeno due aspetti, peraltro messi in rilievo nella citazione di Bauer riportata sopra, che sono direttamente collegati allo sviluppo della linguistica dei corpora. In primo luogo, si tratta dell’aspetto quantitativo riguardante soprattutto la produttività dei composti VN che si può verificare in grandi corpora sincronici (cfr. Ricca 2005; 2010).3 In secondo luogo, si tratta di analisi diacroniche condotte, anche in questo caso, su vari corpora diacronici e su dizionari storici (cfr. ad es., per lo spagnolo Moyna 2011; per il francese Rosenberg 2007; 2008; 2011; per l’italiano Micheli 2020; Štichauer 2015; 2016). In particolare, gli studi condotti in chiave diacronica hanno consentito di mettere in luce alcune delle questioni fondamentali, quali la varietà semantica inerente ai composti VN, lo sviluppo della loro produttività, la questione della categoria di uscita di tali composti, oanche le questioni teoriche che riguardano la natura del processo stesso. Sulla scia di questi studi recenti, ci proponiamo, in questo articolo, di combinare idue aspetti quantitativi, sia quello corpus-based, che sarà il più importante, sia 1 Il presente lavoro è frutto della collaborazione sistematica e continuativa tra idue autori. AM.Silvia Micheli si deve la stesura delle sezioni 2, 4.1, 4.2; aPavel Štichauer la stesura delle sezioni 1, 3, 5. La sezione 4.3 è opera di entrambi gli autori. Questo articolo rientra nell’ambito del progetto “Creativity and Adaptability as Conditions of the Success of Europe in an Interrelated World” (No. CZ.02.1 .01/0.0/0.0/16_019/0000734). 2 Nella prospettiva della linguistica generativa, la variazione parametrica che riguarda l’ordine delle parole, opiù precisamente head parameter, viene assunta anche al livello della morfologia (sia derivazionale, sia flessionale). Il principale cambiamento nell’evoluzione delle lingue romanze dal latino consiste nell’emergenza delle proiezioni funzionali enell’inversione della posizione della testa, per cui si passa dalle strutture head-final aquelle head-initial. Tuttavia, come sostiene Ledgeway (2012: 225), “…the relevant change in directionality of the parameter did not occur at the same time in all areas of the grammar, but, rather, displays astaggered development proceeding at different rates in different morphosyntactic domains.” 3 “The main motivation for investigating this interesting word-formation procedure once again is given by the recent availablity of data coming from very large textual corpora, which may be quite relevant from atheoretical perspective as well” (Ricca 2010: 237).
M. SILVIA MICHELI— PAVEL ŠTICHAUER 73 quello basato su alcune fonti lessicografiche, e di prendere in esame— lungo l’asse diacronico— icomposti VN dell’italiano nell’arco del tempo che va dalle Origini alle soglie del Novecento. L’articolo è organizzato come segue. In 2., descriveremo brevemente le premesse teoriche: in particolare, dopo aver definito la posizione dei composti VN nella classificazione proposta da Bisetto & Scalise (2005), introdurremo il quadro teorico della Morfologia delle Costruzioni. In 3., riassumeremo le caratteristiche principali della composizione verbo-nominale in una prospettiva rigorosamente sincronica. Nella sezione 4., che rappresenta il nucleo del presente lavoro, ci occuperemo della diacronia del processo partendo, innanzitutto, da una presentazione del corpus e di altre fonti (lessicografiche) e dalla periodizzazione. In base al nostro campione, ci soffermeremo su tutte le questioni menzionate sopra. In 5., cercheremo di trarre alcune conclusioni generali. 2. PREMESSE TEORICHE I composti VN dell’italiano e delle altre lingue romanze sono stati oggetto di numerosi studi (soprattutto sincronici) che, oltre adiscuterne le proprietà formali e semantiche, ne hanno proposto una classificazione. Come si osserverà meglio di seguito, questo tipo di composti è generalmente considerato esocentrico, ossia privo di un elemento testa:4 l’unica eccezione è rappresentata dalla proposta di Bisetto (1999) che invece li considera endocentrici. In particolare, secondo questa ipotesi, essi sarebbero costituiti da un nome d’agente odi strumento che manca del suffisso -tore/trice, per effetto di un processo di suffissazione zero ocancellazione (Bisetto 1999: 518): il composto portalettere andrebbe quindi interpretato come ‘porta(tore) di lettere’. Tale ipotesi è tuttavia rimasta isolata rispetto alla gran parte degli studi che si è soffermata su questo tipo di composti, classificandoli come esocentrici. Nella classificazione proposta da Bisetto & Scalise (2005), che adotteremo anche in questa sede (cfr. Figura 1), essi rappresentano un esempio di composti subordinativi esocentrici. Figura 1.La classificazione dei composti Bisetto & Scalise (2005) con esempi dall’italiano 4 Si vedano Bauer (2017: 29–40) per il concetto di testa di composto; Scalise & Guevara (2006; 2008) sull’esocentricità. composti esocentrici endocentrici esocentrici endocentrici esocentrici endocentrici parapeo capostazione pellerossa pesce spada andirivieni divano-leo guardalinee terremoto peirosso camposanto fuggi-fuggi studente-lavoratore coordinativi attributivisubordinativi
74 LINGUISTICA PRAGENSIA 1/2020 La classificazione proposta dai due autori, valida negli intenti per tutte le lingue del mondo, si basa sull’applicazione di due criteri gerarchici: il tipo di relazione grammaticale che lega idue costituenti; l’endo/esocentricità. Il primo criterio permette di distinguere tra composti subordinativi (sub), attributivi (attr) e coordinativi (coord). Icomposti del tipo portalettere fanno parte del primo tipo, poiché costituiti da un elemento verbale e un nome che ne costituisce un argomento. Il secondo criterio adottato è la presenza di un elemento testa:5 ciascuna delle tre classi di composto fin qui individuate può quindi contenere sia composti endocentrici sia composti esocentrici. Questo aspetto costituisce un elemento fortemente innovativo rispetto ai precedenti tentativi di classificazione dei composti (si vedano Bloomfield 1933; Marchand 1969; Spencer 1991; Fabb 1998; Olsen 2001; Bauer 2001; Booij 2005), in cui l’esocentricità veniva considerata una classe asé e posta sullo stesso piano di quella di “composto attributivo” o“composto subordinativo”. Inoltre, diversamente