Otello ossia il moro di Venezia : dramma tragico in tre atti / [William Shakespeare] ; musica del maestro Cav. Rossini
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OSSIA IL MORO DI VENEZIA DRAMMA TRAGICO GENOVA Tipografìa di Gio. Parodim sotto il nome di Gio Balta Dcllcpianc.
OSSIA ML MOIE© M f l W I I M DRAMMA I IS » <; I C O IN TRE ATTI Musica del Maestro - • z e rs ita ria d e G ra n " . m em o ria del maiotracio poeta BAITI :AR MARTINEZ DtlRAM. GENOVA Tip. di Ciò. Parotlini sotto il nome di Dcllcpianc •1837. %
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Ot e ll o , africano al servizio d ell'A d ria , vincitore ritorna da una battaglia contro i Turchi. Un se greto matrimonio lo lega a Desdemona figlia di Rim iro, Patrizio Veneto nemico di Otello, destinala in isposa a Rodrigo figliodel Doge. Jago, altro amante sprezzalo da Desdemona ed occulto nemico di Otello, per vendicarsi de ricevuti to rti, finge di favo rirg li amori di Rodrigo ; un foglio poscia da esso inter cettato, e col quale fa supporre ad Otello rea d’in fedeltà la consorte, forma l’intreccio dell! Azione, la quale termina colla morte eli Desdemona, trafitta da Otello, indi con quella di se medesimo, dopo avere scoperto l’inganno di Jago, e l'innocenza della moglie. Su queste basi l ’ immortale Shakespear ne tessè iin arrivab ile Tragedia di questo nome, e dalla stessa fu trailo il presente Dramma tragico.
P E R S O N A G G ì OTELLO, africano, al servìzio di Venezia. DESDEMONA, Sposa occulta d' Otello. ELMIRO, Patrizio Veneto nemico d’Otello, padre di Desdemona. RODRIGO, amante sprezzato da Desdemoua, ligliuolo del Doge. .IAGO, iinto amico d’Otelkv EMILIA, confidente di Des. DOGE. LUCIO, confidente d’Olello Senatori — Seguaci d’Otello — Popolo. \
SCENA PRIMA. La scena rappresenta una Sala, in fondo della quale fra le colonne si vede il Popolo che attende lo sbarco di Otello. Navi in distanza. Doge, Rimiro, Senatori; indi Otello, Jago, Rodrigo, e Lucio seguilo dalle schieriti * a i V . Popolo Viva Otello, viva il pro^é, ,, * Delle schiere invitto Ethcef Or per lui di nuova Jìiceo' o o Torna P Adria a sfolgora/*.; £ a Lui guidò virtù fra l’arimi O q Militò con lui fortuna, . ^ Si oscurò i’Odrisia luna, £ ^ Del suo brando al fulminar, '(sbàrclttb Otello, si avanza verso del Doge al suono d’una m arcia m ilitare, segnilo da Jago, da Rod. e da Lucio). Ot. Vincemmo, o Padri. I perfidi nemici Caddero estinti. Al lor furor ritolsi Sicura ormai d’ogni fortuna offesa Cipro, di questo suol forza e difesa. Nuli’ altro a oprar mi resta. Ecco vi rendo L acciar temuto, e delle vinte schiere Depongo al vostro piede armi e bandiere. D °9 ‘ Qual premio al tuo valor chieder potrai ? Ot. Mi compensate assai Nell’ affidarvi in me. D’Africa figlio, Qui straniero son io. Ma se ancor serbo Un cor degno di voi, se questo suolo Più che patria rispetto, ammiro ed amo, M’abbia l’Adria qual figlio: altro non bramo.
