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In margine alla nuova edizione dei Getica di Jordanes

Giunta, Francesco

Abstract

Giunta, Francesco

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Faventia, 10 (1988), 77-79 IN MARGINE ALLA NUOVA EDIZIONE DEI GETICA DI JORDANES Francesc0 Giunta Sta per uscire per i tipi della Teubner di Lipsia una nuova edizione dei Getica di Jordanes, che ha in sé i1 segreto proposito di migliorare quella redatta, piu di un secolo fa, da Teodoro Mommsen per i Monumenta Germanica Historica. Va anzitutto rilevato i1 fatto fondamentale che l'opera jordaniana obbedi a principi ideologici precisi, quelli di sostenere i Goti d'Italia nel momento in cui con Belisario e Narsete si avvicinava la fine. Nel551, quanto Totila fece l'ultimo tentativo, respinto, di trovare una soluzione diplomatica al conflitto, Jordanes volle appoggiare i1 progetto del penultimo sovran0 got0 d'Italia, con una testimonianza scritta che sostenesse, in fondo, i1 diritto del suo popo10 alla sopravvivenza. E' quanto traspare, come ho gii sottolineato altra volta, sia dalla premessa all'opera che dalla conclusione della stessa. Sicuramente dei Getica vennero contemporaneamente fatte due copie dallo stesso autore, una tenuta presso di sé e l'altra inviata con l'amico Castalio alla corte di Costantinopoli. Nessuna di esse ci 6 pervenuta, anche perché essendo l'opera, come si 6 detto, di carattere ideologico e sostenendo una tesi nettamente filogotica, essa venne messa ufficialmente a tacere, con la sconfitta definitiva di Teia (553), per tutto i1 tempo in cui i Bizantini governarono in Italia. Come appare chiaramente dai due piu antichi codici che la contengono, i Getica ricompaiono nell'eth carolingia (VIII-IX secolo) e camminano quasi sempre in compagnia dell'Historia Langobardorum di Paolo Diacono. I1 fatto b significativa, percht naturalmente presuppone quasi due secoli e mezzo di trasmissione sommersa. Una trasmissione indubbiamente complicata anche dal fatto che l'opera fu redatta in fretta dopo una triplice lettura dell'omonima opera di Cassiodoro e scritta con numerose abbreviazioni -non si dimentichi che Jordanes era stato notai*, come lasciano intendere le parole <<quorum (librorum) quamvis verba non recolo, sensus tamen et res actas credo me integre retinere,,. Comprensibile, quindi, che nel momento in cui l'opera jordaniana viene rilanciata in Occidente -nulla sappiamo o possiamo ipotizzare di quella portata a Bisanzi* i trascrittori ebbero difficolti considerevoli nella scioglimento abbreviature non piu consuete. Cib soltanto potrebbe spiegare le differenze di lezione dei quasi cinquanta codici, che i1 Mommsen suddivise in tre classi. Ma per la sua edizione 10 storico tedesco scelse, con criteri0 oggi opinabile, i1 codice di Heidelberg (H), i1 piu antico al suo tempo (1882) e quelli della prima classe, scartando come recentiores e per lui deteriores, quelli delle altre due classi. E cib comportb una scelta precisa anche e soprattutto nei confronti della lingua di Jordanes. E tale scelta viene ora messa in discussione dalla scoperta negli Anni Venti del nostro secolo di un codice della stessa et8 di H conservato nell'Archivio di Stato di Palermo (= codice Basile, dal suo scopritore = N nell'ed.) ed appartenente alla terza classe. Donde la necessiti di rivedere tutta l'impostazione mommseniana, sia dal punto di vista codicologico che da que110 linguistico, che ho tentato di fare al fine di rendere, con l'aiuto di tutta la tradizione, Jordanes e la sua opera al loro tempo. Mi 6 sembrato, infatti, che i1 Mommsen abbia attribuito al10 storico dei Goti una lingua -- non sua. Gli studi piu recenti hanno dimostrato che Jordanes, pur definendo, con sermo humilis la sua prima formazione culturale, non giuridica, ma letteraria di autodidatta quamvis agramatus, ebbe possibilita e mezzi per accrescerla e consolidarla non appena venne a contatto con la cultura greca e con quella latina. Ai fini di una sua padronanza della lingua latina si possono portare ben due testimonianze: da una parte, la sua conoscenza della tradizione storiografica e patristica; dall'altra, l'opportunita che ebbe di vivere a stretto contatto con i1 mondo culturale di Cassiodoro. La sua permanenza al c<Vivarium>> e la sua penetrazione delle opere cassiodoriane presupponevano un'approfondita padronanza del latino. Del resto, come 6 stato ipotizzato recentemente, 10 stesso Cassiodoro avrebbe preso in considerazione e citato i Getica nelle sue Institutiones; e Jordanes, ove se ne accetti l'ipotesi, per la sua cultura sarebbe stato nominato vescovo di Crotone. Per questi motivi, che mi sembrano validi, quello che viene chiamato i1 avolgarizzamento>> della lingua del10 storico dei Goti va imputato ai copisti dell'epoca carolingia, che operarono nel momento in cui si andava diffondendo i1 volgare romanzo e l'antico germanico, adoperati da Car10 di Francia e da Ludovico di Germania per giurare a Strasburgo (842). Non a caso i due piu importanti codici adoperati dal Mommsen, H e P, provengono dal cuore del mondo monastico germanico: i1 primo dal monastero di Fulda, i1 secondo da quello di Lauresham (Lorsch). I copisti germanici dinanzi ad una scrittura troppo abbreviata, istintivamente la volgarizzarono. I1 codice di Valencienne (V) ci offre la riprova di quanto detto quando, pur avendo accettato nella sua stesura i1 testo tradito da h e P, avverti l'esigenza di rivederlo e correggerlo nell'interlinea secondo i1 testo di un codice della terza classe. Val la pena di rilevare che Valencienne si trova al confine tra le aree culturali franca e germanica, che gih allora erano alla ricerca di una propria identita; come pure alla medesima area afferivano anche Duai ed Arras, donde provengono un codice del x ed un altro dell'x~ secolo, entrambi appartenenti alla terza classe. Si potrebbe, quindi, affermare che le due tradizioni confluite in V -la terza attraverso, forse, i1 perdut0 codice di Wando (Yveton)--, rappresentino due distinte facce del testo jordaniano: la prima volgarizzata dagli amanuensi germanici, la seconda tradita da copisti anglo-francesi, legata con N alla traditio sommersa italica legata, fasse, alla copia inviata a Bisanzio. Ad ulteriore conferma va rilevato ancbe i1 fatto che i codici che si allontanano in qualsiasi direzione dalla piccola area della Neustria nord-orientale trasmettono un testo piu accettabile dal punto di vista storico e da quello linguistico. E' i1 caso dell'area anglo-irlandese (N Q T X Y 2) di quelli di origine normanna (Avranches) o genericamente franca (Parisini) o genericamente germanica (CB). Comunque, dalla fine dell'v~rr secolo in poi, la trasmissione dei Getica fu regolare e coerente, con una diffusione che interessera anche l'area austriaca con una filiazione da un codice dell'xr secolo che giunge sino al 1501.