dalle classificazioni tradizionali (si vedano, tra gli altri, Haspelmath & Sims 2010: 137–142 ; Olsen 2001), in cui icomposti esocentrici erano quasi esclusivamente associati alla classe dei composti possessivi bahvirihi della grammatica sanscrita, in Bisetto & Scalise (2005) e Scalise & Guevara (2006; 2008), l’esocentricità è una proprietà riferita auna vasta gamma di composti, tra iquali icomposti VN delle lingue romanze, che va acostituire una classe quindi tutt’altro che omogenea, dal punto di vista sia formale sia semantico. La classificazione del 2005 è stata successivamente rivista in Scalise & Bisetto (2009): la principale innovazione introdotta riguarda la classe dei subordinativi, ripartita in due sottoclassi, icomposti ground (il tipo sala computer) e verbal-nexus (il tipo smaltimento rifiuti), ciascuna delle quali presenta in italiano sia composti endocentrici (es. raccolta rifiuti) sia composti esocentrici (es. portalettere). Icomposti VN romanzi sono stati oggetto di analisi anche nel quadro teorico della Morfologia delle Costruzioni (CxM; Booij 2010: 36–38; Masini 2016: 82), teoria che riprende e applica al piano morfologico iprincipali assunti della Grammatica delle Costruzioni (Goldberg 1995; 2013), in primis la nozione di Costruzione come associazione convenzionalizzata tra una forma e una funzione. In particolare, icomposti VN vengono generalmente citati quali esempio per discutere l’esocentricità dei composti, e rappresentati come illustrato in (1) secondo il formalismo costruzionista.6 5 In Scalise & Guevara (2006: 584), si fornisce la seguente definizione di composto esocentrico: “Un composto endocentrico ha almeno una testa formale e almeno una testa semantica. Se un composto ha soltanto una testa formale e soltanto una testa semantica, queste devono coincidere nello stesso costituente. Tutti gli altri casi saranno considerati composti esocentrici.” 6 Seguendo Masini & Audring (2019), in questo contributo utilizzeremo le seguenti norme nella notazione delle Costruzioni morfologiche: 1.lettere maiuscole per indicare le categorie lessicali: in particolare, A=Aggettivo; V=Verbo, AVV= Avverbio, N=Nome, P=Preposizione; 2.lettere minuscole in pedice per gli indici: ad es. < i>, < j >, < k>; 3.lettere dell’alfabeto greco in pedice per iconstraints delle variabili: ad es. < α >, < β >, < γ >, etc.; 4.lettere non in pedice minuscole (ad es. < x, y, z> per materiale fonologico non specificato, maiuscole (ad es. < X, Y, Z>) per categorie lessicali non specificate; 5.corsivo per il materiale fonologico specificato (ad es. porta-, -tore, etc.); 6.maiuscolo per gli operatori semantici (ad es. la negazione NON), il significato della Costruzione oil tipo semantico (ad es. STRUMENTO, etc.).
M. SILVIA MICHELI— PAVEL ŠTICHAUER 75 (1) a. < [[x]Vαk [y]Nβi]Nγj ← → [strumento per [SEMK in R con SEMi]]j b. lavapiatti, asciugamani, lavastoviglie, etc. Nello schema riportato in (1a), l’esocentricità viene rappresentata attraverso l’uso di indici diversi nei singoli costituenti (< α > e < β >) e nell’intero composto (< γ >). Questo schema rappresenta, in particolare, icomposti VN dell’italiano con semantica strumentale: come si osserverà nei seguenti paragrafi, questo tipo di composti si caratterizza infatti per una notevole varietà semantica (es. agentiva, strumentale, eventiva, etc.), rappresentabile secondo il formalismo costruzionista attraverso le perifrasi poste adestra dello schema. Questo tipo di rappresentazione permette di rendere conto delle regolarità e sotto-regolarità di natura sia semantica sia formale riscontrabili nelle parole composte dell’italiano. Inoltre, l’uso delle perifrasi e degli indici permette di rappresentare efficacemente le proprietà non composizionali, ossia olistiche, presenti in diversi tipi di Costruzioni morfologiche, come icomposti esocentrici ole reduplicazioni. Per questo motivo, nel presente lavoro, adotteremo il quadro teorico costruzionista per descrivere le proprietà formali e semantiche della composizione verbo-nominale dell’italiano. 3. CARATTERISTICHE PRINCIPALI DEI COMPOSTI VN NELL’ITALIANO CONTEMPORANEO Prima di prendere in esame l’aspetto diacronico, ci soffermiamo brevemente in questa sezione sulla situazione odierna dei composti VN. Come già chiarito sopra, icomposti verbo-nominali rientrano, nell’italiano contemporaneo, tra le strutture subordinative esocentriche, maggiormente produttive e ben descritte nella letteratura sull’argomento (cfr., ad es., Tollemache 1945; Scalise 1994: 134–136; Bisetto 2004: 45–47; Radimský 2006: 95–101; Scalise & Bisetto 2008: 133–135; Dardano 2009: 190–198; Ricca 2010). In quel che segue, riassumeremo brevemente le caratteristiche principali della composizione verbo-nominale, prescindendo dalla diversa impostazione teorica presente nella letteratura citata. Per quel che riguarda la loro struttura interna, icomposti VN vengono di solito definiti come un processo che consiste nella combinazione di una base verbale e una base nominale che rappresenta l’argomento interno del verbo: portalettere, spazzacamino, lavapiatti, contagiri. Vengono dunque escluse le strutture in cui si combinerebbe un elemento non-argomentale, come ad esempio *portacasa (portare acasa), *lavacura (lavare con cura) (cfr., ad es., Scalise 1994: 134). Ci sono tuttavia composti in cui l’interpretazione argomentale presenta qualche difficoltà. Aparte icasi ben noti, come battiscopa, marciapiedi, batticuore, crepacuore, ecc., in cui la relazione tra la base verbale e il nominale è diversa ma che sono generalmente lessicalizzati, ci sono, come sostiene Magni (2010), anche alcuni composti sincronicamente attivi come quelli in cui si trova la base verbale in para-, come in parafango, e che corrispondono ai loro omologhi protègee guardarispettivamente del francese e dello spagnolo/portoghese. In tali composti, come sostiene Magni, la