Firn. Rod. Elm . Rod. Elm . Elm . Dos. Elm . Des. SCENA VII. Elm iro e detti. Giunto é, Rodrigo, il fortunato istante In cui dovrai di sposo Dar ia destra a mia figlia. L ’amistà mel consiglia, Il mio dover, la mia virtude, e quello Odio, che in petto io serbo Per P African superbo. Insiem congiunti Per sangue, e per amor, facil ne sia Opporci al suo poter. Ma tu procura Al padre tuo, che invitto e amato siede !n su PAdriaco soglio, Svelar le trame e il suo nascosto orgoglio. Ah sì, tutto farò. Jago t’ affretta A compir P imeneo; A parte sei Delle mie brame, e de disegni miei. Ah di qual gioia sento acceso il petto Ma sarò poi felice? Io tei prometto SCENA Vili. Elm iro solo. Vendicarmi dovrò; non più si vegga, Che un barbaro stranier con modi indegni. Ad ubbidirlo, ed a servir ne insegni. SCENA IX Desdemonà, ed Elm iro. Ma la figlia a me vien Ah padre, lascia, Che rispettosa io baci... Ah figlia, vieni, Vieni al mio seno. In questo fausto giorno Dividere vo’ teco il mio contento. Che mai dirmi potrà? spero o pavento. (a parte
Elm . Dal sen scaccia ogni duo!. Un premio or t'offro Che a te grato sarà. Des. (Forse d’Otello Vuol colmare i trionfi?) In vaga pompa Seguire or or tu dei Tra i plausi popolari i passi miei. (parie SCENA X. Desdemona sola. Comprendere non so: confusa io sono. SCENA XI. Em ilia, e della. Des. Emilia, in qual tumulto Sento il misero cor ! Elm . Che avvenne ! Des. Il padre Un premio m’ offre, e vuole, Che, il seno e il crin pomposamente adorno, Festeggi insiem con lui sì fausto giorno. Tra !a speme e il timor, che mi consigli? Em . Fingon gli amanti ognor nuovi perigli. Ma tu non paventar. Chi sa?... d’ un padre L’ amore in lui parlò. Forse d’Otello Alla gloria offuscato, e l’ odio antico Cangiò in amore, e gli divenne amico. Vanne, non indugiar. Des. Io vado.., oh Dio! Palpita intanto il misero cor mio. ( Partono per vie opposte. SCENA XII. Pubblica Sala magnificamente adorna. Coro degli Am ici e Confidenti d’Elm iro. Coro Santo Imen ! te guidi Amore Due bell’alme ad annodar. Dell’ amore il dolce ardore Tu procura di eternar. 13
u Parte del Coro » Senza lui divieti tiranno li tuo nobil poter. Altra parte. Senza lui cagion d'affanno È <T amore ogni piacer. Tutti Qual momento di contento! Tra l’amore, ed il valore Resta attonito il pensier ! SCENA XIII. Elm iro, Desdemone, E m ilia , Rodrigo con seguito. Des. Dove son ! che mai veggio ! Il cor non mi tradì. Tutta or riponi La tua fiducia in me. Padre a te sono: Ingannarti non posso. Eterna fede Giura a Rodrigo: egli la merta, ei solo Può renderti felice. (Che mai dirà?...) (Qual cenno!) (Oh me infelice!) Appaga 1 voti miei; in te riposo. Oli* natura ! oh dover! oh legge! oh sposo! Nel cor d’un padre amante Riposa amata figlia: È amor che mi consiglia La tua felicità. Confusa è l’alma mia Tra tanti dubbii e tanti; Solo in sì fieri istanti Reggermi Amor potrà. Padre... tu brami... oh Dio ! Che la sua mano accetti? (A miei tiranni affetti Chi mai resisterà ! ) E h i. (Si arresta!... aimè?... sospira! Che mai temer dcgg’ io ?) E lv i. Rod. Em. Des. E h i. Des. E h i. Rod. Dos.