76 LINGUISTICA PRAGENSIA 1/2020 lettura semantica della relazione tra la base verbale e quella nominale si discosta dal semplice rapporto predicato-oggetto diretto portando piuttosto all’intepretazione ‘proteggere qualcosa da qualcosa/qualcuno’: “Here, the overall meaning ‘protect from N’ implies in fact an underlying phrase with aprepositional phrase and acorresponding oblique object role for the noun constituent” (Magni 2010: 12).7 Tornando alle formazioni del tutto regolari, c’è da notare un fenomeno di cui ci occuperemo anche nella parte diacronica, e cioè che non tutti iverbi possibili si prestano alla composizione verbo-nominale, anzi il numero delle basi verbali è piuttosto basso. Seguendo Ricca (2010: 243–247), si può dire che le ragioni di tale situazione quantitativa dipendono da varie restrizioni che limitano la produttività del processo. Innanzitutto c’è, naturalmente, la già menzionata restrizione sintattica che impedisce la creazione dei composti VN apartire dai verbi non-transitivi. Tuttavia, anche nell’ambito dei verbi transitivi e agentivi la loro effettiva presenza come basi nei composti VN è alquanto ristretta. Pertanto, come sostiene Ricca (2010: 244), entrano sicuramente in gioco anche restrizioni di tipo fonologico, in particolare quella per cui vengono preferite le basi bisillabiche. Inoltre, esiste anche un vincolo marginale (nel senso che riguarda soltanto la sottoclasse dei verbi in -ire) che ostacola l’uso delle basi verbali uscenti in -isci- (con l’eccezione di pulisci-, ripuliscie distribuisci-).8 Infine, gli studi condotti su basi lessicografiche (cfr. Gather 2001; Radimský 2006) eanche quelli condotti su corpora (Ricca 2010) hanno dimostrato che tra le basi verbali realmente presenti nella composizione verbo-nominale non tutte portano alla creazione di numerosi composti. Infatti, per le basi verbali principali, che Ricca (2010: 247) chiama leading bases, quali ad es. porta-, salva-, mangia-, acchiappa-, ammazza-, copri-, taglia-, para-, spaccae trita-, il numero dei lemmi (ovvero types) cui danno origine esibisce una frequenza rapidamente decrescente: il maggior numero dei composti VN lo si osserva per la base porta-. Seguono poi salva-, mangia-, acchiappa-, ecc. (cfr. per dati precisi Ricca 2010: 247). Vale la pena introdurre, aquesto punto, una distinzione su cui torneremo nella parte diacronica. Štichauer (2016: 112) considera il numero totale dei composti VN come compound type frequency e lo contrappone alla frequenza dei tipi cui dà origine una sola base verbale, come ad esempio porta-, che di fatto rappresenta la base verbale più produttiva. Quest’ultimo tipo di frequenza viene chiamata (verbal) base type frequency, ossia il numero totale dei composti costituiti da una base verbale. Venendo infine all’aspetto semantico, icomposti VN, com’è noto, esibiscono vari significati tra cui spiccano quelli di agente e strumento. Si riscontrano anche significati eventivi olocativi; e infine, si osserva che icomposti VN assumono anche funzioni modificatrici che corrispondono al ruolo di un aggettivo sia qualificativo sia relazionale. Seguendo Ricca (2010: 238), si possono offrire iseguenti esempi per l’intero spettro semantico (che svilupperemo nella parte diacronica): 7 Tuttavia, se interpretiamo “parare” come “bloccare, schermare” (significato attestato in diacronia), la lettura Verbo+Oggetto diretto non pone problemi. 8 Dai dati tratti dal corpus La Repubblica emerge che tale restrizione non è assoluta. Infatti, Ricca (2010: 246) offre qualche esempio degno di attenzione, aggiungendo al contempo che il fatto che queste basi vengano evitate dipende anche dalla restrizione fonologica della bisillabicità.
M. SILVIA MICHELI— PAVEL ŠTICHAUER 77 1) Agente (N): portalettere, guardaboschi 2) Strumento (N): apriscatole, portascì 3) Evento (N): baciamano, battibecco 4) Luogo (N): spartiacque, puntaspilli 5) Qualificativo (A): (panorama) mozzafiato, (discesa) spaccagambe 6) Relazionale (A): (cannone) sparaneve, (cane) annusadroga Ricca (2010: 250–251) offre, all’interno del suo campione, anche un’analisi della distribuzione dei vari significati, distribuzione basata sulla classe degli hapax legomena (equindi focalizzata sul gruppo in cui si possono potenzialmente trovare formazioni neologiche). Innanzitutto, distinguendo icomposti VN nominali da quelli aggettivali, si nota la loro distribuzione proporzionata (48,1% vs. 51,9%). All’interno dei composti nominali, anche isignificati agentivo e strumentale coprono più omeno lo stesso numero di formazioni (344 agentivi rispetto a274 strumentali). Icomposti eventivi sono invece in netta minoranza (29) e quelli locativi pressoché inesistenti: “(…) the hapax count confirms the well-known high productivity of both Agent and Instrument nouns (…). On the other hand, Location nouns as spartiacque ‘water-divide’, very rare in general, are practically not represented among hapaxes and low-frequency items. Event nouns, however, are alimiting case (…)” (Ricca 2010: 250).9 Nell’ambito delle formazioni aggettivali (701 types ossia 51,9% degli hapax), dai dati di Ricca (2010: 250, tabella 6) emerge che icomposti VN con funzione di aggettivo qualificativo rappresentano circa il 10%; seguono poi quelli relazionali (40%) ed altri la cui funzione corrisponde ad una modificazione in senso piuttosto lato: “(…) most VN compound modifiers which cannot be considered as relational adjectives (…) could hardly be labelled as qualifying adjectives either. Rather, they express alooser kind of modification, with transient/eventive character, sometimes bordering on the function of a(reduced) relative clause” (Ricca 2010: 251). Come vedremo in seguito, tale presenza significativa dell’uso aggettivale dei composti VN rappresenta una vera e propria novità considerata la loro scarsa attestazione nei periodi qui presi in esame. 4. ANALISI DIACRONICA DEI COMPOSTI VN 4.1 METODOLOGIA DI INDAGINE Come già accennato, questo lavoro si basa su dati estratti sia da corpora sia da risorse lessicografiche. In particolare, icorpora utilizzati sono due: il corpus diacronico CoDIt_com (Corpus Diacronico dell’Italiano per la composizione); il corpus LIZ 4.0 (Lettera9 In seguito, Ricca (2010: 251) allude anche all’aspetto diacronico degli event nouns: “The fact that there are undoubtedly very few new formations with Event semantics (2.1% of the hapax total) with respect to both Agentive and Instrument VN compounds is not enough to state that the former have undergone asubstantial loss of productivity, because they are aminority among established words as well (4.8% of all the non-hapax types), and it is likely that this semantic output has always been marginal in the history of Italian.”
78 LINGUISTICA PRAGENSIA 1/2020 tura Italiana Zanichelli). Nel primo caso si tratta di un corpus diacronico costruito ad hoc per lo studio della composizione italiana in diacronia (cfr. Micheli 2020: 49–58), costituito da testi non annotati10 scritti nel periodo compreso tra le Origini e il 1947;11 la risorsa si articola in cinque sottocorpora delimitati da date significative per la storia della lingua italiana.12 La struttura del corpus è illustrata nella Tabella 1. 1 Origini–1375 2 1376–1532 3 1533–1691 4 1692–1840 5 1841–1947 token 4.247.611 6.133.344 6.346.590 6.046.303 6.543.891 Totale token: 29.317.739 Totale testi: 603 Tabella 1.Struttura del corpus CoDIt_com Il corpus è stato interrogato attraverso il software AntConc (Anthony 2013); l’estrazione dei composti VN dai sottocorpora 2-3-4-5, presi in considerazione nel corso dell’analisi diacronica (vedi oltre per la scansione temporale adottata), è avvenuta attraverso lo spoglio manuale di una versione ridotta della wordlist dell’intero corpus.13 Il campione di forme ottenuto è costituito da 311 composti VN. Nel secondo caso, il corpus LIZ è stato utilizzato soltanto per il periodo post-cinquecentesco e soltanto per integrare idati già presenti nel primo corpus (in particolare là dove contiene alcuni testi interessanti in cui si possono trovare composti verbo-nominali ancora non riscontrati). LIZ 4.0, infatti, raccoglie testi italiani dalle Origini all’inizio del Novecento, ma si tratta di un corpus eterogeneo, non bilanciato sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo. Quantitativamente, il corpus contiene, anche per iperiodi più recenti, un numero di testi non comparabile (ad esempio, per il Cinquecento, la LIZ 4.0 offre più di 200 testi la cui dimensione, in termini di tokens, è di circa 10 milioni di occorrenze, mentre per il Seicento, la dimensione si riduce asoli 49 testi con circa 3 milioni di occorrenze). Dal punto di vista qualitativo, la LIZ 4.0 deve essere considerata con maggiore cautela dal momento che contiene anche testi che rientrano in varietà locali diverse dal toscano e dall’italiano letterario post-cinquecentesco (e, ovviamente, tali testi non sono stati presi in esame). 10 Si è scelto di utilizzare un corpus di testi non annotati, dati inumerosi problemi che sarebbero emersi nell’annotazione per parti del discorso di testi appartenenti afasi storiche precedenti aquella contemporanea. 11 Il corpus non è ancora disponibile in rete; l’annotazione e la pubblicazione del corpus avverranno in una fase successiva. 12 Il bilanciamento del CoDIt_com riprende quello del corpus MIDIA, al quale si rimanda per un approfondimento sui criteri adottati per la periodizzazione. Il corpus MIDIA e la relativa documentazione sono disponibili in rete al seguente indirizzo: http://www.corpusmidia.unito.it/ (ultimo accesso: 10.06.2019). 13 In particolare, la wordlist totale è stata ridotta escludendo le parole più corte di 6 caratteri, lunghezza minima di una parola composta (es. malora < mal(a)+ora), stimata sulla base di un campione di parole composte dell’italiano contemporaneo.