Rod. Tanto soffrir, ben mio, Tanto il mio cor dovrà? Des. Deh taci!.... . Elm . (Che veggo ! Rod. (M i sprezza!) Elm , ( Resiste ! Rod, a ^ 0 ciel! da te chieggo Des. J Soccorso , pietà ! ) Elm . Deh ! giura. Des. Che chiedi? Rod. Ah vieni... Des. Che pena ! Elm , Se al padre non cedi, Punirti saprà. Rod, Ti parli l’ amore; Non essermi infida: Quest’alma a te fida Più pace non ha. Elm . D’ un padre l’ amore Li serva di guida: Al padre t’affida, Che pace non ha. Des. Del fato il rigore A pianger mi guida: Quest’ alma a lui fida Più pace non ha. SCENA XIV. Otello nel fondo del Teatro, seguito da alcuni suoi Compagni, e eletti. Ot. L’ ingrata, oimè che miro! Al mio rivale accanto!... Seg. Taci ! Rod, Ti muova il pianto, Ti muova il mio dolor. Elm . Risolvi... Ot. Io non resisto ! Seg. Frenati... 15
16 Elm . liod. Dee. Tutti Elm . Ot. Tulli Elm . Ot. Elm . Dos. Rod. Ot. fa Rod. Ot. Elm . Des. Elm . Rod. Elm . Ot. Elm . Tutti. Rod. Ingrata figlia ! g 0 Dio! chi mi consiglia? a Chi mi dà forza al cor? Al rio destili rubello Chi mai sottrarla può! Deh giura... Ah ! ferma... Otello !.... Il core in sen gelò! Che brami ! Il suo cuore... Amore mel diede, E amore lo chiede. Elmiro, da te. Che ardire ! Che affanno! Qual’alma superba ! Des.) Rammenta... mi serba Intatta la fè. E qual diritto mai, Perfido ! su quel core Vantar con riite potrai Per renderlo infedel? Virtù, costanza, amore, Il dato giuramento.... Misero me;, che sento ! Giurasti? É ver: giura.... r 2 Per ,ne non hai più fulmini, Inesorabil ciel ! Vieni. Che fai? T’ arresta... L ’avrai tu mio nemico Empia!... ti maledico.... Che giorno, oimè d’orrori... Incerta l’ anima mia Vacilla e geme, La dolce speme Fuggì dal cor. Parti crudel.
17 Ti sprezzo ( Elm . la prende e protetto da suoi, la conduce via. E lla rimirando con dolcezza Otello , s' allon tana da lui. Des. Padre!... Elm . Non v’è perdono: Rod. Or or vedrai chi sono. Ot. Paventa il mio furor! Tutti Smanio, deliro, e tremo. Des. Smanio, deliro, e fremo. No, non fu mai più fiero D’ un rio destiti severo Il barbaro tenor. Fine dell'atto primo, ’ u n iv e r s it a r ia '' DE
ATTO SECONDO SCENA PRIMA Stanze di Elmiro. Rodrigo e Desdemona, poi Coro di Donzelli. Il mio dolor! . . . l’ ira del padre! Io sol per te sono infelice. Rod. Oh Dio ! Non dir così... se mai per me sereni Io vegga scintillar quegli occhi tuoi, Farò, bell’ klol mio, ciò che tu vuoi. Des. Placami dunque il padre, Rendimi l’ amor suo, mostra nel petto Chiuder grand’alma quale iu te conviene. Rod. Ma Otello, Otello adori ! Des. Egli è il mio bene. Rod. Deh ! li mova il pianto mio Se non hai pietà nel seno, Fa che almeno — possa il core So! di speme palpitar: Ciel tiranno! crudo fato! Cederò colei che adoro?... Il furor mi guida e accende ì miei torti a vendicar. Coro Pera il folle che pretende I tuoi dritti calpestar. Rod. M i! non temer, non piangere Cara, non paventar, Amor ti regga, abbracciami: Dolce per te mi fia Anima mia spirar! Amor crudele e barbaro Des. Rod. asciami. É dunque vano Des. Ah vanne
Eccoli la tua vittima. Coro Ardito vieni o dace De! fato a trionfar. (parte col Coro) SCENA li. Desdemona sola M’abbandonò !... disparve!... Oh me infelice! Che mai farò!... restar degg’ io?... seguirlo?... Terribile incertezza! Ah! chi mi aita? Chi mi consiglia? SCENA III, Em ilia e delta Des. Ah! vieni, Emilia, vieni, Soccorrimi, previeni L’ ultima mia rovina. Em i. Che avvenne? oh CieI!' perchè così tremante? Des. io perderò per sempre il caro amante. Em i. Chi tei rapisce? Des. Il suo rivai Rodrigo. A lui svelai, che P amo... Em i. Ah che facesti ! Des. E tardo il pentimento ! In sì fatai momento Sol m’ addita un cammino, onde sicura Possa giungere a lui. Em i. Ma se sorpresa sei, se il genitore... Des. Più riguardi non ho, non ho più tema, Presente é il suo periglio al mio pensiere. Salvisi., a lui mi chiama il mio dovere, (parte) SCENA IV. Em ilia sola Ella a perdersi va. Seguirla io deggio.... Sola... che fo ! se giunge il padre?... Ah prima Le mie compagne, le sue fide amiche Avvertire si denno, alcun soccorso Posso almeno sperar... in qual cimento É questo cor in sì fata! momento ! 19