M. SILVIA MICHELI— PAVEL ŠTICHAUER 79 Inoltre, si è fatto ricorso anche afonti lessicografiche che, pur rappresentando risorse problematiche, possono offrire esempi isolati, degni di particolare attenzione riguardo alle questioni teoriche che ci siamo posti sopra. Pertanto, ci rifaremo anche alla testimonianza delle quattro edizioni14 del Vocabolario degli Accademici della Crusca, che vanno dal 1612 al 1738, e ad altre opere lessicografiche coeve (quali, ad esempio, il celebre dizionario bilingue italiano-inglese di John Florio)15, per arrivare fino al Tommaseo, il maggior vocabolario ottocentesco. Infine, per l’analisi della composizione verbo-nominale nella fase antica, è stato consultato il lemmario del TLIO (Tesoro della Lingua Italiana delle Origini),16 da cui sono stati estratti manualmente 79 composti VN. L’analisi proposta nei seguenti paragrafi si articola in due parti principali che corrispondono auna scansione cronologica ben motivata. Nella prima parte (§4.2), infatti, ci occuperemo del periodo che si estende dalle Origini all’inizio del Cinquecento e, nella seconda parte (§4.3), prenderemo in esame il periodo post-cinquecentesco. Tale divisione copre dunque, da una parte, iprimi due sottocorpora del corpus diacronico CoDIt_com (dalle Origini al 1375, dal 1375 al 1532), e dall’altra itre sottocorpora che corrispondono al periodo dal 1533 al 1947.17 In termini teorici, la motivazione per tale scansione risiede nella natura dell’evoluzione dell’italiano letterario che, sulla scia di ciò che sostiene Tesi (2001; 2005), cercheremo di riassumere. L’italiano letterario, attraverso iperiodi che prenderemo in considerazione, può essere definito in base ad alcuni parametri introdotti da Tesi (2001: 5–9): in particolare, la natura della comunità linguistica e la norma linguistica che viene utilizzata 14 Com’è noto, la quinta edizione della Crusca, in preparazione dal 1863, fu interrotta alla lettera Onel 1923 e la preparazione di un nuovo vocabolario nazionale fu affidata all’Accademia d’Italia (cfr. Marazzini 2009: 383–385). Per la consultazione del Vocabolario, ci siamo avvalsi delle edizioni liberamente accessibili sul sito ufficiale creato e gestito dall’Accademia della Crusca (http://www.lessicografia.it/). 15 Il dizionario di John Florio, Queen Anna’s New World of Words, or aDictionarie of the Italian and English Tongues, pubblicato nella sua seconda edizione nel 1611— e quindi quasi contemporaneamente alla prima edizione della Crusca— rappresenta uno dei dizionari bilingui più importanti soprattutto per la sua ricchezza (cfr. Marazzini 2009: 107–108; Pizzoli 2004: 32–35) che si rispecchia anche nel numero dei composti VN registrati che supera nettamente quello della prima Crusca. Il dizionario di Florio è consultabile in rete al seguente indirizzo: http://www.pbm.com/~lindahl/florio/ (ultimo accesso: 29.07.2019). Inoltre, esiste anche l’edizione critica della prima edizione del 1598, AWorlde of Wordes. Acritical edition with an introduction by Herman W.Haller, Lorenzo da Ponte Italian Library series. Toronto: University of Toronto Press, 2013. 16 Il TLIO è un dizionario dell’italiano antico basato sul corpus OVI (Opera vocabolario Italiano), disponibile in rete: http://gattoweb.ovi.cnr.it/. Il lemmario del TLIO è liberamente accessibile al seguente indirizzo: http://tlio.ovi.cnr.it/TLIOlemm/index.php (ultimo accesso: 10.06.2019). 17 Si precisa che l’analisi del periodo Origini-1375 è basata sui dati estratti dal Lemmario del TLIO; il periodo 1376–1525 è indagato sulla base dei dati estratti dal secondo sotto-corpus del CoDIt_com. Infine, per l’analisi diacronica fornita al paragrafo 4.3 si sono utilizzati isottocorpora 3-4-5 del CoDIt_com.
86 LINGUISTICA PRAGENSIA 1/2020 locativa, mentre passatempo è un composto eventivo. Soltanto la forma portalettere indica un referente umano: come mostrano gli esempi in (3), essa è attestata sia in funzione di modificatore (3a) sia in quella di sostantivo (3b). (3) a. Insomma, chi favella ogni ora per bocca del compagno è simile auno corriere portalettere che, senza averci mai nulla del suo, è continuo ingombrato di tutti gli interessi d’altri. (Aretino, Lettere sull’arte) b. Ilatini scrivevano bene spesso in greco del loro. Così fa molte volte Cicerone nelle epistole ad Attico (forse anche nelle altre); dove forse per non essere inteso dal portalettere, la qual gente, com’egli dice, soleva alleviare la fatica e la noia del viaggio leggendo le lettere che portava; […] (Leopardi, Zibaldone) Tuttavia, per completare il quadro, si può aggiungere anche la testimonianza di un testo cinquecentesco non presente nel corpus CoDIt_com ma incluso nella LIZ 4.0, ecioè Piazza universale di tutti imestieri di Tommaso Garzoni, in cui il composto passaporto, presto diventato di lettura esclusivamente strumentale, compare anche come nome di persona: c. Ipassaporti erano detti hippaggia, overo pontones, secondo Apuleio. (…) L’ufficio de’ quali è sempre stato di passare iviandanti, riscuoter le gabelle debite aloro, impedire il transito de’ fuorusciti od’altra gente sospetta, guardare le robbe che passano, usar gran diligenza intorno ai contrabandi, e non far trarre le persone, come oggidì s’usa da molti, stentarli nel passo, chiederli più dell’ordinario, non voler’essentare quelli che son privilegiati. (Garzoni, Piazza universale… Disc. 144, 3). Tornando all’esempio in (3a), esso è particolarmente rilevante perché testimonia l’uso di un composto VN con funzione di modificatore, assente nella fase antica e qui attestato in un testo della prima metà del Cinquecento. In realtà, analizzando più nel dettaglio la categoria di output dei composti attestati nel CoDIt_com, si possono collocare già nel periodo 1376–1532 (secondo sottocorpus) le prime attestazioni di composti VN con valore attributivo, come mostrato dai seguenti esempi: (4) a. Questo Vescovo lavaceci, vogliendo ammaestrare nel vizio della gola, riprendea li Fiorentini dicendo (Sacchetti, Trecentonovelle) b. E adì 4 d’agosto 1511, affogò 3 uomini vuotacessi, in un certo pozzo nero […] (Landucci, Diario fiorentino) c. Ell’ha quegli occhi tanto rubacuori, che la trafiggere’ con egli un muro (Lorenzo de’ Medici, Nencia da Barberino) Gli esempi riportati in (4) mostrano l’uso di composti VN in funzione di modificatori di sostantivi: in particolare, in (4a) e (4b), idue composti lavaceci e vuotacessi si rife-
M. SILVIA MICHELI— PAVEL ŠTICHAUER 87 riscono areferenti umani; in (4c), il composto rubacuori è riferito agli occhi di una donna. Va inoltre notato che iprimi due composti occorrono all’interno del corpus anche come sostantivi, mentre il terzo esclusivamente come modificatore. Idati estratti dal CoDIt_com ci permettono di osservare che l’uso in funzione attributiva dei composti VN rimane comunque raro nel corso di tutta la storia della lingua italiana: dei 285 composti attestati nei sottocorpora del CoDIt_com, soltanto 12 occorrono anche come modificatori, nella maggior parte dei casi riferiti areferenti umani: castraporci, lavaceci, mangiapolenta, perdigiorni, portalettere, rompicollo, rubacuori, scannapagnotte, scansafatiche, storcileggi, tagliapane, vuotacessi. Si noti che alcuni di questi composti occorrono esclusivamente in funzione di modificatore: si tratta di ‘medico castraporci’, ‘occhi rubacuori’, ‘dottore storcileggi’, ‘coltelli tagliapane’. Questi dati apportano un’importante rettifica all’analisi di Štichauer (2015: 141–142; 2016: 127–128) che, in base ai dati tratti esclusivamente dalla LIZ 4.0, fa risalire il primo esempio dell’uso modificatore/aggettivale al Settecento.22 In realtà, come si vede dagli esempi appena citati in (4), la funzione aggettivale può essere considerata come disponibile sin dal periodo dell’italiano antico. Nel complesso, itre sottocorpora del CoDIt_com considerati attestano 135 basi verbali diverse, di cui le più produttive” risultano essere porta- (18 type), guarda- (15type), batti- (15 type), para- (12 type), mangia- (10 type). Si tratta di elementi verbali con struttura prevalentemente bisillabica (fanno eccezione soltanto 16 forme su 135):23 tale restrizione fonologica, già riscontrata in italiano antico, è quindi presente senza soluzione di continuità nel corso dei secoli. Per quanto riguarda la coniugazione dell’elemento verbale, idati diacronici confermano una netta tendenza aselezionare basi appartenenti alla classe flessiva in -are, in particolare, 244 composti (type) su 282totali; sono invece 34 icomposti con verbi appartenenti alla seconda coniugazione e4quelli con verbi della terza coniugazione. Tale quadro combacia, anche se non del tutto, con la testimonianza delle fonti lessicografiche. Messe da parte le quattro edizioni del Vocabolario degli Accademici della Crusca, in cui la registrazione dei composti VN risulta essere particolarmente scarsa (cfr. Štichauer 2015: 134–136), sia il dizionario di John Florio (nell’edizione del 1611), che il Tommaseo offrono parecchi esempi di composti VN con le basi verbali più frequenti. Ad esempio, Florio registra 5 esempi con porta-, lo stesso numero di composti con salva-, 6 composti con mangia-, 7 con battie ben 12 esempi con la base guarda-. La stessa proporzione, con numeri di type notevolmente aumentati, la si riscontra anche nel Tommaseo. Infatti, anche nel Tommaseo, la base più frequente, guarda-, offre 30composti, seguita poi da portacon 29 composti, 27 con mangia-, e infine paraebattiche così rispecchiano la situazione descritta in base ai corpora. Escludendo queste basi particolarmente frequenti, irestanti composti si distribuiscono tra ben 130 basi diverse: questo dato induce aritenere che la produttività 22 “(…) e ce lo mandò abordo il vascello da guerra guardacoste, che sta sempre ancorato aquattro miglia di distanza” (Francesco Algarotti, Viaggi di Russia, Lettera 3,7). 23 In particolare, si tratta delle seguenti basi verbali: arruffa-, fa-, scrutina-, affitta-, stuzzica-, schiccara-, asciuga-, appiccia-, spaventa-, acchiappa-, castiga-, cavalca-, strascina-, imbratta-, scavezza-, acconcia-.
88 LINGUISTICA PRAGENSIA 1/2020 mostrata da questo tipo di composti riguardi l’intera Costruzione astratta [VN] oltre che particolari sotto-schemi semi-specificati (come ad esempio [porta-x]). In particolare, il sotto-schema costituito da portae un sostantivo variabile istanzia nomi che indicano un individuo che trasporta un oggetto oppure uno strumento che contiene un oggetto; idue significati della base verbale portasono esemplificati in (5). (5) a. Per la prima ipotesi, oltre all’essere caso raro, non vi crederanno alla cieca, tanto più adesso che abbiamo quasi ibaffi; giacché ci vogliono fisionomie speciali, e perfino speciali barbe per portabaldacchini (Raiberti, L’arte di convitare) b. […] sul piano di bardiglio, una boccia d’acqua col bicchiere capovolto, un portacenere, un portorologio (Pirandello, Maschere nude) Il composto portabaldacchini, esemplificato in (5a), costituisce l’unico esempio in cui portaveicola il significato di ‘trasportare’: il composto indica una persona che trasporta un baldacchino; negli altri casi, esemplificati da portacenere e portorologio, si tratta di oggetti che contengono qualcosa.24 Come osservato nel precedente paragrafo, questo secondo significato di portanon è attestato nella fase antica, in cui il sotto-schema [ porta-x] istanzia soltanto la forma portapesi, attestata nel significato di ‘facchino’ (quindi di ‘persona che trasporta dei pesi’). La prima attestazione di porta- ‘che contiene’ nel CoDIt_com è costituita dal composto portafoglio, attestato apartire dal quarto sotto-corpus: la forma è un calco dal francese porte-feuille ed è utilizzata per indicare una custodia che contiene fogli e documenti, come esemplificato dagli esempi in (6). (6) a. Incontrare l’esercito francese, che si gettava rotto e disordinato sul Reno dopo la battaglia di Lipsia, vestito da auditore con un portafoglio sotto braccio, era cosa da non piacere atutti (D’Azeglio, Racconti) b. Mi sovviene che in una sua lettera che non ho qui sott’occhio, ma che aveva messa nel mio portafoglio da viaggio per risponderle avoce aFirenze, Ella mi fa qualche ricerca rispetto ai regolamenti di questa Censura in riguardo ai romanzi (Leopardi, Epistolario) Idue esempi di portafoglio esemplificati in (6) mostrano come il composto sia utilizzato per indicare uno strumento che contiene fogli odocumenti, una ‘cartellina’. Dal suo ingresso nel lessico dell’italiano, il composto ha avuto notevole fortuna in termini di frequenza (esso occorre 13 volte nel quarto sotto-corpus e 27 nel quinto) e può aver certamente influito nella creazione e diffusione del significato ‘(strumento) che contiene x’ del sotto-schema [porta-x].25 Questo caso dimostra come un prestito/ 24 Si noti che tra isignificati del verbo portare come forma libera non è registrato quello di ‘contenere’, che occorre soltanto quando portacostituisce il primo elemento di un composto VN (cfr. De Mauro 2009, s.v. portare). 