2 0 SCENA V. Giardino nella casa di Otello. Otello assiso, nella massima costernazione. Sconsigliato che feci? A quali eccessi mai Da un amor disperalo Trasportar mi lasciai? E che! mia non è forse in faccia ai cielo ?... Fede non mi giurò? Dovea vederla In questo giorno di Rodrigo in braccio? Ah ! che in pensarlo solo Tal mi si desta in sen fiero tormento. Che in un istante istesso Avvampare e gelar tutto mi sento. Smarrita quest’ alma Fra sdegno e dolore, Non vive, non more, Fra mille tormenti Di sorte spietata, Di morte crudel. SCENA VI. Jago e detto. Jag. Perchè mesto così?... scuotiti. Ah! mostra, Che Otello alfin tu sei. Ot. Lasciami in preda Al mio crudo destin. Jag. Del suo rigore Hai ragion di lagnarli, Ma tu non dei, benché nemico il fato, Cader, per nostro scorno, invendicato. Ot. Che mai far deggio? Jay. Ascoltami... che pensi ? In le stesso ritorna... I tuoi trionfi Di difesa ti son... sono bastanti I tuoi nemici ad atterrir... a farti Sprezzare ogni altro affetto.
Ol. Quai terribili accenti! L ’interrotto parlare, i dubbj tuoi. L ’ irresoluto volto In quanti affanni involto Hanno il mio cor! Spiegati. Ah! non tenerm In sì fiera incertezza. Jag. Altro dirti non so: dal labbro mio Altro chieder non dei. Ot. Chieder non deggio... oh Dio!., quanto s’accresce il mio timor dal suo silenzio!... Ah forse L'infida... Jag. E perchè cerchi Nuova cagion d'affanni? Ot. Tu m’uccidi così. Meno infeliee Sarei, se il vero io conoscessi. Jag, Ebbene 11 vuoi? Ti appagherò... che dico?., io gelo! Ot. Parla una volta. Jag. Oh! quale arcano io svelo! Ma 1’ amistà lo chiede, Io cedo all’ amistà. Deh! sappi.,. Ot. Ah taci!... Oimè? tutto compresi Jag. E che farai? Ot. Vendicarmi, o morir. Jag. Morir non dei. E in disprezzarla avrai vendetta intera. Ot. Ma non tremenda e fiera, Qual’ io la bramo, quale amor la chiede... E sicuro son io del suo delitto? ( con inceri.) Ah se tal fosse!... guai a me... Tu Jago, Tu mi comprendi, ed il tradirmi or fora Delitto ancora in te. Jag. Che mai tu pensi? Confuso io son... ti parli Questo foglio per me. Ot. Che miro! oh Dio! Sì, di sua man son queste Le crudeli d’amor cifre funeste. Non m’ inganno, al mio rivale 21
Pensando a’ tìgli, mentre il ciel s’imbruna. Des. Oh! lui felice! ah se potessi anch’io Sperar... vana lusinga!... a inutil pianto Sol mi serbasti, ingiusto Amor!... Em i. Che veggio ! S’ accresce il suo dolor... Des. Isaura!... Isaura ! Em ù Essa l’amica appella, Che all’Africa involata, a se vicina Qui crebbe, e qui morio... Des. Infelice ancor fosti Al par di me. Ma or tu riposi in pace... Em i. Oh! quanto è ver che ratti a un core oppresso Si riuniscou gli affanni! Des. 0 tu del mio dolor dolce istrumento! Caro pegno d’amor, che sol m’avauzi, lo te riprendo aucora, E unisco al mesto canto I sospiri d’Isaura, ed il mio pianto. Assisa a piè d’ un salice , Immersa nel dolore Gemea tralitta Isaura Dal più crudele amore, L’aura tra i rami flebile Ne ripeteva il suon. I ruscelletti limpidi A’ caldi suoi sospiri Il mormorio mesceano De’ lor diversi giri: L’aura Ira i rami flebile Ne ripeteva il suon. Salce d’ amor delizia, Ombra pietosa appresta, (Di mie sciagure immemore) All’ urna mia funesta... Nè più ripeta l’aura De’ miei lamenti il suon. Che dissi'... Ah m’inganno!.. Non è del canto Questo il lugubre fin. M’ascolta... Oh Dio ! firn colpo di veìito spezza alcuni velri della fìnest.)