25 Acomprova di questa ipotesi, si possono osservare alcuni esempi di composti porta-N registrati da vari dizionari specialistici oanche bilingui. Ad esempio, Štichauer (2015: 137–139)
M. SILVIA MICHELI— PAVEL ŠTICHAUER 89 calco possa contribuire alla creazione e alla fortuna di un particolare sotto-schema che costituisce un’innovazione dal punto di vista della forma o, come in questo caso, della semantica. Dal punto di vista semantico, la Tabella 6 illustra la distribuzione dei composti VN attestati nei sottocorpora 3-4-5 del CoDIt_com rispetto al tipo semantico di output. Tipi semantici Composti (type) PERSONA 147 STRUMENTO 70 EVENTO 41 PIANTA 8 CONTENUTO INFORMATIVO 6 ANIMALE 5 LUOGO 4 TEMPO 2 PARTE DEL CORPO 1 Tabella 6.Distribuzione dei composti VN attestati nel CoDIt_com (sottocorpora 3-4-5) rispetto al tipo semantico di output Icomposti VN attestati nel CoDIt_com sono prevalentemente utilizzati per indicare persone, strumenti ed eventi; più rara, ma comunque significativa, è la presenza di forme che designano animali, contenuti informativi, parti del corpo, piante e periodi di tempo. Focalizzando l’attenzione sul piano diacronico, è interessante osservare la produttività dei tre tipi maggiormente attestati (persona, strumento, evento) nel corso dei secoli: il grafico nella Figura 5 ne illustra il numero dei type nei sottocorpora 3-4-5. Come illustrato dal grafico riportato nella Figura 5, il numero di composti che presentano itre tipi semantici più frequenti aumenta gradualmente, dalla fase antica aquella contemporanea. In particolare, un sensibile incremento è registrato dai composti VN indicanti un referente umano apartire dal periodo successivo al terzo sotto-corpus (dal 1691 in poi); gli altri due tipi semantici aumentano in termini di frequenza dei type in modo più graduale. Icomposti VN agentivi consistono prevalentemente in appellativi dispregiativi di persone, identificate sulla base di un’azione che le caratterizza: si tratta di occasionalismi che, nella maggior parte dei casi, compaiono una sola volta (nel sottocorpus4, ad es., circa il 67% sono hapax). Sono infatti più rare le denominazioni stabili che identificano individui sulla base del mestiere che svolgono, come falegname (17 occ.), beccamorto (15 occ.) e guardaboschi (6 occ.). La tendenza autilizzare la composizione si sofferma sul caso interessante del dizionario bilingue francese-italiano di Francesco Alberti di Villanova (del 1834) e, in particolare, del Dizionario militare italiano di Giuseppe Grassi (del 1833), in cui si riscontrano esempi appartenenti, ad esempio, all’ambito della chirurgia con questo significato di “contenitore” (ad es., porta-ago).
90 LINGUISTICA PRAGENSIA 1/2020 verbo-nominale per appellativi estemporanei e con connotazione negativa, già riscontrata in italiano antico, trova quindi conferma anche nei dati diacronici. Per quanto riguarda icomposti VN con semantica strumentale, questi registrano un incremento nel numero dei type, apartire dal terzo sottocorpus, che si mantiene costante fino al sottocorpus più recente. Prendendo in esame l’ultimo sottocorpus, si può notare che la composizione agentiva è nettamente prevalente rispetto aquella strumentale: ai due tipi più frequenti si affianca il tipo eventivo, meno sfruttato ma comunque sempre presente nel corso dei secoli. Esempi di questo tipo, tra ipiù frequenti nel sottocorpus 5, sono iseguenti composti: passatempo (37), battimano (21), guazzabuglio (13), rompicollo (17), crepacuore (17). Va infine notato che un discreto gruppo di composti VN occorre soltanto (oprevalentemente) all’interno di locuzioni avverbiali: ad es., l’ultimo sottocorpus registra ad armacollo (13), asquarciagola (15), abruciapelo (13), acrepapelle (9), arompicollo (5 occ.). La natura di tali composti tuttavia appare diversa: dal momento che ormai occorrono soltanto all’interno della locuzione avverbiale, infatti, essi potrebbero essere considerati formazioni che rappresentano una Costruzione diversa, ossia [a+ VN]AVV, che dovremmo collocare fuori dallo schema illustrato nella Figura 6.26 In ottica costruzionista, quanto finora osservato sulla semantica dei composti VN può essere rappresentato attraverso una Gerarchia in schemi e sottoschemi (illustrata nella Figura 6), che rende conto dei composti VN attestati nel CoDIt_com. 26 Si noti che il composto rompicollo è attestato sia nella locuzione arompicollo ‘arotto di collo’, sia come sostantivo con semantica agentiva, con il significato di ‘ragazzo spericolato’, come nell’esempio tratto da Pinocchio di Collodi: «Dicono che sia un ragazzaccio, un vagabondo, un vero rompicollo…— Calunnie! Tutte calunnie!». Inoltre, vale anche la pena di aggiungere che rompicollo è attestato nel dizionario di John Florio con il significato di luogo, ‘abreake-neck place’. 81 135 170 182 530 882 0 100 200 300 400 500 600 700 800 900 1000 3 4 5 type token 14 28 46 14 23 33 39 73 75 0 10 20 30 40 50 60 70 80 3 4 5 STRUMENTO EVENTO PERSONA Figura 5.Frequenza dei type dei composti VN con tipo semantico persona, evento e strumento
M. SILVIA MICHELI— PAVEL ŠTICHAUER 91 La Gerarchia rappresentata dalla Figura 6 è costituita dallo schema più astratto dei composti VN in (a), in cui non sono segnalate restrizioni sul tipo semantico di output: questo schema è esemplificato da tre sotto-schemi in (b), (c), (d), la cui semantica è espressa dalle perifrasi poste adestra delle costruzioni. Questi sotto-schemi sono emersi nell’analisi come più produttivi in termini di frequenza sia dei type sia dei token. Gli altri composti, in cui non si è ravvisata una significativa regolarità in termini formali e semantici, possono essere considerati esemplificazioni dello schema più astratto in (a). L’analisi ricavata dai dati estratti dal CoDIt_com ha messo in luce una crescente produttività dei tre principali tipi semantici di output (persona, strumento, evento); accanto alla semantica agentiva e strumentale, infatti, la composizione verbo-nominale è costantemente sfruttata fino alla fase contemporanea anche per la creazione di nomi che indicano eventi (si pensi ad esempio aun composto di formazione piuttosto recente come firmacopie con cui si indica l’incontro in cui un autore autografa le copie del suo libro ai lettori). Dal punto di vista morfosintattico, l’analisi ha confermato la netta preferenza, riscontrata già nella fase antica, aselezionare basi verbali bisillabiche e appartenenti alla coniugazione in -are. Infine, nel periodo dal Cinquecento in poi, icomposti VN vengono prevalentemente utilizzati in funzione di sostantivi, ma non mancano casi di usi attributivi. 5. CONCLUSIONI In questo articolo, ci siamo fissati un obiettivo ambizioso, quello di offrire una sintesi del processo di formazione di parole che è la composizione verbo-nominale lungo un asse diacronico molto esteso. Infatti, abbiamo tentato di ripercorrere la storia dei composti VN sin dalle Origini fino alle soglie del Novecento per dimostrare come il processo sia sempre stato disponibile, ben pronto, per così dire, aessere sfruttato per diversi output semantici (referenti umani che svolgono azioni sia tipiche, professionali sia estemporanee, nomi di strumento, nomi di evento ecc.), così come categoriali. Di fatto, la funzione aggettivale dei composti VN che, come abbiamo visto, rappresenta oggi un uso estremamente diffuso, trova le sue radici in diacronia, in cui si a. < [[x]Vαk [y]Nβi]N|Aγj ← → [SEMk in RSUB con SEMi]j > b. < [[x]Vαk [y]Nβi]N|Aγj ← → c. < [[x]Vαk [y]Nβi]N|Aγj ← → d. < [[x]Vαk [y]Nβi]Nγj ← → [STRUMENTO CHE [PERSONA CHE [EVENTO IN CUI [SEMk in RSUB con SEMi]]j > [SEMk in RSUB con SEMi]]j > [SEMk in RSUB con SEMi]]j > es. affettapane es. guardaboschi, etc. es. batticuore, etc. portafoglio, etc. Figura 6.Gerarchia dei composti VN
92 LINGUISTICA PRAGENSIA 1/2020 possono scorgere esempi sicuri già nel periodo precinquecentesco (si pensi all’esempio di rubacuori). Inoltre, la nostra indagine conferma che, pur essendoci un numero cospicuo di basi verbali coinvolte, la crescente produttività dei composti VN sembra essere dovuta aquella che abbiamo chiamato “(verbal) base type frequency”, e cioè l’alta frequenza di un numero ridotto di basi verbali quali guarda-, mangia-, batti-, salva-, parae porta-. Quest’ultima base risulta essere particolarmente interessante anche per il fatto che mostra come uno schema osotto-schema, come quello legato alla semantica di “contenitore”, che ha verosimilmente origine dal prestito dal francese porte-feuille, possa diventare un modello per ulteriori estensioni. Le singole Costruzioni, come quelle in Figura 6, istanziano un modello astratto, il quale però altro non è che una nostra generalizzazione elaborata apartire da esemplari concreti. Vorremmo, aquesto proposito, riportare l’osservazione di Bauer (2017: 74) che, in base all’esempio dei composti inglesi NN, afferma che “[it] seems that (…) it is not the pattern N + N of compounding which is productive, but patterns with individual lexemes within that.” Infatti, anche nel caso dei composti VN italiani, la loro produttività, seppur trattata come una proprietà globale dell’intero processo, parte dai singoli esempi con determinate basi verbali destinate ad avere, come abbiamo visto, una grande fortuna nella storia linguistica dell’italiano. RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI Anthony, L. (2013) Developing AntConc for anew generation of corpus linguists, Proceedings of the Corpus Linguistics Conference (CL 2013), July 22–26, Lancaster University, UK, 14–16, consultabile al sito di https://www. laurenceanthony.net/research/20130722_26_ cl_2013/cl_2013_paper_final.pdf [ultimo accesso: 18.05.2019]. Bauer, B. (2011) Word formation. In: Maiden, M., J.C.Smith and A.Ledgeway (eds) The Cambridge History of the Romance Languages. Volume I.Structures, 532–563. Cambridge: Cambridge University Press. Bauer, L. (2001) Morphological productivity. Cambridge: Cambridge University Press. Bauer, L. (2017) Compounds and compounding. Cambridge: Cambridge University Press. Bisetto, A. (1999) Note sui composti VN dell’italiano. In: Benincà, P., L.Vanelli and A.Mioni (eds), Fonologia e morfologia dell’italiano e dei dialetti d’Italia: atti del 31.Congresso della Società di linguistica italiana, Padova, 25–27 settembre 1997, 505–538. Roma: Bulzoni. Bisetto, A. (2004) Composizione con elementi italiani. In: Grossmann, M. and F.Rainer (eds) La formazione delle parole in italiano, 33–51. Tübingen: Niemeyer. Bisetto, A. and S.Scalise (2005) The classification of compounds. Lingue e linguaggio, 4/2, 319–332. Bloomfield, L. (1933) Language. New York: Holt. Booij, G. (2005) Compounding and derivation: Evidence for construction morphology. In: Dressler, W.U., F.Rainer, D.Kastovsky and O.Pfeiffer (eds) Morphology and its demarcations, 109–132. Amsterdam: John Benjamins. Booij, G. (2010) Construction morphology. Oxford: Oxford University Press. Brucale, L. (2012) Latin compounds. Probus 24, 93–117. Dardano, M. (2009) Costruire parole. La morfologia derivativa dell’italiano. Bologna: il Mulino. De Mauro, T. (2009) Grande dizionario dell’uso della lingua italiana. Torino: UTET. Fabb, N. (1998) Compounding. In: Spencer,A. andA.Zwicky (eds) The Handbook of
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