Qual mai strepito è questo ! Qual presago funest o ! Emi. Non paventar ! rimira, Impetuoso vento è quel cbe spira. Des. Io credeva che alcuno... Oh come il Cielo S’unisce a’ miei lamenti!... Ascolta il fin de’ dolorosi accenti. Ma stanca alfin di spargere Mesti sespiri e pianto, Morì 1’ afflitta vergine Ahi! di quel salce accanto! Morì... Che duol! l’ingrato Potè... Ma il pianto! Oh Dio! Proseguir non mi fa. Parti, ricevi Da’labbri dell’ amica il bacio estremo. Em i. Ah che dici!., obbedisco... oh come io tremo! (parte. SCENA 11. Desdemona nel massimo dolore dirige al Cielo la seguente preghiera Deh! calma, o Ciel, nel sonno Per poco le mie pene, Fa che l’amato bene Mi venga a consolar; Se poi son vani i preghi, Di mia breve urna in seno Venga di pianto almeno Il cenere a bagnar. (abbbassa la tendina, e si getta m i letto. SCENA III. Otello s'introduce nella stanza di Desdemona per una secreta porta, lenendo in mano un accesa fiaccola, ed un pugnale. Eccomi giunto inosservato e solo Nella stanza fatai... Jago involomini Al mio vicin periglio. Egli i miei passi Dirigere qui seppe, (ei rimane per un mo mento attonito, indi allento guarda in giro. 2 9
Il silenzio m’ addila Ch’ella di mia partenza ornai sicura Sogna il rivale; è più di me non cura. (riguardando verso la tendina del letto. Quanto t’inganni! ora egli al suo trafitto.... Che dissi !.. Ah ornai si compia il mio delitto! (pian piano si avvicina a l letto, ed apre le lendine nel massimo tumulto del cuore. Che miro! aimè!.. quegli occhi abbenchè chiusi Pur mi parlano al cor! quel volto in cui Natura impresse i più bei pregi sui ! Mi colpisce, m’ arrosta!... : ( confuso s allontana dal letto. Ma se più mio non è... perchè serbarlo? Struggasi... E chi mai puote (i avvicinandosi di nuovo a lei. Riprodurne l’eguali ( indi si allontana da lei pieno di perplessità. E sua colpa, Se il mio temuto aspetto L ’ allontana da me? perchè un sembiante, Barbaro Ciel, non darmi, in cui scolpito Si vedesse il mio cor?., forse... che allora... Che dico !... E il tradimento Non merla il mio rigor? Mora l’indegna! (avvicinandosi di nuovo al letto. Ahi! trema il braccio ancor: crudele indugio! (rimirando la face. Eccone Sa cagion... tolgasi... 0 notte, (.spegne la foce gettandola a terra. Chi mi deve sul ciglio eternamente Colle tenebre sue coprir l’orrore Di questo infausto giorno ! Des. (in sogno) Amato beni... Ot. Che sento !... Aimè! Qual nome! Sogna, od è pur desta?.. (un lampo, che passa a traverso della fi nestra gli mostra ch'ella dorme. Ah ghe tra i lampi il Cielo A me più chiaro il suo delitto addila,
E a compir la vendetta ah! sì m’invila. (un forte tuono si ascolta. Des. si desta , e tra frequenti lampi riconosce Otello. Ot. Iniqua! Des. Àimè... che veggo!... Come mai qui giungesti?... Come tu puoi?., ma no... contenta io t’ offro Inerme il petto mio. Se più quell’alma tua pietà, non sente... Ol. La tradisti, erudii ! Des. Sono innocente. Ol. Ed osi ancor, spergiura!... Più frenarmi non so. Rabbia, dispetto Mi trafiggono a gara ! Des. Ah padre! ah che mai feci! É sol colpa la mia d’averli amato Uccidimi se vuoi, perfido? ingrato ! Non arrestate il colpo, Vibralo a questo core, Sfoga il tuo reo furore, Intrepida morrò. Ot. Ma sappi pria che mori Per tuo maggior tormento, Che già il tuo bene è spento, Che Jago il trucidò. Des. Jago! che ascollo !.... Oh Dio ! BHrbaro 1 che facesti? Fidarli a lui potesti9 A un vile traditor. Ot. Vile!.... ah si ben comprendo Perchè così ti adiri, Ma inutili i sospiri Or partono dal cor. (i lampi continuano.) Des. Ah crudel ! Ot. Oh rabbia ! io fremo ! Des. Oh qua! giorno! Ol. Il giorno estremo .... Des. Che mai dici? Ot. A te sarà. (Ah! quel volto, a m 'j dispetto, 31
32 I Di furor disarma il petto, In me desia ancor pietà.) Des. (Per lui sento ancor nel petto, Benché ingiusto, un dolce affetto, Per lui senio ancor pietà. ('comincia il temporale.) Ot. Notte per me funesla ! Fiera crudel tempesta ! Accresci co’ tuoi fulmini, Col tuo fragore orribile Accresci il tuo furor. Des. Notte per me funesta ! Fiera crudel tempesta Tu accresci in me co’ fulmini, Col tuo fragore orribile I palpiti e l’ orror. (il temporale cresce, i tuoni succedono con gran fragore.) 0 Ciel se mi punisci E giusto il tuo rigor. (i tuoni cessano, ma i lampi continuano ) Ot. Tu d’ insultarmi ardisci! Ed io m’ arresto ancor ? Des. Uccidimi.... ti affretta, Saziati alfìn, crudel ! Ot. Si compia la vendetta (la prende, la spinge sul letto, e nell’impugnare il ferro Desdemona sviene. Eg li vibra il colpo.) Des. Aimè.... Ot. Mori, infedel. (Otello uccide Desdemona, e coll' insanguinalo ferro poscia se stesso, e cade la tenda.) UNIVERSITARIA.
ELENCO dei libretti d'opere teatrali, che sì vendono al banchino dei venditori di Giornali presso la Posta delle lettere. Beatrice di Tenda Norma I Puritani e i Cavalieri La Sonnambula II Campanello L’Elisir d’amore Gemma di Vergy Lucia di Lamermoor Lucrezia Borgia Maria di Rohan Marino faliero Roberto Devereux Lucinda di Roccaford Eran due, or son tre La Cenerentola Il Pirata 3i Bravo li Giuramento La Vestale Roberto il Diavolo Saffo Corrado d’Àltamura 1 due Sergenti Un’ avventura di Scara muccia il Barbiere di Siviglia L ’ Italiana in Algeri Mosè Guglielmo Tel! La Traviata Chi più guarda meno vede Il Trovatore StiiTelio Rigoletto Giovanna d’Arco Nabucodonosor Macbeth Luisa Miller I Lombardi Gerusalemme Emani I due foscari Virginia La Sirena di Normandia La Tradita Luisa Strozzi II fornaretlo La figlia di Figaro Il dominò nero Azema di Granata Crispino e la Comare ÌH marito e l’ amante Osti non osti li Corsaro Linda dChamounix Ildegoiìda La figlia del reggimento I Baccanti Don Pasquale Don Sebastiano La muta di Portici II testamento di Figaro N. B . Oltre dette opere, ne vendono ancora delle altre qui non riportate.